Quale pedagogia

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nel periodo prevalentemente naturale del bambino?

Non so se nella mente o nel gozzo, ma per la vita mi gira una questione: quale pedagogia adottare nel periodo prevalentemente naturale del bambino? A favore di un miglior agire in questo momento dell’età, non ricordo d’aver letto niente, e neanche sono preparato. Oso sostenere le mie opinioni qui ed ora, solo perché, pur non essendo padre ho istinto paternale, e pur non essendo madre (ovviamente) ho quello maternale. Non per ultimo sono stato un figlio con maggiori sensibilità; maggiori, perché gli adottivi, nulla ottengono per scontato diritto. Non quelli del mio stampo, almeno.

(E’ ancora un po’ così e un po’ cosà. Dovrò rivederla. Magari fra qualche anno.)

Per prevalentemente naturale intendo la fase in cui il bambino capisce secondo il sentire. Ancora non sa, infatti, circa quello che sente; è il periodo che precede la capacità dell’elaborazione cognitiva data dal confronto fra ciò che si sente e ciò che è di quello che sente. Cosa, sente delle figure genitoriali? Nel suo principio, i suoni. Di base e di prevalenza, due: il suono alto (variamente acuto) e il suono basso: variamente grave. Generalizzando e semplificando, direi che il suono alto e variamente acuto appartiene alla femmina. Generalizzando e semplificando, direi che il suono basso (variamente grave) appartiene al maschio. Si potrebbe sostenere, che il primo è via del sì perché permette_accoglie, mentre l’altro è via del no perché permette_accoglie solo a precostituite condizioni. E’ via del sì, quello della femmina perché al tono variabilmente acuto si accompagna la cura; cura che il bambino potrebbe sentire (poiché lo fa stare bene) come proseguo del ventre naturale dove stava bene. Si potrebbe dire che il tono basso è via del no, perché non gli comunica le naturali emozioni che avvertiva quando stava nel ventre. Al suo sentire, quindi, tanto quanto è diverso dal tono della donna quando cura, e tanto quanto gli è estraneo, e pertanto, negazione del sì. Ipotesi siano, si può dire che a formare la sua cultura sarò quanto saprà (vorrà o potrà) discernere sulle negazioni.

Ciò che ipotizzo non è da considerarsi assoluto, naturalmente, perché la vita, nella relazione di corrispondenza fra lo stato maschile (il determinante in prevalenza) e quello femminile, (in prevalenza l’accogliente) è stato di infiniti stati di vita, e quindi, di emozioni che il bambino tradurrà in vocali “concetti” prima e in parole dopo.

APRO UNA PARENTESI: In ogni genere di coppia vi è il carattere accogliente e quello determinante, quindi, in ogni genere di coppia vi l’emozione prevalentemente maschile (quella bassa) anche se formata da donne, o prevalentemente femminile (quella alta) anche se formata da maschi. Così l’opposto, e così in ogni genere di corrispondenza di vita fra identità. Non per ultimo, non è alto o basso ciò che noi sentiamo alto o basso, ma quello che sente il bambino come alto o basso. Si potrebbe dire, allora, che (indipendentemente dal sesso) è il bambino che dice (in ragione dell’impronta tonale che l’ha prevalentemente cresciuto) chi (a livello culturale e/o psicologico) chi (fra i genitori) gli è stato il prevalente formativo. CHIUDO LA PARENTESI.

Secondo quanto ipotizzo da apprendista stregone, si potrebbe dire che la pedagogia di quel periodo non può non essere che magistralmente binaria: SI o NO. E’ vero che anche il tono variabilmente acuto può essere sentito come NO, ma è un tono che, come dicevo, ha la cura come immediata conseguenza. Potrebbe diventare, quindi, un SO, cioè, un NO emozionalmente interpretabile.

Lo stesso potrebbe valere per il tono basso, e diventare un interpretabile NI, ogni qual volta quel suono non ha, come conseguenza, una ferma cura e/o reazione. Una cura è ferma quando non soggiace a psicologici e/o emotivi “ricatti” e/o concessioni. A proposito di emotivi ricatti, il bambino è un indubbio bandito. Che non sappia quanto lo è, per i genitori prima e per gli insegnanti poi, è una grande fortuna, ma come per tutte le fortune, non dura.

