Diiin, dooon!!!

ALLA CORTESE ATTENZIONE DELLE ASSISTENTI SOCIALI

del Comune di Verona e a quanti sono ufficialmente e ufficiosamente delegati alla Distribuzione Pasti

apenna

Una polenta di tal fatta la servivo (ancora nel 69 a Merano) a una certa Mirka: cagna di razza pastore! Mi rifiuto a credere che per gli Anziani una polenta valga l’altra, ma questo è successo! Divido il pasto che mi si porta in pranzo e cena. Il che vuol dire, che ho compensato le evidenti carenze del primo pasto con un panino bagnato nell’olio di semi! A proposito di pane! Serenamente mi meraviglio che ancora non si sia strozzato nessun Anziano. Messo in bocca, infatti, il pane mescolato con la saliva diventa una poltiglia che si attacca al palato (o come nel mio caso, alla dentiera) e/o si ferma in gola! ! Mi si creda: per mandarla giù, bisogna correre al rubinetto dell’acqua! Con il pane di diverso acquisto non mi succede!

Con l’occasione le rendo noto che recenti analisi hanno rivelato, nella testa, la presenza di due tumori: al momento benigni! Sono accidenti che possono procurarmi un’emorragia celebrale: della serie, quando capita capita. Ovviamente, il punto del discorso non è questo: il punto è che di tutto necessito fuorché dover subire degli inutili stress emozionali! Non per ultimo, anche il cuore mi fa quello che gli pare, non, quello che deve. Per quello che gli pare, mi lascia ben poco fiato. Avendolo, sarei andato personalmente alla Distribuzione Pasti con quanto ricevuto. Mi vedo costretto, invece, a mandare al foto a questo Centro. Avrei voluto farla con un mezzo migliore del telefonino. Nonostante ciò, anche con quello si vedono i granuli nella polenta quando non è doverosamente cotta! Capisco bene che nell’Assistenza Anziani non sempre sia possibile la totalità di quanto si deve, tuttavia, faccio fatica a pensare che quanto si deve venga escluso dalla cottura di una misera polenta! La lascio con i miei saluti.

Le premetto che per carattere non amo aspettare.

All’Assistente Sociale e a quanti dovrebbero provvedere in merito.
apenna

Le premetto che per carattere non amo aspettare. Tanto meno far aspettare chi lavora. Vedo arrivare i Consegnatari dalla finestra che da sulla strada. Per questo, quando suonano sono già alla porta con il dito sul pulsante di apertura, sia per aprire loro il cancello, sia per aprire loro la porta d’ingresso alle scale. Se non lo sento andare dopo aver appeso il sacchetto alla maniglia della porta succedono due possibili faccende: o apro quando il consegnatario è ancora alla porta, oppure, mi ritrovo in attesa di un forse c’è ancora o forse non c’è più! Dietro questo che può anche essere insignificato c’è una questione molto più importante. Suonare alla porta significa far capire all’Utente anziano e in più casi solo, che non è considerato solamente un pacco da collocare in un magazzino! Significa fargli capire che la suonata equivale a un buon giorno che di persona, ora, non si può più ricevere e neanche dare se non attraverso la porta: Consegnatario suonando. Non tutti i Consegnatari si comportano come le sto dicendo. Probabilmente, solo quelli non appropriati ma da appropriare! Con una Consegnataria, oggi ho perso la pazienza! Vuoi anche perché mi si porta del cibo (i dolci) che inevitabilmente devo buttare! Irritato anche da questo, a maggior tono gli ho detto di suonare anche alla porta! Ora, la questione è: Vitaliano è un maleducato, o viene reso maleducato? Mi scuserò con la Consegnataria quando riceverò chiara risposta a questa domanda. Cordialità, Vitaliano

