Non ho mai visto uno spirito

Figuriamoci lo Spirito!

Lo Spirito della vita non è una identità: è una potenza. In ragione del loro stato di spirito, anche gli spiriti sono potenze. Della potenza, però, conservano l’identità che sono stati, tanto quanto corrispondono con questo stato della vita. Corrispondono con questo stato della vita, tanto quanto subiscono un desiderio non rassegnato della vita e della vitalità che sono stati. La vita ulteriore si libera da quel desidero, tanto quanto sanno (possono e/o vogliono) elevarsi al principio della vita: lo Spirito. Cominciar a elevarsi dal desiderio di questo piano della vita già nella nostra, certamente aiuta. Di ogni persona sappiamo la parte identitaria più nota, ma nulla sappiamo su quello che è diventata per la parte non nota. Sostenere quello che ora sono, (ad esempio, santi o beati) si basa solo sul desiderio della chiesa di aver santi o di beati, e/o di poter sostenere che il suo magistero origina santi e beati oltre che servi. Ben vengano i Servi: la vita ne ha bisogno. Ben vengano anche i beati e santi visto che la chiesa ci tiene. Ben vengano tutti se proprio si vuole, però, solo se usati come fonte spirituale del magistero del vero che è nel bene! Di negativa spiritualità, il magistero che strumentalizza quegli spiriti per lo scopo di assoggettare il nostro spirito! L’intento “non sarà perdonato”. Mi venga un accidenti se mi ricordo chi l’ha detto!

Doverosa precisazione: solo dopo aver scritto questo pensiero (è di qualche tempo fa) mi sono reso conto di non esser stato preciso. Sono preciso dove sostengo di non aver mai visto nessuna apparizione spiritica. Non preciso quanto sostengo perché, a livello di visione mentale ne ho visti a josa. Pochi i riconosciuti. Molti gli sconosciuti. Mi apparivano (come fosse una schermata) all’interno della fonte. Pochi mi guardavano. I più, guardavano oltre me: verso destra. Delle tante, solo una mi disorientò. Diversamente dalla altre che provenivano dalla mia sinistra, questa mi apparve proveniente dal basso. Potente e di per sé prepotente l’identità di quella potenza. Mi guardò (dritto negli occhi) come se avesse avuto il bisogno di guardarmi e/o di farsi guardare. Non lo riconobbi subito perché di un’impronta virile ben diversa da quella sottomessa all’ecclesiastica sottana. Come venne dal basso, verso il basso se ne andò. Se per basso intendiamo inferi e/o derivati, proprio non mi parve proveniente da quei luoghi l’ex don Luigi. Nel suo volto, infatti, non vidi traccia di sofferenza da colpa: vidi solo certezza e raggiunta accettazione: quella di chi, ancora è, quello che è.

Da che Spirito, Israele?

Lo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha la ruota. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento, (se lo fosse, avrebbe principiato il dissidio, non, la vita), di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?

Natura Cultura, Spirito.

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triangolo

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In ogni stilla di universo questo è il Capoverso

.Comunque lo si nomini e/o si dica di conoscerlo, il Capoverso è un principio assoluto. Come tale, da ogni ragione indicibile, e da ogni fideistico pensiero vanamente identificabile.

VERSO LO SPIRITO

ufficio

Ciò premesso   Immagina: lo Spirito.   Intendimenti   Che Fatica Sopravvivere Con Flebile Spirito   Spirito saulino e Spirito vitaliano: confronti.   Lo Spirito è giusto   Esistono o non esistono gli spiriti? Si e no!   Lettera al Dalai Lama

Del testo “Verso lo Spirito” Prima stesura     Seconda stesura     Terza stesura

Le Stesure sono la somma dei pensieri che poi ho sintetizzato nelle “IMMAGINI” e spero semplificato nelle Lettere. Anche la seconda e la terza stesura sono semplificazioni della prima. Come la prima, però, sono talmente compresse che non riesco a rileggerle neanch’io. Quando ci provo mi manca il fiato. Quasi trentanni dopo averle scritte, ancora!

Diciamo Satana

Diciamo Satana la forza della vita (lo spirito) massimamente contrario alla vita. Conveniamo che sia 100 quella misura del suo stato. Ora, conveniamo sulla nostra: diciamo che, in ragione dello stato di coscienza sul nostro stato di vita, sia 10. Naturalmente, può essere di più come di meno. In ragione di quanto il nostro spirito è separato dal suo bene, ne subiamo la corrispondente sofferenza; sofferenza che può recare un semplice mal di testa, come, nei casi più gravi, a molte forme di malattia. Non per ultimo è più grave caso, ai suicidi. Immaginiamo Satana, ora, in quei frangenti di dolore. Non può prendere un moment; non può andare da uno psichiatra; non può suicidarsi! Può solamente manifestare un astio contro la vita, che in fondo in fondo (ma non tanto) è un astio verso di sé! Per me, è da compatire. Ovviamente, la compassione che dovremmo dare ad ogni forma di vita quando è dolente, non giustifica nulla! E’ anche vero che può risultare spiritualmente dissidiante quando viene data con sentimento ipocrita. Come non sbagliare? Secondo me, vedendoci come dei supermercati. I supermercati offrono di tutto. Sta al bisognoso di spesa, prendere quello che gli necessita e quanto, ben sapendo, già dall’ingresso, che tutto ha un costo, non tanto perchè lo chiede la vita (il tutto dal Principio) quanto perché abbiamo deciso che a chiederlo sia la nostra: il tutto dal nostro principio.

Le ponderose

Lettera ad una madre

Ho scritto questo letterone quando non ero ancora proprietario di un pensiero culturalmente gestitibile In data Marzo 2020 ho alleggerito qualche punto. Temo, però, che la parte “scientifica” sia ancora con_fusa con l’intuitiva. Prima o poi  ne verrò a capo.

arosag

In ragione del nostro Spirito, siamo principi di vita: corrispondenza di stati fra Natura, Cultura., e Spirito Lo possiamo essere per la sola Natura qualora si origini un corpo, per la sola Cultura qualora si origini informazioni; per il solo Spirito qualora si origini forza. Ma, vita, è lo stato della corrispondenza fra infiniti stati di vita. Pertanto, anche dove si origini solamente Natura, o solamente Cultura, o solamente Spirito, comunque, indirettamente quando non direttamente, non si può non originare vita.

Io non sono stato un padre naturale. Tuttavia, comunicando le informazioni che hanno permesso a più di una vita di trovare parti della sua, posso dire di essere stato padre culturale. Siccome ciò che ho permesso ha dato forza a quella vita, posso ulteriormente dire di essere stato anche padre spirituale. Non solo. Per dare le informazioni che hanno dato forza, non ho potuto non accogliere la vita a cui l’ho data. Siccome l’accoglienza è il principio naturale, culturale e spirituale della donna, per questo posso dire di essere stato anche madre. Siccome vita è anche lo stato di infiniti stati di vita che si origina dalla corrispondenza fra la determinazione maschile e l’accoglienza femminile, non ti dico, infine, quante figure parentali, maschili e/o femminili, sono stato di volta in volta.

Questa multiforme proprietà dell’essere non è solo mia. A differenza di altri, ne sono solamente più cosciente. La determinazione naturale, culturale e, dunque, di vita, rende maschio l’ uomo. L’accoglienza naturale e la determinazione culturale e, dunque, di vita, rende femmina la donna. L’uomo non può non accogliere culturalmente ciò che ha determinato. In questo senso è anche culturalmente femmina. Se non lo è, non gestisce e partorisce, culturalmente e spiritualmente, la vita che ha deciso di proiettare. Così, la donna non può non determinare su ciò che vi è da accogliere. Se non lo fa, non proietta da sé la vita che ha accolto. Proiettandola, invece, è anche culturalmente maschio.

L’insieme della corrispondenza fra determinazione ed accoglienza, conforma la sessualità: maschile nell’uomo se sarà prevalentemente determinante, femminile nella donna se sarà prevalentemente accogliente. Ma, vita è lo stato di infiniti stati di vita. Allora, nello stato sessuale di prevalenza, (maschile e/o femminile) sia nell’uomo che nella donna si dirameranno dei secondari stati sessuali: gusti in amore e/o in amare. Quando questi gusti segnano la persona al punto da formarne l’identità, si hanno delle ulteriori figure sessuali: le cosiddette “diversità”. Il Principio della vita è il bene della Natura. Per corrispondenza di stati, il bene della Natura, diventa il vero nella Cultura ed il Giusto nello Spirito. Pertanto, siamo normali a noi stessi e nei confronti della vita sino al Principio, tanto quanto non si origina del male: dolore nella Natura, errore nella Cultura ed esaltazioni o depressioni nella forza della vita.

Sia nei confronti della vita personale, famigliare e sociale, il male, è mancanza di vita e, dunque, mancanza verso la Vita. Per questo, non può essere norma di vita. Allora, indipendentemente dalla sessualità, anormali alla vita sono quelli che coscientemente perseguono il male. Per quanto sostengo, lo stato della corrispondenza fra stati naturali, culturali e spirituali fra le due famiglie, (la personale e la sociale), dice quanto esse sono reciprocamente normali sia verso sé stesse che verso il Principio della vita.

Il Principio della vita è la vita che ha originato la vita. Non lo dico con altro nome, vuoi perché sarebbe invano, vuoi perché sarebbe vano. Qualora vi sia della vita, (individuale, famigliare quanto sociale), che diverge dal Principio della vita, (sia nella vita propria che nella vita altra, il principio della Vita sta nel comunicare vita in tutti e fra tutti gli stati della vita), non la vita in questione lo allontana, ma (tanto quanto coscientemente vuole ciò che lo separa dal gruppo di principio culturale) da sé quella si allontana.

Il soggetto che si allontana, (coscientemente o no che sia), decidendo di essere parte per sé stesso, necessariamente, diventa estraneo a quello di origine tanto quanto non vi corrisponde più. Prendere atto della separazione da estraneità può essere abbastanza “semplice”, ma, non tanto nell’attuarla. Vuoi per situazioni economiche, vuoi per altri vincoli. Fra questi (in chi si è separato) la paura di affrontare le inevitabili conseguenze che sono nelle sue scelte. Accertare in chi stia la paura (debolezza che indica la personalitù non ancora strutturata) e in chi (volente o nolente) stia la passiva accettazione da comunque normalizzato  non è mica tanto semplice. Non tanto per il sentire, quanto per il capire su quanto si sente. Che fare in questi casi? Direi tornando da capo, al principio della vita.

E il principio della vita è la Natura. Non sapremmo il concetto culturale di piacere e/o di dolore se la Natura, il corpo, non ce lo facesse sentire. Ciò che noi si sente, dunque, è informazione tanto quanto ciò che si sa, ma, a fronte di una cultura in confusione, la Natura non lo è mai. Infatti, essa sente il dolore e/o il piacere anche quanto la sua Cultura non sempre la sa nominare o sa riconoscerne le cause.

