Sessualità: visioni a confronto.

Se ho capito bene, dici, “la perdita dei referenti maschili e femminili dell’identità sessuale, comporta una “fluidità”, che può portare alla perdita di sé.”
apenna

E, se, invece, non fosse una perdita di sé, ma un ritrovare un sé, che è “fuori” da una sessualità, socialmente precostituita? Se fosse il caso, il mito dell’androgino potrebbe essere un risultato, non un “monito.” E, se risultato, perché non, pietra miliare di una propria, perché raggiunta, sessualità? Al concetto di sessualità, applico il concetto di “transcultura sessuale”, o di “sessualità transculturale”. Cioè, la figura sessuale maschile, “viaggia” verso la propria parte femminile. Opposto ma complementare “viaggio”, quello della donna. Questo, a mio avviso, perché, vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Nell’ambito sessuale, ciò che ha fermato questa corrispondenza, è stata la necessità di “creare” la sessualità adatta alla conservazione e perpetuazione dello Stato. Per quella sessualità di Stato, lo Stato, ha dovuto negare quella dell’Uomo. La vita, però, è più forte dello Stato. Sapendolo molto bene, cosa ha fatto lo Stato per difendere la sua proprietà sui cittadini? L’ha divisa in “normali” e “diversi”.

Giugno 2006

Sessualmente promiscua?

Sessualmente promiscua, la giovinezza? Vi sconsiglio di andarglielo a dire. Otterreste solamente un’occhiataccia di commiserazione e questa precisazione: sono versatile. Il che vuol dire che la sessualità della giovinezza di oggi sta perdendo i personali colori? No, direi anzi, che li sta arricchendo perché si sta riappropriando delle sue naturali sfumature. Sì, sarà transgender anche la norma sessuale: è solo questione di tempo.

apenna

Ottobre 2007

Circa la sessualità

Della personalità dipendenti da pulsioni pedofile, l’equo giudizio non può non cogliere il dissidio interiore, sia di chi riesce a tacitare quell’improprio desiderio, sia di chi lo manifesta. Le pulsioni negate, infatti, possono giungere a scardinare la ragione con una potenza che è proporzionale alla repressione di sé. Della personalità pedofila, quindi, se da un lato è giusto il giudizio sul Fare, dall’altro non è giusto il giudizio sull’Essere: già croce di suo.

apenna

Nel casi della repressione di se’, il desiderio sessuale diventa il magma,  che nel fuoriuscire può travolgere quanto è,  sia quanto trova o cerca nel suo cammino. Sai bene che questo genere di fuoriuscite della vitalità da pulsione sessuale repressa succedono anche fra i sessualmente convenzionati: per altro dire, ai normali. Prova ne siano i casi di stupro. Possono succedere anche fra gli omosessuali, ovviamente, ma, direi, solo durante la formazione di quell’identità. Non succedono ulteriormente perché la relazione omosessuale implica il rapporto fra simili, anche culturalmente oltre che naturalmente. Come non lasciare a sé stesso il sofferente da pulsioni pedofile? Come aiutarlo a non diventare delinquente perché attua le sue pulsioni? Ideale sarebbe, una valvola di sfogo: ad esempio un ausiliare Centro d’Ascolto. Riceverebbe ben poche telefonate, dici? Non ignoro la loro paura del giudizio. Come non ignoro la paura di poter essere riconosciuti. E’ la stessa degli Omosessuali. E’ scemata da quando abbiamo posto separante distinzione fra ciò che socialmente sono (soggetti sociali non meno di altri) e ciò che fanno come soggetti personali. In ambo i casi, il giudizio sta cessando di essere a priori. Allo stesso modo dovremmo pensare ed agire anche nei confronti della Persona pedofila. Non agendo cosi’, diventiamo come il medico che suppone di poter curare un sofferente, spalmando una crema sui vestiti anziché sulla pelle.

afrecce

Ho scritto questa lettera quando stavo sul Monte del Sapone a dirla con il Guzzanti. Riletta, meglio chiarita, e formalmente corretta, non la trovo inaccettabile neanche oggi che da quella cima son disceso. Al più, inattuabile, vista la sociale e mediatica preferenza al grido anziché alla ragione.

Circa l’Albero della Vita

agirafreccia

Il tronco della Sessualità, è dato dalla personale genitalità. I suoi rami sono dati dalle emozioni sessuali di prevalenza, quelle, cioè, che formeranno la costituita identità sessuale. Le sue foglie, da emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale sia per il tono (piacere – non piacere) che per la condizione del loro stato.

asepara

Le emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale, conformano e confermano la molteplice varietà delle pulsioni. In ragione di un cosciente vissuto sessuale, la molteplice varietà delle pulsioni è fattore di ricchezza. Se la sessualità fosse una macchina, dell’identità sessuale di prevalenza si potrebbe dire che è il modello base, mentre, delle emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale, si potrebbe dire che sono gli optional che, personalizzando la sessualità base, la rendono propriamente individuale. Il tronco dell’Albero è retto e forte in ragione dello stato della relazione di vita fra i suoi rami e le sue foglie. Di per sé, nessun ramo e nessuna foglia sono anormali alla vita dell’Albero. Anormali lo diventano se, (e, tanto quanto), recano del male presso la vita altra: individuo e/o società che sia. Da ciò ne consegue che, a priori, nessuna vita (così come nessun suo stato) ha o è “intrinseco male ” morale. Al più, ha intrinseco dolore, un suo peso, e/o condizione. Se il dolore è lo stato che divide ciò che è normale alla vita da ciò che non lo è, dalla precedente affermazione ne consegue che è sufficiente l’analisi storica del benessere data dalla comparazione delle corrispondenze di vita fra amante e amato/a, per sapere (al di là di ogni esterno giudizio) quanto sia normale, il modo di manifestare la propria sessualità.

Trans

Le Trans sono donne all’ennesima potenza sostiene il Marazzo. A mio conoscere, sono femminili all’ennesima potenza.  Potenza ulteriormente sorretta sino a che scelgono di rinunciare alla genitalità di origine.

afinepag

Attuata quella scelta, perdono quanto le fa (o li fa) Trans +. Sono rassicuranti in quanto bisognosi di essere rassicurati, ma questo vale per ogni genere di scambio. Per quello scambio fra Trans che rassicura e amante da rassicurare si potrebbe parlare di un amoroso mutuo soccorso. Vero è che tutti i generi di amori sono dei mutui soccorso. Vero è, che non tutti sono socialmente integrati. Vero è, che se da un lato non dicono la piena condivisione sociale (i mutui soccorsi non pienamente integrati perché più o meno non aderenti ad alcune convenzionali norme) dall’altro dicono l’adesione alla personale umanità. Nel dirli rassicuranti, il Marazzo non dice se la sua affermazione nasce da un condiviso vissuto con un Trans che si è donato, o con un Trans che si è venduto. I rassicuranti per mestiere sono un’altra parte di un discorso che riguarda tutti i rassicuranti per finalità economiche.

Pedofilia per secolarismo?

