Lunedì sarò al Circolo Pink

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Devo proprio ordinare le idee.

Centri culturali come questo, hanno contribuito allo sviluppo della coscienza di una data personalità sessuale. Quella personalità è andata Fuori, è cresciuta. Come generalmente succede, è invecchiata ma, restando fuori, ovviamente. Ora, immaginatela bisognosa di assistenza: vuoi domiciliare, vuoi in ambiti più complessi. Immaginatela, quindi, mentre si vede costretta a rientrare dentro un abito culturale e sociale, certamente ancora proprio come cittadino, ma, per la gran parte estraneo vuoi come genere di umanità, vuoi come genere di storia.

A chi ha percorso altre vie cosa può dire quella personalità, se non, com’è il tempo oggi, o l’artrosi non mi da pace? A chi gli chiederà: non vedo mai i suoi figli, che risponderà, quella personalità? Inventerà storie? Ancora?

Immaginatela, assistita, da qualche ente religioso, e/o persona religiosa. Certamente l’amerà in Cristo, ma, quanto, per quello che è, se quello che è quella data Personalità, all’assistente rappresenta l’intrinsecamente cattivo, quando non, l’intrinsecamente estraneo, sul quale, magari, poter scaricare, impunito, l’intrinsecamente cattivo che appartiene all’assistente?

Potrebbe trovarsi ad aver a che fare, anche con assistenti, in dissidio, fra l’assistere l’anziano, e l’assistere el culaton anziano. Non che l’abbiamo scritto sulla fronte, ovviamente! Certo è, però, che l’abbiamo scritto nella personalità; ed è certo che la sanno ben leggere, gli altri. Soprattutto quelli che hanno negato la propria! Soprattutto quelli che si sono sacrificati sull’altare della norma!

Non mi dite che tuttora non vi capita di subire la stilettata, veder il sorrisino, il colpetto nei fianchi, di sentir la battutina. Certamente siamo in grado di difenderci, noi, non ancora deboli. Non è certo la lingua che ci manca! Tuttavia, nonostante questo, qualche rospo ci capita di doverlo ingoiare ancora. Immaginate quindi, quel debole per età, con davanti il suo piatto di rospi giornalieri: ancora! Immaginatelo mentre è stato intuito, e per questo costretto a farsi complice dell’umorismo sui Finocchi. Immaginatelo mentre lo paga sulla sua pelle, ovviamente, perché gli altri sono più forti. Sono comuni, gli altri! Non sono diversi, gli altri! Non sono unici, gli altri! Immaginatelo, allora, mentre con le sue forze, vede calare anche la considerazione di sé, mentre vede calare anche quanto sii deve alla dignità.

E’ chiaro che non sempre è così, come non lo è in tutti i casi, ma c’è da non preoccuparsi quando è così? E se c’è di che preoccuparsi, che facciamo? Ce ne sbattiamo perchè il vecchio è fuori moda, oppure, ci decidiamo ad assistere chi non possiamo lasciare solo/a, dentro dopo aver contribuito a metterlo/a fuori?

L’idea di una assistenza rivolta alla specificità sessuale in questione, è tentativo di risposta a questa domanda. Naturalmente non propongo nessun progetto. Non ho mai saputo farli. Neanche quando mi occupavo di Tossicodipendenze: per più di un decennio. Al proposito vi racconto un fatterello. Un giovane mi dice: sto preparandomi per andare in Comunità. Ho detto della mia omosessualità. Lo ritrovo qualche tempo dopo. Come mai, ancora in giro, gli dico. Per forza, Vitaliano! Quando la Comunità ha saputo che ero omosessuale mi ha rifiutato. Come, rifiutato?! Beh! Ti avranno offerto delle altre possibilità , spero! Certo, mi dice, in un centro per malati terminali! Sepolto vivo ancora da giovane, quel ragazzo. Naturalmente, è tornato a fare quello che può: le pere! Anche qui c’è da fare qualcosa! Mica grandi fabbriche! Solo qualche piccola officina, che forse è meglio.

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3) Quanto sa di sale…

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Da subito dopo le festività natalizie, il servizio che avevo generalmente trovato superiore alle mie aspettative, è andato via via scadendo. Non è bello pensar male diceva l’Andreotti, pure ci si azzecca. Mi riferisco a più di un motivo, e non sia mai, ad un irritante sospetto.