Ho detto prima che il dolore è male da errore. Ecco così, che anche non sapendo l’errore, comunque il dolore te ne segna la presenza. Al punto, ogni qual volta i corrispondenti non sappiano e/o vogliano far cessare il dolore da cause esterne (nodimeno interne) facendo cessare i dissidi da errore, non solo ciò rende giusta la separazione ma ne segnala la necessità.

Per perpetuare la sua vita e la vita, l’ uomo determina la Cultura femminile penetrandone la Natura. Il carattere che si origina dalla comunione fra la potenza del suo corpo, della sua mente e della forza della sua vita è detta virilità. Quando questo carattere è offeso da una opposizione, l’uomo si separa da ciò che offende il piacere datogli dal suo sé, appunto, la penetrazione – determinazione – proiezione dei suoi principi. Per farlo, non ci mette che il tempo di pensarlo. La cosa è ben diversa per la donna. Non tanto per il rapporto carnale fra madre e prole, quanto perché il principio della donna, (indole culturale e spirituale, naturale o comunque indotta che sia) è l’accoglienza, non la determinazione.

L’accoglienza comporta la presenza di una remissività spirituale che, oltre che la fisica, conforma quella mentale. La remissività spirituale, (cosa ben diversa dalla passività spirituale in quanto la remissività è attiva perché implica la volontà di esserlo), è l’ulteriore motivo per cui una donna si separa molto difficilmente dalla vita e/o da degli stati di vita che ha accolto. Data la determinazione come carattere e piacere maschile, l’uomo è una forza proiettiva. Diversamente, data l’accoglienza come carattere e piacere femminile, la donna è conservante più che proiettiva.

Essendo prevalentemente conservatrice, non può non conseguirne che i tempi di elaborazione delle informazioni della donna sono più lunghi di quelli dell’uomo. I diversi tempi dell’orgasmo sessuale confermerebbero quanto sostengo sui diversi modi di affrontare la vita dell’uomo e della donna.

Quando per motivi personali e/o sociali una donna non può non separarsi dalla vita che ha originato perché accolto, può anche vivere la divisione con un dolore che può giungere a colorarsi di colpa. Il Senso della Colpa, si origina dalla somatizzazione di una depressione nella forza della vita: lo spirito. Questa depressione può avere infinite cause. Fra le prevalenti: dei dubbi circa il ruolo di femmina, (per quanto riguarda l’accoglienza naturale dell’uomo), e/o di donna per quanto riguarda l’accoglienza culturale, sempre dell’uomo. I dubbi su di sé e/o i rifiuti dell’accoglienza naturale, quanto culturale e spirituale dell’uomo, (amante, marito e padre) rischiano di ombrare la qualità dell’accoglienza della prole verso chi l’ha principiata. L’ombratura da incertezza può originare dei rifiuti: totali o parziali che sia.

Ogni successivo atto riparatore su quell’incertezza potrebbe renderti soggetta a ricatti affettivi: ricatti di maggior presa tanto quanto si basano (o li basi) su sensi di colpa. Una mente che entra in questo girone di dubbi e/o di ricatti, rischia di non venirne più fuori! Pertanto, fermiamo le macchine! E’ ben vero che potresti anche essere la sciagurata che ha tradito tutto e tutti, ma, di te, (come di tutti), si può dire anche vero, che la Vita si è servita della tua, per poter dettare a tuo figlio il problema che deve risolvere: trovare sè stesso/a. Allora, dove starebbe la colpa da separazione, dal momento che potresti anche essere un messaggero della vita che separa ma per diversamente unire? Nel dubbio, credo sia giusto rimandare i processi su di noi a quanto potremo capire di più, non prima. Se il farlo prima non ci da che dolore, allora, nel processo che ci facciamo non ci può essere verità, in quanto il dolore, comunque, segna l’errore.

Luglio 2006

piuma

 

 

Immagina lo Spirito

Dato il Principio

lo Spirito della vita si origina dalla corrispondenza di stati fra

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una Natura                               e                         la sua Cultura

Con la Natura e la Cultura lo Spirito è il terzo stato della vita. Non esiste un quarto stato perché, vita, è corrispondenza di stati, non, somma di stati.

Lo Spirito del Principio attua la vita tramite la sua potenza non tramite l’identità.

Se lo facesse, fra Immagine e Somiglianza non vi sarebbe differente stato.

In questo, cesserebbe di essere principio.

Di ciò che accade in questo stato della vita, quindi,

gli si può addebitare l’origine, non, quanto si origina da ciò che ha originato

per la Natura della vita (il Bene)

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per la Cultura della vita                              per lo Spirito della vita

(il Vero)                                                             (il Giusto)

Il Principio, essendo sovrano e assoluto perchè primo, trova origine solo in sé stesso.

Lo Spirito del Principio origina l’essere in trinitario stato

Natura per quello che ogni forma è

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Cultura                                                             Spirito

per quello che ogni forma sa                        per quello che ogni forma sente

In ragione del suo vivere la corrispondenza fra

la sua Natura

(principio del bene)

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la sua Cultura                     e                     il suo Spirito

(principio del vero)                                     (principio del giusto)

l’essere vive il suo trinitario stato anelando il ritorno all’unitario.

L’Essere non può non anelare all’unità del suo stato perché obbligato dalla naturale ricerca del suo massimo bene secondo il discernimento sul suo massimo vero in ragione dello stato del suo massimo giusto.

Ad ognuno è dato il suo. Non può diversamente

perché, vita, è stato di infiniti stati, e si origina dalla corrispondenza di Spirito fra tutti e in tutti i suoi stati. Dove la corrispondenza è carente, carente diventa la vita.

Lo Spirito è Vita

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tanto quanto il Fare                              corrisponde all’Essere

Lo Spirito è Calibro della Natura che forma

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Arbitro della Cultura                           Giudice della vita

della forma                                               che si forma

in ragione dello stato della corrispondenza fra Natura e Cultura.

In ragione dello stato della corrispondenza fra

Natura

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e Cultura                                                  lo Spirito

è Calibro perché misura la forza

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Arbitro                                                            Giudice

perché decide l’uso della forza                  perché valuta l’uso della forza

Lo Spirito guida secondo lo stato di tre emozioni:

Depressione

 triangoloEsaltazione                                                                Pace

Depressione

errore verso ciò che siamo per difetto delle informazioni che riguardano il Corpo, indipendentemente se vere, false, erronee, o solo temute.

Esaltazione

errore verso ciò che sappiamo, per eccesso delle informazioni che riguardano la Conoscenza, indipendentemente se vera o erronea, o solo bramata.

Pace:

stato della quiete naturale, culturale, e spirituale

fra ciò che sente il Corpo

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conosce la Mente                                                 prova lo Spirito

Vi è pace, tanto quanto la forza della vita e della vitalità non patisce dissidi fra Natura e Cultura.

Raggiungiamo la condizione di pace, tanto quanto taciamo i dissidi

dal Corpo

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dalla Mente                                                   dallo Spirito

La misura dello Spirito non può essere maggiore della conoscenza (o l’opposto)

se non ponendo dissidio fra gli stati della vita

Natura per quello che siamo

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Cultura per quello che sappiamo                  Sprito per quello che sentiamo

Dissidio, è il delirio della mente che brancola fra errore e dolore.

Poiché, vita, è stato di infiniti stati di vita, così, anche le tre voci della guida dello spirito sono lo stato di infiniti stati di vita, o secondo il caso, di meno vita in presenza del tormento.

Avendo raggiunto l’assoluta unità fra i suoi stati lo Spirito del Principio è Paraclito in assoluto. Essendo assoluto, lo Spirito del Principio origina la sua stessa misura di vita. Se così è nell’immagine della Vita, così non può non essere nell’immagine a quella Somigliante.

Permettendo la stessa misura di forza

alla Natura

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alla Cultura                                                      allo Spirito

lo Spirito rivela la sua facoltà mediatrice. Pertanto, è Paracleto, tanto tanto, ponendo mediazione fra gli stati, la rende unitaria. Nell’essere Paracleto è necessariamente leggero, perché la mediazione fra gli stati media il mediatore. Se così è nell’immagine della Somiglianza, così non può non essere in quella del Principio di ogni immagine.

Uno spirito scisso e scindente per mancata mediazione non permette

allo Spirito

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l’integra corrispondenza di forza

fra Natura                              e                                  Cultura

Su questo piano della vita la mediazione è generalmente sentita come il passivo compromesso culturale fra

ciò che siamo

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ciò che sappiamo                 e                 ciò che sentiamo

Il compromesso è mediazione subita

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La mediazione             è compromesso              riconosciuto

La nostra verità è compromesso voluto.

Vi è chi maggiora l’Essere compensando la Natura, o la Cultura, o lo Spirito (e, quindi, la vita) di maggior vitalità in uno o l’altro stato. Ad esempio:

7 per la Natura

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3 per la Cultura                               9 per lo Spirito

 

L’identità in esempio avrà usato il suo massimo spirito per rafforzare il corpo ma in maniera minore la conoscenza. Mancando la corrispondenza di valore fra i suoi stati, mancherà nella sua facoltà mediatrice.

La Natura che grava

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 la Cultura                                                     dell’Essere

entra in sofferenza con sé e/o con altro da sé. Lo stesso nel caso opposto.

E’ dolore fisico, il giudizio di male che una Cultura da alla sua Natura. E’ dolore culturale il giudizio di errore che una Cultura da a sé stessa. E’ dolore spirituale il giudizio di male che uno Spirito da alla sua forza, MA, se è pur vero che il dolore afferma la sua verità in ogni lingua, altrettanto è vero che la voce della Natura (il Bene in ogni lingua) cura il peso della sofferenza, ricordando che

.

lo Spirito è medico, tanto quanto

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la temperatura della mente                          ha gli stessi gradi del corpo.

Spirito è ciò che anima

Spirito è ciò che anima. Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita. Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.

La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.

Lo Spirito essendo forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

Lo Spirito è la forza della vita che ha originato il suo principio: la vita. La vita, quindi (sino dal principio e dello stesso Principio) è continua manifestazione della sua potenza.

Lo Spirito – 3a Stesura

La qualità della corrispondenza di vita fra Spirito e spirito dice la qualità del rapporto di Somiglianza fra Immagine ed immagine. Spiritualità è il rapporto di corrispondenza con i principi della vita. Lo Spiritismo è rapporto con i portatori dei principi della vita. Poiché vi è Spirito (forza della vita) umano quanto sovrumano, allora, vi è rapporto fra forze della vita (spiritismo) non solo fra l’umano ed il sovrumano, ma anche fra umano ed umano. La corrispondenza di spirito, sia nel piano naturale che in quello soprannaturale, avviene in ragione della somiglianza di vita, e quindi, della corrispondenza di spirito.

Vita, è il Principio della Natura della Cultura della forza dello Spirito. Lo Spirito è il principio della vita della Natura che corrisponde con la sua Cultura. Non vivifica la Natura una Cultura senza Spirito. Non vivifica la Cultura una Natura senza Spirito. In assenza di corrispondenza fra Cultura e Spirito, la Natura è materia.

Lo Spirito da vita e la vita da spirito. La forza dello Spirito dipende dalla condizione della vita ma la condizione della vita dipende dalla forza dello Spirito. Lo Spirito da vita ma la vita che si origina dalla sua forza calibra il suo stato di spirito secondo lo stato della corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali propri. Lo Spirito che calibra la vita secondo la sua forza, arbitra la Cultura della Natura (il corpo) della vita di cui ha calibrato la forma. Lo Spirito che per mezzo della sua forza arbitra sulla forma calibrata non può non esserne il giudice. Uno spirito calibro, arbitro e giudice, non può non essere il mediatore di ciò che calibra, arbitra e giudica. Secondo lo stato della corrispondenza fra gli stati, lo Spirito che da la sua forza alla vita che la riceve secondo la propria, è il calibrato calibro della vita che origina. Lo Spirito che è calibrato dalla vita che lo riceve secondo la sua forza è l’arbitrato arbitro della vita che ha calibrato. Lo Spirito che è l’arbitrato arbitro dalla vita che lo riceve secondo la sua forza è il giudicato giudice della vita che ha giudicato.

Lo Spirito è Natura della Cultura del Giusto. Il Giusto, è la forza corrispondente dalla relazione fra il bene nella Natura ed il vero nella Cultura.

La Natura della vita è la via della sua Cultura. La Cultura della vita è la via della sua Natura. Lo Spirito della vita è la la via della sua forza.

Sentire è il principio della Cultura della Natura. Sapere è il principio della Natura della Cultura. Vivere, è il principio della forza della Natura che corrisponde con la forza della sua Cultura.

Principio della Natura della Cultura della vita è la vita del Principio: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito.

Lo Spirito è la forza che determina lo stato naturale della vita. La vita è la forza che determina lo stato culturale del suo spirito. La forza della vita sino dal Principio (lo Spirito) determina la Cultura della Natura (il corpo) della vita che ha originato. La forza della vita sino dal Principio, determina la Natura della Cultura (la mente) della vita che ha originato.

Lo Spirito determina dando forza: bene per la Natura. Poiché ciò che non è bene alla Natura non può essere giusto alla vita in quanto falso alla sua Cultura, lo Spirito che da forza, determina la vita: giustizia per quanto è bene per la Natura e, necessariamente, vero per la Cultura. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo lo stato del proprio stato, perseguire il bene nella Natura (propria e/o altra) ed il vero nella Cultura (propria e/o altra) significa seguire il principio dello Spirito: dare alla vita ciò che è giusto alla sua forza.

Lo Spirito soprannaturale è la forza della vita che, sino dal Principio, l’ha originata secondo la Natura (la forza) della sua Cultura: la vita. Lo Spirito naturale è la forza della vita che, per il principio di vita dato dallo Spirito, si origina secondo la Natura (la forza) della sua Cultura: la vita.

Lo Spirito è forza e la sua forza è vita. Nel perseguire il suo principio (la vita) la forza dello Spirito è condizionata da un solo vincolo: la pienezza della corrispondenza di vita fra i suoi stati: Natura, Cultura e Spirito. Per il raggiungimento della sua meta (la vita), un suo stato (quello della Natura, o della Cultura, o dello Spirito) può giungere a compensare un altro la dove la pienezza (unitario – trinitaria corrispondenza fra gli stati) sia in qualsiasi modo o misura sofferente. Ad esempio: una carenza nella vita della Natura, può essere compensata dalla vita della Cultura o da ciò che esalta la loro forza. Una carenza nella Cultura può essere compensata dalla vita della Natura o da ciò che esalta la loro forza. Una carenza nella forza può essere compensata dalla vita della Natura e/o di quella della Cultura o da ciò che, spirituale e/o spiritico, compensa una vita.

Le compensazioni sono dei medicanti sostegni. Tanto quanto uno stato compensante compenetra di se lo stato in compensazione e tanto quanto l’elemento compensatore invade la vita che compensa. Ciò che vale per uno stato vale anche per una identità, se è quella ciò che ne compensa un’altra. Nello stato naturale, come fra il naturale ed il soprannaturale e fra soprannaturale e soprannaturale, lo stato della corrispondenza fra le forze della data vita è proporzionale allo stato della compensazione. Tanto più una compensazione è totalizzante e tanto più essa condiziona di sé la vita che compensa. Tanto quanto il condizionamento è imposto, e l’eventuale accettazione subita, e tanto quanto i dissidi da forzata corrispondenza lacerano la vita invasa. Il segno della corrispondenza di spirito con la vita naturale quanto soprannaturale è dato dallo stato di pace. Pace è cessazione dei dissidi nel corpo nella mente e nella forza della vita: lo Spirito.

Lo Spirito è vita ed il suo spirito vitalità. La percezione dello Spirito della vita è della coscienza che la recepisce come forza. Lo Spirito è la vita della Natura che ne recepisce la forza secondo la sua Cultura. Come un muscolo è l’immagine della sua forza, l’immagine dello Spirito è la vita soprannaturale e naturale a cui da forza.

Secondo la conoscenza di ciò che è alla coscienza, come la forza del nostro spirito è tramite di alleanza fra gli stati della nostra vita come fra vita e vita, così, la forza dello Spirito, è tramite di alleanza fra la vita umana e quella del Principio della vita.

Lo Spirito è l’emozione della forza dello stato a cui da vita. Secondo stati di infiniti stati di coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, il recepimento della sua forza è corrispondente all’accoglienza della sua emozione: la vita. Secondo lo stato di spirito del percepente, al recepimento del senso della vita corrisponde il recepimento del senso dello Spirito. Se il senso del percepente è diretto allo stato umano, sarà umano lo Spirito che percepirà. In ragione della coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, se il senso del percepente è diretto verso ciò che è Giusto nella sua forza dato il Bene nella sua Natura ed il Vero nella sua Cultura, lo Spirito che percepirà sarà quello del Principio della vita.

La percezione dello Spirito conforma e conferma la coscienza (naturale e soprannaturale) che percependone la forza ne percepisce la vita. Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito (della forza della vita sino dal Principio) conforma la vita naturale quanto soprannaturale ad un rapporto fondato sul recepimento del corrispondente spirito. La percezione dello Spirito della Vita, comporta un sempre più amplificato e vivificato conoscere, cosicché, nel sentire secondo Natura e nel sapere secondo la corrispondente Cultura, la coscienza riconosce quanto di naturale e di soprannaturale per lo Spirito vive.

Lo Spirito, la forza della Vita, è tramite di forza nella vita. Data la vita perché è dato lo Spirito, tutto ciò che ha vita recepisce l’emozione dello Spirito secondo la vita del proprio. La percezione dello Spirito della Vita è della coscienza che la recepisce come Principio della forza della Vita.

Nel suo divenire esistenziale (dal naturale al soprannaturale) lo spirito umano che prende coscienza dell’origine della sua forza (lo Spirito) corrisponde con tutto ciò che, per stati di infinite corrispondenze fra stati, è vita della Sua vita. Data la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la maggiore percezione dello Spirito della vita, maggiora la forza della spiritualità.

Secondo lo stato di spirito e dato ad ognuno il proprio stato di spirito, la Cultura della vita di una Natura che corrisponde con la Natura della Cultura del Principio della vita (la vita) è emozionalmente estatica.

La spiritualità (stato culturale di chi si volge alla vita dello Spirito) è la qualità della corrispondenza fra lo Spirito del Principio della vita e lo Spirito della vita attuata dal Principio. Secondo lo stato di spirito di una vita (umana quanto sovrumana) la Cultura spirituale conforma alla vita dello Spirito e la conferma.

Il carisma è il carattere della vita secondo forza: Natura della Cultura dello Spirito. Secondo lo stato di coscienza di ciò che è conoscenza, la vita che si colloca in quella dello Spirito, ha carisma tanto quanto si colloca. Poiché vi è vita spirituale e vita spiritica, allora, secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quei stati vi è carisma di orientamento spirituale e carisma di orientamento spiritico. Più è rilevante lo stato della corrispondenza spirituale e/o spiritistica e più è rilevante lo stato del carisma. Il carismatico di indirizzo spiritico, più orienta la propria vita secondo i doni ricevuti, i carismi, e più è posseduto dalle condizioni di vita dello spirito donante. Il possesso dei carismi di orientamento spiritico prova che lo stato della forza dello Spirito di una o più realtà soprannaturali sono nello spirito di una realtà naturale, ma non prova lo stato di vita di quelle forze.

Vita è comunione di stati. Uno spirito naturale quanto soprannaturale è fonte di attendibile forza tanto quanto indirizza verso i principi del Principio della vita: la vita. Uno spirito naturale quanto soprannaturale non è fonte di attendibile forza tanto quanto ciò che persegue separa la vita dal suo principio: la vita.

Fra lo Spirito e gli spiriti (naturali quanto soprannaturali) vi è relazione di Immagine (la vita al Principio) e di Somiglianza: la vita che ne è conseguita. Ponendo dato cognitivi per differenza, il rapporto è magistrale. Perché vita della forza alla quale per identificarsi si riferisce ogni Somiglianza, lo Spirito è maestro. Perché forza magistrale sino dal Principio, lo Spirito è sovrano maestro.

Lo Spirito è l’immagine della forza cui gli spiriti somigliano ed è l’identità della forza cui gli spiriti si riferiscono per identificarsi. Gli spiriti (naturali quanto i soprannaturali) sono a Somiglianza dell’Immagine secondo lo stato della corrispondenza dato dall’identificazione con l’Identità: lo Spirito. Lo stato dell’identità di uno spirito (naturale quanto soprannaturale) dato dallo stato dell’identificazione con lo Spirito è ciò distingue uno spirito da un altro. Nello stato dello Spirito, l’identità degli spiriti è data dallo stato del loro spirito. Più sono presso lo Spirito (Forza della Natura della Cultura della Vita) più, identificandosi, assomigliano all’Identità.

Uno spirito è più vicino allo stato dello Spirito, tanto più è nello stato dello Spirito: il Principio della vita. Tanto più uno spirito è lontano dallo stato dello Spirito e tanto meno è nello stato della Vita e tanto più è presso il proprio stato di vita. Poiché solo lo Spirito del Principio è vicino a se stesso, ne consegue, che in ogni stato di vita soprannaturale permangono degli stati di vita naturali.

Lo Spirito, essendo Natura (forza) della Cultura (la vita) della Vita, è la forza che guida la Natura della Cultura della vita che origina. L’Immagine del principio della vita è il Bene che persegue il Vero secondo quanto è Giusto allo Spirito del suo stato. Attraverso le indicazioni date dal raffronto fra l’immagine del Principio e ciò che è a Sua somiglianza, lo Spirito è la guida che orienta la forza di spirito di ogni vita.

