Il destino della virgola

La virgola è come il caporale di giornata: insignificato urbi et orbi, pure, indispensabile pietra angolare della caserma;

la virgola cadenza il passo all’emozione;

la contiene fra il detto e ciò che sta fra i detti;

diversamente dalla parentesi, non se la tira;

non è interessata a far sapere che si veste a Parigi come le graffe;

è il bastone che regge il fiato allo scrivente;

Insomma! Pur riconoscendogli tutte le virtù, come anche il gaudioso difetto, perché adesso mi infastidisce l’eccessiva presenza che gli ho chiesto per anni?

Perché, pánta rheî?

Dante in Bronzino

dante

Dante troneggia anche nella visione di Bronzino. Data l’ampiezza del libro, Bronzino dice troneggiante anche la Commedia. Noto che la “piramide” dei gironi è per la gran parte in pietra grigia. Il grigio, è l’area del dubbio, della domanda non rissolta, del luogo della riflessione in attesa della verità, (la parte bianca che sovrasta la piramide) e dell’amore: la parte gialla che è sopra la verità e che sembra contenerla. Noto che un girone prima della cima è incoronato da luci. Stati di coscienza di quelli nei pressi della Verità? Alle spalle del Dante vi è un’ampia zona di nero. Per far risaltare una figura è ben facile espediente, ma Bronzino, mica è pittore della domenica, vero? Ne arguisco quindi, una volontà di messaggio. Per i mistici e per i simbolisti, lo scuro rappresenta la notte; nella coscienza per i mistici, nella vita per i simbolisti non mistici. Fra l’amore divino detto dal giallo e la notte dell’incoscienza, vi è un area di colore, dove la notte è meno notte. Perché l’amore comincia ad illuminarla? Sotto la mano sinistra del Poeta, vi è una cupola; è quella di s. Pietro. Vicino a quella una chiave in piedi. La si vede solamente ingrandendo moltissimo l’immagine. Ovvio, il riferimento alle Chiavi del Regno, ma perche’ in piedi? Perche’ cio’ che apre deve stare di_ritto? Vicino alla chiave, una figura che per quanto ingrandita non riesco a capire, quindi, sorvolerò. Bronzino ha messo cupola e chiave nella notte. Gli è andata bene! Hanno bruciato gente per molto meno! Sulla cupola e sulla chiave, c’è la mano di Dante. Non essendo pienamente sopra, però, non si capisce se sia in atto di andarci molto piano, o in atto di ritrarsi molto piano. Avrei voluto chiederlo al Dante ma ci ho rinunciato. Si vede chiaramente, infatti, che è ancora fortemente preso da ben altre questioni.

L’Annunciata di Messina

Su l’Annunciata di Antonello da Messina, la giornalista Chiara Gatti de “la Repubblica”, scrive: ” … la figura dell’angelo è tuttavia evocata dal gesto della Vergine, che (colta di sorpresa durante la lettura del suo libro di preghiere) con una mano si chiude il velo, mentre con l’altra sembra stabilire un contatto.” La signora Gatti, inoltre, sostiene che nell’eliminazione della figura dell’angelo, “Antonello sconvolge la tradizionale iconografia dell’Annunciazione”.

Perché l’Antonello non ha dipinto l’Angelo? Due, i possibili motivi:

*) una non convenzionale concezione iconografica;

*) una non convenzionale concezione degli angeli.

La non convenzionale concezione degli angeli, sempre a mio avviso, gli ha permesso di comporre una non convenzionale concezione iconografica. Quale, la non convenzionale concezione iconografica dell’angelo? Se la precedente lo rendeva visibile, il Messina l’ha reso invisibile.

Perché? Perché gli angeli sono spiriti, quindi, invisibili perché senza corpo. Se sono invisibili perché senza corpo, su quali basi sostenere angelica, quella presenza? Mi si dirà, ma, per quello che ha detto? E, dove è scritto, che quello che può dire un angelo, non lo può dire, o quanto meno recitare uno spirito non angelico?

Guardate la Vergine:

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anche lei sta dubitando. O meglio, lo sta facendo il Messina, e c’è lo sta dicendo per mezzo dell’opera.

Come? Dove? Fate caso: sulla Vergine cade una luce, ma quella luce non cade nella stanza, (lo sfondo) che infatti è buia. Allora: nella stanza buia, la Vergine sente una voce. Come, sente una voce, mi direte? E, certo! Oltre perché invisibile, come poteva vedere l’angelo, in una stanza buia! La Vergine che sente una voce si chiude la veste perché sa di non essere sola. Lo fa per paura? Il volto della Vergine non lo dice. Ne ricavo, quindi, che è atto del pudore.

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La mano, infatti, chiude il velo sul petto. Nel petto vi sono le mammelle. Le mammelle servono all’allattamento. Si può anche dire, allora, che la mano che chiude il velo, chiude anche la possibilità dell’allattamento. Chiudere la possibilità all’allattamento, è chiudere la possibilità di nutrire una vita, o un’altra vita, o la vita. Quello che chiude la mano sinistra, lo lascia aperto, però, la mano destra. Perché? Ipotizzo una risposta alla fine di questo “percorso”, ma, fra le righe.

