Lettera al Cattedratico

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Come ritrovare una verità disincrostata dalla sovrapposizione di tanti smalti? Mi sono risposto: tornando da capo.

aneolinea

Al principio ho visto tre stati di vita. Considerato il rapporto fra una immagine e ciò che gli somiglia, al principio e dello stesso Principio, sono

Natura

triangolo

Cultura Spirito

aneolinea

Per Natura intendo il corpo della vita comunque effigiata;

per Cultura intendo la conoscenza della vita comunque raggiunta;

per Spirito, intendo la forza della vita comunque agita.

La Natura come luogo del Bene;

La Cultura come luogo del Vero;

Lo Spirito come luogo del Giusto che corrisponde dalla relazione fra il Bene e il Vero.

Per stato intendo la condizione naturale, culturale e spirituale, dell’Io personale, sociale, e spirituale.

Le corrispondenze solo relazione di interdipendenza fra gli stati.

Per coscienza intendo il “luogo” della conoscenza vissuta nell’unità fra gli stati.

In ragione del rapporto di corrispondenza che c’è fra una Immagine e la sua Somiglianza, “quello che è in alto è anche in basso”. Come di converso, naturalmente. Cosa differenzia l’Immagine dalla Somiglianza, ovvero, l’Alto dal basso? Direi, lo stato della loro vita: supremo nell’Immagine, e relativo al suo stato nella Somiglianza. Non mi par di affermare nulla di nuovo. Di nuovo, al più, la triangolare collocazione dei concetti, ma, un momento! Ora che ci penso, neanche la faccenda del triangolo è nuova. Avevo dimenticato di averla vista con un occhio al centro, nei dipinti a tema religioso. Fanno intendere che Dio e Tre persone in Una. Come tre distinte identità possano convergere in una unità lo si può intendere solo per fideistica accettazione del concetto, invece, come tre stati della vita

triangolo

possano convergere in una unità

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bottonerosso

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in ragione dello stato della comunione fra gli stati

lo può accettare anche la ragione.

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Devo “Principato e Religione” al titolo della prolusione scritta da padre ALDO BERGAMASCHI ex Ordinario di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona.

Quando il troppo stroppia?

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Vi è eccesso di Accoglienza quando, nei confronti della realtà altra, una vita è remissiva al punto da subordinare, ad altra volontà, la propria.

Si può dunque invadere una vita altra, allora, non perché si è prevaricanti e/o assillanti, ma perché la vita con la quale si entra in contatto potrebbe non essere un equilibrato gestore del proprio sé. Non si è equilibrati gestori del proprio sé, quando, per essere, si dipende dall’altrui considerazione. Va da se, che se anche a fronte di un pur legittimo no, uno/a teme di cessare di valere se perde anche una parte della considerazione dell’altro, ne consegue che a dirlo, quel no, può anche diventare estremamente difficile.

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Luglio 2006

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Tornando alla Genesi

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PAROLA E’ L’EMOZIONE DELLA VITA CHE DICE SE’ STESSA

aneolinea

Della  Genesi biblica “vedo”  questa versione. Al principio, l’essere del Principio emette la sua emozione: emozione che (a nostra somiglianza come ha fatto chi l’ha raccontata) interpreto come Primo verbo (IO SONO) e come Prima parola: VITA.  Poiché il Principio è un Assoluto, e poiché un Assoluto non può patire alcuna scissione nel suo stato, ne deriva un’ovvia conseguenza:

In principio era il Verbo (IO SONO) e il Verbo era presso il Principio (non poteva essere diversamente)  e il Verbo era il Principio: non poteva essere diversamente.

Dall’emozione del Principio (Verbo e Parola) si è necessariamente emanato ogni  verbo ed ogni parola. Non esiste principio, infatti, che sia fine a sé stesso. Se lo fosse, comunque vi sarebbe il Principio, ma non vi sarebbe nulla di principiato.

In ragione di quanto corrispondiamo con i principi della vita (il bene, il vero, ed il giusto, detti dal Bene, dal Vero e dal Giusto del Principio, le emozioni vocalizzate dall’Emozione, essendoci vita, ci permettono di sentire quello che ognuno è per quello che in ognuno sta secondo la condizione del suo stato.

aneolinea

La verifica dell’ascolto emozionale implica l’uso del discernimento. Il discernimento è il critico che giudica la verità della parte interpretata. Il discernimento cura chi lo cura.
Il discernimento è il medico che cura sé stesso

aneolinea

(Questo pensiero è emozionalmente intenso. Lo riprenderò a più fredda ragione.)

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Dicembre 2020

aindex

Immagine, Somiglianza, Origine.

Conoscere l’Immagine della vita è impossibile. Conoscere la nostra, indispensabile.

apenna

Allo scopo di collocare il nostro spirito nello stato della Vita (immagine della Natura della Cultura del Principio della forza dello Spirito sia nel Supremo che nell’ultimo) per essere a Somiglianza della vita originante, la vita originata non può non sapere la sua Immagine. Il trinitario cammino verso il Principio della vita (quello naturale o il soprannaturale) è avvio alla coscienza di ciò che è alla conoscenza del piano di vita nel quale si va (o si viene) alla luce. La conoscenza di ciò che è alla coscienza dice lo stato di somiglianza fra l’immagine umana e quella del Principio. Limitare e/o condizionare la conoscenza di ciò che è alla coscienza è, dunque, limitare e/o condizionare il rapporto di corrispondenza fra la vita del Principio e quella della Somiglianza. Nell’ostacolare il rapporto di corrispondenza fra l’Immagine del Principio (e dei suoi stati, i principi) e ciò che è a loro Somiglianza (la vita umana e i suoi principi) si limita alla nostra vita, la facoltà di porsi con giusto spirito presso l’Origine.

Le regole nella vita: educare fa male.

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Ho bisogno di parlare col nuovo operaio. Lo chiamo al cell. Risulta occupato per più di mezz’ora: sul lavoro! Gliel’ho detto e ripetuto non si sa quante volte che non voglio un uso privato del cell durante l’orario di lavoro. Risposta: Ci, ci 🙂 ci, ci!

I Sri Lanka quando si mettono a parlare fanno più casino delle anare (anitre) e i par de le betoneghe: intraducibile! Folclorismi a parte, non voglio commenti dai Condomini sui miei operai! Parto dai pressi della Bra, e piombo al Palladio: 62 anni in bicicletta. Immaginatevi la scena. Arrivo, e gli provo che mi racconta balle quando mi dice che non è vero. Mi hanno sentito urlare sino all’undicesimo piano! In sintesi, sento che non mi posso più fidare! Gli faccio ridurre l’orario di assunzione, da completo a parte time. E se funziona ancora, gli darò altre ore, e se non funziona, saranno cazzi suoi! Sono stanco di essere derubato dei miei sentimenti! Così, dove se ne fregano delle regole dell’amore, (filìa, mi raccomando, non pedofilia) imporrò quelle del timore! Che amarezza, dover educare così! Non credano i figli che il genitoriale dovere di educare sia un piacere. Il più delle volte fa soffrire gli educatori.

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Novembre 2006

Lo stato umano nello stato sociale

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Lo stato umano nello stato sociale nello Stato sociale per lo spirituale secondo la Pedagogia “per Damasco”. Ho rivisto questo testo della Pedagogia nell’edizione del Blog datata Giugno 2018. 

