La fede è un principio che si ricongiunge al Principio

biblio

Il principio della spiritualità islamica è detto nel significato della parola Islam. Lo preferisco nella versione “dedicato a Dio”. Ora, chi è Dio? Poiché è il Principio della vita è, necessariamente, anche il Padre di quanto ha generato: la vita. Non entro nel merito di come. Checché raccontino le massime Teologie, è al di fuori di ogni possibile conoscenza. Ora, ammessi nei rispettivi principi di fede, gli intenti che l’Islam ammette esclusivamente per sé (il compito principe) ne deriva che il cristiano è anche islamico come l’islamico è anche cristiano. Certamente vedo della diversa cultura e della diversa ritualità, ma per la fede di chi si dedica al principio Padre cosa è fondante? La ritualità o la sostanza? Ad fedele la sua risposta.

In nome del Principio

In nome del Principio tutte le religioni hanno imposto la loro Genesi martirizzando la vita.

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Per questo, nessuna può “lanciare il primo sasso” verso quella che ancora la martirizza nonostante non possa rendere più grande un Nome che è Infinito

secondo Natura

triangolo

secondo Cultura                                      secondo Spirito

come la vita di cui è l’unico Padre.  Se della vita, il Principio è l’unico Padre, verso chi lancia il suo sasso martirizzante il Credente di quella Religione? Verso un’altra Religione, o verso il Padre? Poiché il Padre è un principio assoluto e poiché un principio assoluto non può essere scisso dai suoi principi (tanto meno da quanto ha principiato) ne consegue che non si può non colpire il Padre quando si colpisce la vita che ha generato. Sulla questione, la riflessione è doverosa come doverosa la conseguente risposta. In attesa di sentirla, la risposta “per Damasco” è questa:

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la parola

La separazione dal Principio

La separazione dal Principio del bene senza dubbio fu un dolore, ma, se quel dolore principiò la vita la si può dire, per quanto necessario, solamente il fisico male che ha formato l’errore culturale che ha deformato il nostro stato spirituale? Direi che la si può dire solamente male nel senso detto, se la separazione fosse stata fine a se stessa, ma, siccome nel bene e nel male principiò la vita che è, necessariamente, non può esserlo stata; ameno ché, la vita che è, non venga pessimisticamente sentita quanto interpretata o solamente o prevalentemente come male: dolore naturale e spirituale da errore culturale.

La lettura del fatto (come di un qualsiasi fatto) dipende anche dallo stato di spirito di chi l’interpreta. Chi vive la sua vita come una condanna, tenderà a condannare (direttamente o per interposta persona e/o per principio) o l’atto, o il fatto o la persona che a suo giudizio gliela fa vivere da condannato, e per elevazione di motivi, come condanna fa vivere anche la vita di chi segue quel profeta. Diversamente, chi vive la vita con amore (comunione fra gli stati naturali quanto soprannaturali di ogni stato della vita) tenderà a comprendere il tutto secondo questa misura. Dove non potrà accogliere la vita con amore perché tentato da giudizi che sa di non poter dare, tacerà.

La vita come condanna già dal Principio e la vita come amore già dal Principio dicono l’identità dello Spirito della vita sia dei Profeti del vecchio Testamento che del Profeta del Nuovo. Certamente non sappiamo quale sia stato l’intimo stato personale e spirituale dei Profeti della Vecchia Alleanza come neanche del Profeta della Nuova, perché non siamo proprio in grado di verificare l’effettivo vivere personale come neanche lo storico. Possiamo verificarne l’effettiva sostanza, pero, in ragione della qualità delle emozioni che ci comunicano i rispettivi messaggeri nei rispettivi messaggi. Vi troveremo la Parola tanto quanto le parole lasciano in pace il nostro spirito, e comunicandolo, non altererà quello altrui. Nell’opposto caso, vi troveremo solo parole.