Sui motivi ne abbiamo telefonicamente parlato un qualche tempo fa. mi vedo costretto a ripeterli, non tanto perché siano i filetti alla Voronoff le pietanze che devono reggere la mia personalità e giustificare il vostro compito, ma perché la testimonianza fotografica che le allego è chiara squalificazione di quanto idealmente dichiarato sul sito a proposito del tenore e dei fini dell’assistenza. Lei ebbe a dirmi che la gelatinosa qualità della carne le era nota. E passi per la gelatina che per eliminarla (almeno esteriormente) basta solo un po’ d’acqua calda, ma visto l’allegato

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mi saprebbe suggerire a che grado devo portare l’acqua calda per eliminare la nervatura presente nella carne lessa di quasi sempre? Giusto per non far nomea di rompi balle, è chiaro che posso anche buttare la parte scadente della consegna, ma da dove capire, allora, la differenza fra servizio formale e sostanziale, o per essere meno filosofi, tra mangiare e saltare? Giustamente, m’ha suggerito di ordinare qualcosa d’altro. L’ho fatto nel nuovo foglio ma lo stesso (due desinari a parte) sempre lesso m’è arrivato! Avendo problemi di diabete non ho ordinato carote e neanche frutta ed invece la frutta mi arriva sempre e le carote quasi sempre. Avendo problemi di meteorismo ho escluso i cavolini di Bruxelles e invece mi arrivano anche quelli. Per lo stesso motivo non posso mangiare insalata. Avevo convenuto con lei che se vi capitava un’ordinazione di carne di mera qualità, un’altro primo poteva ben sostituire un lesso in descrizione. A fronte di quel genere di carne, oggi, mi sono arrivate due arance! Che non posso mangiare! Nell’augurarmi che tutto questo non abbia a ripetersi, la saluto con poca felicità. Non per mia causa, chiaramente, e se non per causa sua, le chiedo di farmi sapere per causa di chi, perché è giusto che ognuno si assuma le sue responsabilità, come è giusto che per saperle, sia necessario informare chi non sa.

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4) Quanto sa di sale…

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aseparaCortese Signore: suppongo che abbia letto le mie note. Dubito però, che abbia visto le foto allegate. Di quelle, tutto si può dire fuorché immagini di carne “magra, tenera, succulenta che non è mai stopposa alla masticazione”.

Non me ne voglia ma la sua affermazione m’ha portato alla mente il soldato Alberto Sordi che nel film la Grande guerra commenta il rancio schifoso dicendolo ottimo ed abbondante al generale imbecille. Come appartenente al sistema che la dirige, lei, tutto può essere fuorché non fiancheggiatore. Non le avevo chiesto di farmelo capire: tantomeno di farmi ridere. Io non sono particolarmente schifiltoso. Ho mangiato in ambiti di lusso ed in osterie. In collegi ed in orfanotrofi, a militare, e a casa, cresciuto più che altro a spaghetti al pomodoro e/o a panà (versione padovana della pearà) con mortadella come secondo: non sempre la mortadella. Dati i precedenti, per necessità o meno adattato a molto, c’è ne vuole perché giunga a lamentarmi di quanto mi è stato servito! Non ricordo quando ho iniziato a fruire del servizio pasti. Ricordo però, di un pomodoro eccellente, e di un ragù più che notevole. Ultimamente, invece, il pomodoro è generalmente meno che mediocre, ed il ragù fatto con carne cotta, è indigeribile! La pasta, poi, è generalmente stracotta. Oggi, invece, il pomodoro è buonissimo e la cottura della pasta, passabile. Mi si dirà, che la pasta mi giunge stracotta perché continua a cuocere anche una volta messa nei contenitori. Vero, ma allora, perché non è sempre così visto che nei contenitori c’è la mettono sempre? Può essere caso? Può essere! Può essere diversa la mano che prepara? Può essere, come può essere diversa la capacità professionale, come può essere diverso l’interesse verso il lavoro. Per anni, tutti i mercoledì sera ho preparato la pasta per gli abbandonati assistiti dall’Associazione Amici di Bernardo. I volontari ebbero a dirmi che fra i presenti, non pochi venivano solo il mercoledì. Cuocevo la pasta per non più di tre minuti. Nel pomodoro, un po’ di aglio, rosmarino, olio (ovviamente ma non vaga traccia) e piacere di farlo in quantità. Mi rifiuto di pensare che sia proprio quest’ultima salsa quella che manca alla cottura dei cibi! Mi dice, Dottore, che la carne non è mai stopposa alla masticazione. E’ vero. Una carne stracotta, infatti, non lo può essere. Succulenta, Lei dice. I casi sono due: o mangiamo diversa carne, o Lei non ha mai mangiato la carne che mi portano: dura e morbida come suola di poliuretano. E’ vero: la dietologa mi aveva parlato di problemi sulla gelatina, ma, mica mi ero lamentato di quel particolare! E’ vero, avevo ordinato cavoletti. L’ordine, però, non è che l’utente lo fa tutte le settimane e a me c’è voluto del tempo per capire che l’indurimento al ventre che provavo dopo mangiato era proprio dovuto ai cavoletti, (i cavoli no, stranamente) come all’insalata, appunto perché ambedue molto fibrosi. Appena capito l’ho detto ai consegnatari. Il più delle volte inutilmente. E’ vero, con la frutta ho reputato di inutile spreco la consegna del pane, e dei dessert. A differenza del contorno in oggetto, questa richiesta è stata generalmente ascoltata. Con gaudio di altri utenti o quanto meno dell’Istituto, spero. Da quanto sopra esposto tragga le sue conclusioni, Dottor V. Non mi aspetto di saperle. Non è necessario. Per me, il discorso finisce qui, ma se mai dovrò avere la necessità di riaprirlo, Lei sarà il primo a saperlo.

