Il Male

Diciamo male, il dolore naturale e spirituale da errore culturale. In ragione dello stato dell’errore abbiamo il corrispondente stato di dolore, che diciamo male perché lo carichiamo (il dolore) di significati di costituita e costituente religiosità. Certo! Indipendentemente dal piano dell’esistenza, esistono forze avverse alla vita. Le penso, però, nell’errore, non nel Male se per male intendiamo una condizione non morale e/o amorale da espresso giudizio. Nessuno può dire che una data vita é nel Male. Certamente possiamo dirla nell’errore, tanto quanto procura dolore al corpo: Natura della vita, indipendentemente dalle sue forme. Il Male, come spauracchio per anime infantili, e/o come verga per sottomettere recalcitranti schiene, serve solo alle religioni resesi politiche, quando, sui nostri errori, non sanno dare risposte di verità, tanto quanto non opportune al soggettivo credo. Non per ultimo, perché i credenti seguono le bandiere che sventolano di più. E’ umano ma é un errore che può portare al dolore. Per questa ipotesi, allora, neanche le religioni sono esenti dal Male.

Dal pene e dal male, oltre.

Avevo visto Nureyev a Verona, poco prima che mancasse. Passava per via Roma. Andava verso la Bra. Non avrei colto l’immagine di quello stangone se non m’avesse colpito la sua sciarpa: trascinata a terra. Forse non ci badava. Forse non se n’era accorto. Avrei voluto rincorrerlo e dirglielo, ma, si può rincorrere una stella solo per dirgli che la sua scia tocca il selciato? Così, non ho fatto nulla. Non ho detto nulla. Me lo rimprovero ancora.

L’ho sognato, una notte di anni fa. Era nel vagone di una Littorina. Non seduto e non in piedi, guardava oltre dei finestrini che immagino ma non vedevo, come neanche vedevo quello che vedeva Rudy. Davanti a lui una donna sulla cinquantina: placida, grossa ma non grassa, dai tratti dolci. Bionda con i capelli corti sotto un fazzoletto rosso con disegni. Diversamente da Rudy non ha mai guardato dai finestrini. Nel volto il sorriso di chi sa già sa quando e come dovrà e/o potrà scendere il viaggiatore che alle sue spalle si agita come un bambino davanti alla tenda del Circo. Il Rudy del sogno avrà avuto una trentina di anni. Forte, vitale, il volto virile (senza segni di malattia) era tornato alla bellezza che abbiamo conosciuto, e i sinceri, anche invidiato. Proprio stasera, cercando una sua immagine, ho letto che fu introdotto alla danza da una vecchia maestra: forse la donna del sogno ma ci credo poco. La vedo di più come madre, grande e russa, la donna del sogno. Il significato del sogno? Direi un desiderio di ritorno a questa vita. Non è esclusa la possibilità. Già una volta ha saltato la cortina!

 Dicembre 2007

Dolore, è il sostantivo del male.

Dolore, è il sostantivo del male naturale e spirituale da errore culturale, ma per quanto di controverso percorso, comunque, ogni via è destinata alla verità del giusto Spirito: dove non secondo Cultura, secondo Natura. Non procede secondo Natura, secondo Cultura e neanche secondo Spirito, la via che al bene reca la voce del Male: contro i principi della vita, dolore da massimo errore.

 

 

A pensar male ci si azzecca?

Tempo permettendo percorro tutti i giorni le Rigaste di S. Zeno. Non si dispiaccia Firenze ma nel nostro Lungadige ci trovo del di più, vuoi per i monti alla sinistra di chi si affaccia alla visuale, vuoi per l’insieme della zona di Borgo Trento che si da al fiume che passa come una signora in abito a strascico. Lo stridio dei crocai non l’infastidisce più di tanto: vengono tutti gli anni. Alle anitre sorrido. Con piacere noto che stanno aumentando. Chi ammira Verona considera quella signora decisamente fortunata perché non vede in che condizione da letamaio

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è ridotta la soprastante passeggiata. Lungo la murata, notevole il marciume da foglie. Lo stesso marciume era lì anche quando il clima ne permetteva l’asporto. Non parliamo poi, dell’aiuola, dove, una sconclusionata sterpaglia di rose, (bianche in fioritura, ma ora marce e con nessuna intenzione di finire a terra per il doveroso Rip) si alterna con un’altrettanto sterpaglia di piante con bacche rosse. Fra un tipo e l’altro di pianta, erba secca giace. Adorna il tutto, un’eterogenea varietà d’immondizia: carte, sacchetti di pastica e no, bottiglie di plastica e no, lattine, e ultimo ma non per ultimo, merde di cane sul passaggio e financo sul cordolo. Non ho ancora capito come fanno i cani a farla sul cordolo! Avranno imparato a farla sul water, suppongo?! Non so. Io so solamente che Verona è una città di turismo non solo estivo, e che un letamaio del genere è indegno! Mi rendo ben conto che educare gli sporcaccioni con cani o senza sia opera difficile per non dire impossibile, tuttavia, non vedo che difficoltà ci sia nell’aumentare il numero dei cestini per l’immondizia. A mio vedere, accanto ad ogni panchina ce ne vorrebbe uno, e se ulteriormente possibile, più grandi di quelle specie di trousse che ci sono adesso.

