Omovecchiaia

Al Circolo Pink di Verona

Siamo spiritualmente deboli in due momenti della vita Gay: nella giovinezza e nella vecchiaia. Tanto o poco, non manca l’aiuto nella giovinezza. Quale aiuto, invece, nella vecchiaia? Direi nessuno. O meglio, c’è, ma, secondo standard culturali, marginalmente corrispondenti alla vita dell’omosessuale anziano. Precisando meglio, sono corrispondenti, quegli standard culturali, solo per le esigenze inerenti la cura medica e la domiciliarità. La vita anziana, però, non è solo pastiglie e pannoloni! Vita, è anche racconto di storia personale e di epoca; è anche condivisione d’esperienza. E’, inoltre, anche possibilità di poter parlare liberamente, come simile fra simili; è anche possibilità, di poter ancora sorridere come simile fra simili! Nella normale assistenza e nei normali ambiti, con chi ricordare e sorridere delle storie che è stato quell’Omosessuale, senza con questo esser compatito, o magari, ancora osteggiato, (quando non rifiutato) come magari lo è stato in giovinezza e/o nell’età  adulta? Per il timore di quel rifiuto, l’anziano Omosessuale si costringe, così, (o lo si costringe) a dover recitare, (ancora?!) ciò che gli impone un ricovero diverso perché culturalmente estraneo. Il che, è come dire che si costringe, (o lo si costringe) a negare la sua umanità anche per il solo fatto di veder visti, come sessuali, dei meri desideri di affettività. Negare (o far si che si neghi) anche quegli ultimi fiori, è forzarlo all’interno di un’agonia cosciente; è seppellirlo culturalmente e spiritualmente, ancor prima che muoia naturalmente. Sollevo, quindi, il problema, e propongo a questa Associazione, di ideare un’assistenza domiciliare, e/o una casa alloggio, attuata da operatori sessualmente omogenei. Il problema che sollevo, riguarda anche l’Omosessualità femminile, ovviamente!

Ottobre 2007

“Sono i bambini che desiderano gli abusi!”

Tesi, questa, della massima autorità  religiosa di Tenerife, il vescovo Bernardo Alvarez. E una tesi che va a pari passo di quell’altra: le donne cercano l’abuso, e addirittura lo provocano, perché portano i jeans troppo stretti sul sedere! Ma pensa te! E’ certamente vero, invece, che i bambini/e desiderano essere amati al punto da provocare quel desiderio nell’adulto, ma, tra desiderio di amore e desiderio di sesso c’è ne corre, della differenza! E’ ben vero che nel minore può essere con_fusa tensione (nel mio caso lo è stata) ma se l’adulto non sa capire e distinguere il genere di tensione, che adulto è? E’ un adulto che non accetta quello che pure è in grado di capire, quindi, è un adulto che vuole restare culturalmente minore: minorità, che può coinvolgere anche il suo vissuto sessuale. Il vicario generale del vescovado dice che il vescovo Bernardo non giustifica e né comprende il grave fenomeno della pedofilia. A no? Cosa interessava, al vescovo Bernardo? Che è meglio allungare le sottane anche ai bambini?

Dicembre 2007

Vorrei porre distinzione, Bama,

fra affettività e sessualità.

Vorrei porre distinzione, Bama, fra affettività (anche sessuale) e rapporto sessuale. Dell’affettività, si può dire che è l’alveo che incanala quella comunione di intenti che può anche sfociare in un più intenso sentimento. Il rapporto sessuale, invece, può anche essere inteso come il reciproco scambio fisico di date emozioni erotiche. E’ uno scambio, che generalmente non acquieta il cuore, ma la mente, sì. A dirtela tutta, una bella botta è sempre preferibile al più efficace dei Tavor! In questo senso, parificherei il sesso in carcere a calmierante medicina. Se fossi il dottore di un Carcere, te lo garantisco, non si sa quanti ricettari consumerei. Diverso il discorso, dell’affettività. Diverso, perché la negazione dell’affettività (da sé procurata e/o procurata dalle contingenze) dovrebbe far capire al carcerato quale importanza abbia, e, per tale importanza, il tentar di ricostruire i valori eventualmente distrutti, o quanto meno, acciaccati! Questo percorso di rinascita, però, implica più fattori. Implica uno scavarsi dentro. Implica la necessità di avere chi ti aiuta a scavarti dentro. Implica che ci sia chi è ancora disponibile a scavarsi dentro con te. La carcerazione non ferma l’elaborazione mentale dei primi fattori che ti cito. Certamente complica quella con l’ultimo fattore. Complica, ma non ferma, vuoi, nel caso che dall’altra parte ci sia una vita che ti aspetta, vuoi nel caso che dall’altra parte ci sia la vita che ti aspetta.

 Luglio 2007

Sessualità: vie e sponde.

Ovviamente non tutti in una volta, ma, mi è capitato di avere sessualmente relazionato con persone di destra, sinistra, centro, secessionisti, anarcoidi e di quelli socialisticamente maleducati. Come l’ho potuto, se non sono etero, giovane, bello, ricco e neanche tanto forte? Evidentemente, latente e/o palese che sia stato, fra me e quelle figure fu galeotto un comune momento sessuale. Un comune momento, certamente non fa una sessualità, tuttavia, prova che essa è come un fiume che può toccare più stati. Si può normalizzare quel fiume, la sessualità? Direi solamente convogliando la sua vita in quel canale artificiale che abbiamo chiamato norma sessuale. Vita, è lo stato di infiniti stati del suo stato. Anche una “diversa” sessualità, quindi, è via della vita, (vita è bene per la Natura e vero per la Cultura per quanto è giusto allo Spirito), in ogni sua parte. Deviare da questa normalità, non può non deviare la vita. Tornando alle dichiarazioni di F., se vi sono degli omosessuali che ancora tollerano di non sentirsi chiaramente accettati dal suo partito, allora, l’autolesionismo che evidenziano, prova il loro bisogno di essere posseduti nonostante i costi. Per questo psicologico e politico desiderio di passività, anche se l’omosessuale che lo vota non fosse di quelli che lo prendono in fondo alla schiena, comunque, scegliendo quella ideologia, temo sarà fra i destinati a prenderlo… nella vita. Buon pro faccia a questo genere di amanti, è ben amaro augurio di ogni felicità. Comunque vada a finire la storia, il signor F. ha ragione di temere quelli che, etero o homo, hanno il coraggio di viversi per quello che sono anche al di fuori del privato. Laica, politica e/o religiosa che sia, per chi ha fame di regime, i liberi, sono sempre dei pessimi soggetti.

C’è famiglia di vita e famiglia di paglia

Anni fa, un ragazzo pavese, militare a Verona, ebbe a dirmi: che problemi ti fai con la donna! Quando è necessario, puoi sempre pensare ad un uomo! Da allora non credo più all’eterosessualità sincera, appunto perché non è possibile accertare se tale è, o se invece è una maschera per schifate e/o represse debolezze. Comunque stiano le cose, i favorevoli della Famiglia hanno in mente una costruzione ideale. Una costruzione di quel genere è come Dio: c’è, ma nessuno l’ha mai visto, così, l’eterosessualità politica non può far altro che mostrarci un Fantoccio e sperare con non perda la paglia. Anche se necessaria, per quanto mi riguarda non credo nella Famiglia di marchetta sociale. Credo, invece, nella vita che sa farsi famiglia perché sa farsi carne sociale, indipendentemente dal genere sessuale dei componenti. I politici che sbandierano madri e figli naturali come conferma del loro essere per la vita, a me fanno solo una grande tristezza. Mi succede in tutti i casi di prostituzione.

