Hai presente l’Albero della vita?

Non ho rilevato alcuna acrimonia nel tuo scritto. Al più, un continuar a volermi rinchiuso nella stessa tomba della Madre (la Chiesa cattolica) che ho ucciso per legittima difesa. Ho la sensazione che ti stai comportando con me, come il giornalista che basa le sue tesi solamente sulle convinzioni personali. Questo a parte, vedo la vita (il tutto dal Principio che ognuno è in grado di concepire e scegliere) come un grande albero. Di questo Albero, io sono un ramo con foglie. Tutti lo siamo e abbiamo, ovviamente, ma sto parlando di me. Essendo parte del tutto dell’Albero perché dovrebbe sorprenderti se in me si trovano pensieri biblici, evangelici, cattolici, ed altri a tua volontà cercando? Dove starebbe, la mia contraddizione spirituale? E se invece fosse un’amplificazione quella che dici contraddizione? Mi stai dicendo che non si può dire amplificata, bensi contradditoria, la produzione di un pero che frutta anche mele! Ne convengo (se pensi che a non poterlo fare sono gli alberi della nostra vita) ma che ne sai tu di quello che può o non può fare l’Albero della vita? Non affermo e non ho mai affermato di conoscere la verità. Suppongo la stessa cosa anche per te, quindi, il confronto fra i nostri pensieri potrebbe dilungarsi sino all’esaurimento fisico di entrambi. Per fortuna c’è il punto!

Novembre 2006

Elementare, Watson!

Padre, è colui che origina la vita, quindi, al principio della vita vi è il Padre. Chi principia la vita, ha la vita come principio. La vita, quindi, è il principio di chi principia la vita. Lo stato della vita che principiamo dice l’attuazione dei nostri principi. Lo stato dell’attuazione dei nostri principi, dice che Padre abbiamo trovato.

Luglio 2006

E’ beata la Natura e la Cultura della vita

E’ beata la Natura e la Cultura della vita che vive se stessa in eguale misura di Spirito. Un’eguale misura di forza fra gli stati della vita la pone in pace. Quando gli stati della vita sono in pace perché sono cessati i dissidi ( vuoi i propri che quelli fra vita e vita e della data vita con quella del suo Principio ), allora, la vita è nella verità tanto quanto è in pace. Nella verità data dalla cessazione dei dissidi conseguente al raggiungimento della pace vi è omeostasi nel corpo, nella mente e nello Spirito: forza che è vitalità della Natura e vita della Cultura. Nella verità perché nella pace sono cessati i dissidi fra la Natura propria ed altra, la Cultura propria ed altra e lo Spirito proprio ed altro, non può non esservi silenzio. Il silenzio è il luogo del Principio della vita perchè principio della verità: bene per ciò che è giusto allo Spirito. Come luogo della beatitudine degli osservanti, tutte le religioni hanno il proprio Paradiso. Paradiso, è il luogo del Padre: principio della vita perché principio del bene detto da ciò che è giusto al vero. Antitetico al Principio del bene vi è il male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Secondo stati di infiniti stati di dolore, il male è separazione dal paradiso naturale (luogo del Principio del bene) se colpisce il corpo; dal paradiso culturale (luogo del Principio del vero) se il dolore colpisce la verità; dal paradiso spirituale (luogo del Principio della forza della vita) se il dolore colpisce lo Spirito. Tanto quanto è perseguito, il dolore è cacciata dal Paradiso del Padre quando diventa principio di Spirito (di forza) della vita che si oppone al suo Principio: il bene del Padre: Principio della vita. Secondo stati di infiniti stati di vita, tanto quanto una vita si oppone al bene proprio, all’altrui e a quello del Principio e tanto quanto essa è Inferno: stato del male avverso la vita e del Male avverso quella del Principio.

In un momento di stanchezza

In un momento di stanchezza, comunicai al mio amico la mia intenzione di interrompere il rapporto. Mi obiettò: non puoi farlo. Non hai finito il tuo compito.  Comunque sia stato l’onere del compito (verso il suo spirito fine a se stesso o verso la Vita attraverso la nostra) so (spiritualmente e spiritisticamente) perché ho portato a termine quel compito, o so (quanto non avrei mai immaginato di sapere) perché quel compito sta ancora proseguendo? Se, come ti ho raccontato nello scritto precedente, uno spirito di male difende l’opera del mio spirito (i vari scritti) se ne dovrebbe trarre la conclusione che essi sono male. Fermo restando il fatto che nulla vuole se non la Vita (Spirito verso il quale mi riferisco per identificarmi) e che se atto difensivo vi fu, fu dunque permesso dalla Vita, cosa impedisce di pensare che sia stata una volontà di vita (cioè, di bene) anche infinitesima, a porre quello spirito a difesa della mia opera? Lo può impedire quello che, noi, sappiamo del bene e del male, ma, quello che noi sappiamo, dal momento che non la conosciamo sino dal Principio, cosa è, a fronte di quello che sa la Vita? Per quanto tanto, pressappoco niente. Una volta, quello spirito, (sempreché sia nel male è tutto da vedere in quale stato del Male) attraverso il medium mio amico mi si rivolse per scrittura medianica, dicendo: “Israele, aiuta il tuo popolo. ” Giacobbe fu nominato Israele da uno spirito. Io fui chiamato Israele da uno spirito. Giacobbe si alleò con la Vita. Prima di dirigermi verso la Vita, io sono stato alleato con una vita. Anche Giacobbe, prima dell’incontro con quello spirito fu alleato con della vita: quella del gruppo di cui era capo. Si può dire, allora, che sia Giacobbe che me (ognuno per il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato) siamo spiritualmente giunti ad allearsi con lo Spirito della Vita dopo essere stati alleati con della vita di questa. Se quello spirito ha difeso gli scritti, lo ha fatto perché possono aiutare il popolo, di cui, secondo lui, sarei Israele, ma, lo sarei di quello che sta nel bene o di quello che sta nel male, o sarei “Israele” del popolo che è Israele perché, nel bene e nel male, è alleato con la Vita? Elevando il pensiero verso il Principio, se un popolo è chiamato ” Israele” perché è alleato con la Vita, allora, sono “Israele” tutti i popoli che, con spirito dato lo Spirito, alleano la propria vita con la Vita? Prima di ogni nome, però, vi è la Vita dalla quale si originò ogni nome. In questo senso, tutti i popoli che in nome della vita si alleano con la Vita, indipendentemente dal nome, sono alleati con ciò che l’ha principiata: lo Spirito. Secondo queste considerazioni, chi mi chiedeva di aiutare quello spirito? La vita di un popolo (Israele) o quella del popolo della Vita: primo ed universale nome (Vita) di chi vive secondo il Suo nome?

Marzo 2007

L’Iman che sostiene suicidaria

L’Iman che sostiene suicidaria la fine umana di Cristo non può provare la sua affermazione, esattamente come io non posso provare l’attacco di megalomania che gli ha permesso di imputare a Cristo quello che lui avrebbe fatto  al posto di Cristo. La mia versione della storia, invece, sostiene che il Cristo di quei frangenti rinunciò a qualsiasi difesa perché determinò di accogliere la volontà del Padre. Ammessa l’ipotesi, il Figlio si collocò prossimo alla Vita: di ogni idea di madre, sovrana.

Coscienza e conoscenza

Vita: immagine della Natura della Cultura del Principio della forza dello Spirito sia nel Supremo che nell’ultimo. Allo scopo di collocare il nostro spirito nello stato della Vita per essere a Somiglianza della vita originante, la vita originata non può non sapere la sua Immagine. Il trinitario cammino verso il Principio della vita (quello naturale o il soprannaturale) è avvio alla coscienza di ciò che è alla conoscenza del piano di vita nel quale si va (o si viene) alla luce. La conoscenza di ciò che è alla coscienza dice lo stato di somiglianza fra l’immagine umana e quella del Principio. Limitare e/o condizionare la conoscenza di ciò che è alla coscienza è, dunque, limitare e/o condizionare il rapporto di corrispondenza fra la vita del Principio e quella della Somiglianza. Nell’ostacolare il rapporto di corrispondenza fra l’Immagine del Principio (e dei suoi stati, i principi) e ciò che è a loro Somiglianza (la vita umana e i suoi principi) si limita alla nostra vita, la facoltà di porsi con giusto spirito presso l’Origine.

Gennaio 2009

Il magistero della vita

altroinfinito

La vita è la maestra che ci pone il seguente problema

.

Tenendo presente che siamo Natura per quello che siamo

 triangolo

Cultura per quanto sappiamo           e            Spirito per quanto sentiamo.

Sapendo che la Pace nello Spirito è luogo di giustizia

perché pace è cessazione del dissidio, e quindi, segno di verità,

ognuno trovi sé stesso.

altroinfinito

La Terpia Capire

.

Capire la nostra vita (e la Vita) è viaggio di riconoscimento

naturale

 triangolo

culturale                         e                    spirituale

di quello che la persona è, per quello che nella persona c’è.

Riconoscimento è verifica. La verifica implica l’uso del discernimento. Il discernimento cura chi lo cura. Il discernimento è il medico che cura sé stesso. Il discernimento è anche il critico, che nella vita che ci proponiamo, giudica la verità della parte interpretata.

altroinfinito

Il senso della vita

.

VIVERE

triangolo

GUARDAR VIVERE                                         GUARDARSI VIVERE

PER CAPIRE

triangolo

PER ESSERE                                                           PER ESISTERE

SECONDO SPIRITO

Si trova il senso della vita nell’essere forza (Spirito) affine allo Spirito. Con altro dire, Somiglianza affine all’Immagine, o principi affini ai principi del Principio. Tanto più si riuscirà ad essere Somiglianza affine all’Immagine, e tanto quanto si riuscirà ad essere vita (particolare) affine alla vita universale. 

altroinfinito

I permessi della vita

.

La vita è permessa dall’amore, permesso dalla comunione, permessa dalla fiducia, che permette la vita, permessa dall’amore.

lamoree

L’amore è detto dallo stato della corrispondenza normata dallo stato della comunione fra i suoi unitario _ trinitari stati. Per mezzo della comunione detta dall’amore ognuno partecipa all’alleanza fra vita e vita (o elevando il pensiero, fra vita e Vita)

per quello che secondo Natura è

triangolo

per quello che                                                   per quello che

secondo Cultura sa                                         secondo Spirito sente

Per tale partecipazione, in quello che è, ognuno da quello che può.

