Dove vi è vitalità integra ma non nutrita

In estratto da un dossier in cui la chiesa americana ha cercato di capire in sé stessa (estratto che ricavo dall’articolo “Atti impuri – Quegli abusi nel mondo della chiesa – di Marco Politi su la Repubblica) leggo: non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma l’opportunità che favorisce rapporti con lo stesso sesso.”

aneofioridue

Si, riconosco quell’opportunità. Di prevalenza si manifesta negli ambiti, dove la sessualità maschile è costretta a vivere fra simili. Si, non è omosessuale, perché in genere cessa con l’uscita da quella galerazione della sessualità prevalentemente etero, se etero. Si, non è omosessuale bensì pedofila dove gli ambiti sono vissuti fra minori e maggiori.  E’ certamente vero che il piacere sessuale con il maschio si può sedimentare anche in questo genere di sessualità, (quella etero) ma, rimane a livello di gusto e/o piacere che, pur toccando l’emozione genitale, non per questo forma, appunto, la personalità omosessuale. Si, è chiaro che non è il celibato in sé, che favorisce la pulsione all’abuso, ma il forzoso mantenimento di un voto che non prevedendo valvola di sfogo, finisce col far scoppiare la volontà di chi vorrebbe viverlo secondo il principio che ha scelto; scelto, quando ancora era facile perché il dato sacerdote non l’ha ancora sentito in pieno, vuoi perché neutralizzato dal contenitore “seminario”, (o strutture simili) o da una ancora non provata missione di vita. Quanto sia pesante da reggere, invece, il dato sacerdote se ne rende conto in pieno quando si trova avviato in un mondo che lo può caricare di stimoli sensuali e sessuali, anche oltre sopportazione. Vengo ora, ai fatti che leggo su L’Arena di oggi, sabato 24 gennaio 2009. L’articolo prende due facciate. Estrapolo quello che mi lascia perplesso.

asepara

“Quegli episodi agghiaccianti, (compiuti per decenni) narrati da persone ormai di mezza età e resi noti a distanza di anni con tanto di nomi, circostanze e fatti, sono una montatura, una menzogna, dice il Vescovo Zenti.”

ali

Sentiremo cosa dice la Magistratura, dico io. Secondo il Vescovo Zenti, la bomba è scoppiata perché il Presidente dell’Associazione Sordi pretendeva di mantenere l’utilizzo di beni immobili appartenenti alla congregazione. Per l’uso di quei beni immobili, la Santa Congregazione aveva chiesto un affitto di 3000 euro al mese. Mi sa che lo Spirito Santo si deve essere indignato parecchio perché sono scesi a 200! Il responsabile dell’Associazione Sordi dice di avere 410 soci. Duecento euro diviso 410 soci, + o – sono 50 centesimi al mese per ogni socio. Possibile che abbiamo ricattato il Vescovo minacciandolo con la denuncia contro i preti seviziatori per 50 centesimi pro capite! Quel che a me pare ridicolo, evidentemente no, per il Vescovo Zenti. Monsignor Fasano, dice: sostenere che 25 preti su 26 praticassero la sodomia o altro è inverosimile. Neanche una casa di tolleranza avrebbe potuto reggere questo ritmo, ed è impossibile che non trapelasse niente! Gli abusi sarebbero avvenuti tra la fine degli anni 50 ed il 1984, nell’Istituto di via Provolo, in quello del Chievo, e anche alla Tenuta Cervi a S. Zeno di Montagna durante l’estate. Dalla fine degli anni 50 sino all’84 sono 34 anni. 34 diviso 25 = 1,36. Il che vuol dire che ogni prete ha avuto a disposizione i ragazzi per un anno e passa a testa. Anche ammesso un solo atto al mese, i ragazzi (almeno i più… meritevoli dal punto di vista del dato prete) hanno subito, almeno una quindicina di rapporti l’anno. Dove sarebbe l’inverosimile?! A me pare un ritmo di un tal riposo da portare al fallimento ogni casa di tolleranza degna di quel nome! Pare che uno dei ragazzini (il più meritevole, immagino) sia stato portato anche in visita al Vescovo Carraro in corsa per la beatificazione, ed in Vescovado, abusato dal Carraro. Per il carattere che aveva il Carraro, leggo, al massimo avrebbe potuto accarezzare la testa del bambino. Può essere come non essere. Non ho conosciuto quel Vescovo (l’ho solamente sentito cantare una messa di Natale in modo straziante) e neanche c’ero all’incontro. Mi domando, tuttavia, perché mai due preti si siano presi il disturbo di andare dal Vescovo Carraro con un bel bambino? Se escludiamo un desiderio sessuale del Vescovo, quale altro motivo?

ali

A mio pensare, per soddisfargli una curiosità, non esente dalla quale, la valenza di un desiderio mai vissuto se non per mezzo della tenerezza in una carezza. Come mai il Carraro ha saputo di quel bel bambino? Non ci può essere che una spiegazione: l’ha saputo perché ha saputo i fatti! E i fatti, almeno apparentemente, sono cessati nel 1984. Anno di visita di quel bambino al Vescovo? Non so, potrebbe essere. Ora, ammesso ma non provato quanto ipotizzo, dal 84 in poi si sono succeduti altri tre vescovi, Zenti compreso, e nessuno ha mai saputo nulla. Possibile? Si, è possibile solo se il Carraro ha taciuto! Mi si dirà, ammesso che l’abbia saputo per confessione di quei preti, o per confessione confermata la faccenda, mica poteva rompere il segreto! Il segreto no, ma far capire a nuora perché intenda suocera, si! Quando è capitato a me, l’hanno fatto, ed hanno ottenuto di interrompere il mio rapporto anche amoroso con il prete amante. Interrotto il rapporto con me, ma non interrotto il rapporto con il Collegio, però, e neanche con l’Ordine Don Guanella! Il prete, sempre al suo posto è restato; è stato solamente avvertito che le mie seduttive grazie gli erano pericolose! Hanno chiesto a Zenti: chi sono i deboli in questo momento? Ha risposto: i preti, perché spostarli significa ammettere in qualche modo la loro colpevolezza. Sarà! Ma non spostarli è ammettere l’equivocità di una chiesa che con i cavoli tenta anche di salvere le capre: e pazienza per i capri! “Bisogna analizzare e circostanziare gli episodi”, dice il Vescovo. Già! Evidentemente non l’hanno fatto. Bisogna proprio ammetterlo! Sprovveduti, quei ragazzi! Avessero fatto come la Monica che ha messo le prove in frigo! E’ proprio vero: le donne ne sanno una più del diavolo, ma è anche vero però che lo frequentano anche i preti. Per dovere missionario, ovviamente, tuttavia, quando va la gatta al lardo, come minimo si sporca lo zampino. Nondimeno, rischia di sporcare il minore.

ali

Nel proiettare verso di me

Nel proiettare verso di me la tua domanda di piacere hai agito come di solito agiscono gli uomini, ma nel tenere conto solamente di te stesso hai agito come agiscono i bambini.

