Ai Gentlemen-Di-Grindr

Vi scrivo per la posta del Culo una questione non da culo. (Culo con lettera maiuscola, per favore!) Non preoccupatevi se non in anonimato, perché ho smesso quella preoccupazione da mo’. Avendo sempre preferito i variamente etero omo_sensibili, non ho mai potuto pretendere un uguaglianza di comportamento, in qualche modo confortato anche dall’esempio etero, che per via di paritario stile sponsale, non esisterebbe se non fosse stato reso obbligatorio da Principato e Religione. Così, rimango disorientato dal vedere la generalità del mondo in Lgbt, alle prese con la ricerca di formali unioni para etero, se no, ciccia! Ora, mica mi aspetto che le nostre accoppiate siano aperte sino al troiaio, ma che chiedano di essere più lealiste dell’etero re mi pare quantomeno eccessivo!

E’ ben difficile che un sentimento possa contenere una vitalità sessuale, tanto più se giovane, tanto più se non sperimentata, direi quasi sino all’indifferenza verso un corpo altro. Cacchio! Io ci sto riuscendo, solo adesso! Ma anche adesso che non tira più l’affare, tirano sempre le emozioni; solo che tirano ma non durano, perché so e sento, adesso, che sono dei fuochi fatui. Leggo di gente, invece, che spera sul tredici già alla prima schedina! No, per evitare delusioni da mancata schedina, bisogna eliminare le illusioni sul gioco! La prima di tutte, è pensare (quando non pretendere) che una controparte possa dare ed essere tutto quello che l’altra sogna. Questo non è amarla per quello che è: è amare sé stessi, per quello che pensiamo di noi stessi. Naturalmente ci sono le eccezioni ma quelle non fanno testo: al più, felicità.

Licenziate le prefiche!

Mah! E’ vero quello che dice Angela, ma non sono vere le cause della perdita. Secondo me, la perdita non è derivata dal calo dei valori (in quanto principi non possono modificarsi) bensì, dal calo dei timori verso i maestri dei valori: società e/o delegati che sia. Non per ultimo, il calo del timore dell’opinione altrui. Gli steccati che ti sto dicendo sono generalmente spinosi quando non liberticidi. Liberarsene, quindi, per la gran parte delle persone può diventare una questione di sopravvivenza; sopravvivenza che esprimiamo, non mettendo in dubbio i valori, ma ponendo i nostri prima dei collettivi. Come porre freno e/o limiti alla negazione del valore sociale sul valore individuale? Secondo me, con i valori che ci rendono veri a noi stessi e alla Società, non con quelli che pretendono di renderci normali, e pazienza se da soggetti psichiatrici tanto quanto siamo falsi! La pazienza è finita. Angela (che pure stimo) non se n’è ancora accorto.

Politiche e Prevenzione – Assessorato in Regione

I Redattori del Foglio informativo ”NoRiskio” in concerto con le intenzioni assistenziali dell’Associazione ”per Damasco”,

premessa

la Circolare del Ministero della Sanità, nella quale il detto Ministero indica ” le Linee Guida per il Trattamento della Dipendenza da Oppiacei con Farmaci Sostitutivi “;

constatato

che la carcerazione di una Persona non giustifica in alcun modo l’inalienabile diritto alla cura medica (diritto sancito dalla Costituzione Italiana) ed il particolare dovere di ricorrervi nei casi che implicano risvolti anche sociali;

accertato

che le particolarità calibratrici del Metadone non solo concorrono alla ”Riduzione del Danno” provocato dalla tossicodipendenza ma sono anche ottimali calmieratrici nei casi di:

Ausilio alla Immunodepressione fisica e psichica nei vari stati della Sieropositività;

Rischi di Over Dose di fine carcerazione,

Crisi di Astinenza,

Disadattamenti nei confronti dell’Istituzione Carceraria, conseguenti la Crisi di Astinenza,

Irrigidimenti disciplinari e/o aggravamenti giudiziari conseguenti azioni inconsulte perché compiute in stati di Crisi astinenziale,

Veicolazione degli approcci culturali e delle Terapie Psicologiche atte al graduale recupero personale e sociale,

Tramite di inizio rapporto per i cosiddetti ” Tossicodipendenti da Strada ” (Soggetti non referenti ai Sert sino al momento della carcerazione) con i Centri deputati alle Tossicodipendenze;

confortati

dalla Circolare in allegato, la quale, prevedendo delle linee di un comportamento terapico mirato alla Persona legittima sia il ”mantenimento” della Cura metadonica che una personale e non penalizzante terapia ”a scalare” in quanto tengono conto dell’oggettiva e complessiva realtà psicofisica della Persona t.d.,

invitano,

la Sua Persona e sollecitano il Suo Ufficio ad interessarsi alla situazione della Persona t.d. carcerata.

A nostro avviso, la specifica normativa odierna e la conseguente assistenza corrispondono insufficientemente alle recenti conoscenze scientifiche e terapiche.

(Invito sempre valido)

Antica, questa lettera. Il dottor S. all’epoca responsabile del Sert di Verona aveva bisogno di portare in Regione le ragioni dei tossicodipendenti carcerati. Gliela scrissi. Gli piacque.

Un giovane di Destra

Un giovane di Destra ci frequentava, noi, gruppo di Finocchi con infinite sfumature di femmininità come di virilità. Non andava a donne, non andava a uomini (stava assieme a una donna che ha preferito una donna) ma non era di animo cattivo, così l’abbiamo accolto nel gruppo come si accoglie un amico. Non ricordo per quale discorso, ma una volta, imperativo, ebbe a dire: si deve fare così! Come? Tu, umanamente nullo (benché fascista) ti permetti di imporre un qualcosa a qualcuno?! Via, via! Non per le sue idee politiche, sia chiaro, ma per la sua volontà di imposizione! Fascismo, per me, è questo. Devo amaramente riconoscere che “fascista” è uno spirito molto trasversale. Tanto è vero che indossa cravatte non solo nere. Tanto è vero che indossa anche dei bianchi collarini di plastica.

Aprile 2008

I Gay sono bambini?!

Quando la scienza è neutonica, e quando non lo sono io.

I Gay sono bambini mai cresciuti, e per questo conservano creatività e fantasia, dice Il Demond Morris, autore, nel 1967, de La Scimmia Nuda. Idea stupida, non sorretta da alcuna dimostrazione scientifica, replica un professor di genetica alla University City London. Chi ha ragione? Andiamo a vedere! Come matrice di omosessualità, il Desmond esclude il fattore – padre debole – di freudiana memoria. Tante grazie! Sostiene, invece, che a rendere gay le persone è la neotonia: termine usato in zoologia per identificare il momento in cui lo sviluppo di una data specie si arresta prima del tempo, e l’animale anche in età adulta, conserva, così, alcuni tratti infantili, adolescenziali, giovanili.

Secondo il Demond, allora, i Gay sarebbero figli di una paralisi nella crescita (ci hanno detto di peggio!) e che è tale paralisi, quello che permette al gay di manifestare fantasia e creatività anche in età + o – adulta. Vi risparmio la lista dei grandi Finocchi, che secondo il professore confermerebbero la sua teoria; teoria che altri smentiscono. Bene! Constato con piacere che il professore conferma il risultato di una ben conosciuta pratica: se accecato, l’usignolo canta meglio. Se vera l’ipotesi, perché canta meglio? A mio avviso, perché perfeziona il suo modo di corrispondere, vuoi con se stesso, vuoi con quanto gli è rimasto da poter percepire. Naturalmente, perfeziona il canto, l’usignolo che sa trovare le risposte che, combattendo la sua neutonia, gli consentono, bay passando l’arresto da procurata cecità, di procedere oltre la normalità del canto che è negli usignoli non accecati.

