Universale e particolare

Il principio dell’uguaglianza di stato (di stato non della condizione dello stato)  che è fra Immagine e Somiglianza, è stato il filo guida che mi ha permesso di trovare il denominatore comune (l’universale) di ambo le vite. La stessa operazione culturale che ho fatto io, la fa chi, non potendosi portare a casa il Monte Bianco per studiarlo (ovviamente) cerca il comune principio fra l’universale (il Monte) ed il particolare: un suo sasso. Se lo trova nel calcare, è chiaro che studiando il calcare del sasso di quel monte studia il principio del Monte: sasso più grande. Il comun denominatore fra la vita del Principio e la nostra (il calcare del Monte come nel sasso)  l’ho trovato negli stati della vita (Natura, Cultura, Spirito) della Somiglianza. Da questi, sono risalito ad un Principio (il Monte) che se è Immagine della vita, non può non essere fatto che dagli stessi stati del sasso che ha originato a sua somiglianza.

Luglio 2006

 

Via, via!

Lungi da me ogni genere di mano morta

Lungi da me ogni genere di mano morta. Non mi considero così importante da rendere necessaria l’avvertenza che segue. M’ha costretto a farla più di qualche stranezza e più di qualche possibilità: al momento solo teorica. Non ho legittimato nessuno ad operare in mia vece: sia come autore che come pseudonimo. Non ho mai aderito e mai aderirò a nessun genere di chiese, gruppi, o sette comunque religiose o comunque si dicano. Per la Cattolica, pazienza! Non ho avuto voce in capitolo: almeno sino ad ora. Certo! Tutto é via della vita ma io aderisco solo alla mia. Lo preciso, non per proibire l’uso del pensiero, bensì per allontanare qualsiasi genere di mano morta dalla mia persona. L’avvertimento vale per ogni data e per ogni genere di millantato credito, sia a mio favore che a favore dell’opera, sia contro. In assenza di ogni genere di stampato in proprio o da altri, comunque autorizzati da me, si consideri originale e ultimata solo l’opera che ho collocato a questo indirizzo, in questo WordPress, e con l’odierno titolo di Lettere “per Damasco”. Dopo l’esperienza come Associazione (praticamente finita per più pochezze nel giro di un anno) non sono interessato a costituire alcunché! Non ho nominato eredi e nè concesso proprietà.

Di quelli dagli abiti a stracciamento

mi liberi la vita

Se un giornalista pensasse che il suo racconto di una cronaca (un omicidio tanto per citare un caso) diventasse induzione a delinquere, quale Media potrebbe salvarsi da un’accusa di concorso di colpa, dal momento che tutte le notizie sono potenzialmente formanti come al caso deformanti? Alla stregua, se parlo di pedofilia, dovrei subire un concorso di colpa solo perché attuo informazione? Non  i delinquenti mi fanno paura, bensì, chi distorce i pensieri a proprio uso e consumo.

Novembre 2006

Lo scopo di questo lavoro

Lo scopo di questo lavoro non è certamente quello di riempire dei miei vuoti esistenziali: non mi mancano gli amici, e quando ho bisogno di amanti so dove trovarli, anche se non sempre so come si allontanano: vedi la mia ultima sorpresa di mattutina.  Lo scopo, invece, è nel senso della vita, appunto, conoscere e discernere; lo scopo, invece, è nel mio senso della vita: ausiliare la conoscenza ed il discernimento. Naturalmente, per quanto so e posso, quindi, mai a sufficienza, purtroppo. Discernere per conoscere, non solo è il mezzo che gradualmente struttura la definitiva identità, ma è anche il mezzo che allontana il senso della solitudine: non senza compagnia, come generalmente si crede e/o si teme, ma senza attivata utilità, vuoi per il nostro mondo, vuoi per il circostante. Per quanto mi riguarda, una persona può essere qualsiasi pensiero, purché sappia, quanto effettivamente gli corrisponde quel pensiero. Purché sappia quanto quel pensiero corrisponde al pensiero della vita. Il mio fine ultimo, allora, non è la Persona: è la vita nella Persona.

Ottobre 2007

Una voce della vita?