Complici un paio di 45°

Complici un paio di 45°, ieri sera Patty ha affermato: omosessuali si nasce. In seguito a non poche riflessioni, affermo, invece: lo si diventa. Ulteriormente ti dico, che ogni sessualità lo diventa. Lo diventa in modo culturale, tanto quanto siamo coscienti di sapere circa il nostro piacere. Lo diventa in modo naturale, tanto quanto non siamo coscienti di sapere circa il nostro sentire. Seguimi sino al nostro primo momento di vita e di vitalità. Il quel momento, noi, espresse conseguenze di volontà genitoriali, siamo Natura che attua il perseguimento ed il mantenimento del proprio stato: punto! In quel dato momento di vita, quindi, non vi è nessuna predeterminazione culturale circa la sessualità dell’uomo o della donna che diventerà quell’iniziale Natura. A quel livello, pertanto, non si nasce già etero o omo, al più, inizia a nascere il piacere di un vivere che, nel proseguo delle infinite informazioni di bene, metabolizzate da quel corpo, gli farà prendere la strada sessuale che vivrà sano se volente o malato se nolente. Nel decidere di vivere le informazioni acquisite attraverso il piacere della genialità, mano a mano si vorrà anche attuarle. Attuare un bisogno, implica la culturizzazione di quel bisogno. Nella volontà di culturizzare quel bisogno, direi inevitabilmente, diventeremo ciò che abbiamo culturizzato. In ragione del raggiungimento di quel proposito, quindi, assumeremo l’identità sessuale che, di prevalenza, risulterà dalla somma dei bisogni sperimentati: solo i coglioni crescono comunque! Chi vuole il raggiungimento di sé stesso, invece, lo deve volere. Diversamente da ogni teoria medica sostengo che si nasce vita, e che la vita non è etero o quanto d’altro, ma solamente vita. Dopo di che, quella vita sviluppa sé stessa in ragione della relazione che ha con il suo mondo e con il mondo. Vita si nasce, quindi, e nel tutto si diventa, o non si diventa, ovviamente, in ragione di infinite impotenze, negazioni, e/o ignoranze di sé. Nel mio caso, ho avuto pulsioni sessuali verso il simile a precocissima età. Il che vuol dire che sono nato Finocchio? No, il che vuol solamente dire che la mia coscienza ha preso atto di quel sentire a età precoce. Non è scritto da nessuna parte, però, che quella precoce pulsione abbia contribuito alla definitiva formazione della mia sessualità, come di una sessualità comunque indirizzata. Sino a non avvenuta presa, della prevalenza di un dato istinto sessuale, si può affermare solamente che, sessualità, è transito fra pulsioni sessuali, e che l’identità sessuale che ne consegue si conferma solo per il perdurare del dato istinto sessuale. Prendiamo invece il caso di persone che si scoprono omosessuali solo in tarda età e dopo avere già avuto altre relazioni con eterosessuali… in questo caso lo si è diventati? No. Quelle persone hanno solamente preso atto di un sopito indirizzo sessuale che il dato caso ha fatto emergere. Nulla esclude, che delle ulteriori emozioni eterosessuali, “coprano” ancora una volta, quello che le omosessuali avevano portato in superficie. Al proposito, come esempio ti ricordo le manifestazioni sessuali che sorgono in dati momenti di costrizione da ambiente, (carceri, collegi, o similia) e che poi “spariscono”, una volta terminata la costrizione. Nelle costrizioni in esempio, succede anche che la “scoperta” così avvenuta, possa poi conformare definitivamente omosessuale, una personalità che prima era prevalentemente etero. Non è escluso il caso inverso, ma, a mio avviso, solo in personalità in “transito” sessuale, non in quelle giunte alla definitiva lucidità circa sé stessi. Detto questo, possiamo dire della vita quello che diciamo di certi antibiotici, cioè, è ad ampio spettro, e così può formare, anche della non recintata sessualità, quella cioè, che si usa dire non normale perché esclusa dalle regole con le quali la società, a spese dell’umanità personale, ha inteso formare il cittadino sociale. Naturalmente, all’umanità personale non tutto può essere lecito, ma l’illecito avrebbe dovuto riguardare il solo comportamento personale a posteriori un dato illecito, mentre, invece, è diventato identitario giudizio a priori.

Dicembre 2006

Magistero ignorante

Chi le ha scritto, signor Direttore, dice di non capire la Pedofilia se non come Omosessualità. Io non non capisco, invece, come un sacerdote (maschio Alfa che si suppone etero) possa ridursi a disattivato Beta sia pure per eletti motivi. Oppure, lo capisco per quelli che hanno il bisogno di aureolare una sessuale insignificanza, quando non una identità che si sa e/o si teme non omologata secondo norma: vuoi sociale, vuoi religiosa. Diversamente dal sacerdote, però, prima di parlare, almeno penso. Concordo con il sacerdote di Trento in un solo punto: il bambino è istintivamente portato a corrispondere con chi gli da sentimento e cura. E’ una istintività, motivata da un multiforme bisogno di sopravvivenza. Nella soddisfazione di quell’esigenza, il bambino non bada (non è ancora in grado, ovviamente) se la cura è originata da legittimi gradi parentali, oppure a equivoche intenzioni, perché, “parente”, gli è la cura di per sé.

Che ne sa il bambino delle emozioni sessuali che uscita, sé nolente, presso un adulto! Ciò che non sa il bambino, però, non può non sapere l’adulto: formalmente adulto almeno, perché se trova sessuale oggetto in un infante, infantile non può non essere la sua sessualità. Un bambino non può ricambiare le attenzioni sessuali e di vita che riceve da un adulto, se non come gesto/i che il pedofilo gli ha forzatamente insegnato! Dell’adulto in discorso, quindi, non può non essere che uno strumento di egoistico piacere, per quanto venato da sentimentali alibi: coscienti o no che siano. E’ certamente vero: ogni sessualità soffre di discutibili comportamenti, ma sia per l’etero che per l’omosessuale, avvengono fra adulti reciprocamente consenzienti; ed è il reciproco consenso, la fondamentale differenza fra omosessualità e pedofilia, oltre che fra rapporto voluto e stupro. Lascio la sottolineatura per il sacerdote che capisce la pedofilia ma non l’omosessualità, ma anche per i non dediti all’utile informazione. La lascio, inoltre, per quanti, sacerdoti o no, sono tentati di “cedere”, non alla seduzione provocata dal bambino, come indegnamente sostengono, ma solamente alle loro pulsioni. che, tanto quanto represse, sono indubbiamente laceranti. A mio pensare, tutto è via per capire la vita, e, quindi, anche la pedofilia, ma capire è un discorso, e sostenere su cosa è meno grave fra i due casi è un altro. A maggior ragione se lo fa chi è, per la parte emozionale della sua sessualità, necessariamente ignorante, avendo “scelto” di non vivere e/o di non tener conto della parte naturale della sua umanità. Sono conti, però, che generalmente fanno senza l’universale Oste che è la vita; cronaca e magistratura ci dimostrano, infatti, che sono tutti da rifare, cominciando già dai seminari.