Il giornale l’Arena l’ha pubblicata parecchio tempo dopo e, fatalità, il giorno dopo che hanno pulito il percorso. Come a far dubitare su l’attendibilità della mia protesta? “Pensar male è sbagliato però ci si azzecca?”

Analisi del male

Lo stato nel quale non vi è alcun male è il Bene: Principio del bene naturale quanto del culturale e dello spirituale in ogni stato di vita. In ragione della condizione dello stato della mancata comunione di una Natura, o di una Cultura, o di una vita con il Principio del Bene, non vi è comunione col Bene, tanto quanto vi è insoddisfatto desiderio di unione verso l’origine. Qualsiasi desiderio di bene che non corrisponde al vero è arbitrio su di sé o su altro sé perché non è corrispondente vita: forza di ciò che allo Spirito è giusto. L’arbitrario desiderio di una Natura che non corrisponde secondo quanto è bene per ciò che è vero di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Natura propria che altra. L’arbitrario desiderio di una Cultura che non corrisponde secondo quanto è vero per ciò che è bene di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Cultura propria che altra. L’arbitrario desiderio di una vita (forza del suo Spirito) che dato il bene che è nel vero non corrisponde secondo quanto è giusto sia alla vita propria che ad altra, si pone contro sia la vita propria che altra. Ogni arbitrio è una violenza: sia sugli stati propri che sugli stati altri. Violenza (contro sé e/o contro altro da sé) è la forza della vita che non vuole sentire e, dunque intendere, la ragione del suo Spirito. La ragione dello Spirito si intende nello stato di pace, perché, nella pace vi è quiete fra i dissidi e, dunque, verità. La forza della violenza da arbitrio contro se e/o altro da se è corrispondente alla forza dello stato di ciò che non si vuole sentire, sapere e capire. Una individualità non vive la sua vita con giusto Spirito (cioè, con la giusta forza) tanto quanto il sapere dato dalla sua Cultura non corrisponde al sentire dato dalla sua Natura (come di converso) tanto quanto il sentire dato dalla sua Natura non corrisponde al sapere dato dalla sua Cultura.

Sul Bene e sul Male

L’esaltazione naturale, culturale e spirituale è un errore che non sempre riesco a dominare. In quell’errore, ci cado ogni volta reagisco, con dolore, ad un dolore. L’esaltazione che mi è difetto (in questa lettera spero di evitarla anche se l’ho detto troppe volte per crederci) quasi mai è conseguente ad una sofferenza verso la mia vita, ma, dolore (male tanto quanto errore) verso la vita o la Vita. Leggendo il suo intervento ” Quel volto protervo …” ad un certo punto mi è parso di sentire il calore dello stesso fuoco (la vita in eccitazione) che sento in certi spropositate condizioni naturali, o culturali, o spirituali.

Dell’esaltazione si può dire

Dell’esaltazione si può dire che è l’immediatezza dello Spirito (della forza della vita) che aspira al Principio: l’umano se è quello che ricerca la persona in esaltazione, oppure, il soprannaturale, se quella è la fonte della ricerca della persona in quello stato. Quando quella prontezza è in overdose (lo è quando non tiene conto che di se stessa) può far andare l’intelletto fuori dai binari imposti dal giudizio. Nei miei scritti, creda, non sono poche le volte che ci sono andato. In genere, me ne accorgo quando ho la mente più fredda, ma, tanto più essa è presa da una passione come da un dolore e, tanto più tempo ci vuole per raffreddarsi, cioè, abbassarsi al discernimento che attuo nello stato di quiete. La mente si può abbassare da se o può essere abbassata dallo stesso soggetto. Per quanto mi riguarda agisco in due contemporanei modi: aspetto che si abbassi e/o, discernendo sul dato caso, faccio in modo che lo possa prima. Per certi argomenti (in genere i culturali di tipo spirituale) dopo anni dall’emozione, la mente non mi si è ancora raffreddata, ed io, dopo anni di ripetuto lavoro non ho ancora finito di farlo.Per quanto conosco, lo stato che ha principiato la vita, essendo il suo Principio, non può non essere che assoluto. Poiché la vita è bene, il suo Principio non può non essere che il Bene. Essendo il Bene lo stato del Principio, ed essendo il Principio assoluto, va da se che quello stato di principio non può contenere nessun stato diverso da se stesso: men che meno il Male. Il Principio della Vita non può contenere il Male se non diventando principio di Bene e di Male. Allora però, avremmo due principi di vita divina e, dunque, non un solo Dio ma due. La vita divina si origina dal suo Spirito: forza che corrisponde dalla Natura della sua Cultura. La Natura della vita è Bene per quanto è Vero alla sua Cultura e, corrispondentemente, Giusto al Suo spirito.