Gli occhi della Vergine sembrano guardare verso destra.

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Perché? A mio avviso, perché la voce gli arriva dal buio, (notorio colore della non conoscenza, e/o della non coscienza) e, alle sue spalle, da destra. Nel segno del Crocefisso, la destra è il luogo della santità dello Spirito. Si, ma anche di uno spirito?

Ad una lettura simbolica della frase dal buio e alle sue spalle, si può anche affermare che la voce gli arriva da uno scuro passato che la Vergine si è lasciato alle spalle, ma l’immagine dice anche i dubbi del Messina. Si può dire, pertanto, che la storia che il Messina dipinge si origina da un buio che si perde nel passato.

Oltre che verso destra, gli occhi sembrano guardare in basso. In basso, però, non come chi vede un’immagine bassa, ma come chi, sull’avvenimento, sta raccogliendo i suoi pensieri.

A parte le emozioni dette dagli occhi, il volto della Vergine non mostra altro. La bocca non sta stabilendo nessun contatto verbale, a mio vedere.

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C’è un che di sorridente, in quelle labbra; e non c’è traccia di timore nel viso. Se la bocca non comunica, comunica, però, la mano. Cosa sta dicendo, la mano? Guardatela! Non vi pare che stia dicendo alla voce: piano, fammi ascoltare, fammi capire.

Capire cosa? Se accettare o non accettare la voce? Se accettare o non accettare di riaprire il velo sul petto, e quindi, di aprire la possibilità di vita, ad una nuova “voce”?

Riguardate gli occhi dell’immagine! Stanno dicendo che c’è una domanda in corso, ma, proviene da una voce esteriore, o una voce interiore, quella che sente la Vergine?

Anche in questo caso, la risposta della mano è: piano… fammi ascoltare, fammi capire.

Ottobre 2007

Bella, Mauro, la tua citazione.

“Verranno giorni in cui sorgeranno vigne, che avranno ciascuna diecimila viti; ogni vite avrà diecimila tralci; ogni tralcio avrà diecimila bracci; ogni braccio diecimila pampini, ogni pampino diecimila grappoli; ogni grappolo diecimila acini; ogni acino, spremuto, darà venticinque metrete di vino. “

[Aggiungo “acino” come  simbolica misura della singola conoscenza e/o vita, e di ciò che ne consegue.]

Sono andato a curiosare sul mio libro magico, il dizionario dei Simboli che già ti ho detto, per verificare i significati ed i simboli di “vite”. Fra molte altre cose, scelgo quello che, a mio giudizio, mi pare più attinente alla frase sopra scritta. La vite è Israele come proprietà di Dio. In occasione della festa della vendemmia, il profeta Isaia compone un canto:

“il mio Diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle…”

Te la faccio breve: il Diletto la cura il massimo che può, ma la vigna va a ramengo. Incazzato, il Diletto la strappa e “comanda alle nubi di non far più cadere una goccia di pioggia su di essa. [Nota, acqua, simbolo della vita.] Il popolo d’Israele è la vigna del Signore degli eserciti, e gli uomini di Giuda, la piantagione preferita. Deluso, dai frutti della vigna, (il popolo di Giuda ai tempi di Isaia ) il Diletto la reincarna in una nuova vite: il Messia; figura che, appunto, incarna e riassume il vero popolo del Diletto. Se ho interpretato bene il tutto, la frase che riporti profetizza lo sviluppo di Israele, appunto guidato dalla nuova Vite, e, aggiungo io, dalla nuova vita. Non ne traggo odierne constatazioni su Israele e su gli sviluppi di questa vite del Diletto, se non altro perché dovrei trarre la conclusione che le profezie sono delle belle opere, ma, pie.

Un momento! L’occhio mi è tornato sulla frase iniziale: “Verranno giorni in cui sorgeranno vigne…” Vigne, plurale di vigna. Non del solo Israele, allora, parla Isaia. Parla anche di più proprietà di Dio, come di più Messia, come di più popoli. In definitiva, parla della Vite, ma nel senso di fonte di vita di più tralci, bracci, pampini, ecc. Per questo universalistico senso, direi che la profezia si è avverata. Anche troppo, forse, stante l’odierna situazione! Quello che la profezia non aveva previsto, però, è che lo sviluppo della proprietà di Dio, è andato oltre Israele. Israele, ora, è vigna fra vigne. O, aveva previsto anche questo? L’ampiezza della profezia, a mio avviso, giustifica la domanda.

Ottobre 2007

Significati nella spada della verità

Diversamente dalla Spada della verità islamica, la spada della verità che nella forma occidentale simbolizziamo non è curva ed ha due tagli. Non è curva perché la spada della verità universale procede rettamente, e non di certo contro sé stessa come suggerisce la forma a mezza luna della spada islamica. Ha due tagli, (la spada della verità universale), perché quello esterno serve a dividere il vero dal falso che è al di fuori di chi la usa, mentre quello interno serve a separare il vero dal falso in chi la usa. Chi si serve della spada della verità per il solo taglio esterno, (per separare, cioè, il vero dal falso che è al di fuori di sé), più che altro dimostra di sfoderare la sua verità per lo scopo di dominare quella altrui. La spada della verità universale, infine, è senza impugnatura; è senza impugnatura perché la Verità ha in sé stessa la sua presa. E’ senza impugnatura, quindi, affinchè nessuno possa dire di poterla impugnare.