Fatti dire dal pensionato

quando lo zucchero gli è calato

Ho letto, signor Direttore che ogni anno in Italia ci sono 100 mila nuovi diabetici con una spesa per il sistema sanitario che si aggira sui 300 milioni. I nuovi ammalati, però, potrebbero essere anche molti di più perché ci sono diabetici che sono fuori statistica perché non sanno di esserlo. Tenendo conto della possibilità, allora, anche le spese dette dalla notizia sono decisamente fuori statistica. Mi sono scoperto diabetico l’estate scorsa. Ero arrivato a più di trecento di glicemia, ma, non perché il mio diabete fosse asintomatico come ebbe a dire il medico delle analisi, ma perché, nulla sapendo circa i sintomi di quella malattia, pensavo ruggine da età i vari malesseri e le stanchezze che provavo. Dall’accertamento particolarmente grave, sono passato all’ottimale situazione accertata nell’ambulatorio mobile in sosta, domenica scorsa, in piazza Bra. Il risultato dell’analisi ha dato 75 di glicemia. Più che ottimo, ma non per questo guarito, perché una volta preso il diabete uno se lo tiene. Ho raggiunto l’eccellente risultato, eliminando tutti gli zuccheri più evidenti (dolci, bibite, le tremende brioche, ecc); eliminando ogni quantità d’alcol; diventando un accanito lettore di etichette. Leggendole, ho scoperto che la questione delle polveri sottili fa ridere rispetto allo zucchero naturale, e/o artificiale, (e/o più o meno chimicamente detto in modo comprensibile) che ci mettono nell’alimenti per conservarli. Ne mettono anche nel pane! Ho dovuto smettere di mangiarlo. Oltre che un generale rigonfiamento alle gambe, alle mani, e ad una subitanea maggiorazioni di peso, mi dava dei notevoli mali di testa. Ho dovuto eliminare anche il pane integrale: quello detto senza zucchero (e sarà anche vero) ma che di zuccheri ha pieni i semi usati. Avevo preso una tisana come coadiuvante della digestione. Conteneva semi di finocchio e non mi ricordo l’altra cosa perché ho buttato via tutto! A berla, un mal di testa da pronto soccorso! Giusto per fargliela breve, ho trovato zucchero anche nelle scatole di borlotti lessati di una certa marca. M’ha fatto ridere da matti quello zucchero! L’etichetta lo dichiarava invertito! Non gli mancava che quello! Vista la situazione, non si può non considerare che, sia le persone che il sistema sanitario nazionale, sono sotto tiro di un vero e proprio fuoco amico! Mi rendo anche ben conto, che una conservazione dei cibi con diverso conservante sia più onerosa, sia per l’acquirente finale che per la produzione industriale, o al caso, diversamente ammalante. Non ci si scappa, signor Direttore, di qualcosa bisogna pur morire, ma, qui si rischia di non capire più se ha istinto suicidario chi mangia zuccheri perché non ne può proprio fare a meno, oppure, se abbia istinto nolentemente omicida, l’industria che pur sapendo la situazione è pressoché silente nell’ovviare il problema. Al caso, è anche criptica e/o deviante quando si tratta di avvisare! Le etichette dei valori energetici e la presenza di zuccheri, infatti, sono in posti diversi della confezione. Durante i periodi di astinenza, mi sono fatto sedurre dai dolci cosiddetti senza zuccherò! Saranno anche senza zucchero ma non sono esenti da zuccheri, infatti, dei mal di testa dell’accidenti! Conversando con i presenti nell’ambulatorio mobile, dicevo che si può cercar di venire a capo della situazione solamente attuando, anche per gli alimenti, la campagna di efficace terrore che è stata attuata per il tabagismo. Per quel provvedimento, per legge farei scrivere su tutte le confezioni che contengono zuccheri di qualsiasi forma chimica questo avvertimento da scrivere ben in grande sulla confezione: nuoce alla salute del diabetico! Fra altre cose, il diabete altera anche la vista. Non per ultimo, coinvolgerei i Centri alle Dipendenze, perché il diabete crea dipendenza fisica, mentre il piacere della cosa dolce crea quella psicologica. Liberarmi dalla voglia di sigaretta, signor Direttore, è stato niente rispetto a quello che ho patito per liberarmi dalla voglia di torte! Con una sorta di intervento sulla falsariga degli Alcolisti Anonimi, ci sarei riuscito prima e con minor pena, molto probabilmente. Con i miei più cordiali saluti

Pubblicata sul giornale il 17 Novembre. Non mi ricordo più in che anno.