Mettete ora, la figura gay al posto della figura usignolo, e capirete perchè il gay possiede delle maggiorate possibilità emozionali. Possiamo considerare cecità esistenziale, una qualsiasi causa d’arresto (e/o forzata limitazione) dello sviluppo di un’umanità. Mica tutte diventano gay! Tutte, però, sviluppano particolari doti compensative: nella musica, nel ballo, nel canto, nella pittura, nella scultura, nello scrivere, ecc, ecc. Si può dire, allora, che arte è l’universale risposta che combatte la neutonia nella vita di una personalità, comunque invalidata nella sua crescita. Mi direte: ma, allora, tutti gli artisti sono bambini? Certamente no, se non per quella voglia di domande e di risposte che ritroviamo nei bambini, e/o in chi resta curioso come un bambino anche in età adulta.

Oltre a questo pensiero, però, penso di poter azzardarne un altro. Gli artisti, oltre che bambini nei termini appena detti, sono gli orfani, che trovano nella propria arte, di che ricongiungersi al creato (famigliare, sociale, culturale, o per l’insieme, o per altro ancora) che li ha, per infiniti motivi, abbandonati (e/o messi) fuori di sé. Si può dire, ancora, che, arte, è anche un ritrovare la via di casa, e che un’opera d’arte è bussare per chiedere il rientro in famiglia, o con altro dire, il rientro nella comune norma, e/o in un comune stato.

Dicembre 2007

Il servo del centurione

“Il servo del centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione lo amava molto.”

Come hai potuto constatare fra gli Indiani ed io fra gli Arabi, l’omosessualità come la concepiamo noi non centra niente con il desiderio (anche sessuale) fra simili. Perché escludere, quindi, che il sentimento del centurione, altro non sia stato che un piacere fra affinità comunque originate: quell’amare (platonico o no) che da noi pare diventato (nella in_coscienza sul sesso) solamente la cuccia per “cani sperduti senza collare”? E, se invece, dell’Albero della vita, fosse l’aggiuntiva linfa che abbiamo escluso per fallace etichettatura?

Novembre 2006

“Chi di spada ferisce di spada perisce”

Poiché separa il bene dal male come il giusto dall’ingiusto o il vero dal falso, possiamo dire che la Verità è come una spada. Poiché non sappiamo dov’è il principio della spada della Verità (saperlo è sapere la Verità) neanche sappiamo dov’è l’impugnatura, quindi, chi usa la Verità pur non potendola impugnare si ferisce di Verità tanto quanto ferisce di Verità.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Saggezza e normalità sessuale

Poiché mi hai manifestato l’intenzione di migliorarti (non vi è miglioria che non si basi su una maggiorata conoscenza di se stessi) ti scrivo qualche pensiero sulla sessualità. Immaginandola come un arancia, é composta da spicchi.

asepara

a) Vi sono personalità maschili che non si dicono omosessuali (amanti del simile) non perché non siano in molti modi (stati e/o condizioni) influiti (eroticamente quando non per un complementare piacere) dalla figura simile, ma perché in alcun modo (stato e/o condizione) sono esistenzialmente dipendenti dalla figura sessualmente simile, vuoi per erotismo, vuoi per un piacere sessuale. In quest’area ci abitano le personalità che dico omosensibili e quelle che diciamo omofobe. Gli omosensibili sono variamente simpatizzanti con la parte simile, mentre gli omofobi, ostili alla parte simile tanto quanto gli evoca ostilità verso la propria.

asepara

b) La donazione fisica di se stessi, (una generosità da mosche bianche se liberamente concessa) potrebbe rivelare altre ipotesi. Si può giungere a donare se stessi con “liberalità” perché non si da alcun peso al personale valore, come anche valutando il valore altrui maggiore del nostro. Della sessualità di chi è mosso per il desiderio di servire il valore maggiore si può dirla feudale tanto quanto rende degli asserviti servi. La donazione che compi “liberamente” potrebbe nascondere e/o tutelare:

asepara

c) una non pienamente riconosciuta e/o accettata ramificazione della tua sessualità;

d) compensare una deficienza fisica a livello genitale, esistente di fatto o anche solo immaginata e/o temuta;

e) nascondere un masochismo culturale ed esistenziale se incosciente, oppure, alibi se cosciente;

asepara

f) provare che, almeno nella sessualità, non sei te stesso, tanto quanto la generosità in ipotesi è rinuncia a vivere il personale egoismo in amare. Naturalmente, escludendo che non sia proprio la rinuncia al tuo egoismo in amare il tuo egoismo in amare!

asepara

La vita (come anche la sessualità) è uno stato di infiniti stati di vita, quindi, venire a capo della tua vera sessualità (come, d’altra parte quella di tutti) é pressoché impossibile; ed é appunto per questa impossibilità, che la società l’ha normalizzata secondo regole a suo favore. Per l’impossibilità di normalizzare l’umanità se non castrando delle sue parti, evita di farti assillare dal concetto di “normalità” sessuale e/o altro che sia di implicito e/o nascosto. Dal momento che hai evitato il rischio di overdose in eroina, perché mai vuoi cercare quello in sessualità? Vivi i tuoi piaceri, serenamente, tranquillamente: tanto meglio se decentemente. Questo è normalità.

asepara

Se altre “normalità” culturali ti creano dei dissidi, allora sono errori da evitare. I dissidi, immunodeprimono la vita. Certo, questo non significa che la si debba vivere con leggerezza, ma, di certo, neanche con pesantezza. Gli antichi sostenevano che la verità sta in mezzo. Il che è come dire: la verità è la dose, (informativa), che sta fra una scarsa ed una eccessiva. Chi vive sé stesso secondo dose è destinato a diventare un saggio quasi suo malgrado. Più normali di così!

Giugno 2006
Corretta e meglio mirata nel Marzo 2020

abianca

Il piacere strano

Perché agli uomini piace fare sesso coi trans si chiede pianetadonna.it Ho risposto così: perché l’Albero della vita (la sessualità) ha rami portanti (il maschile ed il femminile) e rami collaterali: i piaceri. La società e la religione li pota per irrobustire i portanti, dice. In realtà lo può solo sulla carta, ma, la vita, è carne che nella vita cerca sé stessa per infinite vie. Potare l’Albero, quindi, è potare la vita, ma il vivere, è via per capirla. Potare l’Albero, quindi, è potare un discernimento la dove un piacere è seguito dalla ragione, e/o è potare un suo sentimento, quando è seguito dall’emozione, vuoi per una passione, vuoi per il cuore.

abianca

Meglio in Africa

asepara

“Meglio che un bambino resti in Africa piuttosto che adottato da una coppia omosessuale”

Le donne che non sanno usare la lingua come si deve, dovrebbero mettere la cintura di castità alla bocca, non, dove l’uva non è buona perché la volpe non ci arriva. Di per sé, il diritto all’adozione reclamato dal mondo Gay è giusto, nonostante ciò mi lascia perplesso. Non tanto per difficoltà d’amare e/o squilibri di infiniti generi, fra adottato ed adottanti (scagli la prima pietra la famiglia che ne è esente) ma perché vedo che la culla sociale non è ancora pronta ad accogliere, in pratico, quel diritto. Il che significa che non si potrà mai attuare quel diritto? No. Significa, “andare avanti con giudizio”. Questa qui ebbe a dire al Berlusconi di non essere una donna a disposizione. Neanche a disposizione della vita, constato. Non tanto per questioni di femminilità, quanto, viene da pensare, per questioni di aridità: di cuore o di sesso non fa differenza. Come “per Damasco” non ho altro da aggiungere. Come Umanità, per questa donna ho solo disprezzo.

abianca

Luglio 2020

Non ridere Marx!