Non può diversamente, se non esaltandosi e/o deprimendosi ed in ciò

ferire la sua Natura

triangolo

falsare la sua Cultura                                   alterare il suo Spirito.

In assenza di ogni genere di comunione (o legame, o patto, o alleanza) fra la vita principiante e la vita principiata, non vi sarebbe cellula ad altra prossima, né vita ad altri e/o altro prossima.

altroinfinito

La vita nei disegni

.

Vita, è corrispondenza di stati, in tutti e fra tutti i suoi stati:

al principio,

Natura

triangolo

Cultura                                                                        Spirito

Per Natura intendo il Corpo della vita comunque effigiata;

Per Cultura, la Conoscenza della vita comunque raggiunta;

Per Spirito, la Forza della vita comunque agita.

Ne consegue che

la Natura è Via

triangolo

la Cultura è Verità                                                 Lo Spirito è Vita

altroinfinito

La Natura è il luogo del Bene

triangolo

in ciò che prova il Corpo

conosce la Mente                                                       sente lo Spirito.

Vi è pace tanto quanto la forza della vitalità e della vita non patisce dissidi fra Natura e Cultura. L’assenza del Dissidio permette la trinitario_unitaria corrispondenza di vita fra i suoi stati.

La corrispondenza fra gli stati della vita permette la Comunione fra gli stati.

La Comunione fra gli stati permette l’amore fra gli stati.

altroinfinito

Per mezzo dell’amore detto dalla Comunione, ognuno partecipa all’Alleanza fra vita e vita (o elevando il pensiero, fra vita e Vita)

per quello che è secondo

Natura

triangolo

conosce secondo Cultura                                        sente secondo Spirito

Non può diversamente se non deprimentosi o esaltandosi. In ciò, ferire la sua Natura, falsare la sua Cultura,  alterare il suo Spirito.

altroinfinito

Capire la nostra vita e la Vita è il viaggio di riconoscimento

Naturale

triangolo

Culturale                                  e                                Spirituale

di quello che la persona è, per quello che nella persona c’è.

altroinfinito

Per quello che è

(Natura della vita)

triangolo

per quello che sa                                     per quello che sente

(Cultura della vita)                                          (Spirito della vita)

ilprincipio

 Il Principio è Genesi del numero di ogni vita e Genesi della vita di ogni numero

altroinfinito

Nel Principio e nei suoi principi c’é la parola.

per ciò che è

triangolo

ciò che sa                                                          ciò che sente

.

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa.

altroinfinito

In ragione della corrispondenza di vita fra la sua

Natura

(è ciò che è)

triangolo

la sua Cultura (è ciò che sa)                 e             il suo Spirito (è ciò che sente)

.

la parola

altroinfinito

Vita, è corrispondenza di stati fra tutti e in tutti i suoi stati:

Natura

triangolo

Cultura                                                                    Spirito

Per Natura, intendo il corpo della vita comunque effigiata;  per Cultura, la conoscenza comunque raggiunta; per Spirito, la forza della vita comunque agita.

altroinfinito

La Natura è il luogo del Bene

triangolo

La Cultura                                                            Lo Spirito

    è il luogo del Vero                                               è il luogo del Giusto

che corrisponde dalla relazione di vita fra il Bene e il Vero.

Al Principio, assoluta.

altroinfinito

La Natura è la ragione del Bene

triangolo

La Cultura                                                            Lo Spirito

   è la ragione del Vero                                        è la ragione del Giusto

 che corrisponde dallo stato di vita fra il Bene e il Vero

altroinfinito

Il Bene della Natura

triangolo

il Vero della Cultura                                          il Giusto dello Spirito

 sono i rami portanti in ogni morale (comunque religiosa o comunque no)

perché nei principi del Principio fondono la loro promessa nella stessa terra: la vita.

altroinfinito

Una informazione non corrispondente allo stato (naturale – culturale – spirituale) di una data vita, altera il rapporto di forza fra gli stati. Alterandolo, mina una Natura e la dissocia dalla sua dalla Cultura. Così facendo, l’ammala di estraneità. Lo stato trinitario della vita è unitario tanto quanto agisce l’equa corrispondenza fra gli stati. Ammesso al principio (e dello stesso Principio) lo stato di assoluto perché primo, e ammesso che in nessun stato primo possano sussistere equamente delle parti seconde, ne consegue che l’unità fra i suoi stati, oltre che assoluta è inscindibile.

altroinfinito

I principi universali della vita sono tre

perché la Natura è Via

triangolo

la Cultura è Verità                                                   lo Spirito è Vita

altroinfinito

ilprincipio

.

Il Principio della vita è genesi del numero di ogni vita

e genesi della vita di ogni numero.

altroinfinito

Chi è vita in assoluto non può manifestare che il suo assoluto.

Al di fuori di un Assoluto non ci può essere altro Assoluto.

Chi è vita in assoluto è immobile emozione della sua Natura

triangolo

immobile                                                                 immobile

emozione della sua Cultura                                      emozione del suo Spirito.

altroinfinito

IL PRINCIPIO DELLA VITA E’ MOTORE IMMOBILE PERCHE’ HA ATTUATO IL SUO ASSOLUTO PRINCIPIO (LA VITA) ED E’ MOTORE MOBILE PERCHE’ ATTUA L’ASSOLUTO PRINCIPIO CHE LA SUA POTENZA HA ATTUATO: LA VITA.

altroinfinito

Nulla può offendere e da nulla si deve difendere, la Natura che colloca il proprio spirito (la propria forza) nella Cultura della Vita: la vita del Principio. Collocati nella vita del Principio (stato di infiniti stati dell’emozione del Suo spirito) nessuno è mai solo, ne mai abbandonato.

altroinfinito

Cocomeri o meloni?

Mauro ed io parlavamo di cocomeri e tu sei intervenuta parlando di meloni. Ora, se non hai capito che si sceglie di vivere o di non vivere l’omosessualità, cosa hai capito degli amici Omosessuali che frequenti? Occasionali convenevoli a parte, io non frequento più nessuno. Questo non m’ha impedito di capire che

VITA SI NASCE . NEL TUTTO DI DIVENTA

Che fare? Non so. Vivere, presumo!

Dici:”… la vita tua l’hai fatta …” Piano! Non dar per scontato che sia finita! C’è non poco di vero in quello che dici. Dimentichi un solo particolare: siamo in Democrazia. O, quanto meno, in un qualcosa che somiglia a quell’ideale. Proprio nel pomeriggio stavo pensando al concetto di “democrazia”: governo di popolo, dovrebbe essere il significato. Comunque sia, il governo più o meno democratico di un dato momento storico è diventato, o come tale viene avvertito (solo da me?) il “ricatto” sociale e politico che una maggioranza pone ad una minoranza. Indipendentemente dalla parte politica personalmente congeniale, a bagna, ci siamo tutti e due. Che fare? Non lo so. Vivere, presumo! Per quanto riguarda l’ano_terapia (una vecchia battutaccia) la caldeggio sia per la Sinistra che per la Destra. Non vorrai mica far godere solamente una parte del tuo popolo, vero? Saresti antidemocratico!

Non vorrei sembrarti banale, ma quanto mi esponi, è vita, cioè, circolazione arteriosa, e circolazione venosa! Concordo sul fatto che il giovane dovrebbe essere più interessato alla vita che lo circonda, oltre che alla propria. Ripensando a me, giovane, però, mi par di aver finito di essere stupido, forse da ieri! Quindi, non in grado di dar lezioni a nessuno, e consigli con estrema cautela. Certamente, per quanto so e posso, adesso (62 anni suonati) sto facendo un qualcosina per i Crescenti. Chiaramente, lo faccio a mio modo: modo che avrai constatato sul blog. Certamente, adesso vedo le cose “con un po’ più di distacco”, ma non c’è distacco che tenga di fonte agli schizzi del dolore! In questa incapacità di proteggermi dal dolore, sono, forse, ancora giovane, e quindi, in grado di sentirti. Dico sentirti e non capirti, perché se fossimo frutti lo saremmo di piante di diversi climi, e quindi, di maturazione non contemporanea. Indipendentemente da questo, nulla ci vieta di porre clemenza nel giudizio che diamo su atti, non sempre all’altezza che vorremmo. Fanno parte del sistema venoso di capire la vita.

Giugno 2005

Caro Mattia

Non escludere le verità della favola.


Tutti quelli/e che hanno degli scarsi rapporti con la vita propria, altra e/o con il mondo, pensano di essere gli unici a soffrire: vuoi per infiniti accadimenti, vuoi per il rifiuto di sé e la conseguente non accettazione della realtà personale e dell’ambito in cui ci ritroviamo a vivere, vuoi per delle complessive quando generalizzate insoddisfazioni. Queste nuvole nei nostri cieli originano molte forme e casi di invalidante disistima. Per decenni ho patito anch’io di quel egocentrico masochismo. Avrei dovuto confidare meglio nell’insegnamento detto dalla favola del Brutto Anatroccolo! Con queste breve escursioni fra le mie non semplici realtà di orfano e di adottato, intendo confermarti che, in quanto a Brutti Anatroccoli, sei (ironizzando) in buona compagnia da tanto è composta da tanti. Vero è che quell’intruppamento mica l’abbiamo voluto. Vero è, pero’, che dobbiamo fare in modo di uscirne, se vogliamo diventare i Cigni che, tutti, in potenza siamo. Come? Affrontando e provando quello che siamo da bambini_ragazzi, cioè, Anatroccoli, il più delle volte caduti e/o buttati fuori dal nido. Nella tua situazione come a suo modo è stato per la mia, tutto pensiamo fuorché di poter diventare bianchi, e di riuscir a coprirci di belle piume. La pensiamo così (lasciatelo dire) solo per il pessimistico giudizio che ci diamo anzitempo! E che cavolo! E’ come dire che è brutto un libro che stiamo leggendo da poche pagine. Confermerai poco intelligente una affermazione del genere, eppure, è la stessa, che fanno (rendendosene conto o no) le personalità che non si amano. Ne so qualcosa. L’ho fatto anch’io! L’amore, Mattia, è comunione. Di sé è con sé, in primo luogo. Ogni pessimismo su di noi, origina una corrispondente disistima; è quella che ci mostra, pur dicendoti che è oro, dell’insoddifacente ottone! Lo può, (la disistima) perché diamo ascolto alle nostre paure, alle nostre presunte pochezze; lo può, perché la vita ci è matrigna, ebbe a dire il Leopardi anatroccolo. Il Leopardi del dopo, invece, solo il piacere dei gelati gli ricordava di essere stato figlio di cotanta madre. Poesia e grande pensiero, invece, mostrarono, in Cigno, l’avvenuta metamorfosi. Non dubitare mai della tua possibilità di mutamento, perché se è vero che la favola che ti ricordo è stata scritta da un uomo, è anche vero che, a quell’uomo, gliel’ha dettata la vita. Si, è anche Madre. Quale la differenza fra Matrigna e Madre? La differenza sta nella parte che decidi di abbracciare!