Tutto considerato, la basica pedagogia che esprimo non è molto diversa da quella che si usa nell’addestramento degli animali. Come i bambini, infatti, sentono suoni ed emozioni, non, parole dalle quali tirar fuori concetti. Al più, e necessariamente, tirar fuori, azioni di risposta; che è esattamente quello che si vuol imprimere in un infante, e cioè, la capacità di agire e perseguire certi comportamenti a comando, non ancora potendo riuscirci noi, secondo il suo discernimento.

Una sovrapposizione di comando fra le due voci, da un lato, alimenta la capacità interpretativa delle emozioni che gli si comunica, (ed è o potrebbe essere una futura ricchezza a livello identitario) ma, dall’altro, rischia di metterlo in confusione; ed è o potrebbe essere un futuro guaio. Come se ne viene fuori? Direi, facendo in modo che la figura che di volta in volta cura l’infante non debba uscire dai binari culturali, naturalmente imposti dal tono.

E’ vero che il bambino sente alto o basso ciò che per lui è alto o basso; è vero che per questo farà propri i binari con cui lo introduciamo alla vita; è vero che potrebbe procedere per stazioni non previste dai genitori, ma è per questo che ogni vita ha, (ed è) di che non essere una eguale all’altra: anche sessualmente.

Si tratta quindi di decidere a cosa si vuole dare vita e per chi. Come premesso all’inizio non ho debite conoscenze, al più, cuore. Quando mai il cuore è riuscito a separare il grano dall’oglio! Non mi resta quindi, che postare questa roba così come sta, perché, dice il detto, cosa fatta, capo avrà!

Pedagogico

questo racconto Zen

“Nan – in riceve la visita di un professore universitario che vuole interrogarlo sullo Zen. Per prima cosa Nan – in serve il te: colma la tazza del suo ospite e poi continua a versare; a versare fino a che il professore, vedendo traboccare il te, non riesce più a trattenersi ed esclama: Basta! Non c’entra più!  E Nan – in risponde: come questa tazza tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture: come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza? “

E’ ben vero che puoi anche non capire i miei discorsi sullo Spirito perché a livello culturale sono uno sciagurato, ma, può anche essere perché, per comprenderli, è necessario vuotare la tazza del proprio spirito? Il che, è come dire esserne (o tornare) poveri? Sai perché propendo per questa ipotesi? Perché ho cominciato a scrivere (e, solo in seguito a capire) dopo che la Vita aveva pressoché vuotato la mia. Per quanto per la testa mi frulli un’idea (anche se non escludo nessuna possibilità alla Vita, comunque preferisco non parlartene perché mi pare un po’ esaltatina) in effetti non conosco le vere ragioni della mia disponibilità verso di te. Al momento, so solo che lo sento e, dunque, lo devo. Non è detto, però, che mi siano del tutto sconosciuti i motivi della mia disponibilità verso la Vita. Con la Natura e la Cultura, lo Spirito è la terza persona della Trinità. I miei discorsi su questa vita potrebbero contribuire a renderla evidente tanto quanto lo sono le altre due. E’ ben vero che questa ipotesi potrebbe solamente fare parte delle attese spirituali di una mente in delirio tanto nulla le conferma. E’ altresì vero, però, che nulla smentisce questo miraggio se non, sullo Spirito, le odierne ” opinioni e congetture” che riempiono la vita di ora: l’attuale tazza. Si capiranno i miei discorsi quando la Vita avrà vuotato anche le tazze che al momento sono piene d’altro? Non sono in grado di confermarlo e ne di smentirlo, ma, se per vuotare le tazze che non sappiamo o non vogliamo vuotare da noi, la Vita, userà la “terapia dolore” come a suo tempo ha fatto con me, già da oggi non può non preoccuparmi (e, dovrebbe preoccupare) l’avvento del dolore che potrebbe rivelarsi necessario.

Pedagogia dell’Amore e della Comunione – Introduzione

Nella Pedagogia dell’Amore e della Comunione

sono figure l’Immagine del Principio della vita e quella a sua Somiglianza

.

