Di questi fiori

afreccia

Più volte mi sono chiesto perché trovavo particolarmente simpatica l’immagine di questi fiori: evidente fuori tema (pensavo) rispetto agli argomenti che tratto.

neofiori

Mi sono svegliato questa mattina verso le tre e mezza. Mi sono detto: che faccio adesso? Non avendo un chiaro cosa mi sono dedicato alla composizione di altre immagini capoverso. Dopo averne  composte ed escluse alcune mi sono dedicato a questa: in origine, piatta senza la sfumatura rossa. Dopo alcuni miglioramenti mancati mi sono fermato su questa versione. Perché? Sostengo che il rosso sia il colore dello Spirito, perché rosso è il colore del sangue e il sangue, come lo Spirito, è portatore di vita. La traccia rossa sotto i fiori li alza dalla pagina. Sinonimi di alzare sono sollevare – elevare. Comunque formati, i fiori sono un corpo della vita naturale.  Si può dire, allora, che l’immagine di quella Natura così alzata, simbolizza l’elevazione che lo Spirito attua in quel corpo.  E’ vero che me le sto’ dicendo e facendo, ma è anche vero (sempre per me, ovviamente) che trovo l’intento dello Spirito particolarmente “Clemente e Misericordioso”. Visto come trattiamo la Natura, di Clemenza e Misericordia direi che ne abbiamo bisogno, e che lo Spirito ce lo ricorda. Si, è vero: a ricordarlo in questo momento è il mio spirito non lo Spirito. E’ anche vero, però, che per dire la sua Parola, lo Spirito della vita influisce infinite vie e per infiniti modi. Ne consegue che nessun strumento della Vita può dirsi (o essere detto) escluso.

afreccia

Dal Vangelo Armeno

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asepara

Fo cita una storia con morale. A quella di Fo aggiungo la mia.

Una giovane sposa gioca col Cristo bambino. Per via di una sorta di fattura quella donna ha perso l’uso della parola. Ecco che, per caso, il Bambino la bacia sulla bocca. Nulla di sessuale. Nulla di erotico. I Bambini lo fanno. E’ capitato anche a me, che tutto sono fuorché una giovane sposa. O quanto meno, giovane! All’istante la ragazza riacquista la voce, e subito torna, correndo, al banchetto nuziale da dove s’era allontanata. Si getta fra le braccia dello sposo, gridando: mi è tornata la voce! Ora, finalmente posso dire che ti amo! Sino a qui, potrebbe anche sembrare un solito raccontino alla Liala, invece, riflettiamo su queste immagini della vita: sposa, sposo, banchetto nuziale, bacio, bocca, parola.

La Parola è l’emozione della vita che dice sé stessa

E che dice, l’emozione di quella sposa? Ci dice, che la bocca (via dell’alimento naturale che conforta il culturale) permette il bacio (comunione – introiezione del “cibo” esistenziale posto in comune) che conferma l’alleanza d’amore (corrispondenza di vita in tutti e fra tutti gli stati della vita) fra i due contraenti. Ma, a quei tempi, una donna poteva dire ti amo al suo sposo? Se lo poteva, il Cristo ha solamente dato voce. Se non lo poteva, dando voce anche alla donna, il Cristo ha parificato due voci. Con altre parole, ha messo i due caratteri della vita (il maschile ed il femminile) sullo stesso piano di vita.

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Chi giudica chi

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asepara

nel Giudizio Universale del Michelangelo? Su quell’arte, sostengo questa parte.

giudizio

Mi domando per quale consiglio, la notte mi faccia elaborare il Giudizio del Michelangelo onde farne il fronte del Blog. Sa bene (la notte) che per via di arte non ho capacità e neanche adeguati strumenti ma siccome insiste, ci provo. Mi ritrovo così (alle due e passa) a guardare l’opera con gli occhi del bambino che si cura solo di quello che sente e quindi conosce. Odierna o precedente che sia, la critica è allineata sulla più ovvia delle letture: quella del Giudizio ultimo e irrevocabile sui peccatori. Per quello che penso non ci sarà alcun giudizio ultimo e irrevocabili, ma non è questo che voglio sostenere. Voglio sostenere, invece, che nel Giudizio universale il Michelangelo travasò l’universale giudizio sull’Omosessualità che visse con non so quanta felicità. Penso che neanche la grandezza dell’uomo pienamente in Arte che è stato il Michelangelo (ovvio che lo è ancora) l’abbia esentato dal giudizio maligno dei chicchessia come dei non.

Alla destra di un Cristo biblico più che evangelico, li vedo, gli esagitati ma “buoni” chicchessia che la storia (non il Giudizio che nessuno conosce) pone alla destra di Dio perché dediti al taglio della presunta gramigna che il Michelangelo ha posto (assieme a sé) sulla sinistra. In effetti non so se la vitale figura che vedo opposta al vecchiaccio sia un suo ritratto. faccio conto che lo sia se no mi cade tutto il discorso.

Penso che l’animo umano che aspira al potere di vita su vita (potere importante o infimo che sia) sia lo stesso in tutti i tempi e in tutte le culture. Il giudizio che si emette contro l’animo Omosessuale di adesso, quindi, non penso sia così diverso dal giudizio che si emetteva per i non omologati dei tempi passati: spero il meglio per quelli a venire.

Era un giudizio certamente più pesante rispetto a quello di adesso, perché maggiore la presa chiesastica e/o sociale. Più di adesso, infatti, quei due Principati, in combutta martirizzavano (e martirizzano) lo spirito Omosessuale. Giungeva (e giunge) a stritolargli la vita (quella presa) anche sino al punto da portarlo a volontà suicidarie: succede anche adesso.

Il Michelangelo mette alla sinistra del Cristo (i presi dal giudizio di chi si presume delegato al compito di tagliare le radici alla presunta gramigna) e alla destra chi si crede delegato all’opera. Ammessa l’ipotesi, il Michelangelo è stato molto chiaro: al Cristo, la faccenda non piace proprio per niente!