 

Il percorso “per Damasco”

Il percorso “per Damasco” nasce dall’elaborazione di un lutto talmente terremotante da aver lasciato in pedi solo macerie. La vita che per tali fatti ci pare matrigna, però non lo è. Il suo naturale principio, infatti, (il bene) ha ricondotto i miei visuti nelle vie delle loro verità. Facendolo, ha cassato il dolore. Il recupero dei principi particolari della vita (quello che ci è bene perché giusto al vero) m’ha consentito (e consente) di riconoscere gli universali: il Bene nella Natura, il Vero nella Cultura, il Giusto nello Spirito. Si ergono, dove annulliamo il dissidio per raggiunto criterio.

Mia cara: la parola è l’emozione della vita

che dice sé stessa.


Dalle parole, quindi, si ricava l’identità emozionale di un dato momento di vita: quello che racconti. Domanda: come senti quel momento? “Molto vivo, però, dibattuto fra tante parole.”

Domanda: piluccando fra tanti piatti (fra tante emozioni) comunque puoi dire d’aver fatto un pasto completo? Se no, scegli una parola e cibati di quella.

Giugno 2006

La vita è permessa dall’Amore

permesso dalla Comunione, permessa dalla Fede che permette la Vita permessa dall’Amore

altroinfinito

Volute dai poteri del “Principato e della Religione” di ogni genere società, sulla vita si è sovrapposta una babele di laceranti versioni. Quale la vera? Non lo so, ma se ammettiamo che i principi del Principio siano il Bene, il Vero, il Giusto, allora, dove c’è il Dolore (male naturale e spirituale da errore culturale) non può esserci verità tanto quanto vi è dolore. Al dolore causato dall’errore oppongo e propongo questi principi.

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La vita ha tre stati di vita:

Natura

triangolo

Cultura                                                                       Spirito

Per – stato – intendo la condizione naturale, culturale e spirituale della personale identità. Avendo tre stati, la vita è trinitario_unitaria. E’ assoluta unità fra i suoi stati solo al principio di ogni principio. Nel nostro principio è unitaria in ragione della misura di ricongiungimento fra i suoi stati. Vuoi nella vita individuale, vuoi nella globale, o elevando il pensiero fra la vita e la Vita, le corrispondenze fra gli stati naturali, culturali e spirituali attuano la relazione di vita fra gli stati.

altroinfinito

L’immagine della vita (la particolare) somiglia all’Immagine della Vita: l’Universale. La differenza fra la Particolare e l’Universale è detta dallo stato del rispettivo stato: assoluto al principio e dello stesso Principio. Relativa al nostro stato nel nostro principio.

Il Principio assoluto della vita è inimmaginabile. L’affermazione non ferma il Credo. Fa riconoscere, però, che fra il credere e il sapere vi è infinito divario. Su quel divario, solo la speranza può porsi come ponte, ma la speranza, è ragione della fede, non, ragione della conoscenza. Ad ognuno i suoi bisogni.

altroinfinito

Vita, è la maestra che pone il seguente problema

Tenendo presente che siamo Natura per quello che siamo

triangolo

Cultura per quanto sappiamo           e            Spirito per quanto sentiamo.

Sapendo che la Pace nello Spirito è luogo di giustizia

perché pace è cessazione del dissidio, e quindi, segno di verità,

ognuno trovi sé stesso.

altroinfinito

Se non altro perché non vi possono essere contenuti culturali e spirituali se prima non vi è il corpo contenitore (la Natura) ammettiamo che, sia della vita maschile che della femminile, il loro primo stato sia il

naturale.

triangolo

Come l’acqua prende forma dalla forma del contenitore, così, un contenuto culturale non può essere estraneo allo stato che lo contiene. Ne consegue che la Natura del dato stato è la via che forma la Cultura di quello stato.

Dal principio naturale della vita, dunque, si originò il corrispondente

triangolo

principio culturale

altroinfinito

Il principio del bene nella Natura è il sentire. Il principio del bene nella Cultura è il sapere. Lo Spirito è il principio della forza della vita del bene naturale e culturale che si origina dal sentire nel sapere (se il prevalente principio di vita è diretto dalla forza della vita della Natura) o dal sapere nel sentire se il prevalente principio di vita è diretto dalla forza della vita della Cultura.

altroinfinito

Vita, è stato di infiniti stati. Si origina dalla corrispondenza fra tutti e in tutti i suoi stati. Ciò che è del sapere nel sentire (come nel sentire nel sapere) allora, diventa

triangolo

                                                               vita secondo Spirito

Se non vi fosse integrazione fra i tre stati, la vita avrebbe avuto un solo stato e, dunque, o eterno (ma di eterno vi è solo il Principio) o, per quanto lungo, necessariamente a termine.

Non necessariamente in ordine di tempo ma, necessariamente, secondo l’ordine dato dal convivere fra i suoi stati, la vita, quindi, si evolse (come si evolve) secondo

Cultura della Natura: il Corpo

triangolo

secondo la

triangolo

                                            Cultura della sua Natura: il pensiero.

Secondo le finalità di vita, al perseguimento naturale e culturale seguì la Cultura della vita

triangolo

                                                                   secondo la sua forza: lo Spirito.

Mi dirà: come fa uno stato della vita ad avere il senso della vita della propria Natura se, essendo stato e, dunque, non ancora vita (secondo forza, Natura che corrisponde con la sua Cultura) non può avere quello della propria Cultura e, dunque, neanche quello del proprio Spirito? Lapalissiano, Padre! Perché qualsiasi stato naturale vi sia stato in origine, avendo lo Spirito che gli è forza ha la vita data dal Principio. Avendo la vita data dal Principio (il cui principio è vita) in ragione dello stato del suo stato, necessariamente, ne ha Cultura.

altroinfinito

Capire la nostra vita (e la Vita) è viaggio di riconoscimento

naturale

triangolo

culturale                         e                    spirituale

di quello che la persona è, per quello che nella persona c’è.

Riconoscimento è verifica. La verifica implica l’uso del discernimento. Il discernimento cura chi lo cura. Il discernimento è il medico che cura sé stesso. Il discernimento è anche il critico, che nella vita che ci proponiamo, giudica la verità della parte interpretata.

altroinfinito

Sono delitti contro la vita tutti quei principi che dividono una Natura dalla sua Cultura. Una Natura divisa dalla sua Cultura è separata dal suo Spirito tanto quanto è alienata.Per Natura intendo il Corpo della vita comunque effigiata; per Cultura, la Conoscenza della vita comunque raggiunta; per Spirito, la potenza della vita comunque agita.

altroinfinito

Se ciò è dell’Immagine della vita, ciò non può non essere della vita a quella somigliante. La vita non è un quarto stato: non lo è, perché vita è corrispondenza di stati, non, somma di stati. I principi dell’Immagine sono sommi, e quindi, sommamente unitari. Necessariamente trinitario_unitari quelli della Somiglianza.

altroinfinito

La Natura è il luogo del bene

triangolo

La Cultura                                         Lo Spirito

    è il luogo del Vero                           è il luogo del Giusto

che corrisponde dalla relazione di forza fra il Bene e il Vero.

Al Principio di ogni principio, assoluta.

altroinfinito

La Natura è la ragione del Bene

triangolo

La Cultura                                              Lo Spirito

   è la ragione del Vero                          è la ragione del Giusto

 che corrisponde dallo stato di vita fra il Bene e il Vero

Al Principio di ogni principio, assoluta.

altroinfinito

La Natura è il luogo del Bene

triangolo

per ciò che prova il Corpo

conosce la Mente                                        sente lo Spirito.

quindi

La Natura è Via

triangolo

la Cultura è Verità                                  Lo Spirito è Vita

Vi è pace nella vita tanto quanto la forza della vitalità  naturale e della vita culturale non patisce dissidi fra Natura e Cultura. L’assenza del Dissidio permette alla vita di perpetuare sè stessa senza male naturale e spirituale da errore culturale.

altroinfinito

Come la vita è trinitario_unitaria, così il senso

VIVERE

triangolo

GUARDAR VIVERE                         GUARDARSI VIVERE

PER SENTIRE SECONDO NATURA

triangolo

PER CAPIRE SECONDO                          PER ESSERE SECONDO

CULTURA                                                     SPIRITO

altroinfinito

Il Bene della Natura

triangolo

il Vero della Cultura                                il Giusto dello Spirito

 sono i rami portanti in ogni morale (comunque religiosa o comunque no) perché nei principi del Principio fondono la loro promessa nella stessa terra: la vita.

altroinfinito

I principi della vita sono sono quelli della Vita:

il Bene per la Natura

triangolo

il Vero per la Cultura                  e                 il Giusto per lo Spirito

che corrisponde dalla relazione fra il Bene: principio di ciò che siamo. Il Vero: principio di ciò che sappiamo. Il Giusto: principio della forza che si origina dalla corrispondenza di stati fra ciò che siamo e sappiamo per quanto sentiamo.