A parte la robotizzazione da compiti sociali e di sopravvivenza, dopo la morte dell’Amato non mi era rimasto assolutamente altro. Non vorrei risultare patetico ma non posso tacere nessuna parte di me. L’ho promesso. I testi dei primi anni sono facilmente distinguibili per la lunghezza, e perché ad un certo punto si ha proprio bisogno di aria! Mi capitava all’epoca, e, sia pure meno, mi capita ancora da tanto sono circolari. Circolari nel senso che avevano principio ma non fine perché dovevo tornare al principio, con il risultato di appesantirli, e di renderli prolissi. Tutto sapevo, però, fuorché gestire la faccenda. Se è vero il proverbio che dice: chi non conosce la propria scrittura è un asino per natura, io lo sono stato per anni, e per anni mi è capitato di domandarmi se l’avevo scritto io un dato testo perché, rileggendolo a raffreddata emozione, non lo capivo più. Sia pure amato  in tono di molto minore mi capita anche adesso di dover riflettere su di quello che solo un paio di ore o di giorni fa mi era chiarissimo. In effetti, di chiarissimo, all’epoca, e per anni non so quanto conclusi, c’era il fatto di sapere che la mente non procedeva con lo stesso passo, e che nel suo cammino fra piano e piano della vita si perdeva: anche se solo di volta in volta, anche se non stabilmente. Reso libro, questo blog avrebbe sulle 1600 pagine. Forse, anche sulle 1800 perché vi sono testi (non pochi) con più pagine. La ristrutturazione in corso, quindi, necessiterà di non poco tempo, anche solamente considerando il punto quantitativo. Se con il quantitativo, considero anche il qualitativo, allora, ho sempre presente il timore di non fare in tempo. Nella composizione del sito e del post, quest’ansia ha mosso non pochi errori! Mio malgrado devo ammettere, anche fuori dalla composizione di quest’opera. Va beh! Quello che è stato è stato, e quello che sarà, sarà.

accademiavita

Nell’immagine dell’Accademia mi identifico con l’anziano sulla scalinata. Vuoi perché sta conoscendo, vuoi perché ha posto distanza fra sé e quello che sta conoscendo.

Il di_segno spirituale

nuovosegnoculturaleNella segno spirituale la corona è simbolo di sovranità. La colomba è simbolo dello Spirito.  Lo Spirito, è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Poiché forza che principia la vita, lo Spirito è principio sovrano. Perché sovrano principio della vita a cui da la sua forza, non può essere spodestato da nessun altro spirito. La sottomissione dello Spirito, quindi, indipendentemente da chi o cosa la procura, è errore contro la vita, contro il Principio, contro il suo principio, lo Spirito. Tanto quanto la sottomissione dello spirito è perseguita, (vuoi in se che in altra vita da sé) è tanto quanto è male se diventa errore coscientemente perseguito.

Storia e considerazioni sull’immagine

Ho trovato l’immagine originale (più di venticinque anni fa) in un mercatino di oggettistica: a Bolzano. Aveva uno sfondo a goccia: di plastica nera. Sordo a chi mi diceva che era un gabbiano (o un uccello simile) per decenni l’ho sempre intesa come l’interpretazione di una colomba da parte dell’autore; da quell’intendere, le conclusioni che ne ho tratto. Va beh! Vuol dire che è un O.S.M = Oggetto Spiritualmente Modificato; che è quello che da allora ho iniziato a diventare. Sopra la corona ho fatto aggiungere un brillantino. In quanto bianco, puro, e brillante, di quel diamantino si può dire che simbolizza la luce. La luce, simbolizza la verità. Elevando il pensiero, si può dire, allora, che sulla cima della corona che segna la sovranità, (dello Spirito, in questo caso) c’è il brillio della verità.

Il di_segno culturale

sculturale

L’Immagine del segno culturale è composta da tre simboli: un cerchio, tre orbite, una croce. Il cerchio è formato da infiniti punti. Poiché si principia da ogni suo punto, è simbolo di principio infinito. Poiché in un cerchio tutto sta e il cerchio tutto contiene, è simbolo di universalità. Le orbite rappresentano il trinitario stato della vita: Natura, Cultura, Spirito. Le orbite sono intersecate. L’intersecazione segna l’unitaria corrispondenza fra gli stati. La Croce simbolizza il peso della Natura sulla Cultura, e sulla forza della vita: lo Spirito.

