Le storie restano

Quando ho iniziato a vivere la mia storia sessuale, non c’era piattola nel giro di chilometri che non prendessi. Succedeva anche con gli uomini_piattola. Destini. Rimorchio un soggetto. Amante di rara nullità, culturalmente insulso, scolasticamente infantile, balengo, ma, bellissimo. A me non piacciono i belli. Quello però, era di una bellezza che direi mobile, come mobile è la donna non precotta. Accudiva cavalli in un Circo arrivato a Verona. Dormiva, molto probabilmente, sulla stessa paglia. Non so come conosce una rossetta. Non bella ma graziosa, simpatica, determinante. La conosco anch’io. Viene a casa mia. Resto anche fuori di casa mia, per permettere a loro di stare assieme. Al ragazzo faccio tagliare i capelli in un modo che a me pareva più adatto al suo viso. La piccola ne è entusiasta. Per tutto il pomeriggio, la sento esclamare: Dio, che bel, dio che bel, dio che bel! Il padre si oppone violentemente. E’ di pelo rosso anche lui. Vado a casa di quell’uomo. Sostengo le ragioni dei due piccoli. Immaginatevi la scena! Il Finocchio che non si sa da che parte salti fuori, va a dire a quel padre, (caratteraccio!) che la sua unica figlia sta bene con un ragazzo che non si sa da che parte sia saltato fuori. Dove avevo la testa, lo sa solo el Signor! Il ragazzo prende la sua strada con la sua piccola. Si sono sposati. E’ rimasta incinta. L’ho rivista con una carrozzina. Non so più nulla. Anni dopo, mi arriva una cartolina del ragazzo. C’è scritto: nonostante tutto sei un mio amico. E’ vero che ho preso le piattole, e pure i pidocchi da quell’amante, ma le piattole e i pidocchi passano, le storie no.

Dicembre 2006

asterisco

Crocevirus

“Coronavirus, a che serve dire esplicitamente che i vecchi saranno sacrificati?”

Serve a ricordare che la vita fa il suo corso e che nessuna assistenza garantisce l’immortalità. Per età e situazione io sono a maggior rischio, non per questo mi opporrò alla scelta dei medici; e se la loro scelta sarà servita a salvare una vita, troverò giustificata la fine della mia. Sapere che potrei salvare una vita sia pure al costo della mia lo trovo consolante.

Ascensioni ed emozioni

Cara Luisa: oggi, mi sono detto che il lavoro è come l’eternità: ci sarà anche dopo di me. Così, ho dato quattro link agli sciacquini che mi sono rimasti, e sono tornato a casa. Avevo un qualcosa d’incompiuto nella mente, a tuo riguardo, così, sei stata il mio primo pensiero di ferie, non prima di essermi spogliato dagli abiti di lavoro. Ivi compreso, quelli mentali. Ora, davanti a te, sono qui come mamma mi ha fatto. Per fortuna mi senti, che se mi vedessi, ti raccomando l’arabo! Del mio sito, ti ha colpito l’essenzialità.  La mano alla destra in basso, è un omaggio post era, che ho fatto ad una presenza: un certo Robert Kaufman, filosofo di Brema in epoca Rivoluzione, mi diceva. Non hai idea di quanti effetti avevo saputo decorare le mie pagine. Tutti splendidi, ma non sino al giorno dopo. Il giorno dopo, già invadevano le parole con le loro emozioni. In un certo senso, le sfrattavano. E, allora, ho buttato via tutto: parole a parte, ovviamente. Leggendo il tuo ultimo post, ho provato lo stesso desiderio: via tutto, parole a parte, ovviamente. Ho desiderato di buttare via tutto, lì da te, perché, in testi particolarmente elevanti, si dovrebbe dar spazio al silenzio. E’ il silenzio, che ti permette di avvicinarti alla farfalla per vederne tutta la trama delle ali, tutti i cromi. Lo potresti facendo casino? Indubbiamente no. Quindi, per ammirarle in pieno, è necessario eliminare “il rumore”, cioè, le estranee emozioni. Ieri, non solo mi hai portato sul tuo K2, ma se è possibile (e lo è stato) mi hai fatto andare oltre la cima.  In quel testo, però, le immagini erano emozioni che reclamavano la mia attenzione, così come un bambino reclama il suo spazio nel dialogo fra due adulti. E’ chiaro che dobbiamo darglielo. Altresì è chiaro, però, che sta rompendo le palle! Non volermene, ma ieri, le foto che intercalavano le parole, per la mia sensibilità, sono state come quel bambino: che palle! Negli altri tuoi testi, anche le foto dialogano da adulto, ma non ieri. Non ieri. Non fra Dei regali che parlano a dei vicari.

Datata Ottobre 2007 . Nella decimillesima edizione odierna ho tolto quell’immagine.

Di quei mal di testa!

Sia pure anni dopo averlo lasciato, quando dovevo tornare al paesello mi venivano dei mal di testa che non so dirle da quanto erano pesanti da sopportare. Mi passavano immediatamente, quando, tornando, arrivavo al primo cartello che mi gridava Verona! Si, ero a casa. Non quella in Verona (l’ha voluta il caso) ma la città del mio IO! Si, fra la città del caso e quella dell’IO bisogna scegliere! Ai confini fra una è l’altra città solo dolori! Parlavi di nuova cultura per i genitori, ma se anche questa sta in mezzo alle due città, la loro e quella che si fanno i figli (sempre ammesso che decidano di abitarci giornalmente, non, usandola come dormitorio) son dolori continui anche per i genitori! I genitori dovranno decidersi a capire che fanno figli per la Vita, non, e ripeto, non, per la loro! Ed è nell’attuarli per la Vita, il loro reddito di cittadinanza, non, per quanto possono i figli, eternando maternità o paternità a loro gaudio! Non tutti i figli eternano la vita allo stesso modo! Alcuni così, ed altri con opere: socialmente importanti o meno, che tali sembrino o no. Alla vita, per essere la Costruzione che è, non può mancare nessun genere di mattone: piacciano o non piacciano alla nostra! I figli, devono fare la loro strada, cari Genitori! Qualunque sia e/o come sia. Il suo scritto mi è piaciuto. Anche perché (vita volendo) per buona parte già superato! Ai genitori ricordo, infine, che ciò che si taglia per Natura (il cordone ombellicale) si deve tagliare anche per Cultura. Solo così eviteranno di essere uccisi da Edipo. Solo così non feriranno Giocasta.