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Datata – Ho aggiunto in data 29 Dicembre c.a. la parte con diverso carattere.

5) Quanto sa di sale…

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Cortese signora: ieri, venerdì, ho chiesto alla consegnataria chi mi aveva portato il pasto che ha motivato la precedente mail. M’ha detto una persona poco pratica del giro e quindi delle particolarità nel servizio.

In analogo fatto la stessa consegnataria ebbe a dirmi di non sapere chi, al suo posto, mi aveva portato il pasto. Siccome, in quel caso, nulla ha fatto e/o detto per informarsi, fra altre ipotesi ne arguisco di non averne alcun interesse, oppure, che era interessata a coprire l’autore del disservizio. Sono correnti mafiosità che succedono in ogni ambito lavorativo. Va beh! Rimane il fatto, però, che su la consegnataria in questione non la penso più come prima. Punto.Oggi, sabato, ricevo un primo dall’indecifrabile ragu. Va bèh! Vediamo di non fare gli schifiltosi! Con quello, un lesso con salsa verde. Anche se molto pallido, il verde, c’è. La salsa, assolutamente no, a meno che non sia una personalissima variazione, in verità neanche approssimativa, della classica ricetta. Il lesso, tagliato con l’affettatrice a spessore di neanche tre tacche, non sarà stato più di una cinquantina di grammi. Per quanto riguarda la quantità totale della salsa, poi, non appena vista mi sono detto questa gliela devo proprio far vedere.

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Mi dispiace d’averlo pensato mentre lo stavo finendo. Diversamente, le avrei fatto vedere anche lo spessore della carne: una sottiletta. Dalla foto, però, si dovrebbe intuire almeno la qualità: scadente. Durante il nostro primo colloquio ebbe a dirmi che i pasti serviti agli anziani li controllava facendosi mandare in ufficio un campione. Sarò anche paranoico, cara signora, ma faccio molta fatica a credere che le venga portata anche solo della mediocrità. Un controllo effettivamente efficace non può che avvenire a casa del pensionato. In genere, l’orario di consegna è sempre quello. Indovino numerosi i suoi impegni, quindi, capisco bene che lei non possa farlo, ma a Verona, tutto manca fuorché i Vigili. Con i miei più cordiali saluti.

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6) Quanto sa di sale…

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Quasi tutti gli anziani hanno due grossi problemi: diabete, e arteriosclerosi. Nei loro menu, pertanto, dovrebbe essere escluso (o quanto meno, fortemente ridotto tutto quello che tenderebbe a peggiorarli, quindi, niente zucchero nel pomodoro, ad esempio.

