E’ questione di Essere

Nei festivi di anni fa (ora mi pare tutto di molti anni fa!) ho lavorato come cameriere in casa di conti veronesi. In un lato della sala bigliardo posta nel seminterrato erano appesi dei proclami dell’Impero d’Austria. In questi, l’elenco di oppositori italiani, definiti sovversivi e banditi, da mettere alla forca, o quanto meno in galera. Meglio o peggio non si può dire, tuttavia, senza di questi “banditi”, non saremmo Italia, non saremmo italiani. E, questo, credo valga anche per i “banditi” iracheni, che in casa loro non vogliono imperi d’austrie! Mentre si recava alla ghigliottina, una, nonmiricordopiùqualedama, ebbe a dire: libertà, libertà: quanti delitti in tuo nome! Parafrasando, si può dire: Mercato, Mercato: quanti delitti in tuo nome! Non ultimo delitto, il potere di gestire la Menzogna di comodo per poter gestire la verità di comodo. Per questa capacità di delitto del Mercato, noi, “vasi di coccio”, vediamo quello che i Poteri vogliono farci vedere, dire, e, a sua utilità, amare o odiare. Fai e senti quello che vuoi, Ewan, ma sappi verificare se nel tuo fare sei gestore o gestito: é questione di Essere.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.  #cameriere  #festivi

Mi venisse un accidenti!

Vi è stato chi non ha creduto al mio profilo social, così, c’è stato chi m’ha preso per illuminato, profeta, guru, e via similando. A questi ho dato un’unica risposta: macché, macché, macché! In me, non c’è nulla di diverso da altri. Neanche la mia sessualità, tutto considerato non è diversa da quella etero. Ho amato l’uomo, infatti, come uomo che ama una donna, e/o, come donna che ama uomo. Di diverso, forse, ho un superato uso degli attributi, o degli orifizi, ma è una diversità che ha fatto scuola anche agli etero, quindi, è andata a ramengo anche quella diversità. Tolto di mezzo le quisquilie, quindi, io sono quello che sono, non quello che sembro. Ma, perché posso sembrare un illuminato, o profeta, o guru, e via similando? Mi venisse un accidenti se lo so!

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Diluviano virgole

Per la verifica dei post lunghi non ho ancora fiato. Mi limito, così (troppa grazia s. Antonio!) a rivedere la parte iniziale dei corti. Misericordia: quante virgole! Ne giustificavo la presenza dicendole necessarie alla comprensione dello stato d’animo che descriveva un dato momento e/o caso. Sono lo strumento che battono il passo all’emozione, mi dicevo. Sono il regista che muove i soggetti in scena, mi dicevo; si mi dicevo ma perché ora mi dico: che palle, Vitaliano?! Forse perché è cessato il bisogno di mettere in scena le parole secondo vissute tragedie? Forse perché, direttamente al petto, ora miro la vita?

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Devi dire la verità

Più di una ventina di anni fa (tramite un amico con proprietà medianiche) suo zio (Francesco prima del trapasso) gli fece scrivere (per me) “devi dire la verità”. Per via di verità, la mia conoscenza sulla vita e sulla mia stava come l’Emmental sta: pieno di buchi! Così. più che chiarirmi le cose, l’affermazione me le mise in ulteriore confusione. L’ho intuita solo adesso: a.d. 2020. Devo dire la verità perché i piatti della giustizia devono stare alla pari. Così, se uno contiene il mio l’ideale (il pensiero che esprimo) su l’altro ci deve stare il mio reale. I piatti porteranno lo stesso peso? Non ne ho la più pallida idea! Dopo l’affermazione, lo spirito di Giuseppe “parlò” d’altro. Per questo lo ringrazio solo adesso. Un po’ tardi, mi si dirà! E’ vero secondo il nostro tempo ma non è vero secondo il tempo degli spiriti. Il tempo degli spiriti è lo stato del loro spirito, e lo stato dello spirito è detto dallo stato della loro forza. Lo stato della forza del loro spirito può mutare continuamente perché continuamente corrisponde (o non corrisponde) al

Giusto

che si origina dalla relazione

del Bene                              con                                 il Vero

Dove vi è prevalente corrispondenza fra stati, anche ogni spirito è, nella sua condizione di forza, prevalentemente stabile, e quindi, senza “tempo”. Poiché solo lo Spirito del Principio è assolutamente stabile nel suo “tempo” (e per questo possiede uno stato di Forza senza fine) ne consegue che lo spirito di Giuseppe (come quello di qualsiasi altro nome) può dirsi tale solo nel dato momento del suo spirito: relazioni o no con il nostro. Anche il nostro spirito è soggetto a mutevolezza e quindi, a cambiare stato di spirito. Quando ne prenderemo veramente atto, e pienamente vivremo quell’atto, non avremo più bisogno dei documenti identificatori che dimostrino la nostra prevalente Determinazione (forza del principio maschile) o lo stato della nostra prevalente Accoglienza: forza del principio femminile. Poiché il carattere della forza dirà lo stato del nostro spirito, e poiché la vita è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, nell’Oltre, neanche avremo bisogno di apparati sessuali perché, apparato, sarà lo stato della nostra forza.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si. Ho tagliato le parti eccessivamente visionarie.

Siamo diversi perché noi stessi o perché no

Avrete notato che non vado tanto per il sottile per definire la mia sessualità. Mi sono domandato, però, se questa mia franchezza non possa alterare una qualsiasi forma di rapporto fra me ed i miei eguali: Omo o etero che sia. Risolvo la questione una volta per tutte. Gay, per me, è il nome del moderno fondo tinta, che, lungi di favorire l’accoglienza che spetta ad ogni Identità non a-sociale, la rende, al più, globalmente sopportabile! Gay, per me, è il nome del moderno fondo tinta, che copre, le tumefazioni che il volto dell’Omosessuale, (e con lui, l’identità Omosessuale), ancora subisce, sia pure per educate forme, e civili maniere. Gay, per me, è il nome che sortisce l’indesiderabile effetto, di sbiancare le scritte, che l’hanno storicamente condannato, a subire l’ultimo sfregio del lancio dei semi di finocchio, perché, quando li bruciavano: accidenti, che puzza! Ed io, dovrei contribuire, a far dimenticare, quanto la norma sociale e religiosa, possa essere infallibilmente omicida, nei confronti dei Fuori?! Ma, neanche per idea! Io sono un Finocchio! Non vi vado bene? Sopravvivremo!

