Non so quanto in buonafede

Non so quanto in buonafede, o quanto per proprie storie, ma in alcuni casi sono stato collocato nei gironi dei fanatici in religione. Nulla è più distante da me! Ho patito troppi fanatismi sulla mia pelle di “diverso” per stare in alcun modo o misura vicino a quella gravissima infezione culturale e spirituale che è la fanatizzazione ideologica. Si potrà convenire o non convenire sui pensieri religiosi. Si potrà convenire o non convenire sull’esistenza di un Idea che chiamiamo “Dio”. Comunque si metta la questione è fra i bisogni del vivere! Di quei bisogni, condivido i soli principi universali della Vita, e accetto i particolari, perché locali vie di un sapere che nasce dalla necessità di un più elevato sentire sé stessi. A livello religione, o bisogni religiosi o quant’altro di ideologico o di contro ideologico, sia come Perdamasco che come Vitaliano, tutto mi sta bene, purché quel tutto non diventi potere di vita su vita. In quel caso, non ci sto, ma, senza fanatismo, neanche lì.

Novembre 2006

asterisco

Atti impuri

Dove vi è vitalità integra ma non nutrita, il pastore divorerà le pecore, dice la pastora anglicana Anne Richardson.

In estratto da un dossier in cui la chiesa americana ha cercato di capire in sé stessa (estratto che ricavo dall’articolo “Atti impuri – Quegli abusi nel mondo della chiesa – di Marco Politi su la Repubblica) leggo:

“Non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma l’opportunità che favorisce rapporti con lo stesso sesso.”

Si, riconosco quell’opportunità: si manifesta in tutti gli ambiti, dove la sessualità maschile è costretta a vivere fra simili. Si, non è omosessuale, perché in genere cessa con l’uscita da quella “galerazione” della sessualità  prevalentemente etero, se etero.
E’ certamente vero che il piacere sessuale con il maschio si può sedimentare anche in questo genere di sessualità, (quella etero) ma, rimane a livello di gusto e/o piacere che, pur toccando l’emozione genitale, non per questo forma, appunto, la personalità omosessuale. Si, è chiaro che non è il celibato in sé, che favorisce la pulsione all’abuso, ma il forzoso mantenimento di un voto che non prevedendo valvola di sfogo, finisce col far scoppiare la volontà di chi vorrebbe viverlo secondo il principio che ha scelto; scelto, quando ancora era facile perché il dato sacerdote non l’ha ancora sentito in pieno, vuoi perché neutralizzato dal contenitore “seminario”, (o trutture simili) o da una ancora non provata missione di vita. Quanto sia pesante da reggere, invece, il dato sacerdote se ne rende conto in pieno quando si trova avviato in un mondo che lo può caricare di stimoli sensuali e sessuali, anche oltre sopportazione. Vengo ora, ai fatti che leggo su L’Arena di oggi, sabato 24 gennaio 2009. L’articolo prende due facciate. Estrapolo quello che mi lascia perplesso.

“Quegli episodi agghiaccianti, (compiuti per decenni) narrati da persone ormai di mezza età  e resi noti a distanza di anni con tanto di nomi, circostanze e fatti, sono una montatura, una menzogna, dice il Vescovo Zenti.”

Sentiremo cosa dice la Magistratura, dico io. Secondo il Vescovo Zenti, la bomba è scoppiata perché il Presidente dell’Associazione Sordi pretendeva di mantenere l’utilizzo di beni immobili appartenenti alla congregazione. Per l’uso di quei beni immobili, la Santa Congregazione aveva chiesto un affitto di 3000 euro al mese. Mi sa che lo Spirito Santo si deve essere indignato parecchio perché sono scesi a 200! Il responsabile dell’Associazione Sordi dice di avere 410 soci. Duecento euro diviso 410 soci, + o – sono 50 centesimi al mese per ogni socio. Possibile che abbiamo ricattato il Vescovo minacciandolo con la denuncia contro i preti seviziatori per 50 centesimi pro capite! Quel che a me pare ridicolo, evidentemente no, per il Vescovo Zenti.

Monsignor Fasani, dice: sostenere che 25 preti su 26 praticassero la sodomia o altro è inverosimile. Neanche una casa di tolleranza avrebbe potuto reggere questo ritmo, ed è impossibile che non trapelasse niente! Gli abusi sarebbero avvenuti tra la fine degli anni 50 ed il 1984, nell’Istituto di via Provolo, in quello del Chievo, e anche alla Tenuta Cervi a S. Zeno di Montagna durante l’estate. Dalla fine degli anni 50 sino all’84 sono 34 anni. 34 diviso 25 = 1,36. Il che vuol dire che ogni prete ha avuto a disposizione i ragazzi per un anno e passa a testa. Anche ammesso un solo atto al mese, i ragazzi (almeno i più… meritevoli dal punto di vista del dato prete) hanno subito, almeno una quindicina di rapporti l’anno.

Dove sarebbe l’inverosimile?! A me pare un ritmo di un tal riposo, da portare al fallimento ogni casa di tolleranza degna di quel nome! Pare che uno dei ragazzini (il più meritevole, immagino) sia stato portato anche in visita al Vescovo Carraro in corsa per la beatificazione, ed in Vescovado, abusato dal Carraro. Per il carattere che aveva il Carraro, leggo, al massimo avrebbe potuto accarezzare la testa del bambino. Può essere come non essere. Non ho conosciuto quel Vescovo (l’ho solamente sentito cantare una messa di Natale in modo straziante) e neanche c’ero all’incontro. Mi domando, tuttavia, perché mai due preti si siano presi il disturbo di andare dal Vescovo Carraro con un bel bambino? Se escludiamo un desiderio sessuale del Vescovo, quale altro motivo? A mio pensare, per soddisfargli una curiosità, non esente dalla quale, la valenza di un desiderio mai vissuto se non per mezzo della tenerezza in una carezza. Come mai il Carraro ha saputo di quel bel bambino? Non ci può essere che una spiegazione: l’ha saputo perché ha saputo i fatti! E i fatti, almeno apparentemente, sono cessati nel 1984. Anno di visita di quel bambino al Vescovo? Non so, potrebbe essere. Ora, ammesso ma non provato quanto ipotizzo, dal 84 in poi si sono succeduti altri tre vescovi, Zenti compreso, e nessuno ha mai saputo nulla. Possibile? Si, è possibile solo se il Carraro ha taciuto! Mi si dirà, ammesso che l’abbia saputo per confessione di quei preti, o per confessione confermata la faccenda, mica poteva rompere il segreto! Il segreto no, ma far capire a nuora perché intenda suocera, si! Quando è capitato a me, l’hanno fatto, ed hanno ottenuto di interrompere il mio rapporto anche amoroso con il prete amante. Interrotto il rapporto con me, ma non interrotto il rapporto con il Collegio, però, e neanche con l’Ordine Don Guanella! Il prete, sempre al suo posto è restato; è stato solamente avvertito che le mie seduttive grazie gli erano pericolose!