Lo Spirito, guida la vita attraverso emozioni di bene e di dolore. La depressione (erronea corrispondenza verso la vitalità propria, altra e/o verso il Principi) è emozione di male nello stato naturale. L’esaltazione (erronea corrispondenza verso la vita propria, altra e/o verso il Principio) è emozione di male nello stato culturale. La pace (cessazione di ogni dissidio fra gli stati naturali, culturali e spirituali) è emozione della giustizia nella vita (bene per quanto è vero perché giusto) sia nei confronti della propria, che nei confronti di quella altrui, che nei confronti di quella del Principio della vita.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale che orienta una vita verso il suo Principio (lo Spirito) non cura le manifestazioni della Natura della Cultura di quella vita allo scopo di condizionarla, possederla e/o comunque dominarla ma per educarla secondo le corrispondenze di spirito fra vita e vita e fra vita e la Vita.

Se l’orientamento della vita di uno spirito umano è verso lo Spirito il rapporto è spirituale. Se l’orientamento della vita di uno spirito umano è verso gli spiriti (naturali quanto soprannaturali) il rapporto è spiritico. Nessun spirito, che si orienti verso lo Spirito, interferisce con la propria forza, la forza della vita data dallo Spirito perchè, uno spirito, altera la condizione della forza data dallo Spirito se la condiziona con lo spirito della propria. Uno spirito che interferisce nell’umana vitalità, ombra la vita e la vitalità della vita sulla quale attua l’interferenza.

Uno spirito naturale o soprannaturale, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati della vita propria con l’altra e della propria con la Vita, è guida dello Spirito quando è vita secondo lo Spirito. Quando uno spirito naturale quanto soprannaturale guida secondo la Natura della sua Cultura, allora è una guida che si sovrappone alla guida dello Spirito: principio della forza della Vita. Uno spirito naturale o soprannaturale che tenda alla guida di un altro, lo guida secondo la forza di ciò che è alla conoscenza della sua coscienza ma ciò che è alla conoscenza della sua coscienza quanto è conoscenza di ciò che è alla coscienza della Forza della Vita?

Lo Spirito della Vita (piena coscienza della conoscenza di ciò che è vita della sua forza) essendo ciò che ha iniziato la vita, è il Principio che guida la vita che inizia. Essendo Principio della vita, lo Spirito è Signore della vita. Uno spirito (naturale quanto soprannaturale) è signore della propria.

Lo spirito di una vita che si eleva a signore di vita altrui, per stati di infinite corrispondenze fra gli stati dello spirito sottoposto, sosta a se stesso l’evoluzione della vita di cui si è fatto sovrano. Uno spirito che sosta a se stesso lo spirito altrui (così il proprio spirito se sosta la propria vita ad una idea di se) non consente l’evoluzione della vita sostata (propria o altra) tanto quanto è sostata. Uno spirito, che sostando l’evoluzione della vita propria quanto altrui non ne consente il libero perchè corrispondente processo, condiziona di se stesso ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta. Uno spirito (naturale quanto soprannaturale) che sosti l’evoluzione (sia presso se che presso altro da se) di ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta, nella vita naturale quanto soprannaturale, usurpa allo Spirito la sovranità su quella vita.

Secondo la Natura della sua forza e la Cultura della sua vita lo Spirito è la vita che è: forza del Principio della vita. Per quanto la sua Cultura sa e per ciò che la sua Natura sente uno spirito è la vita che è: forza del principio della sua vita. Poiché ciò che uno spirito sente sono stati di forza e gli stati di forza (indipendentemente dal loro stato) sono stati di vita, allora, secondo lo stato di quegli stati e indipendentemente dalla Natura della sua Cultura, uno spirito (naturale o soprannaturale) è la Natura di ciò che sa (Cultura) per quello che sente: la forza che si promana dalla vita che sa perchè sente se il suo principio di forza è quello della Natura, o sente perchè sa se il suo principio di forza è quello della Cultura.

Come una cellula del nostro corpo si staccherebbe dalla prossima sua se non l’amasse come se stessa, cioè, non fosse sia nella comunione di se (che altrimenti non avrebbe possibilità di vita) che presso la prossima sua (che altrimenti non potrebbe comunicare vita) così lo Spirito sta: amore perché comunione.

Come un raggio tollera di essere fermato da un ostacolo (tollera nel senso che non per questo è meno raggio) così lo Spirito ha la tolleranza come principale attributo. Lo Spirito non può non tollerare ciò che essendo forza della Sua forza è prossimo proprio come se stesso, cioè, stato del suo stato. Se lo Spirito non tollerasse ciò che è prossimo proprio come se stesso, non tollererebbe vita della Sua vita. Se lo Spirito non tollerasse vita della Sua vita, contraddirebbe il principio di cui è forza: la vita. Lo Spirito non diverge da una coscienza chiusa ma sta, sino a che essa, elevandosi per la conoscenza di ciò che è alla coscienza, acconsentendo alla pervasione, acconsente al fine: la vita naturale quanto soprannaturale. L’intolleranza è rifiuto di accoglienza: comporta la sclerosi della vita.

Come l’ignoranza, l’intolleranza separa vita da vita.
L’intolleranza verso se separa da se ciò che è proprio prossimo.
L’intolleranza verso l’altro separa ciò che è prossimo a se del se altrui.
L’intolleranza verso se uccide l’amore di se.
L’intolleranza verso l’altro uccide l’amore dell’altro.
L’intolleranza uccide l’amore fra se e l’altro.
L’intolleranza uccide l’amore perché uccide la comunione.

Nel discernere per quanto è giusto allo Spirito in quello che è (o non è) bene per la Natura e vero (o non vero) della Cultura) sia in quanto ci è prossimo proprio sia in quanto ci è prossimo del sé altrui e di quello del Principio, si comprende, naturalmente, culturalmente e spiritualmente, quello che di bene e di male ci è prossimo o non prossimo alla nostra vita, a quella altrui e a quella del Principio. Nella comprensione data dal discernimento concernente gli stati di bene, di vero e di giusto, prossimi al proprio sé, al sé altrui e a quello del Principio si elevano le capacità spirituali della vita che si riferisce al Principio: lo Spirito.

Se ciò che è delegato a far emergere da uno spirito ciò che è bene, vero e giusto per il suo stato, sovrappone i sensi del proprio discernimento a quelli dello spirito presso cui opera, compie una autoritaristica coercizione, che, altro non è, se non una spiritistica invasione: naturale o soprannaturale secondo il caso.

La corrispondenza fra la vita dello Spirito e la vita della sua vita (ciò che ha spirito) è sempre; sia quando è natura sensibile, sia quando è natura soprannaturale, sia comunque sia lo stato dello spirito di un dato spirito. Non può non esserlo perché la vita non può avere stati di vuoto se non ammettendo limiti al Suo principio: la vita.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito nella nostra coscienza è Cultura spirituale. Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione di uno spirito naturale e/o soprannaturale nella nostra coscienza è cultura spiritica. La spiritualità è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura dello Spirito: la vita. Lo spiritismo è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura di uno spirito: una vita. La Cultura spirituale nella coscienza conforma alla vita secondo lo Spirito. La Cultura spiritica nella coscienza conforma alla vita secondo uno spirito.

La percezione dello Spirito della vita è tramite naturale quanto soprannaturale di spiritualità. La percezione dello spirito di una vita (naturale quanto soprannaturale) è tramite di spiritismo: naturale quanto soprannaturale. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione dello Spirito e maggiore è la forza della spiritualità. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione di uno spirito e maggiore è la forza del corrispondente spiritismo. Secondo il suo stato di spirito, lo spirito che corrisponde con un altro è tramite di vita (naturale, culturale e spirituale) fra la propria ed altra.

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito umano che corrisponde con uno spirito soprannaturale è tramite di vita spiritica. Secondo il suo stato di spirito, l’umano che corrisponde con la vita del Principio (lo Spirito) è tramite della Sua forza fra la propria e quella altrui. La corrispondenza spiritica fra uno spirito umano ed uno soprannaturale prova che una vita è tornata alla Vita ma non prova quale sia la sua collocazione (elevata? bassa? divergente? cosciente? quanto? ecc.) nello stato della Vita.

Nei rapporti spiritistici (naturali quanto soprannaturali) il dubbio non può non essere una costante. Ciò, non per non credere allo spiritismo (che così non crederemmo alla totalità della Vita) ma per evitare, attraverso lo spiritismo, di diventare passivi strumenti (quando non complici) o di essere comunque strumentalizzati da volontà soprannaturali (o naturali) delle quali nulla sappiamo se non ciò che dichiarano alla nostra vita.

Nello spiritismo naturale quanto soprannaturale, il credere acriticamente comporta dei pericoli (morali, psichici, ecc.) dalle conseguenze anche inimmaginabili e/o anche irreparabili dato il concatenamento di cause ed effetto che si innescano operando sotto palese influsso o addirittura su esplicita indicazione di un qualsiasi spirito “guida”.

Nello spiritismo, sia naturale che soprannaturale, ciò che ne distingue la qualità è il fine. Se il fine dello spiritismo naturale quanto soprannaturale è quello di indirizzare lo stato umano verso la sua meta (il Principio) esso è provvido alla vita tanto quanto non condiziona di se l’arbitrio della vita che indirizza.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, colui che sa di non sapere ciò che per una vita è bene perché vero alla sua Cultura e, corrispondemente, giusto alla sua forza, secondo il suo stato di bene è nel bene della vita propria quanto altrui se colloca il suo spirito (la forza della sua vita) nello Spirito della Vita.

Essendo forza della vita che sino dal Principio si promana dalla corrispondenza di stati fra il Bene della Natura e il Vero della Cultura, lo Spirito è Giusto. Poiché la vita dello Spirito è forza e la forza è bene, il male, (dissidio naturale, culturale e spirituale perché erronea corrispondenza con il Principio del Bene di ogni bene), non è vita tanto quanto è male.

Uno spirito è in dissidio con se stesso quando altra vita (naturale sul piano naturale, e/o soprannaturale sul naturale) si colloca fra la Natura della Cultura del suo spirito e la Natura della Cultura della Vita: lo Spirito. Uno stato (naturale quanto soprannaturale) in discordia con se stesso e con la vita proietta influssi di forza altrettanto discordi.

Perché aperto allo Spirito (Vita di ogni vita) per l’influsso di forza che non si può ritrarre se non nello stato naturale, lo stato umano può essere ossessionato e/o invaso sino alla possessione sia da forze naturali quanto soprannaturali. Non vi è rito che di per se impedisca l’ossessione e/o l’invasione sino alla possessione; solo la spiritualità lo può perchè essendo rapporto con lo Spirito della Vita, esclude qualsiasi intermediario fra lo stato umano e quello divino. Gli stati umani o sovrumani che tendono alla possessione di altra vita, non possono oltrepassare il Principio: la vita.

