Le discheros

Cortese signore: ho iniziato a ballare quando Mina cantava Renato, Renato, e la Pavone cantava Cuore fra una lamentela e l’altra sulla Partita di Pallone. Eravamo forse più “normali”, all’epoca, ma normali nel senso di più contenuti all’interno di regole in cui il pensiero e l’educazione borghese (e/o piccolo borghese) ancora riusciva ad imprimere il suo Io nella nostra mente; è ancora così, come è ancora così, che dal lunedì al venerdì ante sera, salga la “febbre”. Quando ho conosciuto il Gigi dell”Alter Ego, quella febbre, arrivava ai trentasette e mezzo dal si a no; oggi, invece può far delirare. Inevitabilmente giuste, quindi, le opportune tachipirine. Il Gigi è stato accusato di violenza sessuale su minori. Più o meno il Gigi ha la mia età, ed io sono prossimo alla pensione. Non conosco esattamente i fatti, e certamente non è possibile leggere il cuore dell’uomo, tuttavia, quello che conosco del Gigi mi permette di dubitare dell’accusa. Ammesso ma non ancora concesso i fatti, in quale vero ambito sarebbero successi?


Se successi, a mio avviso, solo nell’ambito della febbre. Quali, gli elementi che al venerdì ante sera fanno salire la febbre in una esistenza? Non elencherò quelli generalmente noti; mi soffermerò solamente su quello che in genere si rimuove. Ad esempio, una brama di seduzione, che impasta di varia emotività i rapporti fra clienti (e fra clienti e gestore) in una sorta di massificata voglia di conquista. Questa voglia di conquista (brama maggiore, tanto quanto settimanalmente frustrata) è l’adrenalinica estasi in cui il giovane riesce a manifestare la vitalità dei suoi sogni: quella, cioè, che sino a chiusura del locale gli fa dimenticare che durante la settimana si sente vivere più o meno come il rospo della favola: attendendo il bacio della principessa. Ma le principesse di oggi, se mai lo sono state, mica sono quelle delle favole! Lo prova il fatto, che per conquistare una donna, molti cavalieri scelgono di cavalcare il drago della violenta passione, piuttosto che combatterlo! Onde evitare di riconoscersi non sempre adeguata per quanto desidera conquistare, la giovinezza, nella sua totalizzante voglia di principato, “chiama” Giulietta e/o Romeo tutto quello che gli conferma il suo desiderio di signoria: musica, ballo, e una multi motivata ricerca di una gioia erotico – sensuale, vuoi naturale perché sessuale, o vuoi chimica per droghe. Una ricerca, non sempre esclude l’altra.


I giovani oggi non sono chi da una parte sessuale e chi dall’altra: si dicono versatili. Non per questo sono sessualmente indifferenziati; e se promiscui, molto meno di quello che sostengono i ben pensanti che spacciano ignoranze. Versatili, significa che non sono schematicamente rinserrati nel gusto sessuale di prevalenza: vuoi etero, vuoi omo, vuoi una commistione di quelle due emozioni sensuali e sessuali. Salvo casi di una versatilità sessuale di confermata identità, l’odierna giovinezza, quindi, può con – vivere alterni erotismi, alterne sensualità, alterne sessualità. Con – vivenza, però, che in genere cessa all’uscita, e già al parcheggio rientra nella sua norma, cioè, nella prevalente identità: versatile o no che sia. Per la voglia di vita e di identitaria conferma delle personalità versatili (ma anche delle non) anche il gestore di discoteca deve diventare il seduttore che si fa sedurre. Il giovane e/o la giovane ignorano il gestore che seduce ma non si fa sentire sedotto. Prima o poi finiscono coll’ignorare anche la discoteca. Guaio professionale che il gestore deve evitare, ovviamente, e lo evita, facendo sentire eroticamente e sensualmente importante la sua clientela.


Per tale comportamento, può capitargli quello che generalmente capita alla barista che serve i clienti con grazia, cioè, veder intesa una cordialità professionale come se fosse una simpatia particolare. Il cliente che ha bisogno di sentirsi amato, o quanto meno preferito, rimuove la realtà professionale di quella barista e prende per sincerità quello che in effetti è solo professionalità. Guaio è, che per mantenere il lavoro e/o per non entrare in dissidio con il cliente e/o con il titolare, la barista non può permettersi di disincantare quel vanesio per voglia di possesso; e la storia continua. Fatti i debiti aggiustamenti, succedono le stesse dinamiche emotiva (e gli stessi equivoci) anche fra clienti e gestori di discoteca. Se il gestore è etero, sarà prevalentemente tentato da femmine. Se il Gestore è omo, sarà prevalentemente tentato da giovani. Nella provetta che è una Discoteca, vi è un tale miscelamento di emozioni, che è pressoché impossibile dire chi è il sedotto e chi è il seduttore, ma, impossibile sino all’uscita, ripeto, che già al parcheggio cessa la magia ed ognuno rientra nel sé che si ritrova: al piolo se non favola e neanche favoloso.


Non ha nessun genere di sussulto psichico, e/o sensi di insufficienza da riparare chi è quello che è. Può succedere, invece, nelle personalità immature. Così, quello che anche di illecito è stato lecito durante la magia da febbre, può tornare solamente illecito a fine magia. Dove non vi è stata effettiva violenza sessuale (e per effettiva intendo stupro fisico e/o psichico di una contraria volontà) al Gigi dell’Alter Ego, al massimo si può imputare di essere la vittima, sia del suo dover sedurre per mestiere, sia, (nel pensiero in ipotesi), di soggetti psicologicamente dipendenti (o tossicodipendenti) del loro generalizzato bisogno di sedurre a scopo di identitaria conferma. Nessuno è in grado di difendersi da quel genere di soggetti. Si pensi solo, che psicologicamente incompiuto, si è rivelato persino il sociale quasi tutto, quando, per anni, ha messo alla gogna un padre denunciato per aver sodomizzato la figlia treenne che invece soffriva di una patologia anale. Immaginare il Gigi mentre compie usi forzosi della genialità sua e dei presunti violentati, (a 60 e passa interamente vissuti) a me fa amaramente ridere: valuterà la magistratura. 

Dicembre 2009 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Zuppa di Fagioli

Da la Repubblica del 4 Gennaio 2009, “Non sono il gemello di Fausto, e curare Vendola è un dovere. Dice il Fagioli: “mai sostenuto che Vendola, in quanto omosessuale, vada curato, ma se uno ha problemi con la propria omosessualità, io devo intervenire. Faccio lo psichiatra; è un dovere d’ufficio.”

