Se imbecilli, anche i soffi sono violenti.

E’ una storia vecchia: mi è tornata alla mente da poco. Non riesco a togliermela dalla testa, quindi, la devo scrivere! Più di una ventina di anni fa ho avuto a che fare con il Centro Anti Violenti. All’epoca mi occupavo di tossicodipendenze. Alla ricerca di aiuto ho bussato a non poche porte. Fra le tante, anche a quella. Allora il Centro ospitava gli Obiettori di coscienza. A che titolo e per quali motivazioni non mi interessa sapere. Fra gli ospitati un omosessuale (veronese guarda caso) allora tra il formalmente morbido e l’effeminato. Ho sempre avuto l’istintiva tendenza a far da infermiera alle personalità ancora fragili. Mi ero subito accorto, infatti, che quel giovane stava vivendo il pesante momento di chi teme il giudizio di non normalità. E’ un giudizio che “spaura” quelli che ancora non hanno sufficiente pelo nello stomaco! Già all’epoca ero ben cosciente di desiderare i diversi da me: diversi perché omosessuali per gusto, non, per totalizzata identità sessuale. Per me, i sessualmente simili sono seduttivi come le coppe quando il gioco va a spade! Nel mio gioco, però, mi capita di comprendere anche le spade quando è necessario dirsi, viversi e aiutarsi, appunto perché, indipendentemente dalle figure (o dalle figurine) appartenenti allo stesso mazzo; ed è quello che è successo! Anni dopo mi capita di incontrare il “titolare” di quel Centro. Mi fa capire che sa, e che non mi dovrei permettere di fare quello che crede di sapere. Non mi ci è voluto molto per capire che il giovane gli ha riportato quello che crede di aver capito da un atteggiamento gay, solamente compartecipativo. Tutt’ora mi viene da ridere immaginando passionale quel moto di vicinanza! Sempre anni dopo (mai che ricordi una data!) ho visto l’ex giovane frequentare un bar gay con l’evidente ed autonoma sicurezza dei certi di sé. Pur lieto di quella crescita dell’eta’ (di vita non so) a tutto ho pensato fuorché rinnovargli delle sorellate intenzioni, come neanche ricordargli, quanto, di quelle aveva capito, a causa di una esperienza ancora narcisistica. Purtroppo, per i coinvolti alla vita conigliesca capita di interpretare come palo ogni spaurante ombra. Se intelligente (anche minimamente) la persona estranea all’esperienza omosessuale si rivolge a chi di dovere (quale che sia non lo so trattandosi di un caso fantasmatico) oppure chiede l’ascolto anche dell’altra campana. Diversamente, che ha fatto quel contestualmente imbecille? Ha emesso il giudizio che sintetizzo: non devo provarci. Non ricordo cosa gli ho risposto. All’epoca avevo da rispondere ad un lutto ben di più pesante di quell’ignorante sentenza. Ricordo ancora molto bene, però, l’umiliazione che ho gratuitamente subito, e che ora gli restituisco così. Agirò ben diversamente quando lo rivedrò: strada facendo.

Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Memento vitae

L’avevo scritto quando giravo nelle piazze della “roba”, non meno perso dei tossici sia pure per altri motivi. Valga o non valga la pena, lo aggiungo.


Si viene a nuova vita mano a mano si ultima la precedente. Se la decisione di finire la precedente non è ancora risoluta, allora contate su di noi.

Se non osate fidarvi, con la vostra vita fermate anche la nostra. In questo caso, se constaterete che non vi abbiamo dato niente, sarà anche perché non ci avrete concesso altro.

Se siete indecisi, ritroverete l’incertezza in ciò che rifarete. Se in ciò che rifarete toccherete il fondo, sarete giunti al bivio estremo: farsi con la vita, o farsi la vita?

Le risposte in mezzo alle due sono croci apparentemente scaltre se sono paglia che si mette sulla spalla per non sentire il peso della stanga ma, quell’espediente non libera dalla catena che trascina dentro la feccia, al più, permette di aggiungere degli anelli.

Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Israele o Palestina?

Mi domando perché sono lacerato fra Israele e Palestina. Certamente perché c’è il fattore di crescita cristiano. Di questo fattore, Israele è stato culla culturale e spirituale. Palestina, invece, una culla geografica. Al sentimento del bambino che sono stato e che per certi versi ancora rimango, Palestina, era il nome di un luogo immaginato, il palcoscenico di una via crucis che allora sapevo finita con una morte. Non ora. Non per l’uomo che sono e per quello che vedo. Nonostante la coscienza di questo, diversamente da Israele, Palestina non la sento come Persona. Non per questo non ne vedo la sofferenza, ma mi rimane dentro, come com_passione che non si può non provare anche per il dolore che non ci coinvolge personalmente; è un dolore provato dalla ragione, però, e la ragione, non sempre tocca il cuore sino a ferirlo. La ragione, necessita di più ragioni. Non che manchino le ragioni di ambo le parti, ma sospetti di partigiani inquinamenti da parte di tutti e due i soggetti in conflitto, mi mettono caos fra ragione e cuore. Mi ritrovo così, con l’amata Israele, come l’uomo, che, pur avendo riconosciuto delle dubbie virtù nell’amata, comunque non sa decidersi circa l’eventuale separazione, se non decidendo di abbandonare da gran parte della sua storia: certamente fondante. Più facile sarebbe, avendo vera idea su cosa e come sostituirla. Non avendola, (o non avendola ancora) sto, come il separato in casa che tardi si accorge di aver erroneamente divinizzato l’amata. Bisognerebbe, invece, divinizzare la vita: mio cuore in Israele e non di meno in Palestina.


Giugno 2021 – Ancora mi chiedo perché siamo contrari ad Israele e, almeno potenzialmente, protettori della Palestina. Il tutto senza avere bastanti ragioni. Mi rispondo: perché amiamo gli ultimi. Carità cristiana? Non ci giurerei del tutto. Molto più probabilmente, perché amare gli ultimi ci fa sentire meno ultimi.


Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Ogni tanto penso all’Eulalia Torricelli da Forlì

Devo la conoscenza di Eulalia Torricelli da Forlì all’Avvocato M. di Este, il ricordo del personaggio di questa canzone. Persona vitale ed estroverso, quell’Avvocato. Solo negli anni a seguire ho capito che gli ricordava la sua Giovinezza; in tempi tranquilli, tranquillamente fascista. In altri tempi non so. Molto probabilmente, la canzoni gli ricordava l’amore nei Casini. Chissà se è stato un abbandonante Giosuè, o se (qui lo vedo meglio) abbia amato un’abbandonata da un Giosuè. Assieme a Silvano (segretario altrettanto vitale, estroverso e politicamente affine) ho trascorso nell’anticamera del suo studio, giorni e giorni di perso con tetto precario a copertura di vaghe leggi. M. è mancato da decenni, ma ricordo ancora la sua figura. Neanche l’avessi visto ieri! Come fosse ieri, ricordo anche il Silvano. Alla donna, capita ancora di trovare un De Rossi? Se interessato ai conti in banca delle Eulalie con gli occhi belli (nella canzone li dicono castelli) mi auguro di no.


Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Ogni tanto penso all’Eulalia Torricelli da Forlì

Devo la conoscenza di Eulalia Torricelli da Forlì all’Avvocato M. di Este, il ricordo del personaggio di questa canzone. Persona vitale ed estroverso, quell’Avvocato. Solo negli anni a seguire ho capito che gli ricordava la sua Giovinezza; in tempi tranquilli, tranquillamente fascista. In altri tempi non so. Molto probabilmente, la canzoni gli ricordava l’amore nei Casini. Chissà se è stato un abbandonante Giosuè, o se (qui lo vedo meglio) abbia amato un’abbandonata da un Giosuè. Assieme a Silvano (segretario altrettanto vitale, estroverso e politicamente affine) ho trascorso nell’anticamera del suo studio, giorni e giorni di perso con tetto precario a copertura di vaghe leggi. M. è mancato da decenni, ma ricordo ancora la sua figura. Neanche l’avessi visto ieri! Come fosse ieri, ricordo anche il Silvano. Alla donna, capita ancora di trovare un De Rossi? Se interessato ai conti in banca delle Eulalie con gli occhi belli (nella canzone li dicono castelli) mi auguro di no.


Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Il lavoro nobilita l’uomo?

Per conoscenza: Direzione… (è fallita) – In oggetto: situazione sul lavoro che sfugge alle possibilità operative del vostro Ispettore e richiesta d’intervento della Direzione.


