Tanto va la gatta al lardo

Nonostante si dicano contro l’omosessualità e la gayezza, più di un omofobico castigamatti è stato trovato con le zampe nel lardo dei problemi da negata sessualità. Succede anche nelle tossicodipendenze. Comunque espressa, i sofferenti da negazione, infatti, tendono a curare la propria devianza osteggiando i devianti. Chi usa questa “terapia di recupero” è destinato ad arrendersi alle proprie pulsioni, oppure, volgendo verso sè stesso l’ostilità che dirige verso altro da sè, ad avvelenare sia la vita propria che l’altrui. Analogo avvelenamento succede in chi vota dei pegni che la Natura sessuale non concepisce. Dove non lo conferma la psichiatria lo conferma la cronaca.

Datata Agosto 2007 – Pressochè rifatta nel Dicembre 2019

asterisco

Complici un paio di 45°

Vita si nasce. Nel tutto si diventa.

Complici un paio di 45°, ieri sera la Patty ha affermato: omosessuali si nasce. In seguito a non poche riflessioni, affermo, invece: lo si diventa. Ulteriormente ti dico, che ogni sessualità lo diventa. Lo diventa in modo culturale, tanto quanto siamo coscienti di sapere circa il nostro piacere. Lo diventa in modo naturale, tanto quanto non siamo coscienti di sapere circa il nostro sentire. Seguimi sino al nostro primo momento di vita e di vitalità. Il quel momento, noi, espresse conseguenze di volontà genitoriali, siamo Natura che attua il perseguimento ed il mantenimento del proprio stato: punto! In quel dato momento di vita, quindi, non vi è nessuna predeterminazione culturale circa la sessualità dell’uomo o della donna che diventerà quell’iniziale Natura. A quel livello, pertanto, non si nasce già etero o omo, al più, inizia a nascere il piacere di un vivere che, nel proseguo delle infinite informazioni di bene, metabolizzate da quel corpo, gli farà prendere la strada sessuale che vivrà sano se volente o malato se nolente. Nel decidere di vivere le informazioni acquisite attraverso il piacere della genialità, mano a mano si vorrà anche attuarle. Attuare un bisogno, implica la culturizzazione di quel bisogno. Nella volontà di culturizzare quel bisogno, direi inevitabilmente, diventeremo ciò che abbiamo culturizzato. In ragione del raggiungimento di quel proposito, quindi, assumeremo l’identità sessuale che, di prevalenza, risulterà dalla somma dei bisogni sperimentati: solo i coglioni crescono comunque! Chi vuole il raggiungimento di sé stesso, invece, lo deve volere. Diversamente da ogni teoria medica sostengo che si nasce vita, e che la vita non è etero o quanto d’altro, ma solamente vita. Dopo di che, quella vita sviluppa sé stessa in ragione della relazione che ha con il suo mondo e con il mondo. Vita si nasce, quindi, e nel tutto si diventa, o non si diventa, ovviamente, in ragione di infinite impotenze, negazioni, e/o ignoranze di sé. Nel mio caso, ho avuto pulsioni sessuali verso il simile a precocissima età. Il che vuol dire che sono nato Finocchio? No, il che vuol solamente dire che la mia coscienza ha preso atto di quel sentire a età precoce. Non è scritto da nessuna parte, però, che quella precoce pulsione abbia contribuito alla definitiva formazione della mia sessualità, come di una sessualità comunque indirizzata. Sino a non avvenuta presa, della prevalenza di un dato istinto sessuale, si può affermare solamente che, sessualità, è transito fra pulsioni sessuali, e che l’identità sessuale che ne consegue si conferma solo per il perdurare del dato istinto sessuale. Prendiamo invece il caso di persone che si scoprono omosessuali solo in tarda età e dopo avere già avuto altre relazioni con eterosessuali… in questo caso lo si è diventati? No. Quelle persone hanno solamente preso atto di un sopito indirizzo sessuale che il dato caso ha fatto emergere. Nulla esclude, che delle ulteriori emozioni eterosessuali, “coprano” ancora una volta, quello che le omosessuali avevano portato in superficie. Al proposito, come esempio ti ricordo le manifestazioni sessuali che sorgono in dati momenti di costrizione da ambiente, (carceri, collegi, o similia) e che poi “spariscono”, una volta terminata la costrizione. Nelle costrizioni in esempio, succede anche che la “scoperta” così avvenuta, possa poi conformare definitivamente omosessuale, una personalità che prima era prevalentemente etero. Non è escluso il caso inverso, ma, a mio avviso, solo in personalità in “transito” sessuale, non in quelle giunte alla definitiva lucidità circa sé stessi. Detto questo, possiamo dire della vita quello che diciamo di certi antibiotici, cioè, è ad ampio spettro, e così può formare, anche della non recintata sessualità, quella cioè, che si usa dire non normale perché esclusa dalle regole con le quali la società, a spese dell’umanità personale, ha inteso formare il cittadino sociale. Naturalmente, all’umanità personale non tutto può essere lecito, ma l’illecito avrebbe dovuto riguardare il solo comportamento personale a posteriori un dato illecito, mentre, invece, è diventato identitario giudizio a priori.

Dicembre 2006

Cocomeri o meloni?

