Correvano anni

Cortese signore: correvano anni d’esperienza in meno quando ho iniziato ad occuparmi di tossicodipendenze. Conscio dei miei tanti limiti, ho bussato a non si sa quante porte. Fra queste, a quella di un gruppo politico di Sinistra. Sentite le mie necessità, un aderente di quel gruppo mi pone la classica domanda da cento milioni: la droga è un male, o fa male? Feci fatica, allora, a capire il senso della domanda. Non poca fatica mi ci è voluta per rispondere, non allora, adesso: la droga fa male, ma se non risolta, può diventare un male. Ora, infatti, pur essendo usata per gli stessi motivi di allora, ha percorsi implicitamente più malevoli. Non tanto, o non di più, nel corpo del tossico, ma tanto e di più, nelle vene del mondo. Non è ignoto a nessuno, infatti, che vi sono culture che la vendono come arma, oltre per lo scopo di comperare armi. Per quelle culture, ogni pera è la pallottola che fiacca, quando non uccide, un alterno pensiero. Dal che ne consegue una necessità di difesa, che non può non procedere oltre una campata pretesa della libertà di farsi, se quella libertà è il cavallo di Troia che favorisce un generalizzato disfacimento: vuoi della personalità individuale, vuoi di quella sociale. Nelle tante e dispendiose campagne contro la droga, mai una volta ho visto trattato con evidenza, anche questo aspetto. A mio avviso, sarebbe ora di farlo.

Novembre 2007 – Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Nell’Omosessualità, per deviazione dell’acqua.

Per andare al lavoro passo davanti la chiesa di s. Zeno. Specialmente nei festivi, sul marciapiede della strada che porta alla piazza della chiesa si siede una zingara. Saluta. Ricambio il saluto. Si aspetta un’offerta. Non la faccio: odio far la carità: mi umilia. Se mi dicesse: regalami una spesa lo farei. Mi costerebbe più di un euro di superiorità ma molto di più il piacere. Molto di più, il senso dell’uguaglianza fra poveri, al di là del fatto che uno dei due possa maggiormente: almeno all’apparenza. Davanti l’ingresso laterale della chiesa, staziona un altro povero. Sui quaranta. Solido di struttura. Prima di quello c’era la donna che si è trasferita nella strada dove passo. Ancora prima di quello c’era un mutilato: romeno mi è parso. Per qualche giorno c’è stata anche un’altra donna: sparita. Strano. Non che si trovino in tutti i cantoni, i posti in cui la mercificazione della povertà può diventare un buon stipendio. Di quel mutilato non mi piace la figura. E’ una forza che sento non provata da fatica o da disgrazia. Mettendomi al posto delle anziane e degli anziani che andando a messa gli passano davanti la sento intimidente. Non che faccia qualcosa per spaventare, ma, sappiamo che può far spaventare anche un semplice modo di posizionarsi sia con il corpo che in un dato spazio e/o luogo. A proposito di intimidazione non espressa. Ho il terrore dei cavalli. Lo domino ma è più forte di me. Sulla sponda dell’Adige, nella zona che chiamano Lazzaretto ogni tanto passa qualche cavaliere. Un pomeriggio ne viene uno verso di me. Cacchio! L’argine che in quel posto permetteva il passaggio non era largo più di un tre metri: forse neanche. Da una parte e dall’altra del passaggio le rive erano era ripide. Troppo per una ritirata strategica, così, a panico più o meno fermo aspetto che il cavallo mi passi davanti. Man mano che il cavallo s’avvicina mi irrigidisco. Non posso farne a meno. A due passi da me il cavallo rallenta, tituba. Dal centro del passaggio si scosta sino alla ripida alla sua destra. Mi guarda, allarga un occhio da pazzo, scrolla la criniera, nitrisce. Ripreso dalle redini del cavaliere, mi supera. Mi sa che dal sollievo abbiamo sospirato tutti e due! Non saprei proprio dirvi come la mia paura del cavallo sia diventata la sua paura di un… asino ma questo è successo. Se un cavallo è in grado di sentire lo stato d’animo di una forza potenzialmente pericolosa anche se in alcun modo espressa, a maggior motivo, direi, lo può una persona. In ragione dell’esempio, se fossi il parroco chiederei a quel povero di non mettersi su quello stretto passaggio. Fisime? Può darsi. Un paio di giorni fa, seduti al tavolino della birreria all’angolo della piazza dove usualmente passo c’erano tre giovani. Due ragazze ed un ragazzo. Sono Sinti e sui venti, direi. Il ragazzo ed io ci guardiamo. A suo tempo ho avuto non pochi amanti Sinti, ed il soldo era ultima e non necessaria cosa. Più dal soldo erano sedotti dalla personalità del seduttore. Cercavano un’ospitalità del cuore più che della casa. Cercavano forme d’affetto, amorevolezza, eguaglianza. Non sono una figura così smaccata di Finocchio, ma certamente sono smaccatamente diverso dagli anziani standard. Per il gruppo tribale Sinto (ma anche per il nostro devo dire!) ogni diverso da usuali schemi è necessariamente un Finocchio. A maggior ragione l’avranno pensato, vedendo che più delle ragazze ho guardato il ragazzo: “è il nostro “difetto e’ fabbrica!” Vaglielo a dire che stavo pensando al lavoro e non al sesso! Nella mia direzione avanza un ragazzo più giovane: sinto anche questo. Mi saluta. Lo saluto. Lo avrei detto dai 16 ai 18 anni, ma, avrebbe potuto averne anche meno. E’ fortissimo, in loro, il divario fra età somatica ed età anagrafica. Il fatto che debbano affrontare la vita (la loro e la nostra) ancora in età infantile (ammesso, e ne dubito, che abbiano avuto il possesso di quell’età) li rende, anche fisicamente precoci, oltre che esperenzialmente. Non per tale fatto sono uomini, ma per tale fatto miraggi di maschio. Sbagliano, gli assetati di sesso e/o d’affetto, e/o d’amore (?) che non sanno (e/o rimuovono) che i miraggi di maschio o di femmina appaiono veri dove il percorso sessuale di un’età maggiore è arido. Nell’Omosessualità, per deviazione dell’acqua.

Marzo 2008 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Le facoltà del “corpo calloso”

Mi ero perso il tuo commento sul “corpo” (non so cosa sia ma mi fido di te) che avrei più “calloso” dei maschietti, e alla pari con le donne. E, tu, che ti lamentavi quando ti presentavo la mia parte femminile! Adesso capisco! Era invidia! Ma, dall’alto del mio maggior callo derivato dal fatto che sono naturalmente maschio, culturalmente uomo ed in contemporanea culturalmente donna posso connettere i due emisferi cerebrali più razionalmente e più emotivamente degli esistenzialmente scissi. Dillo niente!

