Passi e contrappassi

Anche l’Amato andava a picchiar froci da giovane ma quando è mancato, con lui c’era un frocio. Non c’ero, sai, perché era diventato cosciente di una possibile frociaggine, ma perché cosciente di esser stato amato da un uomo. No, per me, gli anti frocio non sono dei froci mancati. Sono dei maschi, a cui manca un maschio per sentirsi amati come maschi. Di quella parte, il maschio decide di restare orfano non appena trova la donna: inconsapevole becchino di un passato da seppellire anche se forse respira ancora.

Io inquietante?!

Graficamente parlando, il “Virgilio” era proprio orrendo, così, cogliendo al volo l’opinione di una commentatrice che l’aveva definito – inquietante – l’ho mandato in pensione. Non l’ha presa bene!



Io inquietante?! Forse per occhi che vedono inquietudine perché nella vista inquieti. Diversamente, sono solo una immagine accompagnatrice. Certamente mi si può caricare di simboli; simboli, che se non spogliti&chiariti a giusto modo indubbiamente disorientano i spiritualmente tranquilli (tali si dicono) come motivare per esasperate letture i portati all’inquietudine. Io sono rosso chiaro nella testa, nel petto, e nelle gambe. Per via del colore del sangue, il rosso simbolizza la vita, e la vita ha sangue venoso (che è scuro) e sangue arterioso che è limpido. Com’è per tutti, così anche per me che vi accompagna nel mio viaggio. Sempre simbolicamente parlando, dove il mio sangue è rosso limpido, significa che sto camminando nella vita, limpidamente. Dove nelle anche è scuro, invece, significa che la potenza del mio cammino è variamente appesantita quando non di ombrata facoltà. La vita è uno stato di infiniti stati di vita. Alla stregua, anche le condizioni del sangue, e pertanto, anche dei cammini. Nei coscienti di sé la vita è chiara. Del rosso e del sangue, quindi, sono portati a vedere il chiaro: stato di luce che simbolizza la verità che è nel sangue lucido perché nella vita lucida. Gli inquieti già di per sé, invece, nella mia figura coglieranno la parte scura: oltre a quanto detto, anche luogo della coscienza nel torbido per via di impurità naturali nel sangue o morali e/o spirituali nella mente. Direi allora, che gli stati del mio rosso, altro non rammentano che i vostri stati di rosso. Chiari o scuri che siano, ad ognuno il suo giudizio. Ciò detto, non ho altro da aggiungere.”

Pepato, il “Virgilio”!

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Tempi, ricordi, schermi.

Ho appena sbranato il quarto panino con mortadella. Non male il cabernet che si è fatto sangue. Sotto la finestra passa il presepe. Lo sento isolato da un tutto che mi sussurra: è cosa buona e giusta. Con un amico siamo andati per le vie della città vecchia. Cosa non perdono i turisti, ergastolati alla sola visione dell’Arena e poco più. Quanta più vita si denuncia, invece, nelle strade fuori dei percorsi della Storia. Pedalando arrivo a s. Zeno, dove fra non pochi pro e contro si sta costruendo un parcheggio. Prima c’era un giardino alberato da decennali crescite. Vero è che i colombi sugli alberi, mica si scusavano se defecavano sui pensionati in cerca di ombra. Obbligato dai lavori percorro uno stretto passaggio. Delle voci di ragazzo davanti a me. Africano uno, nostrano l’altro: saranno sui dieci/ dodici anni. Di forte vitalità il ragazzo africano. Di complice ma di suddita vitalità il ragazzo nostrano. L’africano mi guarda. Capisco al volo che non sa in quale cassetto ha posto le informazioni che mi somigliano, così, mi dice: buongiorno! Capisco al volo che il saluto è l’unica chiave che ha trovato per vedere se nei miei cassetti c’è un qualcosa da far suo, o quanto meno, da riconoscere come suo. Buongiorno signori, rispondo. Pesantuccio mi direte. E’ fatto ad arte! Con quella forma di saluto, infatti, obbligo una curiosità a restare dentro quello che è lecito esplorare per la sola curiosità dell’educazione. Sempre pedalando li supero. Non faccio in tempo a farlo che il morettino dice al bianchino: hai visto? Ha l’orecchino! Anno domini 2011

Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Non devo sacrifici alla Patria

Vivo l’Italia ma sono vissuto dall’Italia? Direi solo a metà. O meglio, sono vissuto dall’Italia, tanto quanto mi faccio cittadino al quale è permesso di vivere comunemente solamente la metà di sé. Per vivere l’altra deve carpirla anche quando c’è luce. Un cittadino dimezzato può amare la patria dimezzante? Dipende dal genere di liberazione, ma, se quella della Patria, quale catene gli abbiamo sciolte, e quali ha lasciato perché dimezzassero il sopravvissuto che te le ha tolte? E, dimmi, Patria, se domani ci sarà la festa di una liberazione a metà, di quale dovrei sentirmi lieto di festeggiare? Quella di una liberazione attuata dai martiri di un’idea di Patria, o quella dei martirizzati di un’idea di Patria non liberalizzante perché accoglie il cittadino ma non accoglie la sua umanità? Dimmi Patria, per i non liberati nella tua Liberazione, cosa pensi di essere? Un amore? No. Per i sinceri a sé stessi, la doverosa marchetta per il padronato che sei diventata.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Nuova minestra?