Mauro ed io parlavamo di cocomeri e tu sei intervenuta parlando di meloni. Ora, se non hai capito che si sceglie di vivere o di non vivere l’omosessualità, non di essere Gay, cosa hai capito degli amici Omosessuali che frequenti? Occasionali convenevoli a parte, io non frequento più nessuno. Questo non m’ha impedito di capire che

VITA SI NASCE. NEL TUTTO DI DIVENTA,

A proposito di “Fuori”

Più di una ventina di anni fa passeggiavo con l’amato in piazza Bra. Ad un certo punto, come se l’avesse fatto un altro, mi sono scoperto a fermare la mano: gliela stavo posando sul sedere! L’immaginate la scenetta? Per me, era solo confidenza, sentimentalità, condivisione di un eros. Ma, e per chi vedeva quel gesto? Per la gran parte di quelli che lo vedevano, era sesso. Era lussuria. Era finocchieria. Era scandalo! Perché non mi avrebbero inteso come io ho inteso quel gesto? Perché, per secoli, siamo stati dipinti molto male. Perché, per secoli, ci siamo anche dipinti, molto male. Cosa intendo per dipinti molto male? Per i “nostri” pittori intendo, con falsa luce. Per chi si è dipinto molto male, invece, con eccessiva luce. Trovare la luce giusta, (tale perché non irrita la “vista”) è rientrare dentro il nostro quadro; ed è un venirne “Fuori” con più equilibrati cromi. E’ mettere anche, chi vede i nostri Quadri, in condizione di leggerci secondo la misura della loro capacità. Anche la realtà insegna che se in una conca da tre litri noi ne versiamo cinque, quella travasa. Con altre parole, ci rifiuta. Non per tutto questo intendo dire che dobbiamo tornar a reprimere la nostra personalità. Intendo dire invece, che è vi è dissidiante  conflitto fra atto ed ambito, così come è dissidiante fra atto ed ambito, l’andar a far la spesa in mutande. Naturalmente, non trovo conflitto fra atto ed ambito quando l’atto è carnevalesco e l’ambito è un carnevale, ma, nelle altre logiche, dovremmo trovare le ragioni per fermare la mano.

Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione lo amava molto.

Come hai potuto constatare fra gli Indiani ed io fra gli Arabi, l’omosessualità come la concepiamo noi non centra niente con il desiderio (anche sessuale) fra simili. Perché escludere, quindi, che il sentimento del centurione, altro non sia stato che un piacere fra affinità comunque originate: quell’amare (platonico o no) che da noi pare diventato (nella in_coscienza sul sesso) solamente la cuccia per “cani sperduti senza collare”? E, se invece, dell’Albero della vita, fosse l’aggiuntiva linfa che abbiamo escluso per fallace etichettatura?

Novembre 2006

Brenda

Non sei morta perché sei un travestito, Brenda. Sei morta, perché travestiti erano quelli che si accompagnavano a te. Si accompagnavano a te, non di certo per soddisfare il piacere nell’uso di tette over size, ma perché di over size amano il pendulo che non trovano nella donna, e non cercano nell’uomo. Non lo cercano nella figura maschile, forse perché il maschio non completa il loro eros, forse perché non hanno il coraggio di ammetterlo, forse perché le maschie confusioni sessuali che li travestono, consentono loro di specchiarsi nell’acqua che amano credere limpida. Non esiste acqua limpida se non esiste la capacità (e la volontà) di vedersi e di vivere per quello che siamo. Intorbida quell’acqua, ogni via di fuga da sé stessi. Intorbida quell’acqua, ogni compensativo ponte, ogni compensativa zattera di salvataggio: artistica, religiosa, politica o di un potere comunque espresso. Non zattera, al più zatteroni, ti permettevano di proseguire a vista nel tuo mare. Solo zatteroni perché tu eri Brenda: inequivocabilmente e visibilmente Brenda. Lo sei stata, però, in un mondo che non ammette chiari colori. Lo sei stata in un mondo che per te ammette solamente il netto colore della notte: luogo di zanne che solo la luce del giorno può far sembrare denti. Non solo la gatta che tanto va al lardo ci lascia lo zampino. Dei travestiti da impropria identità, ce lo lascia anche la falsità: vera manina, fra le possibili che hanno bruciato, forse quello che tu non eri completamente riuscita a fare: la tua vita. Ti sorrida ancora il sole che hai lasciato. Se non quello della verità, almeno quello del tuo Brasile.

brenda

Sessualità: variazioni sul tema.

Ci sono pulsioni, determinanti al punto, da conformare e confermare una chiara identità sessuale. Se completamente dirette verso la figura maschile, si può dire che l’insieme di quelle pulsioni (sessuali ma non di meno esistenziali) conformano e confermano la figura Omosessuale. Però ci sono anche delle pulsioni sessuali non determinanti sino a quel punto. Per questo, il portatore di quella pulsione non è un (o una) Omosessuale pur avendo gusti omosessuali. Darei il nome di Omofilia, a quel trasporto verso la figura naturalmente simile. E’ un sentimento (l’omofilia che sostengo) che può attuare anche il piacere sessuale, ma, altro non coinvolge se quel sentimento è conosciuto e accettato. Dove non é conosciuto e accettato, invece, l’identità procede con paura, come con paura si procede quando, in un dato terreno non sappiamo distinguere la parte ferma dalla parte mobile.

Agosto 2007

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Vi sarà ancora il Rosa in Lgbt nel mezzo del cammin oltrepassato?