Un momento! Deve?! E dove è scritto che deve d’ufficio? E’ scritto che deve d’ufficio se un dato bisognoso chiede l’intervento di uno psichiatra, non, che ci sia l’intervento coatto; e se c’è intervento coatto per la gravità in un dato caso, a me risulta che debba cessare non appena cessa la necessità! Secondo la zuppa di Fagioli in oggetto, quali sarebbero i problemi che avrebbe il Vendola verso la sua sessualità? Prendendola un po’ alla larga, consisterebbero in un insieme di contraddizioni.

Dice il Fagioli:

“il cattolicesimo è il contrario del comunismo. Se sei di Sinistra non puoi dichiararti cattolico. Che se poi porti dentro una simile contraddizione irrisolta non puoi fare bene il tuo lavoro politico.”

Grossa puttanata a mio avviso. Il Fagioli non tiene conto, infatti, della possibilità che un cattolico possa anche condividere delle visioni comuniste, come un comunista possa anche condividere delle visioni cattoliche della vita. Psicologicamente parlando, prima ancora di politicamente parlando, io sono un centro sinistra. Tuttavia, vedo che ci sono parti di bene, di vero, e di giusto, anche in altre visioni politiche. Ammesso questo, quale, l’aspetto schizofrenico del Vendola? Solamente quello di prendere il buono dove lo trova! Sarebbe questa la scissione che impedirebbe al Vendola di fare bene il suo lavoro politico? Mi faccia il piacere, Fagioli! Ciò può esser vero per le menti divise in due netti colori: bianco e nero! Il che, è tipico di quelle fondamentaliste, come di quelle che hanno paura di guardarsi dentro e di guardar fuori! Una cosa non esclude l’altra, signor Fagioli! E’ tipico anche degli inadatti alla formazione psicologica come psichiatrica, signor Fagioli! Vero è, comunque, che chi è un comunista ideologicamente non flessibile, dovrebbe avere il coraggio di non dirsi cattolico: al più, cristiano. Perché i politici comunisti si dicono cattolici, e non solamente cristiani per la parte non deistico di quella pedagogica spiritualità? Per una questione di voti! Potrebbero perdere, infatti, quelli di chi, pur cattolico, comunque potrebbe essere tentato di votare delle proposte comuniste.

Dice ancora, il Fagioli:

“secondo me, la pulsione omosessuale non esiste, è pulsione di annullamento. Per me, il desiderio è solo nel rapporto uomo&donna. Gli omosessuali attaccano le mie teorie perché hanno paura di guardarsi dentro. Ma io sono uno psichiatra, devo farlo per mestiere.”

Appunto. Si guardi dentro. Non per mestiere, possibilmente. Nel guardarsi dentro controlli bene, perché sta correndo il rischio di mostrare che lei sta usando il suo mestiere per scalzare una identità politica, scalzando quella umana. Il che è tipico della mente, sia pure comunista, che diventa fascista, anche per mera fame di affermazione. Se ipotesi fosse, si vergogni, Fagioli! Un’ultima cosa, non è scritto da nessuna parte che una laurea in psichiatria, tuteli uno psichiatra da personali imbecillità. A maggior ragione, quindi, si guardi dentro, il Fagioli, con più cura. Ciò non può che migliorare il suo mestiere.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Per unica carne

Un uomo odia una donna quando si trova di fronte ad una femmina che lacera gli schemi identitari appartenenti alla secolare cultura maschile, o appartenenti al dato maschio, al quale si dice che per diventare un’unica carne deve farsi coppia. Qualsiasi separante fatto fra le due carni, e/o un qualsiasi fatto ribalti i ruoli che la coppia si era data allo scopo di raggiungere quella meta è uno strappo nella tela (mentale e sentimentale) che la coppia aveva ordito. Può giungere, quello strappo, a distruggere tutto il quadro precedentemente dipinto; strappo anche insuperabile per chi aveva fondato in quella fideistica immagine il senso della vita di Uomo e di Maschio, o per alterno caso, il senso della vita di Donna e di Femmina

Febbraio 2009 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Arte è la grande Carota

Arte è la grande Carota, il grande Nirvana, il Grande Paradiso. Da Ginepraio è tragedia. Qualche volta commedia. Non sempre divina. Si, tra il vero ed il falso ci sta uno spicchio d’arte. Da un sotto porta ad un sopra. C’è chi l’ha chiamato girone. Non ci sono più febbri che consumano? Non ci sono più corpi che si consumano? La febbre ci ha consumati troppo in fretta? Chi anela ogni giorno? Forse quelli che non sanno che Carota, Nirvana, Paradiso, Ginepraio, Tragedia, Commedia, passano tutti sotto un unico ponte: quello dei sospiri.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Saramago contro la Chiesa?

“Scatena odio e alimenta rancori” dice la Chiesa. Non da oggi sostengo che, indipendentemente dal magistero attuato, a generare odio e rancore è la Chiesa del potere. Non così, la chiesa dell’amore: cattolico, o mussulmano, o ebraico, o via elencando. Si può separare la chiesa del potere da quella dell’amore? Direi che lo può solo la coscienza del dato credente. Quanto la coscienza del dato credente è libera di discernere fra gli scopi del potere e quelli dell’amore? Dove una coscienza non è libera non si può dire che vi sia Chiesa. Si può dire, piuttosto, che vi sia Setta, indipendentemente, dal pensiero religioso che insegna. Distinto ciò che è della Chiesa da ciò che è della Setta, ognuno morda la sua mela.

Ottobre 2009 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Democrazia: dalla psiche alla psichiatria.

Ognuno di noi agisce la propria visione politica in ragione di una raggiunta forma mentale. Un insieme di strutture mentali (soggettive, e quindi, private) modellano quegli organismi di potere che abbiamo chiamato partiti. In quanto collettive proiezioni di parti, i partiti godono della maturità degli aderenti, o risentono della non maturità degli aderenti. Sulla carta è tutto un bel dire. Nella vita, invece, non sempre è così; in quanto organismo infinitamente mutevole, infatti, anche la vita dei partiti lo è. Onde impedire alla mutevolezza del pensiero politico di tracimare disordinatamente, regole e leggi lo alveano tra le “sponde” che abbiamo detto Destra e Sinistra. E’ successo (e succede) che date correnti di pensiero (di una o dell’altra parte) abbiano superato quelle sponde per ideologici eccessi. Di una Democrazia da tanta tracimazione alluvionata, si può dire che non è più governo da Rex Publica, bensì, governo da Rex Privata: privata perché prevalentemente personalistica, come de_privata della sua specificità.


