Per arrivare a Israele

le vie della vita sono passate per Venezia

Un autore italiano racconta di essere andato in un monastero di Venezia. Assieme al priore visitò la cucina del convento. Con loro entrò un grosso gatto. In mezzo alle due finestre della cucina c’era il camino. Il fumo non usciva completamente dalla canna: qualcosa l’ostruiva. Il Priore prese un badile e con il manico tentò di liberarla. Cadde una grossa pantegana. Il gatto gli fu addosso. I due animali si presero per la gola. La loro forza era paritaria. Separarli era impossibile, così, Il Priore prese i due animali con il badile e li gettò nell’acqua del sottostante canale. L’antifona si dice da sé.

Non cito l’Autore perché non ricordo chi è, e non cito il titolo dell’opera perché non ricordo neanche quello!

Voglio scriverti, Israele.

Voglio scriverti quello che ho nel cuore, Israele, ma non chiedere al cuore di essere intelligente: il cuore, è vita. Arrivo subito al dunque: sei, in uno stagno! Ne uscirai con le bombe? Illuso! Con gli omicidi mirati? Illuso! Ne uscirai con l’appoggio del Mondo Occidentale? Se alle presenti condizioni, illuso! Tu, hai solo un modo per uscire dal pantano in cui ti trovi: bonificarlo. Come? Togliendo acqua ad antichi odi e mettendo verità in antiche credenze. Tu devi tornare da capo, Israele; devi tornare al Tuo principio: ed il Principio è vita. Metti vita nel tuo stagno, Israele, e possiederai la terra che ti è stata promessa.

Non so dov’ero con la testa quando ho scritto questo post. Un tantinello fuori, direi. Lo lascio come sta.

Da che Spirito, Israele?

Lo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha la ruota. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento, (se lo fosse, avrebbe principiato il dissidio, non, la vita), di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?

Ascolta Israele

Lungi da me l’idea di dubitare sulla tua elezione, al più, ricordarti che “eletto” è aggettivo che definisce uno stato di vita assoluto e che vi è un solo Assoluto. Noi, invece, nell’Assoluto, siamo stati di infiniti stati, quindi, eletti tanto quanto gli siamo prossimi e non eletti tanto quanto non prossimi. Della vita, sia come Immagine che come Somiglianza, assoluti principi sono il Bene per la Natura (corpo della vita comunque effigiata) il Vero per la Cultura (pensiero della vita comunque raggiunto) e il Giusto per lo Spirito: forza della vita comunque agita. Visto così le cose, e vista così la tua vita, quanto può dirsi oggettivamente eletta la tua condizione, o quanto formalmente fissata dal tuo crederlo? Certo: è domanda da rivolgere anche al restante mondo, ma da qualche porta bisogna pure ritrovare il bandolo della matassa, e se a domandarsi dove sia non cominciano gli Eletti, chi mai dovrebbe farlo? Quelli che “non sanno quello che fanno”?

In un momento di stanchezza

In un momento di stanchezza, comunicai al mio amico la mia intenzione di interrompere il rapporto. Mi obiettò: non puoi farlo. Non hai finito il tuo compito.  Comunque sia stato l’onere del compito (verso il suo spirito fine a se stesso o verso la Vita attraverso la nostra) so (spiritualmente e spiritisticamente) perché ho portato a termine quel compito, o so (quanto non avrei mai immaginato di sapere) perché quel compito sta ancora proseguendo? Se, come ti ho raccontato nello scritto precedente, uno spirito di male difende l’opera del mio spirito (i vari scritti) se ne dovrebbe trarre la conclusione che essi sono male. Fermo restando il fatto che nulla vuole se non la Vita (Spirito verso il quale mi riferisco per identificarmi) e che se atto difensivo vi fu, fu dunque permesso dalla Vita, cosa impedisce di pensare che sia stata una volontà di vita (cioè, di bene) anche infinitesima, a porre quello spirito a difesa della mia opera? Lo può impedire quello che, noi, sappiamo del bene e del male, ma, quello che noi sappiamo, dal momento che non la conosciamo sino dal Principio, cosa è, a fronte di quello che sa la Vita? Per quanto tanto, pressappoco niente. Una volta, quello spirito, (sempreché sia nel male è tutto da vedere in quale stato del Male) attraverso il medium mio amico mi si rivolse per scrittura medianica, dicendo: “Israele, aiuta il tuo popolo. ” Giacobbe fu nominato Israele da uno spirito. Io fui chiamato Israele da uno spirito. Giacobbe si alleò con la Vita. Prima di dirigermi verso la Vita, io sono stato alleato con una vita. Anche Giacobbe, prima dell’incontro con quello spirito fu alleato con della vita: quella del gruppo di cui era capo. Si può dire, allora, che sia Giacobbe che me (ognuno per il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato) siamo spiritualmente giunti ad allearsi con lo Spirito della Vita dopo essere stati alleati con della vita di questa. Se quello spirito ha difeso gli scritti, lo ha fatto perché possono aiutare il popolo, di cui, secondo lui, sarei Israele, ma, lo sarei di quello che sta nel bene o di quello che sta nel male, o sarei “Israele” del popolo che è Israele perché, nel bene e nel male, è alleato con la Vita? Elevando il pensiero verso il Principio, se un popolo è chiamato ” Israele” perché è alleato con la Vita, allora, sono “Israele” tutti i popoli che, con spirito dato lo Spirito, alleano la propria vita con la Vita? Prima di ogni nome, però, vi è la Vita dalla quale si originò ogni nome. In questo senso, tutti i popoli che in nome della vita si alleano con la Vita, indipendentemente dal nome, sono alleati con ciò che l’ha principiata: lo Spirito. Secondo queste considerazioni, chi mi chiedeva di aiutare quello spirito? La vita di un popolo (Israele) o quella del popolo della Vita: primo ed universale nome (Vita) di chi vive secondo il Suo nome?