Nessuno è esente dalla filia

Direi, anzi, che se non ci fosse la filia, non vi sarebbe sessualità. Si può dire, allora, che l’omosessualità (come l’eterosessualità) sente filia anche verso i suoi diversi: uomo o donna che sia. E’ un’attrazione, però, che non basta a formare un’alterna identità sessuale; rimane parte del piacere dato dalle infinite identificazioni che un soggetto ha con la virilità (o femminilità) che suscita l’identificante piacere. Si può anche dire che la filia verso la virilità mussoliniana, è l’integratore sessuale che ausilia, o conferma, o esalta il soggetto che la sente. Succede anche in altri casi di icone virili (o femminili) ovviamente. In quanto integratore, (la filia verso una forte virilità o femminilità) può compensare, e/o confermare, e/o esaltare anche un omosessuale, ovviamente.

“mi pare di avere capito che ti riferivi ai critici, ma per dire che, secondo te, la virilità mussoliniana affascina di più gli eterosessuali…”

No, intendevo dire che ha affascinato gli omofiliaci critici del Gadda, non, il Gadda. Non credo necessario precisare che non sto parlando di Mussolini in quanto persona (pubblica e/o privata che sia) ma dell’immagine erotica che, per filia, la sua figura ha suscitato, e/o suscita. Lo preciso, tuttavia, perché non è detto che ci rapportiamo solo noi due. Per lo stesso motivo, sento di dover precisare che questo discorso nasce solamente da una esplorazione fra i miei pensieri, e che quindi, vale quello che vale.

Gennaio 2008

 

La pelle negra del Finocchio bianco

“Ma proprio non vedo cosa c’entri l’omosessualità nella visionarietà di Pasolini è uno dei tanti fattori che l’hanno costruito… e basta.”

Basta, lo dici tu! Certamente non conosco l’animo omosessuale, personale, di Pasolini, tuttavia, se me lo permetti, conosco, sulla mia pelle l’animo dell’omossessualità rifiutata! Ti garantisco, che non è rifiutata e basta! Come non è accettata e basta! Hai ben visto come è stato accettato l’animo omosessuale di Pasolini! E, tu mi dici, e basta? Nell’animo dell’omosessualità rifiutata vi è un costante bisogno di “riento”. Non cessa mai! Forma, quel bisogno (o al caso deforma) l’identità omosessuale in tutti i suoi atti: vuoi comuni, vuoi visionari. L’animo omosessuale anela al rientro (intendi rientro nel senso più ampio dei significati) e lo compie, quanto non totalmente, infiltrandosi per infinite vie, modi, emozioni. E’ un animo “negro”, quello dell’omosessualità rifiutata! E la cosidetta gayezza, è il suo blues. Dove un animo omosessuale (ma, a questo punto, anche eterosessuale anche se meno pesantemente gravato dal suo segno) sente “stretto” al suo spirito l’alveo a cui tende “la pargoletta mano”, per quanto può lo cambia, dove non riesce a cambiarlo lo “sogna”. Maggiore il sogno, maggiore il Visionario. Lo “sogna” al punto, da diventargli, anche fissazione; da diventargli anche “malattia”! Sono stato chiaro quanto basta! Io non sono un tuo amico. Sono un tuo corrispondente: spero educato, spero civile, spero capace di esprimersi. Se non ci riesco come vorrei, me ne dolgo. In un prossimo futuro, spero di tornare anche più calmo. Non mi interessa chi sia il tuo ex amico, ne le ragioni della vostra separazione: punto! Non sono l’alter ego di nessuno: punto! Tanto meno di una persona che non apprezzi più: punto! Non vedo, pertanto, cosa tu debba sperare, “sopratutto per me”. Tanto meno vedo, perché decidi, tu, come e dove collocare la mia vita, cioè se presso i tuoi amici graditi, o se presso quelli sgraditi: punto! Nessuno ti ha chiesto niente, quindi, tu mi lasci dove sto: punto! Già che ci sono: dei tuoi giudizi e delle tue idee su di me non me ne frega niente: punto! Riserva a te, quindi, delle speranze che a mio indirizzo sento condizionanti e pertanto, a me improprie! Punto!

Giugno 2006

La sessuale normalità

data dalla Natura nella corrispondente Cultura secondo Spirito

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Eterosessuale:

è la Personalità naturale – culturale – spirituale, che si allea con corrispondenti umanità, onde, nella propria, perseguire il Principio della vita: vita, in tutti gli stati per quanto sa, vuole, e/o può.

Omosessuale:

è la Personalità naturale – culturale – spirituale, che indipendentemente dalla genialità della Personalità sessuale scelta per il proprio completamento (purché cosciente di sé, dei suoi dsideri, e delle conseguenze espliciti come inplicite)  si allea con corrispondenti umanità onde perseguire la propria, e per quanto sa, (vuole e/o può) perseguire il Principio della vita: la vita.

La vita dalla nascita all’adolescenza:

nello stato famigliare per la conoscenza sensuale e sessuale dell’individuale Natura.

La vita dall’adolescenza alla giovinezza:

dal gruppo famigliare al gruppo di corrispondente relazione, per lo stato della conferma dell’originale Natura sessuale, data dalla rivelazione dell’individuale Cultura, in forza della vita data dallo Spirito.

La vita dalla giovinezza alla piena coscienza di sé:

dalla conoscenza dell’Io sensuale e sessuale: dal gruppo di relazione corrispondente al Crescente, all’adesione del corrispondente gruppo di acquisita identità sessuale.

In ogni stato di vita:

l’Amore e la Comunione quale alvei incanalanti la vita sessuale dell’Individuale e Sociale personalità.

Per ciò che è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto della vita, lo Spirito, essendo calibro della Natura che forma, arbitro della forza che concede e giudice della vita che ha dato, è maestro. Lo stato Umano per lo stato Sociale nello stato Spirituale, allora, non può essere educato che da canoni che rispettino la trinitaria – unità della Persona. In ragione della trinitaria unità della persona e secondo la guida del suo Spirito di vita si evidenzia che la sessualità della Personalità umana, sociale e spirituale è data dai principi di vita cui si corrisponde sia in sè che con altre Personalità a sè corrispondenti. Da ciò ne proviene che la distinzione sessuale della Natura non è data in ragione del soggetto Etero o Omo genitalmente scelto, ma dalla vita spiritualmente scelta: Etero se corrispondente con i dissimili anche a livello culturale, e Omo con i simili anche a livello culturale.

Vita, però, é stato di infiniti stati di vita. Ne consegue che i generi di corrispondenza fra simili come fra dissimili sono infiniti. Dove e come è impedita la con_fusione fra principi che (si può ipotizzare) potrebbero far perdere all’identità la propria particolarità culturale, sociale, e elevando il pensiero, spirituale? Direi, nel soggettivo bene dato dal vero per quanto è giusto. Indipendentemente dal soggettivo stato, così pensando e agendo, l’Identità sarà confermata dall’assenza del dolore e del dissidio: mali naturali e spirituale da errori culturali. Secondo questa visione delle cose, quale sarà il destino di ogni particolarità? Il destino di ogni vita sarà quello di con_fondere la propria vita (la particolare) con quanto è universalmente proprio della Vita.

Per altro:

dove non è assente l’errore perché presente il dolore, l’identità sessuale data dalla culturale con la spirituale, sta, nello Spirito della Vita, secondo lo stato di spirito dato dalla vita propria in quella sociale.

Ancora in Lgbt

nel mezzo del cammin oltrepassato?

