Essere e vivere

Certamente si può considerare sacra la vita sotto l’aspetto di principio unico, supremo, inscindibile e immutabile, ma quel principio nel nostro, deve essere vissuto secondo quello che siamo. Il che vuol dire è sacro l’Essere ma umano il Vivere. Chissà perché ma i fondamentalisti variamente fanatizzati non sono in grado di vivere (e quel che è peggio di far vivere) una così scontata verità.

Vivere? Morire? Salti nel buio.

In collegio ero conosciuto come giraffa. Un prete mi ha fatto conoscere come signorina. Il mio rendimento scolastico era da 6 meno – meno – meno. Avevo reso carsico un non meno dell’80% di me. Non avevo padre e neanche madre. Non sapevo stare in porta. Parlavo poco. Leggevo sempre. Non avevo cugine da spacciare come ragazze. In pratica, non avevo niente, rispetto al ragazzo che si è suicidato perché lo chiamavano “jonathan”. Decidere di vivere lo stesso, o di morire lo stesso, molte volte, è fuor di coscienza.

Vivere? Morire?

“… ma per me eutanasia e suicidio sono sinonimi di non coraggio a vivere la vita. Attenzione! Non ho usato volutamente la parola vigliaccheria perché avrei giudicato qualcuno che non la pensa come me, e giudicare è l’ultima cosa che voglio fare.”

Potresti dirmi, Giancarlo, dove trovi diverso il senso di non coraggio, e quello di vigliaccheria? A mio avviso, il problema non è eutanasia si, o eutanasia no. Il problema è che ognuno dovrebbe avere il diritto di gestire in proprio il grado di dolore che può sopportare. E se per qualcuno la vita gli diventa un massimo dolore, gli si dovrebbe dare massima scelta. E’ giusto? E’ sbagliato? Prima o poi lo saprò. In attesa di questo, “ognuno da quello che può!” Facci caso: non l’ho mica detto io.

Giugno 2007

E’ tempo di reset

Ve lo giuro: riempite la casa ogni volta apro il Pc. Vuoi perché non ho scritto nulla, vuoi perché non ho ancora risposto alle vostre lettere, o ai vostri commenti. Mi par di sentire anche la vostra delusione mentre uscite quando lo chiudo. Dell’impedimento mi è chiara una sola motivazione: non ho molto da dire di nuovo, perché, almeno alla presente data, credo di aver detto quello che dovevo. E’ certamente vero che il vivere offre non pochi motivi per continuare. Non li colgo, vuoi perché non pochi sanno dire meglio di me, vuoi perché mi pare un cinema già visto non si sa quante volte. L’unico cinema che non ho ancora visto, è quello che sto montando adesso. Si intitola: come campare con la minima, senza per questo rendermi minima la vita? Non è l’aspetto economico la parte più significativa della trama: la più significativa, tratta del generale ribilanciamento fra quello che per molti sensi potevo, e quello che ora posso. La questione non è semplice, ed il mio carattere, (che nella complessità trova ampi motivi per farsi venir le palle), sarebbe portato a rifare di nuovo, più che a ristrutturare a nuovo. Al momento, però, non ho agganci né per una soluzione, né per l’altra, così, sto in una sorta di neonatale stasi, alimentata, più che altro, solamente da elementari necessità: è tempo di reset.

Lettera datata

altroinfinito

M’ha preso il cuore

Cara Drita: m’ha ciapà el cuore, ma non la passione, un marocchino morbidone.

ladritaMia cara: dovarissimo badar a la strada drita, no a quela de na passion, che la ne farà anca spasimare, ma non di meno affannare, sudare, incasinare, e, dicono, vivere. Giunta nel mexo del camin de la me vita, penso a la passion come penso la droga: per un attimo de sù, niente che valga giù.