Cesira aveva due sorelle

Cesira aveva due sorelle. Maria (quella che visitava) e un’altra che non visitava mai. Con la prima bicicletta avuta, su indicazioni della Cesira, ci andai io. Aveva marito fruttivendolo, e tre figli mi pare. Dei tre, ricordo bene solo due. Zia Maria (probabilmente la maggiore e la più ricca tra le tre) abitava alla Lupia (o Luppia) di Saletto di Ospedaletto. Segalina, sempre vestita di nero, disponibile al sorriso. Era sposata con uno stradino dagli atteggiamenti padronali: lo ricordo ancora. Quand’era in casa (lo nomino per attività perché non ho mai saputo come si chiamasse) non doveva volare una mosca! Più che una casa era una colonica. Davanti aveva un grande cortile di mattoni. Alla destra del vialetto di ingresso alla proprietà, una grande vigna. Alla sinistra della casa, la stalla con sopra il fienile e il ricovero dei mezzi.  La porcilaia di fronte. Affiancata alla destra, la casa del figlio che si era sposato. Anche il figlio lavorava come stradino. Ricordo graziosa e simpatica quella sposa. Non so perché ma non correva buon sangue fra padre e figlio. L’avevo capito persino io! A lato della casa del figlio (si chiamava Armido ed era bellissimo!) un paio di campi: dietro anche. Per i campi, non poche le galline. Mi aveva preso il vezzo di andare nella vigna a cercare le uova. Trovate, le stringevo fra le mani sino a romperle! Maria e Cesira erano persino spaventate daconseguenze di quel gioco! Guai, se l’avesse saputo lo stradino! Quando vidi la zia arrabbiata e mia madre preoccupata, smisi! Per gli occhi e le mie fantasie circoscritte  dalle aride vie di Este, la casa di Maria (superlativi, i suoi fagioli in umido) era il luogo che nascondeva i cavalieri dei miei desideri: lo giravo, cercandoli! Mai trovati, ovviamente. Non per questo rinunciavo. La vidi per l’ultima volta quando andai a comunicargli la morte di Cesira. Mi disse che dovevo trovare una brava ragazza, che dovevo sposarmi, ecc, ecc. Cosa mai potevo dire di sincero a quella donna? Scelsi, così, di sparire. Solo dopo anni passai davanti a quella. C’era ancora! Raso al suolo tutto il resto: ho pianto!

 

Alla C.A. del Maresciallo

C/o Servizio di polizia Giudiziaria del Tribunale di Verona. In oggetto: relazione su l’aggressione accadutami in Porta Vescovo in data 25

PREMESSA: Sono l’autore del sito www. perdamasco.it (all’epoca in Rete. Ora l’ho tolto) e del blog perdamasco.blogs.it ( questo l’ha chiuso il punto.it) Glieli rendo noti giusto per considerare sulla mia identità. Mi sono occupato di tossicodipendenze (di quelle dure) per almeno una quindicina di anni. In quell’ambito sono conosciuto dal Referente del Sert. Nel settore sono conosciuto anche dalla ex responsabile della Comunità “La Genovesa”. signora M. Se necessario, posso citare la madre dell’ultimo Amato: venticinquelle quando l’ho conosciuto e ventinovenne quando mi è mancato. Infine come dicono nel padovano, “so’ come la mussa del strassaro”, e, cioè, conosciuto per queòòo che sono: sia umanamente che sessualmente.

Ciò detto:

il parcheggio di Porta Vescovo, oltre per il suo ruolo, è conosciuto anche come zona d’incontri. Ci girano, o ci giravano coppie in cerca di singoli o di accoppiati. Ci girano Finocchi. Fermo restando che la ricerca dell’accoppiamento, direi che muore con chi cerca, anch’io ricerco. Senza spasimi, senza patemi, senza frette. Il più delle volte, ci vado per passare il tempo. Anche per pensare a me stesso. La zona mi è più consona di qualsiasi bar. Mi richiama molti ricordi. In coincidenza col deposito dei banche del Mercato della Frutta, nel vallo è stata posta una roulotte. La abita, un tossicodipendente. Con quello, due cani di grossa taglia: rot e qualcosa. Ci tengo a sottolineare, e lo denuncio come esposto, che quell’individuo circola con i cani, generalmente senza guinzaglio, e ne museruola! Ma, anche se fossero a guinzaglio, non vedo possibilità di dominio sui cani, dal momento che quella persona, non sarà più alta di uno e 65, e non più pesante, 50/60 chili: sia da “fatto”, che no! I Vigili hanno detto che i cani erano a posto. Ai Vigili, deve essere sfuggito, che i cani non possono essere a posto se il loro proprietario o assegnatario, non lo è! Ero assieme ad un pensionato che a suo dire cerca coppie. Personalmente non lo conosco se non, per un buona sera che tempo che fa! Io amo il silenzio! A dirla tutta, quella persona disturbava sia il mio silenzio che l’eventuale ricerca. Fa lo stesso! Stava ciacolando con me dei cavoli suoi, il pensionato, quando ad un certo punto, gridando Culatoni via de qua, (e non mi ricordo più che altro) quell’individuo ci è venuto addosso con i due cani. Come non bastasse, armato di un coltello che gli ho strappato di mano e gettato per terra. Ha tentato di strapparmi un medaglione che porto al collo e di togliermi dalla tasca della camicia i soldi che vi avevo messo. A essere fiscali, questa è una tentata rapina a mano armata. Successivamente ho ritrovato il coltello e l’ho consegnato alla Pattuglia che è intervenuta su mia chiamata. Il soggetto gridava contro di noi che volevamo violentarlo, che lui odiava i culattoni perché era stato violentato, che stavamo facendo sesso nel parcheggio, e, troppa grazia S. Antonio, che stavamo coinvolgendo un minorenne! Non c’era traccia di questo fantasmatico minorenne, però, disse che se lo sarebbe procurato. Ora, immaginarsi che due sessantenni e passa, si rotolino presi da libidine in un parcheggio di duro asfalto e illuminato a giorno, con o senza minorenni, fa decisamente piangere dal ridere! Ammessa e non concessa la presenza di questo fantasma, un minorenne, in compagnia, a mezzanotte, di un tossico non può che essere un altro tossico! Da questi, ci si può aspettare che dicano di tutto ed il contrario di tutto! Un mio seguìto nelle Tossicodipendenze, ebbe a dirmi che non è necessario picchiare un tossico per farlo parlare; è necessario per farlo tacere! Il che, è tutto un dire! Intervenuta la polizia, il pensionato ed io raccontiamo l’accaduto. Nei pressi del parcheggio, quella sera, giravano tossici che non avevo visto in altre occasioni. Avevo notato anche una Panda rossa targata Mantova. Evidentemente, almeno per me, non volendolo, il pensionato ed io, disturbavamo un giro. Non ci vuol molta fantasia per capire di chi. Sospetto tutto sto can can a causa di quello. Alla Pattuglia ho fatto notare che alla fine di tutto il suo blaterare, quell’individuo ha dato evidente segni di calo. Non credo sia necessario dirle cosa significa, tanto meno cosa dimostra nel fatto avvenuto. Ora, passata l’incazzatura, non espongo formale denuncia se ciò significa mandare quella persona in galera. La espongo, invece, se serve per l’avvio in Comunità.  Non ho altro da aggiungere.

Novembre 2006

Colgo l’occasione

Colgo l’occasione per dire a che m’invita a rivedere un qualche esamuccio di psicologia che per me, una personalità è come un’arancia: composta, cioè, da molti spicchi. Nessuno può dire qual è il primo, o qual è l’ultimo. E nessuno, credo, può dire di conoscerli tutti. Forse, neanche la stessa personalità in questione. Quindi, quando leggo e/o interpreto una personalità, (o un suo caso, o un suo aspetto) lo faccio su gli spicchi che sono in grado di vedere e/o capire, non, per certezze su tutto l’arancio. Certezze del genere le lascio agli esami degli psicologi e/o dei teologi. A me, solo quelle in dubbitologia!