Verso il principio di realtà

Per il mio pensiero, vita, è stato di infiniti stati di vita. Per questo, lo è anche la sessualità. La sessualità, pertanto, è veramente definibile come transessualità: viaggio verso il principio di realtà, innanzi tutto personale. Etero, omo o quanto di altro, e definizione da convenzione: vuoi “medica”, vuoi sociale, e/o quanto di altro. Dal viaggio personale verso la propria realtà. Sulla castità del cuore, ad ogni prete la sua risposta, e sulla castità del suo vivere, anche. Conosco molto bene, però, gli squilibri esistenziali che comporta la forzata castità. Esaltato, il destino di chi li cura con la Parola. Depresso, il destino di chi non la sente perché la cerca nelle parole. E’ nella vita, invece, che la si deve cercare: purché non sia una ricerca comunque castrata.

Dicendo che la Trinità non è un mistero

Il Principio della vita, è la vita che ha attuato il Suo principio (la vita) e la vita ha attuato il proprio secondo stati di infiniti stati di vita. Come vedi già da qui, neanch’io sono tanto canonico! Il Principio della Vita è Natura perché è quello che è; è Cultura perché è quello che sa; è Spirito (forza della vita) che corrisponde dalla relazione fra ciò che è e sa. Cosa sia e cosa sappia, non ne ho la più pallida idea. La vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati, appunto, Natura, Cultura, Spirito. Avendo tre stati, ed essendoci corrispondenza di vita e di immagine fra di quelli, la vita principiata dal Principio, è trinitario – unitaria. Essendo suprema, la vita del principio è la somma trinità dei suoi stati. Per questo, è anche detto: l’Uno. E adesso che ti ho spiegato il mistero della “santissima trinità” vado a farmi un giretto. Vuoi per non gonfiare la vita a te, vuoi per sgonfiare la testa a me.

Al principio, la realtà.

Il percorso “per Damasco” nasce dall’elaborazione di un lutto talmente terremotante da aver lasciato in pedi solo macerie. La vita che per tali fatti ci pare matrigna, però non lo è. Il suo naturale principio, infatti, (il bene) ha ricondotto i miei vissuti nelle vie delle sue verità. Facendolo, ha cassato il dolore. Il recupero dei principi particolari della vita (quello che ci è bene perché giusto al vero) m’ha consentito (e consente) di riconoscere gli universali: il Bene nella Natura, il Vero nella Cultura, il Giusto nello Spirito. Si ergono, dove annulliamo il dissidio per raggiunto criterio.

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Caro Francesco: al principio niente mogli e niente madri: solo il Principio.

Dio è Spirito: la forza della vita che ha originato la vita.

Con altre parole, è il Principio che ha originato il suo principio: la vita.

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Vita, è relazione di corrispondenza fra volontà determinante (la maschile) e volontà accogliente: la femminile. Dio è la massima unità della trinità dei suoi stati, quindi, è l’Uno. In quanto Uno, è inscindibile. Così, è Uno anche il carattere determinante ed accogliente della forza del Spirito. Giusto per toglierci dalla testa che Dio sia maschio e femmina, e uomo e donna: Dio è vita. Fra la vita divina e la vita umana, vi sono stati di infiniti stati di spirito. Ogni stato può essere un’identità, come l’emozione (la parola) di una data identità. Succede che vi siano personalità, in grado di relazionare con la vita ulteriore. Sono detti medium. Cosa procura questa capacità? La procura una maggiorata coscienza della vita. Il modo in cui avviene è legato alla data personalità, alle sue vicissitudini, alla sua storia, e alla cultura del contesto in cui vive, ecc, ecc. La psichiatria sostiene che la possibilità medianica derivi dalla parte inconscia della mente. La corrispondenza di uno spirito con il nostro avviene per affinità di spirito. Esemplificando: se il mio spirito ha forza 10, corrisponderà con uno spirito di forza simile. Poiché non saremo mai pienamente coscienti del nostro stati di spirito, così, non saremo mai pienamente sicuri di aver a che fare con lo stesso spirito. Nessuno di noi, può dirsi Uno. Quindi, toglierci dalla testa di poter corrispondere con lo spirito di Dio. Si può dire, però, che vi sono personalità più unitarie di altre. Ebbene, queste personalità corrisponderanno con spiriti più unitari di altri. Chi siano questi spiriti, ogni personalità medianica lo potrà credere ma non sapere. Al più, potrà dir di sapere sulla data identità, tanto quanto sarà in grado di sentire che gli stati di spirito di quella forza sono corrispondenti ai suoi, ma c’è un ma: il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Il che significa che il male può essere maggiore, dove maggiore la rivelazione. E’ ben vero che è un gioco che dura poco, la seduzione del male, (il male sa far le pentole ma non i coperchi, infatti ) però può bastare per incantare il credulo.