aneofioridue

Si può ben dire, dunque che, oggi, a monte del fatto, è stata la tua parte istintiva, (l’animale), che ha sputtanato quella riflessiva, (la razionale), e non il mio rifiuto di te. Sai bene quanto me, che nel mondo nel quale agisci l’offerta amorosa é quasi sempre un mezzo per raggiungere un dato scopo. Dal momento che non sei un libero, quanto era vera la tua offerta, o quanto la tua presente condizione non la può rendere libera se non rinunciando all’altra amante: la roba? Ti pare che con la mia esperienza possa ancora credere di essere amante in grado di competere con l’altra? E’ ben vero che lo scopo, (la soddisfazione della tua amante), non è un mio problema ma è anche vero che, anche tralasciando quella morale, è mio problema la chiarezza culturale. Per quella chiarezza non mi è possibile mescolare il “diavolo”, (la ricerca di amanti fra le Personalità td), con l’acqua santa, (i propositi ausiliari che mi propongo come persona e Associazione), se non agendo falsamente con ciò che penso. La chiarezza culturale ha dei costi. L’averti detto di no è stato il prezzo che ho pagato oggi. Se non avessi pagato quel prezzo mi sarei sentito un uomo di merda. Come vedi, in ballo non c’è il fatto che tu ti sei sputtanato ma il fatto che, culturalmente parlando, almeno ai miei occhi, non mi posso sputtanare io. Potrei anche dirti: accetterò la tua offerta quando mi avrai dimostrato di essere libero, ma, da libero, puoi dire a te stesso che la rifaresti?

Luglio 2006

Sessualità in_variabili

aquaderno

Ci sono pulsioni, determinanti al punto, da conformare e confermare una chiara identità sessuale. Se completamente dirette verso la figura maschile, si può dire che l’insieme di quelle pulsioni (sessuali ma non di meno esistenziali) conformano e confermano la figura Omosessuale. Ci sono delle pulsioni sessuali non determinanti sino a quel punto. Per questo, il portatore di quella pulsione non è un (o una) Omosessuale pur avendo gusti omosessuali. Darei il nome di Omofilia, a quel trasporto verso la figura naturalmente simile. E’ un sentimento (l’omofilia che sostengo) che può attuare anche il piacere sessuale, ma, altro non coinvolge se quel sentimento è conosciuto e accettato. Dove non é conosciuto e accettato, invece, l’identità procede con paura, come con paura si procede quando, in un dato terreno non sappiamo distinguere la parte ferma dalla parte mobile.

aneofioridue

Agosto 2007

Tanto va la gatta al lardo

aquaderno

Nonostante si dicano contro l’omosessualità e la gayezza, più di un omofobico castigamatti è stato trovato con le zampe nel lardo dei problemi da negata sessualità. Succede anche nelle tossicodipendenze. Comunque espressa, i sofferenti da negazione, infatti, tendono a curare la propria devianza osteggiando i devianti. Chi usa questa “terapia di recupero” è destinato ad arrendersi alle proprie pulsioni, oppure, volgendo verso sè stesso l’ostilità che dirige verso altro da sè, ad avvelenare sia la vita propria che l’altrui. Analogo avvelenamento succede in chi vota dei pegni che la Natura sessuale non concepisce. Dove non lo conferma la psichiatria lo conferma la cronaca.

aneofioridue

Agosto 2007 – Pressochè rifatta nel Dicembre 2019

Il piacere strano

aquaderno

Perché agli uomini piace fare sesso coi trans si chiede pianetadonna.it Ho risposto così: perché l’Albero della vita (la sessualità) ha rami portanti (il maschile ed il femminile) e rami collaterali: i piaceri. La società e la religione li pota per irrobustire i portanti, dice. In realtà lo può solo sulla carta, ma, la vita, è carne che nella vita cerca sé stessa per infinite vie. Potare l’Albero, quindi, è potare la vita, ma il vivere, è via per capirla. Potare l’Albero, quindi, è potare un discernimento la dove un piacere è seguito dalla ragione, e/o è potare un suo sentimento, quando è seguito dall’emozione, vuoi per una passione, vuoi per il cuore.

asepararosso

Procopio di Torrecupa

aquaderno

procopio

Ho conosciuto Procopio di Torrecupa quand’ero in collegio. Non è mai stato un mio amante: solo, il primo amore! L’ho ritrovato, poi, al paese. Completamente dimentico del mondo, ricordo di essere stato con lui, nella biblioteca dell’oratorio, da dopo pranzo sino a quasi le sette di sera. Mi aspettavano al lavoro alle quindici e trenta. Non sapevano più dove ero andato a finire. A dirla tutta, neanch’io! O meglio, sapevo di essere andato alle Crociate con Procopio. Non solo con Procopio, cazzo! C’era anche un cretino di texano che lo seguiva sempre! Un certo Jonny! Alto, magro, mentuto, storduto, biondo, e sempre fra i piedi! E’ vero che Procopio considerava me, e solo con angelica sopportazione Jonny, ma, questi, era come certi commenti nel Blog: fuori tono, fuori luogo, fuori tutto! Io, Procopio, lo volevo solo per me! E, anche delle Crociate non me ne fregava un cazzo! A me, bastava guardarlo, seguirlo, e che vincesse sempre! Procopio era piccolo: sulla trentina, direi. Le gambe ad arco. Non ne ero certo, ma doveva essere del Meridione: aveva un aria, così scugnizzosa! Non era bello ma simpatico. Il sorriso come la spada: generalmente nel fodero, ma sempre pronta. Mi era stato presentato dal Vittorioso! Chissà dov’è andato a finire, il Vittorioso: l’unico amico che sapeva la mia debolezza per Procopio! L’unico con il quale parlavo. Per anni, ho amato solamente dei Procopi! Omosessuali si nasce, o si diventa?

asepararosso

Agosto 2006

Saggezza e normalità sessuale

aquaderno

Poiché mi hai manifestato l’intenzione di migliorarti (non vi è miglioria che non si basi su una maggiorata conoscenza di se stessi) ti scrivo qualche pensiero sulla sessualità. Immaginandola come un arancia, é composta da spicchi.

a) Vi sono personalità maschili che non si dicono omosessuali (amanti del simile) non perché non siano in molti modi (stati e/o condizioni) influiti (eroticamente quando non per un complementare piacere) dalla figura simile, ma perché in alcun modo (stato e/o condizione) sono esistenzialmente dipendenti dalla figura sessualmente simile, vuoi per erotismo, vuoi per un piacere sessuale. In quest’area ci abitano le personalità che dico omosensibili e quelle che diciamo omofobe. Gli omosensibili sono variamente simpatizzanti con la parte simile, mentre gli omofobi, ostili alla parte simile tanto quanto gli evoca ostilità verso la propria.

b) La donazione fisica di se stessi, (una generosità da mosche bianche se liberamente concessa) potrebbe rivelare altre ipotesi. Si può giungere a donare se stessi con “liberalità” perché non si da alcun peso al personale valore, come anche valutando il valore altrui maggiore del nostro. Della sessualità di chi è mosso per il desiderio di servire il valore maggiore si può dirla feudale tanto quanto rende degli asserviti servi. La donazione che compi “liberamente” potrebbe nascondere e/o tutelare:

c) una non pienamente riconosciuta e/o accettata ramificazione della tua sessualità;

d) compensare una deficienza fisica a livello genitale, esistente di fatto o anche solo immaginata e/o temuta;

e) nascondere un masochismo culturale ed esistenziale se incosciente, oppure, alibi se cosciente;

f) provare che, almeno nella sessualità, non sei te stesso, tanto quanto la generosità in ipotesi è rinuncia a vivere il personale egoismo in amare. Naturalmente, escludendo che non sia proprio la rinuncia al tuo egoismo in amare il tuo egoismo in amare!

