Le basi del giudizio

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Sono profondamente convinto che ognuno di noi, è via della verità della propria vita. Per questo senso, ognuno di noi, godrà dei frutti della luce nella propria conoscenza, e penerà, tanto quanto gli è assente, quella luce. Individualmente parlando, nessuno, potrà godere dei frutti di un altro, e nessuno sarà chiamato a portare le pene di un altro. Detto questo, su quali basi, possiamo dirci legittimati al giudizio sulla vita altrui? Secondo me, su nessuna ragionata base. Naturalmente, il discorso cambia se valutiamo la vita altrui su base sociale. Ma, anche lì, ci sono delle cose, un po’ così! Infatti, la valutazione sulla socialità di un individuo, non può non tener conto della personalità dell’Individuo. Quindi, una regola sociale, da un lato è legittima se conforma il Cittadino, e dall’altro illegittima se ne de_forma l’umanità.

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Giugno 2006

La verità è una spada a doppio taglio.

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Oltre alle mie peste racconto anche le mie corna. Non ho potuto non farlo perché in una seduta medianica (ci si creda o no, non è questo il punto) una presenza mi raccomandò di dire sempre la verità. Si riferiva ad una verità superiore? All’epoca non era fra i miei pensieri. Al più, e meglio adesso, conosco le mie verità. Si riferiva a quelle? Intimidito non l’ho chiesto, ma con il tempo ho imparato che la verità è una spada a doppio taglio. Nessuno possiede la facoltà d’impugnarla per tagliare&separare il male dal bene (o il vero dal falso, come il giusto dall’ingiusto) senza ferirsi di verità mentre ferisce di verità.

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Vie e verità

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Dove l’amore per la vita mi diventa principio, penso secondo il Padre; dove mi diventa Maestro, penso secondo Cristo; dove mi diventa abbandono nel Padre, penso secondo Maometto; dove mi diventa percorso, penso secondo Budda; dove diventa vita, penso oltre me; dove mi diventa vita, penso secondo me, ma, vita, è lo stato di infiniti stati della corrispondenza fra i suoi stati, quindi, non posso non essere, anche stato degli stati, di tutti quelli, che dalla personale via, mi hanno indicato la loro verità.

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Novembre 2006

Devi dire la verità

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Più di una ventina di anni fa (tramite un amico con proprietà medianiche) suo zio (Francesco prima del trapasso) gli fece scrivere (per me) devi dire la verità. Per via di verità, la mia conoscenza sulla vita e sulla mia stava come sta un fetta di Emmental: piena di buchi! Così. più che chiarirmi le cose, l’affermazione me le mise in ulteriore confusione. L’ho intuita solo adesso: a.d. 2020. Devo dire la verità perché i piatti della giustizia devono stare alla pari. Così, se uno contiene l’ideale (il pensiero che esprimo) su l’altro ci devono stare sia le mie storie passate che quelle a venire. I piatti porteranno lo stesso peso? Non ne ho la più pallida idea!

Dopo l’affermazione, lo spirito di Giuseppe “parlò” d’altro. Per questo lo ringrazio solo adesso. Un po’ tardi, mi si dirà! E’ vero secondo il nostro tempo ma non è vero secondo il tempo degli spiriti. Il tempo degli spiriti è lo stato del loro spirito, e lo stato dello spirito è detto dallo stato della loro forza. Lo stato della forza del loro spirito  può mutare continuamente perché continuamente corrisponde (o non corrisponde) al

Giusto

che si origina dalla relazione

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del Bene                                                          con il Vero

Dove vi è prevalente corrispondenza fra stati, anche ogni spirito è, nella sua condizione di forza, prevalentemente stabile, e quindi, senza “tempo”. Poiché solo lo Spirito del Principio è assolutamente stabile nel suo “tempo” (e per questo possiede uno stato di Forza senza fine) ne consegue che lo spirito di Giuseppe (come quello di qualsiasi altro nome) può dirsi tale solo nel dato momento del suo spirito: relazioni o no con il nostro.