Giugno 2006 – Datata – Modificata e corretta nel Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Giovinezza: Olimpo ed Ergastolo.

Cara Regina: ho letto con profondo disagio la violenza che Chiara ha subito, ed ho capito i riflessi che quel fatto t’ha evocato. Che dire, che tu non abbia già detto con la chiarezza che ti è usuale? Sia negli uomini che nelle donne, nella giovinezza (vorrei dire purtroppo ma non sarebbe giusto per la giovinezza) comanda la testa… inferiore. Solo nella tarda maturità comincia a prevalere la superiore. Nella giovinezza la violenza è una merda fra tante merdate! Ma, nella maturità, è una merda che il violento sulla giovinezza altrui non riuscirà a ripulire dal suo cesso: cesso, inteso come il luogo in cui “defechiamo” i nostri squallori; e da padre di figli, il giovane violento ricorderà come è stato o ci si sente da figli! Questa, la sua vera condanna! Questo, è l’ergastolo in cui, da sé si rinchiude, il violento contro la vita.

Giugno 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Non sono tutti tulipani

Un conto è insegnare la materia sessuale anche ai bambini e un conto è abituarli all’amante pedofilo: che cazzo! Un conto è amare un bambino. Un conto è usare un bambino: che cazzo! Mi par di una tal stronzata, sto tulipano olandese che lo direi opera più bassamente giornalistica che notizia! Mi par di una tal stronzata, sto tulipano olandese, che lo direi più bassamente provocatorio che notizia! Provocatorio, nel senso di voler suscitare un viscerale istinto da conservazione – repressione nella massa belluina. Non so che dire: è indubbio che un’over dose di libertà può far delirare come un’over dose di alcool: è uno spirito, infatti!

Giugno 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

La vita è matematica

La vita non ama il + : più di questo, più di quello. Con dolore subisce il – : meno di questo, meno di quello. Rifiuta il : diviso da questo, diviso da quello. Ama il x: per questo, per quello. Adora l’= : eguale a questo, eguale a quello.

Giugno 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Via da me i fanatismi

Velatamente, ma quasi sempre dogmaticamente, il mio pensiero spirituale viene accatastato con quelli dei fanatici. Lo fanno anche quelli che di me conoscono solo qualche titolo di post. Urge, allora, questa precisazione.


“per Damasco” non detiene alcuna verità; men che meno la Verità. Non per questo non conosco il luogo della Verità di ogni verità. L’ho trovato nella pace dello Spirito: la forza della vita sia del Principio, che del nostro principio. La pace dello Spirito, e nel nostro spirito, è luogo di verità (e al Principio della Verità) perché la pace è il luogo del silenzio che subentra alla cessazione di ogni dissidio. Se tutto questo vi pare fanatismo, allora, sono un fanatico che non sa di esserlo. Attendo lumi!

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Cos’è la Verità?

La mia emozione non ha mai confuso un suo parere con la verità: men che meno con la Verità. Parere è quello che ognuno pensa. Di quanto si pensa, verità è ciò che è universalmente provato. Di universalmente provato sui miei argomenti non c’è assolutamente nulla. Certamente li credo veri, ma perché li ho veramente vissuti e in vero li dico. Ne tengano conto gli stracciatori di vesti. Mica voglio fare la fine che hanno fatto fare a Cristo, e che fanno fare a tutti i poveri cristi che osano dissentire dagli spacciatori di Verità. Dei tanti generi di spacciatori di droga (è droga tutto quello che fissa l’arbitrio, e quindi, anche una fede quando fissa la ragione) quelli in buonafede sono i più pericolosi: a tutti i livelli. La storia lo conferma da secoli. Mi si dirà: ma, nelle questioni di fede non si può non superare la ragione! E’ vero, ma dove la fede turba la ragione, o la ragione turba la fede, bisognerebbe imparare a seguire il credo che dice: “dove non si può dire, è meglio tacere.” Ricordino i contestatori della religione altrui, che nel silenzio alberga la pace, e che vi è pace dove non vi è dissidio, e dove non vi è dissidio tace ogni parola. Non è forse per questo che la diciamo il luogo della Parola? Non è forse per questo che Cristo ha taciuto quando gli hanno chiesto: cos’è la Verità?

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Dio lo vuole? Non credo proprio!

Sarà anche perché ho un po’ bevuto, ma le ragioni del cuore mi stanno dicendo (stasera in particolare modo) che gli islamici (i poveri che conosco, almeno) soffrono di schizofrenia. La paranoia che riscontro in loro, però, non è malattia mentale (anche se lo può diventare) bensì, è la sofferenza esistenziale di chi si sente scisso dalle ricchezze del mondo, per quanto non scisso dalle ricchezze del Dio. Non cura la divisione, il fatto che la persona mussulmana possa aggrapparsi alle ricchezze del Dio per compensare quello che gli manca delle ricchezze della vita, al più, la può medicare: a sufficienza per chi confida solamente nel Dio, non a sufficienza per chi tende a confidare anche nelle ricchezze della vita. Se potessimo ascoltare le sole ragioni del cuore ci metteremmo un attimo a curare quella sofferenza, invece, dobbiamo ascoltare anche il cuore della reciproca ragione onde essere reciproca vita. Se da un lato è vero che la ragione del mussulmano lo sa bene, dall’altro è anche vero che la sua emozione fatica ad accogliere questo intelletto. Dove non l’accoglie, il mondo mussulmano è scisso anche da noi. Mi rifiuto di pensare che ci sia un Dio che lo vuole.

Marzo 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Trascinati come foglie

