La Donna spaventa l’Uomo?

La Donna che si fa prevalentemente determinante “spaventa” l’Uomo. Perché lo spaventa? A mio avviso, perché trovandosi di fronte un eguale psiche non può non sentire forma di Uomo in forma di Donna. L’uomo che sente di fronte a sé una figura di analogo principio si trova di fronte a ciò che gli somiglia vuoi come cultura vuoi come spirituale virilitas. Giunto al punto si può dire, allora, che la paura dell’Uomo è provocata da forme di disorientamento che non sa porre (e/o non può, e/o non vuole) in equilibrata vivenza. Mi si dirà: ma, la Donna è sempre stata così! Concordo, tuttavia, la capacità di determinazione della donna era contenuta (filtrata, repressa, condizionata) da forti muri socio – culturali. Ora che questi muri hanno fatto la fine di quelli di Gerico, chi o cosa conterrà l’espansione di vita del carattere culturale femminile? Non di certo degli altri e stramaledetti muri, ma, certamente, delle rinnovate ragioni! Quali, le rinnovate ragioni? Quella, ad esempio, di riconoscerla e di accettarla come culturalmente simile. Accettandola come culturalmente simile, cosa diventerà l’odierna Etero cultura maschile? Direi che, per transcultura,  diventerà Omoculturale. Ossignur! Si dirà l’Uomo ulteriormente spaventato: ciò significa che diventerò Omoculturale anche sessualmente? Ad ognuno la cottura del suo piatto! Questo scritto è solo una padella.

Giugno 2006. Corretta e meglio mirata nel Novembre 2019

Anche come donna si conferma non a disposizione

“Meglio che un bambino resti in Africa piuttosto che adottato da una coppia omosessuale”

Già! Meglio un bambino morto normalmente che vivo fra braccia non convenzionali. Le donne che non sanno usare la lingua come si deve, dovrebbero mettere la cintura di castità alla bocca, non, dove l’uva non è buona perché la volpe non ci arriva. Di per sé, il diritto all’adozione reclamato dal mondo Gay è giusto, nonostante ciò mi lascia perplesso. Non tanto per difficoltà d’amare e/o squilibri di infiniti generi, fra adottato ed adottanti (scagli la prima pietra la famiglia che ne è esente) ma perché vedo che la culla sociale non è ancora pronta ad accogliere, in pratico, quel diritto. Il che significa che non si potrà mai attuare quel diritto? No. Significa, “andare avanti con giudizio”.

Marzo 2007

Questa qui ebbe a dire al Berlusconi di non essere una donna a disposizione. Neanche a disposizione della vita, constato. Non tanto per questioni di femminilità, quanto, viene da pensare, per questioni di aridità; di cuore o di sesso non fa differenza.

Luglio 2020

Dove Ulisse interrompe

Non mi é chiaro perché mi sono impantanato su questo discorso. Tantopiù, perché la mia cultura é di tutto fuorché fondata sui dovuti testi. Cosa fatta capo avrà.

arosadue

In altri tempi le figure dell’Uomo e della Donna non erano sessualmente fluide perché contenute e giustificate dal ruolo sociale_religioso_sociale. Nei tempi presenti, invece, la forma di quelle figure si è mosaicata. Assieme alla forma culturale, anche la loro sessualità. Sono sempre state così, (quelle Figure) o sono state rese così? Nel caso fossero state rese così, la frammentazione in tessere dei rispettivi disegni é un disordine, o é via di ricerca dell’originale ordine? Il Principato e la Religione dicono disordine. L’Umanità dice rinnovato ordine. Ritrovare la forma originale della rispettiva sessualità, implica (tanto quanto un soggetto si pone alla ricerca di sé) di dover passare fra prove. Molte vengono vissute, molte vengono tentate, molte inibite

