Anche Toro seduto lo faceva

“Una delle regole fondamentali all’interno della tribù, era: se sei con noi, sei parte di noi, quindi, se appartieni alla tribù, non importa come sei o chi sei, sarai sempre uno della tribù uguali agli altri. Inoltre, durante l’atto sessuale fra due simili c’era una condivisione del potere, o per meglio dire, un rafforzamento della persona grazie alla forza allo spirito trasmessagli dall’altro/a.”

Bene, adesso sappiamo che anche Toro Seduto lo faceva, ma, a mio avviso, lo faceva, non per motivi di Omosessualità, (almeno non secondo i concetti culturali dell’odierna Omosessualità) ma perché il Nativo americano aveva un concetto della vita, e dell’amore di una universalità che non la trovo in nessuna religione. Nella Civiltà e nella Religione di quei Popoli nessuno era castrato “per il Regno dei Cieli”, anzi, più erano potenti in amore ed in amare, e più possedevano il Regno della vita. Nessun Capro espiatorio, per quell’Amore! Solo della vita da amare! Cosa non abbiamo distrutto! Cosa, non abbiamo distrutto!

Il virgolettato è estratto da un articolo di Valerio Bartolucci, collaboratore della rivista Pride di Settembre 2006 in cui si parlava della sessualità dei Nativi americani.

Settembre 2006

Manolete uccide il toro che lo uccide

Anni 40. Manolete uccide il toro che lo uccide. Il proprietario del toro, evidentemente annebbiato dal dolore per la morte del torero, prende un fucile e uccide la fattrice. Che colpa ne aveva sta’ povera vacca?! E poi, dal momento che per le nascite di qualsiasi genere occorrono due contributi, perché non ha ucciso anche il toro? E se, meticaso, il toro fosse già stato ucciso in arena, perché non si è ucciso l’allevatore, dal momento, che avendo allevato la vacca che ha allevato quel toro, lo si potrebbe considerare concausa della morte di Manolete, non di meno dello stesso toro? Morale della favola: si fucila l’ultima causa, solo quando abbiamo la mente annebbiata. Capita l’antifona, caro Caruso?

Agosto 2007