In particolare dall’età in discorso: la mia, ma anche prima. Man mano le ragioni del piacere lasceranno spazio a quelle del sapere, comincerà a cessare la passione per il corpo simile. L’amare a quell’età  si eleverà dalla base genitale, per posizionarsi principalmente presso la mentale e l’esistenziale. Alla spirituale, per chi si sentirà coinvolto con i principi che formano la spiritualità: il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, ed il Giusto per lo Spirito. Per i è sedotti dai portatori (persone e/o simboli di forza) dei principi umani della vita, invece, non di spiritualità si tratta, bensì di Spiritismo; rapporti con forze di questo piano dell’esistenza, quanto, per chi ci crede, dell’inattendibile piano ulteriore. In questa fase del vissuto che dico (non si può non continuare amare, pena un anticipato morire) ci si ritroverà ad essere amanti della vita, (il tutto dal principio) indipendentemente, se compagna prossima (una vita) o se dell’altra non prossima. Sarà così, almeno per i non i finiti che pensano di essere (o che gli fanno credere di essere) i normali giunti alla penultima stazione della loro via crucis. Ci si scoprirà, allora, noi, tutti maschi, se a determinare della vita (vuoi in un particolare vuoi nell’universale) sarà la nostra volontà, come ci si sentirà tutti femmina, (mentalmente donne) tanto quanto lasceremo che un particolare (quanto l’universale) determini la nostra. Nel Tutto abbandonata (uso abbandono in senso islamico perché trovo che sia un principio divino) sarà la vita universale ad essere il nostro Uomo e la nostra Donna. Dalla contestuale Omosessualità su base genitale, così, ci ritroveremo a vivere la sessualità della vita: spirito Determinante se maschile e Accogliente se femminile. Ivi giunti, la nostra sessualità particolare cadrà “così come corpo morto cade”! Non si illudano di sfuggire a questo destino gli etero prefabbricati e non. Succederà anche a loro! Purché non vogliano restare i sofferenti da norma che ancora non si rendono conto di essere; a meno che non sia questo quello che vogliono restare, ma, se è successo anche ai cosiddetti angeli, temo che non abbiano via alterna i cosiddetti normali per diritto di base. Alla luce dell’evoluzione che affermo, solo la vita può dirsi l’unico medico che può curare la sessualità per la forma genitale simile. Se l’unico medico del nostro e dell’altrui sessualità è la vita, e se la vita è il percorso che dobbiamo fare per capirci e capirla, che senso hanno tutti i generi di barriere che impediscono il naturale raggiungimento della meta che ci sposerà con la Vita facendoci diventare l’unica carne che ci hanno sempre impedito di essere? Li trovo solo nei sensi del potere. In quello psicologico – psichiatrico perché ha bisogno di malati. In quello sociale perché ha bisogno di sudditi. In quello religioso perché, oltre per il senso detto dal sociale (la sudditanza) ha bisogno di essere il consolatore delle vittime che contribuisce a creare per poterle, poi, “amorevolmente” possedere.

Anche Toro seduto lo faceva

“Una delle regole fondamentali all’interno della tribù, era: se sei con noi, sei parte di noi, quindi, se appartieni alla tribù, non importa come sei o chi sei, sarai sempre uno della tribù uguali agli altri. Inoltre, durante l’atto sessuale fra due simili c’era una condivisione del potere, o per meglio dire, un rafforzamento della persona grazie alla forza allo spirito trasmessagli dall’altro/a.”

Bene, adesso sappiamo che anche Toro Seduto lo faceva, ma, a mio avviso, lo faceva, non per motivi di Omosessualità, (almeno non secondo i concetti culturali dell’odierna Omosessualità) ma perché il Nativo americano aveva un concetto della vita, e dell’amore di una universalità che non la trovo in nessuna religione. Nella Civiltà e nella Religione di quei Popoli nessuno era castrato “per il Regno dei Cieli”, anzi, più erano potenti in amore ed in amare, e più possedevano il Regno della vita. Nessun Capro espiatorio, per quell’Amore! Solo della vita da amare! Cosa non abbiamo distrutto! Cosa, non abbiamo distrutto!

Il virgolettato è estratto da un articolo di Valerio Bartolucci, collaboratore della rivista Pride di Settembre 2006 in cui si parlava della sessualità dei Nativi americani.

Settembre 2006

GIi abiti del piacere…

 non necessariamente sono gli abiti dell’identità

asoprasotto

Vi sono identità, che sotto la spinta del desiderio si spogliano della personalità sessuale di prevalenza, e si vestono con un’altra. Così, vi è la personalità etero che si veste di omosessualità, come l’opposto. Nella personalità cosciente di questa dinamica non vi è problema. Il problema invece, accade nelle personalità scardinate dalla propria sessualità, a causa della forza data dalla somma di desideri: somma tanto più forte, quanto più non vissuta, e/o, peggio ancora, negata. Se il desiderio permette la spoliazione della personale norma, cosa permette il rivestimento della precedente? Ovviamente, la realizzazione di quanto desiderato dalla sovvraposizione di una tensione sessuale non fondante. Al che é un po’ come dire: chi mangia, almeno per un certo periodo  non ha più fame. Ora, ammettiamo il caso di un rapporto fra una identità chiaramente omosessuale, e una identità omosessuale perché spinta da un possibile desiderio di simile. Dopo l’orgasmo, come si rivestiranno? Da simili, certamente no. Si rivestiranno, quindi, con i propri abiti: l’omosessuale con i suoi, e l’etero con i propri. Rivestiti, non è più un eguale, quello che l’omosessuale si trova di fronte: è un diverso. Nei casi di ristretta e/o condizionata visione della propria sessualità, (magari condizionata sino al dissidio psicologico) come reagirà, quel diverso travestito da eguale, nei confronti di chi l’ha fatto sentire simile all’amante, e quindi, para omosessuale? Per evitare spiacevoli guai, (guai anche pesanti, guai anche mortali) sarà meglio mettere in conto anche la risposta a questa domanda. L’invito non è diretto solo ai Finocchi. Anche le donne possono essere vittime di una sessualità che si traveste da eterosessualità. Giungo a pensare, che anche le madri ed anche i padri, possono essere le vittime di un costretto travestimento, quando vestono un figlio di quello che non è.

I numeri del sesso

In principio il sesso era uno, poi, furono due, e, fu subito guerra. Figuriamoci cosa succederà, ora che gli americani hanno scoperto che i sessi sono cinque. [Non ricordo dove l’ho letto, ma ora dicono otto.] Secondo me, la scoperta del 5, (o dell’8 che sia), prova solamente che contare la sessualità, altro non fa che dare che dei numeri. La sessualità (via naturale, culturale, e spirituale con cui la vita perpetua se stessa) ha un unico genere: indipendentemente dalla tendenza con cui la si manifesta, quello della vita. Secondo questo principio si può dire normale o non normale solo il modo di vivere la vita sessuale: normale se è cosciente, anormale se non lo è. Poiché la sessualità è vita, se vi coscienza di sé stessi è di genere normale tutto ciò che agisce a favore della vita personale nel sociale per lo spirituale, mentre, se non vi è coscienza di se stessi, è di genere anormale tutto ciò che agisce a sfavore della vita. E’ così difficile da capire, o essendo così semplice non c’è più nulla su cui studiare il genere ed il modo di capitalizzare la Natura della vita prezzolandone il “gender” culturale?