La vita (come anche la sessualità) è uno stato di infiniti stati di vita, quindi, venire a capo della tua vera sessualità (come, d’altra parte quella di tutti) é pressoché impossibile; ed é appunto per questa impossibilità, che la società l’ha normalizzata secondo regole a suo favore. Per l’impossibilità di normalizzare l’umanità se non castrando delle sue parti, evita di farti assillare dal concetto di “normalità” sessuale e/o altro che sia di implicito e/o nascosto. Dal momento che hai evitato il rischio di overdose in eroina, perché mai vuoi cercare quello in sessualità? Vivi i tuoi piaceri, serenamente, tranquillamente: tanto meglio se decentemente. Questo è normalità. Se altre “normalità” culturali ti creano dei dissidi, allora sono errori da evitare. I dissidi, immunodeprimono la vita. Certo, questo non significa che la si debba vivere con leggerezza, ma, di certo, neanche con pesantezza. Gli antichi sostenevano che la verità sta in mezzo. Il che è come dire: la verità è la dose, (informativa), che sta fra una scarsa ed una eccessiva. Chi vive sé stesso secondo dose è destinato a diventare un saggio quasi suo malgrado. Più normali di così!

asepararosso

Giugno 2006
Corretta e meglio mirata nel Marzo 2020

Ancora in Lgbt?

aquaderno

In particolare dall’età in discorso: la mia, ma anche prima. Man mano le ragioni del piacere lasceranno spazio a quelle del sapere, comincerà a cessare la passione per il corpo simile. L’amare a quell’età  si eleverà dalla base genitale, per posizionarsi principalmente presso la mentale e l’esistenziale. Alla spirituale, per chi si sentirà coinvolto con i principi che formano la spiritualità: il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, ed il Giusto per lo Spirito. Per i è sedotti dai portatori (persone e/o simboli di forza) dei principi umani della vita, invece, non di spiritualità si tratta, bensì di Spiritismo; rapporti con forze di questo piano dell’esistenza, quanto, per chi ci crede, dell’inattendibile piano ulteriore. In questa fase del vissuto che dico (non si può non continuare amare, pena un anticipato morire) ci si ritroverà ad essere amanti della vita, (il tutto dal principio) indipendentemente, se compagna prossima (una vita) o se dell’altra non prossima. Sarà così, almeno per i non i finiti che pensano di essere (o che gli fanno credere di essere) i normali giunti alla penultima stazione della loro via crucis. Ci si scoprirà, allora, noi, tutti maschi, se a determinare della vita (vuoi in un particolare vuoi nell’universale) sarà la nostra volontà, come ci si sentirà tutti femmina, (mentalmente donne) tanto quanto lasceremo che un particolare (quanto l’universale) determini la nostra. Nel Tutto abbandonata (uso abbandono in senso islamico perché trovo che sia un principio divino) sarà la vita universale ad essere il nostro Uomo e la nostra Donna. Dalla contestuale Omosessualità su base genitale, così, ci ritroveremo a vivere la sessualità della vita: spirito Determinante se maschile e Accogliente se femminile. Ivi giunti, la nostra sessualità particolare cadrà “così come corpo morto cade”! Non si illudano di sfuggire a questo destino gli etero prefabbricati e non. Succederà anche a loro! Purché non vogliano restare i sofferenti da norma che ancora non si rendono conto di essere; a meno che non sia questo quello che vogliono restare, ma, se è successo anche ai cosiddetti angeli, temo che non abbiano via alterna i cosiddetti normali per diritto di base. Alla luce dell’evoluzione che affermo, solo la vita può dirsi l’unico medico che può curare la sessualità per la forma genitale simile. Se l’unico medico del nostro e dell’altrui sessualità è la vita, e se la vita è il percorso che dobbiamo fare per capirci e capirla, che senso hanno tutti i generi di barriere che impediscono il naturale raggiungimento della meta che ci sposerà con la Vita facendoci diventare l’unica carne che ci hanno sempre impedito di essere? Li trovo solo nei sensi del potere. In quello psicologico – psichiatrico perché ha bisogno di malati. In quello sociale perché ha bisogno di sudditi. In quello religioso perché, oltre per il senso detto dal sociale (la sudditanza) ha bisogno di essere il consolatore delle vittime che contribuisce a creare per poterle, poi, “amorevolmente” possedere.

aseparamini

Sessualità: visioni a confronto.

adiagonalerossa

Se ho capito bene, dici, “la perdita dei referenti maschili e femminili dell’identità sessuale, comporta una “fluidità”, che può portare alla perdita di sé.” E, se, invece, non fosse una perdita di sé, ma un ritrovare un sé, che è “fuori” da una sessualità, socialmente precostituita? Se fosse il caso, il mito dell’androgino potrebbe essere un risultato, non un “monito.” E, se risultato, perché non, pietra miliare di una propria, perché raggiunta, sessualità? Al concetto di sessualità, applico il concetto di “transcultura sessuale”, o di “sessualità transculturale”. Cioè, la figura sessuale maschile, “viaggia” verso la propria parte femminile. Opposto ma complementare “viaggio”, quello della donna. Questo, a mio avviso, perché, vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Nell’ambito sessuale, ciò che ha fermato questa corrispondenza, è stata la necessità di “creare” la sessualità adatta alla conservazione e perpetuazione dello Stato. Per quella sessualità di Stato, lo Stato, ha dovuto negare quella dell’Uomo. La vita, però, è più forte dello Stato. Sapendolo molto bene, cosa ha fatto lo Stato per difendere la sua proprietà sui cittadini? L’ha divisa in “normali” e “diversi”.

adiagonalerossa

Giugno 2006

Sessualmente promiscua?

adiagonalerossa

Sessualmente promiscua, la giovinezza? Vi sconsiglio di andarglielo a dire. Otterreste solamente un’occhiataccia di commiserazione e questa precisazione: sono versatile. Anche fluida non va per la minore. Ciò vuol dire che la sessualità della giovinezza di oggi sta perdendo i personali colori? No, direi, invece, che li sta arricchendo perché si sta riappropriando delle sue naturali sfumature. Sì, sarà transgender anche la norma sessuale: è solo questione di tempo.

adiagonalerossa

Ottobre 2007

Circa la sessualità

Ho scritto questa lettera quando stavo sul Monte del Sapone a dirla con il Guzzanti. Riletta, meglio chiarita, e formalmente corretta, non la trovo inaccettabile neanche oggi che da quella cima son disceso. Al più, inattuabile, vista la sociale e mediatica preferenza al grido anziché alla ragione.