Storia e considerazioni sull’immagine

Ammessa ma non necessariamente concessa l’inesistenza degli spiriti, e ammesso ma non necessariamente concesso che la medianità sia solamente il frutto di un’altra parte della mente, ci sarà da capire come il medium sia riuscito (nel giro di un paio di minuti, forse neanche) a comporre quest’immagine senza mai staccare la penna dal foglio e senza fermarsi un attimo. Se accettiamo invece che l’autore sia uno spirito, con quell’immagine si è manifestato durante un incontro. Dopo la composizione dell’immagine scrisse che era un segno universale. Raccomandò di non fotocopiarla. (?) Non aggiunse altro. Sull’immagine (in b/n) non osai chiedere spiegazioni ma sentivo di doverle dare. A quale altro pro, infatti, quel messaggio?

Mi firmo così

Mi firmo così perché ogni ideale non può separarsi dal suo reale e deve tornarvi nel caso l’abbia fatto. Separando e non vivendo parti di sé dalla vita totalizzata che siamo, si pongono dissidianti scelte fra le parti del nostro vivere. In ciò, alterando la conoscenza che dobbiamo sia alla nostra vita che alla vita nel Tutto. Motivata da sublimazioni comunque intese e agite, la scissione fra parti di sé idealmente preferite, e parti rifiutate perché non corrispondenti alle idee che vogliamo essere, se da un lato può agire una elevazione del pensiero, dall’altro può motivare esaltanti fanatismi e/o, formare esaltati fanatici. Per opposto caso, a quella svalutazione di sé, e/o della vita altra, e/o della Vita, che nella depressione del proprio spirito trova la sua febbre.

L’ho già detto e lo riconfermo

Questo pensiero si propone lo scopo di far intendere la vita secondo Spirito: forza e potenza sino dal principio come del Principio comunque nominato e creduto. Il proposito non esclude quelli che credono solamente nei principi della vita secondo vitalità. Per quanto detto, conosce, e può, la strada “per Damasco”, quindi, è esclusivamente culturale. “per Damasco” non si intromette nella vita di nessuno! Secondo vita, infatti, ad ognuno è già dato il suo.

“per Damasco” segue la religione di nascita dove esprime principi universali. Segue i particolari solo se non ledono (e/o comunque condizionano e/o strumentalizzano) il personale discernimento. Ognuno, infatti, è via della verità della propria vita. Culturalmente e spiritualmente parlando, ciò non eslude la condivisione con altri pensieri.

Lo Spirito di ogni pensiero religioso (comunque fondato e/o si fondi) è divino nell’universale e umano nel particolare. Nel primo caso è Alto. Nel secondo è Basso. In tutti e per tutti i pensieri religiosi e/o sociali, i principi universali del Bene secondo Natura, del Vero secondo Cultura, e del Giusto secondo Spirito, si trovano dove vi è comunione di potenza fra vita e vita e/o (elevando il pensiero) fra vita e Vita. Non si trovano dove fra vita e vita (come in una stessa vita) lo spirito umano è nel dolore.

Il dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. Nel dolore, quindi, non può esservi principio di verità, tanto quanto il trinitario stato della vita non vive secondo unità. Non vive secondo unità quando è scisso

dal Bene nella sua Natura

atrinita

dal Vero nella sua Cultura                             dal Giusto nel suo Spirito

Oltre al suo ideale, Vitaliano_ “per Damasco” ha espresso il suo reale. Per quanto non richiesto, l’ha dovuto perchè i piatti del giudizio devono totalmente contenere quanto in giudizio. Solo questo rende libero il discernimento altrui. Indipendentemente dallo stato delle valutazioni, a nessuno è data facoltà di sentenza: questo non esclude l’opinione.

In alcun modo, “per Damasco” intende discutere la ricetta del Principio: la vita. Solo le interpretazioni dei cuochi.

Posso rivedere questi scritti

Posso rivedere questi scritti solo se decido di riascoltare le emozioni (più volte invasive) che me li hanno dettati. Il pensiero c’é. Il mio spirito fatica a seguirlo. Sarà l’età! 🙂  In media, per correggere una lettera mi servono dai quindici ai trenta minuti. Le lettere sono più di mille e cento. Possibili i doppioni: temo di non averli eliminati tutti. Visti i miei 76 anni e preso atto dell’età in bilico, mi sa che non c’è la farò neanche con quelli. Su l’unghia del dito che indica questa via, quindi, vi chiederò di sorvolare. Collegamenti, citazioni, immagini  esterne a parte, quest’opera è di esclusiva proprietà di lettereperdamasco.com. Chi desidera scaricarla può farlo e la può usare, ma sia nel presente che nel futuro, questo non legittima alcun genere di diritto. Postando a nuovo le lettere (lo devo) si cancella la presenza di chi le ha apprezzate. Non vedo scelta e me ne dolgo. La pagina iniziale resta com’è.

