Per trovare la vita prima della “roba” – a Filippo P.

Il tempo per leggere non ti manca, Filippo, pertanto, se vuoi proseguire nel capire e nel capirti ti fai questa po’ – po’ di “pera” oppure vedi un po’ tu.  Non preoccuparti se vi sono punti nei quali la tua Cultura non capisce. Dal momento che si capisce secondo Cultura ma si capisce anche secondo Natura, allora, cerca di farlo anche attraverso ciò che senti, cioè, attraverso le emozioni che ti suscitano gli argomenti che sottopongo alla tua riflessione.

Le emozioni

Le emozioni sono la voce del tuo Spirito: la forza della tua vita. Se la tua forza è esaltata da ciò che leggi, allora c’è qualcosa che manda in over la tua Cultura. Se la tua forza è depressa da ciò che leggi, allora c’è qualcosa che manda in sofferenza la tua Natura. Dove ciò che leggi lascia in pace il tuo spirito, allora significa che com_prendi anche se non sai quello che hai compreso.  Lo puoi perché la pace è cessazione di ogni dissidio. Dove vi è la pace perché sono cessati i dissidi non può non esservi coscienza di verità. Il fatto d’averti fatto notare che puoi essere “tossico” di uno spirito Giano (bifronte perché una sua faccia è borghese e l’altra anarchico – panelliana ti ha irritato più di quanto volevi ammettere. D’altra parte, può far tacere il malessere che comunichi a chi ti vede rischiare il personale e sociale barbonaggio, perché non ti decidi a diventare chi mangia il fieno borghese, oppure chi mangia l’anarchico – panelliana paglia, oppure chi di volta in volta delibera equamente come soddisfare la sua fame di vita? La tua irritazione può essere stata motivata da due fattori: o sono fuori di testa oppure sono dentro la tua. Ammesso che ci sia entrato, se l’ho potuto è perché ho trovato una breccia – un aspetto di te che l’inconscio non aveva sufficientemente chiuso quando si è trincerato dentro la cultura dei dissidi con i quali ferirti della sua confusione.

La coscienza

La coscienza è il luogo sia della conoscenza conscia che di quella inconscia. A mio sentire, i doppi aspetti della tua personalità (la borghese e l’anti) sono in dissidio fra di loro perché non riescono ad essere (o uno o l’altro) il determinante che ti guida. Quello che ai tuoi narcisistici occhi appare come un segno di forza, in effetti è anche segno di debolezza. Infatti, se fossi anche remissivo nei tuoi confronti, verso la famiglia, e verso il Sociale, le parti in causa, avrebbero trovato di che corrispondere con te e te con loro, invece, diviso fra velleitari tentativi di rientro in famiglia (sede dello spirito borghese ma anche utero ) e restare anarchico – panelliano ( libero perché “senza legge” ma in strada perché “senza tetto”, rischi di configurarti come un cazzone (grosso “veicolo” della vitalità naturale) ammosciato su delle inutilizzate palle: sede della vitalità naturale della vita culturale che sessualmente si proietta quando si è potenti non solo a livello genitale. Essere anche “remissivi”, significa non essere esclusivamente proiettati verso la soddisfazione del proprio piacere. Non essere esclusivamente proiettati verso il piacere personale (ne hai fatto un potere) significa poter consentire alla Natura della Cultura della vita (piacere personale, ma, che non può non corrispondere anche con quello della vita sociale e spirituale ) di diventare la parte prevalente di te.

Nella remissività

Nella remissività si delega la volontà della nostra vita (la nostra determinazione nel gestirla) a chi in quel dato momento è attivo presso di noi: nucleo famigliare, persone, conoscenze, regole e leggi sociali, ecc. La remissività (acquiescenza naturale, culturale quanto spirituale) è l’indispensabile stato emozionale che permette di accogliere la vita altra. La vita altra che si accoglie è individuale se Persona, sociale se Stato, spirituale se l’accoglienza è verso il Principio della vita: Dio, comunque lo si chiami e/o indipendentemente dalle culture religiose. La remissività naturale, culturale e spirituale non implica nessun tipo di passiva sottomissione. Nella ricerca di una comune ragione, invece, va concordata fra le parti. Una non compresa necessità della remissività in certi momenti e/o stati di età, può rendere costrittiva la corrispondenza di intenti di una parte su l’altra.  Da questo, ad avere in astio ogni imperio quanto ogni imperiosa autorità, il passo può anche essere solo conseguente. La sottomissione agli imperi non è della Cultura umana, bensì, quella dei Principati (padronati personali, politici o religiosi che siano) e quella dei Babbuini. Presso quelle scimmie, infatti, il capo branco non si cura più di tanto se viene liberamente accolto ma determina la sua volontà attraverso la forza, anche sessuale, oltreché sulle femmine del gruppo, anche sui maschi.