Ottobre 2007

Dove è andato a finire il pugno di neve che ha originato la valanga?

Fermandosi che stà la valanga delle emozioni, mi domando che fine ha fatto, e che cos’è diventato il pugno di neve che l’ha iniziata. All’inizio pensavo di saperlo. Nel tutto che è rientrata la parte di quel pugno, ora non lo so più! Certamente posso raccontare fatti e storie. Ben sapendo, però, che quel pugno di neve è soggettivamente identificabile, nella valanga scesa a valle, solamente come cristallo fra cristalli.

Tutto è iniziato la notte di Capodanno del 1985. In quella notte decido di non unirmi agli usuali e usurati festeggiamenti, così, a nuovo anno decido per un nuovo rito: quello di andare in Stazione a leggere un libro. Ghiaccio per terra e veicolo senza riscaldamento non mi hanno dissuaso!

Davanti la chiesa della Stazione c’era una rotonda. L’hanno sacrificata a favore dell’attuale parcheggio. Inizio la rotonda. Alla destra dell’inizio, sotto una grande pianta stazionava un giovane. Lo guardo. Qui ci sono casini, mi sono detto! Non mi riconosco doti da profezia, ma in quel caso lo sono stato a iosa.

Proseguo, parcheggio dalla parte opposta, e mi metto a leggere. Un colpetto sul vetro mi fa sussultare. L’ha battuto quel giovane. Mi dice qualcosa che non ricordo. Cortesemente  gli rispondo: non vado con tossicodipendenti. Vuoi una convincente obiezione, vuoi un libro non affascinante, vuoi il freddo nel furgone, vuoi il senso di una esclusione da tutto e da tutti che si stava facendo amara, invece, ci sono andato.

Strada facendo mi dice che era uscito di Comunità proprio quella mattina, e che era il suo compleanno. In seguito, sua madre me lo confermò. Glielo festeggiai e mi festeggiai con quanto si può immaginare. Ci lasciammo bene.

Finito l’incontro gli diedi il numero telefonico. All’epoca lo davo a tutti: faceva parte del rito della speranza. Nel mio non ha mai richiamato nessuno. Non mi richiamava nessuno perché a letto ero insufficente, e perchè neanche l’affettività e il rispetto (sia pure ben recitati) bastano a pareggiare, nei piaceri del sesso, i costi con i guadagni.

Pochi giorni dopo, invece, il giovane mi richiama. Ti ricordi di me, mi dice: sono quello così e cosà! Certo che me lo ricordavo. Vuoi che ci vediamo, cicì e ciciò? Lo volli. Lo volli anche nelle chiamate successive. Un po’ alla volta, sempre di più. Così per cinque anni. Come per tutte le coppie ci furono alti e bassi. Nella nostra, anche i bassissimi a causa di un’amante terzo: la “roba” che usava.

Mi è mancato all’Ospedale di Legnago nel Febbraio del 1991. Non supererà le cinque della mattina mi disse il Professore. Sbagliò di qualche minuto. Non avevo visto venir giù così tanta neve (quella notte) dai tempi dell’Orfanotrofio dove stavo: a Vellai di Feltre. Assieme a sua madre (sapeva tutto) strada facendo faticai  a tenere il furgone in carreggiata. Per anni successe anche mentre guidavo la vita che mi era rimasta.

Quando ero in Orfanotrofio giravano gli inverni del 52/53. Come in quegli inverni ero desolatamente orfano, così mi ritrovai nell’inverno del 91. Non è vero che sotto la neve c’è pane: sotto la neve c’è solo il ghiaccio che diventerà.

La vicinanza che non avevo più disancorò la mia vita. Per qualche anno mi arenai anche nella medianità. All’epoca non sapevo nulla di medianità. A tutti i pensabili livelli, all’epoca sapevo che ero un genere altro: esistenzialmente e sessualmente in medio quando non mediocre. Sapevo, tuttavia, che non ero interessato ai balli dei tavolini o a cercar santi e madonne. Sapevo, inoltre, che volevo ritrovarlo; e lo ritrovai.

In quell’altrove da medianità riempii i miei vuoti. Lo feci, sino a che dovetti prendere atto che in quel buio è impossibile distinguere il brillante dallo zircone. La necessità di capire la differenza fra brillante e zircone, come quella di capire cosa è giusto nella corrispondenza di spirito fra vita e vita (come anche in una stessa vita o fra vita e Vita) ha iniziato questo percorso.

Amori notturni

Dove lavoro ci sono condomini senegalesi. Per quel poco che sono giunto a capire di quelli che conosco, fra gli africani, sono i più leggeri. Leggeri, nel senso che tendono a cogliere di più quello che è nella superficie delle cose. Questo, naturalmente, non vuol dire che, al caso, non sappiano cogliere anche il profondo. Giravo di notte, ieri, quando qualcuno mi chiama: è uno di loro. Sono le tre. Ci salutiamo. Parla molto bene l’italiano. Mi dice che gli sta andando buca con una puttana. Perché, gli chiedo? Non vuol venire con me per dieci euro, mi risponde. Per dieci euro, gli obietto, dove cavolo la trovi una donna per la pecorina dei tuoi sogni! Ma, ho solo quelli, e a quest’ora, abbassano i prezzi! Si va beh, ma dieci euro, è più o meno quello che prende una donna a servizio di ben altre rogne! Lo sa. Ride. Facciamo così, gli dico. Me ne dai cinque e ti servo io. Ma, tu non hai mica la figa, mi dice! E che cavolo, gli rispondo, per cinque euro, non vorrai mica trovare anche la figa, vero?! Come sanno ridere bene, i senegalesi. Come non sapessero cos’è “scandalo”.

Giugno 2008

Orfano ma non sono mai stato orfano

Ero a militare, quando mi è mancata mia madre adottiva, ma, non solo una Madre, mi è mancata, in quel momento. Mi è mancato, un passato. Avevo mancante, il presente. Mi mancava del tutto, il futuro. Così, sono andato alla ricerca delle mie origini! Correva l’anno, 65/66, non ricordo. Gira che ti rigira, rompi che ti strarompi, sono riuscito a trovarle. Della madre naturale, in primo, il paese. Dalle parti di Portogruaro. Vado in Canonica, chiedo di… Il prete dice: famiglia numerosa. Grande povertà. Mi raccomanda cautela. Mi indica una strada verso i campi. Vado verso i campi. Chiedo ad una donna che trafficava nel suo orto, dove, la casa dei… Mi guarda, come se sapesse già tutto. Mi dice: è quella! Vedo, in distanza, fra maree di granoturco ancora verde, una casa, ancora senza malta, e senza colore. Puri mattoni. Mi manca il cuore. Torno indietro, ma, non mi bastava. Cerca e che ti ricerca, rompi e strarompi, non ti trovo l’ultimo indirizzo di quella donna! Scrivo. Mi scrive. Mi dice: ti raccomando, adesso sono sistemata. Se vieni qui, discrezione! (Non ricordo le parole precise, ma questo il senso!) Non gliene imputo colpa. Forse aveva letto su Novella2000 che “la voce del sangue” fa gridare – mamma!!! – in tutte le piazze! Almeno nel mio caso, sbagliato! Quando m’ha detto: adesso ti devi sistemare, (ecc, ecc.), ho fermato il rapporto. Anzi, l’ho chiuso! Solo da mia madre (la Cesira) avrei potuto accettare quel genere di intrusione nelle mie scelte, non, da un’altra madre. Giusto per dirne solamente una della Cesira, tornando dal giorno della mia prima comunione a Padova, si è fatta 30 km a piedi, per tornare al paese. Ha detto: ho perso il treno. Sospetto, invece, che avesse terminato i soldi, con le 6 paste (dico 6 paste) che aveva potuto portarmi. Ecco! Io non so cosa sia l’adozione: non sono mai stato orfano.

