Il lavoro nobilita l’uomo?

biblioscuro

Per conoscenza: Direzione… (è fallita) – In oggetto: situazione sul lavoro che sfugge alle possibilità operative del vostro Ispettore e richiesta d’intervento della Direzione.

abianca

Non volermene se mando questo scritto anche alla Direzione, ma visto che non hai tempo per leggere quanto ti dico sul lavoro, e visto che il Cretino ci si “pulisce il culo”, altra scelta non mi resterebbe se non il silenzio: non è da me. Oggi (ovverosia, sabato) non stavo in piedi ma sono andato a lavorare lo stesso. A situazione non migliorata, mando un messaggio al Cretino dicendogli che avrei mandato avanti il servizio lo stesso, ma gli consigliavo, per il giorno dopo, di far venire prima una persona. Mi risponde: “Capisco, c’è troppo lavoro per fare 25 pasti. Ti aiuteremo.” Come si permette questo psicofarmacizzato imbecille, di lordare la mia sincerità con i suoi sospetti di mendacio? Verso le sette mi manca il fiato, avviso i responsabili mensa, mi scuso, e vado alla farmacia S. Luca a fare un controllo della pressione. C’è l’ho bassa: 105/78. Conservo il biglietto. Al commento del Cretino avevo risposto dicendogli che ai malati mentali non do retta. Capiamoci: in ambito lavorativo

matto sei tu che con tutto lo stress che ti ritroverai ad affrontare con l’anno a venire, hai fatto “ben sei giorni di ferie”;

matto sono io che vengo a lavorare non meno di una ventina di minuti prima dell’orario pur di presentare una mensa che non abbia di che farmi vergognare;

matto è un aiutante di cucina che sta a casa una settimana per un mal di denti, e che dopo aver fatto un sabato ed una domenica di riposo chiede pure il lunedì. A rifiutata concessione, poi, si rimette in malattia;

matto sono sempre io che per mesi sono venuto a lavorare (sedato da antidolorifici) nonostante non riuscissi a dormire per i dolori alla spalla sinistra. Dolori provocati dall’opera al secchiaio;

matto sono sempre io che sono riuscito a far dire ad un utente che “erano cinque anni che non si mangiava così bene”. Preso atto che il cucinante è sempre quello (il Cretino) porta pazienza se me ne prendo il merito.

Matto, ancora, è quell’utente in atteggiamento da vescovo in visita pastorale, che ai tempi del rinnovo del contratto (c’era parecchia maretta in mensa) è venuto a dirmi, al mio rifiuto di permettergli di portar fuori il cibo avanzato, “che sapeva benissimo che noi portavamo via di tutto”, e che “una mano lava l’altra”.