Cortese signore: trascinati come foglie nelle tempeste raccontate dalle cronache, è tutto fuorché facile trovare i bandoli delle matasse, pure, ci dobbiamo provare; ci dobbiamo provare, anche non rifiutandoci di percorrere delle alterne strade. Non è il mio già scritto futuro che si preoccupa per i fatti detti dalle cronache; si preoccupa per quelli che sono da scrivere, per quelli che non lo sanno scrivere; per quelli che pensano bella, la copia che stanno scrivendo. Ognuno di noi, signor Direttore, è via della propria vita. Nessuno di noi, però, abita sulla cima dei monti, quindi, la via personale non può non corrispondere con quella sociale. Lungi da me l’idea di pretendere della santità al mio prossimo. Al più, una decente media. Nel corrispondere con la via sociale, vi sono di quelli che viaggiano al centro, o per infinite posizioni del passo, ai lati della strada: qualche volta, anche agli estremi margini. Nei viaggi al limite dei confini della strada sociale (e non di meno personale) vi è di che maggiormente cadere nell’errore. Pure, ogni viaggio, è di per sé legittimo, quindi, nessun viaggio dovrebbe essere fermato, quando non interrotto. Il che vuol dire, che ogni viaggio è un legittimato fai da te? No. Il che vuol dire, che lo Stato – pastore deve guidare i suoi cittadini, non, sovrapponendo cultura a cultura, ma facendo emergere dalla coscienza della cultura personale, la coscienza della cultura sociale. Quale, lo strumento idoneo, se ogni cultura esterna alla persona può essere considerata una educativa forzatura? A mio avviso, lo può essere la riscoperta del dolore: sia esso subito che procurato. Nessun genere di pensiero, infatti, può esser considerato giusto, la dove origina del dolore. Ed è nella presenza del dolore, che io pongo la ricerca del vero. L’assenza del senso del dolore, è assenza di ogni limite al piacere che è nel vivere per il piacere. L’assenza di ogni limite al piacere che è nel vivere per il piacere, esalta la mente che non vede fermata in alcun modo la sua forza; esaltazione che noi ben vediamo negli stadi; nell’incosciente uso della personale vita (droghe ed altre sfide, delitti, follia, violenza stupida e/o gratuita, ecc.) Non c’è parola o norma, che barrieri quell’esaltazione; è l’esaltazione di chi sa, ma che, interiormente, non sente (e/o rifiuta di sentire) quello che sa. Chi non sente quello che sa, conosce la vita a metà; è la condizione, di chi sa l’amore, ma non ha mai amato; e la condizione, di chi sa il dolore ma non l’ha mai sofferto. Chi conosce la vita a metà, è un crescente a metà. Un crescente a metà, rischia di essere inoltrato alla vita, come siamo usi inoltrare, i barboncini: sì di razza, ma costituzionalmente più deboli dei meticci.

Novembre 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Verona – Via XX Settembre

Dovrebbero chiamarla via delle Nazioni. Ci sono le africane, le indiane, le brasiliane e dell’Est. Gli abitanti di quella strada, sono disordinatissimi, coloratissimi, vocianti. Sono, fòra come i balconi: balconi nel senso di luoghi dell’affaccio sulla strada_vita. Sono, degli scamiciati: nel senso di privi di quell’abito che si chiama comune educazione. Sono, degli scoperchiati: nel senso di senza il coperchio delle nostre sovrastrutture; di una naturalità primitiva per quello e per come li vedo agire. Ci vado, quando ho bisogno di ricaricare la batteria delle emozioni. Ne sono affascinato. E’ indubbio che lo sono per le tensioni e tentazioni erotiche che mi comunicano ma anche perché, sia pure di striscio, (e per lo struscio) mi raccontano altre storie, altra vita. Per vedere altra vita, per sentir raccontare altre storie, c’è chi ha fatto il giro del mondo in mongolfiera. Io lo faccio a Verona, in bicicletta.


[Per naturalità primitiva intendo la potenza psichica, che trova la sua ragione nella forza fisica.]

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Il servizietto degli idoli

A un nuovo collaboratore di origine pakistana dico: allora domani ci vediamo?! No, domani no, perché devo andar a vedere il papa. Ma, tu sei mussulmano! Che te frega del papa?! Mi risponde: non ho mai visto una cosa del genere! Fede e spettacolo: destino dei resi idoli e/o che si sono resi idoli. A quello che ci raccontano è successo anche a Cristo. Abbattere idoli non serve a niente. Bisognerebbe abbattere, invece, la voglia di idoli! Ma, cosa ci mettiamo al suo posto? Dovremmo metterci della Ragione: almeno in grano! Il guaio è, che per crescere, quel grano ci mette secoli! Intanto, ogni Pecora si ritira nel suo Ovile e ogni Bue nella sua Stalla.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Mele marce a Genova

“… io credo, la principale responsabilità delle forze dell’ordine sia stata quella di non aver saputo comunicare al suo interno.”


Vero, ma le forze dell’ordine (vedile come corpo) possiedono due interni, non uno. Possiedono un interno collettivo e l’interno singolo. Nell’interno collettivo, è chiaro che la comunicazione è andata a puttane, ma perché è andata a puttane anche la comunicazione morale, culturale, professionale anche del singolo con sé stesso? Cos’ha permesso al singolo di non ascoltare quella comunicazione? Cosa gli ha permesso di diventare schizofrenico, perché di scissa comunicazione fra animo privato ed animo professionale? In definitiva, quale chiave ha liberato la belva privata dalla professionale ingabbiatura? Se non vogliamo la ripetizione di quei casi, è soprattutto questo, il punto da studiare!


“e mi stupisce davvero che nessuno delle migliaia di poliziotti onesti, seri e sinceramente degni di un Paese democratico, non abbia sentito la necessità -prima di tre giorni fa- di smarcarsi da quei pochi DELINQUENTI che, indossando la loro stessa divisa, hanno disonorato il loro Corpo e spezzato la fiducia dei cittadini verso di loro.”


Ma, dove vive questo blogger?! Dove lo trova un commilitone, così eroico da denunciare i suoi pari col rischio di vedersi osteggiato, rifiutato, e trasferito quando non personalmente minacciato oltre che detto infame con la motivazione che sta buttando merda sul corpo?! Sono i vertici che devono avere quel coraggio! Se un vertice ha atteso sei anni per trovarlo, cosa si può chiedere ad un semplice pulotto?! In verità, le forze dell’ordine non possono permettersi il lusso di essere amate dai cittadini. L’amore non fa paura, mio caro, mentre la paura è fondamentale e preventiva manetta! Sbagliano? Forse. A personale esperienza, posso dirti che se incuto timore i miei collaboratori funzionano, e se non metto timore mi mandano a ramengo la comunicazione di lavoro che devo avere con loro. E’ triste, ma in genere pensando, è così.

Giugno 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Verità per Federico

In questa coppia sento la madre più determinante del padre. Nel formazione del carattere virile di un figlio questo crea degli strani pasticci identitari. Non sarebbero pasticci se formassimo l’umanità più che formare il normale (?). Guaio è che la norma sclerotizza le soggettive specificità. Ho un orrendo ricordo di una donna poliziotto (una ufficiale) che ho visto agire nei confronti di un tossicodipendente che all’epoca seguivo sia come associazione che come conoscenza. Esaltata, sprezzante, inutilmente distruttiva la personalità dell’altro quella femmina: donna per me è altra cosa. Indubbiamente ricostruita a livello psicologico, sia dalla divisa che dal conforto di altri tre agenti, che, a dirla tutta, non sapevano più da che parte guardare quell’inutile scemeggiata. Se non fosse stata in divisa, l’avrei detta impasticcata, o in “riga”: non che la faccenda sia del tutto escludibile, ovviamente. Non posso non domandarmi: quanto sono psicologicamente sani quelli che indossano una divisa come indossassero una camicia che da forza perché li forza? Si, questo, è il problema!