Non volermene se mando questo scritto anche alla Direzione, ma visto che non hai tempo per leggere quanto ti dico sul lavoro, e visto che il Cretino ci si “pulisce il culo”, altra scelta non mi resterebbe se non il silenzio: non è da me. Oggi (ovverosia, sabato) non stavo in piedi ma sono andato a lavorare lo stesso. A situazione non migliorata, mando un messaggio al Cretino dicendogli che avrei mandato avanti il servizio lo stesso, ma gli consigliavo, per il giorno dopo, di far venire prima una persona. Mi risponde: “Capisco, c’è troppo lavoro per fare 25 pasti. Ti aiuteremo.” Come si permette questo psicofarmacizzato imbecille, di lordare la mia sincerità con i suoi sospetti di mendacio? Verso le sette mi manca il fiato, avviso i responsabili mensa, mi scuso, e vado alla farmacia S. Luca a fare un controllo della pressione. C’è l’ho bassa: 105/78. Conservo il biglietto. Al commento del Cretino avevo risposto dicendogli che ai malati mentali non do retta. Capiamoci: in ambito lavorativo

matto sei tu che con tutto lo stress che ti ritroverai ad affrontare con l’anno a venire, hai fatto “ben sei giorni di ferie”;

matto sono io che vengo a lavorare non meno di una ventina di minuti prima dell’orario pur di presentare una mensa che non abbia di che farmi vergognare;

matto è un aiutante di cucina che sta a casa una settimana per un mal di denti, e che dopo aver fatto un sabato ed una domenica di riposo chiede pure il lunedì. A rifiutata concessione, poi, si rimette in malattia;

matto sono sempre io che per mesi sono venuto a lavorare (sedato da antidolorifici) nonostante non riuscissi a dormire per i dolori alla spalla sinistra. Dolori provocati dall’opera al secchiaio;

matto sono sempre io che sono riuscito a far dire ad un utente che “erano cinque anni che non si mangiava così bene”. Preso atto che il cucinante è sempre quello (il Cretino) porta pazienza se me ne prendo il merito.

Matto, ancora, è quell’utente in atteggiamento da vescovo in visita pastorale, che ai tempi del rinnovo del contratto (c’era parecchia maretta in mensa) è venuto a dirmi, al mio rifiuto di permettergli di portar fuori il cibo avanzato, “che sapeva benissimo che noi portavamo via di tutto”, e che “una mano lava l’altra”. Prego? A casa non ho il frigo, quindi, dove l’avrei messo il tutto che secondo quello avrei portato via? Non vedo, quindi, quale sarebbe la mano che la mia avrebbe dovuto lavare! Fatto sta, che da allora ha rarefatto la presenza, e quando viene non sorride più come prima. Non sarò mica l’incauto scornacchiato che disturba delle intese e/o delle amicizie, spero?! Sarà anche una coincidenza, ma da allora con il Cretino è andata cessando la mia. Apparentemente non c’è motivo, anche perché riesco a fare quello che per indicazioni non adatte a me non riuscivo; anche perché il mio modo di rapportarmi con gli utenti, ha finito col migliorare anche il loro. Tanto è vero che mi salutano anche fuori dal lavoro, e mi ringraziano tutte le volte che li servo. Prima lo facevano solo alcuni. Al mio messaggio, il Cretino mi manda questo: Non sei niente. Non sei nessuno. Frocio di merda. Muovi il culo pensatore stanco?” Prego? Che mai avrò fatto al Cretino oltre il non essere il suo tipo? Durante la tua assenza, mi ritrovo ad aver a che fare con delle braciole che da calde puzzavano. Colpo di caldo, probabilmente. Lo penso perché le ho trovate sul banco in cucina. Tampono la faccenda dicendo che è il caratteristico odore del carré di maiale affumicato (Il che, è anche passabilmente vero) ma puzzavano troppo, così le butto e servo della caprese in più. Non dimentico di lasciare un biglietto al Cretino dicendogli l’accaduto. Molto giustamente ed urbanamente, tu hai preteso di non essere disturbato durante i fine settimana. L’ha fatto anche il Cretino ma gridandomi “come mi permettevo di farlo!?” Neanche avessi disturbato chissà quale contessa solo per chiedergli dove era finito il rimmel. Il fatto delle braciole è successo di Domenica. Il lunedì sono di riposo. Quello che vale per il Cretino e per te, vale anche per me, suppongo, così, non rispondo alle sue chiamate. Tuttavia, gli mando un messaggino dicendogli che avrei letto i suoi solo il martedì pomeriggio. Anche perché non avrei saputo dire nulla di diverso da quanto detto nel biglietto che gli avevo lasciato. Il Cretino risponde dicendomi che “sono un maleducato di merda”. Prego? Quando, senza citare chi l’aveva fatto, ho avuto modo di dirgli che sono “considerato anche a Padova che pure non mi conoscono per niente”, il Cretino ha sospettato che avessi parlato di lavoro, (code di paglia?) mentre il soggetto della considerazione derivava solamente da una lettera in cui parlavo dei miei concetti sul lavoro. In quell’occasione ho avuto modo di dirti che, al caso, avrei fatto una cosa del genere solo dopo essermi licenziato. Se proprio decido di sputare sul piatto dove si mangia, è mia cura farlo solo quando non ci mangio più. Sempre in quell’occasione, (alterato dall’influsso del Cretino molto probabilmente) mi hai gridato che il mio responsabile è quello e che solo con lui, al caso, avrei dovuto parlare. Giusto, ma, per quanto detto sopra, il Cretino ha dimostrato, almeno a me, di non essere responsabile della sua testa, quindi, in quanto responsabile della Ditta, carente gestore delle risorse umane, a mio vedere e sapere. Te lo provo con un altro sintomatico fatterello. Come sai, padello tutti i primi. Ho avuto la malaugurata idea di farlo anche con i ravioli burro e salvia. Sui fornelli ne è venuto fuori uno spruzzamento che non ti dico. Non è vero che non li ho puliti. Può esser vero, invece, che l’ho fatto con un detergente debole. Guaio è, che da bagnati i fornelli appaiono quasi nuovi, ed io non ho proprio di aspettare che si asciughino per vedere il risultato della pulizia. Visto la presunta mancanza, un responsabile intelligente, capace, ed equilibrato, in primo mi avrebbe chiesto se ho pulito i fornelli, poi, come, e poi consigliato il modo migliore. Perdurando l’insufficienza, mi avrebbe avvisato. Dal Cretino, invece, ricevo: “Se mi ungi ancora i fornelli ti sistemo una volta per tutte. Stai attento!” In tanti anni di lavoro mi è capitato di farlo anche con disonesti; erano intelligenti, però. Non avendo trovato alcun genere di contestuale intelligenza in quanto ti riporto del Cretino (brutta bestia la zitellesca checcagine!) e trovando spiritualmente infettivo il lavoro con degli psicologicamente alterati da frustrazioni sessuali, non restano che due possibilità d’intervento, a mio vedere. O la Ditta interviene a difesa del suo capitale (se capitale mi trova) o mi licenzia come non adatto a subire gli squilibri del suo locale responsabile. Certamente potrei facilitare le cose sia a te che alla Ditta se mi licenziassi io. Non vedo perché. Non sono io il deficiente. Ciao, Vitaliano. p.s. Non darò copia di questa lettera al Cretino. Non vorrei obbligarlo ad eccessive cagate. Passami la finezza. Non ne abuserò.

Agosto 2009 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Chi crede

Tarzan, Jane, gli spiriti, e il sesso degli angeli.


Chi crede in un oltre, crede nell’esistenza degli spiriti: Presenze, Angeli, o Diavoli che dir si voglia e/o si sappia. Chi non ci crede, invece, o rifiuta la follia, o la dice frutto della mente. Comunque sia, io non credo negli spiriti, ma ho conosciuto la loro esistenza. Follia, anche la mia conoscenza? Al momento, non lo escludo, al momento non lo penso. Gli spiriti si manifestano per apparizioni, (basse? o elevate che sia ) o attraverso quelle esperienze di extra sensibilità che chiamiamo medianiche. Per me, il problema non è la loro, o non la loro esistenza, ma la loro attendibilità E mo’ ve lo dimostro. Prima, però, è necessaria una premessa. Lo Spirito è la forza della vita. La vita, ha carattere determinante ed accogliente. Il determinante è dello stato maschile della vita. L’accogliente è dello stato femminile della vita. Bene! Fate conto, allora, di partecipare con me, ad una seduta medianica. Ad un certo punto, una Presenza si rivolge a me, e dice: io Tarzan, e tu Jane! In ragione di quanto detto nella premessa, quello spirito intende dire che la sua forza è maschile, e che la mia è femminile. Vita, però, oltre per quanto detto, è stato di infiniti stati, dell’infinita corrispondenza fra i suoi stati. Questo comporta, che nel giro di un micro stato di forza (cioè, di spirito) uno stato maschile può diventare femminile, ed uno stato femminile può diventare maschile. Morale della favola: l’affermazione di quello spirito è giusta perché legata al momento del recepimento del suo e del mio stato di forza, ed è sbagliata perché non dice, (o non conosce, o non ammette) ulteriore possibilità di vita, sia in sé che in me. Data l’infinita mutazione dello stato della forza possibile allo spirito, ciò significa che nel mondo spiritico, la nostra forza non ha identità? No. Ciò significa che la forza della nostra identità spiritica, è data dal prevalere del dato carattere: spiritualmente maschile se determinante, spiritualmente femminile se accogliente. E, adesso, spogliamoci della carne, e avremo in basso, come in alto. Dicevo, che la forza della vita nel mondo degli spiriti, è maschile se prevalentemente determinante, e femminile se prevalentemente accogliente. Per ragioni molto ovvie il mondo degli spiriti è disincarnato. Mi direte, come può avvenire la corrispondenza di vita fra gli spiriti, se sono senza attributi? Elementare! Avviene, attraverso la corrispondenza della rispettiva forza. Tutto chiaro?!

