La Trinità è corpo della vita

asepara

1 per la Natura

triangolo

1 per la Cultura                                            1 per lo Spirito

Sono 1 per la vita, perché, vita, è corrispondenza di stati

non, addizione di stati.

asepara

Dove vi è corrispondenza di vita fra stato e stato vi è l’amore indicato dalla comunione naturale e/o culturale e/o spirituale. Dove è cercata la somma di vita fra stato e stato vi è tentazione di  potere: comunque si manifesti.

Il Potere scorpora l’avvinto da potere

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Il Dolore e il Dissidio

Essendo, la vita, una trinitario unitaria corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati, il dolore naturale e/o culturale e/o spirituale che impedisce il suo raggiungimento denuncia l’assenza di verità tanto quanto l’impedisce.

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Tanto quanto la forza della vitalità  naturale e della vita culturale e spirituale non patirà l’errore fra Natura e Cultura, e tanto quanto, l’assenza del dissidio permetterà alla vita umana, sociale e religiosa, di perpetuare i suoi principi senza dolore naturale e spirituale da errore culturale.

Ovviamente, neanche per questa strada si giunge a conoscere la Verità. Si riconoscono, però,  i due caposaldi della Non_Verità: il Dolore e il Dissidio.

Il primo può condurre anche al Male. Il secondo può portare anche all’Errore che porta al Dolore che può portare anche al Male.

agirafrecciaIl Male è la massima espressione di chi, in piena coscienza, avversa la vita, il Principio, e i suoi principi.

Il Principio

La Natura del Principio è la ragione del Bene

triangolo

La Cultura                                                        Lo Spirito

   è la ragione del Vero                                    è la ragione del Giusto

che corrisponde dallo stato di vita fra il Bene e il Vero.

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L’Immagine del Principio di ogni principio è assoluta

Al di fuori di un Assoluto non può esserci altro Assoluto

In un principio assoluto è esclusa la presenza di altri stati. 

Nell’immagine all’Immagine somigliante, la mutevolezza degli stati origina diverse condizioni degli stati che a loro volta l’originano.

La mutevolezza degli stati modifica la loro condizione ma non maggiora il numero degli stati.

L’unità della Trinità del Principio è permessa dalla mediazione fra i suoi stati.

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All’Assoluto somigliante, anche il nostro principio è trinitario ma non essendo assoluto (vi è un solo Principio)

è stato trinitario che tende all’unitario.

triangolo

Come la tensione verso la raggiunta unità nel Principio è mossa dal suo principio (il Bene) così la tensione verso l’unità del nostro stato è mossa dallo stesso principio: il bene.

Tanto più il nostro stato raggiunge l’unitario e tanto più è immagine somigliante al Principio. 

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Chi è vita in assoluto non può manifestare che il suo assoluto

Un Assoluto è immobile emozione della sua Natura

triangolo

immobile                                                       immobile

emozione della sua Cultura                            emozione del suo Spirito

Il Principio della vita è immobile perché ha raggiunto il suo principio (la vita) ed è mobile perché nel raggiungere il suo principio attua il suo principio: la vita.

asepara

Essendo la massima comunione fra i suoi stati

è il massimo segno dell’Amore

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La Natura è Via

La Forza dello Spirito è la vita della Natura

triangolo

    La Potenza dello Spirito                              Lo Spirito è la Forza

       è la Forza della Cultura                               della vita della Natura

 che corrisponde con la vita della sua Cultura

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Comunque figurata

la Natura è il Corpo della vita

triangolo

Comunque raggiunta                      Comunque sentito

Cultura è Conoscenza del Vero          Spirito è la Forza della vita

 secondo Natura e la Potenza della vita secondo Cultura.

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La Natura è il Corpo del Bene

triangolo

la Cultura è il Corpo del Vero                         lo Spirito è il Corpo del Giusto

che si origina dalla corrispondenza di Forza e Potenza

fra il Bene ed il Vero

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La Natura è il luogo del Bene

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per ciò che prova il Corpo

aneolinea

conosce la Mente                                                      sente lo Spirito

pertanto

nel vivere

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nel guardar vivere                                 nel guardarsi vivere

per essere secondo Natura

triangolo

per capire secondo Cultura               per sentire secondo Spirito

aneolinea

la Natura è Via

triangolo

Cultura è Verità                                            Spirito è Vita

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In ragione della Forza e della Potenza

lo Spirito

triangolo

permette alla Natura    di attuare    i suoi contenuti

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La Natura è il Contenitore che ha formato i suoi Contenuti di bene, di vero e di giusto

La  Natura quanto lede condiziona e/o devia i contenuti di vero della Cultura

La Cultura quando lede condiziona e/o devia i contenuti di bene della Natura

Lo Spirito quando lede condiziona e/o devia la vitalità del bene e la potenza del vero

Il Contenitore e i Contenuti sono integri e alla Persona propri, tanto quanto il Compito di vivere il Bene ed il Vero secondo Spirito, corrisponde al Piacere di vivere il Bene ed il Vero secondo Spirito.

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Il Bene nella Natura

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il Vero nella Cultura                                  il Giusto nello Spirito

si ergono dove si annulla il Dissidio per raggiunto Criterio

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Discorsi sulla Metempsicosi

Vi sono due generi di Metempsicosi. Vi è quella attuata dal Principio della vita, che “incarnando” la sua forza (incarna nel senso di porre vita nella materia) la mette in vita, e vi è quella degli spiriti che hanno vissuto questo piano dell’esistenza. Naturalmente, il Principio della vita incarna il suo Spirito,  non la sua identità. Essendo assoluto perché l’Uno, infatti, non può ripetersi in altro principio. Non solo: solo il Principio può contenere il suo principio. Si può dire, allora, che il Principio della vita e’ la sempiterna incarnazione del suo principio: la vita. Si può dire, inoltre, che la sua metempsicosi durerà sino a che durerà la vita. Oltre non “vedo”.

apenna

5 Gennaio 2019 – Ho rivisto lo scritto sino questo punto. Superata ogni altra interpretazione di analoghi punti.

Lo spirito che incarna la sua forza in un’altra forza è invasivo tanto quanto lo fa e lo può. Si può pensare allora che vi sono spiriti con intento dominante, e spiriti che dico compartecipi. I compartecipi influiscono ma non condizionano la volontà della vita che inconsapevolmente li ospita. Siccome agiscono secondo Spirito (i non condizionanti e/o comunque interferenti) li si può dire spiriti Alti ma di inverificabile… altezza.  Secondo stati di infiniti stati, la metempsicosi avviene nella carne per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del corpo. Avviene nella mente, per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del pensiero. Avviene nello spirito, per l’anima che sente di dover ripercorrere le emozioni della forza. Avviene nel corpo, nella mente, e nell’animo, per lo spirito che sente di dover ripercorrere il suo vissuto. Tanto quanto ne sente il bisogno e tanto quanto può diventare invasivo sino al dominio della vita che inconsapevolmente lo ospita. A maggior ragione se fra lo spirito ospite e l’ospitante si stabilisce un “cosciente” rapporto di reciproco uso. E’ quello che in genere succede nei casi di più eclatante medianità. Non tutti gli spiriti rivelano la loro presenza. Lo fanno i dominati dai dissidi fra ciò che erano e facevano e ciò che credono di essere e di poter fare. Lo possono fare anche spiriti “mistici” a vari livelli e condizioni. Come tali (o tali si credono) sono i più influenti, ma non per questo non spiritualmente dominanti. Diventano spiritualmente dominanti, non perché invadono intenzionalmente il nostro spirito, ma perché glielo permettono i nostri bisogni da superiori rivelazioni. Per infiniti stati di vita, lo spirito che cerca il bene, il vero, e il giusto si reincarna secondo spirito di verità, ma quale stato di conoscenza hanno della Verità? Non di certo dell’Assoluta.

apenna

E’ inevitabile, quindi, che siano portatori di parziali quando non del tutto erronee verità. La forza che anima il corpo (luogo della Natura della vita) e la mente (luogo della sua Cultura) è lo Spirito.La vita dello Spirito (la Natura della sua Cultura) è il principio della vita della mente a cui da vita. Sia nel supremo che nell’ultimo, vita, è rapporto di corrispondenza fra Natura (il corpo), Cultura (la mente) e Spirito: la forza che si origina dalla corrispondenza fra i due stati. Lo Spirito origina la vita secondo la sua forza ma la vita originata persegue il proprio spirito secondo la sua. Da ciò ne consegue, che la vita originata dall’influsso dello Spirito delibera il suo inizio naturale ed il suo principio culturale e spirituale secondo quanto stabilisce di accogliere dello Spirito della vita che l’ha principiata. Ciò che delibera lo stato dell’accoglienza dello Spirito è il rapporto di corrispondenza fra gli stati della vita principiata. Lo Spirito che origina la vita, è il corpo interiore (l’anima) che anima ciò che anima. Ciò che si anima per la sua forza (per la sua Natura) e per la sua vita (per la sua Cultura) è il corpo esteriore dello Spirito animante. Del corpo esteriore, allora, si può dire che è l’anima materiale che contiene l’anima spirituale (il corpo interiore) della forza della vita: lo Spirito.  Siccome vi è la forza dello Spirito (l’anima che anima la vita del Principio) e la forza degli spiriti (l’anima che anima la vita dei principiati dalla forza del Principio) allora, vi sono due stati di Metempsicosi: quella dello Spirito che si “incarna” nella vita, e quella degli spiriti che si incarnano nella vita originata dalla Vita.

apenna

La Cultura della Natura dello Spirito (ciò che sa sulla sua forza) origina il corpo naturale. La Natura della Cultura dello Spirito (ciò che sa sulla sua vita) origina la vita: corpo naturale che, dato lo spirituale, corrisponde con il culturale. Poiché Metempsicosi è trasferimento di un corpo in un altro ed il ha corpo tre stati (Natura, Cultura e Spirito) sia sul piano sovrumano che su l’umano, da ciò ne consegue che lo stato della reincarnazione ha tre stati di vita: la naturale, la culturale e la spirituale.  Nella Metempsicosi data dallo stato supremo della vita (quella del Principio soprannaturale) lo Spirito incarna la forza (la sua Natura) della sua vita (la sua Cultura) ma della sua Cultura ne incarna il principio: la vita. Nella metempsicosi data dagli stati della vita che sono conseguiti al Principio, in ragione dello stato del loro stato (soprannaturale o naturale) anche gli spiriti incarnano la forza (la Natura) della loro vita (la Cultura) ma incarnano il principio di spirito che sono, cioè, la loro vita. L’unità della trinità degli stati della vita è solo dello stato supremo: il Principio della vita. Data l’unità della trinità dei suoi stati, la metempsicosi dello Spirito, è reincarnazione della sua totalità: la vita. Gli stati principiati sono unitari tanto quanto si corrispondono. Da ciò ne consegue che solo lo Spirito incarna la vita (unità dei suoi stati) mentre gli spiriti incarnano stati di vita, cioè, parti di sé. Lo stato della reincarnazione è corrispondente allo stato dell’influsso: supremo quello dello Spirito e, secondo stati di infiniti stati di vita, corrispondente al loro stato quello degli spiriti. Lo stato dell’influsso è corrispondente allo stato della corrispondenza con lo stato in corrispondenza. Tanto quanto lo sono, la Metempsicosi avviene fra spiriti affini. Siccome l’affinità di spirito fra vita e vita è stato di infiniti stati di vita, da ciò ne consegue che anche gli stati della metempsicosi sono infiniti. Lo stato della forza dello Spirito dice lo stato della vita. Lo stato della vita (corrispondenza fra Natura, Cultura e Spirito) dice lo stato della forza.

apenna

In ragione dello stato della sua forza, vita, è bene nella Natura, vero nella Cultura e, giusto nello Spirito. Se uno spirito di valore cinque (tanto per dire la misura di uno stato di vita) si colloca presso lo Spirito del Principio in diversa misura, (ad esempio: quattro o sei), avendo subordinando la ragione della sua Cultura (il vero) a quella pretesa di bene, sarà ingiusto sia verso lo Spirito che verso il suo Spirito. Per il male naturale e spirituale che è in ogni errore culturale, dunque, sarà sofferente sino a che non si collocherà nello stato che gli corrisponde: il cinque in esempio. Per quanto è a conoscenza della loro coscienza, da ciò ne consegue che: in ragione del confronto di vita fra la forza dello Spirito e la loro, gli spiriti che tornano allo Spirito, si collocano presso quello stato secondo il loro stato di spirito, cioè, secondo lo stato della forza della loro vita. Uno spirito è vita nello Spirito, secondo lo stato di somiglianza fra la sua vita e quella dello Spirito: immagine del Principio della forza. Tanto più uno spirito è somigliante allo stato Spirito e tanto più è vicino al principio della forza: lo Spirito. Di converso, tanto più uno spirito non è somigliante allo stato dello Spirito e tanto più è lontano da quel principio. Tanto più è lontano dal principio della vita (la forza dello Spirito) e tanto più è vicino al proprio principio: la forza del proprio spirito. Tanto più gli spiriti sono vicini allo stato dello Spirito e tanto più presso di quello si identificano. Tanto più si identificano nello Spirito e tanto più sono identificati dallo Spirito. Tanto più sono identificati dallo Spirito e tanto più sono lontani dal loro. Tanto più sono identificati dal proprio spirito e tanto più non lo sono dallo Spirito.

apenna

Secondo stati di infiniti stati di vita (e secondo infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito) uno spirito, meno è somigliante all’Immagine dello Spirito e più conserva l’immagine del proprio stato di spirito. Lo stato della Metempsicosi, dunque, è corrispondente allo stato dello Spirito che si incarna. Lo Spirito, dando la sua forza ad ogni stato di vita, necessariamente, è via di congiunzione (dallo Spirito al nostro e dal nostro allo Spirito) fra il Suo stato ed il nostro. Poiché lo è di ogni stato di vita, sia sul piano naturale quanto soprannaturale è via di congiunzione sia di quella spirituale (spiritualità è diretto rapporto fra la vita umana e quella del Principio) che di quella spiritica. La vita spiritica è rapporto fra spiriti: forze naturali della vita e che è, e che furono in questo stato di vita. Nello stato soprannaturale gli spiriti sono forze che ancora conservano degli stati di spirito dell’umana identità che furono. Nello stato naturale, invece, gli spiriti umani sono forze che ancora conservano degli stati della spiritualità della vita che li ha originati sino dal Principio. Lo Spirito non può non essere continua emanazione di forza in quanto la vita non può concepire stati di interruzione. Non lo può perché ogni stato di interruzione sarebbe uno stato di morte della vita, ed in ciò, estrema contraddizione con il suo principio: la vita sino dal Principio. Ogni volta lo Spirito concede la propria forza (la Natura della Sua vita) concede la Sua totalità. Non può diversamente se non aprioristicamente discernendo come, a chi, o se dare più o meno forza. Questo, però, significherebbe che lo Spirito predetermina la vita che ha originato ma la predeterminazione si scontra col principio dell’arbitrio: giudizio che è libero solamente se condizionato dallo spirito di chi discerne.

apenna

Il condizionamento dell’arbitrio della Vita (l’Universale) sulla vita principiata (la Particolare) si ovvia perché se è vero che lo Spirito da vita agli stati della vita è altresì vero che la vita determina la propria secondo la forza dello spirito che si origina dallo stato della corrispondenza fra i suoi stati. La vita originata che segue le indicazione della giustizia nella sua forza ( la pace ) non per questo è predeterminata verso quella meta spirituale. Lo Spirito del Principio, essendo l’origine della forza che proviene dal giusto che corrisponde dal vero che è nel bene, necessariamente, non può non guidare che secondo il suo principio. Non per questo, però, Lo Spirito predetermina la vita a cui da vita, in quanto la vita originata corrisponde fra di se secondo il proprio. Si può dire, allora, che in ragione dei principi adottati (quelli di bene e/o di male) la vita umana si predetermina in ragione dello stato di vita di prevalente scelta. Gli spiriti che tornano a questo stato di vita, se seguono il Principio della vita (lo Spirito) reincarnano la loro forza, ma, se seguono il principio della loro vita, il loro spirito, si reincarnano come Natura (forza) della loro Cultura: vita. Gli spiriti che tanto più conservano il proprio stato di vita, tanto più influiscono della propria personalità, la vita in cui si incarnano. Pertanto, nel bene come nel male, sono elevati gli spiriti che influiscono la loro forza e sono bassi gli spiriti che influiscono la loro vita. Citando un mio sogno, paragono lo stato dello Spirito ha un palazzo di cristallo. Si può pensare di poter entrare in quelle stanze (stati della Vita) con le scarpe (il discernimento) ancora sporche d’incoscienza? Con questo non intendo dire che lo Spirito impedisce l’ingresso alla vita che vuole entrarci ma che sarà questa che si impedirà di farlo.

apenna

Infatti, alla luce di un rinnovato giudizio (quello dato da una più cosciente conoscenza di se) confrontando la propria stanza (lo stato della propria vita) con quella dello Spirito (lo stato della Vita) si impedirà di farlo ogni volta constaterà una mancata corrispondenza di spirito (di forza) fra la vita dello Spirito e la sua. Nella vita dello Spirito, ogni differenza dallo Spirito è differenza di vita fra il nostro stato ed il Suo. In quanto ogni differenza è separazione fra Vita e vita, allora, ogni divario di vita fra i due stati non può non essere che dolore da separazione dal Principio: la vita di origine. Poiché la differenza è dolore e, poiché il dolore essendo separazione dalla Vita non è vita tanto quanto è dolore, ecco che si è lontani dal Principio della vita tanto quanto l’ingiustizia nel nostro spirito ci ha reso dolenti. Poiché il dolore dato da ciò che non è stato giusto al nostro spirito si è originato dal male dato dalle erronee corrispondenze fra i nostri stati, ecco che, allo scopo di annullare (nel senso di chiarire ciò che impedisce di entrare nel Palazzo) ciò che è male per la Natura, falso per la Cultura e conseguentemente ingiusto allo Spirito della vita personale quanto verso quello della vita Universale, non si può non tornare a questo principio di vita. Non si può non tornare perché, presso la vita dello Spirito non vi può essere dolore in quanto il dolore, essendo un male, presso il Bene non può essere del Giusto. Uno spirito può arbitrariamente spostare il suo stato verso uno più elevato? Direi che non lo può. Non lo può, perché quell’azione di egoistico bene non corrisponderebbe a ciò che è vero al Vero, e quindi giusto al Giusto. Per quanto uno spirito non voglia capire e/o accettare ciò che è bene, vero e giusto, comunque non può modificare l’evoluzione del suo discernimento se non fermando la sua vita allo stato di prevalente scelta. Può fermare la vita della sua conoscenza (ed in ciò separare la sua Natura dalla sua Cultura) solamente lo spirito che non vuole vivere ciò che sa.

apenna

Lo spirito che separa la sua Natura (la sua forza) dalla sua Cultura (la sua vita) è uno spirito basso in quanto agisce secondo il principio di un bene, legato al principio del suo vero, ma slegato dal principio del Vero. Un giudizio che non è definitivo se non quando viene espresso da chi si giudica, necessariamente, ha degli stati sosta: quelli concessi dai tempi dati dalla volontà e dalla capacità di discernimento. Nella sosta, il discernimento giudica ciò che è giusto perché vero al bene. Ogni stato di sosta, essendo arresto dell’elevazione verso il Bene data dal discernimento è purgatorio: luogo della pena della Cultura della vita che sosta la sua strada. Purgatorio non è condanna, ma stanza (stato) nella quale si attende alla giustizia secondo ricerca di verità. Per quel bisogno di verità secondo giustizia, allora, ci si reincarna sino a quando la si è raggiunta. La reincarnazione, dunque, può anche essere intesa come l’appello che il giudice di primo grado (il nostro spirito) rivolge allo Spirito: il giudice di supremo grado. Direi, che la definitiva collocazione presso lo Spirito (e, dunque, la cessazione delle metempsicosi) succede quando uno spirito ha compiuto il suo discernimento sulla Vita, mentre il ritorno verso questo stato di spirito (di vita) succede perché uno spirito non lo ha ultimato. In ragione delle reincarnazioni e/o del loro stato, quando si torna a questo principio di vita, vi si torna con ciò che in precedenza si fu: le identità date dagli stati che si è vissuto. Siccome le identità che abbiamo vissuto possono essere infinite, allora, può esserlo anche l’identità spirituale e/o spiritica. E’ normale alla vita che vi sia reincarnazione di forza ma anormale che vi sia invasione di vita. Infatti, i rapporti di interferenza fra Vita e vita, cioè, fra lo Spirito e uno spirito, sono invasivi tanto quanto ingerenti sia sul piano soprannaturale che su quello naturale. Lo è perché un’invasione di vita devia e/o altera un percorso che non può non essere che personale. Come impedire l’invasione di vita? Direi che l’integrità della vita personale (stato dell’unicità dato dalla corrispondenza con i soli suoi stati) è già, ciò che la impedisce. Anche lo spirito più collocato nella Vita dello Spirito comunque conserva l’identità dello spirito che nel bene e nel male è, in quanto, è l’identità dell’essere che è ciò che lo distingue dall’identità dell’Essere che in assoluto è. Nelle manifestazioni spiritiche, (elevate e/o basse che siano e comunque avvengano) e nei casi di manifesta reincarnazione e, al caso, di accettazione e seguito da parte della vita ospitante, questo dovrebbe essere un ulteriore e grosso motivo di riserva culturale e spirituale.

Genesi e racconto

Vista dalla ragione, la Genesi biblica non sta in piedi da nessuna parte. Ciò che non dice alla ragione, però, continua a dire all’emozione, e l’emozione è la parola della vita che dice la stessa. All’emozione degli autori della Genesi, quindi, accosterò la mia ma senza alcuna pretesa di sovrapposizione.

apenna

Diversamente da chi crede nella Genesi biblica, io non ho alcuna pretesa di verità. Dico solo quello che, secondo la mia emozione, pare più vero. In cotanto genere di scienza si impiega un attimo a perdere il filo del discorso. Succede a me, figuriamoci ad un lettore. Non volermene, quindi, se mi vedo costretto a ripetere il già detto. Ho rivisto questa stesura nell’Aprile 2020. Non credo sia la  definitiva. Fra stesura e stesura sento il bisogno di riprendere fiato. Qualche volta l’ho ripreso subito, qualche volta dopo qualche anno, qualche volta dopo decenni, e qualche volta lascio tutto come sta perché giungo a non poterne più! Tieni presente che non ho studiato e che neanche sono uno studioso. Scrivo, quindi, perché devo sempre dir la mia!

Il seducente motivo della tentazione del Serpente fu: dopo aver mangiato il frutto dell’Albero del Bene e del Male, saprete ciò che sa il Principio e diventerete come Lui. (Cito a memoria) I primevi però, anche prima della Tentazione erano già come il Principio. Essendo vita, infatti, avevano gli stessi stati del Principio: Natura per quello che é; Cultura per quello che sa; Spirito per quello che sente.

Il Principio viene immaginato come Persona da quasi tutte le religioni: non da me. Circa il Principio “conosco” i suoi principi perché li ho riconosciuti nella vita che ha originato, ma non so altro. Quello che so, é che E’ quello che E’. Fondo la mia fede nella vita, quindi, (il tutto dal Principio) solo su questo credo. Naturalmente, anche a me capita di umanizzarlo, ma solo perché discuto su quanto detto dalla Genesi, non perché discuto su Dio che nomino solo come Principio o Padre.

I Primevi erano coscienti di saper discernere secondo un personale bene, o lo divennero dopo la Caduta e la conseguente Cacciata? Se i Primevi erano nel bene del Principio, non potevano che discernere solamente secondo il bene indicato dal principio della loro vita: il Bene. Se prima della Tentazione i Primevi discernevano secondo il bene del Principio, quanto discernevano secondo il loro? Secondo me, per niente.  In ragione del loro stato di Somiglianza, infatti, erano già come il Principio. Ne consegue, nessun’altra conoscenza alternativa, al più un diverso stato perché relativo al loro stato.

Un altro stato di discernimento sul bene è lontananza da quello del Principio. Ogni stato di differenza dal Principio del bene è l’intrinseco dolore che porta all’errore. Essendo differenza dal Principio (e, dunque, lontananza tanto quanto vi é differenza) l’errore é intrinsecamente contenuto anche nel solo stato di ignoranza circa la conoscenza del Principio. I primevi potevano non avere il loro stato di ignoranza circa la conoscenza del Principio? No! Se avessero potuto conoscere il Principio come il Principio conosce sé stesso, nulla li avrebbe distinti dal Principio. La perdita della distinzione fra la vita del Principio e quella principiata fu il timore principe del Dio visto nella Genesi. Timore però, che presso Dio non ha alcuna ragione di essere. Ragione di essere, invece, presso l’uomo che immagina Dio secondo sé.

Dal momento che ogni lontananza dal Principio è uno stato di male dovuto all’intrinseco dolore da separazione dal Bene, ne deriva che i Primevi erano nel dolore del male, anche prima della caduta in errore data dalla Tentazione subita. Si può anche sostenere, allora, che fu il male a priori della Caduta (la lontananza dal Principio data dal loro stato di Somiglianza) che permise il male che conseguì alla Tentazione, non, la tanto vituperata Eva e l’accogliente Adamo! Se il loro errore fu a priori di ogni azione di male perché intrinseco nella stessa differenza di identità fra la loro e quella del Principio, quando iniziarono a discernere secondo sé?

Sorvolando sull’irrilevanza di un come che può mutare il racconto della Genesi ma non la storia che ne é conseguita, fu quando presero coscienza della loro differenza fra il loro bene e il Bene. Quando ne presero coscienza? Non ci si scappa: fu quando sentirono (conobbero e capirono) il primo dolore. Qual é stato il primo dolore? Il primo dolore non può essere stato provocato che dalla separazione dalla vita originante.

Perché fu primo il dolore e non il primo concetto di male? Perché prima della Cultura (pensiero della vita comunque concepito) fu originata la Natura: corpo della vita comunque formato. Ne consegue che il sentire viene prima del sapere, come prima di un contenuto deve esistere il debito contenitore. Ancora ne consegue, che il primo dolore fu il contenuto che formò il contenitore che diciamo corpo a livello naturale, mente a livello culturale, e Spirito a livello vitale.

Prima della conoscenza circa la loro vita, quindi, venne il sentire circa il loro corpo. Dalle definizioni attuate dal loro sentire derivò la conoscenza di sé. Con altro dire, la nascita a sé stessi. Ogni nascita é preceduta da quattro momenti.

Vi è quello culturale nel quale i generanti determinano ciò che intendono attuare;

vi è quello nel quale accolgono ciò che hanno determinato di originare;

vi è quello nel quale viene agito l’atto che hanno voluto perché accolto;

vi e’ quello della genesi di una nuova vita e che, necessariamente, si attua per “cacciata” da un “ventre”.

Immaginando ventre (la vita del Principio) si può anche immaginare che “cacciò” la vita a sua somiglianza dal paradiso che è l’assoluta completezza dell’Essere come una partoriente, necessariamente caccia quanto che deve far nascere. Secondo questa visione delle cose, al principio non ci fu nessun Principio con fragole da vendicativa giustizia per disobbedienza ricevuta, bensì un Principio (comunque lo si immagini o lo si pensi, che il punto non è questo) che, essendo vita, non poteva far altro che “partorire” sé stessa. Perché non poteva altro, ad esempio, rimanere Principio? A mio vedere, perché un Principio che non attua i suoi principi, perde il senso del suo essere in vita; e se il senso del suo essere in vita è “sono vita” (e, quindi, Verbo e Parola) quei due principi non può non dare.