adiagonalerossa

Della personalità dipendenti da pulsioni pedofile, l’equo giudizio non può non cogliere il dissidio interiore, sia di chi riesce a tacitare quell’improprio desiderio, sia di chi lo manifesta. Le pulsioni negate, infatti, possono giungere a scardinare la ragione con una potenza che è proporzionale alla repressione di sé. Della personalità pedofila, quindi, se da un lato è giusto il giudizio sul Fare, dall’altro non è giusto il giudizio sull’Essere: già croce di suo. Nel casi della repressione di se’, il desiderio sessuale diventa il magma,  che nel fuoriuscire può travolgere quanto è,  sia quanto trova o cerca nel suo cammino. Sai bene che questo genere di fuoriuscite della vitalità da pulsione sessuale repressa succedono anche fra i sessualmente convenzionati: per altro dire, ai normali. Prova ne siano i casi di stupro. Possono succedere anche fra gli omosessuali, ovviamente, ma, direi, solo durante la formazione di quell’identità. Non succedono ulteriormente perché la relazione omosessuale implica il rapporto fra simili, anche culturalmente oltre che naturalmente. Come non lasciare a sé stesso il sofferente da pulsioni pedofile? Come aiutarlo a non diventare delinquente perché attua le sue pulsioni? Ideale sarebbe, una valvola di sfogo: ad esempio un ausiliare Centro d’Ascolto. Riceverebbe ben poche telefonate, dici? Non ignoro la loro paura del giudizio. Come non ignoro la paura di poter essere riconosciuti. E’ la stessa degli Omosessuali. E’ scemata da quando abbiamo posto separante distinzione fra ciò che socialmente sono (soggetti sociali non meno di altri) e ciò che fanno come soggetti personali. In ambo i casi, il giudizio sta cessando di essere a priori. Allo stesso modo dovremmo pensare ed agire anche nei confronti della Persona pedofila. Non agendo cosi’, diventiamo come il medico che suppone di poter curare un sofferente, spalmando una crema sui vestiti anziché sulla pelle.

adiagonalerossa

Circa l’Albero della Vita

Il tronco della Sessualità, è dato dalla personale genitalità. I suoi rami sono dati dalle emozioni sessuali di prevalenza, quelle, cioè, che formeranno la costituita identità sessuale. Le sue foglie, da emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale sia per il tono (piacere – non piacere) che per la condizione del loro stato.

adiagonalerossa

Le emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale, conformano e confermano la molteplice varietà delle pulsioni. In ragione di un cosciente vissuto sessuale, la molteplice varietà delle pulsioni è fattore di ricchezza. Se la sessualità fosse una macchina, dell’identità sessuale di prevalenza si potrebbe dire che è il modello base, mentre, delle emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale, si potrebbe dire che sono gli optional che, personalizzando la sessualità base, la rendono propriamente individuale. Il tronco dell’Albero è retto e forte in ragione dello stato della relazione di vita fra i suoi rami e le sue foglie. Di per sé, nessun ramo e nessuna foglia sono anormali alla vita dell’Albero. Anormali lo diventano se, (e, tanto quanto), recano del male presso la vita altra: individuo e/o società che sia. Da ciò ne consegue che, a priori, nessuna vita (così come nessun suo stato) ha o è “intrinseco male ” morale. Al più, ha intrinseco dolore, un suo peso, e/o condizione. Se il dolore è lo stato che divide ciò che è normale alla vita da ciò che non lo è, dalla precedente affermazione ne consegue che è sufficiente l’analisi storica del benessere data dalla comparazione delle corrispondenze di vita fra amante e amato/a, per sapere (al di là di ogni esterno giudizio) quanto sia normale, il modo di manifestare la propria sessualità.

adiagonalerossa

Trans

Le Trans sono donne all’ennesima potenza sostiene il Marazzo. A mio conoscere, sono femminili all’ennesima potenza.  Potenza ulteriormente sorretta sino a che scelgono di rinunciare alla genitalità di origine.

aneofioridue

Attuata quella scelta, perdono quanto le fa (o li fa) Trans +. Sono rassicuranti in quanto bisognosi di essere rassicurati, ma questo vale per ogni genere di scambio. Per quello scambio fra Trans che rassicura e amante da rassicurare si potrebbe parlare di un amoroso mutuo soccorso. Vero è che tutti i generi di amori sono dei mutui soccorso. Vero è, che non tutti sono socialmente integrati. Vero è, che se da un lato non dicono la piena condivisione sociale (i mutui soccorsi non pienamente integrati perché più o meno non aderenti ad alcune convenzionali norme) dall’altro dicono l’adesione alla personale umanità. Nel dirli rassicuranti, il Marazzo non dice se la sua affermazione nasce da un condiviso vissuto con un Trans che si è donato, o con un Trans che si è venduto. I rassicuranti per mestiere sono un’altra parte di un discorso che riguarda tutti i rassicuranti per finalità economiche.

ali

Pedofilia per secolarismo?

Tra gli elementi costitutivi del contesto in cui si sono verificati gli abusi pedofili, il Papa cita la tendenza al secolarismo e un “frainteso” approccio al Concilio Vaticano II. Suvvia! C’è ne sono altre, adesso?!

aneofioridue

Gran parte degli abusi sono avvenuti quando del secolarismo non si sapeva neanche cosa fosse, ed il Concilio Vaticano II era ben aldilà da venire! Cerchi le cause, invece, nella cosiddetta “chiamata”: emozione della vita che diciamo divina mentre nella stragrande maggioranza dei casi è voce di una individualità che teme di affrontare sé stessa, e/o teme di affrontare la vita! Cerchi le cause, invece, nella pessima abitudine di rinserrare nei seminari delle personalità di non costituita sessualità. Cerchi le cause, invece, nella deleteria abitudine di rendere psichicamente e spiritualmente eunuca la sessualità dei cosiddetti chiamati! Non per ultimo, riconosca che in molti, alla lunga, la missione sacerdotale finisce con il diventare un mestiere, e che in questa degenerazione della missione possono saltare i freni inibitori della sessualità del cosiddetto chiamato! Comunque stiano le cose, lungi da me l’idea di chiedere al Vaticano di piangere sé stesso per questi errori, ma, di non spargere fumi, sì! Ci sento odor di zolfo.

ali

La sessualità è sempre transculturale

La sessualità è sempre transculturale se per “transculturale” intendiamo l’identitario percorso fra una identità genitale di partenza (maschile o femminile che sia) e quella di un sessuale completamento, che, in non pochi casi, non necessariamente corrisponde a quella di origine.

aneofioridue

Vi è transessualità maschile, ad esempio, il cui connotato femminile è talmente prevalente da indurre il dato trans a viaggiare verso ciò che a livello psichico lo fa sentire sé stessa, anche raggiungendo il definitivo asporto dell’attributo genitale. Compiuto il quale, la legge gli concede il pieno uso dell’identità femminile. Il soggetto che non giunge a quella meta, pur rimanendo un transessuale a livello culturale e psichico, è, in effetti, solamente un travestito, e così, (se non vado errando) viene considerato dalla legge. Nel mondo della prostituzione, la conservazione dell’attributo genitale maschile è un valore aggiunto che, necessariamente, il transessuale completamente definito non ha più. Pur simile alla una donna, infatti, perde l’aurea della diversità; diventa, cioè, comune, per quanto più femminile di molte donne. Ora, visto che si continua a sindacare su quello che cerca un omosessuale in un maschio, e visto che se ne traggono dei giudizi, anche aprioristicamente negativi, possiamo o non possiamo sindacare quello che cerca un etero in una figura femminile nel caso di compiuta transessualità, o in una simil femmina (come simil maschio) nel caso di un viaggio sessuale che si è fermato appena prima di un tavolo operatorio? L’intento di questo post non è certo in quello di ricavare giudizi sulle scelte e/o sulla persona che sceglie border line. Consiste, piuttosto, nel poter sostenere, da un lato, che se e’ vero che l’amore è “la metà del cielo”, dall’altro e’ anche vero che la strada per giungervi non nega il passo a nessuno in amore. L’Amore non bada alla marca delle valige. L’Amore bada al viaggio.