Secondo il personale giudizio ogni spirito è libero di essere o di non essere vita della Vita ma nessun spirito è escluso dalla Vita. Se fosse, ciò significherebbe che la Vita può escludere una parte della sua vita ma ciò contraddirebbe il suo principio: la vita.

L’influsso della vita dello Spirito (naturale nella naturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale) si manifesta per corrispondenza di stati. Uno spirito naturale o soprannaturale che manifesta il suo sensibile influsso o per invasione e/o per possessione, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, o è uno spirito del male, o, deviando lo spirito influito da ciò che è il proprio bene, è uno spirito che può fare del male.

Secondo stati di infinite corrispondenze fra stati, un tramite fra la vita naturale e quella soprannaturale è naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente invaso, tanto quanto il suo arbitrio è quello dello spirito invasore. Chi subordina il proprio arbitrio a quello dello spirito invasore (naturale o soprannaturale che sia) è posseduto tanto quanto, a quello spirito, rimette il proprio. Lo spirito umano che sente la propria Natura occupata dallo spirito di un’altra Cultura (naturale quanto soprannaturale) si libera dall’asservimento collocando il principio della propria vita (la forza del proprio spirito) nella forza del Principio della Vita: lo Spirito. Chi separa la vita dalla sua forza favorisce i domini degli spiriti: soprannaturale quanto naturali. La condizione dello stato spirituale dell’influito, distingue l’influsso dello stato di spirito della vita influente.

Pace (cessazione dei dissidi) è la verità data dalla corrispondenza fra stati di Natura, Cultura, Spirito. Se la condizione dello stato di spirito di un influito è in quella forza, allora, dato ad ognuno il proprio stato e secondo il proprio stato, fra influito ed influente vi è vita nella verità. Il tramite che constata il possesso di aspetti culturali di tipo spirituale, che non hanno mai fatto parte della cultura del suo stato prima dell’evento spiritistico, è influito dalla Vita se il suo spirito è rivolto a quello Spirito, mentre è influito da della vita se il suo spirito è rivolto a quella.

Se uno stato umano, medium, fra la vita propria e quella dello Spirito, è tramite di sapere, il rapporto medianico è spirituale anche se si è originato da esperienza spiritica, mentre, se si fa tramite di qualsiasi genere di potere, il rapporto è spiritico anche se la conoscenza si è originata da una ricerca spirituale.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è alla conoscenza, medium, è coluio o colei che recepisce l’emozione della vita dello Spirito sia nello stato naturale quanto soprannaturale. Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito (naturale o soprannaturale) che opera con la Persona è medium dello Spirito. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito (naturale o soprannaturale) che opera nella e/o sulla Persona è medium di vita (naturale quanto soprannaturale) estraneo alla Persona.

Secondo il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato, ogni forza (ogni spirito) è medianico ponte di vita naturale nella naturale, soprannaturale nella soprannaturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale. Del “ponte”, è verificabile solo l’attributo di “via”: la Natura (umana e sovrumana) della vita. La verità (la Cultura) che proviene attraverso quella via è vera se conforma e conferma alla spiritualità (corrispondenza con la Vita perchè vita di ogni vita) mentre può essere vera quanto verosimile, o falsa, se conforma e conferma la coscienza allo spiritismo naturale quanto soprannaturale.

Frapporsi con il nostro spirito fra lo Spirito e una vita è ombrare la forza di quella vita. Ombrare gli stati di una vita oltre il suo grado di tolleranza pone quella vita in sofferenza. Lo stato della sofferenza è corrispondente allo stato della prevaricazione. Uno stato prevaricato può difendersi dalla sofferenza da prevaricazione o esaltando le sue difese o deprimendole.

L’esaltazione è vitalità in sofferenza per l’eccesso di forza con la quale una vita si difende dalla prevaricazione. La depressione è vitalità in sofferenza per difetto di forza con la quale una vita si difende dalla prevaricazione. Le esaltazioni e le depressioni sono stati di spirito della Natura che non corrisponde alla sua Cultura.

Della condizione di equilibrio degli organi naturali (omeostasi) si può dire che è la pace del corpo. Poiché per essere corrispondente forza ciò che è della Natura non può non essere della Cultura, allora, si può dire che vi è la pace nella mente quando nel suo stato vi è omeostasi culturale. Quando vi è equilibrio (corrispondenza di spirito) fra la sua forza e quella della Vita, allora si può dire che nella Persona vi è omeostasi spirituale. Dell’omeostasi naturale, culturale e spirituale (pace nel corpo, nella mente, e nella forza della vita) si può dunque dire che è la misura che indica ad uno spirito naturale quanto soprannaturale qual è la condizione del suo stato di vita.

Ciò che è dolore è errore contro la vita. Nello Spirito, essendo la forza della vita sino dal principio, non vi può essere errore e, dunque, neanche dolore. Se, dunque, vi è dolore nella vita, l’errore che lo provoca non può non dipendere che dallo stato in cui una vita vive la forza del suo spirito.

Lo Spirito – 1a Stesura

Lo Spirito è la vita della Natura che ne recepisce la forza secondo la sua Cultura.

Come un muscolo è l’immagine della sua forza, l’immagine dello Spirito è la vita soprannaturale e naturale di cui è forza.

Secondo la conoscenza di ciò che è alla coscienza, come la forza del nostro spirito è tramite di alleanza fra gli stati della nostra vita, (come fra vita e vita), così, la forza dello Spirito, è tramite di alleanza fra la vita umana e quella del Principio della vita.

Lo Spirito è l’emozione della vita che dice sé stessa.

L’emozione dello Spirito è Parola.

Secondo stati di infiniti stati di coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, il recepimento della forza dello Spirito è corrispondente all’accoglienza della sua parola: la vita.

Secondo lo stato di spirito del percepente, al recepimento del senso della vita corrisponde il recepimento del senso dello Spirito.

La percezione dello Spirito, conforma e conferma la coscienza, (naturale e soprannaturale), che percependone la forza ne percepisce la vita.

Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito, (la forza della vita sino dal Principio ) conforma la vita naturale quanto soprannaturale ad un rapporto fondato sul recepimento del corrispondente spirito.

La percezione dello Spirito della Vita, comporta un sempre più amplificato e vivificato conoscere, così, nel sentire secondo Natura e nel sapere secondo la corrispondente Cultura, la coscienza riconosce quanto di naturale e di soprannaturale per lo Spirito vive.

Nel suo divenire esistenziale, (dal naturale al soprannaturale), lo spirito umano che prende coscienza dell’origine della sua forza, (lo Spirito), corrisponde con tutto ciò che, per stati di infinite corrispondenze fra stati, è vita della Sua vita.

Data la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la maggiore percezione dello Spirito della vita, maggiora la forza della spiritualità.

Secondo lo stato di spirito, e dato ad ognuno il proprio stato di spirito, la Cultura della vita di una Natura che corrisponde con la Natura della Cultura del Principio della vita, (la vita) è emozionalmente estatica.

Il carisma è il carattere della vita secondo forza: Natura della Cultura dello Spirito.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è conoscenza la vita che si colloca in quella dello Spirito, ha carisma tanto quanto si colloca.

Poiché vi è vita spirituale e vita spiritica, allora, secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quei stati vi è carisma di orientamento spirituale e carisma di orientamento spiritico.

Più è rilevante lo stato della corrispondenza spirituale e/o spiritica e più è rilevante lo stato del carisma.

Il carismatico di indirizzo spiritico, più orienta la propria vita secondo i doni ricevuti, (i carismi), e più è posseduto dalle condizioni di vita dello spirito donante.

Il possesso dei carismi di orientamento spiritico prova che lo stato della forza dello Spirito di una o più realtà soprannaturali sono nello spirito di una realtà naturale ma non prova lo stato di vita di quelle forze.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale, è fonte di attendibile forza, tanto quanto non pone motivi di divisione: vuoi in una data vita, vuoi fra vita e vita, vuoi fra una vita ed il suo Principio.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale non è fonte di attendibile forza tanto quanto pone motivi di divisione nella vita.

Lo Spirito, essendo forza, è condizione di vita, ma, non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

Fra lo Spirito e gli spiriti, (naturali quanto soprannaturali), vi è relazione di Immagine, (la vita al Principio), e di Somiglianza: la vita che è conseguita dalla sua volontà di vita del Principio. Ponendo dati cognitivi per uguaglianza e per differenza, il rapporto è magistrale.

Perché principio della vita, della forza della vita di ogni Somiglianza, lo Spirito è maestro.

Perché forza magistrale sino dal Principio, lo Spirito è maestro sovrano.

Perché il nostro spirito ci è forza magistrale sino dal principio del nostro stato, il nostro spirito ci è maestro sovrano.

Lo Spirito è l’immagine della forza cui gli spiriti somigliano, ed è l’identità della forza cui gli spiriti si riferiscono per identificarsi.

Gli spiriti, (naturali quanto i soprannaturali), sono a Somiglianza dell’Immagine secondo lo stato della corrispondenza dato dall’identificazione con l’Identità: lo Spirito.

Lo stato dell’identità di uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), dato dallo stato dell’identificazione con lo Spirito è ciò distingue spirito da spirito.

Nello stato dello Spirito, l’identità degli spiriti è data dallo stato del loro spirito.

Più sono presso lo Spirito, (forza della Natura della Cultura della Vita ) e più, identificandosi, assomigliano all’Identità.

Uno spirito è vicino allo stato dello Spirito, tanto più è nello stato dello Spirito: il Principio della vita.

Tanto più uno spirito è lontano dallo stato dello Spirito e tanto meno è nello stato della Vita e tanto più è presso il proprio stato di vita.

Poiché solo lo Spirito del Principio è vicino a se stesso, ne consegue, che in ogni stato di vita soprannaturale permangono degli stati di vita naturali.

Lo Spirito, essendo Natura, (forza), della Cultura, (la vita), della Vita, è la forza che guida la Natura della Cultura della vita che origina.

Attraverso le indicazioni date dal raffronto fra l’immagine del Principio, (lo Spirito universale), e ciò che è a Sua somiglianza, (lo spirito particolare), lo Spirito è la guida che orienta la forza di spirito di ogni vita.

Lo Spirito guida la vita attraverso emozioni di bene.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale che orienta una vita verso il suo Principio, (lo Spirito), non cura le manifestazioni della Natura della Cultura di quella vita allo scopo di condizionarla, possederla e/o comunque dominarla ma per educarla secondo le corrispondenze di spirito fra vita e vita e fra vita e la Vita.

Nessun spirito che si orienti verso lo Spirito, interferisce la forza della vita data dallo Spirito, perché uno spirito altera la condizione della forza data dallo Spirito se la condiziona con lo spirito della propria.

Uno spirito che interferisce nell’umana vitalità, ombra la vita e la vitalità della vita sulla quale attua l’interferenza.

Uno spirito naturale o soprannaturale, (secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati della vita propria con l’altra e della propria con la Vita), è guida dello Spirito tanto quanto è vita secondo Spirito, cioè, secondo forza.

