La stima di noi stessi è qual piuma al vento

Mi sono svegliato dopo due ore di sonno e non ne ho più. Che fare? Eliminare i “pori morti” dalla mia pagina FaceBook, ad esempio? Considero “pori morti” i social_amici che non danno niente che mi possa migliorare. Fra questi, caso ultimo un tal Alessio di Verona. Lo conosco personalmente. L’ho considerato un amico, non tanto perché valesse la stima (rari i vissuti in comune) ma perché ho profonda comunione affettiva (lo sappiano o no) con quelli soggetti a pesanti croci in famiglia. Brutta cosa la cultura cristiana quando rende ipocriti sia pure per le migliori intenzioni! Cosa fatta, per capo ha avuto questo. Gli mando un commento. Alza grandi lai di protesta: dice che l’ho offeso profondamente. Prego?! Dalla lettura della sua risposta a me, noto che non gli passa neanche per la testa un’altra possibilità, e cioè, che non l’abbia profondamente capito. Sostiene inutile proseguire i discorsi. Gli dico solo che non ho mai pensato quello che mi addebita, e poi lo tolgo dal Campo Santo dove lascio i Vivi. Trovo altresì inutile dirgli che in vero sta addebitando a me, la poca stima che prova per sé. Non sempre ci arriviamo, lo so! Ho fatto anch’io quell’errore. Non più. Lui, ancora. Auguri!


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


E’ andato in America

Un amico è andato in America. Ha trovato un compagno e dopo 18 anni di convivenza hanno dichiarato pubblicamente la loro alleanza, o a dirla con la Santaché, hanno avuto voglia di imborghesimento! Per protrarre sé stessa, la vita si serve di infinite vie! Anche di queste! Il mondo religioso che le chiude, erra contro lo Spirito! Avrei voluto dire, pecca, ma non credo ai peccati. Credo, invece, agli errori. In particolare, a quelli che dopo ti fanno dire: che peccato! Cordialità, Vitaliano.

Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


E dopo la morte?

Mi chiede Roberto: cosa pensi ci sia dopo la morte? E’ tutto qui? Solo questa nostra povera misera vita, così breve?


Prima che la morte dell’Amato me la facesse conoscere ne pensavo quello che generalmente pensiamo. E’ successo poi il mio incontro con la medianità. Da quel momento, la morte è diventata passaggio fra uno stato e l’altro della vita. La prova di quel passaggio me l’ha data una mia corrispondenza con trapassati: l’Amato fra questi. In un primo momento ho accolto quella realtà come generalmente accolgo ogni vita: a cuore aperto. Un po’ alla volta, però, verifico a chi lo do. Do chilometri di corda, se necessario, e per anni, se necessario, ma prima o poi, impicco; ed ho impiccato l’attendibilità di quella manifestazione. Non sai, perché non esistono gli spiriti (non è quella la voce da verificare, che tanto, ognuno crede quello che vuole, sa, o può) ma perché sono inattendibili. Perché, inattendibili? Semplice, e forse l’avrai già letto da me. Lo spiritismo è inattendibile perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore, dove maggiore la rivelazione. Al che la collegata domanda: quale attendibilità hanno gli spiriti che hanno principiato le religioni monoteiste? Nessuna! A questa stessa mia conclusione, (l’inattendibilità degli spiriti) credo sia giunto anche lo stesso Cristo: fu tentato ma respinse la tentazione. Mosè e Maometto, invece, ci sono cascati in pieno! Ci sono cascati anche tutti i visionari che trovi nella Bibbia. In ultima ma primo per l’importanza che ha presso di noi, c’è cascato Saulo di Tarso. Capisci adesso, perché, per me, la Bibbia è un documento senza alcuna attendibilità a livello divino? Dici che è Parola di Dio! Ammesso un Dio al principio della vita, non può essere che supremo. Per tale stato assoluto. Quale il principio di vita, di una vita che vive il suo assoluto stato? Io l’ho trovato nel Bene. Vi può essere Bene in quella vita, in assenza di altri due principi, e cioè, il Vero ed il Giusto? Chiaramente, no! Allora, di questi tre principi, assoluti perché divini, quanto ne trovi nella Bibbia? Molto pochi, direi, se la lettura di quel libro ha fatto perdere la fede a molti! Vita, è comunione di stati fra il Bene nella Natura, il Vero nella Cultura, ed il Giusto nello Spirito. Essendo assoluto stato, in Dio, questa trinità di stati è unitaria. Per questo è anche detto, l’Uno. Nello stato divino della vita, vi può essere assoluta comunione di stati, se fra di quelli vi è anche il più infimo non – bene, non – vero, e non – giusto? Chiaramente, no. E, allora, Dio, non può assolutamente conoscere il non – bene, il non – vero, il non – giusto. Se non li può conoscere, come mai si arriva ad accreditare a Dio tutti gli sfracelli che sono scritti nella Bibbia? Ad un conoscitore come te, non occorre che li elenchi, vero? E’ comune esperienza: l’amore è permesso dalla comunione. Dello stato divino della vita, allora, (Immagine della vita) si può dire che è la suprema espressione dell’amore data la comunione fra i suoi stati. In quanto suprema idea dell’amore, in Dio non può essere presente nessuna intenzione divisoria. Comunque lo si chiami o lo si pensi, Dio non può essere il Divisore perché non c’è divisione in alcun stato di quella vita. Allora, giusto perché l’ho fatta anche troppo lunga: si può dire che nella Bibbia è presente influsso divino sull’Uomo, tanto quanto guida verso la comunione. E si può dire, che vi è influsso umano, (quello sì, divisorio) tanto quanto guida verso il dissidio che porta alla divisione. Adesso ti dico perché sulla mia strada “per Damasco” non sono caduto da cavallo! [Cavallo è “veicolo” psicopompo. Vedi la simbologia.] Per quanto innamorato dell’idea di aver ritrovato in vita il mio amato, non potevo non vederlo con la stessa sincerità verso me stesso, che usavo nel vederlo quando era in questa vita. Non mi piaceva niente quello che “rivedevo” perché risentivo. Non mi piaciuto al punto che ho chiuso il rapporto medianico. Il come lo tralascio perché è storia cominciata nel 91 e non ancora finita: solo calmierata. Avevo bisogno di continuar ad amare, però! Dove trovare la meta di quel mio bisogno se il mio spiritello era rimasto un birbaccione? Così, ho elevato il pensiero. Dall’amare uno spirito sono passato a cercar l’amore presso lo Spirito. Già, ma, chi è lo Spirito? Per rispondere a questa domanda ho ripercorso la strada dove Saulo di Tarso è caduto da cavallo perché ha totalmente creduto in ciò che ha amato credere. Quanto in buona fede non c’è modo di verificare. Ti dici un semplice credente, Roberto, ma dimostri una cultura sulla Bibbia, da parermi un “vescovo” dei Geova. Uno di loro, è persino arrivato a dirmi che conosce la Verità! Affermazioni di questo genere sono possibili quando, assumiamo Dio come antidepressivo, ma gli antidepressivi del genere non li spaccia Dio. Li spacciano i ciarlatani di verità.

Novembre 2006 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Se ne faccia una ragione

Cortese signore: la mia idea di Dio non alberga in nessuna delle parole usate dal papa: (“Dio non si rivela più, sembra nascondersi nel suo cielo quasi disgustato dalle azioni dell’umanità”) ma certamente hanno offeso la mia idea di Dio. La mia idea di Dio si regge su due basilari concetti: l’idea cristiana del Padre, e l’amore oltre ragione, (in questo senso mariano), che Pietro manifestò verso l’Umanità chiamata Cristo. Se ci manca il senso dell’accoglienza mariana e petrina della vita in ogni suo stato non può esservi la rivelazione di Dio. Questo papa se ne faccia una ragione.


Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


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La mia fede è più verde della tua

Vista come primo principio di un arca possiamo dire che è un contenitore. Un’arca è importante tanto quanto contiene i nostri supremi contenuti: quali che siano o li si creda. Se i nostri supremi contenuti sono dei concetti, va da sé che l’arca che li contiene è vuota, come è vuota la cella che nel Tempio di Gerusalemme contiene l’idea di Dio. Sostengo la sola idea di Dio in quell’Arca, perché, per quanto elevato, un credo non muta in corpo ciò che, pur essendo vita, non ha materia. Dicevo che l’importanza di un’arca è suprema se le idee contenute sono supreme. In particolare modo consideriamo supreme le idee di fede. Guaio è, che ogni fede crede che l’erba del suo giardino sia più verde. Ciò è vero solo secondo vanitose parole. Ragionando secondo Parola, invece, si riconosce che tutte le erbe (tutte le religioni) hanno lo stesso tono di verde perché ciò che è supremo (l’Idea di Dio accostata alla massima idea di Verde e di Erba) è supremo, non solo a parole, in tutti i generi di Eden. Non ne sono particolarmente interessato ma lo stesso oso esprimere un timore: I Giardinieri che non curano per tutti lo stesso Assoluto prosciugheranno il Giardino. Non si illudano di sfuggire a questo destino quelli che lo credono più grande.

Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


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Ed è stato un botto!

Stavo collocando diversamente le categorie e i tag quando ancora una volta ho ricordato questo bellissimo commento (e/o citazione) di Luisa Ruggio: ed è stato un botto! Un sistemarsi di tessere!


“Uomini senza fede hanno avuto comunque bisogno di immensità al limite delle loro risorse, nell’azzardo provvisorio della natura umana che lascia qualcosa di inesaudito. Il salmo 78 racconta di Dio che conduce Israele nel deserto “e li portò al suo confine santo” (verso 54). Sottolineare con cura: l’incontro avviene all’estremità, al confine, non al centro. Lo scambio della legge ai margini della schiavitù d’Egitto avviene nel deserto profondo ma è un viaggio compiuto solo a metà, non seppero mai se quel confine era santo. Quando nell’Eneide Virgilio scrive “spes sibi quisque” (ognuno sia speranza a se stesso) esclude la parola ebraica “tikvà ” scritta da Zaccaria (9,12) per annuncio di salvezza “Tornate alla fortezza, prigionieri della speranza.” Ma quella parola, tikvà vuol dire anche “corda” e quindi: tornate alla fortezza prigionieri della corda. Una speranza che trascina e può spezzarsi. Quando Rachele piange a Ramà i suoi figli e rifiuta ogni consolazione (geremia 31,15) Dio interviene: “Distogli la tua voce dal pianto. Con una corda (speranza) torneranno figli al loro confine (l’incontro).” Nota a margine. A piè di post. Al confine.”


I credenti non possono ignorare che Dio (comunque lo si nomini o lo si intenda) è un principio assoluto. I principi assoluti non hanno confini (avendoli non sarebbero assoluti) e neanche possono sostener di aver confini: sostenendolo, riconoscerebbero di non essere assoluti. In quanto realtà assolutamente universale, quindi, un Principio assoluto neanche può essere confinato all’interno di una fideistica visione: per quanto elevata, necessariamente relativa. Il confinamento di Dio all’interno di un unico pensiero religioso, pertanto, è stato e continua ad essere la massima superbia culturale delle religioni monoteiste. Teniamo giù la mani da Dio!

Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Reincarnazione

Reincarnazione: ritorno di uno spirito nello Spirito, o ritorno di uno spirito ancora suo spirito? Dipende dallo stato di spirito di uno spirito. Gioco di parole, mi si dirà: mica tanto.


Spirito è ciò che anima. Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita.  Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito. La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura. Lo Spirito essendo forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita. 


Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Al principio, Natura (comunque formata) come suo corpo, Cultura (comunque saputa, come sua mente) Spirito (comunque agito) come sua forza. Gli stessi stati di principio del Principio della vita (comunque lo si chiami) con_formano la vita a sua somiglianza, cioè, la nostra. Differenzia lo stato del Principio dal nostro, non una diversa quantità di stati, ma solo lo stato degli stati: supremi quelli del Principio, a quelli somiglianti, i nostri stati. Vita è stato di infiniti stati. Si origina dalla corrispondenza di spirito fra tutti e in tutti i suoi stati. Uno stato di vita scisso nella sua unità vive nel dolore: male naturale e spirituale da errore culturale. La relazione di vita fra spirito umano ed umano, come fra spirito disincarnato e spirito disincarnato, come fra spirito umano e spirito disincarnato (o l’opposto) non può avvenire che fra spiriti di pari forza. Indipendentemente da dove avvenga (o quanto si vuole che avvenga) quanto attendibilmente vera può essere la ricerca di un incarnato da altro spirito? Per quanto premesso, non quanto basta per affermare, totale, una reincarnazione. Al più, si potrà parlare di reincarnazione parziale. Con ciò intendendo, una reincarnazione di particolarità fisiche, culturali, o spirituali, di un dato reincarnante. Vedano gli interessati se ciò può bastare ai loro scopi. Vorrei invitarli, però, ad alzare lo sguardo dal particolare spirito (forza di una vita) per rivolgersi all’universale forza della vita: lo Spirito. Siamo vicini o lontani dallo Spirito della vita, in ragione dello stato di vita del nostro spirito. Così, ammesso nello Spirito un valore 100 (tanto per ragionare) uno spirito gli sarà vicino se di misura 90, o lontano se di misura 9. La verità dello Spirito è detta dallo stato di pace; è detta dallo stato di pace, perché, pace, è cessazione di ogni dissidio. Alla cessazione del dissidio subentra il silenzio. Perché cessazione di ogni dissidio, il silenzio è il luogo della Verità. E’ un luogo che non possiamo sapere, tuttavia, lo possiamo sentire. Lo possiamo, tanto quanto siamo in grado di porre pace in noi ed in altri e/o da noi. Ora, la ricerca di una più elevata reincarnazione dove dovrebbe dirigersi con più certa verità? Ancora verso uno spirito ex umano (per quanto elevato, ammesso che lo si possa sapere) o verso lo Spirito? Se verso uno spirito, si continuerà disquisire sul vero luogo di nascita, o se veri i ricordi o le caratteristiche di un dato Lama (ecc, ecc,) in un tira e molla che non può non prostituire ogni spirituale intento. Si veda la contesa sul prossimo reincarnato che finirà per lacerare anche il Tibet storico. Il luogo è molto più certo, invece, se dirigiamo la ricerca verso lo Spirito. Si è incarnato come vita, infatti,  e come vita, continua a farlo ovunque c’è vita: in Tibet, in Cina, o qui, in me, seduto su una poltrona dal bel colore cardinalizio!


poltronaconsaluti


Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Filo guida e badili


“Il filo guida non sempre si trova, a volte serve un ‘introspezione profonda perciò ci sentiamo abbandonati al destino: pensiamo di non farcela…”


Quando pensiamo di non farcela perché anziché sentirsi abbandonati al destino, non ci domandiamo, se non stiamo scavando troppo nella nostra profondità e quindi nel nostro destino? Un esempio per semplificare: se mi pianti un badile troppo profondamente nel terreno rischi non solo di non alzare quello che volevi alzare ma anche di non saper più come togliere il badile piantato. Ecco! L’introspezione profonda che dici necessaria per trovare il nostro filo guida è come usare il badile nel modo in esempio! E’ chiaro che ti senti “abbandonata”, ma, dalla vita, oppure da una vita che si agisce con una capacità di scavo, secondo il caso, in eccesso o in difetto? Mi ci sono voluti 62 anni di abbandono per capire che che siamo noi ad abbandonare la vita, non, la vita.

Giugno 2006 – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


L’avvertenza che segue

Non mi considero così importante da rendere necessaria l’avvertenza che segue. M’ha costretto a farla più di qualche possibilità: al momento solo teorica.


Non ho legittimato nessuno ad operare in mia vece: sia come autore che come pseudonimo. Non ho mai aderito e mai aderirò a nessun genere di chiese, gruppi, o sette comunque religiose o comunque si dicano. Per la Cattolica, pazienza: mi ci sono trovato dentro! Certo! Tutto é via della vita ma corrispondo con la mia. Lo preciso, non per proibire l’uso di questo pensiero, bensì per allontanare qualsiasi genere di mano morta dalla mia persona. L’avvertimento vale per ogni data e per ogni genere di millantato credito, sia a mio favore che a favore dell’opera, sia contro. In assenza di ogni genere di stampato in proprio o da altri, comunque autorizzati da me, si consideri originale e ultimata solo l’opera che ho collocato a questo indirizzo, in questo WordPress, e con il titolo di Lettere “per Damasco”. Dopo l’esperienza come Associazione (praticamente finita per più pochezze nel giro di un anno) non sono interessato a costituire alcunché! Non ho nominato eredi e né concesso proprietà.

Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Sulla Parola non valgono parole

Non perché mi sono sentito offeso dalle tue parole non ho terminato di leggere il tuo provocatorio post, (come neanche quello dell’Intervenuta) ma perché, secondo me, tutti quelli che parlano di Dio, straparlano. L’unica vera opinione che i credenti dovrebbero avere di Dio, è, che è! Punto! Tutto il resto, è un castello di palle che solo el Segnor lo sa, ma che ha detto con un solo nome: Padre! Punto! Come ti dicevo nel commento che ti ho lasciato prima di pensare al Pesce, il problema è l’uomo, non, Dio. Completo il mio pensiero adesso, dicendoti che i laici, ed i credenti che sanno distinguere quello che è di Dio da quello che è di Cesare, dovrebbero opporsi, non al pensiero di Dio, ma al pensiero dell’uomo su Dio. E mica per anticlericalismo, sai, ma per disintossicare il clero dalle eccessive dosi di alcol, altro nome di Spirito, che stanno assumendo sino a delirare. Trovo più che giusta la Chiesa che non transige sui principi, ma trovo vaneggiante la chiesa, che non sa distinguere fra principi, e attuazione dei principi. La chiesa che non libera le coscienze, nega integrità, all’Uomo, e solo ne fa, un capro (quando non un capretto) da mettere sotto. Opinione che non risulta alle povere pecorelle, ovviamente, ma, non si sa mai, perché confido in Dio: chiunque e qualunque Cosa sia! Non pongo la mia fede nei dettagli!



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Cronic Fadigue Sindrome


Con Flebile Spirito Che Fatica Sopravvivere


L’Istituto superiore della Sanità, incarica il Gruppo “C” di Verona, di studiare un malattia che deprime la vita pur non ledendo il corpo. Non vedo cosa ci sia di nuovo – mi dico. Sono cose che succedono, quando un insieme di fattori ammalano la forza della vita: lo spirito. Siccome pensavo, (e penso), di capire qualcosa sullo spirito, intervengo presso il dottor S. con questa lettera. Se anche con le immagini dei concetti non ricordo. Ricordo, però, di aver immediatamente tradotto il titolo a mio modo. All’epoca, la mia emozione era come una volpe in un pollaio. Ve lo immaginate il casino che faceva fra le galline, pardon, fra i concetti? A proposito di “emozione”. L’emozione, è la parola della vita che dice sé stessa. Se nei “malati” da quella sindrome la Cfs, si può dire, Con Flebile Spirito, della mia Cfs potevo dirla, “Che Fatica Sopravvivere”. A proposito di sopravvivere, mi domando come farò a cavarmela dai casini che ho scritto, ma, quel che è peggio, mandati in giro. Per quanto cerchi, non trovo che una risposta: confessarseli, correggerseli e, rimandarli in giro. Mi domando, se anche per la cura della Cfs sia necessario applicare questa auto terapia: vedersi, non per quello che abbiamo sognato di essere, (o ci è stato detto che siamo), ma per quello che si è. Quindi, (sia pure con fatica), accettare la constatata identità. Terapia della rassegnazione? No! Terapia della sincerità!


Ho la sensazione che con la sindrome da Cfs, la medicina tenti di entrare nella casa della Psichiatria. Secondo me, l’intrusione finirà con reciproco guadagno. Per il paziente non lo so. Essendo sindrome, con il fare, dovrai considerare anche l’essere della Persona: soggetto, non meno sindrome del male che denuncia. Prima di inoltrarmi nel discorso, non posso non dire cosa intendo per Persona e qual’è la sua immagine. La Persona è l’immagine dello stato unitario trinitario che si origina dalla corrispondenza fra i suoi stati: Natura, Cultura, Spirito. Tanto quanto i suoi stati corrispondono, è tanto quanto la Persona trinitaria è unitaria. Tanto quanto una persona è unitaria e tanto quanto è sé stessa e, quindi, integra.Per quanto riguarda il tuo essere di tecnico, pensa allo spirito come alla forza della vitalità, che, allo Spirito come forza della Vita, ci penso io. Pensare allo spirito come alla forza della vitalità, ti consentirà di procedere per la terra che conosci. Non dovrebbe meravigliare l’età dei malati. E’ l’età delle massime tensioni vitali, però, è anche l’età dei massimi contraccolpi. La Cfs, dice che un contraccolpo ha provocato un crepo. Ora, si tratta di trovare il luogo di quel crepo. Secondo l’immagine che ho introdotto sopra, il luogo può essere nella Natura: stato di principio, del principio della sua vita.


Nel caso lo sia, ciò vuol dire che una Natura, (la parte fisica dell’identità), ha emanato verso la vita, una carica di vitalità, (di forza), che non ha trovato sufficienti agganci, sviluppi, conferme. Non avendole trovate, quella vitalità è tornata al mittente, con forza direttamente proporzionale all’emanazione, se il soggetto ha in altro la sua base, (una confermante idea di sé), ma inversamente proporzionale alla emanazione, se il soggetto non si fonda, anche in altra confermante base. Sia nel caso direttamente proporzionale che in quello inversamente proporzionale, il contraccolpo può essere di segno + o di segno -, per infiniti, (la vita stato di infiniti stati di vita), e sindromatici fattori. Il segno + e -, dicono il genere di sofferenza che si origina nella forza dello spirito di quella persona. Quando è +, il contraccolpo nello spirito provoca delle esaltazioni. Quando è – provoca delle depressioni. Quello che vale per l’emanazione naturale, vale per quella culturale e spirituale. I contraccolpi sono originati da risposte non date dal corpo, non date dalla mente, non date dallo spirito. Essi crepano la Persona, quando i suoi ammortizzatori mentali, (i dati del discernimento), sono scarichi perché demotivati, o carichi di una esistenzialità non corrispondente all’effettivo essere. In genere, una demotivazione copre un lutto interiore: la morte di una idea di sé. Può essere del sé naturale, di quello culturale, di quello esistenziale. Di quello cioè, che risponde ai perché vivere. Una esistenzialità impropria, (convenzionale al sociale ma non alla data individualità), è un pezzo della vita, non originale, per quella vita. Come succede per le macchine, i ricambi non originali corrispondono agli originali come forma ma non come sostanza, quindi, sono più soggetti ad usurarsi. La Cfs, indica, che un pezzo non originale della vita di una persona, si è definitivamente usurato. Vi sono anche dei pezzi non originali, che, pur facendo cedere il soggetto non cedono nel soggetto, ma, sono estremamente cari: vedi ogni forma di droga.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Esaltazione e allucinazione

Mentre Cultura è il magazzino delle informazioni, intelligenza è la capacità di elaborarle in virtù del discernimento. Si è intelligenti, pertanto, non per ciò che si sa, ma per quanto si sa discernere su ciò che si sa. Siccome ognuno ha ed è lo stato culturale dato dal proprio discernimento, va da se che ognuno è soggettivamente intelligente tanto quanto usa (e come) il suo magazzino- Siccome non esistano due persone eguali (tuttalpiù possono essere colte in maniera prevalentemente eguale) per questo non esiste che uno sia più intelligente dell’altro. Può anche essere che uno sia più colto di un altro e che sappia usare meglio i suoi dati ma non è detto. Infatti, la vita prova che vi sono laureati che nella vita personale non se la cavano meglio dei semplici scolarizzati. Ammesso questo, ne consegue che la tua affermazione “hai paura di confrontarti con me perché sono più intelligente”, non solo è presuntuosa (che ne sai della mia intelligenza se non ciò che puoi, credi e/o ti fa comodo sapere?) ma rivela la necessità di essere più degli altri. Per esserlo, è ovvio che si deve prevaricare l’altrui personalità. E’ solo per questa tua tendenza (e non per paura o di te o della tua intelligenza che dopo aver affrontato me stesso ho paura solo dei miei errori) che ho interrotto il mio rapporto nei tuoi confronti. Diversamente da te, non t’ho detto che l’interrompo perché sono più bello,o più figo, o più furbo, o più intelligente, ecc. ecc. ma, se ben ricordi, ” perché non mi corrispondi “. La corrispondenza fra persone è un passaggio sentimentale e culturale che deve risultare prevalentemente paritario. Se non lo è, allora quel rapporto entra in sofferenza; entrandolo, è destinato ad essere fallimentare. Per infiniti motivi, se non si interrompe un rapporto fallimentare ciò evidenzia che la passione per il dolore (masochismo sentimentale) ha sostituito con altrettanta passione quella per l’amore: corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti gli stati della vita. Premesso questo, non mi pare che il nostro ultimo colloquio abbia evidenziato la tua voglia di capire (desiderio di corrispondere attraverso lo scambio del sapere) ma di restaurare un amor proprio minato nella sua voglia di affermarsi. Se questo ti fa felice buon per te che per me è totalmente indifferente: indipendentemente dalle conferme altrui, il mio amor proprio si basa sull’amore che ho di me, e di me con la vita e, non, con la tua o sulla tua. Per quanto mi è dato di capire di te, la forza della tua Cultura si basa sulla forza della tua Natura. Per me, diversamente, è la forza della mia Cultura che fortifica la mia Natura. La differenza non è di poco conto. Il lutto che ti ha recentemente colpito, oltreché farti capire il dolore (male naturale e spirituale da errore culturale ) avrebbe dovuto farti capire che la forza naturale non è il fine della vita (tanto è vero che finisce appena abbiamo compiuto il personale ciclo culturale) ma il mezzo con il quale si perpetua sia la nostra vita che la sociale e la spirituale. Perseguire la forza naturale come fai tu, solo al momento da conferme e affermazioni. Nel tempo, però, è destinata a fare la fine dei moccoli, che dopo aver dato luce solamente a qualche decimetro di distanza da sé stessi, restano cadaverica materia. Ben diversamente, è il perseguire la vita in tutti i suoi stati, ciò che da luce alla vita: in qualche caso, anche a millenni di distanza dalla fonte di origine. Perseguire la vita, significa perseguire il bene nella Natura, il vero nella Cultura ed il giusto dello Spirito: la forza della vita. Va da sé, che torneremo cadaverici moccoli, tanto quanto, anziché originare vita in tutti i nostri atti, origineremo stati di morte: male nella Natura, falso nella Cultura ed ingiustizia nello Spirito. A mio avviso e, per quello che vale la mia opinione presso di te, anche se la capacità di vederti con lucidità è allucinata dalla passione che hai verso te stesso, comunque hai dimostrato di conservare una buona capacità di autoanalisi. Continua a servirtene non per prenderti e/o per prendere, ma per liberarti e/o liberare. Mi auguro che questa lettera raggiunga il suo scopo: far capire. Lo spero per chi desideri e/o desidererai. Se non dico lo spero per chi ami e/o amerai, è perché, almeno al momento, non dimostri capacità di porti in comunione: corrispondenza che è amore solamente quando chi desidera, sente che i conti gli tornano giusti perché dal rapporto non gli viene sofferenza.