I principi sono la basilare fonte del discernimento nella capacità di scelta personale e sociale: elevando gli intenti, spirituale. I principi sono maestri tanto quanto indirizzano la vita verso i suoi principi. Tanto quanto i principi confermano e conformano secondo secondo emozioni di giustizia, e tanto quanto sono umanamente magistrali. Tanto quanto rigidamente applicati (vuoi in sé come in altro da sé) e tanto quanto disumanizzano i vissuti.

altroinfinito

Una informazione non corrispondente allo stato (naturale – culturale – spirituale) di una data vita, altera il rapporto di forza fra gli stati. Alterandolo, mina una Natura e la dissocia dalla sua dalla Cultura. Così facendo, l’ammala di estraneità. Lo stato trinitario della vita è unitario tanto quanto agisce l’equa corrispondenza fra gli stati. Ammesso al principio (e dello stesso Principio) lo stato di assoluto perché primo, e ammesso che in nessun stato primo possano sussistere equamente delle parti seconde, ne consegue che l’unità fra i suoi stati, oltre che assoluta è inscindibile.

altroinfinito

 L’amore è detto dallo stato della corrispondenza normata dallo stato della comunione fra i suoi unitario _ trinitari stati. Per mezzo della comunione detta dall’amore ognuno partecipa all’alleanza fra vita e vita (o elevando il pensiero, fra vita e Vita)

per quello che secondo Natura è

triangolo

per quello                                         per quello

che secondo Cultura sa                 che secondo Spirito sente

La corrispondenza fra gli stati della vita permette la Comunione fra gli stati. La Comunione fra gli stati permette l’amore fra gli stati.

altroinfinito

Per mezzo dell’Amore detto dalla Comunione, ognuno partecipa all’Alleanza fra vita e vita (o elevando il pensiero, fra vita e Vita)

per quello che è secondo

Natura

triangolo

conosce secondo Cultura                      sente secondo Spirito

Non può diversamente se non deprimentosi o esaltandosi. In ciò, ferire la sua Natura, falsare la sua Cultura,  alterare il suo Spirito.

altroinfinito

L’amore è lo stato della corrispondenza di vita detta dalla comunione fra i suoi unitario _ trinitari stati: al principio:

Natura

triangolo

Cultura                                                           Spirito

In quanto vita al principio, il Principio è sovrana unità del suo stato. Ne consegue che il Principio

.

bottonerosso

.

è il massimo stato        dell’amore            detto dallo stato

della comunione fra i suoi inscindibili stati.

altroinfinito

Dove per mancanza d’amore non vi è comunione fra stati, vi è errore e/o dolore tanto quanto non vi è comunione. In assenza di ogni genere di comunione, (o legame, o patto, o alleanza) non vi sarebbe cellula ad altra prossima, né vita ad altri e/o altro prossima.

Per quello che è

(Natura della vita)

triangolo

per quello che sa                                per quello che sente

(Cultura della vita)                                     (Spirito della vita)

ilprincipio

Il Principio è Genesi del numero di ogni vita

e Genesi della vita di ogni numero

altroinfinito

Per mezzo della comunione detta dall’amore, ognuno partecipa all’alleanza fra vita e vita

(o elevando i concetti fra vita e Vita)

per quello che secondo Natura è

triangolo

per quello che secondo          per quello che secondo

Cultura sa                              Spirito sente

Per tale stato di partecipazione

in quello che è ognuno da quello che può.

Non può diversamente, se non esaltandosi e/o deprimendosi, ed in ciò,

ferire la sua Natura

triangolo

falsare la sua Cultura        alterare il suo Spirito.

Essendo, la vita, una trinitario unitaria corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati, il dissidio naturale e/o culturale e/o spirituale che ne impedisce l’unitario raggiungimento denuncia l’assenza di verità tanto quanto l’impedisce.

altroinfinito

In assenza di ogni genere di comunione (o legame, o patto, o alleanza) fra la vita principiante e la vita principiata, non vi sarebbe cellula ad altra prossima, né vita ad altri e/o altro prossima.

lamoree

altroinfinito

Nel Principio e nei principi c’è la vita

per il Verbo che è

triangolo

per la Cultura che sa                           per lo Spirito che sente

altroinfinito

In ragione della corrispondenza di vita fra la sua

Natura

(è ciò che è)

triangolo

la sua Cultura (è ciò che sa)                 e             il suo Spirito (è ciò che sente)

la parola

altroinfinito

ilprincipio

Il Principio della vita è genesi del numero di ogni vita

e genesi della vita di ogni numero.

Chi è vita in assoluto non può manifestare che il suo assoluto. Al di fuori di un Assoluto non ci può essere altro Assoluto.

altroinfinito

 Chi è vita in assoluto è inmobile emozione della sua Natura

triangolo

inmobile                                                  inmobile

emozione della sua Cultura                       emozione del suo Spirito.

altroinfinito

IL PRINCIPIO DELLA VITA E’ MOTORE IMMOBILE PERCHE’ HA ATTUATO IL SUO ASSOLUTO PRINCIPIO (LA VITA) ED E’ MOTORE MOBILE PERCHE’ ATTUA L’ASSOLUTO PRINCIPIO CHE LA SUA POTENZA HA ATTUATO: LA VITA.

altroinfinito

Nulla può offendere e da nulla si deve difendere, la Natura che colloca il proprio spirito (la propria forza) nella Cultura della Vita: la vita del Principio. Collocati nella vita del Principio (stato di infiniti stati dell’emozione del Suo spirito) nessuno è mai solo, ne mai abbandonato.

altroinfinito

2) Ciao, Vita! La sai l’ultima? Il mio uomo ha fatto le valige!

Ha lasciato la casa, mi dice l’amica. Mi ha detto che la famiglia è un impegno troppo pesante, che è depresso, che non c’è la fa. Se ne è andato da quasi due mesi. Qualche giorno fa mi ha richiamato dicendomi disposto a ritornare. Gli ho detto di no! Cos’altro posso fare, Vitaliano?

.

Mia cara: la vita fa pere e banane. Legittimo amare le une come amare le altre, ma se pensiamo di poter trasformare una pera in una banana (per quanto lo si faccia per virtù d’amore) vuol dire che siamo destinati a restare senza pera o senza banana. Certamente possiamo amare frutti da innesto. Ma, allora, siamo pronti ad amare un frutto che non è una pera e neanche una banana, come può essere l’insieme fra le due?

1) Ciao, Vita! La sai l’ultima? Il mio uomo ha fatto le valige!

Allora (mi dice l’amica) giovedì sera ricevo un messaggino dal piccolo. Leggo: ti lascio. Sono in viaggio per casa. Non ti vedo più come la mia donna. Ti vedo come mia madre. Antefatto. Lei: transessuale. In età. Regge bene. Femminile. Carattere viriloide. Lui: militare. Sui trenta e qualcosa. Non male. Anche lui, a mio conoscere, è un transessuale, sia pure a livello di passaggio da Etero ondivago, ad Omo con difficoltà d’accettazione. Tradimenti del genere, sono l’amaro destino del Transessuale che si evira per sentirsi completamente donna. Secondo me, il piccolo, ha solamente trovato una madre non operata, ma sono pressoché sicuro di una cosa: non si fermerà neanche lì. Sento di potermi dire, ancora, che prima o poi, troverà un padre che non ha proprio nessuna intenzione di operarsi. Al più, di operarlo!

 Aprile 2007

Maghi e fattucchiere

Cara Drita: i maghi, le fatucchiere e le varie consigliere le dovaria essare sepolte da passate ere!

ladritaGhe dago ragion su tuto l’andasso che la dise sora, ma (casso) parché in via Massini, tutt’ora, ghè dei omani, (o, meio, dei putini), che, (ancora!!!), par cambiar la sorte i se fa tentar dal sogo de le carte? Ora, o la me dise tute le risposte a le domande de sto mondo, o par darse na calmada la se fa na gran velada! La me creda, par capire i significati de la vita, anca quelo, aiuta.

Spiriti della vita, o spiriti della mente?

altroinfinito

Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. C’è chi sostiene che non esiste un sovra stato della vita, e che, quindi, non esistono neanche gli spiriti soprannaturali. Chi è di questa opinione afferma che gli “spiriti”, non sono altro che voci sovra mentali. Soprannaturali o sovra mentali che sia, non sono “realtà” verificabili. Il problema che ci pone lo spiritismo, pertanto, non è – esistono o non esistono gli spiriti? – ma, indipendentemente dal luogo di provenienza, se sono o non sono spiritualmente attendibili. Dal momento che al di fuori dello stato naturale della vita esiste il male, e dal momento che al di fuori dello stato della mente esiste l’errore, in ogni caso, non possiamo considerare attendibili quelle voci. Per quell’inattendibilità, diventa inattendibile anche chi le segue. Non tanto perché alunni del male (per esserlo è necessario perseguirlo in piena coscienza) ma perché alunni dell’errore quando non maestri.

A proposito della lettera “Io sono vita” mi spiego

L’affermazione “IO SONO VITA” per me è chiarissima. Devo ammettere, tuttavia, che è diventata tale dopo un trentennio di giornaliere riflessioni. Chi la legge la prima volta, però, risulterà, temo, un attimo disorientante. Sento il bisogno, quindi, di doverla frazionare per chiarire.

Premetto un sogno.

Anni che furono, fra sonno è veglia, una bellissima voce di donna mi disse: cristiano, non cristiano. Lo fece tre volte. Ricordo che mi svegliai un pochino irritato: mica ero sordo! No, non l’aveva detto tre volte perché mi aveva reputato sordo. Me l’aveva detto tre volte perché gli stati di principio della vita sono tre, quindi, una volta per la Natura: il corpo della vita comunque effigiato.

Una volta per la Cultura: la conoscenza della vita comunque ottenuta.

Una volta per lo Spirito: la forza della vita comunque agita.

Ulteriormente me le spiego (quelle tre volte) perché la vita nel nostro stato è trinitario_unitaria, perciò, soggetta ad essere così e non così, così e non così, così e non così, in ragione di infinite cause. Quello che vale per la nostra vita, vale anche per i miei discorsi: sono comuni e non comuni, comuni e non comuni, comuni e non comuni. Premesso questo, procedo. In rosso cito la lettera che spiego.

La parola è l’emozione della vita che dice è stessa.

L’affermazione si prova di per sè. Ulteriormente spiega perché il Mondo è pieno di infiniti linguaggi. Infinite, infatti, sono le emozioni che si sono fatte verbo e parola.

Il Principio è nel verbo Io sono, e Vita nel dirsi secondo emozione, ne consegue che il Principio ha attuato il suo principio: la vita.

Ogni religione ha dato nome al Principio in ragione della sua Cultura, ma secondo la mia lo nomino per attributo perché “non amo nominare invano e/o in modo vano”. Nulla di nuovo: quell’errore era già stato detto.

La mia parte non cristiana (non perché contrario ma perché pensiero altro) non sa perché il Principio sia già stato detto Verbo e Parola. Nel dire il mio perché, allora, spero di non star facendo la scoperta dell’ombrello!

Se ammettiamo che il Principio sia a somiglianza della nostra immagine, dobbiamo anche ammettere che il Principio sia in grado di dire a sè stesso, sia chi è che cosa è. Ammesso il Principio che universalmente immaginiamo, cosa può dire di sè quel Principio? Sentendosi vivo dirà IO SONO e nel dire il Verbo dirà la Parola: VITA.