ali

Datata

a Franco G. – Sessualità e norma

Alle domande che hanno accompagnato il mio crescere (e molte volte assillato) una decina di anni fa ho risposto così: la vita della Cultura sessuale, deforma, se fissa ciò che forma, la vita della Natura sessuale.

aneofioridue

Per quello che sente, secondo ciò che sa in ciò che è, è maschile il principio che determina ciò che deve o non deve essere naturalmente, culturalmente e spiritualmente proiettato della vita propria o altra. Per quello che sente, secondo ciò che sa in ciò che è, è femminile il principio che determina ciò che deve o non deve essere accolto (naturalmente quanto culturalmente e spiritualmente) della vita propria e altra.In ciò che è Uomo ed in ciò che è Donna, – vita – è stato di infinite corrispondenze fra gli stati maschili della determinazione e i femminili dell’accoglienza. L’Uomo, dunque, è maschile secondo quanto la sua determinazione proietta (sia essa vita naturale, culturale quanto spirituale) ed è femminile secondo quanto culturalmente e spiritualmente accoglie di ciò che ha determinato. La Donna è femminile secondo quanto accoglie la vita naturale, culturale e spirituale, ed è maschile secondo quanta vita proietta la sua determinante accoglienza.  Se è ben vero che la sessualità si può nominare per generi, è anche vero che nell’essere “vita” vi è il genere universale che contiene ogni particolare. Data l’universalità del genere “vita”, generare vita secondo la Cultura dell’individuale Natura è il principio di vita, del genere della sessualità naturale, culturale e spirituale di ogni vita della vita. Secondo questo principio, ogni genere di Natura sessuale che persegua la Cultura dell’universale genere della vita, è normale a sé stessa, ed normale al Principio della vita: la vita. Dati questi principi, ogni Natura che fissi (e/o venga fissata) in un nome particolare, condiziona (o si condiziona) la sua evoluzione. Condizionando una vita di nome particolare, anche fosse allo scopo di tutelare la manifestazione di quel dato particolare, comunque si sosta quell’essere presso quel nome. Sostandolo, nel contempo si arresta ciò che si vuole e si deve evolvere. Da ciò, non può non conseguire che la Cultura “Gay” della realtà culturale umana di una data tendenza sessuale (lo specifico vale per tutti i generi sessuali) è sostanzialmente e formalmente inficiata dalla negazione che si procura alla universale Cultura della persona, quando la si contiene nei dettami detti da una “normalizzazione” che esprime la sua regola esistenziale sulle basi di un genere sessuale, culturalmente convenzionale se aderente a precostituiti principi.

ali

Gennaio 2009

Le disc_eros

Cortese signore: ho iniziato a ballare quando Mina cantava Renato, Renato, e la Pavone, fra una lamentela e l’altra sulla Partita di Pallone, cantava Cuore.

aneofioridue

Eravamo forse più “normali”, all’epoca, ma normali nel senso di più contenuti all’interno di regole in cui il pensiero e l’educazione borghese (e/o piccolo borghese) ancora riusciva ad imprimere il suo Io nella nostra mente; è ancora così, come è ancora così, che dal lunedì al venerdì ante sera, salga la “febbre”. Quando ho conosciuto il Gigi dell”Alter Ego, quella febbre, arrivava ai trentasette e mezzo dal si a no; oggi, invece può far delirare. Inevitabilmente giuste, quindi, le opportune tachipirine. Il Gigi è stato accusato di violenza sessuale su minori. Più o meno il Gigi ha la mia età, ed io sono prossimo alla pensione. Non conosco esattamente i fatti, e certamente non è possibile leggere il cuore dell’uomo, tuttavia, quello che conosco del Gigi mi permette di dubitare dell’accusa. Ammesso ma non ancora concesso i fatti, in quale vero ambito sarebbero successi? Se successi, a mio avviso, solo nell’ambito della febbre. Quali, gli elementi che al venerdì ante sera fanno salire la febbre in una esistenza? Non elencherò quelli generalmente noti; mi soffermerò solamente su quello che in genere si rimuove. Ad esempio, una brama di seduzione, che impasta di varia emotività i rapporti fra clienti, e fra clienti e gestore, in una sorta di massificata voglia di conquista. Questa voglia di conquista (brama maggiore, tanto quanto settimanalmente frustrata) è l’adrenalinica estasi in cui il giovane riesce a manifestare la vitalità dei suoi sogni: quella, cioè, che sino a chiusura del locale gli fa dimenticare che durante la settimana si sente vivere più o meno come il rospo della favola: attendendo il bacio della principessa. Ma le principesse di oggi, se mai lo sono state, mica sono quelle delle favole! Lo prova il fatto, che per conquistare una donna, molti cavalieri scelgono di cavalcare il drago della violenta passione, piuttosto che combatterlo!

ali

Onde evitare di riconoscersi non sempre adeguata per quanto desidera conquistare, la giovinezza, nella sua totalizzante voglia di principato, “chiama” Giulietta e/o Romeo tutto quello che gli conferma il suo desiderio di signoria: musica, ballo, e una multi motivata ricerca di una gioia erotico – sensuale, vuoi naturale perché sessuale, o vuoi chimica per droghe. Una ricerca, non sempre esclude l’altra. Ammesso che abbiano senso le definizioni di assoluto, i giovani oggi non sono chi da una parte sessuale e chi dall’altra: si dicono versatili. Non per questo sono sessualmente indifferenziati; e se promiscui, molto meno di quello che sostengono i ben pensanti che spacciano ignoranze. Versatili, significa che non sono schematicamente rinserrati nel gusto sessuale di prevalenza: vuoi etero, vuoi omo, vuoi una commistione di quelle due emozioni sensuali e sessuali. Salvo casi di una versatilità sessuale di confermata identità, l’odierna giovinezza, quindi, può con – vivere alterni erotismi, alterne sensualità, alterne sessualità. Con – vivenza, però, che in genere cessa all’uscita, e già al parcheggio rientra nella sua norma, cioè, nella prevalente identità: versatile o no che sia. Per la voglia di vita e di identitaria conferma delle personalità versatili (ma anche delle non) anche il gestore di discoteca deve diventare il seduttore che si fa sedurre. Il giovane e/o la giovane ignorano il gestore che seduce ma non si fa sentire sedotto. Prima o poi finiscono coll’ignorare anche la discoteca. Guaio professionale che il gestore deve evitare, ovviamente, e lo evita, facendo sentire eroticamente e sensualmente importante la sua clientela. Per tale comportamento, può capitargli quello che generalmente capita alla barista che serve i clienti con grazia, cioè, veder intesa una cordialità professionale come se fosse una simpatia particolare.