Prego? A casa non ho il frigo, quindi, dove l’avrei messo il tutto che secondo quello avrei portato via? Non vedo, quindi, quale sarebbe la mano che la mia avrebbe dovuto lavare! Fatto sta, che da allora ha rarefatto la presenza, e quando viene non sorride più come prima. Non sarò mica l’incauto scornacchiato che disturba delle intese e/o delle amicizie, spero?! Sarà anche una coincidenza, ma da allora con il Cretino è andata cessando la mia. Apparentemente non c’è motivo, anche perché riesco a fare quello che per indicazioni non adatte a me non riuscivo; anche perché il mio modo di rapportarmi con gli utenti, ha finito col migliorare anche il loro. Tanto è vero che mi salutano anche fuori dal lavoro, e mi ringraziano tutte le volte che li servo. Prima lo facevano solo alcuni. Al mio messaggio, il Cretino mi manda questo: Non sei niente. Non sei nessuno. Frocio di merda. Muovi il culo pensatore stanco?” Che mai avrò fatto al Cretino oltre il non essere il suo tipo? Durante la tua assenza, mi ritrovo ad aver a che fare con delle braciole che da calde puzzavano. Colpo di caldo, probabilmente. Lo penso perché le ho trovate sul banco in cucina. Tampono la faccenda dicendo che è il caratteristico odore del carré di maiale affumicato (Il che, è anche passabilmente vero) ma puzzavano troppo, così le butto e servo della caprese in più. Non dimentico di lasciare un biglietto al Cretino dicendogli l’accaduto. Molto giustamente ed urbanamente, tu hai preteso di non essere disturbato durante i fine settimana. L’ha fatto anche il Cretino ma gridandomi “come mi permettevo di farlo!?” Neanche avessi disturbato chissà quale contessa solo per chiedergli dove era finito il rimmel. Il fatto delle braciole è successo di Domenica. Il lunedì sono di riposo. Quello che vale per il Cretino e per te, vale anche per me, suppongo, così, non rispondo alle sue chiamate. Tuttavia, gli mando un messaggino dicendogli che avrei letto i suoi solo il martedì pomeriggio. Anche perché non avrei saputo dire nulla di diverso da quanto detto nel biglietto che gli avevo lasciato. Il Cretino risponde dicendomi che “sono un maleducato di merda”. Prego? Quando, senza citare chi l’aveva fatto, ho avuto modo di dirgli che sono “considerato anche a Padova che pure non mi conoscono per niente”, il Cretino ha sospettato che avessi parlato di lavoro, (code di paglia?) mentre il soggetto della considerazione derivava solamente da una lettera in cui parlavo dei miei concetti sul lavoro. In quell’occasione ho avuto modo di dirti che, al caso, avrei fatto una cosa del genere solo dopo essermi licenziato. Se proprio decido di sputare sul piatto dove si mangia, è mia cura farlo solo quando non ci mangio più. Sempre in quell’occasione, (alterato dall’influsso del Cretino molto probabilmente) mi hai gridato che il mio responsabile è quello e che solo con lui, al caso, avrei dovuto parlare. Giusto, ma, per quanto detto sopra, il Cretino ha dimostrato, almeno a me, di non essere responsabile della sua testa, quindi, in quanto responsabile della Ditta, carente gestore delle risorse umane, a mio vedere e sapere. Te lo provo con un altro sintomatico fatterello. Come sai, padello tutti i primi. Ho avuto la malaugurata idea di farlo anche con i ravioli burro e salvia. Sui fornelli ne è venuto fuori uno spruzzamento che non ti dico. Non è vero che non li ho puliti. Può esser vero, invece, che l’ho fatto con un detergente debole. Guaio è, che da bagnati i fornelli appaiono quasi nuovi, ed io non ho proprio di aspettare che si asciughino per vedere il risultato della pulizia. Visto la presunta mancanza, un responsabile intelligente, capace, ed equilibrato, in primo mi avrebbe chiesto se ho pulito i fornelli, poi, come, e poi consigliato il modo migliore. Perdurando l’insufficienza, mi avrebbe avvisato. Dal Cretino, invece, ricevo: “Se mi ungi ancora i fornelli ti sistemo una volta per tutte. Stai attento!” In tanti anni di lavoro mi è capitato di farlo anche con disonesti; erano intelligenti, però. Non avendo trovato alcun genere di contestuale intelligenza in quanto ti riporto del Cretino (brutta bestia la zitellesca checcagine!) e trovando spiritualmente infettivo il lavoro con degli psicologicamente alterati da frustrazioni sessuali, non restano che due possibilità d’intervento, a mio vedere. O la Ditta interviene a difesa del suo capitale (se capitale mi trova) o mi licenzia come non adatto a subire gli squilibri del suo locale responsabile. Certamente potrei facilitare le cose sia a te che alla Ditta se mi licenziassi io. Non vedo perché. Non sono io il deficiente. Ciao, Vitaliano.

p.s. Non darò copia di questa lettera al Cretino. Non vorrei obbligarlo ad eccessive cagate. Passami la finezza. Non ne abuserò.

Agosto 2009

Le cose dell’Uomo

biblioscuro

Non è la politica il mio orticello. Ne la Repubblica del 2 Gennaio 2009, in questo estratto da Guido Rampolli, però, trovo sia l’una che l’altro.

inlavoro

“E la rabbia delle piazze arabe? Le adunate furiose che ci mostrano i telegiornali, mentre si bruciano bandiere con la stella di David e manichini nella veste saudita? Dove sono le masse? Nel pomeriggio, la polizia ha sbaragliato in pochi minuti una dimostrazione organizzata dai Fratelli mussulmani, non più di un migliaio di persone. Molte di più sono accorse stanotte davanti all’Hard Rock Cafe, non per dare fuoco ad un simbolo del colonialismo culturale, ma per passarvi il Capodanno: festa sconosciuta al calendario islamico. Tra i cairoti che invece sciamano per la Corniche, molti giovani esibiscono il copricapo, quest’anno di gran moda, il berretto da baseball, tipico gioco egizio. Nei ristoranti, nelle discoteche, arabi ed europei salutano l’anno nuovo nello stesso modo, con la stessa felicità obbligatoria, i brindisi, gli schiamazzi, il rock. Otto anni di ansie identitarie, di narrazioni sulle opposte civiltà e le incompatibili culture, le “radici cristiane” e il “mondo mussulmano”, per ritrovarci a mollo in questo ceto medio globale, indifferenziato, e per la gran parte, forse indifferente. Le rovine di Gaza, non saranno allora, lo sfondo di una crisi dell’identità araba, cominciata molto prima e solo adesso affiorata? E, dove conduce, dove sbucherà?”