Luglio 2006 – Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Una voce dalla notte


Armonica, una voce dalla notte m’ha detto: guardatela.


Secondo il mio pensiero, la croce, simbolizza il peso della Natura (il corpo della vita) sulla vita della Cultura. La Croce, in quanto simbolo del peso della Natura sulla forza della Cultura è il simbolo universale che dice la fatica e la sofferenza che è nel vivere. A mio vedere, ogni pensiero che solleva la croce dalle spalle di chi vi è caduto sotto, è Cireneo. Dalla simbolica lettura di quest’immagine, rilevo che, Cireneo, è l’atto dell’Uomo che ausilia il caduto, e l’atto delle Leggi che si prefiggono analogo scopo. Anche il mio sonno di questa notte deve essere caduto sotto il peso della fatica di venire a capo della questione, Crocifisso si, Crocifisso no, ma non so quanto sia stata cinerea la voce che appena prima di svegliarmi m’ha detto: guardatela. Non so quanto cirenea, appunto perché non ha potuto non aggiungere fatica a fatica nel tentar di capire. So bene cosa si dice di chi sente le voci nella mente, ma io l’ho sentita in mezzo ad un sogno da dormiveglia, del quale non ricordo nulla se non che non aveva chiaro capo. Intenzione di quella voce, era fornirlo? Mi vien di pensare di si, dal momento che il logos del contendere, per la mia sensibilità e finalità, esige la risposta mediatrice che aiuti a far cessare un dissidiante contenzioso. Avete presente una bandiera mossa da un vento delicato? Ecco, il “Guardatela”, era detto con un tono che nella mia mente oscillava come una bandiera. Perché quella voce m’ha detto guardatela – e non – guardatelo – e perché, già che c’era, non ha aggiunto verbo? Nelle manifestazioni dello spiritismo vi sono voci che indicano una meta, e voci che guidano alla meta. Ascolto le prime, diffido delle seconde. Le prime, infatti, lasciano liberi di percorrere in proprio la via indicata, mentre le seconde possono influire chi le ascolta senza discernere, anche sino al condizionamento; e qui non ci siamo! Nulla può verificare l’identità del parlante, infatti; e niente può dire sulle sue reali intenzioni, come nulla può provarle se non una fede che non può non essere intellettivamente mal riposta. Se quella voce m’avesse detto – Guardatemi – l’avrei pensata proveniente da una vita crocefissa. Divina o umana, chi può affermarlo se non dicendo quello che pensa ma non quello che necessariamente è e/o sa? Se quella voce avesse detto – Guardatelo – (sottintendendo il Crocifisso) l’avrei pensata proveniente da chi osserva il Crocifisso, oppure, da un crocifisso delle tante centinaia che lo furono letteralmente, e/o delle innumerevoli trapassate che sono state appese alla loro croce dalle personali sofferenze, ingiustizie, ecc, ecc. Ma quella voce (non esclamativa) m’ha solamente detto – Guardatela – Non il Crocifisso o un crocifisso ha indicato, allora, ma solamente la Croce. Perché? Può essere perché ha indicato il luogo del dolore di chi persegue l’errore. In questo senso potrebbe essere una pedagogica avvertenza. Può essere perché la Croce senza il crocifisso ci dice che nessuna vita rimane per sempre inchiodata ad un destino di dolore. Eminentemente cristiano, quest’ultimo pensiero. A mio sentire. Da appendere ai muri delle chiese: a mio sperare.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Sogni, amori, topi.

Sogno l’Amato qualche notte fa: siamo abbracciati. Sento il suo desiderio ma non sento il mio. Da qualche parte una voce mi dice: lasciati andare, Vitaliano, lasciati andare. Dietro di lui una borsa aperta. Qualcosa di grigio si muove in quella borsa. Vedo uscire, uno, due, tre, quattro topi. Sento sorpresa, nessun senso di schifo, curiosità, il bisogno di capire. In genere, la figura del topo mette in disagio chi ha problemi con il sesso o con la sessualità. Il topo, però, è anche un roditore: è chi erode. Potevo dirmi, quindi, che l’invito a lasciarmi andare detto dall’Amato, in una “borsa” semiaperta conteneva degli elementi roditori. Di chi? Per chi? Per cosa? Il giorno dopo mi contatta un quarantenne romeno. Bella figura. Ottimo operaio. Nessuna evidente traccia di violenza interiore. Ragazzo a suo modo, eppure maturo. Desidera le età come la mia. Molto riservato. Equilibrato. Non di primo pelo, anche se tende a pettinarlo mettendo la riga in mezzo. Aveva mal di schiena. Gli faccio un po’ di abracadabra. Gli passa. Le motivazioni della visita restano, però, fra i fatti capire ma non detti. Conosco quei generi di antifona. Gli dico ma non muovo la mia disponibilità. L’accoglie, ma non muove la sua. Così, stiamo come quelli che aspettano che ci sia più luce, o che si spenga del tutto. Spegnerla del tutto, non è da me, e nel che ci sia più luce, c’è anche di che chiudere gli occhi. Mi dice se conosco qualcuno che gli può andar bene. Con la richiesta può avermi fatto capire che per me la sua porta era socchiusa, oppure, socchiusa per altre possibilità. Non mi lascio andare. Ci sono dei topi. Venerdì prossimo lo porterò a ballare nello scannatoio dove vado di solito. Chi vivrà vedrà.


Aprile 2008 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Penna e pena in Sandro

“La bellezza di quelli che non sanno, non è più bella di quelli che sanno?”

Sandro Penna, qui declama la bellezza e la forza fisica dei suoi amori e/o amanti. L’amava, perché fonte della vitalità, a suo pensare (penso) da incontaminata naturalità. E’ la bellezza di chi ricorre alla forza muscolare come sostituto della debole quando non mancante forza culturale. Sia pure generalizzando, prova ad accostare il fisico di un muratore con il fisico di un impiegato e capirai meglio. Tanto più se non ti fai deviare l’occhio dall’opera di adulteranti palestre. Di naturale, gli adulterati da palestre non hanno più la psiche da origine, ammesso che l’abbiano avuta. Ripensandoci, anche gli adulterati da filosofie e/o religioni di vario genere hanno perso la psiche virile di prima: ammesso che l’abbiano avuta. L’ho constatato confrontando le immagini dei miei ragazzacci con quelle degli oranti visti a Telepace. Belle anche queste, per carità, ma comuni sans sel. Il dispiacere m’ha ricordato: “Beati i diversi essendo loro diversi. Guai ai diversi essendo loro comuni.” Non penso si riferisse solamente al mondo gay. I poeti registrano anche altri universi.



Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Madonna che pianti!

Nei casi delle “Madonnine piangenti” pare sia lecito credere al miracolo solo se gli accertamenti proveranno che quelle lacrime sono di sangue umano, ma anche accertata la qualità umana di quel sangue, non per questo abbiamo accertato la qualità di vita dello stato che l’ha permesso. Dubitare, quindi, è necessario. Lo reputo necessario, tanto quanto, un cosiddetto miracolo porge confusioni, ogni volta porge più domande che risposte. Si possono definire miracoli, degli atti che innescano delle spirituali confusioni? Secondo me, no, al più, misteri. E’ giusto riverire dei misteri (quando non esserne succubi) che possono essere di equivoca origine? Non é scritto da nessuna parte, infatti, che proviene da Dio ciò che ci proviene dal soprannaturale: ammessa l’ipotesi. Le mie perplessità sono iniziate quando ho visto che il “pianto” di quella statuina ne aveva deturpato il volto. Così, più che l’idea di un pianto, mi hanno suggerito l’idea di uno spregio. Mi sono detto: se quei pianti sono un segno di divinità, perché mai quella divinità é stata pasticciona al punto da pasticciare il messaggio pasticciando il volto del messaggero? L’ha fatto perché intendeva farlo, o perché non ha saputo e/o potuto non farlo In quella statuina il sangue è fuoriuscito dagli occhi, Naturalmente parlando, gli occhi sono gli strumenti della vista; vista che, simbolicamente parlando, dice la capacità di vedere (e di capire) oltre a quanto appare: sia di noto che di non noto. Al punto, il sangue è fuoriuscito dagli occhi perché feriti gli strumenti del vedere e/o quelli del sapere? Se ferite ambedue le proprietà, la fuoriuscita del sangue (il sangue è simbolo della vita) denuncia (sul vedere e/o sul sapere) una vista limitata a causa di lacrime e sangue? Di chi? Dell’Uomo? Della Donna? Di Tutti e da tutto? E se invece denunciasse una ferita nella vista del vedere e/o nel sapere dell’immagine che denuncia? E se invece la denuncia fosse di una immagine che si serve dell’immagine denunciante? Il sangue che ha deturpato il volto della statuina, lascia intendere che è stata ferita (e/o deturpata e/o sfregiata) colei che (per quanto crediamo ma non sappiamo) fu scelta da un inviato di Dio onde permettere la nascita di una nuova storia? Ulteriormente, il segno può anche significare che quella figura sta piangendo lacrime e sangue perché stiamo spregiando la storia che la sua accettazione della Vita ha contribuito ad iniziare? Chi la sta spregiando? La Donna? L’Uomo? Tutti? Perché quella rivelazione é avvenuta in una grotta posta in un giardino? Simbolicamente parlando, perché la causa di quel pianto sgorga (o sgorgherà) ogni qual volta (nel Giardino che è la vita) collochiamo la grotta (o le grotte) che fa (o faranno) da palcoscenico alla manifestazione del mistero Morale della favola: quando pone più domande che risposte, nessuna manifestazione di qualsiasi forza della vita ha attendibili intenti. Attendibili, sono le forze (gli spiriti) che sono nella Verità, ma chi é nella Verità non ne vede altra, quindi, in quello che sa resta dov’è.



Lettera datata. Pressoché rifatta nel febbraio 2020 – Ottobre 2021 – Non l’ho riletta

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Libera opinione in libera religione

Notevolmente foriera di guai, in una chiesa di Bologna c’è una “vignetta” che mostra Maometto all’Inferno. Non mi risulta sia stata tolta. Allora, se libertà è arbitrio non invasivo quello altrui, come mai è ancora lì? Se, libertà, è “non fare agli altri, quello che non vorresti fatto a te”, cosa aspettiamo a liberare gli ammanettati dal nostro diritto di libertà? Aspettiamo che lo facciano nella maniera più alterata, per poi cincischiare con i soliti, ma, mi, mo, me?



Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Un pericolo per gli stellati

C’è un pericolosissimo infiltrato nei Referenti dei Meetup , e/o fra i gerenti dei necessari progetti: il desiderio di Casta: sostanziale dove non formale.Sia ben chiaro: non intendo assolutamente mettere in forse l’idea del Grillo che ho adottato, e che per quanto posso e/o so, appoggio in pieno. La mia corrispondenza con il Meetup di Verona è stata irrilevante, tuttavia e’ bastata per farmi escludere che nel gruppo che ho conosciuto  vi sia desiderio di casta politica o di potere comunque voluto e/o finalizzato. C’è un desiderio di Casta, però, che non è mai stato trattato, e a quel che mi risulta, mai posto in analisi: la Casta culturale. La casta culturale si costituisce ogni qual volta delle pari titolarità di studio fra aderenti emerge una maggior personalità culturale. Succede in ogni realtà. Il problema non è questo, però, il problema è la possibile chiusura (dell’emergente) verso delle conoscenze diverse e/o alterne; chiusura che potrebbe essere motivata anche da motivi non necessariamente ideologici. E’ certamente vero che conoscenze diverse e/o alterne hanno facoltà di scardinare l’omogeneità di un dato Gruppo. Altresì è vero che vanno riportate a comuni criteri.  Criteri che forse non sono sempre raggiungibili, come dimostra il caso di un uscito dal Movimento perché si sentiva soffocare. Ci si può sentire soffocati da volontà maggiori, ma ci si può sentire soffocati, ogni qual volta una cultura minore viene impedita da culture maggiori.  Nel Gruppo veronese di quella sera, era emerso chiaramente che rispetto a quella dei presenti, di minore c’era solo la mia. Se mi sono allontanato dal Gruppo, allora, non e’ stato per qualche suo  impedimento, ma perché mi sono reso conto che sarei servito pressoché a niente.  Come fermare il possibile scardinamento ideologico di un Gruppo senza per questo far sentire soffocata una alterna voce? Direi,  facendo in modo di farla rientrare nella comune visione delle cose trattate. Operazione, questa, tanto più possibile, se ogni Referente e/o Operante considererà la sua cittadinanza politica (e dove c’è motivo anche quella esistenziale) non su quello che sa o opera, ma su quello che tutti paritariamente siamo: grilli con ognuno le sue antenne, la sua personale voce, la sua personalità. Impedirsi di diventare casta politica e/o culturale, quindi, è impedirsi di sentirsi superiori per bisogni di grandezza. So bene che solo una ferma auto disciplina impedisce la vanità di sentirsi Casta perché ci si sente oltre il basico, ma arrivati a questo punto, scagli la prima pietra contro il Movimento solo chi, nella ricerca di consenso, ha saputo rifiutare il suo bisogno emergere dal nulla che è stato, alla Casta culturale dove si collocano i qualcuno che sono diventati detentori di potere.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Lettera ad un IO confuso

a Paola R

Poiché la Natura sente ciò che la Cultura sa, la Natura è via della vita della Cultura. Poiché la Cultura sa ciò che la Natura sente, la Cultura è via della vita della Natura. Lo Spirito è via della vita perché è la forza della Natura che corrisponde alla sua Cultura. Nella vita (stato di infiniti stati dello spirito che si origina dalla relazione fra Natura e Cultura) la corrispondenza fra gli stati è via della destinazione di sé verso altro sé. Ciò che la motiva è la simpatia. Vi è simpatia verso una Natura e/o la Natura; vi è simpatia verso una Cultura e/o la Cultura; vi è simpatia verso una vita e/o la Vita. Nella simpatia, la Natura desidera ciò che dell’altro sente; la Cultura desidera ciò che l’altro sa; la vita desidera ciò che dell’altro vivifica il suo spirito. La simpatia ha tre stati di percezione: nel primo stato, la si sa perché la si sente ma non si sa perché la si sente. Il primo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Cultura della Natura: il soma. Di una simpatia, in quanto se ne conoscono i motivi culturali nei naturali, nel secondo stato di percezione si sa perché la si sente. Il secondo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Natura della Cultura: la vita. Quando la Natura degli stati corrispondenti sentono ciò che sanno e la loro Cultura sa ciò che sentono, la simpatia è propria dello Spirito: forza della vita e terzo stato di conoscenza da simpatia. La simpatia è proprio ed altro desiderio di vita: essa, nella vitalità che motiva, è la via che sostiene la corrispondenza degli stati in moto di destinazione verso la meta naturale, culturale e spirituale propria ed altra. La simpatia veicola gli stati della personalità individuale, sociale e spirituale verso sentimenti affini. La meta di prevalenza della destinazione degli infiniti moti di vita cui si corrisponde per simpatia segna di sé il destino.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