Giugno 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

asepara

Godo della paternità culturale

Godo della paternità culturale ma non godo di quella naturale. Figli sì o figli no, allora, non è domanda che coinvolge il mio presente; coinvolge, però, il senso che conosco della vita. Per quel senso dico sì nonostante un tutto che tutto par fare fuorché saperla colorar di rosa. Un esistenza affaticata può essere di sereno giudizio verso il futuro? Per quanto mi riguarda, riconosco di poterlo con difficoltà ma altro senso non vedo al nostro ed al futuro vivere. Altro fato, neanche. Fato e senso da ergastolati già dalla nascita, mi direte. Vero, se li pensiamo come compito forzato. Non è vero, se oltre al nostro orticello pensiamo a quello della vita. Altro senso non vedo, che giustifichi la fatica di vivere. Altro fato, neanche.

Agosto 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Ossigenazioni

Avevo del fango da ossigenare così, sono andato al “Romeo”. Il parcheggio è quasi vuoto. Strano. Non è serata da nebbia! Entro. Vedo le solite trippe. Sarei tornato indietro. La musica è diastole e sistole, ma per chi viaggia in bicicletta non c’è molta scelta. La gente è poca. Un girapiatti riesce pure a svuotare la pista. Mi rassegno. Aspetto un’emozione non stantia. Sono in ciabatte. Vedo commenti di scandalizzate. Me ne sbatto. Chiudo gli occhi. Sono da altra parte. Un Srilanka, in un angolo, vibra. Gli sorrido. Vorrei dirgli: che fai, lì! Buttati! Mi evita. Paura di vecchio Finocchio. Un altro rovinato. Bevo un 45. Sono ubriaco da non reggermi dritto! Per un solo 45?! Strano. Mi lascio prendere dal tam – tam. Ne ricavo di che dire. Attorno a me, solamente coretti. Sopra di me, raggi di luci ed occhiate. Non mi toccano. Grazie al cielo sono fuori mercato! Vedo conflitti fra manze. Ancora?! Mi rompo le palle! Esco. Salgo sulla carolina e vado a casa. Casa dolce casa non fu mai così vera. Mi sbafo del pane con del lardo aromatizzato: stupendo. Sulla finestra, il minestrone. Sbafo anche quello! “Domani, è un altro giorno!”

Dicembre 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

asepara

Mio caro: , ad ogni equino la sua greppia.

Pur correndo il rischio di sembrarti un asino mi vedo costretto a rinunciare alla tua presenza fra i miei Amici. Lo faccio perché in FaceBook come d’altra parte in Blogs.it, in primo grado esprimo la mia cultura d’uomo pur in quella comprendendo la non omogenea sessualità (che è anche la tua) e che non è un mistero per nessuno dei miei corrispondenti. Ogni accostamento a pagine nelle quali, invece, si esprime (direi prevalentemente) il personale gusto sessuale, non può non rischiare di allontanare dei lettori dalla mia conoscenza; e se posso permettermelo come nome, non posso come pseudonimo. Con altro dire, se nel mio reale me ne posso sbattere le palle del giudizio altrui, altrettanto non posso per il mio ideale. Per la ricerca del mio reale non ho escluso nessun genere di sito e, a parte i falsi a sé stessi, nessun genere di persona. Nella mia vita, però, (sino alla presente data, ovviamente, che il domani è fra le braccia degli dei) ho concesso ad una sola persona e alla sua cultura di mescolarsi con la mia ma è stata l’eccezione. Per ogni altra normalità, roa, roa, ognuno a casa soa! Niente mutande e calzini nello stesso cassetto, quindi. Nella speranza di essere capito quando non condiviso, ti saluto.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

I miei studi

Considero i congiuntivi come si considerano gli U.F.O. C’è chi li vede. A me non è mai capitato. Dopo le elementari in collegio, verso i trentacinque (anno più anno meno) ho conseguito la licenza media e la prima superiore studiando alle serali. Siccome errare è umano e Ariete perseverare, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze ”col c…., col c…., è tutto un altro andazzo” e alle ragazze che gridavano ai ragazzi ”col dito, col dito, orgasmo garantito“, iniziai a perdere i capelli e cominciai il biennio. Successe alle Montanari di Verona. Mi distinsi in religione, in un test dell’insegnante di Pedagogia nel quale risposi: ”quasi sempre” o ”quasi mai” alle domande, e perché mi si chiamava papà. Molto francamente, se i miei studi sono proseguiti lo devo alla carità degli insegnanti più che alle mie capacità. Quando non ho potuto non ammettere che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l’accettavo (capire e capirmi) ho lasciato la scuola. Da qualche parte dell’Emilia devo avere una abilitazione ad una terza superiore: ci stendo un pio velo.


Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Storia di dipendenza e di liberazione