Perché fola è, vero, la storia dell’invito a crear posti di lavoro! Dove li troviamo i posti di lavoro con operai occidentali che costano non meno di quattro volte di più di un lavoratore no_assicurato, no_garantito, e morto uno avanti l’altro che c’è ne un altro miliardo che aspetta il posto alla pressa? E come cavolo si fa a creare posti di lavoro? Abbassando gli stipendi degli operai, così che al mercato possa venire la tentazione di assumerne alquanti, eucaristicamente rinunciando ad intascare il surplus? Possiamo abbassare gli stipendi degli operai? Se si abbassano i costi della vita, direi di si! Si possono abbassare i costi della vita se il Mercato pretende di guadagnare quello che poteva nei tempi delle vacche che sono diventate grasse perché stanno principalmente pascolando nei prati di ora?

abarraversosx

Noblesse oblige, anche i sindacati sostengono quello che sostiene De Benedetti. Ci siamo, o ci facciamo? In tutti i tempi il Mercato è sempre stato troia e sfruttatore. In abiti da suora francescana certamente non lo vedremo mai, quindi, in quale ripensata veste! Ho letto anche che i tempi di adesso ci avrebbero portato a vivere un neo mediovalesimo. C’era la Corporazione all’epoca. Vogliamo un Mercato così? Curati dalla Corporazione delle Arti e dei Mestieri dalla culla alla tomba? Si va bè, se alternativa non c’è! Ora, però, il Mercato è mondiale, mica, più o meno municipale! Che fare? Conglobare la Corporazione locale in una Corporazione Mondiale? Della serie: operai di tutto il mondo unitevi coi padroni?! Non ridere Marx! Lo sai che siamo nella merda!

abarraversosx

In ragione di infinite emozioni

Caro Francesco: in ragione di infinite emozioni (rare le veramente capite) tutti agiamo (e siamo agiti) da due tensioni: l’ideale e la reale. La prevalenza dell’ideale su il reale può originare un santo come un fanatico. La prevalenza del reale, un razionale quanto un cinico. E’ equilibrata la personalità che agisce i piatti mantenendoli allo stesso livello. Ciò vale anche nella sessualità. Tornando a quanto più ti interessa, constato che nel sacerdozio odierno pesano di più i piatti del reale, con ciò intendendo della sua umanità. Perché succede? Mi sono risposto: succede ogni qual volta una missione si fa professione. Nella professione, l’ideale è un ricordo che fa da sfondo alla recita sacerdotale, ma non da sfondo al sacerdote quando scende dal palco.

abarraversosx

Da sfondo al sacerdote che scende dal palco, c’è una fame di vita (anche sessuale) tanto maggiore quanto l’ideale l’aveva contenuta. Se vere le ipotesi, ti ritrovi, allora, a dover operare per la ricostituzione di due inseparabili fronti: rinnovare l’ideale per fermare la sessualità che tracima. Per fermare la sessualità che tracima, però, è necessario che tu non faccia la parte del medico pietoso che ti vediamo fare. Dove c’è affermata cancrena, inutili i cerotti. Soprattutto quelli che la chiesa (ogni chiesa) crede di poterci mettere sugli occhi. Caro Francesco: dove in una sessualità idealizzata c’è cancrena perché l’anticorpo che è l’ideale ha perso la sua facoltà, devi (perdonami l’imperativo) avere il coraggio di separare l’arto dal restante corpo.

abarraversosx

I se, i ma, i distinguo, i perdoni che lasciano il tempo che trovano, altro non fanno che favorire lo sviluppo dell’infezione. Separare non per giudizio, però, ma per riportare la capra al suo prato. Vediamo, invece, che sinora la sposti di ovile: aperti o chiusi secondo i casi. Se in quelli chiusi, la disattivi, ma muri anche un percorso di vita, che, come ha detto bene il Maestro dei cristiani (lo sono ma non secondo chiesa) dobbiamo bere sino alla feccia. Non ha detto per conoscere noi stessi e la vita. Penso, che l’avrebbe detto se solo gliene avessero lasciato il tempo. Penso, inoltre, che per rinnovare un ideale che sta scadendo, sia indicazione per niente male.

abarraversosx

La Questura di Verona dice

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Alla poliziotta fuori dal provvisorio ufficio ho chiesto (sia pure da lontano) se potevo fotografarlo, ma dopo una minima occhiata m’ha girato le spalle e ha continuato a discorre con un signore dall’aria del politico e/o militare: collega o superiore che sia. Peccato! Avrei voluto dire alla poliziotta che nella denuncia della Questura vedo mancanti i volti di quanti, per diverso genere di amore, al pari della Donna sono stati picchiati/e e in non pochi casi uccisi/e. Sono stati esclusi perché poco importanti? Perché difendere gli esposti rende esposti alle contestazioni di qualsiasi ordine e/o parassitario potere? Comunque siano i casi, in questo caso la Questura di Verona si è rivelata non all’altezza del ruolo: la difesa di tutti i cittadini; anche di quelli comunque scomodi.

abarraversosx

Bicicletando (dopo aver fotografato l’opera) giungo a s. Zeno. Mi siedo su una panchina (siano maledette quelle di ferro tubolare) e comincio a scrivere. L’amore, è comunione naturale, culturale e spirituale di infiniti stati di vita. Con altro dire, è una parola composta da infinite parole: è un’emozione composta da infinite emozioni. Maggiore la comunione che riusciamo a vivere, e maggiore il sentimento che diciamo amore. Si può dire, allora, che il monito della Questura si ferma su un ‘idea possessivamente violenta e socialmente affermata dell’amore, non, su l’AMORE. Non per questo non è prevalentemente vera quell’idea ma è totalmente condivisibile?

abarraversosx

Dove serve a fermare la violenza si! Dove, invece, per implicito, serve per impartire una totale negazione della libertà di amare secondo coscienza per esperienza, no. I deputati ad insegnare come si ama sono il Principato con le sue leggi, e la Religione con le sue. Visto quanto ci denuncia la Magistratura e quanto i Media, viene da chiedersi quanto siano pedagogicamente sufficienti, Per me, solo mediocremente, visto che il loro insegnamento è così “facilmente” scavalcabile. Nei violenti casi di non amore, allora, sia il Principato che la Religione sono intrinsecamente corresponsabili, a causa di quanto hanno detto sulla figura maggiore (socialmente e religiosamente formandola ma anche deformandola) e su quella che per secoli hanno reso violentemente e pesantemente suddita e quindi liberamente usabile perché non importante.

abarraversosx

Non vedo fuoco riparatore che possa annullare quella “pedagogica” matrice nella mente dei forti: vuoi per muscolo, vuoi per viltà, vuoi perché umanamente derelitti anche se a vista non pare. Dove non credo nel fuoco (in vero, proposta solamente ironica) credo la doverosa e decisiva inversione delle norme sinora praticate, e/o troppo debolmente fermate. Farei partire quella conversione da questa presa d’atto:

SE QUESTO E’ L’AMORE CHE VI ABBIAMO INSEGNATO,

PERDONATECI!