Il premier della maggioritaria corrente italiana è stato ferito durante un incontro con i suoi sostenitori. L’ha ferito una mente politica personalistica o una mente politica che si è sentita de_privata del suo senso di democrazia? La risposta verrebbe da sé, se stessimo parlando di un aggressore in stato di maturità personale e politica, ma non è così. L’aggressore, è in cura psichiatrica da una decina d’anni. In tale condizioni, direi che nulla e nessuno può dire che quell’attentato cela motivazioni politiche. Al più, lo si può pensare. Al più, lo si può credere. La trasformazione di un’ipotesi in una non verificata certezza, è atto di una mente (o di un partito) che, strumentalizzando un accaduto, si rivela non di meno allucinata del folle che l’ha agito. Si, devo proprio ammetterlo: come Manicomio è scritto di fuori, così anche nella Democrazia è scritto per fuori quello che per dentro non è agito.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Immigrazione, Associazioni, Mediatori

Non tutte le Associazioni possono permettersi un retribuito Mediatore culturale, ma tutte le Associazioni che operano con l’emigrante dovrebbero esser messe in grado di potersene servire. Fra gli assistiti da Associazioni economicamente povere ci sono dei naturali mediatori: lo sono per capacità di lingua, per la capacità di condividere il pensiero della data Associazione, e, non di meno, per la volontà e la capacità di collocarsi a servizio di conterranei. In un mondo, dove un’insufficiente economia globale sta sempre di più alimentando delle innumerevoli guerre fra poveri, la generale necessità di servirsi di quelle figure sarà sempre più necessaria; è fra i poveri e gli abbandonati, infatti, che organizzazioni avverse alla vita trovano vario genere di latenti oppositori ideologici, e/o dei delinquenti per sopravvivenza quando non per animo. In verità, una minoranza, i delinquenti per animo, tuttavia, chi può dire cosa può far fare o non far fare una disperazione, che la mia presenza fra emigranti senza arte e ne parte non vede così tanto lontano? Accanto alla categoria professionale dei Mediatori culturali, quindi, proporrei di ufficializzare quella dei Mediatori culturali volontari.


Fra i Mediatori culturali che volontaristicamente possono offrirsi alle Associazioni, gli economicamente indipendenti sono pochi, temo. Come facilitare le necessità sociali che una Associazione porta avanti, con la possibilità di servirsi di operatori volontari ma, al caso, anche in precarie situazioni? Suggerirei, per mezzo, di un riconoscimento economico. C’è indubbia contraddizione fra volontariato e retribuzione in quanto mi permetto di porre all’attenzione di questo Ufficio. Non escludo di poterla sostenere lo stesso come se non ci fosse, perché la presente situazione (Società ed Emigrazione) è una domanda “che necessita di molti generi di risposta”. Nella mia opera ausiliaria presso il Centro, vengo coinvolto da richieste di aiuto, che nella risposta che devo mi trovano non poco impotente. Gente che domanda lavoro e che non sa una parola di italiano, ad esempio; e ne stanno arrivando ancora. Sono persone, incantate, sia dalla nostra “ricchezza”, sia da conterranei che usano quell’incanto come fonte di guadagni che ricavano “aiutando” l’inserimento dei connazionali che inducono ad emigrare in Italia.


Quando mai troverà lavoro quella gente, (provvista di un iniziale capitale ma sprovveduta in tutto il resto ) se non, ben che gli vada, da sfruttati, non solo da chi li ha fatti venire? La necessità di un eventuale rientro, allora, a maggior ragione non può non far ricorrere all’opera ausiliaria del Mediatore connazionale: professionale, o povero fra poveri che sia. Se presentata solo da referenti italiani, infatti, rischia di non essere capita, e/o interpretata come un razziale modo di proporsi a livello personale, e/o di proporre l’opzione del rientro. Porgo i miei più distinti saluti nella speranza che l’idea che suggerisco non sia distante dagli intenti di questo Ufficio.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si. Non ricordo se l’ho mandata.

L’ansia? Un’arrestabile invasione.

Dell’ansia si può dire che è provocata dal timore di non saper rispondere alle informazioni che un ascoltatore sente in over: vuoi perché lo sono, vuoi perché così si temono. Dell’ansioso si può dire che è chi si ritrova in mezzo a persone che gli parlano contemporaneamente. Non è in alcun modo ansioso chi riesce a contenere e ordinare quanto ascolta. Diventa ansioso chi non ci riesce. Ansioso in modo minore se l’interesse per quelle voci è minore. In modo maggiore se l’interesse per quelle voci è maggiore. Tanto quanto l’ansioso non è in grado di dare risposte a un dato over informativo, e tanto quanto lo si può considerare invaso da influssi non riconosciuti, e quindi, estranei. Sono nemici (gli estranei influssi) se gli portano confusione. Sono amici se la eliminano. Ora, come apriamo la porta di casa agli amici e la lasciamo chiusa per i nemici, così, dovremmo agire nella nostra mente per ogni informazione portatrice del dissidio. Nel dosare l’ingresso alle possibile inimicizie portatrici di dissidio gestiamo l’ansia a nostra misura.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

2) La vita è nostra?

E’ nostro il quadro che pure comperiamo? Direi, come prodotto si, come arte, no. Così per la vita. Non è nostra come Arte, è nostra come gestione di quell’acquisto. Con altre parole, non è nostra perché atto del Principio (comunque lo si conosca o lo si nomini) mentre è nostra per quello che abbiamo attuato agendola. Per tale forma di “proprietà” possiamo decidere di rinunciarvi? A mio avviso, si, perché, non è l’Arte della vita che neghiamo con scelte di una fine vita (dolce e/o violenta nei casi di disperazione) ma solo la vita come prodotto della nostra arte.

Settembre 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

La Cina non si avviCina

Da “la Repubblica” di oggi (14 Agosto) leggo: la Cina all’attacco dei Cattolici: arrestati un vescovo ed un prete. In cella anche 90 fedeli della Chiesa clandestina. Sarò sintetico: vista l’attitudine all’ingerenza, che la “Città di Dio” pratica nella Città dell’Uomo non me la sento proprio di dar torto alla Cina. Il Cardinale Francesco Pompedda, giurista e presidente della Cassazione Vaticana dice: Perché l’Onu non interviene? Quel regine, reprime ogni libertà! Senti chi parla?! E tutte quelle voci che il suo regime, ha represso?! Niente Onu, per quelle, vero?! Francesco d’Assisi predicava la parola di Cristo, solamente, attraverso l’esempio di vita. Quindi, niente “abiti”, niente chiese, niente martirii da usare a proprio beneficio, e niente ricorsi all’Onu! Ma, il Pompedda è diventato un Cardinale, mentre Francesco è rimasto un folle di Dio.

