Essere ma non parere

Più di una volta mi sono chiesto perché nelle foto non ci vediamo mai come allo specchio. Posso rispondermi solo adesso che capisco meglio quanto le emozioni ci formino, come, al caso, ci deformino; ed è nel loro unitario elaborato la dolce_amara risposta: non ci vediamo come siamo perché la fotocamera non registra quanto amor proprio aggiungiamo a quello che vediamo: la fotocamera, tira dritto!



Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


L’adottat* è provato dall’adozione?

Questa mattina mi sono svegliato con un irrimandabile dovere (pulire i vetri) così ti rispondo solo adesso. Avrei mandato a fanculo quel dovere più che volentieri ma oggi, con il compito di applicare dei pannelli protettivi sui vetri, mi viene uno sciagurato: veronese si direbbe. Deve avere, invece, delle ascendenze arabe perché per via del senso del tempo e degli orari, è tale e quale. Ho finito adesso e sono senza fiato. Mi sto domandando, da un lato incuriosito e dall’altro preoccupato, come cavolo farai tu con una casa da 700 metri, in via di ristrutturazione come non bastasse. A proposito di Ramadan, speravo proprio che il piccolo se ne andasse a casa per un periodo, invece, non ci pensa proprio! Neanche un naufrago è attaccato a una tavola come questo qui è attaccato al lavoro. In vero sto pensando anche a quanto si é attaccato a me per scopi che non riesco a più trovare, e che in quelli che trovo, non di bastante significato, o guadagno.  Del guadagno escludi l’economico. Per quello, un po’ alla volta gli ho limato le unghie. Rimangono, quindi, solo di quelli variamente affettivi, ma sono ipotesi, che a fronte di alcun confronto, stanno in piedi, direi, forse perché me le faccio e me le dico. Fatto sta, che una decina di giorni fa gli consiglio che per ridurre le spese di benzina (quaranta chilometri al giorno) avrei messo un letto nel garage della casa dove abita con il fratello e un coinquilino: abita si fa per dire visto che è sempre qui da me. Non ti dico la bufera! “Me lo dici perché sei stufo, e vuoi mandami via!” In effetti, non è prevalente, nè una cosa, nè l’altra: prevalente, in me, è il bisogno di capire perché continua una “relazione” sino a vita non separi. Tolti gli interessi reciproci, degli scopi iniziali, è rimasto così poco, che nel farne anche farne a meno, non ci vedrei lutto di sorta se non nella cessazione di amorose abitudini, o nel ripristino della mia solitudine. Solitudine, però, non intesa nel senso di mancati corrispondenti, ma nel solo senso di mancante compagnia. Se della prima mancanza mi sono fatto una stabile ragione, della seconda una variabile necessità: in genere, legata ai sempre più blandi residui sessuali. Nonostante questa chiarezza, mi sento comunque vincolato con il ragazzaccio perché, in me, la riconoscenza per quanto ricevuto di vero è il maggior collante. La riconoscenza che sento la vivo come una sorta di grazia ricevuta che devo retribuire amando (ad ognuno il suo amare) sino a che l’amato del caso pone fine al debito che reciprocamente appaga i “vincolati”. Visto che ha la macchina, stavo pensando di venire da te, almeno per un fine settimana. Guaio è, che lavora anche al sabato, e se necessario ai campi, anche una mezza giornata della domenica. Si, a questo punto, mi manca solo il chador, come non mi manca il titolo di prima moglie. Tempo fa, infatti, m’ha detto che sono sempre il primo. Il che vuol dire che ha trovato un secondo Quando succede, la prima “moglie” lo sa sempre. A suo tempo ti sei chiesto se ero veramente un omosessuale. Come amante di simili, direi di si. Perché i simili? Mi sono recentemente risposto: perché amo come la Cesira m’ha insegnato l’amore, e siccome era un amore adottivo, l’adozione è stata la gratuità che ha formato la mia identità per grazia ricevuta quando m’ha adottato a sei mesi. Da tutta la faccenda, se ne può ricavare che, l’amore, (qualsiasi genere di amore) non è che la proiezione (nell’altro/a) del carattere dell’amore ricevuto? Gratis solo se gratuitamente ricevuto? E nella gratuità, quale, l’elemento collante? Una grazia che non ha bisogno di grazie? Alla questione  aggiungo i miei saluti e vado a mangiare. Ciao



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Io, evangelista a naso.

Non conosco, Mauro, il Vangelo che citi. Forse è meglio che mi tracci tu, quello che ti ha colpito, così, posso verificare se giungo anch’io alla tua stessa intuizione. Al momento ti mando la mia. Spiritualità, per me (evangelista a naso) è rapporto con i principi del Principio: nel caso di Cristo, il Padre, in quello del Profeta, Allah, ecc. Per giungere ai principi del Principio, è necessario elevare il pensiero sino al principio. A quelle parole, cioè, che dicono Parola. Le ho trovate nel Bene della Sua Natura: il “contenitore” della sua vita; nel Vero della sua Cultura: i contenuti della Sua vita; per quanto è giusto al suo Spirito: la forza della Sua vita. Questi, i principi del Principio. Sono principi assoluti, perché sono la “forma” naturale, culturale e spirituale del Principio, e sono universali perché “forma” che principia ogni immagine a Sua somiglianza. Il Principio, è il Padre della vita: assoluta nel principio, stato di infiniti stati, nella vita attuata dal Principio. Chi giunge ad immaginare il Padre come ente assoluto non può non giungere che alle mie stesse conclusioni. Cristo, ha concepito il Padre come massima forma dell’amore. L’amore è comunione di stati fra ciò che è bene per la Natura propria, altra e sociale; Vero per la cultura propria, altra e sociale; Giusto per la forza della vita propria, altra e sociale. Nella relazione fra la vita propria, altra e sociale, dove la Verità? L’ho trovata nella pace dello Spirito. Pace, infatti, è cessazione di ogni dissidio. La cessazione del dissidio permette alla vita di perpetuare i principi del Principio, senza dolore naturale, senza errore culturale, senza esaltazione o depressione nella forza della vita. E, adesso, dimmi la traccia! Verificheremo assieme, quanta attinenza c’è fra i principi che ti ho esposto, e quelli che sono esposti in Johannes/Marcus. Al momento te ne dico una. Il Cristo dei Vangeli canonici, non ha gestito alcun potere sulla vita altra. Con i principi che ti espongo, non puoi gestire alcun coartante potere sulla vita altra.


p.s. Spiritualismo mi suona come incasto connubio fra Spiritualità e Spiritismo. Lo Spiritismo è rapporto con i principi (comunque culturali) degli spiriti. Vi è spirito umano e spirito disincarnato. Ne consegue che, come vi è spiritismo fra spirito umano e spirito disincarnato, cosi vi è spiritismo fra umano ed umano, vuoi nel caso di equa corrispondenza di forza, vuoi nel caso di dominanza di forza su forza.



Marzo 2007 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Di dire il suo Verbo

Caro Francesco: o permetti alla Parola di dire il suo Verbo, oppure morto un papa l’altro ti seguirà. Intanto che ci pensi senti un po’ questa. Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. E’ la base (la stesura sullo Spirito) di tutti i discorsi che ne ho ricavato. Mi vedo ancora mentre sto scrivendo un’idea della quale non avevo alcuna idea. E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio, senza assolutamente sapere com’è fatto, ma punto dopo punto, alla fine l’ho visto. Non sempre quando stavo scrivendo a casa. Qualche volta in giro, e non poche volte sul lavoro. Giusto per dire un caso, il pensiero introduttivo ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, l’ho pensato mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere, e che niente mi avrebbe fermato!



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Distinguo

Cosa distingue l’accoglienza della Chiesa da una libertà vigilata?