Tra gli elementi costitutivi del contesto in cui si sono verificati gli abusi pedofili, il Papa cita la tendenza al secolarismo e un “frainteso” approccio al Concilio Vaticano II. Suvvia! C’è ne sono altre, adesso?! Gran parte degli abusi sono avvenuti quando del secolarismo non si sapeva neanche cosa fosse, ed il Concilio Vaticano II era ben aldilà da venire!

afinepag

Cerchi le cause, invece, nella cosiddetta “chiamata”: emozione della vita che diciamo divina mentre nella stragrande maggioranza dei casi è voce di una individualità che teme di affrontare sé stessa, e/o teme di affrontare la vita! Cerchi le cause, invece, nella pessima abitudine di rinserrare nei seminari delle personalità di non costituita sessualità. Cerchi le cause, invece, nella deleteria abitudine di rendere psichicamente e spiritualmente eunuca la sessualità dei cosiddetti chiamati! Non per ultimo, riconosca che in molti, alla lunga, la missione sacerdotale finisce con il diventare un mestiere, e che in questa degenerazione della missione possono saltare i freni inibitori della sessualità del cosiddetto chiamato! Comunque stiano le cose, lungi da me l’idea di chiedere al Vaticano di piangere sé stesso per questi errori, ma, di non spargere fumi, sì! Ci sento odor di zolfo.

La sessualità è sempre transculturale

biblioscuro

La sessualità è sempre transculturale se per “transculturale” intendiamo l’identitario percorso fra una identità genitale di partenza (maschile o femminile che sia) e quella di un sessuale completamento, che, in non pochi casi, non necessariamente corrisponde a quella di origine. Vi è transessualità maschile, ad esempio, il cui connotato femminile è talmente prevalente da indurre il dato trans a viaggiare verso ciò che a livello psichico lo fa sentire sé stessa, anche raggiungendo il definitivo asporto dell’attributo genitale. Compiuto il quale, la legge gli concede il pieno uso dell’identità femminile. Il soggetto che non giunge a quella meta, pur rimanendo un transessuale a livello culturale e psichico, è, in effetti, solamente un travestito, e così, (se non vado errando) viene considerato dalla legge. Nel mondo della prostituzione, la conservazione dell’attributo genitale maschile è un valore aggiunto che, necessariamente, il transessuale completamente definito non ha più. Pur simile alla una donna, infatti, perde l’aurea della diversità; diventa, cioè, comune, per quanto più femminile di molte donne. Ora, visto che si continua a sindacare su quello che cerca un omosessuale in un maschio, e visto che se ne traggono dei giudizi, anche aprioristicamente negativi, possiamo o non possiamo sindacare quello che cerca un etero in una figura femminile nel caso di compiuta transessualità, o in una simil femmina (come simil maschio) nel caso di un viaggio sessuale che si è fermato appena prima di un tavolo operatorio? L’intento di questo post non è certo in quello di ricavare giudizi sulle scelte e/o sulla persona che sceglie border line. Consiste, piuttosto, nel poter sostenere, da un lato, che se e’ vero che l’amore è “la metà del cielo”, dall’altro e’ anche vero che la strada per giungervi non nega il passo a nessuno in amore. L’Amore non bada alla marca delle valige. L’Amore bada al viaggio.

Datata

a Franco G. – Sessualità e norma

Alle domande che hanno accompagnato il mio crescere (e molte volte assillato) una decina di anni fa ho risposto così: la vita della Cultura sessuale, deforma, se fissa ciò che forma, la vita della Natura sessuale.

apenna

Per quello che sente, secondo ciò che sa in ciò che è, è maschile il principio che determina ciò che deve o non deve essere naturalmente, culturalmente e spiritualmente proiettato della vita propria o altra. Per quello che sente, secondo ciò che sa in ciò che è, è femminile il principio che determina ciò che deve o non deve essere accolto (naturalmente quanto culturalmente e spiritualmente) della vita propria e altra.In ciò che è Uomo ed in ciò che è Donna, – vita – è stato di infinite corrispondenze fra gli stati maschili della determinazione e i femminili dell’accoglienza. L’Uomo, dunque, è maschile secondo quanto la sua determinazione proietta (sia essa vita naturale, culturale quanto spirituale) ed è femminile secondo quanto culturalmente e spiritualmente accoglie di ciò che ha determinato. La Donna è femminile secondo quanto accoglie la vita naturale, culturale e spirituale, ed è maschile secondo quanta vita proietta la sua determinante accoglienza.  Se è ben vero che la sessualità si può nominare per generi, è anche vero che nell’essere “vita” vi è il genere universale che contiene ogni particolare. Data l’universalità del genere “vita”, generare vita secondo la Cultura dell’individuale Natura è il principio di vita, del genere della sessualità naturale, culturale e spirituale di ogni vita della vita. Secondo questo principio, ogni genere di Natura sessuale che persegua la Cultura dell’universale genere della vita, è normale a sé stessa, ed normale al Principio della vita: la vita. Dati questi principi, ogni Natura che fissi (e/o venga fissata) in un nome particolare, condiziona (o si condiziona) la sua evoluzione. Condizionando una vita di nome particolare, anche fosse allo scopo di tutelare la manifestazione di quel dato particolare, comunque si sosta quell’essere presso quel nome. Sostandolo, nel contempo si arresta ciò che si vuole e si deve evolvere. Da ciò, non può non conseguire che la Cultura “Gay” della realtà culturale umana di una data tendenza sessuale (lo specifico vale per tutti i generi sessuali) è sostanzialmente e formalmente inficiata dalla negazione che si procura alla universale Cultura della persona, quando la si contiene nei dettami detti da una “normalizzazione” che esprime la sua regola esistenziale sulle basi di un genere sessuale, culturalmente convenzionale se aderente a precostituiti principi.