Marzo 2007 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Il Paracleto è da quando la vita è


Non baso l’affermazione su conoscenze “teologiche”, bensì, per aver visto la vita a nudo. Comincerò a dirla partendo dal principio. Sarò sintetico. Breve (a torto o a ragione) lo sono stato raramente.


Vita, è stato di infiniti stati. Si origina dalla corrispondenza fra tutti e in tutti i suoi stati.

Al principio (e dello stesso Principio)

Natura

Cultura                                                                  Spirito


La Natura è il Corpo della vita comunque formato;

La Cultura è il Corpo della Mente comunque formata;

Lo Spirito è la Forza della vita comunque formata.

La Natura è il luogo del Bene;

La Cultura è il luogo del Vero;

lo Spirito è il luogo del Giusto.


Essendo prima è unica. Essendo unica è sovrana. Essendo unica e sovrana è massima. Pertanto è l’incontestabile unità fra i suoi stati. Essendo non prima, non unica, non sovrana, e non massima, la vita generata da quel principio a sua somiglianza è trinitario_unitaria. In virtù della massima corrispondenza fra i suoi stati, la vita al principio è l’Uno. In quanto Uno è il massimo luogo del Bene. In quanto massimo luogo del Bene, dal suo corpo è escluso ogni dissidio, ogni errore, e ogni male. Naturalmente, si può anche pensare che non sia così. Se così non fosse, però, la vita al principio avrebbe i suoi stati in più condizioni di stato. In un principio, scisso dal suo stato per la presenza di più condizioni di vita, quale la prima, la sovrana, la massima? Ammessa l’ipotesi, quale parte della scissione in un principio può dirsi il Principio? Nessuna, se non ammettendo che al principio non esiste alcun principio. Quello che è inconcepibile per tutte le religioni, è inconcepibile per la ragione che, necessariamente, segue i significati delle parole. Anche per la ragione, quindi, al principio non può non esserci che un solo Principio. Dicevo che la vita al principio è corrispondenza di stati fra ciò che gli è Bene, Vero, e Giusto. Di quelli a sua somiglianza, è così anche nel nostro principio. Sia nel principio del Principio che nel nostro, la corrispondenza fra gli stati è possibile tanto quando nulla li separi, vuoi per contrastante misura di bene, vuoi per contrastante misura di vero, vuoi per contrastante misura di giusto.


Ne consegue, quindi, che l’unità dello stato di vita al principio é permessa dalla massima misura di bene, dalla massima misura di vero, dalla massima misura di giusto. Nella vita a sua somiglianza, invece, il suo stato è trinitario tendente all’unitario che raggiunge secondo infinite ma mutevoli misure dello stato. Oltre non può, non per qualche evangelica e/o biblica condanna, ma solo perché non è e non potrà mai essere il Principio (la Parola) che ha originato la vita. La condizione di somiglianza, invece, ci consente di essere le parole (stati della vita) che originano parole: stati della vita. Il raggiungimento della misura fra stati è permesso, necessariamente, dalla mediazione fra gli stati. La mediazione permette agli stati naturali, culturali e spirituali della vita, di raggiungere l’equità fra gli stati. In virtù della raggiunta equità, la vita della somiglianza procede il suo corso senza dolore naturale, senza errore culturale, senza dissidio spirituale. Ovviamente, lo raggiunge per quanto il suo corpo è, per quanto la sua cultura conosce, per quanto il suo spirito è in pace. Quale fra i tre principianti stati inizia il processo di mediazione? Essendo massima unità fra i suoi stati, il processo di raggiungimento fra i suoi stati è sommamente Paracleto. Ne consegue inconoscibile lo stato sommamente iniziatore. Nel nostro stato, invece, il processo dell’iniziale mediazione si origina dall’emozione prevalente.


Può essere quella di un bene che si sentono gravate da situazioni che non sente giuste perché a suo sentire non vere, e quindi, fonte di dolore che può portare alla depressione e/o esaltazione della vita; può essere quella di un vero che sente il suo bene gravato da situazioni non giuste, e quindi, fonte di dolore che può portare alla depressione e/o esaltazione della vita; può essere quella della giustizia che sente gravata la sua forza (il suo spirito) da situazioni false per il suo bene, e quindi fonte del dolore che può portare alla depressione e/o esaltazione della vita. Il dolore é il male naturale e spirituale da errore culturale. La depressione e l’esaltazione sono le “voci” dello Spirito; della nostra forza. Nella nostra vita, quindi, è Paracleto, tanto quanto la sua presenza ci porta alla Giustizia che ci porta al Bene, che ci porta al Vero. Nell’opera della Vita al principio, invece, è la forza che egualmente opera dagli altri stati egualmente operato. Si può dire, quindi, che al principio (e nello stesso principio) lo Spirito è il mediatore egualmente mediato. Dato al principio quello che è suo, e dato al nostro principio quello che è nostro, Lo Spirito è mediatore mediato anche in noi. Non lo può essere, tanto quanto, “non per orecchio” non l’ascoltiamo.

Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Tossicodipendenze

Nuova politica per le Tossicodipendenze (?) All’assessore Raffaele Z.


Come io sono uomo e fissato l’indiscutibile principio, attraverso il vivere dimostro di che tipo e genere, così, fissati i reciproci principi, sia il gruppo Proibizionista che l’Anti, dovrebbero parimenti dimostrare il loro tipo e genere. Tanto più, che (nevrotica coazione a ripetere?) si continua a trovarci di fronte a delle contrapposizioni ideologiche, manichee se non nelle rispettive coscienze, almeno di fatto. Una contrapposizione che non ha la possibilità di concrete mediazioni perché non vi è (e/o non si vuole?) possibilità di effettivo confronto. Senza effettivo confronto, il Problema Tossicodipendenza non ottiene che la sua divisione in “piazze”: da una parte i Boss e dall’altra i Domine. Legittimerebbe il rifiuto del confronto e della mediazione, se una parte potesse sostenere di sapere veramente ciò che è bene: vero per quanto è giusto per la Personalità che cura. Non è così. Nel mio piccolo operare, infatti, ho constatato (perché vissute anche se non in proprio) non poche miserie in quelli che dicono di operare secondo bene. Sono state dolorose, quelle esperienze, tanto più perché inaspettate. Nel mio piccolo constato (sia pure culturalmente) che non tutto è male in ciò che propone il Gruppo Antiproibizionista. Se non altro il fatto, che pur opponendosi alla Tossicodipendenza come principio, lascia libero il personale giudizio. Allora, a che o a cosa servono (o a chi servono) i fondamentalismi ideologici se drogano d’altro discernimento, un giudizio che, per una effettiva liberazione (e dunque recupero) in primo, non può non essere che individuale? Servono a raggiungere una comune verità? Siccome ogni irrigidimento culturale è rifiuto di apprendere e, dunque vivere il nuovo che sorge dalla con_fusione delle idee, non direi. Servono a metterci nella condizione di servire la Persona? Per primo o di conseguenza? Servono a servire i Poteri che si raggiungono quando (anche nolenti) si è in grado e/o si è messi in grado di condizionare (guidare è ben diversa cosa) la vita altra? Ecco: direi che la nuova pietra che dobbiamo mettere sulla prima (quella dei rispettivi principi) non può non essere fatta che della sostanza che è nelle risposte che mi aspetto all’Incontro. Se non comporremo il nuovo tempo (non abbandonando il vecchio ma rinnovandolo) alla Conferenza di Napoli si ripeterà quello che già conosciamo anche sino ad averne il rifiuto.


Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta..