Giugno 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

3) La vita è nostra?

La Società e la Religione sostengono che la vita non è nostra. In queste ideologie non è esclusa la pretesa di possesso sulla vita che guidano, ora religiosamente, ora politicamente, ora assieme o da separati in casa. E’ triste, ma è così. Ora, chiediamoci, che cos’è vita? Ci sono miliardi di risposte. Credo che non ci siamo ancora messi d’accordo sulla risposta ultima. Chiediamoci, inoltre, quale lo scopo della vita. Miliardi di risposte anche qui. Chiediamoci ancora, quando posso dirmi di essere vita? E, per chi? Per un’idea di me? Per un’idea sociale? Per una più elevata idea? A mio avviso, ci si può dire vita nella vita, tanto quanto rechiamo vita: vuoi a noi stessi, vuoi al sociale, vuoi alle idee che vuoi. Ci sono casi, in cui non si può più esserlo, per nessuno dei casi che ti cito. O, esserlo, al più, sottostando, a pesantissime croci. Ci sono casi, in cui possiamo alleviare il peso di quelle croci. Ci sono casi, in cui non lo possiamo in alcun modo. Ebbene, con quale e per quale diritto si può dire ad un’umanità caduta sotto il peso della sua croce: mi dispiace ma devi continuar a portarla?

Giugno 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Vivere? Morire? Salti nel buio.

“… ma per me eutanasia e suicidio sono sinonimi di non coraggio a vivere la vita. Attenzione! Non ho usato volutamente la parola vigliaccheria perché avrei giudicato qualcuno che non la pensa come me, e giudicare è l’ultima cosa che voglio fare.”


Potresti dirmi, Giancarlo, dove trovi diverso il senso di non coraggio, e quello di vigliaccheria? A mio avviso, il problema non è eutanasia si, o eutanasia no. Il problema è che ognuno dovrebbe avere il diritto di gestire in proprio il grado di dolore che può sopportare. E se per qualcuno la vita gli diventa un massimo dolore, gli si dovrebbe dare massima scelta. E’ giusto? E’ sbagliato? Prima o poi lo saprò. In attesa di questo, “ognuno da quello che può!” Facci caso: non l’ho mica detto io.

Giugno 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Miracolanti e miracolati

Da tempo mi chiedo perché all’approvazione delle mie novità non segue un corrispondente seguito. La paranoia che mi ombra mi fa pensare: perché ho forze contrarie! Stupidaggini! Il calo del seguito avviene perché l’aderente alla scoperta della cosa nuova, necessita di un grado emozionale sempre maggiore per continuar a seguirla. Se non avviene secondo il bisogno emozionale di chi segue il miracolante, al miracolato dalle principianti emozioni succede:

  • di perdersi per strada
  • di cercarne delle altre
  • di farsi miracolante di quelle recepite dal miracolante che l’ha iniziato
  • di finire al seguito di un barabba che prima o poi si dovrà rassegnare di essere spodestato a favore dell’ultimo giunto.

Capita perché siamo fatti male, o per chi lo pensa, addirittura influiti del Male? No, succede perché le emozioni sono un cibo. Come il nostro corpo deve rinnovare il cibo che consuma, così, anche la mente. La mente si nutre, invece, della stessa emozione quando ne diventa tossicodipendente. Con tossicodipendente intendo uno stato d’arbitrio talmente fissato da arrestare il pensiero del miracolato al miracolo inizialmente scoperto ed emozionalmente assunto. Lo riconosca o no (un miracolato) le emozioni procurate dai miracolanti (persone e/o casi) scemano anche in quella forma di dipendenza. Questo destino succede in tutti i fatti da miracolante emozione. Giusto per dire i maggiori: arte, sport, religione, moda, politica. Come un miracolato rinforza le emozioni assunte è generalmente noto: praticandole. Nel praticarle, a sua volta diventa via via miracolante per miracolati dalle emozioni che espande. Un praticante maggiorerà il suo seguito, tanto quanto saprà (vorrà o potrà) farsi autore di continui miracoli per bisognosi di continui miracoli. Da questo gorgo escono i miracolati che confidano nelle emozioni della vita, indipendentemente dallo stato dei suoi miracoli o da come li presenta. Ciò significa che dobbiamo confidare nella vita anche quando ci presenta una pandemia? Dipende! Se ne abbiamo una visione particolare, no. Se invece ne abbiamo una visione globale, si. Questo significa che fra i miracoli della vita c’é anche il dubbio? No! Questo significa che fra i miracoli della vita c’è anche la scelta.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Com’è buono lei!

A proposito delle più volte dette e ripetute paure sulla mancanza del mangiare, per cui è meglio occuparsi di questo e che i diritti all’umano riconoscimento possono aspettare, al Bonotto e ai suoi condivisori desidero ricordare “che non di solo pane vive l’uomo”. Vive anche di bisogno di giustizia; ed è il bisogno di giustizia che innerva le istanze del mondo in Lgbt.


Dice il Bonotto: dovremmo scindere le problematiche dei diritti individuali e della responsabilità collettiva.


Non vedo cosa impedisce di portarle avanti assieme! Una sottaciuta volontà, intimamente contraria ma non detta per non apparire conservatori destrorsi quando non fascisti e/o comunque non in linea con il grillismo che ho adottato e che voto e che voterò indipendentemente dai contrari alla questione?


Dice, sempre il Bonotto: il portare avanti queste battaglie su diritti più o meno marginali.


Prego?! Tutti quelli che non votano Grillo e/o il Movimento trovano che le sue battaglie, tutto considerato, siano marginali. Prima, gli interessi della mangiatoia politica, prima i soldi ai partiti, ecc, ecc. E, allora? Ripetiamo la storia che dice: i violentati (dalla politica) che si attuano in politica diventano violentatori dei divergenti in politica?


Bonotto: ognuno può fare quello che vuole nella vita, ma quando si passa a strutturare una società, è necessario far prevalere le regole naturali e condivise.