Per togliere il gusto asprigno al pomodoro basta cuocerlo assieme a della cipolla e a chiodi di garofano. Per contenere l’arteriosclerosi, invece, basta non salare le pietanze,(in particolare la pasta) o quanto meno salarle al minimo. Visto che non vi sono saline fra le ditte che servono il Comune, la riduzione del sale non dovrebbe creare particolari problemi. Per il diabete, bisognerebbe non mangiare pasta, riso e/o risotti, e fra i contorni, in particolare non le carote. La pasta bianca andrebbe sostituita con l’integrale, ma capisco che verrebbe rifiutata dalla generalità degli anziani perché non hanno la debita conoscenza e neanche l’abitudine. Va bèh! Di qualcosa bisogna pur morire! Casalinghe e cuochi usano la carne cotta in avanzo, vuoi per svuotare i frigi, vuoi per far ripieni. Nel menu del giorno 14 invece (c.m, c.a,) ne hanno fatto del ragù. Non è la prima volta. Nel ripieno da carne precotta, l’avanzo da frighi è in qualche modo giustificato perché diventa ricetta. Così non è invece per la carne avanzata. La si può tritare e/o trattare con leggera base aromatica quanto si vuole, (accorgimento, questo, non attuato) ma chiaro avanzo è, (difficilmente digeribile, tra l’altro) e chiaro avanzo resta sia per gli occhi che per il gusto. Orrendo poi, l’accostamento di immagine fra contenitore di plastica, pasta, e ragu preparato in quel modo. Suscita disegno di ciottola dove, per il cane, si mescola quanto avanzato dai piatti. Ipersensibilità d’artista o da vecchio oltre steccato? Non so. I pensionati tacciono perché hanno paura, e ne i vecchi oltre steccato c’è il sospetto che siano come i veronesi: tuti mati, ergo inattendibili? Oltre alla carne in preda a crisi di nervi che mi è stata generalmente servita sino a che ho taciuto (non poco e non per breve) mi viene servita anche della carne con tracce di budello attorno? Viene da pensare che sia stata, prima pressata, poi arrotolata, e poi insaccata. Anche il taglio della porzione è particolarmente netto. Pare fatto con l’affettatrice. Provi a farlo con del lesso cotto a casa. La fetta non le risulterà netta (a meno che il lesso non sia lessato 🙂 e lo scarto notevole da tanto si sgretola. Gielo dico, non tanto perché abbia mangiato sempre di meglio, ma per favorire la proporzione tra spesa, gualità, e guadagni, fra quanto il Comune paga e quanto l’appaltante serve. Comunque sia, sospetto di budello a parte, il lesso del 13 Giugno che le ho descritto era prevalentemente magro e di gusto accettabile. Cosa non sanno fare i cinesi! Con i miei saluti, Vitaliano.

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7) Quanto sa di sale

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Cortese Signora: giusto per continuar a farla sorridere, eccomi qua!

Diversamente da quella di ieri (un quadratino di non più di 6 cm. e mezzo di frittata con non poca parte di patate) di maggior misura e più gustosa di altre volte quella che ho ricevuto oggi, ma che glielo dico a fare a lei e/o ai referenti in caso? Per sentirmi dire dalla consegnataria di ieri (persona cortese e simpatica ma questo è un andar fuori tema) che il pollo che ha motivato la mia protesta era stato cotto in mattinata. Possibile che non si sia resa conto che la sua affermazione non può essere attendibile, vuoi perché dipendente dal lavoro, vuoi perché dipendente dal notorio e difensivo cameratismo fra operai? Per sentirmi nel cuore la sua amarezza perché nulla può fare di meglio e/o di più efficace, in quanto non è in grado di sapere (come di provare) se chi protesta ha fondate ragioni o se è solo un paranoico rompiballe? A proposito di paranoia, per sentirmi dire: in attesa di capire la fondatezza delle sue contestazioni, le sospendiamo il servizio?! Eppure, la situazione è più che facilmente risolvibile! Basta una convenzione fra l’Istituto Anziani ed un Elemento terzo con compito di verifica quale può essere una Associazione di Volontariato, (ad esempio) la quale, chiamata dall’Assistito, si reca a domicilio e verifica (facendo rapporto a quanti in interesse) sia le ragioni della protesta che l’effettiva sussistenza, e/o della stessa, il grado. Cosa potrà mai costare?! Un fisso mensile per la raccolta delle proteste telefoniche, e un rimborso spese per le verifiche a domicilio. Nulla consiglio sulle somme al proposito perché tutto potrei fare fuorché amministrazione! A proposito dell’attendibilità nelle opinioni di chi dipende (da prendersi ovviamente con le molle) nulla siamo in grado di sapere se l’opinione dei contenti è effettivamente tale, o se è prevalentemente detta per lo scopo di conservare il servizio e/o di aggraziarsi presso il consegnatario/a. Incaricherei l’Associazione in proposta, allora, di accettare anche le contestazioni anonime. O meglio, anonime per l’Istituto anziani ma conosciute all’Associazione. Attuata la proposta, vuole scommettere sulla miglioria del servizio?

ps. Proprio adesso mi è arrivato il pranzo: un brodo con tre, dico tre pezzetti di patata. Se tre d’amore, ne ho più di qualche dubbio. Il consegnatario di oggi m’ha chiesto di non prendermela con lui per le porzioni perché non c’entra niente! Mi pare ovvio! Quella di ieri non è venuta. Altro turno, o peso di una vergogna da affrontare dandosi il cambio? Non so. Pur credendoci poco niente, confido sulla prima ipotesi. Dimenticavo: per quanto mi riguarda considero privato solo quanto attuo al gabinetto.

