Vescovo e Pedofilia.

Lettera al Direttore de l’Arena

Vogliamo che emerga la verità a tutti i costi, auspica il vescovo di Verona. Non potrei non essere più d’accordo, tuttavia, nell’intervista che ha dato al suo Giornale, subito dopo leggo: niente processo mediatico! Che significa?!

apenna

Preso alla lettera, un processo non mediatico implica che non vi possa essere pubblicazione di notizia, e poi, processo di che genere dal momento che anche il discernimento su di una data notizia è un processo sia pure intellettivo. Nessun lettore di qualsiasi giornale pensa di potersi sostituire ad un giudice. Tutti i lettori, però, pensano di saper discernere da sé. Non solo! Devono esser messi in grado di poterlo! Niente processo mediatico, quindi, in soldoni significa impedire ai lettori di avere un autonomo pensiero, o quanto meno, di avere autonomo pensiero quando una data notizia può incrinare un ordine costituito, il che, è il normale principio di ogni genere di potere! Nella persona del vescovo Zenti, cosa veramente teme, allora, la Cattedra di Pietro? Per quanto riguarda il mio caso, ho ben separato ciò che non addebito alla Chiesa dell’Amore, da ciò che addebito alla chiesa del potere, così, non ho avuto bisogno delle affermazioni del cardinale Bagnasco per capire che la pedofilia di alcuni preti non può ledere le testimonianze dell’amore per il prossimo di altri. Non solo io sono d’accordo su questo, infatti, dal momento che nessun media e/o accusatore si è permesso di fare di ogni erba un fascio. Capisco la difesa del cardinale, quindi, solo come testimonianza della sfiducia sulla capacità di discernere delle pecorelle cattoliche. Non ci siamo! Secondo il vescovo Zenti, ogni processo deve svolgersi in ambito canonico e giudiziario, ed è solo in quella sede che l’accusatore deve dimostrare con prove ciò che afferma e dove l’accusato si deve difendere. Come sinora gli accusati sono stati difesi l’abbiamo capito. Non ci torno sopra. Vorrei tornar sopra, però, sui soggetti in causa. Da una parte, un sacerdote e dall’altra un bambino. Nella mente del credente, il sacerdote è una figura imperante. Per tale autorità, la mente del credente cattolico odierno non concepisce (o almeno non concepiva) che vi siano i casi di pedofilia fra i preti. Prova ne sia un fatto: i bambini che ne hanno parlato in famiglia non sono stato creduti. L’unica prova certa che può portare un bambino, pertanto, potrebbe essere la traccia biologica della violenza subita, ma, i bambini violati, mica sono delle stagiste con frigorifero a disposizione, vero?! Cosa può portare il bambino offeso, allora, se non i suoi ricordi; se non la storia psicologicamente piegata che è diventato? Nella mia lettera_intervista che il suo giornale ha accolto, non ho raccontato come in collegio è scoppiata la faccenda. Periodicamente, il prete che mi ha usato mi portava a confessarmi. Ricordo bene quel confessore. Sulla sessantina, forse di più. L’ho trovavo sempre a letto. Mi rivedo in ginocchio. L’orizzonte del mio sguardo è totalmente occupato dalla curva della pancia del prete. Non ricordo cosa gli confessassi. Secondo catechismo, di aver compiuto atti impuri non da solo, molto probabilmente. Cosa avrei potuto dirgli di più vero a quel prete? Che masturbavo un suo confratello?! Lo avrei anche fatto, se solo avessi saputo cos’era masturbazione! Sentivo solamente, invece, che c’era un qualcosa che non andava! Sia come sia, quel prete morì. Si rese necessario andare da un altro. L’altro non accolse la mia confessione con la stanca accettazione del prete precedente. Affrontò il prete seduttore, e da cosa nacque cosa. Mi par di ricordare ancora, che il secondo prete non mi assolse. Con chiarezza, ricordo solo la faccia stupita di un prete ancora giovane. Ricordo anche, che per me non ebbe alcun genere di parola. Ricordo solo che la sua reazione scavalcò la mia presenza: come se non fossi stato dolente parte della questione! All’epoca non sapevo cos’era uno zerbino, tuttavia, mi sentii così! Ora, anche ammesso che volessi far causa a qualcuno, (cosa che non mi sogno di fare) mi sa dire il vescovo Zenti che prova potrei portare in sede canonica e giudiziaria se non quello che le racconto? Potrei diversamente, se gli atti che ho subito conservassero le impronte digitali degli autori, invece, le lasciano solo nell’animo di chi le ha subite: indelebili, in chi non sa o non può superare il lutto per la lacerazione di una parte del suo sé. Accoglierà queste tracce come prova il vescovo Zenti? Dipende! Se prevalente vescovo della Chiesa dell’Amore, penso di si. Se prevalente vescovo della chiesa del potere, temo di no. Capisco l’imbarazzo di un vescovo che non può agire solo per amore, e non deve agire solo per potere. C’è una via terza? Forse questa: dove c’è una richiesta di indennizzo morale ed ausiliario che escluda l’economico, il violato sia creduto sulla parola. Dove c’è una richiesta di indennizzo morale ed ausiliario che comprenda l’economico, si proceda secondo leggi.