Anche il nostro spirito è soggetto a mutevolezza e quindi, a cambiare stato di spirito. Quando ne prenderemo veramente atto, e pienamente vivremo quell’atto, non avremo più bisogno dei documenti identificatori che dimostrino la nostra prevalente Determinazione (forza del principio maschile) o lo stato della nostra Accoglienza: forza del principio femminile. Poiché il carattere della forza dirà lo stato del nostro spirito, e poiché la vita è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, neanche avremo più bisogno di sessualità. Poiché il loro spirito lo sente, gli spiriti già lo sanno. 🙂

Una forza prevalente è composta da infiniti stati di non prevalenza. Pertanto, il carattere prevalente della forza che struttura un’identità (nel nostro stato di vita o uno spirito nel loro) è influito anche da quegli stati, Ne consegue che una forza prevalente (al caso maschile come anche femminile) è cogestita anche dai non prevalenti, siano essi femminili in maschile, come maschili nel femminile. Se prevalenti, quelle forze (o spiriti femminili nel maschile, o maschili nel femminile) formeranno delle intermedie strutture di vita. Poiché la vita nasce dalla corrispondenza di vita fra i suoi infiniti stati, ne consegue impossibile sapere se prima sia nato l’uovo o la gallina. Come neanche se prima sia formata l’eterosessualità o l’omosessualità. Possiamo certamente vedere, però, che prima dell’uovo o della gallina, è nata la vita che ha fatto l’uovo e la gallina. Dovremmo chiederci, allora, dove è meglio posare la ragione? Per quanto riguarda la fede, la posi ognuno dove crede giusto. Se a ragion veduta, tanto meglio. Sconsiglierei la posa sulla speranza. Non perché è illusorio viverla, ma perché, da ogni potere, è stata resa pubblica meretrice.

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Navigando verso la nostra verità

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“Vorrei solo capire se la mia barchetta di carta un giorno riprenderà  a navigare come ha sempre fatto, oppure meglio che l’abbandoni per mettermi a navigare su fiumi diversi…”

Mi sono posto le tue domande per decine d’anni, e per decine d’anni mi sono dato infinite risposte. In tutto questo mio firmamento di ipotesi, quale, la Stella Polare che m’ha condotto alla mia verità? Se avessi dato retta alla mia Mente, starei ancora cercandola! L’ho trovata, invece, dando retta al mio Corpo: dove c’è dolore, non può esserci verità, tanto quanto vi è dolore!

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Mi sono svegliato pensando alla verità

Interpellato sulla Verità, il Cristo evangelico non ha risposto. Non l’ha fatto perché non conosceva la risposta, perché nessuno è in grado di dare risposta, o perché ogni risposta sulla Verità genera dissidi?

E se non avessimo capito che l’unica risposta è proprio dove la parola tace? La parola tace tanto quanto tace l’emozione. Tanto quanto tace la parola perché tace l’emozione, e tanto quanto subentra il silenzio. Vi è silenzio, tanto quanto tacitiamo le emozioni che strutturano i dissidi. Si può dire, quindi, che la verità abita il silenzio generato dalla cessazione dei dissidi comunque generati e/o procurati, e/o subiti. Dove vi è la cessazione delle emozioni e la conseguente cessazione della parola, non per questo vi è uno stato di vita in arresto. Vi è, invece, un rallentato stato di vita. Perché rallentato? Direi, perché nel rallentamento delle emozioni che portano al rallentamento dei dissidi e, quindi, al rallentamento della parola che porta la sua soggettiva verità, le domande di azione (domande naturali, culturali e spirituali che il corpo fa a sé stesso come anche ad altri corpi) rallentano (in eguale proporzione) i loro bisogni di risposte. Si, almeno in linea teorica si può sostenere che l’età è direttamente proporzionale alla capacità di tacitare emozioni che attuano parole che portano a verità, che non essendo nel luogo del silenzio, direi, necessariamente, recano dissidio fra domande e risposte. A maggior bisogno di verità, maggior bisogno di trovarla. Questo maggior bisogno accelera quanto viaggia nel cerchio, se ai nostri bisogni di Verità colleghiamo i bisogni della nostra verità. Non ha motivi da inquietudine chi lascia il suo bisogno di verità all’universale Verità. Secondo Verità, tutto accade quando deve accadere; e così sarebbe se non l’avessimo pasticciata!