abianca

La risposta a quest’ultima domanda, da sempre già l’ha data la Storia. Condurrà la vita a nuovi corsi, a nuovi pensieri, a nuovo Uomo, per quanto, com’è adesso, ancora ombrato dal vecchio. Condurrà al superamento del complesso di Edipo. L’uccisione del Padre? No, no! Porterà “all’uccisione” dei Vicari che adesso uccidono la vita in nome del Padre.

Gennaio 2009

L’Uomo sarà femmina?

Il Professore A. rileva che nelle scienze dell’Uomo è entrato con forza il termine “femminilizzazione della Società”. La parificazione sociale dei ruoli e dei compiti fra l’uomo e la donna potrebbe comportare (secondo il timore dell’A.) ad una cancellazione biologica delle due figure. Ciò sarebbe una metamorfosi eccessiva, “forse ancora più drammatica di quella cui Franz Kafka sottopone Gregorio Samsa: da uomo a insetto”.

Non si allarmi più di tanto il Professore: la Natura è tutt’altro che debole e quella sessuale men che meno. Dovrebbe ben saperlo lui, che cura le negative conseguenze di quella forza su chi non riesce a manifestarla: tanto più gravi quanto più inibita. In tutti i tempi, L’Uomo diventa altro da sé, ogni qualvolta non gli si permette di essere quello che è: la sua vita. Se con la sua denuncia il Professore intende sostenere la necessità di ausiliare le metamorfosi della Persona (da non sé stessa e sé stessa) sia la benvenuta, ma, se con la sua denuncia intende sostenere la necessità di rinforzare gli argini della sessualità convenzionale, allora, certamente contribuirà, non alle metamorfosi dell’essere (dal vero non vero al vero) ma a quelle fra essere e ar_restare l’essere.

La Donna spaventa l’Uomo?

La Donna che si fa prevalentemente determinante “spaventa” l’Uomo. Perché lo spaventa? A mio avviso, perché trovandosi di fronte un eguale psiche non può non sentire forma di Uomo in forma di Donna. L’uomo che sente di fronte a sé una figura di analogo principio si trova di fronte a ciò che gli somiglia vuoi come cultura vuoi come spirituale virilitas. Giunto al punto si può dire, allora, che la paura dell’Uomo è provocata da forme di disorientamento che non sa porre (e/o non può, e/o non vuole) in equilibrata vivenza. Mi si dirà: ma, la Donna è sempre stata così! Concordo, tuttavia, la capacità di determinazione della donna era contenuta (filtrata, repressa, condizionata) da forti muri socio – culturali. Ora che questi muri hanno fatto la fine di quelli di Gerico, chi o cosa conterrà l’espansione di vita del carattere culturale femminile? Non di certo degli altri e stramaledetti muri, ma, certamente, delle rinnovate ragioni! Quali, le rinnovate ragioni? Quella, ad esempio, di riconoscerla e di accettarla come culturalmente simile. Accettandola come culturalmente simile, cosa diventerà l’odierna Etero cultura maschile? Direi che, per transcultura,  diventerà Omoculturale. Ossignur! Si dirà l’Uomo ulteriormente spaventato: ciò significa che diventerò Omoculturale anche sessualmente? Ad ognuno la cottura del suo piatto! Questo scritto è solo una padella.

Giugno 2006. Corretta e meglio mirata nel Novembre 2019

Dove Ulisse interrompe

Non mi é chiaro perché mi sono impantanato su questo discorso. Tantopiù, perché la mia cultura é di tutto fuorché fondata sui dovuti testi. Cosa fatta capo avrà.

arosadue

In altri tempi le figure dell’Uomo e della Donna non erano sessualmente fluide perché contenute e giustificate dal ruolo sociale_religioso_sociale. Nei tempi presenti, invece, la forma di quelle figure si è mosaicata. Assieme alla forma culturale, anche la loro sessualità. Sono sempre state così, (quelle Figure) o sono state rese così? Nel caso fossero state rese così, la frammentazione in tessere dei rispettivi disegni é un disordine, o é via di ricerca dell’originale ordine? Il Principato e la Religione dicono disordine. L’Umanità dice rinnovato ordine. Ritrovare la forma originale della rispettiva sessualità, implica (tanto quanto un soggetto si pone alla ricerca di sé) di dover passare fra prove. Molte vengono vissute, molte vengono tentate, molte inibite