Conoscenza insegna che i tempi di raggiungimenti dell’orgasmo (sia nel maschile che nel femminile) non sono gli stessi. Il divario è supplito da tecniche. Dove c’è sentimento amoroso, una mancata qualità del piacere sessuale non è rilevante al punto da separare le parti. Dove non c’è bastante sentimento, una mancante qualità del piacere sessuale può farle separare. Mi sono chiesto: come mai i tempi del piacere che porta all’orgasmo (rapidi quelli del maschio e lenti quelli della femmina) non sono gli stessi’ Non sono in grado di sapere quando sia accaduta la separazione dei tempi, o se sia sempre stato così. Sappiamo solo che quello che sente la Natura forma la Cultura, come quello che sa la Cultura forma la Natura. Ipotizzo, quindi, una principiante ipotesi. Fra infinite interpretazioni, penso sia accaduto (in origine) perché il maschio, dedito alla difesa e alla conservazione della proprietà (qualunque sia stata la necessità di difesa) nei tempi lunghi si sarebbe trovato più lungamente esposto ai pericoli. Pur esposta da stesse cause, la femmina si è trovata, però, difesa dal maschio che voleva difendere la riuscita del suo desiderio. Difesa breve, tuttavia, perché necessariamente breve (nel maschio) l’ottenimento del desiderio. Dove non bastanti i tempi della difesa del maschio, la donna ha dovuto provvedere da sé. Dalla difesa di sé, non poteva escludere la difesa della vita in sè. Da questo amalgama di motivi, l’elevazione al culturale del principio naturale della Donna. Dallo stesso amalgama sono conseguiti anche i principi sociali “antichi” come anche i “moderni”.

Indipendentemente da come siano andate le cose, l’Odissea ci racconta che dove la vita di Ulisse interrompe il piacere sessuale (sessuale che diventa di vita) comunque continua a conservarlo quello di Penelope per la speranza di poter riprendere quanto interrotto. Nell’odierna odissea, la vita é ancora un libro, oppure é diventata un insieme di odissee fra libri? Se un insieme di odissee fra libri, si può anche pensare che dove una parte interrompe un desiderio, l’altra, non necessariamente si sente tenuta a riprenderlo dallo stesso principiante soggetto. Non era così, o é sempre stato così?

Dice il vescovo di Foligno

Dice il vescovo di Foligno: se una donna cammina in modo sensuale o provocatorio, qualche responsabilità nell’evento ce l’ha perché anche indurre in tentazione é peccato. Dunque una donna che cammina in modo procace ma fuor d’intenzione pecca in tentazione perche’ suscita reazioni eccessive o violente?

Pare impossibile che ci si ritrovi a dover contestare (ancora!) delle baggianate ideologiche di non si sa quanti secoli fa; e non mi si venga a dire che sono delle ragionate convinzioni pastorali! Queste sono solamente le indiscriminate bastonate che si danno alle pecore per non farle uscire dal capitale cammino di proprietà del pastore; e non mi si venga a dire che c’è ragionata sufficienza nelle parole del vescovo (il minuscolo è voluto) perché è come se dicesse che se gli ebrei  non avessero sedotto Hitler con l’idea che fossero un potere economico e sociale, non vi sarebbero stati i campi di sterminio;

é come dicesse, inoltre, che se papa Pacelli ha taciuto, la colpa è dei cristiani;

é come dicesse, che non è colpa delle antenne vaticane se chi abita dove le hanno collocate subisce tumori e malformazioni: è colpa di quelli che non se ne vanno;

è come dicesse, che non è colpa dei ladri se rubano, è colpa delle merci che affascinano;

è come dicesse, che non è colpa degli onorevoli se si vendono come puttane. La colpa è dei soldi.

è come dicesse, che se il potere ecclesiale ha medicalmente torturato un papa, quasi sino all’orlo della cassa, la colpa è delle buone intenzioni.

arosadue

La lettera è datata. Il vescovo potrebbe non essere più quello.

Colpa di Eva

In un post di Massimo Fini, Colpa di Eva, un commentatore sostiene che la donna è conservatrice della specie. Ho sempre accettato quest’affermazione senza discutere. Questa sera invece la vedo in altro modo.

*) in primo la donna conserva il piacere di sè; ovviamnete, ad ogni impedimento escluso

*) in secondo, conserva il piacere di chi e/o di che specie di piacere la fa vivere;

*) in terzo, conserva la specie di vita, conseguita dall’appagamento dei motivi al punto 1 e 2.