I Vangeli lo confermano: oltre al Michelangelo e ad una infinità di poveri cristi, pure il Cristo subì il malevole giudizio che fermamente rigetta. Sia il volto che il braccio lo dimostrano! E’ talmente potente il rifiuto dipinto da far pensare che avrebbe voluto prendere a calci in faccia i destrorsi di Dio, ma il Michelagelo gliel’ha impedito! Sono facce generalmente brute quelle che il Cristo allontana. Hanno bocche vocianti! In posizione ostile il corpo di quelli in primo piano, e con il dito puntato quelli dietro. I vili stanno sempre dietro

La presenza del Michelangelo omosessuale nel gruppo dei reietti che il Cristo difende, non può non essere intesa anche come difesa della vita indipendentemente dai suoi vissuti sessuali. Ipotesi sia, perché? Direi, perché se c’è, nel suo esserci, un senso che ad altre forme di gramigna non è dato giudicare.

Comunque sia il caso, constato che il Michelangelo ha dato al Cristo la potenza di un Dio capace di separare da sé anche chi non si pensa separato dal Giudice. Da quel grumo di universale sofferenza in attesa di ultima verità, una critica non addobbata dal potere che serve per avre potere, avrebbe colto quello che sto cogliendo, e cioè, che il Giudizio é universale perché, nel soggettivo universo, universale la Gramigna da giudicare? Ammessa l’ipotesi, é chiaro che il Michelangelo non poteva dipingerla. Anche l’artista, infatti, come la critica in arte, é tossicodipendente dai poteri che gli danno potere

La presenza del Michelangelo è accompagnata dalla figura di un giovane (il possibile e storico amante?) dal papa comittente (penso) e da una figura maschile che si cela (si ritrae, si difende?) ponendosi dietro la testa del giovane. Si difende da un malevole giudizio? Non so, però, m’ha dato da pensare. Il Michelangelo potrebbe aver dipinto una “velata”. Nel mondo in Lgbt diciamo velata, l’omosessuale che sta (per essere e vivere) in bilico fra. Non so chi sia quella persona, ma penso abbia inteso celare al giudizio quelle che non esistono perché non completamente ritratte dal dipinto che opera la vita. Può anche essere che il Michelangelo, con quella denuncia, si sia tolto un sasso dalla scarpa.

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Pollice e anello

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Il pollice simbolizza maggiormente la virilità maschile perché più grosso. Per questo, generalmente vissuto come più grande e quindi più potente.

L’anello simbolizza l’unione. Si può dire, pertanto, che un anello posto sul pollice in_corona il simbolo della maggior potenza sessuale. In genere, l’anello è in argento o in acciaio. In quanto variazioni di lucentezza, quei metalli portano molteplici significati sulla luce che emettono. La luce, infatti, simbolizza la verità. Dall’insieme delle ipotesi, di chi porta un anello sul pollice si può dire che il suo pene (mezzo naturale che condiziona quanto si pensa su ciò che é e/o si è) necessita di una unione sovrana dai veri significati, oppure, di una unione che confermi i significati indicati dall’anello. Oltre a questi, confermi che il soggetto adatto all’unione deve essere egualmente dotato nel… pollice. L’anello nel pollice non necessariamente conferma dotato il portatore. In quel caso, rivela un desiderio di unione con portatori dotati di maggior… pollice. In una individualità eterosessuale, invece, l’anello sul pollice è un segno di potenza diretto alla donna. E’ un messaggio (quel segno) non necessariamente attendibile. Non da oggi, infatti, ogni scaraffone è bello a mamma sua!

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Il destino della virgola

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La virgola è come il caporale di giornata: insignificato urbi et orbi ma pietra angolare della caserma;

la virgola cadenza il passo all’emozione;

la contiene fra il detto e ciò che sta fra i detti;

diversamente dalla parentesi non se la tira;

diversamente dalle grafe non si veste a Parigi;

è il bastone che regge il fiato allo scrivente;

Insomma! Pur riconoscendogli tutte le virtù, come anche il gaudioso difetto, perché adesso mi infastidisce l’eccessiva presenza che gli ho chiesto per anni?

Perché, pánta rheî?

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L’Annunciata del Messina

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Su l’Annunciata di Antonello da Messina, la giornalista Chiara Gatti de “la Repubblica”, scrive: ” … la figura dell’angelo è tuttavia evocata dal gesto della Vergine, che (colta di sorpresa durante la lettura del suo libro di preghiere) con una mano si chiude il velo, mentre con l’altra sembra stabilire un contatto.” La signora Gatti, inoltre, sostiene che nell’eliminazione della figura dell’angelo, “Antonello sconvolge la tradizionale iconografia dell’Annunciazione”.

Perché l’Antonello non ha dipinto l’Angelo? Due, i possibili motivi:

*) una non convenzionale concezione iconografica;

*) una non convenzionale concezione degli angeli.

La non convenzionale concezione degli angeli, sempre a mio avviso, gli ha permesso di comporre una non convenzionale concezione iconografica. Quale, la non convenzionale concezione iconografica dell’angelo? Se la precedente lo rendeva visibile, il Messina l’ha reso invisibile.

Perché? Perché gli angeli sono spiriti, quindi, invisibili perché senza corpo. Se sono invisibili perché senza corpo, su quali basi sostenere angelica, quella presenza? Mi si dirà, ma, per quello che ha detto? E, dove è scritto, che quello che può dire un angelo, non lo può dire, o quanto meno recitare uno spirito non angelico?

Guardate la Vergine:

annunciazione

anche lei sta dubitando. O meglio, lo sta facendo il Messina, e c’è lo sta dicendo per mezzo dell’opera.

Come? Dove? Fate caso: sulla Vergine cade una luce, ma quella luce non cade nella stanza, (lo sfondo) che infatti è buia. Allora: nella stanza buia, la Vergine sente una voce. Come, sente una voce, mi direte? E, certo! Oltre perché invisibile, come poteva vedere l’angelo, in una stanza buia! La Vergine che sente una voce si chiude la veste perché sa di non essere sola. Lo fa per paura? Il volto della Vergine non lo dice. Ne ricavo, quindi, che è atto del pudore.

annunciazione

La mano, infatti, chiude il velo sul petto. Nel petto vi sono le mammelle. Le mammelle servono all’allattamento. Si può anche dire, allora, che la mano che chiude il velo, chiude anche la possibilità dell’allattamento. Chiudere la possibilità all’allattamento, è chiudere la possibilità di nutrire una vita, o un’altra vita, o la vita. Quello che chiude la mano sinistra, lo lascia aperto, però, la mano destra. Perché? Ipotizzo una risposta alla fine di questo “percorso”, ma, fra le righe.