Se lo Spirito della vita

Se lo Spirito della vita è la forza del Bene per quanto è vero e giusto al Suo stato, va da se che il Male (ingiustizia da incoscienza o da opposizione sino all’attuazione per quanto non è bene alla Natura, falso alla Cultura e dunque erroneo alla Vita divina quanto umana ) se può permanere presso gli uomini, certamente lo può per la forza della sua e della loro vita ma non certo per quella divina. Lo Spirito è la forza della Natura del Bene per quanto è vero alla Sua Cultura e giusto alla Sua vita. Siccome ciò che è della Natura è anche della Cultura (diversamente non vi è vita tanto quanto i due stati sono separati) allora, lo Spirito, per mezzo della sua forza, oltreché direzione del bene naturale è anche direzione del bene culturale.Siccome la forza della vita è il prodotto della corrispondenza fra Natura e Cultura, allora, lo Spirito della vita, dando vita secondo la forza che si promana dalla corrispondenza fra i due stati, anima sia i due stati che la loro vita.Lo Spirito che è il principio della vita del Bene secondo la Natura della sua Cultura (cioè, secondo forza) può dirigere verso una meta che non sia il bene sino dal Principio di ogni bene? Direi proprio di no. Allora, il Male da quale spirito è diretto? Se il Male è distanza dal Vero tanto quanto è colpa verso il Bene, allora direi che il primo Spirito (la forza della prima vita) che in piena coscienza attuò l’opposizione al suo Principio di vita (il Bene) fu la vita che in principio si originò come Male ed è la vita che origina la Natura della sua Cultura: il male presso di noi. Se il Male sorse da opposizione verso il Bene, allora, l’opposizione, indipendentemente da cosa sia sorta o come sia avvenuta è il peccato d’origine.

Da ciò ne consegue

Da ciò ne consegue, che ogni stato di opposizione verso ogni stato di vita ha in se degli stati del peccato d’origine, cioè, degli stati di male del Male. Lo stato di Male, all’origine fu primo in assoluto ma non è stato assoluto, perché, stato assoluto, è quello del creatore della vita, appunto, il Bene dal Suo principio: Dio. Se fosse il Male lo stato assoluto della vita, va da se, che essendo male il suo principio, in nessun stato della sua vita neanche il Male avrebbe vita. E’ per questo che il Male potrà anche vincere tutte le battaglie contro la Cultura della vita ma non vincerà mai quella contro la sua Natura: il bene che è anche nel Male. Non la vincerà, perché neanche il Male, è male sino alla distruzione della Natura della vita (il bene di se stesso) che non da lui si origina ma dal Bene. Potrebbe farlo solo distruggendo Dio ma se lo potesse ciò significherebbe che potrebbe distruggere il Principio della stessa vita e, dunque, anche della sua. Non lo potrebbe neanche distruggendo il suo spirito personale, in quanto non è da quello che si origina la sua forza di spirito ma, pur essendogli principio della vita della sua Natura e certamente non della vita della sua Cultura, è lo Spirito del Principio che gliela origina.Va da se che non può distruggere neanche lo Spirito della Vita se non distruggendo ciò che pur principiando la sua forza, certamente non è principio della sua vita.

Certamente può distruggere

Certamente può distruggere la sua Cultura (quella di sé, male) ma, questo è un bene e, dunque, contraddittorio con il suo stato. Ma se anche il Male giungesse a distruggersi, al discernimento sulla nostra vita mancherebbe un termine di paragone e, questo, sarebbe si, un bene, ma quanto giusto? Se mancandoci alla vita un termine di paragone non può essere giusto, allora, non può neanche essere vero e, dunque, neanche bene.Questo significa che il Male ha una sua legittimità? Direi: nel far capire si, ma nel fare del male no. Come capire il Male? Il Male è dolore naturale e spirituale da errore culturale. Direi allora, che il Male legittima la sua vita facendo sentire (e, dunque, capire) l’errore culturale attraverso il dolore naturale e spirituale che comunica.Come non fare il male che si è capito perché sentito ed in ciò delegittimare la pedagogica legittimità della vita del Male? Se il Male attraverso il suo principio naturale (il dolore che da l’errore) legittima la sua vita ed il suo scopo pedagogico presso la nostra, nel non permettergli il suo principio culturale (l’errore che da il dolore) si annulla la sua legittimità magistrale e, dunque, la sua esistenza. Il Male, dunque, di per se è una vita che non ha vita, ameno che, non gli si conceda la forza (lo Spirito) della nostra.Per quanto sostengo, affermare che il Male abbia forza divina quando in alcun modo può essere parte del Bene divino, alpiù, parte dell’umano, significa confondere sia ciò che è anche sovrumano (il Male) da ciò che è esclusivamente divino (il Bene) sia ciò che è spiritualità di origine religiosa da ciò che può anche essere una fuorviante letteratura religiosa.