L’omosessualità

L’omosessualità che riscontriamo su molte specie di animali, più che un’altra sessualità, potrebbe anche essere dettata da imperi di questo tipo. Quando si sostiene che l’uomo discende dalle scimmie, speriamo proprio che non sia per ancestrali ricordi di sopraffazione fisica a livello anale e, che non sia per quelle ataviche rimembranze che si rifiuta la pur necessaria remissività culturale. Potrebbe esserlo, sai! Non per niente, quando ammettiamo a noi stessi e/o con altri che la nostra volontà è stata forzata, comunemente diciamo che “l’abbiamo preso nel ….” Può essere semplice ironia? Parallelo di immagine fra la realtà culturale dei babbuini e quella nostra? O, immagine crassa di una sopraffazione culturale che, emozionalmente, si riflette nel nostro corpo (nella nostra Natura) anche come violenza sessuale? Gli influssi delle emozioni culturali nel nostro ano, non sono una novità. Il timore fa stringere i suoi muscoli ed il piacere li allarga. I muscoli preposti all’ano possono stringersi anche nei confronti del piacere, se è quello che “spaura”, come stringersi anche per protrarlo, quando anche il dolore è parte del piacere. Seriose ironie a parte e, indipendentemente dalle scimmie, vuoi vedere che la remissività culturale viene vissuta come segno di deviazione dalla virilità in quanto potrebbe non essere solamente intesa come accoglienza culturale e spirituale ma anche come accoglienza naturale ed in ciò comunicare paure da sopraffazione di tipo sodomitico? La remissività (oltreché principio dell’accoglienza culturale e spirituale) certamente è anche principio dell’accoglienza sessuale, ma, un conto è il piacere della sessualità (Natura della Cultura della vita finalizzata alla sua perpetuazione) e un conto è il piacere della genitalità: Cultura della Natura della vita finalizzata al piacere di sé.

La genitalità

La genitalità è strumento di perpetuazione ma anche della conoscenza che permette di raggiungere, attraverso i toni dati dalla soddisfazione – insoddisfazione (un bene e un male naturali) la propria identità sessuale. Se il principio di vita di una data Personalità non si fonda sul piacere della Natura della Cultura personale, sociale e spirituale ma sulla Cultura della Natura della vita propria (piacere che è indipendentemente da altra) va da se, che non accoglierà nulla di ciò che è contrario a questo principio. Possiamo dire, allora, che, nella Natura della Cultura della vita l’Io proprio corrisponde a quello collettivo umano e sovrumano, mentre, nella Cultura della Natura della vita che corrisponde solo con se stessa, vi è l’Io esclusivamente individualistico e/o egoistico. Ho introdotto il discorso sulla sessualità (annessi e connessi compresi) perché il dissidio fra le due norme culturali che secondo me ti sono lacerante identità, potrebbe essere venato anche dalla causa sessuale, ma solo tu puoi sapere se questo aspetto fa parte o no dei tuoi dissidi. Per quanto mi riguarda, te la sottopongo come ipotesi al solo scopo di farti riflettere anche su questo possibile fatto. Metti, dunque, che, assieme alle cause morali ed etiche, la tua prevalenza sessuale sia in attrito con degli aspetti diversi da quelli socialmente convenzionali. Quando si è contesi fra tensioni non sufficientemente conosciute o in caso di conoscenza poco o nulla accettate, va da se’ che trovarsi in dissidio è assolutamente normale, ma, un conto è essere in dissidio è un conto è restarci. Attenzione! Prendi nota: quando un dissidio si fissa, o ci fissa, o ci si fissa in un dissidio, allora, vi è anomalia da tossicodipendenza per fissato arbitrio!

Sino a che l’istinto sessuale

Sino a che l’istinto sessuale non ha preso coscienza di se, l’identità sessuale non può non dirsi transculturale, cioè, di passaggio fra uno stato e l’altro della conoscenza. Come transculturale non significa che non si manifesta la corrispondente potenza, bensì significa, che pur manifestandola (al caso, ora a destra ora a manca) comunque la vita del transculturale non si afferma (se non naturalmente) ne a destra ne a manca. Allo scopo di raggiungere la conoscenza della propria sessualità, il transculturale non può non cercare lo stato che più gli corrisponde, ma, quanto può farlo se si sente censurato da una convenzione sessuale che potrebbe non essergli globalmente propria? Ammesso ma concesso con riserva che possa essere vero che la “deviazione” sessuale è un errore che può recare dolore (a mio avviso l’errore che reca il dolore sta, soprattutto, nell’aprioristico giudizio sulla personalità sessuale) non è forse altrettanto vero che vi è errore perché vi è dolore in ogni regola che normalizza la personalità forzandola in calzari non adatti al proprio viaggio esistenziale. Allora, quanto può dirsi “normale” una Norma strutturata sul dolore? A questa domanda non ci può essere che una sola risposta: una Norma è legittima tanto quanto non reca dolore. Potrei anche convenire che nella personale rinuncia di parti dell’io sessuale, lo stato sociale ne avrebbe giovamento (nel senso che è più ordinabile anche se più opinabile) se non fosse che le rinunce di se stessi che il Sociale chiede e/o impone, alla fin fine rivelano il cattivo odore che emana il fiato dei Poteri, non sui doveri (che non metto in discussione) ma sulla Persona. Considerazioni a parte, può essere anche vero che la tua sessualità sia di quelle valenti a destra o a manca come anche verso controparti più mature e/o più giovani. Comunque sia, non nelle scelte vi è anomalia, tutt’al più, diventano anormali quando le si impone con violenza, o quando, a causa di una qualsiasi censura (vera o anche solamente temuta che sia) le si vive in modo infelice, e per scelta e/o per obbligo, ci si costruisce una vita che può essere anche infelice pur di poterle vivere o, al caso, non vivere. La sessualità (indipendentemente dal genere purché diretta verso la vita) è una potenza sempre e comunque costruttiva anche quando non è necessariamente finalizzata alla procreazione. Dove non si genera figli, comunque si possono generare sentimenti di vita e/o opere a suo favore. La sessualità, anche quando è goduta per un piacere sia pure finalizzato allo scopo di se stesso, comunque è al servizio della vita: infatti, essa fruttifica la gioia naturale. La gioia naturale diventa anche letizia culturale e, la letizia naturale – culturale, permette di attraversare gli anni della vita, quanto basta per non inaridire il sorriso. Per “normali” Potentati intendono i cittadini sessualmente etero. Fra i “normali”, non pochi relegano l’individuale umanita’ nel limbo dei desideri da accarezzare da soli. “Normali” sono anche quelli che, convogliando la propria sessualità verso una qualsiasi un’idea, purché suprema, sono riusciti a sublimarla sufficientemente. Sono persone queste, che magari in assoluta buona fede non si rendono conto delle tragedie che provocano quando diventano in grado di imporre la loro volontà. Certamente se ne rendono conto quelli che censurano la vita “diversa” per motivi di potere: politico e/o religioso che sia. Non siamo in grado di saper quanto sia vera o recitata l’eterosessualità dei normali. Si può dire, pertanto, che lo sono perché lo affermano.