Eravamo in un corridoio degli uffici del condominio Palladio dove gestivo le pulizie, l’ultimo “amato” ed io. Lo rimproveravo perché non stava pulendo il pavimento come, in virtù di responsabilità gli avevo detto di fare. Guardandomi con ghigno di sfida e continuando a sbattere la radazza ora qua, ora là mi ha risposto: io non faccio quello che tu dici! Lo farò licenziare. So già che non è possibile. Gli farò avere una lettera di preavviso! Esco dal corridoio da arrabbiato. Non di meno arrabbiato, mi sveglio. A calma raggiunta, la sua risposta mi lascia confuso. Cosa mai gli avrei detto da motivare un opposizione del genere! Non gli avevo detto mai nulla neanche quando, per anni, si era fatto di eroina a mie spese! Vero è che in vita l’avevo fatto lavorare al Palladio con me; giusto per riempirgli le ore fra la pera della mattina e quella della sera. Vero è, che usava l’aspirapolvere sullo stesso metro quadro e oltre misura di tempo. Non se ne ebbe a male quando decisi che così non andava proprio! Tanto che la faccenda non mutò lo stato della nostra “unione”, Si, è vero: claudicante da ambo le parti. Se in vita non gli ho mai detto nulla, certamente gli ho detto dopo il ripristino dell’unione, in coscienza permessa dalla medianità. Sentivo (e quindi sapevo la sua presenza) a motivo di una pressione sulla scapola destra. Essendo uno dipendente da l’altro sino alla rispettiva tossicità (nel mio caso “droga” perché quella passione mi aveva fissato l’arbitrio) ho sempre figurato quella pressione come la “scimmia” da tossicodipendenza. Dopo il suo trapasso è chiaro che non ero più il suo tossicodipendente. Non lo sono più stato di nessuno. Da allora, solo qualche leggera e occasionale “bustina”. Immutata se non addirittura rafforzata, però, una dipendenza da affettività, o come ebbe a dirmi via tramite, da una amorevolezza che ancora sentimentalmente praticavo, incurante degli invalicabili limiti che stanno fra questa vita e l’ulteriore. Sconsiglio quel genere di superamento. Chi lo fa, rischia di restare preso nel pensiero se non di fatto. Vai avanti gli dicevo ogni volta lo sentivo. Devi percorrere la tua strada! Se avesse iniziato a percorrerla, direi necessariamente, quando non più avrei perlomeno sentito meno la pressione sulla spalla destra e/o meno volte. Continuando le pressioni (qualche volta leggere, qualche volta forti, in rari casi imperiose) presi atto che non lo stava facendo. Anche in questo caso di “lavoro” decisi “che così non andava proprio!” La vita non mi aveva liberato dall’umana versione di una siringa per poi mettermi nella condizione di continuare la tossicodipendenza con la versione spiritica, ma altro non avevo e più niente tenevo, così, continuai a farmi della “roba” sentimentale che mi iniettavo, felice da una parte e amaramente rassegnato da l’altra: prima o poi capita a tutti i “tossici”! Anche durante il nostro percorso ho sempre saputo la sua “chimica” e di quali tagli morali fosse composta la sua “bustina”. Lo giustificavo perché tossicodipendente. Lo facevo, inoltre, se non altro perché ogni scarafone è bello a mamma sua! Figuriamoci, poi, quando la mamma decide di rendersi cieca! Vero è, che durante i suoi ultimi quindici giorni di ospedale non ci fu nessuna intossicante dipendenza fra di noi: solo sentimento per libera scelta. In quel piccolo mare (quindici giorni su cinque anni) affogai per per più di un decennio. Tutto fuorché dolcemente. La dolcezza venne dopo. Si manifestò nei ricordi belli come negli errati e/o luttuosi. Si manifestò nelle malinconie da inutilità e da solitudine. Si manifestò nei pianti. Si, anche fra l’amore di uomo con uomo si piange. Vita dimostra che tutte le lacrime sanno dello stesso sale. Sanno dello stesso sale anche quando è scipita la ragione. Senza più niente e nessuno, chi mai restava al mio desiderio di vita? Dallo spirito dell’amato che avevo perso (credevo) passai così allo Spirito che non perde e non si perde. Vi trovai quello ho scritto e sto scrivendo. Malgrado la separazione, l’elevazione del pensiero non mi ha del tutto allontanato dallo spirito che avevo amato perché la memoria continua ad operare come passaggio fra il prima e il dopo. Questo consente a quello spirito di raggiungere il mio. Solo un cambiamento di spirito permette la chiusura del passaggio. Ci sto operando. Paradosso vuole, aiutato anche dall’ostilità dello stesso ex amato senza condizioni. Sul mio spirito di ora, l’ostilità che gli si origina dal rifiuto di accettare quello che gli dico, incide solamente con qualche fastidio: alterandomi la fase precedente al sonno agendo la pressione sulla scapola, ad esempio. Altro non può perché conosco bene la mascherina come anche le mascherine. Altro non può o possono le mascherine perché ora posso togliere le maschere.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Non sono farina da ostie

Non sono farina da fare ostie, e quando Patrizia mi ha allontanato dalla sua corrispondenza perché assomigliavo ad un amico che l’aveva disgustata gliene ho dette quattro! Ma, il tempo è galantuomo e Patrizia ha ragione! Ha ragione verso quella persona, però, non verso di me! Ora, a mia volta provo verso di quella lo stesso disgusto provato da Patrizia! Capisco che un disgusto possa orbare un giudizio, ma, serenamente, non capisco, dove stia somiglianza, fra me e quello. Questo, non per dire chi sia il migliore, ma solo per dire la diversa identità di vita ed il ben diverso modo di rapportarsi con gli altri! Se fossi anche lontanamente eguale a quello non avrei scritto, nel mio profilo, le mie scomode verità, ma per l’amicizia lunga io sono per i patti chiari. Per questo sono stato me stesso anche dove non richiesto, anche dove non necessario. Ovviamente, per il disgusto che provo anche al solo pensiero, non collocherò alcun mio scritto sul Blog di quello, e se commenti farà su di me, (vuoi positivi, vuoi negativi), li considererò estremamente falsi! Liberi i presenti di pensare ed agire come capiscono, sanno, credono, o vogliono. Siccome non cerco approvazioni, e le disapprovazioni sull’argomento non mi toccano, credo superfluo ogni commento.