Sulla ricerca di condivisione (commosso sino alle lacrime perché consente al mondo Lgbt di vivere purché sotto traccia) non posso non essere che d’accordo con l’affermazione del Bonotto, ma, permetta un sussulto: far prevalere le regole naturali e condivise? Quali? Quelle delle scimmie Bonomo che si usano sessualmente senza problemi, e sono felici (naturalmente parlando) più di noi? Quelle degli orsi che curano la prole per tre anni e poi chi si è visto si è visto? Pur odiernamente sostituita da qualche siringa, la regola naturale per la procreazione prevede l’uso del genitali maschile e di quello femminile. La regola culturale invece (generalmente contraria ai colti) prevede l’uso della psiche maschile nella femminile e della femminile nel maschile. La regola dello Spirito, invece, prevede che dall’uso degli insieme si generi vita. In prevalenza, il mondo etero usa la prima, la seconda, e la terza regola. Quando non vi è intesa fra queste regole, vi è infelicità, tendenze suicidarie, omicidi, femminicidi, e malattie di genere psicologico quando non psichiatrico. Il mondo in Lgbt, (originato dal frutto della prima, e della seconda regola) protrae la sua vita e i suoi intenti di felicità per mezzo della terza regola. Ora, signor Bonotto (e fuori dai denti) dové il problema se il mondo in Lgbt manda avanti la sua volontà di vita per mezzo del piacere di vivere la vita, anziché per mezzo della procreazione? Qual’è il problema se, nel suo desiderio di alleanza, anch’esso cerca l’avanzamento fisico-psichico-spirituale che è offerto da ogni genere di legame sentimentale? Il mezzo del piacere di vivere in Lgbt toglie qualcosa al mezzo della procreazione in etero? Non vedo! Al più, vedo che toglie potere ai parassiti della vita altrui, quali sono gli ammalati mentali consapevoli di farlo, qual’è la politica, (o meglio, la partitica) che cura la propria rex anziché quella pubblica perché gli risulta marginale farlo! Parassita dello spirito altrui è una mal agita religione, quando, osteggiando la vita per infiniti opportunismi e conservazione dei pastori sulle pecorelle, opera contro le infinite possibilità della creazione. A cominciato 2000 anni fa e non ha ancora smesso, però, ama chi ha ucciso, e non dimentica mai di portargli dei fiori! Tante grazie! Il Crocefisso ne sentiva proprio la mancanza!


Bonotto: comportamenti fuorvianti e innaturali, è necessario riportarli in carreggiata, sempre con un’azione umanitaria.


Tante grazie, signor Bonotto, per l’intento umanitario! Sento di doverle ricordare, però, che anche gli hitleriani riporti in carreggiata di fosca memoria usavano azioni umanitarie. Infatti, prima di bruciare le vittime di cotanto sentimento, li gasavano! Naturalmente, ci sono gas e gas, pire e pire. Glielo preciso per evitarle di far delle corrispondenze non consoni al mio pensiero almeno in questa sede.


Bonotto – anche per me il matrimonio è concepibile solo tra uomo e donna, per il mantenimento della specie e per l’avanzamento fisico-psichico-spirituale.


Ringraziandolo sino alle lacrime per l’azione umanitaria a favore dei richiedenti diritto, non posso non rilevare che il pensiero del Bonotto è tipico del fondamentalismo cattolico! Il Bonotto può credere a quello che vuole, ma perché dovrebbe usare le sue idee per far padronato su quelle altrui? Sul quantitativo fallimento del cosiddetto avanzamento psicofisico offerto dal matrimonio ci sarebbe molto da dire, ma lascio la parola alla cronaca nera che, chissà perché, il Bonotto trascura. Chiaro che ci sono matrimoni felici e che durano tutta la vita. Mi commuovono sempre: vuoi perché nell’animo sempre orfano, vuoi perché nell’animo usato da un pedofilo! Per la cronaca, prete! Ricordo al Bonotto che il mondo Lgbt non si è mai opposto al matrimonio idealmente inteso. Preciso idealmente inteso perché in realtà, e per la gran parte, è sentina di molta sofferenza. Considerazione a parte, il che vuol dire che al mondo in Lgbt gli va bene, e che se non gli va bene, considera la sua scontentezza come fatto marginale. Lo chiamino come vogliono il Bonotto e i suoi condivisori, ma il mondo in Lgbt chiede solo la regolarizzazione di un sentimento su basi paritarie al matrimonio, non, un matrimonio; che poi lo festeggino come si usa nei matrimoni, e che questo lo faccia diventare matrimonio, vuol dire, prendere lucciole per lanterne, o come dice il Guzzanti, venir giù “dal Monte del Sapone”.


Bonotto – si fanno passare tante cose, nella vita, come progressiste, ma spesso esse sono in netto contrasto con la natura interiore degli esseri umani, e questo determina conflittualità personale e collettiva.


Il che vuol dire: fermi tutti altrimenti andiamo a fondo?! La paura di andare a fondo è sempre stata dei profeti di sventure, e da quelli usata per far mantenere, nel fondo, pur dando idee di salvazione! “In netto contrasto da conflittualità personale collettiva”, lo sono (profeti di sventura) dove è maggioritaria l’influenza religiosa sulle coscienza del cittadino. No, invece, dove, pur nella conservata spiritualità, vi è decondizionata conoscenza. Comunque sia, ad ognuno il suo pane, signor Bonotto, ma sollevi le mani da un mondo che non le ha mai chiesto di usare la farina in Lgbt per impastarlo. Dove, per convinzioni personali non si è a favore, ma neanche umanamente contrari, a mio vedere, i mentalmente sereni si astengono, o fanno come ho fatto io per la questione dell’aborto: si o no? Pur intimamente dissenziente, ho votato a favore. L’ho fatto, perché dove vi è dolore, non si aggiunge dolore a dolore. La mia azione umanitaria non corrisponde alla sua, signor Bonotto? Pazienza! In ultima, ognuno pagherà i suoi conti, e gioirà dei suoi guadagni. Per quanto riguarda me, anch’io pagherò i miei conti, ma saprò anche, che non avrò tolto nulla a nessuno! Cosi’ facendo non si formano i partiti? Lo so.

Le piantagioni del potere

Sino a che non ci decideremo a potare quando non ad estirpare “le Piantagioni del potere” * rifiutandoci di concedere loro ogni delega a priori” non solo non ci potremo dire solamente vittime, ma renderemo vittima anche il futuro di chi non è in grado di scegliere il suo presente.

* Principato e Religione, citando l’ex Ordinario di Pedagogia dell’Università di Verona, padre Aldo Bergamaschi.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Eppure la vita ci parla!