Hanno chiesto a Zenti: chi sono i deboli in questo momento? Ha risposto: i preti, perché spostarli significa ammettere in qualche modo la loro colpevolezza. Sarà! “Bisogna analizzare e circostanziare gli episodi”, dice il Vescovo. Già! Evidentemente non l’hanno fatto. Bisogna proprio ammetterlo! Sprovveduti, quei ragazzi! Avessero fatto come la Monica che ha messo le prove in frigo! E’ proprio vero: le donne ne sanno una più del diavolo, ma è anche vero però che lo frequentano anche i preti. Per dovere missionario, ovviamente, tuttavia, quando va la gatta al lardo, come minimo si sporca lo zampino, e rischia di sporcare il minore.

Gennaio 2009

asterisco

Pio XII

“Pio XII complice dei nazisti o salvatore di migliaia di ebrei?”

Per come la vedo, Pacelli ha tentato di salvare i Capri e nel contempo i Cavoli. Non essendoci eroicamente riuscito, ha perso sia la stima dei Capri che quella dei Cavoli.

Il resto é storia.

Lettera aperta a Cristo

Caro Amico: fratello non oso anche se per Natura siamo della stessa pasta. Recenti ricerche stanno dicendo che, storicamente, sei come un profilo di un Social dove tutti possono dire di essere di tutto. Come non bastasse, la Barca che hai dato a Pietro pare un vecchio diesel da tanto spande fumi! Il tutto, perché gli altri fanno miracoli, e Tu, fatti quelli, nisba! Sono sicuro che hai deciso di non farne più perché non dipendessero da Te ma dal Padre. Non hai tenuto in conto, però, che la nostra povertà di fede ci rende nudi come quel tale trovato lungo la strada da un certo Samaritano. In quella situazione, anche un solo Tuo miracoloso straccetto potrebbe coprire i nostri fede_li inverni! D’altra parte, forse neanche Tu potevi immaginare che i Figli del Padre come Ci hai nominato potessero diventare un popolo di straccioni! Quello che non hai capito Tu, l’ha ben capito il tuo vicariato! Così, non potendo contare più sui Tuoi straccetti, ha aperto il Mercato dei miracoli ad altre botteghe: sante, per carità, ma, botteghe!

Datata Novembre 2006

Possibilmente non dallo Stato!

Ora, il mio conto alla Posta! A ramingo le Banche!

Qualcuno mi sa dire perché gli addetti postali hanno mantenuto il modo di servire gli utenti come prima (sia pure e necessariamente dosando gli ingressi) mentre i bancari hanno potuto rinserrarsi dietro un numero verde con risponditore, che, nel mio caso, ti chiede il numero della carta  che non potevo dare perché sotto provvisorio sequestro a causa del tempo che per vari impicci non avevo rispettato? Come recuperarla? Semprechè ci riesca, fissando un appuntamento che non posso avere, immagino! L’inquilino che abita sotto di me (dopo mail e telefonate ) l’ha avuto dopo 15 giorni. La sequestrata è ancora nella banca rionale o è stata trasferita nella centrale? Lo saprò dopo appuntamento, immagino! La potrò riavere dopo altri quindici giorni o brevi mano subito? Già ho poco fiato per i giri necessari alla mia domesticità, dove mai lo troverò il fiato per i giri obbligatoriamente extra? In attesa di capirlo ho la carta sotto sequestro da più di un mese! Mi chiedo e chiedo: ci rendiamo o non ci rendiamo conto che il tanto gaudioso servizio di Bankin (non avrebbe risolto il problema) altro non è che la kafkiana metamorfosi (da clienti serviti personalmente da impiegati) a clienti, personalmente a servizio delle banche pur pagando un conto che solo l’addebito mensile rende poca cosa? Se non è così, mi si corregga per favore! Naturalmente questo permette alle banche di aver meno impiegati, meno affitti, meno spese e meno manutenzioni delle agenzie periferiche e/o rionali. L’indubbio guadagno si riversa (in ovvia parte) anche sui Clienti resi a servizio delle banche? Non mi risulta! Se non è così, mi si corregga.

Oggi, per aprire il conto postale (pratica durata dalle 11 e mezza all’una e mezza) avevo l’appuntamento con il direttore dell’agenzia. Nel giardino antistante aspettavano una quindicina di persone. Necessitando del solo direttore, in alcun modo avrei occupato i due sportelli in servizio, quindi, ad alcuno avrei leso le priorità. Legittimato da questo, è chiaro che sono entrato senza guardare nessuno! Non faccio in tempo a posare il piede sulla soglia, che un tarchiato anzianotto, con toni da lupara, mi intima: dove và lei?! Irritato dall’imperativo gli ribatto: non vedo perché devo dire a lei i miei affari! Dai presenti si sono immediatamente sollevati degli ululati da bastiglia. A più voci e a più toni: maleducato, gran maleducato e altro inintelligibile: non me ne sono curato! E una questione di rispetto mi dice uno più arrabbiato degli altri! A mio vedere, ben meritato il maleducato e l’irrispettoso se fossi stato il furbastro che (con faccia da innocente caduto dal fico) prova a superare le persone in attesa. Per via dell’appuntamento non era il mio caso, quindi, fuori luogo sia le proteste che le offese. Ho tentato di far capire le mie ragioni ma non c’ò stato verso! Succede, quando le persone si innamorano della propria verità. Quanti amori infelici in meno se dubitassimo sempre delle nostre verità! Ma questo è un altro discorso! Vista l’impossibilità di far ragionare gli ululanti, con un collettivo andate a fanculo ho tagliato il nodo della questio.