Amore è corrispondenza di stati. A maggior corrispondenza, maggior amore. Ad assoluta corrispondenza, assoluto amore. Ammesso nel principio lo stato di Assoluto ne consegue che è amore assoluto. Un amore assoluto può provare solamente quello che in assoluto é! Un amore assoluto può negare un desiderio di conoscenza? Se non lo può negare se non negandosi come amore assoluto, neanche fu possibile alcuna disubbidienza! La presenza dell’ira tremenda verso i concepiti, perché “caduti” a causa della volontà di conoscere secondo sé, quindi, non ha alcun senso. Tanto meno ha senso il cosiddetto “peccato originale”. Non ha senso, appunto perché al principio e presso il Principio non c’é e mai c’é stata alcun genere di colpa. Ha senso, invece, tanto quanto consideriamo “peccato originale” ogni vita in nascere e in divenire. Questo, però, é l’errore che commette chi considera la vita “una valle di lacrime” che non varrebbe la pena di vivere perché più dolorosa che gioiosa. Questo genere di pessimismo è dimostrato dalle opere (quando non dalla vita) dei “mistici” che per poter meglio salire con la mente verso i principi del principio, negano alla loro Natura di poter compensare con le gioie del corpo i dolori che tutti patiamo per erronea Cultura. Lo fanno perché è l’unico mezzo che permette l’ascensione ai loro Cieli? Alla vita non risulta! Tanto meno al Paracleto!

Lo stato umano nello stato sociale

Lo stato umano nello stato sociale nello Stato sociale per lo spirituale secondo la Pedagogia “per Damasco”. Ho rivisto questo testo della Pedagogia nell’edizione del Blog datata Giugno 2018. 

apenna

Natura, Cultura e Spirito sono lo stato trinitario della Persona. Nella corrispondenza degli stati la Persona è unitaria. Corrispondente alla Figura umana e sua emanazione: lo stato sociale. Lo Stato sociale è l’unità sociale composta dalla Natura del luogo in cui è collocato, dalla Cultura dei suoi cittadini e dallo Spirito che corrisponde dalla relazione di vita fra i componenti. La Figura del cittadino e la Figura dello Stato si configurano negli stati del Bene, del Vero e del Giusto. Il Bene è Cultura della Natura. Il Vero è Natura della Cultura. Il Giusto è Natura della Cultura dello Spirito: forza della vita della Natura nella corrispondente Cultura. Nell’ambito naturale (Umanità e Luogo) le realtà umana e sociale sono quello che sono. Nell’ambito culturale sono quello che sanno. Nell’ambito spirituale sono la vitale manifestazione di quello che sono in quello che sanno. La Comunione fra gli stati della Natura nel Bene, della Cultura nel Vero e dello Spirito del Giusto umani e sociali conformano e confermano lo stato Umano, quello Sociale e, per corrispondenza culturale e spirituale dei reciproci stati, la sua Civiltà. Norma e Normale è tutto ciò che attua lo sviluppo Trinitario – Unitario dello stato umano: stato di se, nello stato sociale per lo stato spirituale. A – normale è tutto ciò che divide lo stato umano da se stesso e per corrispondenza di divisione dallo stato sociale. Dalla negazione per divisione dello stato trinitario (succeda a causa della Persona o per cause sulla Persona) la negazione dello stato Umano. Per corrispondenza di opposizione da divisione, la Persona è negata dallo Stato sociale e/o la Persona nega lo Stato sociale. Una separazione degli stati trinitari che succeda sia nell’Uomo che nello Stato sociale, conforma e conferma la disumanità dell’Uomo, quella dello Stato sociale e, per la mancata corrispondenza fra Natura e Natura, Cultura e Cultura, e fra vita e vita, l’inciviltà dello stato umano e di quello sociale. Tutto ciò che trinitariamente conforma e conferma è Via della Natura per la Verità della Cultura nello Spirito della Vita umana e sociale. L’Umano ed il Sociale giungono al proprio stato attraverso la Via della Natura nella Verità della Cultura per lo Spirito della Vita: suprema comunione del Bene della Natura nel vero della Cultura per il giusto Spirito. La corrispondenza fra lo stato Umano e quello Sociale, permette la Fede che permette l’Amore che permette la Vita. La Fede è la realtà che corrisponde all’amore corrispondente nella comunione. Su questa realtà, la Natura, la Cultura e lo Spirito umano e sociale, assurgono a trinitario – unitario tramite della realtà spirituale, nella realtà umana e sociale.

 

Verso lo Spirito

Prima stesura    Seconda stesura     Terza stesura

apenna

Le Stesure sono la somma dei pensieri che poi ho sintetizzato nelle “IMMAGINI” e spero semplificato nelle Lettere. Anche la seconda e la terza stesura sono delle tentate semplificazioni della prima. Come la prima, però, sono talmente compresse che non riesco a rileggerle neanch’io. Quando ci provo mi manca il fiato. Quasi trentanni dopo averle scritte, ancora!

Rivedendo dopo anni la struttura delle stesure mi viene da pensare che la terza sia invece la prima (o forse la seconda) e che la prima sia la terza, cioè, l’ultima! Si, in momenti confusi, conseguenti le confusioni. 

agirafreccia

Il senso della colpa: croce da temere e maestro da ascoltare.

Il senso della colpa (peso dell’errore nella Cultura sulla vita della Natura) è carenza di forza nel corpo, nella mente, nello spirito. Certamente è vero, che se l’ascoltiamo troppo, rischiamo di cadere sotto il peso di quella voce. Come in tutte le cose, quindi, è una questione di misura.

apenna

Cosa ci dice la giusta misura? La dice il bilanciamento dei pesi che compongono l’insieme di ciò che siamo con ciò che conosciamo. Nel ciò che siamo e conosciamo, vi è il ciò che dobbiamo ed il ciò che ci si deve. Vi è felicità di vivere, quando le parti sono in equilibrio. Infelicità, quando vi è squilibrio. Si ottiene l’equilibrio fra le parti, quando vi è parità di baratto fra ciò che dobbiamo (doveri) e ci si deve: piaceri e/o riconoscimenti. Quando il baratto risulta in passivo (cioè, quando diamo più di quello che ci si deve) la forza della felicità di vivere (lo spirito della vita) subisce una flessione. Somatizziamo la carenza di felicità come depressione. In genere, piangiamo sulle nostre depressioni, ma, ne abbiamo tutti i diritti? A mio avviso, no. La depressione da senso di colpa, infatti, (pur potendo diventare la croce della vita di chi ha perso ogni capacità di baratto) non è una malattia e neanche l’errore: è un allarme. Funzione di quell’allarme, è quello di dirci che stiamo posando quello che siamo per quanto conosciamo in luogo e/o modo erroneo. Qual’è, l’universale verità che ci dice il luogo e/o il modo erroneo? Il dolore che subiamo e/o quello che procuriamo. Artificiale, quando non artificiosa, ogni altra voce.

Giugno 2008

Anatomia della Normalità

Non sarà sfuggito che ragiono secondo spirito. Lo Spirito è la forza della vita.

apenna

Gli stati di principio della vita sono

NATURA

minitria

CULTURA                                                            SPIRITO

Lo Spirito esprime la forza della vita secondo due respiri: il Determinante e l’Accogliente. Determinante, è il fiato che inizia la vita secondo la volontà della sua forza. Accogliente, è il fiato che accetta la vita determinata dalla forza contestualmente principiante. In ragione dello stato di corrispondenza fra gli stati, ciò che è della Natura (intesa come corpo della vita, indipendentemente dalla forma) non può non essere della sua Cultura (intesa come conoscenza della vita, indipendentemente dal sapere) e ciò che è della Natura e della Cultura, non può non essere della vita. Naturalmente parlando, la nostra vita si perpetua per mezzo della genitalità. Culturalmente parlando, per mezzo della conoscenza. Spiritualmente parlando, per mezzo della forza che si origina dal rapporto fra Natura e Cultura. Quale carattere del Fiato iniziò la vita del Principio, e la stessa vita che ha principiato: il determinante, o l’accogliente? Come ho sopra immaginato, il principio della vita è trinitario. Vita, però, è corrispondenza di stati. Se al principio della vita ammettiamo l’immagine principiante che chiamiamo Dio, ne consegue che non può non essere suprema, ed in quanto suprema, assoluta. In quanto assoluta, massimo stato dell’unione fra i suoi stati. In quanto massima unione dei suoi stati, non può non essere unitaria, ed infatti, è stata riconosciuta, anche come l’Uno. In quanto Uno, fu la totalità del carattere del suo spirito, ciò che, data l’Immagine, originò la vita a Sua somiglianza, e se, fatto salva la differenza di stato, i principi della vita originata sono

NATURA

minitria

CULTURA                                                             SPIRITO

può non esserlo l’Immagine?

Opinare ulteriormente circa quell’identità, non è aldilà del mio discernimento: è aldilà delle mie intenzioni. Ciò che affermo, quindi, è “visione” di concetti, non, ragione in concetti che, come i miei, possono posare la propria verità solo su convinzioni. Ora, ammessi al principio i caratteri unitari del Fiato (Forza o Spirito) e ammesso che la vita è il primo corpo generato dalla vitalità di quella forza, ne consegue che il principio generante della vita non è sessuale. Ulteriormente ne consegue, allora, che il cardine su cui basare i principi morali universali non è una indicata sessualità. Se i principi morali sono incardinati nella forza della vita, non, in una convenzionata sessualità, ne consegue normale chi determina ed accoglie la vita altra secondo il Fiato della vita, indipendentemente, dal fatto che si attui (e/o ci si attui) con genitalità diversa o simile.

Quale pedagogia adottare

Non so se nella mente o nel gozzo, ma per la vita mi gira una questione: quale pedagogia adottare nel periodo prevalentemente naturale del bambino?

apenna

A favore di un miglior agire in questo momento dell’età, non ricordo d’aver letto niente, e neanche sono preparato. Oso sostenere le mie opinioni qui ed ora, solo perché, pur non essendo padre ho istinto paternale, e pur non essendo madre (ovviamente) ho quello maternale. Non per ultimo sono stato un figlio con maggiori sensibilità; maggiori, perché gli adottivi, nulla ottengono per scontato diritto. Non quelli del mio stampo, almeno.

(E’ ancora un po’ così e un po’ cosà. Dovrò rivederla. Magari fra qualche anno.)

Per prevalentemente naturale intendo la fase in cui il bambino capisce secondo il sentire. Ancora non sa, infatti, circa quello che sente; è il periodo che precede la capacità dell’elaborazione cognitiva data dal confronto fra ciò che si sente e ciò che è di quello che sente. Cosa, sente delle figure genitoriali? Nel suo principio, i suoni. Di base e di prevalenza, due: il suono alto (variamente acuto) e il suono basso: variamente grave. Generalizzando e semplificando, direi che il suono alto e variamente acuto appartiene alla femmina. Generalizzando e semplificando, direi che il suono basso (variamente grave) appartiene al maschio. Si potrebbe sostenere, che il primo è via del sì perché permette_accoglie, mentre l’altro è via del no perché permette_accoglie solo a precostituite condizioni. E’ via del sì, quello della femmina perché al tono variabilmente acuto si accompagna la cura; cura che il bambino potrebbe sentire (poiché lo fa stare bene) come proseguo del ventre naturale dove stava bene. Si potrebbe dire che il tono basso è via del no, perché non gli comunica le naturali emozioni che avvertiva quando stava nel ventre. Al suo sentire, quindi, tanto quanto è diverso dal tono della donna quando cura, e tanto quanto gli è estraneo, e pertanto, negazione del sì. Ipotesi siano, si può dire che a formare la sua cultura sarò quanto saprà (vorrà o potrà) discernere sulle negazioni.

Ciò che ipotizzo non è da considerarsi assoluto, naturalmente, perché la vita, nella relazione di corrispondenza fra lo stato maschile (il determinante in prevalenza) e quello femminile, (in prevalenza l’accogliente) è stato di infiniti stati di vita, e quindi, di emozioni che il bambino tradurrà in vocali “concetti” prima e in parole dopo.

APRO UNA PARENTESI: In ogni genere di coppia vi è il carattere accogliente e quello determinante, quindi, in ogni genere di coppia vi l’emozione prevalentemente maschile (quella bassa) anche se formata da donne, o prevalentemente femminile (quella alta) anche se formata da maschi. Così l’opposto, e così in ogni genere di corrispondenza di vita fra identità. Non per ultimo, non è alto o basso ciò che noi sentiamo alto o basso, ma quello che sente il bambino come alto o basso. Si potrebbe dire, allora, che (indipendentemente dal sesso) è il bambino che dice (in ragione dell’impronta tonale che l’ha prevalentemente cresciuto) chi (a livello culturale e/o psicologico) chi (fra i genitori) gli è stato il prevalente formativo. CHIUDO LA PARENTESI.

Secondo quanto ipotizzo da apprendista stregone, si potrebbe dire che la pedagogia di quel periodo non può non essere che magistralmente binaria: SI o NO. E’ vero che anche il tono variabilmente acuto può essere sentito come NO, ma è un tono che, come dicevo, ha la cura come immediata conseguenza. Potrebbe diventare, quindi, un SO, cioè, un NO emozionalmente interpretabile.

Lo stesso potrebbe valere per il tono basso, e diventare un interpretabile NI, ogni qual volta quel suono non ha, come conseguenza, una ferma cura e/o reazione. Una cura è ferma quando non soggiace a psicologici e/o emotivi “ricatti” e/o concessioni. A proposito di emotivi ricatti, il bambino è un indubbio bandito. Che non sappia quanto lo è, per i genitori prima e per gli insegnanti poi, è una grande fortuna, ma come per tutte le fortune, non dura.

Tutto considerato, la basica pedagogia che esprimo non è molto diversa da quella che si usa nell’addestramento degli animali. Come i bambini, infatti, sentono suoni ed emozioni, non, parole dalle quali tirar fuori concetti. Al più, e necessariamente, tirar fuori, azioni di risposta; che è esattamente quello che si vuol imprimere in un infante, e cioè, la capacità di agire e perseguire certi comportamenti a comando, non ancora potendo riuscirci noi, secondo il suo discernimento.

Una sovrapposizione di comando fra le due voci, da un lato, alimenta la capacità interpretativa delle emozioni che gli si comunica, (ed è o potrebbe essere una futura ricchezza a livello identitario) ma, dall’altro, rischia di metterlo in confusione; ed è o potrebbe essere un futuro guaio. Come se ne viene fuori? Direi, facendo in modo che la figura che di volta in volta cura l’infante non debba uscire dai binari culturali, naturalmente imposti dal tono.

E’ vero che il bambino sente alto o basso ciò che per lui è alto o basso; è vero che per questo farà propri i binari con cui lo introduciamo alla vita; è vero che potrebbe procedere per stazioni non previste dai genitori, ma è per questo che ogni vita ha, (ed è) di che non essere una eguale all’altra: anche sessualmente.

Si tratta quindi di decidere a cosa si vuole dare vita e per chi. Come premesso all’inizio non ho debite conoscenze, al più, cuore. Quando mai il cuore è riuscito a separare il grano dall’oglio! Non mi resta quindi, che postare questa roba così come sta, perché, dice il detto, cosa fatta, capo avrà!

Spiriti e spiritismo. Ipotesi e considerazioni.


Il Principio interagisce nella Natura della vita originata (il corpo comunque effigiato) dando la sua forza: lo Spirito. Originati dallo Spirito della vita, vi è vita in spirito. Gli spiriti sono vita che è stata su questo piano della vita. 

apenna

In ragione della corrispondenza fra stati in tutti e fra tutti gli stati, ci sono spiriti prossimi o non prossimi al Principio. Perché corrispondenti con lo Spirito del Principio, ci sono spiriti elevati, tanto quanto gli sono prossimi. Perché contrari e/o non pienamente coscienti del Principio, ci sono spiriti bassi tanto quanto non gli sono prossimi. In ragione dello stato di coscienza sulla lontananza dal Principio (e/o dell’avversione) gli spiriti bassi hanno forza specularmente opposta agli elevati, così, allo spirito con forza di valore 4 + corrisponderà uno spirito con forza di valore 4 -. Tanto è potente uno spirito di valore + e tanto quanto è inversamente potente uno spirito di valore –

Lo Spirito, essendo forza che da la vita è il + con valore assoluto. Perché vita in stato d’assoluto, il Principio è Motore Immobile. Ogni altro stato della vita è mobile per infiniti stati di vita. La capacità di mobilità negli spiriti di qualsiasi stato corrisponde all’elevazione spirituale del loro spirito: così per la degradazione. Lo stato dell’elevazione spirituale di un dato spirito (come la degradazione) dice la condizione della forma della sua forza e della sua identità. Indipendentemente dallo stato del loro spirito, tutti gli immateriali interagiscono nella vita perché la vita non concepisce il vuoto (stato di non vita) e neanche a vuoto: stati senza senso di vita. Non può concepire il vuoto perché è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non può concepire a vuoto perché ciò ammetterebbe fallacia presso il Principio. Vi sono stati di vuoto tanto quanto è mancante la corrispondenza di stati in una vita, come fra vita e vita, e/o fra una vita e quella del Principio.

Come lo Spirito, gli spiriti elevati interloquiscono con la vita dandogli forza, ma non pongono condizioni alla loro forza per non condizionare la vita cui danno forza. Secondo stati d’infiniti stati, non coscienti e/o avversi al Principio che sia, gli spiriti bassi condizionano la vita tanto quanto interloquiscono con la loro Cultura nella nostra. In ragione dello stato del proprio stato, nessuno spirito è esente dall’interazione. Esente deve essere dal condizionamento. Gli spiriti non interloquiscono con la loro cultura per mezzo della parola ma per corrispondenza di emozioni fra le loro e le nostre; è, necessariamente, un dialogo privato.

Quando il destinatario della visione vede ma non sente, vuol dire che lo spirito che si rivela gli emoziona la mente. Quando sente ma non vede, vuol dire che lo spirito gli emoziona il corpo. Per occasionale corrispondenza di emozioni con il soggetto che sente e vede e quello che appare (come per volontà di chi appare) anche altri possono vedere la visione, ma non sentire un eventuale dialogo, appunto perché il “canale” che permette la “voce” è solamente l’emozione fra lo spirito che si rivela e quello del destinatario della visione.

Negli stati di meno vita (come nei casi di avversione) c’è il dolore naturale e spirituale per l’errore culturale che provoca il male. Oltre che nel nostro, non può esserci verifica spirituale dell’ultra mondo, appunto perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Ne consegue, che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Se vera l’ipotesi, (e la credo vera) che spirito c’era sul Sinai con Mosè? Nella grotta con il Profeta? Nella rivelazione a Saulo e in tutti gli altri casi, cronologicamente prossimi o no? C’erano quelli che hanno detto di essere, per mezzo del soggetto a cui appaiono, vuoi mentalmente, vuoi spiriticamente, vuoi per immagine..

A causa della capacità di finzione del male e/o dell’errore (volente o no, cosciente o no che sia), le affermazioni non sono attendibili. Come non sono di attendibile motivazione le dimostrazioni eventualmente rivelate. Non siamo in grado di verificare, infatti, se i motivi (come i soggetti) che hanno mosso le rivelazioni siano gli effettivamente detti e/o dei fatti intendere. Per questa equivocità, un credo che si basi anche sullo spiritismo è destinato ad essere deviante, tanto quanto fa passare l’animo dalla fede sul Principio, alla fede su dei principiati, santificando e/o beatificando delle figure, il cui attendibile Fare, non necessariamente corrisponde con il loro Essere, né per quanto riguarda la vita passata, né per quanto riguarda quella disincarnata.

Lo spirito che per le sue azioni riconosciamo santo e/o beato, di attendibile perché accertabile ha solo il servizio. Per questa mia sensibilità, un Servo del Principio, dovrebbe stare al primo posto, no, non, al terzo. Comunque motivato, l’aspetto prodigioso di qualsiasi manifestazione spiritica è dimostrazione di potenza, ma non necessariamente di verità.

Il Principio concede solamente il suo Verbo e la sua Parola, cioè, la vita. Non altro perché Primo concetto, e Unico perché assoluto. Oltre a non compiere e/o autorizzare metamorfosi sulla vita, il Principio non può originare nessun mistero. Ha originato, invece, quello che non siamo totalmente in grado di capire. Quello che diciamo mistero, allora, è ignoranza con diversa etichetta. A pro di chi, quindi, i misteri? Agli spiriti dello stato ulteriore? A quelli del nostro stato? Per l’insieme dei poteri che li usano? Il mistero è buio (simbolo dell’ignoranza) perché è assenza di luce (simbolo di conoscenza nella verità) e quindi, inevitabilmente, offuscatore. In quanto offuscatore, non è possibile che i misteri siano parte della volontà del Principio, come neanche di delegata volontà. Pensarlo, vuol dire non conoscere (o nei casi peggiori, ignorare) che nella corrispondenza fra Immagine e Somiglianza, nulla e nessuno può interferire se non interferendo fra Vita e vita; e se non lo fa lo Spirito del Principio…

Della fede si può dire che è la capacità di accogliere la vita oltre conoscenza. Nella religione cristiana, il Cefa è considerato il massimo esempio di fede in un’umanità. Massimo esempio di fede in una divinità fu quella del Cristo perché la collocò nel Principio di ogni principio, e lo chiamò Padre. In tutti gli altri casi, non di fede si tratta, bensì di una fiducia che se collocata a ragione non veduta, può diventare quell’improvvida disposizione d’animo che conosciamo come credulità. Al proposito, Teresa d’Avila, Dottore della Chiesa, ebbe a dire: è maledetto chi crede nell’uomo. Nei casi di spiritismo vi è possibile corrispondenza fra un’identità ulteriore e una presente, solo in ragione della vita nella corrispondente forza. Se, l’invocante come l’invocato non conoscono il loro reale stato di spirito (lo sa solo chi ha raggiunto la massima coscienza della sua conoscenza) chi chiama l’invocante e chi risponde? Per momenti della reciproca forza, certamente può rispondere l’identità spiritica invocata ma, vita è infiniti stati di forza in continua corrispondenza, pertanto, in continua mutazione di vita. In ragione dello stato della sopraggiunta mutazione, lo spirito invocato si separa dall’invocante (lo deve) tanto quanto l’appellante ha mutato lo stato del suo spirito.

Siccome la vita non ammette il vuoto, lo spirito che si è allontanato per la mutata corrispondenza di forza è sostituito da uno spirito corrispondente al nuovo stato di spirito dell’invocante. Anche in questo caso, nessuno può affermare di sapere effettivamente chi è l’identità spiritica che ha sostituito la prima, perché nessuno, sul suo vissuto, possiede piena coscienza. E’ esente da colpa lo spirito non cosciente dell’errore, ma non è esente dalla responsabilità per il dolo provocato.

Norma e normalità

Con il “Principato e Religione” non me ne voglia neanche la Donna se ho usato un’immagine maschile nell’Indice iniziale di una passata edizione del sito. Non volevo assolutamente far intendere che dal mio principio maschile (la Determinazione) sia escluso quello femminile: l’Accoglienza.

apenna

L’elemento femminile nell’Uomo, infatti, è dato dalla capacità di accogliere, mentalmente e spiritualmente, vuoi ciò che ha determinato la sua vita, vuoi ciò che dell’altra vita (o la vita nel suo complesso) gli determina di accogliere. Per l’alterno ma complementare principio, l’elemento maschile nella Donna è dato dalla capacità di determinare ciò che culturalmente e spiritualmente è da accogliere, vuoi per interessi della sua vita, vuoi per interessi di altra vita, vuoi per interessi della vita nel suo complesso.

La vita, però, è stato di infiniti stati di vita, quindi, la Figura maschile e/o Femminile, ha infiniti stati di determinante o di accogliente volontà di vita. Gli infiniti stati di determinazione ed accoglienza, femminili nel maschile e maschili nel femminile, compongono infiniti stati del carattere maschile e/o femminile dell’Uomo e della Donna. Nella Figura maschile o femminile, il prevalere di un dato carattere, (il determinante o l’accogliente) forma la prevalente l’identità sessuale. Sia essa Eterosessuale, o Omosessuale, o altre non prevalenti a livello numerico e/o sociale.

Al punto:

 * se, vita, è lo stato di infiniti stati di vita;

* se il principio della vita è il Bene;

* se le due condizioni sono l’origine della forza sessuale sentita dal prevalente stato di vitalità e di vita;

* se, la norma non può essere data dal carattere sessuale, (in quanto, al principio, vi fu vita in quanto Bene e non un suo orientamento sessuale) non si può non trarne che una conseguente logica, e cioè, indipendentemente da ciò che si è e si ama, si è normali operando vita dando del bene, e si è anormali operando contro la vita  non dando del bene. Il punto dolente della sessualità giudicata socialmente e/o culturalmente, e/o religiosamente non normale, quindi, non è dell’Essere (di per sé, Bene) ma il suo Fare. Per quanto sostengo, oltre ai Normalizzatori e la Donna, non me ne voglia neanche chi pratica il dolore, l’errore, e l’altrui “fatica di vivere”, allo scopo di ricavarne bandiere politiche, crociate morali, o egocentriche missioni religiose.

Del Dolore e Del Lutto

La Cultura della Natura (il corpo) sente dolore tanto quanto la Natura della Cultura (la vita) è ferita. In ragione della corrispondenza fra gli stati, ogni ferita nel corpo (luogo della Natura della vita) diventa ferita nella mente (luogo della Cultura della vita) ed ogni ferita nella mente diventa ferita nel corpo. Ogni ferita nel Corpo della Mente ferisce la forza della vita: lo Spirito.

apenna

Sentire è il principio della Natura. Sapere è il principio della Cultura. Secondo lo stato della corrispondenza fra il sentire della Natura ed il sapere della Cultura, lo Spirito è il principio della vita che ne corrisponde. Il Bene è il principio della vita della Natura. Il Vero è il principio della vita della Cultura. Lo Spirito, è il principio della vita del Giusto che nel Bene corrisponde al Vero. Nella corrispondenza fra gli stati della vita, ciò che la Natura sente è ciò che essa sa; ciò che la Cultura sa è ciò che essa sente. Ciò che la Natura sente e la sua Cultura sa è vita (forza dello Spirito) per quanto sente e sa. Il dolore, (male naturale e spirituale per l’errore culturale) è, quindi, una mancanza di vitalità e di vita causata da corrispondenze erronee, vuoi del dolente, vuoi subite dal dolente.

apenna

Lo Spirito è ferito quando la sua forza è depressa o eccitata. Dal dolore nella Natura si origina l’urlo. Dal dolore nella Cultura si origina il pianto. Dal dolore nella forza della vita si origina il lutto. Come la vita è stato di infiniti stati di forza, così, il lutto, è lo stato di infiniti stati di sofferenza. Il lutto è afflizione naturale, culturale e spirituale della Natura della Cultura della vita, mortificata nel corpo, nella mente e nello Spirito: forza della vitalità della Natura e vita della Cultura. Vi è dolore nella vitalità della Natura quando per propria e/o derivata causa, ad essere mortificato è il suo sentire il bene. Vi è dolore nella vita della Cultura quando per propria e/o derivata causa, ad essere mortificato è il suo sapere il vero. Vi è lutto nella vita quando per propria e/o derivata causa, ad essere mortificata è la forza dello Spirito: vita che riconosce ciò che è giusto perché, nella giustizia, il vero non può corrispondere che con il bene. Da ciò ne consegue che la Natura è via della verità della Cultura della sua vita. La verità è nella tacitazione dei dissidi. Tanto quanto sono conflitti, i dissidi nella vita della verità sono la Cultura dell’errore. Tanto più è considerevole la perdita del bene nella Natura, del vero nella Cultura, e nella forza della vita e tanto più è rilevante lo stato del lutto. Tanto più, ciò che ha provocato il lutto è rilevante e tanto più la ferita allontana dalla vita. Tanto più una vita è lontana dal suo principio (il bene nella Natura, il vero nella Cultura ed il giusto nello Spirito) e tanto più è vicina al male: principio del dolore nella Natura, dell’errore nella Cultura e dell’ingiustizia nella forza della vita. Nel Dolente, la sofferenza separa ciò che è bene dalla sua Natura, ciò che è vero dalla sua Cultura e ciò che è giusto dal suo Spirito. Secondo lo stato del lutto, una sofferenza può allontanare la forza di una vita anche sino al punto da fermarla.

apenna

Quanto una sofferenza è tale da prevaricare una vitalità, a decidere di allontanarsi dalla vita, può essere lo stesso Sofferente. In ragione dello stato del patimento, il Sofferente può fermare la corrispondenza di vita o con parti quanto il tutto di se e/o con parti quanto il tutto che gli è prossimo. Tanto il sofferente è separato da se stesso e dalla vita e tanto il suo lutto è febbre. Come la febbre non è malattia ma indicatore di patologia, così, lo stato del lutto, dice lo stato di separazione dalla vita. Ogni stato di separazione dalla vita ha in se uno stato di morte. Tanto quanto una vita è in lutto e tanto quanto questo stato è soglia di mortalità. La mortalità data dagli stati in lutto, può motivare delle affezioni nel corpo, (luogo della Natura), nella mente, (luogo della Cultura) nella forza della propria vita: luogo dello Spirito. Il lutto nello Spirito (sofferenza nella forza della propria vita) è causa della debolezza dell’essere e dell’esistere. Ciò che discerne sugli stati da porre in vita (comunione d’amore fra i suoi stati) è il giudizio, ma, nel lutto l’arbitrio delira, così, il bisogno di vita leso nel giudizio dal lutto, non può porre in atto che la vita che c’è: comunione con il dolore la dove non trova quella con l’amore. Quando ciò succede, la Persona si allontana dal suo bene anche al punto da avere nel solo dolore il suo punto di riferimento. Il dolore, anche quando fa essere perché comunque fa sentire, comunque non può non essere che uno stato di morte. Non può non esserlo, perché ogni separazione fra bene e bene (fra vita e vita) è dolore; ogni dolore è lutto; ogni lutto è separazione dalla vita ed ogni separazione dalla vita è morte nella vita. La comunione con il dolore, corrispondenza che secondo lo stato di unione può anche diventare amore, è un sentimento verso la morte e/o le cose morte.