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9) Quanto sa di sale…

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Im_pasti domiciliari

Le allego la foto del manzo che ho ricevuto oggi: è inaffrontabile! A maggior ragione se di usuale cottura: scarsa. So bene che una contenuta cottura rende maggiormente possibile il porzionamento perché semplifica il taglio (a giusta cottura infatti, il manzo rischia di sbriciolarsi, rendendo così, sia più complicato far le porzioni, che maggiorare i tempi di lavoro. Tutto si può capire ed io lo capisco. Intanto, però, il pensionato mangia un lesso che ha la consistenza delle suole di poliuretano. Giusto per completare la cronaca. Non ho potuto compensare quella parte di una consegna (giusta nella forma ma occasionale nella sostanza) perché i negozi alimentari sono chiusi. Lo era anche il Pam di via Mutilati che non chiude mai. Morale della favola, per tutta la giornata avrei dovuto mangiare solo due contorni e il prosciutto. Alla pasta al pomodoro ho rinunciato, non tanto perché generalmente condito con una salsa di nome più che di adeguato fatto, ma anche perché, giusto per migliorarne la mediocrità ci aggiungono del basilico disidratato in una quantità tale da renderla persino dolciastra.  Se adesso rinuncio anche al manzo che mi resta? In prevalenza, mortadella e prosciutto: ai diabetici (la maggioranza lo è) generalmente sconsigliati. C’é poi un affettato di un qualcosa tanto salato (ottima la salatura per le vene anziane) che più di così non so paragonare! Certo! C’é il formaggio, lo sgombro, due generi di pesci, il brasato (ve lo raccomando!) le polpettine e uno spezzatino che per via di qualità non hanno nulla a che fare con quelle che ricevevo prima, e dell’altro che non ricordo vuoi perché la memoria non mi aiuta, vuoi perché dimenticando si vive meglio. Mi è difficile dimenticare, però, l’esperienza di vita. Per tale esperienza, tutte le mense sono soggette a variabili da contenere ai minimi termini. In genere, sono: il costo del cibo alla fonte e il costo operaio per prepararlo e in questo caso distribuirlo. Ambedue i costi devono sottostare alla spesa preventivata. Va da sé, che se i costi operai sono maggiori dei costi del servizio operaio, a subire gli amministrativi adeguamenti al risparmio sono gli Utenti. Nell’augurarmi di non averle detto nulla di nuovo su l’ultima ipotesi, la saluto. Vitaliano

manzo22marzo

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Mangia questa minestra o salta dalla finestra?

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All’Assistente sociale e a quanti di competenza