ali

Il cliente che ha bisogno di sentirsi amato, o quanto meno preferito, rimuove la realtà professionale di quella barista e prende per sincerità quello che in effetti è solo professionalità. Guaio è, che per mantenere il lavoro e/o per non entrare in dissidio con il cliente e/o con il titolare, la barista non può permettersi di disincantare quel vanesio per voglia di possesso; e la storia continua. Fatti i debiti aggiustamenti, succedono le stesse dinamiche emotiva (e gli stessi equivoci) anche fra clienti e gestori di discoteca. Se il gestore è etero, sarà prevalentemente tentato da femmine. Se il Gestore è omo, sarà prevalentemente tentato da giovani. Nella provetta che è una Discoteca, vi è un tale miscelamento di emozioni, che è pressoché impossibile dire chi è il sedotto e chi è il seduttore, ma, impossibile sino all’uscita, ripeto, che già al parcheggio cessa la magia ed ognuno rientra nel sé che si ritrova: rospo della favola che è. Rimane quello che e’ i lasciato! Chi non e’ favola e neanche favoloso rimane rimane al piolo che e’. Non ha nessun genere di sussulto psichico, e/o sensi di insufficienza da riparare chi è quello che è. Può succedere, invece, nelle personalità immature. Così, quello che anche di illecito è stato lecito durante la magia da febbre, può tornare solamente illecito a fine magia. Dove non vi è stata effettiva violenza sessuale (e per effettiva intendo stupro fisico e/o psichico di una contraria volontà) al Gigi dell’Alter Ego, al massimo si può imputare di essere la vittima, sia del suo dover sedurre per mestiere, sia, (nel pensiero in ipotesi), di soggetti psicologicamente dipendenti (o tossicodipendenti) del loro generalizzato bisogno di sedurre a scopo di identitaria conferma. Nessuno è in grado di difendersi da quel genere di soggetti. Si pensi solo, che psicologicamente incompiuto, si è rivelato persino il sociale quasi tutto, quando, per anni, ha messo alla gogna un padre denunciato per aver sodomizzato la figlia treenne che invece soffriva di una patologia anale. Immaginare il Gigi mentre compie usi forzosi della genialità sua e dei presunti violentati, (a 60 e passa interamente vissuti) a me fa amaramente ridere. Tanto più, perché i giovani e i tempi di oggi, tutto sono fuorché i giovani e i tempi di recenti fatti di violenza perpetrati da ben altri gestori. Valuterà la magistratura. Nel frattempo, dato il can can che ha rovinato una vita, annientato un’attività, e sfasciato un situazione finanziaria, mi domando che temperatura aveva la Magistratura quando ha aperto il caso dell’Alter Ego. Più di un pensiero me la fa dire: preoccupante!

ali

Dicembre 2009

Femminilizzazione

Lo dici di una sensibilità quasi femminile. Cito a memoria. Ne sto perdendo a chili. Passami il fatto. Cosa, ha fermato la mia attenzione, al punto che nonostante i miei casini continua a girarmi per la testa come una domanda che vuole subito una risposta? Direi, “femminilizzazione”.

aneofioridue

Dati gli schemi che girano (certamente non tuoi, certamente non miei, e certamente, non di molti blogger di queste parti) femminilizzazione, in qualche modo ombra una mascolinità di antichi ma mai morti concetti sulla presunta debolezza (psichica e/o sessuale) della femmina. Può giungere, quell’ombra, ad ombrare (passami la ripetizione) non tanto le certezze che una identità maschile ha di sé, quanto l’opinione che altri possono avere sul maschio così definito. Sono più che convinto che il Pabloz se ne sbatte le palle di tali ombretti. Metti, allora, che in tua compagnia, stia facendo del mero passeggio su filosofici colli. Metti, ancora, che, passeggiando, ti stia prendendo sotto braccio, e guardandoti un po’ ridendo ti dica: cara, a me piace pensare al Pabloz (come penso di me) di sensibilità uterina perché è anche suo il principio dell’Accoglienza: principio che, attuato per utero forma la femmina e attuato per mente forma la Donna. Si può dire, allora, che il Pabloz è il maschio naturale che sa essere anche culturalmente donna. Per un maschio prevalentemente etero, questo ricongiungimento fra stati è tutto fuorché semplice da quante sono le convenzionali barriere da superare. Non è stato semplice neanche per me che, per omosessualità, sono predisposto.  L’utero che accoglie il piacere, necessariamente accoglie anche il vero: per l’utero è vero tutto quello che non gli reca dolore.  Quello che non reca dolore è necessariamente giusto. Di un utero, allora, (come di una uterinata mente maschile) si può anche dire che è il tribunale (naturale e culturale) dove si discerne sulla giustizia. Ne consegue, che il carattere uterino (femminile o maschile che sia) è di chi cerca il piacere della e nella giustizia; e qui comincio a riconoscere meglio, (e a far conoscere meglio, spero) il prevalente carattere del Pabloz: del mio nondimeno.

asepara

Scritta nel Novembre 2009 e riletta nel Maggio 2020. L’ho trovata confusa e impossibile da capire: l’ho sistemata. Non voglio neanche pensare all’opinione che si facevano i malcapitati lettori della prima versione.

ali

 

Stasera, sberle!

Capisco di risultare fuori da stili scolastici quando ballo. Capisco anche che ciò può suscitare curiosità come anche ironie ma a tutto c’è un limite.

aneofioridue

Capisco anche di non abitare città cosmopolite, ma solo un provinciale serraglio, quindi, tollero anche le culandre che non sapendo che dirsi o di che vivificarsi in proprio, si aggrappano alla mia immagine e alle emozioni che suscito. Tollero le mosche, tollero le zanzare, e tollero anche quel genere di parassitismo. Cresceranno, mi dico! Speranza di crescita, però, proporzionale alla mia pazienza: ora poca, devo ammettere. L’ambiente dove sono questa sera è gay. Vuoi perché la gestione non sa dire di no, vuoi perché fa cassa, vuoi perché spera di ampliare il tipo di clientela, ma, assieme ai Gay fa entrare anche le donne che li accompagnano. E qui cominciano i casini perché assieme alle donne entrano anche degli appartenenti a diverso pollaio. Sia ben chiaro, non ho nulla contro la Donna e neanche contro i sessualmente polli, purché non manifestino ostilità da galli verso altri generi di pennuti. Non dico che succede sempre. Dico solo che succede troppo! A mio avviso, la Donna che si accompagna ai Gay ha più di un problema a livello identitario o sessuale: un’ipotesi non esclude l’altra. E’ chiaro che non faccio di ogni erba un fascio, ma sono donne, queste che stigmatizzo, generalmente frustrate. Sono donne, (ma succede anche con un equivalente genere di uomo) che nel Gay trovano dell’affettività amicale ma non trovano affettività sessuale. Il che comporta, da un lato un loro appagamento sentimentale, ma dall’altro, un ovvia esclusione. Scisse fra inavvicinabili tensioni, finiscono con l’assumere disprezzo con quelli che ignorano, sia loro che le loro necessità da putativa affermazione sul maschio etero. Disitimo i Gay che usano quelle donne come schermo. Non ne ho il diritto? Vero, ma stasera non me ne può fregar di meno dell’equità nel giudizio! Stasera, sberle!

asepara

L’argomento ha più sfumature di quelle che ho evidenziato, ma qui, sto dicendo sullo spicchio di un’arancia, non, su l’arancio.

ali

Dicembre 2007

Regine

Tutto mi sognerò di dirla ma non donna e non femmina.