Nel Cenacolo c’erano due spade

La spada simbolizza ciò che separa il dolore dal male, il vero dall’errore, il giusto da l’ingiusto. Per questo, la presenza di due spade ci dice:

che, in quella sede della verità divina vi erano due verità: quella di Cristo e quella della circondante umanità;

che, con quella della giustizia, c’era quella che separava dalla giustizia;

che, con quella della verità, c’era quella che non cercava la verità;

che, la verità umana separa dalla divina;

che, se una era mezzo della verità, l’altra, non poteva esserlo;

che, le vie dell’errore si servono anche delle buone intenzioni;

che, separa idee da idee;

che, una delle due era impugnata da un senza nome;

che c’è stato chi ha portato e/o offerto a Cristo quell’ultima tentazione: la difesa armata.

Fra le molte congetture su quell’anonimo, mi sento portato a considerarne due:

*) il senza nome è quello che si sarà vergognato come si vergognano gli adulti quando operano da non adulti;

*) è il nome di chi ha celato il suo sotto il “mantello” che nascondeva le due verità.

Questo marchietto nasconde una qualche spiritica diavoleria?

A me capita sempre una sola diavoleria: capisco solo dopo quello che ho scritto e/o fatto prima. Non per questo sto come corpo morto sta. Per aver conoscenza, infatti, basta solo che mi chieda perché; e i perché arrivano.

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Rispetto al triangolo che adopero per dare forma trinitario unitaria ai miei argomenti, questo è rovescio. Per come la vedo, è rovescio perché si rovescia la vita quando agisce per rovesci principi. La vita che vive secondo rovesci principi è destinata a vivere nel buio, perché, simbolicamente parlando, è buia la coscienza priva del lume della conoscenza. E’ un buio che può giungere (per negazione della luce) anche sino al nero. Ammesso che possa consolare e/o tanto o poco giustificare, tranquilli: è capitato anche a quelli che diciamo santi, perché nel buio non ci sono rimasti. Vista, sul marchio, la prevalenza del nero, ne dobbiamo ricavare che i gironi della vita sono tutti così oscuri? Ricaverei quest’ipotesi se il marchietto fosse totalmente nero, ma così non è. Nella parte più bassa del triangolo, infatti, sta emergendo un’alba. Perchè nella parte più bassa e non prima che lo spazio (i giorni) certamente non manca? Mi sono risposto: perché l’alba emerge dal basso. Per ulteriore ipotesi: perché ci può essere alba anche nel nero più basso. Non da oggi si è detto sui simboli di rinascita indicati dall’alba, quindi, aggiungerò (solo se sfuggito ad altri autori) che ogni genere di alba è apportatrice di speranza e di letizia. Alla facciaccia del nero più nero!

Ho tratto il marchietto da questa immagine.

albasunero

ps. di qualche giorno dopo.

Non trovavo nulla da eccepire sui significati tratti da un marchietto ricavato un po’ per caso. Tanto è vero che l’avevo messo in quasi tutte le pagine. Perché, nonostante la conferma del vero opinato, l’ho tolto? L’ho tolto, perché alla mia sensibilità, quel vero diceva il suo giusto a voce troppo alta. E’ un’immagine di carattere, infatti. Non che lo stato di quel carattere la renda tematicamente sbagliata, tuttavia la rende imperativa,  anche quando non intende farlo e/o esserlo. Volente o nolente che sia, la tendenza al bene servito dall’imperio è il diavoletto che è riuscito ha portar fuori stada non poche santità.  Chiaro è, che non lo so perché brancolo e/o brancolato da sante parti. Lo so, invece, perché (non sempre mio malgrado) ho frequentato certi pollai; perché ho brancolato con certi polli.

asterisco

Pollice

Il pollice simbolizza maggiormente la virilità maschile, non perché più lungo dell’indice ma perché più grosso, e quindi, generalmente vissuto come più grande. L’anello simbolizza l’unione. Si può dire, pertanto, che un anello attorno al pollice in_corona il simbolo della maggior potenza sessuale. In genere, l’anello è in argento o in acciaio. In quanto variazioni di lucentezza, quei metalli portano molteplici significati sulla luce che emettono. La luce, infatti, simbolizza la verità. Dall’insieme delle ipotesi, di chi porta un anello sul pollice si può dire che il suo pene (mezzo naturale che condiziona quanto si pensa su cià che é) necessita di una unione sovrana dai veri significati, oppure, di una unione che confermi i significati indicati dall’anello.

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Chi giudica chi nel Giudizio Universale del Michelangelo?

Su quell’arte, sostengo questa parte.

Mi domando per quale consiglio, la notte mi faccia elaborare il Giudizio del Michelangelo onde farne il fronte del Blog.