Il dovere della conservazione della specie, messo come primo compito della donna, quindi, altro non è stato (e altro non è) che l’imposto contratto, in cui non ha potuto non diventare un bene (vuoi nel senso di capitale che di proprietà) a forzosa disposizione della specie più forte: individuo o società che sia. Ma la donna sta rifiutando il carcere in cui si trova destinata già per il solo fatto di essere donna; e da tempo lo sta dimostrando la crisi motivata dalla ricerca di una alleanza basata su di uno scambio di piaceri paritari, con non precostituiti doveri. La questione non è nuova, ma Maschio avvisato di nuovo, mezzo salvato di nuovo.

Certo, Marco! Alla domenica sono libera tutto il giorno.

Sto leggendo il giornale su una panchina dei bastioni.. Alla mia destra, su un’altra panchina siedono un uomo ed una donna dell’Est. Lei è sulla trentina. Lui è un filibustiere. So quello che dico. Li ho desiderati. Anche amati. Non sento chiaramente quello che si dicono. Sembra una sorta di elencazione delle difficoltà. Lei elenca. Lui sa. Ad un certo punto la donna prende il telefonino e chiama. Tutta cara la voce, la sento dire: “certo, Marco alla domenica sono libera tutto il giorno. Possiamo prendere un caffé e parlare.” Saluta e chiude. Girandosi verso l’accompagnatore fa il gesto che significa: hai visto? Che ci vuole?! Poveri uomini, e povero me che non penso mai hai fatti miei!

  Maggio 2007

Cari uomini e caro te

La Donna, cari uomini, è la “costola” che accoglie la vostra vitalità e ne fa una ragione di vita ma, mentre la vostra vitalità le giunge per la ragione de qualche scorlon, (quando non, per qualche illusion e poi, generalmente, finire lì) la ragione della donna porta avanti la vostra vita, per mesi prima, e per la vita dopo. Nell’ovvia differenza, non può non risultare che la Donna è un animale più complesso dell’animale uomo. Come, complessivamente, amare la donna, oltre ai sempre più calanti quattro scossoni nella vostre parti basse? In un suo post, R. ha elencato una serie di modi. Non avendo al sua cultura sarò più sintetico: la Donna va amata come amate voi stessi! Non vi amate abbastanza, tanto da saper amare abbastanza? Allora andate a Figa! Male non fa! Sono certo che vi state dicendo: ma come si permette sto’ Finocchio di mettere lingua in argomenti che non lo riguardano?! Cari uomini, quando la smetterete di sindacare sul dove l’Omosessualità mette il suo sedere, io la smetterò di sindacare sul dove (ma, soprattutto sul come) voi mettete il vostro potere!

Settembre 2006

Amare un uomo è come amare una donna?

Adottare un figlio è come avere un figlio? Le risposte sono nell’amare la vita.