Guardando nella feretra di Cupido

Del sesso si può dire che è il “corpo” delle emozioni che trovano attuazione nella propria Natura (in una prima fase della vita) e con altra Natura nella fasi seguenti. Per Natura intendo il corpo della vita comunque effigiata. Si può essere venditori e/o acquirenti di quel “corpo”? Direi, rendendole merce, e rendendosi meccanismi di piacere. La Natura è umana, però, anche perchè non è una bambola e/o un bambolo gonfiabile. Al che, è molto difficile pensare che un venditore e/o venditrice di emozioni sessuali possa scindere in sé stessa/o, ciò che è da ciò che vende; e se vi è perdurante prestazione, direi anche che vi è perdurante scissione. Anche se motivata da una compensazione economica (non necessariamente per danaro), comunque, ogni scissione nell’individualità che permette la prostituzione è una sofferenza: vuoi in chi compra, vuoi in chi vende; ed è una sofferenza, che sta e perdura (vuoi a monte vuoi a valle) sia in chi compra, sia in chi vende. Non sempre chi vende o chi compra ne è cosciente, ma questo non elide il dolo. Gli antichi curarono quella sofferenza (in un soggetto da sé procurata per molteplici motivi, o in un soggetto indotta sempre per molteplici motivi), all’interno di “sacri recinti”. Non che io aneli alla ricostituzione di quei sacri recinti, ma neanche i recinti legali e culturali applicati da noi moderni, li sento idonea cura agli sfasamenti esistenziali che portano alla necessità di ricorrere alla prostituzione. Chi o quando si ricorre alla prostituzione? Direi, o quando non vi è partner o possibilità di partner, o quando non vi sia capacità di contenimento e/o sublimazione della vitalità: “virtuosa” a più avanzata età in molti casi, o “virtuosa” perché tiepida di per sé, o resa tiepida da educative (?) e/o religiose castrazioni. Per come la vedo, il meretrico, (senso della cessione di una parte di sé a favore di e/o cosa) non è altro che un’azione di mutuo soccorso fra due esistenze in bisogno. Entrare nel quindi di quei bisogni, è come fare una biopsia. Per quella, certamente si capisce dove c’è la parte che ha tolto vitalità ad una data vita, ma non per questo si riesce a ricostituire la sua vita a quella vitalità; e se la vita nel suo complesso ha reso claudicante il percorso di una vita, la dove non è possibile ricostituire una piena capacità di cammino, neanche è possibile permettere il momentaneo sostegno di un piacere sessuale, non diverso da una medicina se “cura” una sofferenza da incompleta esistenza? Mi sento di porre questa domanda, fors’anche perché sono un sofferente che ha comperato; fors’anche perché ho conosciuto i sofferenti che hanno venduto; fors’anche perché ho potuto conoscere la Cultura della vita, proprio perché ho percorso le strade della sua Natura.

Edipo in Trans

Per anni mi sono chiesto perché ho sempre desiderato, quando non amato, i “senza tetto e ne legge”, che pur avendo genitori, lo stesso sono orfani di abbandonati principi, come dai principi abbandonati. Solo recentemente ho capito che l’ho fatto perché in loro rivedevo il mio basilare gender di orfano (nella mia storia) e di adottato nei miei sentimenti. Non ho appreso la versione paterna che si insegna al maschio (secondo volontà di vita, determinare i principi sulla vita altra) perché l’adottante mi è mancato da bambino. Con l’accoglienza propria del suo essere femmina e donna, (secondo volontà di vita, accogliere i principi della vita altra) l’ho appresa, così, dalla fonte rimasta: la materna adottiva nel duplice ruolo di padre determinante oltre che di madre accogliente. Per quella scuola, a mia volta ho vissuto e agito quel duplice magistero: nell’essere materno (amoroso) anche paterno (normativo) e nell’essere paterno (normativo) anche amoroso perché materno. Naturalmente, agivo il duplice sentire secondo il carattere del “figlio adottato” e secondo il caso: se normativo ero amoroso, se accogliente ero normativo. Il tutto (nelle figure, nei ruoli, e nei motivi d’azione) secondo stati di infiniti stati di prevalente vita. Se a veneranda età sono ancora l’identità che funziona nella veste femminile nel maschile come maschile nel femminile direi (psicologicamente parlando) di non aver ancora superato i principi che convenzionalmente si intendono per maschio e uomo e femmina e donna. Al più, di essere diventato un non convenzionale Laio, in una non convenzionale Giocasta; come l’opposto. Per trovare la prevalente identità di sé, (la norma) è proprio necessario uccidere il Laio o la Giocasta? Dicono che lo sia, per poter diventare il nostro prevalente principio di maschio e/o di femmina, e che se non li uccidiamo, ci coglie pestifero gender: secondo infinite variabili, maschio e uomo in femmina, o femmina e donna in maschio. Visceralmente contrario a ogni genere di delitto, ho scelto (incosciente prima e cosciente man mano) di non agire per principi di morte, così, li ho lasciati vivere tutti e due. Per quella scelta, dal gender particolare che avrei ottenuto uccidendoli, (gender etero e/o psicotico se uccisi anche con spargimento di sangue) mi sono felicemente ritrovato nel gender vita: maschio (psicologicamente) e uomo (culturalmente) quando mi determina (e che tale mi fa diventare quando la determino) e femmina (psicologicamente) e donna (culturalmente) quando l’accolgo perché così ha determinato.

E’ nata prima la gallina sessuale o l’uovo omosessuale?

Direi che prima è nata la Vita, e che la vita ha covato sé stessa. La dico Vita in maiuscolo perché la considero esistenza al principio. Questa vita ha ed è la sua potenza. La chiamo Spirito. Lo Spirito è la forza della vita che si origina dalla corrispondenza di forza fra tutti e in tutti i suoi stati di principio: Natura comunque raffigurata, Cultura comunque concepita, e Spirito comunque agito.

La forza dello Spirito ha carattere Determinante e Accogliente. Lo Spirito che non accoglie ciò che determina, è forza destinata alla mera espansione della sua forza; è nell’accogliere e verificare gli atti della sua espansione, infatti, che può valutare se “cosa buona è giusta”. Nel considerare ciò che è cosa buona e giusta, al principio, della vita vi è stato il primo atto del discernimento, la prima forma di coscienza, la prima forma magistrale.

Vita, oltre che fra stati, è stato di infiniti stati anche nella nella corrispondenza di forza fra le due volontà, così, anche il Determinante non può non avere, essere, e vivere gli stati dell’Accogliente, come per opposto caso, l’Accogliente non può non avere, essere e vivere gli stati del Determinante.

In ragione dello stato e condizione della corrispondenza di forza fra gli stati, la vita origina infinite forme e figure. Ognuna ha ed è la sua forza e la sua vita, in ragione dello stato di prevalenza del soggettivo carattere della sua forza. Se ha prevalere è il Determinante avremo la naturale figura maschile. Se ha prevalere è l’Accogliente, avremo la naturale figura femminile.  Invece, se a prevalere in una vita è un insieme dei due caratteri della forza, avremo un insieme dei due caratteri della sessualità, sia nella forma maschile che nella femminile. Obbligatoria la ripetizione: poichè la vita è stato di infiniti stati di vita, anche in quell’insieme ci sono infinite forme; dove non figure prevalenti, prevalenti gusti sessuali e/o sensibilita

Della vita possiamo dire che è il contenitore che forma i suoi contenuti che formano il suo contenitore, che, ad libitum, forma, ecc, ecc.. Ciò che forma la Natura della vita, allora, non può non formare la sua Cultura; Cultura, soggetta anch’essa alla condizione di essere stato (della conoscenza e della coscienza) di infiniti stati. Gli infiniti stati di conoscenza e coscienza formeranno infiniti stati fisici di Uomo e di Donna. Ancora una volta preciso infiniti stati, perché solo al principio della vita vi l’assoluto stato della vita. In quanto assoluto, ha ed è Spirito maschile e femminile in inscindibile e inconoscibile stato. Delira per vanità chi ci prova a conoscerlo, e l’offende quando prova a dirlo.