Gli occhi della Vergine sembrano guardare verso destra.

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Perché? A mio avviso, perché la voce gli arriva dal buio, (notorio colore della non conoscenza, e/o della non coscienza) e, alle sue spalle, da destra. Nel segno del Crocefisso, la destra è il luogo della santità dello Spirito. Si, ma anche di uno spirito?

Ad una lettura simbolica della frase dal buio e alle sue spalle, si può anche affermare che la voce gli arriva da uno scuro passato che la Vergine si è lasciato alle spalle, ma l’immagine dice anche i dubbi del Messina. Si può dire, pertanto, che la storia che il Messina dipinge si origina da un buio che si perde nel passato.

Oltre che verso destra, gli occhi sembrano guardare in basso. In basso, però, non come chi vede un’immagine bassa, ma come chi, sull’avvenimento, sta raccogliendo i suoi pensieri.

A parte le emozioni dette dagli occhi, il volto della Vergine non mostra altro. La bocca non sta stabilendo nessun contatto verbale, a mio vedere.

annunciazione

C’è un che di sorridente, in quelle labbra; e non c’è traccia di timore nel viso. Se la bocca non comunica, comunica, però, la mano. Cosa sta dicendo, la mano? Guardatela! Non vi pare che stia dicendo alla voce: piano, fammi ascoltare, fammi capire.

Capire cosa? Se accettare o non accettare la voce? Se accettare o non accettare di riaprire il velo sul petto, e quindi, di aprire la possibilità di vita, ad una nuova “voce”?

Riguardate gli occhi dell’immagine! Stanno dicendo che c’è una domanda in corso, ma, proviene da una voce esteriore, o una voce interiore, quella che sente la Vergine?

Anche in questo caso, la risposta della mano è: piano… fammi ascoltare, fammi capire.

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Ottobre 2007

Klinger secondo me

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aseparaAlla ricerca di un argomento che mi mandi a letto un po’ più tardi apro il sito di Arte. Mi fermo sulla proposta “Max Klinger – lo scultore dell’erotismo”. Mai visto e mai sentito nominare. Ascolto la storia che raccontano i curatori e vedo le opere.

Prima fra le tante, spicca un Beethoven con la potenza di un Giove senza fulmini sembrerebbe, ma non è vero.! Giungo alla Crocifissione. Resto ammaliato dai colori. Mi ricordano qualcosa di già visto ma non rammento cosa o chi. Proseguo nell’ascolto sino alla fine di un documentario fatto bene ma che non mi ha appagato. Accontentarsi non è da me, così, torno all’opera che mi ha avvinto al punto da collocarla nella testata del Blog. Ovviamente, nessun amore é per sempre.

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Sul volto della Maddalena non vedo tracce di dolore per la morte dell’Amato. Pare una sonnambula capitata sul Golgota invece che tornar a casa. Mi dico: ci sarà pure una ragione se l’Autore l’ha dipinta come pare a me! La sua considerazione della donna come sonnambula? Al risveglio, chi soffre di sonnambulismo è soggetto ad amnesie. L’Autore rimprovera la prima amante di poca memoria sui suoi sacrifici. La mia impressione su questa Maddalena, quindi, direi che regge. Le braccia della donna si uniscono ai polsi, e il volto, oltre all’idea di sonnambulismo, suggerisce l’estasi di chi anela ad essere ammanettata dal soggetto desiderato. Bondage? L’Autore la dipinge in posa da mancamento. L’invitabile caduta é fermata da un uomo: Giovanni? Secondo la storia evangelica, Giovanni dovrebbe sussidiare la madre di Cristo, non Maddalena. Certo! In quel caso l’avrà fatto perché la Maddalena ha dimostrato un maggior bisogno. E’ istintivo guardare chi si regge. Anche per capire come farlo meglio. Nel quadro, invece, Giovanni regge la Maddalena, assentando dall’atto ogni emozione; é come l’avesse fatto perché in quei casi lo si deve, e giusto perché era lì. Certo! un volto dipinto senza emozioni è significante come un volto con emozioni. Su quel volto virile, però, l’unica che risalta é l’impassibilià. Farebbe capire che Giovanni non è interessato alla Maddalena, o alla donna, o alla femmina? Ipotesi queste, irrilevanti, rispetto ai contenuti della Crocifissione, allora, perché l’Artista ha sentito di doverlo dipingere come ha fatto? Mi sa che non lo saprò mai!

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A lato della Maddalena, l’Autore ha dipinto una donna, a prima vista anziana: Maria? Sul Golgota la si racconta ai piedi della Croce prostrata dal dolore. Klinger, invece, la dipinge padrona di sé. Sul volto, infatti, non gli ha messo alcun turbamento. Quello che non ha messo sul volto, però, l’ha messo nelle mani. Se l’é immaginata così, o ha colto l’idea da un’esperienza di vita? Con sua madre? Oltre la spalla destra di Giovanni, la Maddalena é retta da una donna. Ha la sinistra dietro la nuca: sui capelli. Mettiamo mano ai capelli anche sino a strapparceli quando diventiamo prede della disperazione. Dal volto della donna traggo preoccupazione e compartecipazione ma nessuna disperazione. Non conosco i riferimenti storici ed evangelici usati da Klinger per ricostruire la scena, così, non so chi sia quella donna. Una pia che seguiva il Cristo e conosceva la madre? Chiunque sia stata quella donna, volge lo sguardo verso Maria. Maria non gli presta attenzione: solo sta, a parte. Per sua scelta, o perché esclusa dal figlio? Perché l’Autore vede così il ruolo di una madre (stare a parte) o perché così é stata sua madre nei suoi casi? Di fronte a Maria il Crocefisso: è nudo. L’abbondante genitale è solo una macchia morta composta da due toni di colore. Se l’autore non l’avesse dipinta non sarebbe cambiato nulla. Il figlio é la madre si guardano. Ambedue hanno la bocca chiusa. Non c’è più nulla da dire. Perché, secondo l’Artista non hanno più nulla da dirsi? Perché é successo con sua madre?