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La mia simpatia

Caro Francesco: la mia simpatia nei tuoi confronti nasce dalle emozioni che ricavo da fotografie e video più che dalle parole che generalmente apprezzo se riguardano i principi ideali, ma che non sempre condivido quando li vedo bagnati nel reale. Nasce anche dal fatto che, sia pure collocato presso antichi confini, in parte ti trovo alla ricerca di un Centro. Eresia, eresia, dicono i tuoi contestatori: poveretti perché anche loro (come d’alta parte tutti) sanno quello che fanno ma non sanno quello che dicono. La simpatia che sento per te, allora, potrei dirla mossa da istintive ma non confermate ragioni. Comunque sia il caso, ti manifesto quel sentimento, secondo quello che sono, posso, e conosco: poco, purtroppo. Di questo, me ne dolgo e me ne pento. Volevo mandarti una lettera ma non mi è stato possibile farlo perché lo dovrei per posta. Guaio è, che non ho la stampante e che data l’odierna situazione, sono chiusi i negozi dove poterlo fare.

abarraversosx

Potrei scriverla a mano ma non riesco più a tenerla ferma: é l’eta! Attenderò tempi migliori. Un’organizzazione. net che opera per te mi dice “Caro fedele”. Molto probabilmente lo dice a tutti ma lo stesso mi ha irritato. Perché darlo per scontato! Ho dovuto precisare a quella e lo preciso anche a te, che riservo la mia fedeltà (la direi petrea) solamente al Principio della vita che tutte le religioni dicono con altro Nome. Non di meno, per la sua principiante opera. Per tutte le altre forme di esistenza, invece, ho collocato la mia fedeltà nella cartella che ho nominato DIPENDE. Nell’indirizzo della lettera che ti manderò, dovrò dirti Sua Santità. Mi si rovesciano le viscere già al pensiero! Non per causa tua, ovviamente, ma perché (secondo ideale) aborro anche il solo odore di quanto è vano quando non vanesio. Nel reale, invece, mi rassegno, quindi, lo farò.

abarraversosx

L’anima non è un laborioso macaco

Se pure non è tutto oro quello che luccica nell’incontro medianico fra il Muccioli ed una entità spiritica (notizia che leggo in “Lo chiamavano trinità ma di nome faceva Muccioli”) secondo la personale esperienza (culturale e medianica) qualcosa di vero c’è. Se la vita è l’opera continua del suo Autore  (come credo) è indubbio che “nei cieli infiniti vi è una laboriosità continua”, ma se la continua laboriosità esclude che nei “cieli infiniti” vi sia riposo, allora non ci siamo. Trattandosi di spiriti, l’assenza di riposo potrebbe non essere cosa grave, sennonché, riposo è “shabbat”, giorno (o anche momento come credo) nel quale anche Dio si fermò per vedere (” Ed ecco…”) la bontà e la giustizia di ciò che aveva fatto.

abarraversosx

Sostengo che anche Dio si fermò, non perché lo so (al più lo credo) ma anche perché pure noi ci fermiamo in un momento di shabbat ogni volta ci è necessario considerare se ciò che abbiamo fatto “è cosa buona e giusta”. Se lo facciamo noi che siamo a Somiglianza dell’Immagine “può non farlo è il Principio di ambedue se non differenziando la corrispondenza fra Immagine e Somiglianza? Il Muccioli (o chi per lui) sostiene dunque una cosa giusta quando dice della continua laboriosità ma non giusta se la continua laboriosità implica che non vi sia “shabbat”, cioè, il momento della riflessione. Nei cieli dove c’è la continua laboriosità, evidentemente, non c’è il tempo per riflettere se la continua laboriosità è “cosa buona e giusta”.

abarraversosx

Se non c’è questo tempo, direi conseguentemente, in quella laboriosità non ci può essere ogni considerazione su quanto é giusto. Siccome non mi riesce di concepire che nei cieli nei quali c’è Dio manchi la considerazione su ciò che é giusto, da quali cieli infiniti proviene lo spirito che informa il Muccioli? Da quelli dove si ammira (e si mira) il Giusto della Vita che permette di mirare il proprio, o da quelli che ammirano il proprio e si mirano sul proprio? Con raggio cristico, molto probabilmente il Muccioli intendeva dire il raggio di un influsso: cristico, appunto perché emanato da Cristo. L’emanazione di una forza si diffonde o direttamente dal soggetto che la emana o, indirettamente, per mezzo di un soggetto tramite; ad esempio un credente.

abarraversosx

Non sempre (per non dire mai) siamo in grado di verificare la veridicità di uno spirito naturale. Figuriamoci di uno spirito soprannaturale. Se é vero che di uno spirito naturale siamo in grado di verificare almeno l’identità, così non possiamo per uno spirito soprannaturale. Lo stato di bene nel quale dice di essere uno spirito non può essere prova di identità. Alla stegua, possono dire di star bene anche gli spiriti che nel male ci stanno bene! Uno spirito ombrato da ignoti influssi (come anche ombrante per gli stessi influssi) poco saggiamente ombra (e reca ombre) sia sul il suo rapporto con lo Spirito, sia il rapporto con lo Spirito del soggetto ombrato dalle sue ombre.

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Da qualche parte é  scritto che questo errore non sarà perdonato. Sento le frasi “il concetto di monade quale parto divino”, e “la sua discesa avvenne dopo il moto di ribellione” più che altro piene del compiacimento culturale del professorone che si degna di parlare con dei macachi. Se nel padovano da dove provengo, “macaco” è sinonimo di sciocco, nel Madagascar è un lemure: scimmia di tipo macaco. Il duplice significato di “lemure” (sciocco e macaco) m’ha dato da pensare. Potrebbe essere che al Muccioli (di allora) lo spirito comunicante intendesse dirgli più cose contemporaneamente. Ad esempio: a) confermare le intuizioni di Platone;

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b) affermare la teoria dell’evoluzione;

c) confermare la discesa dell’uomo dalla scimmia.

Le affermazioni di quello spirito, però, potrebbero anche avere un’appendice occulta; cioè: è periodo lemurico, quello nel quale gli atomi dell’uomo (macaco quando è sciocco come un lemure) avvolgono maggiormente la monade anima. Di cosa l’avviluppano? Premesse le mie scuse alle scimmie, di ciò che è sciocco perché macaco.

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Corretta e meglio mirata molti anni dopo.

Che incontri alla Incontro?

Dove non si può provare sarebbe meglio tacere? Don Gelmini, fondatore delle Comunità Incontro è stato accusato di abusi sessuali da due ex ospiti. Non entro in merito alla questione. Non sono il Magistrato di nessuno: solo di me. All’epoca, ci fu uno psichiatra imbecille senza virgolette, che ebbe a dire che mi occupavo di Tossicodipendenti perché cercavo amanti. D’altro canto, ci sono stati anche Tossicodipendenti disposti ad offrirmi le loro grazie. Capirai che grazie: mi occupavo di gente non tanto messa benino. E’ vero, ci sono stati anche dei messi meglio che si sono stupiti del fatto che lasciassi perdere le ghiotte occasioni: non avevano mai conosciuto un così strano Finocchio, penso.

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Sapevo della possibilità di essere ricattato a causa della mia sessualità. Non occorre essere dei geni per capirlo. Basta non essere degli sprovveduti. Così, già il primo giorno che sono andato in mezzo a loro ho detto con estrema chiarezza, sia come uso l’attributo che i miei orifizi. Naturalmente, ho aggiunto anche la storia che mi ha portato fra di loro. Meraviglia, zero. Ricatti, zero. Scandali, zero. Oltre al ricorrere alla sincerità come difesa, però, ho badato bene di aver sempre qualcuno con me, e dove impossibile per tante ragioni, i miei dialoghi con i ragazzacci avvenivano sempre sotto gli occhi degli altri. Pensare che si possa essere esenti da sospetto in virtù di tonaca é un grosso errore. D’altra parte, non è mica detto che siccome l’accusatore è un ragazzaccio, necessariamente afferma il falso.

abarraversosx

Accusa del genere, a suo tempo è stata rivolta anche contro Muccioli padre. Ricordo certi articoli del Male, non poco pesanti. Ho conosciuto non pochi “tossici”: tutti “imbecilli”, ma nessun imbecille. Fra di loro parlano, parlano, e parlano. Un ragazzaccio ebbe a dirmi: il problema non è far parlare un tossico: il problema è farlo tacere! Con la Pula, ovviamente, ma capitava anche con me! Ci mettevano un attimo a dirmi cosa avevano combinato, o stavano per combinare. Il tutto, senza porsi il minimo problema: potevo essere un rischio per loro, ma anche loro potevano esserlo per me! Per quella loquacità sento di potermi dire certo che fra di loro ne hanno parlato. Sono anche certo, che si sono posti il problema delle loro poca credibilità rispetto a quella di un Don. Vedo, che al Don, sono giunte parecchie difese. Nessuna di queste m’infastidisce. Mi infastidisce, piuttosto, ciò che è implicito in quelle difese, e cioè, che i denunciatori, vengono giudicati falsi, già per il fatto che sono “tossici”. Insomma! Un attimo! O dobbiamo trarre la conclusione che anche l’attività giudiziaria deve sottostare a referendum!

asepara

gelmini

abarraversosx

Agosto 2007

“Ma la vera scommessa è il ruolo dei genitori!”