Della Vita al principio possiamo dire che è la norma che concepisce ogni vita, e quindi, per principio, ogni normale sessualità. Beninteso, normale se opera secondo vita (vuoi per Natura, vuoi per Cultura, vuoi per Spirito) o anormale alla vita se la nega per Cultura, o per Spirito. L’identità non in convenzione con la vita la può negare secondo Natura solo negando se’ stesso, ma anche la non normalità nei termini detti (come la normalità) sottostà alla condizione di essere stato di infiniti stati. Ne consegue impossibile ogni vero e giusto giudizio, oppure, possibile solamente un giudizio che si basa su quello che ognuno crede più giusto sul principio di qualsiasi nascita. Per quanto detto, allora, ti rimando la domanda: è nata prima la gallina sessuale, o l’uovo omosessuale?

Dove Ulisse interrompe

Non mi é chiaro perché mi sono impantanato su questo discorso. Tantopiù, perché la mia cultura é di tutto fuorché fondata sui dovuti testi. Cosa fatta capo avrà.

arosadue

In altri tempi le figure dell’Uomo e della Donna non erano sessualmente fluide perché contenute e giustificate dal ruolo sociale_religioso_sociale. Nei tempi presenti, invece, la forma di quelle figure si è mosaicata. Assieme alla forma culturale, anche la loro sessualità. Sono sempre state così, (quelle Figure) o sono state rese così? Nel caso fossero state rese così, la frammentazione in tessere dei rispettivi disegni é un disordine, o é via di ricerca dell’originale ordine? Il Principato e la Religione dicono disordine. L’Umanità dice rinnovato ordine. Ritrovare la forma originale della rispettiva sessualità, implica (tanto quanto un soggetto si pone alla ricerca di sé) di dover passare fra prove. Molte vengono vissute, molte vengono tentate, molte inibite

Conoscenza insegna che i tempi di raggiungimenti dell’orgasmo (sia nel maschile che nel femminile) non sono gli stessi. Il divario è supplito da tecniche. Dove c’è sentimento amoroso, una mancata qualità del piacere sessuale non è rilevante al punto da separare le parti. Dove non c’è bastante sentimento, una mancante qualità del piacere sessuale può farle separare. Mi sono chiesto: come mai i tempi del piacere che porta all’orgasmo (rapidi quelli del maschio e lenti quelli della femmina) non sono gli stessi’ Non sono in grado di sapere quando sia accaduta la separazione dei tempi, o se sia sempre stato così. Sappiamo solo che quello che sente la Natura forma la Cultura, come quello che sa la Cultura forma la Natura. Ipotizzo, quindi, una principiante ipotesi. Fra infinite interpretazioni, penso sia accaduto (in origine) perché il maschio, dedito alla difesa e alla conservazione della proprietà (qualunque sia stata la necessità di difesa) nei tempi lunghi si sarebbe trovato più lungamente esposto ai pericoli. Pur esposta da stesse cause, la femmina si è trovata, però, difesa dal maschio che voleva difendere la riuscita del suo desiderio. Difesa breve, tuttavia, perché necessariamente breve (nel maschio) l’ottenimento del desiderio. Dove non bastanti i tempi della difesa del maschio, la donna ha dovuto provvedere da sé. Dalla difesa di sé, non poteva escludere la difesa della vita in sè. Da questo amalgama di motivi, l’elevazione al culturale del principio naturale della Donna. Dallo stesso amalgama sono conseguiti anche i principi sociali “antichi” come anche i “moderni”.

Indipendentemente da come siano andate le cose, l’Odissea ci racconta che dove la vita di Ulisse interrompe il piacere sessuale (sessuale che diventa di vita) comunque continua a conservarlo quello di Penelope per la speranza di poter riprendere quanto interrotto. Nell’odierna odissea, la vita é ancora un libro, oppure é diventata un insieme di odissee fra libri? Se un insieme di odissee fra libri, si può anche pensare che dove una parte interrompe un desiderio, l’altra, non necessariamente si sente tenuta a riprenderlo dallo stesso principiante soggetto. Non era così, o é sempre stato così?

Prima della sessualità, è fluida la vita. 

Stavo pensando ai “miei” arabi e a una domanda che non ha ancora trovato risposta, questa mattina .

Della nostra Omosessualità si dice che sia prevalentemente provocata dall’assenza del padre e/o da una madre castrante, e/o per l’insieme di emozioni direttamente e/o indirettamente assorbite dal Crescente. Succede analoga cosa anche nel Crescente arabo?

Il padre dei “miei” arabi e generalmente preso dal compito di essere sovrano; e un sovrano può essere giusto ma non affettivo verso i figli sudditi. Così, la figura del padre sovrano, nei miei arabi è sostituita dal nonno e/o dallo zio. Il nonno e lo zio possono essere sia giusti che affettivi. Il primo lo può perchè (in genere per l’anzianità) ha abdicato la sua sovranità a favore del figlio maggiore. Non del tutto, però, perché in ragione dell’ascendente sul figlio conserva sovrana l’ultima parola.  Lo zio, invece, è vissuto dal figlio del fratello sovrano come ambivalente figura a livello affettivo: ambivalente perché è emozionalmente vissuto sia come padre che come nonno. Lo può, perché, libero dagli schemi inerenti la sovranità, può permettersi di essere maestro senza per questo diventare (come il nonno) giudice delle azioni del nipote. L’assenza affettiva del padre arabo, dal figlio sostituita con la presenza del nonno e/o dello zio, può motivare delle alterne inclinazioni sessuali? Possono queste inclinazioni, conformare e confermare una identità omosessuale nel nipote? Potrebbero ma non è necessariamente detto. Di più, conformare e confermare una identità Omoculturale; di più, conformare e confermare una identità Omosensibile.

L’identità Omoculturale può formare una prevalente corrispondenza di vita con Figure culturalmente simili;

L’identità Omosensibile, può formare una corrispondenza emozionale con Figure culturali diverse anche se naturalmente simili. L’omosensibilità può offrire fianco ad una sessualità disponibile verso il sessualmente simile? Direi di sì, ma solo verso Figure di Zio e/o di Nonno. Verso la figura di Padre  (la maschile per potenza sovrana) solo per identità di sensibilità prevalentemente: coscienti o no che siano.

Nell’insieme delle ipotesi da cultura esperenziale (e quindi, da prendersi con le molle) quale è stata la mia Figura presso i “miei” arabi? Nella mutevolezza da età e conseguente forma, io sono sempre stato lo stesso; e se risultato ora una ora altra figura, solo perché i miei nipote avevano bisogno di trovare in me, la figura matrice delle loro emozioni, e cioè, il Nonno e/o lo Zio.

Viste le ipotesi, della sessualità del crescente arabo si può dire che è naturalmente fluida. Tanto che è vissuta “a vista”. Devo l’ipotesi a un arabo occasionalmente amante. Mi disse: dove mi tira, vado! Il giovane arabo che agisce in quel modo altro non fa che convertire i suoi impulsi Omosensibili in Omosessualità. Quella conversione emozionale, però, è a termine! Termine fissato dalla fine del godimento e/o da raggiunti interessi: un’ipotesi non esclude l’altra. Alla fine, quindi, tornano quello che sono per quello che sanno e/o dicono di sapere. Dei tanti avuti, quindi, posso dire di aver vissuto con neanche uno, per quanto, uno, sia tutt’ora presente.