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Il ladrone appeso dietro Giovanni é di età adulta. Diversamente, il ladrone appeso alla sinistra del Crocefisso ha un corpo giovane. Dipingendolo giovane l’Autore intendeva dire che anche la giovinezza è destinata a finire in croce? Perché, magari, é capitato anche alla sua? Ipotesi fosse, perché ci sono stati casi che gliel’hanno messa in croce, o perché ci sono stati casi in cui si é messo in croce? Ambedue le ipotesi sono possibili. Questo giovane ha la parte verticale del legno inserita fortemente fra i glutei. Nella realtà non é possibile. Perché l’Autore l’ha fatto? Per dire che il confine fra erotismo e pornografia é solo questione di un qualsiasi voglia contesto? Perché l’Arte può rappresentare quello che vuole? Perché la giovinezza è soggetta ad essere sodomizzata – sottomessa (simbolicamente o realmente) indipendendentemente dai casi e/o dai chi? Popolarizzando quel destino, si può dire che è destinata a prenderlo nel didietro? Se l’é detto anche l’Autore durante la giovane crescita della sua Arte? Potrebbe essere, visto che gli è più volta capitato di sottostare – sottomettersi al maggior volere degli affermati nell’Arte della sua epoca.

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Sullo sfondo del quadro si vede la città di Gerusalemme e la Cupola della Roccia. Simbolicamente parlando, una cupola segna la presenza di un pensiero religioso, sovrano tanto quanto sottomette le idee alterne. La Cupola ai tempi della crocifissione non c’era. Perché Klinger l’ha messa? Fra le ipotesi: per riempire il quadro; per ambientarlo anche se non era necessario; per farci capire la genesi politica e storica della crocifissione; per farci capire la genesi politica e storica della crocifissione della sua vita nel caso si sia identificato con il ladrone giovane; per indicare che ha subito dei condizionamenti religiosi che da giovane l’hanno crocifisso? Lascio aperte le ipotesi; anche perché, se intime e non dette sono inverificabili. Se dette, invece, è inverificabile quanto sono completamente dette.

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Mi fermo sui giovani che l’Autore ha posto dietro il ladrone con la barba. Belli, ben fatti, nudi. Che centrano nella crocifissione che è seguita al volontario sacrificio del Salvatore? Trovo ben particolare la loro collocazione: uno dietro l’altro e molto vicini. La scelta di metterli così, la direi più adatta a una ambientazione gay che a una storia da Golgota. Non tanto perché il giovane dietro mostra i genitali ma perché posa la coscia destra sul sedere del giovane davanti. Nel mondo gay (come anche in quello etero) è un chiaro tentativo di seduzione, più che di mero erotismo. Da compiacimento appena accennato, sul volto del giovane dietro aleggia anche un ironico sorriso. Direi che sta pensando: ti conosco, mascherina! Non c’é alcun stato di erezione nel pene esposto di quel giovane. Più che un invito al sesso, mosso da una passione sessuale, quindi, lo direi mosso da un’-erotica provocazione. Il giovane innanzi non la rifiuta: ci pensa. Me lo dicono gli occhi. Rivolti in basso e verso nulla, sono di chi si ascolta. Di chi si guarda dentro. Direttamente o indirettamente vissute che sia, analoghe esperienze mi stimolano un’ipotesi. La respingo. Non se ne và. Devo dirla. E se la Crocifissione di un sedotto da una pesante idea da portare avanti, altro non sia stato che il modo per dire, la (o una) crocifissione dell’Autore? Quale sarebbe stata? Direi, quella di chi respinge quello che pure sente: uno o più piaceri omosessuali. I piaceri omosessuali, non necessariamente con_formano un’identità sessuale. Se repressi, però, possono giungere a fissare la mente che li rifiuta su ripetute fantasie: possono giungere anche all’assillo, quelle fantasie. Se la mente che li rifiuta sopporta quei desideri (e/o delle assillanti fantasie) come fossero croci da portare avanti, ne consegue crocifissa quella mente. Omo o etero che sia, una mente crocifissa da rifiutate fantasie sessuali può liberarsi dai suoi chiodi (le omofantasie non vissute in questo caso) vivendole nascostamente o rivelandole. Viverle sia pure nascostamente diventa un’ulteriore croce quando un’umanità si sente all’ombra di una Cupola. In ragione di tempi storici e di morale sessuale rigida, anche rivelarle può diventare una croce, ma se a subirla è un Artista, si dice e lo dice dipingendo una Crocifissione dove si vede quello che si sa, o si può, o si vuole vedere. Un’ipotesi non esclude le altre.

aindex

Ad articolo visto e rivisto vado a letto: è quasi notte. Non so dire a che punto della notte quando accade il fatto che dico. Sento che ho piedi dentro un invaso umido e tiepido. Una bocca? Sono cosciente e vigile. La faccenda, più che spaventarmi mi imbarazza. Nella realtà lo fanno i feticisti. Io non lo sono e forse neanche lo consentirei. Non tanto per ritrosie da vigogna, ma proprio per assenza di qualsiasi condivisione emozionale. Quella bocca “succhiava” con la passione di chi (non potendolo per vari motivi) coglie l’occasione perché non va sesso da anni. Se tramite dell’occasione di “sesso” è stato l’influsso dato dall’articolo appena scritto, ne deriverebbe che quella “bocca” era del Klinger che è stato: un feticista represso che ha potuto liberarsi solo tramite me. Quanto sta in piedi questa ipotesi? Non lo so. Come in tutti i casi di medianità, nulla la conferma come nulla la smentisce.

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Rosso è il colore dello Spirito

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Dopo centinaia di immagini con durata dallo stesso destino (da Natale a s. Stefano e in moltissimi casi anche meno) ieri, come sempre mai sapendo prima cosa devo fare (a parte doverlo) sono giunto a realizzare l’immagine che ho posto in testata.

neotestata

Sento che durerà! (Non è durata!) Diversamente da tutte le altre, infatti possiede una propria unicità. Quali, i significati? Interpretati a posteriori, questi:  il colore rosso è usato come simbolo del sangue. La forma suggerisce l’idea di conduttura, quindi, potrebbe rappresentare una vena. Una vena conduce il sangue che permette la vita. Dell’immagine, pertanto, si può dire che è una vena conduttrice di vita.