Può essere come dici, ma, potrebbe anche non essere così. Potrebbe anche essere che non sai ascoltare quando la vita ti “parla”. Non ricordo se ti sei detta una credente, ma giusto per amor di tesi ti reputerò tale. Come credente sai che la vita, ha due piani di vita. Nel piano superiore, è collocata, (o meglio, abbiamo collocato) l’Entità creante. Se ammettiamo che quest’Entità creante sia vita, necessariamente ha “parola”. La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Siccome è il Principio che ha originato il suo principio, quale parola può dire quest’Entità? Direi che può dire se stessa. Quindi, essendo vita, la sua parola è: vita! E la vita è! [Detta e finita, questa è la Genesi “per Damasco”] In quanto prima vita, è un principio assoluto. Chi è principio assoluto non può dire nulla di non assoluto. Pertanto, vita, è l’unica Parola di quel Principio. Scendiamo adesso su questo piano di vita. Anche qui, tu dici, la vita è quello che sopra affermi. Potrebbe essere, ma a mio avviso così non è. Su questo piano di vita le emozioni sono molte, pertanto, sono anche molte le parole che ci fa dire. Fra tante parole, quali, quelle del nostro principio di vita? Fondamentalmente, sono tre: depressione, esaltazione, pace! Depressione, quando, per eccesso o difetto di informazioni sbagliamo contro il Corpo. Esaltazione, quando per eccesso di informazioni sbagliamo contro la Mente. Pace, quando vi è corrispondente incontro fra le emozioni del Corpo e quelle della Mente. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra Corpo, Mente e Spirito. Lo Spirito è la forza della vita che si origina in ragione del Bene nel Corpo, e del Vero nella Mente. In ragione dell’infinita dinamicità dei rapporti emozionali, nel mondo personale che si pone in relazione con le infinite dinamicità del mondo esteriore, direi che le parole che ci dice la vita sono infinite, altro, che la “muta” che dici! Mi piace, l’idea di vederti come una badante che assiste la vita ormai vecchierella. Mi fa tenerezza, ma per i modi sopra esposti mi risulta che sia la vita ad assistere te, non, il contrario. Siccome ha non poco e non pochi da assistere, delega il compito ad un’altra badante: il discernimento! Non dirmi che non l’hai mai ascoltato, vero?! E, se l’hai ascoltato come fai a dire che la vita è muta? Infine, solo gli animali sono solamente vivi. Se ne accompagni al macello, però, potrebbe venirti l’idea che sappiano di esserlo! Come l’umanità certamente no, ma cosa esclude che lo sappiano perché, pur sentendolo non c’è lo possono dire a causa della differenza fra il nostro linguaggio e il loro? Ciò fa pensare che, almeno in potenza, neanche loro sono solamente vivi.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Da chi gli intralcia il passo

L’evoluzione culturale dell’Omosessualità, ben segnata dalla richiesta di pari diritti, dimostra che il mondo in Lgbt sta modificando il suo esistere. Dalla venerazione per il corpo simile, sta passando alla venerazione della vita simile. Dei contrari omofobi_idrofobi si cura per difendersi non perché sono importanti. Il Salvini dice che due importanti istanze non passeranno. Miope il Salvini che non si rende conto che la decisione ultima l’esprime la vita. Lo farà non appena si sarà liberata da chi gli intralcia il passo.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Questioni in Aids

Con il tema che segue avrei dovuto chiudere il convegno organizzato dal professore Ettore Concia, primario di Malattie Infettive di Verona. Contrariamente a quando deciso prima, parlo a braccio. Inizio dicendo “Bisogna amare la vita.” L’affermazione é indiscutibile ma non era il tema! Fatto sta’ che non so più andare avanti! In prima fila ci sono i maggiori rappresentanti sociali e culturali di Verona! Li guardo. Mi dico: ma che ci faccio, qui?! Mi rispondo con una fuga che proprio non riesco a dimenticare! Non so come il Referente del convegno l’abbia chiuso al mio posto. Quello che so, è che mi do’ del cretino ogni volta ci penso; e ci penso da anni! Faccio fatica anche a rileggerla. La lascio com’è!


In genere, il Futuro viene rimosso dalla vita come se fosse una malattia infettiva: un Aids. Come per le malattie a trasmissione sessuale, per non essere infettati dal Futuro si usano vari tipi di preservativi. Si usa l’extra resistente, che è quello di non pensarci affatto; il resistente, che è quello di pensarci sotto l’aspetto economico; il sottile, che è quello di pensarci mano a mano che viene; l’extra sottile che è quello di chi si vive in bilico. Poi, c’è anche quello profumato, che è quello di chi si vive secondo tendenza. Nessun tipo di preservativo è impermeabile in assoluto, così, prima o poi, tutti prendiamo il Futuro. Contrariamente a quanto si teme, il Futuro non è una malattia irreversibile ma è un passo fra due stati della vita. Come faccio ad essere sicuro che sia così dal momento che della vita conosco solamente un versante? La mia certezza è confortata dal fatto che sono culturalmente mancato alla Vita tante di quelle volte e, tante di quelle volte sono risorto che, non potrà non essere così, anche quando naturalmente, lascerò questa realtà. Per quanto credo, quando succederà, non sarà la mia Cultura ad essere spaventata dal viaggio ma la mia Natura. Tutto considerato, direi che la scienza sa reggere bene la fatica naturale di chi inizia un viaggio che viene da un più o meno lontano presente. Non altrettanto bene, o perlomeno non a sufficienza, lo sa reggere la cultura sociale: laica o religiosa che sia: troppi, giungono al passo, assolutamente impreparati. Non mi preoccupano quelli che sono stati tanto previdenti da munirsi di qualche bagaglio culturale, ma, i più poveri: quelli che stanno iniziando il percorso (dal presente al futuro) pressoché sprovvisti di tutto. Fra gli sprovvisti, è vero che si possono introdurre discorsi culturali di tipo religioso o spirituale ma, si stia bene attenti non solo alle dosi ma anche al grado di corrispondenza personale e spirituale con la persona alla quale le si da. Se i dosaggi e la personalità del dosatore non sono corrispondenti alla personalità da assistere culturalmente (oltreché specificatamente) non solo potrebbero frastornare quanto violentare l’assistito ma possono anche indurlo a rigettare sia l’aiuto che la persona. Nei casi di rigetto da erroneo ausilio, non solo si rischia di aggiungere povertà a povertà ma anche di finire sviliti sia umanamente che professionalmente. A fianco della persona che accompagnavo, oltre ai centri correlati alle tossicodipendenze, ho avuto modo di conoscere non solo questo “Malattie Infettive”, ma anche quello di Venezia, di Treviso, e di Legnago. Presso questi centri, la Persona ed io, soprattutto speravamo di trovare umanità. Avevamo fame di umanità. Umanità è accoglienza: è il ventre protettivo nel quale, dentro, si torna a vivere come tutti. Ogni volta l’abbiamo trovata, la Persona ed io, eravamo meno terminali. Se manca il ” fattore umanità ” non vi è gestione che tenga. Se vi è quel fattore, anche la gestione più deficitaria è sufficientemente compensata. Dove vi è umanità, lo spirito si allevia anche senza tanto discorsi. Se poi vi è anche la capacità professionale (oltreché tanta pazienza) allora c’è il massimo dei discorsi. I discorsi che non producono umanità, o che la rendono settaria, quelli sono i terminali da gestire al fine di farli finire. L’umanità comunica com – passione di vita ed è, senza tante parole, di per sè, com – passione nella sofferenza. Decine di volte ho avuto modo di constatare che a fronte della serenità che comunica l’umanità non c’è terapia che regga il confronto. Senza contare che ad un Amministratore ospedaliero non costa nulla. Naturalmente ciò non significa che l’umanità non costi a chi la esprime. Ciò significa solo che chi la esprime sa, che nel momento stesso che si dona, essa paga perché appaga.