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Il bisogno di capri delle pecore

Il giudice Di Pietro si dimette? Ed è subito pianto! Di Pietro si defila? Ed è subito mugugno! Nessuno, almeno sinora, che si sia chiesto come mai l’ex magistrato assomigli sempre di più a quel tale di Siviglia che tutti vogliono ma nessuno piglia. Comunque stiano le cose, il vero soggetto di questa lettera non è il giudice ma la cannibalesca fame di miracoli, di miracolosi e di miracolati che stiamo dimostrando di avere sia come persone che come popolo. Di Pietro è solo uno dei casi. Altri casi, non in successione ma in elencazione, sono dati dalle varie statuine piangenti, dallo sciatore, dal calciatore, dal politico, dall’imbonitore e, chi ne ha più ne metta, purché siano elevati da un ara: la fama. La fama, tanto quanto è fame, è bisogno di cibo. Ma è un cibo pesante! In genere, gonfia la testa: soprattutto in chi c’è l’ha culturalmente ristretta. Il bisogno di miracoli, di miracolosi e di miracolati mi ricorda il bisogno di “capitani di ventura”: combattenti alter – ego su delega. Non capisco bene se il bisogno di questi supporti per spine dorsali carenti sia dato da pavidità nei confronti della vita (personale, sociale e spirituale) o sia dato da una suicidaria rinuncia, oppure, comunque sia, da bisogno di guida. Ma forse è un insieme di cose. In qualsiasi caso, oltreché una deresponsabilizzazione, comunque è una sindrome da infantilismo quando non da rinuncia del sé. E’ vero problema di vita il nostro defilarsi dalla vita, non quello di Di Pietro o di altri capri da innalzare, prima alle massime ragioni e, dopo, da sacrificare al solo scopo di nascondere le nostre facce dietro i fumi delle speranze che abbiamo acceso con la loro pelle allo scopo di riscaldare la magra minestra spirituale con la quale, si fa per dire, ci alimentiamo. Se è giusto confidare nella Vita, non meno è giusto confidare nella propria. Sarà meglio darci una mossa, prima che la Storia ancora una volta ci ricordi che se siamo tuttora sul vasetto è anche perché abbiamo bisogno di eroici padri.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Ingarbugliata storia fra due spiriti

Siciliana, la location, quindi, terra di indubitabili masculi e dove certe cose si fanno come altrove ma non si dicono: tanto meno si mostrano. Per chi non conosce il mio pensiero, dico spirito Determinante il maschile, e spirito Accogliente il femminile. Bellissimi tutte e due e somiglianti quelli che sogno. Dal che ne trago che sono spiriti affini. La figura del Determinante e’ scolpita. Più minuta ma scolpita anche l’Accogliente. Chiara la loro intenzione di promettersi ma, non solo sono in Sicilia (nel sogno, simbolo di omogenea e definita mentalità sociale) ma appartengono anche a due differenti classi. Sento che il Determinante proviene da una famiglia mafiosa, tuttavia, nulla mi fa intendere che sia asociale. Da che ambiente proviene lo spirito Accogliente il sogno non me lo intendere. Ne traggo la conclusione che è uno spirito senza classe, con ciò intendendolo senza famiglia,  e/o ambito sociale costituito e  costituente. Mi domando: non ha nome di riconoscibile classe perché l’Accoglienza è la forza determinante (su ciò che è da accogliere) che fa classe a se’? Lo spirito Accogliente ha un sorriso birichino malizioso quando guarda l’amante Determinante. Il Determinante è in compagnia di altri masculi. Passa l’Accogliente. Con un sorriso che le gran marchette dei dentifrici se lo sognano, ciao, dice al Determinante. Sorriso da risposta spontanea quello del Determinante, ma subito gelato: e in compagnia. La compagnia lo circonda subito di malevola curiosità e di implicito rimprovero. Forse perché l’Accogliente non può manifestare per primo le sue emozioni se non trasformando il suo principio da Accogliente in Determinante, ed in ciò diventando il transculturale che può diventare il Transessuale a cui lo spirito Determinante può sorridere solo le paga il prezzo del rimprovero maschile? Cambio di scena! Il giovane del sogno é’ con una ragazza. Robustina, capelli lisci castani. Intuisco ma non so come che ha gli occhi cerulei. Gli sta chiedendo spiegazioni. Intuisco evasività nel Determinante. Non riesco a capire (sia nel sogno che ora) cosa rappresenti un ragazza che pare uscita da un film neorealista. La reale Accoglienza basata su prefissati schemi e ruoli sociali e/o culturali? Cambio di scena: la ragazza neorealista e seduta dietro a un’altra ragazza  a lei somigliante. Sono spiriti affini ma non eguali benché esteriormente somiglianti. La ragazza promessa in sospeso (la neorealista) punta una pistola conto il Determinante. Interpreto la pistola come l’arma che può sparare costrittiva regola o norma. La ragazza con la pistola minaccia il Determinante ma non spara, quindi, non le attua. Le due prime ragazze (l’Accogliente e la Neorealista) escono di scena. Nella nuova che rimane (la ragazza seduta prima della neorealista) non vedo agire nulla di chiaro: ne figura, ne forza. C’é solo  un indistinto agitarsi di emozioni  in dissidio. Fatto sta che mi sveglio  non sapendo proprio come sia andato a finire questo film alla Lina Wertmuller: sempre ammesso che sia destinato a finire.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Sogno e aggrovigliate ipotesi

Contrariamente a quanto avevo preventivato, verso le quindici ho preso il treno di ritorno da Firenze. Sarà stato anche perché ho mangiato un gelato prima di andare a dormire ma ho sognato di essere in un sito desertico. Stavo guardando tre figure vestite alla araba. Le sentivo nemiche. Si stavano dando da fare per far crollare un mucchio di materiale su quello che mi pareva o una tenda, o una grotta. Ero distante da loro una cinquantina di metri. Commentavo quello che stavano facendo ad un qualcuno che era fuori dalla mia visuale ma spettatrice. Dal momento che non vedeva la persona che parlava trassi la conclusione che il collegamento doveva avvenire per radio. Per radio ai tempi delle crociate? Chissà perché ho pensato alle crociate. Non c’era nessun riferimento a quelle, nel sogno. All’improvviso, la parte di me fuori campo visivo non vide più la parte che era dentro. Anche la voce che proveniva da chi non vedevo si stava chiedendo dove era andato a finire il mio me che era nel campo. Ero balzato fra quelle figure. Mi vidi affrontarle in duello. Avevo una spada con la lama a mezzaluna. Con una sola mossa in verticale tagliai letteralmente in due un avversario. Misericordia, che botta, si disse la parte di me fuori campo. Credi, vedendo l’azione, venne anche a me l’istinto di far rientrare la testa nel collo, da tanto mi immedesimai con quello che era stato colpito. Premesso il detto: ”Ne uccide più la lingua che la spada“, potrebbe conseguirne che la spada non solo è una lingua con la quale chi ”di parola ferisce di parola perisce” ma è anche ciò che separa quello in cui penetra. Se la spada a mezzaluna è simbolo di quella Cultura, e se la spada è il simbolo di una lingua che divide ciò che è vero da ciò che non lo è, ciò significa che nella spiritualità araba ci sarà chi armato di quella lingua, separerà ciò che è bene da ciò che è male? Mah! Un altro arabo era dietro di me. Non mi si chieda come mi è stato possibile ma senza voltarmi lo tagliai per orizzontale all’altezza del posto che i sarti dicono “giro di vita”. Anche in quella vita, quindi, ho separato qualcosa: la Cultura della Natura (il sentire) dalla Natura della Cultura, il sapere? Ero affascinato dalla capacità tecnica del mio me che duellava ma anche inorridito. Soprattutto, dal fatto che nello scontro la capacità dei duellanti mi sembrò tanto impari da non essere un duello bensì un macello: non mi parve giusto. Un movimento in verticale seguito da un movimento orizzontale è un segno a croce. Siccome il segno di croce è stato fatto con una lama araba se ne può concludere che uno Spirito arabo lotterà contro ciò che da Cristo e Maometto in poi si è falsato nelle due religioni: la Cattolica (per il segno della croce) e la Mussulmana per il segno dato dalla forma a mezzaluna della spada? A lama alzata sino all’altezza della fronte (nel segno della croce, nella posizione del Principio della Vita, il Padre) mi posizionai per affrontare un terzo avversario. Con mossa così rapida che non seppi evitare, quello lanciò un coltello che mi ferì il polso sinistro. Se la forza della Natura della mia Cultura di vita è stata ferita nella sua volontà (simbolizzata dal polso) evidentemente, essa non è stata di sufficiente spirito. Il coltello è un simbolo fallico. Ciò potrebbe significare che il piacere della mia Natura sessuale penetra la Cultura della mia vita ferendone la volontà? Per quanto conosco di me, questa possibilità è successa e non è detto che non si ripeta. D’altra parte io sono ciò che so per quello che sento anche sessualmente. Modificare la mia identità sessuale è anche modificare quella culturale. Nulla di male se quel particolare del sogno fosse un suggerimento ma, e se invece fosse un condizionamento? Piano, con i sogni! Per quanto ferito tanto da rendergli estremamente pericoloso il proseguo del duello, comunque tenendo la spada sollevata, la parte di me duellante resse. A piedi ben piantati per terra, si fermò in guardia. La parte di me fuori campo, non si sentì temere più di tanto per la vita della parte di me nel campo. Piuttosto, temette per il fatto che, vista la volontà ferita (”il polso, in quanto dirige il lavoro manuale, è anche il simbolo dell’abilità umana”) non avrebbe potuto scrivere. Su questa preoccupazione, per un attimo, si sovrappose la faccia fortemente maligna del mio feritore: un amante arabo dell’epoca.