L’immagine è ovale. L’ovale è un cerchio schiacciato. Di quella vena, allora, si può pensare che in vita sia stata schiacciata. Da sé, dai casi, o dalla vita nulla dell’immagine lo dice.

L’immagine parte da destra. Facendoci il segno della croce, alla sinistra nominiamo lo Spirito che diciamo santo. Lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e dello stesso Principio della vita. Sia come sangue che come vita, quindi, in quella vena passa anche la forza dello Spirito. Di quale identità e/o di quale stato dell’identità?

Comunque sia l’ispirazione e ammesso che ci sia un ispiratore, l’idea non può provenire dall’assoluta santità dello Spirito perché il colore del rosso che dice il sangue che porta vita, nell’immagine ha due toni. Essendo un principio assoluto, lo Spirito santo non può avere che il tono assoluto del rosso assoluto. Simbolicamente parlando, ovviamente.

Ammessa l’ipotesi sangue, il rosso chiaro rappresenta il limpido – trasparente che è dell’arterioso (limpido – trasparente sono sinonimi di verità) mentre quello scuro il venoso perché portatore delle impurità che sono le malattie: qui nel senso di errori. Ammesso che le mie ipotesi sul sangue siano anche delle ipotesi su l’identità ispiratrice (sempre ammesso che ci sia) si può dirlo ancora portatore di stati d’umanità.

Per questa valutazione si può anche pensare che sto parlando di me, ma dal momento che non so mai cosa faccio di quello che poi faccio, posso dirlo? Nulla me lo vieta, ma allora, perchè anche al solo pensarlo mi sento come chi sta millantando credito? Perché so ben distinguere quello che appartiene a Vitaliano da quello che appartiene a “per Damasco” e che, pertanto, non farei mai una cosa del genere perché mi sentirei falso?

Visto che solo gli schizofrenici hanno più di un’identità (nel mio caso quella di Vitaliano e quella di “per Damasco”) devo ammettere che lo sono? Se lo sono, come mai vivo la presunta schizofrenia senza alcun dissidio e/o voglia di sovrapposizione di una parte su l’altra? Perché sono un portatore sano? Perché portatore sano? Perché lucido gestore di personalità che sanno dare a Cesare quello che è di Cesare, e ben lontane da addebitare a Dio quello che potrebbe essere dell’IO?

E se me la stessi suonando e cantando? Nulla mi conferma il pensiero e nulla me lo esclude. Que sera sera!

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Vediamo, sapientone,

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che conclusione trai dalla parte che non avevi considerato sul post: Il bastone di Mosè.

Questa storia è molto sfacettata. Ne coglierò qualche aspetto. Sogno o vissuto che sia stato, sul Sinai, Mosè battè una roccia: ne uscì acqua. Una roccia è dura e arida. Poiché appartenente ad Israele (almeno per quanto ne sappiamo ora) si potrebbe ricavarne che il sogno (o quello Spirito) sta dicendo a Mosè che una parte di Israele è dura e arida, e che solo se la perquoterà ne uscirà della vita, appunto simbolizzata dall’acqua: nulla conferma se pura o no. Il racconto non dice se Mosè ne ha bevuto. Strano! Dato il luogo, direi naturale la sete e già che l’acqua c’era, il bisogno di dissetarsi. Non l’ha fatto (o il racconto non lo dice) perché in nessun genere di sogno si può bere acqua. Al più, si può solamente sognarlo. Può anche essere, però, che Mosè dubitò sulla bevibilità di quell’acqua. Ammessa l’ipotesi e ammesso un Mosè anche simbolista, ne consegue che Mosè dubitò anche su quella parte del sogno? Per lo scopo di dissetarlo a nuova fonte, invece, non dubitò sulla parte implicita nell’onirico messaggio: per abbeverare il tuo popolo a nuova vita (nuova fonte e nuova acqua)  devi perquoterne la “dura cervice”. La storia racconta che sceso al piano bastonò quanto un’altra guida stava rinnovando. Indipendentemente dal luogo dove sorge una fonte di vita, e indipendentemente dai motivi per cui ci si abbevera, non può essere pura l’acqua (la vita) che si disseta con la violenza. Quel suo momento ci dice che Mosè non si è mai abbeverato con dell’acqua pura? Chiaro che no! Non è mica sempre stato un violento!

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“… ogni vite avrà diecimila tralci… “

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“Verranno giorni in cui sorgeranno vigne, che avranno ciascuna diecimila viti; ogni vite avrà diecimila tralci; ogni tralcio avrà diecimila bracci; ogni braccio diecimila pampini, ogni pampino diecimila grappoli; ogni grappolo diecimila acini; ogni acino, spremuto, darà venticinque metrete di vino. “

[Aggiungo “acino” come  simbolica misura della singola conoscenza e/o vita, e di ciò che ne consegue.]

Quanto citi, Mauro, m’ha fatto aprire il Dizionario dei Simboli della Bur: per me, indispensabile libro magico. Fra le molte interpretazioni lette scelgo quella che mi pare più attinente alla citazione. La vite è Israele come proprietà di Dio. In occasione della festa della vendemmia, il profeta Isaia compone un canto:

“il mio Diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle…”

Te la faccio breve: il Diletto la cura il massimo che può, ma la vigna va a ramengo. Incazzato, il Diletto la strappa e “comanda alle nubi di non far più cadere una goccia di pioggia su di essa”. I biblici Diletti o i diletti che raccontano i fatti sono decisamente estremisti. Passano dalla troppa acqua (il Diluvio) all’aridamento del caso.

Il popolo d’Israele è la vigna del Signore degli eserciti, e gli uomini di Giuda, la piantagione preferita. Deluso, dai frutti della vigna, (il popolo di Giuda ai tempi di Isaia ) il Diletto la reincarna in una nuova vite, cioè, in una nuova vita. Se ho interpretato bene il tutto, la frase che riporti profetizza l’avvento di un nuovo Messia. Non traggo odierne constatazioni su Israele e su gli sviluppi di questa vite del Diletto, se non altro perché dovrei trarre la conclusione che le profezie sono delle belle opere, ma pie.