Quando uno spirito naturale quanto soprannaturale guida secondo la Natura della sua Cultura, allora è una guida che si sovrappone alla guida dello Spirito: principio della forza della Vita.

Uno spirito naturale o soprannaturale che tenda alla guida di un altro, lo guida secondo la forza di ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, ma, ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, quanto è conoscenza di ciò che è alla coscienza della Forza della Vita?

Lo Spirito della Vita, è il Principio che guida la vita che inizia. Essendo Principio della vita, lo Spirito è Signore della vita.

Dato il rapporto di comparazione fra Immagine e Somiglianza, uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), è signore della propria.

Lo spirito di una vita che si eleva a signore di vita altrui, per stati di infinite corrispondenze fra gli stati dello spirito sottoposto, sosta a sé stesso l’evoluzione della vita di cui si è fatto sovrano.

Uno spirito che sosta a se stesso lo spirito altrui, (così il proprio spirito se sosta la propria vita ad una idea di se stesso), non consente l’evoluzione della vita sostata (propria o altra), tanto quanto è sostata.

Uno spirito, che sostando l’evoluzione della vita propria quanto altrui non ne consente il libero perché corrispondente processo, condiziona di se stesso ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta.

Uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), che sosti l’evoluzione, (sia presso sé che presso altro da sé), di ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta, nella vita naturale quanto soprannaturale usurpa allo Spirito la sovranità su quella vita.

Come una cellula del nostro corpo si staccherebbe dalla prossima sua se non l’amasse come se stessa, cioè, non fosse sia nella comunione di sé, (che altrimenti non avrebbe possibilità di vita), che presso la prossima sua, (che altrimenti non potrebbe comunicare vita), così lo Spirito sta: amore perché comunione.

Come un raggio tollera di essere fermato da un ostacolo, (tollera nel senso che non per questo è meno raggio), così lo Spirito ha la tolleranza come principale attributo.

Lo Spirito non può non tollerare ciò che essendo forza della Sua forza è prossimo proprio come se stesso, cioè, stato del suo stato.

Se lo Spirito non tollerasse ciò che è prossimo proprio come se stesso, non tollererebbe vita della Sua vita.

Se lo Spirito non tollerasse vita della Sua vita, contraddirebbe il principio di cui è forza: la vita.

Lo Spirito non diverge da una coscienza chiusa, ma sta, sino a che essa, elevandosi per la conoscenza di ciò che è alla coscienza, acconsentendo alla pervasione, acconsente al fine: la vita.

Nel discernere per quanto è giusto allo Spirito in quello che è o non è bene per la Natura, e vero o non vero della Cultura, si comprende, naturalmente, culturalmente e spiritualmente, quello che di bene e di male ci è prossimo o non prossimo alla nostra vita, a quella altrui e a quella del Principio.

Nella comprensione data dal discernimento concernente gli stati di bene, di vero e di giusto, prossimi al proprio se, al se altrui e a quello del Principio si elevano le capacità spirituali della vita che si riferisce al Principio: lo Spirito.

Se ciò che è delegato a far emergere da uno spirito ciò che è bene, vero e giusto per il suo stato, sovrappone i sensi del proprio discernimento a quelli dello spirito presso cui opera, compie una autoritaristica coercizione, che, altro non è, se non una spiritistica invasione: naturale o soprannaturale secondo il caso.

La corrispondenza fra la vita dello Spirito e la vita della sua vita è sempre; sia quando è natura sensibile, sia quando è natura soprannaturale, sia comunque sia lo stato dello spirito di un dato spirito.

Non può non esserlo perché la vita non può avere stati di vuoto se non ammettendo dei vuoti nella forza della vita del Principio: lo Spirito.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito nella nostra coscienza è Cultura spirituale.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione di uno spirito naturale e/o soprannaturale nella nostra coscienza è cultura spiritica.

La spiritualità è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura dello Spirito: la vita.

Lo spiritismo è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura di uno spirito: una vita.

La Cultura spirituale nella coscienza conforma la vita secondo lo Spirito. La Cultura spiritica nella coscienza conforma la vita secondo uno spirito.

La percezione dello Spirito della vita è tramite naturale quanto soprannaturale di spiritualità. La percezione dello spirito di una vita è tramite di spiritismo: naturale quanto soprannaturale.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione dello Spirito e maggiore è la forza della spiritualità. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione di uno spirito e maggiore è la forza dello spiritismo.

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito che corrisponde con un altro è tramite di vita fra la propria ed altra.

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito umano che corrisponde con uno spirito soprannaturale è tramite di vita spiritica.

Secondo il suo stato di spirito, l’umano che corrisponde con la vita del Principio, (lo Spirito), è tramite della Sua forza fra la propria e quella altrui.

La corrispondenza spiritica fra uno spirito umano ed uno soprannaturale prova che una vita è tornata alla Vita ma non prova quale sia la sua collocazione nello stato della Vita.

Nello spiritismo, (naturale quanto soprannaturale), il dubbio non può non essere una costante. Ciò, non per non credere allo spiritismo, (che così non crederemmo alla totalità della Vita), ma per evitare, (attraverso lo spiritismo), di diventare passivi strumenti, (quando non complici), o di essere comunque strumentalizzati da volontà soprannaturali, (o naturali), delle quali nulla sappiamo se non ciò che dichiarano alla nostra vita.

Nello spiritismo naturale quanto soprannaturale, il credere acriticamente comporta dei pericoli morali e psichici, anche inimmaginabili e/o anche irreparabili, dato il concatenamento di cause ed effetto che si innescano operando sotto palese influsso o addirittura su esplicita indicazione di un qualsiasi spirito “guida”.

Nello spiritismo, sia naturale che soprannaturale, ciò che ne distingue la qualità è il fine.

Se il fine dello spiritismo naturale quanto soprannaturale è quello di indirizzare lo stato umano verso la sua meta, (il Principio), esso è provvido alla vita tanto quanto non condiziona di se l’arbitrio della vita che indirizza.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, chi sa di non sapere ciò che per una vita è bene, (perché vero alla sua Cultura e giusto alla sua forza), secondo il suo stato di bene è nel bene della vita propria quanto altrui, se colloca il suo spirito, (la forza della sua vita), nello Spirito: la forza della Vita.

Il male, (dolore naturale e spirituale da errore culturale), è non vita tanto quanto è male.

Uno spirito naturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con i principi della vita: il bene nella Natura ed il vero nella Cultura per quanto è giusto al suo spirito.

Uno spirito soprannaturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con il Principio dei principi: il Bene, il Vero, il Giusto della Vita.

Una vita, (naturale quanto soprannaturale), in discordia con sé stessa e con la Vita, proietta influssi di forza altrettanto discordi.

Perché aperto allo Spirito per l’influsso di forza che non si può ritrarre se non nello stato naturale, lo stato umano può essere ossessionato e/o invaso sino alla possessione sia da forze naturali quanto soprannaturali.

Non vi è rito, che di per se impedisca l’ossessione e/o l’invasione sino alla possessione; solo la spiritualità lo può perché essendo rapporto con lo Spirito della Vita, esclude qualsiasi intermediario fra lo stato umano e quello divino.

Gli stati umani o sovrumani che tendono alla possessione di altra vita, non possono oltrepassare il principio: la vita.

Secondo il personale giudizio, ogni spirito è libero di essere o di non essere vita della Vita, ma, nessun spirito particolare è escluso dall’universale: la Vita. Se fosse, ciò significherebbe che la Vita può escludere una parte della sua vita, ma ciò contraddirebbe il principio di cui è Principio: la vita.

L’influsso della vita dello Spirito, (naturale nella naturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale) si manifesta per corrispondenza di stati.

Uno spirito naturale o soprannaturale che manifesta il suo sensibile influsso o per invasione e/o per possessione, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, o è uno spirito del male, o, deviando lo spirito influito da ciò che è il proprio bene, è uno spirito che può fare del male.

Secondo stati di infinite corrispondenze fra stati, un tramite fra la vita naturale e quella soprannaturale è naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente influito o invaso, tanto quanto il suo arbitrio è quello dello spirito influente o invasore.

Chi subordina il proprio arbitrio a quello dello spirito influente o invasore, (naturale o soprannaturale che sia), è influito o posseduto tanto quanto, a quello spirito, rimette il proprio.

Lo spirito umano che sente la propria Natura occupata dallo spirito di un’altra Cultura, (naturale quanto soprannaturale), si libera dall’asservimento collocando il principio della propria vita, (la forza del proprio spirito), nella forza del Principio della Vita: lo Spirito.

Chi separa la vita dalla sua forza, favorisce i domini degli spiriti: soprannaturale quanto naturali.

La condizione dello stato spirituale dell’influito, distingue l’influsso dello stato di spirito della vita influente. Se la condizione dello stato di spirito di un influito è in pace, allora, dato ad ognuno il proprio stato e secondo il proprio stato, fra influito ed influente vi è vita nella verità.

Il tramite che constata il possesso di aspetti culturali di tipo spirituale, che non hanno mai fatto parte della cultura del suo stato prima dell’evento spiritistico, è influito dalla Vita se il suo spirito è rivolto a quello Spirito, mentre è influito da della vita se il suo spirito è rivolto a quella.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito), è tramite di sapere, il rapporto medianico è spirituale anche se si è originato da esperienza spiritica.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito) si fa tramite di qualsiasi genere di potere, il rapporto è spiritico anche se la conoscenza si è originata da una ricerca spirituale.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è alla conoscenza, medium, è colui o colei che recepisce l’emozione della vita naturale se è orientato verso quello stato, o soprannaturale se eleva il suo orientamento di vita.

Lo stato della coscienza della vita del dato medium, distingue il tramite che recepisce la vita naturale da quello che recepisce la vita soprannaturale, ma, la percezione di uno stato non è distinguibile da un altro perché la vita è stato di infiniti stati di vita.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale), che opera con la Persona è medium dello Spirito.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale) che opera nella e/o sulla Persona, è medium di vita, (naturale quanto soprannaturale), estraneo alla Persona.

Secondo il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato, ogni forza, (ogni spirito), è medianico ponte di vita naturale nella naturale, soprannaturale nella soprannaturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale.

Del ” ponte “, è verificabile solo l’attributo di ” via “: la Natura umana o sovrumana della vita. Non è verificabile la verità, vuoi perché il male è uno spirito che può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male, vuoi perché, anche l’errore è una forza che può dar del bene, dove non vi è coscienza che sia un male.

Lo Spirito – 2a Stesura

La percezione dello Spirito è della coscienza che lo recepisce come forza della vita. Lo Spirito è la vita della Natura che ne recepisce la forza secondo la sua Cultura. Come un muscolo è l’immagine della sua forza, l’immagine dello Spirito è la vita soprannaturale e naturale di cui è forza. Secondo la conoscenza di ciò che è alla coscienza, come la forza del nostro spirito è tramite di alleanza fra gli stati della nostra vita, (come fra vita e vita), così, la forza dello Spirito, è tramite di alleanza fra la vita umana e quella del Principio della vita. Come per la parola, lo Spirito è l’emozione della vita che dice sé stessa.

