Le vie della paternità

Stavo eliminando delle lettere senza alcun peso quando ho ritrovato questa di Davide: in Manico per più virtù. 

Caro Vit, la tua lettera è così densa di emozioni, lacerazioni e stridore che mi ha fatto venire mal di testa. Stiamo parlando di una cosetta insidiosissima! Siamo davvero sicuri di poterlo fare con lucidità? Dalla superficie delle tue parole si intravede una voragine nera molto simile alla mia. Io non ho mai avuto pudore nel definirla PADRE. Che sia quello eterno o quello terrestre la voragine è uguale: stessa profondità e non se ne vede il fondo. Ma a differenza di voi Arieti noi Capricorni pratici e anaffettivi, per posa più che per natura, non amiamo guardare giù. Sono un ragazzo presuntuoso e la mia presunzione mi ha salvato il culo in più occasioni e per questo motivo proietto nel mondo (quello che amo) le mie certezze da buon presuntuoso (quelle che durano 2\3 minuti) … ad esempio “io sarei un Ottimo Padre” ma lo faccio in piena coscienza dell’eresia! Non esiste un ottimo padre come non esiste un ottimo figlio anche se per un padre (potenziale come me) un figlio (reale) come me sarebbe davvero fonte inesauribile di orgoglio e gongolamento! Ma ahimè non sono mio figlio tuttavia come tu hai spudoratamente smascherato tendo ad essermi auto padre con perfetto aplomb, con tanto di pacca sulla spalla ricamata a mano e con tanto di paghetta settimanale che mi auto finanzio per gli svaghi come danzare, perforarmi la pelle, incipriarmi le guance di un colore neutro se queste tendono al rossore.

Ora detto questo la mia presunzione di ritorno mi suggerisce di non avere paura nell’ammettere che nulla ma proprio nulla mi manca per essere un padre di un altro essere umano. So ascoltare. So ammettere i miei errori. So dare le regole. Lo sperimento su me stesso da una vita come ogni vero danzatore. E cos’altro deve saper fare un perfetto padre? In più devo urlare al mondo che con un solo genitore si vive bene (si può vivere bene anche senza genitori, a parere di alcuni) … che la famiglia è un luogo in cui si determina e si declina la parola AMORE che, nonostante sia una delle cose più rischiose dell’universo, nonostante abbia fatto più vittime che felici, è tuttavia l’unica momentanea carezza che l’uomo può dare a se stesso sia come figlio che come padre.

Potrei piagnucolare per ore sulla mancanza del modello maschile, sul rifiuto da parte di mio padre, sull’abbandono, su quanto avrei voluto essere protetto da una figura paterna ma sono solo Fandonie! La realtà è che non mi cambierei con nessun altro! E non importano le merdate Italiane sul sistema famiglia con Maria Giuseppe e il bambinello, non me ne fotte nulla della chiesa, delle pari opportunità, dei gay (a cui peraltro, in media, non affiderei nemmeno il mio pesce rosso) di nessuno. Io posso solo e a malapena garantire per me stesso. Io garantisco sulla capacità di dare un mio ipotetico figlio tutto quello che ho per renderlo imperfetto come me, e felice di esserlo, con rispetto per l’unica divinità che riconosco e che si chiama VITA! Anche solo per questo motivo io sarei comunque un ottimo padre. Detto questo la tua lettera è come un dono prezioso, lo schiaffo che da te accetto di ricevere, la sculacciata che mi merito… ti rispetto e ti voglio un bene profondo! Davide Bifronte!

Le vie del potere

A causa del lavoro mi ritrovo ad esercitare delle forme di potere. Non mi piace, mi umilia, è necessario. Necessario, però, non significa che debba essere coartante, anche se, necessariamente, paletto per limiti, ordine per disordini, pedagogia per crescenti, frustratore di avversità quando non di avversari, e/o di avversioni. Il potere di manifesta come “abito” o come costrizione. Lo giustifica, una ricerca di verità nel primo caso, o ricerca di potenza nel secondo.

Febbraio 2007

Vie e verità

Dove l’amore per la vita mi diventa principio, penso secondo il Padre; dove mi diventa Maestro, penso secondo Cristo; dove mi diventa abbandono nel Padre, penso secondo Maometto; dove mi diventa percorso, penso secondo Budda; dove diventa vita, penso oltre me; dove mi diventa vita, penso secondo me, ma, vita, è lo stato di infiniti stati della corrispondenza fra i suoi stati, quindi, non posso non essere, anche stato degli stati, di tutti quelli, che dalla personale via, mi hanno indicato la loro verità.

Novembre 2006

Sessualità: vie e sponde.

Ovviamente non tutti in una volta, ma, mi è capitato di avere sessualmente relazionato con persone di destra, sinistra, centro, secessionisti, anarcoidi e di quelli socialisticamente maleducati. Come l’ho potuto, se non sono etero, giovane, bello, ricco e neanche tanto forte? Evidentemente, latente e/o palese che sia stato, fra me e quelle figure fu galeotto un comune momento sessuale. Un comune momento, certamente non fa una sessualità, tuttavia, prova che essa è come un fiume che può toccare più stati. Si può normalizzare quel fiume, la sessualità? Direi solamente convogliando la sua vita in quel canale artificiale che abbiamo chiamato norma sessuale. Vita, è lo stato di infiniti stati del suo stato. Anche una “diversa” sessualità, quindi, è via della vita, (vita è bene per la Natura e vero per la Cultura per quanto è giusto allo Spirito), in ogni sua parte. Deviare da questa normalità, non può non deviare la vita. Tornando alle dichiarazioni di F., se vi sono degli omosessuali che ancora tollerano di non sentirsi chiaramente accettati dal suo partito, allora, l’autolesionismo che evidenziano, prova il loro bisogno di essere posseduti nonostante i costi. Per questo psicologico e politico desiderio di passività, anche se l’omosessuale che lo vota non fosse di quelli che lo prendono in fondo alla schiena, comunque, scegliendo quella ideologia, temo sarà fra i destinati a prenderlo… nella vita. Buon pro faccia a questo genere di amanti, è ben amaro augurio di ogni felicità. Comunque vada a finire la storia, il signor F. ha ragione di temere quelli che, etero o homo, hanno il coraggio di viversi per quello che sono anche al di fuori del privato. Laica, politica e/o religiosa che sia, per chi ha fame di regime, i liberi, sono sempre dei pessimi soggetti.