Dicembre 2006

fiori2

Quando è crollata la diga del Vaiont

Quando è crollata la diga del Vaiont (nel 68, se ricordo bene) ero a Padova. Fatti i conti, avevo 24 anni. Lavoravo come cameriere privato in casa di conti imparentati con Casa Savoia. Giusto per dirvi l’ambiente. Fra i miei compiti, quello di servire a tavola. Quando si serve a tavola, già saprete che si toglie da destra il piatto precedente e nel contempo si porge da sinistra quello che segue. Il tutto, come se i piatti scivolassero su cuscini d’aria! Il cambio doveva essere di movimento nobile, come, aristocratici, erano quelli che servivo. Dato il periodo festivo, un ricordo collegato. La sera di Natale, una cameriera ed io abbiamo servito una trentina di ospiti; senza un errore (ci confermò soddisfatta la Padrona di casa) nel porgere e togliere non mi ricordo più quanti piatti! Per essere dei buoni camerieri da tavola, quindi, oltre che capaci, occorreva essere di armonico movimento. La stessa armonia dovrebbe avere anche chi commenta i Post. Se un commentatore non c’è l’ha o non l’impara, non si meravigli se viene rifiutato.

Mauro – 
Guarda che la diga del Vajont è del 1963 – me lo ricordo perchè ci scrissi una “poesia” (orrenda) e avevo 15 anni. Di conseguenza facevi il cameriere in quella casa molto prima di quanto tu pensassi e molto più giovane. Peccato che non ti ricordi le reazioni alla notizia.

Vitaliano
– Mi pareva di averti già detto che la mia memoria è come un groviera, e questo lo conferma. Quindi, avevo 19 anni! Sì, hai ragione. Non ero al massimo della vita culturale a 19 anni. Anzi, (ma non lo dire in giro!) molto più in basso. Due esempi per tutti: la Contessa mi dice di portare del riso in soffitta, però, non mi dice dove metterlo. Vado. Salgo. Un giro de bauli e de scatole che no te digo! Vicino a me, una. Ci metto dentro il sacchetto del riso! Tempo dopo la Contessa mi chiede cosa cavolo ho fatto! Donna dinamica, la contessa – figlia! Una di quelle “coi maroni” Mi porta in soffitta e mi fa vedere che l’avevo messo dove c’era della naftalina! Che cacchio ne sapevo di naftalina! A casa mia non c’erano tarme! Se non per altro perché c’era ben poco da mangiare! Fatto sta, che cotto il riso, manco l’ombra dell’odore di nafatalina! Grandi sorrisi della Figlia, sia a me che hai 20 chili di “figliol prodigo”. Tempesta in casa, un giorno! A pezzi ed a sprazzi sento che è caduta una diga in un posto chiamato Vaiont. C’era tutto quel che occorreva per sapere in quella casa, ma, non nella cameretta nei pressi della soffitta! Partono per sto’ Vaiont. In casa cera anche una bambinaia. Giovane. Graziosissima. Austriaca. Bionda. Parlava benissimo l’italiano. Se ci penso la vedo ancora. Si chiamava Doroty. Casa libera, nessun controllo sul nostro stile. Allegria! Passiamo la serata nel salotto padronale davanti la Tv; ed è venuta fuori tutta la nostra giovinezza. La nostra voglia di ridere. Na’ serata de puro boresso! Non sapevo neanche cos’era, “altro”. Verso l’una, sentiamo passi di rientro. Dall’ingresso la contessa chiede: siete qui?! Sai cosa gli ho risposto? Cucu!!! Rientravano da dopo aver girato non si sa quanti cadaveri! Dio! Che ne sapevo di cadaveri! Di morte! Di disperazione! Non sapevo niente! Se mi volto indietro e guardo, mi vedo all’interno di una bolla, o forse meglio, all’interno di uno scafandro: acqua non mi toccava.

Dicembre 2006

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Dicono che invecchiando si diventa saggi

Ero al bar con un amico. Finite le ciaccole ci siamo detti: che ci facciamo, qua?! E sono andato a ballare anche stasera. Fanculo i soldi! Siamo andati al Tramp: dalle parti di Brescia. Non ci andavo da qualche anno. Vedo gente naturale, e quindi, bella. La musica, così così! Forse perché bisogna accontentare anche l’acqua, non solo la classe! In sala, un fumo della malora! Scoperti, molti toraci. Non palestrati. Rari, quelli che segnavano la condizione omosessuale. Occhio, donne! La vita sta ampliando le figure sessuali. Potreste non essere più, le sole guardiane del focolare. Vicino agli alari, potrebbe starci anche un guardiano. Siamo arrivati verso l’una. Il tempo di bere una birra in compagnia, e poi, in pista! Sul cubo: due ragazzi mimano i gesti del sesso: penosi! Nessuno ci bada più di tanto. Neanch’io. Ci vuole fede anche per fare sesso. Ed io, credo di essere arrivato alla frutta. Così, certe immagini non prendono le mie fantasie come una volta. Godo della vitalità che mi comunicano, è vero, ma, non mi tocca più, la vita che sono. Potrebbero essere di plastica. Ho lasciato la pista solo per fumare tre mezze sigarette. Definitivamente, solo verso le quattro e mezza. In pista mi stringono la mano. Ballando, le avevo alzate. E’ stato un ragazzo. Sui venticinque anni. Grazioso. M’ha sorriso e se n’è andato. Era dai tempi del MazooM, che non mi succedeva analogo fatto! Non era una Checca, il ragazzo. Le Checche non hanno di queste naturalezze. Tanto più, se confermano un piacere ricevuto da un border line per età. Quando andavo al Carnaby, (anche lì, ballando sino a chiusura) non c’era volta che il girapiatti non dicesse a me e agli amici rimasti al ballo: eilà! Niente erotismo! Altri tempi. E’ vero. Ballo in modo che lo può suggerire, ma, non sono io l’erotico. La musica, lo è. Io, non faccio altro che seguirla. Non me ne rendo conto. Come non mi rendo conto di essere umoristico quando scrivo certe lettere. Sono quasi le sei. Ieri, quasi le sei e trenta, e stamattina alzata verso le nove, a causa di un cretino che cammina con le scarpe in casa! Ora, vado a letto. Sono da flebo. Un saluto a Luisa. Anche lei tiratardi.