Cortese Direttore: l’ultimo “Spazio Aperto” scritto da Don Oliosi sull’argomento Omosessualità e Chiesa è più che chiaro e, non l’avrei mai detto, svolto anche in modo generalmente pacato. Con questo non voglio dire che lo condivido, ma solo che da oggi capisco di più le ragioni del rifiuto: ragioni opinabili fin che si vuole, ma, ragioni. Adesso mi aspetto di leggere le ragioni dei rifiutati. Non tanto perché coinvolto nel problema, (l’ho risolto decine di anni fa rigettando la Chiesa che mi rigettava), ma perché desidererei ascoltare meglio anche quelle voci. Sino a questo momento, infatti, ho solamente sentito dei lamenti, o dei  richiami ad un amore che essa è ben disponibile a dare anche omosessuale, ma, solo a umanità lacerata, e a moralità sotto cattolica custodia.



Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Dice il papa sostituito

“No a forme deboli e deviate di amore.” L’amore non concepisce “forme deboli e deviate”, al più, le concepisce (ma le rifiuta) quando lo si rende forma debole e deviata. L’amore non concepisce neanche i “Castrati per il Regno dei Cieli”: alibi anche per quelli che hanno ricevuto una moneta dalla Vita, la nascondono sotto la tonaca per non vedere e/o far non vedere di non essere adatti alle moltiplicazioni della carne.



Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Quando l’amore è feudale

Succede in ambito Omo e nondimeno in quello Etero. (Rimando alla cronaca (giudiziaria e/o no) gli interessati a capire di più quanto sostengo su base indirettamente esperienziale. Per “normale” intendo una sessualità mossa da corrispondenti desideri. Dal punto di vista della Società, l’omologata fabbrica che la produce e la perpetua.) Nell’ambito Omosessuale, vi sono donne che per infinite cause vengono dette “regine”. Se ne rendano conto o no, fondano il loro potere sull’investitura: diritto feudale che consente alla sovrana di nominar cavaliere anche il paggio non qualificato o che tale si teme per vaghezze di vario genere e/o cause. Il paggio investito dalla “regina” dal titolo di “cavaliere” diventa dipendente (quando non tossicodipendente) dell’opinione della “regina”; vivrà nella paura di perdere il favore, sia della “regina” che della sua corte. Gran parte della gelosia è motivata da questo panico. Giungono a tanto i due soggetti (regina e paggio) non più perché in ballo c’è una sessualità da confermare, ma perché da confermare vi sono dei reciproci giochi di identificante potere: non meno orgasmici dei giochi sessualmente naturali. In ambito etero, l’esclusione del “cavaliere” dalla presenza della “regina” e dalla sua corte, può portare il soggetto privato dell’affermante e confortante titolo, a forme di rivolta anche violente. Non per ultima, il femminicidio. In ambito etero, (come anche in ambito Omo ma con più ristrette conseguenze) ciò che è nelle possibilità della regina, altrettanto è nelle possibilità del maschio sovrano. Anche la Donna, se privata dal cavalierato, può giungere a forme di rivolta. Non è esclusa l’ipotesi più estrema. Fra la non estrema, ma continuativa, l’erosione della reciproca stima. Può giungere a travolgere (l’implicito dissidio) anche quanti e quanto fanno parte della stessa corte: i figli in primo. Come escludere il potere feudale dall’amore? A mio capire, c’è un solo modo: rifiutare ogni alleanza che limiti e/o condizioni la soggettiva sovranità del regno che ognuno di noi, indiscutibilmente, è. Non per ultimo: smetterla assolutamente di pensare che il regno del vicino abbia l’erba più verde. Succede solamente quando disprezziamo il nostro. Quando disprezziamo il nostro, nondimeno siamo sovrani, ma solo della nostra spirituale barbonaggine.



Datata Novembre 2006 – Ripresa e rifatta nel Luglio 2018 – Corretta nel giugno 2020 – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Le cilecche di Cupido

Non hai idea di quanti immaturi ho visto innamorarsi della barista (o del barista) perché non sapevano distinguere sorriso professionale da sorriso personale. Non hai idea di quanti clienti imbecilli, ho visto pensarsi speciali, approfittando del fatto che non tutte (o tutti) si possono permettersi di pagare la soddisfazione di mandarli a fanculo con la perdita del lavoro! Il desiderio di potere è componente non trascurabile in amare. Vuoi per chi lo impone. Vuoi per chi lo cerca. Dico desiderio in amare e non in amore, perché l’amore, in quanto virtù, è il mezzo che sta in mezzo. La passione sta dove gli pare.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


Essere pòsti

Quanto possono sussistere due amori (e/o due amanti) se fra di loro è venuta meno la capacità di donare l’amplesso? Mi obiettano: bisogna vedere cosa intendi per sussistere. La intendo così. Fra i significati detti dai miei due spiriti guida (Devoto e Oli) ho scelto “sussistere = esser posto”. Ebbene, se non ricevo e non concedo il dono dell’amplesso, o non sono posto nell’amore che l’altro m’ha concesso, o escludo l’amore dell’altro dal posto che gli ho concesso. Non condivido gli amplessi comunque obbligati. Sono del cibo che non appaga la fame. Nel dono di sé, invece, sussiste la vita.



Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Santità, papi, e schizofrenia.

Chissà perché la coscienza dello stato soprannaturale della vita è schizofrenia nei medium e merito di santità nei papi e/o nei cosiddetti santi. Di diverso, infatti, c’è solo il personale percorso, non, la facoltà di per sé, quindi, o è vera in tutti i casi o inattendibile in tutti i casi.



Aprile 2008 – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


lettereperdamasco

L’Annunciata del Messina

Su l’Annunciata di Antonello da Messina, la giornalista Chiara Gatti de “la Repubblica”, scrive: ” … la figura dell’angelo è tuttavia evocata dal gesto della Vergine, che (colta di sorpresa durante la lettura del suo libro di preghiere) con una mano si chiude il velo, mentre con l’altra sembra stabilire un contatto.” La signora Gatti, inoltre, sostiene che nell’eliminazione della figura dell’angelo, “Antonello sconvolge la tradizionale iconografia dell’Annunciazione”. Perché l’Antonello non ha dipinto l’Angelo? Due, i possibili motivi:

*) una non convenzionale concezione iconografica;

*) una non convenzionale concezione degli angeli.

La non convenzionale concezione degli angeli, sempre a mio avviso, gli ha permesso di comporre una non convenzionale concezione iconografica. Quale, la non convenzionale concezione iconografica dell’angelo? Se la precedente lo rendeva visibile, il Messina l’ha reso invisibile. Perché? Perché gli angeli sono spiriti, quindi, invisibili perché senza corpo. Se sono invisibili perché senza corpo, su quali basi sostenere angelica, quella presenza? Mi si dirà, ma, per quello che ha detto? E, dove è scritto, che quello che può dire un angelo, non lo può dire, o quanto meno recitare uno spirito non angelico? Guardate la Vergine:


annunciazione


anche lei sta dubitando. O meglio, lo sta facendo il Messina, e c’è lo sta dicendo per mezzo dell’opera. Come? Dove? Fate caso: sulla Vergine cade una luce, ma quella luce non cade nella stanza, (lo sfondo) che infatti è buia. Allora: nella stanza buia, la Vergine sente una voce. Come, sente una voce, mi direte? E, certo! Oltre perché invisibile, come poteva vedere l’angelo, in una stanza buia! La Vergine che sente una voce si chiude la veste perché sa di non essere sola. Lo fa per paura? Il volto della Vergine non lo dice. Ne ricavo, quindi, che è atto del pudore.

annunciazione


La mano, infatti, chiude il velo sul petto. Nel petto vi sono le mammelle. Le mammelle servono all’allattamento. Si può anche dire, allora, che la mano che chiude il velo, chiude anche la possibilità dell’allattamento. Chiudere la possibilità all’allattamento, è chiudere la possibilità di nutrire una vita, o un’altra vita, o la vita. Quello che chiude la mano sinistra, lo lascia aperto, però, la mano destra. Perché? Ipotizzo una risposta alla fine di questo “percorso”, ma, fra le righe.