Questa constatazione non mi immalinconisce perché da tempo ho constatato che prima della sessualità, è fluida la vita: e nella vita li vivo.

Pedofilia: puntini sulle “I”.

E’ necessario porre distinzione fra quello che io ho detto, e quello che avete capito!

Io non ho giustificato un accidenti, … e altri scandalizzati, quando non inconsciamente ipocriti! Ho solo tentato di distinguere tra sentimenti pedofili, ed azioni pedofili! Tutto il resto, è “roba”, solamente vostra! Comunque sia, se è vero che si può “odiare” ciò che si ama, allora, si può anche dire che il rifiuto dei mie discorsi può essere provocato da latenti e represse pedofilie! Ho già detto da me, che non solo la ragione è carsica, ma anche la sessualità. Abbiate paura dell’incoscienza, non, delle parole; a meno che, non siano scoperchianti, e non vi piaccia quello che vedete nella vostra pentola! Sappiate infine, che per le vostre morali “indignazioni”, e per la paura che ho, di genitori resi isterici da confuse quando non fumose informazioni sulla differenza fra Omosessualità e Pedofilia negativa, sono ridotto a non poter sorridere ad un bambino che, naturalmente, sorride al mondo. Così, che per la paura di veder equivocata una spontanea affettuosità, devo subire anche il dolore di averlo dovuto ferire nei suoi sentimenti. A questo, riducono le vostre sacre indignazioni! Ad aver paura anche della pulizia dei propri sentimenti! Vergognatevi! Da te, … hanno scritto: cosa vuoi aspettarti da Blog.it?! Allora, se da un frequentato non mi aspetto niente, a che pro lo frequento?! Se non trovo pro, ma lo frequento lo stesso, allora, prostituisco me stesso. Libero ognuno di fare quello che vuole, ma, non si sputa nel piatto dove si trova di che riempire i propri vuoti! Già che ci siamo, indignatevi anche di questo! Chiudo l’argomento, ma, con un’ulteriore precisazione: per Pedofilia positiva intendo il sentimento d’amore verso un bambino, non, l’attuato sentimento sessuale verso il bambino, che è della Pedofilia negativa. Su questa, mi indigno con voi! Se volete parlarne ancora lo potete fare al mio indirizzo e_mail. Se invece volete indignarvi ancora, passate da … Sarà lieta di ospitarvi, penso. Almeno dalla sua foto, pare che il vino non manchi!

Novembre 2006

s. Bortocal aiutami tu!

Adesso ti racconto! Pedofilia (pe-do-fi-lì-a) s.f. ~ Perversione sessuale caratterizzata da attrazione erotica verso i fanciulli, indipendentemente dal loro sesso. [Comp. del gr. paîs paidós ‘fanciullo’ e -filia]. Devo dirti la verità. Istruiti questi due uomini, e celebri. Nonostante questo, sento che non me la raccontano giusta. Chi sono? Certi Devoto – Oli. Filia ~ Secondo elemento di composti, derivati dal greco, o formati modernamente, col significato di amore, simpatia, affinità. [Dal gr. philía amore]. Allora, perché la radice amore, di punto in bianco, nella Pedofilia, (amore verso il fanciullo) è diventata perversione? Se è amore, non può essere perversione! Se è perversione, è errato il significato di Pedofilia perché ha radice in amore. O, no?!

Mi dirai, perché c’è di mezzo l’eros, Perdama!!! E’ vero, come è vero che senza Eros, saremmo tutti delle foglie secche! Stracciatori di vesti, compresi! Ora, siccome dai significati si ricavano anche i giudizi a priori, (legali, morali, religiosi e quanto d’altro) anche ogni giudizio a priori sulla Pedofilia, è errato! O, no?! Morale della favola: sai perché è possibile la perversione sessuale verso i fanciulli? Perché esistono bigotti che fermano la conoscenza sulla loro sessualità!!! Questo, è pervertire!!! O, se non lo è, aiuta l’attuazione della perversione!!! Se raccontassimo agli Agnelli come sono fatti i Lupi, infatti, difenderemmo meglio i Bambini, ed i Lupi, starebbero più in campana!!! O, no?! p.s. Scusami l’epidemia dei punti esclamativi, ma sono ancora surriscaldato!

Gigio25 – E continuo a non capirti!! E su questo tema mi incazzo proprio tanto! Primo perchè bigotto non sono!! Secondo perchè ci si può contorcere quanto vuoi, ma su un argomento del genere a un padre di famiglia e per giunta educatore non si può cercare di far passare proprio nulla!! Terzo perchè la teoria del lupo e degli agnelli…. Per favore Vitaliano….

perdamasco
– Io ho parlato di bigotti, non ho detto che tu sei un bigotto. Ed in ogni caso mi riferivo chiaramente, scusami se solo per me, a quelli che sono in grado di gestire l’educazione: cioè, a rappresentanti, politici, religiosi, e quanto in campo, che antepongono i loro credo all’educazione alla sessualità anche presso i bambini.

“ma su un argomento del genere a un padre di famiglia e per giunta educatore non si può cercare di far passare proprio nulla!!”

Su questo tono e su queste certezze, rifletti! Le accolgo solo per cortesia. Non sono un argomento. Sono una presunzione. Per il resto dele mie contorsioni, pasienza. Mi dispiace solo di aver ricevuto negazioni sui miei discorsi, ma nessun accettabile discorso sui miei discorsi. A parte dal Bortocal. Ti ricordo: padre pure lui. Dimenticavo: nelle Tossicodipendenze ho avuto modo di seguire “tossici” con problemi anche di sessualità, che pure erano figli di educatori: professori e quanto d’altro nel ramo.

Bortocal
– “Quanto all’amore di amicizia (philia), esso viene ripreso e approfondito nel Vangelo di Giovanni per esprimere il rapporto tra Gesù e i suoi discepoli”. Joseph Ratzinger, Deus caritas est, Lettera enciclica Ma forse è meglio lasciare perdere la storia delle parole, perchè non ci sono più vesti da stracciare.

perdamasco
– Ti ringrazio per aver risposto nonostante i tuoi propositi di chiusura per tutti. Mi dispiace per l’amarezza che provi in questi momenti. Ciao

Novembre 2006

Variazioni del tema

Ci sono pulsioni, determinanti al punto, da conformare e confermare una chiara identità sessuale. Se completamente dirette verso la figura maschile, si può dire che l’insieme di quelle pulsioni (sessuali ma non di meno esistenziali) conformano e confermano la figura Omosessuale. Però ci sono anche delle pulsioni sessuali non determinanti sino a quel punto. Per questo, il portatore di quella pulsione non è un (o una) Omosessuale pur avendo gusti omosessuali. Darei il nome di Omofilia, a quel trasporto verso la figura naturalmente simile. E’ un sentimento (l’omofilia che sostengo) che può attuare anche il piacere sessuale, ma, altro non coinvolge se quel sentimento è conosciuto e accettato. Dove non é conosciuto e accettato, invece, l’identità procede con paura, come con paura si procede quando, in un dato terreno non sappiamo distinguere la parte ferma dalla parte mobile.