Gennaio 2009

Le disc_eros

biblioscuro

Cortese signore: ho iniziato a ballare quando Mina cantava Renato, Renato, e la Pavone, fra una lamentela e l’altra sulla Partita di Pallone, cantava Cuore. Eravamo forse più “normali”, all’epoca, ma normali nel senso di più contenuti all’interno di regole in cui il pensiero e l’educazione borghese (e/o piccolo borghese) ancora riusciva ad imprimere il suo Io nella nostra mente; è ancora così, come è ancora così, che dal lunedì al venerdì ante sera, salga la “febbre”. Quando ho conosciuto il Gigi dell”Alter Ego, quella febbre, arrivava ai trentasette e mezzo dal si a no; oggi, invece può far delirare. Inevitabilmente giuste, quindi, le opportune tachipirine. Il Gigi è stato accusato di violenza sessuale su minori. Più o meno il Gigi ha la mia età, ed io sono prossimo alla pensione. Non conosco esattamente i fatti, e certamente non è possibile leggere il cuore dell’uomo, tuttavia, quello che conosco del Gigi mi permette di dubitare dell’accusa. Ammesso ma non ancora concesso i fatti, in quale vero ambito sarebbero successi? Se successi, a mio avviso, solo nell’ambito della febbre. Quali, gli elementi che al venerdì ante sera fanno salire la febbre in una esistenza? Non elencherò quelli generalmente noti; mi soffermerò solamente su quello che in genere si rimuove. Ad esempio, una brama di seduzione, che impasta di varia emotività i rapporti fra clienti, e fra clienti e gestore, in una sorta di massificata voglia di conquista. Questa voglia di conquista (brama maggiore, tanto quanto settimanalmente frustrata) è l’adrenalinica estasi in cui il giovane riesce a manifestare la vitalità dei suoi sogni: quella, cioè, che sino a chiusura del locale gli fa dimenticare che durante la settimana si sente vivere più o meno come il rospo della favola: attendendo il bacio della principessa. Ma le principesse di oggi, se mai lo sono state, mica sono quelle delle favole! Lo prova il fatto, che per conquistare una donna, molti cavalieri scelgono di cavalcare il drago della violenta passione, piuttosto che combatterlo! Onde evitare di riconoscersi non sempre adeguata per quanto desidera conquistare, la giovinezza, nella sua totalizzante voglia di principato, “chiama” Giulietta e/o Romeo tutto quello che gli conferma il suo desiderio di signoria: musica, ballo, e una multi motivata ricerca di una gioia erotico – sensuale, vuoi naturale perché sessuale, o vuoi chimica per droghe. Una ricerca, non sempre esclude l’altra. Ammesso che abbiano senso le definizioni di assoluto, i giovani oggi non sono chi da una parte sessuale e chi dall’altra: si dicono versatili. Non per questo sono sessualmente indifferenziati; e se promiscui, molto meno di quello che sostengono i ben pensanti che spacciano ignoranze. Versatili, significa che non sono schematicamente rinserrati nel gusto sessuale di prevalenza: vuoi etero, vuoi omo, vuoi una commistione di quelle due emozioni sensuali e sessuali. Salvo casi di una versatilità sessuale di confermata identità, l’odierna giovinezza, quindi, può con – vivere alterni erotismi, alterne sensualità, alterne sessualità. Con – vivenza, però, che in genere cessa all’uscita, e già al parcheggio rientra nella sua norma, cioè, nella prevalente identità: versatile o no che sia. Per la voglia di vita e di identitaria conferma delle personalità versatili (ma anche delle non) anche il gestore di discoteca deve diventare il seduttore che si fa sedurre. Il giovane e/o la giovane ignorano il gestore che seduce ma non si fa sentire sedotto. Prima o poi finiscono coll’ignorare anche la discoteca. Guaio professionale che il gestore deve evitare, ovviamente, e lo evita, facendo sentire eroticamente e sensualmente importante la sua clientela. Per tale comportamento, può capitargli quello che generalmente capita alla barista che serve i clienti con grazia, cioè, veder intesa una cordialità professionale come se fosse una simpatia particolare. Il cliente che ha bisogno di sentirsi amato, o quanto meno preferito, rimuove la realtà professionale di quella barista e prende per sincerità quello che in effetti è solo professionalità. Guaio è, che per mantenere il lavoro e/o per non entrare in dissidio con il cliente e/o con il titolare, la barista non può permettersi di disincantare quel vanesio per voglia di possesso; e la storia continua. Fatti i debiti aggiustamenti, succedono le stesse dinamiche emotiva (e gli stessi equivoci) anche fra clienti e gestori di discoteca. Se il gestore è etero, sarà prevalentemente tentato da femmine. Se il Gestore è omo, sarà prevalentemente tentato da giovani. Nella provetta che è una Discoteca, vi è un tale miscelamento di emozioni, che è pressoché impossibile dire chi è il sedotto e chi è il seduttore, ma, impossibile sino all’uscita, ripeto, che già al parcheggio cessa la magia ed ognuno rientra nel sé che si ritrova: rospo della favola che è. Rimane quello che e’ i lasciato! Chi non e’ favola e neanche favoloso rimane rimane al piolo che e’. Non ha nessun genere di sussulto psichico, e/o sensi di insufficienza da riparare chi è quello che è. Può succedere, invece, nelle personalità immature. Così, quello che anche di illecito è stato lecito durante la magia da febbre, può tornare solamente illecito a fine magia. Dove non vi è stata effettiva violenza sessuale (e per effettiva intendo stupro fisico e/o psichico di una contraria volontà) al Gigi dell’Alter Ego, al massimo si può imputare di essere la vittima, sia del suo dover sedurre per mestiere, sia, (nel pensiero in ipotesi), di soggetti psicologicamente dipendenti (o tossicodipendenti) del loro generalizzato bisogno di sedurre a scopo di identitaria conferma. Nessuno è in grado di difendersi da quel genere di soggetti. Si pensi solo, che psicologicamente incompiuto, si è rivelato persino il sociale quasi tutto, quando, per anni, ha messo alla gogna un padre denunciato per aver sodomizzato la figlia treenne che invece soffriva di una patologia anale. Immaginare il Gigi mentre compie usi forzosi della genialità sua e dei presunti violentati, (a 60 e passa interamente vissuti) a me fa amaramente ridere. Tanto più, perché i giovani e i tempi di oggi, tutto sono fuorché i giovani e i tempi di recenti fatti di violenza perpetrati da ben altri gestori. Valuterà la magistratura. Nel frattempo, dato il can can che ha rovinato una vita, annientato un’attività, e sfasciato un situazione finanziaria, mi domando che temperatura aveva la Magistratura quando ha aperto il caso dell’Alter Ego. Più di un pensiero me la fa dire: preoccupante!

Dicembre 2009

Femminilizzazione

biblioscuro

Lo dici di una sensibilità quasi femminile. Cito a memoria. Ne sto perdendo a chili. Passami il fatto. Cosa, ha fermato la mia attenzione, al punto che nonostante i miei casini continua a girarmi per la testa come una domanda che vuole subito una risposta? Direi, “femminilizzazione”. Dati gli schemi che girano (certamente non tuoi, certamente non miei, e certamente, non di molti blogger di queste parti) femminilizzazione, in qualche modo ombra una mascolinità di antichi ma mai morti concetti sulla presunta debolezza (psichica e/o sessuale) della femmina. Può giungere, quell’ombra, ad ombrare (passami la ripetizione) non tanto le certezze che una identità maschile ha di sé, quanto l’opinione che altri possono avere sul maschio così definito. Sono più che convinto che il Pabloz se ne sbatte le palle di tali ombretti. Metti, allora, che in tua compagnia, stia facendo del mero passeggio su filosofici colli. Metti, ancora, che, passeggiando, ti stia prendendo sotto braccio, e guardandoti un po’ ridendo ti dica: cara, a me piace pensare al Pabloz (come penso di me) di sensibilità uterina perché è anche suo il principio dell’Accoglienza: principio che, attuato per utero forma la femmina e attuato per mente forma la Donna. Si può dire, allora, che il Pabloz è il maschio naturale che sa essere anche culturalemente donna. Per un maschio prevalentemente etero, questo ricongiungimento fra stati è tutto fuorché semplice da quante sono le convenzionali barriere da superare. Non è stato semplice neanche per me che, per omosessualità, sono predisposto.  L’utero che accoglie il piacere, necessariamente accoglie anche il vero: per l’utero è vero tutto quello che non gli reca dolore.  Quello che non reca dolore è necessariamente giusto. Di un utero, allora, (come di una uterinata mente maschile) si può anche dire che è il tribunale (naturale e culturale) dove si discerne sulla giustizia. Ne consegue, che il carattere uterino (femminile o maschile che sia) è di chi cerca il piacere della e nella giustizia; e qui comincio a riconoscere meglio, (e a far conoscere meglio, spero) il prevalente carattere del Pabloz: del mio nondimeno.