La sessualità è mossa

La sessualità e’ mossa (o non mossa, o tiepidamente mossa) da infinite misure di forza. Ciò vale per ogni genere di sessualità. Chi non la manifesta per quello che è, recita la parte che più gli conviene, vuoi per mostrarla come anche per nasconderla sia a se’ che alla società. Questo gruppo dall’ipocrita sessualità alberga per la gran parte fra i censori della vita altrui. Passo oltre su questi perché ogni commento rischia di essere un mio nolente giudizio; su di essi, sia giustizia quello del loro Spirito. Infine ma non per ultimo: vi sono di quelli che “sanno cosa dicono ma non sanno di cosa parlano”. Questi in particolare, non sanno (o lo sanno solo culturalmente) quanto possa essere implosiva quanto esplosiva una sessualità che non trova la possibilità di avere sia il suo sbocco che la possibilità di regolarlo entro norme che siano corrispondenti sia al se personale che a quello altro. Per questi frigidi verso qualsiasi voglia passione, recitare la parte sessualmente sociale e religiosamente convenuta e’ ben facile parte’, come anche una millantata aureola. Se fosse vero il fatto che a copertura di una comunque “diversa” sessualità personale ti sei costituito una vita infelice anche a livello sociale pur di viverla (o, negandola, pur di non viverla) allora ciò potrebbe anche significare che hai preferito costituirti una identità sociale diversa (quella dell’anarchico – panelliana) che ha spinto la recita sino a drogarsi piuttosto di sentirti (nell’ambito borghese di provenienza) una identità sessualmente estranea.

Il vizio di censurare

Il vizio di censurare come anomalo ciò che non è compreso dalle sue norme è tipico dello spirito borghese, mentre, è tipico dello spirito libertario, quello di censurare il vizio di giudicare del borghese. Siccome la tua famiglia è borghese e siccome il tuo comportamento è libertario ciò potrebbe significare che una sessualità libertaria (la tua) attraverso un comportamento drogato (da equivoci prima ancora che dalle droghe) sta censurando quella borghese, cioè, quella della cultura d’origine? Come, se il libertario si è ridotto ad essere così poco a livello sociale da non poter essere significativa critica? Il libertario che non è niente a livello sociale, può mettere in crisi il borghese facendolo sentire in colpa. Come? Facendolo sentire fallito (ad esempio) dimostrandogli, che nonostante la sua ” perfezione culturale ” (e relativa importanza sociale) può produrre dei “tossici” ( degli errori ) e, dunque, essere sbagliata perché intossicante. Quali errori? Mah! Un figlio come te, ad esempio! Direi che il figlio in esempio, c’è riuscito molto bene a metterli in colpa. Tanto è vero che una madre ha ritenuto con me di “non aver nulla di cui rimproverarsi!”, ancora prima che gli dicessi: buongiorno! Al figlio contestatore, pero, la situazione, potrebbe essergli sfuggita di mano! Potrebbe essere vero, infatti, che per poter continuare a far sentire in colpa lo spirito borghese della famiglia che potrebbe accusare di deviazione sessuale il suo spirito libertario, è costretto a continuare a fare il “tossico”, che può smettere solamente rinunciando al giudizio contro il tuo principiante ambito culturale, ma come smettere quel giudizio se ciò potrebbe comportare la cessazione delle difese con le quali hai coperto una tua possibile alternanza sessuale e, dunque, permettere la censura che temevi e per la quale hai costituito le tossico – difese? Come vedi è il classico caso dei più noti giri viziosi: quello del cane che si morde la coda.

Sentivo la mia sessualità

Sentivo la mia sessualità in età precocissima. Nonostante siano passati quaranta e passa anni fa, ricordo ancora in modo vivissimo i miei istinti sessuali di bambino. Dovevo fare la prima elementare ma mi rifiutavo di andare a scuola. Solo timidezza, o paura che gli altri capissero la diversa realtà che già agiva dentro di me? Non ricordo se da bambino ero timido, però, ricordo con lucidità, che avevo paura non di cosa sentivo ma che si capisse ( e, vedesse ) cosa sentivo! Se così è stato anche per te, certamente all’età scolare non ti facevi le “pere” e, dunque non poteva provenire da quello l’eventuale censura che temevi dalla famiglia, però, all’età scolare già potevi aver iniziato a capire che la tua identita’ sessuale si ti stava diversificando da quella del gruppo di origine. Naturalmente, le mie sono ipotesi che introducono riflessioni, non, affermazioni. Se già in età scolare tu fossi stato in grado di essere naturalmente cosciente della tua diversità e, se per primo l’avessi temuta, si puo’ pensare, allora, che l’eventuale censura nei tuoi confronti, non avrebbe potuto provenire che da te, in quanto, certamente la tua famiglia non avrebbe ancora potuto capirlo! Se la temuta censura poteva provenire da te, allora può anche sorgere il sospetto che per difenderti da quello che temevi di te (se si fosse visto) hai preferito far vedere dell’altra vitalità: cioè, quella del diverso che tutto può fare perché, appunto, fuori? Se fosse, si potrebbe dire allora, che con la tossicodipendenza ti sei costituito un alibi e lo hai usato come scudo? Per anni potrebbe essere stato “semplice” e (s)comodo portarlo ma, ed ora? Se il vero soggetto del conflitto contro lo spirito borghese della famiglia non fosse quella Cultura in quanto tale, bensi’, contro i legali rappresentanti dell’autoritaria “grandezza” borghese che per autodifesa vuoi svilire, cioè, i tuoi genitori?  Se fosse, allora il conflitto è fra due diverse culture o fra te e loro? Perché? Perché hai rifiutato la loro determinazione? Perché hai rifiutato la tua remissività, o la Remissività? Perché non sono stati sufficientemente remissivi loro, cioè accoglienti? Perché, nei loro confronti, non sei stato sufficientemente accogliente tu? Filippo, è la Cultura borghese che vuoi far sentire fallita o sono i tuoi che vuoi far sentire falliti?!