Gli occhi della Vergine sembrano guardare verso destra.


annunciazione


Perché? A mio avviso, perché la voce gli arriva dal buio, (notorio colore della non conoscenza, e/o della non coscienza) e, alle sue spalle, da destra. Nel segno del Crocefisso, la destra è il luogo della santità dello Spirito. Si, ma anche di uno spirito? Ad una lettura simbolica della frase dal buio e alle sue spalle, si può anche affermare che la voce gli arriva da uno scuro passato che la Vergine si è lasciato alle spalle, ma l’immagine dice anche i dubbi del Messina. Si può dire, pertanto, che la storia che il Messina dipinge si origina da un buio che si perde nel passato. Oltre che verso destra, gli occhi sembrano guardare in basso. In basso, però, non come chi vede un’immagine bassa, ma come chi, sull’avvenimento, sta raccogliendo i suoi pensieri. A parte le emozioni dette dagli occhi, il volto della Vergine non mostra altro. La bocca non sta stabilendo nessun contatto verbale, a mio vedere.


annunciazione


C’è un che di sorridente, in quelle labbra; e non c’è traccia di timore nel viso. Se la bocca non comunica, comunica, però, la mano. Cosa sta dicendo, la mano? Guardatela! Non vi pare che stia dicendo alla voce: piano, fammi ascoltare, fammi capire. Capire cosa? Se accettare o non accettare la voce? Se accettare o non accettare di riaprire il velo sul petto, e quindi, di aprire la possibilità di vita, ad una nuova “voce”? Riguardate gli occhi dell’immagine! Stanno dicendo che c’è una domanda in corso, ma, proviene da una voce esteriore, o una voce interiore, quella che sente la Vergine? Anche in questo caso, la risposta della mano è: piano… fammi ascoltare, fammi capire.



Ottobre 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


#messina   #chiara   #repubblica

Rosso è il colore dello Spirito

Dopo centinaia di immagini con durata dallo stesso destino (da Natale a s. Stefano e in moltissimi casi anche meno) ieri, come sempre mai sapendo prima cosa devo fare (a parte doverlo) sono giunto a realizzare l’immagine che ho posto in testata.


neotestata


Sento che durerà! (Non è durata!) Diversamente da tutte le altre, infatti possiede una propria unicità. Quali, i significati? Interpretati a posteriori, questi:  il colore rosso è usato come simbolo del sangue. La forma suggerisce l’idea di conduttura, quindi, potrebbe rappresentare una vena. Una vena conduce il sangue che permette la vita. Dell’immagine, pertanto, si può dire che è una vena conduttrice di vita. L’immagine è ovale. L’ovale è un cerchio schiacciato. Di quella vena, allora, si può pensare che in vita sia stata schiacciata. Da sé, dai casi, o dalla vita nulla dell’immagine lo dice. L’immagine parte da destra. Facendoci il segno della croce, alla sinistra nominiamo lo Spirito che diciamo santo. Lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e dello stesso Principio della vita. Sia come sangue che come vita, quindi, in quella vena passa anche la forza dello Spirito. Di quale identità e/o di quale stato dell’identità? Comunque sia l’ispirazione e ammesso che ci sia un ispiratore, l’idea non può provenire dall’assoluta santità dello Spirito perché il colore del rosso che dice il sangue che porta vita, nell’immagine ha due toni. Essendo un principio assoluto, lo Spirito santo non può avere che il tono assoluto del rosso assoluto. Simbolicamente parlando, ovviamente. Ammessa l’ipotesi sangue, il rosso chiaro rappresenta il limpido – trasparente che è dell’arterioso (limpido – trasparente sono sinonimi di verità) mentre quello scuro il venoso perché portatore delle impurità che sono le malattie: qui nel senso di errori. Ammesso che le mie ipotesi sul sangue siano anche delle ipotesi su l’identità ispiratrice (sempre ammesso che ci sia) si può dirlo ancora portatore di stati d’umanità. Per questa valutazione si può anche pensare che sto parlando di me, ma dal momento che non so mai cosa faccio di quello che poi faccio, posso dirlo? Nulla me lo vieta, ma allora, perché anche al solo pensarlo mi sento come chi sta millantando credito? Perché so ben distinguere quello che appartiene a Vitaliano da quello che appartiene a “per Damasco” e che, pertanto, non farei mai una cosa del genere perché mi sentirei falso?  Visto che solo gli schizofrenici hanno più di un’identità (nel mio caso quella di Vitaliano e quella di “per Damasco”) devo ammettere che lo sono? Se lo sono, come mai vivo la presunta schizofrenia senza alcun dissidio e/o voglia di sovrapposizione di una parte su l’altra? Perché sono un portatore sano? Perché portatore sano? Perché lucido gestore di personalità che sanno dare a Cesare quello che è di Cesare, e ben lontane da addebitare a Dio quello che potrebbe essere dell’IO? E se me la stessi suonando e cantando? Nulla mi conferma il pensiero e nulla me lo esclude: que sera sera.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#natale   #stefano   #destino