Non me ne voglia se posso darle l’impressione di assillarla sia pure per lettera, ma per calmare il cuore (oggi compromesso da incazzatura su quanto ricevuto) devo calmare la mente scaricando nella sua quanto m’ha scosso e quanto ne deriva.Il Menu del giorno diceva polenta con formaggio verde. Il formaggio Verde, diversamente dal Gorgonzola classico e’ stagionato. Il Verde (orripilante, ma sara’ anche una questione di gusti) ha una sola virtù: costa meno del Gorgonzola. Non per ultimo, conserva l’apparenza che gli da l’industriale muffa.  Per quanto riguarda la polenta, era talmente secca da non poter essere di giornata. La quantità del formaggio rispetto alla polenta  era come un figlio rifiutato dalla madre.Come ulteriore secondo ho ricevuto due uova e un contorno che (non possedendo sinora prova contraria) possono dire “benessere’. Consiste in una miscellanea di ortaggi. Non ho ancora capito se solamente scongelati, o se solamente bolliti perché non mostrano segni di altra operazione. Le uova erano più’ che fredde e scoppiate. Lo scoppio del guscio succede In modo particolare, quando si mettono le uova (magari fredde) in acqua non da ambiente (o magari calda) e senza sale nell’acqua. Il sale nell’acqua favorisce lo sguscsiamento: diversamente, è da martirio! Come da mia richiesta non mi hanno portato la pasta. L’ho rifiutata perché nauseato da un pomodoro che tutto sa fuorché di pomodoro, nonostante il soccorso di cipolla (scongelata e pressoché solamente lessata) e nonostante quello del basilico surgelato, che se messo in eccesso (come più di qualche volta e’ successo) da alla pasta un profumo da spray per certi ambienti.  Se non mi hanno portato la pasta ne deduco che gli addetti alla cucina hanno letto l’ultima scelta. Perché allora mi hanno portato dell’ananas sciroppato, visto che nella scheda ho rinunciato ad ogni forma di dolce essendo diabetico? Per errore? Può essere, ma perché quell’errore si ripete spesso? Perché, tanto, il caso di un pensionato non sottolinea più di tanto, la distinzione fra pressapochismo operativo e interessata capacita’?Da anni, pressoché ogni volta dopo mangiato la pasta, ho sofferto di forti diarree. Non gliene ho mai parlato perché la causa poteva anche essere personale. Che non lo sia, però, me lo sta dimostrando la cessazione delle diarree con la cessazione di quel consumo. Mi pare d’averle già detto che la paranoia è la malattia dei derubati della fiducia. Essendomene rimasta molto poca, le mie affermazioni potrebbero essere mosse da quella causa, tuttavia, se ci vedo conseguenza un mio stato fisico e le diarree, lo stesso non vedo fra stato mentale paranoico e diarree.Prima della pensione lavoravo al Palladio. Assieme alla gestione delle pulizie operavo una sorta di controllo dell’ambiente: notoriamente, luogo di prostituzione e della rispettiva clientela. Durante quel controllo ho chiesto ad una persona estranea al Condominio, che ci facesse davanti al numero dell’abitazione di una prestante d’opera. Ho usato altro dire, ovviamente. In genere chiedevo se avevano bisogno di un aiuto circa il civico che cercavano: al Palladio e’ facile perdersi. Da quelli con coda di paglia, pero’, il mio interessamento veniva recepito come una investigativa curiosità. Da vendicare? Nei primi tempi del servizio m’ha portato il pasto uno di quelli con coda di paglia. Le diarree sono iniziate da allora. Una volta, quel soggetto ebbe a dirmi di non avere paura perché nessuno mi fa del male! Perché aveva ritenuto di dovermi assicurare? Per smentire il detto: spiegazione non richiesta, scusa manifesta? Io non sono una persona normale. Ovverosia, lo sono come cittadino ma non lo sono come umanità sociale: come umanità sociale vengo detto deviante. Anche di peggio, invero, ma mi fermo qui. Con la  persona di fragile identità (fragile giusto per contenermi) le persone come me si ritrovano ad essere come un’innocua tabella per freccette apparentemente innocue. Chi le lancia non si rende conto di essere un’irrisolta persona. E’ vero invece, che si rende conto dell’impunito piacere che ne ricavano. A causa della consegna, mi sono reso conto che più di una persona del servizio può essere soggetta al piacere del lancio di freccette. Quel genere di lancio, permette a chi lo attua di scaricare su di un colpevole di diversità (a dire del lanciatore) il difensivo rifiuto di essere “diverso”. Tanto più agisce le freccette, e tanto più conferma la sua normalità. La psichiatria è piena di casi del genere. Di non pochi casi e’ stata piena anche la mia esistenza: vuoi personale, vuoi sociale, pertanto, l’esperienza non mi manca. Ora, le diarree che mi colpivano potevano essere causate da un rifiuto di me perché’ di sè: magari, per mezzo di lassativi? Molto me l’ha fatto pensare, tuttavia, tengo ancora la mia paranoia sotto controllo. Naturalmente, non per questo posso tener sotto controllo i paranoici. Le confesso di aver pensato di sporgere denuncia anche hai Carabinieri. Avrei dovuto, però, portare loro almeno le analisi delle diarree. M’ha fermato il costo, e anche una faccenda che per quanto seria mi è sempre sembrata ridicola, oltre che accusabile di auto frecciamento. Fatto sta, che non vorrei esser costretto a rinunciare ad un servizio, che nonostante si stia rivelando sempre più misero sia per quantità’ che per qualità’ (al punto da assomigliare sempre di più ad una umiliante carità) lo stesso mi e’ necessario. Lei mi cita sempre il caso di utenti “che non hanno mai mangiato cosi’ bene! Mi creda, l’affermazione è inattendibile. Oltre ai motivi che le sono noti, gliene direi anche altri, ma questa lettera e’ già troppo lunga. Cordialità, Vitaliano.

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Diiin, dooon!!!

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ALLA CORTESE ATTENZIONE DELLE ASSISTENTI SOCIALI del Comune di Verona e a quanti sono ufficialmente e ufficiosamente delegati alla Distribuzione Pasti

Una polenta di tal fatta la servivo (ancora nel 69 a Merano) a una certa Mirka: cagna di razza pastore! Mi rifiuto a credere che per gli Anziani una polenta valga l’altra, ma questo è successo! Divido il pasto che mi si porta in pranzo e cena. Il che vuol dire, che ho compensato le evidenti carenze del primo pasto con un panino bagnato nell’olio di semi! A proposito di pane! Serenamente mi meraviglio che ancora non si sia strozzato nessun Anziano. Messo in bocca, infatti, il pane mescolato con la saliva diventa una poltiglia che si attacca al palato (o come nel mio caso, alla dentiera) e/o si ferma in gola! ! Mi si creda: per mandarla giù, bisogna correre al rubinetto dell’acqua! Con il pane di diverso acquisto non mi succede!