Natura, Cultura e Spirito sono lo stato trinitario della Persona. Nella corrispondenza degli stati la Persona è unitaria. Corrispondente alla Figura umana e sua emanazione: lo stato sociale. Lo Stato sociale è l’unità sociale composta dalla Natura del luogo in cui è collocato, dalla Cultura dei suoi cittadini e dallo Spirito che corrisponde dalla relazione di vita fra i componenti. La Figura del cittadino e la Figura dello Stato si configurano negli stati del Bene, del Vero e del Giusto. Il Bene è Cultura della Natura. Il Vero è Natura della Cultura. Il Giusto è Natura della Cultura dello Spirito: forza della vita della Natura nella corrispondente Cultura. Nell’ambito naturale (Umanità e Luogo) le realtà umana e sociale sono quello che sono. Nell’ambito culturale sono quello che sanno. Nell’ambito spirituale sono la vitale manifestazione di quello che sono in quello che sanno. La Comunione fra gli stati della Natura nel Bene, della Cultura nel Vero e dello Spirito del Giusto umani e sociali conformano e confermano lo stato Umano, quello Sociale e, per corrispondenza culturale e spirituale dei reciproci stati, la sua Civiltà. Norma e Normale è tutto ciò che attua lo sviluppo Trinitario – Unitario dello stato umano: stato di se, nello stato sociale per lo stato spirituale. A – normale è tutto ciò che divide lo stato umano da se stesso e per corrispondenza di divisione dallo stato sociale. Dalla negazione per divisione dello stato trinitario (succeda a causa della Persona o per cause sulla Persona) la negazione dello stato Umano. Per corrispondenza di opposizione da divisione, la Persona è negata dallo Stato sociale e/o la Persona nega lo Stato sociale. Una separazione degli stati trinitari che succeda sia nell’Uomo che nello Stato sociale, conforma e conferma la disumanità dell’Uomo, quella dello Stato sociale e, per la mancata corrispondenza fra Natura e Natura, Cultura e Cultura, e fra vita e vita, l’inciviltà dello stato umano e di quello sociale. Tutto ciò che trinitariamente conforma e conferma è Via della Natura per la Verità della Cultura nello Spirito della Vita umana e sociale. L’Umano ed il Sociale giungono al proprio stato attraverso la Via della Natura nella Verità della Cultura per lo Spirito della Vita: suprema comunione del Bene della Natura nel vero della Cultura per il giusto Spirito. La corrispondenza fra lo stato Umano e quello Sociale, permette la Fede che permette l’Amore che permette la Vita. La Fede è la realtà che corrisponde all’amore corrispondente nella comunione. Su questa realtà, la Natura, la Cultura e lo Spirito umano e sociale, assurgono a trinitario – unitario tramite della realtà spirituale, nella realtà umana e sociale.

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Il senso della colpa: croce da temere e maestro da ascoltare.

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Il senso della colpa (peso dell’errore nella Cultura sulla vita della Natura) è carenza di forza nel corpo, nella mente, nello spirito. Certamente è vero, che se l’ascoltiamo troppo, rischiamo di cadere sotto il peso di quella voce. Come in tutte le cose, quindi, è una questione di misura.

Cosa ci dice la giusta misura? La dice il bilanciamento dei pesi che compongono l’insieme di ciò che siamo con ciò che conosciamo. Nel ciò che siamo e conosciamo, vi è il ciò che dobbiamo ed il ciò che ci si deve. Vi è felicità di vivere, quando le parti sono in equilibrio. Infelicità, quando vi è squilibrio. Si ottiene l’equilibrio fra le parti, quando vi è parità di baratto fra ciò che dobbiamo (doveri) e ci si deve: piaceri e/o riconoscimenti. Quando il baratto risulta in passivo (cioè, quando diamo più di quello che ci si deve) la forza della felicità di vivere (lo spirito della vita) subisce una flessione. Somatizziamo la carenza di felicità come depressione. In genere, piangiamo sulle nostre depressioni, ma, ne abbiamo tutti i diritti? A mio avviso, no. La depressione da senso di colpa, infatti, (pur potendo diventare la croce della vita di chi ha perso ogni capacità di baratto) non è una malattia e neanche l’errore: è un allarme. Funzione di quell’allarme, è quello di dirci che stiamo posando quello che siamo per quanto conosciamo in luogo e/o modo erroneo. Qual’è, l’universale verità che ci dice il luogo e/o il modo erroneo? Il dolore che subiamo e/o quello che procuriamo. Artificiale, quando non artificiosa, ogni altra voce.

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Giugno 2008

Anatomia della Normalità

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Non sarà sfuggito che ragiono secondo spirito. Lo Spirito è la forza della vita. Gli stati di principio della vita sono

NATURA

triangolo

CULTURA                                                            SPIRITO

Lo Spirito esprime la forza della vita secondo due respiri: il Determinante e l’Accogliente. Determinante, è il fiato che inizia la vita secondo la volontà della sua forza. Accogliente, è il fiato che accetta la vita determinata dalla forza contestualmente principiante. In ragione dello stato di corrispondenza fra gli stati, ciò che è della Natura (intesa come corpo della vita, indipendentemente dalla forma) non può non essere della sua Cultura (intesa come conoscenza della vita, indipendentemente dal sapere) e ciò che è della Natura e della Cultura, non può non essere della vita. Naturalmente parlando, la nostra vita si perpetua per mezzo della genitalità. Culturalmente parlando, per mezzo della conoscenza. Spiritualmente parlando, per mezzo della forza che si origina dal rapporto fra Natura e Cultura. Quale carattere del Fiato iniziò la vita del Principio, e la stessa vita che ha principiato: il determinante, o l’accogliente? Come ho sopra immaginato, il principio della vita è trinitario. Vita, però, è corrispondenza di stati. Se al principio della vita ammettiamo l’immagine principiante che chiamiamo Dio, ne consegue che non può non essere suprema, ed in quanto suprema, assoluta. In quanto assoluta, massimo stato dell’unione fra i suoi stati. In quanto massima unione dei suoi stati, non può non essere unitaria, ed infatti, è stata riconosciuta, anche come l’Uno. In quanto Uno, fu la totalità del carattere del suo spirito, ciò che, data l’Immagine, originò la vita a Sua somiglianza, e se, fatto salva la differenza di stato, i principi della vita originata sono

NATURA

triangolo

CULTURA                                                             SPIRITO

può non esserlo l’Immagine?

Opinare ulteriormente circa quell’identità, non è aldilà del mio discernimento: è aldilà delle mie intenzioni. Ciò che affermo, quindi, è “visione” di concetti, non, ragione in concetti che, come i miei, possono posare la propria verità solo su convinzioni. Ora, ammessi al principio i caratteri unitari del Fiato (Forza o Spirito) e ammesso che la vita è il primo corpo generato dalla vitalità di quella forza, ne consegue che il principio generante della vita non è sessuale. Ulteriormente ne consegue, allora, che il cardine su cui basare i principi morali universali non è una indicata sessualità. Se i principi morali sono incardinati nella forza della vita, non, in una convenzionata sessualità, ne consegue normale chi determina ed accoglie la vita altra secondo il Fiato della vita, indipendentemente, dal fatto che si attui (e/o ci si attui) con genitalità diversa o simile.

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Quale pedagogia adottare

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Non so se nella mente o nel gozzo, ma per la vita mi gira una questione: quale pedagogia adottare nel periodo prevalentemente naturale del bambino?

A favore di un miglior agire in questo momento dell’età, non ricordo d’aver letto niente, e neanche sono preparato. Oso sostenere le mie opinioni qui ed ora, solo perché, pur non essendo padre ho istinto paternale, e pur non essendo madre (ovviamente) ho quello maternale. Non per ultimo sono stato un figlio con maggiori sensibilità; maggiori, perché gli adottivi, nulla ottengono per scontato diritto. Non quelli del mio stampo, almeno.

(E’ ancora un po’ così e un po’ cosà. Dovrò rivederla. Magari fra qualche anno.)

Per prevalentemente naturale intendo la fase in cui il bambino capisce secondo il sentire. Ancora non sa, infatti, circa quello che sente; è il periodo che precede la capacità dell’elaborazione cognitiva data dal confronto fra ciò che si sente e ciò che è di quello che sente. Cosa, sente delle figure genitoriali? Nel suo principio, i suoni. Di base e di prevalenza, due: il suono alto (variamente acuto) e il suono basso: variamente grave. Generalizzando e semplificando, direi che il suono alto e variamente acuto appartiene alla femmina. Generalizzando e semplificando, direi che il suono basso (variamente grave) appartiene al maschio. Si potrebbe sostenere, che il primo è via del sì perché permette_accoglie, mentre l’altro è via del no perché permette_accoglie solo a precostituite condizioni. E’ via del sì, quello della femmina perché al tono variabilmente acuto si accompagna la cura; cura che il bambino potrebbe sentire (poiché lo fa stare bene) come proseguo del ventre naturale dove stava bene. Si potrebbe dire che il tono basso è via del no, perché non gli comunica le naturali emozioni che avvertiva quando stava nel ventre. Al suo sentire, quindi, tanto quanto è diverso dal tono della donna quando cura, e tanto quanto gli è estraneo, e pertanto, negazione del sì. Ipotesi siano, si può dire che a formare la sua cultura sarò quanto saprà (vorrà o potrà) discernere sulle negazioni.