Riletta nel Maggio 2020 l’ho trovata confusa e impossibile da capire: l’ho sistemata. Non voglio neanche pensare all’opinione di me che si facevano i malcapitati lettori della versione con_fusa.

Novembre 2009

Regine

biblio

carlabruni

Tutto mi sognerò di dirla ma non donna e non femmina. Perché, allora, affascina anche me, notoriamente esente da etero lusinghe? Nel mondo gay, donne di questo carisma le si dice Regine. A mio parere, sono regine le Donne che possiedono la virtù di essere sovrane, nel senso di esemplari variamente primi. Le fa primi la naturale capacità di far emergere delle fantasie sesso – emotive, che rubando il termine a certi antibiotici mi vien da dire “ad ampio spettro”. Per questo senso e funzione, le regine diventano le vie maestre della sessualità transculturale di chi le ha elette.

Ai Gentleman Grindr

Cosa significa dirci attivi?

Se un problema è come un arancia, è chiaro che di quella vedo gli spicchi che ho davanti gli occhi. In particolare, gli spicchi post del Culo e i relativi commenti. Resto non poco perplesso per le notevoli confusioni che ci sono nelle storie pubblicate circa le figure e i ruoli esistenziali e sessuali detti. Portati ai minimi termini i principi della sessualità Omo, ai miei tempi stavano prevalentemente così: prima me lo dai (o me la dai) e se vai bene dopo ci pensiamo. Atteggiamento, certamente maschilista, nonché simil etero. Ora succede, invece, che si stia assumendo il principio (non solo sessuale) della Donna: prima vedo se ti posso amare e se va bene dopo te lo do. Anche per il caso della Donna mi riferisco sempre a quella dei miei tempi. Ovvio che i tempi cambiano e (con le parole per dirli) anche i principi, ma se adottiamo (come si sta via più facendo) il principio di vita della Donna, ne consegue che ci stiamo femminilizzando? Non sarebbe una scoperta. Sia pure nicchiando, lo sta diventando anche il mondo etero. Ma se ci stiamo femminilizzando, quale è adesso il vero senso dell’affermazione “sono attivo”, visto che non vi può essere femminilizzazione dove non si adotta l’accoglienza che è il principio naturale e culturale della Donna? Io non lo trovo. E, voi?

Sessualità conforme?

C’è chi si pensa di non essere omosessuale perché non desidera il simile, e c’è chi dice di non essere gay ma etero perché sta rifiutando l’idea di essere visto (e di vedersi) come femmina. Domando: è stata l’Omofobia a scrivere “checca” nella parte della lavagna riservata ai cattivi, o siamo stati noi? E’ così difficile capire che nell’uso del sesso, la passività esiste solo negli stupri? E’ così difficile capire che la sessualità è AlternAttiva, e che bloccare ogni stimolo erotico culturalmente non convenuto rende uomini e maschi a scartamento ridotto? “Beati i diversi, essendo loro diversi…” Mi domando: a quale prezzo e a quale norma stiamo cedendo il diritto di non essere tutti uguali?

La riconversione della sessualità?

Neanche a Lourdes!

Crederò veramente possibile la totale e stabile riconversioni di una identità (pedofila in non pedofila, eterosessuale in non eterosessuale, omosessuale in non omosessuale) quando la Psicologia e/o la Psichiatria, potranno pienamente dimostrare che un dritto di qualsiasi sessualità può diventare uno stabile rovescio. Se no, valgono un tanto al sacco, per quanto siano i sacchi non mancanti di dottorali fiocchi. Quello che più traspare, invece, è il bisogno della Psicologia e/o della Psichiatria di confermare la sua utilità “scientifica” e sociale. Sono utili, (anche se non è detto, risolutive) quando si propongono di disinnescare con opportune terapia della conoscenza, i soggetti che manifestano (contro qualsiasi identità) dei comportamenti inaccettabili a qualsiasi livello e/o caso.

Le spire verbali e sessuali

simbolizzate dalla figura del Serpente

Chi legge le tue lettere senza sapere con quali dosi di ironia i “diversi” sanno riconoscere e mediare quanto esasperare l’enfasi che mettono nei nomi che si danno, non potrà non pensare che siamo fuori di testa. Allora, mia cara, con i titoli a mio favore, vacci piano.

Come simbolo fallico della penetrazione, il serpente può rappresentare sia le qualità positive (dolcezza e piacere) che le negative: sopraffazione e dolore. Perché può anche portare a coscienza degli eventuali dissidi sessuali, morali e/o culturali e/o psicologici, il serpente può anche spaventare: in genere la donna ma anche delle remissive virilità. Il serpente non mostra gli attributi del suo sesso, quindi a vista non lo si sa dire se maschile o femminile. Il serpente è come un genitale maschile che ha glande (la testa) ma non i sottostanti attributi: scroto per la Natura ma “palle” per la Cultura. Ambedue gli estremi del serpente potrebbero essere artefici di disorientante penetrazione sotto l’aspetto naturale, o duplice quando non equivoca sotto l’aspetto culturale.  In assenza di risposta su l’effettivo senso di una penetrazione che non chiarisce dove inizia o dove finisce si origina sgomento: maschile o femminile in ragione dello stato psicologico di chi lo sogna. In ragione dello stato psichico di chi lo sogna, lo sgomento può originare rifiuto come anche desiderio. Tu non sei di mascolinizzata identità, ma, data la determinazione che è nel tuo carattere, potrebbe esserti simbolo di mascolinizzante potenza. Come prima accennato, in ragione della coscienza o della non coscienza di parti quanto del tutto di sé, anche l’uomo può essere attratto quanto spaventato dall’immagine del serpente. Lo può, tanto quanto gli rimanda delle controverse e/o complementari immagini del suo stato maschile o di un suo palese o occasionale desiderio di sottomissione allo stato maschile. Questo genere di acquiescenza, anche sessuale, è più comune di quanto si creda. Il più delle volte, però, coinvolge il solo piacere genitale e/o anale. Per questo, non necessariamente diventa formazione culturale e, dunque, neanche prevalente identità sessuale. Dei significati del serpente nella tentazione della Donna te ne parlerò in una lettera successiva. Non credo di aver dimenticato qualcosa e non dimenticherò i miei saluti ad ambedue.

Luglio 2006

Pedofilia

Reato nello stato sessuale o reato nel comportamento?

Più che sessualità, quella infantile la direi un suo albore. L’adulto che non tenendone conto comunque persegue l’attuazione del suo desiderio, è un vile ancora prima che un delinquente, ma, che centra la pedofilia (etero o omo non cambia) con uno stato della volontà sessuale che, se si manifesta con violenza, può anche essere perché quella forza corrisponde alla lesione che si procura alla Persona, quando, per contenere un suo eventuale gesto, si giunge a reprimerne l’identità sessuale ancora prima dei suoi atti? Prima si arrivi a non poter più guardare un bambino o una bambina per la paura che questi, fraintendendo, accusi, credo sia il caso di cominciare ad orientare le opinioni sugli stati della sessualità con maggiore lucidità. La lucidità sarà maggiore tanto più il giudizio concernerà, non la personalità sessuale, ma come questa si manifesta: normale se si esprime con atti di bene (assenza di ogni dolore verso una vita e/o la vita) anormale se si esprime con atti di male. Questa suddivisione non sarà giornalisticamente eclatante ma l’Informazione e/o le Istituzioni che non vogliono concorrere ad innescare delle ulteriori violenze sull’individuo, non dovrebbero porla in sottordine.

