C’era una volta una Baba


Ben tenuta, ben messa, ben vestita, ben pensionata. La sento dire: quando lavoravo alla Sip! Mi gelo! Questa Baba è stata una delle angeliche voci della Sip?! In questi giorni, e con la stessa raggelante sorpresa ho constatato la stessa discrepanza fra quello che uno/a è e quello che uno/a dice di essere. Ammettendomi illuso ancora a tarda età pensavo che sulle pagine dei Blog si raccontasse ciò che uno/a, è, non, ciò che uno/a vuol apparire. Non è esclusa la prima ipotesi, ma, pare, che la seconda imperi. Mi domando: quale peso dare ai Blog se i piatti della nostra bilancia potrebbero essere falsati? Questioni di lana caprina mi direte. Non per chi ci mette il cuore. – Giugno 2006


L’arresto dei superlatitanti


L’arresto dei superlatitanti sono risposta a calunnie, dice B. Dipende! Se sono solamente nemici dello Stato, è indubbiamente vero. Diversamente, se sono amici che la sua opera di governante potrebbe aver reso suoi nemici, non è necessariamente vero. L’opera di decapitazione della mafia permessa da questi arresti, è un’indubbia messa in debolezza dell’attuale potere mafioso, ma la mafia è un’idra. Tagliata una testa, anche se non immediatamente potente come la tagliata, ne spunta un’altra. Durante la transizione dei poteri fra la testa tagliata e quella che spunterà vi è un periodo di stasi. Il che, ammesso come vero quanto si sta leggendo sul suo presunto rapporto con i mafiosi, la pone, almeno per il momento, in una fase di sicurezza, sia personale che sociale. A proposito delle figure mafiose arrestate. Se non appartengono al ramo mafioso di chi la sta accusando, ci sono altre verosimile ipotesi:

* quegli arresti (se di avversari di quelli che l’avrebbero favorito) sono un voto di scambio;
* favoriscono l’espansione territoriale – delinquenziale – politica – terroristica – di quelli che l’avrebbero favorita;
* sedano ogni futura rivalsa del ramo mafioso che la sta accusando;
* la sedazione permetterà di bruciare le accuse del pentito;
* il pentito giudiziariamente bruciato, le permetterà di dire: avete visto? Sono i soliti magistrati comunisti! Staremo a vedere.

Staremo a vedere anche per quanto riguarda le affermazioni del signor La Russa, deboluccio in memoria, direi, perché, come dovrebbe essere ormai noto ad ogni potere, una volta corre il cane, e una volta corre la lepre. La Storia ci dirà sia la direzione del cane che quella della lepre, e ci dirà quanto e dove ha corso il cane, e quanto e dove ha corso la lepre. Nel frattempo, la sconsiglierei di ricorrere a polpette avvelenate. Vuoi perché potrebbe uccidere il cane oppure la lepre visto che il suo potere politico potrebbe risultare (ad accuse provate) non solo erbivoro. – Datata


ACCADEMIA VITA – Un’idea di Comunità

Ignoro se nel frattempo si sia capito perché il tossicodipendente vuole tutto e subito perché manco dalla piazza da parecchio. Nell’ipotesi non sia stato compreso, suggerisco questa interpretazione. Il tossicodipendente vuole tutto e subito, perché ragiona secondo forza e, la forza, non ha il senso del tempo, ma quello dei suoi stati, quindi, la forza è lo stato del subito, mentre lo stato del dopo viene sentita come una debolezza. Se non si crede a me, si provi a sollevare un peso, il che vuol dire, a raggiungere una meta. Se lo si solleva subito, (meta raggiunta) si è forti. Se lo si solleva con difficoltà, (o per difficoltà), si è deboli. Nel caso lo si sollevi a tempo, subentra una crisi: ce la farò, o non ce la faro? Il che vuol dire: avrò, o non avrò? Sarò, o non sarò? Il Tossicodipendente non accetta crisi. Per farlo dovrebbe convertire, (per elaborazione da mediazione), il suo indirizzo psichico. Non lo può fare per due prevalenti idee di forza: quella dell’idea di sé come forza, e quella della droga: sostanza che afferma l’idea, coprendo chimicamente e consolando psichicamente i dubbi sulla soggettiva forza. Per questo la roba è “madre”. E’ donna, invece, perché accoglie il “tossico” in un assoluto abbraccio. “Puttana”, invece, lo diventa tanto quanto, (o quando), quell’abbraccio si rivela di scadente presa, oppure, tanto quanto, (o quando), i costi si rivelano sempre più onerosi, e, le conseguenze, sempre più pesanti. Il fatto che la droga distrugga un vivere, è un concetto culturale, quindi, in sottordine come la ragione rispetto alla passione: altro concetto che appartiene alla vitalità. Quale considerazioni trarre da tutto questo? Non lo si chieda a me. Non sono mica un professore americano! Da lavapiatti italiano, ho solamente notato che nei tossicodipendenti, la vitalità fisica è preponderante rispetto alla vita culturale a – specifica, quindi, non ho potuto non trarre che una considerazione: l’indirizzo esistenziale della loro Cultura, è determinato dalla loro Natura, pertanto, elaborando e fortificando la loro Natura, si dovrebbe metterli nella condizione di aver di che paritariamente relazionare, vuoi con altra Cultura, (personale e/o sociale), vuoi con altra Natura. In soldoni: fortificando l’amor proprio con forti dosaggi di coscienza sulla forza fisica si potrebbe dar di che contrastare i dubbi sulla forza dell’identità individuale – sociale, o, quanto meno, dar di che compensare la sofferenza psichica conseguente ad un disadattamento di non semplice o complessa individuazione. Se le parlo di forza ma non di spirito è perché fra i dottori non si usa. Come non la trattengo più sullo spirito, mi auguro che gli psicologi non la trattengano più con discorsi sulla mente: continuano a sbagliare muscolo! Tanto più, se extra Comunitario. Intanto che vai… meditando sull’antefatto, ti mando sta “roba”. Quando la smetterò di avere visioni che non so da che parte realizzare?! Comunque sia, se questa idea ti pare più di la che di qua, fammi il favore di dirmelo. Ho scelto “Vita” come nome dell’Accademia, perché la globale materia di studio sarà la vita. L’uccello che ti spaccio come Gru, potrebbe essere un Airone, o chissà quale altro volatile. Ai dettagli ci penserò quando mi dirai se ne vale la pena. Valendone la pena, fammi le tue domande e avrai le mie risposte. Stammi bene.

Secondo me questo progetto è incompleto perché è come un appartamento semi arredato: se ti interessa abitarlo, è chiaro che dovrai arredarlo secondo te. Avendone l’intenzione, basterà porre in relazione la tua scienza con la mia poetica.

Ho saputo che l’uso terapeutico della ginnastica è comune in molte comunità, ma non so quali significati danno a cotanto sudare. Per poter affermar Narciso? Prima, durante, o dopo averlo colto sul fatto, o meglio, sul fattaccio? L’idea de sto’ ambaradan potrebbe non essere nuova. Tutt’al più, potrebbe può esserlo il modo, se finalizzato a nuovo fine. Uso il dubitativo “potrebbe”, perché non è la prima volta che invento l’ombrello. A proposito di ombrello! C’è qualche altro insegnamento per il detenuto oltre a quello che da la stessa galera? Ebbene, pur con tutte le sue ignoranze, questo progetto ha di che diventare una scuola alternativa a quella. Se proprio inefficace come scuola, può essere pur sempre un più fruttuoso contenimento; se non altro, perché diversamente motivante.

n.d.a. Lettera rivista non so quanto tempo dopo aver spedito l’originale alla debita “meditazione” del referente in indirizzo.

L’Accademia Vita si propone lo scopo di porre la Persona di fronte a sé stessa. Non tanto secondo coscienza, (buco nero e/o pozzo senza fondo) ma secondo il grado della sua forza. Con altre parole: nella forza naturale, è ciò che il suo Corpo può; nella forza emozionale è ciò che il suo Spirito sente; nella forza Culturale è ciò che sa perché può e sente.

Fra il signor T. C. Sempronio e l’Accademia Vita si stipula quanto segue…

Premesso che l’Accademia Vita si prefigge lo scopo di porre la Persona di fronte a sé stessa;

Premessi i mezzi che si riveleranno più idonei;

Premesso l’accettazione del dolore come via della verifica di sé;

Premesso che la somministrazione della fatica fisica e del dolore culturale hanno il solo scopo di permettere una più ampia visione di sé;

Premesso che l’Accademia agisce per amore della Persona anche quando sembra disprezzare la sua vita,

Punto Primo

Il Corsista delega all’Accademia il compito di dirigere la sua Persona.

Punto Secondo

Il Corsista accetterà la direzione dell’Accademia e/o dei suoi Delegati anche quando il fine non gli risulta immediatamente chiaro.

Punto Terzo

Il Punto Secondo implica che il Corsista debba essere prono nei confronti di ogni arbitrio, bensì, implica che il Corsista debba accettare la Ragione dell’Accademia, con fiducia.

Punto Quarto

La fiducia che l’Accademia e/o i suoi Delegati chiedono al Corsista è la stessa che un Minore ha verso un Maggiore, che un Alunno ha verso un Maestro, che un Figlio ha verso il Padre.

Punto Quinto

Onde essere il Maggiore che è, il Maestro di sé, e il Padre della vita che sarà, il Corsista deve tornare bambino.

Punto Sesto

Il Corsista che non troverà in sé questa forza, vanificherà le intenzioni di questa Scuola. In tale accadimento, il Corsista deciderà con l’Accademia sulle misure da prendere.

Punto Settimo

Per quanto letto e accettato, il Corsista si atterrà a quanto d’altro gli verrà comunicato.

Per giungere al fine di porre una vita di fronte a sé stessa, l’Accademia si avvarrà di tre convergenti vie: La Naturale, la Culturale, la Spirituale. La via Naturale comprenderà un attività fisica non esente da considerazioni culturali, psicologiche, e quanto di necessario si rivelasse; la via Culturale comprenderà tutto ciò che favorirà il rapporto di collocamento della storia personale nella storia collettiva; la via spirituale comprenderà le tecniche e le filosofie che educano il soggetto all’ascolto del sé: corrispondente unione fra la forza della vitalità naturale e della vita culturale.