Vi è stato chi non ha creduto al mio profilo di persona come tante, così, sono stato visto come illuminato, profeta, guru, e via similando. A questi ho dato un’unica risposta: macché, macché, macché! In me, non c’è nulla di diverso da altri. Neanche la mia sessualità, tutto considerato non è diversa da quella etero. Ho amato l’uomo, infatti, come uomo che ama una donna, e/o, come donna che ama uomo. Di diverso, forse, ho un superato uso degli attributi e degli orifizi, ma è una diversità che ha fatto scuola anche agli etero, quindi, anche quella gayosa specificità in amare è andata a ramengo. Ma, perché, posso sembrare un illuminato, o profeta, o guru, e via similando? A mio avviso, (e forse, forse, e ancora forse), perché dico cose vecchie, in modo non vecchio; forse perché non servo  minestre riscaldate.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Mi vedo ancora

Mi vedo ancora mentre arranco verso un’idea della quale non avevo alcuna idea! E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio senza assolutamente sapere com’è fatto. Oltre che a casa, molte volte sentivo di dover scrivere anche quando non potevo farlo. L’introduzione ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, ad esempio, l’ho pensata (di colpo e quasi completa) mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere e che niente mi avrebbe fermato. Non m’ha fermato neanche la paura di non ricordare quanto sentivo di dover districare: le accavallate emozioni che mi giungevano. Certo! Hanno dato un senso a una vita da uomo senza più niente, e certamente ho avuto più di quello che ho dato! Nonostante questo, tutto voglio fuorché rivivere quegli anni. Lettere recenti a parte, ho scritto questi pensieri nel corso di un trentennio. Solo adesso la ragione di allora ha raggiunto quella di ora. La segue ancora con difficoltà, è vero, tuttavia, senza essere gravata oltre misura.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Ai posteri l’ardua sentenza

Quando ho iniziato queste scritture la mia stava subendo un pesante lutto. Emozionalmente luttuoso, quindi, mi è stato anche il verbo (io sono) e la parola: vita. Durante il lutto (sopito non da molto) non riuscivo a barrierare le emozioni di dolore che travasavo nelle lettere. Non potevo farne a meno anche quando me ne rendevo conto. Leggendole nell’immediato, a me pareva tutto chiaro e ovvio: persino banale. Rileggendole anche anni dopo, invece, rilevavo un disastroso frastornamento di pensieri. Lo stesso, direi, che colpisce chi ascolta più voci contemporaneamente. Fatto sta, che, sopite le emozioni (in ogni caso reggevano il vissuto dell’epoca) non capivo più quanto mi avevano dettato. Oltre che “sordo” perché non più capace di sentire, quindi, ho temuto di poter tornare ad essere “muto” perché non più capace di parola. Non vi dico il panico! Dico soltanto che un po’ alla volta l’ho superato, traendo discernimento da quel dolore: e la facoltà di verbo e di parola è tornata ad essere la mia. Comunque raggiunte le “placide acque”, ora vedo certe lettere come certe case: demolirle sarebbe più semplice che ristrutturarle; e se le vedo come campi che pure ho arato, mi vedo anche come il seminatore che non sa più distinguere il grano dal loglio, e che è solo per questo che non si arrende alla cenere. Ho suscitato la domanda più di una ventina di anni fa. Non credo di essere migliorato, quindi, lascio ai posteri l’ardua sentenza.


Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Come cavare ragni dai buchi?

Come portiere al centro vincenziano ho l’incarico di ordinare gli ingressi. Naturalmente, il mio senso dell’ordine (bado all’interesse collettivo) si trova a doversi opporre all’egoistico del singolo che vuole passare prima di altri. Al proposito, ti raccomando la dialettica degli arabi. Sanno farti vedere bianco, anche quello che è assolutamente nero ma non mi incantano: conosco bene quelle pecorelle! A quelle, non dico mai di no, e neanche impongo la mia “autorità” di giudice unico. Che faccio? Semplice, prendo l’argomento della persona, glielo sbuccio a mo’ d’arancio, e gli faccio riconoscere quello che è buccia, quello che è seme, quello che è spicchio, quello che è sugo. Al che, siccome di stupidi neanche uno, già da soli capiscono e mi capiscono. Fine delle contestazioni. Dato l’esempio, allora, si potrebbe anche dire che se un tuo interlocutore abbandona il tavolo, è perché può aver sentito che gli imponevi un giudizio, più che portarlo a giudizio. Naturalmente, sull’abbandono del tavolo da parte di chi non ti commenta più, sto solo ipotizzando delle ragioni, non, la loro ragione. Il mio discorso è di una semplicità disarmante, dici? Bene. Mi fa piacere che tu l’abbia rilevato. Mi farà altrettanto piacere se tu ricordassi che una chiave di 5 chili non è più funzionale di una di 5 grammi, perché la loro paritaria importanza è nel concetto di chiave, non nel peso. Si narra che Newton (spero di averlo scritto giusto) “scoprì” il concetto di gravità perché gli cadde in testa una mela. Se gli fosse caduto in testa un sacco di cemento, comunque avrebbe scoperto il principio di gravità, o non l’avrebbe scoperto perché sfracellato sotto il peso? Come vedi anche da questo esempio, la ricerca della verità, è data dalla misura che si applica nella ricerca. Al proposito, noto, ma ammetto anche tutte le mie ignoranze sul caso, che le misure di giudizio che dici sul piatto della Sinistra, sono più pesanti di quelle che hai messo sul piatto di Destra. Può essere perché il Comunismo ha più scheletri negli armadi del Fascismo, d’altra parte, si può anche sostenere che il Comunismo (vuoi nel bene, vuoi nel male, vuoi nel vero vuoi nel falso, vuoi nel giusto o nell’ingiusto) ha impresso nel mondo la sua durata storica e culturale per un tempo maggiore del Fascismo, e/o con più evidente pregnanza sociale. Da questo, una maggior possibilità di errore. Dici di non vedere alcun punto di incontro fra alterni pensieri? Sulla testata del mio blog ho scritto: convivere è necessario, condividere, non necessariamente. Ecco, il mio punto di incontro, e principale motivo della nostra corrispondenza, è la ricerca della convivenza. Non, della convivenza fra soggetti relativi che sono le persone, ma la convivenza dei soggetti relativi con il soggetto universale che è la vita. Ne va del comune futuro, ne va del comune futuro dei vostri figli, dal chiaro momento che non sto parlando di miei che non ho. Come vedi, ancora ti confermo che non posso non stare che dalla mia parte, in quanto, nella vostra (di Destra o di Sinistra che sia) sono, necessariamente, un soggetto a termine con me stesso. Al che, potrei anche sbattermene le palle del vostro futuro, e/o di quello dei vostri figli, invece, sono qui, che sto cercando di cavar ragni dai buchi, non tanto per portare un interlocutore dalla mia parte, ma per cercar di capire assieme, quello che è ragno, quello che è buco, quello che è pagliuzza.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Quando la testa c’è