Cronic Fadigue Sindrome

aneolinea

Cronic Fadigue Sindrome = Che Fatica Sopravvivere Con Flebile Spirito

L’Istituto superiore della Sanità, incarica il Gruppo “C” di Verona, di studiare un malattia che deprime la vita pur non ledendo il corpo. Non vedo cosa ci sia di nuovo – mi dico. Sono cose che succedono, quando un insieme di fattori ammalano la forza della vita: lo spirito. Siccome pensavo, (e penso), di capire qualcosa sullo spirito, intervengo presso il dottor S. con questa lettera. Se anche con le immagini dei concetti non ricordo. Ricordo, però, di aver immediatamente tradotto il titolo a mio modo.

apenna

All’epoca, la mia emozione era come una volpe in un pollaio. Ve lo immaginate il casino che faceva fra le galline, pardon, fra i concetti? A proposito di “emozione”. L’emozione, è la parola della vita che dice sé stessa. Se nei “malati” da quella sindrome la Cfs, si può dire, Con Flebile Spirito, della mia Cfs potevo dirla, “Che Fatica Sopravvivere”. A proposito di sopravvivere, mi domando come farò a cavarmela dai casini che ho scritto, ma, quel che è peggio, mandati in giro. Per quanto cerchi, non trovo che una risposta: confessarseli, correggerseli e, rimandarli in giro. Mi domando, se anche per la cura della Cfs sia necessario applicare questa auto terapia: vedersi, non per quello che abbiamo sognato di essere, (o ci è stato detto che siamo), ma per quello che si è. Quindi, (sia pure con fatica), accettare la constatata identità. Terapia della rassegnazione? No! Terapia della sincerità! Ho la sensazione che con la sindrome da Cfs, la medicina tenti di entrare nella casa della Psichiatria. Secondo me, l’intrusione finirà con reciproco guadagno. Per il paziente non lo so. Essendo sindrome, con il fare, dovrai considerare anche l’essere della Persona: soggetto, non meno sindrome del male che denuncia. Prima di inoltrarmi nel discorso, non posso non dire cosa intendo per Persona e qual’è la sua immagine. La Persona è l’immagine dello stato unitario trinitario che si origina dalla corrispondenza fra i suoi stati: Natura, Cultura, Spirito. Tanto quanto i suoi stati corrispondono, è tanto quanto la Persona trinitaria è unitaria. Tanto quanto una persona è unitaria e tanto quanto è sé stessa e, quindi, integra.Per quanto riguarda il tuo essere di tecnico, pensa allo spirito come alla forza della vitalità, che, allo Spirito come forza della Vita, ci penso io. Pensare allo spirito come alla forza della vitalità, ti consentirà di procedere per la terra che conosci. Non dovrebbe meravigliare l’età dei malati. E’ l’età delle massime tensioni vitali, però, è anche l’età dei massimi contraccolpi. La Cfs, dice che un contraccolpo ha provocato un crepo. Ora, si tratta di trovare il luogo di quel crepo. Secondo l’immagine che ho introdotto sopra, il luogo può essere nella Natura: stato di principio, del principio della sua vita.

Nel caso lo sia, ciò vuol dire che una Natura, (la parte fisica dell’identità), ha emanato verso la vita, una carica di vitalità, (di forza), che non ha trovato sufficienti agganci, sviluppi, conferme. Non avendole trovate, quella vitalità è tornata al mittente, con forza direttamente proporzionale all’emanazione, se il soggetto ha in altro la sua base, (una confermante idea di sé), ma inversamente proporzionale alla emanazione, se il soggetto non si fonda, anche in altra confermante base. Sia nel caso direttamente proporzionale che in quello inversamente proporzionale, il contraccolpo può essere di segno + o di segno -, per infiniti, (la vita stato di infiniti stati di vita), e sindromatici fattori. Il segno + e -, dicono il genere di sofferenza che si origina nella forza dello spirito di quella persona. Quando è +, il contraccolpo nello spirito provoca delle esaltazioni. Quando è – provoca delle depressioni. Quello che vale per l’emanazione naturale, vale per quella culturale e spirituale. I contraccolpi sono originati da risposte non date dal corpo, non date dalla mente, non date dallo spirito. Essi crepano la Persona, quando i suoi ammortizzatori mentali, (i dati del discernimento), sono scarichi perché demotivati, o carichi di una esistenzialità non corrispondente all’effettivo essere. In genere, una demotivazione copre un lutto interiore: la morte di una idea di sé. Può essere del sé naturale, di quello culturale, di quello esistenziale. Di quello cioè, che risponde ai perché vivere. Una esistenzialità impropria, (convenzionale al sociale ma non alla data individualità), è un pezzo della vita, non originale, per quella vita. Come succede per le macchine, i ricambi non originali corrispondono agli originali come forma ma non come sostanza, quindi, sono più soggetti ad usurarsi. La Cfs, indica, che un pezzo non originale della vita di una persona, si è definitivamente usurato. Vi sono anche dei pezzi non originali, che, pur facendo cedere il soggetto non cedono nel soggetto, ma, sono estremamente cari: vedi ogni forma di droga.

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Come evadere dal vago – Lettera ad un IO confuso

Poiché la Natura sente ciò che la Cultura sa, la Natura è via della vita della Cultura. Poiché la Cultura sa ciò che la Natura sente, la Cultura è via della vita della Natura. Lo Spirito è via della vita perché è la forza della Natura che corrisponde alla sua Cultura.

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Nella vita (stato di infiniti stati dello spirito che si origina dalla relazione fra Natura e Cultura) la corrispondenza fra gli stati è via della destinazione di sé verso altro sé. Ciò che la motiva è la simpatia. Vi è simpatia verso una Natura e/o la Natura; vi è simpatia verso una Cultura e/o la Cultura; vi è simpatia verso una vita e/o la Vita. Nella simpatia, la Natura desidera ciò che dell’altro sente; la Cultura desidera ciò che l’altro sa; la vita desidera ciò che dell’altro vivifica il suo spirito. La simpatia ha tre stati di percezione: nel primo stato, la si sa perché la si sente ma non si sa perché la si sente. Il primo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Cultura della Natura: il soma. Di una simpatia, in quanto se ne conoscono i motivi culturali nei naturali, nel secondo stato di percezione si sa perché la si sente. Il secondo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Natura della Cultura: la vita. Quando la Natura degli stati corrispondenti sentono ciò che sanno e la loro Cultura sa ciò che sentono, la simpatia è propria dello Spirito: forza della vita e terzo stato di conoscenza da simpatia. La simpatia è proprio ed altro desiderio di vita: essa, nella vitalità che motiva, è la via che sostiene la corrispondenza degli stati in moto di destinazione verso la meta naturale, culturale e spirituale propria ed altra. La simpatia veicola gli stati della personalità individuale, sociale e spirituale verso sentimenti affini. La meta di prevalenza della destinazione degli infiniti moti di vita cui si corrisponde per simpatia segna di sé il destino.

Attua la comunione

Attua la comunione, tutto ciò che pone gli stati della vita, quanto la vita, in corrispondente relazione di somiglianza con l’Immagine: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito. Perché vie educative che conducono all’Immagine della vita, l’amore e la comunione fra gli stati del Suo Principio sono magistrali per quelli a sua Somiglianza: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito.

apenna

Magistrale è tutto ciò che dagli stati trinitario – unitari del Principio perviene a conformare e a confermare gli stati trinitario – unitari dell’immagine a sua somiglianza. L’Amore è lo stato sostanziale del Principio. La Comunione è lo stato sostanziale dell’immagine a sua somiglianza. Immagine del Principio della vita è l’amore fra ciò che gli è prossimo proprio: i suoi stati. Immagine del Principio della vita è comunione di se con ciò che gli è prossimo del se altrui. La comunione personale è la via educativa che conduce all’amore di se. La comunione con il sociale è la via educativa che conduce all’amore sociale. La comunione con la vita e la via educativa che conduce all’amore verso il suo Principio. In ogni stato di vita la comunione di ciò che è prossimo proprio è la relazione magistrale che struttura l’identità personale. La comunione di ciò che è prossimo proprio con il prossimo a se dell’altrui prossimo, è la relazione magistrale che struttura l’identità sociale. La comunione di ciò che è prossimo proprio con ciò che è prossimo alla Vita ( il tutto dal Principio ) è la relazione magistrale che struttura l’identità spirituale.

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Indipendentemente dallo stato della comunione ogni stato di comunione sta su uno stato di abnegazione. Secondo lo stato di vita dei principi naturali, culturali e spirituali dell’abnegante, vi è abnegazione verso stati della vita e vi è abnegazione verso lo Stato della vita. Indipendentemente dallo stato dell’abnegazione e/o delle sue finalità, poiché l’abnegazione permette la comunione e la comunione e via dell’amore per la vita sia nel particolare che nell’Universale, ciò che si abnega permette la vita in tutti gli stati della vita. La vita è permessa dall’Amore, permesso dalla Comunione, permessa dalla Fede, che permette la vita, permessa dall’Amore. La fede nella Vita è realtà sussistita dall’amore e dalla comunione. Su questa realtà, la Natura, la Cultura e lo Spirito sono il trinitario – unitario tramite dello stato spirituale nello stato della vita umano e sociale. Il Principio della vita è lo stato supremo della Comunione data dall’Amore fra i suoi stati. Il Principio della vita, è; Il Principio della vita è ciò che è; La vita che è ciò che è non può non avere la Natura di ciò che è. Non vi è principio di vita se l’essere che è non sa ciò che è. La vita che sa ciò che è ha la Cultura di ciò che è. Lo stato che sa ciò che è, ha vita (forza di Spirito) tanto quanto sa ciò che è.

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Poiché l’immagine della vita che è conseguita dal Principio è Natura, ha Cultura ed ha vita ( forza dello Spirito ) in ragione della corrispondenza fra i suoi stati, allora la Natura, la Cultura e lo Spirito sono l’Immagine del Principio della Vita da cui si origina ogni somiglianza. In ragione del proprio Spirito, il Principio della vita non può non essere che lo stato di ciò che è per quanto la sua Cultura sa di ciò che la sua Natura sente. Secondo il proprio stato (quello del Principio e quello principiato) e dato ad ognuno il proprio stato: supremo in quello del Principio, a sua somiglianza nel nostro principio. Se così è per la vita originata (la Somiglianza) lo stesso non può non essere della vita del Principio: l’Immagine. Poiché, vita, è rapporto di corrispondenza fra Natura, Cultura e Spirito sia nello stato supremo che nell’ultimo allora, fra la vita del Principio e la vita che ha principiato vi è il principio dell’uguaglianza detto dal rapporto fra Immagine e Somiglianza. Così, data l’Immagine del Principio, la Natura della vita a Sua somiglianza ” è ciò che è “; la Cultura della vita a Sua somiglianza ” è ciò che sa “; lo Spirito è la forza che corrisponde dalla vita di ciò che la Natura è per ciò che la sua Cultura sa. Dato al Principio della vita lo stato di Natura, Cultura e Spirito, il Principio ha stato trinitario. La trinitaria corrispondenza fra gli stati del Principio è l’unità del Principio. Il Principio, Natura che sa la propria Cultura per la vita intercessa dallo Spirito, non può non sapere ciò che gli somiglia.

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Se non sapesse ciò che gli somiglia, non saprebbe il suo principio, la vita, e non potrebbe principiarla. Essendo vita, il Principio, il principio della vita dato alla Natura non può essere che il bene; il Principio della vita dato alla Cultura non può essere che il vero; il Principio della vita dato allo Spirito non può essere che il giusto. La Natura del Principio della vita è la Cultura del bene. La Cultura del Principio della vita è la Natura del vero. Lo Spirito del Principio della vita è la Natura della Cultura del Giusto. L’Immagine del Principio della vita è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto dato dalla forza (lo Spirito) che corrisponde fra il Bene ed il Vero. Se il Principio che è vita della Natura nella Cultura per lo Spirito non fosse la Natura del Bene, il Bene non sarebbe il Vero perché non giusto allo Spirito: forza della vita tanto quanto essa è nel bene per ciò che è vero al giusto. Nel bene, nel vero e nel giusto, la Natura sente ciò che la Cultura sa, ed ha corrispondente Spirito per quanto sente di ciò che sa. Poiché vi è un solo Principio, l’immagine a Sua somiglianza non è il Bene, il Vero ed il Giusto ma è nel bene che da lo stare bene, nel vero che da l’essere veri e nel giusto che da il giusto stare. Poiché il Principio sapendo se stesso sa la somiglianza, è Cultura di immagine e di somiglianza. Una immagine corrisponde al Principio, secondo lo stato di somiglianza. L’Essere della Somiglianza conforma e conferma il proprio stato nell’essere del Principio secondo la corrispondenza degli attributi che lo identificano ad immagine del Principio.

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Lo stato dell’immagine a somiglianza del Principio, muta secondo i termini dell’alleanza (comunione perché amore) con lo stato del Principio. Ogni scissione nella corrispondenza fra il Principio e l’immagine a Sua somiglianza è separazione di somiglianza dal Principio quanto separazione di somiglianza nella propria immagine e fra immagini a somiglianza del Principio. Non essendoci altro stato al di fuori dell’Immagine della vita, non vi può essere altro stato al di fuori del Principio di ogni immagine a sua somiglianza. La corrispondenza fra gli stati trinitari, segna il vivere dell’Essere. L’Essere vive il Principio della vita (la vita) tanto quanto corrisponde all’Immagine della vita che lo attua. La Natura, la Cultura e lo Spirito del Principio della vita (la vita) originano la vita della Natura per la Cultura della forza data dallo Spirito. Natura, Cultura e Spirito, ognuno per il proprio stato, sono la realtà che è. La relazione di corrispondenza fra gli stati, attiva la realtà che è in realtà che vive. Lo stato dell’essere corrispondentemente sussiste lo stato del vivere. Lo stato del vivere corrispondentemente sussiste lo stato dell’essere. La realtà dell’essere, è arbitrata dagli stati di corrispondenza fra gli stati del suo stato.

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Il Principio della vita (la vita) è il dato trinitario reale della relazione di corrispondenza che sussiste l’immagine a Sua somiglianza. L’immagine della vita a somiglianza del Principio è il dato reale della relazione di corrispondenza che sussiste ogni Sua somiglianza. Non esiste relazione di sussistenza della vita a somiglianza dell’Immagine del Principio poiché non vi è attributo che il Principio non sia. La relazione di sussistenza data dal Principio vivifica l’immagine della vita che persegue ciò che del Principio la sussiste. L’Essere della Natura è a immagine della sua Cultura. L’Essere della Cultura è a immagine della sua Natura. L’Essere dello Spirito è a immagine della forza della vita della Natura nella corrispondente Cultura. L’Essere discerne secondo lo stato di coscienza: luogo di tutto ciò che è a sua conoscenza. Il discernimento è il frutto dell’analisi dei dati della Natura nella corrispondente Cultura secondo l’arbitrio dato dallo Spirito. Il discernimento è l’esame che eleva i valori della conoscenza nella coscienza. L’essere è coscienza di ciò che è ( forza della vita ) per ciò che la sua Natura sente di ciò che la sua Cultura sa. Per ogni stato, dato ad ognuno il trinitario stato, la coscienza dello stato è l’io trinitario di quello stato. La coscienza di se è via di somiglianza con la coscienza della Vita: Immagine che comprende ogni vita a Sua somiglianza. Immagine della coscienza della vita è consapevolezza del Principio: Natura, che nella corrispondente Cultura, vive secondo la forza del suo Spirito. La Natura della vita della Somiglianza, è la via che porta alla coscienza della Natura della vita (il corpo) del Principio. La Cultura della vita della Somiglianza è la via che porta alla coscienza della Cultura della vita ( la mente ) del Principio. La forza della vita della Somiglianza è la via che porta alla coscienza della forza della vita del Principio: lo Spirito. Il bene nella Natura è via della verità nella Cultura.

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Il vero nella Cultura è via del bene nella Natura. La forza della vita (lo Spirito) è via del bene della Natura nel vero della Cultura. Il Giusto è lo Spirito della vita che nel bene della Natura è via della verità nella Cultura. Tutto ciò che è via della verità è vita. Poiché Il Principio è figura originante, il Principio è identità originante. Poiché ciò che è a sua Immagine e Somiglianza è Figura che deriva dal Principio, ogni sua Somiglianza ha stato dell’Identità del Principio. Nell’identificazione con il Principio della vita vi è la conforma dell’essere e la conferma dell’esistere. Ogni somiglianza tende al Principio di ciò che l’Immagine è: bene della Natura, vero della Cultura e giusto dello Spirito. Nel Principio di ciò che l’immagine è, vi è l’identificativa immagine di ciò che la Somiglianza è. Il Principio è il bene: la Somiglianza è nel bene. Il Principio è il vero: la Somiglianza è nel vero. Il Principio è il giusto: la Somiglianza è nel giusto. La Somiglianza, che alla conoscenza non si conforma alla conferma data dal Principio, sosta lo stato di somiglianza sostando le corrispondenze con l’Immagine. La sosta segna l’arresto dell’elevazione verso il Principio del principio: la vita. Il Principio (vita di ciò che è per ciò che sa di ciò che sente) indica all’immagine a Sua somiglianza ciò che è per ciò che sa in quanto sente. Poiché il Principio è maestro di vita ogni immagine a sua somiglianza che si riferisce alla Sua vita è maestra di immagine e di somiglianza. Perché sovrana concordanza degli stati trinitario – unitari di Natura, Cultura e Spirito il Principio è Immagine della Norma dello spirito detta dal Suo. Tutto ciò che pone in comunione con il Principio della vita ( vitalità nella Natura, vita nella Cultura, giustizia nello Spirito ) è secondo Norma. Secondo la forza del proprio stato di spirito, anormale è tutto ciò che nega e/o divide dalla Norma.

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La Somiglianza, che è per la corrispondenza fra i trinitari stati dati dall’immagine del Principio, è nella Norma secondo quanto la personale Figura, corrispondendogli, vi si colloca con la vita naturale, culturale e spirituale del proprio stato e con quello sociale che gli è proprio. Lo stato di vicinanza ( prossimo ) o di lontananza ( non – prossimo ) dal Principio, conferma o differenzia ciò che è a Sua immagine e somiglianza. Gli stati di vicinanza o di lontananza sono stati di infiniti stati di vita, corrispondenti o non corrispondenti secondo lo stato di coscienza che l’immagine della Somiglianza ha dell’immagine del Principio. Lo stato della coscienza data dal discernimento è parametro dello stato della somiglianza data dalla corrispondenza con l’immagine del Principio. Ogni genere di aprioristica convenzione sul Principio della vita lede la corrispondenza fra gli stati del Principio e quelli a Sua somiglianza. Ogni ogni aprioristica convenzione sta su una alienazione. Sia dello stato umano per lo stato umano, sia dello stato umano per lo stato sociale, sia dello stato umano per lo stato spirituale, alienare l’io da se è separarlo dalle corrispondenze che permettono l’unità della sua trinità. L’alienazione è l’esistenziale ferita che divide l’essere dal suo vivere. La Somiglianza che è stata alienata di una parte di se, compensa lo snaturamento avvenuto con ciò che supplisce lo stato alienato. Sono convenzionali compensazioni di un essere alienato dalla sua Natura, e/o dalla sua Cultura e/o dal suo Spirito (dalla forza della sua vita) quanto convenzionalmente reintegra la sua Natura, e/o la sua Cultura e/o la sua vita. Quando sulla Natura o sulla Cultura, si conviene con principi che non corrispondono allo Spirito, si convenziona la vita. Diversamente da ogni convenzione, la corrispondenza di vita sia nella propria che della propria con altra è la relazione che permette di costituirsi secondo propri parametri. A corrispondenza di stati trinitari corrisponde integra l’immagine data dalla somiglianza con il Principio. Ogni relazione corrispondentemente trinitaria è norma e normalizza. Dalla misura dell’integrità proviene misura di diversità. La misura della diversità è misura dell’unicità. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo lo stato del proprio stato, produrre vitalità nella Natura (propria e/o altra) e vita nella Cultura (propria e/o altra) significa seguire il principio dello Spirito: versare del bene alla vita per quanto giusto alla sua forza.

Pedagogia “per Damasco” – Studio dei principi

Attua la comunione, tutto ciò che pone gli stati della vita, quanto la vita, in corrispondente relazione di somiglianza con l’Immagine: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito. Perché vie educative che conducono all’Immagine della vita, l’amore e la comunione fra gli stati del Suo Principio sono magistrali per quelli a sua Somiglianza: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito.

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Magistrale è tutto ciò che dagli stati trinitario – unitari del Principio perviene a conformare e a confermare gli stati trinitario – unitari dell’immagine a sua somiglianza. L’Amore è lo stato sostanziale del Principio. La Comunione è lo stato sostanziale dell’immagine a sua somiglianza. Immagine del Principio della vita è l’amore fra ciò che gli è prossimo proprio: i suoi stati. Immagine del Principio della vita è comunione di se con ciò che gli è prossimo del se altrui. La comunione personale è la via educativa che conduce all’amore di sé. La comunione con il sociale è la via educativa che conduce all’amore sociale. La comunione con la vita e la via educativa che conduce all’amore verso il suo Principio. In ogni stato di vita la comunione di ciò che è prossimo proprio è la relazione magistrale che struttura l’identità personale. La comunione di ciò che è prossimo proprio con il prossimo a se dell’altrui prossimo, è la relazione magistrale che struttura l’identità sociale. La comunione di ciò che è prossimo proprio con ciò che è prossimo alla Vita ( il tutto dal Principio ) è la relazione magistrale che struttura l’identità spirituale.

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Indipendentemente dallo stato della comunione ogni stato di comunione sta su uno stato di abnegazione. Secondo lo stato di vita dei principi naturali, culturali e spirituali dell’abnegante, vi è abnegazione verso stati della vita e vi è abnegazione verso lo Stato della vita. Indipendentemente dallo stato dell’abnegazione e/o delle sue finalità, poiché l’abnegazione permette la comunione e la comunione e via dell’amore per la vita sia nel particolare che nell’Universale, ciò che si abnega permette la vita in tutti gli stati della vita. La vita è permessa dall’Amore, permesso dalla Comunione, permessa dalla Fede, che permette la vita, permessa dall’Amore. La fede nella Vita è realtà sussistita dall’amore e dalla comunione. Su questa realtà, la Natura, la Cultura e lo Spirito sono il trinitario – unitario tramite dello stato spirituale nello stato della vita umano e sociale. Il Principio della vita è lo stato supremo della Comunione data dall’Amore fra i suoi stati. Il Principio della vita, è; Il Principio della vita è ciò che è; La vita che è ciò che è non può non avere la Natura di ciò che è. Non vi è principio di vita se l’essere che è non sa ciò che è. La vita che sa ciò che è ha la Cultura di ciò che è. Lo stato che sa ciò che è, ha vita (forza di Spirito) tanto quanto sa ciò che è.

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Poiché l’immagine della vita che è conseguita dal Principio è Natura, ha Cultura ed ha vita ( forza dello Spirito ) in ragione della corrispondenza fra i suoi stati, allora la Natura, la Cultura e lo Spirito sono l’Immagine del Principio della Vita da cui si origina ogni somiglianza. In ragione del proprio Spirito, il Principio della vita non può non essere che lo stato di ciò che è per quanto la sua Cultura sa di ciò che la sua Natura sente. Secondo il proprio stato (quello del Principio e quello principiato) e dato ad ognuno il proprio stato: supremo in quello del Principio, a sua somiglianza nel nostro principio. Se così è per la vita originata (la Somiglianza) lo stesso non può non essere della vita del Principio: l’Immagine. Poiché, vita, è rapporto di corrispondenza fra Natura, Cultura e Spirito sia nello stato supremo che nell’ultimo allora, fra la vita del Principio e la vita che ha principiato vi è il principio dell’uguaglianza detto dal rapporto fra Immagine e Somiglianza. Così, data l’Immagine del Principio, la Natura della vita a Sua somiglianza ” è ciò che è “; la Cultura della vita a Sua somiglianza ” è ciò che sa “; lo Spirito è la forza che corrisponde dalla vita di ciò che la Natura è per ciò che la sua Cultura sa. Dato al Principio della vita lo stato di Natura, Cultura e Spirito, il Principio ha stato trinitario. La trinitaria corrispondenza fra gli stati del Principio è l’unità del Principio. Il Principio, Natura che sa la propria Cultura per la vita intercessa dallo Spirito, non può non sapere ciò che gli somiglia.

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Se non sapesse ciò che gli somiglia, non saprebbe il suo principio, la vita, e non potrebbe principiarla. Essendo vita, il Principio, il principio della vita dato alla Natura non può essere che il bene; il Principio della vita dato alla Cultura non può essere che il vero; il Principio della vita dato allo Spirito non può essere che il giusto. La Natura del Principio della vita è la Cultura del bene. La Cultura del Principio della vita è la Natura del vero. Lo Spirito del Principio della vita è la Natura della Cultura del Giusto. L’Immagine del Principio della vita è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto dato dalla forza (lo Spirito) che corrisponde fra il Bene ed il Vero. Se il Principio che è vita della Natura nella Cultura per lo Spirito non fosse la Natura del Bene, il Bene non sarebbe il Vero perché non giusto allo Spirito: forza della vita tanto quanto essa è nel bene per ciò che è vero al giusto. Nel bene, nel vero e nel giusto, la Natura sente ciò che la Cultura sa, ed ha corrispondente Spirito per quanto sente di ciò che sa. Poiché vi è un solo Principio, l’immagine a Sua somiglianza non è il Bene, il Vero ed il Giusto ma è nel bene che da lo stare bene, nel vero che da l’essere veri e nel giusto che da il giusto stare. Poiché il Principio sapendo se stesso sa la somiglianza, è Cultura di immagine e di somiglianza. Una immagine corrisponde al Principio, secondo lo stato di somiglianza. L’Essere della Somiglianza conforma e conferma il proprio stato nell’essere del Principio secondo la corrispondenza degli attributi che lo identificano ad immagine del Principio.

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Lo stato dell’immagine a somiglianza del Principio, muta secondo i termini dell’alleanza (comunione perché amore) con lo stato del Principio. Ogni scissione nella corrispondenza fra il Principio e l’immagine a Sua somiglianza è separazione di somiglianza dal Principio quanto separazione di somiglianza nella propria immagine e fra immagini a somiglianza del Principio. Non essendoci altro stato al di fuori dell’Immagine della vita, non vi può essere altro stato al di fuori del Principio di ogni immagine a sua somiglianza. La corrispondenza fra gli stati trinitari, segna il vivere dell’Essere. L’Essere vive il Principio della vita (la vita) tanto quanto corrisponde all’Immagine della vita che lo attua. La Natura, la Cultura e lo Spirito del Principio della vita (la vita) originano la vita della Natura per la Cultura della forza data dallo Spirito. Natura, Cultura e Spirito, ognuno per il proprio stato, sono la realtà che è. La relazione di corrispondenza fra gli stati, attiva la realtà che è in realtà che vive. Lo stato dell’essere corrispondentemente sussiste lo stato del vivere. Lo stato del vivere corrispondentemente sussiste lo stato dell’essere. La realtà dell’essere, è arbitrata dagli stati di corrispondenza fra gli stati del suo stato.