NATURA

triangolo

CULTURA                                                                 SPIRITO

NATURA – CULTURA – SPIRITO

SONO STATI DI PRINCIPIO IN AMBO LE FIGURE

Se così è in Basso, così non può non essere in Alto.

Per Alto, della vita non intendo lo stato del Principio comunque nominato e/o creduto.

Intendo il massimo principio raggiunto dalla nostra capacità di pensiero:

“teologico” o “no” che sia.

Per Natura intendo il corpo della vita comunque formato;

per Cultura, il pensiero della vita comunque concepito;

per Spirito, la forza della vita comunque agita.

Le corrispondenze

triangolo

sono relazioni di interdipendenza fra gli stati delle Figure

e nelle stesse Figure

Comunione, è l’unitaria corrispondenza fra i trinitari stati di: Natura_Cultura_Spirito personali, sociali e, per elevazione culturale, spirituali. L’Amore, è il principio (naturale quanto soprannaturale) dell’alleanza che la permette. La Pedagogia dell’Amore e della Comunione, quindi, intende ausiliare la conformazione dell’essere e la conferma dell’esistere secondo il personale spirito. Indicando ciò che deve essere posto in comunione per poter essere amore, nel contempo indica che cos’è l’amare, allora,

.

Pedagogia dell’Amore perché l’Amore permette la Comunione

e Pedagogia della Comunione perché la Comunione permette l’Amore

.

L’amore è via della comunione e la comunione è via dell’amore. Uno stato che corrisponde all’altro è uno stato che ama l’altro perché in comunione con l’altro. L’amore origina la vita data dalla corrispondenza fra ciò che è in comunione. Le corrispondenze sono le vie che permettono la comunione che permette l’amore. Nello Spirito, “andate e moltiplicatevi” è un vincolo di vita, non, di fede. Men che meno una crociata. Nello Spirito, i modi di andare e di moltiplicarsi sono infiniti, pertanto, infiniti i sensi, i significati, gli scopi. Ogni genere di vissuto, però, deve corrispondere con una fondamentale regola: la cessazione del dissidio. Per quanto mi riguarda e per quanto mi risulti ovvio, andate a vivere è maggiormente spirituale. Non me ne voglia il Cristo evangelico se la penso diversamente.

Immagina

Vita è corrispondenza di stati fra tutti e in tutti i suoi stati.

La figura della vita umana è trinitaria

Uno per la Natura

atrinita

Uno per la Cultura                                           Uno per lo Spirito

In ragione dello stato della corrispondenza fra gli stati è unitaria.

asepara

Anche nel Principio vi è corrispondenza di stati ma giunge all’Unità. Essendo primo, infatti, è assoluto.

.

bottonerosso

.

La differenza fra lo stato del Principio e il nostro, non sta in una diversa quantità di stati, bensì, nella condizione del rispettivo stato: immagine della vita il Principio e immagini a quella somiglianti i nostri principi.

asepara

Nella Pedagogia dell’Amore e della Comunione

 sono figure l’Immagine del Principio della vita

e quella a sua Somiglianza.

La Natura

atrinita

la Cultura                            e                           lo Spirito

sono stati di principio in ambo le figure.

Per Natura intendo il corpo della vita comunque formato;

per Cultura, il pensiero della vita comunque concepito;

per Spirito, la forza della vita comunque agita.

asepara

Le corrispondenze

atrinita

sono relazioni di interdipendenza

fra gli stati delle Figure e nelle stesse Figure

Come evadere dal vago: ad un IO confuso.

Secondo la tua Natura tu sei ciò che sei. Secondo la tua Cultura tu sei ciò che sai. In ragione della corrispondenza fra i tuoi stati, in quello che sei e per quello che sai, tu sei la vita che senti secondo la forza del tuo Spirito: vitalità nella tua Natura, e vita nella tua Cultura.

afrecce

Vi è comunione di vita per la transizione di uno stato verso l’altro. E’ principiata da un’istintiva affinità. Si manifesta come simpatia.

Vi è Simpatia verso una Natura, e/o verso la Natura.

triangolo

verso una Cultura                               verso lo Spirto

e/o verso la Cultura           e/o             verso uno spirito

La simpatia è moto della forza della vitalità naturale e della vita culturale.

