Fra Paradiso e Inferno strane calamite

“Perché poi gli umani tendano al paradiso ma sono attratti dall’inferno è altra questione da approfondire…”

 

C’è un centro di gravità permanente”, nel nostro animo. E c’è chi lo identifica nelle infinite forme del male: per me, dolore naturale e spirituale da errore culturale. Con l’affermazione, mi riallaccio all’Inferno come zona di non conoscenza. Di per sé, la non conoscenza non è un male: male, è voler restare, non conoscenti. Si può, voler restare non conoscenti? Direi di sì. Basta escludere dall’io, tutto quello che lo porta a comprendere la ragione altrui. Basta eleggerlo, cioè, a primario principio, oltre che della vita propria, anche di quella altra; egocentrica elezione, questa, tipica dello stato infantile della vita. Attratti dall’inferno, quindi, perché attratti da un “centro di gravità permanente”, quale può essere l’egocentrismo? E, perché mai sarebbe infernale, l’egocentrismo? Lo è, a mio avviso, perché, l’egocentrico, riducendo tutto a proprio servizio, riduce la ragione della vita altrui, sottomettendone la volontà. Il che, oltre che dello stato infantile della vita, è anche tipico del potere, e della manifestazione dei potenti. Se il potere e la manifestazione dei potenti è tipica dell’egocentrismo, e se l’egocentrismo è tipico dello stato infantile della vita, allora, si può dire che ogni potere, e potente, è infantile. Al punto, gli umani sono attratti dall’inferno, o attratti da quel periodo della vita, nel quale, tutto gravita attorno a noi? Guarda un po’ a dove sono andato a finire. Egocentrismo e fame di potere, motivati da una nostalgia di culla. Infernale, questa nostalgia? Direi di sì. Egocentrismo e fame di potere, infatti, fissando l’identità all’interno di quei principi, fissano anche ogni altro atto della conoscenza. Nella fissazione di ogni altro atto della conoscenza, si instaura quell’inferno che è la distanza dalla verità: propria, altra, e superiore. Dopo sta pizza da voltar via con la testa ci vuole proprio un caffè! Quanto zucchero?

Anche nel paradiso di Allah

si entra per amore dei, ma non gratis.

Sia pure per altra via, cultura, e un alterno intendere i simboli e i significati, credo nell’esistenza della vita spiritica e spirituale che L’Islam chiama houri. Al proposito, il Profeta sostiene che una volta raggiunto il Paradiso, ai martiri di quella fede spettano settantadue vergini. Non vada oltre con i pensieri il credente islamico umanamente semplice: gli spiriti sono asessuati. Il rapporto di vita fra spirito che sarà e spirito che e’ stato avviene per corrispondenza di forza. In ragione della corrispondenza di forza, la corrispondenza di vita è fra spiriti affini. Per quella necessaria affinità, all’islamico di valore spirituale cinque (ad esempio) corrisponderanno houri di paritario valore. Nessuno può dire, però quale sia l’effettivo stato di spirito del vivente che lascia questo piano della vita. Così, nessuno può affermare, se non per generosità di cuore, con quali spiriti (forze della vita) corrisponderà un trapassato. Al più, lo si può sperare. Si può sperare ma non sapere perché solo dopo il confronto di spirito con quello della Vita, farà sentire al credente con quali spiriti (prossimi o non prossimi allo Spirito) corrisponderà il suo spirito: vuoi per essere servito come anche per servire.  La vita, infatti, non ammette la mancanza di reciprocità perché non ammette il vuoto. Vita, infatti, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non vi è corrispondenza di stati, tanto quanto vi è errore e/o dolore, sia contro il proprio vivere, sia contro il vivere altrui, sia contro i principi del Principio. Ne consegue che l’entrata nel Paradiso di Allah dei martiri islamici (come d’altra parte di tutti) non può non essere sottoposta ai costi (nondimeno ai guadagni) che vi saranno nell’autonomo giudizio che si darà il credente che avrà raggiunto la Luce: universale simbolo di Verità.

Voglio farti una domanda

Cara la me Drita: voio farte na domanda enorme, infinita. El tentatore del Paradiso fu un serpente o un sorriso?

ladritaCarmela del mio cuore! Del Giardino de lassù, i na contà quel che i ga volù, ma, quaggiù, l’omo l’è serpente quando un sorriso del so’ paradiso porta la dona a sprecare la mona.