Senti, senti, questi provvedimenti! Estratto da l’Arena di Verona. Ironia del nome e/o della sorte, l’articolo é firmato A.Z. Come dire, inizio e fine.

La legge nazionale che impone il divieto di vendita degli alcolici nei locali da ballo a partire dalle due, per il Direttore del Dipartimento delle Dipendenze, è solo il primo passo che valeva la pena di fare. Ma c’è ancora molto da stabilire e da mettere a punto per l’incolumità dei giovani e per il loro diritto alla salute. Proprio per quest’ultimo punto, l’esperto sta tessendo le basi col sindaco Tosi per fare sì che le leggi in vigore vengano rispettate, a partire dal divieto di vendita e somministrazione ai minori.

abarraversosx

Allo studio c’è anche una forma di tutela giovanile che affonda le radici in quella che dovrebbe essere la responsabilità genitoriale. Si tratta di questo: se un minore viene trovato positivo a droga e alcool nel corso dei controlli effettuati dalle forze dell’ordine, alla famiglia viene fatto per la prima volta, un avviso bonario. Ad un successivo controllo, vale a dire la seconda volta che il minore viene trovato positivo, sempre alla famiglia viene inviata una segnalazione scritta. La terza volta che il minore risulta positivo ai test, si mette in discussione la capacità genitoriale, e si fanno intervenire i servizi sociali.

“Questo perché il diritto alla salute è sancito per legge, sottolinea il Dottore, e “per salvare le future generazioni occorre dare vita ad un’anagrafe dove vengono registrati i nomi, e di conseguenza, è possibile intervenire subito.

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Ma non è finita!

“Pochi sanno, che è ancora possibile applicare un regio decreto, ripreso nell’Aprile del 2004 nell’articolo 25 a tutela dei minori, che affianca i genitori nel controllo dei figli particolarmente esposti a situazione di rischio.”

Pensa te! Asimov ha scritto di un robot che voleva diventare uomo, e questi scrivono sui giovani per farli diventare robot. Meglio robot che “tossici”, o meglio robot che sè stessi, anche se brutti, cattivi, disordinati, e non in regola? Si, piuttosto che diventino denunce vaganti, meglio robot! Sì, piuttosto che morte è meglio non vive, le future generazioni: è agghiacciante!

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Novembre 2007

Comunità: fabbriche o culle?

Don Ciotti ebbe a dire che la droga è una domanda che esige molte risposte. La Comunità è una delle tante. Non è detto che sia la risolutiva. Forse lo sarebbe di più se lo Stato (a fronte di quanto investe) non pretendesse di sapere quanti sono i salvati da una data Comunità. Inevitabilmente, questo rende fabbriche dei luoghi che dovrebbero essere delle rinnovanti culle. Presi quando non schiacciati da quel dare ed avere, per salvare la sua umanità (da drogato fortemente presa da disumanità ma non per questo cassata) il Tossicodipendente recita la parte sociale che gli si chiede di essere ed agire. A motivo di quello, nella gran parte di casi diventa come un cibo cotto fuori e quasi crudo dentro.

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Ma lo Stato deve fare cittadini e lo Stato delega ai Sert e alle galere quelli che non possono non diventare dei contrari. La Comunità sanno bene che la rinnovata cittadinanza mostrata dal Tossicodipendente è fragile sembiante. Sanno bene, le Comunità che si dovrebbe operare per il rinnovo dell’Umanità, e che solo un raggiunto rinnovo può rinnovare una raggiunta cittadinanza. Guaio è, che per rinnovare un’umanità ci vuole una vita, ma lo Stato non consente e/o non regge i progetti di speranza, così, la Comunità che non presenta degli statistici attivi cessa di essere considerata efficace. Per non sparire dalla vista dello Stato, a sua volta la Comunità si costringe a presentare come attivi anche i sembianti, ma i sembianti, prima o poi cadono sotto il peso parassitario che li gestisce; e il giro ricomincia.

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Tre idee per Campagne contro

nella realtà che ancora non conoscevo in pieno.

ungrillo

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tossicodipendenza

L’immagine si presenta da sé. Nella realtà veronese di quel fango ho mosso solo una qualche infinitesimale e delebile increspatura. In quel settore assistenziale, un nulla ero all’inizio e un nulla sono rimasto. Tanto più, perché amico di tutti ma partigiano di nessuno, tanto più, perché più portato al pensiero (in Accademia Vita, un esempio) che alla concreta realizzazione, tanto più, perché “è un bravo ragazzo, ma…” Cronaca non molto felice, il resto di questa iniziativa. Certamente perché ero in un altrove, di nessuna presa a livello contestuale. Parlai dello Spirito, infatti. Avreste dovuto vedere le facce dei presenti. Va bè! Cosa fatta, un capo avrà avuto.

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richiamo

Sarà anche perché ogni scaraffone è bello a mamma soia, ma a me, questo Richiamo piaceva e ancora piace. Nessuna proibizione o allarme: solo com_passione, nel senso di condivisione della pena che è nel vivere, comunque si viva. Associativamente parlando, potevo andare avanti nelle Tossicodipendenze con idee come queste? E infatti, non sono andato da nessuna parte. Al più, ho “battuto il passo”. Siccome non mi faccio mancare nullla, a qualche referente della piazza del Bene ho rotto pure le palle, non perché non gestibile io, ma perché non ad occhi chiusi; e siccome si capiva, non ero usabile. E va beh! Oggi ho cambiato immagine ma non ho cambiato idee. Quello che è stato è stato, ed io ho fatto quello che ho potuto. Sensi di colpa zero.

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drogaerosa

Come nella precedente, anche in questa immagine mi piace l’invito, però, mi piace poco la rosa. La trovo violenta, appariscente, prepotente, arrogante. In genere, anche il “tossico” è così. Un tossicodipendente con quei caratteri, avrebbe riso di quell’invito, perché, in genere, solo in ultima si accorgono che i suoi vissuti l’hanno appassito. Si accorgono in ultima, che a farli rinvenire è inefficace ogni acqua. A quel punto al Pinocchio alla stanga, inizia la rassegnazione: iniziano i rimpianti. Sono voci, i rimpianti, che se gli va bene, sussurrano la sua rassegnazione: sempre. Invano la tacitano continuando a coprirsi di “roba”: Qualche volta con l’ultima nolenti. Qualche volta con l’ultima volenti.

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Amare non è incatenare

Nessuno può invadere un’altra persona, a meno che non la voglia rendere suddita, usando il sentimento come ricatto. La strada dell’indipendenza è piena di questi ricatti. Dicono di essere amore, invece, sono catene! Separarsi da quelle catene, non solo è necessario ma doveroso! E’ ovvio che se i ricatti amorosi hanno la sudditanza come prezzo, altrettanto è ovvio che anche il riscatto da quei ricatti ha un costo: il dolore che è in ogni separazione. Separare come hai fatto, non significa rivoluzionare dei rapporti. Questo lo temono quelli che basano il proprio essere, detenendo la vita dell’altro. Da questi, ogni inversione di ruolo, viene vissuto come un attacco alla personalistica carica.