Nella scuola dell’Accademia, l’essere deve essere dedotto dal fare. Allo scopo: analisi psicologica dei gesti, dei comportamenti, delle dinamiche singole e di gruppo, e quanto al fine. Per vedere se è fatto di mattoni o di pietra, il Corsista deve accettare di essere come un muro da scalcinare. Per quello scopo, i Corsisti devono sapere, da subito, che saranno provati fisicamente, e psicologicamente e culturalmente destrutturati. L’operazione della generale destrutturazione non deve recare dolore. Se motiverà della violenza, ciò vorrà dire che si starà destrutturando il Corsista oltre il suo limite di tolleranza. L’eventuale violenza non segnerà un errore del Corsista ma un errore del Consigliere che opera su quella vita. Qualora ci si trovi nella impossibilità di non recare dolore, sarà indispensabile premettere l’eventuale accadimento, onde dirigere le tensioni verso il fine che ci si prefigge: abbattere, ma, per ricostruire! Sarà necessario un Regolamento e un Manuale di Addestramento. L’Accademia si propone per bando. L’Ingresso andrà richiesto al “Consiglio di Auto – Recupero. Il Consiglio è la Commissione che valuta la richiesta come il Richiedente. Il suo giudizio è insindacabile. La Commissione sarà composta da i tre generi di Istruttore. Nelle Accademie militati ci si prefigge lo scopo di rendere corpo collettivo il corpo individuale. Nell’Accademia Vita, invece, dal corpo collettivo (il normale – convenzionale) si deve ricavare l’individuale. Il fondamentale compito dell’Istruttore, quindi, sarà quello di evidenziare la diversità, in quanto valore dell’unicità. Allo scopo: maieutica, maieutica, maieutica!

Il silenzio è l’officina dove la mente lavora; è  la stanza dove riposa; è il luogo dove risiede.

Alla disciplina del corpo dovrà essere insegnata e applicata la disciplina del silenzio. La disciplina del silenzio, allenerà, il Corsista, a contenere le sue voci, le sue emozioni. Tanto più il Corsista imparerà a contenere le sue voci, e tanto più potrà contenere “la voce”: l’emozione che l’ha condotto alla “roba”: sia come sostanza che come stile di vita. In una vita comunitaria non è semplice trovare la stanza dove stare solamente con sé stessi. A questo scopo, il silenzio può diventare la stanza della personale privacy. Come sapere se il Corsista è in quella stanza, o non lo è? A mio avviso lo si può sapere se si da modo al Corsista di segnalarlo.

Ad esempio:

rosso

Divieto di parola stabilito dall’Accademia, o scelto dal Corsista;

giallo

Permesso di parola su necessità, stabilito dall’Accademia, o scelto dal Corsista;

verde

Libertà di parola concessa dall’Accademia o scelta dal Corsista. Onde favorire la costituzione della personale “stanza del silenzio”, il Corsista dovrà essere addestrato, non alla meditazione (pur sempre voce) ma all’assenza della meditazione, cioè, al vuoto mentale che è dato dall’assenza di ogni voce. E’ meno difficile di quello che si crede.

Accademia – Corsista – Manifestazioni – e/o necessità Sociali. Da porre in visibile e multifunzionale relazione. Gli interventi coordinati con la Protezione Civile, la Croce Rossa, e/o quanto di paritari significati non solo sono altre scuole pedagogiche ma anche ap – paganti capitali che compensano e provano i valori in acquisizione.

Hai presente l’Accademia militare? Togli il militare ma lascia disciplina e addestramento fisico. Con quelli, un piano di cultura specifica o generale secondo il caso.

L’Accademia e il Corsista sono quello che sono: non senza definizione, non fuori da ogni definizione: vita per definizione.

Regolamento

1°)

2°)
3°)
4°)
…………………..

Sul tipo di Istruttore

In primo: il Consigliere che sa essere padre, (spirito determinante), ma non sa essere madre (spirito accogliente) è operatore non adatto all’Accademia Vita.

Ai tre tipi di insegnamento devono corrispondere i tre tipi di istruttori:

addestratore fisico con esperienza militare o paramilitare, o comunque fortemente sportiva;

addestratore culturale: insegnante con preparazione umanistico – filosofica;

addestratore mentale: psicologo capace di interpretare i simboli e le dinamiche che sono negli atti della preparazione fisica, quanto i simboli e le dinamiche che sorgono e/o si attuano nelle manifestazioni del fare.

Nello svolgimento del compito consigliare, l’istruttore non deve mai dimenticare di essere “Accademia”, quindi, non artefice di educazione ma strumento. Ciò gli eviterà ogni personalizzazione e, quindi, il rifiuto della sua persona. L’Istruttore, inoltre, non deve dimenticare che è pagato e appagato per un compito, non, per un cottimo. Ciò per dire che deve produrre vita, non, merci.

L’opera di destrutturazione di una identità, (spoliazione naturale, per conversione culturale e spirituale), è un’azione comunque dolorosa. Contro quel necessario dolore vi è è un solo anestetico: la con – passione.

Per con – passione non si intende un atteggiamento pietistico più o meno cristiano e/o più o meno religioso, ma la sentimentale con – divisione, dell’esperienza che tutti abbiamo provato: la fatica di crescere.

Nel ricordo di quella fatica accomunati, nessuno può dirsi più capace di altri, tutt’al più, di averla superata, in senso cronologico, prima di altri. Il ricordo di quella fatica è il peso che bilancia il piatto che porta l’orgoglio di aver superato quella fatica. A questo punto, la com – passione che si chiede al Consigliere, altro non è che una disponibilità di spirito verso la giustizia.

Come divisa di ordinanza vedrei bene quella dell’aviazione. Sopratutto per il colore. Su quella base, se il colore fosse più intenso, tanto meglio. Nella divisa di ordinanza che in quella fuori ordinanza, il cappello dovrebbe essere a “bustina”. Per le manifestazioni ufficiali e/o di gala, non vedrei male un mantello del colore della divisa e un cappello di quelli da matricola universitaria. La forma di quel cappello, mi ricorda il capo della Gru.

I gradi del corso e del corsista

1grado

secondo grado

terzo grado

quarto grado

quinto grado

La bandiera

asepara

asepara

Il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l’amore.

Per i significati indicati dai colori, la bandiera dice che per giungere all’amore personale e sociale, non si può non partire dalla nostra verità; punto di avvio, per quell’ulteriore e volontario viaggio che è la ricerca della vita nella Verità, quindi, bianco, giallo, bianco.

Per  confermare di maggior segno il Corsista e il grado del Corso ho sentito il bisogno di avere un’immagine carismatica consona all’Accademia e alle sue intenzioni. Ho scelto l’immagine della Gru. La Gru è considerata la

“Cavalcatura degli Immortali”

Sono immortali i principi della vita

il Bene per la Natura

neotriangolo

il Vero per la Cultura                       il Giusto per lo Spirito

Datata

Mi racconta un sogno

Ero in un albergo con arredamenti stile anni 70, al mare, in un posto che potrebbe essere Jesolo o Bibione. Ero assieme a mia moglie e ad una comitiva abbastanza numerosa, composta principalmente da amici che frequentiamo abbastanza spesso. In questa comitiva c’eri anche tu, da solo e vestito elegantemente, perlomeno più elegantemente di noi che eravamo molto “casual”. Dovevamo partire tutti, credo per tornare a casa dopo una vacanza. Una nostra amica, parte del gruppo, aveva pensato bene di passare in tutte le nostre camere, prendere i bagagli di ciascuno, aprirli, svuotarli, e disporre su una lunga serie di scaffalature poste nella hall dell’albergo tutti gli effetti personali,ordinatamente catalogati per tipo. C’erano per esempio tutte le scarpe, poi tutte le calze, eccetera. L’ultimo scaffale ospitava tutte le valigie. Eravamo quindi tutti affannati a recuperare i nostri effetti per rifare le valigie e partire, credo ci fosse anche un pullman (un destinato vivere) che ci aspettava fuori. La cosa mi metteva molto in ansia, anche perché naturalmente non riuscivo a trovare nessuna delle mie cose. A un certo punto ho notato che in tutto questo bailamme l’unico che rimaneva tranquillo, seduto ad un tavolino del bar a sorseggiare qualcosa, eri proprio tu. Mi sono avvicinato per chiederti se avevi già finito la tua ricerca, ed ho scoperto che eri molto triste. Mi hai detto: “Cosa vuoi che mi interessi delle valigie, ho problemi più importanti da risolvere!”. Hai aggiunto che comunque apprezzavi molto che io fossi venuto a chiederti come andava, e hai voluto regalarmi i due famosi medaglioni, dicendomi che li avevi fatti con le tue mani. I medaglioni erano appesi ad una parete dell’albergo, avevano un po’ di polvere sopra. Non ricordo nulla di come fossero fatti, so solo che avevano dei nastri molto grossi e colorati, di una fattura che sembrava africana. Uno dei due aveva anche una fibbia sul nastro, questa la ricordo invece bene, era di legno a forma di croce.Ti ho ringraziato e sono tornato alle mie ricerche…Più o meno questo è stato il sogno, naturalmente ho cercato di seguire un filo nel racconto ma come ben sai i sogni sono molto più confusi è indefiniti di così. Deve essere stato l’ultimo sogno prima del suono della sveglia, perché quando mi sono alzato ne avevo un ricordo molto preciso. Ero stupito che tu fossi presente nel sogno, tant’è vero che ho preso subito il cellulare per mandarti il messaggio di saluto.

Il sogno è sfaccettato, Paolo. Lo devo riprendere per punti:

“… premesso che nei giorni scorsi non ho visto nè letto nè sentito nulla che mi potesse in qualche modo farmi venire in mente la tua persona, ti racconto brevemente il mio sogno di questa notte. Ero in un albergo con arredamenti stile anni 70, al mare, in un posto che potrebbe essere Jesolo o Bibione.”

La collocazione non è il luogo, ma uno stato d’animo vissuto in un dato luogo: quello della giovinezza, ad esempio, e/o quello di una serena vitalità, o analoghi casi e/o stati.

“Ero assieme a mia moglie e ad una comitiva abbastanza numerosa, composta principalmente da nostri amici che frequentiamo abbastanza spesso. In questa comitiva c’eri anche tu, da solo e vestito elegantemente, perlomeno più elegantemente di noi che eravamo molto “casual”.”

