Penna e pena in Sandro

“La bellezza di quelli che non sanno, non è più bella di quelli che sanno?”

apenna

Sandro Penna, qui declama la bellezza e la forza fisica dei suoi amori e/o amanti. L’amava, perché fonte della vitalità, a suo pensare (penso) da incontaminata naturalità. E’ la bellezza di chi ricorre alla forza muscolare come sostituto della debole quando non mancante forza culturale. Sia pure generalizzando, prova ad accostare il fisico di un muratore con il fisico di un impiegato e capirai meglio. Tanto più se non ti fai deviare l’occhio dall’opera di adulteranti palestre. Di naturale, gli adulterati da palestre non hanno più la psiche da origine, ammesso che l’abbiano avuta. Ripensandoci, anche gli adulterati da filosofie e/o religioni di vario genere hanno perso la psiche virile di prima: ammesso che l’abbiano avuta. L’ho constatato confrontando le immagini dei miei ragazzacci con quelle degli oranti visti a Telepace. Belle anche queste, per carità, ma comuni sans sel. Il dispiacere m’ha ricordato

Beati i diversi essendo loro diversi. Guai ai diversi essendo loro comuni.

Non penso si riferisse solamente al mondo gay. I poeti registrano altri universi anche da non intenzionati.

Nel loro fanno pena

L’evoluzione culturale dell’Omosessualità, ben segnata dalla richiesta di pari diritti, dimostra che il mondo in Lgbt sta modificando il suo esistere. Infatti, dalla storica venerazione per il corpo simile, sta passando alla venerazione della vita simile, e ciò nonostante le voci idrofobe contrarie. Ciò prova, che la vita ride degli omofobi_idrofobi. E’ vero che lo fa così piano che quasi non la si sente. Non di certo perché manca di rispetto a quel mondo ma perché nel loro fanno pena.

Ambasciator non porta pena

ladritaCaro sior: de sta letera so solo ambasciator. Su chi pol averghela mandà el ghe pensa lù. Mi, cossì la gò ciapà e cossì ghe la gò girà!

“Le parole chel gà scrito le xe cossì bele, che le gò leto anche a le stele, ma, anche quele le sa meraviglià del fato che nol gà capìo che da quela posission no podevo miga fare na lession! Vedemo se con questa spiegassion, riesso a cavare i dubi ne la so ragion. Se, Padre, è la vita che origina la vita, ciò vol dire che anca la vita l’è genitore, quindi, gavevo inteso dire: vita, parché te me ste par abbandonare? Di fronte a la paura de morire, l’è vera che la me umanità la sa’ piegà, ma, sull’amore del Padre, no go’ mai dubità!”