In particolare dall’età in discorso: la mia, ma anche prima. Man mano le ragioni del piacere lasceranno spazio a quelle del sapere, comincerà a cessare la passione per il corpo simile. L’amare a quell’età  si eleverà dalla base genitale, per posizionarsi principalmente presso la mentale e l’esistenziale. Alla spirituale, per chi si sentirà coinvolto con i principi che formano la spiritualità: il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, ed il Giusto per lo Spirito. Per i è sedotti dai portatori (persone e/o simboli di forza) dei principi umani della vita, invece, non di spiritualità si tratta, bensì di Spiritismo; rapporti con forze di questo piano dell’esistenza, quanto, per chi ci crede, dell’inattendibile piano ulteriore. In questa fase del vissuto che dico (non si può non continuare amare, pena un anticipato morire) ci si ritroverà ad essere amanti della vita, (il tutto dal principio) indipendentemente, se compagna prossima (una vita) o se dell’altra non prossima. Sarà così, almeno per i non i finiti che pensano di essere (o che gli fanno credere di essere) i normali giunti alla penultima stazione della loro via crucis. Ci si scoprirà, allora, noi, tutti maschi, se a determinare della vita (vuoi in un particolare vuoi nell’universale) sarà la nostra volontà, come ci si sentirà tutti femmina, (mentalmente donne) tanto quanto lasceremo che un particolare (quanto l’universale) determini la nostra. Nel Tutto abbandonata (uso abbandono in senso islamico perché trovo che sia un principio divino) sarà la vita universale ad essere il nostro Uomo e la nostra Donna. Dalla contestuale Omosessualità su base genitale, così, ci ritroveremo a vivere la sessualità della vita: spirito Determinante se maschile e Accogliente se femminile. Ivi giunti, la nostra sessualità particolare cadrà “così come corpo morto cade”! Non si illudano di sfuggire a questo destino gli etero prefabbricati e non. Succederà anche a loro! Purché non vogliano restare i sofferenti da norma che ancora non si rendono conto di essere; a meno che non sia questo quello che vogliono restare, ma, se è successo anche ai cosiddetti angeli, temo che non abbiano via alterna i cosiddetti normali per diritto di base. Alla luce dell’evoluzione che affermo, solo la vita può dirsi l’unico medico che può curare la sessualità per la forma genitale simile. Se l’unico medico del nostro e dell’altrui sessualità è la vita, e se la vita è il percorso che dobbiamo fare per capirci e capirla, che senso hanno tutti i generi di barriere che impediscono il naturale raggiungimento della meta che ci sposerà con la Vita facendoci diventare l’unica carne che ci hanno sempre impedito di essere? Li trovo solo nei sensi del potere. In quello psicologico – psichiatrico perché ha bisogno di malati. In quello sociale perché ha bisogno di sudditi. In quello religioso perché, oltre per il senso detto dal sociale (la sudditanza) ha bisogno di essere il consolatore delle vittime che contribuisce a creare per poterle, poi, “amorevolmente” possedere.

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Nessuna sessualità è esente dalla filia

Direi, anzi, che se non ci fosse la filia, non vi sarebbe sessualità. Si può dire, allora, che l’omosessualità (come l’eterosessualità) sente filia anche verso i suoi diversi: uomo o donna che sia. E’ un’attrazione, però, che non basta a formare un’alterna identità sessuale; rimane parte del piacere dato dalle infinite identificazioni che un soggetto ha con la virilità (o femminilità) che suscita l’identificante piacere. Si può anche dire che la filia verso la virilità mussoliniana, è l’integratore sessuale che ausilia, o conferma, o esalta il soggetto che la sente. Succede anche in altri casi di icone virili (o femminili) ovviamente. In quanto integratore, (la filia verso una forte virilità o femminilità) può compensare, e/o confermare, e/o esaltare anche un omosessuale, ovviamente.

“mi pare di avere capito che ti riferivi ai critici, ma per dire che, secondo te, la virilità mussoliniana affascina di più gli eterosessuali…”

No, intendevo dire che ha affascinato gli omofiliaci critici del Gadda, non, il Gadda. Non credo necessario precisare che non sto parlando di Mussolini in quanto persona (pubblica e/o privata che sia) ma dell’immagine erotica che, per filia, la sua figura ha suscitato, e/o suscita. Lo preciso, tuttavia, perché non è detto che ci rapportiamo solo noi due. Per lo stesso motivo, sento di dover precisare che questo discorso nasce solamente da una esplorazione fra i miei pensieri, e che quindi, vale quello che vale.

Gennaio 2008

separa

Aveva sedici anni

Pare il titolo di una canzone, invece, è il titolo di una tragedia. Ragazzo a livello biologico, ma donna a livello emozionale, si suicida in una comunità di soli uomini. Si chiama Alice quel paese delle meraviglie! Prevalentemente abitato da ospiti nord africani. Lo preciso, mica per questioni di razza, ma per il pensiero maschile di quella cultura. Molto meno accogliente del nostro, anche se sessualmente disponibile verso la transessualità femminile, perlomeno tanto quanto il nostro, e perlomeno tanto quanto il nostro purché non si sappia purché non si veda. Non la voleva nessuno, dice l’assistente sociale. Lei era difficile! Mi domando come possa essere facile crescere da transessuale, ad Agrigento! “Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, dice l’assistente.” La sento sincera. “L’Arci gay, da noi interpellato, non ha fatto niente!” Un Arci gay ad Agrigento, già fa tutto per il solo fatto di esistere, penso! In quella Comunità, Paolo&Loredana, era in prova. Che prova? Prova di recupero?! Recupero di che?! Recupero di cosa?! Alla virilità di origine? MA, SIAMO IMPAZZITI?! Naturalmente, adesso si indaga per capire come sia stato possibile mettere una figura del genere in una comunità del genere, e chi l’abbia consentito! Si, auguri e figli maschi! Ti sia leggera la terra, Loredana.

Dicembre 2007

separa

“Sono i bambini che desiderano gli abusi!”