Un momento! L’occhio mi è tornato sulla frase iniziale: “Verranno giorni in cui sorgeranno vigne…” Vigne, plurale di vigna. Non del solo Israele, allora, parla Isaia. Parla anche di più proprietà di Dio, come di più Messia, come di più popoli. In definitiva, parla della Vite con altri tralci, altri bracci, altri pampini, ecc. La profezia che riguarda Israele si è certamente avverata almeno numericamente. Volente o nolente Isaia, però, la profezia fa pensare che lo sviluppo della proprietà di Dio sia andato oltre Israele. Ipotesi fosse, ne consegue che, ora, Israele è vigna fra vigne? L’ampiezza della profezia giustifica la domanda. L’odierno mondo, anche.

  • A distanza di anni non ricordo più se la frase fra parentesi è mia o di Mauro.
  • La lettera è datata. L’ho rivista, corretta e modificata in data nel Dicembre 2020

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Gli abiti del piacere

non necessariamente sono gli abiti dell’identità. Vi sono identità, che sotto la spinta del desiderio si spogliano della personalità sessuale di prevalenza, e si vestono con un’altra. Così, vi è la personalità etero che si veste di omosessualità, come l’opposto.

apenna

Nella personalità cosciente di questa dinamica non vi è problema. Il problema invece, accade nelle personalità scardinate dalla propria sessualità, a causa della forza data dalla somma di desideri: somma tanto più forte, quanto più non vissuta, e/o, peggio ancora, negata. Se il desiderio permette la spoliazione della personale norma, cosa permette il rivestimento della precedente? Ovviamente, la realizzazione di quanto desiderato dalla sovrapposizione di una tensione sessuale non fondante. Al che é un po’ come dire: chi mangia, almeno per un certo periodo  non ha più fame. Ora, ammettiamo il caso di un rapporto fra una identità chiaramente omosessuale, e una identità omosessuale perché spinta da un possibile desiderio di simile. Dopo l’orgasmo, come si rivestiranno? Da simili, certamente no. Si rivestiranno, quindi, con i propri abiti: l’omosessuale con i suoi, e l’etero con i propri. Rivestiti, non è più un eguale, quello che l’omosessuale si trova di fronte: è un diverso. Nei casi di ristretta e/o condizionata visione della propria sessualità, (magari condizionata sino al dissidio psicologico) come reagirà, quel diverso travestito da eguale, nei confronti di chi l’ha fatto sentire simile all’amante, e quindi, para omosessuale? Per evitare spiacevoli guai, (guai anche pesanti, guai anche mortali) sarà meglio mettere in conto anche la risposta a questa domanda. L’invito non è diretto solo ai Finocchi. Anche le donne possono essere vittime di una sessualità che si traveste da eterosessualità. Giungo a pensare, che anche le madri ed anche i padri, possono essere le vittime di un costretto travestimento, quando vestono un figlio di quello che non è.

Sermoni americani

Mi hai fatto vedere dei sermoni che ti sono giunti da un gruppo ”Swedemborg” americano. A quei fogli, in angolo, ne mancava un pezzo grossomodo quadrato. Secondo una lettura per corrispondenze, il fatto potrebbe avere anche questo significato: poiché anche uno scritto è una costruzione (ideologica) ai pensieri che strutturano la costruzione di quei sermoni, manca la pietra che completa la testata. Dal momento che la lacerazione è sulla sinistra, luogo nel quale facendoci il segno della croce citiamo lo Spirito, la pietra che manca potrebbe concernere quella forza.

apenna

Marzo 2007

Il Serpente Destino

Prima di commentarti ho dato un’occhiata ad un Dizionario dei Simboli della Bur: un olimpo d’informazioni. Alla voce “Serpente”, c’è scritto un casino di roba.

apenna

Sintetizzo l’opinione dei Pigmei del Camerun. Questi, rappresentano il serpente con una linea sul suolo: è un’astrazione, “ma è un’astrazione incarnata”. In quanto linea, “non ha principio e ne fine, ed è suscettibile di tutte le rappresentazioni, di tutte le metamorfosi.” Anche la “linea” che tu citi,  non ha principio e ne fine.

E’ una linea circolare, però. Dal che ne consegue, la circolarità di un principio senza fine. E’ stato immaginato anche così.

aneolinea

destino

aneolinea

In questo senso, quella “linea” può simbolizzare la ripetizione di un destino. Quale? Quanto in quel quale, “ti procura mal di testa? Lo può procurare, una non possibilità a sfuggire alla linea prefissata da un destino? Mi fermo qui. Tutto vorrei, fuorché dar maggior pesi al tuo capo: altro nome per dire tuo principio. Aggiungo una sola cosa: a me, quel tuo stesso genere di mal di testa è passato da quando ho accettato il destino della mia linea. Beato te, che hai superato l’esame, potresti dirmi. Beato un cazzo! L’ho superato per anzianità, mica per virtù! Oltreché simbolo dei significati sessuali che dico in un’altra lettera, il Serpente simbolizza anche il dubbio. Lo simbolizza perché attua la sua meta ondivagando dal bene al male. Ponendo il dubbio, certamente il Serpente non fa del bene nè alla vita della Natura e né a quella della Cultura. Men che meno allo Spirito: la forza della vita. Il dubbio, tuttavia, ci attua l’antidoto che diciamo discernimento. I morsi del Serpente, dunque, (le tentazioni) se da un lato sono vie che possono portare all’errore (ciò che è dolore nella Natura e nello Spirito della Cultura che cerca la sua verità) dall’altro, per confronto di conoscenza fra il bene che dice la Natura, e il Dolore che dice l’errore, mostra ciò che è vero e, pertanto, giusto, tanto quanto siamo diretti al bene del Bene. Si può anche dire, allora, che le tentazioni sono delle prove che, da un lato, non cadendoci evitano l’errare, e dall’altro, cadendoci, verificano l’attendibilità di cercate verità. Chi, per questo, giustifica ogni subita tentazione, lo può solo ignorando (in buonafede, o in malafede) la Cultura del vero già confermato.