L’Immagine del segno culturale

L’Immagine del segno culturale è composta da tre simboli: un cerchio, tre orbite, una croce. Il cerchio è formato da infiniti punti. Poiché si principia da ogni suo punto, è simbolo di principio infinito. Poiché in un cerchio tutto sta e il cerchio tutto contiene, è simbolo di universalità. Le orbite rappresentano il trinitario stato della vita: Natura, Cultura, Spirito. Le orbite sono intersecate. L’intersecazione segna l’unitaria corrispondenza fra gli stati. La Croce simbolizza il peso della Natura sulla Cultura, e sulla forza della vita: lo Spirito.


s culturale


Ammessa ma non necessariamente concessa l’inesistenza degli spiriti, e ammesso ma non necessariamente concesso che la medianità sia solamente il frutto di un’altra parte della mente, ci sarà da capire come il medium sia riuscito (nel giro di un paio di minuti, forse neanche) a comporre quest’immagine senza mai staccare la penna dal foglio e senza fermarsi un attimo. Se accettiamo invece che l’autore sia uno spirito, con quell’immagine si è manifestato durante un incontro. Dopo la composizione dell’immagine scrisse che era un segno universale. Raccomandò di non fotocopiarla. Non ho mai capito perché. Sull’immagine (in b/n) non osai chiedere spiegazioni ma sentivo di doverle dare. Ricordo di esserci riuscito (penso) leggendo simbolicamente le parti che compongono il tutto.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Il principio spirituale

Spirito è ciò che anima. Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita.  Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.

La forza dello Spirito è la vita della Natura. La vita dello Spirito è la potenza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.

Lo Spirito essendo forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

Lo Spirito è la forza e la potenza della vita che ha originato la sua forza e la sua potenza.


nuovosegnoculturale


Ho trovato l’immagine originale (più di venticinque anni fa) in un mercatino di oggettistica: a Bolzano. Aveva uno sfondo a goccia: di plastica nera. Sordo a chi mi diceva che era un gabbiano (o un uccello simile) per decenni l’ho sempre intesa come l’interpretazione di una colomba da parte dell’autore; da quell’intendere, le conclusioni che ne ho tratto. Va beh! Vuol dire che è un O.S.M = Oggetto Spiritualmente Modificato; che è quello che da allora ho iniziato a diventare. Sopra la corona ho fatto aggiungere un brillantino. In quanto bianco, puro, e brillante, di quel diamantino si può dire che simbolizza la luce. La luce, simbolizza la verità. Elevando il pensiero, si può dire, allora, che sulla cima della corona che segna la sovranità, (dello Spirito, in questo caso) c’è il brillio della verità.

Datata – Ottobre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Normalità


La normalità sessuale è detta dalla Natura nella corrispondente Cultura secondo Spirito.


Eterosessuale:

è la Personalità naturale – culturale – spirituale, che si allea con corrispondenti umanità, onde, nella propria, perseguire il Principio della vita: vita, in tutti gli stati per quanto sa, vuole, e/o può.

Omosessuale:

è la Personalità naturale – culturale – spirituale, che indipendentemente dalla genialità della Personalità sessuale scelta per il proprio completamento (purché cosciente di sé, dei suoi desideri, e delle conseguenze espliciti come implicite)  si allea con corrispondenti umanità onde perseguire la propria, e per quanto sa, (vuole e/o può) perseguire il Principio della vita: la vita.

La vita dalla nascita all’adolescenza:

nello stato famigliare per la conoscenza sensuale e sessuale dell’individuale Natura.

La vita dall’adolescenza alla giovinezza:

dal gruppo famigliare al gruppo di corrispondente relazione, per lo stato della conferma dell’originale Natura sessuale, data dalla rivelazione dell’individuale Cultura, in forza della vita data dallo Spirito.

La vita dalla giovinezza alla piena coscienza di sé:

dalla conoscenza dell’Io sensuale e sessuale: dal gruppo di relazione corrispondente al Crescente, all’adesione del corrispondente gruppo di acquisita identità sessuale.

In ogni stato di vita:

l’Amore e la Comunione quale alvei incanalanti la vita sessuale dell’Individuale e Sociale personalità.

Per ciò che è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto della vita, lo Spirito, essendo calibro della Natura che forma, arbitro della forza che concede e giudice della vita che ha dato, è maestro. Lo stato Umano per lo stato Sociale nello stato Spirituale, allora, non può essere educato che da canoni che rispettino la trinitaria – unità della Persona. In ragione della trinitaria unità della persona e secondo la guida del suo Spirito di vita si evidenzia che la sessualità della Personalità umana, sociale e spirituale è data dai principi di vita cui si corrisponde sia in sé che con altre Personalità a sè corrispondenti. Da ciò ne proviene che la distinzione sessuale della Natura non è data in ragione del soggetto Etero o Omo genitalmente scelto, ma dalla vita spiritualmente scelta: Etero se corrispondente con i dissimili anche a livello culturale, e Omo con i simili anche a livello culturale. Vita, però, é stato di infiniti stati di vita. Ne consegue che i generi di corrispondenza fra simili come fra dissimili sono infiniti. Dove e come è impedita la con_fusione fra principi che (si può ipotizzare) potrebbero far perdere all’identità la propria particolarità culturale, sociale, e elevando il pensiero, spirituale? Direi, nel soggettivo bene dato dal vero per quanto è giusto. Indipendentemente dal soggettivo stato, così pensando e agendo, l’Identità sarà confermata dall’assenza del dolore e del dissidio: mali naturali e spirituale da errori culturali. Secondo questa visione delle cose, quale sarà il destino di ogni particolarità? Il destino di ogni vita sarà quello di con_fondere la propria vita (la particolare) con quanto è universalmente proprio della Vita.

Per altro:

dove non è assente l’errore perché presente il dolore, l’identità sessuale data dalla culturale con la spirituale, sta, nello Spirito della Vita, secondo lo stato di spirito dato dalla vita propria in quella sociale.

Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Le sponde della sessualità

Mi è capitato di avere sessualmente relazionato con persone di destra, sinistra, centro, secessionisti, anarcoidi e anche con quelli socialisticamente maleducati: ovviamente non tutti in una volta. Come l’ho potuto se non sono etero, giovane, bello, ricco e per niente palestrato? Evidentemente, latente e/o palese che sia stato, fra me e quelle figure fu galeotto un comune momento sessuale. Un comune momento, certamente non fa una sessualità, tuttavia, prova che essa è come un fiume che può toccare più stati. Si può normalizzare quel fiume, la sessualità? Direi solamente convogliando la sua vita in quel canale artificiale che abbiamo chiamato norma sessuale. Vita, è lo stato di infiniti stati del suo stato. Anche una “diversa” sessualità, quindi, è via della vita


vita è bene per la Natura

vero per la Cultura                                  giusto allo Spirito


in ogni sua parte. Deviare da questa normalità, quindi, non può non deviare la vita. Tornando alle dichiarazioni di F., se vi sono degli omosessuali che ancora tollerano di non sentirsi chiaramente accettati dal suo partito, allora, l’autolesionismo che evidenziano prova il loro bisogno di essere psicologicamente posseduti nonostante i costi. Per questo psicologico e politico desiderio di attiva passività, anche se l’omosessuale che lo vota non fosse di quelli che lo prendono in fondo alla schiena, comunque, scegliendo quella ideologia, temo sarà fra i destinati a prenderlo… nella vita. Buon pro faccia a questo genere di amanti, è ben amaro augurio di ogni felicità. Comunque vada a finire la storia, il signor F. ha ragione di temere quelli che, etero o homo, hanno il coraggio di viversi per quello che sono anche al di fuori del privato. Laica, politica e/o religiosa che sia, per chi ha fame di regime, i liberi, sono sempre dei pessimi soggetti.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Il senso della colpa: croce da temere e maestro da ascoltare.

Il senso della colpa (peso dell’errore nella Cultura sulla vita della Natura) è carenza di forza nel corpo, nella mente, nello spirito. Certamente è vero, che se l’ascoltiamo troppo, rischiamo di cadere sotto il peso di quella voce. Come in tutte le cose, quindi, è una questione di misura. Cosa ci dice la giusta misura? La dice il bilanciamento dei pesi che compongono l’insieme di ciò che secondo Natura siamo,  di ciò che secondo Cultura sappiamo, con ciò che secondo Spirito sentiamo.