Maggio 2020 – Settembre 2021 – Non mi sono ancora assolto.

Psiche e Soma

Le somatizzazioni sono segnali di pericolo in corso. Più sono gravi è più sono pericolose le situazioni psicologiche che segnalano. I luoghi colpiti dalle somatizzazioni rivelano la sede del problema: nel tuo caso, ai lati del collo, sotto la gola. Il collo è ciò che porta gli strumenti fisici del discernimento: occhi, naso, orecchie, la bocca nel suo complesso: lingua, palato, corde vocali, ecc. La bocca è sede sia dell’alimentazione naturale che di quella culturale. E’ attraverso la bocca, infatti, che comunichiamo, ed è attraverso la comunicazione che alimentiamo i nostri dati culturali. Poiché alla base del collo, avevi del pus provocato da una infiammazione, la somatizzazione potrebbe dirti che, malata, cioè, in stato di crisi, alla base (appunto il collo) è la tua complessiva capacità naturale, culturale e di vita di reggere e/o introiettare, e/o comunicare la tua ragione sia verso te che verso altri e/o altro da te.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Pessimismo: amara radice che inciampa il passo alla fede.

Allo scopo di non rendere vana l’ultima fatica, l’Enciclica Evangelium Vitae, accolgo l’invito “di litigare e dibattere” con il Papa che il corrispondente M.P. ha inoltrato ai lettori. Il corrispondente sostiene che “se il titolo dell’Enciclica è pieno di speranza, il contenuto è ispirato ad un pessimismo apocalittico”.  Nell’Enciclica, è segno di pessimismo il fatto che essa verta soprattutto sui temi della morte della vita: aborto, deboli e debolezze sociali, anziani ed eutanasia. Del pessimista si può dire che è colui che ha un piatto della sua bilancia più pesante dell’altro. Ciò che appesantisce di più quel piatto sono le amarezze, sensi di colpa o di fallimento, ecc.. Ciò che pone in medio i piatti sono i piacere. Il piacere naturale alimenta la fiducia nella Cultura della Natura della vita: il bene. Il piacere culturale alimenta la fiducia nella Natura della Cultura della vita: il vero. Il piacere spirituale alimenta la fiducia nella forza del Principio della Vita: il giusto, nello (e dello) Spirito. Più le corrispondenze fra gli stati naturali, culturali e spirituali sono integre e più motivano la fiducia nella vita: più la motivano e più la fiducia diventa fede. La mancanza di fede nella Vita (nella certezza del suo Spirito) origina paura nei confronti della vita. Secondo l’elevazione dello stato culturale di chi teme (e/o secondo le confusioni naturali, culturali e spirituali provocate da timori) quelle paure possono diventare anche apocalittiche. Ottimista è colui che confida nella Vita. Chi confida nella Vita “si disseta a placide acque”. Chi si abbevera alla fonte di quella calma ha lo spirito in pace. Chi ha lo spirito in pace, estingue la violenza presso di sé perché colloca la ragione della sua vita nella Ragione della Vita. Diversamente, compie un violento arbitrio chi presume la ragione della Vita presso la sua. Ogni arbitrio è violenza. Fra le violenze, è violazione di arbitrio, ogni ideologica inflessibilità. Ogni violazione motiva il corrispondente rifiuto. La massima corrispondenza fra gli stati della vita (Natura, Cultura e Spirito) è amore. Esso origina la fede che origina la vita. L’amore è comunione. L’amore per il mondo, in primo, è amore per la vita naturale, culturale e spirituale del proprio mondo. Indipendentemente dallo stato di positività o negatività dei motivi, colui che nel proprio mondo si separa dalla totalità del mondo non concepisce l’amore, bensì, il dolore: male naturale e spirituale da errore culturale. Nell’ignoranza dell’amore quando non c’é la comunione con il Tutto,  il pessimismo è l’amara radice che inciampa il passo alla vita.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

L’uomo sarà donna?

Il Professore A. rileva che nelle scienze dell’Uomo è entrato con forza il termine “femminilizzazione della Società”. La parificazione sociale dei ruoli e dei compiti fra l’uomo e la donna potrebbe comportare (secondo il timore dell’A.) ad una cancellazione biologica delle due figure. Ciò sarebbe una metamorfosi eccessiva, “forse ancora più drammatica di quella cui Franz Kafka sottopone Gregorio Samsa: da uomo a insetto”. Non si allarmi più di tanto il Professore: la Natura è tutt’altro che debole e quella sessuale men che meno. Dovrebbe ben saperlo lui, che cura le negative conseguenze di quella forza su chi non riesce a manifestarla: tanto più gravi quanto più inibita. In tutti i tempi, l’Uomo diventa altro da sé, Tanto quanto non gli si permette di essere quello che è: la sua vita. Se con la sua denuncia il Professore intende sostenere la necessità di ausiliare le metamorfosi della Persona (da non sé stessa e sé stessa) sia la benvenuta, ma, se con la sua denuncia intende sostenere la necessità di rinforzare gli argini della sessualità convenzionale, allora, certamente contribuirà, non alle metamorfosi dell’essere (dal vero non vero al vero) ma a quelle fra essere e ar_restare l’essere.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

a Don Carlo V.

Il raggio di conversione delle gambe è di un metro;
di una bicicletta, tre metri;
di una moto, quattro metri;
di una macchina otto metri;
di un pullman, quaranta metri;
di un camion, sessanta metri;
di un treno, chilometri;
di una nave, decine di chilometri;
di una vita, la sua vita;
della Vita, l’Infinito;
della Chiesa: “eppur si muove!”