Nelle dinamiche sentimentali e di vita, non c’è alcuna differenza, a mio avviso, fra l’amare un uomo e l’amare una donna. In questa regola sono sempre stato estremamente normale. Amore, è comunione. Comunione di corpi, di menti, di vita, e di comunione di quei corpi, di quelle menti e di quella vita, con la vita. Nella ricerca della comunione con la vita, valore aggiunto può essere un figlio come opera; valore aggiunto può essere un’opera da rendere figlio. Per essere in essere, la vita ha bisogno del concorso di tutto e di tutti. Non tutti i figli sono delle buone opere. Non tutte le buone opere sono dei buoni figli. Se non altro in questo, i Gay che figliano opere, navigano nella stessa barca degli Etero. In linea di principio sono favorevole ad ogni veicolo di vita, quindi, anche a permettere l’adozione alla personalità Gay. Vi sono donne dal forte carattere. Sono adatte al matrimonio? E’ chiaro che non parlo di tutte le donne con quel carattere, ma, a mio avviso, no. Non lo sono, non tanto culturalmente, quanto perché, (a livello manifestazioni della sessualità) sono emozionalmente contraddittorie. Per quanto ho conosciuto, infatti, la donna del forte carattere tende a scegliere un amato accogliente, ed un amato accogliente è sempre un amato dallo spirito generalmente affine a quello della donna. Applicando un sesso al pensiero, le direi scelte omoculturali. La scelta, se da un lato compensa loro gli affetti e la vita, non sempre compensa quanto basta la loro vitalità sessuale. Capita così, soprattutto quando urla la… diavoletta, che si ritrovino a spasimare per ben altro carattere di… diavoletto. Non trovandolo, capita che si rivoltino, (capita anche rabbiosamente) verso la scelta umana, sposata perché più duttile per il loro temperamento. Quando succedono quelle rivolte, sono sfracelli! E se vi sono figli, è ancora più sfracello. A quel genere di donna (speculare vi è anche quel genere di uomo) consiglierei di non sposarsi. Consiglierei loro, invece, di vivere in pieno quanto sono, ma liberamente. Non è scritto da nessuna parte, infatti, che abbiamo da risolvere tutti lo stesso problemino social – ecclesiastico. E non è scritto da nessuna parte, che siamo tutti la stessa strada. Solo è scritto, che dobbiamo percorrere la nostra strada: la nostra vita, quindi, giù le mani dalla vita, per favore! Tornando all’adozione Gay, io li credo padri stupendi per figli di conformata identità: ivi compreso, quella sessuale. Non tanto per qualche pericolo di confusione sessuale, (quando non di tentazione, e/o procurato uso) quanto perché, in fondo in fondo, siamo, anche se non pare proprio, dei caratteri molto forti, e come quelle donne, anche contraddittori nelle emozioni sessuali. Quindi, buoni amanti, si, ma come buoni sposi, siamo a rischio di… trasgressione. E’ chiaro che questo genere di trasgressione, è presente in tutti i generi di matrimoni, dove, in primo, è implicita la necessità della piena soddisfazione sessuale. Certamente vi sono alleanze fra uomini che durano decenni e/o tutta la loro vita, ma, possiamo far regola di qualche 13? E’ anche vero, però, che non lo possiamo, perché non ci hanno mai permesso di giocare la nostra schedina, come hanno permesso ai ricostruiti che la società dice normali. La manifestazione della forza del nostro carattere, (anche di quello sessuale) forse si vede poco (a parte che nei Pride ) ma, credi, intimamente, anche la più persa libellula sa cos’è e cosa vuole! Ma, forti caratteri, lo siamo, soprattutto quando siamo sereni con noi stessi. E, noi lo saremmo, in genere, se solo ci lasciassero stare; se solo non ci usassero, o come babau, o come trippe per cani: vuoi di quelli politici, vuoi di quelli religiosi, vuoi di quelli da manicomio. Già, per di noi stessi, direi, che grazie alla nostra doppia anima, tutto considerato, siamo un bel “matrimonio” fra maschile e femminile. Direi di conseguenza, che il Dico esiste, già nel momento che diciamo: io sono. E’ vero che non tutti sanno dirlo, (e non solo fra i Gay, giusto per dirla tutta!) ma, questi, direi che già di per sé si escludono dalla possibilità di adottare. E, quindi? Per la duplice anima che abbiamo, possiamo amare, sia come padri che come madri. Non solo, non essendo padre e madre naturali, non incorriamo nell’errore di condizionare i figli con possibili doveri che non sentono di dovere. Il che, non è detto che sia motivo di allontanamento dagli adottivi. E neanche di anarcoide disordine nella formazione della loro identità, direi, dal momento che ci stiamo rendendo conto tutti, genitori reali o ideali, che su quella formazione, la società, i media, ed il mercato, ci hanno tagliato la gola. Non sarà per sempre.

Amo e pensaria anche amato

Cara Drita: amo, e pensaria anche amato ma la me dona la dise che sono poco dotato.

ladritaCaro fiol, se a la to dona no ghe basta la to onda, che la vaga a stracassarse da n’altra sponda, ma, ti, se la to passion l’è un frutto amaro, cossa spetito a butarlo sul loamaro? Certo l’è, che sel me Toni me disesse che gò le labbra poco spesse, o le tete fin par tera, l’avaria mandà a cagar da mane a sera, invesse, con un po’ de fantasia, (e usando i me limoni), come a ventani, femo ancora i coioni.