Scritta nel Marzo 2007 – Corretta e meglio chiarita nel  Novembre 2020 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Quanto cambia la vita che cambia

In “Un mese con Montalbano” il Camilleri racconta che ad un amata (con pieno vissuto sentimentale e sessuale precedente) l’amato rimproverasse di non ricevere più niente di nuovo, di vergine, avendo vissuto, l’amata, pressoché tutto con altri. Al che, suicidandosi, l’amata, di vergine, a quell’ultimo amore regalò la sua morte. In quello stato di vita, l’unione d’amore che aveva fatto sì che due diventassero uno, si scinde; e ciò che era binario torna ad essere singolo.


“E allora capii che il suo più grande regalo era costato molto, troppo”

Come un macigno caduto nel mio odierno stagnare, non poche le onde che ha mosso questo racconto. Non per fatti di uomo. Non per fatti di donna. Non per fatti d’amore. Per fatti di vita. Per fatti di vita, non poche volte, la vita, si è “uccisa” per potermi donare la sua “verginità”: con ciò intendendo nuove esperienze. Nuove esperienze che ora travaso in altri, non solo per ausiliare la vita altrui, ma anche per non patire di inutilitudine la mia. Mi ritrovo strano al Centro di volontariato. Strano perché la donazione della mia opera non è prevalentemente mossa dal sentimento, bensì, dalla ragione: non è mai stato da me. Cosa cavolo mi è successo?! E per portarmi a questa nuova “verginità”, quale amore si è “ucciso”?! Vorrei non saper rispondere, invece, lo posso! Si e’ “uccisa” la speranza. Non che abbia avuto molta salute devo ammettere, ma se non altro la reggeva il cuore! Adesso, invece, è diventata forte la ragione del discernimento, ed il discernimento, è una ragione, che il cuore non conosce. Grave divorzio la separazione fra sentimento e ragione. Forse non giunge ad uccidere l’amore verso la vita, ma certamente può giungere ad uccidere la com_passione verso i viventi. Va beh, Vitaliano, a cosa ci porta tutto sto’ giro di scienza? A riconoscere che la morte della tua com_passione “è costata molto, troppo”? No, mi porta a riconoscere che il cuore mi manca.


… Montalbano taliàva una lucertola che, salita sulla cima della bianca pietra tombale, immobile, se la scialava al sole.


Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


I frutti del destino

Permettimi di escludermi da un “cosmico pessimismo” che è stato anche la visione della vita del precedente papa. Il destino, è frutto degli atti che facciamo, con quelli che, purtroppo, subiamo. E’ frutto di scelte veritiere, e di scelte erronee. In definitiva, è il frutto di una vita, agente – agita, all’interno di un Tutto. In questo Tutto, quando una vita si sente abbandonata? Direi, quando non trova il Padre. In questo momento, non penso al Padre che è nei piani alti della spiritualità, ma solo, ad un ideale guida. Sino a che non lo si trova, certamente possiamo dirci “orfani”, e subire la solitudine che è nello sentirsi abbandonati. Tuttavia, se si abbandona la ricerca del filo guida, possiamo imputare colpa, al Padre? Direi, di no. Direi piuttosto, (se di “colpa” vogliamo parlare), che la colpa è del “figlio”, perché rinuncia, per abbandono, alla ricerca dei suoi principi di vita: ivi compreso, quelli dell’amore. Nel sentirsi abbandonati per rinuncia di ricerca del Padre, vedo un ulteriore errore. E’ quello che facciamo, quando mettiamo la parola fine, ad una vita, che non abbiamo ancora finito di leggere e di scrivere.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


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Essere ma non parere

Più di una volta mi sono chiesto perché nelle foto non ci vediamo mai come allo specchio. Posso rispondermi solo adesso che capisco meglio quanto le emozioni ci formino, come, al caso, ci deformino; ed è nel loro unitario elaborato la dolce_amara risposta: non ci vediamo come siamo perché la fotocamera non registra quanto amor proprio aggiungiamo a quello che vediamo: la fotocamera, tira dritto!



Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


L’adottat* è provato dall’adozione?

Questa mattina mi sono svegliato con un irrimandabile dovere (pulire i vetri) così ti rispondo solo adesso. Avrei mandato a fanculo quel dovere più che volentieri ma oggi, con il compito di applicare dei pannelli protettivi sui vetri, mi viene uno sciagurato: veronese si direbbe. Deve avere, invece, delle ascendenze arabe perché per via del senso del tempo e degli orari, è tale e quale. Ho finito adesso e sono senza fiato. Mi sto domandando, da un lato incuriosito e dall’altro preoccupato, come cavolo farai tu con una casa da 700 metri, in via di ristrutturazione come non bastasse. A proposito di Ramadan, speravo proprio che il piccolo se ne andasse a casa per un periodo, invece, non ci pensa proprio! Neanche un naufrago è attaccato a una tavola come questo qui è attaccato al lavoro. In vero sto pensando anche a quanto si é attaccato a me per scopi che non riesco a più trovare, e che in quelli che trovo, non di bastante significato, o guadagno.  Del guadagno escludi l’economico. Per quello, un po’ alla volta gli ho limato le unghie. Rimangono, quindi, solo di quelli variamente affettivi, ma sono ipotesi, che a fronte di alcun confronto, stanno in piedi, direi, forse perché me le faccio e me le dico. Fatto sta, che una decina di giorni fa gli consiglio che per ridurre le spese di benzina (quaranta chilometri al giorno) avrei messo un letto nel garage della casa dove abita con il fratello e un coinquilino: abita si fa per dire visto che è sempre qui da me. Non ti dico la bufera! “Me lo dici perché sei stufo, e vuoi mandami via!” In effetti, non è prevalente, nè una cosa, nè l’altra: prevalente, in me, è il bisogno di capire perché continua una “relazione” sino a vita non separi. Tolti gli interessi reciproci, degli scopi iniziali, è rimasto così poco, che nel farne anche farne a meno, non ci vedrei lutto di sorta se non nella cessazione di amorose abitudini, o nel ripristino della mia solitudine. Solitudine, però, non intesa nel senso di mancati corrispondenti, ma nel solo senso di mancante compagnia. Se della prima mancanza mi sono fatto una stabile ragione, della seconda una variabile necessità: in genere, legata ai sempre più blandi residui sessuali. Nonostante questa chiarezza, mi sento comunque vincolato con il ragazzaccio perché, in me, la riconoscenza per quanto ricevuto di vero è il maggior collante. La riconoscenza che sento la vivo come una sorta di grazia ricevuta che devo retribuire amando (ad ognuno il suo amare) sino a che l’amato del caso pone fine al debito che reciprocamente appaga i “vincolati”. Visto che ha la macchina, stavo pensando di venire da te, almeno per un fine settimana. Guaio è, che lavora anche al sabato, e se necessario ai campi, anche una mezza giornata della domenica. Si, a questo punto, mi manca solo il chador, come non mi manca il titolo di prima moglie. Tempo fa, infatti, m’ha detto che sono sempre il primo. Il che vuol dire che ha trovato un secondo Quando succede, la prima “moglie” lo sa sempre. A suo tempo ti sei chiesto se ero veramente un omosessuale. Come amante di simili, direi di si. Perché i simili? Mi sono recentemente risposto: perché amo come la Cesira m’ha insegnato l’amore, e siccome era un amore adottivo, l’adozione è stata la gratuità che ha formato la mia identità per grazia ricevuta quando m’ha adottato a sei mesi. Da tutta la faccenda, se ne può ricavare che, l’amore, (qualsiasi genere di amore) non è che la proiezione (nell’altro/a) del carattere dell’amore ricevuto? Gratis solo se gratuitamente ricevuto? E nella gratuità, quale, l’elemento collante? Una grazia che non ha bisogno di grazie? Alla questione  aggiungo i miei saluti e vado a mangiare. Ciao



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


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Io, evangelista a naso.