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Il Principio della vita (la vita) è il dato trinitario reale della relazione di corrispondenza che sussiste l’immagine a Sua somiglianza. L’immagine della vita a somiglianza del Principio è il dato reale della relazione di corrispondenza che sussiste ogni Sua somiglianza. Non esiste relazione di sussistenza della vita a somiglianza dell’Immagine del Principio poiché non vi è attributo che il Principio non sia. La relazione di sussistenza data dal Principio vivifica l’immagine della vita che persegue ciò che del Principio la sussiste. L’Essere della Natura è a immagine della sua Cultura. L’Essere della Cultura è a immagine della sua Natura. L’Essere dello Spirito è a immagine della forza della vita della Natura nella corrispondente Cultura. L’Essere discerne secondo lo stato di coscienza: luogo di tutto ciò che è a sua conoscenza. Il discernimento è il frutto dell’analisi dei dati della Natura nella corrispondente Cultura secondo l’arbitrio dato dallo Spirito. Il discernimento è l’esame che eleva i valori della conoscenza nella coscienza. L’essere è coscienza di ciò che è ( forza della vita ) per ciò che la sua Natura sente di ciò che la sua Cultura sa. Per ogni stato, dato ad ognuno il trinitario stato, la coscienza dello stato è l’io trinitario di quello stato. La coscienza di se è via di somiglianza con la coscienza della Vita: Immagine che comprende ogni vita a Sua somiglianza. Immagine della coscienza della vita è consapevolezza del Principio: Natura, che nella corrispondente Cultura, vive secondo la forza del suo Spirito. La Natura della vita della Somiglianza, è la via che porta alla coscienza della Natura della vita (il corpo) del Principio. La Cultura della vita della Somiglianza è la via che porta alla coscienza della Cultura della vita ( la mente ) del Principio. La forza della vita della Somiglianza è la via che porta alla coscienza della forza della vita del Principio: lo Spirito. Il bene nella Natura è via della verità nella Cultura.

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Il vero nella Cultura è via del bene nella Natura. La forza della vita (lo Spirito) è via del bene della Natura nel vero della Cultura. Il Giusto è lo Spirito della vita che nel bene della Natura è via della verità nella Cultura. Tutto ciò che è via della verità è vita. Poiché Il Principio è figura originante, il Principio è identità originante. Poiché ciò che è a sua Immagine e Somiglianza è Figura che deriva dal Principio, ogni sua Somiglianza ha stato dell’Identità del Principio. Nell’identificazione con il Principio della vita vi è la conforma dell’essere e la conferma dell’esistere. Ogni somiglianza tende al Principio di ciò che l’Immagine è: bene della Natura, vero della Cultura e giusto dello Spirito. Nel Principio di ciò che l’immagine è, vi è l’identificativa immagine di ciò che la Somiglianza è. Il Principio è il bene: la Somiglianza è nel bene. Il Principio è il vero: la Somiglianza è nel vero. Il Principio è il giusto: la Somiglianza è nel giusto. La Somiglianza, che alla conoscenza non si conforma alla conferma data dal Principio, sosta lo stato di somiglianza sostando le corrispondenze con l’Immagine. La sosta segna l’arresto dell’elevazione verso il Principio del principio: la vita. Il Principio (vita di ciò che è per ciò che sa di ciò che sente) indica all’immagine a Sua somiglianza ciò che è per ciò che sa in quanto sente. Poiché il Principio è maestro di vita ogni immagine a sua somiglianza che si riferisce alla Sua vita è maestra di immagine e di somiglianza. Perché sovrana concordanza degli stati trinitario – unitari di Natura, Cultura e Spirito il Principio è Immagine della Norma dello spirito detta dal Suo. Tutto ciò che pone in comunione con il Principio della vita ( vitalità nella Natura, vita nella Cultura, giustizia nello Spirito ) è secondo Norma. Secondo la forza del proprio stato di spirito, anormale è tutto ciò che nega e/o divide dalla Norma.

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La Somiglianza, che è per la corrispondenza fra i trinitari stati dati dall’immagine del Principio, è nella Norma secondo quanto la personale Figura, corrispondendogli, vi si colloca con la vita naturale, culturale e spirituale del proprio stato e con quello sociale che gli è proprio. Lo stato di vicinanza ( prossimo ) o di lontananza ( non – prossimo ) dal Principio, conferma o differenzia ciò che è a Sua immagine e somiglianza. Gli stati di vicinanza o di lontananza sono stati di infiniti stati di vita, corrispondenti o non corrispondenti secondo lo stato di coscienza che l’immagine della Somiglianza ha dell’immagine del Principio. Lo stato della coscienza data dal discernimento è parametro dello stato della somiglianza data dalla corrispondenza con l’immagine del Principio. Ogni genere di aprioristica convenzione sul Principio della vita lede la corrispondenza fra gli stati del Principio e quelli a Sua somiglianza. Ogni ogni aprioristica convenzione sta su una alienazione. Sia dello stato umano per lo stato umano, sia dello stato umano per lo stato sociale, sia dello stato umano per lo stato spirituale, alienare l’io da se è separarlo dalle corrispondenze che permettono l’unità della sua trinità. L’alienazione è l’esistenziale ferita che divide l’essere dal suo vivere. La Somiglianza che è stata alienata di una parte di se, compensa lo snaturamento avvenuto con ciò che supplisce lo stato alienato. Sono convenzionali compensazioni di un essere alienato dalla sua Natura, e/o dalla sua Cultura e/o dal suo Spirito (dalla forza della sua vita) quanto convenzionalmente reintegra la sua Natura, e/o la sua Cultura e/o la sua vita. Quando sulla Natura o sulla Cultura, si conviene con principi che non corrispondono allo Spirito, si convenziona la vita. Diversamente da ogni convenzione, la corrispondenza di vita sia nella propria che della propria con altra è la relazione che permette di costituirsi secondo propri parametri. A corrispondenza di stati trinitari corrisponde integra l’immagine data dalla somiglianza con il Principio. Ogni relazione corrispondentemente trinitaria è norma e normalizza. Dalla misura dell’integrità proviene misura di diversità. La misura della diversità è misura dell’unicità. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo lo stato del proprio stato, produrre vitalità nella Natura (propria e/o altra) e vita nella Cultura (propria e/o altra) significa seguire il principio dello Spirito: versare del bene alla vita per quanto giusto alla sua forza.

Lo Spirito – 3a Stesura

Spiritualità è il rapporto di corrispondenza con i principi della vita. Lo Spiritismo è rapporto con i portatori dei principi della vita. Poiché vi è Spirito (forza della vita) umano quanto sovrumano, allora, vi è rapporto fra forze della vita (spiritismo) non solo fra l’umano ed il sovrumano, ma anche fra umano ed umano. La corrispondenza di spirito, sia nel piano naturale che in quello soprannaturale, avviene in ragione della somiglianza di vita, e quindi, della corrispondenza di spirito. Vita, è il Principio della Natura della Cultura della forza dello Spirito. Lo Spirito è il principio della vita della Natura che corrisponde con la sua Cultura. Non vivifica la Natura una Cultura senza Spirito. Non vivifica la Cultura una Natura senza Spirito. In assenza di corrispondenza fra Cultura e Spirito, la Natura è materia.

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Lo Spirito da vita e la vita da spirito. La forza dello Spirito dipende dalla condizione della vita ma la condizione della vita dipende dalla forza dello Spirito. Lo Spirito da vita ma la vita che si origina dalla sua forza calibra il suo stato di spirito secondo lo stato della corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali propri. Lo Spirito che calibra la vita secondo la sua forza, arbitra la Cultura della Natura (il corpo) della vita di cui ha calibrato la forma. Lo Spirito che per mezzo della sua forza arbitra sulla forma calibrata non può non esserne il giudice. Uno spirito calibro, arbitro e giudice, non può non essere il mediatore di ciò che calibra, arbitra e giudica. Secondo lo stato della corrispondenza fra gli stati, lo Spirito che da la sua forza alla vita che la riceve secondo la propria, è il calibrato calibro della vita che origina. Lo Spirito che è calibrato dalla vita che lo riceve secondo la sua forza è l’arbitrato arbitro della vita che ha calibrato. Lo Spirito che è l’arbitrato arbitro dalla vita che lo riceve secondo la sua forza è il giudicato giudice della vita che ha giudicato.

Lo Spirito è Natura della Cultura del Giusto. Il Giusto, è la forza corrispondente dalla relazione fra il bene nella Natura ed il vero nella Cultura.

La Natura della vita è la via della sua Cultura. La Cultura della vita è la via della sua Natura. Lo Spirito della vita è la la via della sua forza.

Sentire è il principio della Cultura della Natura. Sapere è il principio della Natura della Cultura. Vivere, è il principio della forza della Natura che corrisponde con la forza della sua Cultura.

Principio della Natura della Cultura della vita è la vita del Principio: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito.

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Lo Spirito è la forza che determina lo stato naturale della vita. La vita è la forza che determina lo stato culturale del suo spirito. La forza della vita sino dal Principio (lo Spirito) determina la Cultura della Natura (il corpo) della vita che ha originato. La forza della vita sino dal Principio, determina la Natura della Cultura (la mente) della vita che ha originato.

Lo Spirito determina dando forza: bene per la Natura. Poiché ciò che non è bene alla Natura non può essere giusto alla vita in quanto falso alla sua Cultura, lo Spirito che da forza, determina la vita: giustizia per quanto è bene per la Natura e, necessariamente, vero per la Cultura. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo lo stato del proprio stato, perseguire il bene nella Natura (propria e/o altra) ed il vero nella Cultura (propria e/o altra) significa seguire il principio dello Spirito: dare alla vita ciò che è giusto alla sua forza.

Lo Spirito soprannaturale è la forza della vita che, sino dal Principio, l’ha originata secondo la Natura (la forza) della sua Cultura: la vita. Lo Spirito naturale è la forza della vita che, per il principio di vita dato dallo Spirito, si origina secondo la Natura (la forza) della sua Cultura: la vita.

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Lo Spirito è forza e la sua forza è vita. Nel perseguire il suo principio (la vita) la forza dello Spirito è condizionata da un solo vincolo: la pienezza della corrispondenza di vita fra i suoi stati: Natura, Cultura e Spirito. Per il raggiungimento della sua meta (la vita), un suo stato (quello della Natura, o della Cultura, o dello Spirito) può giungere a compensare un altro la dove la pienezza (unitario – trinitaria corrispondenza fra gli stati) sia in qualsiasi modo o misura sofferente. Ad esempio: una carenza nella vita della Natura, può essere compensata dalla vita della Cultura o da ciò che esalta la loro forza. Una carenza nella Cultura può essere compensata dalla vita della Natura o da ciò che esalta la loro forza. Una carenza nella forza può essere compensata dalla vita della Natura e/o di quella della Cultura o da ciò che, spirituale e/o spiritico, compensa una vita. Le compensazioni sono dei medicanti sostegni. Tanto quanto uno stato compensante compenetra di se lo stato in compensazione e tanto quanto l’elemento compensatore invade la vita che compensa. Ciò che vale per uno stato vale anche per una identità, se è quella ciò che ne compensa un’altra. Nello stato naturale, come fra il naturale ed il soprannaturale e fra soprannaturale e soprannaturale, lo stato della corrispondenza fra le forze della data vita è proporzionale allo stato della compensazione. Tanto più una compensazione è totalizzante e tanto più essa condiziona di sé la vita che compensa. Tanto quanto il condizionamento è imposto, e l’eventuale accettazione subita, e tanto quanto i dissidi da forzata corrispondenza lacerano la vita invasa. Il segno della corrispondenza di spirito con la vita naturale quanto soprannaturale è dato dallo stato di pace. Pace è cessazione dei dissidi nel corpo nella mente e nella forza della vita: lo Spirito.

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Lo Spirito è vita ed il suo spirito vitalità. La percezione dello Spirito della vita è della coscienza che la recepisce come forza. Lo Spirito è la vita della Natura che ne recepisce la forza secondo la sua Cultura. Come un muscolo è l’immagine della sua forza, l’immagine dello Spirito è la vita soprannaturale e naturale a cui da forza. Secondo la conoscenza di ciò che è alla coscienza, come la forza del nostro spirito è tramite di alleanza fra gli stati della nostra vita come fra vita e vita, così, la forza dello Spirito, è tramite di alleanza fra la vita umana e quella del Principio della vita. Lo Spirito è l’emozione della forza dello stato a cui da vita. Secondo stati di infiniti stati di coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, il recepimento della sua forza è corrispondente all’accoglienza della sua emozione: la vita. Secondo lo stato di spirito del percepente, al recepimento del senso della vita corrisponde il recepimento del senso dello Spirito. Se il senso del percepente è diretto allo stato umano, sarà umano lo Spirito che percepirà. In ragione della coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, se il senso del percepente è diretto verso ciò che è Giusto nella sua forza dato il Bene nella sua Natura ed il Vero nella sua Cultura, lo Spirito che percepirà sarà quello del Principio della vita.

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La percezione dello Spirito conforma e conferma la coscienza (naturale e soprannaturale) che percependone la forza ne percepisce la vita. Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito (della forza della vita sino dal Principio) conforma la vita naturale quanto soprannaturale ad un rapporto fondato sul recepimento del corrispondente spirito. La percezione dello Spirito della Vita, comporta un sempre più amplificato e vivificato conoscere, cosicché, nel sentire secondo Natura e nel sapere secondo la corrispondente Cultura, la coscienza riconosce quanto di naturale e di soprannaturale per lo Spirito vive. Lo Spirito, la forza della Vita, è tramite di forza nella vita. Data la vita perché è dato lo Spirito, tutto ciò che ha vita recepisce l’emozione dello Spirito secondo la vita del proprio. La percezione dello Spirito della Vita è della coscienza che la recepisce come Principio della forza della Vita. Nel suo divenire esistenziale (dal naturale al soprannaturale) lo spirito umano che prende coscienza dell’origine della sua forza (lo Spirito) corrisponde con tutto ciò che, per stati di infinite corrispondenze fra stati, è vita della Sua vita. Data la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la maggiore percezione dello Spirito della vita, maggiora la forza della spiritualità.

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Secondo lo stato di spirito e dato ad ognuno il proprio stato di spirito, la Cultura della vita di una Natura che corrisponde con la Natura della Cultura del Principio della vita (la vita) è emozionalmente estatica. La spiritualità (stato culturale di chi si volge alla vita dello Spirito) è la qualità della corrispondenza fra lo Spirito del Principio della vita e lo Spirito della vita attuata dal Principio. Secondo lo stato di spirito di una vita (umana quanto sovrumana) la Cultura spirituale conforma alla vita dello Spirito e la conferma. Il carisma è il carattere della vita secondo forza: Natura della Cultura dello Spirito. Secondo lo stato di coscienza di ciò che è conoscenza, la vita che si colloca in quella dello Spirito, ha carisma tanto quanto si colloca. Poiché vi è vita spirituale e vita spiritica, allora, secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quei stati vi è carisma di orientamento spirituale e carisma di orientamento spiritico. Più è rilevante lo stato della corrispondenza spirituale e/o spiritistica e più è rilevante lo stato del carisma. Il carismatico di indirizzo spiritico, più orienta la propria vita secondo i doni ricevuti, i carismi, e più è posseduto dalle condizioni di vita dello spirito donante. Il possesso dei carismi di orientamento spiritico prova che lo stato della forza dello Spirito di una o più realtà soprannaturali sono nello spirito di una realtà naturale, ma non prova lo stato di vita di quelle forze. Vita è comunione di stati. Uno spirito naturale quanto soprannaturale è fonte di attendibile forza tanto quanto indirizza verso i principi del Principio della vita: la vita. Uno spirito naturale quanto soprannaturale non è fonte di attendibile forza tanto quanto ciò che persegue separa la vita dal suo principio: la vita.

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Fra lo Spirito e gli spiriti (naturali quanto soprannaturali) vi è relazione di Immagine (la vita al Principio) e di Somiglianza: la vita che ne è conseguita. Ponendo dato cognitivi per differenza, il rapporto è magistrale. Perché vita della forza alla quale per identificarsi si riferisce ogni Somiglianza, lo Spirito è maestro. Perché forza magistrale sino dal Principio, lo Spirito è sovrano maestro. Lo Spirito è l’immagine della forza cui gli spiriti somigliano ed è l’identità della forza cui gli spiriti si riferiscono per identificarsi. Gli spiriti (naturali quanto i soprannaturali) sono a Somiglianza dell’Immagine secondo lo stato della corrispondenza dato dall’identificazione con l’Identità: lo Spirito. Lo stato dell’identità di uno spirito (naturale quanto soprannaturale) dato dallo stato dell’identificazione con lo Spirito è ciò distingue uno spirito da un altro. Nello stato dello Spirito, l’identità degli spiriti è data dallo stato del loro spirito. Più sono presso lo Spirito (Forza della Natura della Cultura della Vita) più, identificandosi, assomigliano all’Identità. Uno spirito è più vicino allo stato dello Spirito, tanto più è nello stato dello Spirito: il Principio della vita. Tanto più uno spirito è lontano dallo stato dello Spirito e tanto meno è nello stato della Vita e tanto più è presso il proprio stato di vita. Poiché solo lo Spirito del Principio è vicino a se stesso, ne consegue, che in ogni stato di vita soprannaturale permangono degli stati di vita naturali. Lo Spirito, essendo Natura (forza) della Cultura (la vita) della Vita, è la forza che guida la Natura della Cultura della vita che origina. L’Immagine del principio della vita è il Bene che persegue il Vero secondo quanto è Giusto allo Spirito del suo stato. Attraverso le indicazioni date dal raffronto fra l’immagine del Principio e ciò che è a Sua somiglianza, lo Spirito è la guida che orienta la forza di spirito di ogni vita.

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Lo Spirito, guida la vita attraverso emozioni di bene e di dolore. La depressione (erronea corrispondenza verso la vitalità propria, altra e/o verso il Principi) è emozione di male nello stato naturale. L’esaltazione (erronea corrispondenza verso la vita propria, altra e/o verso il Principio) è emozione di male nello stato culturale. La pace (cessazione di ogni dissidio fra gli stati naturali, culturali e spirituali) è emozione della giustizia nella vita (bene per quanto è vero perché giusto) sia nei confronti della propria, che nei confronti di quella altrui, che nei confronti di quella del Principio della vita. Uno spirito naturale quanto soprannaturale che orienta una vita verso il suo Principio (lo Spirito) non cura le manifestazioni della Natura della Cultura di quella vita allo scopo di condizionarla, possederla e/o comunque dominarla ma per educarla secondo le corrispondenze di spirito fra vita e vita e fra vita e la Vita. Se l’orientamento della vita di uno spirito umano è verso lo Spirito il rapporto è spirituale. Se l’orientamento della vita di uno spirito umano è verso gli spiriti (naturali quanto soprannaturali) il rapporto è spiritico. Nessun spirito, che si orienti verso lo Spirito, interferisce con la propria forza, la forza della vita data dallo Spirito perché, uno spirito, altera la condizione della forza data dallo Spirito se la condiziona con lo spirito della propria. Uno spirito che interferisce nell’umana vitalità, ombra la vita e la vitalità della vita sulla quale attua l’interferenza.

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Uno spirito naturale o soprannaturale, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati della vita propria con l’altra e della propria con la Vita, è guida dello Spirito quando è vita secondo lo Spirito. Quando uno spirito naturale quanto soprannaturale guida secondo la Natura della sua Cultura, allora è una guida che si sovrappone alla guida dello Spirito: principio della forza della Vita. Uno spirito naturale o soprannaturale che tenda alla guida di un altro, lo guida secondo la forza di ciò che è alla conoscenza della sua coscienza ma ciò che è alla conoscenza della sua coscienza quanto è conoscenza di ciò che è alla coscienza della Forza della Vita? Lo Spirito della Vita (piena coscienza della conoscenza di ciò che è vita della sua forza) essendo ciò che ha iniziato la vita, è il Principio che guida la vita che inizia. Essendo Principio della vita, lo Spirito è Signore della vita. Uno spirito (naturale quanto soprannaturale) è signore della propria. Lo spirito di una vita che si eleva a signore di vita altrui, per stati di infinite corrispondenze fra gli stati dello spirito sottoposto, sosta a se stesso l’evoluzione della vita di cui si è fatto sovrano. Uno spirito che sosta a se stesso lo spirito altrui (così il proprio spirito se sosta la propria vita ad una idea di se) non consente l’evoluzione della vita sostata (propria o altra) tanto quanto è sostata. Uno spirito, che sostando l’evoluzione della vita propria quanto altrui non ne consente il libero perchè corrispondente processo, condiziona di se stesso ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta. Uno spirito (naturale quanto soprannaturale) che sosti l’evoluzione (sia presso se che presso altro da se) di ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta, nella vita naturale quanto soprannaturale, usurpa allo Spirito la sovranità su quella vita.

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Secondo la Natura della sua forza e la Cultura della sua vita lo Spirito è la vita che è: forza del Principio della vita. Per quanto la sua Cultura sa e per ciò che la sua Natura sente uno spirito è la vita che è: forza del principio della sua vita. Poiché ciò che uno spirito sente sono stati di forza e gli stati di forza (indipendentemente dal loro stato) sono stati di vita, allora, secondo lo stato di quegli stati e indipendentemente dalla Natura della sua Cultura, uno spirito (naturale o soprannaturale) è la Natura di ciò che sa (Cultura) per quello che sente: la forza che si promana dalla vita che sa perché sente se il suo principio di forza è quello della Natura, o sente perché sa se il suo principio di forza è quello della Cultura. Come una cellula del nostro corpo si staccherebbe dalla prossima sua se non l’amasse come se stessa, cioè, non fosse sia nella comunione di se (che altrimenti non avrebbe possibilità di vita) che presso la prossima sua (che altrimenti non potrebbe comunicare vita) così lo Spirito sta: amore perché comunione. Come un raggio tollera di essere fermato da un ostacolo (tollera nel senso che non per questo è meno raggio) così lo Spirito ha la tolleranza come principale attributo. Lo Spirito non può non tollerare ciò che essendo forza della Sua forza è prossimo proprio come se stesso, cioè, stato del suo stato. Se lo Spirito non tollerasse ciò che è prossimo proprio come se stesso, non tollererebbe vita della Sua vita. Se lo Spirito non tollerasse vita della Sua vita, contraddirebbe il principio di cui è forza: la vita. Lo Spirito non diverge da una coscienza chiusa ma sta, sino a che essa, elevandosi per la conoscenza di ciò che è alla coscienza, acconsentendo alla pervasione, acconsente al fine: la vita naturale quanto soprannaturale. L’intolleranza è rifiuto di accoglienza: comporta la sclerosi della vita.

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Come l’ignoranza, l’intolleranza separa vita da vita.
L’intolleranza verso se separa da se ciò che è proprio prossimo.
L’intolleranza verso l’altro separa ciò che è prossimo a se del se altrui.
L’intolleranza verso se uccide l’amore di se.
L’intolleranza verso l’altro uccide l’amore dell’altro.
L’intolleranza uccide l’amore fra se e l’altro.
L’intolleranza uccide l’amore perché uccide la comunione.

Nel discernere per quanto è giusto allo Spirito in quello che è (o non è) bene per la Natura e vero (o non vero) della Cultura) sia in quanto ci è prossimo proprio sia in quanto ci è prossimo del sé altrui e di quello del Principio, si comprende, naturalmente, culturalmente e spiritualmente, quello che di bene e di male ci è prossimo o non prossimo alla nostra vita, a quella altrui e a quella del Principio. Nella comprensione data dal discernimento concernente gli stati di bene, di vero e di giusto, prossimi al proprio sé, al sé altrui e a quello del Principio si elevano le capacità spirituali della vita che si riferisce al Principio: lo Spirito. Se ciò che è delegato a far emergere da uno spirito ciò che è bene, vero e giusto per il suo stato, sovrappone i sensi del proprio discernimento a quelli dello spirito presso cui opera, compie una autoritaristica coercizione, che, altro non è, se non una spiritistica invasione: naturale o soprannaturale secondo il caso. La corrispondenza fra la vita dello Spirito e la vita della sua vita (ciò che ha spirito) è sempre; sia quando è natura sensibile, sia quando è natura soprannaturale, sia comunque sia lo stato dello spirito di un dato spirito. Non può non esserlo perché la vita non può avere stati di vuoto se non ammettendo limiti al Suo principio: la vita. Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito nella nostra coscienza è Cultura spirituale. Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione di uno spirito naturale e/o soprannaturale nella nostra coscienza è cultura spiritica. La spiritualità è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura dello Spirito: la vita. Lo spiritismo è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura di uno spirito: una vita. La Cultura spirituale nella coscienza conforma alla vita secondo lo Spirito. La Cultura spiritica nella coscienza conforma alla vita secondo uno spirito.

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La percezione dello Spirito della vita è tramite naturale quanto soprannaturale di spiritualità. La percezione dello spirito di una vita (naturale quanto soprannaturale) è tramite di spiritismo: naturale quanto soprannaturale. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione dello Spirito e maggiore è la forza della spiritualità. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione di uno spirito e maggiore è la forza del corrispondente spiritismo. Secondo il suo stato di spirito, lo spirito che corrisponde con un altro è tramite di vita (naturale, culturale e spirituale) fra la propria ed altra. Secondo il suo stato di spirito, lo spirito umano che corrisponde con uno spirito soprannaturale è tramite di vita spiritica. Secondo il suo stato di spirito, l’umano che corrisponde con la vita del Principio (lo Spirito) è tramite della Sua forza fra la propria e quella altrui. La corrispondenza spiritica fra uno spirito umano ed uno soprannaturale prova che una vita è tornata alla Vita ma non prova quale sia la sua collocazione (elevata? bassa? divergente? cosciente? quanto? ecc.) nello stato della Vita. Nei rapporti spiritistici (naturali quanto soprannaturali) il dubbio non può non essere una costante. Ciò, non per non credere allo spiritismo (che così non crederemmo alla totalità della Vita) ma per evitare, attraverso lo spiritismo, di diventare passivi strumenti (quando non complici) o di essere comunque strumentalizzati da volontà soprannaturali (o naturali) delle quali nulla sappiamo se non ciò che dichiarano alla nostra vita.

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Nello spiritismo naturale quanto soprannaturale, il credere acriticamente comporta dei pericoli (morali, psichici, ecc.) dalle conseguenze anche inimmaginabili e/o anche irreparabili dato il concatenamento di cause ed effetto che si innescano operando sotto palese influsso o addirittura su esplicita indicazione di un qualsiasi spirito “guida”. Nello spiritismo, sia naturale che soprannaturale, ciò che ne distingue la qualità è il fine. Se il fine dello spiritismo naturale quanto soprannaturale è quello di indirizzare lo stato umano verso la sua meta (il Principio) esso è provvido alla vita tanto quanto non condiziona di se l’arbitrio della vita che indirizza. Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, colui che sa di non sapere ciò che per una vita è bene perché vero alla sua Cultura e, corrispondentemente, giusto alla sua forza, secondo il suo stato di bene è nel bene della vita propria quanto altrui se colloca il suo spirito (la forza della sua vita) nello Spirito della Vita. Essendo forza della vita che sino dal Principio si promana dalla corrispondenza di stati fra il Bene della Natura e il Vero della Cultura, lo Spirito è Giusto. Poiché la vita dello Spirito è forza e la forza è bene, il male, (dissidio naturale, culturale e spirituale perché erronea corrispondenza con il Principio del Bene di ogni bene), non è vita tanto quanto è male. Uno spirito è in dissidio con se stesso quando altra vita (naturale sul piano naturale, e/o soprannaturale sul naturale) si colloca fra la Natura della Cultura del suo spirito e la Natura della Cultura della Vita: lo Spirito. Uno stato (naturale quanto soprannaturale) in discordia con se stesso e con la vita proietta influssi di forza altrettanto discordi. Perché aperto allo Spirito (Vita di ogni vita) per l’influsso di forza che non si può ritrarre se non nello stato naturale, lo stato umano può essere ossessionato e/o invaso sino alla possessione sia da forze naturali quanto soprannaturali. Non vi è rito che di per se impedisca l’ossessione e/o l’invasione sino alla possessione; solo la spiritualità lo può perché essendo rapporto con lo Spirito della Vita, esclude qualsiasi intermediario fra lo stato umano e quello divino. Gli stati umani o sovrumani che tendono alla possessione di altra vita, non possono oltrepassare il Principio: la vita. Secondo il personale giudizio ogni spirito è libero di essere o di non essere vita della Vita ma nessun spirito è escluso dalla Vita. Se fosse, ciò significherebbe che la Vita può escludere una parte della sua vita ma ciò contraddirebbe il suo principio: la vita.