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Separarsi, invece, significa prendere atto che ogni persona è distinta da un’altra. Caso mai, dipendente, ma, non sino al punto da essere coartata, coperta, prevaricata. Nel crescere, queste separazioni sono all’ordine del giorno. Sono così comuni che (almeno nei fatti meno dolorosi) non ci facciamo più caso, pure, hanno tutte lo stesso significato: la distinzione fra sé e l’altro. Il dolore nella separazione (per la riappropriazione di sè) è importantissima componente della strutturazione del personale carattere. Il dolore, (come anche il piacere), sono due ordini pedagogici. Entro questi, il crescente si prova, si conosce, capisce quanto è in grado di sopportare (nel dolore) la mancanza del piacere. Il piacere, (essendo vita), gli dice quanto è giusta la sua rivendicazione. Il dolore, invece, gli dice quanto è sbagliata.

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La verità è nel mezzo fra i due maestri. E’ nell’assenza del dolore, ma non per questo, assenza di piacere. Ad ognuno la propria ricetta. Non può che essere così, se, ognuno, vuol diventare sé stesso. Un’ultima cosa. Tu sei sempre disponibile verso gli altri. Le persone disponibili sono come delle case sempre aperte. Veglia sulla tua disponibilità se non vuoi ritrovarti come una casa svuotata dagli approfittatori. Questo non significa che ti devi chiudere. Gli estremi sono sempre erronei. Significa solo che alla porta della tua casa – disponibilità, deve far la guardia la tua capacità di scelta, il tuo discernimento. Bada anche ad un altro aspetto della disponibilità. Può apparire sempre disponibile, chi ha una tal fame di vita da non porre limiti alla fame altrui. Stai attenta!

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Vi sono fiori che aprono al mondo la propria bellezza, ma, quel che pare generosità, altro non è che una più generale esca per la fame del fiore, non per quella di chi si serve di un fiore per soddisfare la sua fame di vita. Quindi, distingui, se soffri perché ti manca dell’amore, o se soffri perché, il tuo essere, è un’esca insufficientemente appagata.

Luglio 2006

Nell’amore verso la vita

Nell’amore verso la vita ogni avversione è uno stato di inimicizia. L’inimicizia principia l’odio ed è il suo principio. L’odio è uno spirito che può alimentare delle reazioni sia implosive che esplosive. E’ reazione implosiva, l’odio contro di sé. E’ reazione esplosiva, l’odio contro altro da sé. L’odio contro la vita, e la Vita, ammala di sé, il sé che lo contiene.

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Luglio 2006

Cardini sotto scorta

Sul portone del Duomo di Genova, hanno scritto: Bagnasco, vergogna. Intesa come una minaccia, il presidente della Cei è stato messo sotto scorta. A mio vedere, non c’è alcuna minaccia in quella scritta. Al più, un memento: ad ogni azione, corrisponde una reazione eguale e contraria. Temperi le parole che dice, il don Bagnasco, e vedrà temperate le “pallottole” che riceve. Non per ultimo, la chiesa che si fa carabiniere di quanto insegna sortisce il solo effetto di aumentare la fuga dei così galerati. A proposito di scorte! Ricordo ai dediti alle santificazioni che al Vescovo Romero, il precedente papa non ha dato alcun genere di scorta! Quelle date post mortem non sono difese: quando non opportunismo, sono sensi di colpa.

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Aprile 2008

Caro Mattia

Tutti quelli/e che hanno degli scarsi rapporti con la vita propria, altra e/o con il mondo, pensano di essere gli unici a soffrire: vuoi per infiniti accadimenti, vuoi per il rifiuto di sé e la conseguente non accettazione della realtà personale e dell’ambito in cui ci ritroviamo a vivere, vuoi per delle complessive quando generalizzate insoddisfazioni. Queste nuvole nei nostri cieli originano molte forme e casi di invalidante disistima. Per decenni ho patito anch’io di quel egocentrico masochismo. Avrei dovuto confidare meglio nell’insegnamento detto dalla favola del Brutto Anatroccolo! Con queste breve escursioni fra le mie non semplici realtà di orfano e di adottato, intendo confermarti che, in quanto a Brutti Anatroccoli, sei (ironizzando) in buona compagnia da tanto è composta da tanti.

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Vero è che quell’intruppamento mica l’abbiamo voluto. Vero è, pero’, che dobbiamo fare in modo di uscirne, se vogliamo diventare i Cigni che, tutti, in potenza siamo. Come? Affrontando e provando quello che siamo da bambini_ragazzi, cioè, Anatroccoli, il più delle volte caduti e/o buttati fuori dal nido. Nella tua situazione come a suo modo è stato per la mia, tutto pensiamo fuorché di poter diventare bianchi, e di riuscir a coprirci di belle piume. La pensiamo così (lasciatelo dire) solo per il pessimistico giudizio che ci diamo anzitempo! E che cavolo! E’ come dire che è brutto un libro che stiamo leggendo da poche pagine. Confermerai poco intelligente una affermazione del genere, eppure, è la stessa, che fanno (rendendosene conto o no) le personalità che non si amano. Ne so qualcosa. L’ho fatto anch’io!

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L’amore, Mattia, è comunione. Di sé è con sé, in primo luogo. Ogni pessimismo su di noi, origina una corrispondente disistima; è quella che ci mostra, pur dicendoti che è oro, dell’insoddisfacente ottone! Lo può, (la disistima) perché diamo ascolto alle nostre paure, alle nostre presunte pochezze; lo può, perché la vita ci è matrigna, ebbe a dire il Leopardi anatroccolo. Il Leopardi del dopo, invece, solo il piacere dei gelati gli ricordava di essere stato figlio di cotanta madre. Poesia e grande pensiero, invece, mostrarono, in Cigno, l’avvenuta metamorfosi. Non dubitare mai della tua possibilità di mutamento, perché se è vero che la favola che ti ricordo è stata scritta da un uomo, è anche vero che, a quell’uomo, gliel’ha dettata la vita. Si, è anche Madre. Quale la differenza fra Matrigna e Madre? La differenza sta nella parte che decidi di abbracciare!

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Colpa di Eva

In un post di Massimo Fini, Colpa di Eva, un commentatore sostiene che la donna è conservatrice della specie. Ho sempre accettato quest’affermazione senza discutere. Questa sera invece la vedo in altro modo.

*) in primo la donna conserva il piacere di sé; ovviamente, ad ogni impedimento escluso
*) in secondo, conserva il piacere di chi e/o di che specie di piacere la fa vivere;
*) in terzo, conserva la specie di vita, conseguita dall’appagamento dei motivi al punto 1 e 2.

Il dovere della conservazione della specie, messo come primo compito della donna, quindi, altro non è stato (e altro non è) che l’imposto contratto, in cui non ha potuto non diventare un bene (vuoi nel senso di capitale che di proprietà) a forzosa disposizione della specie più forte: individuo o società che sia. Ma la donna sta rifiutando il carcere in cui si trova destinata già per il solo fatto di essere donna; e da tempo lo sta dimostrando la crisi motivata dalla ricerca di una alleanza basata su di uno scambio di piaceri paritari, con non precostituiti doveri. La questione non è nuova, ma Maschio avvisato di nuovo, mezzo salvato di nuovo.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Comunità e sessualità

Uno psichiatra in convenzione ma non convenzionale ebbe a chiedermi: i giovani in comunità non fanno sesso? Già! Sono disintossicati e nel pieno della vitalità! Difficile pensarli angelici. A meno che non vengano sedati, Con le preghiere? La vedo dura.

abianca

Agosto 2007

IL LUPO CHE STAVA A MONTE

disse all’agnello che stava a valle: perché inquini la mia acqua?