Mia cortese signora

All’Assistente sociale e a quanti in interesse

apenna

Mia cortese signora: oggi (martedì 21 c.m.) ho ricevuto un vitello arrosto, non particolarmente riuscito (a dir di ricettari intenti) se poi si è sentito il bisogno di immergerlo (lo fanno tutte le volte) in una francesizzante bagna, così scipita da rendere impossibile ogni originante identificazione della carne, oltre che della salsa: salsa si fa per dire. Lei, però (anche convinta) mi dice, “ci sono utenti che affermano di non aver mai mangiato meglio!” Durante la mia presenza fra tossicodipendenti ne ho sentite di cotte e di crude sulle terapie somministrate. Siccome ero lì per difenderli, in non pochi casi l’avrei potuto. Per farlo, però, avrei dovuto far testimoniare le date persone. Non l’ho mai fatto (tantomeno chiesto) per un fondamentale motivo: oltre che tossicodipendenti da droga, erano (e sono) dipendenti da chi dovrebbe opporsi alla loro dipendenza meglio di quanto fa. Per quel condizionante legame, quindi, non li possiamo affermare di vero pensiero (in casi come quelli) se non ignorando la loro realtà. Sia pure per ben diverso grado di dipendenza, analoga impossibilità di verità esiste (la povertà fra le massime cause) in ogni caso di obbligante dipendenza da poteri, che possono esimersi (di fatto come solo per timore nella parte più debole)  dal continuare un rapporto se contestati. Mi meraviglia, pertanto, che lei possa pensare obiettive delle opinioni che sono veramente provate solo rare volte. Certo, nel dubbio fra opposte opinioni si assolve sempre l’oggetto in giudizio. Questo, però, non mi dispensa dal dovere di porre il dito su delle possibili piaghe: l’ho imparato da s.Tommaso. Sull’opportunità del Servizio e e sui Promotori sociali non ho proprio nulla da dire: ringraziamenti a parte.

Quanto sa di sale…

Cortese Signora: da dire stecchito (nel senso di reso secco) il pollo che mi hanno portato oggi. Prima di salvare il salvabile non ho potuto non recitare una prece ai defunti; per non dire delle patate depresse, forse a causa della cottura in un olio a non adeguata temperatura; per non dire della pasta gratinata: da non parere cotta oggi. Dice che sbaglio? Sarà! Guaio è, purtroppo, che non posso permettermi di non mangiare la prova le mie affermazioni: folcloristiche sino a che si vuole, ma solo per farla sorridere; che poi ci sia anche di che pensare e agire, a lei ogni decisione.

Quanto sa di sale…

Nella giornata di domenica 9 cm. la consegnataria si scusa per avermi portato del purè: è stato un disguido, mi dice. Che sarà mai, gli dico! Indovini cosa mi hanno portato di contorno, oggi? Mi hanno portato del purè. Ora, è lecito o non lecito chiedersi se quelli che preparano il confezionamento dei pasti ci sono o ci fanno, oppure devo tacere e buttare quello che mi fa male perché potrei essere diventato allergico al latte? Se già alla sera posso permettermi non più di un minestrone, cosa devo fare al mezzogiorno: mangiare meno o non dire la mia e/o per non “uscire dal seminato” come ebbe a dirmi l’assistente sociale, dimenticando che io non sono personale pubblico che non può uscire da prefissati protocolli? Se per caso non si è ancora capito, io sono un Beta dalla lengua scèta! Lei mi dirà ma è successo solo un’altra volta! Vero, ma chi mi garantisce che tacendo succederà di meno? E per quale motivo e/o noncuranza, e/o insufficienza dovrei tenermi i mal di testa che mi procura un dato cibo e che per scontati motivi devo pur mangiare? Non sono poche e certamente più gravi di un male di testa le situazioni dolenti che ci colpiscono, ma io non chiedo cure costose, e/o impegnative! Chiedo solo di piantarla di dovermi occupare di questioni risolvibili solo con un una riga di attenzione! Non chiedo niente di miracoloso! Chiedo solo quello che normalmente dovrebbero fare degli stipendiati, anche solo comunemente capaci. Non mi si venga a dire, infine, che è difficile gestire il personale, che se i soldati perdono la guerra la responsabilità è sempre dei generali.

Gennaio 2008

Quanto sa di sale…

Da subito dopo le festività natalizie, il servizio che avevo generalmente trovato superiore alle mie aspettative, è andato via via scadendo. Non è bello pensar male diceva l’Andreotti, pure ci si azzecca. Mi riferisco a più di un motivo, e non sia mai, ad un irritante sospetto. Sui motivi ne abbiamo telefonicamente parlato un qualche tempo fa. mi vedo costretto a ripeterli, non tanto perché siano i filetti alla Voronoff le pietanze che devono reggere la mia personalità e giustificare il vostro compito, ma perché la testimonianza fotografica che le allego è chiara squalificazione di quanto idealmente dichiarato sul sito a proposito del tenore e dei fini dell’assistenza. Lei ebbe a dirmi che la gelatinosa qualità della carne le era nota. E passi per la gelatina che per eliminarla (almeno esteriormente) basta solo un po’ d’acqua calda, ma visto l’allegato

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mi saprebbe suggerire a che grado devo portare l’acqua calda per eliminare la nervatura presente nella carne lessa di quasi sempre? Giusto per non far nomea di rompi balle, è chiaro che posso anche buttare la parte scadente della consegna, ma da dove capire, allora, la differenza fra servizio formale e sostanziale, o per essere meno filosofi, tra mangiare e saltare? Giustamente, m’ha suggerito di ordinare qualcosa d’altro. L’ho fatto nel nuovo foglio ma lo stesso (due desinari a parte) sempre lesso m’è arrivato! Avendo problemi di diabete non ho ordinato carote e neanche frutta ed invece la frutta mi arriva sempre e le carote quasi sempre. Avendo problemi di meteorismo ho escluso i cavolini di Bruxelles e invece mi arrivano anche quelli. Per lo stesso motivo non posso mangiare insalata. Avevo convenuto con lei che se vi capitava un’ordinazione di carne di mera qualità, un’altro primo poteva ben sostituire un lesso in descrizione. A fronte di quel genere di carne, oggi, mi sono arrivate due arance! Che non posso mangiare! Nell’augurarmi che tutto questo non abbia a ripetersi, la saluto con poca felicità. Non per mia causa, chiaramente, e se non per causa sua, le chiedo di farmi sapere per causa di chi, perché è giusto che ognuno si assuma le sue responsabilità, come è giusto che per saperle, sia necessario informare chi non sa.

Quanto sa di sale

Cortese Signore: suppongo che abbia letto le mie note. Dubito però, che abbia visto le foto allegate. Di quelle, tutto si può dire fuorché immagini di carne “magra, tenera, succulenta che non è mai stopposa alla masticazione”. Ora, io non sono particolarmente schifiltoso. Ho mangiato in ambiti di lusso ed in osterie. In collegi ed in orfanotrofi, a militare, e a casa, cresciuto più che altro a spaghetti al pomodoro e/o a panà (versione padovana della pearà) con mortadella come secondo: non sempre la mortadella. Dati i precedenti, per necessità o meno adattato a molto, c’è ne vuole perché giunga a lamentarmi di quanto mi è stato servito! Non ricordo quando ho iniziato a fruire del servizio pasti. Ricordo però, di un pomodoro eccellente, e di un ragù più che notevole. Ultimamente, invece, il pomodoro è generalmente meno che mediocre, ed il ragù fatto con carne cotta, è indigeribile! La pasta, poi, è generalmente stracotta. Oggi, invece, il pomodoro è buonissimo e la cottura della pasta, passabile. Mi si dirà, che la pasta mi giunge stracotta perché continua a cuocere anche una volta messa nei contenitori. Vero, ma allora, perché non è sempre così visto che nei contenitori c’è la mettono sempre? Può essere caso? Può essere! Può essere diversa la mano che prepara? Può essere, come può essere diversa la capacità professionale, come può essere diverso l’interesse verso il lavoro. Per anni, tutti i mercoledì sera ho preparato la pasta per gli abbandonati assistiti dall’Associazione Amici di Bernardo. I volontari ebbero a dirmi che fra i presenti, non pochi venivano solo il mercoledì. Cuocevo la pasta per non più di tre minuti. Nel pomodoro, un po’ di aglio, rosmarino, olio (ovviamente ma non vaga traccia) e piacere di farlo in quantità. Mi rifiuto di pensare che sia proprio quest’ultima salsa quella che manca alla cottura dei cibi! Mi dice, Dottore, che la carne non è mai stopposa alla masticazione. E’ vero. Una carne stracotta, infatti, non lo può essere. Succulenta, Lei dice. I casi sono due: o mangiamo diversa carne, o Lei non ha mai mangiato la carne che mi portano, o meglio, e se dura, che hanno smesso di portarmi. Se non dovesse durare, avrà le debite foto. E’ vero: la dietologa mi aveva parlato di problemi sulla gelatina, ma, mica mi ero lamentato di quel particolare! E’ vero, avevo ordinato cavoletti. L’ordine, però, non è che l’utente lo fa tutte le settimane e a me c’è voluto del tempo per capire che l’indurimento al ventre che provavo dopo mangiato era proprio dovuto ai cavoletti, (i cavoli no, stranamente) come all’insalata, appunto perché ambedue molto fibrosi. Appena capito l’ho detto ai consegnatari. Il più delle volte inutilmente. E’ vero, con la frutta ho reputato di inutile spreco la consegna del pane, e dei dessert. A differenza del contorno in oggetto, questa richiesta è stata generalmente ascoltata. Con gaudio di altri utenti o quanto meno dell’Istituto, spero. Da quanto sopra esposto tragga le sue conclusioni, Dottor V. Non mi aspetto di saperle. Non è necessario. Per me, il discorso finisce qui, ma se mai dovrò avere la necessità di riaprirlo, Lei sarà il primo a saperlo. Con i miei più cordiali saluti.

Quanto sa di sale…

Cortese signora: ieri, venerdì, ho chiesto alla consegnataria chi mi aveva portato il pasto che ha motivato la precedente mail. M’ha detto una persona poco pratica del giro e quindi delle particolarità nel servizio. In analogo fatto la stessa consegnataria ebbe a dirmi di non sapere chi, al suo posto, mi aveva portato il pasto. Siccome, in quel caso, nulla ha fatto e/o detto per informarsi, fra altre ipotesi ne arguisco di non averne alcun interesse, oppure, che era interessata a coprire l’autore del disservizio. Sono correnti mafiosità che succedono in ogni ambito lavorativo. Va beh! Rimane il fatto, però, che su la consegnataria in questione non la penso più come prima. Punto.Oggi, sabato, ricevo un primo dall’indecifrabile ragu. Va bèh! Vediamo di non fare gli schifiltosi! Con quello, un lesso con salsa verde. Anche se molto pallido, il verde, c’è. La salsa, assolutamente no, a meno che non sia una personalissima variazione, in verità neanche approssimativa, della classica ricetta. Il lesso, tagliato con l’affettatrice a spessore di neanche tre tacche, non sarà stato più di una cinquantina di grammi. Per quanto riguarda la quantità totale della salsa, poi, non appena vista mi sono detto questa gliela devo proprio far vedere.

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Mi dispiace d’averlo pensato mentre lo stavo finendo. Diversamente, le avrei fatto vedere anche lo spessore della carne: una sottiletta. Dalla foto, però, si dovrebbe intuire almeno la qualità: scadente. Durante il nostro primo colloquio ebbe a dirmi che i pasti serviti agli anziani li controllava facendosi mandare in ufficio un campione. Sarò anche paranoico, cara signora, ma faccio molta fatica a credere che le venga portata anche solo della mediocrità. Un controllo effettivamente efficace non può che avvenire a casa del pensionato. In genere, l’orario di consegna è sempre quello. Indovino numerosi i suoi impegni, quindi, capisco bene che lei non possa farlo, ma a Verona, tutto manca fuorché i Vigili. Con i miei più cordiali saluti.

 

Quanto sa di sale

capoversoQuasi tutti gli anziani hanno due grossi problemi: diabete, e arteriosclerosi. Nei loro menu, pertanto, dovrebbe essere escluso (o quanto meno, fortemente ridotto tutto quello che tenderebbe a peggiorarli, quindi, niente zucchero nel pomodoro, ad esempio. Per togliere il gusto asprigno al pomodoro basta cuocerlo assieme a della cipolla e a chiodi di garofano. Per contenere l’arteriosclerosi, invece, basta non salare le pietanze,(in particolare la pasta) o quanto meno salarle al minimo. Visto che non vi sono saline fra le ditte che servono il Comune, la riduzione del sale non dovrebbe creare particolari problemi. Per il diabete, bisognerebbe non mangiare pasta, riso e/o risotti, e fra i contorni, in particolare non le carote. La pasta bianca andrebbe sostituita con l’integrale, ma capisco che verrebbe rifiutata dalla generalità degli anziani perché non hanno la debita conoscenza e neanche l’abitudine. Va bèh! Di qualcosa bisogna pur morire! Casalinghe e cuochi usano la carne cotta in avanzo, vuoi per svuotare i frigi, vuoi per far ripieni. Nel menu del giorno 14 invece (c.m, c.a,) ne hanno fatto del ragù. Non è la prima volta. Nel ripieno da carne precotta, l’avanzo da frighi è in qualche modo giustificato perché diventa ricetta. Così non è invece per la carne avanzata. La si può tritare e/o trattare con leggera base aromatica quanto si vuole, (accorgimento, questo, non attuato) ma chiaro avanzo è, (difficilmente digeribile, tra l’altro) e chiaro avanzo resta sia per gli occhi che per il gusto. Orrendo poi, l’accostamento di immagine fra contenitore di plastica, pasta, e ragu preparato in quel modo. Suscita disegno di ciottola dove, per il cane, si mescola quanto avanzato dai piatti. Ipersensibilità d’artista o da vecchio oltre steccato? Non so. I pensionati tacciono perché hanno paura, e ne i vecchi oltre steccato c’è il sospetto che siano come i veronesi: tuti mati, ergo inattendibili? Oltre alla carne in preda a crisi di nervi che mi è stata generalmente servita sino a che ho taciuto (non poco e non per breve) mi viene servita anche della carne con tracce di budello attorno? Viene da pensare che sia stata, prima pressata, poi arrotolata, e poi insaccata. Anche il taglio della porzione è particolarmente netto. Pare fatto con l’affettatrice. Provi a farlo con del lesso cotto a casa. La fetta non le risulterà netta (a meno che il lesso non sia lessato 🙂 e lo scarto notevole da tanto si sgretola. Gielo dico, non tanto perché abbia mangiato sempre di meglio, ma per favorire la proporzione tra spesa, gualità, e guadagni, fra quanto il Comune paga e quanto l’appaltante serve. Comunque sia, sospetto di budello a parte, il lesso del 13 Giugno che le ho descritto era prevalentemente magro e di gusto accettabile. Cosa non sanno fare i cinesi! Con i miei saluti, Vitaliano.

Quanto sa di sale

Cortese Signora: giusto per continuar a farla sorridere, eccomi qua!

capoversoDiversamente da quella di ieri (un quadratino di non più di 6 cm. e mezzo di frittata con non poca parte di patate) di maggior misura e più gustosa quella di altre volte, ma che glielo dico a fare a lei e/o ai referenti in caso? Per sentirmi dire dalla consegnataria di ieri (persona cortese e simpatica ma questo è un andar fuori tema) che il pollo che ha motivato la mia protesta era stato cotto in mattinata. Possibile che non si sia resa conto che la sua affermazione non può essere attendibile, vuoi perché dipendente dal lavoro, vuoi perché dipendente dal notorio e difensivo cameratismo fra operai? Per sentirmi nel cuore la sua amarezza perché nulla può fare di meglio e/o di più efficace, in quanto non è in grado di sapere (come di provare) se chi protesta ha fondate ragioni o se è solo un paranoico rompiballe? A proposito di paranoia, per sentirmi dire: in attesa di capire la fondatezza delle sue contestazioni, le sospendiamo il servizio?! Eppure, la situazione è più che facilmente risolvibile! Basta una convenzione fra l’Istituto Anziani ed un Elemento terzo con compito di verifica quale può essere una Associazione di Volontariato, (ad esempio) la quale, chiamata dall’Assistito, si reca a domicilio e verifica (facendo rapporto a quanti in interesse) sia le ragioni della protesta che l’effettiva sussistenza, e/o della stessa, il grado. Cosa potrà mai costare?! Un fisso mensile per la raccolta delle proteste telefoniche, e un rimborso spese per le verifiche a domicilio. Nulla consiglio sulle somme al proposito perché tutto potrei fare fuorché amministrazione! A proposito dell’attendibilità nelle opinioni di chi dipende (da prendersi ovviamente con le molle) nulla siamo in grado di sapere se l’opinione dei contenti è effettivamente tale, o se è prevalentemente detta per lo scopo di conservare il servizio e/o di aggraziarsi presso il consegnatario/a. Incaricherei l’Associazione in proposta, allora, di accettare anche le contestazioni anonime. O meglio, anonime per l’Istituto anziani ma conosciute all’Associazione. Attuata la proposta, vuole scommettere sulla miglioria del servizio?

ps. Proprio adesso mi è arrivato il pranzo: un brodo con tre, dico tre pezzetti di patata. Se tre d’amore, ne ho più di qualche dubbio. Il consegnatario di oggi m’ha chiesto di non prendermela con lui per le porzioni perché non c’entra niente! Mi pare ovvio! Quella di ieri non è venuta. Altro turno, o peso di una vergogna da affrontare dandosi il cambio? Non so. Pur credendoci poco niente, confido sulla prima ipotesi. Dimenticavo: per quanto mi riguarda considero privato solo quanto attuo al gabinetto.