Agosto 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

asepara

Ricerca di Donna

E’ indubbio che la prima impronta di donna che abbiamo ricevuto è la madre. C’è chi cerca la donna, allora, perché cerca la madre? Chi la cerca, per continuare ad amarla nella donna? Chi la cerca, per possedere la madre? Chi per essere “posseduto” dalla donna_madre? La donna_madre è anche padre, tanto quanto imprime i suoi principi culturali sul figlio. Allora, c’è chi nella madre, cerca il padre? In genere la donna è maestra di sentimento, mentre il padre è maestro di forza. La donna_padre, rischia di imprimere nel figlio, un sentimento e una forza in con_fuse informazioni? Chi nella madre gestrice della cultura del figlio cerca il padre (mancato, e/o sostituito gestore della cultura maschile del figlio) direi che non può non cercare un alterno carattere di Donna. Questo alterno carattere si trova nelle Donne “dominanti”. La dominante accoglie il maschio tanto quanto l’accogliente. Diversamente dall’accogliente, però, é portata a non accogliere l’uomo perché spirito culturalmente affine. Da ruoli sociali e/o religiosi forzosamente sottomessa all’uomo, la donna dominante rischia di diventare esistenzialmente frustrata anche al punto da diventare distruttiva, come autodistruttiva. Quale genere di maschio, può accettare di farsi dominare dalla donna? Direi, quello che vive il suo carattere sessuale secondo prevalente Accoglienza: dato il naturale, principio culturale della donna.  Dovrà essere, quindi, il genere di maschio predisposto ad essere la culturale “femmina” della donna maschile. Se vissuta con reciproco equilibrio (quella con_fusione fra ruoli) è una corrispondenza di vita che vale un’altra. Non lo è, però, ogni volta, nella femmina_maschile, emergono bisogni da donna_femminile. La donna maschile che non è stata resa donna femminile può giungere a disprezzare un maschio, in quei frangenti, ritenuto e/o sentito debole e/o comunque insufficiente per più casi e/o modi. Oltre che disprezzato, il maschio dalla prevalente identità sessuale femminilmente virile, rischia di venir rifiutato anche come uomo. Quando succede, fra le parti si costituisce una familiare infelicità da contenuta amarezza. Quando non più contenuta, oltre che divorzi e vari genere di guai può irrigar tragedie.

Agosto 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Chi ha patito l’acqua calda soffia anche su lo yogurt

Nel comunicare i miei pensieri tengo in chiaro conto la quantità di quanto verso nella mente altrui. Non capisco, pertanto, le tue titubanze. O le capisco in ragione del proverbio che dice “chi ha patito l’acqua calda soffia anche su lo yogurt” . Ora io non so in quale acqua ti sia bagnata (o che sei stata bagnata) tantomeno la temperatura. Quello che so, è che me ne dai l’idea. Della causa posso solamente pensare:

* un dolore nella tua Natura: ad esempio una malattia;
* un dolore nella tua Cultura: ad esempio, un erroneo modo di vivere o di non potere o sapere vivere o la tua vita o degli stati della stessa;
* un dolore nel tuo Spirito: un erroneo modo (erroneo perché depresso o eccitato) di vivere la tua forza.

Se le ipotesi fossero, sino a che tu non elabori la tua guarigione discernendo su quei dolori, a nessuno permetterai di avvicinarti, indipendentemente dallo stato dei motivi ustionanti: tanto più se non oggettivi. La conseguenza di questa intenzione è decisamente pesantina. potrai renderla meno pesante, tanto quanto saprai liberare la tua ragione dalle false ragioni: le temute per fantasia.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Dai deliri della mente


Dai deliri della mente ci si libera attenendoci costantemente al qui ed all’ora o, con altre parole, al dato momento. Per quanto giustificata da comuni interessi (la civile convivenza) volendolo, anche l’insegnamento delle regole che compongono la Norma potrebbe essere avvertito come una violenza. Lo potrebbe, quando l’educatore (famiglia e/o istituzioni preposte, e/o Stato) si impone con eccesso di forza. Si applica l’insegnamento della Norma con eccesso di forza quando la si attua senza quel calore (il sentimento verso l’umanità indipendentemente dal suo stato) che come nei metalli naturalmente piega ciò che deve formare. Senza il calore che naturalmente normalizza ciò che deve formare, si attua un “educativo” sopruso ed il suo corrispondente dolore. Che la normalizzazione avvenga in modo normale (cioè, naturalmente indotta dal calore del sentimento), o anormale (cioè, innaturalmente indotta perché senza calore) comunque vi è dolore, però, mentre nel caso del dolore da naturale normalizzazione, la ragione del crescente lo fa superare, nel caso della violenza da sopruso, non sempre il crescente lo sa e/o lo può, e/o lo vuole. Nei confronti della crescita culturale, il dolore che non si sa, e/o non si può e/o non si vuole superare, nella mente è ostacolo psichico, e nel corpo un ostacolo fisico. Sino a che non lo si è risolto (se a causarlo è un errore) o guarito (se a causarlo è una malattia) quell’ostacolo rimane come una barriera che, tanto quanto separa la Persona da sè (o da della vita altra o dai suoi principi di vita) e tanto quanto e per molti versi frena la soggettiva evoluzione anche sino al punto da fermarla. Tutti gli stati di sosta nell’evoluzione culturale sono ciò che formano il “bambino” dell’età adulta.  Se è ben vero che fermando la crescita si può fermare anche il corrispondente dolore da erronea educazione, ma è anche vero che fermando la crescita resta continuamente bambina la parte fermata. Di conseguenza succede che la parte fermata diventa dissociata parte della persona. Tanto sarà più grave la dissociazione e tanto diventerà entità (dove non identità) in altra entità quando non in un’altra identità. Oltre alla forzata normalizzazione (o diversamente dalla …) l’aggressività che ti denota potrebbe anche essere conseguente alla paura di un dolore che si è subito e che non è ancora guarito. E’ l’aggressività tipica, la tua, di chi, essendosi scottato gravemente, comincia a temere la presenza di quella causa ancora prima di esserti avvicinato.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Mi gira per la testa

Mi gira per la testa una domanda da cento milioni. Se è certamente vero che i Movimenti in LGBT ecc. ci hanno reso collettivamente più forti, è anche vero che ci hanno reso singolarmente più deboli perché più esposti alla conoscenza dei contrari? Ulteriore domanda: perché mai un diritto può nascere alla vita solo se irrorato dal sangue di chi la chiede?

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima –

Droga: delizia e nequizia.