Ti ricordo l’inizio di questa favoletta, Gigio, solo per dirti che il tuo dai, Vitaliano! a un mio commento lo devi indirizzare ad un certo Fedro, non a me, che presso di te ho riportato solo due immagini: la ferocia, rappresentata dal Pedofilo – Lupo, e l’innocenza del Bambino detta dall’Agnello. Vedo che sei un Educatore, conoscerai qualche psicologo, immagino. Ebbene, fagli leggere i miei scritti, quelli di … , le vostre risposte di tutti da … Forse con tua sorpresa, potrebbe anche dirti, che quando difendiamo le nostre idee, sovrapponendo la passione sulla ragione, riveliamo che la difesa delle proprie idee è mescolata alla difesa di noi stessi; qualunque e comunque sia, l’identità che diciamo: noi!

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In particolare modo, questo vale per identità che sentono di possedere emozioni di pedofilia negativa! Vale, addirittura di più, anche per quelli che solamente lo temono, a causa di una indistinta coscienza sulla propria sessualità! A tanto può portare il non conoscerci. Chiedi anche questo a quello psicologo. Vedrai che non avrò sbagliato più di tanto. Prima che il tuo “cavallo intemperante” ti prenda le redini, voglio precisare che sto parlando di casi, non di te, o di … o di altri intervenuti presso di me, o presso … La Pedofilia che chiamo positiva per distinguerla dalla negativa che è la perversione di quell’amore, è presente in tutti! Non ci sarebbe paternità, e ne maternità, e né bene e né giustizia sociale verso i bambini, se non ci fosse.

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Prima della presa di coscienza di quell’amore, quando erano in eccesso, li buttavamo nei cessi! E’ storia, Gigio, non un mio “fantasioso avvitamento”. Se non credi a me, (e lo direi, più che logico!) chiedi a quello psicologo, se è o non è vero! Ho l’impressione che il totale rifiuto dei miei discorsi e di quelli del Bortocal, più che dallo sviluppo degli argomenti sia stato provocato da questa inaspettata rivelazione: cioè, che l’atomo può far vivere, o può far morire! Dipende dall’uso! Così, per tutte le forme dell’amore! Forma, che nel caso della Pedofilia positiva, non è di certo il “dialogo amoroso che non vedo proprio”. Non mi ricordo più chi l’ha detto, e neanche con le parole precise.

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Spero solo, non in malafede! Pedofilia positiva, è amare la vita del bambino! Non il bambino in quanto fonte di tensione sessuale! Quella sì, che è perversione! Possibile che non capisci la differenza fra amare e recare dolore! Ho visto da … che continui a batter chiodo sul pedofilo perverso. Non sarò certo io a farti cambiare idea! Ognuno a suo modo, il Bortocal ed io abbiamo solamente posto delle distinzioni culturali, non, non , non, legali o morali, o qualsiasi voglia legittimazione sul genere dei fuori di testa in Belgio. E, se pensi che queste distinzioni le hanno poste due vittime di pedofilia, a mio avviso vuol dire, che il discernere senza paure su noi stessi, prima o poi, porta all’equilibrio. Ed, ora, se lo credi, cambiamo discorso. Parliamo di Donne?

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Vedi dove porta la chiarezza nella sessualità? A fare in modo che un sereno Omosessuale, si scopra Etero cultuale a livello psicologico, così, che possa serenamente parlare anche di Donne. Li conosce, questi scherzi della vita, lo psicologo che ti ho chiesto di far intervenire? Ho già cominciato io, nel momento stesso che ho scritto Donna con la maiuscola. L’ho fatto, non solo perché amo la Donna, (per i motivi sopraddetti) ma anche perché non tutte le donne sono puttane, come usualmente si dice fra uomini delusi! E, a me, la Donna non ha mai deluso. Al più, neanche la puttana mi ha mai deluso, perché non è ipocrita! Al più, sirena per gli Ulisse, e/o i marinai del caso. Sarò, tuttavia, più che lieto di cederti il passo, visto, che per ovvia pratica, biblica e sponsale, le conosci meglio di me!

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Novembre 2006

DOVE VI E’ VITALITA’ INTEGRA MA NON NUTRITA

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In estratto da un dossier in cui la chiesa americana ha cercato di capire in sé stessa (estratto che ricavo dall’articolo “Atti impuri – Quegli abusi nel mondo della chiesa – di Marco Politi su la Repubblica) leggo: non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma l’opportunità che favorisce rapporti con lo stesso sesso.” Si, riconosco quell’opportunità. Di prevalenza si manifesta negli ambiti, dove la sessualità maschile è costretta a vivere fra simili. Si, non è omosessuale, perché in genere cessa con l’uscita da quella galerazione della sessualità prevalentemente etero, se etero. Si, non è omosessuale bensì pedofila dove gli ambiti sono vissuti fra minori e maggiori. E’ certamente vero che il piacere sessuale con il maschio si può sedimentare anche in questo genere di sessualità, (quella etero) ma, rimane a livello di gusto e/o piacere che, pur toccando l’emozione genitale, non per questo forma, appunto, la personalità omosessuale.

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Si, è chiaro che non è il celibato in sé, che favorisce la pulsione all’abuso, ma il forzoso mantenimento di un voto che non prevedendo valvola di sfogo, finisce col far scoppiare la volontà di chi vorrebbe viverlo secondo il principio che ha scelto; scelto, quando ancora era facile perché il dato sacerdote non l’ha ancora sentito in pieno, vuoi perché neutralizzato dal contenitore “seminario”, (o strutture simili) o da una ancora non provata missione di vita. Quanto sia pesante da reggere, invece, il dato sacerdote se ne rende conto in pieno quando si trova avviato in un mondo che lo può caricare di stimoli sensuali e sessuali, anche oltre sopportazione. Vengo ora, ai fatti che leggo su L’Arena di oggi, sabato 24 gennaio 2009. L’articolo prende due facciate. Estrapolo quello che mi lascia perplesso.

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“Quegli episodi agghiaccianti, (compiuti per decenni) narrati da persone ormai di mezza età e resi noti a distanza di anni con tanto di nomi, circostanze e fatti, sono una montatura, una menzogna, dice il Vescovo Zenti.”

Sentiremo cosa dice la Magistratura, dico io. Secondo il Vescovo Zenti, la bomba è scoppiata perché il Presidente dell’Associazione Sordi pretendeva di mantenere l’utilizzo di beni immobili appartenenti alla congregazione. Per l’uso di quei beni immobili, la Santa Congregazione aveva chiesto un affitto di 3000 euro al mese. Mi sa che lo Spirito Santo si deve essere indignato parecchio perché sono scesi a 200! Il responsabile dell’Associazione Sordi dice di avere 410 soci. Duecento euro diviso 410 soci, + o – sono 50 centesimi al mese per ogni socio. Possibile che abbiamo ricattato il Vescovo minacciandolo con la denuncia contro i preti seviziatori per 50 centesimi pro capite!

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Quel che a me pare ridicolo, evidentemente no, per il Vescovo Zenti. Monsignor Fasano, dice: sostenere che 25 preti su 26 praticassero la sodomia o altro è inverosimile. Neanche una casa di tolleranza avrebbe potuto reggere questo ritmo, ed è impossibile che non trapelasse niente! Gli abusi sarebbero avvenuti tra la fine degli anni 50 ed il 1984, nell’Istituto di via Provolo, in quello del Chievo, e anche alla Tenuta Cervi a S. Zeno di Montagna durante l’estate. Dalla fine degli anni 50 sino all’84 sono 34 anni. 34 diviso 25 = 1,36. Il che vuol dire che ogni prete ha avuto a disposizione i ragazzi per un anno e passa a testa. Anche ammesso un solo atto al mese, i ragazzi (almeno i più… meritevoli dal punto di vista del dato prete) hanno subito, almeno una quindicina di rapporti l’anno.