Una psichiatra che ho sollevato dalle sue depressioni con vassoi di bignè, ad un suo collega ebbe a dire che sono fuori di testa. No, gli ho ribattuto: io sono dentro la mia testa. Questo vale anche per te. Io non sono di parte: io sono dentro la mia parte. Convengo sul fatto che non sia la tua o come tu la intendi.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Leggendo “Fedro”

Leggendo “Fedro” ho scoperto che ad avere un naso notevolmente rincagnato era Socrate. Per considerazioni altrove esposte ne ricavo che, o sono sotto l’influsso di quel filosofo, o che sono sotto influsso di un filosofo che aveva il naso rincagnato tanto quanto Socrate. Potrebbe anche essere vero, però, che posso essere sotto l’influsso di un Anziano che filosofeggia e che condivide con Socrate solamente la stessa forma di naso. Ciò che nella vita (la biga) io dico Natura e Cultura, Socrate lo dice cavallo temperante e cavallo intemperante. Ciò che io dico ” arbitrio dato dallo Spirito ” (guida della vita) Socrate lo dice ” auriga “. Socrate non disprezzava la Natura, anzi, se ricordo bene, la diceva “fonte del ricordo della Bellezza e della Bontà che è presso il Nume”. Come si può disprezzarla sapendola via della verità (Cultura) della forza della vita: lo Spirito? Secondo Socrate, la retta guida dell’auriga (dello Spirito) era data dalla temperanza e la temperanza si raggiunge, appunto, mediando fra forze contrapposte. Con questa intuizione, Socrate aveva presagito che l’Auriga (lo Spirito della vita dato da volontà contrapposte e, dunque, l’un l’altra temperanti) aveva una funzione paracleta, cioè, mediatrice. Con Platone sostengo non la temperanza per contrapposizione di volontà (quella del bene contro quella del male) ma la temperanza data da una relazione di stati che, lo Spirito, dato dalla reciproca corrispondenza, non può non mediare.

Marzo 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

La sincerità come vincolo

Non so mentire, non perché non ne abbia la capacità (o, al caso non ne veda gli interessi) ma perché trovo estremamente comodo essere sinceri: vuoi perché non ho molta memoria, vuoi perché mi è consono farlo, vuoi perché è più riposante dire ciò che è o tacere. Non per ultimo, non mi piace perdere la faccia. Data l’attitudine, non mi risultò chiaro perché, in un incontro medianico con “Francesco”, quell’entità mi raccomandò di fare ciò che comunemente faccio. Quello spirito, non precisò quale verità avrei dovuto dire, cioè, quella mia o quella del soprannaturale che mano a mano andavo scoprendo, così, giusto per semplificare le cose, le dico tutte e due. In vita, Francesco era stato lo zio dell’amico medium: era stato un barista.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Educare fa male

Ho bisogno di parlare col nuovo operaio. Lo chiamo al cell. Risulta occupato per più di mezz’ora: sul lavoro! Parto dai pressi della Bra, e piombo al Palladio: 62 anni in bicicletta. Immaginatevi la scena. Arrivo, e gli provo che mi racconta balle quando mi dice che non è vero. Mi hanno sentito urlare sino all’undicesimo piano! In sintesi, sento che non mi posso più fidare! Gli faccio ridurre l’orario di assunzione, da completo a parte time. E se funziona ancora, gli darò altre ore, e se non funziona, saranno cazzi suoi! Sono stanco di essere derubato dei miei sentimenti! Così, dove se ne fregano delle regole dell’amore (quelle della filìa) imporrò quelle del timore! Che amarezza, dover educare così! Non credano i figli che il dovere di educare sia un piacere. Il più delle volte fa soffrire anche chi educa.

Novembre 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

La mente a monte

Per anni non ho badato alle montagne russe praticate dal cuore. Non avevo tempo per farlo: dovevo lavorare! Lo sto ascoltando, invece, da quando sono in pensione. L’ha fatto al punto da costringermi a contattare una specialista. La dottoressa mi accerta un’ischemia in peggioramento. Mi ordina una medicina e mi avvia al Reparto Cardiologia di Borgo Trento per un’ulteriore verifica. Ricevo l’appuntamento quando non l’aspettavo più. Scrivo la data, ringrazio, saluto e chiudo la telefonata. Mai, però, che riesca a chiudere la mente! Mi dice: Vitaliano, hai 77 anni e quasi tutti li hai vissuto senza riserve. Sei presso ché a zero sia con i rimpianti che con desideri non vissuti. Sei a zero anche perché non saprei dirti cosa non hai già vissuto. Posso dirti, però, che sei diventato uno dei tanti che è diventato uno dei troppi! E vero: sei in questa situazione anche perché, la Medicina, se da un lato salva i naturalmente destinati alla fossa e solo a rimandare la fossa per quelli ammalati da vecchiaia, dall’altro contribuisce a scavare la fossa alla Terra. Ora, o ti rendi conto che stiamo diventando i becchini di quella vita, oppure devi renderti conto che riuscirai ad impedirti di scavargli la fossa solo accettando di tornar a vivere secondo Natura, dove vivere secondo Cultura potrebbe diventarti oltremodo gravoso; non solo per te, ovviamente! A quel bivio, si presenteranno due prevalenti scelte: accettare passivamente (quando non amaramente) di percorrere la via generalmente priva di compensanti perché, o passare alla vita di chi resta quanto ti resta. A fronte della donazione di parte del tuo mantello già sento l’obiezione dei Tuttologi in religione: lei, Vitaliano, non può donare quanto non le appartiene! Ai Tuttologi rispondi con un fondante particolare: io non sto pensando di dare a chi resta l’evangelica moneta che ho ricevuto: mi sarebbe impossibile! Io sto pensando di dare a chi resta solo quanto mi resta del guadagno che sono diventato facendo fruttare il capitale ricevuto. Chiarito questo, lascia dire al Proprietario della moneta se il guadagno che sei diventato è tanto o poco o se fallimentare o no, ma, visto che tace, ti invito a pensare che stia acconsentendo.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