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Una volta subito l’incanto della manifestazione spiritica, (diabolica o no che sia) liberarsi dalla malia spiritica è necessario mutare lo stato del nostro spirito, dirigendoci verso altra condizione di vita. In genere, le esperienze spiritiche succedono ai dolenti. E’ dolente, chi è scisso dal suo bene. Chi è scisso dal suo bene non è nel giusto, e, quindi, neanche può essere nel vero di sé che è dato dalla pienezza dell’identità. Il male, è dolore naturale e spirituale da errore culturale. Ogni medium nel male da dolore per errore, quindi, corrisponde con spiriti nello stesso stato di vita. Sia su questo piano della vita che sull’ulteriore, vita, è stato di infiniti stati di vita, quindi, anche il male dello spirito che corrisponde con il medium è soggetto alla stessa misura di forza e di spirito. L’infinita misura di male da dolore per errore, pertanto, rende impossibile dire se uno spirito è nel bene o nel male, perché può esserlo in un dato momento, e non esserlo nel successivo. Possiamo parlare di spiriti del male, allora, solamente se in piena coscienza perseguono il male, come possiamo dire omicida chi persegue in piena coscienza quella distruttiva volontà. Detto questo, vediamo il caso di Saulo di Tarso e del Profeta. Ad ambedue è apparso uno spirito. In che condizione di spirito erano il Saulo ed il Profeta? Sapendo la loro condizione di spirito, sappiamo (?) l’identità dello spirito che si è manifestato loro. Tenendo ben presente, però, che se fossero stati nella pienezza di sé, non gli sarebbe apparso nessun spirito. Diversamente dal Saulo, (i suoi dissidi interiori e personali sono storicamente noti) il Profeta, almeno a quello che mi risulta, non ebbe analoghi dissidi con sé stesso, o, se li ebbe, (ma qui vado a naso) furono provocati da più intime ricerche personali, e/o da una notevole capacità di compassione, ma temo di non conoscere la vita del Profeta quanto basta. Mi limito quindi, a queste due sole supposizioni. Dato il genere di messaggero, però, arguisco che i suoi dissidi riguardassero, oltre che la sua personale identità, anche quella del suo popolo: diviso in numerose e discordi tribù, e religiosamente scisso per politeistica adorazione. Immagino il Profeta, dolere di questa situazione. Immagino il Profeta mentre lo vedo desiderare una forza unificatrice. Lo immagino, mentre, forse, desiderava essere quella forza unificatrice; e quella gli è apparsa sotto forma di spirito. Il resto lo sappiamo. Seguito il messo unificatore, poteva il Profeta accettare il culto delle mogli di Allah? A mio avviso no. Vuoi perché, in quanto politeista, quel culto era divisore, vuoi perché cercava il Grande, vuoi perché il Grande non può non essere Unico, e quindi, non generato e tanto meno ammogliato.

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Non ho mai nominato invano come in questa lettera. Il fatto è, che per dirlo come lo penso, ho dovuto nominarlo come il mondo lo pensa.

Discorsi sulla Medianità

Lo Spirito, essendo forza da la vita sino dal principio e nello stesso Principio del quale è inscindibile parte. Perché vita in stato d’assoluto, il Principio è Motore Immobile: mobile perché la sua vita è attiva, immobile perché un assoluto non può dare che il suo assoluto. Ogni altro stato della vita è mobile per infiniti stati di vita. La capacità di mobilità negli spiriti di qualsiasi stato corrisponde a quello che sono in ragione di quanto il loro principio sente il Principio. Ciò li fa prossimi o non prossimi, secondo lo stato di infiniti stati di quanto sono e sentono.