Baso questa versione sulla Cultura nota, ma della religione nota io sono dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori. Ne consegue, che la parte fuori del mio pensiero ha anche altri pensieri. Giusto per citare il fondante, il mio Principio è lo Spirito: la forza della vita sino dal principio e dello stesso Principio. Verò è, che il Principio è assolutamente unitario. L’Uno che è, quindi, è di inscindibile stato. Posso considerare su una parte del Principio, quindi, solo per amor di pensiero.

Per questo amore, l’abbiamo pensato secondo Natura: è sono nati gli Dei.

L’abbiamo pensato secondo Cultura: e sono morti gli Dei.

Invece, pensandolo secondo Spirito (forza o potenza del Principio) muore la vita solo se (in questo stato della vita) muore la sua forza.  Constato che ci stiamo impegnando.

* Essendo il massimo Principio perché al principio, la vita del Principio non può originare  altra identità, altri principi, altro nome. Il Principio è quello che è: vita.

Perchè non può fare quanto sostengo? Lapalissiano, direi. Non lo può fare perché il Principio è un assoluto, e un Assoluto può originare solo sè stesso. Non mi pare di aver dimenticato qualcosa.

altroinfinito

* Ho escluso questa frase dalla lettera “Io sono vita” perché, a mio sentire, ne spezzava la fluidità: la lascio qui.

 

Solo il Signore sa

Solo il Signore sa quanto mi sono sentito vero e nel contempo falso quando, all’Arabo con un taglio sulla guancia che gli donava non poco ho detto che preferivo fargli crescere la vita anziché l’uccello! Uscendo dal giardino non ho potuto non rammentare il detto, ogni lasciata è persa, invece, ho ricevuto un suo messaggio: buona notte angelo. Ciao. E’ proprio vero: un desiderio che non passa si trasforma sempre in ciò che passa. Non sempre angelicamente.

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Tenendosi per mano

Sto andando al supermercato. Dall’altro lato della strada vengono avanti due nordafricani sui trenta. Si tengono per mano. Mi conoscono, o meglio, immaginano di conoscermi, ma per quello che conosco del nordafricano non è che ci sia questa gran differenza! Li guardo. Staccano le mani. Siccome li vedo tutto il giorno in panchina, (prevalentemente fuori di testa) da tempo ne ho dedotto che vivono d’espedienti (spacciano, scroccano, e quando di necessità) pure, tutto accettano fuorché farsi vedere accomunati da una amicalità in odor di Finocchio! Lungi da me l’idea di veder tutti quanti liberi di prenderselo nel didietro, ma, signur, è così pauroso essere e praticare sé stessi? Fa così paura permetterlo, e permetterselo? Evidentemente si, se a Napoli un padre ha ucciso il figlio che voleva viversi per quello che sentiva di essere, e che il padre ha voluto/dovuto uccidere per allontanare dal suo albero quell’ombra. Ci sia leggera la terra.

Luglio 2008

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Vi è violenza anche nei soffi d’imbecillità

E’ una storia vecchia, questa che racconto. Mi è tornata alla mente solo da poco. Non riesco a togliermela dalla testa, quindi, la devo scrivere!

Più di una ventina di anni fa ho avuto a che fare con il Centro Anti Violenti di Verona. All’epoca mi occupavo di tossicodipendenze. Alla ricerca di aiuto ho bussato a non poche porte. Fra le tante, anche a quella. Allora il Centro ospitava gli Obiettori di coscienza. A che titolo e per quali motivazioni non mi interessa sapere. Fra gli ospitati un omosessuale (veronese guarda caso) allora tra il formalmente morbido e l’effeminato. Ho sempre avuto l’istintiva tendenza a far da infermiera alle personalità ancora fragili. Mi ero subito accorto, infatti, che quel giovane stava vivendo il pesante momento di chi teme il giudizio di non normalità. E’ un giudizio che “spaura” quelli che ancora non hanno sufficiente pelo nello stomaco! Già all’epoca ero ben cosciente di desiderare i diversi da me: diversi perché omosessuali per gusto, non, per totalizzata identita’ sessuale. Per me, i sessualmente simili sono seduttivi come le coppe quando il gioco va a spade! Nel mio gioco, però, mi capita di comprendere anche le spade quando è necessario dirsi, viversi e aiutarsi, appunto perché, indipendentemente dalle figure (o dalle figurine) appartenenti allo stesso mazzo; ed è quello che è successo! Anni dopo mi capita di incontrare il “titolare” di quel Centro. Mi fa capire che sa, e che non mi dovrei permettere di fare quello che crede di sapere. Non mi ci è voluto molto per capire che il giovane gli ha riportato quello che crede di aver capito da un atteggiamento gay, solamente compartecipativo. Tutt’ora mi viene da ridere immaginando passionale quel moto di vicinanza! Sempre anni dopo (mai che ricordi una data!) ho visto l’ex giovane frequentare un bar gay con l’evidente ed autonoma sicurezza dei certi di sé. Pur lieto di quella crescita dell’eta’ (di vita non so) a tutto ho pensato fuorche’ rinnovargli delle sorellate intenzioni, come neanche ricordargli, quanto, di quelle aveva capito, a causa di una esperienza ancora narcisistica. Purtroppo, per i coinvolti, alla vita conigliesca, capita di interpretare come palo ogni spaurante ombra. Se intelligente (anche minimamente) la persona estranea all’esperienza omosessuale si rivolge a chi di dovere (quale che sia non lo so trattandosi di un caso fantasmatico) oppure chiede l’ascolto anche dell’altra campana. Diversamente, che ha fatto quel contestualmente imbecille? Ha emesso il giudizio che sintetizzo: non devo provarci. Non ricordo cosa gli ho risposto. All’epoca avevo da rispondere ad un lutto ben di più pesante di quell’ignorante sentenza. Ricordo ancora molto bene, pero’, l’umiliazione che ho gratuitamente subito, e che ora gli restituisco cosi’. Agirò ben diversamente quando lo rivedro’: strada facendo.

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Nella ricerca della Genesi

Degli edifici che in crescita mi hanno fatto abitare mi sono rimasti i diroccati, ma ancora mi pongo domande su quanto resta.  Non ho pretese da Risposta.

Nella ricerca della Genesi della vita, se per un aspetto il Testo rivela la capacità di elevazione culturale degli stesori, dall’altro, mi pare segnali che il Serpente non si limitò a tentare la sola Eva. A mio avviso, infatti, caddero nella tentazione (pericolosa tanto più l’imposero come verità rivelata dal Principio) di dire una realtà che, per ignoranza sul Principio della vita (la vita sino dal Principio) certamente non potevano conoscere, al più, immaginare, oppure, se dire per rivelazione, perché ispirati. Va beh!

Dal momento che il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male e dal momento che in alcun modo possiamo verificare lo stato delle “voci” ispiratrici (ripeto la domanda) da chi dette e/o rivelate, se in mancanza di verifica, tutto il nostro credere può anche essere stato basato sulla strumentalizzazione (in buonafede e/o in malafede che sia) di un bisogno di credere in altri conseguente alla mancanza della capacità di credere nel Padre tramite noi? Una elevazione spirituale può inebriare la ragione tanto da mandarla oltre il suo contesto storico personale e sociale. La può mandare “fuori” al punto da farla entrare in contatto con altri piani di vita. Non intendo la vita spirituale (che avendo vita ne siamo in contatto da sempre) ma quella spiritica. Al proposito, sappiamo l’opinione della Psichiatria, ma, se è vero che sull’argomento sa cosa dice, quanto può dire di sapere di cosa parla? Una mente ispirata oltre la sua realtà dalla forza della sua immaginazione (capacità di vedere culturalmente ciò che in cui si crede e che è elevata tanto quanto si ha fede in ciò che si crede) quanto sa distinguere se discerne secondo sé, o se lo può tramite altra vita? Nel caso sappia distinguere che non discerne secondo sè, e anche ammesso che sappia quale sia lo stato di vita che influisce sul suo discernimento, può verificarne (non dico l’identità) ma anche la sola attendibilità spirituale? Direi di no. Infatti, se può essere inimmaginabile la capacità di verità di uno spirito nel bene, così è inimmaginabile la capacità di menzogna di uno spirito nel male.

Così, data la facoltà e la capacità invasiva degli spiriti soprannaturali nella vita naturale (data la mia conoscenza dello spiritismo lo sostengo a ragion veduta, o meglio, sentita) non posso non dubitare (e, parecchio) che lo Spirito ispiratore sia stato quello del Padre. Il Padre influisce la vita che ha originato attraverso la Sua forza: il suo Spirito. Se l’ispirasse secondo la sua Cultura, assoggettando il nostro giudizio al suo, renderebbe serva la nostra. Rendendola serva, però, assoggetterebbe anche la nostra coscienza, ma, una coscienza è piena, solamente se è libera di conoscere, al caso, anche ciò che non gli corrisponde per poter sapere ciò che gli corrisponde! Ergo, neanche il Padre può far dipendere da sè, la vita che pure ha originato. Ciò significa che non possiamo credere a nessuno? No, ciò significa che dobbiamo credere nel solo Principio della vita: in ragione della forza dello Spirito, corrispondenza di stati nella data vita e fra la nostra e la Sua. Ulteriormente, questo significa che non puoi credere neanche a me? Ammesso e non so quanto concesso che ti sia mai girato per la capa, mi pare più che ovvio, per quanto riguarda la fede. Invece, per quanto riguarda la ragione, “credimi” solo dopo attenta valutazione!

Il principio che ha permesso la vita è quello della comunione fra stati. Allora, dove vi è la voce di uno Spirito che interloquisce fra vita e vita non può essere quella del Principio che dice circa i suoi principi, in quanto, già all’origine ne ha detto i massimi:

Il Bene per la Natura

atrinita

Il Vero nella Cultura                                      Il Giusto dello Spirito

Quei principi sono massimi al punto da originare la vita e universali al punto da indicare ad ogni via della vita (ad ogni Natura) la sua verità, cioè, la sua Cultura. Per corrispondenza di principi fra la vita originante e quella originata, anche un qualsiasi Spirito soprannaturale non può in alcun modo interferire nella vita altra se non ledendo la corrispondenza degli stati della vita personale (o sociale tramite la Persona) su cui interferisce. Tanta o poca che sia la sua forza, uno spirito interferente, (tanta o poca che sia la sua vita) comunque erra perché devia la corrispondenza di vita e di forza fra spirito e Spirito.