E mo’?!

Non immaginavo niente di tutto questo quando ho iniziato a scrivere questa strada da confuso, disorientato, perplesso e, cosciente dei miei limiti culturali e di vita, non di meno preoccupato. Di quello che sono stato qualche volta ne sorrido: per niente all’epoca! All’epoca mi pare di essere stato come il fornaio in preda al panico perché vede l’impasto tracimare dal contenitore pur avendoci messo solo tre cucchiaini di lievito! Immaginatelo ancora, mentre si rende via via più conto che l’impasto, dopo aver riempito il negozio, gli sta finendo in strada; e nulla lo sta fermando. Men che meno lo può il fornaio. Ad opera pressoché finita, per altra immagine mi rendo conto di essere stato il bambino che senza aver alcuna idea su quello che stava combinando ha tolto tre mattoncini (tre matt – on – cini!) dalle Cattedrali del potere: sociale e/o religioso che sia. Immaginatelo mentre le vede vacillare, forse anche crollare: e mo’!?

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

In_verso proverbio

Quando capitano occasioni amorose a venerande età si constata giunto l’amaro fato: chi ha denti non ha pane (nella giovinezza) e chi ha pane non ha denti: nella vecchiaia. E’ anche vero che una vecchiaia sessualmente vissuta (etero o omo che sia) lo cita ghignando e senza alcun rimpianto. Ieri sera tornavo dalla spesa con una borsa un tantinello pesante. Dal cancello di casa (stava entrando) mi vede arrivare il 56enne che con me la abita pur avendo la sua di proprietà. A 56 anni ancora piccolino? No, piccolino no perché è della mia stessa altezza (un metro e 87) e piccolino no perché (a proposito di proverbi) ti sa togliere i calzini senza levarti le scarpe! Lo dico ancora piccolino perché lo misuro con il metro mater_paternale che mi possiede da sempre, e che con quello lo misuro da più di un decennio. Sesso no, per carità: ne ho due palle così! Mi viene incontro, dicevo. Mi libera dalla bicicletta e dalla sporta. Ti ho comperato le sigarette, mi dice. Ci sorridiamo come lo fanno i coniugi ancora affettivamente complici, e procediamo affiancati verso casa. No, non è vero che chi ha denti non ha pane (la giovinezza) e chi ha pane non ha denti: la vecchiaia. E’ vero, invece, che per il nostro pane, la vita ci offre sempre quello che i denti possono masticare. E’ vero, la vita non offre caviale tutti i giorni. E’ anche vero, però, che lo possiamo allevare. A noi saperlo piccolino: anche a 56anni.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Polvere torneremo. Si, ma come?

Sono soggetto a possibile ischemia. Per accertare una eventuale presenza di grassi nelle arterie del collo dovevo fare un elettrocardiogramma con sforzo. Vado a prenotarlo a Cardiologia di Borgo Trento (VR) La segretaria mi dice che il “medico è stanco, anziano, prossimo alla pensione e che riceve solo gli ospedalizzati”. Il che vuol dire che devo andare in provincia, oppure rivolgermi a qualche clinica privata. Come se da altre parti non ci fossero gli stessi problemi! Non me la sento di andare in provincia perché il mio fiato mi permette di superare i cento metri solo fermandomi per riprenderlo. Non posso ricorrere ai privati perché ho ha minima. Come non bastasse il mio medico di adesso m’ha sconsigliato di fare il vaccino contro l’influenza. Viste le cose, quale altra soluzione mi resta? Al momento solo una: decidere liberamente di usufruire della cura di tutte le cure: tornare la polvere che sono stato. Deciderà il cuore come, quando e dove. In tutti i miei casi l’ha sempre fatto. Delle sue decisioni non mi sono mai lamentato più di tanto: non comincerò a 76 anni.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Cara Paola

Cara Paola: per via del più alto è possibile, ma per via del più grande di te, è tutto da vedersi. Ammesso che il problema, (o i problemi) inerenti la crescita dell’adottato sia un lutto, (o è anche la morte di un’idea) l’ho superato da un bel pezzo, tuttavia, capisco il senso della tua ricerca, ma per quanto detto prima, non le sento più. Non sentendole più, non mi sento neanche mosso dalle motivazioni (pur condividendole) che agiscono te. Mi trovi, pertanto, come un soldato, che pur capendo il senso della guerra, non sente il senso della tua battaglia. O, per altra immagine, come il soldato, che, avendo terminato la sua guerra, ora, vuole la sua pace. Il mio pensiero potrà anche sembrarti egoistico. Da qualche parte forse lo è, ma, direi, nel senso di ego confermato. E’ ben vero che altri non lo sono, ma per quelli, ci sei tu. La mia odierna strada, mi porta a provvedere (naturalmente, per quanto so e posso) per quelli che sono orfani di principi, se non di vita propria. Mi porta, quindi, a farli ritrovare un padre culturale e/ spirituale, vuoi interno, o vuoi esterno a loro. Sempre di orfani si tratta, è vero! Allora, io commenterò da te, e tu commenterai da me. Qualcosa ne verrà. Ciao, Vitaliano.