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Sa bene (la notte) che per via di arte non ho capacità e neanche adeguati strumenti ma siccome insiste, ci provo. Mi ritrovo così (alle due e passa) a guardare l’opera con gli occhi del bambino che si cura solo di quello che sente e quindi conosce. Odierna o precedente che sia, la critica è allineata sulla più ovvia delle letture: quella del Giudizio ultimo e irrevocabile sui peccatori. Per quello che penso non ci sarà alcun giudizio ultimo e irrevocabili, ma non è questo che voglio sostenere. Voglio sostenere, invece, che nel Giudizio universale il Michelangelo travasò l’universale giudizio sull’Omosessualità che visse con non so quanta felicità. Penso che neanche la grandezza dell’uomo pienamente in Arte che è stato il Michelangelo (ovvio che lo è ancora) l’abbia esentato dal giudizio maligno dei chicchessia come dei non.

Alla destra di un Cristo biblico più che evangelico, li vedo, gli esagitati ma “buoni” chicchessia che la storia (non il Giudizio che nessuno conosce) pone alla destra di Dio perché dediti al taglio della presunta gramigna che il Michelangelo ha posto (assieme a sé) sulla sinistra. In effetti non so se la vitale figura che vedo opposta al vecchiaccio sia un suo ritratto. faccio conto che lo sia se no mi cade tutto il discorso.

Penso che l’animo umano che aspira al potere di vita su vita (potere importante o infimo che sia) sia lo stesso in tutti i tempi e in tutte le culture. Il giudizio che si emette contro l’animo Omosessuale di adesso, quindi, non penso sia così diverso dal giudizio che si emetteva per i non omologati dei tempi passati: spero il meglio per quelli a venire.

Era un giudizio certamente più pesante rispetto a quello di adesso, perché maggiore la presa chiesastica e/o sociale. Più di adesso, infatti, quei due Principati, in combutta martirizzavano (e martirizzano) lo spirito Omosessuale. Giungeva (e giunge) a stritolargli la vita (quella presa) anche sino al punto da portarlo a volontà suicidarie: succede anche adesso.

Il Michelangelo mette alla sinistra del Cristo (i presi dal giudizio di chi si presume delegato al compito di tagliare le radici alla presunta gramigna) e alla destra chi si crede delegato all’opera. Ammessa l’ipotesi, il Michelangelo è stato molto chiaro: al Cristo, la faccenda non piace proprio per niente!

I Vangeli lo confermano: oltre al Michelangelo e ad una infinità di poveri cristi, pure il Cristo subì il malevole giudizio che fermamente rigetta. Sia il volto che il braccio lo dimostrano! E’ talmente potente il rifiuto dipinto da far pensare che avrebbe voluto prendere a calci in faccia i destrorsi di Dio, ma il Michelagelo gliel’ha impedito! Sono facce generalmente brute quelle che il Cristo allontana. Hanno bocche vocianti! In posizione ostile il corpo di quelli in primo piano, e con il dito puntato quelli dietro. I vili stanno sempre dietro

La presenza del Michelangelo omosessuale nel gruppo dei reietti che il Cristo difende, non può non essere intesa anche come difesa della vita indipendentemente dai suoi vissuti sessuali. Ipotesi sia, perché? Direi, perché se c’è, nel suo esserci, un senso che ad altre forme di gramigna non è dato giudicare.

Comunque sia il caso, constato che il Michelangelo ha dato al Cristo la potenza di un Dio capace di separare da sé anche chi non si pensa separato dal Giudice. Da quel grumo di universale sofferenza in attesa di ultima verità, una critica non addobbata dal potere che serve per avre potere, avrebbe colto quello che sto cogliendo, e cioè, che il Giudizio é universale perché, nel soggettivo universo, universale la Gramigna da giudicare? Ammessa l’ipotesi, é chiaro che il Michelangelo non poteva dipingerla. Anche l’artista, infatti, come la critica in arte, é tossicodipendente dai poteri che gli danno potere

La presenza del Michelangelo è accompagnata dalla figura di un giovane (il possibile e storico amante?) dal papa comittente (penso) e da una figura maschile che si cela (si ritrae, si difende?) ponendosi dietro la testa del giovane.  Si difende da un malevole giudizio? Non so, però, m’ha dato da pensare. Il Michelangelo potrebbe aver dipinto una “velata”. Nel mondo in Lgbt diciamo velata, l’omosessuale che sta (per essere e vivere) in bilico fra. Non so chi sia quella persona, ma penso abbia inteso celare al giudizio quelle che non esistono perché non completamente ritratte dal dipinto che opera la vita. Può anche essere che il Michelangelo, con quella denuncia, si sia tolto un sasso dalla scarpa.

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Con l’immagine del libro grigio

Con l’immagine del libro grigio tutta la pagina sembrava un mortorio. Ho pensato di animarla con un rombo rosso con obreggiatura a scalare.

inmezzo

Per quel tentativo mi è venuta fuori un’idea leggermente bianca all’inizio, rosata nel mezzo, e rossa per la restante parte. Va bè! Stavo scrivendo dell’altro quando ecco che mi si presenta (mentalmente) il significato dell’idea. Il rombo è chiaro all’inizio perché all’inizio è chiara la verità detta dal bianco. In mezzo è rosata perché la verità di mescola con la vita: simbolicamente detta dal rosso. Nella parte finale è rossa perché la verità e la vita (completamente mescolate) stanno incuneandosi nella conoscenza, simbolicamente indicata dai libri! Mai che mi capiti di fare solamente una frittura di pesce, ma anche lì …  L’immagine di per sé non è indecente ma a un qualsosa non piaceva del tutto, così l’ho tolta anche nella versione del rombo singolo. Non levo il post perché dice una mia situazione.