Il principio della vita del suo spirito, è nello stato che l’ha originata.

afrecce

Nella Simpatia si desidera ciò che l’altro è

triangolo

ciò che l’atr* sa                                     ciò che l’altr* sente

afrecce

Indicati dalla simpatia verifica della corrispondenza

Naturale

triangolo

Culturale                                e                            Spirituale

della destinazione dei moti di una vita verso l’altra.

afrecce

Nella relazione fra gli stati

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trinitario unitaria accoglienza della vita corrispondente per Simpatia.

afrecce

a Paola R.

La Soglia fra verità

La Soglia fra verità è il luogo esistenziale (umano come sovrumano) nel quale (in vario grado e stato) si passa dall’identità precedente (coscienza di ciò che era e/o si era) a quella seguente: coscienza di ciò che è e/o si è. E’ vero che il processo di comprensione è pena: tanta o poca che sia. La chiesa lo dice Purgatorio. E’ anche vero, però, che quella sofferenza (tanta o poca che sia) è compensata dallo sgravio (della sofferenza) che avviene mentre capiamo. Come la vita è stato di infiniti stati di vita, così, fra noi e la Verità vi sono stati di infiniti stati di soglia fra verità e Verità. La Soglia fra verità, pertanto, è anche luogo dell’estasi che si prova quando godiamo il giusto perché abbiamo messo in corrispondenza il bene con il vero.

In ragione dello stato della comprensione ne consegue

coscienza

atrinita

verità                                                                         vita

Le strade della verità

Via della verità è la forza del corpo. Via della verità è la forza della mente. Via della verità è la forza della vita: lo Spirito..

In tutti e fra tutti gli stati e secondo stati di infiniti stati il processo della verità si completa nella trinitario – unitaria corrispondenza fra

ciò che siamo come Natura

atrinita

sappiamo come Cultura                                        viviamo secondo Spirito

apunti

Poiché la Natura sente quello che la Cultura sa

la Natura è via della Cultura

atrinita

Poiché la Cultura sa ciò che la Natura sente, la Cultura è via della Natura

Poiché forza della Natura che corrisponde con la sua Cultura,

lo Spirito è via della vita.

Il dolore

Il dolore, tesi della violenza e antitesi della giustizia,

è il male naturale

atrinita

e spirituale                             da                  errore culturale

apunti

.Il male è la voce del dolore in tutti i generi di errore

 

Le strade del dolore

Dal Dolore nella Natura si origina l’urlo. Dall’Errore nella Cultura si origina il pianto. Dal Dolore nello Spirito si origina il lutto.

Il Lutto è afflizione

naturale

atrinita

culturale                                                                     spirituale

della Natura della Cultura della vita mortificata nel Corpo, nella Mente e nello Spirito: forza della vitalità della Natura e vita della sua Cultura. Come la vita è stato di infiniti stati di forza, così il Lutto è stato di infiniti stati di sofferenza, pertanto, in ragione dello stato di dolore, ne deriva lo stato di lutto.

 

C.F.S. – Cronic fatigue syndrome – Cura

Vita, è lo stato di infiniti stati della trinitario – unitaria corrispondenza fra

Natura

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Cultura                                                                       Spirito

Lo Spirito è forza tanto quanto alimenta il Corpo ed è vita tanto quanto alimenta la Mente. La forza dello Spirito non può essere maggiore della conoscenza (o l’opposto) se non ponendo dissidio fra gli stati della vita:

Natura per quello che siamo

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 Cultura                                                                    Spirito

per quello che sappiamo                                         per quello che sentiamo.

La Natura è il luogo del Bene

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La Cultura è il luogo del Vero                       Lo Spirito è il luogo del Giusto

che si origina dalla corrispondenza fra il Bene ed il Vero.

Nel corpo del nostro principio, (la Natura), vi sono tre fondamentali emozioni:

DEPRESSIONE

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ESALTAZIONE                                                                   PACE

.

Depressione: quando vi è difetto di forza nella vitalità.

Esaltazione: quando vi è eccesso di forza nella vitalità.

Pace: quando vi è corrispondente incontro fra vitalità e conoscenza.