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L’influsso della vita dello Spirito (naturale nella naturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale) si manifesta per corrispondenza di stati. Uno spirito naturale o soprannaturale che manifesta il suo sensibile influsso o per invasione e/o per possessione, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, o è uno spirito del male, o, deviando lo spirito influito da ciò che è il proprio bene, è uno spirito che può fare del male. Secondo stati di infinite corrispondenze fra stati, un tramite fra la vita naturale e quella soprannaturale è naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente invaso, tanto quanto il suo arbitrio è quello dello spirito invasore. Chi subordina il proprio arbitrio a quello dello spirito invasore (naturale o soprannaturale che sia) è posseduto tanto quanto, a quello spirito, rimette il proprio. Lo spirito umano che sente la propria Natura occupata dallo spirito di un’altra Cultura (naturale quanto soprannaturale) si libera dall’asservimento collocando il principio della propria vita (la forza del proprio spirito) nella forza del Principio della Vita: lo Spirito. Chi separa la vita dalla sua forza favorisce i domini degli spiriti: soprannaturale quanto naturali. La condizione dello stato spirituale dell’influito, distingue l’influsso dello stato di spirito della vita influente. Pace (cessazione dei dissidi) è la verità data dalla corrispondenza fra stati di Natura, Cultura, Spirito. Se la condizione dello stato di spirito di un influito è in quella forza, allora, dato ad ognuno il proprio stato e secondo il proprio stato, fra influito ed influente vi è vita nella verità. Il tramite che constata il possesso di aspetti culturali di tipo spirituale, che non hanno mai fatto parte della cultura del suo stato prima dell’evento spiritistico, è influito dalla Vita se il suo spirito è rivolto a quello Spirito, mentre è influito da della vita se il suo spirito è rivolto a quella.

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Se uno stato umano, medium, fra la vita propria e quella dello Spirito, è tramite di sapere, il rapporto medianico è spirituale anche se si è originato da esperienza spiritica, mentre, se si fa tramite di qualsiasi genere di potere, il rapporto è spiritico anche se la conoscenza si è originata da una ricerca spirituale. Secondo lo stato di coscienza di ciò che è alla conoscenza, medium, è colui o colei che recepisce l’emozione della vita dello Spirito sia nello stato naturale quanto soprannaturale. Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito (naturale o soprannaturale) che opera con la Persona è medium dello Spirito. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito (naturale o soprannaturale) che opera nella e/o sulla Persona è medium di vita (naturale quanto soprannaturale) estraneo alla Persona. Secondo il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato, ogni forza (ogni spirito) è medianico ponte di vita naturale nella naturale, soprannaturale nella soprannaturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale. Del “ponte”, è verificabile solo l’attributo di “via”: la Natura (umana e sovrumana) della vita. La verità (la Cultura) che proviene attraverso quella via è vera se conforma e conferma alla spiritualità (corrispondenza con la Vita perché vita di ogni vita) mentre può essere vera quanto verosimile, o falsa, se conforma e conferma la coscienza allo spiritismo naturale quanto soprannaturale. Frapporsi con il nostro spirito fra lo Spirito e una vita è ombrare la forza di quella vita. Ombrare gli stati di una vita oltre il suo grado di tolleranza pone quella vita in sofferenza. Lo stato della sofferenza è corrispondente allo stato della prevaricazione. Uno stato prevaricato può difendersi dalla sofferenza da prevaricazione o esaltando le sue difese o deprimendole.

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L’esaltazione è vitalità in sofferenza per l’eccesso di forza con la quale una vita si difende dalla prevaricazione. La depressione è vitalità in sofferenza per difetto di forza con la quale una vita si difende dalla prevaricazione. Le esaltazioni e le depressioni sono stati di spirito della Natura che non corrisponde alla sua Cultura. Della condizione di equilibrio degli organi naturali (omeostasi) si può dire che è la pace del corpo. Poiché per essere corrispondente forza ciò che è della Natura non può non essere della Cultura, allora, si può dire che vi è la pace nella mente quando nel suo stato vi è omeostasi culturale. Quando vi è equilibrio (corrispondenza di spirito) fra la sua forza e quella della Vita, allora si può dire che nella Persona vi è omeostasi spirituale. Dell’omeostasi naturale, culturale e spirituale (pace nel corpo, nella mente, e nella forza della vita) si può dunque dire che è la misura che indica ad uno spirito naturale quanto soprannaturale qual è la condizione del suo stato di vita. Ciò che è dolore è errore contro la vita. Nello Spirito, essendo la forza della vita sino dal principio, non vi può essere errore e, dunque, neanche dolore. Se, dunque, vi è dolore nella vita, l’errore che lo provoca non può non dipendere che dallo stato in cui una vita vive la forza del suo spirito.

Lo Spirito – 1a Stesura

Lo Spirito è la vita della Natura che ne recepisce la forza secondo la sua Cultura.

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Come un muscolo è l’immagine della sua forza, l’immagine dello Spirito è la vita soprannaturale e naturale di cui è forza.

Secondo la conoscenza di ciò che è alla coscienza, come la forza del nostro spirito è tramite di alleanza fra gli stati della nostra vita, (come fra vita e vita), così, la forza dello Spirito, è tramite di alleanza fra la vita umana e quella del Principio della vita.

Lo Spirito è l’emozione della vita che dice sé stessa.

L’emozione dello Spirito è Parola.

Secondo stati di infiniti stati di coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, il recepimento della forza dello Spirito è corrispondente all’accoglienza della sua parola: la vita.

Secondo lo stato di spirito del percepente, al recepimento del senso della vita corrisponde il recepimento del senso dello Spirito.

La percezione dello Spirito, conforma e conferma la coscienza, (naturale e soprannaturale), che percependone la forza ne percepisce la vita.

Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito, (la forza della vita sino dal Principio ) conforma la vita naturale quanto soprannaturale ad un rapporto fondato sul recepimento del corrispondente spirito.

La percezione dello Spirito della Vita, comporta un sempre più amplificato e vivificato conoscere, così, nel sentire secondo Natura e nel sapere secondo la corrispondente Cultura, la coscienza riconosce quanto di naturale e di soprannaturale per lo Spirito vive.

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Nel suo divenire esistenziale, (dal naturale al soprannaturale), lo spirito umano che prende coscienza dell’origine della sua forza, (lo Spirito), corrisponde con tutto ciò che, per stati di infinite corrispondenze fra stati, è vita della Sua vita.

Data la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la maggiore percezione dello Spirito della vita, maggiora la forza della spiritualità.

Secondo lo stato di spirito, e dato ad ognuno il proprio stato di spirito, la Cultura della vita di una Natura che corrisponde con la Natura della Cultura del Principio della vita, (la vita) è emozionalmente estatica.

Il carisma è il carattere della vita secondo forza: Natura della Cultura dello Spirito.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è conoscenza la vita che si colloca in quella dello Spirito, ha carisma tanto quanto si colloca.

Poiché vi è vita spirituale e vita spiritica, allora, secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quei stati vi è carisma di orientamento spirituale e carisma di orientamento spiritico.

Più è rilevante lo stato della corrispondenza spirituale e/o spiritica e più è rilevante lo stato del carisma.

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Il carismatico di indirizzo spiritico, più orienta la propria vita secondo i doni ricevuti, (i carismi), e più è posseduto dalle condizioni di vita dello spirito donante.

Il possesso dei carismi di orientamento spiritico prova che lo stato della forza dello Spirito di una o più realtà soprannaturali sono nello spirito di una realtà naturale ma non prova lo stato di vita di quelle forze.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale, è fonte di attendibile forza, tanto quanto non pone motivi di divisione: vuoi in una data vita, vuoi fra vita e vita, vuoi fra una vita ed il suo Principio.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale non è fonte di attendibile forza tanto quanto pone motivi di divisione nella vita.

Lo Spirito, essendo forza, è condizione di vita, ma, non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

Fra lo Spirito e gli spiriti, (naturali quanto soprannaturali), vi è relazione di Immagine, (la vita al Principio), e di Somiglianza: la vita che è conseguita dalla sua volontà di vita del Principio. Ponendo dati cognitivi per uguaglianza e per differenza, il rapporto è magistrale.

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Perché principio della vita, della forza della vita di ogni Somiglianza, lo Spirito è maestro.

Perché forza magistrale sino dal Principio, lo Spirito è maestro sovrano.

Perché il nostro spirito ci è forza magistrale sino dal principio del nostro stato, il nostro spirito ci è maestro sovrano.

Lo Spirito è l’immagine della forza cui gli spiriti somigliano, ed è l’identità della forza cui gli spiriti si riferiscono per identificarsi.

Gli spiriti, (naturali quanto i soprannaturali), sono a Somiglianza dell’Immagine secondo lo stato della corrispondenza dato dall’identificazione con l’Identità: lo Spirito.

Lo stato dell’identità di uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), dato dallo stato dell’identificazione con lo Spirito è ciò distingue spirito da spirito.

Nello stato dello Spirito, l’identità degli spiriti è data dallo stato del loro spirito.

Più sono presso lo Spirito, (forza della Natura della Cultura della Vita ) e più, identificandosi, assomigliano all’Identità.

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Uno spirito è vicino allo stato dello Spirito, tanto più è nello stato dello Spirito: il Principio della vita.

Tanto più uno spirito è lontano dallo stato dello Spirito e tanto meno è nello stato della Vita e tanto più è presso il proprio stato di vita.

Poiché solo lo Spirito del Principio è vicino a se stesso, ne consegue, che in ogni stato di vita soprannaturale permangono degli stati di vita naturali.

Lo Spirito, essendo Natura, (forza), della Cultura, (la vita), della Vita, è la forza che guida la Natura della Cultura della vita che origina.

Attraverso le indicazioni date dal raffronto fra l’immagine del Principio, (lo Spirito universale), e ciò che è a Sua somiglianza, (lo spirito particolare), lo Spirito è la guida che orienta la forza di spirito di ogni vita.

Lo Spirito guida la vita attraverso emozioni di bene.

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Uno spirito naturale quanto soprannaturale che orienta una vita verso il suo Principio, (lo Spirito), non cura le manifestazioni della Natura della Cultura di quella vita allo scopo di condizionarla, possederla e/o comunque dominarla ma per educarla secondo le corrispondenze di spirito fra vita e vita e fra vita e la Vita.

Nessun spirito che si orienti verso lo Spirito, interferisce la forza della vita data dallo Spirito, perché uno spirito altera la condizione della forza data dallo Spirito se la condiziona con lo spirito della propria.

Uno spirito che interferisce nell’umana vitalità, ombra la vita e la vitalità della vita sulla quale attua l’interferenza.

Uno spirito naturale o soprannaturale, (secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati della vita propria con l’altra e della propria con la Vita), è guida dello Spirito tanto quanto è vita secondo Spirito, cioè, secondo forza.

Quando uno spirito naturale quanto soprannaturale guida secondo la Natura della sua Cultura, allora è una guida che si sovrappone alla guida dello Spirito: principio della forza della Vita.

Uno spirito naturale o soprannaturale che tenda alla guida di un altro, lo guida secondo la forza di ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, ma, ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, quanto è conoscenza di ciò che è alla coscienza della Forza della Vita?

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Lo Spirito della Vita, è il Principio che guida la vita che inizia. Essendo Principio della vita, lo Spirito è Signore della vita.

Dato il rapporto di comparazione fra Immagine e Somiglianza, uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), è signore della propria.

Lo spirito di una vita che si eleva a signore di vita altrui, per stati di infinite corrispondenze fra gli stati dello spirito sottoposto, sosta a sé stesso l’evoluzione della vita di cui si è fatto sovrano.

Uno spirito che sosta a se stesso lo spirito altrui, (così il proprio spirito se sosta la propria vita ad una idea di se stesso), non consente l’evoluzione della vita sostata (propria o altra), tanto quanto è sostata.

Uno spirito, che sostando l’evoluzione della vita propria quanto altrui non ne consente il libero perché corrispondente processo, condiziona di se stesso ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta.

Uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), che sosti l’evoluzione, (sia presso sé che presso altro da sé), di ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta, nella vita naturale quanto soprannaturale usurpa allo Spirito la sovranità su quella vita.

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Come una cellula del nostro corpo si staccherebbe dalla prossima sua se non l’amasse come se stessa, cioè, non fosse sia nella comunione di sé, (che altrimenti non avrebbe possibilità di vita), che presso la prossima sua, (che altrimenti non potrebbe comunicare vita), così lo Spirito sta: amore perché comunione.

Come un raggio tollera di essere fermato da un ostacolo, (tollera nel senso che non per questo è meno raggio), così lo Spirito ha la tolleranza come principale attributo.

Lo Spirito non può non tollerare ciò che essendo forza della Sua forza è prossimo proprio come se stesso, cioè, stato del suo stato.

Se lo Spirito non tollerasse ciò che è prossimo proprio come se stesso, non tollererebbe vita della Sua vita.

Se lo Spirito non tollerasse vita della Sua vita, contraddirebbe il principio di cui è forza: la vita.

Lo Spirito non diverge da una coscienza chiusa, ma sta, sino a che essa, elevandosi per la conoscenza di ciò che è alla coscienza, acconsentendo alla pervasione, acconsente al fine: la vita.

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Nel discernere per quanto è giusto allo Spirito in quello che è o non è bene per la Natura, e vero o non vero della Cultura, si comprende, naturalmente, culturalmente e spiritualmente, quello che di bene e di male ci è prossimo o non prossimo alla nostra vita, a quella altrui e a quella del Principio.

Nella comprensione data dal discernimento concernente gli stati di bene, di vero e di giusto, prossimi al proprio se, al se altrui e a quello del Principio si elevano le capacità spirituali della vita che si riferisce al Principio: lo Spirito.

Se ciò che è delegato a far emergere da uno spirito ciò che è bene, vero e giusto per il suo stato, sovrappone i sensi del proprio discernimento a quelli dello spirito presso cui opera, compie una autoritaristica coercizione, che, altro non è, se non una spiritistica invasione: naturale o soprannaturale secondo il caso.

La corrispondenza fra la vita dello Spirito e la vita della sua vita è sempre; sia quando è natura sensibile, sia quando è natura soprannaturale, sia comunque sia lo stato dello spirito di un dato spirito.

Non può non esserlo perché la vita non può avere stati di vuoto se non ammettendo dei vuoti nella forza della vita del Principio: lo Spirito.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito nella nostra coscienza è Cultura spirituale.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione di uno spirito naturale e/o soprannaturale nella nostra coscienza è cultura spiritica.

La spiritualità è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura dello Spirito: la vita.

Lo spiritismo è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura di uno spirito: una vita.

La Cultura spirituale nella coscienza conforma la vita secondo lo Spirito. La Cultura spiritica nella coscienza conforma la vita secondo uno spirito.

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La percezione dello Spirito della vita è tramite naturale quanto soprannaturale di spiritualità. La percezione dello spirito di una vita è tramite di spiritismo: naturale quanto soprannaturale.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione dello Spirito e maggiore è la forza della spiritualità. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione di uno spirito e maggiore è la forza dello spiritismo.

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito che corrisponde con un altro è tramite di vita fra la propria ed altra.

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito umano che corrisponde con uno spirito soprannaturale è tramite di vita spiritica.

Secondo il suo stato di spirito, l’umano che corrisponde con la vita del Principio, (lo Spirito), è tramite della Sua forza fra la propria e quella altrui.

La corrispondenza spiritica fra uno spirito umano ed uno soprannaturale prova che una vita è tornata alla Vita ma non prova quale sia la sua collocazione nello stato della Vita.

Nello spiritismo, (naturale quanto soprannaturale), il dubbio non può non essere una costante. Ciò, non per non credere allo spiritismo, (che così non crederemmo alla totalità della Vita), ma per evitare, (attraverso lo spiritismo), di diventare passivi strumenti, (quando non complici), o di essere comunque strumentalizzati da volontà soprannaturali, (o naturali), delle quali nulla sappiamo se non ciò che dichiarano alla nostra vita.

Nello spiritismo naturale quanto soprannaturale, il credere acriticamente comporta dei pericoli morali e psichici, anche inimmaginabili e/o anche irreparabili, dato il concatenamento di cause ed effetto che si innescano operando sotto palese influsso o addirittura su esplicita indicazione di un qualsiasi spirito “guida”.

apenna

Nello spiritismo, sia naturale che soprannaturale, ciò che ne distingue la qualità è il fine.

Se il fine dello spiritismo naturale quanto soprannaturale è quello di indirizzare lo stato umano verso la sua meta, (il Principio), esso è provvido alla vita tanto quanto non condiziona di se l’arbitrio della vita che indirizza.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, chi sa di non sapere ciò che per una vita è bene, (perché vero alla sua Cultura e giusto alla sua forza), secondo il suo stato di bene è nel bene della vita propria quanto altrui, se colloca il suo spirito, (la forza della sua vita), nello Spirito: la forza della Vita.

Il male, (dolore naturale e spirituale da errore culturale), è non vita tanto quanto è male.

Uno spirito naturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con i principi della vita: il bene nella Natura ed il vero nella Cultura per quanto è giusto al suo spirito.

Uno spirito soprannaturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con il Principio dei principi: il Bene, il Vero, il Giusto della Vita.

Una vita, (naturale quanto soprannaturale), in discordia con sé stessa e con la Vita, proietta influssi di forza altrettanto discordi.

Perché aperto allo Spirito per l’influsso di forza che non si può ritrarre se non nello stato naturale, lo stato umano può essere ossessionato e/o invaso sino alla possessione sia da forze naturali quanto soprannaturali.

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Non vi è rito, che di per se impedisca l’ossessione e/o l’invasione sino alla possessione; solo la spiritualità lo può perché essendo rapporto con lo Spirito della Vita, esclude qualsiasi intermediario fra lo stato umano e quello divino.

Gli stati umani o sovrumani che tendono alla possessione di altra vita, non possono oltrepassare il principio: la vita.

Secondo il personale giudizio, ogni spirito è libero di essere o di non essere vita della Vita, ma, nessun spirito particolare è escluso dall’universale: la Vita. Se fosse, ciò significherebbe che la Vita può escludere una parte della sua vita, ma ciò contraddirebbe il principio di cui è Principio: la vita.

L’influsso della vita dello Spirito, (naturale nella naturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale) si manifesta per corrispondenza di stati.

Uno spirito naturale o soprannaturale che manifesta il suo sensibile influsso o per invasione e/o per possessione, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, o è uno spirito del male, o, deviando lo spirito influito da ciò che è il proprio bene, è uno spirito che può fare del male.

Secondo stati di infinite corrispondenze fra stati, un tramite fra la vita naturale e quella soprannaturale è naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente influito o invaso, tanto quanto il suo arbitrio è quello dello spirito influente o invasore.

Chi subordina il proprio arbitrio a quello dello spirito influente o invasore, (naturale o soprannaturale che sia), è influito o posseduto tanto quanto, a quello spirito, rimette il proprio.

apenna

Lo spirito umano che sente la propria Natura occupata dallo spirito di un’altra Cultura, (naturale quanto soprannaturale), si libera dall’asservimento collocando il principio della propria vita, (la forza del proprio spirito), nella forza del Principio della Vita: lo Spirito.

Chi separa la vita dalla sua forza, favorisce i domini degli spiriti: soprannaturale quanto naturali.

La condizione dello stato spirituale dell’influito, distingue l’influsso dello stato di spirito della vita influente. Se la condizione dello stato di spirito di un influito è in pace, allora, dato ad ognuno il proprio stato e secondo il proprio stato, fra influito ed influente vi è vita nella verità.

Il tramite che constata il possesso di aspetti culturali di tipo spirituale, che non hanno mai fatto parte della cultura del suo stato prima dell’evento spiritistico, è influito dalla Vita se il suo spirito è rivolto a quello Spirito, mentre è influito da della vita se il suo spirito è rivolto a quella.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito), è tramite di sapere, il rapporto medianico è spirituale anche se si è originato da esperienza spiritica.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito) si fa tramite di qualsiasi genere di potere, il rapporto è spiritico anche se la conoscenza si è originata da una ricerca spirituale.

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Secondo lo stato di coscienza di ciò che è alla conoscenza, medium, è colui o colei che recepisce l’emozione della vita naturale se è orientato verso quello stato, o soprannaturale se eleva il suo orientamento di vita.

Lo stato della coscienza della vita del dato medium, distingue il tramite che recepisce la vita naturale da quello che recepisce la vita soprannaturale, ma, la percezione di uno stato non è distinguibile da un altro perché la vita è stato di infiniti stati di vita.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale), che opera con la Persona è medium dello Spirito.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale) che opera nella e/o sulla Persona, è medium di vita, (naturale quanto soprannaturale), estraneo alla Persona.

Secondo il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato, ogni forza, (ogni spirito), è medianico ponte di vita naturale nella naturale, soprannaturale nella soprannaturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale.

Del ” ponte “, è verificabile solo l’attributo di ” via “: la Natura umana o sovrumana della vita. Non è verificabile la verità, vuoi perché il male è uno spirito che può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male, vuoi perché, anche l’errore è una forza che può dar del bene, dove non vi è coscienza che sia un male.

Lo Spirito – 2a Stesura

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La percezione dello Spirito è della coscienza che lo recepisce come forza della vita. Lo Spirito è la vita della Natura che ne recepisce la forza secondo la sua Cultura.

asepara

Come un muscolo è l’immagine della sua forza, l’immagine dello Spirito è la vita soprannaturale e naturale di cui è forza. Secondo la conoscenza di ciò che è alla coscienza, come la forza del nostro spirito è tramite di alleanza fra gli stati della nostra vita, (come fra vita e vita), così, la forza dello Spirito, è tramite di alleanza fra la vita umana e quella del Principio della vita. Come per la parola, lo Spirito è l’emozione della vita che dice sé stessa.

Secondo stati di infiniti stati di coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, il recepimento della forza dello Spirito è corrispondente all’accoglienza della sua parola: la vita.

Secondo lo stato di spirito del percepente, al recepimento del senso della vita corrisponde il recepimento del senso dello Spirito.

La percezione dello Spirito, conforma e conferma la coscienza, (naturale e soprannaturale), che percependone la forza ne percepisce la vita.

asepara

Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito, (la forza della vita sino dal Principio ) conforma la vita naturale quanto soprannaturale ad un rapporto fondato sul recepimento del corrispondente spirito.

La percezione dello Spirito della Vita, comporta un sempre più amplificato e vivificato conoscere, così, nel sentire secondo Natura e nel sapere secondo la corrispondente Cultura, la coscienza riconosce quanto di naturale e di soprannaturale per lo Spirito vive.

Nel suo divenire esistenziale, (dal naturale al soprannaturale), lo spirito umano che prende coscienza dell’origine della sua forza, (lo Spirito), corrisponde con tutto ciò che, per stati di infinite corrispondenze fra stati, è vita della Sua vita.

Data la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la maggiore percezione dello Spirito della vita, maggiora la forza della spiritualità.

Secondo lo stato di spirito, e dato ad ognuno il proprio stato di spirito, la Cultura della vita di una Natura che corrisponde con la Natura della Cultura del Principio della vita, (la vita) è emozionalmente estatica.

asepara

Il carisma è il carattere della vita secondo forza: Natura della Cultura dello Spirito.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è conoscenza la vita che si colloca in quella dello Spirito, ha carisma tanto quanto si colloca.

Poiché vi è vita spirituale e vita spiritica, allora, secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quei stati vi è carisma di orientamento spirituale e carisma di orientamento spiritico.

Più è rilevante lo stato della corrispondenza spirituale e/o spiritica e più è rilevante lo stato del carisma.

Il carismatico di indirizzo spiritico, più orienta la propria vita secondo i doni ricevuti, (i carismi), e più è posseduto dalle condizioni di vita dello spirito donante.

Il possesso dei carismi di orientamento spiritico prova che lo stato della forza dello Spirito di una o più realtà soprannaturali sono nello spirito di una realtà naturale ma non prova lo stato di vita di quelle forze.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale, è fonte di attendibile forza, tanto quanto non pone motivi di divisione: vuoi in una data vita, vuoi fra vita e vita, vuoi fra una vita ed il suo Principio.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale non è fonte di attendibile forza tanto quanto pone motivi di divisione nella vita.

asepara

Lo Spirito, essendo forza, è condizione di vita, ma, non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

Fra lo Spirito e gli spiriti, (naturali quanto soprannaturali), vi è relazione di Immagine, (la vita al Principio), e di Somiglianza: la vita che è conseguita dalla sua volontà di vita del Principio. Ponendo dati cognitivi per uguaglianza e per differenza, il rapporto è magistrale.

Perché principio della vita, della forza della vita di ogni Somiglianza, lo Spirito è maestro.

Perché forza magistrale sino dal Principio, lo Spirito è maestro sovrano.

Perché il nostro spirito ci è forza magistrale sino dal principio del nostro stato, il nostro spirito ci è maestro sovrano.

Lo Spirito è l’immagine della forza cui gli spiriti somigliano, ed è l’identità della forza cui gli spiriti si riferiscono per identificarsi.

Gli spiriti, (naturali quanto i soprannaturali), sono a Somiglianza dell’Immagine secondo lo stato della corrispondenza dato dall’identificazione con l’Identità: lo Spirito.

Lo stato dell’identità di uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), dato dallo stato dell’identificazione con lo Spirito è ciò distingue spirito da spirito.

Nello stato dello Spirito, l’identità degli spiriti è data dallo stato del loro spirito.

Più sono presso lo Spirito, (forza della Natura della Cultura della Vita ) e più, identificandosi, assomigliano all’Identità.

asepara

Uno spirito è vicino allo stato dello Spirito, tanto più è nello stato dello Spirito: il Principio della vita.

Tanto più uno spirito è lontano dallo stato dello Spirito e tanto meno è nello stato della Vita e tanto più è presso il proprio stato di vita.

Poiché solo lo Spirito del Principio è vicino a se stesso, ne consegue, che in ogni stato di vita soprannaturale permangono degli stati di vita naturali.

Lo Spirito, essendo Natura, (forza), della Cultura, (la vita), della Vita, è la forza che guida la Natura della Cultura della vita che origina.

Attraverso le indicazioni date dal raffronto fra l’immagine del Principio, (lo Spirito universale), e ciò che è a Sua somiglianza, (lo spirito particolare), lo Spirito è la guida che orienta la forza di spirito di ogni vita.

Lo Spirito guida la vita attraverso emozioni di bene.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale che orienta una vita verso il suo Principio, (lo Spirito), non cura le manifestazioni della Natura della Cultura di quella vita allo scopo di condizionarla, possederla e/o comunque dominarla ma per educarla secondo le corrispondenze di spirito fra vita e vita e fra vita e la Vita.

asepara

Nessun spirito che si orienti verso lo Spirito, interferisce la forza della vita data dallo Spirito, perché uno spirito altera la condizione della forza data dallo Spirito se la condiziona con lo spirito della propria.

Uno spirito che interferisce nell’umana vitalità, ombra la vita e la vitalità della vita sulla quale attua l’interferenza.