Non sospirare. Stammi bene.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Alla fiera dell’Est

Un giovane dell’est mi stava portando via la bicicletta. Diceva che era sua. Gli chiesi come poteva affermarlo dal momento che la chiave del lucchetto era in tasca mia. Fermò la sua pretesa proprietà quando gli dissi: se la bicicletta è tua chiama i Carabinieri: li aspetto! L’atteggiamento psichico e culturale che descrivo dell’emigrante egocentrico per necessità di dominio, non può non collidere con quello, egocentrico sì, ma in funzione della soggettiva identità, non, a servizio della ricerca di dominio su altra identità. Stante ciò che penso: come essere accoglienti, ma non per questo proni come i debosciati che generalmente ci credono perché vivono l’accoglienza della ragione altra come donnesca passività? Direi, come nel caso della bicicletta e cioè, confrontando delle ragioni con incontrovertibile ragione.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Cosa significa dirci attivi?

Se un problema è come un arancia, è chiaro che di quella vedo gli spicchi che ho davanti gli occhi. In particolare, gli spicchi post del Culo e i relativi commenti. Resto non poco perplesso per le notevoli confusioni che ci sono nelle storie pubblicate circa le figure e i ruoli esistenziali e sessuali detti. Portati ai minimi termini i principi della sessualità Omo, ai miei tempi stavano prevalentemente così: prima me lo dai (o me la dai) e se vai bene dopo ci pensiamo. Atteggiamento, certamente maschilista, nonché simil etero. Ora succede, invece, che si stia assumendo il principio (non solo sessuale) della Donna: prima vedo se ti posso amare e se va bene dopo te lo do. Anche per il caso della Donna mi riferisco sempre a quella dei miei tempi. Ovvio che i tempi cambiano e (con le parole per dirli) anche i principi, ma se adottiamo (come si sta via più facendo) il principio di vita della Donna, ne consegue che ci stiamo femminilizzando? Non sarebbe una scoperta. Sia pure nicchiando, lo sta diventando anche il mondo etero. Ma se ci stiamo femminilizzando, quale è adesso il vero senso dell’affermazione “sono attivo”, visto che non vi può essere femminilizzazione dove non si adotta l’accoglienza che, naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente, è il principio passivo del principio attivo della Donna?

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Femminilizzazione? Oibò!

Cosa ha fermato la mia attenzione, al punto che nonostante i miei casini continua a girarmi per la testa come una domanda che vuole subito una risposta? Direi, “femminilizzazione”. Dati gli schemi che girano (certamente non tuoi, certamente non miei, e certamente, non di molti blogger di queste parti) femminilizzazione, in qualche modo ombra una mascolinità di antichi ma mai morti concetti sulla presunta debolezza (psichica e/o sessuale) della femmina. Può giungere, quell’ombra, ad ombrare (passami la ripetizione) non tanto le certezze che una identità maschile ha di sé, quanto l’opinione che altri possono avere sul maschio così definito. Sono più che convinto che il Pabloz se ne sbatte le palle di tali ombretti. Metti, allora, che in tua compagnia stia facendo del mero passeggio su filosofici colli. Metti, ancora, che, passeggiando, ti stia prendendo sotto braccio, e guardandoti un po’ ridendo ti dica: cara, a me piace pensare al Pabloz (come penso di me) di sensibilità uterina perché è anche suo il principio dell’Accoglienza: principio che, attuato per utero forma la femmina e attuato per mente forma la Donna. Si può dire, allora, che il Pabloz è il maschio naturale che sa essere anche culturalmente donna. Per un maschio prevalentemente etero, questo ricongiungimento fra stati è tutto fuorché semplice da quante sono le convenzionali barriere da superare. Non è stato semplice neanche per me che, per omosessualità, sono predisposto sia al verso maschile che al femminile. L’utero che accoglie il piacere, necessariamente accoglie anche il vero: per l’utero è vero tutto quello che non gli reca dolore. Quello che non reca dolore è necessariamente giusto. Di un utero, allora, (come di una uterinata mente maschile) si può anche dire che è il tribunale (naturale, culturale e spirituale) dove si discerne sulla giustizia. Ne consegue, che il carattere uterino (femminile o maschile che sia) è di chi cerca il piacere della e nella giustizia; e qui comincio a riconoscere meglio, (e a far conoscere meglio, spero) il prevalente carattere del Pabloz: del mio nondimeno.


Scritta nel Novembre 2009 e riletta nel Maggio 2020 L’ho trovata confusa e impossibile da capire: l’ho sistemata. Non voglio neanche pensare all’opinione che si facevano i malcapitati lettori della prima versione.

Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Abusi e abusatori nelle Organizzazioni Umanitarie

Repelle anche al solo pensiero che nelle Organizzazioni Umanitarie vi siano soggetti che rimuovono l’ideale per potersi permettere di abusare un soggetto, reso per più motivi e/o cause in stato di sudditanza.


Dell’abuso si può dire che è un atto penetrante anche dove lo strumento costrittore è una mente. Si può parlare di abuso con violenza, allora, anche in assenza di qualsiasi costrizione fisica.  Una mente è culturalmente penetrante tanto quanto il dominio che attua su l’altrui volontà non trova ostacoli, o perché il dominante non li “vede”, o in ipotesi, perché, forzato oltre misura dal desiderio, li rimuove. Cosa impedisce l’abuso perché ostacolato? Vedo la prevalente barriera  da abusi nel cosciente confronto fra contestuali e prevalentemente paritarie condizioni di vita: l’anagrafica, la culturale, la sociale, l’economica. Direi, allora, che vi è induzione all’abuso dove un abusante non può, non sa, non vuole o non è in grado di confrontare ciò che è con ciò che l’altro/a è. Le Organizzazioni Umanitarie operano in ambiti fortemente diversi da quelli degli Operatori. La coscienza dell’Operatore non preparato, così, subisce e/o attua, sulle proprie, delle molteplici abrasioni culturali e psicologiche. Paragonerei le abrasioni in ipotesi a quelle che restano sul corpo dei tatuati che vogliono togliere (o modificare) i segni in cui non si riconoscono più. Nel violentatore sono tatuaggi da abradere i principi morali che la cultura di provenienza gli aveva tatuato. La rimozione per abrasione della cultura morale di provenienza, lo riporta a prima delle morali tatuature: a quando, cioè, non ne aveva nessuna. Avendole tolte da sé, e non sapendo (e/o volendo riconoscere) che il corpo di ogni cultura ha le sue identificative tatuature, tutte gli appaiono libere dalle prefissate norme; in vero gli appaiono libere tanto quanto desidera che lo siano.  Ciò che all’abusante appare libero (perché non segnato secondo gli schemi che ha cancellato su di sé) gli libera la volontà prevaricante sinora contenuta dalla marchiatura attuata dal desiderio conforme alla norma sociale di provenienza. Si può dire, infine, che il paritario confronto fra vita e vita (e la conseguente e cosciente accettazione di una parte verso l’altra) ben distingue la seduzione omosessuale dalla pedofila.  In malafede per delinquenza culturale chi fa di ogni erba un fascio.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.