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Dove sarebbe l’inverosimile?! A me pare un ritmo di un tal riposo da portare al fallimento ogni casa di tolleranza degna di quel nome! Pare che uno dei ragazzini (il più meritevole, immagino) sia stato portato anche in visita al Vescovo Carraro in corsa per la beatificazione, ed in Vescovado, abusato dal Carraro. Per il carattere che aveva il Carraro, leggo, al massimo avrebbe potuto accarezzare la testa del bambino. Può essere come non essere. Non ho conosciuto quel Vescovo (l’ho solamente sentito cantare una messa di Natale in modo straziante) e neanche c’ero all’incontro. Mi domando, tuttavia, perché mai due preti si siano presi il disturbo di andare dal Vescovo Carraro con un bel bambino? Se escludiamo un desiderio sessuale del Vescovo, quale altro motivo? A mio pensare, per soddisfargli una curiosità, non esente dalla quale, la valenza di un desiderio mai vissuto se non per mezzo della tenerezza in una carezza.

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Come mai il Carraro ha saputo di quel bel bambino? Non ci può essere che una spiegazione: l’ha saputo perché ha saputo i fatti! E i fatti, almeno apparentemente, sono cessati nel 1984. Anno di visita di quel bambino al Vescovo? Non so, potrebbe essere. Ora, ammesso ma non provato quanto ipotizzo, dal 84 in poi si sono succeduti altri tre vescovi, Zenti compreso, e nessuno ha mai saputo nulla. Possibile? Si, è possibile solo se il Carraro ha taciuto! Mi si dirà, ammesso che l’abbia saputo per confessione di quei preti, o per confessione confermata la faccenda, mica poteva rompere il segreto! Il segreto no, ma far capire a nuora perché intenda suocera, si! Quando è capitato a me, l’hanno fatto, ed hanno ottenuto di interrompere il mio rapporto anche amoroso con il prete amante. Interrotto il rapporto con me, ma non interrotto il rapporto con il Collegio, però, e neanche con l’Ordine Don Guanella! Il prete, sempre al suo posto è restato; è stato solamente avvertito che le mie seduttive grazie gli erano pericolose!

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Hanno chiesto a Zenti: chi sono i deboli in questo momento? Ha risposto: i preti, perché spostarli significa ammettere in qualche modo la loro colpevolezza. Sarà! Ma non spostarli è ammettere l’equivocità di una chiesa che con i cavoli tenta anche di salvare le capre: e pazienza per i capri! “Bisogna analizzare e circostanziare gli episodi”, dice il Vescovo. Già! Evidentemente non l’hanno fatto. Bisogna proprio ammetterlo! Sprovveduti, quei ragazzi! Avessero fatto come la Monica che ha messo le prove in frigo! E’ proprio vero: le donne ne sanno una più del diavolo, ma è anche vero però che lo frequentano anche i preti. Per dovere missionario, ovviamente, tuttavia, quando va la gatta al lardo, come minimo si sporca lo zampino. Nondimeno, rischia di sporcare il minore.

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L’amore ridotto per poter essere condotto

Quando ho sostenuto che il disagio giovanile si origina nel conflitto fra le norme individuale che si stanno formando nel ragazzo, e le norme sociali deputate a formarlo come cittadino, non pensavo alle norme sessuali come m’è parso avesse inteso. Caso mai, alla sessualità. Non, dunque, al diritto dell’amare dei diversi, pensavo, ma alla potenzialità e alle infinite sfaccettature dell’amore: attualmente ridotto dalla sua norma per essere condotto alla norma e dalla norma. La Norma sociale al servizio del potere (di qualsiasi tipo di potere) prima sacrifica l’individualità del Crescente sull’altare dell’esigenza sociale, poi, allevia il male che ha fatto, offrendo al sacrificato dei piaceri – doveri regolari. Tante grazie! Cosa può fare un crescente castrato se non adeguarsi? Ma l’adeguamento è una norma cava. E’ una campana dal suono fesso. E’ un muro, che sembra pieno ma che nel batterlo rivela il vuoto. Un uomo uccide la famiglia? Era così perbene! Dei figli uccidono dei genitori? Ma, se avevano tutto quello che volevano?! Una donna si uccide? Amava così tanto suo marito e i figli! Uno violenta, uno o una infante? Non l’avremmo mai detto! Mai, come ieri sera, guardandomi attorno, tentando di interpretare figure e gesti, mi sono reso conto che il disagio giovanile è una matriosca (mi scusi se le tampino l’esempio) contenuta in una matriosca più grande: il disagio dell’adulto. Non è che non si parli del disagio dell’adulto, ma, argomentando sugli adulti succede quello che succede argomentando sulla morte. Tutti sappiamo che dobbiamo morire, però, non è di me che si parla. Così, gli adulti rimuovono dalla coscienza il loro disagio, o buttandolo sulle spalle di altri adulti, o buttandolo sulle spalle dei crescenti. L’unica “maturità” che riconosco nell’adulto che opera nelle istituzioni, consiste nel saper elaborare una serie di complicati pentimenti, dai quali, nascono maree di progettuali lacrime. Parafrasando Toto’: siamo uomini, o coccodrilli? Lascio aperta la domanda, sia perché non ho il coraggio della risposta, sia perché, non è da me che il crescente aspetta la risposta. La pedagogia dell’amore, bisognerebbe far risorgere! Solo l’amore consente ai disagiati che sono, (e, purtroppo, a quelli che saranno), di spogliarsi delle estraneità inculcate, senza per questo sentirsi indifesi, deboli, umiliati. Solo l’amore, rende grande i grandi, e più grandi i piccoli. Solo l’amore barriera dai fuochi fatui; da quelli che non scottano ma neanche scaldano: solo illudono. Buon amore, Don Ciotti, e buona navigazione.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

NON TROVANO PIU’ MADONNE!

“Badino le donne che intendono diventare madri in età non comune: agli occhi dei figli saranno a scadenza.“

Questa è l’implicita opinione che se ne ricava dalla lettera del signor Giorgio Vinco, dove dice (a proposito della maternità della signora Giannini) che il bimbo avrà dell’amaro in bocca quando vedrà che le mamme dei suoi compagni (diversamente dalla propria) saranno molto più giovani e carine. E se, invece, a scadenza (per il figlio) lo fosse la madre giovane e carina? E se invece a non avere scadenza lo sia la non più giovane e carina perché il figlio gli dimostra di amarla lo stesso? Se ne deve concludere che per Vinco, anche la maternità soggiace agli stili dell’estetica? Per quanto mi è dato di conoscere, solo le madri dei preti sono a scadenza. Succede, quando  il figlio sceglie la chiesa come madre. Ci vorrà il suo tempo, ma anche il figlio di questa “madre” vedrà che usa abbellenti artifici per non scadere. Al che, o usa gli stessi artifici per non scadere come figlio, oppure, le chiese che si dicono madri, badino all’opinione dei figli.

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Pressoché rifatta in data Luglio 2018.
Ripresa e pressoché rifatta data Febbraio 2020

I principi sono morti?

I principi universali della vita sono il Bene per la Natura (il corpo della vita comunque effigiata) il Vero per la Cultura (il pensiero della vita comunque concepito) e il Giusto dello Spirito che corrisponde dalla relazione fra il Bene e il Vero. I principi sono maestri tanto quanto indirizzano la vita verso i loro principi. Dei principi si può dire che sono la basilare fonte del discernimento nella capacità di scelta personale, sociale e, elevando gli intenti, spirituale. Tanto quanto sono magistrali, e tanto quanto formano e confermano.  Vi sono prefiche che lamentano la loro morte. Balle! Sta succedendo, invece, che vi sia la nostra riappropriazione della vita dove insegnano, o della cella dove al caso (nolenti loro) galerano.