Ti racconto un sogno

Ti racconto un sogno. Avevo l’intenzione di farlo già al risveglio, ma non mi era sufficientemente chiaro. Non che adesso lo sia del tutto. A braccia aperte, gioioso e con un gran sorriso mi sto avvicinando ad un giovane arabo. Sulla trentina. Magro ma non scarno. Bello perché maschio più che per i tratti. Non particolarmente alto. Rada la barba. Indossa jeans, ciabatte, e una camicia con dei disegni. Li direi arabeschi. Sul tessuto non sono particolarmente evidenti. Anche il giovane mi sta accogliendo a braccia aperte e con analogo sorriso. Un attimo prima di farsi abbracciare e di abbracciarmi, sempre sorridendo ma con fermezza mi dice: qua, non si bacia nessuno! Non capisco perché me lo dice e rimango disorientato, anche perché al suo posto sto abbracciando una barriera rettangolare. Sembra una porta, ma è leggermente più piccola. Non mostra maniglia e neanche serratura. E’ di color ruggine, quindi, la penso di ferro. Il giovane che non vedo più, lo suppongo dietro. Neanche io mi vedo più, tuttavia, sono ancora presente sulla parte destra della scena. Nel tentativo di capire cosa è e che senso ha, la sto guardando da qualche metro di distanza. La parte destra della scena del segno della Croce, è il luogo che dice la santità dello Spirito alla sinistra del Padre. Per quanto mi conosco dubito molto di stare nel luogo della santità dello Spirito. Il sogno me lo conferma, vuoi perché sono uscito di scena (pertanto non sono nel luogo) vuoi perché non sono vicino alla “porta”. Continuo a non vedermi, ma ora sento che gli sono davanti. Davanti, sento le emozioni sessuali di chi sta penetrando un corpo. In una barriera di ferro?! Sento che quella penetrazione è insoddisfacente, non potente. Da giovane non ho mai penetrato niente e nessuno. Se l’avessi fatto, però, sento che sarebbe stato così: titubante, oltre che virilmente poco dotata. Perplesso, disorientato mi sveglio con un pensiero: “così non si fa”. Non so se conseguente a quello, ma provo un vago senso di colpa: un misto fra malinconia e un emotivo malessere. Si dice che i sogni siano messaggi degli spiriti. Ammessa l’ipotesi, chi era e/o di chi era quello spirito arabo? Penso di saperlo ma pensare non è sapere, quindi, tengo per me quell’intuizione. Cos’è un bacio, e cosa può significare “qui non si bacia nessuno?” Penso che il bacio sia ciò che è rimasto del cannibalismo. Il cannibalismo è bisogno di carne simile: rituale o solo alimentare che sia quel bisogno. L’evoluzione sociale e storica ci dimostra che dal bisogno di carne simile siamo passati al bisogno di valori simili: anche questi alimenti carnali perché provenienti dalla vita della carne. I valori non si devono “consumare”, così, per farli durare come alterno cibo culturale e/o proprietà (sentimentale e/o no che sia) con il bacio ne recitiamo la cena. Ammessa l’ipotesi, direi, allora, che quel giovane mi stava dicendo che non lo devo baciare (e che non mi avrebbe baciato) perché ciò avrebbe permesso il proseguo di una cena cannibalizzante. Visto che eravamo immagini disincarnate (il giovane ed io) di quale altra carne eravamo vestiti? Non mi resta che un’ipotesi: visto che eravamo vivi, eravamo vestiti di ciò che, dandoci vita ci faceva vivere. Siccome quello che ci fa vivere è lo Spirito, eravamo incarnati dalla sua forza. Il rifiuto del bacio, quindi, mi dice il rifiuto della cannibalizzazione fra spiriti. Lo stato di spirito di uno spirito trova vita e vitalità nei valori che persegue. Mi sono valori i discorsi sullo Spirito e sul Padre. La corrispondenza fra spiriti (onirica o no che sia) avviene fra spiriti affini. Si può pensare, quindi, che fra lo spirito di quel giovane e il mio vi è (o vi è stata) dell’affinità sugli stessi temi? Per la stessa strada? Per gli stessi valori? Non lo so. Il sogno non lo dice. Quello che so, è che fra i rispettivi valori è stata posta una porta ferrea. Implicito lo scopo, direi: impedire che i valori di quel giovane finiscano cannibalizzati dai miei. Il divieto potrebbe avere un ulteriore scopo: impedire, tenendole separate, la sovrapposizione di identità su identità. La barriera che divide quello che è di uno da quello che è all’altro c’è sempre stata, oppure, l’autore del sogno (non ho idea chi) l’ha collocata in occasione del messaggio? C’è sempre stata, quella porta, non solo perché la ruggine ne diceva l’antichità, ma anche perché già la troviamo nelle parole di Cristo quando invita a dare alla terra quello che è della terra e al Padre quello che è suo. Beh: non con le stesse parole. Considera le mie, una sorta di licenza poetica. Tutti i sogni finiscono. Nel finire dei sogni finiscono anche i messaggeri? No, direi di no. Il sogno m’ha fatto vedere che si collocano (e/o la vita li colloca) oltre la porta dei valori; porta, che non avendo chiave e serratura, si può oltrepassare solo accettando l’abbraccio fra reciproci valori, e rifiutando ogni genere di cannibalizzante bacio fra valori. Vuoi vedere che il sogno mi sta anche dicendo quello che si dovrebbe fare nella ricerca di Comunione fra Religioni? Ti passo l’idea. Vedi tu. Concludendo: ammesso di aver capito il sogno e il suo messaggio, quale parte della favola mi riguarda? Mah! Una sola, direi, e cioè, devo proseguire da solo e da sveglio. Verso dove? Non lo so. Non sono ancora così sveglio.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


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Specchi e specchietti

Ho deciso da tempo di non leggere più i giornali, ma su di uno aperto vedo: donna imprenditrice, sgozzata da un senegalese. Non ho letto il resto, per cui non saprei dirvi se il delitto è stato casuale, oppure, il sipario su di una storia mal recitata. Prendo spunto lo stesso da questo fatto perché le donne di ora (o è meglio dire le femmine di ora?) sanno quello che vogliono, ma il come, non sempre in modo felice. Le donne che desiderano l’uomo l’hanno sempre cercato. Illuso, l’uomo, che pensa di essere il solo decisore. Tuttavia lo facevano di “schinchetto” (contropiede) si potrebbe dire in padano, cioè, mettendo il cacciato nella convinzione di essere quello che sceglie. Ora, invece, mettono l’uomo nella più o meno manifesta condizione di sapersi scelto. Con altre parole, assumono il secolare ruolo maschile. Il che, può andare anche più che bene con uomini che amano essere cacciati, ma per niente bene con quelli che amano cacciare. Guaio è, che le donne stanno apertamente amando questa particolare categoria di uomini. Questa scelta sarà anche appetitosa, tuttavia, non per questo esente da rischi nella foresta dei predatori. Ci sono maschi (furbastri) che in virtù di un fine decidono di giocare il ruolo passivo. Non si facciano illusioni le donne! Lo fanno sino al raggiungimento di quel fine. Dopo di che, cominciano a mettere i puntini sulle ‘i’; e allora son dolori! Riconoscerete in questo capovolgersi di situazione, quello che è stato il millenario gioco delle parti praticato dalla donna. Vuoi per necessità, vuoi per comodo, vuoi per un insieme di fattori. Riconoscerete in questo capovolgersi di situazioni, le basi non dette di molti delitti (per non dire in quasi tutti) verso l’omosessuale oltre che verso la donna. A parità di condizioni morali, legali e di diritto, non c’è differenza fra Uomo e Donna, o mascolinità e femminilità. Tuttavia, connaturata differenza c’è; ed è nella forza fisica che rinforza la ragione psichica dell’uomo: generalmente prevalente, anche perché supportata dalla sua millenaria cultura (personale e/o sociale) di vincitore sulla donna e/o sull’uomo: normale o alterno che sia. Quel senegalese ha ucciso la donna sgozzandola. A suo modo, lo sgozzamento è il rito che esorcizza l’invasione di una forza disorientante nella mente dello sgozzatore. Lo sgozzamento può arrivare sino al totale decollamento. In quel caso, il decollamento è il rito che scaccia la “voce” del potere di un “capo” (quella della femmina che dopo aver preso il comando sessuale e culturale lo vuol mantenere) su di un altro “capo”: quello di chi, dopo essersi fatto “prendere”, intende liberarsi sia per riprendere il dominio su di sé e sulla donna, sia per togliersi dalla mente, la presa che condiziona la sua sovranità di maschio. Come uscire in modo indolore da queste situazioni? In primo, evitando di entrarci, ovviamente. Dove la donna o l’omosessuale ci entrano, adottando la politica di Gandhi: la resistenza passiva. Adottandola, lentamente e con molta calma, però! Facciano, la donna e l’omosessuale come se dovessero togliere un osso dalla bocca di una fiera. I tempi della resistenza passiva, ovviamente, dipendono dalla qualità dell”osso e dalle sue sostanze, e dalla fame di motivi della fiera! Se può darvi di che pensare, e/o di che confortare: ho usato la stessa politica per liberarmi da influssi presi durante la mia esperienza nella medianità. Le fiere non mancano neanche lì.



Agosto 2008 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#giornali   #fiere   #medianità

Critiche d’arte

Il critico d’arte che ha scritto a proposito di questa immagine dice che Ganimede sta allontanando da sé la borsa con il guadagno di un mercimonio. Ben diversamente, il Ganimede sta allontanando da sé ben altra borsa dei valori: quelli della sua virilità. Non prostituzione, quindi, ma atto d’amore per volontaria castrazione. Non mi resta che chiedermi con quali diottrie l’abbia vista quel critico.




Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta

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Lo sfoggio della forza

Lo sfoggio della forza dell’apparato tecnico militare italiano mi mette tenerezza se lo confronto con quello di altri Stati. Per questo concordo con Bertinotti quando dice che la parata dei mezzi della forza del soldato italiano è diventata superflua. Ben altra cosa la parata della forza dell’umanità del Cittadino. In attesa di questo, prendo atto di quello che passa la Caserma.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta

#tecnico   #militare   #italiano

L’importante è godere dice Loris

Sul molto tardi di ieri, sulla scalinata che porta al mio giardino incontro un moldavo. E’ oltre i trenta. Tracagnotto. La sua stretta di mano è asciutta, certa, e molto forte. Non tanto per virile disfida, quanto proprio per una sua naturale potenza. E’ più basso di me. Sento che mi guarda come se fosse un bambino davanti ad un campanile. Non solo è disponibile verso di me, ma anche verso ciò che sessualmente sono. Già! L’importante è godere, dice il Loris, ma, lo è anche quando si conoscono (ed in molti casi è meglio temere) i prezzi non dichiarati? Vi sono etero esclusivamente tali, ed etero, prevalentemente tali. Prevalentemente tali, significa esserlo anche in diverso modo, cioè, non solo con la donna. Non di certo perché amano l’uomo, ma perché possono godere anche con l’uomo, purché (almeno il più delle volte) quella figura maschile non gli rappresenti la stereotipata idea di Finocchio. Nel qual caso, la possibilità di godere anche con l’uomo non viene presa in considerazione, amenochè (quel genere di eterosessualità) non patisca una inderogabile fame di maschio. Per qualsiasi parte sessuale in discorso, infatti, quando un desiderio impera sui sensi, anche il pane vecchio diventa di giornata! Vi sono etero che conoscono e gestiscono con equilibrio sia la propria prevalenza sessuale che la parte minoritaria, e vi sono etero che rifiutano quanto sentono pur avvertendone il bisogno. I soggetti in questa de_formita sessuale sono instabili (sia sessualmente che identitariamente) e, almeno in potenza, culturalmente e psicologicamente costituiti su basi patologiche. Distinguere a priori l’etero naturale dall’etero non etero occasionale è impossibile. Se non altro, perché anche i malati sanno sorridere come i sani. Possibile distinguere, lo diventa, quindi, solo dopo aver versato di che poter vedere il piatto! Pazienza, se in quel piatto non c’è di che rendere soddisfacente una partita, ma, e se ci fosse di che farla diventare pericolosa quando non l’ultima? In quei casi, il giocatore socialmente più debole (donna o omosessuale che sia) rischia di diventare il capro sacrificale per chi l’ego che si recupera rifiutando quanto l’ha fatto agire come rifiuta di agirsi. Fatti del genere capitavano solo nel mondo omosessuale. Ora, invece, capitano anche nel mondo delle donne che cercano il proprio piacere sessuale come l’ha sempre cercato l’uomo, e/o il mio genere di uomo. Morale della favola: in campana donne e omosessuali! Ci sono agnelli che mordono come lupi! Questo non significa che le donne e gli omosessuali debbano rinunciare al pascolo! Questo significa badar maggiormente ai compagni di pascolo.

Luglio 2007 – Corretta nel Marzo 2020 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#giardino   #morale   #favola

Idea di Madre in aristotelico fuso

Direi che Fusaro si sta servendo di Aristotele per lo scopo di normalizzare la Donna che si sta rifiutando di bere al calice di mariani intrugli. Quasi mai consenziente e appagata, la Madre storica è sempre stata un utero in affitto. Il Fusaro non può non sapere, infatti, che per secoli la Donna è stata resa madre per gli scopi utilitaristici dell’ambito famigliare di provenienza come di destinazione. Direi, quindi, resa Madre dagli scopi, prima ancora che dall’Uomo. Sino a che è durato l’andazzo, (ed è possibile che duri ancora dove il vero fecondante è l’interesse economico) più che di libero dono (l’amore per il figlio) si dovrebbe parlare di scambio fra i poteri che, necessitando di eredi, necessariamente si servono della Donna, anche quando alla Donna non servono. Direi che la maternità è liberamente donativa (e tanto quanto) quando ama chi l’ama, e che per quell’amore, ama quanto ne consegue. Nel caso, non di affitto parlerei ma di paritario scambio fra libere proprietà. Dove (da una parte o dall’altra) vi cessazione del sentimento di vita fra libere proprietà, la maternità torna ad essere un reciproco scambio fra tormentate e tormentose utilità. Il Fusaro è contrario agli scambi di vita fra generanti non canonici. Sbaglierò anche, ma ciò lo fa sembrare un filosofo di orti già zappati. Nell’odierno vissuto fra uteri in affitto e amori che affittano, certamente vi è scambio di reciproca utilità. Indipendentemente da soggettivi interessi ci vedo scandalo, però, solo se neghiamo alla vita la possibilità di perpetuare sé stessa, perché non avviene con e nei prefissati modi. La vita è ed ha stato di infiniti stati. Ne consegue, che si può essere tramiti del dono della vita per infiniti modi. Quello citato dall’aristotelico fuso, oggi come oggi, è solo il più stucchevole. Non può meravigliare, quindi, se la donativa Femmina, in potenza Donna e Madre, si sia scocciata della maternità!



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#aristotile   #fusaro   #donna

Le stanghe di Lucignolo

Le faccio pervenire una nuova stesura di questa lettera perché nella precedente non sono stato chiaro neanche a me.


Vuoi per scienza vuoi per indiretta esperienza, ma il dottor S. sa bene cos’è “droga”. Il giovane invece, più che altro ne sa il piacere che da. Nel frattempo, è incompleta coscienza, come incompleta coscienza è quella di chi non conosce il senso della parola “dolore” perché non l’ha ancora sentito. In questa fase della sua esperienza, certamente è disponibile a riconoscersi come intossicato ma non certo come tossicodipendente, se, per tossicodipendente, intendiamo la figura che abbiamo sinora conosciuto: vuoi per strada, vuoi per cronaca. Vi è quindi scollamento di immagine e di significati fra ciò che il Medico ed il giovane intendono per drogato. Se non si tiene conto di questo diverso intendere, le campagne contro la Tossicodipendenza rischiano di diventare delle Campagne contro la giovinezza. Il giovane che sente le Campagne contro Tossicodipendenza come campagne contro una sua volontà di vita, (per quanto rischiosa, e lo sa), non farà altro che agire come a suo tempo agì Pinocchio contro il Grillo. Mi auguro che il Dottor S. trovi il modo di non tacere con Pinocchio ma di schivare il martello.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#lettera   #chiaro   #pinocchio

Neo anagni

L’idea esposta è intende essere uno schiaffo. “chiesa cattolica”, “cattolicesimo romano” e “gerarchia ecclesiastica” in minuscolo sono voluti.


“Ammalati di separazione” sono gli ipocriti e gli schizofrenici. non gli Omosessuali. L’ipocrisia implica la scissione dal sé: notoria e gravissima causa di danno per la personalità tutta se esistenzialmente perseguita per motivi di potere  religioso e sociali. Se mai siamo ammalati, infatti, lo siamo per mancata accoglienza (religiosa e politica) non per Omosessualità. Ne farei delle inserzioni sui giornali, del volantinaggio davanti le chiese. Niente male quella davanti s. Pietro e alle sedi politiche più rappresentative. La proporrei per i siti, (gay e non), che condividono, e/o appoggiano, il nostro pensiero, e/o la nostra spirituale condizione di Credenti e di Persone. Naturalmente, la invierei a tutti i siti religiosi: cattolici e/non. Proporrei al mondo gay europeo e americano di farla propria. Se nel mondo gay straniero non vi fosse l’iniziativa dell’otto per mille, si trovi il modo di adattare questa po po’ (di Campagna alle contingenti situazioni. Dimenticavo: la porterei alla conoscenza del Grillini, (una dichiarazione del genere detta dalla sua posizione farebbe un bel ciocco!), e ne farei un motivo di discussione anche per i futuri Gay Pride. In questa iniziativa non intendo figurare come nome, e/o come “per Damasco”, perché, voglio far emergere una storia, non, la mia storia. Non mi sono rivolto all’Arci Gay della mia città per un semplice motivo: nessuno è profeta in patria. Giusto per non essere accusato “de fare tuto mi”, mi fermo con i miei più cordiali saluti.