Particolare e universale

Un sasso e un monte hanno analoga verità nell’essere ambedue calcare. Alla stregua, nella ricerca di verità fra il nostro stato della vita (la particolare) e lo stato della Vita (l’universale) ho trovato il comune “calcare” nello Spirito: forza della vitalità naturale e della vita culturale, sia in Basso (nel nostro stato di vita) che in Alto: lo stato del Principio della vita comunque lo si pensi,  lo si creda, lo si nomini, o lo si ignori. Siccome la forza del Principio (il suo Spirito) è in ogni stato della vita che principia, l’Alto (Immagine della vita) e il Basso (la vita a quella somigliante) sono in ogni dove: indissolubilmente. Alle ragioni del viaggio si sono rivelati necessari anche gli scritti più pesanti da affrontare: pesantezza che ho allegerito sintetizzando i concetti per trinitario_unitarie immagini.

ALTRI RAGGUAGLI

Nella quasi totalità degli scritti

Nella quasi totalità degli scritti, e cominciando da un’epoca che non credo di aver ancora finito, non sapevo neanch’io cosa stavo pensando mentre scrivevo. Anche perché, quando scrivo, nella mente ho solo silenzio.

Giunsi anche a domandarmi se c’ero ancora con la testa. Mi capita di chiedermelo anche adesso. Non sempre perché, dagli oggi e dagli domani, un qualcosa ho pure imparato.

In tutti i discorsi mi sono inoltrato nella terra come si inoltra la trivella che usiamo per cercare l’aqua. E’ noto che prima della pulita esce quella mista a fango. In quest’acqua non penso di averlo tolto del tutto. Anche perché, passata l’emozione che me li “detta”, mi ricordo solo malamente cosa ho scritto. Così. ammessa l’emozione come vera maestra, devo anche ammettere di essere un alunno da un tanto al franco;  meno quando scrivo.  Di più quando parlo.

I primi testi in particolare (l’emozione in quelli era irrefrenabile) sono degli indigeribili polpettoni. Li lascio, sia perché sono fra i fondatori di questa storia, sia perché non devo tacere nulla. Mania di grandezza, o no che sia, sono soggetti da studio. Non saprei dire se da avanzata letteratura, o se da avanzata psichiatria. Non per la prima volta la vita ci presenta degli “strani compagni di letto.”

Non so più cosa inventarmi per rendere maggiormente agibile la lettura di questi scritti: decisamente tanti.

I testi non a vista si trovano nella “Lettura per Argomenti” Non poche lettere del Carteggio sono ancora da rivedere. Vita permettendo le sistemerò.

Tutti gli scritti del Blog sono frutto del compensante lavorio dell’ostrica che copre l’intrusione nella sua valva con la medicamentosa perla.

Per dire la mia conoscenza ho dovuto preservare la mia ignoranza. Con l’Italiano penso di esserci particolarmente riuscito.

Il Sito è in costante verifica, modifica, e completamento.

Si stenda un pio velo sui congiuntivi tarocco e su tutti gli altri u.f.o della lingua italiana.

Solo in rari casi capisco (in altri Blog) come e dove ricambiare l’apprezzamento che ricevo. Come navigatore, a dirla in napoletano,  sono parecchio storduto. Tanto e’ vero che ho pulsato followin per tutti i presenti senza minimamente sapere cosa stavo facendo: mi suonava bene!

Non sono in grado di sapere quali temi si sceglie di capire, così, sia pure col rischio di annoiare, ho ripetuto gli stessi pensieri in più pagine.

Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile

Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile, ma uno psichiatra ebbe a dirmi: sei pazzo! La definizione era detta con simpatia e l’intenzione non offensiva; è che cercando di definire una personalità estranea ai suoi schemi esistenziali e alla sua conoscenza, non gli era rimasto che il mestiere. La definizione del medico, (avevo conosciuto il dottor G. P. nell’ambito delle tossicodipendenze dove ho operato come associazione), mi sfagiola per più di in motivo.   Ad esempio: mi libera dalle conseguenze del non dire in convenzione con altra norma o conoscenza.  Siccome per essere legati o influenzati da un folle bisogna essere altrettanto pazzi, libera l’arbitrio altrui.   Mi libera, inoltre, dal peso di dovermi dimostrare diverso da quello che sono.   Frena chi potrebbe pensarmi, diverso da quello che sono. Chi sono? Semplice! Per quello che la mia Natura è, la mia Cultura sa, ed il mio Spirito sente, sono quello che sono, però, gli amici mi chiamano Vita.

vena

“Devi dire la verità”

Più di una ventina di anni fa (tramite un amico con proprietà medianiche) suo zio (Francesco prima del trapasso) gli fece scrivere (per me) devi dire la verità. Per via di verità, la mia conoscenza sulla vita e sulla mia stava come sta un fetta di Emmental: piena di buchi! Così. più che chiarirmi le cose, l’affermazione me le mise in ulteriore confusione. L’ho intuita solo adesso: a.d. 2020.

Devo dire la verità perché i piatti della giustizia devono stare alla pari. Così, se uno contiene l’ideale (il pensiero che esprimo) su l’altro ci devono stare sia le mie storie passate che quelle a venire. I piatti porteranno lo stesso peso? Non ne ho la più pallida idea!

Dopo l’affermazione, lo spirito di Giuseppe “parlò” d’altro. Per questo lo ringrazio solo adesso. Un po’ tardi, mi si dirà! E’ vero secondo il nostro tempo ma non è vero secondo il tempo degli spiriti. Il tempo degli spiriti è lo stato del loro spirito, e lo stato dello spirito è detto dallo stato della loro forza. Lo stato della forza del loro spirito  può mutare continuamente perché continuamente corrisponde (o non corrisponde) al

Giusto

che si origina dalla relazione

atrinita

del Bene                                                con il Vero

Dove vi è prevalente corrispondenza fra stati, anche ogni spirito è, nella sua condizione di forza, prevalentemente stabile, e quindi, senza “tempo”. Poiché solo lo Spirito del Principio è assolutamente stabile nel suo “tempo” (e per questo possiede uno stato di Forza senza fine) ne consegue che lo spirito di Giuseppe (come quello di qualsiasi altro nome) può dirsi tale solo nel dato momento del suo spirito: relazioni o no con il nostro.

Anche il nostro spirito è soggetto a mutevolezza e quindi, a cambiare stato di spirito. Quando ne prenderemo veramente atto, e pienamente vivremo quell’atto, non avremo più bisogno dei documenti identificatori che dimostrino la nostra prevalente Determinazione (forza del principio maschile) o lo stato della nostra Accoglienza: forza del principio femminile. Poiché il carattere della forza dirà lo stato del nostro spirito, e poiché la vita è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, neanche avremo più bisogno di sessualità. Poiché il loro spirito lo sente, gli spiriti già lo sanno.  🙂

Una forza prevalente è composta da infiniti stati di non prevalenza. Pertanto, il carattere prevalente della forza che struttura un’identità (nel nostro stato di vita o uno spirito nel loro) è influito anche da quegli stati, Ne consegue che una forza prevalente (al caso maschile come anche femminile) è cogestita anche dai non prevalenti, siano essi femminili in maschile, come maschili nel femminile. Se prevalenti, quelle forze (o spiriti femminili nel maschile, o maschili nel femminile) formeranno delle intermedie strutture di vita. Poiché la vita nasce dalla corrispondenza di vita fra i suoi infiniti stati, ne consegue impossibile sapere se prima sia nato l’uovo o la gallina. Come neanche se prima sia formata l’eterosessualità o l’omosessualità. Possiamo certamente vedere, però, che prima dell’uovo o della gallina, è nata la vita che ha fatto l’uovo e la gallina. Dovremmo chiederci, allora, dove è meglio posare la ragione? Per quanto riguarda la fede, la posi ognuno dove crede giusto. Se a ragion veduta, tanto meglio. Sconsiglierei la posa sulla speranza. Non perché è illusorio viverla, ma perché, da ogni potere, è stata resa pubblica meretrice.