Nel ciò che siamo, sappiamo e sentiamo vi è ciò che si deve sia a noi che alla vita. Vi è felicità di vivere, quando le parti sono in equilibrio. Infelicità, quando vi è squilibrio. Si ottiene l’equilibrio fra le parti, quando vi è parità di baratto fra ciò che dobbiamo (i doveri) e ci si deve e/o ci devono: i piaceri. Quando il baratto risulta in passivo (cioè, quando diamo più di quello che ci si deve e/o ci devono) lo spirito della nostra vita subisce una flessione per difetto: la somatizziamo come depressione. La somatizziamo per eccesso, invece nel caso dell’esaltazione. La depressione da senso di colpa (croce, per chi ha perso ogni capacità di baratto) non è una malattia e neanche l’errore: è un allarme. Funzione di quell’allarme, è dirci che stiamo posando quello che siamo per quanto conosciamo in luogo e/o modo erroneo. Qual è l’universale verità che ci dice il luogo e/o il modo erroneo? Verità universale è il dolore che subiamo e/o quello che procuriamo. Artificiale, quando non artificiosa, ogni altra voce.



Giugno 2008 – Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


Di che mamma vogliamo essere figli?

Non appena mi hai detto, credente, ho messo questo cerotto nella ferita nel tuo spirito. Di che ti meravigli se c’è gente che vuole bruciare il Corano? Non lo sai che la mamma degli imbecilli è sempre incinta! Generalmente, per imbecille si intende chi è culturalmente e/o psicologicamente mancante. C’è, tuttavia, un ulteriore significato: debole. Chi è debole, si può non aiutare? Certo che possiamo non aiutare il debole, ma contravvenendo sia allo spirito islamico che a quello cristiano. Limito il discorso a queste due religioni per il solo fatto che a te, islamico, si sta rivolgendo un cristiano. Alla cura contro una imbecillità religiosa intesa come debolezza nella rispettiva fede, al principio delle cose conosciute ci sono stati due medici: Cristo, ed il Profeta. Secondo razza, carattere personale e tempi storici, e secondo esperienza di vita e sapienza (comunque raggiunta) anche questi due medici hanno curato l’imbecillità che hanno trovato attorno a loro, (e forse, anche loro umana cultura) con dei cerotti. Il Cristo cerottò la sofferenza e l’ignoranza altrui con l’idea del dio Padre, mentre chi è “dedito a Dio” secondo il Profeta. Chi è dedito a Dio, non può non esser dedito al Padre, essendo Dio, il Sommo Genitore del creato che purtroppo stiamo rovinando anche nelle creature, ma questo è un altro discorso. Da questi due Nomi, (Dio e Padre) che non esito a dire primi da tanto sono universali, a valanga ne è disceso una infinità di imbecilli interpretazioni, e una moltitudine di monopoli; per monopolio intendendo, esclusivo possesso e settaria gestione della Parola da parte di innumerevoli imbecilli, che per curare la loro debolezza culturale, spirituale e religiosa quando non psichica, si sono impossessati di Dio affermando di parlare a Suo nome. Se è ben vero che nulla può provare quell’affermazione, è anche vero, purtroppo, che nulla la può smentire. Al più, possiamo non crederci. Lo potrebbe smentire Dio, ma Dio, tace. Tace veramente, o siamo noi che ancora non sentiamo la Sua parola, in quanto presi ad ascoltare la nostra? Temo quest’ipotesi. Dico sentiamo e non ascoltiamo, perché la Parola non si ode con l’orecchio; si ode, attraverso le emozioni. Le emozioni sono il verbo della vita che ascolta sé stessa, e/o, che ascolta la vita.

Quale vita sentiamo veramente? Quella dell’amore, o quella del potere, o quella della confusione fra amore e potere? Sia nella fede cristiana che in quella islamica si può dire forte, e quindi non imbecille, il Credente che ha riscritto il suo Libro nella sua mente, nel suo spirito, e di conseguenza (se conseguente è) nella sua vita. I libri si possono ristampare, e la data spiritualità, elevare, indipendentemente, dalla quantità di carta che un imbecille può bruciare. Certo è, che non dovremmo mai “ristampare” i Profeti come abbiamo fatto. “Cosa fatta capo ha” dice un noto proverbio. L’Islam dice insciallah, cioè, volontà divina. Tutto considerato, altro nome con il quale poter intendere il “capo” del proverbio che cito. Animo, Credente, anche tralasciando di dirigere il tuo sguardo, principalmente verso la mamma della vita imbecille, che se c’è ancora vita spiritualmente non debole, (e c’è!) vuol anche dire che c’è mamma anche non imbecille. Tutto considerato, sai che ti dico, infine?! Infine ti dico che l’imbecille gesto del pastore ha finito coll’esserci utile! Infatti, (sia pure sé nolente) ci ha brutalmente posto di fronte ad una domanda, che esigerebbe una giornaliera risposta: di quale mater sono figlio? Della forte, o dell’imbecille? Ignorare la risposta è ammalare di debolezza la mater forte, o mettere sul marciapiede quella imbecille. Vero è, che “ognuno fa quello che può.”

asepara

Lettera ad una madre

In ragione del nostro Spirito, siamo principi di vita: corrispondenza di stati fra Natura, Cultura., e Spirito Lo possiamo essere per la sola Natura qualora si origini un corpo, per la sola Cultura qualora si origini informazioni; per il solo Spirito qualora si origini forza. Ma, vita, è lo stato della corrispondenza fra infiniti stati di vita. Pertanto, anche dove si origini solamente Natura, o solamente Cultura, o solamente Spirito, comunque, indirettamente quando non direttamente, non si può non originare vita. Io non sono stato un padre naturale. Tuttavia, comunicando le informazioni che hanno permesso a più di una vita di trovare parti della sua, posso dire di essere stato padre culturale. Siccome ciò che ho permesso ha dato forza a quella vita, posso ulteriormente dire di essere stato anche padre spirituale. Non solo. Per dare le informazioni che hanno dato forza, non ho potuto non accogliere la vita a cui l’ho data. Siccome l’accoglienza è il principio naturale, culturale e spirituale della donna, per questo posso dire di essere stato anche madre. Siccome vita è anche lo stato di infiniti stati di vita che si origina dalla corrispondenza fra la determinazione maschile e l’accoglienza femminile, non ti dico, infine, quante figure parentali, maschili e/o femminili, sono stato di volta in volta. Questa multiforme proprietà dell’essere non è solo mia. A differenza di altri, ne sono solamente più cosciente. La determinazione naturale, culturale e, dunque, di vita, rende maschio l’ uomo. L’accoglienza naturale e la determinazione culturale e, dunque, di vita, rende femmina la donna. L’uomo non può non accogliere culturalmente ciò che ha determinato. In questo senso è anche culturalmente femmina. Se non lo è, non gestisce e partorisce, culturalmente e spiritualmente, la vita che ha deciso di proiettare. Così, la donna non può non determinare su ciò che vi è da accogliere. Se non lo fa, non proietta da sé la vita che ha accolto. Proiettandola, invece, è anche culturalmente maschio. L’insieme della corrispondenza fra determinazione ed accoglienza, conforma la sessualità: maschile nell’uomo se sarà prevalentemente determinante, femminile nella donna se sarà prevalentemente accogliente.