Novembre 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Del prete in oggetto

Di questo individuo, mascherato sia come prete che come uomo ho già scritto ma questa mattina mi sono ricordato un’altra delle sue. Eravamo in classe. Non ricordo per quale precedente discorso ma in fine citò Lutero. Ci disse che morì al cesso in conseguenza della perdita delle viscere. Ora, immaginate un bambino che sente dire possibile quella causa di morte. Ora, immaginate un bambino che deve andare al cesso e che teme di non avere abbastanza fede su quanto la chiesa (per mezzo di rappresentanti di quel genere) gli va insegnando su Dio. Non ricordo se da allora sofrii di stitichezza ma non è così impensabile. Non mi fu facile allontanare quella disturbante fantasia. Neanche ricordo come ci riuscii. Certamente mi aiutò il disprezzo che da allora ebbi per ogni forma di terrorismo. Quello verso quel prete (allora chierico) inizio da prima ma da allora ombrò dello stesso disprezzo (più o meno totale) tutti quelli che conobbi in seguito. Dal mio disprezzo si salvò solamente Don Ottorino. Per tutto quello che significa e comporta, il suo essere prete non aveva bandito il suo essere Uomo.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Mi dispiace per chi ha dimenticato cosa comporta avere le palle

Potrei anche dire che ho sofferto la povertà da quando sono nato se non prima. Prima, perché certamente l’ho sofferta in quella della madre biologica che ho avuto (erano tempi di guerra) ed anche dopo perché (tempi di guerra o no) povera lo è sempre stata la madre adottiva. Nel mio crescere ho sofferto la povertà che c’era negli orfanotrofi, poi quella nel collegio per orfani, e giusto per non farmi mancare niente, in quella dei miei tempi personali e sociali. Potrei anche dire che non è ancora finita, ma vuoi per fortuna o per assuefazione, ora, dell’assenza di ogni ricchezza non ne soffro più. Non solo: quell’assenza, alla lunga m’ha fortificato. Ora, la realtà pandemica che tutti costringe a far i conti con una rinnovata povertà non mi coinvolge più di tanto: direi, anzi, quasi per niente. Da fortificato (potrei anche dire da “vaccinato”) dal Covid_povertà, dal Covid_pandemia vedo sorgere un problema da superare. Si presenta così: c’è l’hai ancora le palle che avevi quando affrontavi la povertà con fatalità e, molto probabilmente, con meno lamenti, o le hai perse? Per quanto mi riguarda, alla domanda, posso rispondere che c’è l’ho ancora. Non tanto perché sono fra gli “improduttivi”, e quindi per Assistenza sociale conservate, ma perché, di quello che sono stato non ho dimenticato nulla. Essendo, quel ricordo, ormai privo di sofferenza, privo di sofferenza posso tornare a viverlo. Nella mia povertà, ho avuto un’unica ricchezza: il pianto. Ma anche quello ha fatto il suo tempo. Certamente non è così per il compartecipativo dolore per i lutti e per le sofferenze. Per le cose che ora non posso avere pur avendole avute, invece, non ho inutili lacrime.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Appena prima di svegliarmi, sogno.

Sto aprendo la cassetta della posta: è piena di carta grigia. Simbolicamente parlando, il grigio rappresenta l’area fra la verità senza dubbi (quella “bianca”) e quella verosimile alla bianca tanto quanto il grigio è chiaro. Da cotanto grigiore emergono due fogli particolarmente bianchi. Uno grande e uno più piccolo. Sul grande, leggo: signor nome e cognome, lei non ha ricevuto il Nobel. Scritta in corsivo con inchiostro nero, il carattere (grande) è elegante e senza fronzoli. Verrebbe da dirlo quello di servizio di un mittente che cura la forma della sostanza che fa pervenire. Con lo stesso carattere e le stesse caratteristiche, sul foglio piccolo leggo: non è stata solo una scelta. L’affermazione mi suscita una marea di ipotesi: tutte verosimili e nessuna accertabile, quindi grigie nel senso sopraddetto. Mi sveglio un tantinello irritato, non tanto per il Nobel mancato ma perché quella parte della missiva m’ha lasciato nell’indefinito. L’ho perimetrato con la formula che uso in questi casi: que sera sera.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Ho detto ti amo solo una volta