La sua affermazione (la droga è un anestetizzante) non mi giunge nuova: sarà perché l’ho pensato anch’io. Se fosse, in una malata perché errata ricerca di sè stessi, allora la droga è “medicina”. Se fosse, che senso ha rendere tossico – delinquenti quelli che pur dipendendone, lo sarebbero naturalmente ma non culturalmente se solo fosse socializzata? E’ se la droga anestetizzasse ogni dolore alla forza della vita: lo spirito? Se fosse, sarebbe la protezione massima, ma è da “mamma” o da “mammana”? Non so quanto sia vero che la droga sia mamma: certamente la droga procura un alveo psichico che alla mente dell’occupato da quella sostanza può evocare una maternale oasi.  Se chi usa la droga lo fa per tornare all’oasi del suo principio, allora, intossicante è la droga o un fuori che motiva la ricerca a ritroso? Il proibizionismo con il quale ci curiamo degli avvelenati dai tossici che produciamo, che senso ha se proibire procura dei dolori che, nei casi che abbiamo fatto diventare più gravi, solo la droga può anestetizzare? Per liberare e liberarsi dalla droga perché non cominciamo col liberarci da precostituiti giudizi, dal momento che questi non fanno altro che inchiodare più pesantemente la condizione del drogato?

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima –

Edipo d’Arabia

Della nostra Omosessualità si dice che sia prevalentemente provocata dall’assenza del padre e/o da una madre castrante, e/o per l’insieme di emozioni direttamente e/o indirettamente assorbite dal Crescente. Succede analoga cosa anche nel Crescente arabo? Il padre dei “miei” arabi è generalmente preso dal compito di essere sovrano. Un sovrano può essere giusto ma non affettivo verso i sudditi, dove l’affettività rischia di essere intesa come una femminilizzazione dell’autorità virile. Nei miei arabi, così, l’affettività che può dare il padre solo diventando meno sovrano, viene data da figure putative: il nonno e/o lo zio e/o una amicale figura adulta. Ammessa l’ipotesi, quale figura fra le putative deve uccidere Edito in Arabia per diventare grande? Dove non può con il padre non resta che le putative. Lo può senza colpa con le putative perché, non essendo regali (principio di principi) i principi che in quelli supera con l’uccisione dei loro simboli non minano il regno del padre che gli viene dalla sociale e, per elevazione di concetti, dalla divina. L’omicidio per interposta persona può contribuire alla formazione della sessualità interposta, con ciò intendendo dire di una sessualità da interposta virilità per interposto superamento? Negli amati arabi, in quasi tutti i casi ho constatato la presenza di una eterosessualità che si specchiava in quella a fronte; e se era omosessualità quella a fronte, omosessualità diventava quella a fronte. Viste e concesse le ipotesi sulla sessualità del crescente arabo si può dire che è naturalmente fluida. Devo il pensiero a un occasionale amante. Mi disse: dove mi tira, vado! Quella conversione emozionale, però, è a termine! Non appena raggiunto la fine del godimento e collegati interessi tornano quello che sono per quello che sanno e/o dicono di sapere. Questo genere di ritorno è vissuto anche da l’Edipo delle nostre parti, ovviamente. Ciò mi fa pensare che prima della sessualità, è fluida la vita, non perché di liberata sessualità ma perché liberata da improprie etichette.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima –

Immagine e Simbologia

L’immagine in blue è formata da frecce azzurre. Indicano le quattro fondamentali direzioni della vita: verso il “basso”, verso “destra”, verso “sinistra” e verso “l’alto”. Con le frecce in tutte le direzioni e per tutti i significati simbolici di basso, alto, destra sinistra, intendo dire che per vivere il mio reale sono andato per tutte le direzioni. In ragione dello stato del proprio spirito ciò vale per tutti. Al posto del quadrato avrei dovuto metterci un cerchio ma se al quadrato diamo il senso più simbolico dell’agorà come luogo della vita, va bene anche così.

asepara

neomarchio

asepara

Ho sentito un po’ di fastidio per quella verso il basso ma anche per quella ho trovato il senso: per capire la vita, infatti, può rivelarsi necessario una discesa verso il basso come anche una caduta in basso: basso che, simbolicamente parlando, è detto dalla zona grigia agganciata alle frecce. Le frecce grigie cono circoscritte (e in ciò perimetrate) del celeste. Il celeste è il colore che dice il celestiale. E’ celestiale ogni stato della vita che si eleva al divino. Si può dire celestiale anche la vita di per sé, in quanto (almeno per i credenti) di celestiale provenienza il suo principio. La celestiale provenienza di un Principio non esclude dalla vita nessuna vita: ed è per questo che il grigio è contornato da un celeste che gli è di invalicabile confine. I confini separano i valori dai non valori. Il bianco simbolizza la verità. Nell’agorà si irradia come luce; altro simbolo della verità. Unificando i sensi detti, si può dire, quindi, che i raggi della Luce della Verità toccano i confini ma la Luce della Verità rimane il Centro dell’agorà che è e che siamo. Dimenticavo: anche nella strada verso l’alto sono agganciate delle zone d’ombra, ma restano ai lati, Si, questo lo terrò!

Nella composizione delle immagini (come d’altra parte anche per gli scritti) seguo sempre lo stesso procedimento. Agito da un’emozione, prima penso che la devo attuare. Poi,

  • seguo la prima idea che mi passa per la testa;
  • a tentoni la sviluppo;
  • Quando non sento alcun dissidio mi dico che è attuata;
  • così considerata ME la spiego.
  • Lo stesso è successo anche per il segno culturale e per lo spirituale.

ps. Ho scelto di non usarla perché tutto quel blu l’evidenzia in eccesso.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

La storia della Torre mi gira per la testa da anni

Mi sono bastati tre micro secondi di Wikipedia per perdermi in quel tanto, così, butto via tutto e te la racconto secondo me. Vedo la Torre di Babele come la struttura che rappresenta l’innalzamento della nostra conoscenza. Per quell’innalzamento, siamo persino giunti a replicare la creazione umana, animale, vegetale. Non solo. Per quell’innalzamento, i referenti religiosi (non esenti da commistione con il potere politico) sono giunti, persino a dir di conoscere la Verità, e quel che è peggio (a mio avviso) a pretendere d’imporla. Non occorre che ti dica il Caos che ne è derivato e che tutt’ora ne deriva. Tornare a tempi prima della costruzione è assolutamente illusorio, e chi li predica assolutamente fanatico. Eppure, è necessario ridistruggere la Torre. E’ necessario, mica perché Dio si preoccupi più di tanto di vedersi tampinato dall’IO, ma perché stiamo rischiando di porre in delirio la mente. Cosa che, Natura docet, succede ogni volta saliamo cime dove l’ossigeno (la conoscenza) è più rarefatto. Certamente, è ben difficile (quando non pericoloso e/o vano) poter distruggere quel simbolo del collettivo orgoglio intellettuale. Tuttavia, il collettivo è composto di parti, ed ogni parte, è suo mattone. Ciò che non si può fare nel collettivo, quindi, lo si può, nel singolo, o lo può il singolo. Lungi da me l’idea di invitare il singolo mattone a suicidarsi (culturalmente) onde poter permettere lo smantellamento del collettivo orgoglio detto dalla Torre. Più vicino a me, invece, è l’idea di contenimento dell’orgoglio. Come? Auto_riducendosi. In che senso? Ritrovando la misura uomo, che abbiamo perso nella misura Scienza. Come? Ad ognuno la sua risposta. Rispondere al posto d’altri è continuar a costruire la Torre.