La droga è una polvere

La droga è una polvere che copre una vita ed è terra (polvere) ciò che in ultima la copre. Può essere che la polvere della droga sia la terra con la quale, per amore della morte in mancanza di amore per la vita, copri di suicidario sentimento una vita (quella di tuo fratello) che sta tornando alla sua origine, cioè, polvere, sia nel senso del naturale nulla che nel senso di nulla sia nella memoria personale che in quella storica della tua famiglia? Caro, il mio Filippo, da quale spirito è influita la tua vitalità nel dolore: dal tuo, da quello borghese in astio con l’anti, o da quello di un fratello che violentemente è entrato dentro di te attraverso le immagini di morte che hai vissuto a causa della sua? Credo sia il momento che ti chieda con sufficiente obiettività, di quale guerra ideologica ti stai facendo portabandiera! Delle culture in causa? Direi di no, perché, se fosse, magari avresti fatto il politico! Della tua? Dal momento che dal tuo caso, sembra tu stia facendo una personale politica potrebbe anche essere. Della bandiera di tuo fratello, se, per affetto ed influsso, hai raccolto il guanto della sfida che aveva iniziato (e finito finendo se stesso) contro il sistema borghese che evidentemente non gli corrispondeva o verso il quale non sapeva come corrispondere?

La maschera

Situazione vuole, che la maschera della diversità sociale con la quale hai coperto la facciata della diversità sessuale possa essere diventata così “perfetta” da esserti diventato il “vero” volto culturale. In questa situazione, di maschere da strappare ne avresti due. Capisci adesso quando ti dico che, a questo punto, è più semplice gettare il saio borghese (nel senso di rinunciare alle tue radici di origine) per poter più liberamente essere (senza censure e ne pere) la persona di te stesso? Amenoché tu non abbia l’eroico coraggio di affrontare te stesso, la tua famiglia e quella sociale! Ma, per fare questo, non puoi non accogliere, con remissività, ciò che sinora hai rifiutato con determinazione. Anche più che giustamente, potresti obiettarmi: ma perché devo essere io il remissivo e non loro! La risposta è molto semplice! Ne la Società e ne i tuoi possono essere remissivi nei tuoi confronti perché la bestia che ti occupa (la tua odierna tossico_cultura) se li può divorare! Dici di no? Mah! Nonostante le volte che è già successo, ci credi proprio a quel no o ti fa comodo crederlo? Si diventa grandi accogliendo ciò che ci fa crescere e, la vera forza dell’Uomo sta nella capacità di essere anche remissivi per poter apprendere come essere anche attivi. Tutte le restanti concezioni della forza virile non sono che le scimmiesche convenzioni culturali che ti dicevo innanzi. Siccome sei uomo e forte (anche se compiuto di più come forte) sono certo che lo puoi fare, ma, sarai creduto? Qui, verrà il difficile. Non, sai, perché di per se; i tuoi famigliari ( o il Sociale ) siano dei negativi a priori, ma perché, purtroppo, la forza con la quale hai vissuto la diversità che volente e/o nolente ti avevi scelto, ha lasciato in piedi, dentro loro, ben poche possibilità di credere sulla parola.

Se tu non fossi

Se tu non fossi l’intelligente cocciuto che sei, avresti già capito che, aldilà della famiglia e dello stesso Sociale, potresti ricomporre i dissidi, e mediando fra le parti, riavvicinarle. Applicando la mediazione, comunque non potresti fare quello che vuoi ma, senza dubbio e diversamente da ora, quello che effettivamente puoi. Dulcis in fundo: ti allego un riflessivo” Memento vita “. L’ho scritto riflettendo su di noi e, sui molti come noi. E’ ben vero che chi si loda si sbroda ma non mi pare niente male. Fammi sapere la tua impressione. Ci tengo. L’idea dell’Associazione “per Damasco” – Comunità di Fatto in Internet – è anche un po’ tua; se non altro perché volendomi Operatore di Comunità e, dicendoti che nessuna mi avrebbe accolto in quanto riesco di difficile digestione per qualsiasi sistema, mi hai costretto a pensare ed a inventare una via terza. Vedi, mio caro sciagurato, a che soluzioni può far giungere la mediazione?

Si viene a nuova vita

Si viene a nuova vita mano a mano si ultima la precedente. Se la decisione di finire la precedente non è ancora risoluta, allora contate su di noi. * Se non osate fidarvi, con la vostra vita fermate anche la nostra. In questo caso, se constaterete che non vi abbiamo dato niente, sarà anche perché non ci avrete concesso altro. Se siete indecisi, ritroverete l’incertezza in ciò che rifarete. Se in ciò che rifarete toccherete il fondo, sarete giunti al bivio estremo: farsi con la vita, o farsi la vita? Le risposte in mezzo alle due sono croci apparentemente scaltre se sono paglia che si mette sulla spalla per non sentire il peso della stanga ma, quell’espediente non libera dalla catena che trascina dentro la feccia, al più, aggiunge degli anelli.