Se non come voce di una certezza affettiva, almeno come voce di una speranza effettivatizzante non mi stancherò mai di dire: ti voglio bene. [Se effettivatizzante non è nel vocabolario, passamelo per amor di tesi.] Mi è capitato più volte, di trovarmi a voler bene a personalità “Pabloz” ma l’ho fatto come personalità “Mauro”: generalmente razionale. Ebbene, in casi come quelli fra Mauro ed il Pabloz, la mia razionalità, pur non negando nulla all’integrità della personalità “Pabloz”, da Mauro si sarebbe aspettata, non dico, una presa di posizione, ma almeno un riparatore distinguo. Libertà, Pabloz, a mio avviso è poter dare dell’idiota agli idioti, ma, libertà, sempre a mio avviso, è proibirsi di dar dell’idiota a chicchessia. Allora, per riparatore distinguo, intendo dire, che se qualcuno da dell’idiota a me, come minimo, mi aspetto che un libero ricordi all’offensore, che non può permettersi quella libertà, se non ledendo il concetto che tu stesso possiedi. Non per il Mauro, quindi, avresti dovuto intervenire, ma per difendere il valore che anche sei. Chi non lo fa per questa ragione, ne può trovare delle altre per difendere il suo concetto di libertà, ma non può, sempre a mio avviso, non cercarne. Sostenere la personale indipendenza da altri e/o da altro, è certamente un gran valore, ma, se questo valore comporta l’esclusione della scelta di dover anche partecipare, mi domando, allora, se è l’indipendenza spirituale che difendiamo, o se è dal dolore altrui che ci difendiamo. Può anche essere che ci difendiamo rimanendo sopra le parti per la paura di essere esclusi, o da una, o dall’altra parte. E’ indubbio, che i tuoi post dimostrano ampiamente la tua partecipazione al dolore altrui. E’ un dolore, però, che per la gran parte rimane oltre un vetro. Ogni tanto, però, ci sono dolori che lo superano, e che chiedono, almeno una nota di presenza. Quando succede, l’ideale non può non congiungersi con il reale. Per fare questo, non si può non scendere a patti fra ciò che siamo, e ciò che il nostro prossimo è. Almeno coscientemente, non era mia intenzione farti questa sorta di predica, ma, come ho detto ad Ewan in un commento a te diretto, la questione mi ha preso il cuore, e al cuore, non si comanda.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Ho iniziato questi scritti

Ho iniziato i miei scritti nella Primavera del 1991. Ero sulle 800 pagine quando le ho contate anni fa. Saranno almeno un centinaio di più, adesso. Giusto per fare un CD le ho convertite in HTML Di media, ogni conversione necessita di 7/8 operazioni, se tutto va bene. Naturalmente, non tutto va bene perché, sbagliare delle operazioni è fisiologico! Consideriamo, allora, la media di dieci operazioni per pagina. 800×10= 8000 operazioni. Un lettore napoletano starà certamente pensando: che cagamiento e….! Non è mica finita qui, però. Il fatto è che le devo organizzare secondo attinenza fra argomenti. Immaginate che in tutti questi anni, le abbia collocate in una ventina di cassetti. Per qualche anno più o meno come mi sembrava, ma poi, come mi sembrava meglio, quindi, meglio su questo: si prima e no dopo anche decine di volte. Su quell’altro cassetto forse ma vediamo. Su questo senza dubbio oggi, ma con più di qualche dubbio domani, ecc, ecc. Naturalmente, devo ricordare sia le pagine che le collocazioni precedenti se voglio poi ritrovarle per spostarle! Vi sta venendo una qualche idea sul quel po po’ di casino?! Cosa mi fa sapere che ho risolto il casino? L’ho risolto, quando, guardando sia le pagine che i cassetti, non sento alcun dissidio! Ecco! Questo vale anche per le nostre pagine, argomenti, conversioni, mariti, figli, amicizie, e non per ultimo noi. Dove non sentiamo più il dissidio, abbiamo raggiunto la nostra verità. Se non lo sentiamo più in noi e con chi ci corrisponde, abbiamo raggiunto la verità della vita. A proposito di verità, devo proprio accendermi una sigaretta!

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si. (Non fumo da mesi)

Ve lo giuro! Ho bevuto solo un paio di 45!

Musica decente, questa sera al Romeo: house ma buona! Sono arrivato presto. Da casa, in bici ci impiego poco! Bevo qualcosa. Già al primo, mi sento quasi deragliato! L’alcool è un antidepressivo ed io non sono un depresso. Forse, è per questo che lo reggo poco! Un po’ alla volta entrano le Immagini. Sono poche. La nebbia fa vittime anche quando non uccide! Rimangono aggrappate al banco del bar: sponda sicura per tutte le ombre. Guardano, cercano, scelgono, sperano. Nessuno si muove! Tutti pronti, a dire: no! La paura di dirsi la fame è troppa e l’alcol ancora poco. Vedo un ragazzo bellissimo! Sta guardando attorno, sta giudicando. Gli faccio cenno di avvicinarsi. Lo esclude, seccato! Volevo solo dirgli di essere meno severo: visto così, nulla sta in piedi. Lo lascio come l’ho trovato. Giovinezza, non avere paura della vita degli altri! E’ pur sempre, umus per la tua! Qualche volta sterco, è vero, ma si può non verificare e dirsi di capire? Una checca impazzita attraversa la pista urtando. Per una volta, passi! Per due, anche! Alla terza, irrigidisco il braccio e gli faccio capire che qui non si attracca! Sono quasi le quattro. Rientro pian pianino. Non ho fretta di raccontarvi questa storia. Può aspettare il vostro risveglio. Mi sono alzato adesso: buon giorno, Blog!

Novembre 2006 – Post editato in primo in Blogs.it

Cosa sto combinando?

Non so: al momento, vedo che sto parlando di tre principi assoluti.

Di quei principi non entro nel merito di quanto in opera ne deriva. Lascio quell’errore alle Teologie della Rivelazione. Sarà difficile far capire a quelle Teologie che si stanno esponendo alla Verità, e che la Verità acceca chi pretende di vedere in quella Luce. Quanto è successo a Saulo sulla strada per Damasco non ha dato da pensare proprio a nessuno?