Tesi, questa, della massima autorità  religiosa di Tenerife, il vescovo Bernardo Alvarez. E una tesi che va a pari passo di quell’altra: le donne cercano l’abuso, e addirittura lo provocano, perchè portano i jean troppo stretti sul sedere! Ma pensa te! E’ certamente vero, invece, che i bambini/e desiderano essere amati al punto da provocare quel desiderio nell’adulto, ma, tra desiderio di amore e desiderio di sesso c’è ne corre, della differenza! E’ ben vero che nel minore può essere con_fusa tensione (nel mio caso lo è stata) ma se l’adulto non sa capire e distinguere il genere di tensione, che adulto è? E’ un adulto che non accetta quello che pure è in grado di capire, quindi, è un adulto che vuole restare culturalmente minore: minorità, che può coinvolgere anche il suo vissuto sessuale. Il vicario generale del vescovado dice che il vescovo Bernardo non giustifica e né comprende il grave fenomeno della pedofilia. A no? Cosa interessava, al vescovo Bernardo? Che è meglio allungare le sottane anche ai bambini?

Dicembre 2007

separa

I Gay sono bimbi mai cresciuti? Quando la scienza è neutonica, e quando non lo sono io.

I Gay sono bambini mai cresciuti, e per questo conservano creatività e fantasia, dice Il Demond Morris, autore, nel 1967, de La Scimmia Nuda. Idea stupida, non sorretta da alcuna dimostrazione scientifica, replica un professor di genetica alla University City London. Chi ha ragione? Andiamo a vedere! Come matrice di omosessualità, il Desmond esclude il fattore – padre debole – di freudiana memoria. Tante grazie! Sostiene, invece, che a rendere gay le persone è la neotonia: termine usato in zoologia per identificare il momento in cui lo sviluppo di una data specie si arresta prima del tempo, e l’animale anche in età adulta, conserva, così, alcuni tratti infantili, adolescenziali, giovanili. Secondo il Demond, allora, i Gay sarebbero figli di una paralisi nella crescita (ci hanno detto di peggio!) e che è tale paralisi, quello che permette al gay di manifestare fantasia e creatività anche in età + o – adulta. Vi risparmio la lista dei grandi Finocchi, che secondo il professore confermerebbero la sua teoria; teoria che altri smentiscono.

Bene! Constato con piacere che il professore conferma il risultato di una ben conosciuta pratica: se accecato, l’usignolo canta meglio. Se vera l’ipotesi, perché canta meglio? A mio avviso, perché perfeziona il suo modo di corrispondere, vuoi con se stesso, vuoi con quanto gli è rimasto da poter percepire. Naturalmente, perfeziona il canto, l’usignolo che sa trovare le risposte che, combattendo la sua neutonia, gli consentono, bay passando l’arresto da procurata cecità, di procedere oltre la normalità del canto che è negli usignoli non accecati.

Mettete ora, la figura gay al posto della figura usignolo, e capirete perchè il gay possiede delle maggiorate possibilità emozionali. Possiamo considerare cecità esistenziale, una qualsiasi causa d’arresto (e/o forzata limitazione) dello sviluppo di un’umanità. Mica tutte diventano gay! Tutte, però, sviluppano particolari doti compensative: nella musica, nel ballo, nel canto, nella pittura, nella scultura, nello scrivere, ecc, ecc. Si può dire, allora, che arte è l’universale risposta che combatte la neutonia nella vita di una personalità, comunque invalidata nella sua crescita.

Mi direte: ma, allora, tutti gli artisti sono bambini? Certamente no, se non per quella voglia di domande e di risposte che ritroviamo nei bambini, e/o in chi resta curioso come un bambino anche in età adulta. Oltre a questo pensiero, però, penso di poter azzardarne un altro. Gli artisti, oltre che bambini nei termini appena detti, sono gli orfani, che trovano nella propria arte, di che ricongiungersi al creato (famigliare, sociale, culturale, o per l’insieme, o per altro ancora) che li ha, per infiniti motivi, abbandonati (e/o messi) fuori di sé. Si può dire, ancora, che, arte, è anche un ritrovare la via di casa, e che un’opera d’arte è bussare per chiedere il rientro in famiglia, o con altro dire, il rientro nella comune norma, e/o in un comune stato.

Dicembre 2007

separa

Sesso e liberazione

Non vedo liberazione sessuale Vedo, invece, degli evasi dalle gabbie. Una liberazione sessuale, implica la personale gestione di due chiavi: quella culturale, e quella morale. La cosiddetta liberazione ci ha permesso l’uso della chiave culturale, ma la chiave morale, è in mani che non la concedono! Al che, siamo liberi a metà, o, a dirla con uno scrittore: dei guerrieri dimezzati. Di conseguenza, dimezzati, anche come Persone. In tali frangenti di sofferenza, la cura che negli ambiti socializzati va per la maggiore, è l’ipocrisia. In quelli non socializzati, (o parzialmente tali) invece, ci si cura da strozzati orgasmi, per mezzo di protesi: prostituzione, e pornografia. Dove non si libera, o non permettiamo la liberazione della vitalità nella sessualità, il sesso finisce con l’essere la merce che ti permette di sembrare, libero! E per via del sembrare liberi, la droga, è il senso che lo permette di più. Ovviamente, auspico la libertà nell’essere, non, in quella del fare che non può non tener conto che vi è chi non sa, non può, o non vuole, gestire (personalmente e socialmente) quella libertà.

Maggio 2007

separa

Perderanno gocce i ru_binetti?

Non vado in Discoteca solo per meravigliare dei poveri innocenti con gli ultimi fuochi della mia età, ma anche per vedere l’evolversi, in altri, della mia storia sessuale. Così, ho potuto rendermi conto di una felice sorpresa: il piacere omosessuale non necessariamente forma la personalità omosessuale. Ora, forma solamente un piacere. Se me ne sono accorto io, prima o poi se ne renderanno conto anche i binetti. Già mi par di sentirli gridare: nei giovani c’è sessualità indifferenziata! Invece, torna ad essere quello che per natura è sempre stata,  polivalente e senza cilici. Deo gratias!

