AI CONFINI

Nello spiritismo succede che alla manifestazione di uno spirito soprannaturale ad uno naturale si accompagni un ”compito“. Presso i carismatici, al compito, si accompagnano anche dei ”doni“: i cosiddetti dello Spirito. E’ successo anche a me. Può essere spiegazione il fatto che rivolgendoci alla Vita ne siamo influiti e, siccome la Vita è Forza, ecco che la nostra forza (il nostro spirito) è influito dal Suo tanto quanto vi si rivolge. In ragione della forza con cui ci rivolgiamo a quella vita, quell’influsso, amplificando la vitalità del nostro, ci dona, più ampie facoltà: spirituali e/o spiritiche in ragione della vita spiritica con la quale si corrisponde e con quale stato di forza si corrisponde. In chi presume di avere un compito nella vita oltre al proprio, ci sono parecchie bestie da tenere costantemente sotto controllo. C’è la vanità. C’è la voglia di protagonismo di chi tende ad investirsi di ruoli guida (spirituale e/o altro) che sono solamente della Vita. Il protagonismo nella giustizia superiore (giusto per citare un ruolo) è un travisamento che può elevarsi sino alla allucinazione. Può far delirare la mente sino a livelli apocalittici. In quelli che sono stati detti profeti gli esempi non mancano. Credimi, se avessi badato sino in fondo, alle emozioni date dalla sofferenza di certi momenti di ingiustizia (sulla mia persona ma non di meno sulla Persona) certamente avrei anche saputo dire, quanto… farmi internare. L’energia di una mente che rimuove la coscienza della propria Natura può fare danni incalcolabili. Non ti dico, poi, i deliri di cui è capace la mente quando diventa la primaria interlocutrice della persona. I dialoghi che avvengono in quei casi sono così risucchianti che, al confronto, le sabbie mobili sono fatte di cemento. Anche la vanagloria è un’altra grossa bestia da contenere ma da questa non è difficile difendersi: basta non dimenticare mai che siamo il nostro reale, non, l’ideale.

Marzo 2007

LETTERE

neofiori