Uno spirito naturale o soprannaturale, (secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati della vita propria con l’altra e della propria con la Vita), è guida dello Spirito tanto quanto è vita secondo Spirito, cioè, secondo forza.

Quando uno spirito naturale quanto soprannaturale guida secondo la Natura della sua Cultura, allora è una guida che si sovrappone alla guida dello Spirito: principio della forza della Vita.

Uno spirito naturale o soprannaturale che tenda alla guida di un altro, lo guida secondo la forza di ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, ma, ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, quanto è conoscenza di ciò che è alla coscienza della Forza della Vita?

Lo Spirito della Vita, è il Principio che guida la vita che inizia. Essendo Principio della vita, lo Spirito è Signore della vita.

Dato il rapporto di comparazione fra Immagine e Somiglianza, uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), è signore della propria.

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Lo spirito di una vita che si eleva a signore di vita altrui, per stati di infinite corrispondenze fra gli stati dello spirito sottoposto, sosta a sé stesso l’evoluzione della vita di cui si è fatto sovrano.

Uno spirito che sosta a se stesso lo spirito altrui, (così il proprio spirito se sosta la propria vita ad una idea di se stesso), non consente l’evoluzione della vita sostata (propria o altra), tanto quanto è sostata.

Uno spirito, che sostando l’evoluzione della vita propria quanto altrui non ne consente il libero perché corrispondente processo, condiziona di se stesso ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta.

Uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), che sosti l’evoluzione, (sia presso sé che presso altro da sé), di ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta, nella vita naturale quanto soprannaturale usurpa allo Spirito la sovranità su quella vita.

Come una cellula del nostro corpo si staccherebbe dalla prossima sua se non l’amasse come se stessa, cioè, non fosse sia nella comunione di sé, (che altrimenti non avrebbe possibilità di vita), che presso la prossima sua, (che altrimenti non potrebbe comunicare vita), così lo Spirito sta: amore perché comunione.

asepara

Come un raggio tollera di essere fermato da un ostacolo, (tollera nel senso che non per questo è meno raggio), così lo Spirito ha la tolleranza come principale attributo.

Lo Spirito non può non tollerare ciò che essendo forza della Sua forza è prossimo proprio come se stesso, cioè, stato del suo stato.

Se lo Spirito non tollerasse ciò che è prossimo proprio come se stesso, non tollererebbe vita della Sua vita.

Se lo Spirito non tollerasse vita della Sua vita, contraddirebbe il principio di cui è forza: la vita.

Lo Spirito non diverge da una coscienza chiusa, ma sta, sino a che essa, elevandosi per la conoscenza di ciò che è alla coscienza, acconsentendo alla pervasione, acconsente al fine: la vita.

Nel discernere per quanto è giusto allo Spirito in quello che è o non è bene per la Natura, e vero o non vero della Cultura, si comprende, naturalmente, culturalmente e spiritualmente, quello che di bene e di male ci è prossimo o non prossimo alla nostra vita, a quella altrui e a quella del Principio.

Nella comprensione data dal discernimento concernente gli stati di bene, di vero e di giusto, prossimi al proprio se, al se altrui e a quello del Principio si elevano le capacità spirituali della vita che si riferisce al Principio: lo Spirito.

Se ciò che è delegato a far emergere da uno spirito ciò che è bene, vero e giusto per il suo stato, sovrappone i sensi del proprio discernimento a quelli dello spirito presso cui opera, compie una autoritaristica coercizione, che, altro non è, se non una spiritistica invasione: naturale o soprannaturale secondo il caso

La corrispondenza fra la vita dello Spirito e la vita della sua vita è sempre; sia quando è natura sensibile, sia quando è natura soprannaturale, sia comunque sia lo stato dello spirito di un dato spirito.

Non può non esserlo perché la vita non può avere stati di vuoto se non ammettendo dei vuoti nella forza della vita del Principio: lo Spirito.

asepara

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito nella nostra coscienza è Cultura spirituale.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione di uno spirito naturale e/o soprannaturale nella nostra coscienza è cultura spiritica.

La spiritualità è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura dello Spirito: la vita.

Lo spiritismo è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura di uno spirito: una vita.

La Cultura spirituale nella coscienza conforma la vita secondo lo Spirito. La Cultura spiritica nella coscienza conforma la vita secondo uno spirito.

La percezione dello Spirito della vita è tramite naturale quanto soprannaturale di spiritualità. La percezione dello spirito di una vita è tramite di spiritismo: naturale quanto soprannaturale.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione dello Spirito e maggiore è la forza della spiritualità. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione di uno spirito e maggiore è la forza dello spiritismo./p>

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito che corrisponde con un altro è tramite di vita fra la propria ed altra.

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito umano che corrisponde con uno spirito soprannaturale è tramite di vita spiritica.

Secondo il suo stato di spirito, l’umano che corrisponde con la vita del Principio, (lo Spirito), è tramite della Sua forza fra la propria e quella altrui.

La corrispondenza spiritica fra uno spirito umano ed uno soprannaturale prova che una vita è tornata alla Vita ma non prova quale sia la sua collocazione nello stato della Vita.

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Nello spiritismo, (naturale quanto soprannaturale), il dubbio non può non essere una costante. Ciò, non per non credere allo spiritismo, (che così non crederemmo alla totalità della Vita), ma per evitare, (attraverso lo spiritismo), di diventare passivi strumenti, (quando non complici), o di essere comunque strumentalizzati da volontà soprannaturali, (o naturali), delle quali nulla sappiamo se non ciò che dichiarano alla nostra vita.

Nello spiritismo naturale quanto soprannaturale, il credere acriticamente comporta dei pericoli morali e psichici, anche inimmaginabili e/o anche irreparabili, dato il concatenamento di cause ed effetto che si innescano operando sotto palese influsso o addirittura su esplicita indicazione di un qualsiasi spirito ” guida “.

Nello spiritismo, sia naturale che soprannaturale, ciò che ne distingue la qualità è il fine.

Se il fine dello spiritismo naturale quanto soprannaturale è quello di indirizzare lo stato umano verso la sua meta, (il Principio), esso è provvido alla vita tanto quanto non condiziona di se l’arbitrio della vita che indirizza.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, chi sa di non sapere ciò che per una vita è bene, (perché vero alla sua Cultura e giusto alla sua forza), secondo il suo stato di bene è nel bene della vita propria quanto altrui, se colloca il suo spirito, (la forza della sua vita), nello Spirito: la forza della Vita.

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Il male, (dolore naturale e spirituale da errore culturale), è non vita tanto quanto è male.

Uno spirito naturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con i principi della vita: il bene nella Natura ed il vero nella Cultura per quanto è giusto al suo spirito.

 Uno spirito soprannaturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con il Principio dei principi: il Bene, il Vero, il Giusto della Vita.

Una vita, (naturale quanto soprannaturale), in discordia con sé stessa e con la Vita, proietta influssi di forza altrettanto discordi.

Perché aperto allo Spirito per l’influsso di forza che non si può ritrarre se non nello stato naturale, lo stato umano può essere ossessionato e/o invaso sino alla possessione sia da forze naturali quanto soprannaturali.

Non vi è rito, che di per se impedisca l’ossessione e/o l’invasione sino alla possessione; solo la spiritualità lo può perché essendo rapporto con lo Spirito della Vita, esclude qualsiasi intermediario fra lo stato umano e quello divino.

Gli stati umani o sovrumani che tendono alla possessione di altra vita, non possono oltrepassare il principio: la vita.

asepara

Secondo il personale giudizio, ogni spirito è libero di essere o di non essere vita della Vita, ma, nessun spirito particolare è escluso dall’universale: la Vita. Se fosse, ciò significherebbe che la Vita può escludere una parte della sua vita, ma ciò contraddirebbe il principio di cui è Principio: la vita.

L’influsso della vita dello Spirito, (naturale nella naturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale) si manifesta per corrispondenza di stati.

Uno spirito naturale o soprannaturale che manifesta il suo sensibile influsso o per invasione e/o per possessione, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, o è uno spirito del male, o, deviando lo spirito influito da ciò che è il proprio bene, è uno spirito che può fare del male.

Secondo stati di infinite corrispondenze fra stati, un tramite fra la vita naturale e quella soprannaturale è naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente influito o invaso, tanto quanto il suo arbitrio è quello dello spirito influente o invasore.

Chi subordina il proprio arbitrio a quello dello spirito influente o invasore, (naturale o soprannaturale che sia), è influito o posseduto tanto quanto, a quello spirito, rimette il proprio.

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Lo spirito umano che sente la propria Natura occupata dallo spirito di un’altra Cultura, (naturale quanto soprannaturale), si libera dall’asservimento collocando il principio della propria vita, (la forza del proprio spirito), nella forza del Principio della Vita: lo Spirito.

Chi separa la vita dalla sua forza, favorisce i domini degli spiriti: soprannaturale quanto naturali.

La condizione dello stato spirituale dell’influito, distingue l’influsso dello stato di spirito della vita influente. Se la condizione dello stato di spirito di un influito è in pace, allora, dato ad ognuno il proprio stato e secondo il proprio stato, fra influito ed influente vi è vita nella verità.

Il tramite che constata il possesso di aspetti culturali di tipo spirituale, che non hanno mai fatto parte della cultura del suo stato prima dell’evento spiritistico, è influito dalla Vita se il suo spirito è rivolto a quello Spirito, mentre è influito da della vita se il suo spirito è rivolto a quella.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito), è tramite di sapere, il rapporto medianico è spirituale anche se si è originato da esperienza spiritica.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito) si fa tramite di qualsiasi genere di potere, il rapporto è spiritico anche se la conoscenza si è originata da una ricerca spirituale.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è alla conoscenza, medium, è colui o colei che recepisce l’emozione della vita naturale se è orientato verso quello stato, o soprannaturale se eleva il suo orientamento di vita.

Lo stato della coscienza della vita del dato medium, distingue il tramite che recepisce la vita naturale da quello che recepisce la vita soprannaturale, ma, la percezione di uno stato non è distinguibile da un altro perché la vita è stato di infiniti stati di vita.

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Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale), che opera con la Persona è medium dello Spirito.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale) che opera nella e/o sulla Persona, è medium di vita, (naturale quanto soprannaturale), estraneo alla Persona.

Secondo il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato, ogni forza, (ogni spirito), è medianico ponte di vita naturale nella naturale, soprannaturale nella soprannaturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale.

Del ” ponte “, è verificabile solo l’attributo di ” via “: la Natura umana o sovrumana della vita. Non è verificabile la verità, vuoi perché il male è uno spirito che può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male, vuoi perché, anche l’errore è una forza che può dar del bene naturale, dove non vi è coscienza che sia un errore culturale.

Analisi delle Emozioni

Le emozioni sono informazioni che una Natura da alla sua Cultura. Tanto più una Natura sente quelle informazioni e tanto più la sua Cultura le sa. Tanto più una Cultura le sa e tanto più la sua Natura le sente. Tanto più una individualità le sente perché le sa (come tanto più le sa perché le sente) e tanto più le vive.

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Per sentire, sapere e dunque vivere secondo le emozioni date dalla forza del proprio Spirito, ciò che è della Cultura non può non essere della Natura come ciò che è della Natura non può non essere della Cultura. Secondo la forza del proprio Spirito chi non sente ciò che la sua Cultura sa, o non sa ciò che la sua Natura sente (cioè, non corrisponde a se stesso) non è la vita di sé tanto quanto non sa ciò che sente o non sente ciò che sa. Tanto più una Natura personale, sociale e spirituale, sente ciò che la sua Cultura sa, o sa ciò che la sua Natura sente, tanto più è vita, cioè, forza dello Spirito. Nella corrispondenza con altre individualità, in ragione di quello che si è, per quello che si saprà dato quello che si sentirà, esprimendo la forza della vita data dalla propria realizzazione, si attuerà la Natura della Cultura della vita propria ed altra perché con l’altra. Tanto più una vita corrisponde a sé e con il sociale e spirituale che gli è proprio e tanto più la forza di quella identità è personale, sociale e spirituale. Una individualità che sente ciò che non sa conosce a metà. Una individualità che sa ciò che non sente conosce a metà. Una individualità che conosce a metà, vive a metà. Una individualità che vive a metà (cioè, che non sa ciò che sente, o non sente ciò che sa) è separata da se stessa o per quanto non sa, o per quanto non sente, o per quanto non vive ciò che sa per quello che sente. L’individualità che non vive secondo la Natura della sua Cultura manca di una parte di sé. Ciò che gli manca può essere la vita nella sua Natura o quella nella sua Cultura. Secondo lo stato della mancanza negli stati di Natura e Cultura, l’individualità che manca di una parte di se, manca nella forza della vita: lo Spirito.

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La Natura che non sente la sua emozione compensa la sua forza (il suo spirito) con quello che la sua Cultura sa. La Cultura che non sa la sua emozione, compensa la sua forza con quello che la sua Natura sente. La vita che non vive la sua emozione secondo la Natura della Cultura del suo Spirito, compensa la carenza della sua forza gratificandola o per mezzo della Natura o per mezzo della Cultura. L’individualità è spiritualmente attrice quando supplisce la parte che gli manca (o quella naturale, o quella culturale, o quella spirituale) con ciò che non è della Natura della Cultura della sua vita. L’individualità spiritualmente attrice, è quella che recita la vita della parte che non sa, o non sente, o non vive per ciò che sa e sente. E’ autrice, l’individualità spirituale che vive ciò che è per quanto sa per quello che sente. La Persona è portatrice di valori spirituali propri, del sociale e dello spirituale cui corrisponde, tanto quanto in ragione di ciò che è per quanto sente di ciò che sa, è in comunione sia con il sé personale con il sociale e lo spirituale. La comunione di sé permette l’amore di sé. La comunione fra il proprio sé, quello sociale e lo spirituale, permette l’amore per la vita. Se vi è (o non vi è) corrispondenza di spirito fra gli stati di Natura e Cultura propri e fra i propri e quelli sociali e spirituali, vi è o non vi è vita tanto quanto vi è (o non vi è) comunione di vita. Dove non vi è comunione di vita, vi è separazione di vita. Secondo lo stato della separazione, ogni separazione è divisione dal bene: vero per quanto è giusto. Secondo il proprio stato (ciò che si è) e dato ad ognuno il proprio stato (ciò che si sa in ciò che si è per ciò che si sente) allo Spirito il bene è giusto quando fra Natura e Cultura vi è comunione di verità. Dove la separazione dal bene, lede la comunione di verità, vi è dolore tanto quanto vi è separazione. Poiché, il bene, è il vero da ciò che è giusto, lo stato che è separato dal Bene (o nella sua Natura, o nella sua Cultura, o nella sua vita) non è nel giusto dello spirito proprio e della Vita, tanto quanto non è nel vero. Lo stato della vita che è separato dal bene (e dunque nel dolore dato da ciò che non è giusto perché non è vero) brama il ritorno allo stato nel quale non vi è alcun male.

Analisi dell’Individualità

Un’individualità che in primo non corrisponde a sé stessa, cioè, con gli stati di Natura, Cultura e Spirito propri, necessariamente, è separata da sé stessa tanto quanto non si corrisponde. Una individualità che non è in comunione con sé stessa perché in vario grado separata, è, perché esiste, ma, non vive tanto quanto non attua (o vive tanto quanto attua) in primo ciò che lo accomuna a sé e, corrispondendo, ciò che lo accomuna ad altro da se.

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La vitalità è la forza di spirito della Natura. La vita è la forza dello Spirito della Cultura. Lo Spirito è il Principio della forza della Natura della Cultura della vita. La vitalità dello spirito delle individualità che corrispondono al sé proprio, al sociale e allo spirituale comprende la vita e ne è compresa. La vitalità dello spirito delle individualità che, pur corrispondendo con il sociale non corrispondono a se, comprendono la vita sociale e ne sono comprese ma non comprendono la propria, che non le comprende tanto quanto non si corrispondono. La vitalità dello spirito delle individualità che corrispondono a sè ma non con il sociale, comprendono la propria vita (che le comprende) ma non comprendono quella sociale che non le comprende tanto quanto non si corrispondono. La vitalità dello spirito delle individualità che non corrispondono a sè, né al sociale e né allo spirituale, non comprende la vita propria, sociale e spirituale, che non la comprende tanto quanto non si corrispondono. La relazione di corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali propri costituisce la personale identità. La relazione di corrispondenza fra i propri stati e quelli della Natura della Cultura della vita sociale costituisce l’identità personale – sociale. La relazione di corrispondenza fra i propri stati e quelli della Natura personale e sociale della Cultura della vita secondo lo Spirito, costituisce l’identità personale – sociale – spirituale.

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Una individualità non vive (naturalmente, culturalmente, spiritualmente) la vita di ciò che è per quanto sente di ciò che sa, tanto quanto non corrisponde con lo stato (naturale, culturale e spirituale) identificante. Quando una individualità in identificazione (moto della ricerca di sé) non corrisponde con lo stato naturale, culturale, spirituale referente di identificazione (Principio del moto della ricerca di se), vi è separazione fra il soggetto identificante e quello in identificazione tanto quanto fra i due stati non vi è corrispondenza. Quando fra lo stato identificante e quello in identificazione non vi è corrispondenza di stati, l’individualità in identificazione, è confusa tanto quanto la corrispondenza è mancante. Di converso: quando fra lo stato identificante e quello in identificazione vi è corrispondenza di stati, l’individualità in identificazione è certa di sé tanto quanto, è, lo stato di vita dato dalla comparazione fra il sé proprio e quello identificante. La personalità divisa da se stessa perché non sente quanto sa o non sa quanto sente (e, dunque non vive ciò che sente per quanto sa) subisce (e provoca) i danni originati dalla separazione, tanto quanto è separata da se stessa. L’io che si conosce è come una casa ( Natura ) che poggia su un terreno ( Cultura ) idoneo a reggerne la costituzione ( la vita ) in tutte le sue parti. L’io che non si conosce, è come una casa (Natura) che non sa quale è la parte (Cultura) più idonea a reggere la vita della sua costituzione. L’Io, che non costituisce la sua vita secondo il proprio sé ma secondo altro da sé, è come una casa (Natura) abitata da un inquilino (Cultura) alieno al suo Spirito.

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Una individualità che si costituisce incosciente della parte di sé (la naturale, la culturale o la spirituale) più idonea a reggere il peso dell’edificio (la sua vita) è soggetta a crepe: le crisi di identità. La crisi di identità, o denuncia che un Io si è estraniato da una parte naturale, culturale o spirituale di sé, o che è stato espropriato di una parte naturale, culturale, o spirituale di sé, o che si è estraniato da sé perché espropriato di sé e/o invaso di altro da se. Una identità è in crisi quando non è ultimata dai suoi principi. Ad una identità non ultimata dai suoi principi necessitano continui sostegni. Sostiene la personalità in crisi di sé, ciò che di naturale, culturale, o spirituale, di volta in volta occorre allo stato naturale, culturale e spirituale. Ogni separazione da sé di una parte di sé è una ferita: come tale è un male. Poiché, per essere vita, ciò che è della Natura non può non essere della Cultura, allora, il male naturale è anche male culturale. Un male nella Natura che diventa male anche della sua Cultura è male anche nello Spirito, cioè, nella forza della vita. Il male (naturale tanto quanto culturale e spirituale) deforma la vitalità e, conseguentemente, deforma la vita. Ogni male richiama la corrispondente cura: naturale se ad esserne colpita è la Natura; culturale se ad esserne colpita è la Cultura, spirituale se ad esserne colpita è la forza della Natura della Cultura della vita. Una individualità diretta verso la Vita cura il suo male con atti di vita sia verso sé che verso altro da sé. Tanto quanto non è diretta verso la Vita, una individualità si cura con atti di morte o contro sé o contro altro da sé.

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Se ciò che principalmente manca riguarda la vita naturale o culturale, una individualità si compensa (semplicemente o complessamente) o con della vita naturale o con della vita culturale. Se ciò che principalmente manca riguarda la Natura della Cultura della Vita (ricerca delle origini e degli scopi di vita) una individualità si compensa (semplicemente o complessamente) elevando i principi della propria. Se ciò che manca è rilevante al punto che ne ciò che è (Natura) e ne ciò che sa (Cultura) e ne la forza (lo Spirito) data da ciò che è di quanto sa di ciò che sente sono l’un l’altro sufficientemente compensativi, allora, una data individualità, la dove non sa o non può rivedere il suo vissuto, può avvertire la necessità di compensarsi più fondamentalmente. Nei casi di più fondamentale compensazione se una individualità giunge sino a compensare la totalità dell’essere, certamente non si può dire che è ciò che sa per quello che sente, ma, che è ciò che sa per quello che gli fa sentire la totale compensazione adottata. Tanto più quella individualità è ciò che sa per quello che la più fondamentale compensazione adottata gli fa sentire e, tanto più assume la personale identità data dalla compensazione complessivamente adottata a sua integrazione. Se la compensazione adottata è alcolica, tanto più una individualità sofferente compenserà la sua Natura con quell’elemento e, tanto più la sua Cultura sarà la vita di quello che è per ciò che saprà di ciò che l’alcool gli farà sentire. Nel caso in esempio, l’identità conseguente sarà quella dell’alcolista. Nel massimo processo di identificazione dato dall’essere l’identità della sostanza naturale, chimica, quanto ideologica, che si raggiunge quando una vita ” si fa ” con la vitalità che genera una sostanza totalizzante, quello che vale per le droghe che diventano la forza della Natura della Cultura nella droga, vale anche per le ideologie e/o gli edonismi se diventano droghe (fissatrici d’arbitrio) per la Cultura della Natura della vita che necessita di forza.

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Se nel caso dell’overcompensazione da alcool l’identità globale che ne consegue sarà quella dell’alcolista, nell’overcompensazione culturale e/o spirituale (o in altri casi con cui si compensi la Cultura della Natura) la personalità risultante rischia di essere naturalmente o culturalmente, o spiritualmente fanatica E’ fanatica, l’individualità che ha delegato la totalità del proprio arbitrio alla realtà che ha invaso di se o la forza della sua Natura, o di quella della sua Cultura o la forza (lo Spirito) della sua vita. Tanto più il fanatico è forte d’altro e tanto più è debole di sé. Quando una identità assume quella dei totalizzanti artifici che usa per essere, non è mai ciò che è per quello che vive per quanto sa di ciò che sente, cioè, se stessa. Non è mai se stessa, perché quando è totalmente compensata, è sua identità la totale compensazione e, non è mai se stessa quando non è compensata perché la sua identità, in assenza di compensazione, è vita che non si sente perché non si sa (se il suo principio di vita è la vita della sua Cultura) o non si sa perché non si sente se il suo principio di vita è la vita della sua Natura. Una individualità asservita ad un artificio perché carente nella forza della propria vita (nel suo Spirito) in quanto la sua Natura non vive ciò che sa la sua Cultura (o la sua Cultura non vive ciò che sente la sua Natura) è fuori di sé già prima che compensi quel fuori con altri buttafuori. Una individualità che vive quello che è per quello che sa in ciò che sente, non necessita di artifici, perché, tanto quanto è indipendente, è sovrana. Vi è potere della Natura sulla Cultura quando una Natura ama ciò che sente più di ciò che sà. Vi è potere della Cultura sulla Natura, quando una Cultura ama ciò che sa più di ciò che sente. Sulla Natura di una Cultura vi è il potere della forza quando ama la sua emozione (il suo Spirito) più di quanto sa per ciò che sente. Poiché, il potere, per sua Natura non può ammettere la mediazione, non l’amore (che essendo comunione per sua Natura l’ammette) è fonte di potere, ma, solamente il desiderio dato dal piacere. Il desiderio dato dal piacere (ambedue gli stati non ammettono che se stessi) è una volontà di potere e, una volontà di potere che non ammette che se stessa, è sempre un sopruso: verso se stessi non meno che verso altri.

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Quando, a causa di norme estranee allo spirito dell’amore (ciò che permette la comunione sia in se che con altro/i da se) la volontà data dal desiderio di un piacere diventa il prevaricante potere naturale, e/o culturale e/o spirituale di uno stato (anche se amoroso) su un altro, nell’anima, sottomessa alla volontà del desiderio (come imposto ad altro anche imposto al proprio sé) si generano delle ” tossine ” naturali, culturali e spirituali, che ammalano ora di depressione e/o ora di esaltazione sia la vita che pratica la volontà del potere che la vita che lo subisce: la ammalano, tanto da mandarla anche anche oltre arbitrio. La dove non vi è comunione di vita nella persona o fra persone ( e/o una corrispondenza da compassione per il reciproco spirito ) non vi è amore sia nella persona che fra persone tanto quanto la nostra vita è inadempiente verso il suo principio: la Vita. La dove verso la vita (nostra, altra e del Principio) non vi è amore, o vi è indifferenza da mancata condivisione di spirito, vi è inimicizia tanto quanto non vi è amore e/o non vi è compassione da condivisione verso la nostra ed altra vita. La dove vi è inimicizia, tanto quanto non vi è amore e/o compassione, vi è ignoranza (sia contro sé che contro altro da se) verso tutto ciò che non si ama perché non lo si conosce a causa della mancata comunione sia di se con se, come di se con altro da se. L’ignoranza, quando è rifiuto di confronto, o è Natura della paura, o è Cultura dell’arroganza (overdose di difesa da paura) o piacere del sopruso. Come l’intolleranza, l’ignoranza separa vita da vita. L’ignoranza verso se separa da se ciò che è proprio prossimo. L’ignoranza verso l’altro separa ciò che è prossimo a se del se altrui. L’ignoranza verso se uccide l’amore di se. L’ignoranza verso l’altro uccide l’amore dell’altro. L’ignoranza uccide l’amore. L’ignoranza uccide l’amore perché separa la comunione. Ogni volta si impedisce la vita data dalle corrispondenze fra Natura, Cultura e Spirito (impedire la corrispondenza è separare la vita sia in se che la propria da altri) si pone inimicizia sia fra gli stati propri che, indipendentemente dagli stati, fra altri stati. Poiché l’inimicizia non permette la conoscenza e poiché l’ignoranza non permette la comunione e la mancata comunione non permette l’amore, ecco che non potendo conoscere (o per Natura, o per Cultura, o per lo Spirito) non si può amare ciò che ci è stato diviso, tanto quanto siamo separati da ciò che ci è stato diviso. L’inimicizia principia l’odio. L’odio è uno spirito che può alimentare contro la vita (e la Vita) delle reazioni sia implosive che esplosive. E’ reazione implosiva l’odio contro se. E’ reazione esplosiva l’odio contro altro da se. L’odio contro la vita ( e la Vita ) ammala di sé il sé che lo contiene.

Analisi del male

Lo stato nel quale non vi è alcun male è il Bene: Principio del bene naturale quanto del culturale e dello spirituale in ogni stato di vita. In ragione della condizione dello stato della mancata comunione di una Natura, o di una Cultura, o di una vita con il Principio del Bene, non vi è comunione col Bene, tanto quanto vi è insoddisfatto desiderio di unione verso l’origine.

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Qualsiasi desiderio di bene che non corrisponde al vero è arbitrio su di sé o su altro sé perché non è corrispondente vita: forza di ciò che allo Spirito è giusto. L’arbitrario desiderio di una Natura che non corrisponde secondo quanto è bene per ciò che è vero di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Natura propria che altra. L’arbitrario desiderio di una Cultura che non corrisponde secondo quanto è vero per ciò che è bene di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Cultura propria che altra. L’arbitrario desiderio di una vita (forza del suo Spirito) che dato il bene che è nel vero non corrisponde secondo quanto è giusto sia alla vita propria che ad altra, si pone contro sia la vita propria che altra. Ogni arbitrio è una violenza: sia sugli stati propri che sugli stati altri. Violenza (contro sé e/o contro altro da sé) è la forza della vita che non vuole sentire e, dunque intendere, la ragione del suo Spirito. La ragione dello Spirito si intende nello stato di pace, perché, nella pace vi è quiete fra i dissidi e, dunque, verità. La forza della violenza da arbitrio contro se e/o altro da se è corrispondente alla forza dello stato di ciò che non si vuole sentire, sapere e capire. Una individualità non vive la sua vita con giusto Spirito (cioè, con la giusta forza) tanto quanto il sapere dato dalla sua Cultura non corrisponde al sentire dato dalla sua Natura (come di converso) tanto quanto il sentire dato dalla sua Natura non corrisponde al sapere dato dalla sua Cultura.