Conoscenza insegna che i tempi di raggiungimenti dell’orgasmo (sia nel maschile che nel femminile) non sono gli stessi. Il divario è supplito da tecniche. Dove c’è sentimento amoroso, una mancata qualità del piacere sessuale non è rilevante al punto da separare le parti. Dove non c’è bastante sentimento, una mancante qualità del piacere sessuale può farle separare. Mi sono chiesto: come mai i tempi del piacere che porta all’orgasmo (rapidi quelli del maschio e lenti quelli della femmina) non sono gli stessi’ Non sono in grado di sapere quando sia accaduta la separazione dei tempi, o se sia sempre stato così. Sappiamo solo che quello che sente la Natura forma la Cultura, come quello che sa la Cultura forma la Natura. Ipotizzo, quindi, una principiante ipotesi. Fra infinite interpretazioni, penso sia accaduto (in origine) perché il maschio, dedito alla difesa e alla conservazione della proprietà (qualunque sia stata la necessità di difesa) nei tempi lunghi si sarebbe trovato più lungamente esposto ai pericoli. Pur esposta da stesse cause, la femmina si è trovata, però, difesa dal maschio che voleva difendere la riuscita del suo desiderio. Difesa breve, tuttavia, perché necessariamente breve (nel maschio) l’ottenimento del desiderio. Dove non bastanti i tempi della difesa del maschio, la donna ha dovuto provvedere da sé. Dalla difesa di sé, non poteva escludere la difesa della vita in sè. Da questo amalgama di motivi, l’elevazione al culturale del principio naturale della Donna. Dallo stesso amalgama sono conseguiti anche i principi sociali “antichi” come anche i “moderni”.

Indipendentemente da come siano andate le cose, l’Odissea ci racconta che dove la vita di Ulisse interrompe il piacere sessuale (sessuale che diventa di vita) comunque continua a conservarlo quello di Penelope per la speranza di poter riprendere quanto interrotto. Nell’odierna odissea, la vita é ancora un libro, oppure é diventata un insieme di odissee fra libri? Se un insieme di odissee fra libri, si può anche pensare che dove una parte interrompe un desiderio, l’altra, non necessariamente si sente tenuta a riprenderlo dallo stesso principiante soggetto. Non era così, o é sempre stato così?

Certo, Marco! Alla domenica sono libera tutto il giorno.

Sto leggendo il giornale su una panchina dei bastioni.. Alla mia destra, su un’altra panchina siedono un uomo ed una donna dell’Est. Lei è sulla trentina. Lui è un filibustiere. So quello che dico. Li ho desiderati. Anche amati. Non sento chiaramente quello che si dicono. Sembra una sorta di elencazione delle difficoltà. Lei elenca. Lui sa. Ad un certo punto la donna prende il telefonino e chiama. Tutta cara la voce, la sento dire: “certo, Marco alla domenica sono libera tutto il giorno. Possiamo prendere un caffé e parlare.” Saluta e chiude. Girandosi verso l’accompagnatore fa il gesto che significa: hai visto? Che ci vuole?! Poveri uomini, e povero me che non penso mai hai fatti miei!

  Maggio 2007

Amare un uomo è come amare una donna?

Adottare un figlio è come avere un figlio? Le risposte sono nell’amare la vita.