Datata Marzo 2007

separa

Verso il principio di realtà

Per il mio pensiero, vita, è stato di infiniti stati di vita. Per questo, lo è anche la sessualità. La sessualità, pertanto, è veramente definibile come transessualità: viaggio verso il principio di realtà, innanzi tutto personale. Etero, omo o quanto di altro, e definizione da convenzione: vuoi “medica”, vuoi sociale, e/o quanto di altro. Dal viaggio personale verso la propria realtà. Sulla castità del cuore, ad ogni prete la sua risposta, e sulla castità del suo vivere, anche. Conosco molto bene, però, gli squilibri esistenziali che comporta la forzata castità. Esaltato, il destino di chi li cura con la Parola. Depresso, il destino di chi non la sente perché la cerca nelle parole. E’ nella vita, invece, che la si deve cercare: purché non sia una ricerca comunque castrata.

separa

Non tutte le arance sono blu

Mauro – Sulla sessualità, premetto che la considero prevalentemente interpersonale, e quindi, fare sesso con un’altra persona significa sempre affidare a lei tutte le informazioni più intime sulla propria sessualità.

Vitaliano – Distinguerei, Mauro, tra fare sesso e fare l’amore. Nel fare sesso, è vero che si affida all’altra/o le informazioni più intime della personale sessualità, (tipo particolari gesti, posizioni, atti, ecc, ecc.) ma non gli si affida i propri sentimenti, come lo si fa con chi si ama. Semplificando: nel fare sesso ci mettiamo gli attributi e le informazioni sul come meglio usarsi, mentre nel far l’amore, ci mettiamo la vita.

Mauro – mi sembra che se il rapporto fra due persone è di solo sesso, più chiare emergano le preferenze e i gusti sessuali.

Vitaliano – Condivido!

Mauro – se c’è di mezzo l’amore, anzi, c’è come un fattore di disturbo che rende il passaggio della comunicazione sessuale più sfuocato.

Vitaliano – A mio sentire, il fattore di disturbo che citi, altro non è che inibizione, cioè, difficoltà a scoprire con l’amata o l’amante del cuore, gesti e/o piaceri, indubbiamente più facili da rivelare, con una, o un amante occasionale. Per questa visione, “la calzamaglia in amore”, funziona come il filtro che cela delle insicurezze, delle paure, delle insufficienze, quindi, è sempre falsante. Quando si ama, si amano anche le rughe.

Marzo 2007

separa

A Edipo ucciso

E’ uno scritto del luglio 2006. Non mi pare datato. Lo sarebbe se il soggetto del discorso fosse il Pacs. Non è così.

1) Omosessualità: non malattia, ma identità di una sessualità. Questo, se lasciata vivere.

2) Se non lasciata vivere, diventa malattia, come malattia diventa l’Eterosessualità, quando non riesce ad esprimere compiutamente sé stessa. Per tale affermazione, può essere l’Omosessualità, una Eterosessualità non lasciata vivere?

3) Per esprimere il suo potere, (non solo politico), lo Stato sociale ha bisogno di cittadini, omogenei, per stessi valori e pensieri.

4) In quanto non omogeneo, il cittadino Omosessuale non è normale.

5) Neanche, è “normale”, una qualsiasi forma di devianza dall’Omogeneità imposta dalle necessità dello Stato.

6) Allo Stato necessita un Regolatore morale con funzione di Arbitro e di Giudice.

7) Tale compito è svolto dalla sua legge, con il concorso – soccorso dell’Istituzione Ecclesiastica.

8) Tale concorso soccorso li fa “strani compagni di letto”. “Non per amore, solo per amore”, ci finiscono, infatti, ma per un implicito, (quando non esplicito), scambio di voti.

Tale fatto, scambia l’amore per la vita in tutte le sue manifestazioni, (amore che dovrebbe essere libera donazione sia dello Stato che della Chiesa), in una reciproca prostituzione fra Poteri.

9) I Pacs, in quanto rapporti fra non Omogenei, sono visti come possibilità eversiva. Della serie: si sa come cominciamo ma non si sa dove finiamo Sono eversivi, non tanto di per sé stessi, ma come esempio di una libertà non Omogenealizzabile. O meglio, non Omogenealizzabile per il presente momento storico_politico_religioso.

10) E’ necessario, pertanto, creare il momento storico e politico che accolga l’istanza Pacs, ma in modo che il prezzo della novità storica, non abbia a pesare sui più Indifesi. A tal proposito, abbiamo ricordato i martiri del divorzio: i figli; figli martirizzati dai dissidi fra coniugi e dai dissidi da mancata accoglienza presso il loro mondo: compagnie, scuola, ecc. 

E, arriviamo, all’adozione. Ne abbiamo già parlato se ricordi. Avevamo convenuto sul fatto, che il principio, di per sé, è di legittima richiesta, ma ambedue avevamo anche convenuto che la richiesta deve procedere con giudizio, perché, se è vero che sulla carta tutto è bello e buono, nella realtà, invece, quasi mai.

separa

Buon giorno, Giovanni.

Ho scritto questa lettera quando stavo sul Monte del Sapone a dirla con il Guzzanti. Riletta, meglio chiarita, e formalmente corretta, non la trovo inaccettabile neanche oggi che da quella cima son disceso. Al più, inattuabile, vista la sociale e mediatica preferenza al grido anzichè alla ragione.