Ottobre 2007

Immagine e Simbologia

neomarchio

L’immagine è formata da frecce azzurre. Indicano le quattro fondamentali direzioni della vita: verso il “basso”, verso “destra”, verso “sinistra” e verso “l’alto”. Con le frecce in tutte le direzioni e per tutti i significati simbolici di basso, alto, destra sinistra, intendo dire che per vivere il mio reale sono andato per tutte le direzioni. In ragione dello stato del proprio spirito ciò vale per tutti.

apenna

Per richiami biblici al posto del quadrato avrei dovuto metterci un cerchio ma se al quadrato diamo il senso più simbolico dell’agorà come luogo della vita, va bene anche così. Ho sentito un po’ di fastidio per quella verso il basso ma anche per quella ho trovato il senso: per capire la vita, infatti, può rivelarsi necessario una discesa verso il basso come anche una caduta in basso: basso che, simbolicamente parlando, è detto dalla zona grigia agganciata alle frecce. Le frecce grigie cono circoscritte (e in ciò perimetrate) del celeste. Il celeste è il colore che dice il celestiale. E’ celestiale ogni stato della vita che si eleva al divino. Si può dire celestiale anche la vita di per sé, in quanto (almeno per i credenti) di celestiale provenienza il suo principio. La celestiale provenienza di un Principio non esclude dalla vita nessuna vita: ed è per questo che il grigio è contornato da un celeste che gli è di invalicabile confine. I confini separano i valori dai non valori. Il bianco simbolizza la verità. Nell’agorà si irradia come luce; altro simbolo della verità. Unificando i sensi detti, si può dire, quindi, che i raggi della Luce della Verità toccano i confini ma la Luce della Verità rimane il Centro dell’agorà che è e che siamo. Dimenticavo: anche nella strada verso l’alto sono agganciate delle zone d’ombra, ma restano ai lati, Si, questo lo terrò!

Nella composizione delle immagini (come d’altra parte anche per gli scritti) seguo sempre lo stesso procedimento. Agito da un’emozione, prima penso che la devo attuare. Poi,

  • seguo la prima idea che mi passa per la testa;
  • a tentoni la sviluppo;
  • Quando non sento alcun dissidio mi dico che è attuata;
  • così considerata, me la spiego.
  • Lo stesso è successo anche per il segno culturale e per lo spirituale. Quei due segni, però, non li ho fatti io.

Ho scelto di non usarla perché tutto quel blu riesce a trasformarla in un grido: aborro le urla. A malapena giustifico le mie.

Critiche d’arte da complessata parte

atestpost

Il “critico d’arte” che ha scritto a proposito di questa immagine dice che Ganimede sta allontanando da sé la borsa con il guadagno di un mercimonio. Ben diversamente, il Ganimede sta allontanando da sé ben altra borsa dei valori: quelli della sua virilità. Non prostituzione, quindi, ma atto d’amore per volontaria castrazione. Non mi resta che chiedermi con quali diottrie l’abbia vista, quel “critico”, o con quali preconcetti.

asepara

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L’Uomo sarà femmina?

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Il Professore A. rileva che nelle scienze dell’Uomo è entrato con forza il termine “femminilizzazione della Società”. La parificazione sociale dei ruoli e dei compiti fra l’uomo e la donna potrebbe comportare (secondo il timore dell’A.) ad una cancellazione biologica delle due figure. Ciò sarebbe una metamorfosi eccessiva, “forse ancora più drammatica di quella cui Franz Kafka sottopone Gregorio Samsa: da uomo a insetto”.

Non si allarmi più di tanto il Professore: la Natura è tutt’altro che debole e quella sessuale men che meno. Dovrebbe ben saperlo lui, che cura le negative conseguenze di quella forza su chi non riesce a manifestarla: tanto più gravi quanto più inibita. In tutti i tempi, L’Uomo diventa altro da sé, ogni qualvolta non gli si permette di essere quello che è: la sua vita. Se con la sua denuncia il Professore intende sostenere la necessità di ausiliare le metamorfosi della Persona (da non sé stessa e sé stessa) sia la benvenuta, ma, se con la sua denuncia intende sostenere la necessità di rinforzare gli argini della sessualità convenzionale, allora, certamente contribuirà, non alle metamorfosi dell’essere (dal vero non vero al vero) ma a quelle fra essere e ar_restare l’essere.

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Le spire verbali e sessuali simbolizzate dalla figura del Serpente

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Mia cara: chi legge le tue lettere senza sapere con quali dosi di ironia i “diversi” sanno riconoscere e mediare quanto esasperare l’enfasi che mettono nei nomi che si danno, non potrà non pensare che siamo fuori di testa. Con i titoli a mio favore, allora, vai piano.

Come simbolo fallico della penetrazione, il serpente può rappresentare sia le qualità positive (dolcezza e piacere) che le negative: sopraffazione e dolore. Perché può anche portare a coscienza degli eventuali dissidi sessuali, morali e/o culturali e/o psicologici, il serpente può anche spaventare: in genere la donna ma anche delle remissive virilità. Il serpente non mostra gli attributi del suo sesso, quindi a vista non lo si sa dire se maschile o femminile. Il serpente è come un genitale maschile che ha glande (la testa) ma non i sottostanti attributi: scroto per la Natura ma “palle” per la Cultura. Ambedue gli estremi del serpente potrebbero essere artefici di disorientante penetrazione sotto l’aspetto naturale, o duplice quando non equivoca sotto l’aspetto culturale.  In assenza di risposta su l’effettivo senso di una penetrazione che non chiarisce dove inizia o dove finisce si origina sgomento: maschile o femminile in ragione dello stato psicologico di chi lo sogna. In ragione dello stato psichico di chi lo sogna, lo sgomento può originare rifiuto come anche desiderio. Tu non sei di mascolinizzata identità, ma, data la determinazione che è nel tuo carattere, potrebbe esserti simbolo di mascolinizzante potenza. Come prima accennato, in ragione della coscienza o della non coscienza di parti quanto del tutto di sé, anche l’uomo può essere attratto quanto spaventato dall’immagine del serpente. Lo può, tanto quanto gli rimanda delle controverse e/o complementari immagini del suo stato maschile o di un suo palese o occasionale desiderio di sottomissione allo stato maschile. Questo genere di acquiescenza, anche sessuale, è più comune di quanto si creda. Il più delle volte, però, coinvolge il solo piacere genitale e/o anale. Per questo, non necessariamente diventa formazione culturale e, dunque, neanche prevalente identità sessuale. Dei significati del serpente nella tentazione della Donna te ne parlerò in una lettera successiva. Non credo di aver dimenticato qualcosa e non dimenticherò i miei saluti ad ambedue.