aneofioridue

Perché, allora, affascina anche me, notoriamente esente da etero lusinghe? Nel mondo gay, donne di questo carisma le si dice Regine. A mio parere, sono regine le Donne che possiedono la virtù di essere sovrane, nel senso di esemplari variamente primi. Le fa primi la naturale capacità di far emergere delle fantasie sesso – emotive, che rubando il termine a certi antibiotici mi vien da dire “ad ampio spettro”. Per questo senso e funzione, le regine diventano le vie maestre della sessualità transculturale di chi le ha elette sovrane.

asepara

carlabruni

ali

Ai Gentleman Grindr

Cosa significa dirci attivi?

aneofioridue

Se un problema è come un arancia, è chiaro che di quella vedo gli spicchi che ho davanti gli occhi. In particolare, gli spicchi post del Culo e i relativi commenti. Resto non poco perplesso per le notevoli confusioni che ci sono nelle storie pubblicate circa le figure e i ruoli esistenziali e sessuali detti. Portati ai minimi termini i principi della sessualità Omo, ai miei tempi stavano prevalentemente così: prima me lo dai (o me la dai) e se vai bene dopo ci pensiamo. Atteggiamento, certamente maschilista, nonché simil etero. Ora succede, invece, che si stia assumendo il principio (non solo sessuale) della Donna: prima vedo se ti posso amare e se va bene dopo te lo do. Anche per il caso della Donna mi riferisco sempre a quella dei miei tempi. Ovvio che i tempi cambiano e (con le parole per dirli) anche i principi, ma se adottiamo (come si sta via più facendo) il principio di vita della Donna, ne consegue che ci stiamo femminilizzando? Non sarebbe una scoperta. Sia pure nicchiando, lo sta diventando anche il mondo etero. Ma se ci stiamo femminilizzando, quale è adesso il vero senso dell’affermazione “sono attivo”, visto che non vi può essere femminilizzazione dove non si adotta l’accoglienza che è il principio naturale e culturale della Donna? Io non lo trovo. E, voi?

ali

Sessualità conforme?

C’è chi si pensa di non essere omosessuale perché non desidera il simile, e c’è chi dice di non essere gay ma etero perché sta rifiutando l’idea di essere visto (e di vedersi) come femmina.

aneofioridue

Domando: è stata l’Omofobia a scrivere “checca” nella parte della lavagna riservata ai cattivi, o siamo stati noi? E’ così difficile capire che nell’uso del sesso, la passività esiste solo negli stupri? E’ così difficile capire che la sessualità è AlternAttiva, e che bloccare ogni stimolo erotico culturalmente non convenuto rende uomini e maschi a scartamento ridotto? “Beati i diversi, essendo loro diversi…” Mi domando: a quale prezzo e a quale norma stiamo cedendo il diritto di non essere tutti uguali?

ali

La riconversione della sessualità? Neanche a Lourdes!

Crederò veramente possibile la totale e stabile riconversioni di una identità …

aneofioridue

… (pedofila in non pedofila, eterosessuale in non eterosessuale, omosessuale in non omosessuale) quando la Psicologia e/o la Psichiatria, potranno pienamente dimostrare che un dritto di qualsiasi sessualità può diventare uno stabile rovescio. Se no, valgono un tanto al sacco, per quanto siano i sacchi non mancanti di dottorali fiocchi. Quello che più traspare, invece, è il bisogno della Psicologia e/o della Psichiatria di confermare la sua utilità “scientifica” e sociale. Sono utili, (anche se non è detto, risolutive) quando si propongono di disinnescare con opportune terapia della conoscenza, i soggetti che manifestano (contro qualsiasi identità) dei comportamenti inaccettabili a qualsiasi livello e/o caso.

ali

Pedofilia: reato nello stato sessuale o reato nel comportamento?

Più che sessualità, quella infantile la direi un suo albore.

aneofioridue

L’adulto che non tenendone conto comunque persegue l’attuazione del suo desiderio, è un vile ancora prima che un delinquente, ma, che centra la pedofilia (etero o omo non cambia) con uno stato della volontà sessuale che, se si manifesta con violenza, può anche essere perché quella forza corrisponde alla lesione che si procura alla Persona, quando, per contenere un suo eventuale gesto, si giunge a reprimerne l’identità sessuale ancora prima dei suoi atti? Prima si arrivi a non poter più guardare un bambino o una bambina per la paura che questi, fraintendendo, accusi, credo sia il caso di cominciare ad orientare le opinioni sugli stati della sessualità con maggiore lucidità. La lucidità sarà maggiore tanto più il giudizio concernerà, non la personalità sessuale, ma come questa si manifesta: normale se si esprime con atti di bene (assenza di ogni dolore verso una vita e/o la vita) anormale se si esprime con atti di male. Questa suddivisione non sarà giornalisticamente eclatante ma l’Informazione e/o le Istituzioni che non vogliono concorrere ad innescare delle ulteriori violenze sull’individuo, non dovrebbero porla in sottordine.

ali

In Lgbt: usi e costumi.

Non pochi anni fa ero alla porta di un bar gay qui a Verona. Con l’intento di entrare, un giovane, si avvicina femminilizzandosi non poco.

aneofioridue

Non mi pare il caso, gli dico, sia perché Verona è quello che è, sia perché è meglio “non smarassare el can che dorme”, cioè, risvegliare la negativa opinione su di noi che quel ragazzo stava reclamizzando. Tanto più se può offrire fianco a imbecilli reazioni contro la proprietà in questione. Il ragazzo incassa il rilievo, ma uscendo dal bar mi dice che sono una checca repressa! Anni fa a Verona girava una figura stupendamente femmina. Ricordo di averla vista con un fasciante vestito nero e un grande cappello di paglia. Vista davanti aveva la barba: questo, ancora prima della nascita della Conchita. Ho visto ridere molti di quelli che, magari nolenti loro, godevano di un  paso doble così elegantemente folle da non offrire fianco al disprezzo. Il gay che dimentica la differenza che c’è fra l’originale eleganza che molto può permettere, e la qualunquità personale che vive, o viene “dal monte del sapone”, oppure è una cretina! La cretina che si è rilevata in quel giovane non può esprimere che opinioni cretine! Mi auguro che non sia rimasta tale. Non l’ho più visto. Se mi capitasse di rivederlo glielo chiederò.

ali

La norma

Si possono dire normali gli aderenti a regole fissate da una società e/o da una religione. La definizione, però, riguarda la nostra identità sociale: è normale, cioè, il Cittadino che segue le regole imposte dalla convivenza sociale.

aneofioridue

Per la Religione, invece, sono normali i credenti che seguono le regole del dato credo. Visti da vicino ambedue i poteri, nessuno è normale, o precisando, lo sono solo sulla carta dove scrivono i loro intenti, e dove, a loro volta, da non perfetti, si incasellano necessariamente fra i normali anche non normali. Della normalità, quindi, si può dire che è solo la definizione di un principio di irrealtà. Nessuna regola può incasellare la soggettiva umanità, a meno che, così facendo, non vogliano (il Principato e la Religione) incasellare la vita per il non tanto sotteso scopo di impecorire anche quella. Guaio è, che il Principato e la Religione impecorano la nostra umanità, perché solo così possono mantenere la mano morta sul Cittadino. Guaio è, che né la Società e né la Religione sono interessati a liberare l’essere da galere che tali non paiono solo perché mimetizzate da ostelli senza orario di rientro! Eccome, se c’è il rientro! Si meraviglia la società, e si scandalizza la chiesa perché con i Pride c’è gente che per almeno un giorno se ne sbatte le palle di ogni marchiatura impressa sul loro vello. Per almeno un giorno, c’è gente che vuole solamente ridere! La norma finirà seppellita da quelle risate? Certamente no, tuttavia lo teme! E questo fa ancora più ridere perché nei Pride, nonostante la compita serietà, si mostra nuda più dei gayosi!

ali

A Edipo ucciso

E’ uno scritto del luglio 2006. Non mi pare datato. Lo sarebbe se il soggetto del discorso fosse il Pacs. Non è così.

aneofioridue

1) Omosessualità: non malattia, ma identità di una sessualità. Questo, se lasciata vivere.