Come sai, per “vestiti” si intendono anche gli “abiti culturali”. Se casual i tuoi e quelli degli amici, ne consegue casual anche gli abiti culturali. Perché casual? A mio “vedere”, sono casual gli abiti culturali non artigianali. Quelli, cioè, non “cuciti” (pensati) con le proprie mani nel senso dalla propria mente e dal proprio spirito. Necessariamente più eleganti quelli fatti in proprio, sia sotto l’aspetto taglia, che per la scelta dei “tessuti” (intendi materie culturali e/o spirituali) che per i colori: i toni delle “coloranti” emozioni: rosso per il sangue, verde per la speranza, ecc,ecc.

“Dovevamo partire tutti, credo per tornare a casa dopo una vacanza. Una nostra amica, parte del gruppo, aveva pensato bene di passare in tutte le nostre camere, prendere i bagagli di ciascuno, aprirli, svuotarli, e disporre su una lunga serie di scaffalature poste nella hall dell’albergo tutti gli effetti personali,ordinatamente catalogati per tipo. C’erano per esempio tutte le scarpe, poi tutte le calze, eccetera. L’ultimo scaffale ospitava tutte le valigie.”

Questa parte del sogno motiva più interpretazioni perché è complessa.

“L’ultimo scaffale ospitava tutte le valige.”

Cosa ti ha fatto pensare che sia stato l’ultimo scaffale? Perché era in fondo? Può essere in fondo, però, quello che è stato strutturato al principio. Al principio, il Principio ha strutturato la Natura della vita. Ne consegue, direi, che quello scaffale la rappresenta. La Natura della vita, infatti, è il luogo e/o stato dove riponiamo le valigie (corpi e/o stati) che contengono i nostri abiti culturali. Per altro significato, le si può intendere anche come coscienze, sia nel nostro in fondo, sia in fondo perché prime.

“Una nostra amica.”

Amica dice lo stato di corrispondenza fra la tua vita e quella vita. Se amica, è anche affettiva. Amica dice lo stato femminile della vita che quella figura rappresenta. Principio di vita della donna è l’Accoglienza. Se ti è amica, è chiaro che ti accoglie in ragione della reciproca affettività. E’ un’accoglienza, però, che sente il bisogno di mettere ordine nella tua accoglienza. Ti è noto, che l’accoglienza femminile è anche maschile (a livello mentale) tanto quanto determina l’ordine da accogliere. Dove non vi è, il carattere maschile nel femminile (come l’opposto) lo pone. Nello stato spirituale della vita non vi è separazione fra l’Accoglienza femminile e Determinazione maschile. Si può dire pertanto, che quell’amica (accogliente_determinante, quanto determinante_accogliente) potrebbe essere una proiezione del tuo essere: spiritualmente accogliente_determinante come determinante accogliente. Con altro dire, è quello che tu sei ma che forse ancora non sai, o se sai, quanto, perché o come il tuo essere ha vissuto o non vissuto quegli stati che Lei_tu, nel sogno sta ordinando e/o che nella realtà dovresti ordinare.

“Eravamo quindi tutti affannati a recuperare i nostri effetti per rifare le valigie e partire, credo ci fosse anche un pullman (un destinato vivere) che ci aspettava fuori. La cosa mi metteva molto in ansia, anche perché naturalmente non riuscivo a trovare nessuna delle mie cose.”

Certo, non trovavi più le tue cose perché l’amica spirituale che sei te le aveva ordinate diversamente, e quello che culturalmente sei non le vedeva_riconosceva più perché non più casual_mente messe come fatto sinora.

“A un certo punto ho notato che in tutto questo bailamme l’unico che rimaneva tranquillo, seduto ad un tavolino del bar a sorseggiare qualcosa, eri proprio tu. Mi sono avvicinato per chiederti se avevi già finito la tua ricerca, ed ho scoperto che eri molto triste. Mi hai detto: “Cosa vuoi che mi interessi delle valigie, ho problemi più importanti da risolvere!”.”

Simbolicamente parlando, della “valigia! si può dire che è il “contenitore” dei nostri culturali e spirituali contenuti, pertanto, è come se ti avessi detto, cosa vuoi che mi interessino le valige, a me interessano i contenuti! Ed è vero.

Hai aggiunto che comunque apprezzavi molto che io fossi venuto a chiederti come andava, e hai voluto regalarmi i due famosi medaglioni, dicendomi che li avevi fatti con le tue mani. I medaglioni erano appesi ad una parete dell’albergo, avevano un po’ di polvere sopra. Non ricordo nulla di come fossero fatti, so solo che avevano dei nastri molto grossi e colorati, di una fattura che sembrava africana. Uno dei due aveva anche una fibbia sul nastro, questa la ricordo invece bene, era di legno a forma di croce.Ti ho ringraziato e sono tornato alle mie ricerche…Più o meno questo è stato il sogno, naturalmente ho cercato di seguire un filo nel racconto ma come ben sai i sogni sono molto più confusi è indefiniti di così.

Dipende! Un sogno è confuso e/o indefinito tanto quanto è confuso e/o indefinito un messaggero altro come anche il messaggero che potresti essere tu. Non so dirti nulla circa l’impressione africana dei medaglioni. Se pensiamo ad un Africa come luogo primigenio della vita, e se penso che anche i miei trinitario_unitari concetti lo sono, allora, una certa attinenza potrebbe esserci, Sulla fibbia che chiude il nastro? Dici che è di legno. A mio vedere, una croce (indipendentemente dal materiale) simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura: è un peso che può far cadere in ginocchio lo spirito: sai bene a chi è evangelicamente successo. La fibbia in legno, allora, potrebbe rappresentare l’inizio e il ritorno di ogni genere di cordone. Mezzo, appunto, che chiude il giro collegando un principio con il suo principio. Visto così la cosa, la croce e il cordone simbolizzano la metempsicosi della vita.

“Deve essere stato l’ultimo sogno prima del suono della sveglia, perché quando mi sono alzato ne avevo un ricordo molto preciso. Ero stupito che tu fossi presente nel sogno, tant’è vero che ho preso subito il cellulare per mandarti il messaggio di saluto.”

Non essere sorpreso della mia presenza: ogni particolare è nell’Universale. Il tutto che tutti siamo, si particolarizza (via sogno e/o con altri mezzi) tanto quanto è particolarizzato un bisogno. Cosa renda particolarizzato un tuo bisogno non mi è dato di capire. Capisco, invece, che la Hall dell’Albergo rappresenta una stanza culturale e spirituale e che è parte dell’Albergo (la vita) che ci alberga nella sua Natura come anche nella sua Cultura e nel suo Spirito. Vita, è stato di infiniti stati di vita, quindi, la vita che ci Alberga, nella nostra vita si alberga. Per quanto non poco, questa parte del sogno non mi indica altro. A proposito dei medaglioni che ti ho dato: erano appesi alla parete (scrivi) quindi, sotto gli occhi di tutti. Anche dei miei discorsi dico che sono sotto gli occhi di tutti. ed è appunto per questo che sostengo di affermare che non dico nulla di nuovo. Stanno appesi ad una parete della stanza culturale e spirituale che è la vita da non si sa quanto. Lo dice la polvere (del tempo) che portano sopra e che tu hai visto. Interpreto i medaglioni come attestati_ premio. Li diamo a chi ha vinto qualcosa fuori di sé (nella realtà al vincitore di una gara di qualsiasi genere) oppure, nel caso di questo genere di sogni, a chi ha vinto una gara tra due parti di sè in conflitto_contesa. Nei miei discorsi tratto la vita secondo Natura, secondo Cultura, e secondo Spirito. Direi allora, che te li ho dati perché hai vinto una gara (o conflitto_contesa) in due di quegli stati, e cioè, nella Natura e nella Cultura. Visto che questi pensieri li ho fatti io, ho dato io anche i medaglioni. Non ti ho dato il medaglione dello Spirito, perché quello lo può dare solamente lo Spirito: potenza della vita sino dal principio è dello stesso Principio, oppure, dartelo da te! Questo, però, è permesso solo agli spiriti esaltati dalla propria forza (forza nel senso di vitalità e di vita naturale quando non la culturale), quindi, anche in questo caso non puoi essere tu che ti premi. I medaglioni sono grandi, sia perché sono grandi i principi della vita che dico, sia perché di grande misura la contesa_ conflitto che hai superato in questo tuo momento di vita. Un’ipotesi non esclude l’altra. Vita vuole, però, che non sia mai finita, e che, quindi, mai finite le gare da superare. Che sia per questo che mi è stato possibile darti dei medaglioni ma non l’alloro? 🙂 🙂 Mi sa allora, che almeno al momento dovrai accontentarti dei medaglioni che si danno ai padovani perché Gran dottori! 🙂 🙂 Nel salutarti caramente ti chiedo il permesso di editare questo sogno nel Blog. Senza il tuo nome, ovviamente. Altro non c’è che ti possa far riconoscere. Ciao, Vitaliano.

Cari uomini e caro te

La Donna, cari uomini, è la “costola” che accoglie la vostra vitalità e ne fa una ragione di vita ma, mentre la vostra vitalità le giunge per la ragione de qualche scorlon, (quando non, per qualche illusion e poi, generalmente, finire lì) la ragione della donna porta avanti la vostra vita, per mesi prima, e per la vita dopo. Nell’ovvia differenza, non può non risultare che la Donna è un animale più complesso dell’animale uomo. Come, complessivamente, amare la donna, oltre ai sempre più calanti quattro scossoni nella vostre parti basse? In un suo post, R. ha elencato una serie di modi. Non avendo al sua cultura sarò più sintetico: la Donna va amata come amate voi stessi! Non vi amate abbastanza, tanto da saper amare abbastanza? Allora andate a Figa! Male non fa! Sono certo che vi state dicendo: ma come si permette sto’ Finocchio di mettere lingua in argomenti che non lo riguardano?! Cari uomini, quando la smetterete di sindacare sul dove l’Omosessualità mette il suo sedere, io la smetterò di sindacare sul dove (ma, soprattutto sul come) voi mettete il vostro potere! – Settembre 2006

Cara Platinette

Una vita non vissuta in tutte le sue parti, è come uno stomaco con delle anse da riempire, o con quello che vivrà, o con quello che gli sostituisce quello che non sa, o non può, o non vuole vivere. Vedo che sei giunto al punto da ammalarti perché hai delegato al frigo il compito di angelo consolatore. Nelle stesse condizioni (sia pure non così pesanti) un mio amico percorreva le ore della notte (affacciato alla finestra che dava sulla strada) in compagnia di vasetti di cipolline. Cercare in frigo di che riempire quelle ansie non è una buona idea: lo stai constatando. Stai anche constatando (ma forse non ancora del tutto) che non è una buona idea neanche quella di riempirle con protesi di due prevalenti generi: quelli che reggono quello che intellettualmente sei, e quelli che reggono quello che di te sopporti e vivi sia nella parte di burattinaio a tuo favore, che in quella di burattino: sempre a tuo favore. Quando ti renderai conto che nel tuo teatro la parte del capo comico non comprende quella del burattino, aprirai il frigo solo a ragion sentita.