Testimone dell’ingarbugliata storia fra due spiriti

Siciliana, la location, quindi, terra di indubitabili masculi e dove certe cose si fanno come altrove ma non si dicono: tanto meno si mostrano. Per chi non conosce il mio pensiero, dico spirito Determinante il maschile, e spirito Accogliente il femminile. Bellissimi tutte e due e somiglianti quelli che sogno. Dal che ne trago che sono spiriti affini. La figura del Determinante e’ scolpita. Piu’ minuta ma scolpita anche l’Accogliente. Chiara la loro intenzione di promettersi ma, non solo sono in Sicilia (nel sogno, simbolo di omogenea e definita mentalità sociale) ma appartengono anche a due differenti classi. Sento che il Determinante proviene da una famiglia mafiosa, tuttavia, nulla mi fa intendere che sia asociale. Da che ambiente proviene lo spirito Accogliente  il sogno non me lo intendere. Ne traggo la conclusione che é uno spirito senza classe, con ciò intendendolo senza famiglia,  e/o ambito sociale costituito e  costituente. Mi domando: non ha nome di riconoscibile classe perché l’Accoglienza é la forza determinante (su cio’ che é da accogliere) che fa classe a se’? Lo spirito Accogliente ha un sorriso biricchino malizioso quando guarda l’amante Determinante. Il Determinante è in compagnia di altri masculi. Passa l’Accogliente. Con un sorriso che le gran marchette dei dentifrici se lo sognano, ciao, dice al Determinante. Sorriso da risposta spontanea quello del Determinante, ma subito gelato: e in compagnia. La compagnia lo circonda subito di malevola curiosità e di implicito rimprovero. Forse perche l’Accogliente non può manifestare per primo le sue emozioni se non trasformando il suo principio da Accogliente in Determinante, ed in ciò diventando il transculturale che può diventare il Transessuale a cui lo spirito Determinante può sorridere solo le paga il prezzo del rimprovero maschile? Cambio di scena! Il giovane del sogno é’ con una ragazza. Robustina, capelli lisci castani. Intuisco ma non so come che ha gli occhi cerulei. Gli sta chiedendo spiegazioni. Intuisco evasività nel Determinante. Non riesco a capire (sia nel sogno che ora) cosa rappresenti un ragazza che pare uscita da un film neorealista. La reale Accoglienza basata su prefissati schemi e ruoli sociali e/o culturali? Cambio di scena: la ragazza neorealista e seduta dietro a un’altra ragazza  a lei somigliante. Sono spiriti affini ma non eguali benché esteriormente somiglianti. La ragazza promessa in sospeso (la neorealista) punta una pistola conto il Determinante. Interpreto la pistola come l’arma che puo’ sparare costrittiva regola o norma. La ragazza con la pistola minaccia il Determinante ma non spara, quindi, non le attua. Le due prime ragazze (l’Accogliente e la Neorealista) escono di scena. Nella nuova che rimane (la ragazza seduta prima della neorealista) non vedo agire nulla di chiaro: ne figura, ne forza. C”é solo  un indistinto agitarsi di emozioni  in dissidio. Fatto sta che mi sveglio  non sapendo proprio come sia andato a finire questo film alla Lina Wertuller: sempre ammesso che sia destinato a finire.

Datata

ACCADEMIA VITA

Ignoro se nel frattempo si sia capito perché il tossicodipendente vuole tutto e subito perché manco dalla piazza da parecchio. Nell’ipotesi non sia stato compreso, suggerisco questa interpretazione. Il tossicodipendente vuole tutto e subito, perché ragiona secondo forza e, la forza, non ha il senso del tempo, ma quello dei suoi stati, quindi, la forza è lo stato del subito, mentre lo stato del dopo viene sentita come una debolezza. Se non si crede a me, si provi a sollevare un peso, il che vuol dire, a raggiungere una meta. Se lo si solleva subito, (meta raggiunta) si è forti. Se lo si solleva con difficoltà, (o per difficoltà), si è deboli. Nel caso lo si sollevi a tempo, subentra una crisi: ce la farò, o non ce la faro? Il che vuol dire: avrò, o non avrò? Sarò, o non sarò? Il Tossicodipendente non accetta crisi. Per farlo dovrebbe convertire, (per elaborazione da mediazione), il suo indirizzo psichico. Non lo può fare per due prevalenti idee di forza: quella dell’idea di sé come forza, e quella della droga: sostanza che afferma l’idea, coprendo chimicamente e consolando psichicamente i dubbi sulla soggettiva forza. Per questo la roba è “madre”. E’ donna, invece, perché accoglie il “tossico” in un assoluto abbraccio. “Puttana”, invece, lo diventa tanto quanto, (o quando), quell’abbraccio si rivela di scadente presa, oppure, tanto quanto, (o quando), i costi si rivelano sempre più onerosi, e, le conseguenze, sempre più pesanti. Il fatto che la droga distrugga un vivere, è un concetto culturale, quindi, in sottordine come la ragione rispetto alla passione: altro concetto che appartiene alla vitalità. Quale considerazioni trarre da tutto questo? Non lo si chieda a me. Non sono mica un professore americano! Da lavapiatti italiano, ho solamente notato che nei tossicodipendenti, la vitalità fisica è preponderante rispetto alla vita culturale a – specifica, quindi, non ho potuto non trarre che una considerazione: l’indirizzo esistenziale della loro Cultura, è determinato dalla loro Natura, pertanto, elaborando e fortificando la loro Natura, si dovrebbe metterli nella condizione di aver di che paritariamente relazionare, vuoi con altra Cultura, (personale e/o sociale), vuoi con altra Natura. In soldoni: fortificando l’amor proprio con forti dosaggi di coscienza sulla forza fisica si potrebbe dar di che contrastare i dubbi sulla forza dell’identità individuale – sociale, o, quanto meno, dar di che compensare la sofferenza psichica conseguente ad un disadattamento di non semplice o complessa individuazione. Se le parlo di forza ma non di spirito è perché fra i dottori non si usa. Come non la trattengo più sullo spirito, mi auguro che gli psicologi non la trattengano più con discorsi sulla mente: continuano a sbagliare muscolo! Tanto più, se extra Comunitario. Intanto che vai… meditando sull’antefatto, ti mando sta “roba”. Quando la smetterò di avere visioni che non so da che parte realizzare?! Comunque sia, se questa idea ti pare più di la che di qua, fammi il favore di dirmelo. Ho scelto “Vita” come nome dell’Accademia, perché la globale materia di studio sarà la vita. L’uccello che ti spaccio come Gru, potrebbe essere un Airone, o chissà quale altro volatile. Ai dettagli ci penserò quando mi dirai se ne vale la pena. Valendone la pena, fammi le tue domande e avrai le mie risposte. Stammi bene.

Secondo me

Secondo me questo progetto è incompleto perché è come un appartamento semi arredato: se ti interessa abitarlo, è chiaro che dovrai arredarlo secondo te. Avendone l’intenzione, basterà porre in relazione la scienza, (tua), con la poetica: mia.

Ho saputo

Ho saputo che l’uso terapeutico della ginnastica è comune in molte comunità, ma non so quali significati danno a cotanto sudare. Per poter affermar Narciso? Prima, durante, o dopo averlo colto sul fatto, o meglio, sul fattaccio? L’idea de sto’ ambaradam potrebbe non essere nuova. Tutt’al più, potrebbe può esserlo il modo, se finalizzato a nuovo fine. Uso il dubitativo “potrebbe”, perché non è la prima volta che invento l’ombrello. A proposito di ombrello! C’è qualche altro insegnamento per il detenuto oltre a quello che da la stessa galera? Ebbene, pur con tutte le sue ignoranze, questo progetto ha di che diventare una scuola alternativa a quella. Se proprio inefficace come scuola, può essere pur sempre un più fruttuoso contenimento; se non altro, perché diversamente motivante.

n.d.a. Lettera rivista non so quanto tempo dopo aver spedito l’originale alla debita “meditazione” del referente in indirizzo.

Gli scopi dell’Accademia

L’Accademia Vita si propone lo scopo di porre la Persona di fronte a sé stessa. Non tanto secondo coscienza, (buco nero e/o pozzo senza fondo) ma secondo il grado della sua forza. Con altre parole: nella forza naturale, è ciò che il suo Corpo può; nella forza emozionale è ciò che il suo Spirito sente; nella forza Culturale è ciò che sa perché può e sente.

L’immagine

Per  confermare di maggior segno il Corsista e il grado del Corso ho sentito il bisogno di avere un’immagine carismatica consona all’Accademia e alle sue intenzioni. Ho scelto l’immagine della Gru. La Gru è considerata la

“Cavalcatura degli Immortali”

perché porta i principi della vita

principigru

Il Contratto

Fra il signor T. C. Sempronio e l’Accademia Vita si stipula quanto segue…

Premesso che l’Accademia Vita si prefigge lo scopo di porre la Persona di fronte a sé stessa;

Premessi i mezzi che si riveleranno più idonei;

Premesso l’accettazione del dolore come via della verifica di sé;

Premesso che la somministrazione della fatica fisica e del dolore culturale hanno il solo scopo di permettere una più ampia visione di sé;

Premesso che l’Accademia agisce per amore della Persona anche quando sembra disprezzare la sua vita,

Punto Primo

Il Corsista delega all’Accademia il compito di dirigere la sua Persona.

Punto Secondo

Il Corsista accetterà la direzione dell’Accademia e/o dei suoi Delegati anche quando il fine non gli risulta immediatamente chiaro.

Punto Terzo

Il Punto Secondo implica che il Corsista debba essere prono nei confronti di ogni arbitrio, bensì, implica che il Corsista debba accettare la Ragione dell’Accademia, con fiducia.

Punto Quarto

La fiducia che l’Accademia e/o i suoi Delegati chiedono al Corsista è la stessa che un Minore ha verso un Maggiore, che un Alunno ha verso un Maestro, che un Figlio ha verso il Padre.

Punto Quinto

Onde essere il Maggiore che è, il Maestro di sé, e il Padre della vita che sarà, il Corsista deve tornare bambino.

Punto Sesto

Il Corsista che non troverà in sé questa forza, vanificherà le intenzioni di questa Scuola. In tale accadimento, il Corsista deciderà con l’Accademia sulle misure da prendere.

