Essere ma non parere

Più di una volta mi sono chiesto perché nelle foto non ci vediamo mai come allo specchio. Posso rispondermi solo adesso che capisco meglio quanto le emozioni ci formino, come, al caso, ci deformino; ed è nel loro unitario elaborato la dolce_amara risposta: non ci vediamo come siamo perché la fotocamera non registra quanto amor proprio aggiungiamo a quello che vediamo: la fotocamera, tira dritto!

meincivica
vitaliano

Essere e vivere

Certamente si può considerare sacra la vita sotto l’aspetto di principio unico, supremo, inscindibile e immutabile, ma quel principio nel nostro, deve essere vissuto secondo quello che siamo. Il che vuol dire è sacro l’Essere ma umano il Vivere. Chissà perché ma i fondamentalisti variamente fanatizzati non sono in grado di vivere (e quel che è peggio di far vivere) una così scontata verità.

Ci può essere chi è distruttivo

per il mero “porsi al centro dell’attenzione”

Ma ci può essere chi è autodistruttivo perché non vuole che gli prestiamo attenzione. Ti faccio un esempio. Pensa di avere un difetto fisico, o di avere un qualcosa che tu reputi tale. Tu non vuoi che gli altri lo capiscono, così, te ne vai in giro agitando una mano alzata. Certamente ti diranno che sei pazza, tuttavia, quella follia, da te ricostruita, ti schermerà (anche se questo può portarti a morire) dall’osservazione sul difetto che non vuoi far vedere.  Il mondo ci predica la necessità di essere noi stessi, ma se non gli piace quello che sei, finisci col subire infiniti stati e/o condizioni di ostracismo. Ed ora, metti una goccia di ostracismo, poi un’altra, poi un altra ancora. Per anni, così! Non mi meraviglia, quelli che si autodistruggono perché rientrano nell’esempio. Mi meraviglia che non l’abbiano fatto prima e/o in modo più veloce. Sai cosa m’ha salvato dal suicidio da ostracismo? M’ha salvato la nota speranza contenuta nel detto “domani è un altro giorno.” Sperano in un altro giorno, i giovani? Facciamo quanto basta perché abbiano a pensare che domani è un altro giorno? Dovremmo fare in modo che gli sia leggera la vita, affinché non si abbia ad augurare che sia leggera la terra ai caduti sotto le croci che poniamo sulle loro spalle.

Giugno 2008

Essere pòsti

Quanto possono sussistere due amori (e/o due amanti) se fra di loro è venuta meno la capacità di donare l’amplesso? Mi obiettano: bisogna vedere cosa intendi per sussistere. La intendo così. Fra i significati detti dai miei due spiriti guida (Devoto e Oli) ho scelto “sussistere = esser posto”. Ebbene, se non ricevo e non concedo il dono dell’amplesso, o non sono posto nell’amore che l’altro m’ha concesso, o escludo l’amore dell’altro dal posto che gli ho concesso. Non condivido gli amplessi comunque obbligati. Sono del cibo che non appaga la fame. Nel dono di sé, invece, sussiste la vita.

Più che altro

Caro Vitaliano: essere buoni più che altro un fatto di buone circostanze. Il più delle volte chi subisce un danno non diventa più buono.

C’è del vero in quello che dici, ma, io la metterei così. Se la vita ti spacca una gamba, che fai? Ti rifiuti di curarti? Alla stregua, se ricevi un’offesa, che fai? Ti rifiuti di liberarti la mente da quella frattura? In fondo ma non tanto, l’Essere buono appartiene a chi é guarito dalle fratture nella mente!