In Lgbt: usi e costumi.

agirafreccia

Non pochi anni fa ero alla porta di un bar gay qui a Verona. Con l’intento di entrare, un giovane, si avvicina femminilizzandosi non poco. Non mi pare il caso, gli dico, sia perché Verona è quello che è, sia perché è meglio “non smarassare el can che dorme”, cioè, risvegliare la negativa opinione su di noi che quel ragazzo stava reclamizzando. Tanto più se può offrire fianco a imbecilli reazioni contro la proprietà in questione. Il ragazzo incassa il rilievo, ma uscendo dal bar mi dice che sono una checca repressa! Anni fa a Verona girava una figura stupendamente femmina. Ricordo di averla vista con un fasciante vestito nero e un grande cappello di paglia. Vista davanti aveva la barba: questo, ancora prima della nascita della Conchita. Ho visto ridere molti di quelli che, magari nolenti loro, godevano di un  paso doble così elegantemente folle da non offrire fianco al disprezzo. Il gay che dimentica la differenza che c’è fra l’originale eleganza che molto può permettere, e la qualunquità personale che vive, o viene “dal monte del sapone”, oppure è una cretina! La cretina che si è rilevata in quel giovane non può esprimere che opinioni cretine! Mi auguro che non sia rimasta tale. Non l’ho più visto. Se mi capitasse di rivederlo glielo chiederò.

La norma

Si possono dire normali gli aderenti a regole fissate da una società e/o da una religione. La definizione, però, riguarda la nostra identità sociale: è normale, cioè, il Cittadino che segue le regole imposte dalla convivenza sociale. Per la Religione, invece, sono normali i credenti che seguono le regole del dato credo. Visti da vicino ambedue i poteri, nessuno è normale, o precisando, lo sono solo sulla carta dove scrivono i loro intenti, e dove, a loro volta, da non perfetti, si incasellano necessariamente fra i normali anche non normali. Della normalità, quindi, si può dire che è solo la definizione di un principio di irrealtà. Nessuna regola può incasellare la soggettiva umanità, a meno che, così facendo, non vogliano (il Principato e la Religione) incasellare la vita per il non tanto sotteso scopo di impecorire anche quella. Guaio è, che il Principato e la Religione impecorano la nostra umanità, perché solo così possono mantenere la mano morta sul Cittadino. Guaio è, che né la Società e né la Religione sono interessati a liberare l’essere da galere che tali non paiono solo perché mimetizzate da ostelli senza orario di rientro! Eccome, se c’è il rientro! Si meraviglia la società, e si scandalizza la chiesa perché con i Pride c’è gente che per almeno un giorno se ne sbatte le palle di ogni marchiatura impressa sul loro vello. Per almeno un giorno, c’è gente che vuole solamente ridere! La norma finirà seppellita da quelle risate? Certamente no, tuttavia lo teme! E questo fa ancora più ridere perché nei Pride, nonostante la compita serietà, si mostra nuda più dei gayosi!

A Edipo ucciso

E’ uno scritto del luglio 2006. Non mi pare datato. Lo sarebbe se il soggetto del discorso fosse il Pacs. Non è così.

1)

Omosessualità: non malattia, ma identità di una sessualità. Questo, se lasciata vivere.

2)

Se non lasciata vivere, diventa malattia, come malattia diventa l’Eterosessualità, quando non riesce ad esprimere compiutamente sé stessa. Per tale affermazione, può essere l’Omosessualità, una Eterosessualità non lasciata vivere?

3)

Per esprimere il suo potere, (non solo politico), lo Stato sociale ha bisogno di cittadini, omogenei, per stessi valori e pensieri.

4)

In quanto non omogeneo, il cittadino Omosessuale non è normale.

5)

Neanche, è “normale”, una qualsiasi forma di devianza dall’Omogeneità imposta dalle necessità dello Stato.

6)

Allo Stato necessita un Regolatore morale con funzione di Arbitro e di Giudice.

7)

Tale compito è svolto dalla sua legge, con il concorso – soccorso dell’Istituzione Ecclesiastica.

8)

Tale concorso soccorso li fa “strani compagni di letto”. “Non per amore, solo per amore”, ci finiscono, infatti, ma per un implicito, (quando non esplicito), scambio di voti. Tale fatto, scambia l’amore per la vita in tutte le sue manifestazioni, (amore che dovrebbe essere libera donazione sia dello Stato che della Chiesa), in una reciproca prostituzione fra Poteri.

9)

I Pacs, in quanto rapporti fra non Omogenei, sono visti come possibilità eversiva. Della serie: si sa come cominciamo ma non si sa dove finiamo Sono eversivi, non tanto di per sé stessi, ma come esempio di una libertà non Omogenealizzabile. O meglio, non Omogeneizzatile per il presente momento storico_politico_religioso.

10)

E’ necessario, pertanto, creare il momento storico e politico che accolga l’istanza Pacs, ma in modo che il prezzo della novità storica, non abbia a pesare sui più Indifesi. A tal proposito, abbiamo ricordato i martiri del divorzio: i figli; figli martirizzati dai dissidi fra coniugi e dai dissidi da mancata accoglienza presso il loro mondo: compagnie, scuola, ecc.

E, arriviamo, all’adozione. Ne abbiamo già parlato se ricordi. Avevamo convenuto sul fatto, che il principio, di per sé, è di legittima richiesta, ma ambedue avevamo anche convenuto che la richiesta deve procedere con giudizio, perché, se è vero che sulla carta tutto è bello e buono, nella realtà, invece, quasi mai.

Non tutte le arance sono blu

Mauro – Sulla sessualità, premetto che la considero prevalentemente interpersonale, e quindi, fare sesso con un’altra persona significa sempre affidare a lei tutte le informazioni più intime sulla propria sessualità.

Vitaliano – Distinguerei, Mauro, tra fare sesso e fare l’amore. Nel fare sesso, è vero che si affida all’altra/o le informazioni più intime della personale sessualità, (tipo particolari gesti, posizioni, atti, ecc, ecc.) ma non gli si affida i propri sentimenti, come lo si fa con chi si ama. Semplificando: nel fare sesso ci mettiamo gli attributi e le informazioni sul come meglio usarsi, mentre nel far l’amore, ci mettiamo la vita.

Mauro – mi sembra che se il rapporto fra due persone è di solo sesso, più chiare emergano le preferenze e i gusti sessuali.

Vitaliano – Condivido!

Mauro – se c’è di mezzo l’amore, anzi, c’è come un fattore di disturbo che rende il passaggio della comunicazione sessuale più sfuocato.

Vitaliano – A mio sentire, il fattore di disturbo che citi, altro non è che inibizione, cioè, difficoltà a scoprire con l’amata o l’amante del cuore, gesti e/o piaceri, indubbiamente più facili da rivelare, con una, o un amante occasionale. Per questa visione, “la calzamaglia in amore”, funziona come il filtro che cela delle insicurezze, delle paure, delle insufficienze, quindi, è sempre falsante. Quando si ama, si amano anche le rughe.