Analisi del discernimento

Il discernimento è il più corrispondente strumento di cura: esso è il mezzo che pone nella giusta corrispondenza ciò che è sano con ciò che è da sanare. Il discernimento su sé o su altro da sé, è attiva transazione culturale ogni qualvolta permette il proseguo della vita propria, sociale e spirituale.

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E’ passiva transazione di vita, il discernimento che principalmente attua la mera esistenza. Il discernimento è il medico che cura se stesso. Le l’individualità separate da sé stesse, soffrono della mancanza di vita nella parte che il loro sé non vive. Gli elementi di compensazione cui ricorre una individualità sofferente per carenza di spirito (forza della vita ) possono anche diventare particolarmente complessi, quando: è inappagata da se stessa e dal sociale; inappagata di sé per quanto variamente appagata nel sociale; inappagata nel sociale per quanto variamente appagata di sé. Per giungere al proprio completamento attraverso l’appagamento, le individualità totalmente o parzialmente inappagate perché personalmente, socialmente e spiritualmente non comprese dallo stato proprio e/o sociale e/o spirituale, possono anche diventare dipendenti (quanto tossicodipendenti) di elementi compensativi ( ” leggeri ” e/o ” pesanti ” ) sia naturali che ideologici e/o chimici. Tanto più la forza della vita (lo Spirito) è depressa per la mancanza di risposte alla domanda di equilibrio posta dalla vitalità in sofferenza (o esaltata per eccesso di risposte) e tanto più complessi sono gli elementi di compensazione cui ricorre la data individualità. La parte dell’individualità depressa o eccitata perché non vive ciò che sa per quello che è, può principalmente essere quella naturale (la vitalità) o quella culturale (la conoscenza) o quella spirituale: elevazione verso il Principio dei significati esistenziali.

Analisi della pace

La Natura è il luogo del Bene. La Cultura è il luogo della Verità. Lo Spirito, è il luogo del Giusto che corrisponde dalla Natura nel Bene per la Cultura nel Vero. Giustizia è assenza di ogni dissidio. L’assenza di ogni dissidio è pace. In una Natura in pace vi è giustizia.

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Essendo cessazione di ogni dissidio (la giustizia) dove vi è giustizia data dalla pace perché è cessato ogni dissidio, non può non esservi che verità: se non raggiunta fra vita e vita è raggiunta fra vita e Vita. Sia nella Natura della vita della propria Cultura, che fra la propria ed altra, quando non vi è dissidio fra il bene della Natura ed il vero della Cultura perché vi è pace, la vita, non può non essere che nella verità di ciò che è giusto: lo Spirito. Poiché pace è tacitazione di ogni dissidio e alla tacitazione di ogni dissidio segue il silenzio, nel silenzio della pace dato dalla verità che ha tacitato i dissidi, vi è il principio della ricerca dell’origine di ogni verità. Nessuno sa cosa è bene dato il vero che è nel giusto, ma, ciò che non lo sa la Cultura lo sente la Natura. Nella vita della Cultura della Natura ( lo stato di ciò che sa perché sente ) che non corrisponde al bene per ciò che è giusto dato il vero, lo spirito è depresso. Nella vita della Natura della Cultura ( lo stato di ciò che sente perché sa ) che non corrisponde al vero per ciò che è bene dato il giusto, lo spirito è eccitato. Poiché ciò che è depresso o eccitato non è in pace, ne consegue, che lo stato di pace in una Natura è ciò che afferma il bene di ciò che è nel giusto, perché, alla sua Cultura, vero.

Genesi – a padre Aldo Bergamaschi

Sgombrato il passo alla ragione dalla millenaria Cultura che in diverso modo dice la Genesi della vita, comunque, posso chiamare Adamo (“nato dalla terra” dall’ebraico Adamah) anche il solo primo stato maschile della vita originata e chiamare Eva (“la Madre dei viventi”) anche il solo primo stato femminile. Non solo: riferendomi ad uno stato di vita e non ad una data Persona (e, dunque, razza) comunque posso accettare qualsiasi nome maschile e femminile con i quali qualsiasi Cultura di qualsiasi popolo nomina i precursori della sua specie. Se non altro perché non vi possono essere contenuti culturali e spirituali se prima non vi è il corpo contenitore (la Natura) ammettiamo che, sia della vita maschile che della femminile, il loro primo stato sia il naturale. Dal momento che un contenuto culturale individuale non può sorgere da un contenitore estraneo al suo stato, ne consegue che la Natura del dato stato è via della sua Cultura. Dal principio naturale della vita, dunque, si originò il corrispondente principio culturale.

aneolinea

Il principio del bene nella Natura è il sentire. Il principio del bene nella Cultura è il sapere. Lo Spirito è il principio della forza della vita del bene naturale e culturale che si origina dal sentire nel sapere se il prevalente principio di vita è diretto dalla forza della vita della Natura, o dal sapere nel sentire se il prevalente principio di vita è diretto dalla forza della vita della Cultura.

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Il principio della vita è corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito non solo nello stato maschile e femminile della vita maschile e femminile. ma, necessariamente, anche fra di loro. Infatti, se non vi fosse integrazione fra i due stati, la vita avrebbe avuto un solo stato e, dunque, o eterno (ma di eterno vi è solo il Principio) o, per quanto lungo, necessariamente a termine.

Non necessariamente in ordine di tempo ma, necessariamente, secondo l’ordine dato dal convivere fra i suoi stati, la vita si evolse (come si evolve) secondo tre fasi: siccome in principio vi fu la Natura, in principio, l’unione fra gli stati della vita avvenne secondo le corrispondenze date dalla vita naturale: stato o persona che sia.

Mano a mano avvenne la coscienza (luogo di ogni conoscenza) della vita naturale propria quanto altra, alla Cultura della Natura della vita (quella indicata dalla vita del corpo dello stato e/o persona che sia) seguì la Natura della sua Cultura, cioè, quella indicata dal corpo culturale (la mente) dei perseguenti la vita loro all’inizio e, nell’evolversi della situazione personale e storica, della vita sociale. In ragione delle finalità di vita, al perseguimento naturale e culturale seguì quello spirituale; quello, cioè, della ricerca dei principi di vita e del Principio della stessa.

Mi dirà: come fa uno stato della vita ad avere il senso della vita della propria Natura se, essendo stato e, dunque, non ancora vita (secondo forza, Natura che corrisponde con la sua Cultura) non può avere quello della propria Cultura e, dunque, neanche quello del proprio Spirito? Lapalissiano, Padre! Perché qualsiasi stato naturale vi sia stato in origine, avendo lo Spirito che gli è forza ha la vita data dal Principio. Avendo la vita data dal Principio (il cui principio è vita) in ragione dello stato dello stato originato, necessariamente, ne ha Cultura. Quale? Ovviamente, quella della vita: corrispondenza di stati con quelli del Principio la dove i nostri, pur principiati, non si siano ancora formati al punto da essere coscienti di se. Quando si è coscienti di se? Questa è una domanda da infiniti miliardi tanto la risposta implicherebbe anche la conoscenza dell’infinitesimale. Limitandoci alle nostre dimensioni, direi che ogni stato di vita, avendo vita, necessariamente, ha la coscienza del suo stato.

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Dati gli stati della vita, la coscienza, ha tre stati di conoscenza. Nello stato naturale quella data dal sentire. Nello stato culturale quella data dal sapere. Nello stato della vita, quella data dalla forza dello Spirito della vita che si origina dalla relazione fra il sentire ed il sapere.

Se non si può operare in modo di interrompere una vita (errore contro lo Spirito) si può opere in modo di interromperne uno stato? Anche questa è una domanda da infiniti miliardi. Dal momento che uno stato della vita ha vita tramite quella del Principio, direi che non si può interrompere nessun stato di vita se non interrompendo il suo rapporto sia con il suo principio che con il Principio. Al proposito, è legittimo sostenere le proprie opinioni sulla vita altra al punto da sottometterla a ciò che si pensa? Fermo restando il fatto che ognuno può sostenere ciò che crede, si da il caso di ricordare che lo Spirito, essendo la forza della vita sia dell’Universale che del Particolare, in tutti gli stati della vita non può non essere il sovrano di quegli stati. Da ciò ne consegue che ogni giudizio non può non essere che secondo sé.

Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quella vita, il giudizio del personale Spirito si manifesta per mezzo delle emozioni che comunica alla vita a cui da forza. Se una vita sente la sua Natura emozionalmente depressa o eccitata, allora, vi è errore ( proprio o derivato da altra vita ) contro quello stato; se una vita sente la sua Cultura emozionalmente depressa o eccitata, allora, vi è errore ( proprio o derivato da altra vita ) contro quello stato; se una vita sente la pace, stato che subentra alla cessazione dei dissidi naturali, culturali e spirituali, allora, in ragione dello stato di pace, vi è misura di verità e, dunque, giustizia nel giudizio. Per ciò che si sente nella forza dello Spirito, allora, ognuno è in grado rispondere in proprio. Non potendo sapere per altri perché non si può sentire Spirito diverso dal proprio, da ciò ne consegue che nessuno è in grado di rispondere per altri. Ciò significa che non si possono fissare dei comuni principi? No. Ciò significa che i comuni principi che si fissano non possono impedire al personale spirito di esprimersi anche secondo la sua voce.

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L’atto dell’unione fra il maschile ed il femminile può anche avere molti stati e/o infinite manifestazioni, però, non può non avere che due tempi di azione. Nella prima, si determina con cosa, con chi e perché unirsi e nel secondo si accoglie cosa, chi ed i perché. Dal momento che il primo stato creato fu il naturale, va da se che, l’iniziale principio della determinazione della vita che è da protrarre (o da accogliere) è quello genitale. Lo è stato, il genitale, sia nel caso che il Principio abbia originato la prima figura maschile e femminile sia che abbia originato il primo stato maschile e femminile della vita. Non invalida ciò che credo, il fatto che non si sappia immaginare e/o non si sappia o possa conoscere la genialità naturale di origine; al punto, può esserlo anche un legame chimico che, comunque, nulla si toglie allo stato Originante.

Secondo il principio naturale – genitale, la vita di Adamo (stato o persona che sia) determina la sua volontà penetrando la Natura della vita di Eva: stato o persona che sia. Adamo, può penetrare la Natura della vita di Eva se questa l’accoglie, ed Eva l’accoglie, ogni qualvolta vi è corrispondenza di motivazioni. In assenza della corrispondenza delle motivazioni fra la determinazione di Adamo e l’accoglienza di Eva, è ovvio che vi è violenza tanto quanto i fattori non si corrispondono. Se la penetrazione naturale fa di Adamo il maschio e la determinazione culturale ne fa l’Uomo, così l’accoglienza naturale fa femmina Eva e la determinazione data dalla volontà su ciò che è da accogliere dell’Uomo la fa Donna.

L’Uomo (persona e/o stato della vita) penetra naturalmente e determina culturalmente e spiritualmente la vita che intende perseguire. La Donna (persona e/o stato della vita) accoglie naturalmente e, culturalmente e spiritualmente conserva ciò che ha determinato di perpetuare della vita di Adamo sia come stato, uomo o società.

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Secondo il suo principio (il naturale) se è vero che la Donna accoglie la vita che ha determinato di perpetuare, non di meno è vero che anche l’Uomo accoglie ciò che ha determinato di perpetuare. Infatti, se l’Uomo non accogliesse nella sua mente (utero delle informazioni culturali che penetrano il suo pensiero) ciò che ha deciso di perpetuare, da parte sua non vi sarebbe evoluzione culturale ma solo una continua proiezione della volontà della vita naturale: al punto, l’animale.

Il principio di vita (maschile o femminile, stato o persona che sia) che emana la sua vita ma non accoglie ciò che ha emanato è come quello che pur avendo capacità di parola non ha quella dell’udito. Con altre parole, è come se pur avendo capacità di sapere (il bene della Cultura) non avesse quella del sentire: il bene della Natura.

Se il principio che determina la vita non può non accogliere ciò che ha determinato, allora, nell’emanare la sua volontà la Natura della Cultura della sua vita non può essere che maschile, mentre, nell’accogliere ciò che ha determinato non può essere che femminile, ma, il Principio è vita: di per sé, né maschile e né femminile ma forza del suo Spirito.

Se data la forza dello Spirito, la vita è il principio che ne consegue e se la vita è corrispondenza degli stati della Determinazione e dell’Accoglienza in tutti gli stati della vita, allora ciò significa che al principio, come presso il Principio, lo Spirito è forza determinante quanto accogliente. Se lo Spirito è forza determinante quanto accogliente, allora cessa il primato maschile sulla vita femminile. Non per questo, però, cessa a favore del femminile ma ambedue cessano a favore del loro Spirito: nella reciproca corrispondenza di vita, forza data dalla vita della loro Cultura e della vitalità data dalla vita della loro Natura.

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Se è vero che vi è una netta divisione dei principi fra l’identità maschile (quella che determina di proiettare la vita) e la femminile (quella che determina di accoglierla) è altresì vero che vita è corrispondenza di stati. Allo scopo della vita, dunque, necessariamente, anche i principi dei rispettivi stati non possono non unirsi in uno stato nel quale ciò che è maschile (la determinazione) non può non avere anche del femminile (l’accoglienza) e ciò che è femminile (l’accoglienza) non può non avere anche del maschile: la determinazione. Dove si uniscono gli stati maschili e femminili della vita? Direi che i due stati si possono unire (nel senso di con – fondere la loro identità per acquisire quella della vita) nella reciproca forza che l’attua: lo Spirito. Data la forza dello Spirito, se il principio iniziatore della corrispondenza, fra il maschile con del femminile che è dell’Uomo ed il femminile con del maschile che è della Donna è la vita, ecco che, con – fusi nella e dalla reciproca forza, la comunione degli stati li fa diventare un unico principio, cioè, il corpo di un unico stato, con altre parole, di “un’unica carne”. In quello stato di unione, necessariamente, la rispettiva sessualità è in subordine (non certo per negazione e/o esclusione ma per elevazione degli scopi di vita) a quella data dalla corrispondenza fra il reciproco Spirito. Tanto quanto la naturale e culturale sessualità viene posta in subordine alla comune forza dello Spirito e tanto quanto la comune forza dello Spirito diventa la spirituale sessualità di chi è giunto a questo stato di elevata ed elevante comunione di intenti con il Principio della vita.

Siccome la vita naturale si origina attraverso l’unione sessuale fra gli stati maschili e femminili della vita e siccome lo Spirito è il principio della forza che lo permette, allora, lo Spirito della vita è principio della vita anche dell’unione sessuale che si origina dalla corrispondenza fra i due caratteri della sessualità.

Può una forza comunicare ciò che di sé stessa non è? Se non lo può (e non lo può) ciò significa che anche la vita dello Spirito ha carattere determinante e carattere accogliente; ed è questa forza “binario_unitaria” la sua “sessualità”. Quando la sessualità dello Spirito è forza determinante e forza accogliente, o con altro dire, maschile o femminile? Direi che è determinante quando origina una creazione, ed è accogliente, quando permette l’evoluzione di quanto ha determinato la sua forza.

Apro una parentesi. Se la sessualità dello Spirito è data dai due caratteri della sua forza, così non può non essere per la sessualità degli spiriti, perché, pur nel rispettivo stato di vita (suprema forza nello Spirito, e a somiglianza negli spiriti) sono lo stesso stato di vita.

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Ho rivisto questo scritto nell’Agosto 2013. Ha avuto bisogno di più di qualche aggiustamento. Quando l’ho scritto al Bergamaschi non ero totalmente libero dall’influsso religioso canonico come pensavo. Dal decondizionamento cercato ed ottenuto, la nuova vista m’ha permesso questa versione.

Dicembre 2019

Sullo Spirito sul Padre e su altre tentazioni del Serpente

Nella ricerca del Genesi della vita, se per un aspetto il Testo rivela la capacità di elevazione culturale degli stesori, dall’altro, mi pare segnali che il Serpente non si limitò a tentare la sola Eva. Infatti, a mio avviso, caddero nella tentazione (pericolosa tanto più l’imposero come verità rivelata dal Principio) di dire una realtà che, per ignoranza sul Principio della vita (la vita sino dal Principio) certamente non potevano conoscere, tuttalpiù, immaginare, oppure, se dire per rivelazione, perché ispirati. Va beh!

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Dal momento che il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male e dal momento che in alcun modo possiamo verificare lo stato delle “voci” ispiratrici (ripeto la domanda) da chi dette e/o rivelate, se in mancanza di verifica, tutto il nostro credere può anche essere stato basato sulla strumentalizzazione (in buonafede e/o in malafede che sia) di un bisogno di credere in altri, conseguente alla mancanza della capacità di credere nel Padre tramite noi?

Una elevazione spirituale può inebriare la ragione tanto da mandarla oltre il suo contesto storico personale e sociale. La può mandare “fuori” al punto da farla entrare in contatto con altri piani di vita; non intendo la vita spirituale (che avendo vita ne siamo in contatto da sempre) ma quella spiritica. Al proposito, sappiamo l’opinione della Psichiatria, ma, se è vero che sull’argomento sa cosa dice, quanto può dire di sapere di cosa parla?

Una mente ispirata oltre la sua realtà dalla forza della sua immaginazione (capacità di vedere culturalmente ciò che in cui si crede e che è elevata tanto quanto si ha fede in ciò che si crede) quanto sa distinguere se discerne secondo sé, o se lo può tramite altra vita? Nel caso sappia distinguere che non discerne secondo se e anche ammesso che sappia quale sia lo stato di vita che influisce sul suo discernimento, può verificarne (non dico l’identità) ma anche la sola attendibilità spirituale? Direi di no. Infatti, se può essere inimmaginabile la capacità di verità di uno spirito nel bene, così è inimmaginabile la capacità di menzogna di uno spirito nel male.

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Così, data la facoltà e la capacità invasiva degli spiriti soprannaturali nella vita naturale (data la mia conoscenza dello spiritismo lo sostengo a ragion veduta, o meglio, sentita) non posso non dubitare (e, parecchio) che lo Spirito ispiratore sia stato quello del Padre. Il Padre influisce la vita che ha originato attraverso la Sua forza: il suo Spirito. Se l’ispirasse secondo la sua Cultura, assoggettando il nostro giudizio al suo, renderebbe serva la nostra. Rendendola serva, però, assoggetterebbe anche la nostra coscienza, ma, una coscienza è piena, solamente se è libera di conoscere, al caso, anche ciò che non gli corrisponde per poter sapere ciò che gli corrisponde! Ergo, neanche il Padre può far dipendere da se’, la vita che pure ha originato.

Ciò significa che non possiamo credere a nessuno? No, ciò significa che dobbiamo credere nel solo Principio della vita: in ragione della forza dello Spirito, corrispondenza di stati nella data vita e fra la nostra e la Sua. Ulteriormente, questo significa che non puoi credere neanche a me? Ammesso e non so quanto concesso che ti sia mai girato per la capa, mi pare più che ovvio, per quanto riguarda la fede. Invece, per quanto riguarda la ragione, “credimi” solo dopo attenta valutazione!

Il principio che ha permesso la vita è quello della comunione fra stati. Allora, dove vi è la voce di uno Spirito che interloquisce fra vita e vita non può essere quella del Principio che dice circa i suoi principi, in quanto, già all’origine ne ha detto i massimi: bene nella Natura, vero nella Cultura per il giusto dello Spirito. Quei principi sono massimi al punto da originare la vita e universali al punto da indicare ad ogni via della vita (ad ogni Natura) la sua verità , cioè, la sua Cultura.

Per corrispondenza di principi fra la vita originante e quella originata, anche un qualsiasi Spirito soprannaturale non puo’ in alcun modo interferire nella vita altra se non ledendo la corrispondenza degli stati della vita personale (o sociale tramite la Persona) su cui interferisce. Tanta o poca che sia la sua forza, uno spirito interferente, (tanta o poca che sia la sua vita) comunque erra perché devia la corrispondenza di vita e di forza fra spirito e Spirito.

a Luciano De. F. Discorso su l’Oltre

Al principio, la vita ha ed è tre principianti stati di vita: Natura, Cultura, Spirito. Nel vivere il suo trinitario principio, i suoi stati sono stato di infiniti stati. Anche la Metempsicosi, quindi, sia nel caso di subita in uno spirito che nel caso di attuata da uno spirito, è stato di infiniti stati di Metempsicosi.

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Lo Spirito che origina la vita

Lo Spirito che origina la vita, è il corpo interiore (l’anima) che anima ciò che anima. Ciò che si anima per la sua forza (per la sua Natura) e per la sua vita (per la sua Cultura) è il corpo esteriore dello Spirito animante. Del corpo esteriore, allora, si può dire che è l’anima materiale che contiene l’anima spirituale (il corpo interiore) della forza della vita: lo Spirito. Siccome vi è la forza dello Spirito (l’anima che anima la vita del Principio) e la forza degli spiriti (l’anima che anima la vita dei principiati dalla forza del Principio) allora, vi sono due stati di Metempsicosi: quella dello Spirito (incarnazione nella vita data dalla sua forza)  e metempsicosi degli spiriti data dalla forza del loro spirito. Ne consegue, che lo Spirito della vita è l’unica identità di certo riconoscimento, in quanto concede la vita in assoluto per l’Assoluto che è. Di ciò che si pensa, e/o si crede, e/o per casuale similitudine fra vissuti, tutte le altre forme di riconoscimento. Il casuale non esclude la fattiva possibilità, ma, quanto la possiamo considerare effettivamente vera? Direi, allora, che ci risulta vero solo ciò che è verosimile. Lo stato dell’influsso che porta alla reincarnazione di uno spirito in altro spirito, corrisponde allo stato della corrispondenza con lo stato in corrispondenza: vuoi voluta che subita. Tanto quanto lo è (voluta o subita) la Metempsicosi, allora, avviene fra spiriti affini. Siccome anche l’affinità di spirito fra vita e vita è stato di infiniti stati di vita, ne consegue che anche gli stati della metempsicosi sono infiniti. Ci si chiederà, come può avvenire una reincarnazione fra uno spirito vissuto, magari secoli prima, e uno spirito odierno, vuoi di un adulto o vuoi di un bambino? Ipotizzo la possibilità, perché gli spiriti vivono secondo la forza della loro vita, cioè, secondo il loro spirito. La condizione di una data vita, quindi, non è correlata alle nostre misure del tempo e/o degli anni; Esiste, bensì, la condizione del suo stato di prossimo o non prossimo allo Spirito, in ragione di quanto è simile alla forza della vita: lo Spirito. Si può dire, allora, che l’età di uno spirito è detta dalla misura della vicinanza o dalla lontananza dall’Immagine. Tanto più è vicina allo Spirito e tanto più è giovane. Lo è meno tanto quanto è lontana. In ambo i casi, sempre secondo gli stati di coscienza circa lo stato dello spirito di un dato spirito.  Poiché non abbiamo modo di verificare lo stato di vicinanza e/o di lontananza di uno spirito dallo Spirito, (come neanche i suoi stati) ne consegue che non possiamo verificare, neanche quanto sia vera l’immagine del sé che appare nelle rivelazioni spiritiche. Può ben essere, invece, che ci appare quello che per cultura siamo in grado di sapere e capire, non, quello che effettivamente è la figura in apparizione. Si possono pensare più simili (e lo possiamo pensare) le forze più coscienti del Tutto, e meno simili le forze prevalentemente incoscienti del loro tutto. Nel primo caso le possiamo dire elevate nella Vita, mentre nel secondo caso, basse perché ancora dipendenti dal loro stati di vita.

In ragione dello stato

In ragione dello stato della loro elevazione, le forze Alte si sono con_fuse con il Tutto, e nel Tutto agiscono per il Tutto, Possiamo dire Basse le forze che ancora conservano, quando non il loro tutto, delle parti che sono state. Gli spiriti bassi, non necessariamente sono avversi al Tutto. Lo sono, però, perché influiscono l’animo in cui si incarnano della conoscenza relativa a sé, non, relativa al Tutto. Se uno spirito di valore cinque ( tanto per dire la misura di uno stato di vita ) si colloca presso lo Spirito del Principio in diversa misura, ( ad esempio: quattro o sei ), avendo subordinando la ragione della sua Cultura (il vero) a quella pretesa di bene, sarà ingiusto, sia verso il suo spirito che verso lo Spirito. Per il male naturale e spirituale che è in ogni errore culturale, dunque, sarà sofferente sino a che non si collocherà nello stato che gli corrisponde: il cinque in esempio. Per quanto è a conoscenza della loro coscienza da ciò ne consegue che: in ragione del confronto di vita fra la forza dello Spirito e la loro, gli spiriti che tornano allo Spirito, si collocano presso quello stato secondo il loro stato di spirito, cioè, secondo lo stato della forza della loro vita.

Uno spirito è vita nello Spirito

Uno spirito è vita nello Spirito, secondo lo stato di somiglianza fra la sua vita e quella dello Spirito: immagine del Principio della forza. Tanto più uno spirito è somigliante allo stato Spirito e tanto più è vicino al principio della forza: lo Spirito. Di converso, tanto più uno spirito non è somigliante allo stato dello Spirito e tanto più è lontano da quel principio. Tanto più è lontano dal principio della vita ( la forza dello Spirito ) e tanto più è vicino al proprio principio: la forza del proprio spirito. Tanto più gli spiriti sono vicini allo stato dello Spirito e tanto più presso di quello si identificano. Tanto più si identificano nello Spirito e tanto più sono identificati dallo Spirito. Tanto più sono identificati dallo Spirito e tanto più sono lontani dal loro. Tanto più sono identificati dal proprio Spirito e tanto più non lo sono dallo Spirito. Secondo stati di infiniti stati di vita ( e secondo infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito ) uno spirito, meno è somigliante all’Immagine dello Spirito e più conserva l’immagine del proprio stato di spirito. Lo stato della Metempsicosi, dunque, è corrispondente allo stato dello Spirito che si incarna. Lo Spirito, dando la sua forza ad ogni stato di vita, necessariamente, è via di congiunzione (dallo Spirito al nostro e dal nostro allo Spirito) fra il Suo stato ed il nostro. Poiché lo è di ogni stato di vita, sia sul piano naturale quanto soprannaturale è via di congiunzione sia di quella spirituale (spiritualità è diretto rapporto fra la vita umana e quella del Principio) che di quella spiritica. La vita spiritica è rapporto fra spiriti: forze naturali della vita e che è, e che furono in questo stato di vita. Nello stato soprannaturale gli spiriti sono forze che ancora conservano degli stati di spirito dell’umana identità che furono. Nello stato naturale, invece, gli spiriti umani sono forze che ancora conservano degli stati della spiritualità della vita che li ha originati sino dal Principio. Lo Spirito non può non essere continua emanazione di forza in quanto la vita non può concepire stati di interruzione.  Non lo può perché ogni stato di interruzione sarebbe uno stato di morte della vita, ed in ciò, estrema contraddizione con il suo principio: la vita sino dal Principio. Ogni volta lo Spirito concede la propria forza ( la Natura della Sua vita ) concede la Sua totalità. Non può diversamente se non aprioristicamente discernendo come, a chi, o se dare più o meno forza. Questo, però, significherebbe che lo Spirito predetermina la vita che ha originato ma la predeterminazione si scontra col principio dell’arbitrio: giudizio che è libero solamente se condizionato dallo spirito di chi discerne. Il condizionamento dell’arbitrio della Vita (l’Universale) sulla vita principiata (la Particolare) si ovvia perché se è vero che lo Spirito da vita agli stati della vita è altresì vero che la vita determina la propria secondo la forza dello spirito che si origina dallo stato della corrispondenza fra i suoi stati. Lo Spirito del Principio, essendo l’origine della forza che proviene dal giusto che corrisponde dal vero che è nel bene, necessariamente, non può non guidare che secondo il suo principio. Non per questo, però.