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Simbolicamente parlando il rosso è il colore dello Spirito

Dopo centinaia di immagini con durata dallo stesso destino (da Natale a s. Stefano e in moltissimi casi anche meno) ieri, come sempre mai sapendo prima cosa devo fare (a parte doverlo) sono giunto a realizzare l’immagine che ho posto in testata. Sento che durerà! Diversamente da tutte le altre, infatti possiede una propria unicità. Quali, i significati? Interpretati a posteriori, questi:  il colore rosso è usato come simbolo del sangue. La forma suggerisce l’idea di conduttura, quindi, potrebbe rappresentare una vena. Una vena conduce il sangue che permette la vita. Dell’immagine, pertanto, si può dire che è una vena conduttrice di vita.

L’immagine è ovale. L’ovale è un cerchio schiacciato. Di quella vena, allora, si può pensare che in vita sia stata schiacciata. Da sé, dai casi, o dalla vita nulla dell’immagine lo dice.

L’immagine parte da destra. Facendoci il segno della croce, alla destra nominiamo lo Spirito che diciamo santo. Lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e dello stesso Principio della vita. Sia come sangue che come vita, quindi, in quella vena passa anche la forza dello Spirito. Di quale identità e/o di quale stato dell’identità?

Comunque sia l’ispirazione e ammesso che ci sia un ispiratore, l’idea non può provenire dall’assoluta santità dello Spirito perchè il colore del rosso che dice il sangue che porta vita, nell’immagine ha due toni. Essendo un principio assoluto, lo Spirito santo non può avere che il tono assoluto del rosso assoluto. Simbolicamente parlando, ovviamente.

Ammessa l’ipotesi sangue, il rosso chiaro rappresenta il limpido – trasparente che è dell’arterioso (limpido – trasparente sono sinonimi di verità) mentre quello scuro il venoso perché portatore delle impurità che sono le malattie: qui nel senso di errori. Ammesso che le mie ipotesi sul sangue siano anche delle ipotesi su l’identità ispiratrice (sempre ammesso che ci sia) si può dirlo ancora portatore di stati d’umanità.

Per questa valutazione si può anche pensare che sto parlando di me, ma dal momento che non so mai cosa faccio di quello che poi faccio, posso dirlo? Nulla me lo vieta, ma allora, perchè anche al solo pensarlo mi sento come chi sta millantando credito? Perché so ben distinguere quello che appartiene a Vitaliano da quello che appartiene a “per Damasco” e che, pertanto, non farei mai una cosa del genere perché mi sentirei falso?

Visto che solo gli schizofrenici hanno più di un’identità (nel mio caso quella di Vitaliano e quella di “per Damasco”) devo ammettere che lo sono? Se lo sono, come mai vivo la presunta schizofrenia senza alcun dissidio e/o voglia di sovrapposizione di una parte su l’altra? Perché sono un portatore sano? Perché portatore sano? Perché lucido gestore di personalità che sanno dare a Cesare quello che è di Cesare, e ben lontane da addebitare a Dio quello che potrebbe essere dell’IO?

E se me la stessi suonando e cantando? Nulla mi conferma il pensiero e nulla me lo esclude. Que sera sera!

SIMBOLEGGIANDO

Klinger secondo me

Alla ricerca di un argomento che mi mandi a letto un po’ più tardi apro il sito di Arte. Mi fermo sulla proposta “Max Klinger – lo scultore dell’erotismo”. Mai visto e mai sentito nominare. Ascolto la storia che raccontano i curatori e vedo le opere. Prima fra le tante, spicca un Beethoven con la potenza di un Giove senza fulmini sembrerebbe, ma non è vero.! Giungo alla Crocifissione. Resto ammaliato dai colori. Mi ricordano qualcosa di già visto ma non rammento cosa o chi. Proseguo nell’ascolto sino alla fine di un documentario fatto bene ma che non mi ha appagato. Accontentarsi non è da me, così, torno all’opera che mi ha avvinto al punto da collocarla nella testata del Blog. Ovviamente, nessun amore é per sempre.