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Indipendentemente dallo stato del loro spirito, tutti gli immateriali interagiscono nella vita perché la vita non concepisce il vuoto (stato di non vita) e neanche a vuoto: stati senza senso di vita. Non può concepire il vuoto perché è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non può concepire a vuoto perché ciò ammetterebbe che al Principio di ogni principio vi possano essere degli stati di separazione. Su questo piano della vita, stati di vuoto gli sono il dolore e la non coscienza.  Nella vita degli spiriti invece, il vuoto è detto dalla mancata corrispondenza fra forza e forza, ma poiché una mancata corrispondenza non può essere in alcun caso assoluta, (se lo fosse, sarebbe un inconcepibile stato di morte) si può dire che “vuoto” è detto da una estrema lontananza. A immagine dello Spirito, gli spiriti elevati interloquiscono con questo stato di vita dandogli forza, ma non pongono condizioni alla loro forza per non condizionare la vita a cui danno forza. Secondo stati d’infiniti stati, non coscienti e/o avversi ai principi del Principio che sia, gli spiriti che condizionano la vita tanto quanto interloquiscono con la loro Cultura nella nostra, possiamo dirli bassi, non tanto per un inverificabile giudizio spirituale, quanto perché la loro forza è ancora prossima a questo piano della vita. Gli spiriti non interloquiscono con la loro cultura per mezzo della parola ma per corrispondenza di emozioni fra le loro e le nostre. Siccome non vi è vita uguale a un altra, la corrispondenza non può avvenire che per affinità di spirito, ed è, quindi un dialogo, che nel renderlo pubblico diventa fonte di erronee emulazioni quando non di confusione. Siccome le emozioni cambiano secondo quanto cambiano gli stati di una data vita sia in questo che nell’altro piano, nulla garantisce che si sia “parlando” sempre con lo stesso spirito. Pertanto, neanche con la stessa identità spiritica. Quando il destinatario di una possibile visione, vede ma non sente, vuol dire che lo spirito che si rivela gli emoziona il pensiero. Quando sente ma non vede, vuol dire che lo spirito gli emoziona il corpo. Quando vede e sente, vuol dire che lo spirito gli sta agendo la vita, ma a chi permettiamo di farlo? Non lo possiamo sapere per questa semplicissima banalità:

Il male può fingere il bene molto bene tanto quanto è male.

Il che vuol dire che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

 Se vera l’ipotesi, (e la credo vera) chi c’era sul Sinai con Mosè? Nella grotta con il Profeta? Nella rivelazione a Saulo e in tutti gli altri casi, prossimi o no? C’erano quelli che hanno detto di essere. A causa della capacità di finzione del male e/o dell’errore (volente o no, cosciente o no che sia), l’affermazione non è attendibile, come non può essere bastante l’affermazione “io sono quello che sono” perché, se lo può dire il Vero, lo può anche l’Errore. Di attendibile, quindi, c’è un solo Spirito ed è quello della vita originante che dico Principio, e il Principio si è manifestato e si manifesta in ciò che ha originato: la vita.  Per occasionale corrispondenza di emozioni con il soggetto che sente e vede e quello che appare, anche altri possono vedere la visione, ma non sentire un eventuale dialogo, appunto perché il “canale” che permette la “voce”, pur permettendo una condivisione di emozioni, non agisce il loro spirito. Su comunque stiano le cose e sui motivi delle apparizioni, non siamo in grado di verificare alcunché. La fiducia e/o la fede (che pure è necessario tramite di medianità) non può essere considerata motivo verificabile, e i miei discorsi, almeno sino a prova contraria sono delle speculazioni culturali, sia pure supportate da esperienze medianiche. Per l’impossibilità di verifica, un credo che si basi anche sullo spiritismo è destinato ad essere deviante, tanto quanto (volente o nolente) fa passare l’animo dalla fede sul Principio, alla fede su dei principiati, santificando e/o beatificando delle figure, il cui attendibile Fare, non necessariamente corrisponde con il loro Essere, né per quanto riguarda la vita incarnata, né per quanto riguarda la disincarnata. Lo spirito che per le sue azioni riconosciamo santo e/o beato, infatti, di attendibile perché accertabile ha solo il servizio. Per questo, un accertato Servo del Principio, dovrebbe essere collocato al primo e unico posto. Il resto è “vanità solo vanità. Comunque motivato, l’aspetto prodigioso di qualsiasi manifestazione spiritica è dimostrazione di potenza, ma non necessariamente di verità, tuttavia, è esente da colpa lo spirito non cosciente dell’errore, ma non è esente dalla responsabilità per il dolo provocato alla verità.