Con l’occasione le rendo noto che recenti analisi hanno rivelato, nella testa, la presenza di due tumori: al momento benigni! Sono accidenti che possono procurarmi un’emorragia celebrale: della serie, quando capita capita. Ovviamente, il punto del discorso non è questo: il punto è che di tutto necessito fuorché dover subire degli inutili stress emozionali! Non per ultimo, anche il cuore mi fa quello che gli pare, non, quello che deve. Per quello che gli pare, mi lascia ben poco fiato. Avendolo, sarei andato personalmente alla Distribuzione Pasti con quanto ricevuto. Mi vedo costretto, invece, a mandare al foto a questo Centro. Avrei voluto farla con un mezzo migliore del telefonino. Nonostante ciò, anche con quello si vedono i granuli nella polenta quando non è doverosamente cotta! Capisco bene che nell’Assistenza Anziani non sempre sia possibile la totalità di quanto si deve, tuttavia, faccio fatica a pensare che quanto si deve venga escluso dalla cottura di una misera polenta! La lascio con i miei saluti.

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Non amo aspettare

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All’Assistente Sociale e a quanti dovrebbero provvedere in merito.

Le premetto che per carattere non amo aspettare. Tanto meno far aspettare chi lavora. Vedo arrivare i Consegnatari dalla finestra che da sulla strada. Per questo, quando suonano sono già alla porta con il dito sul pulsante di apertura, sia per aprire loro il cancello, sia per aprire loro la porta d’ingresso alle scale. Se non lo sento andare dopo aver appeso il sacchetto alla maniglia della porta succedono due possibili faccende: o apro quando il consegnatario è ancora alla porta, oppure, mi ritrovo in attesa di un forse c’è ancora o forse non c’è più! Dietro questo che può anche essere insignificato c’è una questione molto più importante. Suonare alla porta significa far capire all’Utente anziano e in più casi solo, che non è considerato solamente un pacco da collocare in un magazzino! Significa fargli capire che la suonata equivale a un buon giorno che di persona, ora, non si può più ricevere e neanche dare se non attraverso la porta: Consegnatario suonando. Non tutti i Consegnatari si comportano come le sto dicendo. Probabilmente, solo quelli non appropriati ma da appropriare! Con una Consegnataria, oggi ho perso la pazienza! Vuoi anche perché mi si porta del cibo (i dolci) che inevitabilmente devo buttare! Irritato anche da questo, a maggior tono gli ho detto di suonare anche alla porta! Ora, la questione è: Vitaliano è un maleducato, o viene reso maleducato? Mi scuserò con la Consegnataria quando riceverò chiara risposta a questa domanda. Cordialità, Vitaliano

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Omovecchiaia – Al Circolo Pink di Verona

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Siamo spiritualmente deboli in due momenti della vita Gay: nella giovinezza e nella vecchiaia. Tanto o poco, non manca l’aiuto nella giovinezza. Quale aiuto, invece, nella vecchiaia? Direi nessuno. O meglio, c’è, ma, secondo standard culturali, marginalmente corrispondenti alla vita dell’omosessuale anziano. Precisando meglio, sono corrispondenti, quegli standard culturali, solo per le esigenze inerenti la cura medica e la domiciliarità. La vita anziana, però, non è solo pastiglie e pannoloni! Vita, è anche racconto di storia personale e di epoca; è anche condivisione d’esperienza. E’, inoltre, anche possibilità di poter parlare liberamente, come simile fra simili; è anche possibilità, di poter ancora sorridere come simile fra simili! Nella normale assistenza e nei normali ambiti, con chi ricordare e sorridere delle storie che è stato quell’Omosessuale, senza con questo esser compatito, o magari, ancora osteggiato, (quando non rifiutato) come magari lo è stato in giovinezza e/o nell’età  adulta? Per il timore di quel rifiuto, l’anziano Omosessuale si costringe, così, (o lo si costringe) a dover recitare, (ancora?!) ciò che gli impone un ricovero diverso perché culturalmente estraneo. Il che, è come dire che si costringe, (o lo si costringe) a negare la sua umanità anche per il solo fatto di veder visti, come sessuali, dei meri desideri di affettività. Negare (o far si che si neghi) anche quegli ultimi fiori, è forzarlo all’interno di un’agonia cosciente; è seppellirlo culturalmente e spiritualmente, ancor prima che muoia naturalmente. Sollevo, quindi, il problema, e propongo a questa Associazione, di ideare un’assistenza domiciliare, e/o una casa alloggio, attuata da operatori sessualmente omogenei. Il problema che sollevo, riguarda anche l’Omosessualità femminile, ovviamente!

