Lettera aperta alle Arance

quando non sono arancione

Nella corrispondenza fra Blogger, capita che un’affermazione pacifica venga intesa come contundente. Succede perché sentiamo solamente le emozioni che, noi, diamo alle parole che riceviamo. L’impossibilità a sentire le emozioni del corrispondente, ci obbliga ad interpretarle. L’interpretazione, può risultare anche non condivisa, perché filtrata da soggettivi stati d’animo. Al che, i possibili guai! Certamente non vi è guaio, (qui parlo solo di me, ovviamente) quando ricevo un: Vitaliano, ti voglio bene. Come nel caso detto sopra, però, so, ma non sento, quello che l’altro/a mi scrive. Al che, posso dire che tale dichiarazione mi risulta a metà. Ho un solo modo per sentirla completamente, e, cioè, sovrapporre su quella, il ricordo delle emozioni ricevute e ricambiate. Per questo, però, se è vero che da un lato non è più una dichiarazione a metà, dall’altro diventa una dichiarazione affettiva a tre, cioè, fra chi la manda, chi la riceve, e il soggetto amoroso che mi ha permesso la comunione fra il sapere cos’è ti voglio bene, ed il sentire cos’è ti voglio bene. Non amo gli amori a tre. Sarà perché non capisco chi sia il tradito dalla parola. Sarà perché non amo pensare di esserlo io. Sarà perché non amo pensare di essere io, il traditore della parola. Morale della favola: a casa mia, il colore delle arance non può essere che arancione.</p>

Dalla Lettera ad un IO confuso

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Vi è comunione di vita per la transizione di uno stato verso l’altro. La transizione è principiata dalla Simpatia. Vi è Simpatia verso una Natura e/o verso la Natura; verso una Cultura e/o verso la Cultura; verso lo Spirito e/o verso uno spirito. La simpatia è mossa dalla forza della vitalità naturale e dello spirito della vita culturale. Il suo principio di vita è nello stato che l’ha originata.

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Nella Simpatia si desidera ciò che l’altro è,  ciò che l’atr* sa, ciò che l’altr* sente.

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Indicati dalla simpatia, verifica della corrispondenza Naturale, Culturale e Spirituale della destinazione dei moti di una vita verso l’altra.

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Nella relazione fra stati

trinitario_unitaria accoglienza della vita corrispondente per Simpatia.

neofiori

Lettera al Cattedratico

Come ritrovare una verità disincrostata dalla sovrapposizione di tanti smalti? Mi sono risposto: tornando da capo. Al principio ho visto tre stati di vita. Considerato il rapporto fra una immagine e ciò che gli somiglia, al principio e dello stesso Principio, sono

Natura

triangolo

Cultura                                                                           Spirito

Per Natura intendo il corpo della vita comunque effigiata;

per Cultura intendo la conoscenza della vita comunque raggiunta;

per Spirito, intendo la forza della vita comunque agita.

La Natura come luogo del Bene;

La Cultura come luogo del Vero;

Lo Spirito come luogo del Giusto che corrisponde dalla relazione fra il Bene e il Vero.

Per stato intendo la condizione naturale, culturale e spirituale, dell’Io personale, sociale, e spirituale.

Le corrispondenze solo relazione di interdipendenza fra gli stati.

Per coscienza intendo il “luogo” della conoscenza vissuta nell’unità fra gli stati.

In ragione del rapporto di corrispondenza che c’è fra una Immagine e la sua Somiglianza, “quello che è in alto è anche in basso”. Come di converso, naturalmente. Cosa differenzia l’Immagine dalla Somiglianza, ovvero, l’Alto dal basso? Direi, lo stato della loro vita: supremo nell’Immagine, e relativo al suo stato nella Somiglianza. Non mi par di affermare nulla di nuovo. Di nuovo, al più, la triangolare collocazione dei concetti, ma, un momento! Ora che ci penso, neanche la faccenda del triangolo è nuova. Avevo dimenticato di averla vista con un occhio al centro, nei dipinti a tema religioso. Fanno intendere che Dio e Tre persone in Una. Come tre distinte identità possano convergere in una unità lo si può intendere solo per fideistica accettazione del concetto, invece, come tre stati della vita

triangolo

possano convergere in una unità

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bottonerosso

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in ragione dello stato della comunione fra gli stati

lo può accettare anche la ragione.

Devo “Principato e Religione” al titolo della prolusione scritta da padre ALDO BERGAMASCHI ex Ordinario di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona.