Io sono la tua poesia

Non tentate, non sapete, non potete:
io sono quello che sono.

Sono la Parola. Sono la Forza.
Sono il silenzio e la sua emozione.
Non mi trovate nei perché e nei percome.
Sono l’irraggiungibile stazione
delle vostre tesi su di me.

Io sono l’Amore.

Non sono il Divisore.
Sono chi eleva la croce.
Sono la vostra voce.

Non sono lo scranno della vostra brama di potere.
Non mi tocca la fama: nessun sapere.

Sono la Chiesa che dura.
Non mi serve muratore: nessuna struttura.

Io sono il Verbo.

Sono la vostra mano. Il vostro piede.
Sono il principio di ogni luce.
Sono dove il dissidio tace.

Io sono la pazienza, la clemenza, la pietà, l’umiltà, la semplicità.

Sono la vostra profondità.

Io sono il Principio della fede.
Sono dove il bene intercede.
Sono l’Universo che tutto contiene.
La Promessa che mantiene.

Io sono acqua per la vostra sete.
Il vostro mare quand’è in quiete.

Non sono Figlio. Non sono Madre. Io sono il Padre.
Sono il senso di moglie. Non sono le sue doglie.
Sono il senso di marito.

Io sono l’Infinito.

Sono Sovranità, Libertà, Carità.
Sono l’Immagine della vita:
mio primo ed ultimo profeta.

Io sono il Basso e sono l’Alto.
Sono Larghezza e Lunghezza.
Sono Geometra e Geometria.

Io sono
la tua poesia.

Il soggetto di questo scritto è il Principio della vita: la vita dal principio.

Calliope è distante

Calliope non mi dice più niente e non so come definire questi scritti. Poesie? Prose in rima? Rivelazioni di verità? Ho pensato di dirle in Calliope. Vero o no, lascio alla Dea il diritto di confermarlo. Volgendomi verso quanto sono stato vedo la poetica come acne nell’anima della mia giovinezza. Ora mi parla la poetica che rivela la vita quando è croce. Orientamento, questo, per bisogni dì verità senza edulcoranti. Dove non la trovo, le voci altre non nego ma guardo e passo. Ho buttato le cianfrusaglie. A parte due o forse tre sono a rischio anche le rimaste.

Caro Futuro

Caro Futuro: per te sono uno sconosciuto, e tu per me sei un tempo che intravedo a distanza, eppure, non posso fare a meno di fartelo capire. Sono anni che tento di sedurti. Non mi sono stancato e non mi hai stancato. Sarà perché ho iniziato ad intendere che c’eri anche tu nella mia vita quando eravamo belli tutti e due. Adesso, è vero, anche tu, come me, hai le borse sotto gli occhi, tossisci la mattina, e di notte dormi con fatica, ma appena mi sveglio non posso non pensarti e, miracolo dell’amore (giustizia, non cecità) desiderarti come ti desideravo, quando, pur non avendo nessuno dei due ne tosse e ne borse, ti addormentavi sempre prima di me. Io, stavo lì. Non assente ma incosciente. Pensavo all’Infinito e a te, allora Presente.

Mirka

Mirka xè la cagna de casa mia
Ghe voio ben ma la xè imbambìa.
L’altro giorno,
sul far del mexogiorno
ghe portavo da magnare.
La me xe vegnù incontro
Co’ la so’ voia de sogare
ma a furia de girarme in torno
la mà fato andar par tera
mi, el magnare, el bevare
e anche el contorno.
Me so’ alsà!
Ghe volevo dare
ma cossa vòto
la jera lì che gnanca la se moveva!
Go’ da na gratada fra le rece.
Un legero scapelòto!

Finita la stagione estiva al Cavallino di Venezia trascorrevo l’inverno a Maia Alta di Merano. Come cameriere, lavoravo in casa del rappresentante italiano della NSU. Più che una casa era un castellotto d’epoca. Ex proprietaria (o una ex proprietaria) fu la sorella della Petacci, se ricordo bene. Il proprietario aveva una cagna di tipo pastore. Simpaticissima perché del genere lupo felix nonostante la brodosa polenta che dovevo preparagli. Ero già a letto verso le 11 di un qualsiasi giorno ma proprio non riuscivo a dormire. Avevo caldo. Mi giravo e rigiravo. Ad un certo punto fui preso da una forte ansia. Il fiato mi stava mancando. Per respirare meglio dovetti alzarmi. Dove andare oltre quel trextre che era la camera?! Chi chiamare se non c’era nessuno? La famiglia del guardiano che abitava sotto? E cosa dirgli che già c’era ripulsa di me, non tanto come persona ma come italiano? Non so che fare, e l’ansia non cessa. Da dove mi salta fuori non so, ma sento che devo scrivere! Strano caso e da me non messo, sul comodino c’è foglio e penna. Scrivo, così, la mia prima poesia.

Lontani orli

Infranti
Amorosi
Sentimenti
Leciti
Mancamenti
Memorie
Maglioni
Stagioni
Postini
Stipi
Cassetti
Segreti
Treni
Stazioni
Momenti
Toccamenti
Calori
Documenti
Abbracci
Passioni
Diluvi
Sospetti
Meraviglie
Paccottiglie
Ciprie
Ciniglie
Lutti
Presenti
Passanti
Futuribili
Istanti
Cime
Venti
Silenzi
Infranti
Sentimenti
Lontani orli