Ciò che ipotizzo non è da considerarsi assoluto, naturalmente, perché la vita, nella relazione di corrispondenza fra lo stato maschile (il determinante in prevalenza) e quello femminile, (in prevalenza l’accogliente) è stato di infiniti stati di vita, e quindi, di emozioni che il bambino tradurrà in vocali “concetti” prima e in parole dopo.

APRO UNA PARENTESI: In ogni genere di coppia vi è il carattere accogliente e quello determinante, quindi, in ogni genere di coppia vi l’emozione prevalentemente maschile (quella bassa) anche se formata da donne, o prevalentemente femminile (quella alta) anche se formata da maschi. Così l’opposto, e così in ogni genere di corrispondenza di vita fra identità. Non per ultimo, non è alto o basso ciò che noi sentiamo alto o basso, ma quello che sente il bambino come alto o basso. Si potrebbe dire, allora, che (indipendentemente dal sesso) è il bambino che dice (in ragione dell’impronta tonale che l’ha prevalentemente cresciuto) chi (a livello culturale e/o psicologico) chi (fra i genitori) gli è stato il prevalente formativo. CHIUDO LA PARENTESI.

Secondo quanto ipotizzo da apprendista stregone, si potrebbe dire che la pedagogia di quel periodo non può non essere che magistralmente binaria: SI o NO. E’ vero che anche il tono variabilmente acuto può essere sentito come NO, ma è un tono che, come dicevo, ha la cura come immediata conseguenza. Potrebbe diventare, quindi, un SO, cioè, un NO emozionalmente interpretabile.

Lo stesso potrebbe valere per il tono basso, e diventare un interpretabile NI, ogni qual volta quel suono non ha, come conseguenza, una ferma cura e/o reazione. Una cura è ferma quando non soggiace a psicologici e/o emotivi “ricatti” e/o concessioni. A proposito di emotivi ricatti, il bambino è un indubbio bandito. Che non sappia quanto lo è, per i genitori prima e per gli insegnanti poi, è una grande fortuna, ma come per tutte le fortune, non dura.

Tutto considerato, la basica pedagogia che esprimo non è molto diversa da quella che si usa nell’addestramento degli animali. Come i bambini, infatti, sentono suoni ed emozioni, non, parole dalle quali tirar fuori concetti. Al più, e necessariamente, tirar fuori, azioni di risposta; che è esattamente quello che si vuol imprimere in un infante, e cioè, la capacità di agire e perseguire certi comportamenti a comando, non ancora potendo riuscirci noi, secondo il suo discernimento.

Una sovrapposizione di comando fra le due voci, da un lato, alimenta la capacità interpretativa delle emozioni che gli si comunica, (ed è o potrebbe essere una futura ricchezza a livello identitario) ma, dall’altro, rischia di metterlo in confusione; ed è o potrebbe essere un futuro guaio. Come se ne viene fuori? Direi, facendo in modo che la figura che di volta in volta cura l’infante non debba uscire dai binari culturali, naturalmente imposti dal tono.

E’ vero che il bambino sente alto o basso ciò che per lui è alto o basso; è vero che per questo farà propri i binari con cui lo introduciamo alla vita; è vero che potrebbe procedere per stazioni non previste dai genitori, ma è per questo che ogni vita ha, (ed è) di che non essere una eguale all’altra: anche sessualmente.

Si tratta quindi di decidere a cosa si vuole dare vita e per chi. Come premesso all’inizio non ho debite conoscenze, al più, cuore. Quando mai il cuore è riuscito a separare il grano dall’oglio! Non mi resta quindi, che postare questa roba così come sta, perché, dice il detto, cosa fatta, capo avrà!

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Norma e normalità

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Con il “Principato e Religione” non me ne voglia neanche la Donna se ho usato un’immagine maschile nell’Indice iniziale di una passata edizione del sito. Non volevo assolutamente far intendere che dal mio principio maschile (la Determinazione) sia escluso quello femminile: l’Accoglienza.

L’elemento femminile nell’Uomo, infatti, è dato dalla capacità di accogliere, mentalmente e spiritualmente, vuoi ciò che ha determinato la sua vita, vuoi ciò che dell’altra vita (o la vita nel suo complesso) gli determina di accogliere. Per l’alterno ma complementare principio, l’elemento maschile nella Donna è dato dalla capacità di determinare ciò che culturalmente e spiritualmente è da accogliere, vuoi per interessi della sua vita, vuoi per interessi di altra vita, vuoi per interessi della vita nel suo complesso.

La vita, però, è stato di infiniti stati di vita, quindi, la Figura maschile e/o Femminile, ha infiniti stati di determinante o di accogliente volontà di vita. Gli infiniti stati di determinazione ed accoglienza, femminili nel maschile e maschili nel femminile, compongono infiniti stati del carattere maschile e/o femminile dell’Uomo e della Donna. Nella Figura maschile o femminile, il prevalere di un dato carattere, (il determinante o l’accogliente) forma la prevalente l’identità sessuale. Sia essa Eterosessuale, o Omosessuale, o altre non prevalenti a livello numerico e/o sociale.

Al punto:

 * se, vita, è lo stato di infiniti stati di vita;

* se il principio della vita è il Bene;

* se le due condizioni sono l’origine della forza sessuale sentita dal prevalente stato di vitalità e di vita;

* se, la norma non può essere data dal carattere sessuale, (in quanto, al principio, vi fu vita in quanto Bene e non un suo orientamento sessuale) non si può non trarne che una conseguente logica, e cioè, indipendentemente da ciò che si è e si ama, si è normali operando vita dando del bene, e si è anormali operando contro la vita  non dando del bene. Il punto dolente della sessualità giudicata socialmente e/o culturalmente, e/o religiosamente non normale, quindi, non è dell’Essere (di per sé, Bene) ma il suo Fare. Per quanto sostengo, oltre ai Normalizzatori e la Donna, non me ne voglia neanche chi pratica il dolore, l’errore, e l’altrui “fatica di vivere”, allo scopo di ricavarne bandiere politiche, crociate morali, o egocentriche missioni religiose.

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Nè Sofocle, né Freud.

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Direi che c’è Edipo, perché la relazione fra padri e figli è la lotta di sopravvivenza (amorosa o no che sia) che prevede un caduto per cessione del passo: o il padre, o il figlio. E’ amorosa quando la concessione del passo dal padre al figlio è una libera scelta. E’ tragica quando non vi è amorosa concessione. Al figlio che non vuole (o non sa e/o non può) uccidere il padre, allora, non resta che emigrare: verso altri stati sociali, e/o verso altri stati d’umanità, e/o verso complementari identità culturali, psicologiche, e sessuali non per ultimo. Nessuna scelta esclude le altre. Non mi pare che Sofocle avesse previsto questa possibilità. Neanche Freud, mi pare.

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Datata Marzo 2007

Corretta e meglio mirata in data Marzo 2020

Coscienza e conoscenza

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Vita: immagine della Natura della Cultura del Principio della forza dello Spirito sia nel Supremo che nell’ultimo. Allo scopo di collocare il nostro spirito nello stato della Vita per essere a Somiglianza della vita originante, la vita originata non può non sapere la sua Immagine. Il trinitario cammino verso il Principio della vita (quello naturale o il soprannaturale) è avvio alla coscienza di ciò che è alla conoscenza del piano di vita nel quale si va (o si viene) alla luce. La conoscenza di ciò che è alla coscienza dice lo stato di somiglianza fra l’immagine umana e quella del Principio. Limitare e/o condizionare la conoscenza di ciò che è alla coscienza è, dunque, limitare e/o condizionare il rapporto di corrispondenza fra la vita del Principio e quella della Somiglianza. Nell’ostacolare il rapporto di corrispondenza fra l’Immagine del Principio (e dei suoi stati, i principi) e ciò che è a loro Somiglianza (la vita umana e i suoi principi) si limita alla nostra vita, la facoltà di porsi con giusto spirito presso l’Origine.