* Di noi come gruppo associativo “per Damasco”: quattro gatti di numero.

Il destinatario di cotanta sapienza l’aveva fatta leggere anche ai famigliari. Gli dissero di non averci capito niente! Strano, pensai, detto da persone colte. E’ tutto così chiaro! Sia pure non in toto, chiaro un accidenti! Sono riuscito a rileggerla (e forse a chiarirla) solo oggi: dopo una trentina di anni, con fatica e a bocce ferme.

Datata

Lo stato umano nello stato sociale

Lo stato umano nello stato sociale nello Stato sociale per lo spirituale secondo la Pedagogia “per Damasco”.

Natura, Cultura e Spirito sono lo stato trinitario della Persona. Nella corrispondenza degli stati la Persona è unitaria. Corrispondente alla Figura umana e sua emanazione: lo stato sociale. Lo Stato sociale è l’unità sociale composta dalla Natura del luogo in cui è collocato, dalla Cultura dei suoi cittadini e dallo Spirito che corrisponde dalla relazione di vita fra i componenti. La Figura del cittadino e la Figura dello Stato si configurano negli stati del Bene, del Vero e del Giusto. Il Bene è Cultura della Natura. Il Vero è Natura della Cultura. Il Giusto è Natura della Cultura dello Spirito: forza della vita della Natura nella corrispondente Cultura. Nell’ambito naturale (Umanità e Luogo) le realtà umana e sociale sono quello che sono.

Nell’ambito culturale sono quello che sanno. Nell’ambito spirituale sono la vitale manifestazione di quello che sono in quello che sanno. La Comunione fra gli stati della Natura nel Bene, della Cultura nel Vero e dello Spirito del Giusto umani e sociali conformano e confermano lo stato Umano, quello Sociale e, per corrispondenza culturale e spirituale dei reciproci stati, la sua Civiltà. Norma e Normale è tutto ciò che attua lo sviluppo Trinitario – Unitario dello stato umano: stato di se, nello stato sociale per lo stato spirituale. A – normale è tutto ciò che divide lo stato umano da se stesso e per corrispondenza di divisione dallo stato sociale. Dalla negazione per divisione dello stato trinitario (succeda a causa della Persona o per cause sulla Persona) la negazione dello stato Umano.

Per corrispondenza di opposizione da divisione, la Persona è negata dallo Stato sociale e/o la Persona nega lo Stato sociale. Una separazione degli stati trinitari che succeda sia nell’Uomo che nello Stato sociale, conforma e conferma la disumanità dell’Uomo, quella dello Stato sociale e, per la mancata corrispondenza fra Natura e Natura, Cultura e Cultura, e fra vita e vita, l’inciviltà dello stato umano e di quello sociale. Tutto ciò che trinitariamente conforma e conferma è Via della Natura per la Verità della Cultura nello Spirito della Vita umana e sociale. L’Umano ed il Sociale giungono al proprio stato attraverso la Via della Natura nella Verità della Cultura per lo Spirito della Vita: suprema comunione del Bene della

Natura nel vero della Cultura per il giusto Spirito. La corrispondenza fra lo stato Umano e quello Sociale, permette la Fede che permette l’Amore che permette la Vita. La Fede è la realtà che corrisponde all’amore corrispondente nella comunione. Su questa realtà, la Natura, la Cultura e lo Spirito umano e sociale, assurgono a trinitario – unitario tramite della realtà spirituale, nella realtà umana e sociale.

Ho rivisto questo testo della Pedagogia nell’edizione del Blog datata Giugno 2018

La Soglia fra verità

La Soglia fra verità è il luogo esistenziale (umano come sovrumano) nel quale (in vario grado e stato) si passa dall’identità precedente (coscienza di ciò che era e/o si era) a quella seguente: coscienza di ciò che è e/o si è. E’ vero che il processo di comprensione è pena: tanta o poca che sia. La chiesa lo dice Purgatorio. E’ anche vero, però, che quella sofferenza (tanta o poca che sia) è compensata dallo sgravio (della sofferenza) che avviene mentre capiamo. Come la vita è stato di infiniti stati di vita, così, fra noi e la Verità vi sono stati di infiniti stati di soglia fra verità e Verità. La Soglia fra verità, pertanto, è anche luogo dell’estasi che si prova quando godiamo il giusto perché abbiamo messo in corrispondenza il bene con il vero.

In ragione dello stato della comprensione ne consegue

coscienza

triangolo

verità                                                        vita

La Transcultura

Sono anni che si sta dicendo in giro che se ha lasciato il precedente incarico lo si è dovuto al fatto di non avere altri mezzi per sfuggire alle mie spire (pardon, lettere) ma dal momento che comunque la raggiungo, o ci deve essere chi semina maldicenze, o Marzana e troppo vicina a Verona! Comunque sia, Cultura, (in quello che si è di ciò che si sa per quanto si sente) è il prodotto esistenziale del viaggio di transizione dagli infiniti stati della conoscenza che è (la presente) a quella che segue: la futura. Se per fare una vita ci vuole una vita, direi che la Cultura è un viaggio che non finisce mai. Cultura, pertanto, in effetti è Transcultura.