Nelle dinamiche sentimentali e di vita, non c’è alcuna differenza, a mio avviso, fra l’amare un uomo e l’amare una donna. In questa regola sono sempre stato estremamente normale. Amore, è comunione. Comunione di corpi, di menti, di vita, e di comunione di quei corpi, di quelle menti e di quella vita, con la vita. Nella ricerca della comunione con la vita, valore aggiunto può essere un figlio come opera; valore aggiunto può essere un’opera da rendere figlio. Per essere in essere, la vita ha bisogno del concorso di tutto e di tutti. Non tutti i figli sono delle buone opere. Non tutte le buone opere sono dei buoni figli. Se non altro in questo, i Gay che figliano opere, navigano nella stessa barca degli Etero. In linea di principio sono favorevole ad ogni veicolo di vita, quindi, anche a permettere l’adozione alla personalità Gay. Vi sono donne dal forte carattere. Sono adatte al matrimonio? E’ chiaro che non parlo di tutte le donne con quel carattere, ma, a mio avviso, no. Non lo sono, non tanto culturalmente, quanto perché, (a livello manifestazioni della sessualità) sono emozionalmente contraddittorie. Per quanto ho conosciuto, infatti, la donna del forte carattere tende a scegliere un amato accogliente, ed un amato accogliente è sempre un amato dallo spirito generalmente affine a quello della donna. Applicando un sesso al pensiero, le direi scelte omoculturali. La scelta, se da un lato compensa loro gli affetti e la vita, non sempre compensa quanto basta la loro vitalità sessuale. Capita così, soprattutto quando urla la… diavoletta, che si ritrovino a spasimare per ben altro carattere di… diavoletto. Non trovandolo, capita che si rivoltino, (capita anche rabbiosamente) verso la scelta umana, sposata perché più duttile per il loro temperamento. Quando succedono quelle rivolte, sono sfracelli! E se vi sono figli, è ancora più sfracello. A quel genere di donna (speculare vi è anche quel genere di uomo) consiglierei di non sposarsi. Consiglierei loro, invece, di vivere in pieno quanto sono, ma liberamente. Non è scritto da nessuna parte, infatti, che abbiamo da risolvere tutti lo stesso problemino social – ecclesiastico. E non è scritto da nessuna parte, che siamo tutti la stessa strada. Solo è scritto, che dobbiamo percorrere la nostra strada: la nostra vita, quindi, giù le mani dalla vita, per favore! Tornando all’adozione Gay, io li credo padri stupendi per figli di conformata identità: ivi compreso, quella sessuale. Non tanto per qualche pericolo di confusione sessuale, (quando non di tentazione, e/o procurato uso) quanto perché, in fondo in fondo, siamo, anche se non pare proprio, dei caratteri molto forti, e come quelle donne, anche contraddittori nelle emozioni sessuali. Quindi, buoni amanti, si, ma come buoni sposi, siamo a rischio di… trasgressione. E’ chiaro che questo genere di trasgressione, è presente in tutti i generi di matrimoni, dove, in primo, è implicita la necessità della piena soddisfazione sessuale. Certamente vi sono alleanze fra uomini che durano decenni e/o tutta la loro vita, ma, possiamo far regola di qualche 13? E’ anche vero, però, che non lo possiamo, perché non ci hanno mai permesso di giocare la nostra schedina, come hanno permesso ai ricostruiti che la società dice normali. La manifestazione della forza del nostro carattere, (anche di quello sessuale) forse si vede poco (a parte che nei Pride ) ma, credi, intimamente, anche la più persa libellula sa cos’è e cosa vuole! Ma, forti caratteri, lo siamo, soprattutto quando siamo sereni con noi stessi. E, noi lo saremmo, in genere, se solo ci lasciassero stare; se solo non ci usassero, o come babau, o come trippe per cani: vuoi di quelli politici, vuoi di quelli religiosi, vuoi di quelli da manicomio. Già, per di noi stessi, direi, che grazie alla nostra doppia anima, tutto considerato, siamo un bel “matrimonio” fra maschile e femminile. Direi di conseguenza, che il Dico esiste, già nel momento che diciamo: io sono. E’ vero che non tutti sanno dirlo, (e non solo fra i Gay, giusto per dirla tutta!) ma, questi, direi che già di per sé si escludono dalla possibilità di adottare. E, quindi? Per la duplice anima che abbiamo, possiamo amare, sia come padri che come madri. Non solo, non essendo padre e madre naturali, non incorriamo nell’errore di condizionare i figli con possibili doveri che non sentono di dovere. Il che, non è detto che sia motivo di allontanamento dagli adottivi. E neanche di anarcoide disordine nella formazione della loro identità, direi, dal momento che ci stiamo rendendo conto tutti, genitori reali o ideali, che su quella formazione, la società, i media, ed il mercato, ci hanno tagliato la gola. Non sarà per sempre.

Stagioni

Ad ogni frutto la sua stagione

Per raggiunte conoscenze, potrei dirmi buon uomo, passabilmente maschio, non male come amante, marito decente, ed in grado di far felice una donna. Che età di donna? Giovane? Per molte ragioni non impossibile ma non fattibile. Una carampana di analoga età? Per molte ragioni, jamais!

Caro Francesco: il vero tesoro dell’uomo…

“Il vero tesoro dell’uomo è l’amore di Dio, che da senso agli impegni di ogni giorno, alle fatiche e alle cadute, e aiuta anche ad affrontare le grandi prove”.

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Sarò franco e, credimi, sincero. Sai come ho fatto a rapportarmi con uomini e amanti anche sessualmente? Perché, per giungere alla loro anima, ho soddisfatto prima, il loro bene. La teologia che non fa lo stesso ti svuoterà le chiese. Non te lo dico perché sono un profeta. Te lo dico perché lo sta già facendo!