Tossicodipendenza e Violenza: sguardi.

biblioscuro

La “spada” è l’arma che uccide i sogni alla vita.

La tossicodipendenza è il tocco che ferma i tuoi anni a quando li avevi.

La tossicodipendenza ripete all’infinito trenta denari di tradimento.

L’eroina sta agli eroi come una mattina se non ci sei.

Se hai bisogno di un nemico per sentirti amico povero quell’amico che non ti è nemico.

La violenza è estranea agli animali ma non quando si dicono persone.

Le mani che urlano fanno male al cuore.

La violenza è il braccio armato della miseria.

Come l’Ignoranza, l’Intolleranza separa vita da vita.
L’Intolleranza verso se separa da noi stessi ciò che ci è proprio.
L’Intolleranza verso l’altro separa ciò che ci è prossimo del se altrui.
L’Intolleranza verso se uccide l’amore di se.
L’Intolleranza verso l’altro uccide l’amore dell’altro.
L’Intolleranza uccide l’amore fra se e l’altro.
L’Intolleranza uccide l’amore perché uccide la comunione.

asepara

Le affermazioni su l’intolleranza, prese alla lettera, hanno un risvolto che non mi piace per niente, in quanto rischiano, nonostante l’eccellenza nei propositi, di essere sentite come un carcere. All’epoca non me n’ero accorto, ma all’epoca tiravo la vita coi denti. Tutto potevo, allora, fuorché lasciare la presa! In effetti, la dove una ricerca di comunione genera una reciproca intolleranza, la divisione può anche diventare questione di una sopravvivenza psichica, la dove non fisica e/o culturale. Come per le tossicodipendenze, allora, si tratta di operare per la riduzione del danno.

Gennaio 2009

Tossicodipendenza e soliloqui

Avete presente quando si pianta una sonda per cercare l’acqua? Magari venisse subito limpida! Invece, prima viene il fango. Da me, sonda, è venuto fuori del fango per anni.

afinepag

Solo adesso sta venendo fuori dell’acqua. Non sempre potabile, per carità, ma, almeno, chiara. Ora, però, mi manca la forza che avevo quando davo fango pensando fosse acqua. Ci sarà ben della giustizia in tutto questo, ma, mi venga un accidenti, se capisco dov’è! Come Associazione e persona sono vicino a Dipendenti da tossico sostanze, in età variante dai 30 ai 40 anni. Sono età, nella quale il sapere e la vitalità si temperano nella riflessione personale. Tuttavia, su di loro imperano ancora le sostanze legale ed illegali. Sono imperi che mostrano la corda ai tossicodipendenti che le dico. Nel riconoscerne tutti i fili, (anche se nel non contrapporre azione di rigetto), sta, la loro maturità.

I Soliloqui

Nella contrapposizione fra ciò e chi opera per il loro recupero, e ciò è chi opera per mantenere lo stato quo del tossico dipendere. la persona td. sta, come la corda del gioco. L’opera di trazione cui è sottoposta la personalità tossicodipendente, è sfibrante, logorante, angosciante. Se la “pera” ha tanta presa, è anche perché cura quegli stress.

Non da meno stress, sono soggetti anche quelli che operano contro la Tossicodipendenza. Questi, si devono difendere da quello che il Tossicodipendente butta loro addosso.

Vi sono di quelli che si difendono, essendoci solamente con la professione. Incauti quelli che credono di essere difesi perché ci hanno messo la vita. Comunque sia, vuoi prima o vuoi dopo, ambedue i generi di comportamento vengono lesi dalla costante frustrazione, che, per servitù alla droga, il Tossicodipendente non può non provocare. Così, fra “tossici” e anti tossicità, la droga inietta un’altra faccia del suo veleno: l’inimicizia. Sarà anche una inimicizia educata, amorosa, ma sempre velenosa, ed avvelenante, è.

Violentemente nolente, il Tossicodipendente in questa situazione sente che tutto gli è nemico. Sia l’antisociale, (per quanto sia passivo – attivo complice), sia un Sociale, che non riesce ad essere sufficiente amico perché non sufficiente “pera”.

Non c’è pippa di ragione, che sappia dire la solitudine che è in questi casi. Solo il cuore lo potrebbe, ma, lo vendono a poco. Forse perché è considerato a livello frattaglia.

Quindi, non rimane che la “roba”. Il senso placenta che da, rimane un amico anche se sanno che li isola da qualsiasi alternativa. Se ne rammaricano ma finiscono per coprirsi, perché fuori, fa freddo.

In attesa di capire che non si può osteggiare una intossicazione di quel genere, , o rimanendo da parte, o sostenendo una parte, o rinchiudendola in vari modi dentro una parte, il Tossicodipendente sta, senza arte e ne’ parte, o si fa per continuare la sua parte, se non proprio l’arte.