Agosto 2007

Tanto va la gatta al lardo

Nonostante si dicano contro l’omosessualità e la gayezza, più di un omofobico castigamatti è stato trovato con le zampe nel lardo dei problemi da negata sessualità. Succede anche nelle tossicodipendenze. Comunque espressa, i sofferenti da negazione, infatti, tendono a curare la propria devianza osteggiando i devianti. Chi usa questa “terapia di recupero” è destinato ad arrendersi alle proprie pulsioni, oppure, volgendo verso sè stesso l’ostilità che dirige verso altro da sè, ad avvelenare sia la vita propria che l’altrui. Analogo avvelenamento succede in chi vota dei pegni che la Natura sessuale non concepisce. Dove non lo conferma la psichiatria lo conferma la cronaca.

Datata Agosto 2007 – Pressochè rifatta nel Dicembre 2019

asterisco

A proposito di “Fuori”

Più di una ventina di anni fa passeggiavo con l’amato in piazza Bra. Ad un certo punto, come se l’avesse fatto un altro, mi sono scoperto a fermare la mano: gliela stavo posando sul sedere! L’immaginate la scenetta? Per me, era solo confidenza, sentimentalità, condivisione di un eros. Ma, e per chi vedeva quel gesto? Per la gran parte di quelli che lo vedevano, era sesso. Era lussuria. Era finocchieria. Era scandalo! Perché non mi avrebbero inteso come io ho inteso quel gesto? Perché, per secoli, siamo stati dipinti molto male. Perché, per secoli, ci siamo anche dipinti, molto male. Cosa intendo per dipinti molto male? Per i “nostri” pittori intendo, con falsa luce. Per chi si è dipinto molto male, invece, con eccessiva luce. Trovare la luce giusta, (tale perché non irrita la “vista”) è rientrare dentro il nostro quadro; ed è un venirne “Fuori” con più equilibrati cromi. E’ mettere anche, chi vede i nostri Quadri, in condizione di leggerci secondo la misura della loro capacità. Anche la realtà insegna che se in una conca da tre litri noi ne versiamo cinque, quella travasa. Con altre parole, ci rifiuta. Non per tutto questo intendo dire che dobbiamo tornar a reprimere la nostra personalità. Intendo dire invece, che è vi è dissidiante  conflitto fra atto ed ambito, così come è dissidiante fra atto ed ambito, l’andar a far la spesa in mutande. Naturalmente, non trovo conflitto fra atto ed ambito quando l’atto è carnevalesco e l’ambito è un carnevale, ma, nelle altre logiche, dovremmo trovare le ragioni per fermare la mano.

Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione lo amava molto.

Come hai potuto constatare fra gli Indiani ed io fra gli Arabi, l’omosessualità come la concepiamo noi non centra niente con il desiderio (anche sessuale) fra simili. Perché escludere, quindi, che il sentimento del centurione, altro non sia stato che un piacere fra affinità comunque originate: quell’amare (platonico o no) che da noi pare diventato (nella in_coscienza sul sesso) solamente la cuccia per “cani sperduti senza collare”? E, se invece, dell’Albero della vita, fosse l’aggiuntiva linfa che abbiamo escluso per fallace etichettatura?

Novembre 2006

Brenda

Non sei morta perché sei un travestito, Brenda. Sei morta, perché travestiti erano quelli che si accompagnavano a te. Si accompagnavano a te, non di certo per soddisfare il piacere nell’uso di tette over size, ma perché di over size amano il pendulo che non trovano nella donna, e non cercano nell’uomo. Non lo cercano nella figura maschile, forse perché il maschio non completa il loro eros, forse perché non hanno il coraggio di ammetterlo, forse perché le maschie confusioni sessuali che li travestono, consentono loro di specchiarsi nell’acqua che amano credere limpida. Non esiste acqua limpida se non esiste la capacità (e la volontà) di vedersi e di vivere per quello che siamo. Intorbida quell’acqua, ogni via di fuga da sé stessi. Intorbida quell’acqua, ogni compensativo ponte, ogni compensativa zattera di salvataggio: artistica, religiosa, politica o di un potere comunque espresso. Non zattera, al più zatteroni, ti permettevano di proseguire a vista nel tuo mare. Solo zatteroni perché tu eri Brenda: inequivocabilmente e visibilmente Brenda. Lo sei stata, però, in un mondo che non ammette chiari colori. Lo sei stata in un mondo che per te ammette solamente il netto colore della notte: luogo di zanne che solo la luce del giorno può far sembrare denti. Non solo la gatta che tanto va al lardo ci lascia lo zampino. Dei travestiti da impropria identità, ce lo lascia anche la falsità: vera manina, fra le possibili che hanno bruciato, forse quello che tu non eri completamente riuscita a fare: la tua vita. Ti sorrida ancora il sole che hai lasciato. Se non quello della verità, almeno quello del tuo Brasile.

brenda

Sesso e liberazione

Non vedo liberazione sessuale Vedo, invece, degli evasi dalle gabbie. Una liberazione sessuale, implica la personale gestione di due chiavi: quella culturale, e quella morale. La cosiddetta liberazione ci ha permesso l’uso della chiave culturale, ma la chiave morale, è in mani che non la concedono! Al che, siamo liberi a metà, o, a dirla con uno scrittore: dei guerrieri dimezzati. Di conseguenza, dimezzati, anche come Persone. In tali frangenti di sofferenza, la cura che negli ambiti socializzati va per la maggiore, è l’ipocrisia. In quelli non socializzati, (o parzialmente tali) invece, ci si cura da strozzati orgasmi, per mezzo di protesi: prostituzione, e pornografia. Dove non si libera, o non permettiamo la liberazione della vitalità nella sessualità, il sesso finisce con l’essere la merce che ti permette di sembrare, libero! E per via del sembrare liberi, la droga, è il senso che lo permette di più. Ovviamente, auspico la libertà nell’essere, non, in quella del fare che non può non tener conto che vi è chi non sa, non può, o non vuole, gestire (personalmente e socialmente) quella libertà.

Maggio 2007

separa

Perderanno gocce i ru_binetti?

Non vado in Discoteca solo per meravigliare dei poveri innocenti con gli ultimi fuochi della mia età, ma anche per vedere l’evolversi, in altri, della mia storia sessuale. Così, ho potuto rendermi conto di una felice sorpresa: il piacere omosessuale non necessariamente forma la personalità omosessuale. Ora, forma solamente un piacere. Se me ne sono accorto io, prima o poi se ne renderanno conto anche i binetti. Già mi par di sentirli gridare: nei giovani c’è sessualità indifferenziata! Invece, torna ad essere quello che per natura è sempre stata,  polivalente e senza cilici. Deo gratias!

Datata Marzo 2007

separa

Verso il principio di realtà

Per il mio pensiero, vita, è stato di infiniti stati di vita. Per questo, lo è anche la sessualità. La sessualità, pertanto, è veramente definibile come transessualità: viaggio verso il principio di realtà, innanzi tutto personale. Etero, omo o quanto di altro, e definizione da convenzione: vuoi “medica”, vuoi sociale, e/o quanto di altro. Dal viaggio personale verso la propria realtà. Sulla castità del cuore, ad ogni prete la sua risposta, e sulla castità del suo vivere, anche. Conosco molto bene, però, gli squilibri esistenziali che comporta la forzata castità. Esaltato, il destino di chi li cura con la Parola. Depresso, il destino di chi non la sente perché la cerca nelle parole. E’ nella vita, invece, che la si deve cercare: purché non sia una ricerca comunque castrata.

separa