Non illudiamoci

Neanche l’amore può nulla contro la droga perché la droga, anestetizzando il dipendente, gli anestetizza la capacità di sentire i sentimenti. Non per questo, la capacità di recitarli. A proposito di amore recitato non solo nei tossicodipendenti! Un tossicodipendente ha avuto la malaugurata idea di confermare le sue pulsioni omosessuali con la psichiatra che lo “curava”. Morale della favola: le Comunità interpellate (evidentemente informate dalla psichiatra) sapendo la questione, si sono rifiutate di accoglierlo. Mi par di ricordare, ora che ci penso meglio, che vi è stata una che si è resa disponibile all’accoglienza, ma, quella Comunità ospitava dei malati terminali. Capita l’antifona? Lo volevano seppellire ancora da vivo! Fidati degli psichiatri! Indifferentemente se laiche o religiose, a proposito di amore, amare e di Comunità: come fa un tossicodipendente a restare senza sesso, se in quelle sedi riprende in pieno la sua vitalità? Si arrangia più o meno bucando la norma o, miracolo, diventa sessualmente angelico? – Agosto 2006

Chi non ama l’animale

“Chi non ama l’animale non ama neanche la persona.”

Non lo escludo, ma, si può anche dire: chi ama l’animale, come fosse persona ha chiuso il suo amore verso la Persona. Può essere per sopraggiunta aridità, può essere per sopraggiunta solitudine. Indipendentemente dal motivo, perché spacciare come virtù quello che può celare un difetto?

Altari

Per vivere i suoi ideali un giovane va in Palestina. Per vivere i suoi ideali un giovane lo uccide. Se c’è una ragione la devo ancora trovare, o la trovo solo se penso ad altari che hanno bisogno di capri: vivi o morti. Agosto 2006

Accendo il Computer

Dopo aver dato una veloce occhiata ai titoli del giornale guardo le foto: non di meno articoli degli scritti. Ne ho sempre ricevuto uno strano malessere; domanda senza chiara risposta, almeno sino ad oggi. La risposta che mi sono dato oggi, è iniziata con un leggero senso di vomito. Se le foto mica si mangiano, mica può essere problema di stomaco, mi sono detto. O si, ho obiettato subito dopo. Se le informazioni sono cibo per la mente, infatti, non è escluso che il procurato senso di vomito mi venga da quello stomaco. Perché? Evidentemente, perché si è cibata in eccesso; evidentemente perché la mente non è riuscita ad assimilare contrastanti gusti, odori, profumi emessi dal giornalistico calderone.

“Tennis, Dubai: il match blindato di Andy Ram” Ram é un tennista israeliano. Sto poveruomo ha dovuto giocare sentendosi assediato, non solo dall’idea di un attentato verso la sua persona, ma anche dall’ambaradam messo in piedi per sua protezione. Come siamo malmessi! Non ho neanche il tempo di fare almeno un rigurgito liberatorio che mi si presenta la foto del volto di una bambina, pressoché coperto da una mano maschile.

“La siciliana ribelle per immagini.” Non so ancora bene di cosa si tratti, ma la mente mi va incontro alle donne violate che si sono ribellate all’ergastolo sofferto per stili di vita da antichi mondi. Da quella Sicilia mi si butta a Milano. C’é il Misex leggo. Chissà  che è il Misex! Sarà un coadiuvante per stitici? No, è una Milano a luci rosse: tette, culi, e solita roba.

Non ho il tempo di dire va bèh, che mi ritrovo in America mentre sta tornando a giocare Tiger Woods. E’ un golfista. Non si sa quante volte campione del mondo. Ha fatto montagne di soldi. E’ tornato alle gare dopo problemi fisici. Giocherà  con 64 campioni tra i più forti della specialità. Se nulla ha da dire la Madama Marchesa, cosa cavolo avresti da dire tu, Vitaliano? Ed infatti, “così va il mondo”. Già, ma perché il mondo ha vinto la buca, o perché gli é andata buca?

Dal deprimente quesito mi distoglie, sempre a Milano, la visione di una bella donna in passerella. E’ una certa Belém ciliegia di moda sulle solite torte. Noto fianchi generosi: letizia dei parti, mi risulta. Auguri. E’ delicatamente bella. Chissà perché, penso che anche la bellezza può essere una schiavitù. L’hanno saputo prima, e mortalmente peggio le Schiave di Ravensbrueck. Ho un bel bere la mia filosofia per mandar giù quel blocco ma non va giù niente! Mi mancano un bel po’ di concezioni tibetane sui destini nella vita, penso. Stanno festeggiando il Capodanno da quelle parti, nonostante siano in una situazione che ha molti capi e molto danno.

Non ho il tempo di considerare il fatto che “Le copertine più trash della storia della Musica” mettono della spazzatura sulla doverosa riflessione. Come non bastasse quella delle copertine, mi si da modo di vederne dell’altra, attraverso “l’occhio indiscreto” di Street View: una foto di matrimonio, chi caga, chi pisca, chi dorme, delle tette, un culo, ed altro in cui si è spanta la questione, ma, “Usciremo dalla crisi” dice Obama. Non gli dico, hai voglia, solo perché la speranza è l’ultima a morire, ed è forse, la prima divina commedia che ci recitiamo da sempre.

In questo “Inferno”, invece, c’é la servono molto ultra umana. Scusali Dante. Ci sarà pure anche quella ragione. La grafica di quell’infernale videogioco non é certo come quella che hai disegnato tu, tuttavia, é intrigante. Non come i tuoi personaggi, ovviamente. C’é il bellone forzutone, i soliti cloni di strane capre, ruderi a gogò, luci stroboscopiche, e l’inevitabile magia. Se bianca o nera non ho sindacato.

Dai gironi di quell’Inferno per gioco, vengo spintonato in quelli di uno stadio, dove l’Arsenal ha fregato la Roma, nonostante, la Roma, “abbia sfiorato la rete del pari”. Nonostante? Che é, nonostante? Un’assoluzione in articulo mortis!

Altra capriola letteraria in “Pari senza reti per l’Inter” “I nerazzurri rischiano più volte di passare in svantaggio”. Ci provo, ma proprio non sento alcuna disperazione. Mi sento invece, mancante d’aria! E l’aria (si fa per dire) m’arriva tornando a Milano.

Profumo di campione in Milano: quello di Beckham e degli annessi e connessi che muove: inguinali o no che siano. Ci sono centinaia di persone davanti al negozio. Tutti, per comperare le “sue” scarpe. Non riesco proprio ad immaginare la somma che potrebbe raggiungere l’Obolo di s. Pietro se solo lo reclamizzasse lui! Anche se è messo così, non é che non capisco il Mondo, Madama la Marchesa; è che capisco sempre di più quelli che vogliono scendere prima della loro fermata. Febbraio 2009

Istituto dell’abuso?

A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

Chiudendo la porta su qualsiasi sviluppo giudiziario sulla vicenda che sta coinvolgendo l’Istituto Sordomuti, dichiara: Impossibile indagare su questi fatti! Perché mai, mi direte? Semplice: perché sono successi più di 25 anni fa. Ma per fortuna, le autorità ecclesiastiche non hanno i tempi di prescrizione come la giustizia ordinaria. Già, non ha i tempi della giustizia ordinaria; ha gli eterni della Giustizia straordinaria, la quale, in attesa del processo, consente, per sua norma, il piede libero a tutti gli accusati. Il procuratore, inoltre, “esclude, categoricamente, di aprire un fascicolo per far luce sulle parole di Don Zenti, pronunciate due giorni fa.” Il Vescovo aveva affermato di sentirsi vittima di un ricatto dei vertici dell’Associazione Provolo. Mi avevano minacciato di rendere pubblici questi episodi di pedofilia se non avessi accolto le loro richieste, dice il vescovo. Per il Procuratore, però, mancano gli elementi fondamentali per parlare di estorsione. Che se ne ricava da questo? A mio vedere, se ne ricava che il Zenti non ha denunciato chi dell’Associazione l’avrebbe ricattato, e chi si è sentito diffamato dallo Zenti per tale dichiarazione, non ha denunciato il Vescovo.

A domanda risponde don Danilo Corradi del Provolo.

Auspicando voglia di chiarezza, il Corradi dichiara “a parte un seminarista che è stato rimandato in famiglia, mai ho avuto segnalazioni di reali fatti, concreti, accaduti”. E che voleva, il Corradi, per provvedere? Il morto in casa?! Mi meraviglio di lei, don Corradi. Nei corridoi dei Collegi al massimo della concretezza, si sussurra! Concreti, reali, accaduti, al massimo, li si dice nei confessionali, ma lì, cadono come “corpo morto cade”, caro Corradi, perché il segreto confessionale attorciglia nella comune paccia di quel dogmatico silenzio, sia l’animo del confessore che quello di chi si confessa! Il quale, ovviamente, si duole si pente e promette di non farlo più! Sino alla prossima volta, evidentemente, se ciò che hanno narrato le vittime (due volte vittime perché hanno aspettato più di 25 anni per parlare) è realmente, concretamente accaduto, secondo quanto si aspetta il Corradi! Neanche il Corradi sostiene il bisogno di un’indagine, perché, “padri non ci sono, confratelli non c?è ne sono più, non possono rispondere, non possono parlare.” Tutti buttati fuori dal Provolo? Tutti buttati fuori dalla chiesa? Tutti morti? Non lo dice, ed io non lo so, ma il Corradi che pure pretende fatti, accadimenti, concretezza, quando gli fa comodo lascia affermazioni in sospeso.