Gennaio 2008 – – Settembre 2021 – Versione ultima –

Ci sono fuochi veri, falsi, fatui.

E’ avvenuta durante “Festa dei fuochi” la tragedia successa alla sedicenne di Rovigo morta al Lido di Venezia per ingerimento di ecstasy mista ad alcol (mortale beverone, consumato in un party dis – organizzato in modo da sfuggire un qualsiasi controllo e responsabilità) invece, una vita ha bruciato sé stessa. Cosa ancora possiamo fare per chi crede che i fuochi fatui sono per questo meno incendiari? Cosa possiamo fare per chi, nella sociale opera di tutela, ci vede una lesione alla volontà di libero giudizio? E che dovrebbe fare la Società nei casi della limitata conoscenza che, direi necessariamente, porta alla limitata coscienza? Considerarli casi a perdere o o inevitabili scarti di produzione o ammanettare la volontà di chi crede di farsi bene facendosi male? Questo è il problema!

Luglio 2008 – – Settembre 2021 – Versione ultima –

Le due intelligenze di F.


“… a me succede una cosa strana. Quando scrivo si mette in moto una parte di me che io non conosco. A volte succede che questa parte scrive cose che non so spiegare. Ho spesso pensato che un qualcosa di me fosse più sviluppato di me. Ho sempre pensato che la mia intelligenza era più intelligente di me. Ecco un esempio lampante: da qualche parte di me ho chiarissimo questo concetto… ma.. non riesco a trovare la strada….”


E’ successo anche a me, analoga cosa. Ti dirò, nei primi tempi mi disorientava non poco. Adesso meno, perché credo di aver trovato la strada.


“La nostra intelligenza, è più intelligente, della nostra intelligenza?” Il che vuol dire, che abbiamo due intelligenze?


Certamente, no! Variabili casi del genere succedono solo nelle faccende della schizofrenia o in casi, (veri o presunti che siano) di chi si ritrova ad essere variamente posseduto da una entità spiritica. Direi, invece, che abbiamo due modi di elaborare, intelligentemente, le informazioni. Uno riguarda le informazioni che concernono il nostro reale: la direi, questa, un’intelligenza pratica. L’altro, riguarda le informazioni che concernono il nostro ideale. Anche questa, è un’intelligenza pratica però nel senso che pratica l’elevazione del pensiero. Si può dire, allora, che non è vero, che abbiamo due intelligenze, ma, che il nostro intelletto, scrive, ciò che vede dalle quote in cui si trova. Dalle mancanze in gestione del nostro intelletto nasce il disorientamento da strada persa o non trovata che, da quello che mi dici, patisci ancora.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima –

Piramidi come?

Alla Cortese attenzione della Dirigenza e a chi in interesse. Stavo guardando un filmato francese sulle piramidi. Si sostenevano le varie ipotesi sul come siano riusciti a costruirle ecc, ecc. Mentre lo guardavo capendone ben poco mi è venuta un’idea. Se già espressa, come non detto. Noi costruiamo gli edifici partendo dal basso. Allo stesso modo anche gli egizi, supponiamo; e se invece (a noi impensabile sistema) avessero iniziato, prima costruendo  il “tetto” (la punta) e poi le “pareti” composte da gradoni precedenti che che poggiavano su gradoni successivi.: gradoni che formarono le pareti esterne, e una volta tolto i materiale sottostante la punta e le pareti interne formate dalle pareti esterne? Ho mentalmente chiara l’idea ma, graficamente parlando non so renderla meglio di così. Per via di disegno sono sempre stato un disastro! Penso, tuttavia, che sia abbastanza “semplice” intuire il proseguo dell’immagine che non so fare, come anche “vedere” la semplificazione di altri “misteri”: vedi passaggi, e misure. Converranno con me che orientare una punta è molto più semplice che orientare una piramide; non tanto sulla carta quanto in opera. Non per ultima considerazione, ogni Faraone (sul carattere umano capisco un poco di più) avrebbe potuto vedere la sua piramide (la parte parzialmente raggiunta) sia all’inizio della decisione di costruirla (o di continuarla) sia “finita” con la sua vita per la parte attuata. Non solo, l’ultimo che l’ha vista definitivamente compiuta avrebbe potuto dirsi e dirla come opera di sé, Dio in opera “incarnata” per la totalizzante volontà dei Faraoni dei che l’hanno preceduto. Per altro dire: Dio in Dei. Della Piramide, allora, si potrebbe dire che è l’imperituro sacrario del percorso, nella loro vita, della vita degli Dei che si reputavano in vita, ma che in fine, come tutti, bisognosi dell’aiuto che potevano procurarsi e che ancora vediamo. Certo, partendo dalla cima, ogni parte della piramidale struttura non sarebbe stata quella totale che noi reputiamo finita, tuttavia, sarebbe stata la totale che il dato faraone avrebbe visto compiuta, non, lasciata per interrotto cantiere per interrotta vita. Immagino questa ipotesi, anche perché non so proprio immaginare l’amarezza di un Dio che non può non sentirsi meno Dio alla vista di un’opera in perenne cantiere. Divinità confermata secondo il suo tempo, invece, procedendo come penso. Come penso, maggiormente affrontabile anche l’aspetto economico; graduale se graduale l’opera, e quindi, di minor peso sulle spalle di chi l’avrebbe pagata. Se come adesso, quelli che stanno alla base di ogni genere di piramide. Termino qui il mio visionario delirio, anche perché mi pare non poco fantasioso. Con i miei più cordiali saluti.


Ho spedito la versione precedente al Museo Egizio di Torino, dandomi pure del cretino: perdonate la rima. Questa versione, invece è un attimo più “visibile”. Nonostante questo non so se troverò il coraggio di mandargliela.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima –


La censura del Social

Ho imparato dalla lotta animale e non di meno umana, che alla difesa può rivelarsi necessario porsi di schiena nonostante il rischio di mostrare la pancia. Capita così, nei miei scritti, che per difendermi e/o difendere il soggetto di un dato argomento, lo abbassi di più per il solo scopo di alzarlo di più! Può un accorgimento del genere essere capito da una censura stupida come tutte quelle che si basano su prefissati giudizi? Chiaro che no! Nessun programma censorio, infatti, è in grado di valutare le sfumature del pensiero. Neanche lo sono le menti rigide come neanche le menti elementari che pure ti possono segnalare come spam e/o altro. Vuoi a causa di certe menti, vuoi per cause dipendenti dal sistema censorio di FaceBook, più di una volta sono stato censurato con motivazioni che mi hanno collocato assieme a potenziali disonesti! Prego?! A fronte delle mie spiegazioni non ho ricevuto alcuna cessazione della censura praticata sui testi giudicati, nonostante (chi per FaceBook) avesse detto che era stata annullata, che i testi tornavano visibili, e che potevo sponsorizzarli ancora. Giunto al disgusto mi sono cancellato dal Social. Adesso mi sta chiedendo di tornare sulla mia decisione. Costi quello che costi non lo farò, indipendentemente dal fatto che me l’abbia chiesto perché gli sono importante, o perché nei casi come il mio lo faccia d’ufficio.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima –

Cortese Brigliadori

Cortese Brigliadori: non so per quale percorso sia giunta a pensare la vita secondo spirito. In genere, giunge a pensarlo chi ha avuto esperienze di medianità. Fra queste, lo spiritismo, sia nel solo caso culturale, sia nel caso di agito e/o subito. Secondo il mio pensiero, lo Spirito è la forza della vita comunque agita; forza che paritariamente vivifica gli altri due stati della vita che sono la Natura (il corpo della vita comunque formata) e la Cultura: il “corpo” della mente comunque raggiunto. Immagini che si sia una goccia d’acqua, agente nella maggiore (l’oceano che è la vita) in parte pura e in parte inquinata. E’ certamente vero che lo spirito della goccia opera a favore della sua purezza escludendo dalla sua formula ogni estraneità. E’ altrettanto vero, che quell’opera è condizionata dai nostri inquinamenti. La goccia, può negarsi all’influsso della parte negativa dell’oceano? A mio pensare, no. A meno che la goccia non si tolga in toto dalla massa delle gocce che lo compone. Tentativo conventuale molto illusorio visto che neanche i frati del convento cistercense del Monte Rua (nel padovano) sono riusciti a liberarsi dal’influsso dei dissidi. Tanto è vero (a dire del frate portinaio) che capita di litigare per il caffè quando è di ordinaria povertà. Se ogni goccia ha parte evidente agli occhi (con altro dire alla coscienza) e parte meno, può giungere (la goccia individuale) a curare (e curarsi) la parte di sé variamente in crisi a causa di dissidi comunque motivati? Se è vero che la mente della persona non può liberarsi totalmente dalla sua condizione di goccia inquinata, altrettanto è vero che la mente, per mezzo del discernimento concesso dalla ragione ha facoltà antidoto. Come per ogni medicina non si deve superare i dosaggi, così anche con l’assunzione dell’antidoto discernimento + ragione. Nella medicina discernimento + ragione  corrispondente alla persona in dissidio, quando vi è giusto dosaggio? Direi, quando l’eliminazione di un dissidio non ne genera altri. A ciò deve badare anche chi, indipendentemente dal come e perché, soccorre il dissidiante.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima –

E’ amore, Vitaliano?

Lui quarantenne. In attesa di divorzio è tornato da mammà. Terminato il lavoro allena una squadra di calcio maschile. Peste ti colga, Vitaliano, se solo osi pensare ad una qualche sensibilizzazione, verso (e/o in basso) a chi si fa la doccia dopo l’allenamento. Lei, transessuale. Ragionando da maschio, la dico femmina dalla punta dei capelli a quella delle scarpe. Si incontrano ed è tutto un falò, poi, “ho qualche problema, mia moglie ha preso un investigatore, vuole addossarmi la causa di divorzio, sono costretto a non vederti con la frequenza di prima, ti amo; poi, telefonatine e messaggini enigmatico – romantici. Questo, via, via distanziando, e stringi_stringi, tacendo. Ci resta male, lei, ma reagisce con classe: siamo grandi, que sera sera, “mandami tante rose ma non spinose”, e chiude la linea. Che ne pensi, Vitaliano? Mah, tesoro. I casi sono due, o lui si sta distanziando perché passata la scuffia sta riacquistando la sua vista (e tu, sei un’altra vista) oppure sta provando se la sua semina ha messo radici. Se gli fai capire che ha messo radici, prima o poi non mancherà di chiederti acqua. E, se non mi chiedesse acqua ma neanche si facesse rivedere? Mah! Direi, allora, che sta togliendo le sue radici dal tuo vaso. Ma dai, Vitaliano! Quarant’anni e ancora manca il coraggio di sé stessi! Capita mia cara, a quelli che, molto più probabilmente, vogliono navigare su mari senza rive.

Novembre 2007 – Versione ultima – Settembre 2021

Omofobia: dentro e Fuori.

La metterei così: visto che viviamo in “una valle di lacrime” (tanto da non poterle elencare tutte) come pensare di non averne gli abiti impregnati del loro sale? Certo! Capiamo bene che omofobia di gay verso gay è un errore schifoso, ma intanto ci ha deformato. Non c’è ne accorgiamo in tempo perché quella formante deformazione cominciamo ad assorbirla in famiglia (se non prima) e/o in altro ambito: amicale o collettivo, ecc. Si, l’omofobia di gay verso gay è la nostra gobba. Non ci accorgiamo di averla (tanto o poco, tutti) perché non sempre è grossa dal punto da sformare, tuttavia, c’è. Nei casi di fobia generalmente contenibile (colpisce sia i diversi verso diversi, e non diversamente noi) si chiama antipatia. Rendersi conto che tutti (omo o no) stiamo equivocando sui nomi e sui significati, è già un aggiustare la giacca deformata dalla gobba.

Datata – Versione ultima – Settembre 2021

Prostituzione – Ai Gentlemen di Grindr

Discorso molto interessante ma estremamente complesso. Sintetizzando, sull’argomento, tutto è come appare e nulla è come si vede. Per quanto mi riguarda, pensa che solo recentemente ho capito (nota l’età che mi ritrovo!) che ho sempre desiderato, e al caso amato, i non simili, perché sono stato un abbandonato e perché curando i loro abbandoni di senza e/o di relativi, e/o di vaghi principi di vita (esistenziale, sentimentale e/o mettici tutto quello che vuoi che tutto ci sta) curavo il mio e/o i miei. Deve essere per questo che ho sempre considerato la prostituzione un mutuo soccorso (di uni agli altri come di converso) dove la mercede diventa ciò che reciprocamente permette ai sofferenti di quel genere di dolore (come di altri) di sentirsi reciprocamente medici. Naturalmente, ci sono medici specialistici, medici di base, e venditori di filtri. Ognuno è, e fa, quello che può.

Datata – Versione ultima – Settembre 2021

Mogli, buoi, ma paesi tuoi.