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Ottobre 2007

1) Quanto sa di sale…

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Cortese Signora: da dire stecchito (nel senso di reso secco) il pollo che mi hanno portato oggi. Prima di salvare il salvabile non ho potuto non recitare una prece ai defunti; per non dire delle patate depresse, forse a causa della cottura in un olio a non adeguata temperatura; per non dire della pasta gratinata: da non parere cotta oggi. Dice che sbaglio? Sarà! Guaio è, purtroppo, che non posso permettermi di non mangiare la prova le mie affermazioni: folcloristiche sino a che si vuole, ma solo per farla sorridere; che poi ci sia anche di che pensare e agire, a lei ogni decisione.

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2) Quanto sa di sale…

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Nella giornata di domenica 9 cm. la consegnataria si scusa per avermi portato del purè: è stato un disguido, mi dice. Che sarà mai, gli dico! Indovini cosa mi hanno portato di contorno, oggi? Mi hanno portato del purè. Ora, è lecito o non lecito chiedersi se quelli che preparano il confezionamento dei pasti ci sono o ci fanno, oppure devo tacere e buttare quello che mi fa male perché potrei essere diventato allergico al latte? Se già alla sera posso permettermi non più di un minestrone, cosa devo fare al mezzogiorno: mangiare meno o non dire la mia e/o per non “uscire dal seminato” come ebbe a dirmi l’assistente sociale, dimenticando che io non sono personale pubblico che non può uscire da prefissati protocolli? Se per caso non si è ancora capito, io sono un Beta dalla lengua scèta! Lei mi dirà ma è successo solo un’altra volta! Vero, ma chi mi garantisce che tacendo succederà di meno? E per quale motivo e/o noncuranza, e/o insufficienza dovrei tenermi i mal di testa che mi procura un dato cibo e che per scontati motivi devo pur mangiare? Non sono poche e certamente più gravi di un male di testa le situazioni dolenti che ci colpiscono, ma io non chiedo cure costose, e/o impegnative! Chiedo solo di piantarla di dovermi occupare di questioni risolvibili solo con un una riga di attenzione! Non chiedo niente di miracoloso! Chiedo solo quello che normalmente dovrebbero fare degli stipendiati, anche solo comunemente capaci. Non mi si venga a dire, infine, che è difficile gestire il personale, che se i soldati perdono la guerra la responsabilità è sempre dei generali.

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Gennaio 2008

8) Quanto sa di sale…

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Non conosco il nome del Consegnatario di oggi (24.06.20202) ma devo proprio segnalarle una questione che accade da anni: una violenta diarrea dopo ogni pasto. Naturalmente l’ho principalmente pensata a causa di una mia situazione fisica. Perdurando la faccenda non ho più ordinato la pasta: la diarrea postpranziale è cessata.

A causa del diabete e/o delle medicine che assumo sono diventato addirittura stitico. Nonostante la cessazione dell’ordine, la pasta me la porta solo il Consegnatario in questione; è anche oggi si è ripetuta la diarrea. In vero, la pasta me la porta anche un’altra Consegnataria ma non mi succede nulla. E, dunque? Dunque “a pensar male si sbaglia però ci si azzecca? E’ noto da tempo sia alla magistratura che alla psichiatria, che le identità omosessuali sono la nolente cartina di tornasole che rivela i dissidi psicologici e sessuali delle identità sessualmente non compiute. Per quanto mi riguarda sono fatti loro ma devo lasciarli tali anche se coinvolgono me? In psicologia la mia “scienza” è puramente esperenziale. Cosciente di questo sulle mie verità stendo sempre un pio velo, ma per quanto ancora devo andare al cesso da impropriamente motivato? Si può far qualcosa oltre che buttare la pasta portata dal Consegnatario in questione? E se per lo scopo di far purgare a me la realtà che mi “risulta” di quel Consegnatario, inquinasse di purgante un secondo anziché il primo buttato, cosa dovrei fare a suo assistenziale consiglio? Far a meno di mangiare anche il secondo (o al caso il contorno) o rinunciare del tutto al servizio? Attendo lumi!

ps. In attesa di incontrarla può iniziare lo stesso la pratica di ausilio economico? Più che del nostro incontro, infatti, mi urge l’aiuto. Della priorità che le chiedo non me ne voglia. Cordialità, Vitaliano.

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