A domanda risponde il patriarca di Venezia.

“I direttori di giornali che hanno giudicato “che non si poteva non farlo”, si sono mossi sul verosimile o hanno avuto la vera passione alla verità?” Che cacchio significa?! E che altro vuol dire? Che hanno giudicato che non si poteva non farlo, ma qualcuno ha chiesto loro di non farlo?! Chi, gliel’ha chiesto? L’associazione Provolo? Non direi proprio! Al che, non ci resta che la chiesa! O no?! “Vera passione per la verità”? Ma che sta dicendo, sto’ Angelo?! Non esisterebbero istituzioni ecclesiastiche, se le chiese avessero vera passione per la verità detta da chi è andato a morire a cavallo di una mula! Ma forse, l’Angelo intendeva passione per le umane verità. E cosa gli fa pensare che i Direttori dei giornali ci provino meno dei preti, o con la stessa possibilitàdi errore in cui possono cadere i preti?! Comunque sia, ai Media gli sta bene questo schiaffo! I Media dovrebbero smetterla di considerarci come clienti da frutta e verdura! Dovrebbero smetterla di presentarci le mele più lucide sopra e sotto quelle meno lucide! Ci diano mele e basta! Ma anche i giornali sono botteghe! Rassegnamoci noi, e si rassegni l’Angelo.

A domanda risponde il vescovo di Padova

“Accusa pesante, infamante, senza nomi e cognomi, non circostanziata, senza approfondimento, senza un’analisi ben chiara”. Auspica, poi, che la stampa tratti la faccenda con “delicatezza” e “voglia di verità”. Nella cronaca dei fatti pubblicata da l’Arena, a parte il nome del Presidente dell’Associazione, non c’è il nome delle vittime (o presunte tali) tuttavia, c’è la foto di un gruppo di loro. Il che vuol dire, che se non altro hanno avuto il coraggio della loro faccia! Il don Corradi del Provolo, invece, non ha avuto neanche il coraggio di dire se i presunti violentatori sono vivi o morti! Con che faccia il vescovo di Padova, quindi, può dare lezioni di faccia ai Sordomuti del Provolo di Verona?

A domanda risponde il vescovo di Vicenza

“Non commento”. “Spesso ci si trova impotenti davanti a campagne orchestrate per confermare tesi che poi si rivelano fasulle”. Mi par di sentire tutti quelli che gridano al complotto quando i media li prendono in causa quando non in castagna! Parlando del vescovo di Vicenza, il Busi scrittore lo dice “quella”.

A domanda risponde l’Associazione Provolo

Rilanciando le accuse dall’Università, afferma: “è sempre stato difficile farsi ascoltare. Credetemi, so molto bene quanto sia vero! Lo chiedono da anni, e mostrano copie di lettere, di dichiarazioni sottoscritte da decine di firme, di volantini. E raccontano. Riferiscono storie di violenze non solo sessuali. In alcuni casi, vere e proprie torture. Sempre su l’Arena, da un articolo di Giancarlo Beltrame, estrapolo: “Racconta un sordo, che ora ha molti decenni in più: sono entrato al Provolo che avevo otto anni. A 11, un prete, (di cui fa il nome ma che il giornalista non pubblica, forse per tenerezza e voglia di verità) in piedi davanti a tutti noi ragazzi sordo muti, afferra un bastone grosso come un due euro, picchia sulla schiena un nostro compagno sino a che il bastone si spezza, ne prende un altro più grosso e lo picchia sino a che si spezza anche quello, poi prende una cinghia perché “quella almeno non si sarebbe rotta”. Di violenze (all’ordine del giorno) ne racconta anche il Presidente dell’Associazione: picchiato sulle mani con un frustino, schiaffi, pugni, strattoni di capelli, pizzicotti, orecchie storte. Raccontato da un altro, ustioni da ferro da stiro sul dorso delle mani subite da un ragazzo che non voleva studiare. Nelle riunioni dell’Ente Nazionale Sordomuti ne abbiamo parlato più volte. Nessuno può dire di non aver mai saputo.” Si, ma non erano creduti! Il Dalla Bernardina aveva detto ai suoi che c’era un prete che gli sparava proiettili di plastica e/o di gomma. Non è stato creduto neanche da loro. Non volevano credere che fatti del genere potessero farli i preti! Così, smise di parlargliene. Su di una tv locale, reazione da impossibilità a credere, l’hanno avuta anche due pensionati ed una donna sulla quarantina. Impossibile!!!! La signora sulla quarantina ha detto: mi cadrebbe tutto un mondo, se fosse vero! Capite adesso perché quei ragazzi hanno taciuto? Hanno taciuto perché la vernice di certi sepolcri, comunque sia il morto e/o il tempo di sepoltura, è sempre bianca. Con questo, anch’io ho risposto alla tua domanda, Giulietta. (Gennaio 2009)

1) Ciao, Vita! La sai l’ultima?

Il mio uomo ha fatto le valige! Allora (mi dice l’amica) giovedì sera ricevo un messaggino dal piccolo. Leggo: ti lascio. Sono in viaggio per casa. Non ti vedo più come la mia donna. Ti vedo come mia madre. Antefatto. Lei: transessuale. In età. Regge bene. Femminile. Carattere viriloide. Lui: militare. Sui trenta e qualcosa. Non male. Anche lui, a mio conoscere, è un transessuale, sia pure a livello di passaggio da Etero ondivago, ad Omo con difficoltà d’accettazione. Tradimenti del genere, sono l’amaro destino del Transessuale che si evira per sentirsi completamente donna. Secondo me, il piccolo, ha solamente trovato una madre non operata, ma sono pressoché sicuro di una cosa: non si fermerà neanche lì. Sento di potermi dire, ancora, che prima o poi, troverà un padre che non ha proprio nessuna intenzione di operarsi. Al più, di operarlo! (Aprile 2007)

asepara

2) Ciao, Vita! La sai l’ultima?

Il mio uomo ha fatto le valige! Ha lasciato la casa, mi dice l’amica. Mi ha detto che la famiglia è un impegno troppo pesante, che è depresso, che non c’è la fa. Se ne è andato da quasi due mesi. Qualche giorno fa mi ha richiamato dicendomi disposto a ritornare. Gli ho detto di no! Cos’altro posso fare, Vitaliano?

Mia cara: la vita fa pere e banane. Legittimo amare le une come amare le altre, ma se pensiamo di poter trasformare una pera in una banana (per quanto lo si faccia per virtù d’amore) vuol dire che siamo destinati a restare senza pera o senza banana. Certamente possiamo amare frutti da innesto. Ma, allora, siamo pronti ad amare un frutto che non è una pera e neanche una banana, come può essere l’insieme fra le due?

Del raccontino Zen

Letta non da bambino in un sussidiario per bambini, a distanza decenni dalla scelta di questa storiella mi rendo conto che la sua morale può risultare eccessiva, sia per chi apprende che per chi insegna. Sottintende, infatti, che il pedaggio che permette di giungere ad un rinnovamento sia il sacrificio di conoscenze, acquisite con fatica quando non con dolore. Succede quando non ragioniamo secondo vita. La vita, invece, essendo corrispondenza di stati, implica che non vi sia chi si sente appesantito oltre misura, e neanche vi sia chi appesantisce oltre misura. Il lettore, pertanto, consideri indirizzati a sé solo gli scritti che non gli sono di peso.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

“Molte sono le dimore del Padre”

In altri discorsi sostengo che c’è la Chiesa dell’Amore, e c’è la chiesa del Potere. Tu non abiti sopra il fico da dove è sceso un certo gabelliere, vero? Parto dal presupposto, quindi, che per quanto sai e puoi conosci questa realtà almeno quanto me. Per questa conoscenza, sai che la chiesa del potere ha fatto strame di infinita vita e di infinite verità. Questo non è un mio giudizio: è il giudizio della storia. Per quanto mi riguarda, allora, io non credo nella chiesa che si è fatta potere di vita sulla vita. Credo, invece, nella vita come universale casa di quanti amano, rispettano, e la perpetuano secondo una ragione, amante anche se completamente scollegata da ogni fideistica visione del Padre. Da questo universale punto di vista posso vedere che tutto è storia e storie, ma senza naufragare.

Giugno 2006 – Rivista, tagliata e meglio mirata nel Marzo 2020

asepara

“La stanza del Vescovo”

“Atmosfere rarefatte nelle stanze del vescovo di Bologna, dove a dirla col precedente papa, manca solo un Raffaello per essere in Vaticano. Solo qualche matita fuori uso nel cassetto della sua scrivania, e, fatalità delle fatalità, in tempi di Dico, la lettera di una donna abbandonata da un giorno all’altro dopo nove anni di convivenza. “

Tribolato dalla pena per quella donna (immagino) il vescovo dice al Giornalista: eccole, le coppie di fatto! Secondo me, guarda la paglia per non vedere la trave statistica, secondo la quale i matrimoni regolarizzati dalla Chiesa durano meno delle cambiali firmate per pagare la camera da letto! Disgustato dal vescovo, interrompo la lettura dell’articolo. Prima di passare oltre, però, mi cade l’occhio su questa interessante affermazione: “del resto, la chiesa fa politica nella democrazia, ma non è una democrazia. Il tutto, “per mandato dell’Altissimo”. Ben strano mandatario un Altissimo che manda il Figlio a dorso di mulo e i vicari a dorso di potere! Fortunata la fede che sa distinguere la psichiatria dalla teologia.

Considerazioni su l’articolo di Michele Smargiassi ne la Repubblica 11/2/2007

Chiesa: quando non sente.

Esperienza insegna che un guidatore agisce il volante un po’ verso destra e un po’ verso sinistra anche quando la strada è dritta. Se non lo fa, finisce fuori! Perché lo fa anche quando la strada è dritta? Mi rispondo: perché la condizione della strada influisce la condizione del volante che influisce la condizione del guidatore. Lo stesso fa il marinaio con la sua barca quando ascolta il mare. La chiesa che non agisce allo stesso modo è una chiesa che ha scelto di non ascoltare la strada sulla quale agisce. Non occorre essere profeti per sapere che è destinata ad uscire dal percorso vita: già si vede.