Dicembre 2006

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Chissà dov’è il cuore che cerco

Avevo del fango da ossigenare così, sono andato al “Romeo”. Il parcheggio è quasi vuoto. Strano. Non è serata da nebbia! Entro. Vedo le solite trippe. Sarei tornato indietro. La musica è diastole e sistole, ma per chi viaggia in bicicletta non c’è molta scelta. La gente è poca. Un girapiatti riesce pure a svuotare la pista. Mi rassegno. Aspetto un’emozione non stantia. Sono in ciabatte. Vedo commenti di scandalizzate. Me ne sbatto. Chiudo gli occhi. Sono da altra parte. Un Sri lanka, in un angolo, vibra. Gli sorrido. Vorrei dirgli: che fai, lì! Buttati! Mi evita. Paura di vecchio Finocchio. Un altro rovinato. Bevo un 45. Sono ubriaco da non reggermi dritto! Per un solo 45?! Strano. Mi lascio prendere dal tam – tam. Ne ricavo di che dire. Attorno a me, solamente coretti. Sopra di me, raggi di luci ed occhiate. Non mi toccano. Grazie al cielo sono fuori mercato! Vedo conflitti fra manze. Ancora?! Mi rompo le palle! Esco. Salgo sulla carolina e vado a casa. Casa dolce casa non fu mai così vera. Mi sbafo del pane con del lardo aromatizzato: stupendo. Sulla finestra, il minestrone. Sbafo anche quello! “Domani, è un altro giorno!”

Dicembre 2006

fiori2

A proposito della circolarità di questa strada

Da decenni mi chiedo come faccio a sapere quanto scrivo ma non trovo nessuna risposta  che convinca in pieno. Quelle che so, è che è partito tutto dall’elevazione di un pensiero: da uno spirito allo Spirito. Immagino la perplessità di chi legge quest’affermazione. Si, mi dirà, ma scendendo dal fico, come lo spieghi più terra – terra? Anche ammesso che l’abbia potuto spiegare quando sono partito con i pensieri, ora, a pensiero raggiunto, non lo so più.
Forse con un esempio: mi si immagini come la pallina di neve che al principio ha attuato la slavina.
Fermata che si è, nella slavina non sappiamo più riconoscere la palla di neve che l’ha principiata, e la palla di neve, non sa più ritrovare in quale parte della slavina ora si trova. Al massimo, può riconoscere che ora si trova, completamente con_fusa nella vita della slavina.
Ora, i dettagli che hanno vivificato la palla di neve non contano più. Al massimo, come storie da raccontare ai nipoti eredi: avendone.
vena

La stada “per Damasco” è un viale circolare

E’ circolare perché parte da un principio e giunge allo stesso principio. Ad esempio

 

ilprincipio

 

Di questo cerchio, nessuno può dire dove è il principio, come neanche dove finisce.

Si può dire, pertanto, che è in tutti i luoghi

sia nella forma di Natura

1atriangolo

sia nella forma di Cultura                                    sia nella forma di Spirito:

 

al principio

1atriangolo

inscindibile unità originata dalla corrispondenza fra gli stati

Giugno 2020

vena

Per arrivare a Israele le vie della vita sono passate per Venezia

Un autore italiano racconta di essere andato in un monastero di Venezia. Assieme al priore visitò la cucina del convento. Con loro entrò un grosso gatto. In mezzo alle due finestre della cucina c’era il camino. Il fumo non usciva completamente dalla canna: qualcosa l’ostruiva. Il Priore prese un badile e con il manico tentò di liberarla. Cadde una grossa pantegana. Il gatto gli fu addosso. I due animali si presero per la gola. La loro forza era paritaria. Separarli era impossibile, così, Il Priore prese i due animali con il badile e li gettò nell’acqua del sottostante canale. L’antifona si dice da sè.

Non cito l’Autore perchè non ricordo il nome e neanche l’opera.

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Gli specchi e l’anima

Sto guardando una delle mie foto. Non malaccio, anche se sembro leggermente strabico. Ma, non è questo il suo difetto. Lo è nel fatto che non sto guardando negli occhi di chi mi guarda. Mi capita spesso di essere con la testa da un’altra parte ed il fotografo, ciak!, ha colto quel momento di assenza. L’importante è tornare.
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Vie e sponde della normale sessualità

Ovviamente non tutti in una volta, ma, mi è capitato di avere sessualmente relazionato con persone di destra, sinistra, centro, secessionisti, anarcoidi e di quelli socialisticamente maleducati. Come l’ho potuto, se non sono etero, giovane, bello, ricco e neanche tanto forte? Evidentemente, latente e/o palese che sia stato, fra me e quelle figure fu galeotto un comune momento sessuale. Un comune momento, certamente non fa una sessualità, tuttavia, prova che essa è come un fiume che può toccare più stati. Si può normalizzare quel fiume, la sessualità? Direi solamente convogliando la sua vita in quel canale artificiale che abbiamo chiamato norma sessuale. Vita, è lo stato di infiniti stati del suo stato. Anche una “diversa” sessualità, quindi, è via della vita, (vita è bene per la Natura e vero per la Cultura per quanto è giusto allo Spirito), in ogni sua parte. Deviare da questa normalità, non può non deviare la vita. Tornando alle dichiarazioni di F., se vi sono degli omosessuali che ancora tollerano di non sentirsi chiaramente accettati dal suo partito, allora, l’autolesionismo che evidenziano, prova il loro bisogno di essere posseduti nonostante i costi. Per questo psicologico e politico desiderio di passività, anche se l’omosessuale che lo vota non fosse di quelli che lo prendono in fondo alla schiena, comunque, scegliendo quella ideologia, temo sarà fra i destinati a prenderlo… nella vita. Buon pro faccia a questo genere di amanti, è ben amaro augurio di ogni felicità. Comunque vada a finire la storia, il signor F. ha ragione di temere quelli che, etero o homo, hanno il coraggio di viversi per quello che sono anche al di fuori del privato. Laica, politica e/o religiosa che sia, per chi ha fame di regime, i liberi, sono sempre dei pessimi soggetti.

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Ho iniziato a spogliarmi nel 71

Non ricordo più bene, se mi sia stato più semplice togliermi gli abiti, o togliermi i precedenti pensieri. Certamente sono stato aiutato dall’abitudine di abbassare la luce delle lampade nella stanza, e la luce della verità nella mente. Sai bene, che troppa luce offende gli occhi, e troppa verità allontana la capacità di accoglierla senza traumi. Ma, spogliati oggi e spogliati domani, un po’ alla volta ho iniziato ad accettare la mia verità fisica, e la mia verità mentale. Oggi, posso girare per la stanza come mamma mi ha fatto, e girar per la mente, proprio come la verità mi ha voluto. Per la mia stanza, però, non sempre giro da solo come non sempre trovo, (per non dire quasi mai) chi, come me, ha attraversato le mie stesse stazioni (e stagioni) di conoscenza. Torno allora, ad abbassare ambedue le luci, onde permettere all’occasionale fortunato di vedermi e di vedersi, così come è in grado di fare, e/o di accettare. Ai miei tempi ero conosciuto come giraffa. Un prete mi ha fatto conoscere come signorina. Il mio rendimento scolastico era da 6 – -. Avevo reso carsico un non meno dell’80% di me. Non avevo padre e neanche madre. Non sapevo stare in porta. Parlavo poco. Leggevo sempre. Non avevo cugine da spacciare come ragazze. In pratica, non avevo niente, rispetto al ragazzo che si è suicidato perché lo chiamavano “Jonathan”. Decidere di vivere lo stesso, o di morire lo stesso, molte volte è fuor di coscienza.