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Gennaio 2009

Guerra e pace fra i principi maschili e i femminili

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Siccome non vi possono essere culturali contenuti, la dove, prima, non vi è il suo contenitore (il corpo) allora la Natura è lo stato di principio della vita di ogni vita. Se il principio di vita è della Natura, ciò che la principia non possono che essere i suoi naturali strumenti: la genitalità maschile e femminile. La genitalità dell’Uomo è quella che gli consente di penetrare la vita che gli è rappresentata dalla Donna. La genitalità della Donna è quella che gli consente di accogliere la vita dell’Uomo. Per avere vita (forza del suo Spirito) la Natura non può non corrispondere con la sua Cultura. Così, per volontà di vita, nell’Uomo, la penetrazione naturale è determinazione culturale e, nella Donna (per la stessa volontà) l’accoglienza naturale è determinazione culturale.

La determinazione della volontà implica la remissività della parte che corrisponde con chi emana la volontà. Stante le cose sembra che la posizione della Donna sia seconda rispetto all’Uomo, ma, non è così, perché, vita è corrispondenza di stati e, dunque, corrispondenza di vita fra gli stati della determinazione culturale maschile (anche femminile quando accoglie ciò che ha originato) e quelli dell’accoglienza femminile: anche culturalmente maschile quando determina ciò che è da accogliere.

Necessariamente, ogni corrispondenza di vita deve avere un punto di principio; ed il principio della vita di ambedue gli stati non può non essere che quello del Principio della vita: la vita. Se parto dal presupposto che il principio della vita (la determinazione della volontà di originare vita) è maschile, non è certo per la storia di Adamo, ma perché, per primo, cioè, al principio di ogni vita (così come in ogni atto della vitalità ) vi è la volontà di determinare ciò che è vita penetrando i suoi naturali, culturali e spirituali significati e, solo in seguito vi è la volontà di accogliere i significati che il principio primo (il maschile) ha determinato. Pertanto, se prima non vi è l’Uomo (emanazione della forza della vita, lo Spirito, che per determinazione della sua volontà di vita si è fatta corpo) dopo, per la stessa ma complementare emanazione (la determinazione accogliente) non vi è la Donna: se prima non si determina, nulla nulla vi è da accogliere.

Una determinazione (uno stato maschile) che non trovasse uno stato che l’accoglie, non potrebbe che determinare di accogliere se stesso ma allora non vi sarebbe che il proseguo di quella vita. Una accoglienza (uno stato femminile) che non trovasse lo stato determinante non potrebbe determinare che la sua accoglienza, ma allora vi sarebbe il proseguo di quella vita, non della Vita.

Per permettere il proseguo della vita, ecco allora, sia la necessità di ambedue gli stati che della loro corrispondenza. E’ chiaro che presso il Principio della vita il prima (la determinazione maschile) o il dopo (l’accoglienza femminile) non hanno senso tanto il Principio universale della vita (la Vita) è unitario, ma, è altresì chiaro che questa differenza esiste presso di noi: è una differenza, però, che cessa tanto quanto, a nostra volta, siamo unitari sia in noi che fra noi.

Se il principio della vita è la determinazione culturale data dal suo spirito (la naturale può anche essere legata al solo piacere e, pertanto, presso noi può anche essere di soggettiva facoltà e/o importanza) è chiaro (dove non vi è pacifica intesa fra le parti) che ogni qualvolta vi è rovesciamento del ruolo guida (il femminile sul maschile) iniziano le guerre ideologiche fra i due sessi.  Iniziano, non perché insite nello stato della vita, ma perché prodotte da un pensiero (religioso e/o sociale) in erroneo modo.

Premesso il Principio della vita che sta a monte della tua questione, non posso non chiederti: a proposito di principi, come sei messa? Ti sei mai domandata se le cause del dissidio fra te e tuo marito non siano provocate dal fatto che, più che dell’accoglienza, il tuo principio di vita non sia piuttosto la determinazione? Se fosse, è chiaro che il tuo matrimonio è “omoculturale”, in quanto, si è costituito fra due simili anche se uno dei due è donna. Dove questo genere di relazione non motiva conflitti è giusta alleanza di vita come qualsiasi altra relazione nella quale non ve ne siano, ma, dove genera conflitti, chiaramente, non può essere giusta. Nel qual caso, la morale che si ricava dalla tua storia può essere questa: o ti decidi ad agire secondo femmina e Donna (cioè, prima accogli e poi determini) o il tuo matrimonio durerà sino a quando saprai tollerare, o le malattie somatizzate dai tuoi conflitti, o il tuo stesso matrimonio. Siccome le due cose sono corrispondenti, o modificando il pensiero curi le somatizzazioni e dunque il matrimonio, o “curi” il tutto facendo cessare le somatizzazioni perché fai cessare il matrimonio.

Non occorre che ti ricordi che le tue somatizzazioni (o malattie nel caso non lo fossero) si evidenziano maggiormente nella pressione. La pressione segnala la misura della tensione della vitalità della vita. Come sai bene, la tua ha notevoli sbalzi fra un alto che può anche essere intesa come eccessiva proiezione di sé, e un basso che può anche essere inteso come eccessiva (perché te passiva o perché te violentemente indotta) rinuncia della tua volontà di vita.

I tuoi disturbi si evidenziano anche nei reni: ciò che naturalmente filtra (discerne) ciò che fa bene da ciò che fa male di ciò che naturalmente, culturalmente quanto spiritualmente è bene o male. Il fatto che l’anomalia ai reni possa essere ereditaria non modifica più di tanto l’ipotesi di somatizzazione che sostengo. Tuttalpiù prova che con la Natura, anche la Cultura è via di passaggio di proprietà dell’altrui al proprio sè. La via culturale, infatti, non è meno strada di vita della naturale. Il fatto che tua madre (o era tua nonna?) abbia lo stesso tuo carattere e, indipendentemente dagli stati, guarda caso, gli stessi tuoi disturbi, non ti dice proprio niente?

Le tue somatizzazioni, inoltre, si evidenziano nel cuore: pompa che, se è malata, come forse non sai ancora bene perché non lo hai sentito ancora bene, potrebbe esserlo per uno squilibrio dato dal mal funzionamento di una pressione che, probabilmente, preme nei reni quando è in eccesso, o li disattiva (nel senso che li lascia a secco) quando è in difetto di forza. Terminato di fare il pensatore ed il medico, riprendo la veste dell’amico. In quella veste e, dal momento che ci tengo per fartela conservare presso di te, fammi il favore di non fare l’uomo con me. Primo perché non sono tuo marito e, secondo ma non per ultimo, perché sono uomo. Spero non ripeterai l’errore.

Ogni volta lo farai (se non per celia) mi vedrò costretto a rifiutarti. Lo dovrò fare, perché, se è ben vero che desidero l’uomo secondo la mia Natura, è anche vero che non lo amo secondo la mia Cultura: tanto meno se in veste di donna. Secondo i miei principi culturali e spirituali, è la Donna quella che mi rappresenta la vita ed è, dunque quella (poiché amo la vita) la figura culturale che culturalmente amo. Ti dirò anzi di più. Più della Donna, sia naturalmente che culturalmente e spiritualmente, amo la forza dello Spirito: vita che, dandomi forza mi determina come Padre e, accogliendo la mia, è la Donna che come Madre mi determina figlio e uomo. Accogliendo il principio della Vita (la vita) amo la vita come Donna. Penetrando la sua accoglienza per la conoscenza dei significati del Suo principio (la Vita) l’amo come uomo. Scoprire tutto questo a cinquanta e passa anni potrebbe essere un po’ tardino per ricominciare, ma, meglio tardi che mai.

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Maria Grazia L.

Educazione Responsabile

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Educazione Responsabile è far capire a Edipo chi è Laio. In Educazione Responsabile ho commentato così un loro evento.