Dice il vescovo di Foligno

Dice il vescovo di Foligno: se una donna cammina in modo sensuale o provocatorio, qualche responsabilità nell’evento ce l’ha perché anche indurre in tentazione é peccato. Dunque una donna che cammina in modo procace ma fuor d’intenzione pecca in tentazione perché suscita reazioni eccessive o violente?

apenna

Pare impossibile che ci si ritrovi a dover contestare (ancora!) delle baggianate ideologiche di non si sa quanti secoli fa; e non mi si venga a dire che sono delle ragionate convinzioni pastorali! Queste sono solamente le indiscriminate bastonate che si danno alle pecore per non farle uscire dal capitale cammino di proprietà del pastore; e non mi si venga a dire che c’è ragionata sufficienza nelle parole del vescovo (il minuscolo è voluto) perché è come se dicesse che se gli ebrei  non avessero sedotto Hitler con l’idea che fossero un potere economico e sociale, non vi sarebbero stati i campi di sterminio;

è come dicesse, inoltre, che se papa Pacelli ha taciuto, la colpa è dei cristiani;

è come dicesse, che non è colpa delle antenne vaticane se chi abita dove le hanno collocate subisce tumori e malformazioni: è colpa di quelli che non se ne vanno;

è come dicesse, che non è colpa dei ladri se rubano, è colpa delle merci che affascinano;

è come dicesse, che non è colpa degli onorevoli se si vendono come puttane. La colpa è dei soldi.

è come dicesse, che se il potere ecclesiale ha medicalmente torturato un papa, quasi sino all’orlo della cassa, la colpa è delle buone intenzioni.

afrecce

La lettera è datata. Il vescovo potrebbe non essere più quello.

“La stanza del Vescovo”

“Atmosfere rarefatte nelle stanze del vescovo di Bologna, dove a dirla col precedente papa, manca solo un Raffaello per essere in Vaticano. Solo qualche matita fuori uso nel cassetto della sua scrivania, e, fatalità delle fatalità, in tempi di Dico, la lettera di una donna abbandonata da un giorno all’altro dopo nove anni di convivenza. “

apenna

Tribolato dalla pena per quella donna (immagino) il vescovo dice al Giornalista: eccole, le coppie di fatto! Secondo me, guarda la paglia per non vedere la trave statistica, secondo la quale i matrimoni regolarizzati dalla Chiesa durano meno delle cambiali firmate per pagare la camera da letto! Disgustato dal vescovo, interrompo la lettura dell’articolo. Prima di passare oltre, però, mi cade l’occhio su questa interessante affermazione: “del resto, la chiesa fa politica nella democrazia, ma non è una democrazia. Il tutto, “per mandato dell’Altissimo”. Ben strano mandatario un Altissimo che manda il Figlio a dorso di mulo e i vicari a dorso di potere! Fortunata la fede che sa distinguere la psichiatria dalla teologia.

Considerazioni su l’articolo di Michele Smargiassi ne la Repubblica 11/2/2007