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La passione è una verità naturale

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L’amore è una verità culturale. A ragion veduta l’amare. Mauro ed io parlavamo di meloni, cioè, delle possibilità dell’amore. Tu, sei intervenuta parlando di mele, cioè, della possibilità dell’amare. Il primo argomento riguarda la ragione. Non mi riferisco al pretendere di aver ragione. Il secondo tocca le viscere! Mi riferisco anche alle mie. Ti è chiaro adesso perché non hai capito? In quanto all’omosessualità, non si sceglie di esserlo. Si sceglie di viverla o di non viverla. Se non hai capito neanche questo, cosa hai capito degli amici gay che dici di avere?

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Novembre 2006

Cos’é e di chi, la Verità?

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Caro Francesco: oso scriverti una possibile risposta.

La questione mi è tornata fra i pensieri durante una breve pausa dal lavoro di ristrutturazione del Blog. Colgo l’occasione per scrivertela, non tanto perché suppongo di sapere quello che pensava Cristo, ma perché rispose proprio non rispondendo.

Comincerò dicendoti il luogo della Verità. Il luogo della verità è nella cessazione del dissidio, vuoi fra vita e vita, vuoi fra vita e Vita. Nella cessazione del dissidio subentra la pace. La pace raggiunta, consente alla vita di perpetuare il suo principio (la vita) senza dolore naturale e spirituale e senza errore culturale.

Nella pace detta dalla cessazione del dissidio subentra il silenzio. Dove subentra il silenzio la vita vive la sua verità in ragione dello stato di silenzio raggiunto alla cessazione del dissidio.

Poiché al principio (e nello stesso Principio) non può esservi dissidio, al principio e nello stesso Principio non può non esservi la Verità detta dal suo stato di silenzio per la raggiunta pace dovuta ad una unità in alcun modo divisa in ciò che è.

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Poiché il Principio della vita è stato di vita Assoluto, non può non essere che Primo, Uno, e Sovrano. Ne consegue, che Prima, Unica, e Sovrana, non può non essere la Verità del Principio.

Ammesso il percorso di questo pensiero sulla Verità divina, quanto è adattabile al nostro? Lo è, non per diverso percorso, ma perché umano. Si può dire, allora, che noi siamo nella Verità della vita del Principio, tanto quanto la nostra raggiunge la pace che deriva dal silenzio che segue alla cessazione del dissidio.

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Significati nella spada della verità

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Diversamente dalla Spada della verità islamica, la spada della verità che nella forma occidentale simbolizziamo non è curva ed ha due tagli.

Non è curva perché la spada della Verità procede rettamente, e non di certo contro sé stessa come suggerisce la forma a mezza luna della spada islamica. Ha due tagli, (la spada della verità universale), perché quello esterno serve a dividere il vero dal falso che è al di fuori di chi la usa, mentre quello interno serve a separare il vero dal falso in chi la usa. Chi si serve della spada della verità per il solo taglio esterno, (per separare, cioè, il vero dal falso che è al di fuori di sé), più che altro dimostra di sfoderare la sua verità per lo scopo di dominare quella altrui. La spada della verità universale, infine, è senza impugnatura; è senza impugnatura perché la Verità ha in sé stessa la sua presa. E’ senza impugnatura, quindi, affinché nessuno possa dire di poterla impugnare.

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