Ma, vita è lo stato di infiniti stati di vita. Allora, nello stato sessuale di prevalenza, (maschile e/o femminile) sia nell’uomo che nella donna si dirameranno dei secondari stati sessuali: gusti in amore e/o in amare. Quando questi gusti segnano la persona al punto da formarne l’identità, si hanno delle ulteriori figure sessuali: le cosiddette “diversità”. Il Principio della vita è il bene della Natura. Per corrispondenza di stati, il bene della Natura, diventa il vero nella Cultura ed il Giusto nello Spirito. Pertanto, siamo normali a noi stessi e nei confronti della vita sino al Principio, tanto quanto non si origina del male: dolore nella Natura, errore nella Cultura ed esaltazioni o depressioni nella forza della vita. Sia nei confronti della vita personale, famigliare e sociale, il male, è mancanza di vita e, dunque, mancanza verso la Vita. Per questo, non può essere norma di vita. Allora, indipendentemente dalla sessualità, anormali alla vita sono quelli che coscientemente perseguono il male. Per quanto sostengo, lo stato della corrispondenza fra stati naturali, culturali e spirituali fra le due famiglie, (la personale e la sociale), dice quanto esse sono reciprocamente normali sia verso sé stesse che verso il Principio della vita. Il Principio della vita è la vita che ha originato la vita. Non lo dico con altro nome, vuoi perché sarebbe invano, vuoi perché sarebbe vano. Qualora vi sia della vita, (individuale, famigliare quanto sociale), che diverge dal Principio della vita, (sia nella vita propria che nella vita altra, il principio della Vita sta nel comunicare vita in tutti e fra tutti gli stati della vita), non la vita in questione lo allontana, ma (tanto quanto coscientemente vuole ciò che lo separa dal gruppo di principio culturale) da sé quella si allontana. Il soggetto che si allontana, (coscientemente o no che sia), decidendo di essere parte per sé stesso, necessariamente, diventa estraneo a quello di origine tanto quanto non vi corrisponde più. Prendere atto della separazione da estraneità può essere abbastanza “semplice”, ma, non tanto nell’attuarla. Vuoi per situazioni economiche, vuoi per altri vincoli. Fra questi (in chi si è separato) la paura di affrontare le inevitabili conseguenze che sono nelle sue scelte. Accertare in chi stia la paura (debolezza che indica la personalità non ancora strutturata) e in chi (volente o nolente) stia la passiva accettazione da comunque normalizzato  non è mica tanto semplice.

Non tanto per il sentire, quanto per il capire su quanto si sente. Che fare in questi casi? Direi tornando da capo, al principio della vita. E il principio della vita è la Natura. Non sapremmo il concetto culturale di piacere e/o di dolore se la Natura, il corpo, non ce lo facesse sentire. Ciò che noi si sente, dunque, è informazione tanto quanto ciò che si sa, ma, a fronte di una cultura in confusione, la Natura non lo è mai. Infatti, essa sente il dolore e/o il piacere anche quanto la sua Cultura non sempre la sa nominare o sa riconoscerne le cause. Ho detto prima che il dolore è male da errore. Ecco così, che anche non sapendo l’errore, comunque il dolore te ne segna la presenza. Al punto, ogni qual volta i corrispondenti non sappiano e/o vogliano far cessare il dolore da cause esterne (nondimeno interne) facendo cessare i dissidi da errore, non solo ciò rende giusta la separazione ma ne segnala la necessità. Per perpetuare la sua vita e la vita, l’ uomo determina la Cultura femminile penetrandone la Natura. Il carattere che si origina dalla comunione fra la potenza del suo corpo, della sua mente e della forza della sua vita è detta virilità. Quando questo carattere è offeso da una opposizione, l’uomo si separa da ciò che offende il piacere datogli dal suo sé, appunto, la penetrazione – determinazione – proiezione dei suoi principi. Per farlo, non ci mette che il tempo di pensarlo. La cosa è ben diversa per la donna. Non tanto per il rapporto carnale fra madre e prole, quanto perché il principio della donna, (indole culturale e spirituale, naturale o comunque indotta che sia) è l’accoglienza, non la determinazione. L’accoglienza comporta la presenza di una remissività spirituale che, oltre che la fisica, conforma quella mentale. La remissività spirituale, (cosa ben diversa dalla passività spirituale in quanto la remissività è attiva perché implica la volontà di esserlo), è l’ulteriore motivo per cui una donna si separa molto difficilmente dalla vita e/o da degli stati di vita che ha accolto. Data la determinazione come carattere e piacere maschile, l’uomo è una forza proiettiva. Diversamente, data l’accoglienza come carattere e piacere femminile, la donna è conservante più che proiettiva.

Essendo prevalentemente conservatrice, non può non conseguirne che i tempi di elaborazione delle informazioni della donna sono più lunghi di quelli dell’uomo. I diversi tempi dell’orgasmo sessuale confermerebbero quanto sostengo sui diversi modi di affrontare la vita dell’uomo e della donna. Quando per motivi personali e/o sociali una donna non può non separarsi dalla vita che ha originato perché accolto, può anche vivere la divisione con un dolore che può giungere a colorarsi di colpa. Il Senso della Colpa, si origina dalla somatizzazione di una depressione nella forza della vita: lo spirito. Questa depressione può avere infinite cause. Fra le prevalenti: dei dubbi circa il ruolo di femmina, (per quanto riguarda l’accoglienza naturale dell’uomo), e/o di donna per quanto riguarda l’accoglienza culturale, sempre dell’uomo. I dubbi su di sé e/o i rifiuti dell’accoglienza naturale, quanto culturale e spirituale dell’uomo, (amante, marito e padre) rischiano di ombrare la qualità dell’accoglienza della prole verso chi l’ha principiata. L’ombratura da incertezza può originare dei rifiuti: totali o parziali che sia. Ogni successivo atto riparatore su quell’incertezza potrebbe renderti soggetta a ricatti affettivi: ricatti di maggior presa tanto quanto si basano (o li basi) su sensi di colpa. Una mente che entra in questo girone di dubbi e/o di ricatti, rischia di non venirne più fuori! Pertanto, fermiamo le macchine! E’ ben vero che potresti anche essere la sciagurata che ha tradito tutto e tutti, ma, di te, (come di tutti), si può dire anche vero, che la Vita si è servita della tua, per poter dettare a tuo figlio il problema che deve risolvere: trovare sè stesso/a. Allora, dove starebbe la colpa da separazione, dal momento che potresti anche essere un messaggero della vita che separa ma per diversamente unire? Nel dubbio, credo sia giusto rimandare i processi su di noi a quanto potremo capire di più, non prima. Se il farlo prima non ci da che dolore, allora, nel processo che ci facciamo non ci può essere verità, in quanto il dolore, comunque, segna l’errore.


Ho scritto questo letterone quando non ero ancora proprietario di un pensiero culturalmente gestitibile In data Marzo 2020 ho alleggerito qualche punto. Temo, però, che la parte “scientifica” sia ancora con_fusa con l’intuitiva. Prima o poi  ne verrò a capo. – Luglio 2006

Verità: cos’é e di chi?

Caro Francesco: oso scriverti una possibile risposta. La questione mi è tornata fra i pensieri durante una breve pausa dal lavoro di ristrutturazione del Blog. Colgo l’occasione per scrivertela, non tanto perché suppongo di sapere quello che pensava Cristo, ma perché rispose proprio non rispondendo. Comincerò dicendoti il luogo della Verità. Il luogo della verità è nella cessazione del dissidio, vuoi fra vita e vita, vuoi fra vita e Vita. Nella cessazione del dissidio subentra la pace. La pace raggiunta, consente alla vita di perpetuare il suo principio (la vita) senza dolore naturale e spirituale e senza errore culturale. Nella pace detta dalla cessazione del dissidio subentra il silenzio. Dove subentra il silenzio la vita vive la sua verità in ragione dello stato di silenzio raggiunto alla cessazione del dissidio. Poiché al principio (e nello stesso Principio) non può esservi dissidio, al principio e nello stesso Principio non può non esservi la Verità detta dal suo stato di silenzio per la raggiunta pace dovuta ad una unità in alcun modo divisa in ciò che è


NATURA

neotriangolo

CULTURA                                                               SPIRITO


Poiché il Principio della vita è stato di vita Assoluto, non può non essere che Primo, Uno, e Sovrano. Ne consegue, che Prima, Unica, e Sovrana, non può non essere la Verità del Principio. Ammesso il percorso di questo pensiero sulla Verità divina, quanto è adattabile al nostro? Lo è, non per diverso percorso, ma perché umano. Si può dire, allora, che noi siamo nella Verità della vita del Principio, tanto quanto la nostra raggiunge la pace che deriva dal silenzio che segue alla cessazione del dissidio.



Datata – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


L’origine della parola

Parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Se così è della nostra (il Basso) così non può non essere in Alto. Pena la cessazione della corrispondenza fra Immagine e Somiglianza se così non fosse. Per Basso intendo quanto possiamo conoscere. Elevando il pensiero, per Alto intendo quanto possiamo credere di conoscere.

Secondo dosaggio

Secondo il dosaggio di ciò che è vero perché giusto al bene, l’egocentrismo è la “salute” di chi lo può attuare e la “malattia” di chi non lo può. Ciò vuol dire che per le nostre strade non girano solo degli egocentrici per formata identità, ma anche dei sofferenti di sé. Per questo, della dedizione al bere degli emigranti non dovremmo vedere il solo “vizio”, ma anche la sofferenza di chi è culturalmente disattivato (vuoi per “salute” vuoi per “malattia”) perché non può e/o non sa più come attuare gli schemi praticati nell’ambito di provenienza.