Sesso e liberazione

Non vedo liberazione sessuale Vedo, invece, degli evasi dalle gabbie. Una liberazione sessuale, implica la personale gestione di due chiavi: quella culturale, e quella morale. La cosiddetta liberazione ci ha permesso l’uso della chiave culturale, ma la chiave morale, è in mani che non la concedono! Al che, siamo liberi a metà, o, a dirla con uno scrittore: dei guerrieri dimezzati. Di conseguenza, dimezzati, anche come Persone. In tali frangenti di sofferenza, la cura che negli ambiti socializzati va per la maggiore, è l’ipocrisia. In quelli non socializzati, (o parzialmente tali) invece, ci si cura da strozzati orgasmi, per mezzo di protesi: prostituzione, e pornografia. Dove non si libera, o non permettiamo la liberazione della vitalità nella sessualità, il sesso finisce con l’essere la merce che ti permette di sembrare, libero! E per via del sembrare liberi, la droga, è il senso che lo permette di più. Ovviamente, auspico la libertà nell’essere, non, in quella del fare che non può non tener conto che vi è chi non sa, non può, o non vuole, gestire (personalmente e socialmente) quella libertà.

Maggio 2007

I sensi del sesso

Man mano le ragioni del piacere lasceranno spazio a quelle del sapere, comincerà a cessare la passione per il corpo (simile o no) maa non per questo l’amore per la mente simile (o no) e neanche per la simile vita: simile o no. L’amare di quell’età, così si eleverà dalla base genitale, per posizionarsi principalmente presso la mentale e l’esistenziale.

In questa fase del vissuto (non si può non continuare amare, pena un anticipato morire) ci si ritroverà ad essere amanti della vita, indipendentemente, se compagna prossima o no. Ivi giunti, la nostra sessualità particolare cadrà  “come corpo morto cade”!

Alla luce dell’evoluzione che affermo, solo la vita può dirsi l’unico medico che può curare la sessualità, sia per la forma genitale diversa che per la simile. Se l’unico medico del nostro e dell’altrui sessualità è la vita, e se la vita è il percorso che dobbiamo fare per capirci e capirla, che senso hanno tutti i generi di barriere che impediscono il naturale raggiungimento della meta che ci sposerà con la Vita facendoci diventare l’unica carne che ci hanno sempre impedito di essere?

Li trovo solo nei sensi del potere. In quello psicologico – psichiatrico perché ha bisogno di malati. In quello sociale perché ha bisogno di sudditi. In quello religioso perché, oltre per il senso detto dal sociale (la sudditanza) ha bisogno di essere il consolatore delle vittime che contribuisce a creare per poterle, poi, “amorevolmente” possedere.

I numeri del sesso

In principio il sesso era uno, poi, furono due, e, fu subito guerra. Figuriamoci cosa succederà, ora che gli americani hanno scoperto che i sessi sono cinque. [Non ricordo dove l’ho letto, ma ora dicono otto.] Secondo me, la scoperta del 5, (o dell’8 che sia), prova solamente che contare la sessualità, altro non fa che dare che dei numeri. La sessualità (via naturale, culturale, e spirituale con cui la vita perpetua se stessa) ha un unico genere: indipendentemente dalla tendenza con cui la si manifesta, quello della vita. Secondo questo principio si può dire normale o non normale solo il modo di vivere la vita sessuale: normale se è cosciente, anormale se non lo è. Poiché la sessualità è vita, se vi coscienza di sé stessi è di genere normale tutto ciò che agisce a favore della vita personale nel sociale per lo spirituale, mentre, se non vi è coscienza di se stessi, è di genere anormale tutto ciò che agisce a sfavore della vita. E’ così difficile da capire, o essendo così semplice non c’è più nulla su cui studiare il genere ed il modo di capitalizzare la Natura della vita prezzolandone il “gender” culturale?

Di che sesso è la normale cortesia?

Causa lavori di sterro ci sono un futtìo di buche lungo la parte iniziale di B.go Milano, così, nel tornare a casa dal discaunt dove faccio la spesa, percorro il marciapiedi in bicicletta. Verso di me viene un rumeno sulla quarantina, ma con fisicità senza alcuna ruggine. Chissà come cavolo fanno!  Mi fermo una quindicina di metri prima e lo faccio passare. Giunto al mio fianco mi guarda, si inchina, e a sua volta (senza alcun genere di sorriso ma anche senza alcun genere di ostilità) mi concede il passo, e, ottocentesca cortesia, accompagna il permesso con il braccio. Sarà anche “difetto e fabbrica”, ma in casi del genere e/o similari, avrà riconosciuto la vecchia madame. E’ la prima cosa che penso, ma che è durato neanche un micro, questa volta, perché ho sentito che, non l’immagine dell’arpia l’aveva colpito, ma l’immagine di una inaspettata cortesia, e/o di un inatteso riconoscimento, vuoi del suo diritto a passare per primo, vuoi del suo diritto di essere trattato da umanità eguale. Prima o poi andrò a finire sotto qualche macchina perché incrocio o non incrocio, ho sempre la testa da qualche altra parte. Non vi dico che sono una cosa così, ma in certi momenti mi pare proprio. In particolare, per quell’incontro. So bene che i ragionamenti basati sul sè sono erronei ma fatemi sbagliare lo stesso! Se non fossi l’anima omo_sensibile che sono gli avrei ceduto il passo? Se fossi, invece, un’anima etero, avrei agito con la stessa cortesia della omo che mi appartiene, o mi sarei comportato come la maschia normalità della ggente, cioè, ben che vada al malcapitato, neanche vedendolo nonostante l’eventuale strisciar di spalle e/o di abiti su eventuali muri? Non so. Fatemi capire: di che sesso è la normale cortesia?

Caro Francesco: perché agli uomini piace fare sesso coi trans…

Perché agli uomini piace fare sesso coi trans si chiede pianetadonna.it Ho risposto così: perché l’Albero della vita (la sessualità) ha rami portanti (il maschile ed il femminile) e rami collaterali: i piaceri. La società e la religione li pota per irrobustire i portanti, dice. In realtà lo può solo sulla carta, ma, la vita, è carne che nella vita cerca sé stessa per infinite vie. Potare l’Albero, quindi, è potare la vita, ma il vivere, è via per capirla. Potare l’Albero, quindi, è potare un discernimento la dove un piacere è seguito dalla ragione, e/o è potare un suo sentimento, quando è seguito dall’emozione, vuoi per una passione, vuoi per il cuore.