klingerperpost

Sul volto della Maddalena non vedo tracce di dolore per la morte dell’Amato. Pare una sonnambula capitata sul Golgota invece che tornar a casa.  Mi dico: ci sarà pure una ragione se l’Autore l’ha dipinta come pare a me! La sua considerazione della donna come sonnambula? Al risveglio, chi soffre di sonnambulismo è soggetto ad amnesie. L’Autore rimprovera la prima amante di poca memoria sui suoi sacrifici. La mia impressione su questa Maddalena, quindi, direi che regge. Le braccia della donna si uniscono ai polsi, e il volto, oltre all’idea di sonnambulismo, suggerisce l’estasi di chi anela ad essere ammanettata dal soggetto desiderato. Bondage? L’Autore la dipinge in posa da mancamento. L’invitabile caduta é fermata da un uomo: Giovanni? Secondo la storia evangelica, Giovanni dovrebbe sussidiare la madre di Cristo, non Maddalena. Certo! In quel caso l’avrà fatto perché la Maddalena ha dimostrato un maggior bisogno. E’ istintivo guardare chi si regge. Anche per capire come farlo meglio. Nel quadro, invece, Giovanni regge la Maddalena, assentando dall’atto ogni emozione; é come l’avesse fatto perché in quei casi lo si deve, e giusto perché era lì. Certo! un volto dipinto senza emozioni è significante come un volto con emozioni. Su quel volto virile, però, l’unica che risalta é l’impassibilià. Farebbe capire che Giovanni non è interessato alla Maddalena, o alla donna, o alla femmina? Ipotesi queste, irrilevanti, rispetto ai contenuti della Crocifissione, allora, perché l’Artista ha sentito di doverlo dipingere come ha fatto? Mi sa che non lo saprò mai!

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A lato della Maddalena, l’Autore ha dipinto una donna, a prima vista anziana: Maria? Sul Golgota la si racconta ai piedi della Croce prostrata dal dolore. Klinger, invece, la dipinge padrona di sé. Sul volto, infatti, non gli ha messo alcun turbamento. Quello che non ha messo sul volto, però, l’ha messo nelle mani. Se l’é immaginata così, o ha colto l’idea da un’esperienza di vita? Con sua madre?  Oltre la spalla destra di Giovanni, la Maddalena é retta da una donna. Ha la sinistra dietro la nuca: sui capelli. Mettiamo mano ai capelli anche sino a strapparceli quando diventiamo prede della disperazione. Dal volto della donna traggo preoccupazione e compartecipazione ma nessuna disperazione. Non conosco i riferimenti storici ed evangelici usati da Klinger per ricostruire la scena, così, non so chi sia quella donna. Una pia che seguiva il Cristo e conosceva la madre? Chiunque sia stata quella donna, volge lo sguardo verso Maria. Maria non gli presta attenzione: solo sta, a parte. Per sua scelta, o perché esclusa dal figlio? Perché l’Autore vede così il ruolo di una madre (stare a parte) o perché così é stata sua madre nei suoi casi? Di fronte a Maria il Crocefisso: è nudo. L’abbondante genitale è solo una macchia morta composta da due toni di colore. Se l’autore non l’avesse dipinta non sarebbe cambiato nulla. Il figlio é la madre si guardano. Ambedue hanno la bocca chiusa. Non c’è più nulla da dire. Perché, secondo l’Artista non hanno più nulla da dirsi? Perché é successo con sua madre?

klingerperpost

Il ladrone appeso dietro Giovanni é di età adulta. Diversamente, il ladrone appeso alla sinistra del Crocefisso ha un corpo giovane. Dipingendolo giovane l’Autore intendeva dire che anche la giovinezza è destinata a finire in croce? Perché, magari, é capitato anche alla sua? Ipotesi fosse, perché ci sono stati casi che gliel’hanno messa in croce, o perché ci sono stati casi in cui si é messo in croce? Ambedue le ipotesi sono possibili. Questo giovane ha la parte verticale del legno inserita fortemente fra i glutei. Nella realtà non é possibile. Perché l’Autore l’ha fatto? Per dire che il confine fra erotismo e pornografia é solo questione di un qualsiasi voglia contesto? Perché l’Arte può rappresentare quello che vuole? Perché la giovinezza è soggetta ad essere sodomizzata – sottomessa (simbolicamente o realmente) indipendendentemente dai casi e/o dai chi? Popolarizzando quel destino, si può dire che è destinata a prenderlo nel didietro? Se l’é detto anche l’Autore durante la giovane crescita della sua Arte? Potrebbe essere, visto che gli è più volta capitato di sottostare – sottomettersi al maggior volere  degli affermati nell’Arte della sua epoca.

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Sullo sfondo del quadro si vede la città di Gerusalemme e la Cupola della Roccia. Simbolicamente parlando, una cupola segna la presenza di un pensiero religioso, sovrano tanto quanto sottomette le idee alterne. La Cupola ai tempi della crocifissione non c’era. Perché Klinger l’ha messa? Fra le ipotesi: per riempire il quadro; per ambientarlo anche se non era necessario; per farci capire la genesi politica e storica della crocifissione; per farci capire la genesi politica e storica della crocifissione della sua vita nel caso si sia identificato con il ladrone giovane; per indicare che ha subito dei condizionamenti religiosi che da giovane l’hanno crocifisso? Lascio aperte le ipotesi; anche perché, se intime e non dette sono inverificabili. Se dette, invece, è inverificabile quanto sono completamente dette.