Faccenda da Blog.it – Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Stragi di baùchi nelle tane delle volpi

Esco. C’è un cielo che pare celeste veneziano. Sulla panchina davanti la chiesa di s. Zeno sta seduto un srilanka. Sono le tre, quindi, non ha lavoro: ci indovino. Mi sorride. A chi lo fa? Al Finocchio? All’uomo? Ad una speranza che porta la mia faccia? Sorrideva a quest’ultima. Ha quarant’anni. Li porta sulla pancia e attorno i fianchi. Per venire qui ha lasciato la moglie e due figli. Non sa l’italiano. Mi dice di capirlo. Accerto che non ha ben chiara la differenza fra il non capire ed il poco sapere. Ha patente di guida per bus. O la converte o non gli serve a niente. Glielo dico. Mi aiuti, mi dice. Torna a casa, gli dico. Naturalmente non può! Per venire qui s’è mangiato 12 mila euro, o meglio, glieli ha mangiati chi gli ha detto ci_ci_ari_ari vieni qui che c’è il bengodi! Nulla di nuovo. Il linguaggio della miseria e di certa miseria è transnazionale. L’istinto di sopravvivenza dei baùchi suggerirebbe l’uccisione di tutte le volpi, ma, come si fa, quando si capisce che non c’è baùco che non provi a far la volpe, e non c’è volpe che non gli capiti l’occasione di dover fare il baùco? La povertà bisognerebbe uccidere! Succederà? Quando la volpe che è di noi, sbranerà l’ignoranza del baùco che è in noi, si, ma le volpi non hanno fretta e i baùchi si credono volpi. Su l’ordine del giorno, così, non c’è scritto ancora nulla.

  • In veneto per bauchi si intendono gli sciocchi

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Mostrare i denti

Al Mercato dello Stadio un giovane che stava friggendo del pesce si gira e mi vede. Sorride un ciao. Sembri un marinaio, mi dice. Si, di acqua dolce, gli rispondo, a mia volta sorridendo ma con strascico di passo in avvio veloce. Ma dove cazzo devo andare di corsa?! E perché cazzo devo sempre sminuire le dimostrazioni di stima: amicale, affettiva, o comunque amorosa che poi contiene sia l’amicale che l’affettiva! Avete presente i cani battuti che si ritraggono alla sola vista di una mano in avvicinamento? Ad alcuni di quelli capita di mordere: a me capita di mostrare i denti.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Sponde

Non capendo quello che ha motivato la tua risata, mi ritrovo in sospeso fra sponde che non vedo. Ammetterai il mio disagio. Ulteriore disagio ne ricavo, anche perché potrebbe essere interpretata come moto che abbonda nella bocca di personaggi a te molto lontani. E’ certamente vera la tua indifferenza verso questa ipotesi, tuttavia, non riesco ad esserne indifferente io, pertanto, toglierò quel tuo commento. Strano modo di agire, mi dirai! Fai entrare in questo post quello che hai fatto uscire dal post. L’apparente contraddizione si spiega nella scelta che ho fatto nella mia scrittura: in equilibrio fra sponde, non, forzosamente appoggiato su una o l’altra sponda. Dove non mi riesce l’equilibrio accetto processi.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Ogni tanto un pensiero

Ogni tanto un pensiero mi gira per la testa come un volo dentro una gabbia: devo occuparmi delle cose del Padre mio. Non sussultare che adesso mi spiego. Cosa significa, occuparsi delle “cose” del Padre? Per me significa questo: il Padre ha (ed è) una sola cosa: vita. Occuparsi delle cose del Padre, allora, è occuparsi della vita che ha originato. Vi è vita del Padre, vi è la nostra. Per quanto riguarda la vita del Padre, chi più eletto di Lui ad occuparsene? Quindi, non mi rimane che occuparmi della sua opera. Per quanto so e posso, ovviamente. Vi è l’opera che è diventata Vitaliano. Vi è l’opera che è diventata “per Damasco”. Ora, mettiamola così: Vitaliano si occupa della vita e “per Damasco” si occupa della Vita. Avendo principio dallo stesso Principio, è chiaro (almeno per me) che occupandomi del mio principio (della mia vita) mi occupo anche della vita del Principio. Siccome il Principio della vita è il Padre della vita, ne consegue che, occupandomi della vita e della Vita mi occupo delle cose del Padre. Più o meno consciamente (e/o intenzionalmente) è quello che facciamo tutti.

Maggio 2008 – Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Pensione e liberazione

Il mondo non da problemi mi dice l’amico tossicodipendente, e se hai problemi è perché te ne fai tu. Accolgo la sentenza di chi non ha e non si fa problemi se non altro perché li seda più volte al giorno. Diversamente da lui, io li sedo isolandomi, come chi si isola in un proprio convento, o in un proprio convenuto. Non so se si possa dire bello il periodo della pensione in quanto stacco dal mondo, ma per me lo è. Dal mio punto di vista, infatti, pensione, è il certificato sociale che mi conferma l’avvenuta liberazione dalle infezioni per conflitti; è ciò che mi permette di uscire dall’ammalatorio dove sinora sono stato ricoverato. Per un cosiddetto vivere dovrei rientrare? Perché mai? Per infettarmi ancora? Ma neanche per idea!

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Ore otto e qualche minuto

La srlankiana collega mi dice che l’operaio se n’è già andato perché aveva mal di pancia. Morale della favola: quasi tutto da fare. Panico! Trovo altri due operai, ma, da lunedì, perché prima vengono gli amici! Etica invidiabile, ma intanto che faccio? Glielo racconto alla polvere?! In qualche modo tampono. Finisco nel tardo pomeriggio. Avete presente le acciughe? Sono così! Vado a prendere sigarette e giornale. Voglia di andare subito a casa? Zero! Voglia di farmi da mangiare? Zero! Vado dal mio Kebaccaro. Gli ordino una porzione grande di patate fritte. C’è un caldo boia, all’interno del 2 x 2 che osa chiamare negozio. Prendo una sedia e mi siedo sul marciapiede. Apro la prima birra. Pardon, la seconda! Non potrei stare sul marciapiede, ma per fortuna, il vigile che può confermarlo non passa, o deve ancora nascere. Passa una vecchia culandra. E’ la versione maschile della vecchietta con i due cagnetti che avrete visto in Un pesce chiamato Wanda. Mi cade l’occhio sui suoi pantaloni: la riga è perfetta. Rifletto sull’età, e sul rifiuto di arrendersi. Passa un’anziana accompagnata dalla figlia. Non l’ombra di un grasso nell’anziana in emiparesi facciale. Non l’ombra della figa che deve pur esser stata la figlia: ora, madre compita ma, sepolcreto della passera. Mi capita di vedere ogni tanto delle donnone africane o latine, più larghe che alte, eppure, ancora così femmine! Cos’è, che abbiamo sbagliato?! Ordino la terza birra e una porzione piccola di patate. Dico all’amica commessa, e filarino dello spacciatore di farinacei, non sposarlo! E’ un bandito! Ride. Deve già saperlo. La capisco. E pakistano, lo sciagurato! Ti sorride come fossi l’amante della sua vita mentre ti pugnala il fegato con un olio che te lo raccomando, e che tu sai mentre fai finta di non sentire i rigurgiti dei suoi delitti! Dio, se almeno lo facesse alla Bin Laden, in qualche modo potrei anche difendermi, ma chi mai si è difeso quanto basta dagli Arsenio Lupin?! E ordino la quarta birra. Passa un ragazzo sui venti. Tutto a puntino. Ivi compreso la cinghia bianca dei regolamentari Gabbana: pantaloni che paiono cadere dalle anche ad ogni passo, ma che non è vero pericolo (sostengono le chiappe) smentite complici (d’induzione a reato) dal fatto che il ragazzo continua a tirarseli su. Lo stesso tic anche nelle ragazze che portano le mini. O meglio, delle giustificazioni che spacciano per sottane. E che cazzo, ragazzi! Abbiate il coraggio delle vostre opinioni! O su, o giù! Che in mezzo, oltre che alla virtù, c’è anche l’ipocrisia! Così ragionando, dico di no alla quinta birra e me ne torno a casa. Giusto per recuperare il fiato andrò a dormire un po’. Al risveglio, vedrò di fare in modo di alimentare le illusioni di qualcuno.