Marzo 2007

Sesso e liberazione

Non vedo liberazione sessuale. Vedo, invece, degli evasi dalle gabbie.

apennaaneolinea

Una liberazione sessuale, implica la personale gestione di due chiavi: quella culturale, e quella morale. La cosiddetta liberazione ci ha permesso l’uso della chiave culturale, ma la chiave morale, è in mani che non la concedono! Al che, siamo liberi a metà, o, a dirla con uno scrittore: dei guerrieri dimezzati. Di conseguenza, dimezzati, anche come Persone. In tali frangenti di sofferenza, la cura che negli ambiti socializzati va per la maggiore, è l’ipocrisia. In quelli non socializzati, (o parzialmente tali) invece, ci si cura da strozzati orgasmi, per mezzo di protesi: prostituzione, e pornografia. Dove non si libera, o non permettiamo la liberazione della vitalità nella sessualità, il sesso finisce con l’essere la merce che ti permette di sembrare, libero! E per via del sembrare liberi, la droga, è il senso che lo permette di più. Ovviamente, auspico la libertà nell’essere, non, in quella del fare che non può non tener conto che vi è chi non sa, non può, o non vuole, gestire (personalmente e socialmente) quella libertà.

Maggio 2007

Sogni d’oro, normali!

Girovagando in bicicletta ho ricevuto due rapporti di empatia da due “diversi” da me. Un srilanka e un tunisino. Il primo, in bilico fra il cadere ed il vomitare. Il secondo, un possibile spaccia. Se era sesso quello che cercavo, non avevo che da fermare i pedali. Mi domando perché una parte dell’Omosessualità gravita il suo senso sessuale (ed è gravitata) in quegli ambienti mentali. Perché ne è la sedotta – seduttrice? Ho avuto modo di dire che vi è Omosessualità, e Omosensibilità. La prima configura una data personalità. La seconda, una data accoglienza verso una data virilità. C’è chi vive le cose. C’è chi le confonde. C’è chi si rovina la vita per aver confuso le cose. I primi, (gli omosensibili) diventano tendenti a… I secondi, dominanti e/o dominati messi in fondo al bidone sociale. Nel vissuto dei primi c’è chi ha innestato idee di errore. Il vissuto dei secondi diventa dominio di chi ha innestato idee di malattia e/o di peccato. Il vissuto dei con_fusi, invece, è delle sessualità schizofreniche, e/o dei malati da infelicità, e/o dei variamente delinquenti, giusto per sostenere un’apparente “virilità”. Sogni d’oro, “normali”!

Novembre 2006

Omovecchiaia

Al Circolo Pink di Verona

Siamo spiritualmente deboli in due momenti della vita Gay: nella giovinezza e nella vecchiaia. Tanto o poco, non manca l’aiuto nella giovinezza. Quale aiuto, invece, nella vecchiaia? Direi nessuno. O meglio, c’è, ma, secondo standard culturali, marginalmente corrispondenti alla vita dell’omosessuale anziano. Precisando meglio, sono corrispondenti, quegli standard culturali, solo per le esigenze inerenti la cura medica e la domiciliarità. La vita anziana, però, non è solo pastiglie e pannoloni! Vita, è anche racconto di storia personale e di epoca; è anche condivisione d’esperienza. E’, inoltre, anche possibilità di poter parlare liberamente, come simile fra simili; è anche possibilità, di poter ancora sorridere come simile fra simili! Nella normale assistenza e nei normali ambiti, con chi ricordare e sorridere delle storie che è stato quell’Omosessuale, senza con questo esser compatito, o magari, ancora osteggiato, (quando non rifiutato) come magari lo è stato in giovinezza e/o nell’età  adulta? Per il timore di quel rifiuto, l’anziano Omosessuale si costringe, così, (o lo si costringe) a dover recitare, (ancora?!) ciò che gli impone un ricovero diverso perché culturalmente estraneo. Il che, è come dire che si costringe, (o lo si costringe) a negare la sua umanità anche per il solo fatto di veder visti, come sessuali, dei meri desideri di affettività. Negare (o far si che si neghi) anche quegli ultimi fiori, è forzarlo all’interno di un’agonia cosciente; è seppellirlo culturalmente e spiritualmente, ancor prima che muoia naturalmente. Sollevo, quindi, il problema, e propongo a questa Associazione, di ideare un’assistenza domiciliare, e/o una casa alloggio, attuata da operatori sessualmente omogenei. Il problema che sollevo, riguarda anche l’Omosessualità femminile, ovviamente!

Ottobre 2007

Vorrei porre distinzione, Bama,

fra affettività e sessualità.

Vorrei porre distinzione, Bama, fra affettività (anche sessuale) e rapporto sessuale. Dell’affettività, si può dire che è l’alveo che incanala quella comunione di intenti che può anche sfociare in un più intenso sentimento. Il rapporto sessuale, invece, può anche essere inteso come il reciproco scambio fisico di date emozioni erotiche. E’ uno scambio, che generalmente non acquieta il cuore, ma la mente, sì. A dirtela tutta, una bella botta è sempre preferibile al più efficace dei Tavor! In questo senso, parificherei il sesso in carcere a calmierante medicina. Se fossi il dottore di un Carcere, te lo garantisco, non si sa quanti ricettari consumerei. Diverso il discorso, dell’affettività. Diverso, perché la negazione dell’affettività (da sé procurata e/o procurata dalle contingenze) dovrebbe far capire al carcerato quale importanza abbia, e, per tale importanza, il tentar di ricostruire i valori eventualmente distrutti, o quanto meno, acciaccati! Questo percorso di rinascita, però, implica più fattori. Implica uno scavarsi dentro. Implica la necessità di avere chi ti aiuta a scavarti dentro. Implica che ci sia chi è ancora disponibile a scavarsi dentro con te. La carcerazione non ferma l’elaborazione mentale dei primi fattori che ti cito. Certamente complica quella con l’ultimo fattore. Complica, ma non ferma, vuoi, nel caso che dall’altra parte ci sia una vita che ti aspetta, vuoi nel caso che dall’altra parte ci sia la vita che ti aspetta.

 Luglio 2007

C’è famiglia di vita e famiglia di paglia

Anni fa, un ragazzo pavese, militare a Verona, ebbe a dirmi: che problemi ti fai con la donna! Quando è necessario, puoi sempre pensare ad un uomo! Da allora non credo più all’eterosessualità sincera, appunto perché non è possibile accertare se tale è, o se invece è una maschera per schifate e/o represse debolezze. Comunque stiano le cose, i favorevoli della Famiglia hanno in mente una costruzione ideale. Una costruzione di quel genere è come Dio: c’è, ma nessuno l’ha mai visto, così, l’eterosessualità politica non può far altro che mostrarci un Fantoccio e sperare con non perda la paglia. Anche se necessaria, per quanto mi riguarda non credo nella Famiglia di marchetta sociale. Credo, invece, nella vita che sa farsi famiglia perché sa farsi carne sociale, indipendentemente dal genere sessuale dei componenti. I politici che sbandierano madri e figli naturali come conferma del loro essere per la vita, a me fanno solo una grande tristezza. Mi succede in tutti i casi di prostituzione.