Attraverso i passaggi transculturali fra il dato acquisito e quello che segue, si raggiunge la conoscenza della soggettiva identità. Direi, allora, che per questo, la Transcultura è il binario della Cultura. In ragione degli stati della vita (Natura, Cultura e Spirito) la conoscenza Transculturale (anche sessuale) è stato che ha tre stati di viaggio : il naturale, il culturale e lo spirituale. In ragione della forza della vita (lo Spirito) che si origina dalla corrispondenza fra gli stati, i tre stati di viaggio convergono in un unico centro: l’Identità. L’Identità personale è data dalla rapporto di corrispondenza fra i suoi stati: secondo la forza del suo Spirito, Natura che corrisponde con la sua Cultura. L’Identità sociale è data dalla corrispondenza fra l’Io soggettivo e quello collettivo di prevalenza.

Fissati i principi, non per questo i principi possono fissare la vita: corrispondenza di infiniti stati naturali, culturali e spirituali storici non di meno che personali e sociali. La corrispondenza di vita che Persona ha con se stessa e con l’ambito umano, sociale e storico in cui vive (e che la forma quanto a sua volta forma) la porta a ricevere vita naturale (emozioni nel corpo), culturale, (emozioni nella mente), e spirituale (emozioni di forza), anche oltre ciò che è del suo segno genitale. Per gli infiniti influssi che la compongono, la Personalità umana, dunque, è il mosaico dei dati emozionali che riceve e, comunicando, disegna. Nei casi della comunione di vita conseguente alle corrispondenze fra valenze emozionali reciproche ma di segno naturale opposto vi è il gruppo sessuale detto “Etero”.

Nel Gruppo Etero vi sono Figure che corrispondono con la Natura, la Cultura e lo Spirito (e, dunque, con la vita) con la parte prescelta per il proprio completamento. Ve ne sono altre che vi corrispondono con la Natura ma variamente con la Cultura e, dunque, nella reciproca vita separate tanto quanto variamente corrispondenti. Altre ancora che vi corrispondono con la Cultura ma variamente con la Natura e, dunque, nella reciproca vita separate tanto quanto variamente corrispondenti. L’area di separazione per non corrispondenza di vita, può essere una zona di vissuti (variamente espressi, contenuti o repressi) non ortodossi alla Regola che, o la Persona ha scelto di praticare o che il Sociale l’ha indotto a praticare.

Nel Gruppo “etero”, non sono ortodosse pulsioni sessuali: verso età e/o stati di vita non equamente corrispondenti a quella di chi la prova. Fra le prevalenti: la pulsione pedofila, la gerontofilia, la necrofila, la feticista; verso variegate e/o complesse fantasie e/o gusti in amare. Nei casi delle personalità variamente e/o diversamente corrispondenti al segno opposto quanto al simile, vi sono i casi di omosessualità: prevalente comunione di vita con il simile al proprio segno genitale; bisessualità: comunione di vita con diversi del proprio segno genitale ma anche con simili; transessualità: estremo ricongiungimento psichico e financo somatico con il segno di ideale corrispondenza culturale e sessuale; travestimento: sul proprio sesso, sovrapposizione dell’abito (anche culturale ma non necessariamente di quello sessuale) dell’altro sesso.

Come l’Eterosessualità, l’Omosessualità è uno stato sessuale che ha moltissimi stati di vita. Fra i prevalenti: vi è quella che corrisponde sia con la Natura che con la Cultura di segno simile al proprio; vi è quella che corrisponde con la Natura simile (maschile e/o femminile che sia) ma non con la sua Cultura. Con altre parole, corrisponde con la figura maschile o femminile ma non con il pensare al maschile o al femminile simile al proprio segno. Ancora come l’Eterosessualità, anche l’Omosessualità ha comportamenti non ortodossi con la sua Regola, infatti, fra i prevalenti vi sono i casi di pedofilia, gerontofilia, feticismo, gusti e complesse fantasie in amare. Non so a lei ma nell’amare omosessuale non mi risultano i casi di necrofilia se non come un amare (o in se o in altri da se) delle “morte” vitalità culturali e spirituali.

Questo genere di necrofilia, però, è presente in tutti i Gruppi sessuali tanto fa parte dei dolori e/o del male nel vivere e/o dal viversi male. Indipendentemente dalla personalità sessuale di prevalente identità, coloro che corrispondono con la Cultura simile ma non con la simile Natura, formano un Gruppo che dico Omoculturale. Lo cito in ultimo ma non perché sia ultimo. In effetti è primo. A mio avviso, infatti, questo Gruppo è come se fosse l’insieme dei vasi capillari che, pur non defluendo in vene di altre valenze sessuali oltre la propria e ne in arterie di altre identità sessuali altre la propria, tuttavia, permettono la transizione transculturale, oltreché della vita propria anche di quella altra.

Ammesso il concetto di Transcultura e, dunque, dell’indefinibilità della vita (anche sessuale) se non come il prevalente stato di infiniti stati di vita, ciò, ovviamente, implica che vi sino stati non prevalentemente conformati e, come tali, crescenti. I Crescenti, individualità che non hanno ancora definito il corrispondente carattere sessuale culturale e, dunque, neanche di vita, sono delle personalità sessuali che dico “esposte”. Gli ” esposti ” (che pur sentendo vari ruoli non hanno sufficienti conferme culturali e, dunque, identità) sono come degli adottandi in attesa della famiglia (la Norma sessuale) in cui collocarsi. Non hanno sufficiente identità perché non sanno trovare la propria e ne la corrispondente?