2) Se non lasciata vivere, diventa malattia, come malattia diventa l’Eterosessualità, quando non riesce ad esprimere compiutamente sé stessa. Per tale affermazione, può essere l’Omosessualità, una Eterosessualità non lasciata vivere?

3) Per esprimere il suo potere, (non solo politico), lo Stato sociale ha bisogno di cittadini, omogenei, per stessi valori e pensieri.

4) In quanto non omogeneo, il cittadino Omosessuale non è normale.

5)Neanche, è “normale”, una qualsiasi forma di devianza dall’Omogeneità imposta dalle necessità dello Stato.

6) Allo Stato necessita un Regolatore morale con funzione di Arbitro e di Giudice.

7) Tale compito è svolto dalla sua legge, con il concorso – soccorso dell’Istituzione Ecclesiastica.

8) Tale concorso soccorso li fa “strani compagni di letto”. “Non per amore, solo per amore”, ci finiscono, infatti, ma per un implicito, (quando non esplicito), scambio di voti. Tale fatto, scambia l’amore per la vita in tutte le sue manifestazioni, (amore che dovrebbe essere libera donazione sia dello Stato che della Chiesa), in una reciproca prostituzione fra Poteri.

9) I Pacs, in quanto rapporti fra non Omogenei, sono visti come possibilità eversiva. Della serie: si sa come cominciamo ma non si sa dove finiamo Sono eversivi, non tanto di per sé stessi, ma come esempio di una libertà non Omogenealizzabile. O meglio, non Omogeneizzatile per il presente momento storico_politico_religioso.

10) E’ necessario, pertanto, creare il momento storico e politico che accolga l’istanza Pacs, ma in modo che il prezzo della novità storica, non abbia a pesare sui più Indifesi. A tal proposito, abbiamo ricordato i martiri del divorzio: i figli; figli martirizzati dai dissidi fra coniugi e dai dissidi da mancata accoglienza presso il loro mondo: compagnie, scuola, ecc. E, arriviamo, all’adozione. Ne abbiamo già parlato se ricordi. Avevamo convenuto sul fatto, che il principio, di per sé, è di legittima richiesta, ma ambedue avevamo anche convenuto che la richiesta deve procedere con giudizio, perché, se è vero che sulla carta tutto è bello e buono, nella realtà, invece, quasi mai.

ali

Non tutte le arance sono blu

Mauro mi scrive: sulla sessualità, premetto che la considero prevalentemente interpersonale, e quindi, fare sesso con un’altra persona significa sempre affidare a lei tutte le informazioni più intime sulla propria sessualità.

aneofioridue

Vitaliano – Distinguerei, Mauro, tra fare sesso e fare l’amore. Nel fare sesso, è vero che si affida all’altra/o le informazioni più intime della personale sessualità, (tipo particolari gesti, posizioni, atti, ecc, ecc.) ma non gli si affida i propri sentimenti, come lo si fa con chi si ama. Semplificando: nel fare sesso ci mettiamo gli attributi e le informazioni sul come meglio usarsi, mentre nel far l’amore, ci mettiamo la vita.

Mauro – mi sembra che se il rapporto fra due persone è di solo sesso, più chiare emergano le preferenze e i gusti sessuali.

Vitaliano – Condivido!

Mauro – se c’è di mezzo l’amore, anzi, c’è come un fattore di disturbo che rende il passaggio della comunicazione sessuale più sfuocato.

Vitaliano – A mio sentire, il fattore di disturbo che citi, altro non è che inibizione, cioè, difficoltà a scoprire con l’amata o l’amante del cuore, gesti e/o piaceri, indubbiamente più facili da rivelare, con una, o un amante occasionale. Per questa visione, “la calzamaglia in amore”, funziona come il filtro che cela delle insicurezze, delle paure, delle insufficienze, quindi, è sempre falsante. Quando si ama, si amano anche le rughe.

ali

Marzo 2007

Sesso e liberazione

Non vedo liberazione sessuale. Vedo, invece, degli evasi dalle gabbie.

aneofioridueUna liberazione sessuale, implica la personale gestione di due chiavi: quella culturale, e quella morale. La cosiddetta liberazione ci ha permesso l’uso della chiave culturale, ma la chiave morale, è in mani che non la concedono! Al che, siamo liberi a metà, o, a dirla con uno scrittore: dei guerrieri dimezzati. Di conseguenza, dimezzati, anche come Persone. In tali frangenti di sofferenza, la cura che negli ambiti socializzati va per la maggiore, è l’ipocrisia. In quelli non socializzati, (o parzialmente tali) invece, ci si cura da strozzati orgasmi, per mezzo di protesi: prostituzione, e pornografia. Dove non si libera, o non permettiamo la liberazione della vitalità nella sessualità, il sesso finisce con l’essere la merce che ti permette di sembrare, libero! E per via del sembrare liberi, la droga, è il senso che lo permette di più. Ovviamente, auspico la libertà nell’essere, non, in quella del fare che non può non tener conto che vi è chi non sa, non può, o non vuole, gestire (personalmente e socialmente) quella libertà.

ali

Maggio 2007

Sogni d’oro, normali!

Girovagando in bicicletta ho ricevuto due rapporti di empatia da due “diversi” da me. Un srilanka e un tunisino. Il primo, in bilico fra il cadere ed il vomitare. Il secondo, un possibile spaccia.

aneofioridue

Se era sesso quello che cercavo, non avevo che da fermare i pedali. Mi domando perché una parte dell’Omosessualità gravita il suo senso sessuale (ed è gravitata) in quegli ambienti mentali. Perché ne è la sedotta – seduttrice? Ho avuto modo di dire che vi è Omosessualità, e Omosensibilità. La prima configura una data personalità. La seconda, una data accoglienza verso una data virilità. C’è chi vive le cose. C’è chi le confonde. C’è chi si rovina la vita per aver confuso le cose. I primi, (gli omosensibili) diventano tendenti a… I secondi, dominanti e/o dominati messi in fondo al bidone sociale. Nel vissuto dei primi c’è chi ha innestato idee di errore. Il vissuto dei secondi diventa dominio di chi ha innestato idee di malattia e/o di peccato. Il vissuto dei con_fusi, invece, è delle sessualità schizofreniche, e/o dei malati da infelicità, e/o dei variamente delinquenti, giusto per sostenere un’apparente “virilità”. Sogni d’oro, “normali”!

ali

Novembre 2006