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Mi fermo sui giovani che l’Autore ha posto dietro il ladrone con la barba. Belli, ben fatti, nudi. Che centrano nella crocifissione che è seguita al volontario sacrificio del Salvatore? Trovo ben particolare la loro collocazione: uno dietro l’altro e molto vicini. La scelta di metterli così, la direi più adatta a una ambientazione gay che a una storia da Golgota. Non tanto perché il giovane dietro mostra i genitali ma perché posa la coscia destra sul sedere del giovane davanti. Nel mondo gay (come anche in quello etero) è un chiaro tentativo di seduzione, più che di mero erotismo. Da compiacimento appena accennato, sul volto del giovane dietro aleggia anche un ironico sorriso. Direi che sta pensando: ti conosco, mascherina! Non c’é alcun stato di erezione nel pene esposto di quel giovane. Più che un invito al sesso, mosso da una passione sessuale, quindi, lo direi mosso da un’-erotica provocazione. Il giovane innanzi non la rifiuta: ci pensa. Me lo dicono gli occhi. Rivolti in basso e verso nulla, sono di chi si ascolta. Di chi si guarda dentro. Direttamente o indirettamente vissute che sia, analoghe esperienze mi stimolano un’ipotesi. La respingo. Non se ne và. Devo dirla. E se la Crocifissione di un sedotto da una pesante idea da portare avanti, altro non sia stato che il modo per dire, la (o una) crocifissione dell’Autore? Quale sarebbe stata? Direi, quella di chi respinge quello che pure sente: uno o più piaceri omosessuali. I piaceri omosessuali, non necessariamente con_formano un’identità sessuale. Se repressi, però, possono giungere a fissare la mente che li rifiuta su ripetute fantasie: possono giungere anche all’assillo, quelle fantasie. Se la mente che li rifiuta sopporta quei desideri (e/o delle assillanti fantasie) come fossero croci da portare avanti, ne consegue crocifissa quella mente. Omo o etero che sia, una mente crocifissa da rifiutate fantasie sessuali  può liberarsi dai suoi chiodi (le omofantasie non vissute in questo caso) vivendole nascostamente o rivelandole. Viverle sia pure nascostamente diventa un’ulteriore croce quando un’umanità si sente all’ombra di una Cupola. In ragione di tempi storici e di morale sessuale rigida, anche rivelarle può diventare una croce, ma se a subirla è un Artista, si dice e lo dice dipingendo una Crocifissione dove si vede quello che si sa, o si può, o si vuole vedere. Un’ipotesi non esclude le altre.

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Sul logo e su altre immagini: simboleggiando.

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L’immagine è formata da frecce azzurre. Iindicano le quattro fondamentali direzioni della vita: verso il “basso”, verso “destra”, verso “sinistra” e verso “l’alto”. Con le frecce in tutte le direzioni e per tutti i significati simbolici di basso, alto, destra sinistra, intendo dire che per vivere il mio reale sono andato per tutte le direzioni. In ragione dello stato del proprio spirito ciò vale per tutti.

Per richiami biblici, al posto del quadrato ci avrei messo un cerchio ma se al quadrato diamo il senso più simbolico dell’agorà come luogo della vita, va bene anche così. Ho sentito un po’ di fastidio per quella verso il basso ma anche per quella ho trovato il senso: per capire la vita, infatti, può rivelarsi necessario una discesa verso il basso come anche una caduta in basso: basso che, simbolicamente parlando, è detto dalla zona grigia agganciata alle frecce. Le frecce grigie cono circoscritte (e in ciò perimetrate) del celeste. Il celeste è il colore che dice il celestiale. E’ celestiale ogni stato della vita che si eleva al divino. Si può dire celestiale anche la vita di per sé, in quanto (almeno per i credenti) di celestiale provenienza il suo principio. La celestiale provenienza di un Principio non esclude dalla vita nessuna vita: ed è per questo che il grigio è contornato da un celeste che gli è di invalicabile confine. I confini separano i valori dai non valori. Il bianco simbolizza la verità. Nell’agorà si irradia come luce; altro simbolo della verità. Unificando i sensi detti, si può dire, quindi, che i raggi della Luce della Verità toccano i confini ma la Luce della Verità rimane il Centro dell’agorà che è e che siamo. Dimenticavo: anche nella strda verso l’alto sono agganciate delle zone d’ombra, ma restano ai lati, Si, questo lo terrò!

Nella composizione delle immagini (come d’altra parte anche per gli scritti) seguo sempre lo stesso procedimento. Agito da un’emozione, prima penso che la devo attuare. Poi,

  • seguo la prima idea che mi passa per la testa;
  • a tentoni la sviluppo;
  • Quando non sento alcun dissidio mi dico che è attuata;
  • così considerata, me la spiego. 
  • Lo stesso è successo anche per il segno culturale e per lo spirituale. Quei due segni, però, non li ho fatti io.

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Il Serpente Destino

Prima di commentarti ho dato un’occhiata ad un Dizionario dei Simboli della Bur: un olimpo d’informazioni. Alla voce “Serpente”, c’è scritto un casino di roba. Sintetizzo l’opinione dei Pigmei del Camerum. Questi, rappresentano il serpente con una linea sul suolo: è un’astrazione, “ma è un’astrazione incarnata”. In quanto linea, “non ha principio e ne fine, ed è suscettibile di tutte le rappresentazioni, di tutte le metamorfosi.” Anche la “linea” che tu citi,  non ha principio e ne fine.