A calma raggiunta mi chiedo perché il mio legittimo comportamento ha suscitato le reazioni che racconto, e perché non si sono acquietate dopo averlo spiegato a tutti? Secondo me, perché oltre all’innamoramento che ho detto, siamo diventati preda della sfiducia verso tutti e tutto. La sfiducia è l’anima della paranoia, ed è paranoico il derubato dalla fede verso la vita in ogni suo stato. Come si guarisce da quella malattia? Si guarisce tanto quanto c’è la restituiscono! Non di certo con un call center, e non di certo facendoci aspettare una quindici di giorni senza fiducia.

Il lupo che stava a monte

disse all’agnello che stava a valle: perché inquini la mia acqua?

Ti ricordo l’inizio di questa favoletta, Gigio, solo per dirti che il tuo dai, Vitaliano! a un mio commento lo devi indirizzare ad un certo Fedro, non a me, che presso di te ho riportato solo due immagini: la ferocia, rappresentata dal Pedofilo – Lupo, e l’innocenza del Bambino detta dall’Agnello.

Vedo che sei un Educatore. Nell’ambito, conoscerai qualche psicologo. Ebbene, fagli leggere i miei scritti, quelli di … , le vostre risposte di tutti da … Forse con tua sorpresa, potrebbe anche dirti, che quando difendiamo le nostre idee, sovrapponendo la passione sulla ragione, riveliamo che la difesa delle proprie idee è mescolata alla difesa di noi stessi; qualunque e comunque sia, l’identità che diciamo: noi! In particolare modo, questo vale per identità che sentono di possedere emozioni di pedofilia negativa! Vale, addirittura di più, anche per quelli che solamente lo temono, a causa di una indistinta coscienza sulla propria sessualità! A tanto può portare il non conoscerci. Chiedi anche questo a quello psicologo. Vedrai che non avrò sbagliato più di tanto. Prima che il tuo “cavallo intemperante” ti prenda le redini, voglio precisare che sto parlando di casi, non di te, o di … o di altri intervenuti presso di me, o presso … La Pedofilia che chiamo positiva per distinguerla dalla negativa che è la perversione di quell’amore, è presente in tutti! Non ci sarebbe paternità, e ne maternità, e né bene e né giustizia sociale verso i bambini, se non ci fosse. Prima della presa di coscienza di quell’amore, quando erano in eccesso, li buttavamo nei cessi! E’ storia, Gigio, non un mio “fantasioso avvitamento”. Se non credi a me, (e lo direi, più che logico!) chiedi a quello psicologo, se è o non è vero!

Ho l’impressione che il totale rifiuto dei miei discorsi e di quelli del Bortocal, più che dallo sviluppo degli argomenti sia stato provocato da questa inaspettata rivelazione: cioè, che l’atomo può far vivere, o può far morire! Dipende dall’uso! Così, per tutte le forme dell’amore! Forma, che nel caso della Pedofilia positiva, non è di certo il “dialogo amoroso che non vedo proprio”. Non mi ricordo più chi l’ha detto, e neanche con le parole precise. Spero solo, non in malafede! Pedofilia positiva, è amare la vita del bambino! Non il bambino in quanto fonte di tensione sessuale! Quella sì, che è perversione! Possibile che non capisci la differenza fra amare e recare dolore! Ho visto da … che continui a batter chiodo sul pedofilo perverso. Non sarò certo io a farti cambiare idea! Ognuno a suo modo, il Bortocal ed io abbiamo solamente posto delle distinzioni culturali, non, non , non, legali o morali, o qualsiasi voglia legittimazione sul genere dei fuori di testa in Belgio. E, se pensi che queste distinzioni le hanno poste due vittime di pedofilia, a mio avviso vuol dire, che il discernere senza paure su noi stessi, prima o poi, porta all’equilibrio. Ed, ora, se lo credi, cambiamo discorso. Parliamo di Donne? Vedi dove porta la chiarezza nella sessualità? A fare in modo che un sereno Omosessuale, si scopra Eterocultuale a livello psicologico, così, che possa serenamente parlare anche di Donne. Li conosce, questi scherzi della vita, lo psicologo che ti ho chiesto di far intervenire? Ho già cominciato io, nel momento stesso che ho scritto Donna con la maiuscola. L’ho fatto, non solo perché amo la Donna, (per i motivi soppradetti) ma anche perché non tutte le donne sono puttane, come usualmente si dice fra uomini delusi! E, a me, la Donna non ha mai deluso. Al più, neanche la puttana mi ha mai deluso, perché non è ipocrita! Al più, sirena per gli Ulisse, e/o i marinai del caso. Sarò, tuttavia, più che lieto di cederti il passo, visto, che per ovvia pratica, biblica e sponsale, le conosci meglio di me!

Novembre 2006

La scrittura del Saba

La scrittura del Saba non mi piace, ma non è questo il punto. Chi ama un’età più giovane non può non giungere alle mie stesse conclusioni: la vita dell’amato ha diritti che l’amante non può negare se non sacrificando a sé, l’amato! Se diventano Adulti, tutti i vecchi Finocchi lo sanno!

Non ricordo da dove ho colto l’opinione. Forse da una critica e/o da un articolo sulla vita del Saba.

Cosa costa indignarsi?

Cosa costa indignarsi? Nulla! Anzi, si scrivono post molto lunghi! Cosa costa sentirsi belli, bravi e buoni? Nulla! Anzi, si mandano avanti i Mercati! Cosa costa sentirsi normali? Nulla! Anzi, ci sentiamo protetti! Ma se volete percorrere la strada della conoscenza, della vostra conoscenza, dovete uscire dal Gregge! Ci vuole coraggio. Solo coraggio. Molto coraggio, qualche volta. Non sia la disperazione il vostro pastore per quella strada! L’ho conosciuto. E’ una brutta compagnia!