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Luglio 2006

Nel loro fanno pena

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L’evoluzione culturale dell’Omosessualità, ben segnata dalla richiesta di pari diritti, dimostra che il mondo in Lgbt sta modificando il suo esistere. Infatti, dalla storica venerazione per il corpo simile, sta passando alla venerazione della vita simile, e ciò nonostante le voci idrofobe contrarie. Ciò prova, che la vita ride degli omofobi_idrofobi. E’ vero che lo fa così piano che quasi non la si sente. Non di certo perché manca di rispetto a quel mondo ma perché nel loro fanno pena.

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Dante in Bronzino

Dante troneggia anche nella visione di Bronzino. Data l’ampiezza del libro, Bronzino dice troneggiante anche la Commedia.

apenna

Noto che la “piramide” dei gironi è per la gran parte in pietra grigia. Il grigio, è l’area del dubbio, della domanda non risolta, del luogo della riflessione in attesa della verità, (la parte bianca che sovrasta la piramide) e dell’amore: la parte gialla che è sopra la verità e che sembra contenerla. Noto che un girone prima della cima è incoronato da luci. Stati di coscienza di quelli nei pressi della Verità? Alle spalle del Dante vi è un’ampia zona di nero. Per far risaltare una figura è ben facile espediente, ma Bronzino, mica è pittore della domenica, vero? Ne arguisco quindi, una volontà di messaggio. Per i mistici e per i simbolisti, lo scuro rappresenta la notte; nella coscienza per i mistici, nella vita per i simbolisti non mistici. Fra l’amore divino detto dal giallo e la notte dell’incoscienza, vi è un area di colore, dove la notte è meno notte. Perché l’amore comincia ad illuminarla? Sotto la mano sinistra del Poeta, vi è una cupola; è quella di s. Pietro. Vicino a quella una chiave in piedi. La si vede solamente ingrandendo moltissimo l’immagine. Ovvio, il riferimento alle Chiavi del Regno, ma perché in piedi? Perché cio’ che apre deve stare di_ritto? Vicino alla chiave, una figura che per quanto ingrandita non riesco a capire, quindi, sorvolerò. Bronzino ha messo cupola e chiave nella notte. Gli è andata bene! Hanno bruciato gente per molto meno! Sulla cupola e sulla chiave, c’è la mano di Dante. Non essendo pienamente sopra, però, non si capisce se sia in atto di andarci molto piano, o in atto di ritrarsi molto piano. Avrei voluto chiederlo al Dante ma ci ho rinunciato. Si vede chiaramente, infatti, che è ancora fortemente preso da ben altre questioni.

dante

Come per tutte le immagini

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Anche se non usate, come per tutte le immagini che ho composto anche questa l’ho ottenuta senza sapere a priori cosa cavolo andavo facendo. Sapevo solo che avevo bisogno di un immagine che sostituisse la didascalica “girasoli”. (Non ho fatto in tempo a dirlo che li ho rimessi!) All’inizio, l’immagine era un precostituito carattere Word Art: per la precisione un punto seguito da altri punti. Era lineare quando ho visto il risultato. Non era male ma non mi andava del tutto così, l’ho modificata come si vede. Simbolicamente parlando era meglio a cerchio ma nella pagina diventava straripante. L’ho lasciata, allora, in questa forma.

infinito

Leggendola a posteriori ne ho tratto questo significato: la vita è un principio che viene dal Principio e che dal nostro torna al Principio. Per restarci? Non è necessariamente detto. Sono giunto a spiegarmi l’immagine, anche grazie a questi ragionamenti. Dell’immagine, il punto con il cerchio alla sinistra è stato il primo della serie, quindi, un punto di principio. Elevando il pensiero, è diventato il punto del Principio.

ilprincipio

.

Nell’emanazione della sua potenza, il Principio della vita ha originato il nostro principio a sua Immagine: la vita. Essendo prima, e quindi sovrana, l’immagine del Principio dice il suo essere di Assoluto. Ciò che è dell’Immagine della vita è anche della vita a sua Somiglianza. Differenza vi è, nella condizione della rispettiva vita: assoluta quella del Principio e relativa al suo stato quelli della Somiglianza.

Il principi della vita sono il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, il Giusto per lo Spirito. L’unione del Bene con il Vero per quanto è Giusto allo Spirito, “spinge” i principi della nostra vita (il bene per la Natura, il vero per la Cultura, il Giusto per lo Spirito) verso i principi del Principio. E’ una “spinta” che termina solo se ammettiamo a termine la vita, ma una vita a termine, non necessariamente pone temine anche a quella del Principio. Ne consegue che neanche la nostra è necessariamente a termine. La vita del nostro principio, infatti, tornando  Principio, continuerà l’esistenza (prossima o non prossima a quella vita) in ragione di quanto sarà riuscita a vivere il suo bene, il suo vero, il suo giusto. Non sarà un’esistenza secondo Natura, ovviamente. Lo sarà, però, secondo Spirito: forza della vitalità naturale e vita della culturale che avremo raggiunto vivendo. La culturale, sarà la stessa? Poiché, vita, è stato di infiniti stati in continua

corrispondenza di Spirito

triangolo

tra Potenza                              e                              Conoscenza

non lo credo.

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Con l’immagine del libro grigio

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Con l’immagine del libro grigio tutta la pagina sembrava un mortorio. Ho pensato di animarla con un rombo rosso con ombreggiatura a scalare.

inmezzo

Per quel tentativo mi è venuta fuori un’idea leggermente bianca all’inizio, rosata nel mezzo, e rossa per la restante parte. Va bè! Stavo scrivendo dell’altro quando mi viene in mente il significato dell’idea. Il rombo è chiaro all’inizio perché all’inizio è chiara la verità detta dal bianco. In mezzo è rosata perché la verità di mescola con la vita: simbolicamente detta dal rosso. Nella parte finale è rossa perché la verità e la vita (completamente mescolate) stanno incuneandosi nella conoscenza, simbolicamente indicata dai libri! Mai che mi capiti di fare solamente una frittura di pesce, ma anche lì …  L’immagine di per sé non è indecente ma a un qualcosa non piaceva del tutto, così l’ho tolta anche nella versione del rombo singolo. Non levo il post perché dice una mia situazione.

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