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Ero di indubbia ignoranza

Ero di indubbia ignoranza ma di chiaro istinto, così, non subii alcun genere di trauma quando, in Collegio, fui desiderato da un prete. I traumi iniziarono quando la cosa venne a conoscenza degli altri preti. Il prete amante fu avvertito di star più attento, ed io, fui isolato: visto con astio. Avevo l’età della terza elementare. Se proprio dovessi denunciare qualcuno, non il prete amante denuncerei, ma quelli che violarono la mia coscienza, penetrandola con il senso del peccato, quando era ancora vergine del senso dell’amore.

 

Da “bustina” leggera a “bustina” pesante. Storia di dipendenza e di liberazione.

Eravamo in un corridoio degli uffici del condominio Palladio dove gestivo le pulizie, l’ultimo “amato” ed io. Lo rimproveravo perché non stava pulendo il pavimento come, in virtù di responsabilità, gli avevo detto di fare. Guardandomi con ghigno di sfida e continuando a sbattere la raddazza ora qua, ora là mi ha risposto: io non faccio quello che tu dici! Lo farò licenziare. So già che non è possibile. Gli farò avere una lettera di preavviso! Esco dal corridoio da arrabbiato. Arrabbiato non di meno, mi sveglio.

A calma raggiunta, la sua risposta mi lascia confuso. Che mai gli avrei detto da motivare un opposizione del genere! Non gli avevo detto mai nulla neanche quando, per anni, si era fatto di eroina a mie spese!

Vero è che in vita l’avevo fatto lavorare al Palladio con me; giusto per riempirgli le ore fra la pera della mattina e quella della sera. Vero è, che usava l’aspirapolvere sullo stesso metro quadro e oltre misura di tempo. Non se ne ebbe a male quando decisi che così non andava proprio! Tanto che la faccenda non mutò lo stato della nostra “unione”, Si, è vero: claudicante da ambo le parti.

Se in vita non gli ho mai detto nulla, certamente gli ho detto dopo il ripristino dell’unione, in coscienza permessa dalla medianità. Sentivo (e quindi sapevo la sua presenza) a motivo di una pressione sulla scapola destra. Essendo uno dipendente da l’altro sino alla rispettiva tossicità (nel mio caso “droga” perché quella passione mi aveva fissato l’arbitrio) ho sempre figurato quella pressione come la “scimmia” da tossicodipendenza.

Dopo il suo trapasso, è chiaro che non ero più il suo tossicodipendente. Non lo sono più stato di nessuno. Da allora, solo qualche leggera e occasionale “bustina”. Immutata se non addirittura rafforzata, però, una dipendenza da affettività, o come ebbe a dirmi via tramite, da una amorevolezza che ancora, sentimentalmente praticavo, incurante degli invalicabili limiti che stanno fra questa vita e l’ulteriore. Sconsiglio quel genere di superamento. Chi lo fa, rischia di restare preso, nel pensiero se non di fatto.

Vai avanti gli dicevo ogni volta lo sentivo. Devi percorrere la tua strada! Se avesse iniziato a percorrerla, direi necessariamente, quando non più, avrei perlomeno sentito meno la pressione e/o meno volte. Continuando le pressioni (qualche volta leggere, qualche volta forti, in rari casi imperiose) presi atto che non lo stava facendo. Anche in questo caso di “lavoro” decisi “che così non andava proprio!”

La vita non mi aveva liberato dall’umana versione di una siringa per poi mettermi nella condizione di continuare la tossicodipendenza con la versione spiritica, ma altro non avevo e più niente tenevo, così, continuai a farmi della “roba” sentimentale che mi iniettavo, felice da una parte e amaramente rassegnato da l’altra: prima o poi capita a tutti i “tossici”!

Anche durante il nostro percorso ho sempre saputo la sua “chimica” e di quali tagli morali fosse composta la sua “bustina”. Lo giustificavo perché tossicodipendente. Lo facevo, inoltre, se non altro perché ogni scarafone è bello a mamma sua! Figuriamoci, poi, quando la mamma decide di rendersi cieca!

Vero è, che durante i suoi ultimi quindici giorni di ospedale non ci fu nessuna intossicante dipendenza fra di noi: solo sentimento per libera scelta. In quel piccolo mare (quindici giorni su cinque anni) affogai per per più di un decennio. Tutto fuorché dolcemente. La dolcezza venne dopo. Si manifestò nei ricordi belli come negli errati e/o luttuosi. Si manifestò nelle malinconie da inutilità e da solitudine. Si manifestò nei pianti.

Si, anche fra l’amore di uomo con uomo si piange. Vita dimostra, che tutte le lacrime sanno dello stesso sale. Sanno dello stesso sale anche quando è scipita la ragione. Senza più niente e nessuno, chi mai restava al mio desiderio di vita? Dallo spirito dell’amato che avevo perso (credevo) passai così allo Spirito che non perde e non si perde. Vi trovai quello ho scritto e sto scrivendo.

Malgrado la separazione, l’elevazione del pensiero non mi ha del tutto allontanato dallo spirito che avevo amato perché la memoria continua ad operare come passaggio fra il prima e il dopo. Questo consente a quello spirito di raggiungere il mio. Solo un cambiamento di spirito permette la chiusura del passaggio. Ci sto operando. Paradosso vuole, aiutato anche dall’ostilità dello stesso ex amato senza condizioni.

Sul mio spirito di ora, l’ostilità che gli si origina dal rifiuto di accettare quello che gli dico, incide solamente con qualche fastidio: alterandomi la fase precedente al sonno agendo la pressione, ad esempio.

Altro non può perché conosco bene la mascherina come anche le mascherine. Altro non può o possono le mascherine, perché ora posso togliere le maschere.

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Mia cortese signora

All’Assistente sociale e a quanti in interesse

Mia cortese signora: oggi (martedì 21 c.m.) ho ricevuto un vitello arrosto, non particolarmente riuscito (a dir di ricettari intenti) se poi si è sentito il bisogno di immergerlo (lo fanno tutte le volte) in una francesizzante bagna, così scipita da rendere impossibile ogni originante identificazione della carne, oltre che della salsa: salsa si fa per dire. Lei, però (anche convinta) mi dice, “ci sono utenti che affermano di non aver mai mangiato meglio!” Durante la mia presenza fra tossicodipendenti ne ho sentite di cotte e di crude sulle terapie somministrate. Siccome ero lì per difenderli, in non pochi casi l’avrei potuto. Per farlo, però, avrei dovuto far testimoniare le date persone. Non l’ho mai fatto (tantomeno chiesto) per un fondamentale motivo: oltre che tossicodipendenti da droga, erano (e sono) dipendenti da chi dovrebbe opporsi alla loro dipendenza meglio di quanto fa. Per quel condizionante legame, quindi, non li possiamo affermare di vero pensiero (in casi come quelli) se non ignorando la loro realtà. Sia pure per ben diverso grado di dipendenza, analoga impossibilità di verità esiste (la povertà fra le massime cause) in ogni caso di obbligante dipendenza da poteri, che possono esimersi (di fatto come solo per timore nella parte più debole)  dal continuare un rapporto se contestati. Mi meraviglia, pertanto, che lei possa pensare obiettive delle opinioni che sono veramente provate solo rare volte. Certo, nel dubbio fra opposte opinioni si assolve sempre l’oggetto in giudizio. Questo, però, non mi dispensa dal dovere di porre il dito su delle possibili piaghe: l’ho imparato da s.Tommaso. Sull’opportunità del Servizio e e sui Promotori sociali non ho proprio nulla da dire: ringraziamenti a parte.