Complici un paio di 45°

Complici un paio di 45°, ieri sera Patty ha affermato: omosessuali si nasce. In seguito a non poche riflessioni, affermo, invece: lo si diventa. Ulteriormente ti dico, che ogni sessualità lo diventa. Lo diventa in modo culturale, tanto quanto siamo coscienti di sapere circa il nostro piacere. Lo diventa in modo naturale, tanto quanto non siamo coscienti di sapere circa il nostro sentire. Seguimi sino al nostro primo momento di vita e di vitalità. Il quel momento, noi, espresse conseguenze di volontà genitoriali, siamo Natura che attua il perseguimento ed il mantenimento del proprio stato: punto! In quel dato momento di vita, quindi, non vi è nessuna predeterminazione culturale circa la sessualità dell’uomo o della donna che diventerà quell’iniziale Natura. A quel livello, pertanto, non si nasce già etero o omo, al più, inizia a nascere il piacere di un vivere che, nel proseguo delle infinite informazioni di bene, metabolizzate da quel corpo, gli farà prendere la strada sessuale che vivrà sano se volente o malato se nolente. Nel decidere di vivere le informazioni acquisite attraverso il piacere della genialità, mano a mano si vorrà anche attuarle. Attuare un bisogno, implica la culturizzazione di quel bisogno. Nella volontà di culturizzare quel bisogno, direi inevitabilmente, diventeremo ciò che abbiamo culturizzato. In ragione del raggiungimento di quel proposito, quindi, assumeremo l’identità sessuale che, di prevalenza, risulterà dalla somma dei bisogni sperimentati: solo i coglioni crescono comunque! Chi vuole il raggiungimento di sé stesso, invece, lo deve volere. Diversamente da ogni teoria medica sostengo che si nasce vita, e che la vita non è etero o quanto d’altro, ma solamente vita. Dopo di che, quella vita sviluppa sé stessa in ragione della relazione che ha con il suo mondo e con il mondo. Vita si nasce, quindi, e nel tutto si diventa, o non si diventa, ovviamente, in ragione di infinite impotenze, negazioni, e/o ignoranze di sé. Nel mio caso, ho avuto pulsioni sessuali verso il simile a precocissima età. Il che vuol dire che sono nato Finocchio? No, il che vuol solamente dire che la mia coscienza ha preso atto di quel sentire a età precoce. Non è scritto da nessuna parte, però, che quella precoce pulsione abbia contribuito alla definitiva formazione della mia sessualità, come di una sessualità comunque indirizzata. Sino a non avvenuta presa, della prevalenza di un dato istinto sessuale, si può affermare solamente che, sessualità, è transito fra pulsioni sessuali, e che l’identità sessuale che ne consegue si conferma solo per il perdurare del dato istinto sessuale. Prendiamo invece il caso di persone che si scoprono omosessuali solo in tarda età e dopo avere già avuto altre relazioni con eterosessuali… in questo caso lo si è diventati? No. Quelle persone hanno solamente preso atto di un sopito indirizzo sessuale che il dato caso ha fatto emergere. Nulla esclude, che delle ulteriori emozioni eterosessuali, “coprano” ancora una volta, quello che le omosessuali avevano portato in superficie. Al proposito, come esempio ti ricordo le manifestazioni sessuali che sorgono in dati momenti di costrizione da ambiente, (carceri, collegi, o similia) e che poi “spariscono”, una volta terminata la costrizione. Nelle costrizioni in esempio, succede anche che la “scoperta” così avvenuta, possa poi conformare definitivamente omosessuale, una personalità che prima era prevalentemente etero. Non è escluso il caso inverso, ma, a mio avviso, solo in personalità in “transito” sessuale, non in quelle giunte alla definitiva lucidità circa sé stessi. Detto questo, possiamo dire della vita quello che diciamo di certi antibiotici, cioè, è ad ampio spettro, e così può formare, anche della non recintata sessualità, quella cioè, che si usa dire non normale perché esclusa dalle regole con le quali la società, a spese dell’umanità personale, ha inteso formare il cittadino sociale. Naturalmente, all’umanità personale non tutto può essere lecito, ma l’illecito avrebbe dovuto riguardare il solo comportamento personale a posteriori un dato illecito, mentre, invece, è diventato identitario giudizio a priori.

Dicembre 2006

Magistero ignorante

Chi le ha scritto, signor Direttore, dice di non capire la Pedofilia se non come Omosessualità. Io non non capisco, invece, come un sacerdote (maschio Alfa che si suppone etero) possa ridursi a disattivato Beta sia pure per eletti motivi. Oppure, lo capisco per quelli che hanno il bisogno di aureolare una sessuale insignificanza, quando non una identità che si sa e/o si teme non omologata secondo norma: vuoi sociale, vuoi religiosa. Diversamente dal sacerdote, però, prima di parlare, almeno penso. Concordo con il sacerdote di Trento in un solo punto: il bambino è istintivamente portato a corrispondere con chi gli da sentimento e cura. E’ una istintività, motivata da un multiforme bisogno di sopravvivenza. Nella soddisfazione di quell’esigenza, il bambino non bada (non è ancora in grado, ovviamente) se la cura è originata da legittimi gradi parentali, oppure a equivoche intenzioni, perché, “parente”, gli è la cura di per sé.

Che ne sa il bambino delle emozioni sessuali che uscita, sé nolente, presso un adulto! Ciò che non sa il bambino, però, non può non sapere l’adulto: formalmente adulto almeno, perché se trova sessuale oggetto in un infante, infantile non può non essere la sua sessualità. Un bambino non può ricambiare le attenzioni sessuali e di vita che riceve da un adulto, se non come gesto/i che il pedofilo gli ha forzatamente insegnato! Dell’adulto in discorso, quindi, non può non essere che uno strumento di egoistico piacere, per quanto venato da sentimentali alibi: coscienti o no che siano. E’ certamente vero: ogni sessualità soffre di discutibili comportamenti, ma sia per l’etero che per l’omosessuale, avvengono fra adulti reciprocamente consenzienti; ed è il reciproco consenso, la fondamentale differenza fra omosessualità e pedofilia, oltre che fra rapporto voluto e stupro. Lascio la sottolineatura per il sacerdote che capisce la pedofilia ma non l’omosessualità, ma anche per i non dediti all’utile informazione. La lascio, inoltre, per quanti, sacerdoti o no, sono tentati di “cedere”, non alla seduzione provocata dal bambino, come indegnamente sostengono, ma solamente alle loro pulsioni. che, tanto quanto represse, sono indubbiamente laceranti. A mio pensare, tutto è via per capire la vita, e, quindi, anche la pedofilia, ma capire è un discorso, e sostenere su cosa è meno grave fra i due casi è un altro. A maggior ragione se lo fa chi è, per la parte emozionale della sua sessualità, necessariamente ignorante, avendo “scelto” di non vivere e/o di non tener conto della parte naturale della sua umanità. Sono conti, però, che generalmente fanno senza l’universale Oste che è la vita; cronaca e magistratura ci dimostrano, infatti, che sono tutti da rifare, cominciando già dai seminari.