Non la trovano perché la loro è ancora transculturale, cioè, di passaggio? Non la trovano perché la Transcultura ( anche sessuale ) e la loro specifica condizione? Non la trovano perché i concetti ” normali ” sulla sessualità gli impediscono di trovarla se non truffando vita, cioè, mentendo a se stessi e alla controparte: persona, famiglia o società che sia? Non la trovano perché non se ne comprende la Cultura e/o pur non comprendendola la si riconosce se non come “devianza”? Ebbene, è una zona sessuale che può anche essere impercettibile (questa che vivono le identità esposte) che non può non preoccupare, invece, l’ignoranza nelle quali le lasciamo è la terra che copre, oltre che la loro vita, anche gli errori dei medici: i deputati a far conoscere.

Chiarire la zona di impercettibilità sessuale che dico, implica l’accettazione (presa in carico che se non necessariamente significa condivisione non per questo significa esclusione) di ogni sessualità. La sessualità, è moto di vita. Come la vita, ha tre stati: il naturale, il culturale e lo spirituale. Dal momento che la vita si attua in ragione dello stato della sua forza, nel dire sulla vita (anche sessuale) non si può non prendere atto che lo Spirito (essendo la forza della vita) è origine di sessualità quanto e non di meno della Natura e/o della Cultura. Le corrispondenze fra Natura, Cultura e Spirito sono stati di infiniti stati di vita. Per l’influsso di vita sia fra i segni naturali, culturali e spirituali simili al proprio segno genitale o diversi, come da quelli variamente corrispondenti o non, ne deriva che tutti stati della vita sessuale contribuiscono alla ricerca e alla conformazione della personalità che dal periodo della transizione transculturale sfocerà in quella di prevalente scelta.

Ciò significa che la vita sessuale è sessualmente promiscua? No. Essendo la vita (anche sessuale) corrispondenza di stati, direi che (in ragione dello stato delle corrispondenze fra i suoi stati) ad ordinare se stessa, ed in ciò a costituire la Norma, è la stessa sua vita. E’ la stessa sua vita, perché dove non vi è corrispondenza fra gli stati, la vita ha dolore: secondo infiniti stati di questo stato, male naturale e spirituale da errore culturale. Dall’affermazione ne consegue che, in ogni stato di vita il bene naturale e spirituale è la Norma (il giusto) che permette di raggiungere quella culturale del vero. Evidentemente esclusa da sotto i cavoli, la radice della Transcultura non può non essere che quella dei Generanti: famiglia, società e storia.

Dato il rapporto di dipendenza dei Crescenti, quando i Generanti sono figure in molti modi e stati predominanti (nel senso che dominano ciò che influiscono secondo schemi di non corrispondenza) non possono non influire del loro carattere (soverchiandola) la personalità di chi fanno crescere. Fra le prevaricate per l’eccesso di influsso dato dal soverchiamento di un carattere su l’altro, oltreché quelle che l’hanno subito e/o elaborato nelle ” devianze ” e/o nelle ignoranze, vi sono quelle che l’hanno rigettato. Se il rigetto del prevaricante influsso ha impedito l’acquisizione della forza del carattere dell’influente (ed in ciò ha “tutelato” il proprio) non per questo quella “salvezza” è stata indolore.

Non è indolore quando, per rigettare l’influsso, si giunge, in parte e/o in toto, a rifiutare parte e/o toto dei Generanti: famiglia o componenti, società o ceti, storia o momenti storici. Nel bene e nel male, il Generante rifiutato perché se ne rifiuta l’influsso è pur sempre amato. Lo è, perché, nel bene e nel male e indipendentemente dallo stato parentale (famigliare, sociale e/o storico) presso la vita del Crescente, è pur sempre Figura di principio. Come lei sa bene, la Tossicodipendenza è piena delle testimonianti vittime delle lotte fra l’amore e l’odio verso le Figure di Principio. Il rigetto dell’influsso della Figura prevalentemente determinante, quasi sempre costituisce una identità in dissidio con se stessa perché in dissidio con la Generante influente in eccesso.

E’ un dissidio (la guerra fra l’amore e l’odio verso chi si ama ma che si rifiuta per eccesso d’influsso) che (coscientemente o incoscientemente che sia) tarla di dubbi la condizione sessuale che comunque non può non essersi costituita. Non solo. Il dubbio da cui consegue l’incertezza di se, può rendere la persona, ostile (anche sino alla violenza più estrema o contro se o contro altra da se) verso chi (volontariamente quanto involontariamente) porta verso la superficie di quell’identità le tensioni sessuali che, presso le persone in questione, sono motivo di dolore culturale e spirituale. Alla stregua dei naturali, quando i dolori culturali e spirituali non hanno chiare risposte, come risposta possono ricorrere anche ad elementi compensanti: non esclusi le droghe.

La Transcultura anche sessuale, è viaggio verso il personale principio? E’ ritorno verso il personale principio? E’ rivendicazione di se? E’ rivoluzione contro le convenzioni? In attesa ci si dica come sinora non è bastato (se fosse bastato non vi sarebbero dolori, e dunque, neanche sessualità diversa nel senso di anormalmente intesa) nelle domande che faccio credo vi siano anche le risposte. Dal momento che vi è vita, il Principio della vita ( Stato originante comunque lo si chiami o se lo si dica naturale o soprannaturale ) è attuare vita. Ne consegue che attuare vita è il principio di vita di chi segue quella del Principio della vita. Dal momento che il Principio della vita non può essere stato il Male (essendo non vita, il Male, se fosse avrebbe attuato non vita tanto quanto è male) ne consegue che il Principio della vita non può essere che il Bene.