E’ vero che il “farsi” è sod_disfarsi, ma è anche vero che è medicarsi, oltre che, identificarsi.

I tempi e i respiri della vita non hanno nulla a che spartire con ideologie legali e/o terapeutiche. Ma le terapie sono costi e, i costi, rendono merce la vita. La vita trattata come merce, ci condanna a riprendere in carico, la vita che trattiamo come merce.

L’unica virtù che non rende merce la vita, è la gratuità. Sarebbe una grandissima gratuità, già il capire, che se la droga è il piacere che fa male, in successione, è il male che solleva dal piacere che fa male.

Datata

L’Omofobia è un tossicodipendenza

L’Omofobia è generata da una dirompente antipatia. Dell’antipatia, il Devoto – Oli, dice: condizione di contro-sentire’, ‘insieme di sentimenti avversi’] Accertato il significato, mi pongo la domanda: l’odio contro l’altro, esclude l’odio contro sé? Non l’esclude. Qualsiasi genere di odio, infatti, nega la vita altra (vuoi “leggermente” nel senso di non esteriorizzato, vuoi pesantemente nel senso di esteriorizzato) di chi, per molti versi e cause,  è preda di infinite condizioni di non_vita. Nello stato di non_vita sono presenti stati di morte: nello stesso soggetto in inseparabile condizione, vuoi omicida, vuoi suicida. Chi subisce e/o attua l’odio, non se ne rende conto perché proietta su altro o l’altro l’emozione che dovrebbe introitare per lo scopo di capire e capirsi. Nei casi di “roba” leggera, l’odiante pone solamente dell’antipatia nella vita propria come nell’altro e/o nell’altra, Nei casi di “roba” pesante, invece, pone l’azione. I portatori di quei mali (l’odio pesante e l’odio leggero che dico antipatia) vengono mentalmente e spiritualmente infettati da quel virus, tanto quanto la mente portatrice è culturalmente non filtrata da collettive regole: vuoi di origine famigliare, vuoi pedagogiche, vuoi politiche, vuoi religiose. Come dicevo prima, l’odio_dipendenza è un desiderio di comunione con ciò che deve finire: vuoi la vita non_vita dell’odiante (non necessariamente in toto) vuoi la vita che gli suscita l’odio: vuoi in parte come anche in toto. Dipende dallo stato dell’odio e dalla capacita’ di gestione di quel mortifero non_sentimento verso la vita propria come verso la vita altra. Verso la vita nel Tutto, invece, tanto quanto l’odio totalizza i non_sentimenti dell’odiante. Poiché l’odio e’ diretto sia verso se’ che verso altro da sè, l’odio può essere sia implosivo (interno all’odiante) che esplosivo quando l’esterna. Pesantemente attuato contro la Persona (come contro la vita) e’ desiderio omicida. L’odio provato ma non attuato è desiderio che si ribalta contro l’odiante. Per questo lo si può dire suicida. Nel grumo psichico dato dal dissidio fra i due moti (gestibili solo nell’antipatia, mentre gli sono gestori nell’odio) l’odiante è preda di un dissidio perennemente incubatore di odio. Chi non esce da quella malefica culla è destinato a vivere e a finire, preda di “vittorie” che, per non morire a sé, è costretto a ripetere. Non c’è ultimativa cura per l’odio, perché nell’odio (come in ogni caso di tossicodipendenza) vi sono tolleranze che l’odiante, per sentirsi compiuto (o “tossico” nell’esempio) deve superare con maggiori dosaggi di odio. Chi afferma di poterlo gestire e’ come il “tossico” che afferma di poter gestire in proprio la sua tossicodipendenza. Da quel giro mortale se ne esce, solamente con l’aiuto del noto antidoto che e’ la coscienza di se’ nella coscienza della vita.

Catene e Chiavi

Quando ho iniziato ad occuparmi di tossicodipendenze mi sono ben presto reso conto che le dipendenze che ci intossicano, pur essendo infinite, tuttavia hanno un comune denominatore: la fissazione del discernimento. Al punto, è “droga” tutto ciò che fissa ad un dato stato, il discernimento di un dato stato. Se ciò che fissa un discernimento può essere naturale non di meno può essere culturale o spiritico: lo spirituale non fissa. Liberarsi dalla tossicodipendenza naturale è “semplice”. E’ da quella culturale che è più difficile. Non le dico da quella spiritica! In tutti i casi, liberarsi da ogni intossicante dipendenza, significa ritrovare la libertà di se stessi. L’affermazione non è una novità. Tutte le Culture (laiche o religiose) la sostengono. Guaio è, che tutte affermano sia di essere la libertà dalle catene, che di aver titolo per gestire l’uso delle Chiavi: concetti che sono liberatori, purché, a loro volta, non fissino l’arbitrio.

Luglio 2006