Non ho mai visto uno spirito. Figuriamoci lo Spirito!

Dunque non esiste ciò che non si vede? Neanche la Cultura si vede, tuttavia, agisce il culturizzato, e lo agisce tanto quanto un culturizzato è influito dalla Cultura. Così gli spiriti. Così lo Spirito. Lo Spirito della vita non è una identità: è una potenza. In ragione del loro stato di spirito, anche gli spiriti sono potenze. Della potenza, però, conservano l’identità che sono stati, tanto quanto corrispondono con questo stato della vita. Corrispondono con questo stato della vita, tanto quanto subiscono un desiderio non rassegnato della vita e della vitalità che sono stati. La vita ulteriore si libera da quel desidero, tanto quanto sanno (possono e/o vogliono) elevarsi al principio della vita: lo Spirito. Cominciar a elevarsi dal desiderio di questo piano della vita già nella nostra, certamente aiuta.

Di ogni persona sappiamo la parte identitaria più nota, ma nulla sappiamo su quello che è diventata per la parte non nota. Sostenere quello che ora sono, (ad esempio, santi o beati) si basa solo sul desiderio della chiesa di aver santi o di beati, e/o di poter sostenere che il suo magistero origina santi e beati oltre che servi. Ben vengano i Servi: la vita ne ha bisogno. Ben vengano anche i beati e santi visto che la chiesa ci tiene. Ben vengano tutti se proprio si vuole, però, solo se usati come fonte spirituale del magistero del vero che è nel bene! Di negativa spiritualità, il magistero che strumentalizza quegli spiriti per lo scopo di assoggettare il nostro spirito! L’intento “non sarà perdonato”.

(Venga un accidenti alla scarsa memoria! Non mi ricordo più chi l’ha detto.)

Spiriti della vita, o spiriti della mente?

Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. C’è chi sostiene che non esiste un sovra stato della vita, e che, quindi, non esistono neanche gli spiriti soprannaturali. Chi è di questa opinione afferma che gli “spiriti”, non sono altro che voci sovra mentali. Soprannaturali o sovra mentali che sia, non sono “realtà” verificabili. Il problema che ci pone lo spiritismo, pertanto, non è – esistono o non esistono gli spiriti? – ma, indipendentemente dal luogo di provenienza, se sono o non sono spiritualmente attendibili. Dal momento che al di fuori dello stato naturale della vita esiste il male, e dal momento che al di fuori dello stato della mente esiste l’errore, in ogni caso, non possiamo considerare attendibili quelle voci. Per quell’inattendibilità, diventa inattendibile anche chi le segue. Non tanto perché alunni del male (per esserlo è necessario perseguirlo in piena coscienza) ma perché alunni dell’errore quando non maestri.

Penna e pena in Sandro

“La bellezza di quelli che non sanno, non é più bella di quelli che sanno?”

Sandro Penna amava la bellezza fisica dei suoi amori e/o amanti. L’amava, perché fonte della vitalità di una incontaminata naturalità. E’ la bellezza di chi ricorre alla forza muscolare come sostituto della debole quando non mancante forza culturale. Sia pure generalizzando, prova ad accostare il fisico di un muratore con il fisico di un impiegato e capirai meglio. Tanto più se non ti fai deviare l’occhio dall’opera di adulteranti palestre. Di naturale, gli adulterati da palestre non hanno più la psiche da origine.

“Beati i diversi essendo loro diversi, ma guai ai diversi essendo loro comuni.” 

Il verso può far pensare che si riferisse al mondo Gay. Non lo penso. I poeti registrano altri universi anche da non intenzionati.

Ottobre 2007 – Precisata nell’Aprile 2020 – Ulteriormente corretta nel Maggio 2020