Come la vita, anche questi stati di forza sono infiniti stati, così nessuno è depresso in assoluto, esaltato in assoluto, pacifico in assoluto. La Persona è, quello che di prevalenza è, perché la corrispondenza di vita fra gli stati non fissa nessuno al dato stato.

Del nostro stato di pace si può dire che è l’omeostasi spirituale della vita.

Raggiungiamo quella condizione di forza, tanto quanto sappiamo estirpare i dissidi

dal nostro Corpo

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 dalla nostra Mente                          e                            dal nostro Spirito

Per raggiungere la pace, (segno di verità perché assenza del dissidio), lo Spirito mediatore da’ al Corpo e alla Mente la stessa misura di vita:

1 per la Natura

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 1 per la Cultura                            e                            1 per lo Spirito

Uno per la Natura, Uno per la Cultura,  ed Uno per lo Spirito sono Uno della vita, perché, vita, (bene per la Natura e vero per la Cultura per poter essere giusta allo Spirito), è unità fra gli stati, non, somma dei suoi stati. Una vita è somma tanto quanto è trinitario – unitaria. Con altre parole: sé stessa.

Vi è dell’errore nella verità, e/o del male nel bene, e/o della carenza di forza nella vita, tanto quanto la trinitaria misura degli stati non permette l’unità.

Ciò è dovuto a tre fondamentali errori:

Sbagliamo, quando ciò che siamo, (Natura) non tiene conto di ciò che sappiamo:

Cultura.

Sbagliamo, quando ciò che sappiamo, (Cultura), non tiene conto di ciò che siamo:

Natura.

Sbagliamo, quando ciò che siamo e sappiamo non tiene conto di quanto sentiamo:

Spirito.

Il raggiungimento dell’unità fra gli stati implica il ricorso alla mediazione.

Uno Spirito non mediatore rischia di dare agli stati della vita della diversa forza, ad esempio:

3 alla Natura

triangolo

 1 alla Cultura                                     e                               8 per lo Spirito

Nel caso in ipotesi, è vero che lo Spirito esalta il corpo, ma è anche vero che lo fa a scapito della mente.

Vi è chi cura questa dissociazione compensando la Natura, o la Cultura, o lo Spirito, (e, quindi, la vita), di maggior forza. Ad esempio:

+ 5 per la Natura

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 + 7 per la Cultura                                                 + 8 per lo Spirito

Nella misure di stato in esempio, si può riconoscere la vita di un atleta per quanto riguarda la maggiorata forza data al corpo; di uno studioso per la maggiorata forza data alla conoscenza; di un artista, o di un politico, o di un religioso per la maggiorata forza data allo Spirito. Tale ricchezza di spirito, però, è a termine per l’inevitabile declino dello stato che la motiva, (la Cultura o lo Spirito), e/o lo supporta: la Natura. Affrontare quel declino è affrontare un lutto. Nel contesto del discorso, per lutto intendo la remissione della vanità e/o della forza aggiunta per ambizioni di potenza.

Di per sé, lo Spirito non è tanto e né poco: lo Spirito è forza. Ciò che la rende tanta o poca, (con altro dire, esaltata o depressa), è l’erronea corrispondenza con gli altri due stati. In ragione dell’equa corrispondenza

la Natura conforma e conferma la vita della Cultura

La Cultura conforma e conferma la vita della Natura.

Lo Spirito conforma e conferma la vita della Natura e della Cultura.

L’equa interdipendenza fra gli stati, conforma e conferma la reciproca mediazione. Nella reciproca mediazione, ogni stato è il mediato mediatore della vita del corrispondente stato. Con altro dire, Paracleto del Paracleto.

Cosa ci dice che lo Spirito manca di mediazione? Ce lo dice l’errore. Chi ci dice quando vi è errore? Dove ancora non lo sa la Mente o lo Spirito è incerto, con sicurezza lo dice il dolore.

Il dolore, è il male naturale e spirituale da errore culturale.

Il dolore afferma questa verità in ogni lingua, ma, la voce della Natura media il peso della forza di quella universale “cultura”, dicendo:

lo Spirito è leggero, tanto quanto,

triangolo

 la temperatura della mente               ha gli stessi gradi del corpo.