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“Tutto cerco fuorché colpevolizzare i genitori del loro modo di comunicare con i figli i loro insegnamenti, anche perché, da altro e/o da altri di accantonato magistero. Dovrebbero porsi, tuttavia, questa domanda: i figli non ascoltano per orecchio, o non ascoltano perché le emozioni comunicate dal genitore non corrispondono al data base emozionale del figlio/a? Dove c’è il rischio che la parola cada nel vuoto, quindi, trovare le corrispondenti emozioni fra le due Figure è l’indispensabile ponte. Ovviamente, secondo quanto si sa e/o si può.”

aneolinea

Pensavo di aver detto quanto, invece, al proposito, mi girava nella mente un che d’incompiuto. Penso sia questo: il Freud (rifacendosi alla tragedia di Edipo) dice che il figlio supera la figura del genitore se lo “uccide”. C’è del vero in quanto dice, tuttavia, è un vero fortemente superato. La società non è più il compiuto Genitore che fa compiuti genitori che fanno compiuto il Genitore. La Società, oggi, è un’Idra dalle molte steste: tutte referenti all’unica, e tutte delegate ad essere la sua, ma nessuna responsabile del Tutto. Ciò che è diventato lo Stato genitore, è diventato anche lo stato dei genitori. Anche i genitori, infatti, a livello educativo sono diventati la testa formata da tante teste. In vero è sempre stato così, ma i referenti dell’Idra dedita alla pedagogia sociale (sia pure ai tempi di Berta filava) erano numericamente inferiori. Non solo, di più ferma (certa e/o potente) identità personale e sociale. Per quanto penso, il figlio che oggi deve giungere ad uccidere il suo prevalente educatore (commistione fra padre, madre, parenti, società, norme, usi, insegnanti di tutti i generi, ecc, ecc) come fa a identificare il prevalente Laio da superare? Non potendolo fare perché non è più possibile farlo, il crescente di oggi rivolge la difesa contro sé stesso accecando la crescita.

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Novembre 2006

Pedagogia dell’Amore e della Comunione – Introduzione

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Pedagogia dell’Amore perché l’Amore permette la Comunione

e Pedagogia della Comunione perché la Comunione permette l’Amore

aneolinea

Nella Pedagogia dell’Amore e della Comunione

sono figure l’Immagine del Principio della vita e quella a sua Somiglianza

NATURA

triangolo

CULTURA                                                                          SPIRITO

.

Per Natura intendo il corpo della vita comunque formato;

per Cultura, il pensiero della vita comunque concepito;

per Spirito, la forza della vita comunque agita.

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Se così è in Basso, così non può non essere in Alto. Ne consegue che

NATURA

triangolo

CULTURA                                                                         SPIRITO

sono stati di principio in ambo le figure.

.

aneolineaPer Alto, della vita non intendo lo stato del Principio comunque nominato e/o creduto. Intendo il massimo principio raggiunto dalla nostra capacità di pensiero.

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aneolinea

Le corrispondenze

triangolo

sono relazioni di interdipendenza fra gli stati delle Figure

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Comunione, è l’unitaria corrispondenza fra i trinitari stati di: Natura_Cultura_Spirito personali, sociali e, per elevazione culturale, spirituali. Pertanto, uno stato che corrisponde all’altro è uno stato che ama l’altro perché in comunione con l’altro. Indicando ciò che deve essere posto in comunione per poter essere amore, nel contempo indicano che cos’è l’amare. L’Amore, è il principio (naturale quanto soprannaturale) dell’alleanza che permette la Comunione. L’Amore e la Comunione, quindi, ausiliano la conformazione dell’essere e la conferma dell’esistere secondo il personale Spirito. L’amore origina la vita data dalla corrispondenza fra ciò che è in comunione. Le corrispondenze sono le vie che permettono la comunione che permette l’amore.

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Dalla Lettera ad un IO confuso

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Vi è comunione di vita per la transizione di uno stato verso l’altro.

La transizione è principiata dalla Simpatia.

triangolo

Vi è Simpatia verso una Natura e/o verso la Natura;

verso una Cultura e/o verso la Cultura;

verso lo Spirito e/o verso uno spirito.

La simpatia è mossa dalla forza della vitalità naturale e dello spirito della vita culturale.

Il suo principio di vita è nello stato che l’ha originata.

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Nella Simpatia si desidera ciò che l’altro è

triangolo

ciò che l’atr* sa                                       ciò che l’altr*

sente

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Indicati dalla simpatia verifica della corrispondenza

Naturale

triangolo

Culturale                          e                         Spirituale

della destinazione dei moti di una vita verso l’altra

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Nella relazione di corrispondenza fra stati

aneolinea

bottonerosso

aneolinea

trinitario_unitaria accoglienza della vita corrispondente per Simpatia

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Il viaggio in breve

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Non sono mai stato così perso da non rendermi conto che la mia capacità di parola è inferiore alla necessità di dire quello che immagino senza risultare pesante e/o ripetitivo. Per anni mi sono chiesto come eliminare questa possibilità. Non avendola trovata, non mi è restato altro che tornare da capo: al Principio di ogni principio.

Per raggiungere quanto andavo pensando ho dovuto sciogliere l’aggrovigliata matassa che abbiamo fatto diventare la vita; sciolta, ho ritrovato i suoi universali capi:

NATURA

triangolo

CULTURA                                                             SPIRITO

La Natura è il corpo della vita comunque formato; la Cultura, il pensiero della vita comunque concepito; lo Spirito, forza della vita comunque agita.

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Ritrovati i capi originali e originanti di questo piano della vita, è possibile immaginare la trinitario unitaria figura del Principio della vita, senza ricorrere a dissidianti quando non inverosimili teologie? Si, mi sono detto, purché, del Principio ci si limiti ad immaginarne i soli principi. Pertanto

la Natura

triangolo.
la Cultura                                                      e lo Spirito

al principio della vita (e dello stesso Principio)

“sono quello che sono”

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Nessuno dei tre stati della vita può essere indicato come primo, come nessuno dei tre stati è il Principio. Principio, è l’inscindibile e assoluta unità fra i tre stati. Se questa è l’immagine del Principio, mi sono detto, la seguente non può non essere che l’immagine a sua somiglianza:

Natura

corpo della vita comunque formato

triangolo Cultura:                                                            Spirito:
pensiero della vita                                           forza della vita
comunque raggiunto                                         comunque agita

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In ragione dello stato della corrispondenza di vita fra tutti e in tutti i suoi stati, i principi della vita sino dal principio sono:

il Bene per la Natura

triangolo

il Vero per la Cultura                                   il Giusto per lo Spirito

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Al principio della vita, la vita del Principio (prima e sovrana) non può non essere che un assoluta corrispondenza di stati. Pertanto

.

ilprincipio

Il Principio della vita

è la Genesi del numero di ogni vita e la Genesi della vita di ogni numero.

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Erroneamente interpretando le basi del rapporto fra Immagine e Somiglianza, ci siamo raffigurati il Principio, a nostra immagine. Con ciò, abbiamo dato al Principio, facoltà di parola e di coscienza. Per questo é stato detto che

IL PRINCIPIO

triangoloE’ VERBO                            e                              PAROLA

asepara

Immaginandolo a nostra Somiglianza, quale il Primo Verbo?

Direi quello che segue alla constatazione di sé, quindi:

SONO

Ammessa l’ipotesi, cos’era?  Visto che il Principio è un assoluto, poteva definirsi solo per assoluto. Quale poteva mai essere l’assoluta definizione del suo sentirvi vivo, se non

SONO VITA?

Così, il Verbo (SONO) è presso la Parola (VITA)

e il Verbo e la Parola sono (necessariamente) presso il Principio

comunque lo si nomini e comunque si creda.

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In quanto prima vita, prima coscienza di sé e prima parola,

.

la parola

E’ STATO IL PRIMO E SARA’ L’ULTIMO

In ragione della personale e ideale Cultura spirituale

interpreti della Parola in mezzo e mezzi.

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Cronic Fadigue Sindrome

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Cronic Fadigue Sindrome = Che Fatica Sopravvivere Con Flebile Spirito

L’Istituto superiore della Sanità, incarica il Gruppo “C” di Verona, di studiare un malattia che deprime la vita pur non ledendo il corpo. Non vedo cosa ci sia di nuovo – mi dico. Sono cose che succedono, quando un insieme di fattori ammalano la forza della vita: lo spirito. Siccome pensavo, (e penso), di capire qualcosa sullo spirito, intervengo presso il dottor S. con questa lettera. Se anche con le immagini dei concetti non ricordo. Ricordo, però, di aver immediatamente tradotto il titolo a mio modo.

