Siamo stati ospiti (l’Amato ed io)

Siamo stati ospiti (l’Amato ed io) di un amico meranese. Assieme a noi, una banda di sciagurati per un verso e per un altro. Dopo esser saliti per non si sa quanta strada al buio, ci siamo fermati proprio sul dosso di un’alta collina o di un piccolo monte che sia stato. Di vetro, l’aria. Per decine di kilomentri di fronte a noi circondati, una platea di montagne, con luci cadute, pareva, da una collana di diamanti. Come in terra, così in cielo. Basso il cielo. Di un indaco così intenso da parer soffitto. Basso pareva, quasi da far venire il timore di poterci battere la testa! Incantati, saremmo rimasti lì non si sa per quanto, ma il cenare chiamava ed eravamo già in forte ritardo. Come serata volle arrivammo al ristorante! Nella sala, clientela numerosa e gia’ molto brindata. Siamo stati dirottati a parte. Non credo per malizia. Nessuna di noi era scandalosa, né in qualsiasi maniera fatta di qualsiasi cosa. Non sino all’aperitivo, perlomeno. Del mangiare non ricordo nulla. Probabilmente, perché molto mediocre, probabilmente, perché moto birrato, e dopo, anche molto canato! Festa scontata, si sa, ma bisogna divertirsi se no che festa è! Solo il Signore sa se non le odio. Non tanto le feste, quanto il doversi divertire perché cosi’ si fa vedere che ci si diverte. A me, che già allora cominciavo ad amare il silenzio, interrotto da rumori, si, però, attenuate per favore: attenuate! Fatto sta che ho lasciato andare il comune che non sono, ed ho recitato la mia parte. La ricordo a rari sprazzi, devo dire. Di netto, ricordo solo che l’Amato rideva come non l’avevo mai visto. Si, so ben recitare quando lo devo. Non ricordo com’è finita la serata. Ricordo solo che ad un certo punto i nostri fuochi si sono spenti e che siamo tornati a terra venati di malinconia. La stessa che colpisce gli angeli quando toccano il suolo con le ali.

Amor ch’a nullo amato

“Amor ch’a nullo amato amar perdona. Mi prese del costui piacer sì forte, che come vedi, ancor non m’abbandona.”

Fra i significati detti aggiungo la mia: amore, l’amore che non mi ha amato, amar perdona. Nell’amare  non corrisposto non si sa le volte che ho usato la lente per ingrandire e la gomma per cancellare; ed è stata la mia Commedia. Malgrado il soggetto e/o la qualità di quanto mi tornava, é anche vero che ne ho ricavato di che vivere, e la vita, indipendentemente dal soggetto motivante “… é un piacer sì forte che come vedi, ancor non m’abbandona.”

Amo e pensaria anche amato

Cara Drita: amo, e pensaria anche amato ma la me dona la dise che sono poco dotato.

ladritaCaro fiol, se a la to dona no ghe basta la to onda, che la vaga a stracassarse da n’altra sponda, ma, ti, se la to passion l’è un frutto amaro, cossa spetito a butarlo sul loamaro? Certo l’è, che sel me Toni me disesse che gò le labbra poco spesse, o le tete fin par tera, l’avaria mandà a cagar da mane a sera, invesse, con un po’ de fantasia, (e usando i me limoni), come a ventani, femo ancora i coioni.