Non conosco, Mauro, il Vangelo che citi. Forse è meglio che mi tracci tu, quello che ti ha colpito, così, posso verificare se giungo anch’io alla tua stessa intuizione. Al momento ti mando la mia. Spiritualità, per me (evangelista a naso) è rapporto con i principi del Principio: nel caso di Cristo, il Padre, in quello del Profeta, Allah, ecc. Per giungere ai principi del Principio, è necessario elevare il pensiero sino al principio. A quelle parole, cioè, che dicono Parola. Le ho trovate nel Bene della Sua Natura: il “contenitore” della sua vita; nel Vero della sua Cultura: i contenuti della Sua vita; per quanto è giusto al suo Spirito: la forza della Sua vita. Questi, i principi del Principio. Sono principi assoluti, perché sono la “forma” naturale, culturale e spirituale del Principio, e sono universali perché “forma” che principia ogni immagine a Sua somiglianza. Il Principio, è il Padre della vita: assoluta nel principio, stato di infiniti stati, nella vita attuata dal Principio. Chi giunge ad immaginare il Padre come ente assoluto non può non giungere che alle mie stesse conclusioni. Cristo, ha concepito il Padre come massima forma dell’amore. L’amore è comunione di stati fra ciò che è bene per la Natura propria, altra e sociale; Vero per la cultura propria, altra e sociale; Giusto per la forza della vita propria, altra e sociale. Nella relazione fra la vita propria, altra e sociale, dove la Verità? L’ho trovata nella pace dello Spirito. Pace, infatti, è cessazione di ogni dissidio. La cessazione del dissidio permette alla vita di perpetuare i principi del Principio, senza dolore naturale, senza errore culturale, senza esaltazione o depressione nella forza della vita. E, adesso, dimmi la traccia! Verificheremo assieme, quanta attinenza c’è fra i principi che ti ho esposto, e quelli che sono esposti in Johannes/Marcus. Al momento te ne dico una. Il Cristo dei Vangeli canonici, non ha gestito alcun potere sulla vita altra. Con i principi che ti espongo, non puoi gestire alcun coartante potere sulla vita altra.


p.s. Spiritualismo mi suona come incasto connubio fra Spiritualità e Spiritismo. Lo Spiritismo è rapporto con i principi (comunque culturali) degli spiriti. Vi è spirito umano e spirito disincarnato. Ne consegue che, come vi è spiritismo fra spirito umano e spirito disincarnato, cosi vi è spiritismo fra umano ed umano, vuoi nel caso di equa corrispondenza di forza, vuoi nel caso di dominanza di forza su forza.



Marzo 2007 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


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Di dire il suo Verbo

Caro Francesco: o permetti alla Parola di dire il suo Verbo, oppure morto un papa l’altro ti seguirà. Intanto che ci pensi senti un po’ questa. Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. E’ la base (la stesura sullo Spirito) di tutti i discorsi che ne ho ricavato. Mi vedo ancora mentre sto scrivendo un’idea della quale non avevo alcuna idea. E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio, senza assolutamente sapere com’è fatto, ma punto dopo punto, alla fine l’ho visto. Non sempre quando stavo scrivendo a casa. Qualche volta in giro, e non poche volte sul lavoro. Giusto per dire un caso, il pensiero introduttivo ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, l’ho pensato mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere, e che niente mi avrebbe fermato!



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Distinguo

Cosa distingue l’accoglienza della Chiesa da una libertà vigilata?


Cortese Direttore: l’ultimo “Spazio Aperto” scritto da Don Oliosi sull’argomento Omosessualità e Chiesa è più che chiaro e, non l’avrei mai detto, svolto anche in modo generalmente pacato. Con questo non voglio dire che lo condivido, ma solo che da oggi capisco di più le ragioni del rifiuto: ragioni opinabili fin che si vuole, ma, ragioni. Adesso mi aspetto di leggere le ragioni dei rifiutati. Non tanto perché coinvolto nel problema, (l’ho risolto decine di anni fa rigettando la Chiesa che mi rigettava), ma perché desidererei ascoltare meglio anche quelle voci. Sino a questo momento, infatti, ho solamente sentito dei lamenti, o dei  richiami ad un amore che essa è ben disponibile a dare anche omosessuale, ma, solo a umanità lacerata, e a moralità sotto cattolica custodia.



Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Dice il papa sostituito

“No a forme deboli e deviate di amore.” L’amore non concepisce “forme deboli e deviate”, al più, le concepisce (ma le rifiuta) quando lo si rende forma debole e deviata. L’amore non concepisce neanche i “Castrati per il Regno dei Cieli”: alibi anche per quelli che hanno ricevuto una moneta dalla Vita, la nascondono sotto la tonaca per non vedere e/o far non vedere di non essere adatti alle moltiplicazioni della carne.



Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Quando l’amore è feudale

Succede in ambito Omo e nondimeno in quello Etero. (Rimando alla cronaca (giudiziaria e/o no) gli interessati a capire di più quanto sostengo su base indirettamente esperienziale. Per “normale” intendo una sessualità mossa da corrispondenti desideri. Dal punto di vista della Società, l’omologata fabbrica che la produce e la perpetua.) Nell’ambito Omosessuale, vi sono donne che per infinite cause vengono dette “regine”. Se ne rendano conto o no, fondano il loro potere sull’investitura: diritto feudale che consente alla sovrana di nominar cavaliere anche il paggio non qualificato o che tale si teme per vaghezze di vario genere e/o cause. Il paggio investito dalla “regina” dal titolo di “cavaliere” diventa dipendente (quando non tossicodipendente) dell’opinione della “regina”; vivrà nella paura di perdere il favore, sia della “regina” che della sua corte. Gran parte della gelosia è motivata da questo panico. Giungono a tanto i due soggetti (regina e paggio) non più perché in ballo c’è una sessualità da confermare, ma perché da confermare vi sono dei reciproci giochi di identificante potere: non meno orgasmici dei giochi sessualmente naturali. In ambito etero, l’esclusione del “cavaliere” dalla presenza della “regina” e dalla sua corte, può portare il soggetto privato dell’affermante e confortante titolo, a forme di rivolta anche violente. Non per ultima, il femminicidio. In ambito etero, (come anche in ambito Omo ma con più ristrette conseguenze) ciò che è nelle possibilità della regina, altrettanto è nelle possibilità del maschio sovrano. Anche la Donna, se privata dal cavalierato, può giungere a forme di rivolta. Non è esclusa l’ipotesi più estrema. Fra la non estrema, ma continuativa, l’erosione della reciproca stima. Può giungere a travolgere (l’implicito dissidio) anche quanti e quanto fanno parte della stessa corte: i figli in primo. Come escludere il potere feudale dall’amore? A mio capire, c’è un solo modo: rifiutare ogni alleanza che limiti e/o condizioni la soggettiva sovranità del regno che ognuno di noi, indiscutibilmente, è. Non per ultimo: smetterla assolutamente di pensare che il regno del vicino abbia l’erba più verde. Succede solamente quando disprezziamo il nostro. Quando disprezziamo il nostro, nondimeno siamo sovrani, ma solo della nostra spirituale barbonaggine.



Datata Novembre 2006 – Ripresa e rifatta nel Luglio 2018 – Corretta nel giugno 2020 – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Le cilecche di Cupido

Non hai idea di quanti immaturi ho visto innamorarsi della barista (o del barista) perché non sapevano distinguere sorriso professionale da sorriso personale. Non hai idea di quanti clienti imbecilli, ho visto pensarsi speciali, approfittando del fatto che non tutte (o tutti) si possono permettersi di pagare la soddisfazione di mandarli a fanculo con la perdita del lavoro! Il desiderio di potere è componente non trascurabile in amare. Vuoi per chi lo impone. Vuoi per chi lo cerca. Dico desiderio in amare e non in amore, perché l’amore, in quanto virtù, è il mezzo che sta in mezzo. La passione sta dove gli pare.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


Essere pòsti

Quanto possono sussistere due amori (e/o due amanti) se fra di loro è venuta meno la capacità di donare l’amplesso? Mi obiettano: bisogna vedere cosa intendi per sussistere. La intendo così. Fra i significati detti dai miei due spiriti guida (Devoto e Oli) ho scelto “sussistere = esser posto”. Ebbene, se non ricevo e non concedo il dono dell’amplesso, o non sono posto nell’amore che l’altro m’ha concesso, o escludo l’amore dell’altro dal posto che gli ho concesso. Non condivido gli amplessi comunque obbligati. Sono del cibo che non appaga la fame. Nel dono di sé, invece, sussiste la vita.



Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Santità, papi, e schizofrenia.

Chissà perché la coscienza dello stato soprannaturale della vita è schizofrenia nei medium e merito di santità nei papi e/o nei cosiddetti santi. Di diverso, infatti, c’è solo il personale percorso, non, la facoltà di per sé, quindi, o è vera in tutti i casi o inattendibile in tutti i casi.



