A proposito della madre

“esorcista” di Verona

Ammesso che Satana ne abbia veramente la facoltà (dei poveri diavoli non credo) dobbiamo anche ammettere che possa essere sia così potente da far credere agli esorcisti (e alle madri da esorcizzare) quello che gli fa più comodo. Così (siccome è il Falso per antonomasia) può far intendere riuscito l’esorcismo (come non riuscito) dove, invece, sta attuando (lo immagino sornione) una sorta di intenzionale patteggiamento, con i violati nell’animo. Ammessa l’ipotesi, se ne può ricavare che ogni partita fra Diavolo e Esorcista finisce (si fa per dire) pari e patta. A pari perché in quei casi non esiste vincitore, e a patta, perché, non potendo diversamente, le parti ne convengono. Da somma falsità che è, il diavolo si serve di vie traverse. A causa di quelle vie, non è da escludere del tutto un’ulteriore ipotesi: il diavolo si serve dell’animo di chi vincola, per vincolare (tanto o poco, cosciente o meno) l’animo dell’esorcista. Ammessa l’ipotesi, si può separarli in un solo modo: acqua santa per tutti!

A proposito di Morgan

e del rifiuto di ospitarlo in Arena, al giornale locale scrivo il mio disaccordo.

Come le sarà noto, la perla si produce a causa della scoria che è penetrata nella valva dell’ostrica. Analoga elaborazione medica succede nelle personalità d’arte. Anche in loro è penetrata una scoria; ed anche loro, come le ostriche, si curano dalla scoria elaborando il materiale che li fa perle, cioè, artisti. Non si chieda all’artista di essere una perla normale; calibrata cioè, secondo esigenze di vario generi di mercato. L’arte, non è normale. L’arte, non è normalità. Non per questo non è norma, ma, sua sponte. Vero è che ci sono anche delle perle di allevamento. A questo punto, però, credo sia lecito porsi una ferma domanda: cosa merita la città di Verona? Delle perle naturali o delle perle di allevamento? Con altre parole, delle perle degne della ricca signora che è la città di Verona, o con delle perle degne delle città che lo vogliono sembrare? Mi firmo: un sessantaseienne che sul mio essere perla accetto qualsiasi opinione: a parte quella di coltivata provenienza.

Lettera pubblicata dal giornale l’Arena di Verona

A proposito della circolarità di questa strada

Da decenni mi chiedo come faccio a sapere quanto scrivo ma non trovo nessuna risposta  che convinca in pieno. Quelle che so, è che è partito tutto dall’elevazione di un pensiero: da uno spirito allo Spirito. Immagino la perplessità di chi legge quest’affermazione. Si, mi dirà, ma scendendo dal fico, come lo spieghi più terra – terra? Anche ammesso che l’abbia potuto spiegare quando sono partito con i pensieri, ora, a pensiero raggiunto, non lo so più. Forse con un esempio: mi si immagini come la pallina di neve che al principio ha attuato la slavina. Fermata che si è, nella slavina non sappiamo più riconoscere la palla di neve che l’ha principiata, e la palla di neve, non sa più ritrovare in quale parte della slavina ora si trova. Al massimo, può riconoscere che ora si trova, completamente con_fusa nella vita della slavina. Ora, i dettagli che hanno vivificato la palla di neve non contano più. Al massimo, come storie da raccontare ai nipoti eredi: avendone.

A proposito di “Fuori”

Più di una ventina di anni fa passeggiavo con l’amato in piazza Bra. Ad un certo punto, come se l’avesse fatto un altro, mi sono scoperto a fermare la mano: gliela stavo posando sul sedere! L’immaginate la scenetta? Per me, era solo confidenza, sentimentalità, condivisione di un eros. Ma, e per chi vedeva quel gesto? Per la gran parte di quelli che lo vedevano, era sesso. Era lussuria. Era finocchieria. Era scandalo! Perché non mi avrebbero inteso come io ho inteso quel gesto? Perché, per secoli, siamo stati dipinti molto male. Perché, per secoli, ci siamo anche dipinti, molto male. Cosa intendo per dipinti molto male? Per i “nostri” pittori intendo, con falsa luce. Per chi si è dipinto molto male, invece, con eccessiva luce. Trovare la luce giusta, (tale perché non irrita la “vista”) è rientrare dentro il nostro quadro; ed è un venirne “Fuori” con più equilibrati cromi. E’ mettere anche, chi vede i nostri Quadri, in condizione di leggerci secondo la misura della loro capacità. Anche la realtà insegna che se in una conca da tre litri noi ne versiamo cinque, quella travasa. Con altre parole, ci rifiuta. Non per tutto questo intendo dire che dobbiamo tornar a reprimere la nostra personalità. Intendo dire invece, che è vi è dissidiante  conflitto fra atto ed ambito, così come è dissidiante fra atto ed ambito, l’andar a far la spesa in mutande. Naturalmente, non trovo conflitto fra atto ed ambito quando l’atto è carnevalesco e l’ambito è un carnevale, ma, nelle altre logiche, dovremmo trovare le ragioni per fermare la mano.