Luglio 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Indecisi diplomi

“Sei pazzo o sei un genio!” Me lo disse un angelico biondino dall’aria simil prete. Mi capitò nella trattoria dove lavoravo. Fu per caso? Non so, ma ho sempre avuto il sospetto che venne per annusarmi su incarico. La stessa curiosità (sempre anonima) si manifestò (dal Vescovado) al Referente del Sert veronese. La fecero qualche giorno dopo la pubblicazione (nel Giornale locale) della richiesta di una annuale messa solenne per i tossicodipendenti morti per over dose. A parte la telefonata del prete al Sert (chiesero chi fossi) e una messa comune solo per quell’anno, altro seguito non ci fu: neanche dal biondino che già alla prima occhiata mi parve soggetto_oggetto da preti: se non di fatto, in potenza. Una cliente della Trattoria aveva il fratello prete. Di quell’uomo (nulla di che per via di mascolinità) mi risultò sedotta sino alla sessuale infatuazione quando vennero tutti e due in trattoria. Figuratevi se mi facevo scappare l’occasione, così, mostrai il malloppo anche a quel prete. Ebbene, le disse perfettamente cristiane. Non me n’ero proprio accorto! Comunque sia, da cotanta affermazione altro non sorse; che io sappia, almeno.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Deo gratias!

Non vado in Discoteca solo per meravigliare dei poveri innocenti con gli ultimi fuochi della mia età, ma anche per vedere l’evolversi della mia storia sessuale in altri. Frequentando ho potuto rendermi conto di una felice sorpresa: il piacere omosessuale non necessariamente forma la personalità omosessuale. Ora, forma solamente una filia. Se me ne sono accorto io, prima o poi se ne renderanno conto anche i binetti. Già mi par di sentirli gridare: nei giovani c’è sessualità indifferenziata! Invece, torna ad essere quello che per Natura è sempre stata: polivalente e senza cilici psichiatrici. Deo gratias!

Marzo 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Passione e racconti brevi

Suonano. E’ quasi l’una: è l’indianino. E’ la quinta volta che viene a reclamare il suo piacere. Nel reclamare il mio presso di lui, ho meno pretese. Non per questo non le desidererei. Capisco, però, le infinite differenze che ci sono in una differenza, quindi, accantono. Ciò che è quasi pacifico per la mia ragione, non lo è, però, per la mia emozione. Sicché, mi ritrovo a dirgli di non rompere le palle. Non per questo, riesco a zittirla completamente. Nel primo incontro, ho esclamato 13! Nel secondo, sia pure sorridendo, 11. Nel terzo, a sorriso quasi piatto, ha detto: 9. Nell’ultimo incontro è arrivata a contare non oltre il 6 +. Ricordo ben altre storie; infrastrutturate, però, da ben altra storia. Dal che si può dire, che è la storia, che regge per sempre le storie che ci racconta la passione. Amiamo per sempre, allora, tanto quanto sappiamo costruirci una storia per sempre. In assenza di questa costruzione, non per questo dobbiamo disdegnare i racconti brevi. Li rintracceremo, nel romanzo che verrà.

Dicembre 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

asepara

1985 – Notte di Capodanno

Giusto per non far mancare nulla al caso, all’epoca avevo un furgoncino senza riscaldamento ma lo stesso avevo deciso di festeggiare la notte di Capodanno andando in stazione a leggere un libro. C’era freddo, neve per terra, e nessuno a parte me e l’Amato sotto un albero davanti la chiesa della stazione. Era il suo compleanno: e se io non avevo voglia di festeggiare con amici e varie canonicità, lui altrettanto. Per cause di forza maggiore mi mancò nel febbraio del 91. Mancandomi l’Amato mi mancò tutto, ma l’assenza del tutto che si ama (faccio ancora fatica a dire morte) non è, come immaginiamo, assenza di vita. Per quanto ferita, la vita ti obbliga a guarire, ameno che non  ci diventi vivere la conservazione del dolore che c’è, come sostituto della conservazione dell’amore che non c’è. Non mi è mancata neanche questa fase, ma prima o poi si attenua. Tanto più se è alla vita, non al dolore, che rivolgiamo lo sguardo e gli intenti. Alla guarigione ha certamente contribuito il bisogno di raccontare una storia che ho chiamato “per Damasco” per simile e inverificabile faccenda successa a Saulo lungo quella strada. Ben diversamente da quello apparso a Saulo, il mio si palesò (tramite un medium) per scrittura. Con quel mezzo e con quel tramite potei proseguire la sentimentale corrispondenza con l’Amato: spiritello, mi accorsi, ancora birbantello. Quando (nel percorso di anni) mi resi conto dell’impossibilità di togliere il proverbiale bambino dall’acqua sporca (come anche quella di capire se non vogliono farlo e/o non possono permettersi e permettere di farlo) mi ritrovai nella situazione di dover togliere me da quell’acqua e da quel bacile. Pagai quella decisione ritrovandomi senza più acqua, senza più bacile, e senza più consolante bambino! Per più di un decennio mi sentii (respiri, sospiri e doveri a parte) pressoché senza vita: tutti gli ammalati lo credono. Tutti cominciano a non crederlo ma mano si rendono conto di star superando la convalescenza. Malattia mi fu perdere la forza (lo spirito) che mi vivificava. Guarigione fu l’apparizione di un più certo Spirito: quello della Vita che da vita ad ogni vita. L’apparizione non ebbe bisogno di tuoni, come neanche di lampi, magie o alberelli che prendono fuoco. Per quanto fu ed è possibile al mio spirito è avvenuta attraverso un intimo “dialogo” (più volte anche un pianto) fra la mia vita e la Vita. Adesso, sento il birbantello molto meno di prima: tre le prevalenti ipotesi:

  • sta cominciando a capire quale direzione prendere;
  • se verso il Basso ha capito che non lo seguirò;
  • se verso l’Alto ha capito che non posso accompagnarlo come neanche condizionarlo perché ognuno deve essere

la propria via

la propria verità                                   la propria vita

in ragione dello stato di Somiglianza con l’Immagine:

VIA

VERITA’                                                  VITA

DEL PRINCIPIO SINO DAL PRINCIPIO

Datata e quasi completamente rifatta – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Non ci sono più uomini: solo tentativi.

Non avevo voglia di farmi da mangiare, oggi, così, mi sono fatto 4 panini con la mortadella e una bottiglia di brut. Adesso sapete con chi prendervela! Un ragazzo di 16 anni, si butta dal balcone perché non regge le battute dei compagni di scuola su di una sua presunta omosessualità. Uno si butta, ed i compagni commentano: scherzavamo! Grazie per i fior! La preside dice, forse quel ragazzo aveva altri problemi. Certo che aveva altri problemi! Era meno duro del cemento, ad esempio! Lo dicevano più intelligente della media, ad esempio! Non era un burino, ad esempio! Sorrideva, ad esempio! Quando glielo permettevano, ad esempio! Solo il Signore sa quale pesante trucco sia il sorriso per chi, al caso, non ha proprio nulla da sorridere! Visceralmente, sarei portato a dare dei vigliacchi a quegli avversari dell’intelletto! Sarei portato a dar loro delle jene! Poi, mi dico, che ne sanno questi del dolore e della fatica che si prova quando si vuol crescere a propria immagine! Per saperlo, bisogna non essere dei prestampati, ad esempio, ma per non essere dei prestampati bisogna non nascere da fotocopiatrici, ad esempio!

Aprile 2008 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Forse nei cieli grigi

Sono scomodamente seduto al McD. Mi passa davanti. Sta portando una bici che più scassata di così non si può; non che lui sia messo meglio. E’ al telefono. Saprò dopo che sta parlando di lavoro con una ausiliatrice di non so che gruppo o se in proprio. E’ stracotto come neanche un brasato: ne ha anche il colore. Non ne ricordo l’età: trentatré o trentasette anni. Era un fringuello quando l’ho conosciuto un paio di estati fa. Sta diventando un piccione. O meglio, piccione nel corpo ma ancora fringuello nell’animo. Non mi vede. Lo chiamo non mi sente. Gli faccio un trillo. Guarda chi è e poi gira la bici. Mi vede. Sorride. Gli faccio uno sberleffo. Mi manda un bacio. Non vede la gente. Non gliene frega niente. In quel momento, neanch’io. Non si può censurare la spontaneità. Quando è sincera e pulita, meno che meno. Era notte quando l’ho conosciuto. Stavo seduto all’ingresso del mio Giardino. Gli do la sigaretta che mi chiede. Cerchi compagnia mi dice. Gli dico non ho soldi. Non sono caro, mi risponde. Lo accompagno alla pianta dove ha la camera. Non so cosa mi gira ma cammin facendo m’incazzo! Mi sono rotto i coglioni di far crescere uccelli, gli urlo. E’ molto meglio far crescere un uomo!!! Degli zingari che dormivano in un altra camera si sono alzati per vedere chi era la pazza che gridava a quell’ora! Quando m’hanno riconosciuto non si sono dimostrati sorpresi. Strano! Non ho mica gridato così tutte le settimane. Zingarescata a parte, non ricordo come sia andata a finire quella sera, se non verso mattino. Ricordo che l’ho spogliato. Mi riferisco alla mente, non, alle braghe. Devo avergli detto delle cose giuste (o che gli sono parse giuste) perché da allora mi chiama il suo angelo. Naturalmente, io gli dico che è il mio diavoletto! Chissà se gli angioletti e i diavoletti si possono amare. Forse nei cieli grigi.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Accidenti al Romanticismo!

Ho riletto i pianti sulle Are del Foscolo, e la sua voglia di essere eternato si è congiunta con la mia voglia di non essere uno sparito, così, nel Foscolo ancora giovane ho scoperto il mio essere di Foscolo adulto. Non rifare gli esami qualche volta è un peccato! Da privatista ho ottenuto la licenza media in una scuola della provincia di Verona. Non ricordo in che età. Di certo, barbuta! L’esaminante, che non sapeva trattenere l’allegria davanti ad un alunno in ciclo da carampana mi dice: parli del Foscolo! Apriti cielo! Alzo gli occhi al soffitto, mi faccio cadere le braccia, e, in perfetto padano, rispondo: Oh, signur! El Foscolo! El pianxe su l’isola! El pianxe su so’ mare! El pianxe su le are! Insomma, el pianxe sempre! Sono stato promosso con Distinto. Ti credo! Quando mai gli era capitato un esaminato del genere! Scenografie e regie a parte, il mio fastidio per il Romanticismo nasce da quell’epoca. Nulla di scientifico, sia chiaro: è tutto viscerale! Mi è viscerale il fastidio per i Romantici troppo presi dai loro pensieri per non vergognarsi di farsi mantenere dalle mogli e trascurare i figli! Mi è viscerale il fastidio per i Romantici in piedi su gli scogli di fronte ai marosi della vita ma capaci di perdersi in un bicchier d’acqua! Ma, soprattutto, mi è viscerale il fastidio per i Romantici per l’esempio di giustificata evasione che offrono ai Crescenti; Crescenti che impareranno a loro spese che per i colpi della vita il Romanticismo è barriera di coccio! I giovani che si sono appellati a quella barriera, al crollo del Coccio passano allo Scetticismo, dallo Scetticismo al Cinismo, dal Cinismo anche ad un Nulla senza alcuna potenzialità di vita, se non si affrettano ad aggrapparsi a quel salvagente da artistiche perdite di tempo che è il Reale; reale come conoscenza del proprio mondo, reale come conoscenza del Mondo. Il Romanticismo, lo abbiamo beccato tutti! Come la Scarlattina! Per fortuna, il romanticismo_scarlattina, lo becchiamo da giovani! E’ noto infatti, che il Romanticismo beccato a più avanzata età, come la Scarlattina può essere invalidante! Può anche essere mortale!