  Novembre 2006

Il prezzo di Sodoma – I pomeriggi di s. Barnaba a Brescia

Cortese signore: non me ne voglia, ma, nella prima parte della relazione “il prezzo di Sodoma” pubblicata su “la Repubblica”, non sono riuscito a capire il soggetto dell’argomentazione. Al di la del fatto storico (?) era la giustizia divina, o la giustizia divina secondo l’uomo? Se era la giustizia divina secondo l’uomo, mi dichiaro soddisfatto, ma, insoddisfatto, se era la giustizia divina in quanto tale. Mi dico insoddisfatto perché l’ho sentita venata da una psicologia, divina perché elevata, ma non divina perché di Dio. In una idea di Dio, separata dall’idea dell’io, non posso non rendermi conto che so cosa dico, ma, necessariamente, non so di cosa parlo. Al che, come non riconoscere arbitraria ogni mia supposizione su Dio? Dal riconoscimento, non posso non ricavarne che due comportamenti:

a) taccio, anche perché confortato dal fatto che a Dio “si addice il silenzio”;

b) taccio anche perché continuo a sovrapporre su Dio la mia idea di Dio.

Saprà certamente meglio di me, che è possibile sovrapporre la nostra idea di Dio su Dio, abbassando la Sua immagine al nostro livello, o alzando la nostra al Suo. Così facendo, però, o otteniamo una sorta di deificazione dell’io umano, o otteniamo una sorta di umanizzazione dell’Io divino. Ciò che vale per l’idea di Dio, non può non valere per la Sua giustizia.

Per capirla, o umanizziamo il senso della Sua, o deifichiamo il senso della nostra. Nell’umanizzare il senso della Sua, o nel deificare il senso della nostra, si fonde l’Immagine della vita con ciò che gli é di Somiglianza. Non le pare?

Il bisogno di dare a Dio quello che è Suo mi ha suscitato una serie di domande. Dopo averlo fatto, però, non mi ha dato neanche una risposta! Può farlo lei?

*) Quanto può essere giusto un giudizio divino se il giudicato non può assolutamente capirlo a causa della suprema differenza che esiste fra il Suo sapere ed il nostro?

*) Quanto può dirsi equa, la giustizia divina, se la sua qualità rischia di essere invalidata dalla nostra limitatezza?

*) Quando e/o come capiremo la sua giustizia, dal momento che non sapremo mai quello che Lui sa?

*) Non capendo mai quello che Lui sa, ne dobbiamo arguire che la giustizia divina ha l’intrinseco peccato di essere nolentemente arbitraria?

*) La nostra giustizia non è certo infallibile ma è corretta perché pone il giudicato nella condizione di dibattere la sua causa e di capire il verdetto anche quando non l’accetta

*) Non capendo la divina non ci resta che accettarla per fede, ma (ulteriore “Prezzo di Sodoma”?) a spese della nostra comprensione.

*) Quanta divinità vi è, in una giustizia che sottomette la nostra ragione alla fede?

*) La giustizia divina è assoluta perché è assoluto il giudice. In quanto assoluto, non può concepire che sé stesso. Come tale, non può comprendere ed emettere che leggi assolute. L’Assoluto che non può concepire che sé stesso, come distingue “i giusti” da quelli che non lo sono? Perché “i giusti” corrispondono alla Sua legge?

*) Lo fanno in modo assoluto? Se non lo fanno in modo assoluto, agli occhi di Dio non sono giusti neanche “i giusti”, quindi, Dio può comminare la sua giustizia anche non secondo sé stesso?

Se l’ipotesi è inverosimile, è anche inverosimile che ad accogliere l’istanza di Abramo sia stato Dio.

 

 

Amare è anche lasciar andare

C’è del vero in quello che dici, ma non sempre il nostro vero è aiuto sufficiente. Ci sono casi, (indubbiamente estremi) che sono oltre ogni possibilità di aiuto che non sia il mantenimento vegetativo. Aiutarli a vivere? Mi pare ovvio, ma, è altrettanto ovvio, quando un vivere avviene per mezzo di un corpo tranciato da ogni emozione, e quindi, ridotto ad un mero respirare, mangiare e defecare? Ecco! In quei casi, ad ogni “Welbi” il suo passo, perché, a mio avviso, amare, è anche lasciare, ad ognuno la sua via, la sua verità, la sua vita.

Dicembre 2006

fiori2

Magistero ignorante

Chi le ha scritto, signor Direttore, dice di non capire la Pedofilia se non come Omosessualità. Io non non capisco, invece, come un sacerdote (maschio Alfa che si suppone etero) possa ridursi a disattivato Beta sia pure per eletti motivi. Oppure, lo capisco per quelli che hanno il bisogno di aureolare una sessuale insignificanza, quando non una identità che si sa e/o si teme non omologata secondo norma: vuoi sociale, vuoi religiosa. Diversamente dal sacerdote, però, prima di parlare, almeno penso. Concordo con il sacerdote di Trento in un solo punto: il bambino è istintivamente portato a corrispondere con chi gli da sentimento e cura. E’ una istintività, motivata da un multiforme bisogno di sopravvivenza. Nella soddisfazione di quell’esigenza, il bambino non bada (non è ancora in grado, ovviamente) se la cura è originata da legittimi gradi parentali, oppure a equivoche intenzioni, perché, “parente”, gli è la cura di per sé.

Che ne sa il bambino delle emozioni sessuali che uscita, sé nolente, presso un adulto! Ciò che non sa il bambino, però, non può non sapere l’adulto: formalmente adulto almeno, perché se trova sessuale oggetto in un infante, infantile non può non essere la sua sessualità. Un bambino non può ricambiare le attenzioni sessuali e di vita che riceve da un adulto, se non come gesto/i che il pedofilo gli ha forzatamente insegnato! Dell’adulto in discorso, quindi, non può non essere che uno strumento di egoistico piacere, per quanto venato da sentimentali alibi: coscienti o no che siano. E’ certamente vero: ogni sessualità soffre di discutibili comportamenti, ma sia per l’etero che per l’omosessuale, avvengono fra adulti reciprocamente consenzienti; ed è il reciproco consenso, la fondamentale differenza fra omosessualità e pedofilia, oltre che fra rapporto voluto e stupro. Lascio la sottolineatura per il sacerdote che capisce la pedofilia ma non l’omosessualità, ma anche per i non dediti all’utile informazione. La lascio, inoltre, per quanti, sacerdoti o no, sono tentati di “cedere”, non alla seduzione provocata dal bambino, come indegnamente sostengono, ma solamente alle loro pulsioni. che, tanto quanto represse, sono indubbiamente laceranti. A mio pensare, tutto è via per capire la vita, e, quindi, anche la pedofilia, ma capire è un discorso, e sostenere su cosa è meno grave fra i due casi è un altro. A maggior ragione se lo fa chi è, per la parte emozionale della sua sessualità, necessariamente ignorante, avendo “scelto” di non vivere e/o di non tener conto della parte naturale della sua umanità. Sono conti, però, che generalmente fanno senza l’universale Oste che è la vita; cronaca e magistratura ci dimostrano, infatti, che sono tutti da rifare, cominciando già dai seminari.