Questione Consegnatario

capoversoNon conosco il nome del Consegnatario di oggi (24.06.20202) ma devo proprio segnalarle una questione che accade da anni: una violenta diarrea dopo ogni pasto. Naturalmente l’ho principalmente pensata a causa di una mia situazione fisica. Perdurando la faccenda non ho più ordinato la pasta: la diarrea postpranziale è cessata. A causa del diabete e/o delle medicine che assumo sono diventato addirittura stitico. Nonostante la cessazione dell’ordine, la pasta me la porta solo il Consegnatario in questione; è anche oggi si è ripetuta la diarrea. In vero, la pasta me la porta anche un’altra Consegnataria ma non mi succede nulla. E, dunque? Dunque “a pensar male si sbaglia però ci si azzecca?

E’ noto da tempo sia alla magistratura che alla psichiatria, che le identità omosessuali sono la nolente cartina di tornasole che rivela i dissidi psicologici e sessuali delle identità sessualmente non compiute. Per quanto mi riguarda sono fatti loro ma devo lasciarli tali anche se coinvolgono me? In psicologia la mia “scienza” è puramente esperenziale. Cosciente di questo sulle mie verità stendo sempre un pio velo, ma per quanto ancora devo andare al cesso da impropriamente motivato? Si può far qualcosa oltre che buttare la pasta portata dal Consegnatario in questione? E se per lo scopo di far purgare a me la realtà che mi “risulta” di quel Consegnatario, inquinasse di purgante un secondo anziché il primo buttato, cosa dovrei fare a suo assistenziale consiglio? Far a meno di mangiare anche il secondo (o al caso il contorno) o rinunciare del tutto al servizio? Attendo lumi!

In attesa di incontrarla, può iniziare lo stesso la pratica di ausilio economico? Più che del nostro incontro, infatti, mi urge l’aiuto. Della priorità non me ne voglia. Cordialità, Vitaliano.

Im_pasti domiciliari

manzo22marzo

Le allego la foto del manzo che ho ricevuto oggi: è inaffrontabile! A maggior ragione se di usuale cottura: scarsa. So bene che una contenuta cottura rende maggiormente possibile il porzionamento perché semplifica il taglio (a giusta cottura infatti, il manzo rischia di sbriciolarsi, rendendo così, sia più complicato far le porzioni, che maggiorare i tempi di lavoro. Tutto si può capire ed io lo capisco. Intanto, però, il pensionato mangia un lesso che ha la consistenza delle suole di poliuterano. Giusto per completare la cronaca. Non ho potuto compensare quella parte di una consegna (giusta nella forma ma occasionale nella sostanza) perché i negozi alimentari sono chiusi. Lo era anche il Pam di via Mutilati che non chiude mai. Morale della favola, per tutta la giornata avrei dovuto mangiare solo due contorni e il prosciutto. Alla pasta al pomodoro ho rinunciato, non tanto perché generalmente condito con una salsa di nome più che di adeguato fatto, ma anche perché, giusto per migliorarne la mediocrità ci aggiungono del basilico disidratato in una quantità tale da renderla persino dolciastra.  Se adesso rinuncio anche al manzo che mi resta? In prevalenza, mortadella e prosciutto: ai diabetici (la maggioranza lo è) generalmente sconsigliati. C’é poi un affettato di un qualcosa tanto salato (ottima la salatura per le vene anzia) che più di così non so paragonare! Certo! C’é il formaggio, lo sgombro, due generi di pesci, il brasato (ve lo raccomando!) le polpettine e uno spezzatino che per via di qualità non hanno nulla a che fare con quelle che ricevevo prima, e dell’altro che non ricordo vuoi perché la memoria non mi aiuta, vuoi perché dimenticando si vive meglio. Mi è difficile dimenticare, però, l’esperienza di vita. Per tale esperienza, tutte le mense sono soggette a variabili da contenere ai minimi termini. In genere, sono: il costo del cibo alla fonte e il costo operaio per prepararlo e in questo caso distribuirlo. Ambedue i costi devono sottostare alla spesa preventivata. Va da sé, che se i costi operai sono maggiori dei costi del servizio operaio, a subire gli amministrativi adeguamenti al risparmio sono gli Utenti. Nell’augurarmi di non averle detto nulla di nuovo su l’ultima ipotesi, la saluto. Vitaliano