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Non basta conoscere i tumori

Venerdì! Come al solito colazione al giardino e in ritardo più del solito. Di fronte a me un’altra panchina. Tre pensionati tubano sotto una torrida luce. Sulla panchina alla mia destra, in piena ombra, stanziali, due extracomunitari. Non hanno l’aria di essere gravati dalle preoccupazioni conseguenti la precarietà nel vivere. Lo paiono di più i tre colombi seduti di fronte. Sotto l’aspetto umano non mi considero diverso dai due extracomunitari. Generosità di cuore, questa, che non credo ricambiata se solo sapessero il genere di umanità che gliela concede, ma non è questo il punto. Il punto è che mi hanno irritato. Perché? Perché, livello umano a parte, nulla hanno fatto o dato per guadagnarsi il diritto di sedere all’ombra lasciando i tre vecchi colombi al sole. E già che ci sono, neanche per lasciare me, al sole. Potevo cambiare panchina, mi direte? Vero, ma è bastato un’occhiata, per capire che solo quelle al sole erano libere! Potevo andar mangiare a casa, mi direte? Vero, ma perché devo rinunciare all’usufrutto di quello che ho pagato con le tasse sul mio stipendio?! Se la panchina in ombra fosse stata occupata da italiani, la penserei allo stesso modo?! Certamente no! Anche loro, hanno il diritto di sedere all’ombra, perché l’hanno pagato come me. Se fossero stati due stranieri, chiaramente lavoratori, avrei pensato la stessa cosa? No, perché anche loro si stanno pagando il diritto di stare all’ombra. Se avessero lasciato il loro posto ai tre colombi mi sarei irritato perché non l’hanno lasciato a me? Ci si può incazzare di fronte alla generosità? Certamente no. Quindi, comunque sarei rimasto al sole, ma almeno non irritato. C’è del razzismo in questo post? Non lo so, ma non l’escludo: non basta conoscere i tumori per essere tutelati dai tumori.

Giugno 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Storie di amore e di amorevolezza

Attraverso l’amico tramite, lo spirito dell’Amato mi ringraziò “per la mia amorevolezza“. A dirla tutta ci stetti pure male! Mi sarei aspettato un ringraziamento per il mio amore ma aveva ragione. D’altra parte, dicendo amorevolezza anziché amore come mi sarei aspettato, mi ha comunicato la vera essenza del reciproco trasporto e dunque una verità. Se quello spirito è effettivamente nel male, cosa gli costava dirmi una pietosa bugia, cioè, ringraziarmi per il mio amore? Allora, perché ha detto una verità? Perché, almeno in quel caso, non poté mentire o perché non volle mentire? Se precisando la realtà di quel sentimento sapeva di ferirmi, lo fece per amore della malizia o per amore di verità? Se non lo fece per malizia, allora quello spirito è anche capace di verità? Se lo è, allora ciò significa che se anche è stato nel male, tuttavia, almeno in quel caso seppe anche dissentire da quel volere e, dunque, seppe acconsentire a quello del bene? Ammesso e non concesso che lo possa sostenere, anche se lui è stato solamente il passivo strumento del mio discernimento sull’amore e sull’amare, pure, se lui non ci fosse stato, dell’amore e dell’amare io non ne sarei stato lo strumento attivo. Lo dico passivo, quello spirito, perché indurmi a capire non era certo sua intenzione. Se lo avesse fatto, avrebbe si, guadagnato una amicizia, ma avrebbe perso la possibilità di ottenere, amorosamente, ciò che al momento gli interessava di più: la sua ”roba“. D’altro canto, pur guadagnando una amicizia, anch’io avrei perso la mia ” roba “: il desiderio per la sua Natura. Non sopportavo di vedere che il suo desiderio per il male che lo faceva stare bene pur facendogli male (la droga) lo divideva dal mio desiderio di lui: nel bene e nel male, una ”droga” con il quale tentavo non solo di ”farmi” facendomi amare ma anche di distoglierlo dal suo male. Ma se lui sapeva anche fare a meno del mio bene, tuttavia, non sapeva fare a meno del suo, che indubbiamente, trovava più facilmente presso il mio. Da buon scafato, lui sapeva navigare meglio di me nei marosi dati dalle false corrispondenze: invece, io affondavo, nel senso che quasi sempre cedevo al do ut des che mi imponevano lui e la sua amante: l’eroina. Non era certamente del bene la mia accondiscendenza ma, nei confronti di quella persona, “sapevo resistere a tutto fuorché a me stesso”.


A dirla tutta, indipendentemente dal mio desiderio, non sempre la mascherina riusciva ad incantarmi, tuttavia, quasi sempre fui un giocatore incurante dei costi: non solo di quelli economici. Pur sapendo che il nostro capitale affettivo era sempre più povero e gli schemi del gioco sempre più scontati, andavo sempre a vedere le sue carte. Più volte gli manifestai l’esigenza di porre chiarezza. Sull’esigenza della chiarezza in genere glissava. Una volta che non gli riuscì di farlo mi confessò: “l’equivoco è sempre stata la mia difesa!” Sarà anche stato perché gli volevo bene ma in quell’affermazione non vidi solamente chi si serve dell’equivoco per proteggersi dal male a costo di farsi e fare del male, ma vidi anche un essere così indifeso, da non aver altro (o da non essere capace di altro) se non la sua “roba” per difendersi da ciò che non sapeva affrontare se non da “fatto”. Almeno sino a quando era in vita non ho mai preso in considerazione l’idea che se si faceva e faceva del male era perché avrebbe potuto esservi diretto sia da sé che dal male. Adesso ne ho più di qualche sospetto ma, nel dubbio… Se avesse messo chiarezza nel nostro rapporto, ammesso e concesso solo col senno del di poi che sarei stato pronto ad accettarla, (ciò avvenne, quando l’avanzare della sua malattia e la vicendevole amorosità che in qualche modo era spuntata dalla nostra storia insignificò la mutua “tossicodipendenza”) comunque la mia intenzione d’amore si sarebbe scontrata coll’impossibilità di raggiungerla. Al punto, comunque avrei capito l’amore e l’amare attraverso la fallacia dei miei intendimenti ma, avrei capito quanto ho capito giungendo con lui sino alla soglia fra uno stato della vita e inizio dell’altro? Comunque sia e, comunque possa essere interpretata questa storia, fra di noi c’è stata anche della verità.