Avevo aperto un Gruppo “per Damasco” in FaceBook

Avevo aperto un Gruppo “per Damasco” in FaceBook. L’ho chiuso non appena mi sono reso conto (pressoché subito) che avrei dovuto originare, mantenere e al caso aumentare, delle dipendenze. L’ho fatto anche a motivo di uno strano sogno. Non avevo mangiato nulla di particolare, ieri sera, (un kebab e due rossi) ma stanotte ho sognato un’allucinante sovrapposizione di storie e di emozioni. L’ultima storia, e ultima emozione prima di un risveglio che mi è parso uno spintone fuori dal letto, mi é pervenuta da una voce strozzata: pubblica anche per gli altri!!! L’ha detto tre volte. Per le mie conoscenze, tre volte significa: una per la Natura, una per la Cultura, una per lo Spirito, ma che significa, pubblica anche per gli altri? In altri tempi si diceva che i sogni sono vie di collegamento fra questo mondo è l’ulteriore. Non in tutti i casi ma molto me lo fa pensare. L’opinione, però, non esclude che i sogni siano vie di illuminante collegamento della parte chiara della mente sulla parte scura. L’impossibilità di capire l’effettivo senso della frase (almeno sul momento) mi fa pensare che sia stata parola (la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa) proveniente dalla parte scura della mente, oppure, per il precedente senso che hanno dato hai sogni, proveniente dalla vita ulteriore. Comunque siano i fatti e/o le ipotesi, pubblica anche per gli altri, per implicito significa che sinora ho pubblicato per me stesso? Può essere vero, allora, che devo pubblicare anche per altri, non per il ristretto cerchio composto da un gruppo? Si, la cosa potrebbe avere un suo senso, ma, perché devo pubblicare per altri, su invito di una voce che chiaramente (almeno per me) ha fatto non poca fatica per farsi sentire da quanto era frenata nel farlo? Chi o cosa la frenava? Un’emozione di bene che voleva frenare una di male come opposto caso? Un’emozione di giusto che voleva frenare una di ingiusto, come per opposto caso? Che fare se a certe domande non vi potrà mai essere verificabile risposta? Secondo me, così: chi c’è c’è e chi non c’è non c’è. E buona notte ai suonatori!

vena

C’é Penna e penna

penna

C’è similitudine da sessualità amorosamente e liberamente coatta tra il Penna e me. Questo può aver generato dei moti simili. Principale differenza: io non desidero i suoi “fanciulli”, e neanche li amo se non come la vita che sono all’interno di disegni che mi hanno reso, tendenzialmente pater_maternale. Come gusti in amore sono stato e sono più vicino al Pasolini, anche se distante dai suoi “borgatari”. In odierna prevalenza, i miei sono arabi, quindi, paesi, villaggi, tribù, tende, case abbandonate, o stelle. In alternativa un altro amare: il mio. Oltre a questa differenza vi è il soggettivo percorso.

fofosocial

Come Pasolini si è disinnamorato dei suoi amati (tutti abbiamo l’intrinseco difetto di crescere) così, per certi aspetti anch’io.  Il fatto è, che prima o poi diventano adulti, e quindi, non più vaghi e/o vaganti. Di conseguenza si allontanano. Tanto più, se, volenti o nolenti, siamo stati delle navi scuola. E’ nella norma della vita far si che ognuno prosegua nella sua strada: etero o omo che sia. La vita bada più al percorso che alle stazioni di passo.

Esiste veramente lo Spirito?

Lo Spirito è la forza della vita. Direi quindi che esiste dove vi è vita, e che della vita che fa esistere, esiste come corpo. Di per sé, esiste come il concetto primo che ha dato vita al concetto primo che le religioni riconoscono come Dio e che io riconosco come Principio o come forza, potenza o sinonimi. Dello Spirito quindi si può anche dire che è la potenza prima. Dove non lo si ammette come Spirito nel senso fideistico che gli abbiamo dato, lo si può ammettere come la potenza che tutto origina e tutto pervade. Non vi è stato della vita che non possieda il suo stato di potenza. Comunque religiosa o comunque atea, dove non lo conferma una conoscenza lo conferma la Scienza. Se ammettiamo che lo Spirito sia la potenza che tutto origina e tutto pervade, dobbiamo anche ammettere che nello stato naturale della vita, l’opera della sua forza non conosce confini. Ciò vale, solamente per questo stato della vita? Potrebbe essere, come potremmo essere noi, gli impossibilitati a vedere oltre i nostri confini. Ciò che non possiamo vedere, però, possiamo sentire, tanto quanto poniamo, al confine, lo spirito che siamo. Badino i comunque mistici, e/o comunque fondamentalisti: chi resta al Confine perde i suoi confini! Pur avendo toccato il Confine (comunque l’abbiano potuto) non si perdono quelli che vivono i propri.