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All’assistente sociale e a quanti di competenza.

Non me ne voglia se posso darle l’impressione di assilarla sia pure per lettera, ma per calmare il cuore (oggi compromesso da incazzatura su quanto ricevuto) devo calmare la mente scaricando nella sua quanto m’ha scosso e quanto ne deriva. 

Il Menu del giorno diceva polenta con formaggio verde. Il formaggio Verde, diversamente dal Gorgonzola classico e’ stagionato. Il Verde (orripilante, ma sara’ anche una questione di gusti) ha una sola virtu’: costa meno del Gorgonzola. Non per ultimo, conserva l’apparenza che gli da l’industriale muffa.  Per quanto riguarda la polenta, era talmente secca da non poter essere di giornata. La quantita’ del formaggio rispetto alla polenta  era come un figlio rifiutato dalla madre.

Come ulteriore secondo ho ricevuto due uova e un contorno che (non possedendo sinora prova contraria) possono dire “benessere’. Consiste in una miscellanea di ortaggi. Non ho ancora capito se solamente scongelati, o se solamente bolliti perche’ non mostrano segni di altra operazione. Le uova erano più’ che freddie e scoppiate. Lo scoppio del guscio succede In modo particolare, quando si mettono le uova (magari fredde) in acqua non da ambiente (o magari calda) e senza sale nell’acqua. Il sale nell’acqua favorisce lo sguscsiamento. Diversamente, e’ da martirio

Come da mia richiesta non mi hanno portato la pasta. L’ho rifiutata perche’ nauseato da un pomodoro che tutto sa fuorche’ di pomodoro, nonostante il soccorso di cipolla (scongelata e pressoche’ solamente lessata) e nonostante quello del basilico surgelato, che se messo in eccesso (come piu’ di qualche volta e’ successo) da alla pasta un profumo da spry per certi ambienti.  Se non mi hanno portato la pasta ne deduco che gli addetti alla cucina hanno letto l’ultima scelta. Perche’ allora mi hanno portato dell’anans sciroppato, visto che nella scheda ho rinunciato ad ogni forma di dolce essendo diabetico? Per errore? Puo’ essere, ma perche quell’errore si ripete spesso? Perche, tanto, il caso di un pensionato non sottolinea piu’ di tanto, la distinzione fra pressopochismo operativo e interessata capacita’?

Da anni, pressochè ogni volta dopo mangiato la pasta, ho sofferto di forti diaree. Non gliene ho mai parlato perchè la causa poteva anche essere personale. Che non lo sia, pero’, me lo sta dimostrando la cessazione delle diaree con la cessazione di quel consumo. Mi pare d’averle gia’ detto che la paranonia e’ la malattia dei derubati della fiducia. Essendomene rimasta molto poca, le mie affermazioni potrebbero essere mosse da quella causa, tuttavia, se ci vedo conseguenza un mio stato fisico e le diarree, lo stesso non vedo fra stato mentale paranoico e diarree.

Prima della pensione lavoravo al Palladio. Assieme alla gestione delle pulizie operavo una sorta di controllo dell’ambiente: notoriamente, luogo di prostituzione e della rispettiva clientela. Durante quel controllo ho chiesto ad una persona estranea al Condominio, che ci facesse davanti al numero dell’abitazione di una prestante d’opera. Ho usato altro dire, ovviamente. In genere chiedevo se avevano bisogno di un aiuto circa il civico che cercavano: al Palladio e’ facile perdersi. Da quelli con coda di paglia, pero’, il mio interessamento veniva recepito come una indigativa curiosita’. Da vendicare? Nei primi tempi del servizio m’ha portato il pasto uno di quelli con coda di paglia. Le diarree sono iniziate da allora. Una volta, quel soggetto ebbe a dirmi di non avere paura perche’ nessuno mi fa del male! Perche’ aveva ritenuto di dovermi assicurare? Per smentire il detto: spiegazione non richiesta, scusa manifesta?

Io non sono una persona normale. Ovverossia, lo sono come cittadino ma non lo sono come umanita’ sociale: come umanita’ sociale vengo detto deviante. Anche di peggio, invero, ma mi fermo qui. Con la  persona di fragile identita’ (fragile giusto per contenermi) le persone come me si ritrovano ad essere come un’innoqua tabella per frecette apparentemente innoque. Chi le lancia non si rende conto di essere un’irrisolta persona. E’ vero invece, che si rende conto dell’impunito piacere che ne ricavano. A causa della consegna, mi sono reso conto che piu’ di una persona del servizio puo’ essere soggetta al piacere del lancio di freccette. Quel genere di lancio, permette a chi lo attua di scaricare su di un colpevole di diversita’ (a dire del lanciatore) il difensivo rifiuto di essere “diverso”. Tanto piu\ agisce le freccette, e tanto piu’ conferma la sua normalita’. La psichiatria e’ piena di casi del genere. Di non pochi casi e’ stata piena anche la mia esistenza: vuoi personale, vuoi sociale, pertanto, l’esperienza non mi manca. Ora, le diarre che mi colpivano potevano essere causate da un rifiuto di me perche’ di se’: magari, per mezzo di lassativi? Molto me l’ha fatto pensare, tuttavia, tengo ancora la mia paranoia sotto controllo. Naturalmente, non per questo posso tener sotto controllo i paranoici. Le confesso di aver pensato di sporgere denuncia anche hai Carabinieri. Avrei dovuto, pero’, portare loro almeno le analisi delle diaree. M’ha fermato il costo, e anche una faccenda che per quanto seria mi e’ sempre sembrata ridicola, oltre che accusabile di autofrecciamento.

Fatto sta, che non vorrei esser costretto a rinunciare ad un servizio, che nonostante si stia rivelando sempre piu’ misero sia per quantita’ che per qualita’ (al punto da assomigliare sempre di piu’ ad una umiliante carita’) lo stesso mi e’ necessario. Lei mi cita sempre il caso di utenti “che non hanno mai mangiato cosi’ bene! Mi creda, l’affermazione e’ inattendibile. Oltrte ai motivi che le sono noti, gliene direi anche altri, ma questa lettera e’ gia’ troppo lunga. Cordialita’, Vitaliano

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Divide et impera

Mi rendo conto sempre di più che i messaggi di Cristo (facciano comodo o non comodo al cattolicesimo) sono Omoculturali, non, Eteroculturali. Li hanno resi Eteroculturali per le classiche ragioni di ogni impero: se vuoi regnare, dividi!

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I sistemi della vita

Negli anni 80, su di un giornale un po’ promiscuo rispondeva un giornalista: poi, donna. Gli diceva Tizio: ho visto un bel ragazzo. Mi sono eccitato! Non sarò mica Finocchio, vero? Gli diceva Caio: ho dato la mano ad un uomo, ed il cuore mi è andato a mille. Non sarò mica Finocchio, vero? Ad un certo punto il giornalista si rompe le palle e Tizio e Caio ha risposto: Cari signori! Per essere Finocchi bisogna farsi un culo così! Ecco, conosco di più perché la vita m’ha fatto un culo così!