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Procopio di Torrecupa: il Vittorioso.

Ho conosciuto Procopio di Torrecupa quand’ero in collegio. Non è mai stato un mio amante: solo, il primo amore!

procopio

L’ho ritrovato, poi, al paese. Completamente dimentico del mondo, ricordo di essere stato con lui nella biblioteca dell’oratorio da dopo pranzo sino a quasi le sette di sera. Mi aspettavano al lavoro alle quindici e trenta. Non sapevano più dove ero andato a finire. A dirla tutta, neanch’io! O meglio, sapevo di essere andato alle Crociate con Procopio. Non solo con Procopio, cazzo! C’era anche un cretino di texano che lo seguiva sempre! Un certo Jonny! Alto, magro, mentuto, storduto, biondo, e sempre fra i piedi! E’ vero che Procopio considerava me, e solo con angelica sopportazione Jonny, ma, questi, era come certi commenti nel Blog: fuori tono, fuori luogo, fuori tutto! Io, Procopio, lo volevo solo per me! Anche delle Crociate non me ne fregava un cazzo! A me, bastava guardarlo, seguirlo, e che vincesse sempre! Procopio era piccolo: sulla trentina, direi. Le gambe ad arco. Non ne ero certo, ma doveva essere del Meridione: aveva un aria, così scugnizzosa! Non era bello ma simpatico. Il sorriso come la spada: generalmente nel fodero, ma sempre pronta. Mi era stato presentato dal Vittorioso! Chissà dov’è andato a finire, il Vittorioso: l’unico amico che sapeva la mia debolezza per Procopio! L’unico con il quale parlavo. Per anni, ho amato solamente dei Procopi! Omosessuali si nasce, o si diventa?

Agosto 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Adelante, Pedro.

Si, “adelante, Pedro, con juicio” ma sono un provocatore. Ero ancora all’inizio della mia strada di Associazione contro la droga (ma non contro i Tossicodipendenti) quando il Dottor S. ebbe a dirmi che sono un provocatore. Non vengo “dal monte del sapone” e so benissimo che per molte motivazioni, tutti i Gruppi (e di tutti i generi) prima o poi finiscono con l’incasellarsi all’interno strutturate opinioni; opinioni che a loro volta incasellano poteri, vuoi per la conferma espressa e/o latente di una singola identità, vuoi per la conferma dell’identità del Gruppo. Oltre che non venire dal “monte del sapone”, neanche sono l’elefante in un negozio di chincaglierie! Mi muovo, quindi, badando bene sia chi sono, dove sono, e con chi ho a che fare. Per questo e con questo stile, ho mandato una recente provocazione al Gruppo Genitori Adottivi. L’ho fatto in privato, e gli ho lasciato (se pubblicarla o no, se condividerla con il Gruppo o no) ogni decisione. M’ha scritto: adesso leggo. Naturalmente, non gli ho imposto data di scadenza, vuoi perché ha famiglia, vuoi perché ha lavoro. Perché allora sto vivendo uno stato d’abbandono? Lo stesso che ho vissuto presso il Centro vincenziano dove agivo come ausiliario o in altri casi? A mia amara constatazione, perché dove vi è incasellamento da potere, si adottano delle altre verità. Non più per bisogno di verità fine la verità, ma per il bisogno di verità, fine l’opportunità. C’è una situazione altra? Non l’ho vista da nessuna parte.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

L’amore è comunione

L’amore è comunione. Cosa fare quando è rivoluzione? Domani mattina viene a trovarmi un toso di Vicenza. E’ sulla trentina. Non so quanto m’abbia conosciuto via trancio di blog che ho in Libero, ma per la foto che ha visto (la stessa di qua) dice che sono da coccolare. Da coc – co – lare! Direi evidente che mi guarda con i suoi occhi. Direi evidente che io non mi guardo con i suoi. Da coc – co – lare! Il Signore sa quanta cioccolata ho dato nella vita dei miei amanti/amori. E sempre Lui sa, che il più delle volte mi sono impiastricciato le dita che mi sono pulito da me per potermi dire: amo. E arriva lui! Ed io? Che me ne faccio di tutti i vivi e di tutti i morti che ho nella mente? Li metto in cantina? Che me ne faccio dell’Arabo che viene a cuccia come gatti che non trovano lisca, e che sino alla settimana scorsa aveva due amici, ma passata quella gli sono rimasto solamente io? Dovrei dirgli che m’aspetta un’altra speranza?! Ancora?! Chissà se quel toso si rende conto di quanti cimiteri deve attraversare per raggiungermi. Non può rendersene conto. Ed io che me ne rendo conto, che faccio? Gli preparo un alveare? Per una vita a venire?

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Elo quelo de l’Ovo?