Marzo 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Come messaggio in bottiglia?

La mia età si sta avvicinando allo stato di veneranda e all’accettata conclusione: conclusione che faccio fatica ad accettare se penso a questo più che trentennale lavoro. Che ne sarà? Finirà nella Rete come il messaggio in bottiglia che sarà raccolto per caso? E’ questo che vuole il Caso? E se in ambo i casi fosse il caso, devo stare con le mani in mano? E se facendo qualcosa devio il caso del Caso? Il mantenimento dell’opera in Rete sarebbe certamente favorita se trovassi il modo di far pagare l’abbonamento a WordPress allo stesso lavoro. Per fare questo, però, l’unico sistema (almeno al momento) consiste nell’appoggiarsi alla pubblicità, oppure, trovare un Ente sponsorizzante. Di quale genere di pubblicità e/o Ente? Per quanto tempo? Nella decisione e per gli scopi, condizionabili o no? Dell’opera rispettosi o no? Modificanti o no? L’ideale sarebbe se l’opera (oltre che mantenuta) diventasse nota al punto da non poter essere variata. Non per questo non discussa, ovviamente. Non so: tutto considerato, bottiglia e caso rimangono ancora le opzioni di perpetuazione più certe. Sarà quello che sarà. Come mi dico sempre: se sono un interesse della vita, la vita farà i suoi interessi. Ad esempio, sussurrando ai visitatori di stamparsi in proprio i testi che apprezzano. Sulla riva del loro mare, sarà come se avessero trovato la bottiglia. Sento pace anche in questa speranza.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Casa dolce casa

Ieri c’era il Mercatino dell’Antiquariato, qui in s.Zeno. E’ un antiquariato del pressappoco ma lo stesso attira un futtìo di persone. In quell’occasione vengono transennate le strade. Il Piccolo che non ha la residenza a casa mia è rimasto bloccato. Mi telefona, mette il viva-voce. La vigilessa sente quando gli dico il nome della via dove deve venire e lo fa passare. Giunto a casa me la racconta ghignando e mi dice: non so come farò quando non ci sei più! Sempre ghignando gli rispondo: quando non ci sarò più neanche tu ci sarai più! Rimane un attimo lì! Pensavo alla casa, mi dice. Pensava alla casa ma ha pensato anche a me? Se sono diventato la sua casa, si.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Don Ottorino

Sono passati degli anni dal suo trapasso, ma, tuttora, Don Ottorino ha un posto particolare nei miei pensieri. Era parroco ai Filippini. Gli parlai dei miei problemi di pecorella che si sentiva non poco nera. Mi guardava e mi diceva: lassa fare a Lu! Per Don Ottorino, in qualsiasi caso “ghe pensa Lu!” Ci eravamo persi di vista quando andai a chiedergli un aiuto per gli associativi problemi della “per Damasco”. Mi disse che non poteva fare nulla. Vidi la sua tonaca consumata. Potevo non credergli? Ci salutammo e ci lasciammo. Sento che mi rincorre. Mi raggiunge e mi dice: ma ti, non te si quelo del vissietto! Glielo confermai. Ne ridemmo di gusto. Ogni volta lo penso, sorrido ancora. I Servi più beati, a mio avviso sono questi!

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Vita: do ut des.

Quando ho iniziate le ricerche inerenti la mia sessualità mi sono domandato: dove? Come? Con chi? Non avendo risposte, mi sono proposto. Quindi, in quel posto e non in quell’altro. Alla data ora è peggio della successiva? In macchina, o a piedi o meglio in bici? E, vestito come? Di così o di cosa? Capelli corti, o capelli lunghi? Cosa succedeva? Succedeva che se andavo in un posto, la speranza era in un altro! Se andavo alla data ora, forse era venuta prima o forse verrà dopo. Se andavo dopo, forse viene più tardi! Se andavo in macchina, non trovavo niente! Se andavo a piedi la macchina non ce l’aveva l’altro! Se andavo in bici, oddio, la poveraccia! Se non andavo da nessuna parte, era là che m’aspettava! Per anni! Adesso, scusatemi (devo avervela già raccontata) ma fa parte della storia! La notte di Capodanno dell’85 vado in stazione. Un freddo da cani, o meglio, che aveva mandato via, anche i cani! Sotto un albero un giovane! Siamo stati “assieme”, (nelle curve e nei burroni compresi) per cinque anni! Un sentimento assoluto. Almeno da parte mia. Da parte sua, eravamo in tre: noi due e l’eroina! Sareste mai riusciti ad organizzare un party così, partendo dal puro caso, o destino che dir si voglia? Ne dubito fortemente! Morale della favola? E’ presto detto: mentre si vive sé stessi, la vita ti da di che vivere quello che in quel dato momento è giusto: che tu lo sappia o no! Al che, a che serve tendere e contendere?! Ad un accidenti! O forse meglio, a procurarci degli accidenti, che forse era meglio se li beccava qualcun altro! Per l’insieme di questi motivi, le classifiche, proprio non mi prendono! Non mi prendono perché fanno parte di quello che voglio io, ma quello che voglio io, non è detto che lo voglia la vita! Al punto, anche l’effetto collaterale della morale di questa fola è presto detto: se sono in cima è giusto, se sono in ultima è giusto, e se non ci sono affatto, è altrettanto giusto! Già che ci sono, un’ultima nota: se mi date dello stronzo, mi fate pensare o mi fate ridere! Se mi dite che sono “più bello che pria” mi preoccupate, perché questo vuol dire che a voi manca qualcosa dal momento che la trovate presso di me. Quindi, per favore, non datemi preoccupazioni! Adesso la pianto. Sono quasi le nove e devo ancora prepararmi. Voglio andar a ballare.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.