Marzo 2007

Dice Ahmadinejad

“Israele è alla fine e verrà presto eliminato dalle carte geografiche».”

arosadue

Tutti i guai sono cominciati col possesso della cosiddetta terra promessa da un non si sa quale Spirito. Da Dio, si dice. Ne dubito più che fortemente, ma accetta l’idea, Mauro, per amor di tesi. Uno spirito (tanto più se elevato al divino) non ragiona secondo materia. O meglio, ragiona secondo materia, così come io ragiono in inglese se ho a che fare con un inglese, tuttavia, la mia mente (o psiche) non per questo diventa inglese. Quale la psiche di Dio? Essendo immagine di un Principio, è psiche composta da principi. Essendo entità assoluta, assoluta la sua psiche ed il principio che manifesta. Come ho detto in altri commenti, un Principio assoluto non può manifestare che la sua assoluta essenza. Essendo vita, la sua essenza, non può manifestare che l’essenza della vita. Togliersi dalla testa, quindi, che abbia promesso una terra. Egli, invece, (a mio vedere, ovviamente) ha promesso un modo di vita: quello eletto dalla presa di coscienza della realtà della Sua vita, ma l’ha chiamato terra, perché ha dovuto adattare adattare il suo linguaggio a livello linguistico (intendi spiriuale) di chi ascoltava: uno “spirito” di nome Mosè, che guarda caso, aveva bisogno di una terra. Secondo questo pensiero, come non possiamo non dirci cristiani, così non possiamo non dirci israeliti, se essere cristiani ed israeliti significa posseder coscienza dell’idea di Dio. L’importante, è non considerarci gli unici possessori di quella promessa, perché l’idea di Dio si espande per infinite vie ed in infiniti modi. Con altre parole, l’importante è non essere la pulce che si crede possessore dell’elefante, solo perché ogni tanto lo cavalca. In genere, per succhiargli sangue.

Giugno 2008

Shemà Israele

Non so cosa farei se fossi Israeliano. A favore del tuo essere, o se, nel tuo essere, contro il tuo fare. Da cristiano nell’essere, anche se non poco perplesso sul mio fare, sono sempre rimasto affascinato dalle tue grandi storie; che poi, siano rimaste storie per l’uomo adulto che sono, non per questo, il fascino (fanciullino, lo confesso) si è ridotto. Posso dirti, pertanto, che, complessivamente, non ti sono anti qua o anti la! O meglio, ti sono anti, come sarei anti all’amico che ha bevuto troppo alcool. Non anti verso la persona, ovviamente, ma contro il suo momento, sì! (Stavo per dirti Spirito, al posto di alcool. Mi avresti capito lo stesso. Lo so.) A proposito di Spirito, da non pochi anni mi domando: sei veramente sicuro che ti abbia promesso il possesso di quella terra? Si, perché, detto molto francamente, a me pare t’abbia dato una croce, non, una terra, o quanto meno, una terra dove devi portare una croce contrattualmente non detta! Per “croce”, intendi il peso della vita della Natura, sulle spalle della sua Cultura. Non so se sia il dolore a rendere eletti per il modo di affrontarlo, o se sia una fede per il modo di crederci e/o di viverla. Quello che so, è che dove c’è dolore non c’è verità, perché il dolore, è il male naturale e spirituale da errore culturale! Sia come sia, a farti ala mentre percorri il tuo destino vedo molta gente. C’è chi grida: coraggio! C’è chi tira sassi! Chi sulla tua caduta scommette pro o contro. Non vedo nessun Cireneo, però! Mi rifiuto di pensare che Dio non l’abbia previsto perchè ha dei limiti, quindi, avrà le sue buone ragioni. In attesa di capirle, Shemà (la vita) Israele!

A Israele rimane ancora un Esodo: dalla cima di un monte al piano.