La Cesira ed io eravamo nei pressi del Ponte s.Francesco a Este quando abbiamo incontrato una vecchia signora. Le vecchie signore dell’epoca sembravano prefiche anche quando non piangevano ai funerali. Parlano delle solite cose (stai bene? come va?) poi mi guarda (la signora) e a mia madre domanda: elo quelo de l’Ovo? All’affermazione della Cesira, si rivolge a me: “te racomando seto. Volaghe tanto ben parché la gà fato tanto par ti!” Detto questo, ci salutò e se ne andò. Colgo un’espressione di disagio nella Cesira. Ci sto pensando adesso. Più di sessantanni dopo. Sapevo da sempre, o meglio, sentivo, che ero e non ero suo figlio, ma quella benintenzionata impicciona, con la sua domanda, aveva scoperchiato una condizione che prima mi stava chiusa nella mente. Me ne venne una immediata stretta allo stomaco: una immediata paura. Si vedeva così tanto che non era vero il sentimento che gli volevo?! Mi vennero dubbi: c’è la farò a volergliene di più e veramente? Mi vennero domande: come devo comportarmi? Cosa devo fare e quando? Accadde di peggio; accadde che l’affetto per la Cesira (allora, nulla sapevo circa l’amore) venne schiacciato dall’obbligo. Sostengo che l’amore è comunione. Adottivo o no, nessun bambino sa cos’è l’amore: è troppo occupato a chiederlo per star lì a filosofeggiare. Quella rivelazione, invece, rovesciò i parametri. Da allora, fui troppo occupato a filosofeggiare, anziché essere un bambino. La mia fanciullezza, così, fini! Penso sia iniziata allora, la mia incapacità di rapportarmi con i bambini e con i fiori. Capisco bene che fiori e bambini hanno bisogno di alimenti per crescere, ma, pur sapendo quali o dove cercarli, non so come darli o quando. Non tanto quelli naturali, quanto, ai bambini, gli affettivi. Si, per essere felici genitori è necessario essere stati felici bambini. Quelli, che, sia pure per amore, recitano la parte dei felici bambini che non sono storicamente stati, dell’amore verso i figli, comunicheranno la recita di quello che non hanno potuto e/o saputo essere. Brutta bestia, la riconoscenza per obbligo. Il bambino che sente di doverla perché non si sente libero di concederla per incondizionata volontà, è destinato ad essere ipocrita in tutte le sue manifestazioni sentimentali, e indipendentemente dal genere, dal valore, dall’importanza. Mi rivedo dietro il carro al funerale della Cesira: c’ero e non c’ero. C’ero per titolo di figlio e non c’ero come figlio. Se mai avessi desiderato essere da qualche altra parte, neanche avrei saputo dire dove o come. Di fatto, il rito della riconoscenza dovuta era finito, e io andavo, all’epoca finito, per aver finito un dovere.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Folle banderuola del mio cuore

Folle banderuola del mio cuore, che giri giri con il vento, sul tetto, rosso del mio amor, cantava Mina in quel del 1969. Dov’ero nel 1969? Per certo so solo dov’ero il 16 di Aprile del 44. Stavo nascendo. Nel 69, quindi, avevo venticinque anni. Se è vero che l’embrione è già persona, che persona ero a venticinque anni, che non ricordo pressoché nulla di quella mia età? A questa domanda non avrei che una risposta: ero un embrione che ancora non sapeva che a venticinque anni si dovrebbe già essere Persona. Cosa mi mancava per saperlo? Tre cose, direi:

* coscienza della relazione di vita fra la mia mente ed il mio corpo;
* coscienza della relazione di vita fra il mio mondo ed il mondo;
* coscienza critica.

Aprile 2008 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Chi conosce il proprio sé

Chi conosce il proprio sé  conosce il proprio signore * (Attribuita al Profeta)

Siccome scrivo sotto influsso dell’emozione e, non sempre ho la padronanza della vita che quella mi suscita, può anche essere che se risulto ripetitivo, lo sono come chi percorre più volte la stessa strada perché non ha sentito bene il percorso che quella gli ha indicato. Le volte che comunque ho voluto proseguire senza ascoltarmi a sufficienza (più che altro spinto dal fatto che si teme di non avere vita/tempo sufficiente per completare ciò che si crede di dover fare) ho finito per scrivere quello che poi ho dovuto modificare, e/o chiarire, e/o cancellare. Rientrare da dove l’emozione aveva spinto la mia ragione all’epoca del lutto che mi aveva colpito non è stato semplice e ne facile; mi ci sono voluti anni. Rileggendo ciò che ho scritto, ogni tanto mi accorgo che vi sono punti nei quali sono ancora “fuori”. Ciò significa, che in quei punti l’emozione è ancora tale, che la mia ragione, tuttora non riesce a percepirla con sufficiente padronanza. Non si rammarichi della sua semplicità di studente di agraria: mo’ le dico la mia. Dopo le elementari in collegio, anno più anno meno verso i trentacinque, studiando alle serali ho conseguito la licenza media. Siccome errare è umano e ariete perseverare, in una scuola pubblica, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze ” col c…., col c…., è tutto un altro andazzo ” e alle ragazze che gridavano ai ragazzi ” col dito, col dito, orgasmo garantito “, iniziai a perdere i capelli e a cominciare le magistrali. Mi distinsi in religione, in un test dell’insegnante di Pedagogia nel quale risposi: “quasi sempre” o ” quasi mai ” alle sue domande e, perché mi si chiamava papà. Devo avere da qualche parte dell’Emilia una abilitazione ad una terza superiore. Per amore di verità, se i miei studi sono proseguiti, più che alle mie capacità lo devo alla carità degli insegnanti. Quando non ho potuto non ammettere con me stesso che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l’accettavo (capire e capirmi) ho lasciato la scuola. Le iniziative dell’Associazione? Intanto, dopo la stesura della “Pedagogia”, quella degli scritti che le farò avere. Dopodiché, divulgare sia l’una che gli altri. Come? Non ne ho la più pallida idea. D’altra parte, non avrei avuto neanche la più pallida idea di come contattarla, eppure, siamo in contatto. Questo significa che, di volta in volta, saranno le necessità e/o le occasioni a dirmi quali iniziative intraprendere. E’ anche vero, a parte i costi editoriali che non potrei sostenere, che se volessi far conoscere maggiormente questo pensiero saprei da che parte girarmi ma, come lei sa bene, non ha senso seminare su terreni non arati.

* Attribuita a Maometto

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.