Secondo stati di infiniti stati di coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, il recepimento della forza dello Spirito è corrispondente all’accoglienza della sua parola: la vita.

Secondo lo stato di spirito del percepente, al recepimento del senso della vita corrisponde il recepimento del senso dello Spirito.

La percezione dello Spirito, conforma e conferma la coscienza, (naturale e soprannaturale), che percependone la forza ne percepisce la vita.

Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito, (la forza della vita sino dal Principio ) conforma la vita naturale quanto soprannaturale ad un rapporto fondato sul recepimento del corrispondente spirito.

La percezione dello Spirito della Vita, comporta un sempre più amplificato e vivificato conoscere, così, nel sentire secondo Natura e nel sapere secondo la corrispondente Cultura, la coscienza riconosce quanto di naturale e di soprannaturale per lo Spirito vive.

Nel suo divenire esistenziale, (dal naturale al soprannaturale), lo spirito umano che prende coscienza dell’origine della sua forza, (lo Spirito), corrisponde con tutto ciò che, per stati di infinite corrispondenze fra stati, è vita della Sua vita.

Data la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la maggiore percezione dello Spirito della vita, maggiora la forza della spiritualità.

Secondo lo stato di spirito, e dato ad ognuno il proprio stato di spirito, la Cultura della vita di una Natura che corrisponde con la Natura della Cultura del Principio della vita, (la vita) è emozionalmente estatica.

Il carisma è il carattere della vita secondo forza: Natura della Cultura dello Spirito.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è conoscenza la vita che si colloca in quella dello Spirito, ha carisma tanto quanto si colloca.

Poiché vi è vita spirituale e vita spiritica, allora, secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quei stati vi è carisma di orientamento spirituale e carisma di orientamento spiritico.

Più è rilevante lo stato della corrispondenza spirituale e/o spiritica e più è rilevante lo stato del carisma.

Il carismatico di indirizzo spiritico, più orienta la propria vita secondo i doni ricevuti, (i carismi), e più è posseduto dalle condizioni di vita dello spirito donante.

Il possesso dei carismi di orientamento spiritico prova che lo stato della forza dello Spirito di una o più realtà soprannaturali sono nello spirito di una realtà naturale ma non prova lo stato di vita di quelle forze.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale, è fonte di attendibile forza, tanto quanto non pone motivi di divisione: vuoi in una data vita, vuoi fra vita e vita, vuoi fra una vita ed il suo Principio.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale non è fonte di attendibile forza tanto quanto pone motivi di divisione nella vita.

Lo Spirito, essendo forza, è condizione di vita, ma, non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

Fra lo Spirito e gli spiriti, (naturali quanto soprannaturali), vi è relazione di Immagine, (la vita al Principio), e di Somiglianza: la vita che è conseguita dalla sua volontà di vita del Principio. Ponendo dati cognitivi per uguaglianza e per differenza, il rapporto è magistrale.

Perché principio della vita, della forza della vita di ogni Somiglianza, lo Spirito è maestro.

Perché forza magistrale sino dal Principio, lo Spirito è maestro sovrano.

Perché il nostro spirito ci è forza magistrale sino dal principio del nostro stato, il nostro spirito ci è maestro sovrano.

Lo Spirito è l’immagine della forza cui gli spiriti somigliano, ed è l’identità della forza cui gli spiriti si riferiscono per identificarsi.

Gli spiriti, (naturali quanto i soprannaturali), sono a Somiglianza dell’Immagine secondo lo stato della corrispondenza dato dall’identificazione con l’Identità: lo Spirito.

Lo stato dell’identità di uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), dato dallo stato dell’identificazione con lo Spirito è ciò distingue spirito da spirito.

Nello stato dello Spirito, l’identità degli spiriti è data dallo stato del loro spirito.

Più sono presso lo Spirito, (forza della Natura della Cultura della Vita ) e più, identificandosi, assomigliano all’Identità.

Uno spirito è vicino allo stato dello Spirito, tanto più è nello stato dello Spirito: il Principio della vita.

Tanto più uno spirito è lontano dallo stato dello Spirito e tanto meno è nello stato della Vita e tanto più è presso il proprio stato di vita.

Poiché solo lo Spirito del Principio è vicino a se stesso, ne consegue, che in ogni stato di vita soprannaturale permangono degli stati di vita naturali.

Lo Spirito, essendo Natura, (forza), della Cultura, (la vita), della Vita, è la forza che guida la Natura della Cultura della vita che origina.

Attraverso le indicazioni date dal raffronto fra l’immagine del Principio, (lo Spirito universale), e ciò che è a Sua somiglianza, (lo spirito particolare), lo Spirito è la guida che orienta la forza di spirito di ogni vita.

Lo Spirito guida la vita attraverso emozioni di bene.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale che orienta una vita verso il suo Principio, (lo Spirito), non cura le manifestazioni della Natura della Cultura di quella vita allo scopo di condizionarla, possederla e/o comunque dominarla ma per educarla secondo le corrispondenze di spirito fra vita e vita e fra vita e la Vita.

Nessun spirito che si orienti verso lo Spirito, interferisce la forza della vita data dallo Spirito, perché uno spirito altera la condizione della forza data dallo Spirito se la condiziona con lo spirito della propria.

Uno spirito che interferisce nell’umana vitalità, ombra la vita e la vitalità della vita sulla quale attua l’interferenza.

Uno spirito naturale o soprannaturale, (secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati della vita propria con l’altra e della propria con la Vita), è guida dello Spirito tanto quanto è vita secondo Spirito, cioè, secondo forza.

Quando uno spirito naturale quanto soprannaturale guida secondo la Natura della sua Cultura, allora è una guida che si sovrappone alla guida dello Spirito: principio della forza della Vita.

Uno spirito naturale o soprannaturale che tenda alla guida di un altro, lo guida secondo la forza di ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, ma, ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, quanto è conoscenza di ciò che è alla coscienza della Forza della Vita?

Lo Spirito della Vita, è il Principio che guida la vita che inizia. Essendo Principio della vita, lo Spirito è Signore della vita.

Dato il rapporto di comparazione fra Immagine e Somiglianza, uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), è signore della propria.

Lo spirito di una vita che si eleva a signore di vita altrui, per stati di infinite corrispondenze fra gli stati dello spirito sottoposto, sosta a sé stesso l’evoluzione della vita di cui si è fatto sovrano.

Uno spirito che sosta a se stesso lo spirito altrui, (così il proprio spirito se sosta la propria vita ad una idea di se stesso), non consente l’evoluzione della vita sostata (propria o altra), tanto quanto è sostata.

Uno spirito, che sostando l’evoluzione della vita propria quanto altrui non ne consente il libero perché corrispondente processo, condiziona di se stesso ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta.

Uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), che sosti l’evoluzione, (sia presso sé che presso altro da sé), di ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta, nella vita naturale quanto soprannaturale usurpa allo Spirito la sovranità su quella vita.

Come una cellula del nostro corpo si staccherebbe dalla prossima sua se non l’amasse come se stessa, cioè, non fosse sia nella comunione di sé, (che altrimenti non avrebbe possibilità di vita), che presso la prossima sua, (che altrimenti non potrebbe comunicare vita), così lo Spirito sta: amore perché comunione.

Come un raggio tollera di essere fermato da un ostacolo, (tollera nel senso che non per questo è meno raggio), così lo Spirito ha la tolleranza come principale attributo.

Lo Spirito non può non tollerare ciò che essendo forza della Sua forza è prossimo proprio come se stesso, cioè, stato del suo stato.

Se lo Spirito non tollerasse ciò che è prossimo proprio come se stesso, non tollererebbe vita della Sua vita.

Se lo Spirito non tollerasse vita della Sua vita, contraddirebbe il principio di cui è forza: la vita.

Lo Spirito non diverge da una coscienza chiusa, ma sta, sino a che essa, elevandosi per la conoscenza di ciò che è alla coscienza, acconsentendo alla pervasione, acconsente al fine: la vita.

Nel discernere per quanto è giusto allo Spirito in quello che è o non è bene per la Natura, e vero o non vero della Cultura, si comprende, naturalmente, culturalmente e spiritualmente, quello che di bene e di male ci è prossimo o non prossimo alla nostra vita, a quella altrui e a quella del Principio.

Nella comprensione data dal discernimento concernente gli stati di bene, di vero e di giusto, prossimi al proprio se, al se altrui e a quello del Principio si elevano le capacità spirituali della vita che si riferisce al Principio: lo Spirito.

Se ciò che è delegato a far emergere da uno spirito ciò che è bene, vero e giusto per il suo stato, sovrappone i sensi del proprio discernimento a quelli dello spirito presso cui opera, compie una autoritaristica coercizione, che, altro non è, se non una spiritistica invasione: naturale o soprannaturale secondo il caso

La corrispondenza fra la vita dello Spirito e la vita della sua vita è sempre; sia quando è natura sensibile, sia quando è natura soprannaturale, sia comunque sia lo stato dello spirito di un dato spirito.

Non può non esserlo perché la vita non può avere stati di vuoto se non ammettendo dei vuoti nella forza della vita del Principio: lo Spirito.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito nella nostra coscienza è Cultura spirituale.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione di uno spirito naturale e/o soprannaturale nella nostra coscienza è cultura spiritica.

La spiritualità è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura dello Spirito: la vita.

Lo spiritismo è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura di uno spirito: una vita.

La Cultura spirituale nella coscienza conforma la vita secondo lo Spirito. La Cultura spiritica nella coscienza conforma la vita secondo uno spirito.

La percezione dello Spirito della vita è tramite naturale quanto soprannaturale di spiritualità. La percezione dello spirito di una vita è tramite di spiritismo: naturale quanto soprannaturale.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione dello Spirito e maggiore è la forza della spiritualità. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione di uno spirito e maggiore è la forza dello spiritismo./p>

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito che corrisponde con un altro è tramite di vita fra la propria ed altra.

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito umano che corrisponde con uno spirito soprannaturale è tramite di vita spiritica.

Secondo il suo stato di spirito, l’umano che corrisponde con la vita del Principio, (lo Spirito), è tramite della Sua forza fra la propria e quella altrui.

La corrispondenza spiritica fra uno spirito umano ed uno soprannaturale prova che una vita è tornata alla Vita ma non prova quale sia la sua collocazione nello stato della Vita.

Nello spiritismo, (naturale quanto soprannaturale), il dubbio non può non essere una costante. Ciò, non per non credere allo spiritismo, (che così non crederemmo alla totalità della Vita), ma per evitare, (attraverso lo spiritismo), di diventare passivi strumenti, (quando non complici), o di essere comunque strumentalizzati da volontà soprannaturali, (o naturali), delle quali nulla sappiamo se non ciò che dichiarano alla nostra vita.

