La chiesa del Potere

La chiesa del Potere minaccia tuoni e fulmini, contro i soliti diavoli, e le solite diavolerie moderne.

apenna

Da “Uccideteci tutti”, allora, riprendo “Scomunicateci tutti!” In quanto ai treni che passano una sola volta non è mica detto! Ovvero, potrebbe esser detto per i treni di tipo “Rivoluzione”, ma, non cessano mai di passare, e di ripassare, i treni di tipo “Evoluzione”. Non li sentiamo passare, perché sono silenziosissimi! Non lo sono, però, all’orecchio della chiesa! Perché credi che si agiti tanto?!

Giugno 2006

Saramago contro la Chiesa?

biblio

“Scatena odio e alimenta rancori” dice la Chiesa. Non da oggi sostengo che, indipendentemente dal magistero attuato, a generare odio e rancore è la chiesa del potere. Non così, la chiesa dell’amore: cattolico, o mussulmano, o ebraico, o via elencando. Si può separare la chiesa del potere da quella dell’amore? Direi che lo può solo la coscienza del dato credente. Quanto è libera di discernere fra gli scopi del potere e quelli dell’amore, la coscienza del dato credente? Dove una coscienza non è libera, non si può dire che vi sia Chiesa. Si può dire, piuttosto, che vi sia Setta, indipendentemente, dal pensiero religioso che insegna. Distinto ciò che è della Chiesa da ciò che è della Setta, ognuno morda la sua mela.

Ottobre 2009

A che chiesa si riferisce?

La chiesa non cerca l’egemonia dice don Bagnasco. Non è vero che la chiesa non cerca l’egemonia. Non è vero nello spirito dei credenti: forza naturalmente egemone in virtù del fatto di sentirsi bandiere di fondanti concetti! Chi, fabbrica quelle bandiere? L’istituzione ecclesiastica! E, per quale scopo le costruirebbe, se non per garrire? Nulla di male il garrire, ma, garrire sulla propria asta, o garrire più in alto delle aste di altre bandiere?! Questo è il problema! E’ ben vero che la chiesa non ordina a quelle bandiere di garrire sopra le altre. Vero è, però, che in ragione della fede dei credenti, più in alto ci finiscono comunque. Perché? Ovvio! Perché più in alto garriscono le bandiere, e più in “cielo” si sentono i reggitori delle aste! Cosa spinge le aste delle bandiere più in alto delle altre? La volontà della chiesa? No! La volontà di supremazia dei credenti, o con altre parole, la volontà di raggiungere un maggior spazio di cielo! Da cosa è formata la chiesa? Dalla somma dei credenti che reggono le aste delle bandiere! Sono credenti in pace con sé stessi? Se lo fossero, non avrebbero bisogno di manifestare alcuna vanità, e quindi, neanche di bandiere per manifestare il fideistico raggruppamento! Cosa fa la chiesa per temperare se non per ridurre quella volontà di vanità dei suoi adepti? Direi, poco niente! Allora, come cavolo fa a sostenere di non perseguire nessun desiderio di egemonia, dal momento che nulla fa per impedire l’egemonia delle sue bandiere e dei suoi sbandieratori?

Giugno 2007

Limbo: la chiesa lo rinvia.

Ma va?! A mio capire, limbo è la zona della vita culturale e spirituale in cui si elabora l’informazione; è la zona in cui comanda la volontà di discernere; è zona in cui si entra quando si dubita, e si esce quando si sa. Siccome, ben di rado possiamo dire di sapere definitivamente, (a parte le informazioni generalmente acquisite) direi che usciamo ben di rado da quella zona. Dante, che al proposito ne sa molto più di me, non per niente mette, ivi sospesi, i saggi. Meglio sarebbe stato, ivi sospendervi gli ignoranti. Meglio avrebbe fatto, mettere i saggi in Paradiso. Tentata di eliminarlo, la Chiesa decide di prendersi due anni di aspettativa. Ha fatto bene! Un po’ di limbo a ciascuno non fa male a nessuno!

Ottobre 2006

 

Dottori della Chiesa

Teresa d’Avila ebbe a dire: “è maledetto chi crede nell’uomo!” In primo tempo ho pensato che fosse lei a maledirlo, ma poi ho capito: credendo in altro da sé, è l’uomo, che si maledice da sé. Di cosa si maledice, l’uomo del caso in questione? Direi che si maledice, perché confida in un “luogo”, spurio, per la presenza del dolore, e dell’errore. E’ un Dottore della Chiesa che lo dice. Mica banane, vero!