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Cortese Assistenza WordPress

Cortese Assistenza: speravo di aver finito la questione dell’inutilità del sito che ho pagato subito senza poter verificare se la “modifica” era in tutte le pagine. Certo! Anche con quello pagato posso modificare le pagine, tuttavia mi ritrovo come chi per andare a Torino deve passare per Roma. Ciò è (oltre che stressante) una onerosa perdita di tempo. Ovviamente nulla contesto all’Assistenza perché del tema non è autrice. Contesto a WORDPRESS, invece, che non consenta o non mi abbia offerto alcuna alternativa: ad esempio, permettermi di verificare se altri temi in pagamento avevano lo stesso handicap senza prima dover pagare le ulteriori ricerche! Giunto all’esasperazione sono tornato al tema che avevo lasciato: Indipendent Publisher 2 Per la sua duttilità è il migliore e pure gratuito! Mi ritrovo, così, proprietario di quanto non posso usare se non accettando l’idea di aver buttato non pochi soldi! Ho provato anche l’altro Publisher gratuito ma non è al livello del 2.

Con l’occasione chiedo se è possibile avere il tema Indipendente Publisher 2 con la testata grigia che non traspaia da immagini bianche. In quelle colorate il grigio non traspare chiaramente ma le rovina tutte lo stesso.

Dove non è possibile la richiesta della proposta in cambio della non poca spesa sostenuta, vi chiedo di dirmi l’eventuale costo. Nel caso si possa, vi chiedo di non dirmi come lo potrei fare io perché, a motivo delle mie scarse conoscenze, parlereste a un sordo!

Parecchio tempo fa avevo ricevuto le indicazioni per annullare il sito “Alla vostra cortese attenzione” ma Libero.it mi ha cancellato anche la posta quando ho cancellato le lettere di provenienza Social. Vi chiedo di rimandarmele.

Puntando con il cursore sul logo in testata, l’immagine si sdoppia in un modo graficamente orrendo! Andando sul mio sito lo può verificare anche l’Assistenza.  La collocazione del logo è semplice anche per un web interdetto come me. Sospetto, quindi, che dipenda da Gravitar. Eliminare l’opzione Gravitar (a me non strettamente necessaria) potrebbe eliminare il problema ma da nessuna parte ho capito come si fa. Forse sarà nelle indicazioni in inglese: per me “arabo” nel senso di lingua incomprensibile. Me ne dolgo ma è così. Con i miei saluti, Vitaliano_”per Damasco”.

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Sul preservativo diciamola tutta!

Facciamo l’amore con i più vari soggetti ma non con il preservativo. Che sia, perché una volta indossato dice la sua su ciò che dimostra l’anima che lo regge, o su ciò che dimostra il momento, anche etico, che dovrebbe proteggere? Il rifiuto di indossarlo, allora, riguarda la struttura portatrice quando è valutata un problema di dimensioni e/o forma infelicitamente presentabili, o riguarda anche il rifiuto di prendere atto dei dissidi culturali (e/o morali) che il preservativo evoca sulle nostre intenzioni? In queste ed in altre ipotesi, quindi, lo rifiutiamo perché toglie piacere, o perché al piacere aggiunge il giusto sapere?

 Luglio 2006

Diventiamo possessivi

Diventiamo possessivi quando siamo insicuri del bene dell’altro, o non sicuri di essere il bene dell’altro. Diventiamo gelosi, quando non siamo sicuri della verità dell’altro, o non sicuri di essere il vero dell’altro.

In questi casi, dovremmo sempre chiederci: cosa amiamo di più? Le emozioni dell’amore, o quelle del dolore? E se si sovrappongono (come generalmente succede) quale sovrano adoriamo?

L’amante altro, o l’amante che siamo? Esiste spada che separi questo nodo?

Originale e Copia

Nel pomeriggio di ieri hai più che leggermente confuso il mito del “Grande Padre” col mito del “padre grande”. La differenza fra i due, sta nel fatto che il primo è il principio di ogni idea di padre, mentre il secondo è il principio di ogni idea di padre, a somiglianza del primo. Converrai con me, che non sono la stessa cosa.

Luglio 2006

Polizia: questioni.