Aprile 2008 – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


lettereperdamasco

L’Annunciata del Messina

Su l’Annunciata di Antonello da Messina, la giornalista Chiara Gatti de “la Repubblica”, scrive: ” … la figura dell’angelo è tuttavia evocata dal gesto della Vergine, che (colta di sorpresa durante la lettura del suo libro di preghiere) con una mano si chiude il velo, mentre con l’altra sembra stabilire un contatto.” La signora Gatti, inoltre, sostiene che nell’eliminazione della figura dell’angelo, “Antonello sconvolge la tradizionale iconografia dell’Annunciazione”. Perché l’Antonello non ha dipinto l’Angelo? Due, i possibili motivi:

*) una non convenzionale concezione iconografica;

*) una non convenzionale concezione degli angeli.

La non convenzionale concezione degli angeli, sempre a mio avviso, gli ha permesso di comporre una non convenzionale concezione iconografica. Quale, la non convenzionale concezione iconografica dell’angelo? Se la precedente lo rendeva visibile, il Messina l’ha reso invisibile. Perché? Perché gli angeli sono spiriti, quindi, invisibili perché senza corpo. Se sono invisibili perché senza corpo, su quali basi sostenere angelica, quella presenza? Mi si dirà, ma, per quello che ha detto? E, dove è scritto, che quello che può dire un angelo, non lo può dire, o quanto meno recitare uno spirito non angelico? Guardate la Vergine:


annunciazione


anche lei sta dubitando. O meglio, lo sta facendo il Messina, e c’è lo sta dicendo per mezzo dell’opera. Come? Dove? Fate caso: sulla Vergine cade una luce, ma quella luce non cade nella stanza, (lo sfondo) che infatti è buia. Allora: nella stanza buia, la Vergine sente una voce. Come, sente una voce, mi direte? E, certo! Oltre perché invisibile, come poteva vedere l’angelo, in una stanza buia! La Vergine che sente una voce si chiude la veste perché sa di non essere sola. Lo fa per paura? Il volto della Vergine non lo dice. Ne ricavo, quindi, che è atto del pudore.

annunciazione


La mano, infatti, chiude il velo sul petto. Nel petto vi sono le mammelle. Le mammelle servono all’allattamento. Si può anche dire, allora, che la mano che chiude il velo, chiude anche la possibilità dell’allattamento. Chiudere la possibilità all’allattamento, è chiudere la possibilità di nutrire una vita, o un’altra vita, o la vita. Quello che chiude la mano sinistra, lo lascia aperto, però, la mano destra. Perché? Ipotizzo una risposta alla fine di questo “percorso”, ma, fra le righe.

Gli occhi della Vergine sembrano guardare verso destra.


annunciazione


Perché? A mio avviso, perché la voce gli arriva dal buio, (notorio colore della non conoscenza, e/o della non coscienza) e, alle sue spalle, da destra. Nel segno del Crocefisso, la destra è il luogo della santità dello Spirito. Si, ma anche di uno spirito? Ad una lettura simbolica della frase dal buio e alle sue spalle, si può anche affermare che la voce gli arriva da uno scuro passato che la Vergine si è lasciato alle spalle, ma l’immagine dice anche i dubbi del Messina. Si può dire, pertanto, che la storia che il Messina dipinge si origina da un buio che si perde nel passato. Oltre che verso destra, gli occhi sembrano guardare in basso. In basso, però, non come chi vede un’immagine bassa, ma come chi, sull’avvenimento, sta raccogliendo i suoi pensieri. A parte le emozioni dette dagli occhi, il volto della Vergine non mostra altro. La bocca non sta stabilendo nessun contatto verbale, a mio vedere.


annunciazione


C’è un che di sorridente, in quelle labbra; e non c’è traccia di timore nel viso. Se la bocca non comunica, comunica, però, la mano. Cosa sta dicendo, la mano? Guardatela! Non vi pare che stia dicendo alla voce: piano, fammi ascoltare, fammi capire. Capire cosa? Se accettare o non accettare la voce? Se accettare o non accettare di riaprire il velo sul petto, e quindi, di aprire la possibilità di vita, ad una nuova “voce”? Riguardate gli occhi dell’immagine! Stanno dicendo che c’è una domanda in corso, ma, proviene da una voce esteriore, o una voce interiore, quella che sente la Vergine? Anche in questo caso, la risposta della mano è: piano… fammi ascoltare, fammi capire.



Ottobre 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


#messina   #chiara   #repubblica

Rosso è il colore dello Spirito

Dopo centinaia di immagini con durata dallo stesso destino (da Natale a s. Stefano e in moltissimi casi anche meno) ieri, come sempre mai sapendo prima cosa devo fare (a parte doverlo) sono giunto a realizzare l’immagine che ho posto in testata.


neotestata


Sento che durerà! (Non è durata!) Diversamente da tutte le altre, infatti possiede una propria unicità. Quali, i significati? Interpretati a posteriori, questi:  il colore rosso è usato come simbolo del sangue. La forma suggerisce l’idea di conduttura, quindi, potrebbe rappresentare una vena. Una vena conduce il sangue che permette la vita. Dell’immagine, pertanto, si può dire che è una vena conduttrice di vita. L’immagine è ovale. L’ovale è un cerchio schiacciato. Di quella vena, allora, si può pensare che in vita sia stata schiacciata. Da sé, dai casi, o dalla vita nulla dell’immagine lo dice. L’immagine parte da destra. Facendoci il segno della croce, alla sinistra nominiamo lo Spirito che diciamo santo. Lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e dello stesso Principio della vita. Sia come sangue che come vita, quindi, in quella vena passa anche la forza dello Spirito. Di quale identità e/o di quale stato dell’identità? Comunque sia l’ispirazione e ammesso che ci sia un ispiratore, l’idea non può provenire dall’assoluta santità dello Spirito perché il colore del rosso che dice il sangue che porta vita, nell’immagine ha due toni. Essendo un principio assoluto, lo Spirito santo non può avere che il tono assoluto del rosso assoluto. Simbolicamente parlando, ovviamente. Ammessa l’ipotesi sangue, il rosso chiaro rappresenta il limpido – trasparente che è dell’arterioso (limpido – trasparente sono sinonimi di verità) mentre quello scuro il venoso perché portatore delle impurità che sono le malattie: qui nel senso di errori. Ammesso che le mie ipotesi sul sangue siano anche delle ipotesi su l’identità ispiratrice (sempre ammesso che ci sia) si può dirlo ancora portatore di stati d’umanità. Per questa valutazione si può anche pensare che sto parlando di me, ma dal momento che non so mai cosa faccio di quello che poi faccio, posso dirlo? Nulla me lo vieta, ma allora, perché anche al solo pensarlo mi sento come chi sta millantando credito? Perché so ben distinguere quello che appartiene a Vitaliano da quello che appartiene a “per Damasco” e che, pertanto, non farei mai una cosa del genere perché mi sentirei falso?  Visto che solo gli schizofrenici hanno più di un’identità (nel mio caso quella di Vitaliano e quella di “per Damasco”) devo ammettere che lo sono? Se lo sono, come mai vivo la presunta schizofrenia senza alcun dissidio e/o voglia di sovrapposizione di una parte su l’altra? Perché sono un portatore sano? Perché portatore sano? Perché lucido gestore di personalità che sanno dare a Cesare quello che è di Cesare, e ben lontane da addebitare a Dio quello che potrebbe essere dell’IO? E se me la stessi suonando e cantando? Nulla mi conferma il pensiero e nulla me lo esclude: que sera sera.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#natale   #stefano   #destino