All’epoca, la mia emozione era come una volpe in un pollaio. Ve lo immaginate il casino che faceva fra le galline, pardon, fra i concetti? A proposito di “emozione”. L’emozione, è la parola della vita che dice sé stessa. Se nei “malati” da quella sindrome la Cfs, si può dire, Con Flebile Spirito, della mia Cfs potevo dirla, “Che Fatica Sopravvivere”. A proposito di sopravvivere, mi domando come farò a cavarmela dai casini che ho scritto, ma, quel che è peggio, mandati in giro. Per quanto cerchi, non trovo che una risposta: confessarseli, correggerseli e, rimandarli in giro. Mi domando, se anche per la cura della Cfs sia necessario applicare questa auto terapia: vedersi, non per quello che abbiamo sognato di essere, (o ci è stato detto che siamo), ma per quello che si è. Quindi, (sia pure con fatica), accettare la constatata identità. Terapia della rassegnazione? No! Terapia della sincerità! Ho la sensazione che con la sindrome da Cfs, la medicina tenti di entrare nella casa della Psichiatria. Secondo me, l’intrusione finirà con reciproco guadagno. Per il paziente non lo so. Essendo sindrome, con il fare, dovrai considerare anche l’essere della Persona: soggetto, non meno sindrome del male che denuncia. Prima di inoltrarmi nel discorso, non posso non dire cosa intendo per Persona e qual’è la sua immagine. La Persona è l’immagine dello stato unitario trinitario che si origina dalla corrispondenza fra i suoi stati: Natura, Cultura, Spirito. Tanto quanto i suoi stati corrispondono, è tanto quanto la Persona trinitaria è unitaria. Tanto quanto una persona è unitaria e tanto quanto è sé stessa e, quindi, integra.Per quanto riguarda il tuo essere di tecnico, pensa allo spirito come alla forza della vitalità, che, allo Spirito come forza della Vita, ci penso io. Pensare allo spirito come alla forza della vitalità, ti consentirà di procedere per la terra che conosci. Non dovrebbe meravigliare l’età dei malati. E’ l’età delle massime tensioni vitali, però, è anche l’età dei massimi contraccolpi. La Cfs, dice che un contraccolpo ha provocato un crepo. Ora, si tratta di trovare il luogo di quel crepo. Secondo l’immagine che ho introdotto sopra, il luogo può essere nella Natura: stato di principio, del principio della sua vita.

Nel caso lo sia, ciò vuol dire che una Natura, (la parte fisica dell’identità), ha emanato verso la vita, una carica di vitalità, (di forza), che non ha trovato sufficienti agganci, sviluppi, conferme. Non avendole trovate, quella vitalità è tornata al mittente, con forza direttamente proporzionale all’emanazione, se il soggetto ha in altro la sua base, (una confermante idea di sé), ma inversamente proporzionale alla emanazione, se il soggetto non si fonda, anche in altra confermante base. Sia nel caso direttamente proporzionale che in quello inversamente proporzionale, il contraccolpo può essere di segno + o di segno -, per infiniti, (la vita stato di infiniti stati di vita), e sindromatici fattori. Il segno + e -, dicono il genere di sofferenza che si origina nella forza dello spirito di quella persona. Quando è +, il contraccolpo nello spirito provoca delle esaltazioni. Quando è – provoca delle depressioni. Quello che vale per l’emanazione naturale, vale per quella culturale e spirituale. I contraccolpi sono originati da risposte non date dal corpo, non date dalla mente, non date dallo spirito. Essi crepano la Persona, quando i suoi ammortizzatori mentali, (i dati del discernimento), sono scarichi perché demotivati, o carichi di una esistenzialità non corrispondente all’effettivo essere. In genere, una demotivazione copre un lutto interiore: la morte di una idea di sé. Può essere del sé naturale, di quello culturale, di quello esistenziale. Di quello cioè, che risponde ai perché vivere. Una esistenzialità impropria, (convenzionale al sociale ma non alla data individualità), è un pezzo della vita, non originale, per quella vita. Come succede per le macchine, i ricambi non originali corrispondono agli originali come forma ma non come sostanza, quindi, sono più soggetti ad usurarsi. La Cfs, indica, che un pezzo non originale della vita di una persona, si è definitivamente usurato. Vi sono anche dei pezzi non originali, che, pur facendo cedere il soggetto non cedono nel soggetto, ma, sono estremamente cari: vedi ogni forma di droga.

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Pedagogia “per Damasco” – Studio dei principi

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Attua la comunione, tutto ciò che pone gli stati della vita, quanto la vita, in corrispondente relazione di somiglianza con l’Immagine: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito. Perché vie educative che conducono all’Immagine della vita, l’amore e la comunione fra gli stati del Suo Principio sono magistrali per quelli a sua Somiglianza: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito.

Magistrale è tutto ciò che dagli stati trinitario – unitari del Principio perviene a conformare e a confermare gli stati trinitario – unitari dell’immagine a sua somiglianza. L’Amore è lo stato sostanziale del Principio. La Comunione è lo stato sostanziale dell’immagine a sua somiglianza. Immagine del Principio della vita è l’amore fra ciò che gli è prossimo proprio: i suoi stati. Immagine del Principio della vita è comunione di se con ciò che gli è prossimo del se altrui. La comunione personale è la via educativa che conduce all’amore di sé. La comunione con il sociale è la via educativa che conduce all’amore sociale. La comunione con la vita e la via educativa che conduce all’amore verso il suo Principio. In ogni stato di vita la comunione di ciò che è prossimo proprio è la relazione magistrale che struttura l’identità personale. La comunione di ciò che è prossimo proprio con il prossimo a se dell’altrui prossimo, è la relazione magistrale che struttura l’identità sociale. La comunione di ciò che è prossimo proprio con ciò che è prossimo alla Vita ( il tutto dal Principio ) è la relazione magistrale che struttura l’identità spirituale.

Indipendentemente dallo stato della comunione ogni stato di comunione sta su uno stato di abnegazione. Secondo lo stato di vita dei principi naturali, culturali e spirituali dell’abnegante, vi è abnegazione verso stati della vita e vi è abnegazione verso lo Stato della vita. Indipendentemente dallo stato dell’abnegazione e/o delle sue finalità, poiché l’abnegazione permette la comunione e la comunione e via dell’amore per la vita sia nel particolare che nell’Universale, ciò che si abnega permette la vita in tutti gli stati della vita. La vita è permessa dall’Amore, permesso dalla Comunione, permessa dalla Fede, che permette la vita, permessa dall’Amore. La fede nella Vita è realtà sussistita dall’amore e dalla comunione. Su questa realtà, la Natura, la Cultura e lo Spirito sono il trinitario – unitario tramite dello stato spirituale nello stato della vita umano e sociale. Il Principio della vita è lo stato supremo della Comunione data dall’Amore fra i suoi stati. Il Principio della vita, è; Il Principio della vita è ciò che è; La vita che è ciò che è non può non avere la Natura di ciò che è. Non vi è principio di vita se l’essere che è non sa ciò che è. La vita che sa ciò che è ha la Cultura di ciò che è. Lo stato che sa ciò che è, ha vita (forza di Spirito) tanto quanto sa ciò che è.

Poiché l’immagine della vita che è conseguita dal Principio è Natura, ha Cultura ed ha vita ( forza dello Spirito ) in ragione della corrispondenza fra i suoi stati, allora la Natura, la Cultura e lo Spirito sono l’Immagine del Principio della Vita da cui si origina ogni somiglianza. In ragione del proprio Spirito, il Principio della vita non può non essere che lo stato di ciò che è per quanto la sua Cultura sa di ciò che la sua Natura sente. Secondo il proprio stato (quello del Principio e quello principiato) e dato ad ognuno il proprio stato: supremo in quello del Principio, a sua somiglianza nel nostro principio. Se così è per la vita originata (la Somiglianza) lo stesso non può non essere della vita del Principio: l’Immagine. Poiché, vita, è rapporto di corrispondenza fra Natura, Cultura e Spirito sia nello stato supremo che nell’ultimo allora, fra la vita del Principio e la vita che ha principiato vi è il principio dell’uguaglianza detto dal rapporto fra Immagine e Somiglianza. Così, data l’Immagine del Principio, la Natura della vita a Sua somiglianza ” è ciò che è “; la Cultura della vita a Sua somiglianza ” è ciò che sa “; lo Spirito è la forza che corrisponde dalla vita di ciò che la Natura è per ciò che la sua Cultura sa. Dato al Principio della vita lo stato di Natura, Cultura e Spirito, il Principio ha stato trinitario. La trinitaria corrispondenza fra gli stati del Principio è l’unità del Principio. Il Principio, Natura che sa la propria Cultura per la vita intercessa dallo Spirito, non può non sapere ciò che gli somiglia.