In primo, le scelte citate nell’articolo sono deficienti a più livelli. Credo meno deficienti queste riflessioni. Le posto come mi vengono alla mente, ben sapendo che nessun pensiero può rispondere a tutti i pensieri. Per i simbolismi collegati, la divisa è un’armatura. Come per tutte le cose, possiede dei pro e dei contro. E’ pro perché fortifica l’identità di chi l’indossa. E’ contro, perché permette la formazione di un esaltante  superomismo nei bisognosi di compensazioni. Normalizzare la divisa normalizzando i suoi simbolici segni, quindi, è riportare la cultura e la psicologia dell’operatore di Polizia alla valenza di cittadino, di fatto come gli altri non perché lo dice la Legge che serve, e della quale si serve quando la usa come ulteriore protezione. Fra i cittadini comuni vi sono soggetti che hanno di che perdere, e soggetti che sentono di non aver nulla da perdere. I primi sono prevedibili e quindi gestibili, mentre i secondi, aprioristicamente non prevedibili e quindi non gestibili. Quanto è non prevedibile e quindi aprioristicamente non gestibile, spaventa già a priori  l’animo dell’operatore di Polizia. La paura da imprevedibilità e da ingestibilità nei casi da panico è una condizione psicologica presente in tutti, quindi, è sia conosciuta che universalmente agita quando non dominata. La maggiorata forza psicologica dei socialmente nullatenenti (forza conseguente all’annullamento dei segni protettivi della divisa a causa dell’aprioristico panico mosso da quelli che non hanno più nulla da perdere)  mette l’operatore di Polizia nella condizione di doversi sentire più forte già a priori. Non potendo sapere già a priori quanto debba essere maggiorata la sua forza, adotta la maggiore che può e/o sa, e/o vuole: giusto per non doversi sentire inadeguato e/o comunque non adatto al ruolo. L’operatore che non sa dominare (e quindi gestire con equilibrio) la sua aprioristica paura, è pressoché destinato a compiere delle azioni difensive in eccesso: non capita solo in America. Si può tentare di risolvere (o quanto meno di ridurre) questo avvelenante groviglio di situazioni  con due contemporanei intenti: A) accertare la stabilità culturale dell’operatore di Polizia mettendo a nudo la sua mente. Ciò, per lo scopo di valutarne l’umana idoneità, sia al momento dell’assunzione che durante il proseguo del compito. B) mettendo la parte sociale che si vive come chi non ha nulla da perdere perché variamente povera, nelle condizioni di aver di che perdere dando stima, lavoro, studi, giustizia, e quanto necessario. Vorrà la Politica, fortificare i nullatenenti al punto che sia quella l’armatura che difende l’operatore di Polizia? Non gli è mai mancato il tempo per volerlo ma sperare non costa nulla.

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Luccicanti per oro o per ottone?

“Non era quello il senso della mia citazione… Ama e fa quello che vuoi… Era, nello specifico, riferito ai progetti della Regina…”

Non mi era sfuggita questa tua interpretazione, ma anche una Regina, non può sfuggire alle regole, che per quanto “feudali”, non di meno esistono da sempre. Sopra ogni Regina, infatti, regna un’Imperatrice: la vita. Certamente possiamo lasciare le regole imperiali della vita, ed aprire un nostro regno! Chi sono io per obiettare! Tuttavia, anche nell’impero che apriamo per noi, o siamo dentro quella vita, o fuori. Cosa mi fa dire se siamo dentro o fuori anche nella nostra “casa”? Me lo fa dire la presenza del dolore: unica ed incontrovertibile verità che possediamo, perché possiamo anche ingannare la mente, ma non potremo mai ingannare il corpo! Ebbene, in Z. ho avvertito la presenza del dolore: bestia, tanto più pericolosa, perché mimetizzata fra le righe. Ho detto, allora: attenta, mia Regina! Tutto qui! Nella ricerca del Bene, del Vero, e del Giusto, siamo tutti accomunati. Non lo siamo nelle vie per giungervi, ma mi pare più che giusto, dal momento che ognuno deve trovare sé stesso. Quando dico che un’amante vuole quello che l’altro/a vuole, intendo dire che è la volontà d’unione che detta quella scelta, non, volontà di reciproca imposizione, o similia. Non ritrovo il mio senso dell’amore nei “colori della primavera”. Ritrovo, piuttosto, il senso delle passioni che, nel mio bene e nel mio dolore, ho vissuto. In quelle riconosco di essere stato servo, morboso, e quanto d’altro di accidenti, ma l’oro, (l’amore), è un’altra cosa dall’ottone: la passione. E’ vero che hanno lo stesso colore, ma, l’ottone, per quanto lo lucidi, si ossida; ed è la continua lucidatura per farlo diventare oro, che ci rende servi, morbosi, e quanto di similia. Detto questo, ognuno fa quello che crede! Per quanto ci è possibile però, facciamolo a ragion veduta!

Giugno 2006

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La Donna spaventa l’Uomo?

La Donna che si fa prevalentemente determinante “spaventa” l’Uomo. Perché lo spaventa? A mio avviso, perché trovandosi di fronte un eguale psiche non può non sentire forma di Uomo in forma di Donna. L’uomo che sente di fronte a sé una figura di analogo principio si trova di fronte a ciò che gli somiglia vuoi come cultura vuoi come spirituale virilitas. Giunto al punto si può dire, allora, che la paura dell’Uomo è provocata da forme di disorientamento che non sa porre (e/o non può, e/o non vuole) in equilibrata vivenza. Mi si dirà: ma, la Donna è sempre stata così! Concordo, tuttavia, la capacità di determinazione della donna era contenuta (filtrata, repressa, condizionata) da forti muri socio – culturali. Ora che questi muri hanno fatto la fine di quelli di Gerico, chi o cosa conterrà l’espansione di vita del carattere culturale femminile? Non di certo degli altri e stramaledetti muri, ma, certamente, delle rinnovate ragioni! Quali, le rinnovate ragioni? Quella, ad esempio, di riconoscerla e di accettarla come culturalmente simile. Accettandola come culturalmente simile, cosa diventerà l’odierna Eterocultura maschile? Direi che, per trancultura,  diventerà Omoculturale. Ossignur! Si dirà l’Uomo ulteriormente spaventato: ciò significa che diventerò Omoculturale anche sessualmente? Ad ognuno la cottura del suo piatto! Questo scritto è solo una padella.

Giugno 2006. Corretta e meglio mirata nel Novembre 2019

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La passione sportiva è di apolide psiche

Secondo me, nel momento stesso che entra nello stadio, lo sportivo da gradini (come anche da poltrone) si spoglia completamente della precedente identità per assumere quella di una passione apolide in cerca di stato; e lo stato (o condizione) la riceve sostenendo e contribuendo ai variegati moti (verbali e/o quanto di altro) che condivide e stimola mentre i suoi duellano per confermargliela. Il giocatore che per qualsiasi motivo si sente offeso dovrebbe tenere a mente (e dar per scontato) che sui gradini di ogni colosseo non ci sono più persone: ci sono soggetti dall’essere con bisogni da riconoscimenti tribali, più inconsapevolmente animali che consapevolmente umani.