Lo Spirito predetermina la vita

Lo Spirito predetermina la vita a cui da vita, in quanto la vita originata corrisponde fra di se secondo il proprio. Si può dire, allora, che in ragione dei principi adottati (quelli di bene e/o di male secondo Natura, o di vero e/o di falso secondo Cultura, o di pace e/o di dissidio secondo Spirito) ) la vita umana si predetermina in ragione dello stato di vita di prevalente scelta. Gli spiriti che tanto più conservano il proprio stato di vita, tanto più influiscono della propria personalità, la vita in cui si incarnano. Pertanto, nel bene come nel male, sono elevati gli spiriti che influiscono con la loro forza, e sono bassi gli spiriti che influiscono con la loro vita. Citando un mio sogno, paragono lo stato dello Spirito ha un palazzo di cristallo. Ti pare che si possa entrare in quelle stanze (stati della Vita) con le scarpe (il discernimento) ancora sporche d’incoscienza? Con questo non intendo dire che lo Spirito impedisce l’ingresso alla vita che vuole entrarci ma che sarà questa che si impedirà di farlo. Infatti, alla luce di un rinnovato giudizio (quello dato da una più cosciente conoscenza di se) confrontando la propria stanza (lo stato della propria vita) con quella dello Spirito (la stanza della Vita) si impedirà di farlo ogni volta constaterà una mancata corrispondenza di spirito fra la vita dello Spirito e la sua. Nella vita dello Spirito, ogni differenza dallo Spirito è differenza di vita fra il nostro stato ed il Suo. Ogni differenza è una separazione fra Vita e vita. Ogni divario di vita fra i due stati, allora, non può non essere che dolore da separazione dal Principio: la vita di origine. Poiché la differenza è dolore e, poiché il dolore essendo separazione dalla Vita non è vita tanto quanto è dolore, ecco che si è lontani dal Principio della vita tanto quanto l’ingiustizia nel nostro spirito ci ha reso dolenti. Poiché il dolore dato da ciò che non è stato giusto al nostro spirito si è originato dal male dato dalle erronee corrispondenze fra i nostri stati, ecco che, allo scopo di annullare ( nel senso di chiarire ciò che impedisce di entrare nel Palazzo ) ciò che è male per la Natura, falso per la Cultura e conseguentemente ingiusto allo Spirito della vita personale quanto verso quello della vita Universale, non si può non tornare a questo principio di vita. Non si può non tornare perché, presso la vita dello Spirito non vi può essere dolore in quanto il dolore, essendo un male, presso il Bene non può essere giusto.

Uno spirito può non elevare

Uno spirito può non elevare il suo stato? Direi che non lo può. Non lo può, perché per quanto non voglia capire ciò che è bene, vero e giusto, non può fermare l’evoluzione del suo discernimento se non fermando la sua vita.  Può fermare la sua vita ( ma nel senso di separare la sua Natura dalla sua Cultura ) solamente lo spirito che non vuole vivere secondo la rinata coscienza per la rinata conoscenza. Un giudizio che non è definitivo se non quando viene espresso da chi si giudica, necessariamente, ha degli stati sosta: quelli concessi dai tempi dati dalla volontà e dalla capacità di discernimento. Direi, allora, che la definitiva collocazione presso lo Spirito (e, dunque, la cessazione delle rinascite) succede quando uno spirito ha compiuto il suo prevalente discernimento sulla Vita, mentre il ritorno verso questo stato di spirito (di vita) succede perché uno spirito non lo ha ultimato. Sostengo che il riconoscimento del Principio sia prevalente, perché solo il Principio, in quanto assoluto, può essere l’assoluta conoscenza di sé. Come questo avvenga non sono in grado di dirlo e neanche di immaginarlo, ma se Vita è, Conoscenza è. Nella sosta, il discernimento giudica ciò che è giusto perché vero al bene. Ogni stato di sosta, essendo arresto dell’elevazione verso il Bene data dal discernimento, è Purgatorio: luogo di pena della Cultura della vita che sosta il percorso della sua strada. Purgatorio non è condanna, ma stanza (stato) nella quale si attende al Giusto per quanto è Bene al Vero. Per quel bisogno di giustizia, allora, ci si reincarna sino a quando la si è raggiunta. La reincarnazione, dunque, può anche essere intesa come l’appello che il giudice di primo grado (il nostro spirito) rivolge allo Spirito: il giudice di supremo grado. E’ normale alla vita che vi sia reincarnazione di forza, ma anormale che vi sia invasione di vita. Infatti, i rapporti di interferenza fra uno spirito e il nostro, sono invasivi tanto quanto ingerenti sia sul piano soprannaturale che su quello naturale. Lo sono, perché l’invasione devia e/o altera un percorso che non può non essere che personale. Come impedire l’invasione di vita? Direi che l’integrità della vita personale (stato dell’unicità dato dalla corrispondenza con i soli suoi stati) è ciò che impedisce a uno spirito di prenderci l’animo. Tanto quanto siamo prossimi al bene, al vero, e al giusto del Bene, del Vero, e del Giusto del Principio, e tanto quanto nessun spirito può prenderci l’animo. Possibile, invece, tanto quanto non siamo prossimi ai principi del Principio, ma quello che non è prossimo in un dato momento, può essere prossimo in un successivo: così di converso. I principi della vita nel nostro stato di vita non sono carceri come neanche conventi, sono vita (nel bene e nel male, nel vero e nel falso, nel giusto e nell’ingiusto) stato di infiniti stati che si originano dalla corrispondenza di spirito fra tutti e in tutti i suoi stati.

Per trovare la vita prima della “roba”

Il tempo per leggere non ti manca, Filippo, pertanto, se vuoi proseguire nel capire e nel capirti ti fai questa po’ – pò di “pera”, diversamente, vedi un po’ tu.  Non preoccuparti se vi sono punti nei quali la tua Cultura non capisce. Dal momento che si capisce secondo Cultura ma si capisce anche secondo Natura, allora, cerca di farlo anche attraverso ciò che senti, cioè, attraverso le emozioni che ti suscitano gli argomenti che sottopongo alla tua riflessione.

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Le emozioni

Le emozioni sono la voce del tuo Spirito: la forza della tua vita. Se la tua forza è esaltata da ciò che leggi, allora c’è qualcosa che manda in over la tua Cultura. Se la tua forza è depressa da ciò che leggi, allora c’è qualcosa che manda in sofferenza la tua Natura. Dove ciò che leggi lascia in pace il tuo spirito, allora significa che com_prendi anche se non sai quello che hai compreso.  Lo puoi perché la pace è cessazione di ogni dissidio. Dove vi è la pace perché sono cessati i dissidi non può non esservi coscienza di verità. Il fatto d’averti fatto notare che puoi essere “tossico” di uno spirito Giano (bifronte perché una sua faccia è borghese e l’altra anarchico – panelliana ti ha irritato più di quanto volevi ammettere. D’altra parte, può far tacere il malessere che comunichi a chi ti vede rischiare il personale e sociale barbonaggio, perché non ti decidi a diventare chi mangia il fieno borghese, oppure chi mangia l’anarchico – panelliana paglia, oppure chi di volta in volta delibera equamente come soddisfare la sua fame di vita? La tua irritazione può essere stata motivata da due fattori: o sono fuori di testa oppure sono dentro la tua. Ammesso che ci sia entrato, se l’ho potuto è perché ho trovato una breccia – un aspetto di te che l’inconscio non aveva sufficientemente chiuso quando si è trincerato dentro la cultura dei dissidi con i quali ferirti della sua confusione.

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La coscienza

La coscienza è il luogo sia della conoscenza conscia che di quella inconscia. A mio sentire, i doppi aspetti della tua personalità (la borghese e l’anti) sono in dissidio fra di loro perché non riescono ad essere (o uno o l’altro) il determinante che ti guida. Quello che ai tuoi narcisistici occhi appare come un segno di forza, in effetti è anche segno di debolezza. Infatti, se fossi anche remissivo nei tuoi confronti, verso la famiglia, e verso il Sociale, le parti in causa, avrebbero trovato di che corrispondere con te e te con loro, invece, diviso fra velleitari tentativi di rientro in famiglia (sede dello spirito borghese ma anche utero ) e restare anarchico – panelliano ( libero perché “senza legge” ma in strada perché “senza tetto”, rischi di configurarti come un cazzone (grosso “veicolo” della vitalità naturale) ammosciato su delle inutilizzate palle: sede della vitalità naturale della vita culturale che sessualmente si proietta quando si è potenti non solo a livello genitale. Essere anche “remissivi”, significa non essere esclusivamente proiettati verso la soddisfazione del proprio piacere. Non essere esclusivamente proiettati verso il piacere personale (ne hai fatto un potere) significa poter consentire alla Natura della Cultura della vita (piacere personale, ma, che non può non corrispondere anche con quello della vita sociale e spirituale ) di diventare la parte prevalente di te.

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Nella remissività

Nella remissività si delega la volontà della nostra vita (la nostra determinazione nel gestirla) a chi in quel dato momento è attivo presso di noi: nucleo famigliare, persone, conoscenze, regole e leggi sociali, ecc. La remissività (acquiescenza naturale, culturale quanto spirituale) è l’indispensabile stato emozionale che permette di accogliere la vita altra. La vita altra che si accoglie è individuale se Persona, sociale se Stato, spirituale se l’accoglienza è verso il Principio della vita: Dio, comunque lo si chiami e/o indipendentemente dalle culture religiose. La remissività naturale, culturale e spirituale non implica nessun tipo di passiva sottomissione. Nella ricerca di una comune ragione, invece, va concordata fra le parti. Una non compresa necessità della remissività in certi momenti e/o stati di età, può rendere costrittiva la corrispondenza di intenti di una parte su l’altra.  Da questo, ad avere in astio ogni imperio quanto ogni imperiosa autorità, il passo può anche essere solo conseguente. La sottomissione agli imperi non è della Cultura umana, bensì, quella dei Principati (padronati personali, politici o religiosi che siano) e quella dei Babbuini. Presso quelle scimmie, infatti, il capo branco non si cura più di tanto se viene liberamente accolto ma determina la sua volontà attraverso la forza, anche sessuale, oltreché sulle femmine del gruppo, anche sui maschi.

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L’omosessualità

L’omosessualità che riscontriamo su molte specie di animali, più che un’altra sessualità, potrebbe anche essere dettata da imperi di questo tipo. Quando si sostiene che l’uomo discende dalle scimmie, speriamo proprio che non sia per ancestrali ricordi di sopraffazione fisica a livello anale e, che non sia per quelle ataviche rimembranze che si rifiuta la pur necessaria remissività culturale. Potrebbe esserlo, sai! Non per niente, quando ammettiamo a noi stessi e/o con altri che la nostra volontà è stata forzata, comunemente diciamo che “l’abbiamo preso nel ….” Può essere semplice ironia? Parallelo di immagine fra la realtà culturale dei babbuini e quella nostra? O, immagine crassa di una sopraffazione culturale che, emozionalmente, si riflette nel nostro corpo (nella nostra Natura) anche come violenza sessuale? Gli influssi delle emozioni culturali nel nostro ano, non sono una novità. Il timore fa stringere i suoi muscoli ed il piacere li allarga. I muscoli preposti all’ano possono stringersi anche nei confronti del piacere, se è quello che “spaura”, come stringersi anche per protrarlo, quando anche il dolore è parte del piacere. Seriose ironie a parte e, indipendentemente dalle scimmie, vuoi vedere che la remissività culturale viene vissuta come segno di deviazione dalla virilità in quanto potrebbe non essere solamente intesa come accoglienza culturale e spirituale ma anche come accoglienza naturale ed in ciò comunicare paure da sopraffazione di tipo sodomitico? La remissività (oltreché principio dell’accoglienza culturale e spirituale) certamente è anche principio dell’accoglienza sessuale, ma, un conto è il piacere della sessualità (Natura della Cultura della vita finalizzata alla sua perpetuazione) e un conto è il piacere della genitalità: Cultura della Natura della vita finalizzata al piacere di sé.

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La genitalità

La genitalità è strumento di perpetuazione ma anche della conoscenza che permette di raggiungere, attraverso i toni dati dalla soddisfazione – insoddisfazione (un bene e un male naturali) la propria identità sessuale. Se il principio di vita di una data Personalità non si fonda sul piacere della Natura della Cultura personale, sociale e spirituale ma sulla Cultura della Natura della vita propria (piacere che è indipendentemente da altra) va da se, che non accoglierà nulla di ciò che è contrario a questo principio. Possiamo dire, allora, che, nella Natura della Cultura della vita l’Io proprio corrisponde a quello collettivo umano e sovrumano, mentre, nella Cultura della Natura della vita che corrisponde solo con se stessa, vi è l’Io esclusivamente individualistico e/o egoistico. Ho introdotto il discorso sulla sessualità (annessi e connessi compresi) perché il dissidio fra le due norme culturali che secondo me ti sono lacerante identità, potrebbe essere venato anche dalla causa sessuale, ma solo tu puoi sapere se questo aspetto fa parte o no dei tuoi dissidi. Per quanto mi riguarda, te la sottopongo come ipotesi al solo scopo di farti riflettere anche su questo possibile fatto. Metti, dunque, che, assieme alle cause morali ed etiche, la tua prevalenza sessuale sia in attrito con degli aspetti diversi da quelli socialmente convenzionali. Quando si è contesi fra tensioni non sufficientemente conosciute o in caso di conoscenza poco o nulla accettate, va da se’ che trovarsi in dissidio è assolutamente normale, ma, un conto è essere in dissidio è un conto è restarci. Attenzione! Prendi nota: quando un dissidio si fissa, o ci fissa, o ci si fissa in un dissidio, allora, vi è anomalia da tossicodipendenza per fissato arbitrio!

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Sino a che l’istinto sessuale

Sino a che l’istinto sessuale non ha preso coscienza di se, l’identità sessuale non può non dirsi transculturale, cioè, di passaggio fra uno stato e l’altro della conoscenza. Come transculturale non significa che non si manifesta la corrispondente potenza, bensì significa, che pur manifestandola (al caso, ora a destra ora a manca) comunque la vita del transculturale non si afferma (se non naturalmente) ne a destra ne a manca. Allo scopo di raggiungere la conoscenza della propria sessualità, il transculturale non può non cercare lo stato che più gli corrisponde, ma, quanto può farlo se si sente censurato da una convenzione sessuale che potrebbe non essergli globalmente propria? Ammesso ma concesso con riserva che possa essere vero che la “deviazione” sessuale è un errore che può recare dolore (a mio avviso l’errore che reca il dolore sta, soprattutto, nell’aprioristico giudizio sulla personalità sessuale) non è forse altrettanto vero che vi è errore perché vi è dolore in ogni regola che normalizza la personalità forzandola in calzari non adatti al proprio viaggio esistenziale. Allora, quanto può dirsi “normale” una Norma strutturata sul dolore? A questa domanda non ci può essere che una sola risposta: una Norma è legittima tanto quanto non reca dolore. Potrei anche convenire che nella personale rinuncia di parti dell’io sessuale, lo stato sociale ne avrebbe giovamento (nel senso che è più ordinabile anche se più opinabile) se non fosse che le rinunce di se stessi che il Sociale chiede e/o impone, alla fin fine rivelano il cattivo odore che emana il fiato dei Poteri, non sui doveri (che non metto in discussione) ma sulla Persona. Considerazioni a parte, può essere anche vero che la tua sessualità sia di quelle valenti a destra o a manca come anche verso controparti più mature e/o più giovani. Comunque sia, non nelle scelte vi è anomalia, tutt’al più, diventano anormali quando le si impone con violenza, o quando, a causa di una qualsiasi censura (vera o anche solamente temuta che sia) le si vive in modo infelice, e per scelta e/o per obbligo, ci si costruisce una vita che può essere anche infelice pur di poterle vivere o, al caso, non vivere. La sessualità (indipendentemente dal genere purché diretta verso la vita) è una potenza sempre e comunque costruttiva anche quando non è necessariamente finalizzata alla procreazione. Dove non si genera figli, comunque si possono generare sentimenti di vita e/o opere a suo favore. La sessualità, anche quando è goduta per un piacere sia pure finalizzato allo scopo di se stesso, comunque è al servizio della vita: infatti, essa fruttifica la gioia naturale. La gioia naturale diventa anche letizia culturale e, la letizia naturale – culturale, permette di attraversare gli anni della vita, quanto basta per non inaridire il sorriso. Per “normali” Potentati intendono i cittadini sessualmente etero. Fra i “normali”, non pochi relegano l’individuale umanita’ nel limbo dei desideri da accarezzare da soli. “Normali” sono anche quelli che, convogliando la propria sessualità verso una qualsiasi un’idea, purché suprema, sono riusciti a sublimarla sufficientemente. Sono persone queste, che magari in assoluta buona fede non si rendono conto delle tragedie che provocano quando diventano in grado di imporre la loro volontà. Certamente se ne rendono conto quelli che censurano la vita “diversa” per motivi di potere: politico e/o religioso che sia. Non siamo in grado di saper quanto sia vera o recitata l’eterosessualità dei normali. Si può dire, pertanto, che lo sono perché lo affermano.

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La sessualità è mossa

La sessualità e’ mossa (o non mossa, o tiepidamente mossa) da infinite misure di forza. Ciò vale per ogni genere di sessualità. Chi non la manifesta per quello che è, recita la parte che più gli conviene, vuoi per mostrarla come anche per nasconderla sia a se’ che alla società. Questo gruppo dall’ipocrita sessualità alberga per la gran parte fra i censori della vita altrui. Passo oltre su questi perché ogni commento rischia di essere un mio nolente giudizio; su di essi, sia giustizia quello del loro Spirito. Infine ma non per ultimo: vi sono di quelli che “sanno cosa dicono ma non sanno di cosa parlano”. Questi in particolare, non sanno (o lo sanno solo culturalmente) quanto possa essere implosiva quanto esplosiva una sessualità che non trova la possibilità di avere sia il suo sbocco che la possibilità di regolarlo entro norme che siano corrispondenti sia al se personale che a quello altro. Per questi frigidi verso qualsiasi voglia passione, recitare la parte sessualmente sociale e religiosamente convenuta e’ ben facile parte’, come anche una millantata aureola. Se fosse vero il fatto che a copertura di una comunque “diversa” sessualità personale ti sei costituito una vita infelice anche a livello sociale pur di viverla (o, negandola, pur di non viverla) allora ciò potrebbe anche significare che hai preferito costituirti una identità sociale diversa (quella dell’anarchico – panelliana) che ha spinto la recita sino a drogarsi piuttosto di sentirti (nell’ambito borghese di provenienza) una identità sessualmente estranea.

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Il vizio di censurare

Il vizio di censurare come anomalo ciò che non è compreso dalle sue norme è tipico dello spirito borghese, mentre, è tipico dello spirito libertario, quello di censurare il vizio di giudicare del borghese. Siccome la tua famiglia è borghese e siccome il tuo comportamento è libertario ciò potrebbe significare che una sessualità libertaria (la tua) attraverso un comportamento drogato (da equivoci prima ancora che dalle droghe) sta censurando quella borghese, cioè, quella della cultura d’origine? Come, se il libertario si è ridotto ad essere così poco a livello sociale da non poter essere significativa critica? Il libertario che non è niente a livello sociale, può mettere in crisi il borghese facendolo sentire in colpa. Come? Facendolo sentire fallito (ad esempio) dimostrandogli, che nonostante la sua ” perfezione culturale ” (e relativa importanza sociale) può produrre dei “tossici” ( degli errori ) e, dunque, essere sbagliata perché intossicante. Quali errori? Mah! Un figlio come te, ad esempio! Direi che il figlio in esempio, c’è riuscito molto bene a metterli in colpa. Tanto è vero che una madre ha ritenuto con me di “non aver nulla di cui rimproverarsi!”, ancora prima che gli dicessi: buongiorno! Al figlio contestatore, pero, la situazione, potrebbe essergli sfuggita di mano! Potrebbe essere vero, infatti, che per poter continuare a far sentire in colpa lo spirito borghese della famiglia che potrebbe accusare di deviazione sessuale il suo spirito libertario, è costretto a continuare a fare il “tossico”, che può smettere solamente rinunciando al giudizio contro il tuo principiante ambito culturale, ma come smettere quel giudizio se ciò potrebbe comportare la cessazione delle difese con le quali hai coperto una tua possibile alternanza sessuale e, dunque, permettere la censura che temevi e per la quale hai costituito le tossico – difese? Come vedi è il classico caso dei più noti giri viziosi: quello del cane che si morde la coda.

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Sentivo la mia sessualità

Sentivo la mia sessualità in età precocissima. Nonostante siano passati quaranta e passa anni fa, ricordo ancora in modo vivissimo i miei istinti sessuali di bambino. Dovevo fare la prima elementare ma mi rifiutavo di andare a scuola. Solo timidezza, o paura che gli altri capissero la diversa realtà che già agiva dentro di me? Non ricordo se da bambino ero timido, però, ricordo con lucidità, che avevo paura non di cosa sentivo ma che si capisse ( e, vedesse ) cosa sentivo! Se così è stato anche per te, certamente all’età scolare non ti facevi le “pere” e, dunque non poteva provenire da quello l’eventuale censura che temevi dalla famiglia, però, all’età scolare già potevi aver iniziato a capire che la tua identita’ sessuale si ti stava diversificando da quella del gruppo di origine. Naturalmente, le mie sono ipotesi che introducono riflessioni, non, affermazioni. Se già in età scolare tu fossi stato in grado di essere naturalmente cosciente della tua diversità e, se per primo l’avessi temuta, si puo’ pensare, allora, che l’eventuale censura nei tuoi confronti, non avrebbe potuto provenire che da te, in quanto, certamente la tua famiglia non avrebbe ancora potuto capirlo! Se la temuta censura poteva provenire da te, allora può anche sorgere il sospetto che per difenderti da quello che temevi di te (se si fosse visto) hai preferito far vedere dell’altra vitalità: cioè, quella del diverso che tutto può fare perché, appunto, fuori? Se fosse, si potrebbe dire allora, che con la tossicodipendenza ti sei costituito un alibi e lo hai usato come scudo? Per anni potrebbe essere stato “semplice” e (s)comodo portarlo ma, ed ora? Se il vero soggetto del conflitto contro lo spirito borghese della famiglia non fosse quella Cultura in quanto tale, bensi’, contro i legali rappresentanti dell’autoritaria “grandezza” borghese che per autodifesa vuoi svilire, cioè, i tuoi genitori?  Se fosse, allora il conflitto è fra due diverse culture o fra te e loro? Perché? Perché hai rifiutato la loro determinazione? Perché hai rifiutato la tua remissività, o la Remissività? Perché non sono stati sufficientemente remissivi loro, cioè accoglienti? Perché, nei loro confronti, non sei stato sufficientemente accogliente tu? Filippo, è la Cultura borghese che vuoi far sentire fallita o sono i tuoi che vuoi far sentire falliti?!

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La droga è una polvere

La droga è una polvere che copre una vita ed è terra (polvere) ciò che in ultima la copre. Può essere che la polvere della droga sia la terra con la quale, per amore della morte in mancanza di amore per la vita, copri di suicidario sentimento una vita (quella di tuo fratello) che sta tornando alla sua origine, cioè, polvere, sia nel senso del naturale nulla che nel senso di nulla sia nella memoria personale che in quella storica della tua famiglia? Caro, il mio Filippo, da quale spirito è influita la tua vitalità nel dolore: dal tuo, da quello borghese in astio con l’anti, o da quello di un fratello che violentemente è entrato dentro di te attraverso le immagini di morte che hai vissuto a causa della sua? Credo sia il momento che ti chieda con sufficiente obiettività, di quale guerra ideologica ti stai facendo portabandiera! Delle culture in causa? Direi di no, perché, se fosse, magari avresti fatto il politico! Della tua? Dal momento che dal tuo caso, sembra tu stia facendo una personale politica potrebbe anche essere. Della bandiera di tuo fratello, se, per affetto ed influsso, hai raccolto il guanto della sfida che aveva iniziato (e finito finendo se stesso) contro il sistema borghese che evidentemente non gli corrispondeva o verso il quale non sapeva come corrispondere?

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La maschera

Situazione vuole, che la maschera della diversità sociale con la quale hai coperto la facciata della diversità sessuale possa essere diventata così “perfetta” da esserti diventato il “vero” volto culturale. In questa situazione, di maschere da strappare ne avresti due. Capisci adesso quando ti dico che, a questo punto, è più semplice gettare il saio borghese (nel senso di rinunciare alle tue radici di origine) per poter più liberamente essere (senza censure e ne pere) la persona di te stesso? Amenochè tu non abbia l’eroico coraggio di affrontare te stesso, la tua famiglia e quella sociale! Ma, per fare questo, non puoi non accogliere, con remissività, ciò che sinora hai rifiutato con determinazione. Anche più che giustamente, potresti obiettarmi: ma perché devo essere io il remissivo e non loro! La risposta è molto semplice! Ne la Società e ne i tuoi possono essere remissivi nei tuoi confronti perché la bestia che ti occupa (la tua odierna tossico_cultura) se li può divorare! Dici di no? Mah! Nonostante le volte che è già successo, ci credi proprio a quel no o ti fa comodo crederlo? Si diventa grandi accogliendo ciò che ci fa crescere e, la vera forza dell’Uomo sta nella capacità di essere anche remissivi per poter apprendere come essere anche attivi. Tutte le restanti concezioni della forza virile non sono che le scimmiesche convenzioni culturali che ti dicevo innanzi. Siccome sei uomo e forte (anche se compiuto di più come forte) sono certo che lo puoi fare, ma, sarai creduto? Qui, verrà il difficile. Non, sai, perché di per se; i tuoi famigliari ( o il Sociale ) siano dei negativi a priori, ma perché, purtroppo, la forza con la quale hai vissuto la diversità che volente e/o nolente ti avevi scelto, ha lasciato in piedi, dentro loro, ben poche possibilità di credere sulla parola.

apenna

Se tu non fossi

Se tu non fossi l’intelligente cocciuto che sei, avresti già capito che, aldilà della famiglia e dello stesso Sociale, potresti ricomporre i dissidi, e mediando fra le parti, riavvicinarle. Applicando la mediazione, comunque non potresti fare quello che vuoi ma, senza dubbio e diversamente da ora, quello che effettivamente puoi. Dulcis in fundo: ti allego un riflessivo” Memento vita “. L’ho scritto riflettendo su di noi e, sui molti come noi. E’ ben vero che chi si loda si sbroda ma non mi pare niente male. Fammi sapere la tua impressione. Ci tengo. L’idea dell’Associazione “per Damasco” – Comunità di Fatto in Internet – è anche un po’ tua; se non altro perché volendomi Operatore di Comunità e, dicendoti che nessuna mi avrebbe accolto in quanto riesco di difficile digestione per qualsiasi sistema, mi hai costretto a pensare ed a inventare una via terza. Vedi, mio caro sciagurato, a che soluzioni può far giungere la mediazione?

apenna

Si viene a nuova vita

Si viene a nuova vita mano a mano si ultima la precedente. Se la decisione di finire la precedente non è ancora risoluta, allora contate su di noi. * Se non osate fidarvi, con la vostra vita fermate anche la nostra. In questo caso, se constaterete che non vi abbiamo dato niente, sarà anche perché non ci avrete concesso altro. Se siete indecisi, ritroverete l’incertezza in ciò che rifarete. Se in ciò che rifarete toccherete il fondo, sarete giunti al bivio estremo: farsi con la vita, o farsi la vita? Le risposte in mezzo alle due sono croci apparentemente scaltre se sono paglia che si mette sulla spalla per non sentire il peso della stanga ma, quell’espediente non libera dalla catena che trascina dentro la feccia, al più, aggiunge degli anelli.

aneolinea

a Filippo P.

Il destinatario di cotanta sapienza l’aveva fatta leggere anche ai famigliari. Gli dissero di non averci capito niente! Strano, pensai, detto da persone colte. E’ tutto cosi’ chiaro! Sia pure non in toto, chiaro un accidenti! Sono riuscito a rileggerla (e forse a chiarirla) solo oggi: dopo una trentina di anni, con fatica, e a bocce ferme.


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Di noi come gruppo associativo “per Damasco”: quattro gatti di numero.