L’avevo già raccontata da qualche parte di questo blog, ma, per amor di tesi, è necessario che la ripeta. All’epoca della mia esperienza nella medianità, non sapevo da che parte sbattere la testa: a livello esperenziale e sociale, infatti, ero un nulla. Probabilmente, anche per questo, in una seduta medianica mi fu detto che un certo Roberto mi avrebbe aiutato. Roberto chi?! Vallo a sapere! Con quell’intenzione, tuttavia, provai a cercare questo fantasmatico Roberto. Occupandomi di un ideale, ho ovviamente trascurato di occuparmi dei Roberto comuni. Sono andato, invece, a cercarlo fra i preti che, come me, si occupavano di tossicodipendenze. In quell’ambito, si’, avevo veramente bisogno di aiuto! Anche nel mio personale, in vero, ma allora non me ne rendevo pienamente conto. Dagli che ti ridagli, l’ho trovato. Per farvela corta, non era quello. Per me, infatti, nulla poteva e nulla ha potuto. Pressoché stremato da ulteriori quanto inutili ricerche ho smesso la ricerca. Molti anni dopo, almeno una decina se non di più, in un grave momento di disoccupazione trovo lavoro. Volete sapere per mezzo di chi? Per mezzo di un Roberto! Cosa ricavarne dalla “coincidenza”? In primo, che il preannuncio di quella Presenza si era verificato; in secondo, lo stato di vita spiritica di quella presenza. Occupandosi di cose ancora materiali (quelle cioè, legate all’umana necessità) non poteva non essere che uno spirito “basso”; basso, non necessariamente significa satanico. Nulla aveva detto ed ulteriormente fatto, infatti, per condizionare in negativo la mia vita. Se gli spiriti bassi si occupano delle cose della vita, ne consegue che gli spiriti elevati si occupano delle cose elevate della vita. Quale, la cosa più elevata ed elevante della nostra vita? Il nostro spirito. Sono elevati quegli spiriti, allora, che pur dando spirito (forza della vitalità naturale e vita alla culturale) al nostro spirito, non interagiscono in nessun altro modo.

E adesso torniamo sul Sinai.

Cosa cercava il Mosè? Indipendentemente dalle finalità personali, cercava un luogo per il suo popolo. Cosa gli promise lo Spirito che gli si rivelò? Gli promise una terra. Il rapporto fra lo spirito del Mosè e lo spirito sul Sinai, quindi, ebbe base su esigenze materiali, non, spirituali. Se spirituali, infatti, gli avrebbe concesso la sua forza, non una condizionata promessa di terra. Quello spirito, quindi, indipendentemente dalle manifestazioni che lo dimostrarono potente, fu uno spirito basso. Fu anche uno spirito satanico? Non lo so. Quello che tutti sappiamo, però, sono le conseguenze di quella promessa, e da quelle, ognuno tragga le sue conclusioni. Quello che penso di poter dire, ancora, è che vi sarà pace in Israele, solo quando Israele si deciderà a tornare sul Sinai, giusto per verificare come mai, un’affermazione che pur dicendo il vero può anche essere detta da uno spirito non vero. Non credo a un Mosè cos’ ingenuo da credere a quello spirito perche’ gli dimostro’ qualche artificio. Credo, invece, che gli credette perchè aveva bisogno di credere a un potente per il bisogno che ebbe di essere potenziato. Ipotesi sia, chi promise la Terra Promessa? Non credo sia stato lo Spirito della vita, perche’ lo Spirito della vita può promettere solo la vita: altra Terra non conosce.

A Israele in Roma – Per conoscenza: Addetto Culturale dell’Ambasciata.

Cortese signore: più di una volta mi sono trovato con il capo appoggiato al mio muro del pianto. Dopo aver ripreso un po’ di fiato, però, sono sempre tornato daccapo: al principio dei miei principi. Se lo posso io, (certamente più ignorante dei signori Amos Oz e David Grosman) ben di più lo potranno loro, mi sono detto. Dalla loro intervista, invece, vedo che la possibilità di tornare daccapo, (al principio di un Israele persona, popolo, nazione), non è ancora passata fra i loro pensieri. Per la mente del signor Oz, invece, è passata una speranza. Un po’ messianica e un po’ pilatesca: verrà chi attuerà il gesto, la ricerca, il coraggio di saper dire e perseguire parole nuove. Per la gran parte del nostro tempo, le nuove parole sono sempre state dette dagli ignoranti (tali, anche solamente perché fuori da legittimati pensieri) oppure dai folli: fuori, questi, perché, nel vero come nel falso, (nel bene come nel male), legittimati solo dalle idee che li occupano. E’ amaro, dirlo, ma gli intellettuali non possono dire nulla di nuovo. Non lo possono, perché sono occupati dalle loro verità. Diversamente possono gli ignoranti e/o i folli perché occupati dal mistero nei casi degli ignoranti, o dal Mistero nel caso dei folli. Una ipotesi non esclude l’altra. Sono passati non so quanti secoli ma tutt’ora Israele è di “dura cervice”. Non ha ancora capito, infatti, il suo Mistero: la promessa di terra si attualizzerà nel momento stesso che prenderà coscienza di essere il corpo, dove la Vita, dando vita, ha mantenuto la sua promessa già dal principio della terra. Ne consegue che vi è terra promessa dove vi è vita permessa. Ascolterà questo pensiero, Israele? Non lo so. penso di sapere invece, che continuando ad ascoltare la forza della sua vita più che la forza della Vita, ancora una volta si ritroverà a camminare per luoghi deserti.