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La forza della ragione contro la ragione della forza

Ci sono culture (soggettive e/o socialmente convenute) che in prevalenza non sentono la forza della ragione, bensì la ragione della forza. Solo se contenute da una forza quelle culture accettano, apprendono e vivono la forza della ragione. Ragionano così anche i bambini. Per questo, non da oggi le dico appartenenti al periodo storico dell’infanzia culturale dei crescenti: persone o popoli che siano. Secondo il mio pensiero, il poliziotto nel caso in questione ha applicato la pedagogia che un padre applica con l’intento di riportare entro lecite guide una ragione fuor di verità. L’imposizione di una forza che ha uno scopo magistrale è umiliante? Se il fine è umiliare, certamente si! Se il fine è far capire, invece, è una lezione di vita che certamente fa male a più livelli. Direi, infine, che il punto dolente dell’azione del poliziotto sta nella domanda: gli era lecito impartirla?  Come persona no. Come rappresentante di uno Stato che deve insegnare la ragione anche ai figli discoli propri oltre a quelli nolentemente adottati, sì. Naturalmente, l’opinione non vale quando i figli dello Stato si oppongono al Maestro secondo la forza della ragione: singola o collettiva che sia. 

IL CASO IN QUESTIONE

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Perché muore anzitempo una certa giovinezza?

A domanda mi rispondo

Accelera la macchina “vita”, l’impulso della forza (spirito) che diciamo bene a livello naturale, vero a livello culturale e giusto a livello spirituale. L’arresta, l’impulso della forza che diciamo dolore a livello naturale, errore a livello culturale, e male a livello spirituale. L’equa guida é permessa dal compatibile uso dell’accelerazione come dell’arresto. L’uso dei due momenti di guida è compatibile, in ragione delle infinite valutazioni che intercorrono fra la vita del guidatore e quella della sua strada.

Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’accelerazione. Persegue l’accelerazione, chi privilegia il piacere sul sapere. Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’arresto. Persegue la frenata, chi privilegia il sapere sul piacere. Quando, in ragione delle valutazioni su strada, e meta, vi è idoneo uso dei due momenti di guida, la macchina procede secondo via della vita. Chi persegue la frenata sull’accelerata ha vita depressa. Chi persegue l’accelerata sulla frenata ha vita esaltata. Non brucia il motore, o non fa morire la macchina, chi gestisce le due emozioni con equilibrio.

Usano additivi, quali alcool, droghe, psicofarmaci, (e/o similia ) sia i guidatori esaltati che quelli depressi. Il primi, per assuefazione al piacere, ed i secondi, per dissidio nei confronti della frustrazione. I primi bruciano il motore, ed i secondi, l’ingolfano. A mio avviso, non vi è dedito all’accelerazione (come alla frenata) che non dubiti sulle sue capacità di guida. Non vi è guidatore, quindi, che non si tema, e/o non tema. Quale, la risposta a quel panico in tanta giovinezza? In genere, un ulteriore ricorso ad additivi: alcool, droghe, psicofarmaci, e/o similia. Intelligenza vorrebbe, almeno un ripasso del Codice della Vita.

Perchè non lo fa, la giovinezza che avrà anche pochi anni ma non per questo è generalmente stupida? A mio avviso, perché il corrente Codice della Vita (quello che dovrebbe insegnare la guida personale, sociale e spirituale) è fermo a quando c’erano altri generi di macchine, altri generi di strade, altri generi di mete. In attesa di un rinnovo di quel Codice, la giovinezza che non sa guidarsi secondo il bene, non può che continuar a guidarsi secondo il suo vero: che se da un lato è ciò che gli può dare precoce piacere, dall’altro è ciò che gli può dare un precoce morire. 

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Lutto o paura della vita?

Subire un lutto è come ritrovarsi sradicati. Nessun lutto, però, ti sradica completamente. Si stratta, di tornar ad alimentarci, allora, per le radici che ci sono rimaste, ma per far questo, le dobbiamo rivedere, e per rivederle, dobbiamo asciugarci gli occhi. Deciderlo è difficile. Sembra un tradimento, ma, se chi ci ha lasciato ci ha amato, perché mai dovrebbe volere la nostra sofferenza? A che gli servirebbe? E se serve a noi, il problema, allora, non è un dolore da lutto, ma un dolore da vuoto. Non un dolore provocato da una morte, allora, ma un dolore provocato da stati della nostra vita che non sappiamo dove o come vivificare

Settembre 2007

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Hai capito l’antifona, caro Caruso?

Anni 40. Manolete uccide il toro che lo uccide. Il proprietario del toro, evidentemente annebbiato dal dolore per la morte del torero, prende un fucile e uccide la fattrice. Che colpa ne aveva sta’ povera vacca?! E poi, dal momento che per le nascite di qualsiasi genere occorrono due contributi, perché non ha ucciso anche il toro? E se, meticaso, il toro fosse già stato ucciso in arena, perché non si è ucciso l’allevatore, dal momento, che avendo allevato la vacca che ha allevato quel toro, lo si potrebbe considerare concausa della morte di Manolete, non di meno dello stesso toro? Morale della favola: si fucila l’ultima causa, solo quando abbiamo la mente annebbiata. Capita l’antifona, caro Caruso?

Agosto 2007

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A Grillo: lettera aperta.

Alla Cortese attenzione  web@beppegrillo.it
Caro Grillo: ti pregherei di considerare l’idea che ti mando. A mio avviso può rendere il movimento molto più duttile.

Immagino il Movimento come il concetto di camicia e i grillini come indossatori. Ora, nessun grillino è contrario alla camicia ma non tutti gli indossatori hanno lo stesso petto! Da questo, il rifiuto di indossare le misure non adatte. Inevitabili le lacerazioni della camicia se obbligati; ed è quello che sta succedendo! Come venirne fuori? Secondo me, confezionando la camicia 5Stelle in tre taglie: la contestualmente conservatrice, la contestualmente mediatrice, la contestualmente oppositrice. Ogni attuale iscritto si iscriverà alla “camicia” che gli è adatta. Farà così, ovviamente, anche ogni futuro simpatizzante. Così facendo, maggiorerai, non solo la democrazia interna ma (pensando e sperando) potresti diventare esempio di ulteriore condotta anche per quella esterna. Ti lascio con un abbraccio. Vitaliano nel reale e lettereperdamasco.com nell’ideale.