Punto Settimo

Per quanto letto e accettato, il Corsista si atterrà a quanto d’altro gli verrà comunicato.

 Sul tipo di istruzione

Per giungere al fine di porre una vita di fronte a sé stessa, l’Accademia si avvarrà di tre convergenti vie: La Naturale, la Culturale, la Spirituale. La via Naturale comprenderà un attività fisica non esente da considerazioni culturali, psicologiche, e quanto di necessario si rivelasse; la via Culturale comprenderà tutto ciò che favorirà il rapporto di collocamento della storia personale nella storia collettiva; la via spirituale comprenderà le tecniche e le filosofie che educano il soggetto all’ascolto del sé: corrispondente unione fra la forza della vitalità naturale e della vita culturale.

Linee guida in ordine sparso

Nella scuola dell’Accademia, l’essere deve essere dedotto dal fare. Allo scopo: analisi psicologica dei gesti, dei comportamenti, delle dinamiche singole e di gruppo, e quanto al fine. Per vedere se è fatto di mattoni o di pietra, il Corsista deve accettare di essere come un muro da scalcinare. Per quello scopo, i Corsisti devono sapere, da subito, che saranno provati fisicamente, e psicologicamente e culturalmente destrutturati. L’operazione della generale destrutturazione non deve recare dolore. Se motiverà della violenza, ciò vorrà dire che si starà destrutturando il Corsista oltre il suo limite di tolleranza. L’eventuale violenza non segnerà un errore del Corsista ma un errore del Consigliere che opera su quella vita. Qualora ci si trovi nella impossibilità di non recare dolore, sarà indispensabile premettere l’eventuale accadimento, onde dirigere le tensioni verso il fine che ci si prefigge: abbattere, ma, per ricostruire! Sarà necessario un Regolamento e un Manuale di Addestramento. L’Accademia si propone per bando. L’Ingresso andrà richiesto al “Consiglio di Auto – Recupero. Il Consiglio è la Commissione che valuta la richiesta come il Richiedente. Il suo giudizio è insindacabile. La Commissione sarà composta da i tre generi di Istruttore. Nelle Accademie militati ci si prefigge lo scopo di rendere corpo collettivo il corpo individuale. Nell’Accademia Vita, invece, dal corpo collettivo (il normale – convenzionale) si deve ricavare l’individuale. Il fondamentale compito dell’Istruttore, quindi, sarà quello di evidenziare la diversità, in quanto valore dell’unicità. Allo scopo: maieutica, maieutica, maieutica!

Il silenzio

Il silenzio è l’officina dove la mente lavora; è  la stanza dove riposa; è il luogo dove risiede.

Alla disciplina del corpo dovrà essere insegnata e applicata la disciplina del silenzio. La disciplina del silenzio, allenerà, il Corsista, a contenere le sue voci, le sue emozioni. Tanto più il Corsista imparerà a contenere le sue voci, e tanto più potrà contenere “la voce”: l’emozione che l’ha condotto alla “roba”: sia come sostanza che come stile di vita. In una vita comunitaria non è semplice trovare la stanza dove stare solamente con sé stessi. A questo scopo, il silenzio può diventare la stanza della personale privacy. Come sapere se il Corsista è in quella stanza, o non lo è? A mio avviso lo si può sapere se si da modo al Corsista di segnalarlo.

Ad esempio:

rosso

Divieto di parola stabilito dall’Accademia, o scelto dal Corsista;

giallo

Permesso di parola su necessità, stabilito dall’Accademia, o scelto dal Corsista;

verde

Libertà di parola concessa dall’Accademia o scelta dal Corsista. Onde favorire la costituzione della personale “stanza del silenzio”, il Corsista dovrà essere addestrato, non alla meditazione (pur sempre voce) ma all’assenza della meditazione, cioè, al vuoto mentale che è dato dall’assenza di ogni voce. E’ meno difficile di quello che si crede.

Accademia e Società

Accademia – Corsista – Manifestazioni – e/o necessità Sociali. Da porre in visibile e multifunzionale relazione. Gli interventi coordinati con la Protezione Civile, la Croce Rossa, e/o quanto di paritari significati non solo sono altre scuole pedagogiche ma anche ap – paganti capitali che compensano e provano i valori in acquisizione.

 Sull’Accademia

Hai presente l’Accademia militare? Togli il militare ma lascia disciplina e addestramento fisico. Con quelli, un piano di cultura specifica o generale secondo il caso.

Identità dell’Accademia e del Corsista

L’Accademia e il Corsista sono quello che sono: non senza definizione, non fuori da ogni definizione: vita per definizione.

Regolamento

1°)

2°)
3°)
4°) …

I gradi del corso e del corsista

1grado

secondo grado

terzo grado

quarto grado

quinto grado

Sul tipo di Istruttore

In primo: il Consigliere che sa essere padre, (spirito determinante), ma non sa essere madre (spirito accogliente) è operatore non adatto all’Accademia Vita.

Ai tre tipi di insegnamento devono corrispondere i tre tipi di istruttori:

addestratore fisico con esperienza militare o paramilitare, o comunque fortemente sportiva;

addestratore culturale: insegnante con preparazione umanistico – filosofica;

addestratore mentale: psicologo capace di interpretare i simboli e le dinamiche che sono negli atti della preparazione fisica, quanto i simboli e le dinamiche che sorgono e/o si attuano nelle manifestazioni del fare.

Nello svolgimento del compito consigliare, l’istruttore non deve mai dimenticare di essere “Accademia”, quindi, non artefice di educazione ma strumento. Ciò gli eviterà ogni personalizzazione e, quindi, il rifiuto della sua persona. L’Istruttore, inoltre, non deve dimenticare che è pagato e appagato per un compito, non, per un cottimo. Ciò per dire che deve produrre vita, non, merci.

L’opera di destrutturazione di una identità, (spoliazione naturale, per conversione culturale e spirituale), è un’azione comunque dolorosa. Contro quel necessario dolore vi è è un solo anestetico: la con – passione.

Per con – passione non si intende un atteggiamento pietistico più o meno cristiano e/o più o meno religioso, ma la sentimentale con – divisione, dell’esperienza che tutti abbiamo provato: la fatica di crescere.

Nel ricordo di quella fatica accomunati, nessuno può dirsi più capace di altri, tutt’al più, di averla superata, in senso cronologico, prima di altri. Il ricordo di quella fatica è il peso che bilancia il piatto che porta l’orgoglio di aver superato quella fatica. A questo punto, la com – passione che si chiede al Consigliere, altro non è che una disponibilità di spirito verso la giustizia.

 Divisa: abito esteriore che coadiuva l’abito mentale.

Come divisa di ordinanza vedrei bene quella dell’aviazione. Sopratutto per il colore. Su quella base, se il colore fosse più intenso, tanto meglio. Nella divisa di ordinanza che in quella fuori ordinanza, il cappello dovrebbe essere a “bustina”. Per le manifestazioni ufficiali e/o di gala, non vedrei male un mantello del colore della divisa e un cappello di quelli da matricola universitaria. La forma di quel cappello, mi ricorda il capo della Gru.

La bandiera

biancogiallo

Il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l’amore.

Per i significati indicati dai colori, la bandiera dice che per giungere all’amore personale e sociale, non si può non partire dalla nostra verità; punto di avvio, per quell’ulteriore e volontario viaggio che è la ricerca della vita nella Verità, quindi, bianco, giallo, bianco.

Discorsi su l’Oltre

Al principio, la vita ha ed è tre principianti stati di vita: Natura, Cultura, Spirito. Nel vivere il suo trinitario principio, i suoi stati sono stato di infiniti stati. Anche la Metempsicosi, quindi, sia nel caso di subita in uno spirito che nel caso di attuata da uno spirito, è stato di infiniti stati di metempsicosi.

altroinfinito

Lo Spirito che origina la vita

Lo Spirito che origina la vita, è il corpo interiore (l’anima) che anima ciò che anima. Ciò che si anima per la sua forza (per la sua Natura) e per la sua vita (per la sua Cultura) è il corpo esteriore dello Spirito animante. Del corpo esteriore, allora, si può dire che è l’anima materiale che contiene l’anima spirituale (il corpo interiore) della forza della vita: lo Spirito. Siccome vi è la forza dello Spirito (l’anima che anima la vita del Principio) e la forza degli spiriti (l’anima che anima la vita dei principiati dalla forza del Principio) allora, vi sono due stati di Metempsicosi: quella dello Spirito (incarnazione nella vita data dalla sua forza)  e metempsicosi degli spiriti data dalla forza del loro spirito. Ne consegue, che lo Spirito della vita è l’unica identità di certo riconoscimento, in quanto concede la vita in assoluto per l’Assoluto che è. Di ciò che si pensa, e/o si crede, e/o per casuale similitudine fra vissuti, tutte le altre forme di riconoscimento. Il casuale non esclude la fattiva possibilità, ma, quanto la possiamo considerare effettivamente vera? Direi, allora, che ci risulta vero solo ciò che è verosimile. Lo stato dell’influsso che porta alla reincarnazione di uno spirito in altro spirito, corrisponde allo stato della corrispondenza con lo stato in corrispondenza: vuoi voluta che subita. Tanto quanto lo è (voluta o subita) la Metempsicosi, allora, avviene fra spiriti affini. Siccome anche l’affinità di spirito fra vita e vita è stato di infiniti stati di vita, ne consegue che anche gli stati della metempsicosi sono infiniti. Ci si chiederà, come può avvenire una reincarnazione fra uno spirito vissuto, magari secoli prima, e uno spirito odierno, vuoi di un adulto o vuoi di un bambino? Ipotizzo la possibilità, perché gli spiriti vivono secondo la forza della loro vita, cioè, secondo il loro spirito. La condizione di una data vita, quindi, non è correlata alle nostre misure del tempo e/o degli anni; Esiste, bensì, la condizione del suo stato di prossimo o non prossimo allo Spirito, in ragione di quanto è simile alla forza della vita: lo Spirito. Si può dire, allora, che l’età di uno spirito è detta dalla misura della vicinanza o dalla lontananza dall’Immagine. Tanto più è vicina allo Spirito e tanto più è giovane. Lo è meno tanto quanto è lontana. In ambo i casi, sempre secondo gli stati di coscienza circa lo stato dello spirito di un dato spirito.  Poiché non abbiamo modo di verificare lo stato di vicinanza e/o di lontananza di uno spirito dallo Spirito, (come neanche i suoi stati) ne consegue che non possiamo verificare, neanche quanto sia vera l’immagine del sé che appare nelle rivelazioni spiritiche. Può ben essere, invece, che ci appare quello che per cultura siamo in grado di sapere e capire, non, quello che effettivamente è la figura in apparizione. Si possono pensare più simili (e lo possiamo pensare) le forze più coscienti del Tutto, e meno simili le forze prevalentemente incoscienti del loro tutto. Nel primo caso le possiamo dire elevate nella Vita, mentre nel secondo caso, basse perché ancora dipendenti dal loro stati di vita.