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E’ una linea circolare, però. Dal che ne consegue, la circolarità di un principio senza fine. In questo senso, quella “linea” può simbolizzare la ripetizione di un destino. Quale? Quanto in quel quale, “ti procura mal di testa? Lo può procurare, una non possibilità a sfuggire alla linea prefissata da un destino? Mi fermo qui. Tutto vorrei, fuorché dar maggior pesi al tuo capo: altro nome per dire tuo principio. Aggiungo una sola cos: a me, quel tuo stesso genere di mal di testa è passato da quando ho accettato il destino della mia linea. Beato te, che hai superato l’esame, potresti dirmi. Beato un cazzo! L’ho superato per anzianità, mica per virtù! Oltrechè simbolo dei significati sessuali che dico in un’altra lettera, il Serpente simbolizza anche il dubbio. Lo simbolizza perché attua la sua meta ondivagando dal bene al male. Ponendo il dubbio, certamente il Serpente non fa del bene nè alla vita della Natura e nè a quella della Cultura. Men che meno allo Spirito: la forza della vita. Il dubbio, tuttavia, ci attua l’antidoto che diciamo discernimento. I morsi del Serpente, dunque, (le tentazioni) se da un lato sono vie che possono portare all’errore (ciò che è dolore nella Natura e nello Spirito della Cultura che cerca la sua verità) dall’altro, per confronto di conoscenza fra il bene che dice la Natura, e il Dolore che dice l’errore, mostra ciò che è vero e, pertanto, giusto, tanto quanto siamo diretti al bene del Bene. Si può anche dire, allora, che le tentazioni sono delle prove che, da un lato, non cadendoci evitano l’errare, e dall’altro, cadendoci, verificano l’attendibilità di cercate verità. Chi, per questo, giustifica ogni subita tentazione, lo può solo ignorando (in buonafede, o in malafede) la Cultura del vero già confermato.

Ottobre 2007

Cardini e cardinali

Con un condomino (non particolarmente brillante) oggi ho parlato della minaccia a don Bagnasco. Diceva, il condomino: pensa, Vitaliano, stì schifosi, i ga mandà na’ pallottola al cardinale! Mentre parlava, vedevo uscire la C di cardinale, sempre più grande da quella bocca. La grandezza della C diceva il genere di sudditanza al titolo di Cardinale di quell’uomo. Non da oggi, più è grande un titolo, più orgogliosi i servi! A dirla fra di noi, mi era venuta la tentazione di domandargli se sapeva cosa significava Cardinale, ma non ho osato: far fare la figura del fesso a chi ti paga lo stipendio: quasi mai è buona politica.

Cardinale deriva da cardine: base, sostegno, fondamento, per lo più di una concezione o di un organismo di notevole importanza. [ Devoto – Oli ]

Nelle porte, vi è un cardine in alto ed uno in basso. Simbolicamente parlando, di un Cardinale, quindi, lo si può dire, fondamento di due ragioni: quelle del cielo e quelle della terra. Quale la Ragione fra Cielo e Terra? I cardini sostengono l’uscio. Sempre simbolicamente parlando, possiamo dire che sostengono la porta (chiamiamola verità) che apre o chiude il passaggio fra i due Regni. Una porta si può aprire per spinta, o usando la maniglia. Possiamo dire, pertanto, che anche la porta della Verità si può aprire allo stesso modo: per spinta, o per impugnatura. Vedo l’apertura per spinta, come una forzatura della porta, (e, quindi, della Verità) sia che la si spinga posando la mano in alto, (cioè, a favore del Cielo) come posandola in basso, cioè, a favore della Terra. Lo vedo, perché spingendola in alto si forza il cardine in basso. Lo vedo, perché spingendola in basso, si forza il cardine in alto. Allora, dove è più giusto posare la mano sulla porta fra i due Regni? Direi, dove, in genere, i Cardinali non manomettono i cardini.

Maggio 2007

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L’obbligata marchetta del Buonarroti

Nel suo Giudizio universale il Buonarrotti (buonuomo e buonanima) ha dovuto mettere Cristo al posto di Dio per permettere alla comittente di confermare con tanta gloria, che solo essa (la gloria) è la vincolante depositaria del testamente culturale e spirituale di cotanto giudice! La chiesa sta attuando un’analoga marchetta anche adesso. Sta dicendo, infatti, che Cristo è Dio.  Sa bene la chiesa che non è così. Lo fa diventare tale, però, per il bisogno di rendere maggiormente fondante un vicariato basato su una figura dal valore emozionale che non va più per la maggiore. Rendendo Dio quella figura, invece, la chiesa rende maggiormente divino anche il suo vicariato. Mi auguro che Cristo non resti ancora appeso al legno ora che è diventato Dio. Starò a vedere cosa dice e cosa farà una chiesa, che sta assomigliando sempre di più al mio marocchino. Lo sciagurato, infatti, qualche volta si giova della mia scarsa memoria per convincermi sulle ragioni della sua furbizia! Gliela mando liscia perché sono da bruscolini. Non lo farei, però, se nel suo occhio vedessi una contradditoria trave, e nulla di significante nel mio.

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