E’ vero che anche i Dottori non capiscono mica tutto. Ma se proprio non vogliamo credere a Teresa, beh!, la conosciamo bene la Natura umana, vero? Nessuna vita, per quanto si elevi, cassa da sé la sua umanità. Quindi, almeno per principio, nessuna vita, per quanto è elevata, può dirsi pura fonte dell’Acqua di vita.

In passati interventi, dicevo che c’è la Chiesa dell’amore, e la chiesa del potere. Tu non abiti sopra il fico, da dove è sceso un certo Gabelliere, vero? Parto dal presupposto, quindi, che per quanto sai e puoi, conosci questa realtà, almeno quanto me. Per questa conoscenza, sai che la chiesa del potere, ha fatto strame, di infinita vita, di infinite altre verità. Questo non è un mio giudizio. Questo è il giudizio della storia! Per quanto mi riguarda, allora, io non credo nella chiesa che si è fatta potere. E’ chiaro che credo in Quella dell’amore.

Non vorrei turbarti, ma non posso neanche tacere, se non diventando falso nei tuoi confronti. Aborro, l’ipocrisia! Ebbene, io trovo chiesa dell’amore, anche in quelli, che, pur non credendo a nulla, amano, rispettano, e perpetuano in infiniti modi, la vita. Naturalmente, lo fanno per quanto sanno e possono, ed “ognuno da quello che può”. Perché, questo mio credo? Perché la vita, è atto del Principio della vita. In quanto atto del Principio, la vita è infinita ed universale, Chiesa e Casa. Ti ricorda niente la frase: “Molte sono le dimore del Padre!” E, te credo! Avendo vita, tutti siamo dimore del Padre. E nessuno può negare il Principio. Al più, possiamo non credere nella Sua esistenza, al più, lo possiamo chiamare in infiniti e vani modi, ma, come in matematica, pur cambiando i fattori, non cambia il risultato.

Allora, risvegliato dallo schiaffone di Teresa, allontanato dalle miserie della chiesa del potere, dove poteva trovare rifugio la mia orfanità religiosa? Lo potevo in un solo luogo: presso il Padre. Padre, è il principio della vita che ha attuato il Suo principio: la vita! Lì, la mia più petrea fede! Da questa pietra, posso vedere che tutto il resto è storia e storie, ma senza naufragare!

C’é Chiesa e chiesa

Cortese signore: frequentavo la terza elementare quando fui coinvolto oggetto – soggetto sessuale del piacere pedofilo di un sacerdote. Sostengo che ne fui coinvolto oggetto perché non consapevole dei significati di quel piacere. Sostengo che ne fui coinvolto soggetto, perché, sia pure nella mia relativa coscienza di minore, cercai e condivisi quel piacere. Per quanto ragazzini, tutti conoscevamo le preferenze di quel prete, e fra di noi, sapevamo chi era, sia l’amante in carica che quello non più in carica. Ricordo come fosse ieri un biondino del mio stesso paese. Ricordo come ieri di un chioggiotto dalla forte vitalità fisica e non di meno, erotica. Devo ammetterlo: ad essere scelti, era anche motivo di vanto, perché, per quella scelta, ottenevamo regali che altri non avevano speranza di avere. Mi pensi, però, non come il sessantacinquenne di ora; mi pensi, orfano anche di ogni concreto affetto, ma come le dicevo, non orfano di coscienza. Per quella sia pure elementare conoscenza, quindi, oggi non posso considerarmi vittima di quelle attenzioni, ed infatti, non è per questo che racconto la mia esperienza. Gliela racconto, invece, per confermare che anche nel mio caso dell’epoca, l’istituzione del collegio preferì usare la politica del mettiamo tutto a tacere. Una volta scoperto il fattaccio, infatti, il prete ricevette una lettera del Superiore generale in cui, notificandogli il trasferimento ad altro collegio, gli si disse di badare meglio ai suoi atti verso i collegiali. Ricordo bene sia quella lettera (scritta a penna in corsivo con inchiostro nero) come ricordo il contenuto perché quel prete me la fece leggere. Ricordo bene, anche, che dal collegio fui cacciato, non trasferito. Tutto considerato, al corruttore andò meglio che al corrotto, se tale volessi considerarmi. Sono passati più di cinquantanni, ma ricordo come fosse ieri, sia i miei pianti, sia la mia solitudine di bambino abbandonato. Non per questo è mai venuta meno la mia stima nella Chiesa dell’amore, vuoi nel suo sacro come nel suo profano. Nessuna stima, però, nella chiesa del potere.