E’ questione di nettare

Ho ballato tutta le sera. Il piccolo no. Mentre io facevo Salomè se ne stava indeciso fra il due o il tre. Da parte mia nessun senso d’abbandono! Sapevo cosa facevo. Come sapevo che deve crescere e che crescere significa, anche sacrificare chi fa crescere. Uscendo dalla discoteca mi sono scoperto ubriaco. O forse no, se il primo pensiero è stato: il Signore è il mio pastore. Lo porto a casa. La notte non si cura se vado seguendo le curve come i lampioni perché in fondo c’è il giardino. Non mi dispiace se non ci trovo amante: conosco il contante. Nel giardino, un giovane mi chiede una sigaretta e ci siamo baciati: è questione di nettare.

Caro Francesco: ti sottopongo una questione…

Ti sottopongo una questione che mi rovella da anni. So bene che non puoi trovare il tempo di leggermi sulla tua pagina, per quanto sia la tua buona volontà. Così, a chi mi legge al tuo posto, non posso non ricordare “chi ha orecchio, intenda”. Si intende attraverso l’udito e si intende attraverso l’emozione. L’emozione, è la parola della vita che dice sé stessa! Chi intende per emozione, quindi, intende attraverso vita che sente. Premesso questo ti sottopongo una questione che mi rovella da anni: il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore, dove maggiore la rivelazione. Concessa l’attendibile ipotesi, con chi lottò, Abramo? Chi, sul Sinai? Chi, nella grotta con il Profeta? La storia evangelica dice che il Cristo non ascoltò la voce tentatrice. Perché non lo fece? Perché ne riconobbe subito l’origine erronea? Perché riconobbe subito un’emozione, spiritualmente non elevata? Oso una risposta: non badò a quella voce perché il Cristo si fidava solo del Padre! Ora, noi, suoi fratelli, che ti facciamo, invece? Noi, invece, poniamo la nostra fiducia, quando non la nostra fede, sulle apparizioni e su i santi, mentre, al massimo, dovremmo riporla sui Servi perché il loro stato di servizio è verificabile, mentre, l’intimo animo di quelli che titoliamo santi, no! Naturalmente, il mio appunto vale se quello che cerchiamo è la verità divina nell’umana. Se invece cerchiamo una più o meno convincente apparenza, allora, continuiamo pure così!

ps. Dubito molto sul fatto che tu appartenga alla categoria sacerdotale che si sente sminuita se non è chiamata per titolo. Il fatto è, che io cerco fratellanza, non, titolanza! Non va bene a te e/o a chi mi legge al tuo posto? Pazienza! Vorrà dire che mi sono sbagliato. Non è la prima volta.