Nessuno è esente dalla filia

Direi, anzi, che se non ci fosse la filia, non vi sarebbe sessualità. Si può dire, allora, che l’omosessualità (come l’eterosessualità) sente filia anche verso i suoi diversi: uomo o donna che sia. E’ un’attrazione, però, che non basta a formare un’alterna identità sessuale; rimane parte del piacere dato dalle infinite identificazioni che un soggetto ha con la virilità (o femminilità) che suscita l’identificante piacere. Si può anche dire che la filia verso la virilità mussoliniana, è l’integratore sessuale che ausilia, o conferma, o esalta il soggetto che la sente. Succede anche in altri casi di icone virili (o femminili) ovviamente. In quanto integratore, (la filia verso una forte virilità o femminilità) può compensare, e/o confermare, e/o esaltare anche un omosessuale, ovviamente.

“mi pare di avere capito che ti riferivi ai critici, ma per dire che, secondo te, la virilità mussoliniana affascina di più gli eterosessuali…”

No, intendevo dire che ha affascinato gli omofiliaci critici del Gadda, non, il Gadda. Non credo necessario precisare che non sto parlando di Mussolini in quanto persona (pubblica e/o privata che sia) ma dell’immagine erotica che, per filia, la sua figura ha suscitato, e/o suscita. Lo preciso, tuttavia, perché non è detto che ci rapportiamo solo noi due. Per lo stesso motivo, sento di dover precisare che questo discorso nasce solamente da una esplorazione fra i miei pensieri, e che quindi, vale quello che vale.

Gennaio 2008

 

La pelle negra del Finocchio bianco

“Ma proprio non vedo cosa c’entri l’omosessualità nella visionarietà di Pasolini è uno dei tanti fattori che l’hanno costruito… e basta.”

Basta, lo dici tu! Certamente non conosco l’animo omosessuale, personale, di Pasolini, tuttavia, se me lo permetti, conosco, sulla mia pelle l’animo dell’omossessualità rifiutata! Ti garantisco, che non è rifiutata e basta! Come non è accettata e basta! Hai ben visto come è stato accettato l’animo omosessuale di Pasolini! E, tu mi dici, e basta? Nell’animo dell’omosessualità rifiutata vi è un costante bisogno di “riento”. Non cessa mai! Forma, quel bisogno (o al caso deforma) l’identità omosessuale in tutti i suoi atti: vuoi comuni, vuoi visionari. L’animo omosessuale anela al rientro (intendi rientro nel senso più ampio dei significati) e lo compie, quanto non totalmente, infiltrandosi per infinite vie, modi, emozioni. E’ un animo “negro”, quello dell’omosessualità rifiutata! E la cosidetta gayezza, è il suo blues. Dove un animo omosessuale (ma, a questo punto, anche eterosessuale anche se meno pesantemente gravato dal suo segno) sente “stretto” al suo spirito l’alveo a cui tende “la pargoletta mano”, per quanto può lo cambia, dove non riesce a cambiarlo lo “sogna”. Maggiore il sogno, maggiore il Visionario. Lo “sogna” al punto, da diventargli, anche fissazione; da diventargli anche “malattia”! Sono stato chiaro quanto basta! Io non sono un tuo amico. Sono un tuo corrispondente: spero educato, spero civile, spero capace di esprimersi. Se non ci riesco come vorrei, me ne dolgo. In un prossimo futuro, spero di tornare anche più calmo. Non mi interessa chi sia il tuo ex amico, ne le ragioni della vostra separazione: punto! Non sono l’alter ego di nessuno: punto! Tanto meno di una persona che non apprezzi più: punto! Non vedo, pertanto, cosa tu debba sperare, “sopratutto per me”. Tanto meno vedo, perché decidi, tu, come e dove collocare la mia vita, cioè se presso i tuoi amici graditi, o se presso quelli sgraditi: punto! Nessuno ti ha chiesto niente, quindi, tu mi lasci dove sto: punto! Già che ci sono: dei tuoi giudizi e delle tue idee su di me non me ne frega niente: punto! Riserva a te, quindi, delle speranze che a mio indirizzo sento condizionanti e pertanto, a me improprie! Punto!

Giugno 2006

La sessuale normalità

data dalla Natura nella corrispondente Cultura secondo Spirito.

apenna

Eterosessuale:

è la Personalità naturale – culturale – spirituale, che si allea con corrispondenti umanità, onde, nella propria, perseguire il Principio della vita: vita, in tutti gli stati per quanto sa, vuole, e/o può.

Omosessuale:

è la Personalità naturale – culturale – spirituale, che indipendentemente dalla genialità della Personalità sessuale scelta per il proprio completamento (purché cosciente di sé, dei suoi dsideri, e delle conseguenze espliciti come inplicite)  si allea con corrispondenti umanità onde perseguire la propria, e per quanto sa, (vuole e/o può) perseguire il Principio della vita: la vita.

La vita dalla nascita all’adolescenza:

nello stato famigliare per la conoscenza sensuale e sessuale dell’individuale Natura.

La vita dall’adolescenza alla giovinezza:

dal gruppo famigliare al gruppo di corrispondente relazione, per lo stato della conferma dell’originale Natura sessuale, data dalla rivelazione dell’individuale Cultura, in forza della vita data dallo Spirito.

La vita dalla giovinezza alla piena coscienza di sé:

dalla conoscenza dell’Io sensuale e sessuale: dal gruppo di relazione corrispondente al Crescente, all’adesione del corrispondente gruppo di acquisita identità sessuale.

In ogni stato di vita:

l’Amore e la Comunione quale alvei incanalanti la vita sessuale dell’Individuale e Sociale personalità.

Per ciò che è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto della vita, lo Spirito, essendo calibro della Natura che forma, arbitro della forza che concede e giudice della vita che ha dato, è maestro. Lo stato Umano per lo stato Sociale nello stato Spirituale, allora, non può essere educato che da canoni che rispettino la trinitaria – unità della Persona. In ragione della trinitaria unità della persona e secondo la guida del suo Spirito di vita si evidenzia che la sessualità della Personalità umana, sociale e spirituale è data dai principi di vita cui si corrisponde sia in sè che con altre Personalità a sè corrispondenti. Da ciò ne proviene che la distinzione sessuale della Natura non è data in ragione del soggetto Etero o Omo genitalmente scelto, ma dalla vita spiritualmente scelta: Etero se corrispondente con i dissimili anche a livello culturale, e Omo con i simili anche a livello culturale.

Vita, però, é stato di infiniti stati di vita. Ne consegue che i generi di corrispondenza fra simili come fra dissimili sono infiniti. Dove e come è impedita la con_fusione fra principi che (si può ipotizzare) potrebbero far perdere all’identità la propria particolarità culturale, sociale, e elevando il pensiero, spirituale? Direi, nel soggettivo bene dato dal vero per quanto è giusto. Indipendentemente dal soggettivo stato, così pensando e agendo, l’Identità sarà confermata dall’assenza del dolore e del dissidio: mali naturali e spirituale da errori culturali. Secondo questa visione delle cose, quale sarà il destino di ogni particolarità? Il destino di ogni vita sarà quello di con_fondere la propria vita (la particolare) con quanto è universalmente proprio della Vita.

Per altro:

dove non è assente l’errore perché presente il dolore, l’identità sessuale data dalla culturale con la spirituale, sta, nello Spirito della Vita, secondo lo stato di spirito dato dalla vita propria in quella sociale.