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Siamo diversi perché noi stessi o perché no

Non vado tanto per il sottile per definire la mia sessualità. Mi sono domandato, però, se questa mia franchezza non possa alterare una qualsiasi forma di rapporto fra me ed i miei eguali: Omo o Etero che sia. Risolvo la questione una volta per tutte. Gay, per me, è il nome del moderno fondo tinta, che lungi di favorire l’accoglienza che spetta ad ogni Identità non socialmente omologata, la rende, al più, globalmente sopportabile! Gay, per me, è il nome del moderno fondo tinta che copre le tumefazioni che il volto dell’Omosessuale, (e con lui, l’identità Omosessuale), ancora subisce sia pure per educate forme e “civili” maniere. Gay, per me, è il nome che sortisce l’indesiderabile effetto di sbiancare le scritte, che l’hanno storicamente condannato a subire l’ultimo sfregio del lancio dei semi di finocchio. Quando li bruciavano: accidenti, che puzza! Ed io, dovrei contribuire, a far dimenticare, quanto la norma sociale e religiosa possa essere omicida nei confronti dei Fuori?! Ma, neanche per idea! Io sono un Finocchio! Non vi vado bene? Sopravviveremo!

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Sono così difficile?! Paola aggiunge un po’ di miele.

Caspita…..lo hai sfrondato mica poco alla fine….. (si riferisce al Blog) perchè come hai sempre detto tu, sin dall’inizio di questa comunicazione, la semplicità è la madre di tutte le cose, idee, realtà e Verità!!!!!! Mi è sempre piaciuto questo tuo concetto trinitario, l’ho fatto mio, un po’ anche a modo mio, dall’inizio e trovo che così semplificato ulteriormente sia ottimo. “La verità è nuda”….e tu hai lasciato solo l’intimo che occorre, la mutanda…niente di più…. Poi, che sia comprensibile ai più la vedo dura….ma non perchè tu complichi i concetti! Viviamo in un contesto di grande ignoranza: poca, pochissima sensibilità, empatia, cultura e disponibilità verso l’altro, soprattutto se diverso da sé….e non solo per gusto sessuale o problema fisico/psichico, ma, in modo straordinario, perché cliché, per omologazione al peggior sentire comune…

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Sono così difficile?!

A proposito di un post mi scrive Girolamo

Caro Vitaliano, il Tuo saggio assomiglia al un film di Luca Visconti. È difficile da interpretare alla sua prima lettura- prima visione-, ma va mascicato- visto- più volte e nel tempo, perché molto DIFFICILE, a noi comuni mortali. Una cosa però e chiara: è un saggio- un film- molto profondo, sofferto, enigmatico, altamente letterario e, persino, religioso…ai posteri, larga sentenza…

Gli rispondo

Simpatico, Girolamo, l’accostamento con Visconti che ho apprezzato in tutte le sue opere pur riscontrando nei finali una tendenza verso la pateticità. L’ho riscontrata sia in Rocco e i suoi fratelli che, peggiorata, In Morte a Venezia. Farò sempre in modo di salvarmi da quella fine. Tornando a bomba: mi venga un colpo se capisco dove è difficile da intendere quanto esprimo! Tanto più, perché chiarisco ogni concetto subito dopo averlo espresso. Se difficoltà vi è, invece, la trovo nel confronto fra notizie storicamente provate e notizie nuove. L’avevo già prevista e affrontata con la storiella Zen o Na – in e il Professore: anche quella con la debita spiegazione. Mi sa che devo accettare l’idea che a capire maggiormente l’opera saranno quelli che “hanno orecchio”. Con ciò intendendo dire, quelli che sanno sentire. più che ascoltare. Con la tua risposta e la mia farò un post nel Blog. Non credo, infatti, che a recepire sentire le difficoltà che dici appartengano solo a te. Intanto, grazie di tutto. Ciao, Vitaliano

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Gli venga un accidenti al Romanticismo!

Come privatista, ho ottenuto la licenza media in una scuola della provincia di Verona. Non mi ricordo in che età. Di certo, barbuta! L’esaminante, che non sapeva trattenere l’allegria davanti ad un alunno in ciclo da carampana, mi dice: parli del Foscolo! Apriti cielo! Alzo gli occhi al soffitto, mi faccio cadere le braccia, e, in perfetto padano, rispondo: Oh, signur! El Foscolo! El pianxe su l’isola! El pianxe su so’ mare! El pianxe su le are! Insoma! El pianxe sempre! Non ci crederete, ma sono stato promosso con Distinto. Ti credo! Quando mai gli era capitato un esaminato del genere! Scenografie e regie a parte, il mio fastidio per il Romanticismo nasce da quell’epoca. Nulla di scientifico, sia chiaro: è tutto viscerale! Mi è viscerale il fastidio per i Romantici troppo presi dai loro pensieri per non vergognarsi di farsi mantenere dalle mogli e trascurare i figli! Mi è viscerale il fastidio per i Romantici in piedi su gli scogli di fronte ai marosi della vita ma capaci di perdersi in un bicchier d’acqua! Ma, soprattutto, mi è viscerale il fastidio per i Romantici per l’esempio di giustificata evasione che offrono ai Crescenti; Crescenti che impareranno a loro spese che per i colpi della vita il Romanticismo è barriera di coccio! I giovani che si sono appellati a quella barriera, al crollo del Coccio passano allo Scetticismo, dallo Scetticismo al Cinismo, dal Cinismo anche ad un Nulla senza alcuna potenzialità di vita, se non si affrettano ad aggrapparsi a quel salvagente da artistiche perdite di tempo che è il Reale; reale come conoscenza del proprio mondo, reale come conoscenza del Mondo. Il Romanticismo, lo abbiamo beccato tutti! Come la Scarlattina! Per fortuna, il romanticismo_scarlattina, lo becchiamo da giovani! E’ noto infatti, che il Romanticismo beccato a più avanzata età, come la Scarlattina può essere invalidante! Può anche essere mortale!

Ho riletto i pianti sulle Are del Foscolo, e la sua voglia di essere eternato si è congiunta con la mia voglia di non essere uno sparito, così, nel Foscolo ancora giovane ho scoperto il Foscolo adulto. Non dover rifar gli esami qualche volta è un peccato!

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Maschi di paglia

Nel condominio dove lavoro rifanno le facciate. Montano un’impalcatura che è una cattedrale. Fra gli operai italiani, degli arabi: + o – sulla trentina. In linea di massima, sono spontanei gli arabi. Spontaneità che perdono, mano a mano si italianizzano. Che peccato! L’ho constatato anche oggi. Dall’impalcatura, uno di loro m’ha salutato accennando un movimento di braccio. Dico accennando perché é stato fermato da un commento del collega. Analoga cosa è successa con un altro. Il giorno prima m’ha salutato guardandomi, mentre il giorno dopo, salutato non guardandomi. Di cos’hanno paura?! Ai Finocchi mancano i sorrisi, non gli uomini!

Datata Ottobre 2007

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