Nello spiritismo naturale quanto soprannaturale, il credere acriticamente comporta dei pericoli morali e psichici, anche inimmaginabili e/o anche irreparabili, dato il concatenamento di cause ed effetto che si innescano operando sotto palese influsso o addirittura su esplicita indicazione di un qualsiasi spirito ” guida “.

Nello spiritismo, sia naturale che soprannaturale, ciò che ne distingue la qualità è il fine.

Se il fine dello spiritismo naturale quanto soprannaturale è quello di indirizzare lo stato umano verso la sua meta, (il Principio), esso è provvido alla vita tanto quanto non condiziona di se l’arbitrio della vita che indirizza.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, chi sa di non sapere ciò che per una vita è bene, (perché vero alla sua Cultura e giusto alla sua forza), secondo il suo stato di bene è nel bene della vita propria quanto altrui, se colloca il suo spirito, (la forza della sua vita), nello Spirito: la forza della Vita.

Il male, (dolore naturale e spirituale da errore culturale), è non vita tanto quanto è male.

Uno spirito naturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con i principi della vita: il bene nella Natura ed il vero nella Cultura per quanto è giusto al suo spirito.

 Uno spirito soprannaturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con il Principio dei principi: il Bene, il Vero, il Giusto della Vita.

Una vita, (naturale quanto soprannaturale), in discordia con sé stessa e con la Vita, proietta influssi di forza altrettanto discordi.

Perché aperto allo Spirito per l’influsso di forza che non si può ritrarre se non nello stato naturale, lo stato umano può essere ossessionato e/o invaso sino alla possessione sia da forze naturali quanto soprannaturali.

Non vi è rito, che di per se impedisca l’ossessione e/o l’invasione sino alla possessione; solo la spiritualità lo può perché essendo rapporto con lo Spirito della Vita, esclude qualsiasi intermediario fra lo stato umano e quello divino.

Gli stati umani o sovrumani che tendono alla possessione di altra vita, non possono oltrepassare il principio: la vita.

Secondo il personale giudizio, ogni spirito è libero di essere o di non essere vita della Vita, ma, nessun spirito particolare è escluso dall’universale: la Vita. Se fosse, ciò significherebbe che la Vita può escludere una parte della sua vita, ma ciò contraddirebbe il principio di cui è Principio: la vita.

L’influsso della vita dello Spirito, (naturale nella naturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale) si manifesta per corrispondenza di stati.

Uno spirito naturale o soprannaturale che manifesta il suo sensibile influsso o per invasione e/o per possessione, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, o è uno spirito del male, o, deviando lo spirito influito da ciò che è il proprio bene, è uno spirito che può fare del male.

Secondo stati di infinite corrispondenze fra stati, un tramite fra la vita naturale e quella soprannaturale è naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente influito o invaso, tanto quanto il suo arbitrio è quello dello spirito influente o invasore.

Chi subordina il proprio arbitrio a quello dello spirito influente o invasore, (naturale o soprannaturale che sia), è influito o posseduto tanto quanto, a quello spirito, rimette il proprio.

Lo spirito umano che sente la propria Natura occupata dallo spirito di un’altra Cultura, (naturale quanto soprannaturale), si libera dall’asservimento collocando il principio della propria vita, (la forza del proprio spirito), nella forza del Principio della Vita: lo Spirito.

Chi separa la vita dalla sua forza, favorisce i domini degli spiriti: soprannaturale quanto naturali.

La condizione dello stato spirituale dell’influito, distingue l’influsso dello stato di spirito della vita influente. Se la condizione dello stato di spirito di un influito è in pace, allora, dato ad ognuno il proprio stato e secondo il proprio stato, fra influito ed influente vi è vita nella verità.

Il tramite che constata il possesso di aspetti culturali di tipo spirituale, che non hanno mai fatto parte della cultura del suo stato prima dell’evento spiritistico, è influito dalla Vita se il suo spirito è rivolto a quello Spirito, mentre è influito da della vita se il suo spirito è rivolto a quella.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito), è tramite di sapere, il rapporto medianico è spirituale anche se si è originato da esperienza spiritica.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito) si fa tramite di qualsiasi genere di potere, il rapporto è spiritico anche se la conoscenza si è originata da una ricerca spirituale.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è alla conoscenza, medium, è colui o colei che recepisce l’emozione della vita naturale se è orientato verso quello stato, o soprannaturale se eleva il suo orientamento di vita.

Lo stato della coscienza della vita del dato medium, distingue il tramite che recepisce la vita naturale da quello che recepisce la vita soprannaturale, ma, la percezione di uno stato non è distinguibile da un altro perché la vita è stato di infiniti stati di vita.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale), che opera con la Persona è medium dello Spirito.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale) che opera nella e/o sulla Persona, è medium di vita, (naturale quanto soprannaturale), estraneo alla Persona.

Secondo il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato, ogni forza, (ogni spirito), è medianico ponte di vita naturale nella naturale, soprannaturale nella soprannaturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale.

Del ” ponte “, è verificabile solo l’attributo di ” via “: la Natura umana o sovrumana della vita. Non è verificabile la verità, vuoi perché il male è uno spirito che può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male, vuoi perché, anche l’errore è una forza che può dar del bene naturale, dove non vi è coscienza che sia un errore culturale.

Lo Spirito è giusto

se vola nel cielo del Giusto

Per cielo intendo l’area fra due intenzioni agenti: quella della Determinazione e quella dell’Accoglienza. Ora, sia di questo piano della vita come dell’ulteriore (cambiano i fattori ma non i risultati) ammettiamo che lo spazio giusto frai due agenti sia 10. Data la misura, la Determinazione non è invasiva tanto quanto non la supera, e l’Accoglienza non è remissiva tanto quanto non la subisce. Lo spazio giusto, quindi, lo dice la nostra remissività, tanto quanto non si sente variamente oppressa, e lo dice la nostra Determinazione tanto quanto non si sente variamente oppressiva. Visto che la vita è stato di infiniti stati di vita, così anche le misure fra gli agenti sono composte da infiniti stati di spirito. Viste le infinite misure del nostro spirito, quale la rotta certa? La rotta certa si stabilizza, tanto quanto lo spirito non è impedito da eccessi nella determinazione, o da eccessi nell’accoglienza. Quando succede, si deve rivedere il pilota, e non per ultimo, ricordare che il volo è giusto, tanto quanto non ci distrae lo stato della pista (vecchia, nuova, alta, bassa, ecc. ecc) come neanche farci distrarre dalle condizioni atmosferiche dei sentimenti, perché perennemente mutevoli. In fine, giusto per non subire la pena di brutti atterraggi, raccomanderei di non porre distrazione fra il nostro sentire lo spirito, e il nostro pilotare lo spirito.

 

Spirito saulino e spirito vitaliano: confronti.

Tenuto conto delle differenze personali e di conoscenza, una parte dell’esperienza di vita dell’autore di quest’opera può dirsi parallela a quella di Saulo di Tarso, poi s. Paolo. Mi riferisco all’incontro con uno spirito. Quello che si rivelò a Saulo disse di essere quello di Cristo. Quello che si rivelò allo scrivente si manifestò per quello che era. Secondo Teresa d’Avila, “è maledetto chi crede nell’uomo”. Se ciò vale per la vita naturale, non di meno vale per la vita soprannaturale. Non solo perché è umanità che fu, ma anche perché il male può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Sia che riguardi una affermazione di identità, sia che riguardi una qualsiasi altra affermazione, questa possibilità, pertanto, pone dubbio, non sulla rivelazione soprannaturale in sé, ma, oltreché sugli effettivi perché si è manifestata, anche sull’identità di qualsiasi spirito. La potenza dello spirito che si rivela nelle manifestazioni spiritiche, (basse o elevate che sia, o che tali ci appaiano), non necessariamente prova che il suo stato spirituale corrisponde con il Bene. Ben vero che non prova neanche il contrario. L’impossibilità di ogni accertamento, allora, non può non essere ulteriore fonte di riserva verso ogni rivelazione e/o manifestazione di origine spiritica. Non solo Cristo, ma ognuno di noi, può dirsi Via, (Natura della vita), Verità, (Cultura della vita), e, per forza dello Spirito: Vita. La storia personale, pertanto, non può non essere che propria strada. Una strada di vita è propria, tanto quanto non è condizionata da altra vita: umana o spiritica che sia. In modo proporzionale alla rilevanza della rivelazione spiritica, ne consegue che ogni ingerenza soprannaturale nella vita naturale, non può non far deviare, o quanto meno scombussolare un soggettivo percorso. Vuoi in virtù dell’affermazione di Teresa D’Avila, vuoi per la conoscenza delle possibilità dell’Errore quando non del Male, lo scrivente crede solamente nel Principio della vita. Il porre la sua fede nella sola vita del Principio, gli ha impedito:

    •  di essere culturalmente cieco nei confronti degli spiriti
    • di restare suddito dalla vita spiritica che gli si è manifestata
    • di originare e/o motivare qualsiasi forma di sudditanza nei confronti della vita spiritica.

Altresì, gli ha concesso:

    • di mantenere in sella la mente, che l’esperienza nello spiritismo aveva fatto vacillare;
    • nel recuperato equilibrio, di tornare alla sua realtà;
    • di proseguire oltre quella conoscenza.

Come attraverso una conseguenza si giunge alla causa, chi scrive, infatti, è passato dalla conoscenza del particolare, (emozionale incontro con uno spirito), all’universale: emozionale incontro con lo Spirito. Lo stato emozionale dell’incontro con lo Spirito è proporzionale alla percezione dell’universalità della vita. Tanto più si è capaci di questo stato di percezione e, tanto più, nella nostra strada ” per Damasco “, il nostro spirito, (la forza della nostra vita), incontra lo Spirito: la forza della Vita. Questo stato di conoscenza è Spiritualità. Della causa della vita sino dal principio, (e, dello stesso Principio), lo scrivente, certamente non sostiene di saperne la Persona e, tanto meno, di averLa incontrata di persona, ma, in ragione del principio dell’uguaglianza che è fra una Somiglianza, (uno spirito), e l’Immagine, (lo Spirito), di averne solamente riconosciuto gli stati di principio: la Forza come sua Natura, la Conoscenza sulla propria forza come sua Cultura e, come Sua vita, la relazione di corrispondenza fra forza e conoscenza. Per quanto risulta allo scrivente, questa conoscenza diverge da quella di Saulo e anche da quella di s. Paolo. Solo con difficoltà, lo scrivente sa cosa sia giusto o sbagliato della propria vita, figuriamoci se può dire sulla vita altrui, però, sa che la pace è segno di verità, in quanto indica la cessazione del dissidio. Nella via ” per Damasco ” di Saulo e di s. Paolo, quindi, si può dire che sono stati nella Verità tanto quanto non hanno originato e/o mantenuto dissidi e, nell’Errore tanto quanto e dove li hanno originati e/o mantenuti. Questo vale anche per lo scrivente.