Della personalità dipendenti da pulsioni pedofile, l’equo giudizio non può non cogliere il dissidio intriore, sia di chi riesce a tacitare quell’improprio desiderio, sia di chi lo manifesta. Le pulsioni negate, infatti, possono giungere a scardinare la ragione con una potenza che è propriorzionale alla repressione di sè. Della personalità pedofila, quindi, se da un lato è giusto il giudizio sul Fare, dall’altro non è giusto il giudizio sull’Essere. Nel casi della repressione di se’, il desiderio sessuale diventa il magma,  che nel fuoriuscire puo’ travolgere quanto è,  sia quanto trova o cerca nel suo cammino. Sai bene che questo genere di fuoriuscite della vitalita’ da pulsione sessuale repressa succedono anche fra i sessualmente convenzionati: per altro dire, ai normali. Prova ne siano i casi di stupro. Possono succedere anche fra gli omosessuali, ovviamente, ma, direi, solo durante la formazione di quell’identità. Non succedono ulteriormente perché la relazione omosesuale implica il rapporto fra simili, anche culturalmente oltre che naturalmente. Come non lasciare a sé stesso il sofferente da pulsioni pedofile? Come aiutarlo a non diventare delinquente perché attua le sue pulsioni? Ideale sarebbe, una valvola di sfogo: ad esempio un ausiliare Centro d’Ascolto. Riceverebbe ben poche telefonate, dici? Non ignoro la loro paura del giudizio. Come non ignoro la paura di poter essere riconosciuti. E’ la stessa degli Omosessuali. E’ scemata da quando abbiamo posto separante distinzione fra cio’ che socialmente sono (soggetti sociali non meno di altri) e cio’ che fanno come soggetti personali. In ambo i casi, il giudizio sta cessando di essere a priori. Allo stesso modo dovremmo pensare ed agire anche nei confronti della Persona pedofila. Non agendo cosi’, diventiamo come il medico che suppone di poter curare un sofferente, spalmando una crema sui vestiti anziche’ sulla pelle.

Datata

separa

Pedofilia: reato nello stato sessuale o reato nel comportamento?

Più che sessualità, quella infantile la direi un suo albore. L’adulto che non tenendone conto comunque persegue l’attuazione del suo desiderio, è un vile ancora prima che un delinquente, ma, che centra la pedofilia (etero o omo non cambia) con uno stato della volontà sessuale che, se si manifesta con violenza, può anche essere perché quella forza corrisponde alla lesione che si procura alla Persona, quando, per contenere un suo eventuale gesto, si giunge a reprimerne l’identità sessuale ancora prima dei suoi atti? Prima si arrivi a non poter più guardare un bambino o una bambina per la paura che questi, fraintendendo, accusi, credo sia il caso di cominciare ad orientare le opinioni sugli stati della sessualità con maggiore lucidità. La lucidità sarà maggiore tanto più il giudizio concernerà, non la personalità sessuale, ma come questa si manifesta: normale se si esprime con atti di bene (assenza di ogni dolore verso una vita e/o la vita) anormale se si esprime con atti di male. Questa suddivisione non sarà giornalisticamente eclatante ma l’Informazione e/o le Istituzioni che non vogliono concorrere ad innescare delle ulteriori violenze sull’individuo, non dovrebbero porla in sottordine.

Datata

separa

Dove Ulisse interrompe

Non mi é chiaro perché mi sono impantanato su questo discorso. Tantopiù, perché la mia cultura é di tutto fuorché fondata sui dovuti testi. Cosa fatta capo avrà.

In tempi non fluidi le figure dell’Uomo e della Donna erano sostenute e giustificate dal ruolo sociale_religioso_sociale. Nei tempi presenti, invece, la forma di quelle figure si è mosaicata. Assieme alla forma culturale, anche la loro sessualità. Sono sempre state così, (quelle Figure) o sono state rese così? Nel caso fossero state rese così, la frammentazione in tessere dei rispettivi disegni é un disordine, o é via di ricerca dell’originale ordine? Il Principato e la Religione dicono disordine. L’Umanità dice rinnovato ordine. Ritrovare la forma originale della rispettiva sessualità, implica (tanto quanto un soggetto si pone alla ricerca di sé) di dover passare fra prove. Molte vengono vissute, molte vengono tentate, molte inibite

Conoscenza insegna che i tempi di raggiungimenti dell’orgasmo (sia nel maschile che nel femminile) non sono gli stessi. Il divario è supplito da tecniche. Dove c’è sentimento amoroso, una mancata qualità del piacere sessuale non è rilevante al punto da separare le parti. Dove non c’è bastante sentimento, una mancante qualità del piacere sessuale può farle separare. Mi sono chiesto: come mai i tempi del piacere che porta all’orgasmo (rapidi quelli del maschio e lenti quelli della femmina) non sono gli stessi’ Non sono in grado di sapere quando sia accaduta la separazione dei tempi, o se sia sempre stato così. Sappiamo solo che quello che sente la Natura forma la Cultura, come quello che sa la Cultura forma la Natura. Ipotizzo, quindi, una principiante ipotesi. Fra infinite interpretazioni, penso sia accaduto (in origine) perché il maschio, dedito alla difesa e alla conservazione della proprietà (qualunque sia stata la necessità di difesa) nei tempi lunghi si sarebbe trovato più lungamente esposto ai pericoli. Pur esposta da stesse cause, la femmina si è trovata, però, difesa dal maschio che voleva difendere la riuscita del suo desiderio. Difesa breve, tuttavia, perché necessariamente breve (nel maschio) l’ottenimento del desiderio. Dove non bastanti i tempi della difesa del maschio, la donna ha dovuto provvedere da sé. Dalla difesa di sé, non poteva escludere la difesa della vita in sè. Da questo amalgama di motivi, l’elevazione al culturale del principio naturale della Donna. Dallo stesso amalgama sono conseguiti anche i principi sociali “antichi” come anche i “moderni”.