La proposta

Dai Gay per la chiesa cattolica – Campagna di stampa a favore dell’otto x mille.


Il cattolicesimo ammala di separazione la nostra ricerca di integrità! Pertanto ci dichiariamo Fuori! Nonostante questo, invitiamo i Gay a dargli i loro soldi.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#idea   #fuori   #gay

Sotto il razzismo, altro.

In una foto che avete pubblicato si vedono due donne africane mentre stanno ridendo fra di loro. E’ avvenuto durante un corteo dove si protesta per un delitto del quale si accusano i Carabinieri. L’improprio comportamento m’ha fatto riflettere. Se ad essere ucciso fosse stato un bianco (ammesso ma non concesso che ci avessero informato con la stessa eclatanza, oltreché ad una possibile accusa nei confronti dei Carabinieri, l’Informazione avrebbe sostenuto anche delle ulteriori ipotesi. Ad esempio:

* quell’uomo è stato ucciso perché si rifiutava di spacciare;

* perché si è ” fatto ” ciò che doveva spacciare;

magari in conto vendita, si è appropriato dei soldi della ” roba “.

(Avuta da bianchi? Da neri?)

* Perché controllato ma non fermato è stato sospettato di essere un confidente. Vallo poi a sapere se da bianchi o da neri o se a torto o a ragione.

Il fatto che i Carabinieri e/o l’Informazione non abbiano reso pubblico queste ipotesi (non tanto ipotesi per chi conosce la situazione “droga”) può essere perché:

* il loro silenzio serve alle indagini;

* vi è effettivo coinvolgimento;

La denuncia del fatto non accompagnata dalle ipotesi ha pericolosamente sbilanciato l’Informazione, o con altro dire, l’ha mandata in over dose. Sarò proprio curioso di vedere quale ”Narcan” la rimetterà in sesto. In attesa di capirlo, basterà il tempo (o la rinuncia a ricordare per non sovraccaricarsi di brutture  ad annullare le diffidenze fra culture diverse che questa storiaccia ha contribuito ad alimentare, o queste struttureranno dei non tanto futuri casi “Los Angeles” che a loro volta alimenteranno l’Informazione?



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#donne   #corteo   #protesta

Tradimento, che?

Nella scissione che diciamo tradimento viene ferita la vanità, il possesso, o l’unione di un’alleanza? Tutte e tre in alcuni casi, o uno o l’altro caso in altri. Certo è, che non solo “la donna e mobile” ma anche la vita. Quello che separa in certi casi, quindi, unisce e/o rinsalda in altri. Vi è vero tradimento, a mio tardo vedere, quando una parte tradisce la vita dell’altra perché ne “uccide” la fiducia, ma anche lì, su quali verità era basata? Su delle reali? Su delle ideali? Su delle illusioni? Su delle convenzioni dalle estranee facce? Per quanto riguarda il resto della carne, una mia amica sosteneva: na’ lavada e na sugada’ e l’è come mai usada. All’interno di questo non vedo tradimento. Vedo, invece, motivo di riflessione sul fatto che in genere, nessuno è sufficiente all’altro/a al 100% e che dovremmo farcene una ragione quando una o l’altra parte sente un compensativo bisogno. Non è scritto da nessuna parte che il sacrificio della vitalità deve diventare il coperchio della vita resa anzitempo cadavere.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#tradimento   #ferita   #verità

Largo ai giovani?

Questioni pregresse mi collocano molto naturalmente nella lista nera del Corona virus. In quella lista, in vero, mi collocano anche quelli che si dicono o dicono: prima i vecchi! Al proposito, sia in giovinezza che in età adulta non so cosa avrei pensato sulla questione. Conoscendomi, però, so che avrei almeno taciuto, o napoletana saggezza, fatto le corna! Corna che faccio agli illusi che almeno sino a poco tempo fa stavano spingendo i vecchi su quel binario. Dove non ci ha pensato a vita a ritirare mani morte da schiene solamente vecchie, suo tramite ci ha pensato il virus! Non per questo ne gioisco, ovviamente. Anche perché sarebbe maramaldesco oltre che sterile. Il mio vissuto m’ha sempre mostrato che la vita è più forte della nostra. M’ha inoltre mostrato che in ragione di come ci viviamo e/o ci fanno vivere, i veri autori delle precedenze al binario siamo noi. La vita, altro non fa che prenderne atto. La vita è imparziale. Sperare che possa agire secondo quello che crediamo meglio significa pensarci mari anche dove siamo pozzanghere. A mio vedere, quella megalomane credulità cela una bifacciale paura: da un lato quella di un possesso che restituiamo malvolentieri, e dall’altro quella che ci mostra la nudità del nostro regno. Mi domando: cosa può difendere dalla paura di doverci riconoscere nudi? A mio avviso, solo il coraggio di ammettere con noi stessi che siamo nudi, e che fra la nudità della nascita e quello della morte, in mezzo (qualche volta con dolore e qualche volta no) tutto è conoscenza in travaglio da parto. C’é chi dice solo per una fossa, e c’è chi dice per un’altra vita. Comunque stiano le cose, nulla ci vieta, intanto, di dare vita alla vita, anziché cenere alla cenere. Nei luoghi dove si opera vita per la vita, sono tanti quelli che lo fanno e per ogni dove i luoghi. Troviamo in giro, invece, chi, a qualsiasi età, da vita alla propria moltiplicando la cenere.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#corona   #virus   #età

Le vie della paternità

Stavo eliminando le lettere senza alcun peso quando ho ritrovato questa di D. in manico per più virtù.


Caro Vit, la tua lettera è così densa di emozioni, lacerazioni e stridore che mi ha fatto venire mal di testa. Stiamo parlando di una cosetta insidiosissima! Siamo davvero sicuri di poterlo fare con lucidità? Dalla superficie delle tue parole si intravede una voragine nera molto simile alla mia. Io non ho mai avuto pudore nel definirla PADRE. Che sia quello eterno o quello terrestre la voragine è uguale: stessa profondità e non se ne vede il fondo. Ma a differenza di voi Arieti noi Capricorni pratici e anaffettivi, per posa più che per natura, non amiamo guardare giù. Sono un ragazzo presuntuoso e la mia presunzione mi ha salvato il culo in più occasioni e per questo motivo proietto nel mondo (quello che amo) le mie certezze da buon presuntuoso (quelle che durano 2\3 minuti) … ad esempio “io sarei un Ottimo Padre” ma lo faccio in piena coscienza dell’eresia! Non esiste un ottimo padre come non esiste un ottimo figlio anche se per un padre (potenziale come me) un figlio (reale) come me sarebbe davvero fonte inesauribile di orgoglio e gongolamento! Ma ahimè non sono mio figlio tuttavia come tu hai spudoratamente smascherato tendo ad essermi auto padre con perfetto aplomb, con tanto di pacca sulla spalla ricamata a mano e con tanto di paghetta settimanale che mi auto finanzio per gli svaghi come danzare, perforarmi la pelle, incipriarmi le guance di un colore neutro se queste tendono al rossore. Ora detto questo la mia presunzione di ritorno mi suggerisce di non avere paura nell’ammettere che nulla ma proprio nulla mi manca per essere un padre di un altro essere umano. So ascoltare. So ammettere i miei errori. So dare le regole. Lo sperimento su me stesso da una vita come ogni vero danzatore. E cos’altro deve saper fare un perfetto padre? In più devo urlare al mondo che con un solo genitore si vive bene (si può vivere bene anche senza genitori, a parere di alcuni) … che la famiglia è un luogo in cui si determina e si declina la parola AMORE che, nonostante sia una delle cose più rischiose dell’universo, nonostante abbia fatto più vittime che felici, è tuttavia l’unica momentanea carezza che l’uomo può dare a se stesso sia come figlio che come padre. Potrei piagnucolare per ore sulla mancanza del modello maschile, sul rifiuto da parte di mio padre, sull’abbandono, su quanto avrei voluto essere protetto da una figura paterna ma sono solo Fandonie! La realtà è che non mi cambierei con nessun altro! E non importano le merdate Italiane sul sistema famiglia con Maria Giuseppe e il bambinello, non me ne fotte nulla della chiesa, delle pari opportunità, dei gay (a cui peraltro, in media, non affiderei nemmeno il mio pesce rosso) di nessuno. Io posso solo e a malapena garantire per me stesso. Io garantisco sulla capacità di dare un mio ipotetico figlio tutto quello che ho per renderlo imperfetto come me, e felice di esserlo, con rispetto per l’unica divinità che riconosco e che si chiama VITA! Anche solo per questo motivo io sarei comunque un ottimo padre. Detto questo la tua lettera è come un dono prezioso, lo schiaffo che da te accetto di ricevere, la sculacciata che mi merito… ti rispetto e ti voglio un bene profondo! Davide Bifronte!