Ti racconto un sogno

Ti racconto un sogno. Avevo l’intenzione di farlo già al risveglio, ma non mi era sufficientemente chiaro. Non che adesso lo sia del tutto. A braccia aperte, gioioso e con un gran sorriso mi sto avvicinando ad un giovane arabo. Sulla trentina. Magro ma non scarno. Bello perché maschio più che per i tratti. Non particolarmente alto. Rada la barba. Indossa jeans, ciabatte, e una camicia con dei disegni. Li direi arabeschi. Sul tessuto non sono particolarmente evidenti. Anche il giovane mi sta accogliendo a braccia aperte e con analogo sorriso. Un attimo prima di farsi abbracciare e di abbracciarmi, sempre sorridendo ma con fermezza mi dice: qua, non si bacia nessuno! Non capisco perché me lo dice e rimango disorientato, anche perché al suo posto sto abbracciando una barriera rettangolare. Sembra una porta, ma è leggermente più piccola. Non mostra maniglia e neanche serratura. E’ di color ruggine, quindi, la penso di ferro. Il giovane che non vedo più, lo suppongo dietro. Neanche io mi vedo più, tuttavia, sono ancora presente sulla parte destra della scena. Nel tentativo di capire cosa è e che senso ha, la sto guardando da qualche metro di distanza. La parte destra della scena del segno della Croce, è il luogo che dice la santità dello Spirito alla sinistra del Padre. Per quanto mi conosco dubito molto di stare nel luogo della santità dello Spirito. Il sogno me lo conferma, vuoi perché sono uscito di scena (pertanto non sono nel luogo) vuoi perché non sono vicino alla “porta”. Continuo a non vedermi, ma ora sento che gli sono davanti. Davanti, sento le emozioni sessuali di chi sta penetrando un corpo. In una barriera di ferro?! Sento che quella penetrazione è insoddisfacente, non potente. Da giovane non ho mai penetrato niente e nessuno. Se l’avessi fatto, però, sento che sarebbe stato così: titubante, oltre che virilmente poco dotata. Perplesso, disorientato mi sveglio con un pensiero: “così non si fa”. Non so se conseguente a quello, ma provo un vago senso di colpa: un misto fra malinconia e un emotivo malessere. Si dice che i sogni siano messaggi degli spiriti. Ammessa l’ipotesi, chi era e/o di chi era quello spirito arabo? Penso di saperlo ma pensare non è sapere, quindi, tengo per me quell’intuizione. Cos’è un bacio, e cosa può significare “qui non si bacia nessuno?” Penso che il bacio sia ciò che è rimasto del cannibalismo. Il cannibalismo è bisogno di carne simile: rituale o solo alimentare che sia quel bisogno. L’evoluzione sociale e storica ci dimostra che dal bisogno di carne simile siamo passati al bisogno di valori simili: anche questi alimenti carnali perché provenienti dalla vita della carne. I valori non si devono “consumare”, così, per farli durare come alterno cibo culturale e/o proprietà (sentimentale e/o no che sia) con il bacio ne recitiamo la cena. Ammessa l’ipotesi, direi, allora, che quel giovane mi stava dicendo che non lo devo baciare (e che non mi avrebbe baciato) perché ciò avrebbe permesso il proseguo di una cena cannibalizzante. Visto che eravamo immagini disincarnate (il giovane ed io) di quale altra carne eravamo vestiti? Non mi resta che un’ipotesi: visto che eravamo vivi, eravamo vestiti di ciò che, dandoci vita ci faceva vivere. Siccome quello che ci fa vivere è lo Spirito, eravamo incarnati dalla sua forza. Il rifiuto del bacio, quindi, mi dice il rifiuto della cannibalizzazione fra spiriti. Lo stato di spirito di uno spirito trova vita e vitalità nei valori che persegue. Mi sono valori i discorsi sullo Spirito e sul Padre. La corrispondenza fra spiriti (onirica o no che sia) avviene fra spiriti affini. Si può pensare, quindi, che fra lo spirito di quel giovane e il mio vi è (o vi è stata) dell’affinità sugli stessi temi? Per la stessa strada? Per gli stessi valori? Non lo so. Il sogno non lo dice. Quello che so, è che fra i rispettivi valori è stata posta una porta ferrea. Implicito lo scopo, direi: impedire che i valori di quel giovane finiscano cannibalizzati dai miei. Il divieto potrebbe avere un ulteriore scopo: impedire, tenendole separate, la sovrapposizione di identità su identità. La barriera che divide quello che è di uno da quello che è all’altro c’è sempre stata, oppure, l’autore del sogno (non ho idea chi) l’ha collocata in occasione del messaggio? C’è sempre stata, quella porta, non solo perché la ruggine ne diceva l’antichità, ma anche perché già la troviamo nelle parole di Cristo quando invita a dare alla terra quello che è della terra e al Padre quello che è suo. Beh: non con le stesse parole. Considera le mie, una sorta di licenza poetica. Tutti i sogni finiscono. Nel finire dei sogni finiscono anche i messaggeri? No, direi di no. Il sogno m’ha fatto vedere che si collocano (e/o la vita li colloca) oltre la porta dei valori; porta, che non avendo chiave e serratura, si può oltrepassare solo accettando l’abbraccio fra reciproci valori, e rifiutando ogni genere di cannibalizzante bacio fra valori. Vuoi vedere che il sogno mi sta anche dicendo quello che si dovrebbe fare nella ricerca di Comunione fra Religioni? Ti passo l’idea. Vedi tu. Concludendo: ammesso di aver capito il sogno e il suo messaggio, quale parte della favola mi riguarda? Mah! Una sola, direi, e cioè, devo proseguire da solo e da sveglio. Verso dove? Non lo so. Non sono ancora così sveglio.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


lettereperdamasco.com

Specchi e specchietti

Ho deciso da tempo di non leggere più i giornali, ma su di uno aperto vedo: donna imprenditrice, sgozzata da un senegalese. Non ho letto il resto, per cui non saprei dirvi se il delitto è stato casuale, oppure, il sipario su di una storia mal recitata. Prendo spunto lo stesso da questo fatto perché le donne di ora (o è meglio dire le femmine di ora?) sanno quello che vogliono, ma il come, non sempre in modo felice. Le donne che desiderano l’uomo l’hanno sempre cercato. Illuso, l’uomo, che pensa di essere il solo decisore. Tuttavia lo facevano di “schinchetto” (contropiede) si potrebbe dire in padano, cioè, mettendo il cacciato nella convinzione di essere quello che sceglie. Ora, invece, mettono l’uomo nella più o meno manifesta condizione di sapersi scelto. Con altre parole, assumono il secolare ruolo maschile. Il che, può andare anche più che bene con uomini che amano essere cacciati, ma per niente bene con quelli che amano cacciare. Guaio è, che le donne stanno apertamente amando questa particolare categoria di uomini. Questa scelta sarà anche appetitosa, tuttavia, non per questo esente da rischi nella foresta dei predatori. Ci sono maschi (furbastri) che in virtù di un fine decidono di giocare il ruolo passivo. Non si facciano illusioni le donne! Lo fanno sino al raggiungimento di quel fine. Dopo di che, cominciano a mettere i puntini sulle ‘i’; e allora son dolori! Riconoscerete in questo capovolgersi di situazione, quello che è stato il millenario gioco delle parti praticato dalla donna. Vuoi per necessità, vuoi per comodo, vuoi per un insieme di fattori. Riconoscerete in questo capovolgersi di situazioni, le basi non dette di molti delitti (per non dire in quasi tutti) verso l’omosessuale oltre che verso la donna. A parità di condizioni morali, legali e di diritto, non c’è differenza fra Uomo e Donna, o mascolinità e femminilità. Tuttavia, connaturata differenza c’è; ed è nella forza fisica che rinforza la ragione psichica dell’uomo: generalmente prevalente, anche perché supportata dalla sua millenaria cultura (personale e/o sociale) di vincitore sulla donna e/o sull’uomo: normale o alterno che sia. Quel senegalese ha ucciso la donna sgozzandola. A suo modo, lo sgozzamento è il rito che esorcizza l’invasione di una forza disorientante nella mente dello sgozzatore. Lo sgozzamento può arrivare sino al totale decollamento. In quel caso, il decollamento è il rito che scaccia la “voce” del potere di un “capo” (quella della femmina che dopo aver preso il comando sessuale e culturale lo vuol mantenere) su di un altro “capo”: quello di chi, dopo essersi fatto “prendere”, intende liberarsi sia per riprendere il dominio su di sé e sulla donna, sia per togliersi dalla mente, la presa che condiziona la sua sovranità di maschio. Come uscire in modo indolore da queste situazioni? In primo, evitando di entrarci, ovviamente. Dove la donna o l’omosessuale ci entrano, adottando la politica di Gandhi: la resistenza passiva. Adottandola, lentamente e con molta calma, però! Facciano, la donna e l’omosessuale come se dovessero togliere un osso dalla bocca di una fiera. I tempi della resistenza passiva, ovviamente, dipendono dalla qualità dell”osso e dalle sue sostanze, e dalla fame di motivi della fiera! Se può darvi di che pensare, e/o di che confortare: ho usato la stessa politica per liberarmi da influssi presi durante la mia esperienza nella medianità. Le fiere non mancano neanche lì.



Agosto 2008 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#giornali   #fiere   #medianità

Critiche d’arte

Il critico d’arte che ha scritto a proposito di questa immagine dice che Ganimede sta allontanando da sé la borsa con il guadagno di un mercimonio. Ben diversamente, il Ganimede sta allontanando da sé ben altra borsa dei valori: quelli della sua virilità. Non prostituzione, quindi, ma atto d’amore per volontaria castrazione. Non mi resta che chiedermi con quali diottrie l’abbia vista quel critico.




Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta

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Lo sfoggio della forza

Lo sfoggio della forza dell’apparato tecnico militare italiano mi mette tenerezza se lo confronto con quello di altri Stati. Per questo concordo con Bertinotti quando dice che la parata dei mezzi della forza del soldato italiano è diventata superflua. Ben altra cosa la parata della forza dell’umanità del Cittadino. In attesa di questo, prendo atto di quello che passa la Caserma.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta

#tecnico   #militare   #italiano