Se non sapesse ciò che gli somiglia, non saprebbe il suo principio, la vita, e non potrebbe principiarla. Essendo vita, il Principio, il principio della vita dato alla Natura non può essere che il bene; il Principio della vita dato alla Cultura non può essere che il vero; il Principio della vita dato allo Spirito non può essere che il giusto. La Natura del Principio della vita è la Cultura del bene. La Cultura del Principio della vita è la Natura del vero. Lo Spirito del Principio della vita è la Natura della Cultura del Giusto. L’Immagine del Principio della vita è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto dato dalla forza (lo Spirito) che corrisponde fra il Bene ed il Vero. Se il Principio che è vita della Natura nella Cultura per lo Spirito non fosse la Natura del Bene, il Bene non sarebbe il Vero perché non giusto allo Spirito: forza della vita tanto quanto essa è nel bene per ciò che è vero al giusto. Nel bene, nel vero e nel giusto, la Natura sente ciò che la Cultura sa, ed ha corrispondente Spirito per quanto sente di ciò che sa. Poiché vi è un solo Principio, l’immagine a Sua somiglianza non è il Bene, il Vero ed il Giusto ma è nel bene che da lo stare bene, nel vero che da l’essere veri e nel giusto che da il giusto stare. Poiché il Principio sapendo se stesso sa la somiglianza, è Cultura di immagine e di somiglianza. Una immagine corrisponde al Principio, secondo lo stato di somiglianza. L’Essere della Somiglianza conforma e conferma il proprio stato nell’essere del Principio secondo la corrispondenza degli attributi che lo identificano ad immagine del Principio.

Lo stato dell’immagine a somiglianza del Principio, muta secondo i termini dell’alleanza (comunione perché amore) con lo stato del Principio. Ogni scissione nella corrispondenza fra il Principio e l’immagine a Sua somiglianza è separazione di somiglianza dal Principio quanto separazione di somiglianza nella propria immagine e fra immagini a somiglianza del Principio. Non essendoci altro stato al di fuori dell’Immagine della vita, non vi può essere altro stato al di fuori del Principio di ogni immagine a sua somiglianza. La corrispondenza fra gli stati trinitari, segna il vivere dell’Essere. L’Essere vive il Principio della vita (la vita) tanto quanto corrisponde all’Immagine della vita che lo attua. La Natura, la Cultura e lo Spirito del Principio della vita (la vita) originano la vita della Natura per la Cultura della forza data dallo Spirito. Natura, Cultura e Spirito, ognuno per il proprio stato, sono la realtà che è. La relazione di corrispondenza fra gli stati, attiva la realtà che è in realtà che vive. Lo stato dell’essere corrispondentemente sussiste lo stato del vivere. Lo stato del vivere corrispondentemente sussiste lo stato dell’essere. La realtà dell’essere, è arbitrata dagli stati di corrispondenza fra gli stati del suo stato.

Il Principio della vita (la vita) è il dato trinitario reale della relazione di corrispondenza che sussiste l’immagine a Sua somiglianza. L’immagine della vita a somiglianza del Principio è il dato reale della relazione di corrispondenza che sussiste ogni Sua somiglianza. Non esiste relazione di sussistenza della vita a somiglianza dell’Immagine del Principio poiché non vi è attributo che il Principio non sia. La relazione di sussistenza data dal Principio vivifica l’immagine della vita che persegue ciò che del Principio la sussiste. L’Essere della Natura è a immagine della sua Cultura. L’Essere della Cultura è a immagine della sua Natura. L’Essere dello Spirito è a immagine della forza della vita della Natura nella corrispondente Cultura. L’Essere discerne secondo lo stato di coscienza: luogo di tutto ciò che è a sua conoscenza. Il discernimento è il frutto dell’analisi dei dati della Natura nella corrispondente Cultura secondo l’arbitrio dato dallo Spirito. Il discernimento è l’esame che eleva i valori della conoscenza nella coscienza. L’essere è coscienza di ciò che è ( forza della vita ) per ciò che la sua Natura sente di ciò che la sua Cultura sa. Per ogni stato, dato ad ognuno il trinitario stato, la coscienza dello stato è l’io trinitario di quello stato. La coscienza di se è via di somiglianza con la coscienza della Vita: Immagine che comprende ogni vita a Sua somiglianza. Immagine della coscienza della vita è consapevolezza del Principio: Natura, che nella corrispondente Cultura, vive secondo la forza del suo Spirito. La Natura della vita della Somiglianza, è la via che porta alla coscienza della Natura della vita (il corpo) del Principio. La Cultura della vita della Somiglianza è la via che porta alla coscienza della Cultura della vita ( la mente ) del Principio. La forza della vita della Somiglianza è la via che porta alla coscienza della forza della vita del Principio: lo Spirito. Il bene nella Natura è via della verità nella Cultura.

Il vero nella Cultura è via del bene nella Natura. La forza della vita (lo Spirito) è via del bene della Natura nel vero della Cultura. Il Giusto è lo Spirito della vita che nel bene della Natura è via della verità nella Cultura. Tutto ciò che è via della verità è vita. Poiché Il Principio è figura originante, il Principio è identità originante. Poiché ciò che è a sua Immagine e Somiglianza è Figura che deriva dal Principio, ogni sua Somiglianza ha stato dell’Identità del Principio. Nell’identificazione con il Principio della vita vi è la conforma dell’essere e la conferma dell’esistere. Ogni somiglianza tende al Principio di ciò che l’Immagine è: bene della Natura, vero della Cultura e giusto dello Spirito. Nel Principio di ciò che l’immagine è, vi è l’identificativa immagine di ciò che la Somiglianza è. Il Principio è il bene: la Somiglianza è nel bene. Il Principio è il vero: la Somiglianza è nel vero. Il Principio è il giusto: la Somiglianza è nel giusto. La Somiglianza, che alla conoscenza non si conforma alla conferma data dal Principio, sosta lo stato di somiglianza sostando le corrispondenze con l’Immagine. La sosta segna l’arresto dell’elevazione verso il Principio del principio: la vita. Il Principio (vita di ciò che è per ciò che sa di ciò che sente) indica all’immagine a Sua somiglianza ciò che è per ciò che sa in quanto sente. Poiché il Principio è maestro di vita ogni immagine a sua somiglianza che si riferisce alla Sua vita è maestra di immagine e di somiglianza. Perché sovrana concordanza degli stati trinitario – unitari di Natura, Cultura e Spirito il Principio è Immagine della Norma dello spirito detta dal Suo. Tutto ciò che pone in comunione con il Principio della vita ( vitalità nella Natura, vita nella Cultura, giustizia nello Spirito ) è secondo Norma. Secondo la forza del proprio stato di spirito, anormale è tutto ciò che nega e/o divide dalla Norma.

La Somiglianza, che è per la corrispondenza fra i trinitari stati dati dall’immagine del Principio, è nella Norma secondo quanto la personale Figura, corrispondendogli, vi si colloca con la vita naturale, culturale e spirituale del proprio stato e con quello sociale che gli è proprio. Lo stato di vicinanza ( prossimo ) o di lontananza ( non – prossimo ) dal Principio, conferma o differenzia ciò che è a Sua immagine e somiglianza. Gli stati di vicinanza o di lontananza sono stati di infiniti stati di vita, corrispondenti o non corrispondenti secondo lo stato di coscienza che l’immagine della Somiglianza ha dell’immagine del Principio. Lo stato della coscienza data dal discernimento è parametro dello stato della somiglianza data dalla corrispondenza con l’immagine del Principio. Ogni genere di aprioristica convenzione sul Principio della vita lede la corrispondenza fra gli stati del Principio e quelli a Sua somiglianza. Ogni ogni aprioristica convenzione sta su una alienazione. Sia dello stato umano per lo stato umano, sia dello stato umano per lo stato sociale, sia dello stato umano per lo stato spirituale, alienare l’io da se è separarlo dalle corrispondenze che permettono l’unità della sua trinità. L’alienazione è l’esistenziale ferita che divide l’essere dal suo vivere. La Somiglianza che è stata alienata di una parte di se, compensa lo snaturamento avvenuto con ciò che supplisce lo stato alienato. Sono convenzionali compensazioni di un essere alienato dalla sua Natura, e/o dalla sua Cultura e/o dal suo Spirito (dalla forza della sua vita) quanto convenzionalmente reintegra la sua Natura, e/o la sua Cultura e/o la sua vita. Quando sulla Natura o sulla Cultura, si conviene con principi che non corrispondono allo Spirito, si convenziona la vita. Diversamente da ogni convenzione, la corrispondenza di vita sia nella propria che della propria con altra è la relazione che permette di costituirsi secondo propri parametri. A corrispondenza di stati trinitari corrisponde integra l’immagine data dalla somiglianza con il Principio. Ogni relazione corrispondentemente trinitaria è norma e normalizza. Dalla misura dell’integrità proviene misura di diversità. La misura della diversità è misura dell’unicità. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo lo stato del proprio stato, produrre vitalità nella Natura (propria e/o altra) e vita nella Cultura (propria e/o altra) significa seguire il principio dello Spirito: versare del bene alla vita per quanto giusto alla sua forza.