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#emozioni   #gay   #bene

Perché ridi, Socrate?

Nella questione copie di fatto, per il teologo della casa pontificia c’è un altro aspetto da considerare. Quale, gli chiede Marco Politi, nella Repubblica del 9 Febbraio? Il rischio dell’efebofilia, dice il teologo. Ci sono tanti giovani, (dice il teologo) appena usciti dalla minore età, che non sono omosessuali, ma di fronte alle difficoltà della vita affettiva lo diventano a causa della propaganda gay. Notate la finezza del teologo: appena usciti dalla minore età. Molti fra gli appena usciti dalla minore età che preoccupano il teologo, (dice la cronaca) tutto fanno fuorché interessarsi della propaganda gay, da tanto (Cronaca docet!) sono occupati da indominate voglie di uccidere, di violentare, di variamente delinquere! E quando si occupano del rischio denunciato dal teologo, (non si può mica sempre uccidere, violentare, o variamente delinquere, vero?) usano l’efebofilia, per il solo scopo di passare all’eurofilia: al caso, anche passando sull’omosessuale! E, se è cadavere, pazienza! Non volevano mica farlo! Ma, il teologo, si preoccupa dell’efebofilia. Piaccia o meno al teologo, la sua affermazione ha un inevitabile implicito: l’efebo diventa omosessuale, (quando, e se lo diventa, ovviamente, perché non basta prenderselo nel didietro per dirsi Finocchi) perché la propaganda etero, pur con il possesso della Parola e delle parole, ha meno presa di quella gay! Se questo non dice un fallimento, ditemi voi che cos’è fallimento! Sono pronto ad ammettere che la mia devianza (?) sessuale sia stata provocata dalle difficoltà in questione. Due padri, tre madri e una guerra in corso non sono mica bagattelle! Ai miei tempi, però, non c’era la propaganda gay: c’era solamente quella etero, appena uscita dall’età fascista. Dica il teologo, se di efebica vita, quell’età. Nella stessa intervista, il teologo afferma la necessità di porre limiti ai diritti, perché la libertà umana non è assoluta. C’è una legge morale che guida le persone e la società e le indirizza verso il Bene. Nulla da dire sulla legge morale e sul fine di quella legge. Al più, c’è da dire sulle guide, che in virtù del possesso di arbitrio religioso su ciò che è morale, pretendono di limitare il possesso del giudizio sociale su ciò che è morale. Su ciò che è morale per il Cielo e per la Terra, il gay è uso ragionare in proprio. Ci sono anche i gay intruppati in vari generi di chiese, ovviamente, ma quelli non preoccupano nessuno. Solo le menti autonome, sono preoccupanti. Come farle tacere? Accusarle di pederastia è controproducente. Si è rivelata negli accusatori più che negli accusati. Farle tacere col fuoco? Troppo fumo! Imporre il silenzio? Troppo chiasso! Non rimane che l’antico veleno: propagano un cattivo influsso sui giovani! Perché ridi, Socrate?



Gennaio 2007 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#teologo  #casa  #pontificia

Né Sofocle e né Freud

Direi che c’è Edipo, perché la relazione fra padri e figli è la lotta di sopravvivenza (amorosa o no che sia) che prevede un caduto per la necessaria cessione del passo del il figlio. E’ amorosa quando la concessione del passo dal padre al figlio è una libera scelta. E’ tragica quando non vi è amorosa concessione. Al figlio che non vuole (o non sa e/o non può) uccidere il padre, allora, non resta che emigrare: verso altri stati sociali, e/o verso altri stati d’umanità, e/o verso complementari identità culturali, psicologiche, e sessuali non per ultimo. Nessuna scelta esclude le altre.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#edipo  #padri  #figli

Il fato di certa giovinezza

Perché muore anzitempo una certa giovinezza? A domanda mi rispondo. Accelera la macchina “vita”, l’impulso della forza (spirito) che diciamo bene a livello naturale, vero a livello culturale e giusto a livello spirituale. L’arresta, l’impulso della forza che diciamo dolore a livello naturale, errore a livello culturale, e male a livello spirituale. L’equa guida è permessa dal compatibile uso dell’accelerazione come dell’arresto. L’uso dei due momenti di guida è compatibile, in ragione delle infinite valutazioni che intercorrono fra la vita del guidatore e quella della sua strada. Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’accelerazione. Persegue l’accelerazione, chi privilegia il piacere sul sapere. Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’arresto. Persegue la frenata, chi privilegia il sapere sul piacere. Quando, in ragione delle valutazioni su strada, e meta, vi è idoneo uso dei due momenti di guida, la macchina procede secondo via della vita. Chi persegue la frenata sull’accelerata ha vita depressa. Chi persegue l’accelerata sulla frenata ha vita esaltata. Non brucia il motore, o non fa morire la macchina, chi gestisce le due emozioni con equilibrio. Usano additivi, quali alcool, droghe, psicofarmaci, (e/o similia ) sia i guidatori esaltati che quelli depressi. Il primi, per assuefazione al piacere, ed i secondi, per dissidio nei confronti della frustrazione. I primi bruciano il motore, ed i secondi, l’ingolfano. A mio avviso, non vi è dedito all’accelerazione (come alla frenata) che non dubiti sulle sue capacità di guida. Non vi è guidatore, quindi, che non si tema, e/o non tema. Quale, la risposta a quel panico in tanta giovinezza? In genere, un ulteriore ricorso ad additivi: alcool, droghe, psicofarmaci, e/o similia. Intelligenza vorrebbe, almeno un ripasso del Codice della Vita. Perché non lo fa, la giovinezza che avrà anche pochi anni ma non per questo è generalmente stupida? A mio avviso, perché il corrente Codice della Vita (quello che dovrebbe insegnare la guida personale, sociale e spirituale) è fermo a quando c’erano altri generi di macchine, altri generi di strade, altri generi di mete. In attesa di un rinnovo di quel Codice, la giovinezza che non sa guidarsi secondo il bene, non può che continuar a guidarsi secondo il suo vero: che se da un lato è ciò che gli può dare precoce piacere, dall’altro è ciò che gli può dare un precoce morire.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#naturale  #culturale  #spirituale