Indipendentemente da come siano andate le cose, l’Odissea ci racconta che dove la vita di Ulisse interrompe il piacere sessuale (sessuale che diventa di vita) comunque continua a conservarlo quello di Penelope per la speranza di poter riprendere quanto interrotto. Nell’odierna odissea, la vita é ancora un libro, oppure é diventata un insieme di odissee fra libri? Se un insieme di odissee fra libri, si può anche pensare che dove una parte interrompe un desiderio, l’altra, non necessariamente si sente tenuta a riprenderlo dallo stesso principiante soggetto. Non era così, o é sempre stato così?

Datata

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Edipo in Trans

Per anni mi sono chiesto perché ho sempre desiderato, quando non amato, i “senza tetto e ne legge”, che pur avendo genitori, lo stesso sono orfani di abbandonati principi, come dai principi abbandonati. Solo recentemente ho capito che l’ho fatto perché in loro rivedevo il mio basilare gender di orfano (nella mia storia) e di adottato nei miei sentimenti. Non ho appreso la versione paterna che si insegna al maschio (secondo volontà di vita, determinare i principi sulla vita altra) perché l’adottante mi è mancato da bambino. Con l’accoglienza propria del suo essere femmina e donna, (secondo volontà di vita, accogliere i principi della vita altra) l’ho appresa, così, dalla fonte rimasta: la materna adottiva nel duplice ruolo di padre determinante oltre che di madre accogliente. Per quella scuola, a mia volta ho vissuto e agito quel duplice magistero: nell’essere materno (amoroso) anche paterno (normativo) e nell’essere paterno (normativo) anche amoroso perché materno. Naturalmente, agivo il duplice sentire secondo il carattere del “figlio adottato” e secondo il caso: se normativo ero amoroso, se accogliente ero normativo. Il tutto (nelle figure, nei ruoli, e nei motivi d’azione) secondo stati di infiniti stati di prevalente vita. Se a veneranda età sono ancora l’identità che funziona nella veste femminile nel maschile come maschile nel femminile direi (psicologicamente parlando) di non aver ancora superato i principi che convenzionalmente si intendono per maschio e uomo e femmina e donna. Al più, di essere diventato un non convenzionale Laio, in una non convenzionale Giocasta; come l’opposto. Per trovare la prevalente identità di sé, (la norma) è proprio necessario uccidere il Laio o la Giocasta? Dicono che lo sia, per poter diventare il nostro prevalente principio di maschio e/o di femmina, e che se non li uccidiamo, ci coglie pestifero gender: secondo infinite variabili, maschio e uomo in femmina, o femmina e donna in maschio. Visceralmente contrario a ogni genere di delitto, ho scelto (incosciente prima e cosciente man mano) di non agire per principi di morte, così, li ho lasciati vivere tutti e due. Per quella scelta, dal gender particolare che avrei ottenuto uccidendoli, (gender etero e/o psicotico se uccisi anche con spargimento di sangue) mi sono felicemente ritrovato nel gender vita: maschio (psicologicamente) e uomo (culturalmente) quando mi determina (e che tale mi fa diventare quando la determino) e femmina (psicologicamente) e donna (culturalmente) quando l’accolgo perché così ha determinato.

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Sessualità conforme?

Uno, due, tre, fante, cavallo, re.

C’è chi si pensa di non essere omosessuale perché non desidera il simile, e c’è chi dice di non essere gay ma etero perché sta rifiutando l’idea di essere visto (e di vedersi) come femmina. Domando: è stata l’Omofobia a scrivere “checca” nella parte della lavagna riservata ai cattivi, o siamo stati noi? E’ così difficile capire che nell’uso del sesso, la passività esiste solo negli stupri? E’ così difficile capire che la sessualità è AlternAttiva, e che bloccare ogni stimolo erotico culturalmente non convenuto rende uomini e maschi a scartamento ridotto? “Beati i diversi, essendo loro diversi…” Mi domando: a quale prezzo e a quale norma stiamo cedendo il diritto di non essere tutti uguali?

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La sostenibile leggerezza del piffero

E’ diventato così leggero che non lo sentono più neanche le sorelle che l’hanno sopportato per tanti decenni! Camminare non importunati da assillanti richieste di adesione, anche solo per la vista di ogni manzo è veramente una liberazione! Lo è anche dalla pazza idea di dar soldi al farmacista in cambio fallocratici argani. Ora che sto nella fase di chi ha capito che non lo sente quasi quasi più (lo fa ogni moltissimo) perchè si è tacitata ogni motivazione, (non perché non so dove sia andato a finire al mattino quando lo cerco per le uretrali funzioni) mi sento pure rincuorato. Mi deprimeva l’idea di sentire ancora il desiderio di strapazzarlo. Con chi, poi? Con vecchiaie compiacenti e quasi mai stimolanti se non per l’aiuto di un qualche artificiato cupido, ora virtuale vista la pensione? A suo tempo sono stato fruitore di quei mutui soccorsi per età claudicanti, ma ora, da nudo, non saprei reggere il loro sguardo; e difendermi da quello indossando mimetizzanti camicioni, o camerali spegnimenti di luce, oltre che me, farebbe ridere anche il bigoncio! No, chi ha dato a dato e chi ha avuto ha avuto. Il suono del piffero incanti ora quelli che ancora lo sentono: la vita continua ad averne bisogno.

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Le ragioni della vita e quelle dei mummificatori

Perché l’Omosessualità femminile suscita meno contrasto della maschile nei casi di adozione? Mi rispondo: perché, in quanto donna, è personalità materna più mimetizzabile negli odierni schemi. Anche nella coppia lesbica vi è la figura più determinante, e in questo senso, maschile, e quindi, psicologicamente “papà “. Lo stesso nella coppia Gay: vi è la figura più accogliente dell’altra, e in questo senso, più femminile e quindi psicologicamente “mamma”. Non per questo, però, “mimetizzabile” negli schemi, perché nell’apparenza fisica rimane pur sempre un maschio, e quindi, di paterna convenzionalità eterosessuale. Anche nella coppia etero, non sempre la figura maschile (la determinante) è quella dell’uomo, quindi, lo dovremmo dire e riconoscere come psicologicamente “mamma” perché accogliente. Invece no, perché gli schemi odierni ci sono socialmente sovrani. Certamente sovrani secondo Natura, ma, che senso ha sostenere il predominio secondo Natura, quando la Cultura testimonia maggiormente l’evoluzione e la ragione della vita? Indubitabile il senso biologico, ma la Natura rimane pur sempre l’invaso di ciò che pensa la Cultura. Allora, in quale parte della vita ritrovare dei principi che la vita stessa rende così caleidoscopici? A mio pensare, nella sua forza. La conosciamo come Spirito.

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I vestiti del piacere non necessariamente sono i vestiti dell’identità

Vi sono identità, che sotto la spinta del desiderio si spogliano della personalità sessuale di prevalenza, e si vestono con un’altra. Così, vi è la personalità etero che si veste di omosessualità, come l’opposto. Nella personalità cosciente di questa dinamica non vi è problema. Il problema invece, accade nelle personalità scardinate dalla propria sessualità, a causa della forza data dalla somma di desideri: somma tanto più forte, quanto più non vissuta, e/o, peggio ancora, negata. Se il desiderio permette la spoliazione della personale norma, cosa permette il rivestimento della precedente? Ovviamente, la realizzazione di quanto desiderato dalla sovvraposizione di una tensione sessuale non fondante. Al che é un po’ come dire: chi mangia, almeno per un certo periodo  non ha più fame. Ora, ammettiamo il caso di un rapporto fra una identità chiaramente omosessuale, e una identità omosessuale perché spinta da un possibile desiderio di simile. Dopo l’orgasmo, come si rivestiranno? Da simili, certamente no. Si rivestiranno, quindi, con i propri abiti: l’omosessuale con i suoi, e l’etero con i propri. Rivestiti, non è più un eguale, quello che l’omosessuale si trova di fronte: è un diverso. Nei casi di ristretta e/o condizionata visione della propria sessualità, (magari condizionata sino al dissidio psicologico) come reagirà, quel diverso travestito da eguale, nei confronti di chi l’ha fatto sentire simile all’amante, e quindi, para omosessuale? Per evitare spiacevoli guai, (guai anche pesanti, guai anche mortali) sarà meglio mettere in conto anche la risposta a questa domanda. L’invito non è diretto solo ai Finocchi. Anche le donne possono essere vittime di una sessualità che si traveste da eterosessualità. Giungo a pensare, che anche le madri ed anche i padri, possono essere le vittime di un costretto travestimento, quando vestono un figlio di quello che non è.

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Regine – Carla Bruni

Tutto mi sognerò di dirla ma non donna e non femmina. Perché, allora, affascina anche me, notoriamente esente da etero lusinghe? Nel mondo gay, donne di questo carisma le si dice Regine. Perché? A mio parere, sono regine le Donne che possiedono la virtù di essere sovrane, nel senso di esemplari primi. Cosa, le fa esemplari primi? A mio sentire, le fa primi la naturale capacità di far emergere delle fantasie sesso – emotive, che rubando il termine a certi antibiottici mi vien da dire “ad ampio spetro”. Per questo senso e funzione, le direi vie maestre di una sessualità transculturale.

C’è famiglia di vita e famiglia di paglia

Anni fa, un ragazzo pavese, militare a Verona, ebbe a dirmi: che problemi ti fai con la donna! Quando è necessario, puoi sempre pensare ad un uomo! Da allora non credo più all’eterosessualità sincera, appunto perché non è possibile accertare se tale è, o se invece è una maschera per schifate e represse debolezze. Comunque stiano le cose, i favorevoli della Famiglia hanno in mente una costruzione ideale. Una costruzione di quel genere è come Dio: c’è, ma nessuno l’ha mai visto, così, l’eterosessualità politica non può far altro che mostrarci un Fantoccio e sperare con non perda la paglia. Per quanto mi riguarda non credo nella Famiglia di marchetta sociale. Credo, invece, nella vita che sa farsi famiglia perché sa farsi carne sociale, indipendentemente dal tipo. I politici che sbandierano madri e figli naturali come conferma del loro essere per la vita, a me fanno solo una grande tristezza.

Tenendosi per mano

Sto andando al supermercato. Dall’altro lato della strada vengono avanti due nordafricani sui trenta. Si tengono per mano. Mi conoscono, o meglio, immaginano di conoscermi, ma per quello che conosco del nordafricano non è che ci sia sta gran differenza! Li guardo. Staccano le mani. Siccome li vedo tutto il giorno in panchina, (prevalentemente fuori di testa) da tempo ne ho dedotto che vivono d’espedienti (spacciano, scroccano, e quando di necessità) pure, tutto accettano fuorché farsi vedere accomunati da una amicalità in odor di Finocchio! Lungi da me l’idea di veder tutti quanti liberi di prenderselo nel didietro, ma, signur, è così pauroso essere e praticare sé stessi? Fa così paura permetterlo, e permetterselo? Evidentemente si, se a Napoli un padre ha ucciso il figlio che voleva viversi per quello che sentiva di essere, e che il padre ha voluto/dovuto uccidere per allontanare dal suo albero quell’ombra. Ci sia leggera la terra.

Luglio 2008

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