Violenza contro la Donna

Dice il ministro Carfagna: alla base dei soprusi c’è una concezione dove la donna è un oggetto da possedere, da trattenere, da bistrattare, a cui si nega la dignità dei diritti, la libertà di essere quello che è, quello che desidera o vuole diventare.

Vero, direi, però, che questo è il tipico ritratto della virilità da gallo del pollaio. Dell’amante cioè, che nel rapporto con la donna, all’aspetto esistenziale, privilegia la sola conquista di un piacere, che, in ragione dello stato passionale può diventare una voglia di dominio su “l’oggetto” che lo procura. Ovviamente, non tutti gli uomini sono così. Ci sono uomini (come di converso donne) che nel rapporto con l’altro/a donna fondano le conferme sulla loro forza, fondano il senso della loro esistenza, fondano la loro fiducia nella vita. Un crollo totale di quei fondamenti può diventare un lutto che non risparmia nessuna parte di un essere. Può diventare causa un conflitto emotivo, implosivo quanto esplosivo. Nel primo caso, può radere interiormente le convinzioni dello stesso soggetto, e nel secondo, esteriormente radere la figura causante il suo lutto. Oltre che rieducare gli uomini (e le donne) al reciproco rapporto, allora, bisognerebbe rieducarli anche ai significati di matrimonio: alleanza di due soggetti intenzionati a diventare un’unica carne per poter essere un’unica vita. Non ci si scappa. Il matrimonio è una faccenda molto seria. Se incoscientemente presa, può diventare mortale, anche dove una data vita non la si può dire clinicamente morta.

Novenbre 2009

Ricerca di Donna

E’ indubbio che la prima impronta di donna che abbiamo ricevuto è la madre. C’è chi cerca la donna, allora, perché cerca la madre? Chi la cerca, per continuare ad amarla nella donna? Chi la cerca, per possedere la madre? Chi per essere “posseduto” dalla donna_madre? La donna_madre è anche padre, tanto quanto imprime i suoi principi culturali sul figlio. Allora, c’è chi nella madre, cerca il padre? In genere la donna è maestra di sentimento, mentre il padre è maestro di forza. La donna_padre, rischia di imprimere nel figlio, un sentimento e una forza in con_fuse informazioni? Chi nella madre gestrice della cultura del figlio cerca il padre (mancato, e/o sostituito gestore della cultura maschile del figlio) direi che non può non cercare un alterno carattere di Donna. Questo alterno carattere si trova nelle Donne “dominanti”. La dominante accoglie il maschio tanto quanto l’accogliente. Diversamente dall’accogliente, però, é portata a non accogliere l’uomo perché spirito culturalmente affine. Da ruoli sociali e/o religiosi forzosamente sottomessa all’uomo, la donna dominante rischia di diventare esistenzialmente frustrata anche al punto da diventare distruttiva, come autodistruttiva. Quale genere di maschio, può accettare di farsi dominare dalla donna? Direi, quello che vive il suo carattere sessuale secondo prevalente Accoglienza: dato il naturale, principio culturale della donna.  Dovrà essere, quindi, il genere di maschio predisposto ad essere la culturale “femmina” della donna maschile. Se vissuta con reciproco equilibrio (quella con_fusione fra ruoli) è una corrispondenza di vita che vale un’altra. Non lo è, però, ogni volta, nella femmina_maschile, emergono bisogni da donna_femminile. La donna maschile che non è stata resa donna femminile può giungere a disprezzare un maschio, in quei frangenti, ritenuto e/o sentito debole e/o comunque insufficiente per più casi e/o modi. Oltre che disprezzato, il maschio dalla prevalente identità sessuale femminilmente virile, rischia di venir rifiutato anche come uomo. Quando succede, fra le parti si costituisce una familiare infelicità da contenuta amarezza. Quando non più contenuta, oltre che divorzi e vari genere di guai può irrigar tragedie. 

Agosto 2006