2) Volontariato e vanità

Il male è dolore naturale e spirituale da errore culturale. Ogni volta mi succede di incontrare una realtà nel male (in genere nella tossicodipendenza) o di pensare ad una realtà di male mia od altra, poco prima sento una pressione sulla scapola destra. Ogni volta mi capita di dover scrivere sento un interiore malessere: una sorta malinconia. Sentivo l’uno e l’altra, prima del vostro arrivo. Certamente non avevo motivo di collegare quel disagio con la vostra presenza, sennonché siete stati latori di non serene novità; al che, collegare il malessere con le novità mi è stato conseguente. In effetti, nelle novità; che mi avete comunicato, più che errori vedo difficoltà di realizzazione, eppure, se malessere c’è stato, in quello che mi avete comunicato ci deve essere dell’errore. Lo sostengo con certezza perché anni di analoghi accadimenti, mi hanno confermato il collegamenti fra malessere interiore ed errore. Non è detto che l’errore stia nelle iniziative di bene che vi proponete di fare, ma, allora, dove? Pensa che ti ripensa sono giunto alla seguente conclusione. L’errore potrebbe consistere in un costo (umano? culturale? spirituale?) dell’erroneo prezzo rivelato dalla difficoltà di realizzazione che ho ipotizzato. Non è necessariamente detto che siate voi a dover pagare il prezzo dell’errore. A pagarlo potrebbero essere o i vostri assistiti, o, in parti o nell’insieme la vostra Associazione, o in parti o nell’insieme le vostre principianti finalità; culturali o spirituali, o in parti o nell’insieme i vostri collaboratori: i volontari. Tutti noi, per qualche verso carismatici, aneliamo il Bene, non solo come principio della nostra vita umana ma anche della nostra vita spirituale. In genere, nei carismatici spirituali, l’anelito verso il bene non si principia dalla ragione bensì dal cuore: simbolizzato luogo dell’emozione (l’emozione è la parola dello Spirito) della Natura della vita: il bene. Nel vostro senso (ed io nel mio) ci stiamo occupando, non di quelli che si sono fatti ultimi ma, di quelli che sono ultimi appunto perché non sanno (e/o non fanno) più appropriata scelta. Principalmente, fra quelli non portiamo la ragione (il bene della Cultura) ma sentimento di vita, cioè, il bene naturale che allevia la parte del bene che negli ultimi è provata dal male. Ebbene, pur non modificando il principio delle vostre scelte (ad ognuno il suo cuore) adesso sentite il bisogno di elevarne la ragione, non tanto presso gli ultimi (che rimane) quanto presso il sociale. Quanto, con la stessa forza di spirito potrete nel contempo servire sia gli ultimi che il sociale, se, inoltrandovi in questo stato, potreste incorrere nell’errore di allontanarvi da quelli presso i quali la Vita vi ha collocato, e che voi volete collocarvi in altro modo? Un cuore bilanciato quando non diviso fra due direzioni, riuscirà; a stare in ambo le mete, oppure, per questioni di forza (direi anche necessariamente) sarà costretto a dividersi per meglio fare fronte alle questioni che si è proposto? La divisione, potrebbe o no, indebolire la sua potenza e la corrispondente efficacia? Una forza divisa, quanto sarà integra motrice (integra perché unitaria) del principio della vostra vita (quello verso il Bene della Natura della Vita recando del bene alla Natura di questa) che vi ha sinora motivati? Ambire, di per sé non è un male. male lo diventa, tanto quanto non tiene conto che di sé stessa. In qualsiasi azione, il desiderio di una meta che tiene conto solo di sè stessa porta in dote la vanità e quanto è necessario per dimostrarla: vuoi a sé vuoi ad altro da sé. A questo punto, dirigersi verso la Cultura sociale (sia pure per servire meglio gli ultimi) è sempre ambire il Bene spirituale o può iniziare a diventare la vanitosa affermazione personale che ipotizzo?



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#male  #dolore  #errore

1) Volontariato e vanità

L’ultima volta che ci siamo visti, D. ha ampiamente dimostrato di essere un notevole messaggero di idee. A proposito di messaggi e di idee, vi racconto un mio brevissimo sogno. Frastornato stavo guardando l’enorme quantitativo di lettere (sino al ginocchio) che, all’apertura dalla cassetta, mi era caduta sulle gambe. Le buste erano di vari colori e di molte dimensioni. Per quanto collocate nella mia cassetta (ma come avevano fatto a starci?!) solo alcune erano indirizzate a me. Mi stavo domandando il perché, cosa ne avrei fatto e come recapitarle ai legittimi destinatari quando mi sono svegliato. A mio avviso, la spiegazione del sogno è questa. Una cassetta postale è come una mente. Come cassetta postale, la mente ha la possibilità; di contenere moltissima corrispondenza (pensieri, relazioni, fatti, storie ecc.) sia personale che di altra vita. Da parte del titolare della data mente, dunque, ne consegue la necessità di vagliare quella che effettivamente gli corrisponde. Come? Direi, in ragione del suo indirizzo reale ed ideale personale. Come non confondere la corrispondenza che appartiene al mondo soggettivo (personale realtà e personali ideali) da quello che vorremmo fosse (l’ideale in assoluto) perché seguendo quella del Principio ne riceviamo l’idea? Come evitare delle più che possibili sovrapposizioni fra ciò che è e ciò che aneliamo? Per il reale, direi che potremo ricevere la giusta posta (la giusta idea) tanto più ci manterremo all’interno delle guide date da tutto ciò che è attinente all’io che nel suo tempo si manifesta nel corrente modo ma, come per l’ideale? Coniugare il reale con l’ideale senza andare fuori dei modi e dei tempi correnti a noi e al sociale (cioè senza andare fuori dal luogo della mente, o con altre parole, dalla testa) è tutt’altro che semplice: tanto più che restare dentro noi, i modi ed i tempi, non necessariamente vuol dire fermare la vita nostra e sociale. Vuol dire, però cercar di agire l’ideale secondo il reale. Collegare i due passi non può non implicare la necessità; (nonostante l’avversa tensione della nostra parte ideale) di rallentare il passo verso l’aspirazione che ci proponiamo. Lo dobbiamo rallentare dove si rischia (procedendo oltre noi, i modi e i correnti tempi) di separarci dalla vita che personalmente viviamo, e/o da quella che nel reale ci accomuna ad altra, o da ambo i vissuti. In soldoni: l’idea deve suggerire il percorso ma la ragione personale deve suggerire l’ampiezza del passo.



Aprile 2007 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


#messaggero  #idee  #ragione

Forza e ragione

La forza della ragione contro la ragione della forza


Ci sono culture (soggettive e/o socialmente convenute) che in prevalenza non sentono la forza della ragione, bensì la ragione della forza. Solo se contenute da una forza quelle culture accettano, apprendono e vivono la forza della ragione. Ragionano così anche i bambini. Per questo, non da oggi le dico appartenenti al periodo storico dell’infanzia culturale dei crescenti: persone o popoli che siano. Secondo il mio pensiero, il poliziotto nel caso in questione ha applicato la pedagogia che un padre applica con l’intento di riportare entro lecite guide una ragione fuor di verità. L’imposizione di una forza che ha uno scopo magistrale è umiliante? Se il fine è umiliare, certamente si! Se il fine è far capire, invece, è una lezione di vita che certamente fa male a più livelli. Direi, infine, che il punto dolente dell’azione del poliziotto sta nella domanda: gli era lecito impartirla?  Come persona no. Come rappresentante di uno Stato che deve insegnare la ragione anche ai figli discoli propri oltre a quelli nolentemente adottati, sì. Naturalmente, l’opinione non vale quando i figli dello Stato si oppongono al Maestro secondo la forza della ragione: singola o collettiva che sia.



Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


#forza  #ragione  #storico