Il Bene è la Natura del Vero di ciò che è Giusto alla Cultura della forza della vita: lo Spirito. Lo Spirito è sempre stato considerato a parole, ma, almeno nella nostra Cultura, mai sufficientemente praticato se non a parole, eppure, nella linea viaria che è la nostra vita, è Capo stazione! Lo è, perché è la forza che indica al nostro convoglio (la somma delle informazioni) se nel binario (la Norma) deve arretrate, fermarsi, procedere, o cambiarlo perché di erroneo tratto. Attraverso il dolore, infatti, lo Spirito indica alla forza della Persona che sta sbagliando percorso; attraverso il bene (vero per quanto è giusto) che può procedere nella sua volontà; attraverso le esaltazioni o le depressioni, che deve rivalutare le sue decisioni e/o gli stati della sua forza prima di procedere nella sua volontà; attraverso la sua pace (cessazione dei dissidi) che, di volta in volta, è giunto alla verità di se.

Direi, allora, che se la Persona (necessariamente Transculturale sino a che non ha costituito l’identità di prevalente scelta) segue le indicazioni del suo Capo Stazione, in ogni stato di vita è normale a se ed al Sociale anche se sessualmente non corrisponde al tipo ed al genere della prevalente Norma che il sociale ha adottato per la sua costituzione. Tornando al bene, se il Bene è l’Immagine del Principio della vita: essendolo è Norma di principio. Dato il principio, sia a livello personale che sociale se ciò che ci si prefigge è dare bene in ogni aspetto della vita, allora, tutto è normale in ragione del bene che si origina o del male che non si origina. Se tutto è normale in ragione del bene che si origina o del male che non si origina, allora, non la Personalità sessuale è meta del giudizio, tutt’al più, il suo vivere.

Ogni adeguamento culturale (normalizzazione) che non tiene conto di ciò che è normale al viaggio della persona (cioè, alla sua personale esistenza) è un deviante e pericoloso arbitrio. La normalizzazione (una naturale normalizzazione) dovrebbe essere l’opera di potatura per la quale e con la quale una identità stacca da se stessa ciò che si è seccato dopo aver compiuto il suo ciclo vitale. Succede, invece, che la rinuncia alle proprie particolarità sia degenerata nella culturale pretesa di doverlo fare in modi e tempi quasi mai corrispondenti allo stato personale ma quasi sempre corrispondenti allo stato sociale. I motivi per cui lo stato etico – sociale, pretende l’attuazione della rinuncia di se (anche se prematura) non sono pochi.

Vi sono motivi riconducibili ai vari poteri del “Principato e della Religione” (Padre Aldo Bergamaschi) ed altri riconducibili all’odierno sistema economico, nel quale anche la Persona è diventata uno dei tanti prodotti. Per quanto la pretesa della normalizzazione al Sociale possa anche essere legittima, certamente non lo è dove procura dolore: male da errore nella vita della Natura, che in quella della Cultura e dello Spirito e contrasto di vita con il Principio: il Bene che da lo stare bene. Certamente vi sono identità che sanno adeguarsi alle pretese sociali perché le sentono anche proprie ma vi sono personalità che: o non hanno lo stesso sentire, o non ne hanno lo stesso stato, o gli stessi tempi.

Una identità forzosamente inserita o che forzosamente si inserisce in una Norma che se non di fatto almeno in potenza pretende comportamenti di ortodosso rigore quando è ancora alla ricerca di se, o si adegua più o meno forzosamente (e si “normalizza” castrandosi) o non potendo vivere il proprio se, o si ammala della vita che non gli appartiene o, estraniandosi dal sociale contingente e storico che non l’accetta, si difende normalizzandosi in proprio. I Carcerati dalla Norma (i resi malati dall’impossibilità di raggiungere se stessi e/o quelli che si sono normalizzati castrandosi) o gli Evasi (i cosiddetti devianti, sani che siano riusciti ad essere nonostante tutto, o ammalati perché succubi del tutto) non potranno non sentirsi soli.

Ben diversamente, sono unici perché non trovano corrispondenti con i quali completarsi. E’ anche vero che li si può dire impropri al Sociale perché diversi, ma è anche vero che possono essere impropri al Sociale perché il Sociale accetta gli unici (i se stessi) solamente quando, o gli sono adatti o vi si adattano. Si può essere propri (perché se stessi in quanto unici) e nel contempo corrispondere con il Principato, la Religione ed il vigente sistema? Se non in toto certamente per parti quanto per stati. Tutto sta a vedere se il Sociale accetta (di fatto oltreché per l’impotenza nell’impedirlo) il concetto di “Transnormalità”: derivante dalla Transcultura, lo stato di passaggio fra stati e stati della Norma che sostengo: il Bene.

La diversità (sia quando è segno della proprietà di se che quando è la via per giungervi) certamente è uno stato che “spaura” non solo ogni Ordine costituito sulla Persona ma anche la stessa Persona quando teme sia la propria realtà che quella del contesto in cui vive. Come, dunque, normalizzare la vita propria e normalizzarsi nella vita sociale senza ferire se stessi con una precoce rinuncia di se, o senza ferire il sociale o con la diversità o con la paura del diverso? Come non ferire la vita propria quanto la sociale con gli stati suicidari che non possono non sortire dalle sofferenze che derivano da passivi e/o pessimistici confronti fra la norma detta dall’Io individuale e quella detta dall’Io sociale?

Come non essere feriti dal sociale e come non ferire il sociale per reciproca emarginazione? Direi, tornando ai principi che hanno costituito l’odierno Contratto: il bene nella Natura propria ed altra, detto dal vero nella Cultura, propria ed altra, per quanto è giusto allo Spirito, cioè, alla forza della vita propria ed altra. Mi rendo ben conto che ciò che esprimo in questo scritto non è particolarmente scientifico ma come ho avuto occasione di dire per la chimica, la mia scienza è il cuore.

ad Alessadro B.

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