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Sul Bene e sul Male

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L’esaltazione naturale, culturale e spirituale è un errore che non sempre riesco a dominare. In quell’errore, ci cado ogni volta reagisco, con dolore, ad un dolore. L’esaltazione che mi è difetto (in questa lettera spero di evitarla anche se l’ho detto troppe volte per crederci) quasi mai è conseguente ad una sofferenza verso la mia vita, ma, dolore (male tanto quanto errore) verso la vita o la Vita. Leggendo il suo intervento ” Quel volto protervo …” ad un certo punto mi è parso di sentire il calore dello stesso fuoco (la vita in eccitazione) che sento in certi spropositate condizioni naturali, o culturali, o spirituali.

Dell’esaltazione si può dire

Dell’esaltazione si può dire che è l’immediatezza dello Spirito (della forza della vita) che aspira al Principio: l’umano se è quello che ricerca la persona in esaltazione, oppure, il soprannaturale, se quella è la fonte della ricerca della persona in quello stato. Quando quella prontezza è in overdose (lo è quando non tiene conto che di se stessa) può far andare l’intelletto fuori dai binari imposti dal giudizio. Nei miei scritti, creda, non sono poche le volte che ci sono andato. In genere, me ne accorgo quando ho la mente più fredda, ma, tanto più essa è presa da una passione come da un dolore e, tanto più tempo ci vuole per raffreddarsi, cioè, abbassarsi al discernimento che attuo nello stato di quiete. La mente si può abbassare da se o può essere abbassata dallo stesso soggetto. Per quanto mi riguarda agisco in due contemporanei modi: aspetto che si abbassi e/o, discernendo sul dato caso, faccio in modo che lo possa prima. Per certi argomenti (in genere i culturali di tipo spirituale) dopo anni dall’emozione, la mente non mi si è ancora raffreddata, ed io, dopo anni di ripetuto lavoro non ho ancora finito di farlo.Per quanto conosco, lo stato che ha principiato la vita, essendo il suo Principio, non può non essere che assoluto. Poiché la vita è bene, il suo Principio non può non essere che il Bene. Essendo il Bene lo stato del Principio, ed essendo il Principio assoluto, va da se che quello stato di principio non può contenere nessun stato diverso da se stesso: men che meno il Male. Il Principio della Vita non può contenere il Male se non diventando principio di Bene e di Male. Allora però, avremmo due principi di vita divina e, dunque, non un solo Dio ma due. La vita divina si origina dal suo Spirito: forza che corrisponde dalla Natura della sua Cultura. La Natura della vita è Bene per quanto è Vero alla sua Cultura e, corrispondentemente, Giusto al Suo spirito.

Se lo Spirito della vita

Se lo Spirito della vita è la forza del Bene per quanto è vero e giusto al Suo stato, va da se che il Male (ingiustizia da incoscienza o da opposizione sino all’attuazione per quanto non è bene alla Natura, falso alla Cultura e dunque erroneo alla Vita divina quanto umana ) se può permanere presso gli uomini, certamente lo può per la forza della sua e della loro vita ma non certo per quella divina. Lo Spirito è la forza della Natura del Bene per quanto è vero alla Sua Cultura e giusto alla Sua vita. Siccome ciò che è della Natura è anche della Cultura (diversamente non vi è vita tanto quanto i due stati sono separati) allora, lo Spirito, per mezzo della sua forza, oltreché direzione del bene naturale è anche direzione del bene culturale.Siccome la forza della vita è il prodotto della corrispondenza fra Natura e Cultura, allora, lo Spirito della vita, dando vita secondo la forza che si promana dalla corrispondenza fra i due stati, anima sia i due stati che la loro vita.Lo Spirito che è il principio della vita del Bene secondo la Natura della sua Cultura (cioè, secondo forza) può dirigere verso una meta che non sia il bene sino dal Principio di ogni bene? Direi proprio di no. Allora, il Male da quale spirito è diretto? Se il Male è distanza dal Vero tanto quanto è colpa verso il Bene, allora direi che il primo Spirito (la forza della prima vita) che in piena coscienza attuò l’opposizione al suo Principio di vita (il Bene) fu la vita che in principio si originò come Male ed è la vita che origina la Natura della sua Cultura: il male presso di noi. Se il Male sorse da opposizione verso il Bene, allora, l’opposizione, indipendentemente da cosa sia sorta o come sia avvenuta è il peccato d’origine.

Da ciò ne consegue

Da ciò ne consegue, che ogni stato di opposizione verso ogni stato di vita ha in se degli stati del peccato d’origine, cioè, degli stati di male del Male. Lo stato di Male, all’origine fu primo in assoluto ma non è stato assoluto, perché, stato assoluto, è quello del creatore della vita, appunto, il Bene dal Suo principio: Dio. Se fosse il Male lo stato assoluto della vita, va da se, che essendo male il suo principio, in nessun stato della sua vita neanche il Male avrebbe vita. E’ per questo che il Male potrà anche vincere tutte le battaglie contro la Cultura della vita ma non vincerà mai quella contro la sua Natura: il bene che è anche nel Male. Non la vincerà, perché neanche il Male, è male sino alla distruzione della Natura della vita (il bene di se stesso) che non da lui si origina ma dal Bene. Potrebbe farlo solo distruggendo Dio ma se lo potesse ciò significherebbe che potrebbe distruggere il Principio della stessa vita e, dunque, anche della sua. Non lo potrebbe neanche distruggendo il suo spirito personale, in quanto non è da quello che si origina la sua forza di spirito ma, pur essendogli principio della vita della sua Natura e certamente non della vita della sua Cultura, è lo Spirito del Principio che gliela origina.Va da se che non può distruggere neanche lo Spirito della Vita se non distruggendo ciò che pur principiando la sua forza, certamente non è principio della sua vita.

Certamente può distruggere

Certamente può distruggere la sua Cultura (quella di sé, male) ma, questo è un bene e, dunque, contraddittorio con il suo stato. Ma se anche il Male giungesse a distruggersi, al discernimento sulla nostra vita mancherebbe un termine di paragone e, questo, sarebbe si, un bene, ma quanto giusto? Se mancandoci alla vita un termine di paragone non può essere giusto, allora, non può neanche essere vero e, dunque, neanche bene.Questo significa che il Male ha una sua legittimità? Direi: nel far capire si, ma nel fare del male no. Come capire il Male? Il Male è dolore naturale e spirituale da errore culturale. Direi allora, che il Male legittima la sua vita facendo sentire (e, dunque, capire) l’errore culturale attraverso il dolore naturale e spirituale che comunica.Come non fare il male che si è capito perché sentito ed in ciò delegittimare la pedagogica legittimità della vita del Male? Se il Male attraverso il suo principio naturale (il dolore che da l’errore) legittima la sua vita ed il suo scopo pedagogico presso la nostra, nel non permettergli il suo principio culturale (l’errore che da il dolore) si annulla la sua legittimità magistrale e, dunque, la sua esistenza. Il Male, dunque, di per se è una vita che non ha vita, ameno che, non gli si conceda la forza (lo Spirito) della nostra.Per quanto sostengo, affermare che il Male abbia forza divina quando in alcun modo può essere parte del Bene divino, al più, parte dell’umano, significa confondere sia ciò che è anche sovrumano (il Male) da ciò che è esclusivamente divino (il Bene) sia ciò che è spiritualità di origine religiosa da ciò che può anche essere una fuorviante letteratura religiosa.

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