Devo ordinare le idee

Lunedì sarò al Circolo Pink. Centri culturali come questo, hanno contribuito allo sviluppo della coscienza di una data personalità sessuale. Quella personalità è andata Fuori, è cresciuta. Come generalmente succede, è invecchiata ma, restando fuori, ovviamente. Ora, immaginatela bisognosa di assistenza: vuoi domiciliare, vuoi in ambiti più complessi. Immaginatela, quindi, mentre si vede costretta a rientrare dentro un abito culturale e sociale, certamente ancora proprio come cittadino, ma, per la gran parte estraneo vuoi come genere di umanità, vuoi come genere di storia. A chi ha percorso altre vie cosa può dire quella personalità, se non, com’è il tempo oggi, o l’artrosi non mi da pace? A chi gli chiederà: non vedo mai i suoi figli, che risponderà, quella personalità? Inventerà storie? Ancora? Immaginatela, assistita, da qualche ente religioso, e/o persona religiosa. Certamente l’amerà in Cristo, ma, quanto, per quello che è, se quello che è quella data Personalità, all’assistente rappresenta l’intrinsecamente cattivo, quando non, l’intrinsecamente estraneo, sul quale, magari, poter scaricare, impunito, l’intrinsecamente cattivo che appartiene all’assistente? Potrebbe trovarsi ad aver a che fare, anche con assistenti, in dissidio, fra l’assistere l’anziano, e l’assistere el culaton anziano. Non che l’abbiamo scritto sulla fronte, ovviamente! Certo è, però, che l’abbiamo scritto nella personalità; ed è certo che la sanno ben leggere, gli altri. Soprattutto quelli che hanno negato la propria! Soprattutto quelli che si sono sacrificati sull’altare della norma! Non mi dite che tuttora non vi capita di subire la stilettata, veder il sorrisino, il colpetto nei fianchi, di sentir la battutina. Certamente siamo in grado di difenderci, noi, non ancora deboli. Non è certo la lingua che ci manca! Tuttavia, nonostante questo, qualche rospo ci capita di doverlo ingoiare ancora. Immaginate quindi, quel debole per età, con davanti il suo piatto di rospi giornalieri: ancora! Immaginatelo mentre è stato intuito, e per questo costretto a farsi complice dell’umorismo sui Finocchi. Immaginatelo mentre lo paga sulla sua pelle, ovviamente, perché gli altri sono più forti. Sono comuni, gli altri! Non sono diversi, gli altri! Non sono unici, gli altri! Immaginatelo, allora, mentre con le sue forze, vede calare anche la considerazione di sé, mentre vede calare anche quanto sii deve alla dignità. E’ chiaro che non sempre è così, come non lo è in tutti i casi, ma c’è da non preoccuparsi quando è così? E se c’è di che preoccuparsi, che facciamo? Ce ne sbattiamo perché il vecchio è fuori moda, oppure, ci decidiamo ad assistere chi non possiamo lasciare solo/a, dentro dopo aver contribuito a metterlo/a fuori? L’idea di una assistenza rivolta alla specificità sessuale in questione, è tentativo di risposta a questa domanda. Naturalmente non propongo nessun progetto. Non ho mai saputo farli. Neanche quando mi occupavo di Tossicodipendenze: per più di un decennio. Al proposito vi racconto un fatterello. Un giovane mi dice: sto preparandomi per andare in Comunità. Ho detto della mia omosessualità. Lo ritrovo qualche tempo dopo. Come mai, ancora in giro, gli dico. Per forza, Vitaliano! Quando la Comunità ha saputo che ero omosessuale mi ha rifiutato. Come, rifiutato?! Beh! Ti avranno offerto delle altre possibilità , spero! Certo, mi dice, in un centro per malati terminali! Sepolto vivo ancora da giovane, quel ragazzo. Naturalmente, è tornato a fare quello che può: le pere! Anche qui c’è da fare qualcosa! Mica grandi fabbriche! Solo qualche piccola officina, che forse è meglio.

Dal Vangelo Armeno

Fo cita una storia con morale: aggiungo la mia. Una giovane sposa gioca col Cristo bambino. Per via di una sorta di fattura quella donna ha perso l’uso della parola. Ecco che, per caso, il Bambino la bacia sulla bocca. Nulla di sessuale. Nulla di erotico. I Bambini lo fanno. E’ capitato anche a me, che tutto sono fuorché una giovane sposa. O quanto meno, giovane! All’istante la ragazza riacquista la voce, e subito torna, correndo, al banchetto nuziale da dove s’era allontanata. Si getta fra le braccia dello sposo, gridando: mi è tornata la voce! Ora, finalmente posso dire che ti amo! Sino a qui, potrebbe anche sembrare un solito raccontino alla Liala, invece, riflettiamo su queste immagini della vita: sposa, sposo, banchetto nuziale, bacio, bocca, parola. Parola è l’emozione della vita che dice sè stessa. E che dice, l’emozione di quella sposa? Ci dice, che la bocca (via dell’alimento naturale che conforta il culturale) permette il bacio (comunione – introiezione del “cibo” esistenziale posto in comune) che conferma l’alleanza d’amore (corrispondenza di vita in tutti e fra tutti gli stati della vita) fra i due contraenti. Ma, a quei tempi, una donna poteva dire ti amo al suo sposo? Se lo poteva, il Cristo ha solamente dato voce. Se non lo poteva, dando voce anche alla donna, il Cristo ha parificato due voci. Con altre parole, ha messo i due caratteri della vita (il maschile ed il femminile) sullo stesso piano di vita.

Klinger secondo me

Alla ricerca di un argomento che mi mandi a letto un po’ più tardi apro il sito di Arte. Mi fermo sulla proposta “Max Klinger – lo scultore dell’erotismo”. Mai visto e mai sentito nominare. Ascolto la storia che raccontano i curatori e vedo le opere.  Prima fra le tante, spicca un Beethoven con la potenza di un Giove senza fulmini sembrerebbe, ma non è vero.! Giungo alla Crocifissione. Resto ammaliato dai colori. Mi ricordano qualcosa di già visto ma non rammento cosa o chi. Proseguo nell’ascolto sino alla fine di un documentario fatto bene ma che non mi ha appagato. Accontentarsi non è da me, così, torno all’opera che mi ha avvinto al punto da collocarla nella testata del Blog. Ovviamente, nessun amore é per sempre.

klingerperpost

Sul volto della Maddalena non vedo tracce di dolore per la morte dell’Amato. Pare una sonnambula capitata sul Golgota invece che tornar a casa. Mi dico: ci sarà pure una ragione se l’Autore l’ha dipinta come pare a me! La sua considerazione della donna come sonnambula? Al risveglio, chi soffre di sonnambulismo è soggetto ad amnesie. L’Autore rimprovera la prima amante di poca memoria sui suoi sacrifici. La mia impressione su questa Maddalena, quindi, direi che regge. Le braccia della donna si uniscono ai polsi, e il volto, oltre all’idea di sonnambulismo, suggerisce l’estasi di chi anela ad essere ammanettata dal soggetto desiderato. Bondage? L’Autore la dipinge in posa da mancamento. L’invitabile caduta é fermata da un uomo: Giovanni? Secondo la storia evangelica, Giovanni dovrebbe sussidiare la madre di Cristo, non Maddalena. Certo! In quel caso l’avrà fatto perché la Maddalena ha dimostrato un maggior bisogno. E’ istintivo guardare chi si regge. Anche per capire come farlo meglio. Nel quadro, invece, Giovanni regge la Maddalena, assentando dall’atto ogni emozione; é come l’avesse fatto perché in quei casi lo si deve, e giusto perché era lì. Certo! un volto dipinto senza emozioni è significante come un volto con emozioni. Su quel volto virile, però, l’unica che risalta é l’impassibilià. Farebbe capire che Giovanni non è interessato alla Maddalena, o alla donna, o alla femmina? Ipotesi queste, irrilevanti, rispetto ai contenuti della Crocifissione, allora, perché l’Artista ha sentito di doverlo dipingere come ha fatto? Mi sa che non lo saprò mai!

klingerperpost

A lato della Maddalena, l’Autore ha dipinto una donna, a prima vista anziana: Maria? Sul Golgota la si racconta ai piedi della Croce prostrata dal dolore. Klinger, invece, la dipinge padrona di sé. Sul volto, infatti, non gli ha messo alcun turbamento. Quello che non ha messo sul volto, però, l’ha messo nelle mani. Se l’é immaginata così, o ha colto l’idea da un’esperienza di vita? Con sua madre? Oltre la spalla destra di Giovanni, la Maddalena é retta da una donna. Ha la sinistra dietro la nuca: sui capelli. Mettiamo mano ai capelli anche sino a strapparceli quando diventiamo prede della disperazione. Dal volto della donna traggo preoccupazione e compartecipazione ma nessuna disperazione. Non conosco i riferimenti storici ed evangelici usati da Klinger per ricostruire la scena, così, non so chi sia quella donna. Una pia che seguiva il Cristo e conosceva la madre? Chiunque sia stata quella donna, volge lo sguardo verso Maria. Maria non gli presta attenzione: solo sta, a parte. Per sua scelta, o perché esclusa dal figlio? Perché l’Autore vede così il ruolo di una madre (stare a parte) o perché così é stata sua madre nei suoi casi? Di fronte a Maria il Crocefisso: è nudo. L’abbondante genitale è solo una macchia morta composta da due toni di colore. Se l’autore non l’avesse dipinta non sarebbe cambiato nulla. Il figlio é la madre si guardano. Ambedue hanno la bocca chiusa. Non c’è più nulla da dire. Perché, secondo l’Artista non hanno più nulla da dirsi? Perché é successo con sua madre?