Dimenticavo: ogni dissenziente (come ogni altro futuro aderente) potrà passare (su preavviso) da una corrente a un’altra. Così permettendo, quelli che decidono di ricoverarsi nel Gruppo misto, altro non faranno che perdere completamente la faccia!

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Figli si o figli no?

Godo della paternità culturale che attuo ma non godo di quella naturale. Figli sì o figli no, allora, non è domanda che coinvolge il mio presente; coinvolge, però, il senso che conosco della vita. Per quel senso, quindi, dico sì, nonostante un tutto che tutto par fare fuorché saperla colorar di rosa.   Un esistenza affaticata può essere di sereno giudizio verso il futuro? Per quanto mi riguarda, riconosco di poterlo con difficoltà ma altro senso non vedo al nostro ed al futuro vivere. Altro fato, neanche. Fato e senso da ergastolati già dalla nascita, mi direte. Vero, se li pensiamo come compito forzato. Non è vero, se oltre al nostro orticello pensiamo a quello della vita. Altro senso non vedo, che giustifichi la fatica di vivere. Altro fato, neanche.

Agosto 2007

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Vorrei porre distinzione, Bama, fra affettività e sessualità.

Vorrei porre distinzione, Bama, fra affettività (anche sessuale) e rapporto sessuale. Dell’affettività, si può dire che è l’alveo che incanala quella comunione di intenti che può anche sfociare in un più intenso sentimento. Il rapporto sessuale, invece, può anche essere inteso come il reciproco scambio fisico di date emozioni erotiche. E’ uno scambio, che generalmente non acquieta il cuore, ma la mente, sì. A dirtela tutta, una bella botta è sempre preferibile al più efficace dei Tavor! In questo senso, parificherei il sesso in carcere a calmierante medicina. Se fossi il dottore di un Carcere, te lo garantisco, non si sa quanti ricettari consumerei. Diverso il discorso, dell’affettività. Diverso, perché la negazione dell’affettività (da sé procurata e/o procurata dalle contingenze) dovrebbe far capire al carcerato quale importanza abbia, e, per tale importanza, il tentar di ricostruire i valori eventualmente distrutti, o quanto meno, acciaccati! Questo percorso di rinascita, però, implica più fattori. Implica uno scavarsi dentro. Implica la necessità di avere chi ti aiuta a scavarti dentro. Implica che ci sia chi è ancora disponibile a scavarsi dentro con te. La carcerazione non ferma l’elaborazione mentale dei primi fattori che ti cito. Certamente complica quella con l’ultimo fattore. Complica, ma non ferma, vuoi, nel caso che dall’altra parte ci sia una vita che ti aspetta, vuoi nel caso che dall’altra parte ci sia la vita che ti aspetta.

 Luglio 2007

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Caro Doberman

Se (come dici) la coabitazione forzata data dalla carcerazione riesce a tirar fuori il meglio degli inquilini, perché non salta fuori in più libera coabitazione? Perché è sociale? Perché estranei a quel sociale? Perché culturalmente estranei al sociale? Perché lo siamo normativamente? Perché lo siamo sessualmente? Perché, consapevolmente o meno, si autocarcera chi ha un multiforme bisogno di ambiti esistenziali esclusivamente maschili? Perché?

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Considerazioni sulla giovinezza

La nostra vita è gestita da due potenze: il Sapere ed il Sentire. La corrispondenza fra le due potenze, (bagnate nell’esperienza che si confronta con altre), forma, quello che chiamiamo bagaglio culturale. Tutto molto bello e molto chiaro, detto così! Come mai, allora, per moltissimi anni della mia vita, è stato il Sentire, che ha prevalentemente gestito il mio Sapere? Mi sono risposto, questo: perché la forza della mia vitalità naturale, era maggiore, di quella della mia vita culturale. Ho potuto mettere in paritaria gestione i due poteri, quando ha cominciato a calare, la mia vitalità naturale. A quel calo, (non necessariamente fisico), ha contribuito il costante lavorio del mio pensiero su di me.

Un Sentire, che tracima dagli alvei posti dal Sapere, è una forza che trova i suoi termini solo in sé stessa. La stessa cosa si può dire della passione. Si può affermare, pertanto, che il sentire, prevalentemente, la vitalità di sé, denuncia il passionale innamorato di sé che in genere avviene nella giovinezza.

Nella giovinezza tutto gravita attorno a quel sole che diciamo Io. La forza della vitalità di quel sole può esser tale da far squagliare le ragioni del Sapere. In quel caso, le ragioni del Sentire, diventano ragione del Sapere. Della Giovinezza, allora, si può dire, che è l’età, nella quale, prevalentemente sa, ciò che sente vero, più di ciò che è vero. Il pensiero della giovinezza, quindi, è prevalentemente soggettivo. Si comincia a ragionare con pensiero oggettivo, mano a mano, il pensiero soggettivo, com_prende, (tanto quanto verifica), il mondo circostante che ha cominciato ad abitare. Il segno del trasloco dal mondo soggettivo a quello oggettivo si chiama maturità. Non a tutti riesce.

Luglio 2007

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s.Pietro: Barca e Banca?

Onde pagare i danni procurati alle vittime dei sacerdoti pedofili, la chiesa americana vende le sue proprietà. Trovo quel sistema per trovar capitali sia perlomeno, molto opinabile! Americana o no che sia, ci sono proprietà che la chiesa riceve per scopi di varia beneficenza, ed indubbiamente, proprietà che ha comperato. Ma, con quali soldi, le ha comperate? Almeno come fatto originante, sempre con quelli donati dai fedeli, immagino, dal momento che è (o almeno si dice) costituzionalmente povera. Stante il fatto, se l’origine dei pagamenti deriva da un dono destinato a beneficio pubblico, quanto, la chiesa americana può destinarlo a faccende private? Se, in virtù di liberali intenzioni dei fedeli può dirottare i doni ricevuti anche per faccende private, quanto può dirsi solamente gestrice, o quanto proprietaria dei capitali che gestisce, visto che si può anche affermare che non avrebbe ricevuto il becco di un quattrino, se solo i donatori avessero saputo il destino di parte dei loro doni? E se può dirsi proprietaria dei capitali che gestisce anche per uso privato, si può, o non si può, trarre la conclusione che c’è del marcio in una Barca che si fa banca.

Luglio 2007

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