Sono al bar. Il caffè è un sabba di carbone e il crafen un gommone. Lo affermo con obiettività: non mi sono alzato male. Lettera completamente rifatta nell’Agosto 2018 – Versione ultima – Settembre 2021


Ho deciso da tempo di non leggere i giornali, ma su di uno aperto vedo: donna imprenditrice, sgozzata da un senegalese. Non ho letto il resto per cui non saprei dirvi se il delitto è stato casuale, oppure, il sipario su di una storia mal recitata. Prendo spunto lo stesso da questo fatto perché le donne di ora (o è meglio dire le femmine di ora?) sanno quello che vogliono, ma il come, non sempre in modo felice. Succede anche nell’Omosessualità. Nella ricerca delle figura corrispondente, illuso, l’etero che pensa di essere ancora il prevalente decisore: ammesso che lo sia mai stato. Evoluzione culturale vuole, però, che lo stesso errore (la prevalente decisione) lo stia facendo anche la Donna. Certo: può andare bene per uomini che amano essere “presi” (i cosiddetti passivi) ma per niente per quelli che amano “prendere”: i cosiddetti attivi. La donna culturalmente mascolinizzata, nel maschio apprezza l’aspetto accogliente; aspetto che, culturalmente parlando, è sempre stato suo. L’accoglienza, direi necessariamente comporta la remissione della forza: vuoi naturale, vuoi culturale, vuoi spirituale, vuoi l’insieme. La remissione, direi necessariamente, configura una femminilizzazione dell’identità prevalentemente determinante: la maschile. Se è già parecchio difficile distinguere quanto sia attivo e/o remissivo il maschio occidentale, figuriamoci se lo è di meno nel maschio tribale. Per tribale, intendo il maschio che basa la sua identità sessuale sul piacere dato dal suo sentire, più che sul piacere dato dal suo sapere. Ci sono maschi, che in virtù di un fine (farsi prendere per prendere) decidono di giocare il ruolo passivo. Non fatevi illusioni, Donne o Omosessuali. Lo fanno sino al raggiungimento dello scopo. Non rendersi conto della differenza fra vero e verosimile, può rivelarsi anche pericolosissimo: vuoi per relazioni che hanno la durata della funzione sessuale, vuoi per relazioni che, almeno per intenti, dovrebbero avere la durata della vita. Riconoscerei in questi capovolgimenti di ruolo, le basi non dette di molti delitti (per non dire in quasi tutti) verso la Donna come verso l’Omosessuale. Quel senegalese ha ucciso la donna sgozzandola. A suo modo, lo sgozzamento è il rito che esorcizza l’invasione della “voce” (emozione della forza) che disorienta la mente dello sgozzatore. Lo sgozzamento può arrivare sino al totale decollamento. In quel caso, il decollamento è il rito che scaccia la “voce” del potere di un “capo” (quella della femmina o dell’omosessuale) che dopo aver preso il comando sessuale e culturale lo vuol mantenere) su di un altro “capo”: quello di chi, dopo essersi fatto prendere, intende liberare la mente dalla presa passiva che ha subito sia pure per voluta recitazione. Si può anche dire: tanto più la recita gli è diventata culturalmente modificante  e tanto più sarà marcata la ripresa della precedente. Popolare saggezza consiglia: mogli e buoi dei paesi tuoi. La liberazione delle identità sessuali ha ampliato sia il concetto di “mogli” che di “buoi”, ma non ha eliminato gli steccati ai pascoli. Non tenerne conto può risultare fatale.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima –

Cos’è normale?

Cos’è normale? Il giusto fottere o il giusto capire? Convengo con Freud sul fatto che l’omosessualità sia una fase della sessualità. Non convengo sul fatto che venga giudicata un arresto. Certamente, viene giudicata un arresto, se il necessario fine culturale della sessualità sia l’etero, ma, dove è scritto, a parte sulle norme date dal bisogno di fissare il disegno personale e sociale di Cittadino? La sessualità è il frutto ultimo dell’evoluzione degli infiniti impulsi dati dal piacere. Piacere, che non ha mai finito di dire, e quindi, neanche di dare identità sessuale. Ciò che chiamiamo sessualità, allora, è solo il prevalere di un dato stato: eterosessuale o omosessuale che diventi. La mia visione della sessualità, però, implica la presenza di un alveo culturale e sociale senza preconcetti. Non c’è adesso, figurati ai tempi del Freud. A mio avviso, è il pregiudizio sociale che crea l’arresto sessuale, non che l’omosessualità sia frutto di arresto. E’ vero che si “arresta” man mano si “arresta” la vitalità, come anche la ricerca della personalità complementare, come anche a causa di una raggiunta saturazione delle emozioni sessuali.  Questo, però, succede anche all’eterosessualità come anche all’etero sessuale. La differenza di pensiero fra me ed Freud (non me ne voglia!) si basa sul fatto che lui cercava la malattia, mentre io cerco la vita. Nella vita, tutto è via per capire la verità. Per capire la verità nel contesto del commento intendo capire la personale identità. Normalizzare la vita, quindi, è normalizzare la via, e condizionare la scoperta dell’io. Condizionare la scoperta dell’io è ammalarlo di arresto. Ho già avuto modo di dire, che pur desiderando l’uomo non l’ho mai amato, e che pur non desiderando la donna, tutto considerato, l’ho sempre amata. Sai già, che per amore intendo comunione. Sarei un arrestato a livello sessuale? Secondo Freud sì, secondo me, invece, quel presunto arresto m’ha dato la possibilità di capire me stesso e la vita. Allora, cosa è normale? Il giusto fottere, o il giusto capire?

Marzo 2007 – Corretta e meglio mirata nel Marzo 2020 – Versione ultima Settembre 2021

Clonazioni

Le clonazioni non stanno minando ciò che è di Dio ma ciò che noi sappiamo e/o diciamo di Dio. Pertanto, non stanno mettendo in forse la Fede, bensì, i frutti di quell’elevata immaginazione (a mio avviso, anche fuori di testa) che hanno chiamato teologia.

Datata – Versione ultima Settembre 2021

Riscrivere la Bibbia?

Parti storiche a parte, su quali scelte? Direi secondo questo principio: vita, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. Ciò che permette la corrispondenza è lo stato della comunione. Lo stato della comunione dice l’amore fra gli stati. Dove non vi è la piena corrispondenza fra gli stati, vi è stato di non – vita, (errore e dolore) tanto quanto non è vi è la comunione che porta all’amore, che porta all’Amore. Se è l’Amore, l’ispirazione divina che conforma l’ispirazione all’amore umano, e se non – vita è separazione di stati fra vita e vita, ne consegue che dove vi è comunione vi è l’idea divina e dove vi è separazione vi è la comunione umana. Riscrivere la Bibbia, allora, è togliere dalle sue pagine tutto quello che non pone la vita in comunione con i suoi stati, o con altre parole, è separare ciò che è dell’umano da ciò che è del divino.

Giugno 2008 – Versione ultima Settembre 2021