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Il ladrone appeso dietro Giovanni é di età adulta. Diversamente, il ladrone appeso alla sinistra del Crocefisso ha un corpo giovane. Dipingendolo giovane l’Autore intendeva dire che anche la giovinezza è destinata a finire in croce? Perché, magari, é capitato anche alla sua? Ipotesi fosse, perché ci sono stati casi che gliel’hanno messa in croce, o perché ci sono stati casi in cui si é messo in croce? Ambedue le ipotesi sono possibili. Questo giovane ha la parte verticale del legno inserita fortemente fra i glutei. Nella realtà non é possibile. Perché l’Autore l’ha fatto? Per dire che il confine fra erotismo e pornografia é solo questione di un qualsiasi voglia contesto? Perché l’Arte può rappresentare quello che vuole? Perché la giovinezza è soggetta ad essere sodomizzata – sottomessa (simbolicamente o realmente) indipendentemente dai casi e/o dai chi? Popolarizzando quel destino, si può dire che è destinata a prenderlo nel didietro? Se l’é detto anche l’Autore durante la giovane crescita della sua Arte? Potrebbe essere, visto che gli è più volta capitato di sottostare – sottomettersi al maggior volere degli affermati nell’Arte della sua epoca.

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Sullo sfondo del quadro si vede la città di Gerusalemme e la Cupola della Roccia. Simbolicamente parlando, una cupola segna la presenza di un pensiero religioso, sovrano tanto quanto sottomette le idee alterne. La Cupola ai tempi della crocifissione non c’era. Perché Klinger l’ha messa? Fra le ipotesi: per riempire il quadro; per ambientarlo anche se non era necessario; per farci capire la genesi politica e storica della crocifissione; per farci capire la genesi politica e storica della crocifissione della sua vita nel caso si sia identificato con il ladrone giovane; per indicare che ha subito dei condizionamenti religiosi che da giovane l’hanno crocifisso? Lascio aperte le ipotesi; anche perché, se intime e non dette sono inverificabili. Se dette, invece, è inverificabile quanto sono completamente dette.

klingerperpost

Mi fermo sui giovani che l’Autore ha posto dietro il ladrone con la barba. Belli, ben fatti, nudi. Che centrano nella crocifissione che è seguita al volontario sacrificio del Salvatore? Trovo ben particolare la loro collocazione: uno dietro l’altro e molto vicini. La scelta di metterli così, la direi più adatta a una ambientazione gay che a una storia da Golgota. Non tanto perché il giovane dietro mostra i genitali ma perché posa la coscia destra sul sedere del giovane davanti. Nel mondo gay (come anche in quello etero) è un chiaro tentativo di seduzione, più che di mero erotismo. Da compiacimento appena accennato, sul volto del giovane dietro aleggia anche un ironico sorriso. Direi che sta pensando: ti conosco, mascherina! Non c’é alcun stato di erezione nel pene esposto di quel giovane. Più che un invito al sesso, mosso da una passione sessuale, quindi, lo direi mosso da un’-erotica provocazione. Il giovane innanzi non la rifiuta: ci pensa. Me lo dicono gli occhi. Rivolti in basso e verso nulla, sono di chi si ascolta. Di chi si guarda dentro. Direttamente o indirettamente vissute che sia, analoghe esperienze mi stimolano un’ipotesi. La respingo. Non se ne và. Devo dirla. E se la Crocifissione di un sedotto da una pesante idea da portare avanti, altro non sia stato che il modo per dire, la (o una) crocifissione dell’Autore? Quale sarebbe stata? Direi, quella di chi respinge quello che pure sente: uno o più piaceri omosessuali. I piaceri omosessuali, non necessariamente con_formano un’identità sessuale. Se repressi, però, possono giungere a fissare la mente che li rifiuta su ripetute fantasie: possono giungere anche all’assillo, quelle fantasie. Se la mente che li rifiuta sopporta quei desideri (e/o delle assillanti fantasie) come fossero croci da portare avanti, ne consegue crocifissa quella mente. Omo o etero che sia, una mente crocifissa da rifiutate fantasie sessuali può liberarsi dai suoi chiodi (le omofantasie non vissute in questo caso) vivendole nascostamente o rivelandole. Viverle sia pure nascostamente diventa un’ulteriore croce quando un’umanità si sente all’ombra di una Cupola. In ragione di tempi storici e di morale sessuale rigida, anche rivelarle può diventare una croce, ma se a subirla è un Artista, si dice e lo dice dipingendo una Crocifissione dove si vede quello che si sa, o si può, o si vuole vedere. Un’ipotesi non esclude le altre. Ad articolo visto e rivisto vado a letto: è quasi notte. Non so dire a che punto della notte quando accade il fatto che dico. Sento che ho piedi dentro un invaso umido e tiepido. Una bocca? Sono cosciente e vigile. La faccenda, più che spaventarmi mi imbarazza. Nella realtà lo fanno i feticisti. Io non lo sono e forse neanche lo consentirei. Non tanto per ritrosie da vigogna, ma proprio per assenza di qualsiasi condivisione emozionale. Quella bocca “succhiava” con la passione di chi (non potendolo per vari motivi) coglie l’occasione perché non va sesso da anni. Se tramite dell’occasione di “sesso” è stato l’influsso dato dall’articolo appena scritto, ne deriverebbe che quella “bocca” era del Klinger che è stato: un feticista represso che ha potuto liberarsi solo tramite me. Quanto sta in piedi questa ipotesi? Non lo so. Come in tutti i casi di medianità, nulla la conferma come nulla la smentisce.

I Fiori Sovrani

Inquisitore Torquemada: sarà caduto dal paradisiaco scranno, penso, quando ha visto che li ho postati senza vaso. Spero non si sia fatto male. Almeno, non di più di quello che si è fatto durante la sua santa ignoranza. Dice che l’ignorante sono io? Può essere! Prima o poi capiremo. Lei ha solo cominciato prima.

Ora, quello che lei ha capito e ha fatto capire a suon di sangue e di falò è generalmente noto. Senza sangue e ne falò, ora le dico quello che ho capito io. Il creatore della vita che lei chiama Dio e che io chiamo Principio (non vedo perché lo devo nominare invano e in modo vano) ha iniziato l’opera (stando alla Genesi) dando soffio alla Natura: il Corpo della vita comunque formato. All’epoca, terra, fango, o qualunque cosa ci sia stata al principio. Animata dal soffio generante, la Natura diede forma alla sua Cultura, (la Mente) così come un contenitore forma i contenuti che formano il contenitore. Per Cultura intendo il pensiero della vita comunque concepito. L’alito che ha originato la vita è la forza del Principio sino al suo stesso principio, lo dico Spirito. Lei lo conosce anche come Soffio e/o Pneuma.

Se si vuole raggiungere il bene (e quindi, il Bene) la corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito (Corpo, Mente e Forza) è indispensabile. Dove vi è mancante corrispondenza vi è dolore: male naturale e spirituale da errore culturale. L’inscindibile corrispondenza fra i tre stati rende la vita unitaria. Con altro dire, da trinità a unità. Naturalmente, l’assoluta è del solo Principio. Nel nostro siamo trinitario_unitari.

803ckjeansOgni condizione che non permetta la soggettiva ricerca della personale unità è lacerante. Cosa l’impedisce? Nella persona, ignoranza e/o incoscienza. Nel “Principato e nella Religione”, invece, l’impediscono i presi da visioni di verità. Le dicono basate sulla Parola. Magari! Ben diversamente, sono basate sulle parole che hanno detto di essere della Parola. Cosa non si fa e/o non si dice per trenta denari di potere.

Dicendo “vita” la Parola ha detto il suo assoluto. Che altro doveva dire: che oggi dobbiamo andar fare la spesa e domani a pagare le bollette, e alla sera il rosario? Augurarci la buonanotte raccomandandoci di mettete la maglietta pesante perché se ci becchiamo la bronchitina non gliela mandiamo mica liscia? Dice giusto! Anch’io baso la Parola nelle mie parole ma diversamente da lei (e dei simili a lei) io non trovo la verità dove c’è la conoscenza circa cosa è vero, ma dove non c’è dolore.

Diversamente dalla Cultura, la Natura sente anche quando quando la Cultura, non sempre sa.  Con la Natura, anche lo Spirito sente sempre (e quindi sa) prima della Cultura. Certo è, che se l’ascolto dello Spirito Paracleto non l’ha saputo fare lei, figuriamoci se lo può fare chi non è mai stato educato a farlo.

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Il dolore, che è male naturale e spirituale  da errore culturale, diventa il Male, tanto quanto lo si persegue con lucida coscienza. Mi sta dicendo che lei non hai mai perseguito il Male! Non sono in grado di confermarlo come neanche di smentirlo. Sono in grado, però, di leggere la Storia, e la Storia mi sta dicendo che lei ha perseguito i suoi ecclesiastici scopi anche se recavano dolore; e che dolore.


Il dolore che ha procurato in nome della sua verità non ha mai arrestato il suo passo! Si può pensare, allora, che sulle spalle lei porti una ben pesante bagaglio di Male. Se per colpa o solo per il danno causato dall’errore, non sta a me dirlo. Mi sta chiedendo come mai ho censurato le foto dell’Album? L’ho fatto perché il suo spirito (tanto o poco, in modo palese e/o latente) influisce ancora su quelli con l’animo simile al suo; ed è con quelli come lei, che abbiamo ancora a che fare! Sul luogo della vita che tanto orripila gli inquisitori, sull’ultimo fiore ho messo due mani. Le ha dipinte il Michelangelo. Quelle mani  fissano il momento del passaggio fra la potenza divina e ciò che prima, secondo il pittore, era in sonno. L’unitario tocco fra quelle mani, dovrebbero ricordare a lei e a quelli come lei, che ciò che il Principio della vita unisce non può essere separato da altra vita. Chi lo fa, sta solo pasticciando il Suo disegno. Per questo, non riesco a trovare motivi di stima nei suoi confronti, ma lo stesso la saluto con un augurio: si goda la bellezza in ogni vita. Se non avesse della Verità, non ci sarebbe.

La deposizione dei crocefissi

Mi considero cristiano perché seguo questa parola. Non di meno seguo altre parole se in esse trovo l’amore per la vita. Premesso questo, anch’io trovo che il crocefisso sia la macabra esposizione di un “cadaverino”, o, in ragione della misura, di un cadavere. Da piccolo, avevo paura di quell’immagine. Non le dico quando mi costringevano a baciarla. Avevano un bel dire che rappresentava il Salvatore. Per me, rimaneva solamente una figura, fissata in quel modo da una morte che faceva fuggire la mia mente ogni volta che l’immagine gliela ricordava. Che ne sapevo allora di “deicidio”! Non che la cosa mi convinca di più adesso. Vuoi perché Cristo non è Dio, vuoi perché all’epoca nessuno sapeva su Cristo, se non quello che pareva agli occhi dei suoi contemporanei.