In ragione dello stato

In ragione dello stato della loro elevazione, le forze Alte si sono con_fuse con il Tutto, e nel Tutto agiscono per il Tutto, Possiamo dire Basse le forze che ancora conservano, quando non il loro tutto, delle parti che sono state. Gli spiriti bassi, non necessariamente sono avversi al Tutto. Lo sono, però, perché influiscono l’animo in cui si incarnano della conoscenza relativa a sé, non, relativa al Tutto. Se uno spirito di valore cinque ( tanto per dire la misura di uno stato di vita ) si colloca presso lo Spirito del Principio in diversa misura, ( ad esempio: quattro o sei ), avendo subordinando la ragione della sua Cultura (il vero) a quella pretesa di bene, sarà ingiusto, sia verso il suo spirito che verso lo Spirito. Per il male naturale e spirituale che è in ogni errore culturale, dunque, sarà sofferente sino a che non si collocherà nello stato che gli corrisponde: il cinque in esempio. Per quanto è a conoscenza della loro coscienza da ciò ne consegue che: in ragione del confronto di vita fra la forza dello Spirito e la loro, gli spiriti che tornano allo Spirito, si collocano presso quello stato secondo il loro stato di spirito, cioè, secondo lo stato della forza della loro vita.

Uno spirito è vita nello Spirito

Uno spirito è vita nello Spirito, secondo lo stato di somiglianza fra la sua vita e quella dello Spirito: immagine del Principio della forza. Tanto più uno spirito è somigliante allo stato Spirito e tanto più è vicino al principio della forza: lo Spirito. Di converso, tanto più uno spirito non è somigliante allo stato dello Spirito e tanto più è lontano da quel principio. Tanto più è lontano dal principio della vita ( la forza dello Spirito ) e tanto più è vicino al proprio principio: la forza del proprio spirito. Tanto più gli spiriti sono vicini allo stato dello Spirito e tanto più presso di quello si identificano. Tanto più si identificano nello Spirito e tanto più sono identificati dallo Spirito. Tanto più sono identificati dallo Spirito e tanto più sono lontani dal loro. Tanto più sono identificati dal proprio Spirito e tanto più non lo sono dallo Spirito. Secondo stati di infiniti stati di vita ( e secondo infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito ) uno spirito, meno è somigliante all’Immagine dello Spirito e più conserva l’immagine del proprio stato di spirito. Lo stato della Metempsicosi, dunque, è corrispondente allo stato dello Spirito che si incarna. Lo Spirito, dando la sua forza ad ogni stato di vita, necessariamente, è via di congiunzione (dallo Spirito al nostro e dal nostro allo Spirito) fra il Suo stato ed il nostro. Poiché lo è di ogni stato di vita, sia sul piano naturale quanto soprannaturale è via di congiunzione sia di quella spirituale (spiritualità è diretto rapporto fra la vita umana e quella del Principio) che di quella spiritica. La vita spiritica è rapporto fra spiriti: forze naturali della vita e che è, e che furono in questo stato di vita. Nello stato soprannaturale gli spiriti sono forze che ancora conservano degli stati di spirito dell’umana identità che furono. Nello stato naturale, invece, gli spiriti umani sono forze che ancora conservano degli stati della spiritualità della vita che li ha originati sino dal Principio. Lo Spirito non può non essere continua emanazione di forza in quanto la vita non può concepire stati di interruzione.  Non lo può perché ogni stato di interruzione sarebbe uno stato di morte della vita, ed in ciò, estrema contraddizione con il suo principio: la vita sino dal Principio. Ogni volta lo Spirito concede la propria forza ( la Natura della Sua vita ) concede la Sua totalità. Non può diversamente se non aprioristicamente discernendo come, a chi, o se dare più o meno forza. Questo, però, significherebbe che lo Spirito predetermina la vita che ha originato ma la predeterminazione si scontra col principio dell’arbitrio: giudizio che è libero solamente se condizionato dallo spirito di chi discerne. Il condizionamento dell’arbitrio della Vita (l’Universale) sulla vita principiata (la Particolare) si ovvia perché se è vero che lo Spirito da vita agli stati della vita è altresì vero che la vita determina la propria secondo la forza dello spirito che si origina dallo stato della corrispondenza fra i suoi stati. Lo Spirito del Principio, essendo l’origine della forza che proviene dal giusto che corrisponde dal vero che è nel bene, necessariamente, non può non guidare che secondo il suo principio. Non per questo, però.

Lo Spirito predetermina la vita

Lo Spirito predetermina la vita a cui da vita, in quanto la vita originata corrisponde fra di se secondo il proprio. Si può dire, allora, che in ragione dei principi adottati (quelli di bene e/o di male secondo Natura, o di vero e/o di falso secondo Cultura, o di pace e/o di dissidio secondo Spirito) ) la vita umana si predetermina in ragione dello stato di vita di prevalente scelta. Gli spiriti che tanto più conservano il proprio stato di vita, tanto più influiscono della propria personalità, la vita in cui si incarnano. Pertanto, nel bene come nel male, sono elevati gli spiriti che influiscono con la loro forza, e sono bassi gli spiriti che influiscono con la loro vita. Citando un mio sogno, paragono lo stato dello Spirito ha un palazzo di cristallo. Ti pare che si possa entrare in quelle stanze (stati della Vita) con le scarpe (il discernimento) ancora sporche d’incoscienza? Con questo non intendo dire che lo Spirito impedisce l’ingresso alla vita che vuole entrarci ma che sarà questa che si impedirà di farlo. Infatti, alla luce di un rinnovato giudizio (quello dato da una più cosciente conoscenza di se) confrontando la propria stanza (lo stato della propria vita) con quella dello Spirito (la stanza della Vita) si impedirà di farlo ogni volta constaterà una mancata corrispondenza di spirito fra la vita dello Spirito e la sua. Nella vita dello Spirito, ogni differenza dallo Spirito è differenza di vita fra il nostro stato ed il Suo. Ogni differenza è una separazione fra Vita e vita. Ogni divario di vita fra i due stati, allora, non può non essere che dolore da separazione dal Principio: la vita di origine. Poiché la differenza è dolore e, poiché il dolore essendo separazione dalla Vita non è vita tanto quanto è dolore, ecco che si è lontani dal Principio della vita tanto quanto l’ingiustizia nel nostro spirito ci ha reso dolenti. Poiché il dolore dato da ciò che non è stato giusto al nostro spirito si è originato dal male dato dalle erronee corrispondenze fra i nostri stati, ecco che, allo scopo di annullare ( nel senso di chiarire ciò che impedisce di entrare nel Palazzo ) ciò che è male per la Natura, falso per la Cultura e conseguentemente ingiusto allo Spirito della vita personale quanto verso quello della vita Universale, non si può non tornare a questo principio di vita. Non si può non tornare perché, presso la vita dello Spirito non vi può essere dolore in quanto il dolore, essendo un male, presso il Bene non può essere giusto.

Uno spirito può non elevare

Uno spirito può non elevare il suo stato? Direi che non lo può. Non lo può, perché per quanto non voglia capire ciò che è bene, vero e giusto, non può fermare l’evoluzione del suo discernimento se non fermando la sua vita.  Può fermare la sua vita ( ma nel senso di separare la sua Natura dalla sua Cultura ) solamente lo spirito che non vuole vivere secondo la rinata coscienza per la rinata conoscenza. Un giudizio che non è definitivo se non quando viene espresso da chi si giudica, necessariamente, ha degli stati sosta: quelli concessi dai tempi dati dalla volontà e dalla capacità di discernimento. Direi, allora, che la definitiva collocazione presso lo Spirito (e, dunque, la cessazione delle rinascite) succede quando uno spirito ha compiuto il suo prevalente discernimento sulla Vita, mentre il ritorno verso questo stato di spirito (di vita) succede perché uno spirito non lo ha ultimato. Sostengo che il riconoscimento del Principio sia prevalente, perché solo il Principio, in quanto assoluto, può essere l’assoluta conoscenza di sé. Come questo avvenga non sono in grado di dirlo e neanche di immaginarlo, ma se Vita è, Conoscenza è. Nella sosta, il discernimento giudica ciò che è giusto perché vero al bene. Ogni stato di sosta, essendo arresto dell’elevazione verso il Bene data dal discernimento, è Purgatorio: luogo di pena della Cultura della vita che sosta il percorso della sua strada. Purgatorio non è condanna, ma stanza (stato) nella quale si attende al Giusto per quanto è Bene al Vero. Per quel bisogno di giustizia, allora, ci si reincarna sino a quando la si è raggiunta. La reincarnazione, dunque, può anche essere intesa come l’appello che il giudice di primo grado (il nostro spirito) rivolge allo Spirito: il giudice di supremo grado. E’ normale alla vita che vi sia reincarnazione di forza, ma anormale che vi sia invasione di vita. Infatti, i rapporti di interferenza fra uno spirito e il nostro, sono invasivi tanto quanto ingerenti sia sul piano soprannaturale che su quello naturale. Lo sono, perché l’invasione devia e/o altera un percorso che non può non essere che personale. Come impedire l’invasione di vita? Direi che l’integrità della vita personale (stato dell’unicità dato dalla corrispondenza con i soli suoi stati) è ciò che impedisce a uno spirito di prenderci l’animo. Tanto quanto siamo prossimi al bene, al vero, e al giusto del Bene, del Vero, e del Giusto del Principio, e tanto quanto nessun spirito può prenderci l’animo. Possibile, invece, tanto quanto non siamo prossimi ai principi del Principio, ma quello che non è prossimo in un dato momento, può essere prossimo in un successivo: così di converso. I principi della vita nel nostro stato di vita non sono carceri come neanche conventi, sono vita (nel bene e nel male, nel vero e nel falso, nel giusto e nell’ingiusto) stato di infiniti stati che si originano dalla corrispondenza di spirito fra tutti e in tutti i suoi stati.

a Luciano De F.