Non che mi convinca l’ipotesi del presunto”suicidio” di Cristo: ipotesi sostenuta dal Presidente di non mi ricordo quale istituzione mussulmana. Che ne sa, quel Presidente, di quello che solo il Cristo poteva sapere di sé? Se nulla veramente sa, allora, lasci a Cristo quello che è suo e tenga per sé quello che lui avrebbe fatto se (impropria identificazione) fosse stato al posto di Cristo. Comunque stiano le cose, se solo deponessimo il crocefisso come è stato deposto il Cristo, (polvere siamo e polvere torneremo vale per ogni corpo), ora non staremo qui a disquisire su cosa sia giusto attaccare ai muri delle aule, o in altri luoghi. Tutt’al più, staremo qui a chiederci, quale idea di vita senza morte (e quale idea di amore senza condizioni) sia più giusto esporre come esempio per tutti.

Luglio 2006

Sogni e messaggi

Compero un orologio. Elegante. Non costoso. Ultimamente, il bracciale continuava a slacciarsi. Ci siamo, mi dico, le solite baracche! Fatto sta, che una mattina non me lo ritrovo più! Appena comperato! Cazzo!! Non so per quale ispirazione tiro su la manica: era allacciato al muscolo. Il sogno è stato vivissimo e colorato! Si crede che vi siano sogni mandati dagli spiriti. Non ci pongo la mia fede, però, più di qualche fatterello mi avrebbe confermato l’opinione. Ebbene, cosa intendeva dirmi quello spirito? A mio conoscere, intendeva dirmi che il tempo è allacciato alla forza, appunto detta dal muscolo. Spirito basso, o spirito alto, quel messaggero?

A mio conoscere, basso. Perché basso? Perché la sua opinione era collegata alla forza fisica, mentre c’è anche la forza mentale e quella spirituale. Questo significa che la forza fisica è bassa? No. Questo significa che il pensiero di quel messaggero è  ancora legato alla vita della sua Natura. Per Natura intendo il corpo della vita, o con altro dire, il suo contenitore. E’ contenitore basso se bassa la Cultura che contiene. E’ contenitore alto, (o elevato) se alta la Cultura che contiene. Beh, mi direte, non ci pare tanto bassa, l’informazione che t’ha passato, da tanto la si può intendere anche in modo filosofico. Vero! Questo significa che i messaggi degli spiriti non hanno mai un’unica spiegazione. Men che meno, un unico fine. Si può dire, infine, un’altra spiegazione: il tempo ha l’ora della forza, e che la forza può cambiare la collocazione del tempo.

Ottobre 2007

asepara

Amanti

Si parla di amanti. Devono essere uomini, e passi! Devono essere maschi, e passi! Devono essere diversi dal gay, ma nella pratica sessuale eguale al gay. Questo non passa da nessuna ragione! L’amante etero generalmente sognato dal gay, è puro delirio. Certamente vi è l’etero che usa o si fa usare dal gay, ma non lo possiamo dire amante del gay (o amante gay) bensì del piacere che ne ricava, o al caso concede: c’è a chi bastano i fantasmi.

Datata

I punti di vista della pietà

Un cammello compassionevole incontrò un randagio. Come mi dispiace vederti far una vita da cane, disse il cammello. Gli rispose il cane: perché dovrebbe dispiacerti? Non ho mica la gobba!

Non ricordo da dove l’ho tratta!
Marzo 2008

Limbo: la chiesa lo rinvia.

Ma va?! A mio capire, limbo è la zona della vita culturale e spirituale in cui si elabora l’informazione; è la zona in cui comanda la volontà di discernere; è zona in cui si entra quando si dubita, e si esce quando si sa. Siccome, ben di rado possiamo dire di sapere definitivamente, (a parte le informazioni generalmente acquisite) direi che usciamo ben di rado da quella zona. Dante, che al proposito ne sa molto più di me, non per niente mette, ivi sospesi, i saggi. Meglio sarebbe stato, ivi sospendervi gli ignoranti. Meglio avrebbe fatto, mettere i saggi in Paradiso. Tentata di eliminarlo, la Chiesa decide di prendersi due anni di aspettativa. Ha fatto bene! Un po’ di limbo a ciascuno non fa male a nessuno!

Ottobre 2006

Sogni d’oro, normali!

Girovagando in bicicletta ho ricevuto due rapporti di empatia da due “diversi” da me. Un srilanka e un tunisino. Il primo, in bilico fra il cadere ed il vomitare. Il secondo, un possibile spaccia. Se era sesso quello che cercavo, non avevo che da fermare i pedali. Mi domando perché una parte dell’Omosessualità gravita il suo senso sessuale (ed è gravitata) in quegli ambienti mentali. Perché ne è la sedotta – seduttrice? Ho avuto modo di dire che vi è Omosessualità, e Omosensibilità. La prima configura una data personalità. La seconda, una data accoglienza verso una data virilità. C’è chi vive le cose. C’è chi le confonde. C’è chi si rovina la vita per aver confuso le cose. I primi, (gli omosensibili) diventano tendenti a… I secondi, dominanti e/o dominati messi in fondo al bidone sociale. Nel vissuto dei primi c’è chi ha innestato idee di errore. Il vissuto dei secondi diventa dominio di chi ha innestato idee di malattia e/o di peccato. Il vissuto dei con_fusi, invece, è delle sessualità schizofreniche, e/o dei malati da infelicità, e/o dei variamente delinquenti, giusto per sostenere un’apparente “virilità”. Sogni d’oro, “normali”!

Novembre 2006

Sesso e liberazione

Non vedo liberazione sessuale. Vedo, invece, degli evasi dalle gabbie. Una liberazione sessuale, implica la personale gestione di due chiavi: quella culturale, e quella morale. La cosiddetta liberazione ci ha permesso l’uso della chiave culturale, ma la chiave morale, è in mani che non la concedono! Al che, siamo liberi a metà, o, a dirla con uno scrittore: dei guerrieri dimezzati. Di conseguenza, dimezzati, anche come Persone. In tali frangenti di sofferenza, la cura che negli ambiti socializzati va per la maggiore, è l’ipocrisia. In quelli non socializzati, (o parzialmente tali) invece, ci si cura da strozzati orgasmi, per mezzo di protesi: prostituzione, e pornografia. Dove non si libera, o non permettiamo la liberazione della vitalità nella sessualità, il sesso finisce con l’essere la merce che ti permette di sembrare, libero! E per via del sembrare liberi, la droga, è il senso che lo permette di più. Ovviamente, auspico la libertà nell’essere, non, in quella del fare che non può non tener conto che vi è chi non sa, non può, o non vuole, gestire (personalmente e socialmente) quella libertà.

Maggio 2007

Norma e normalità

Con il “Principato e Religione” non me ne voglia neanche la Donna se ho usato un’immagine maschile nell’Indice iniziale di una passata edizione del sito. Non volevo assolutamente far intendere che dal mio principio maschile (la Determinazione) sia escluso quello femminile: l’Accoglienza. L’elemento femminile nell’Uomo, infatti, è dato dalla capacità di accogliere, mentalmente e spiritualmente, vuoi ciò che ha determinato la sua vita, vuoi ciò che dell’altra vita (o la vita nel suo complesso) gli determina di accogliere. Per l’alterno ma complementare principio, l’elemento maschile nella Donna è dato dalla capacità di determinare ciò che culturalmente e spiritualmente è da accogliere, vuoi per interessi della sua vita, vuoi per interessi di altra vita, vuoi per interessi della vita nel suo complesso.

La vita, però, è stato di infiniti stati di vita, quindi, la Figura maschile e/o Femminile, ha infiniti stati di determinante o di accogliente volontà di vita. Gli infiniti stati di determinazione ed accoglienza, femminili nel maschile e maschili nel femminile, compongono infiniti stati del carattere maschile e/o femminile dell’Uomo e della Donna. Nella Figura maschile o femminile, il prevalere di un dato carattere, (il determinante o l’accogliente) forma la prevalente l’identità sessuale. Sia essa Eterosessuale, o Omosessuale, o altre non prevalenti a livello numerico e/o sociale.

Al punto:

 * se, vita, è lo stato di infiniti stati di vita;

* se il principio della vita è il Bene;

* se le due condizioni sono l’origine della forza sessuale sentita dal prevalente stato di vitalità e di vita;

* se, la norma non può essere data dal carattere sessuale, (in quanto, al principio, vi fu vita in quanto Bene e non un suo orientamento sessuale) non si può non trarne che una conseguente logica, e cioè, indipendentemente da ciò che si è e si ama, si è normali operando vita dando del bene, e si è anormali operando contro la vita  non dando del bene.

Il punto dolente della sessualità giudicata socialmente e/o culturalmente, e/o religiosamente non normale, quindi, non è dell’Essere (di per sé, Bene) ma il suo Fare. Per quanto sostengo, oltre ai Normalizzatori e la Donna, non me ne voglia neanche chi pratica il dolore, l’errore, e l’altrui “fatica di vivere”, allo scopo di ricavarne bandiere politiche, crociate morali, o egocentriche missioni religiose.

Gay è razzista?

Carissima: non siamo diversi (in quanto Finocchi) perché alcuni hanno l’indole verso un non comune uso del sedere. Siamo diversi perché noi stessi o perché no. Questa diversità, volenti o nolenti ci accomunerebbe agli etero se solo sapessero essere diversi perché sé stessi. Rileggi a mente fredda il mio post (se è quello che ha motivato il tuo commento) e vedrai che non è il razzismo, il soggetto del discorso. Nessuno (almeno nessuno che conosco) è di per sé contro un altra razza. Al più, è contro forme di non corrispondente civiltà, usi, o costumi. E’ anche vero, però, che anche a noi capita di essere barbari a noi stessi. Capita anche, però, che non siamo abbastanza razzisti verso la nostra barbarità. Saremmo probabilmente migliori se lo fossimo. Saremmo in Paradiso se lo fossimo. Invece, siamo in Adamo: nel nato dalla terra. Porta pazienza, allora, se qualche volta ti diamo (gay e no) dei motivi di sconcerto.